giovedì 12 novembre 2020

(Lettera dall’Inferno) - Clara, non pregare per me! Sono dannata.

 


ANNA E CLARA

IMPRIMATUR 

E Vicariatu Urbis, die 9 aprilis 1952  

+ OLOYSIUS TRAGLIA 

 Archie.us Caesarien. Vicesgerens 


INVITO 

Il fatto qui esposto ha un'importanza eccezionale. L'originale è in lingua tedesca; delle  edizioni sono state eseguite in altre lingue. 

Il Vicariato di Roma ha dato il permesso di pubblicare lo scritto. L'«Imprimatur» dell'Urbe  è garanzia della traduzione dal tedesco e della serietà del tremendo episodio. 

Sono pagine svelte e terribili e raccontano un tenore di vita in cui vivono molte persone  dell'odierna società. La misericordia di Dio, permettendo il fatto qui narrato, solleva il velo  del più spaventoso mistero che ci attende al termine della vita. 

Ne sapranno approfittare le anime?... 

PREMESSA 

Clara e Annetta, giovanissime, lavoravano in una: Ditta commerciale a*** (Germania).  Non erano legate da profonda amicizia, ma da semplice cortesia. Lavoravano. ogni giorno  l'una accanto all'altra e non poteva mancare uno scambio di idee: Clara si dichiarava apertamente religiosa e sentiva il dovere di istruire e richiamare Annetta, quando questa si  dimostrava leggera e superficiale in fatto di religione. 

Trascorsero qualche tempo assieme; poi Annetta contrasse matrimonio e si allontanò dalla  Ditta. Nell'autunno di quell'anno, 1937, Clara trascorreva le vacanze in riva al lago di  Garda. Verso la metà di settembre la mamma le mandò dal paese natio una lettera: « E'  morta Annetta N... E' rimasta vittima di un incidente automobilistico. L'hanno sepolta ieri  nel "Waldfriedhof" ». 

La notizia spaventò la buona signorina, sapendo che l'amica non era stata tanto religiosi.  Era preparàta a presentarsi davanti a Dio?... Morendo all'improvviso, come si sarà  trovata?... 

L'indomani ascoltò la S. Messa e fece anche la Comunione in sud suffragio, pregando  fervorosamente. La notte seguente, 10 minuti dopo la mezzanotte, ebbe luogo la visione... 

«Clara, non pregare per me! Sono dannata. Se te lo comunico e te ne riferisco piuttosto  lungamente; non. credere che ciò avvenga a titolo di' amicizia: Noi qui non amiamo più  nessuno. Lo faccio come costretta. Lo faccio come « parte di quella potenza che sempre  vuole il male e opera il bene ». 

In verità vorrei vede»e anche te approdare a questo stato, dove io ormai ho gettato l'àncora  per sempre: 

Non stizzirti di questa intenzione. Qui, noi pensiamo tutti così. La nostra volontà è  impietrita nel male- in, ciò oche voi appunto chiamate « male ». Anche quando noi  facciamo qualche cosa di «bene», come io ora, spalancandoti gli occhi sull'inferno, questo  non avviene con buona, intenzione. 

Ti ricordi ancora che quattro anni fa ci siamo conosciute a * * *? Contavi allora; 23 anni e  ti trovavi colà. da mezz'anno quando ci arrivai io. 

Tu mi hai levata da qualche impiccio; come a principiante, mi hai dato dei buoni indirizzi.  Ma che vuol dire «buono»? 

Io lodavo allora il tuo « amore del prossimo». Ridicolo! Il tuo soccorso derivava da pura  civetteria, come, del resto, lo sospettavo già fin d'allora. Noi non riconosciamo qui nulla di  buono. In nessuno. 

Il tempo della mia giovinezza lo conosci. Certe lacune le riempio qui.  

Secondo il piano dei miei genitori, a dire il vero, non sarei neanche dovuta esistere. «  Capitò loro appunto una disgrazia ». Le mie due sorelle contavano già 14 e 15 anni, quando  io tendevo alla luce. 

Non fossi mai esistita! Potessi ora annientarmi e sfuggire a questi tormenti! Nessuna voluttà  uguaglierebbe quella con cui lascerei la mia esistenza, come un vestito di cenere, che si  perde nel nulla. 

Ma io devo esistere. Devo esistere così come mi son fatta io: con una esistenza fallita. 

