I. Verità indubitabile di questoVincolo.
– Le succitate parole dell'Apostolo sono di natura da farci stordire, se alcuna cosa ciò potesse dopo i misteri di gloria, a noi già rivelati. A noi dunque, sì poveri di beni eterni, e più ancora di interni e di propri meriti, fu detto per 'infallibile oracolo: Ogni cosa è vostra / E che vuol dire ogni cosa? Forse le sole cose temporali e sensibili ? Non già, ma sì ancora le eterne e spirituali, tutto quanto appartiene a Dio, anzi Dio medesimo; perocchè a questo ci conduce l'argomentar del l'Apostolo: Chi non risparmiò perfino il suo proprio Figliuolo, ma lo diede per tutti noi, come non ci avrà donato ogni altra cosa con lui? Qui etiam proprio Filio suo non pcpercit, sed pro nobis omnibus tradidit illum, quomodo non etiam cum illo omnia nobis do navit (RoM., VIII, 32)? Gran Dio, quanto consola questa certezza ! Non basterebbe ella sola, bene compresa, per metterci al coperto dallo scoramento e rendere incrollabile la nostra fiducia ? Ed è facile assai il persuadercene. Gesù Cristo possiede la pienezza della Divinità, e per essa è padrone supremo di tutte le create cose; quindi non poteva egli darsi a noi interamente senza darci in proprietà e potere questo doppio tesoro. Che se l'amicizia, anche fra' cuori tanto freddi degli uomini, tutto rende loro comune, quanto simile comunanza sarà più perfetta, allorchè si tratti dell'amicizia più generosa in cuore sì ardente, com'è quello di Gesù? E non volle egli farsi nostro fratello, appunto per renderci partecipi della sua eredità ? La comunanza di mezzi poi, che ora consideriamo, non è palpabile conseguenza di quello che abbiamo considerato innanzi ? Se abbiamo con Gesù uno stesso vivere ed uno stesso operare, non dovremo avere anche le medesime forze ? Se tendiamo al medesimo fine, non dovremo avere alla mano anche i mezzi medesimi? Se questo divino Salvatore ha vincolato indissolubilmente i suoi interessi ai nostri, non dovrà porre anche in opera i medesimi aiuti per assicurarne la comune riuscita ? Finalmente se nei nostri nemici egli riconosce i propri, non ci darà poi soccorso per rintuzzarne gli assalti? Niente di più certo, mio buon Signore, e fino a che io dimorerò in voi, nè separerò stoltamente i miei interessi dai vostri, avrò a mia disposizione gl'infiniti aiuti che essi curano il vostro trionfo. Ma,vi supplico, fatemi ancor meglio intendere ciò che mi par già d'intendere; giacchè questa verità è sì capitale, ed offre tale appoggio alla mia debolezza sempre tentata di abbattimento, che non saprei mai imprimerla troppo profondamente nell'animo, nè troppo farla penetrare avanti nel cuore e fino al midollo delle mie 0SSA.
ENRICO RAMIÈRE S. J.

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