IL VANGELO DALLA SINDONE
Manca la tua passione. Infatti noi tutti formiamo con Gesú un solo corpo, misterioso, di cui Gesú è il capo e noi siamo le membra.
Dice S. Paolo: « Come il corpo, infatti, è uno solo ed ha molte membra, ma tutte le sue membra, pur essendo molte, non sono che un sol corpo, cosí il Cristo. Infatti noi tutti siamo stati battezzati in un solo Spirito Giudei e Gentili, servi e liberi, per formare un solo corpo, e tutti siamo stati dissetati con un solo spirito.
Infatti, anche il nostro corpo non è un membro solo, ma è composto di molte membra. Se il piede dicesse: "Siccome non sono una mano, io non sono del corpo", forse per questo non apparterrebbe al corpo? E se l'orecchio dicesse: "Siccome non sono occhio, io non sono del corpo", forse per questo non farebbe parte del corpo? Se tutto il corpo fosse occhio, dove sarebbe l'udito? Se fosse invece tutto udito, dove sarebbe l'odorato? Ora, invece, Dio ha posto le membra come ha voluto, distribuendo ciascuna di esse nel corpo. Difatti, se tutte le membra fossero un membro solo, dove sarebbe il corpo?
Or dunque, molte sono le membra, ma uno solo il corpo. L'occhio non può dire alla mano: Non ho bisogno di te; né la testa puó dire ai piedi: «Non ho bisogno di voi». Anzi, le membra del corpo che sembrano le piú deboli sono molto piú necessarie; e quelle che stimiamo meno nobili del corpo, le circondiamo di maggior onore, e quelle meno decorose le trattiamo con maggiore riguardo, mentre le nostre membra decorose non ne hanno bisogno» (I Cor. 12,12-22).
Per cui come ha sofferto Gesú per salvare l'umanità dobbiamo soffrire noi. Dice infatti ancora S. Paolo scrivendo ai Colossesi: « Sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi e completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa » (Col. 1,24). Mediante la comunione le nostre fatiche, le nostre sofferenze, le nostre preghiere, le nostre opere buone divengono fatiche, sofferenze, preghiere, opere buone di Gesú.
Le sofferenze dei buoni sopportate nel lavoro, nel vincere le tentazioni, nelle malattie, nella pratica della mortificazione nell'esercizio della carità, della pazienza, dell'apostolato danno ai peccatori il tempo, l'occasione e gli stimoli a convertirsi e a salvarsi.
«Un piccolo sacrificio offerto a me con amore, disse Gesú a Suor Josepha Menendez, diventa nelle mie mani mezzo per salvare qualche anima». E la Madonna disse un giorno ai bambini di Fatima: « Se farete molte preghiere e molti sacrifici salverete molte anime»; e aggiunse: «Molti peccatori vanno all'inferno perché non c'è chi preghi e chi si sacrifichi per loro ».
Il punto di fusione delle sofferenze e delle preghiere dei buoni con quelle di Gesú è la S. Messa. In essa i buoni all'offertorio offrono al Padre, insieme al pane e al vino del sacerdote, le loro sofferenze, le loro fatiche, le loro preghiere, le loro opere buone; ed esse, insieme al pane e al vino, alla consacrazione divengono, sofferenze, fatiche, preghiere, opere buone di Gesú per la vita del mondo e la salvezza delle anime.
Per questo niente di piú grande e di piú prezioso per sé e per il mondo può fare il cristiano in una giornata che partecipare alla S. Messa e fare la comunione, completandola nella giornata con le opere buone. Per questo la Chiesa, sollecita del bene dei suoi figli e di tutto il mondo, prescrive ai cristiani di partecipare alla Messa ogni domenica.

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