Quando papà e mamma, ancora giovani, si trasferirono dalla campagna in città ambedue  avevano perduto il contatto con la Chiesa. E fu meglio così. 

Simpatizzarono con gente non legata alla chiesa. Si erano conosciuti in un ritrovo danzante  e mezz'anno dopo « dovettero » sposarsi. 

Nella cerimonia nuziale rimase attaccata a loro tant'acqua santa, che la mamma si recava in  chiesa alla Messa domenicale un paio di volte l'anno. Non mi ha mai insegnato a pregare  davvero. Si esauriva nella cura quotidiana della vita, benché la nostra situazione non fosse  disagiata. 

Parole, come pregare, Messa, istruzione religiosa, chiesa, le dico con una ripugnanza intera  senza pari. Aborrisco tutto, come' odio: chi frequenta la chiesa e in genere tutti gli uomini e  tutte le cose. 

Da tutto, infatti, ci deriva tormento. Ogni cognizione ricevuta in punto di morte, ogni:  ricordo di cose vissute o sapute, è per noi una fiamma pungente. 

E tutti i ricordi ci mostrano quel lato che, in ,essi: era grazia. e che noi sprezzammo. Quale  tormento è questo! Noi non mangiamo, non dormiamo, non camminiamo coi :piedi.  Spiritualmente incatenati, guardiamo inebetiti « con urla e stridor di denti » la nostra vita  andata 1n fumo: : odiando e tormentati! 

Senti? Noi qui beviamo l'odio come acqua. Anche l'uno verso l'altro. Soprattutto noi  odiamo Dio. 

Te lo voglio..rendere comprensibile. 

I -Beati in ,cielo devono, amarlo, perché essi lo vedono senza velo, nella sua bellezza  abbagliante. Ciò li beatífica talmente, da non poterlo descrivere. Noi lo sappiamo e questa  cognizione ci rende furibondi. . 

Gli uomini in terra che conoscono Dio dalla creazione e dalla rivelazione, possono amarlo;  ma non ne sono costretti. Il credente - lo dico digrignando i denti - il quale, meditabondo,  contempla Cristo in croce, con le braccia stese, finirà con l'amarlo. 

Ma colui al quale Dio si avvicina solo nell'uragano; come punitore, come giusto  vendicatore, perché un giorno fu da lui ripudiato, come avvenne di noi, costui non può che  odiarlo, con tutto l'impeto della sua malvagia volontà, eternamente, in forza della libera  accettazione di esseri separati da Dio: risoluzione con la quale, morendo, abbiamo esalato  l'anima nostra e che neppure ora ritiriamo e non avremo mai la volontà di ritirare. 

Comprendi ora perché l'inferno dura eternamente? Perché la nostra ostinazione 'giammai si  scioglierà da noi. 

Costretta, aggiungo che Dio è misericordioso persino verso di noi. Dico « costretta ».  Poiché, anche se dico queste cose volutamente, pure non mi è permesso di mentire, come  volentieri vorrei. Molte cose le affermo contro la mia volontà. Anche la foga d'improperi,  che vorrei vomitare la devo strozzare. 

Dio fu misericordioso verso di noi col non lasciare esaurire sulla terra la nostra malvagia  volontà, come noi saremmo stati pronti a fare. Ciò avrebbe aumentato le nostre colpe e le  nostre pene. Egli ci fece morire anzitempo, come me, o fece intervenire altre circostanze  mitiganti. 

Ora egli si dimostra, misericordioso verso di noi col non costringerci ad avvicinarci a lui  più di quanto lo siamo in questo remoto luogo infernale; ciò diminuisce il tormento. 

Ogni passo che mi portasse più vicino a Dio, mi cagionerebbe una pena maggiore di quella  che a te recherebbe un passo più vicino a un rogo ardente. 

Ti sei spaventata, quando io una volta, durante il passeggio, ti raccontai che mio padre,  pochi giorni avanti la mia prima Comunione, mi aveva detto: « Annettina, cerca di meritarti  un bel vestitino; il resto è una montatura ». 

Per il tuo spavento quasi mi sarei perfino vergognata. Ora ci rido sopra. L'unica cosa  ragionevole in quella montatura era che ci si ammetteva alla Comunione solo a dodici anni.  Io allora, ero già abbastanza presa dalla mania dei divertimenti mondani, così che senza  scrupoli mettevo in un canto le cose religiose e non diedi grande importanza alla prima  Comunione. 

Che parecchi bambini vadano ora alla Comunione già a sette anni, ci mette in furore. Noi  facciamo di tutto per dare a intendere alla gente che ai bambini manca una cognizione  adeguata. Essi devono prima commettere alcuni peccati mortali. 

Allora la bianca Particola non fa più in essi così gran danno, come quando nei loro cuori  vivono ancora la fede, la speranza e la carità - puh! questa roba ricevute nel battesimo. TI  ricordi come abbia già sostenuto sulla terra questa opinione? 

Ho accennato a mio padre. Egli era sovente in lite con la mamma. Te ne feci allusione solo  raramente; me ne vergognavo. Cosa ridicola la vergogna del male! Per noi, qui tutto è lo  stesso. 

I miei genitori neanche dormivano più nella medesima camera; ma io con la mamma, e il  papà nella camera attigua, dove poteva rincasare liberamente a qualsiasi ora. Beveva molto;  in tal modo scialacquava il nostro patrimonio. Le mie sorelle erano ambedue impiegate e  abbisognavano esse stesse, dicevano, del denaro che guadagnavano. La mamma, cominciò  a lavorare per guadagnare qualche cosa. 

Nell'ultimo anno di vita papà batteva spesso la mamma, quando lei non gli voleva dar nulla.  Verso di me, invece. fu sempre amorevole. Un giorno - te l'ho raccontato e tu, allora, ti sei  urtata del mio capriccio (di che cosa non ti sei urtata nei miei riguardi?) - un giorno dovette  portare indietro, per ben due volte, le scarpe comprate, perchè la forma e i tacchi non erano  per me abbastanza moderni. 

La notte, in cui mio padre fu colpito da apoplessia mortale, avvenne qualche cosa che io,  per timore di una interpretazione disgustosa, non riuscii mai a confidarti. Ma ora devi  saperlo. E' importante per questo: allora per la prima volta fui assalita dal mio spirito  tormentatore attuale. 

Dormivo in camera con mia madre. I suoi respiri regolari dicevano il suo profondo sonno.  Quand'ecco mi sento chiamare per nome. Una voce ignota mi dice: « Che sarà se muore  papà? ». 

Non amavo più mio padre, dacché trattava così villanamente la mamma; come, del resto,  non amavo fin d'allora assolutamente nessuno, ma ero 'solamente affezionata ad alcune  persone, che erano buone verso di me. L'amore senza speranza di contraccambio terreno,  vive solo nelle anime in stato di Grazia. E io non lo ero. 

Così risposi alla misteriosa domanda, senza darmi conto donde venisse: « Ma non muore  mica! ». 

Dopo una breve pausa;, di nuovo la stessa domanda chiaramente percepita. « Ma 

non muore mica! » mi scappò ancora di bocca, bruscamente. 

Per la terza volta fui richiesta: « Che sarà se muore tuo padre? ». Mi si presentò alla mente  come papà spesso veniva a casa piuttosto ubriaco, strepitava, maltrattava la mamma, e  come egli ci aveva messi in una condizione umiliante dinanzi alla gente. Perciò gridai  indispettita. « E gli sta bene! ». 

Allora tutto tacque. 

La mattina seguente, quando la mamma volle mettere in ordine la stanza del babbo, trovò la  porta chiusa a chiave. Verso mezzogiorno si forzò la porta. Mio padre, mezzo vestito,  giaceva cadavere sul letto. Nell'andare a prendere la birra in cantina, doveva essersi buscato  qualche accidente. Era già da lungo tempo malaticcio. (*) 

(*) Aveva forse Dio legato la salvezza del padre all'opera buona della figlia, verso la quale quell'uomo era  stato pur buono? Quale responsabilità per ognuna, lasciar perdere l'occasione di fare del bene al  prossimo! 

Marta K ... e tu mi avete indotta a entrare nell' « Associazione delle Giovani ». Veramente  non ho mai nascosto che trovavo abbastanza intonate con la moda, parrocchiale le istruzioni  delle due direttrici, le signorine X ... 

I giuochi erano divertenti. Come sai vi ebbi subito una parte direttiva. Ciò mi andava a  genio. 

Anche le gite mi piacevano. Mi lasciai perfino indurre alcune volte ad andare alla  Confessione e alla Comunione. 

A dire il vero, non avevo nulla da confessare. Pensieri e discorsi per me non avevano  importanza. Per azioni pi grossolane, non ero ancora abbastanza corrotta. 

Tu mi ammonisti una volta: « Anna, se non preghi, vai alla perdizione! ». Io pregavo  davvero poco e anche questo, solo svogliatamente. 

Allora tu avevi purtroppo ragione. Tutti coloro che bruciano nell'inferno non hanno pregato,  o non hanno pregato abbastanza. 

La preghiera è il primo passo verso Dio. E rimane il passo decisivo. Specialmente la  preghiera a colei che fu la Madre di Cristo, il nome della quale noi non nominiamo mai. 

La devozione a lei strappa al demonio innumerevoli anime, che il peccato gli  consegnerebbe infallibilmente nelle mani. 

Proseguo il racconto consumandomi d'ira e solo perchè devo. Pregare è la cosa più facile  che l'uomo possa fare sulla terra. E proprio a questa cosa facilissima Dio ha legato la  salvezza di ognuno. 

A chi prega con perseveranza egli a poco a poco dà tanta luce, lo fortifica in maniera tale,  che alla fine anche il peccatore più impantanato si può definitivamente rialzare. Fosse pure  ingolfato nella melma fino al collo. 

Negli ultimi anni della mia vita non ho più pregato come di dovere e così mi sono privata  delle grazie, senza le quali nessuno può salvarsi. 

Qui non riceviamo più nessuna grazia. Anzi, quand'anche le ricevessimo, le ri 

fiuteremmo cinicamente. Tutte le fluttuazioni dell'esistenza terrena sono cessate in  quest'altra vita. 

Da voi sulla terra l'uomo può salire dallo stato di peccato allo stato di Grazia e dalla Grazia  cadere in peccato: spesso per debolezza, talvolta per malizia. 

Con la morte questa salire e scendere finisce, perchè ha la sua radice nella imperfezione  dell'uomo terreno. Ormai. abbiamo raggiunto lo stato finale. 

Già col crescere degli anni i cambiamenti divengono più rari. E' vero, fino alla morte si può  sempre rivolgersi a Dio o voltargli le spalle. Eppure, quasi trascinato dalla corrente, l'uomo,  prima del trapasso, con gli ultimi deboli resti nella volontà, si comporta come era abituato  nella vita. 

La consuetudine, buona o cattiva, diviene una seconda natura. Questa lo trascina con sè.  Così avvenne anche a me. Da anni vivevo lontana da Dio. Per questo nell'ultima chiamata  della Grazia mi risolvetti contro Dio. 

Non fu il fatto che peccassi spesso a esser fatale per me, ma che io non volli più risorgere.  Tu mi hai più volte ammonita, di ascoltare le prediche, di leggere libri di pietà. « Non ho  tempo », era la mia risposta ordinaria. Non ci mancava altro per aumentare la mia  incertezza interna! 

Del resto devo constatare questo: dal momento che la cosa era ormai così avanzata, poco  prima della mia uscita dalla « Associazione delle Giovani », mi sarebbe riuscito  enormemente gravoso mettermi su un'altra via. Io mi sentivo malsicura e infelice. Ma  davanti alla conversione si ergeva una muraglia. 

Tu non lo devi aver sospettato. Tu te l'eri rappresentata così semplice quando un giorno mi  dicesti: « Ma fa una buona Confessione, Anna, e tutto è a posto ». 

Io sentivo che sarebbe stato tosi. Ma il mondo, il demonio, la carne mi tenevano già troppo  saldamente nei loro artigli. All'influsso del demonio non credetti mai. E ora attesto che egli influisce gagliardamente sulle persone che si trovano nella condizione in cui mi trovavo io  allora. 

Soltanto molte preghiere, di altri e di me stessa, congiunte con sacrifici e sofferenze, mi  avrebbero potuta strappare da lui. 

E anche ciò, solo a poco a poco. Se ci sono pochi ossessi esternamente, di os, sessi  internamente ce n'è un formicolaio. Il demonio non può rapire la libera volontà a coloro che  si dànno al suo influsso. Ma in pena della loro, per dir tosi, metodica apostasia da Dio,  questi permette che il « maligno» si annidi in essi. 

Io odio anche il demonio. Eppure egli mi piace, perchè cerca di rovinare voialtri; lui e i suoi  satelliti, gli spiriti caduti con lui al principio del tempo. 

Essi si contano a milioni. Girovagano per la terra, densi come uno sciame di moscerini, e  voi neanche ve ne accorgete 

Non tocca a noi riprovati di tentarvi; questo è, ufficio degli spiriti decaduti. Veramente ciò  accresce ancor più il loro tormento ogni volta che essi trascinano quaggiù all'inferno  un'anima umana. Ma che cosa non fa mai l'odio? 

Benché io camminassi per sentieri lontani da Dio, Dio mi seguiva. 

Preparavo la via alla Grazia con atti di carità naturale che compivo non di rado per  inclinazione dei mio temperamento. 

Talvolta Dio mi attirava in una chiesa. Allora sentivo come una nostalgia. Quando curavo la  mamma malaticcia, nonostante il lavoro d'ufficio durante il giorno, e in certo modo mi  sacrificavo davvero, questi allettamenti di Dio agivano potentemente. 

Una volta, nella chiesa dell'ospedale, in cui tu mi avevi condotta durante la pausa del  mezzogiorno, mi venne qualcosa addosso che sarebbe bastato un solo passo per la mia  conversione: io piansi! 

Ma poi la gioia del mondo passava di nuovo come un torrente sopra la Grazia. 

Il grano soffocava tra le spine. 

Con la dichiarazione che la religione è affare di sentimento, come si diceva sempre in  ufficio, cestinai anche questo invito della Grazia, come tutti gli altri. 

Una volta tu mi rimproverasti, perchè invece di una genuflessione fino a terra, feci appena  un informe inchino, piegando il ginocchio. Tu lo ritenesti un atto di pigrizia. Non sembrasti  neppur sospettare che io fin d'allora non credevo più nella presenza di Cristo nel  Sacramento. 

Ore, ci credo, ma solo naturalmente, come si crede in un temporale di cui si scorgono gli  effetti. 

Intanto mi ero accomodata io stessa una religione a mio modo. 

Sostenevo l'opinione, che da noi in ufficio era comune, che l'anima dopo la morte risorga in  un altro essere. In tal modo continuerebbe a pellegrinare senza fine. 

Con ciò l'angosciosa questione dell'al di là era insieme messa a posto e resa a me innocua.  1 Perche tu non mi hai ricordato la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro, in cui  il narratore, Cristo, manda, immediatamente dopo la morte, l'uno all'inferno e l'altro in  paradiso?... Del resto, che cosa avresti ottenuto? Nulla di più che coti gli altri tuoi discorsi  di bigottismo! 

A poco a poco mi creai io stessa un Dio: sufficientemente dotato da essere chiamato Dio;  lontano abbastanza da me da non dover mantenere nessuna relazione con lui; vago  abbastanza da lasciarsi, secondo il bisogno, senza mutar la mia religione; rassomigliare a un  Dio panteistico del mondo, oppure da lasciarsi poetizzare come un Dio solitario. 

Questo Dio non aveva nessun paradiso da regalarmi e nessun inferno da infliggermi. Lo  lasciavo in pace. In ciò consisteva la mia adorazione per lui.

A ciò che piace si crede volentieri. Nel corso degli anni mi tenni abbastanza convinta della  mia religione. In questo modo si poteva vivere. 

Una cosa soltanto mi avrebbe spezzato la cervice: un lungo, profondo dolore. E 

questo dolore non venne! 

Comprendi ora cosa vuol dire: « Dio castiga quelli che amai »? 

Era una domenica di luglio, quando l'Associazione delle giovani organizzò una gita a * * *.  La gita mi sarebbe piaciuta. Ma quegli insulsi discorsi, quel fare da bigotti i 

Un altro simulacro ben diverso da quello della Madonna di * * * stava da poco tempo  sull'altare del mio cuore. L'aitante Max N.... del negozio attiguo. Poco tempo prima  avevamo scherzato più volte. 

Appunto per quella, domenica, egli mi aveva invitata a una gita. Quella con cui andava di  solito, giaceva, malata all'ospedale. 

Egli aveva ben capito che gli avevo messo gli occhi addosso. Sposarlo non ci pensavo  ancora allora. Era bensi agiato, ma si comportava troppo gentilmente con tutte le ragazze. E  io, fino a quel tempo, volevo un uomo che appartenesse unicamente a me. Non sola essere  moglie, ma moglie unica. Un certo galateo naturale, infatti, l'ebbi sempre. 

Nella suaccennata gita Max si profuse in gentilezze. Eh! già, non si tennero mica delle  conversazioni pretesche come tra voialtre! 

Il giorno seguente; in ufficio, tu mi facesti dei rimproveri, perchè non ero venuta con voi a  * * *. Io ti descrissi il mio divertimento di quella domenica. 

La tua prima domanda fu: « Sei stata alla Messa? » Sciocchina! Come potevo, dato che la  partenza era fissata per le sei?! 

Sai ancora, come io, eccitata aggiunsi: « Il buon Dio non ha una mentalità così piccina  come i vostri pretacci! ». 

Ora devo confessare: Dio, nonostante la sua infinita bontà, pesa le cose con maggior  precisione che tutti i preti. 

Dopo quella prima gita con Max, venni ancora una volta sola all'Associazione: a Natale,'  per la celebrazione della festa. C'era qualche cosa che mi allettava a tornare. Ma  internamente mi ero già allontanata da voialtre: 

Cinema, ballo, gite si avvicendevano senza tregua. Max e io bisticciammo alcune volte, ma  seppi sempre incatenarlo di nuovo a me. 

Molestissima mi riuscì l'altra amante, che, tornata dall'ospedale, si comportò come  un'ossessa. Veramente per mia fortuna; poiché la mia nobile calma fece potente impressione  su Max, che fini col decidere, che io fossi la preferita. 

Avevo saputo rendergliela odiosa, parlando freddamente: all'esterno positiva, nell'interno  vomitando veleno. Tali sentimenti e tale contegno preparano eccellentemente 'per l'inferno.  Sono diabolici nel più stretto senso della parola. 

Perchè ti racconto ciò? Per riferire come io mi staccai definitivamente da Dio. Non già, del  resto, che tra me e Max si sia arrivati molto spesso fino agli estremi della familiarità.  Comprendevo che mi sarei abbassata ai suoi occhi, se mi fossi lasciata andare del tutto,  prima del tempo; perciò mi seppi trattenere. 

Ma in sé, ogni volta che lo ritenevo utile, ero sempre pronta a tutto. Dovevo conquistare  Max. A tale scopo nulla era troppo caro. Inoltre, a poco a poco ci amavamo, possedendo  ambedue non poche preziose qualità, che ci facevano stimare vicendevolmente. Io ero  abile, capace, di piacevole compagnia. Così mi tenni saldamente in mano Max e riuscii,  almeno negli ultimi mesi prima del matrimonio, a essere l'unica, a possederlo. 

In ciò consistette la mia apostasia dar Dio: elevare una creatura a mio idolo. In nessuna  cosa può avvenire questo, in modo che abbracci tutto, come nell'amore di una persona dell'altro sesso, quando quest'amore rimane arenato nelle soddisfazioni terrene. E' questo  che forma la. sua attrattiva, il suo stimolo e il suo, veleno. 

L' « adorazione », che io tributavo a me stessa nella persona di Max, divenne per, me  religione vissuta. 

Era il tempo in cui in ufficio mi scagliavo velenosa contro i chiesaioli, i preti, le  indulgenze, il biascichìo dei rosari e simili sciocchezze. 

Tu hai cercato, più o meno argutamente, di prendere le difese di tali cose. Apparentemente  senza sospettare che nel più intimo di me non si trattava, in verità, di queste cose, io  cercavo piuttosto un sostegno contro la mia coscienza - allora avevo bisogno di un tale  sostegno - per giustificare anche con la ragione la mia apostasia. 

In fondo in fondo, mi rivoltavo contro Dio. Tu non lo comprendesti; mi ritene,vi ancora per  cattolica. Volevo, anzi, essere chiamata così; pagavo perfino le tasse ecclesiastiche. Una  certa « contro-assicurazione», pensavo, non poteva nuocere. 

Le tue risposte può darsi alle volte abbiano colpito nel segno. Su di me non facevano presa,  perché tu non dovevi ave-re ragione. 

A causa di queste relazioni falsate fra noi due, fu meschino il dolore del nostro distacco,  allorché ci separammo in occasione del mio matrimonio. 

Prima dello sposalizio mi confessai e comunicai ancora una volta, Era prescritto. Io e mio  marito su questo punto la pensavamo ugualmente. Perchè non avremmo dovuto compiere  questa formalità? Anche noi la compimmo, come, le altre formalità. 

Voi chiamate indegna una tale Comunione. Ebbene, dopo quella Comunione « indegna », io  ebbi più calma nella coscienza. Del resto fu anche l'ultima. 

La nostra vita coniugale trascorreva, in genere, quanto mai in grande armonia. Su tutti i  punti di vista noi eravamo dello stesso parere. Anche in questo: che non volevamo  addossarci il peso dei figli. Veramente mio marito ne avrebbe volentieri voluto uno; non di  più, si capisce. Alla fine io seppi stornarlo anche da questo desiderio. 

Vesti, mobili di lusso, ritrovi da thè, gite e viaggi in auto e simili distrazioni m'importavano  di più. 

Fu un anno di piacere sulla terra quello trascorso tra il mio sposalizio e la mia repentina  morte. 

Ogni domenica andavamo fuori in auto, oppure facevamo visite ai parenti di mio marito. Di  mia madre ora mi vergognavo. Essi galleggiavano alla superficie dell'esistenza, né più né  meno di noi. 

Internamente, si capisce, non mi sentii mai felice, per quanto esternarnente ridessi. C'era  sempre dentro di me qualcosa di indeterminato, che mi rodeva. Avrei voluto che dopo la  morte, la quale naturalmente doveva essere ancora molto lontana, tutto fosse finito. 

Ma è proprio tosi, come un giorno, da bambina, sentii dire in una predica: che Dio premia  ogni opera buona che uno compie, e quando non la potrà ricompensare nell'altra vita, lo fa  sulla terra. 

Inaspettatamente ebbi un'eredità dalla zia Lotte. A mio marito riuscì felicemente di portare  il suo stipendio a una cifra notevole. Così potei ordinare la nuova abitazione in modo  attraente. 

La religione non mandava più che da lontano la sua luce, scialba, debole e incerta. 

I caffè della città, gli alberghi, in cui andavamo durante i viaggi, non ci portavano  certamente a Dio. 

Tutti coloro, che frequentavano quei luoghi, vivevano, come noi, dall'esterno. all'interno,  non dall'interno all'esterno. 

Se nei viaggi delle ferie visitammo qualche chiesa, cercavamo di ricrearci. nel contenuto  artistico delle opere. L'alito religioso che spiravano, specialmente quelle medioevali,  sapevo neutralizzarlo col criticare qualche circostanza accessoria: un frate converso  impacciato o vestito in modo non pulito, che ci faceva da cicerone; lo scandalo che dei  monaci, i quali volevano passare per pii, vendessero liquori; l'eterno scampanio per le sacre  funzioni, mentre non si tratta che di far soldi... 

Così seppi continuamente scacciare da, me la Grazia ogni volta che bussava Lasciavo libero  sfogo al mio malumore in modo particolare su certe rappresentazioni medioevali  dell'inferno nei cimiteri o altrove, nelle quali il demonio arrostisce le anime in brage rosse e  incandescenti, mentre i suoi compagni, dalle lunghe code, gli trascinano nuove vittime.  Clara! L'inferno si può sbagliare a disegnarlo, ma non si esagera mai. 

Il fuoco dell'inferno l'ho sempre preso di mira in modo speciale. Tu lo sai come durante un  alterco, in proposito ti tenni una volta un fiammifero sotto il naso e ti dissi con sarcasmo:  «Ha questo odore?» Tu spegnesti in fretta la fiamma. Qui non la spegne nessuno. 

Io ti dico: il fuoco di cui si parla nella Bibbia, non significa tormento della coscienza.  Fuoco è fuoco! E' da intendersi letteralmente ciò che ha detto lui: «Via da me, maledetti,  nel fuoco eterno! ». Letteralmente. 

«Come può lo spirito essere toccato da fuoco materiale? », domanderai. Come può l'anima  tua soffrire sulla terra quando tu metti il dito sulla fiamma? Difatti non brucia l'anima;  eppure che tormento ne prova tutto l'individuo! 

In modo analogo noi qui siamo spiritualmente legati al fuoco, secondo la nostra natura e  secondo le nostre facoltà. L'anima nostra è priva del suo naturale 

battito d'ala; noi non possiamo pensare ciò che vogliamo né come vogliamo. Non  meravigliarti di queste mie parole. Questo stato, che a voialtri non dice nulla, mi riarde  senza consumarmi. 

Il nostro maggior tormento consiste nel sapere con certezza che noi non vedremo mai Dio.  Come può questo tormentare tanto, dal momento che uno sulla terra rimane così  indifferente? 

Fintanto che il coltello giace sulla tavola, ti lascia fredda. Si vede quanto è affilato, ma non  lo si prova. Immergi il coltello nella carne e ti metterai a gridare dal dolore. 

Adesso noi sentiamo la perdita di Dio; prima la pensavamo soltanto. 

Non tutte le anime soffrono in misura eguale. 

Con quanta maggior cattiveria e quanto più sistematicamente uno ha peccato, tanto più  grave pesa su di lui la perdita di Dio e tanto più lo soffoca la creatura di cui ha abusato. 

I cattolici dannati soffrono di più che quelli di altre religioni, perchè essi, per lo più,  ricevettero e calpestarono più. grazie e più luce. 

Chi più seppe, soffre più duramente di chi conobbe meno. 

Chi peccò per malizia, patisce più acutamente di chi cadde per debolezza. 

Mai nessuno patisce più di quello che ha meritato. Oh, se non fosse vero ciò, io avrei un  motivo d'odiare! 

Tu mi dicesti un giorno che nessuno va all'inferno senza saperlo: ciò sarebbe stato rivelato a  una santa. 

Io me ne risi. Ma poi mi trincerai dietro questa dichiarazione. 

« Così, in caso di necessità, rimarrà abbastanza tempo per fare una «voltata», mi dicevo  segretamente. 

Quel detto è giusto. Veramente, prima della mia subitanea fine, non conobbi l'inferno  com'è. Nessun mortale lo conosce. Ma io ne avevo la piena coscienza: « Se muori, vai nel  mondo di là dritta come una freccia contro Dio. Ne porterai le conseguenze ». 

Io non feci dietro-front, come ho già detto, perchè trascinata dalla corrente dell'abitudine.  Spinta da quella. conformità per cui gli uomini, quanto più invecchiano, tanto più agiscono  in una stessa direzione. 

La mia morte avvenne così. 

Una settimana fa - parlo secondo il vostro computo, perchè rispetto al dolore, potrei dire  benissimo che son già dieci anni che brucio nell'inferno - una settimana fa, dunque, mio  marito e ia facemmo di domenica una gita, l'ultima per me. 

Il giorno era spuntato radioso. Mi sentivo bene quanto mai. M'invase un sinistro sentimento  di felicità, che serpeggiò in me per tutta la giornata. 

Quand'ecco all'improvviso, nel ritorno, mio marito fu abbacinato da un'auto che veniva di  volata. Perdette il controllo. 

« Jesses » (*), mi scappò dalle labbra con un brivido. Non come preghiera, solo come grido.  

(*) Storpiamento di Jesus, usato frequentemente fra alcune popolazioni di lingua tedesca. 

Un dolore straziante mî compresse tutta. - In confronto con quello presente una bagatella. -  Poi perdetti i sensi. 

Strano! Quella mattina era sorto in me, in modo inspiegabile, questo pensiero: «Tu potresti  ancora una volta andare a Messa ». Suonava come un'implorazione. 

Chiaro e risoluto, il mio «no» troncò il filo dei pensieri. « Con queste cose bisogna farla  finita una volta. Mi addosso tutte le conseguenze! ». - Ora le porto. 

Ciò che avvenne dopo la mia morte, già lo saprai. La sorte di mio marito, quella di mia  madre, ciò che accadde del mio cadavere e lo svolgimento del mio funerale mi son noti nei  loro particolari mediante cognizioni naturali che noi qui abbiamo. 

Quello, del resto, che succede sulla terra noi lo sappiamo solo nebulosamente. Ma ciò che  in qualche modo ci tocca da vicino, lo conosciamo. Così vedo anche dove tu soggiorni. 

Io stessa mi risvegliai improvvisamente dal buio, nell'istante del mio trapasso. Mi vidi  come inondata da una luce abbagliante. 

Fu nel luogo medesimo dove giaceva il mio cadavere. Avvenne come in un teatro, quando  nella sala d'un tratto si spengono le luci, il sipario si divide rumorosamente e si apre una  scena inaspettata, orribilmente illuminata. La scena della mia vita. 

Come in uno specchio l'anima mia si mostrò a me stessa. Le grazie calpestate dalla  giovinezza fino all'ultimo «no» di fronte a Dio. 

Io mi sentii come un assassino, al quale, durante il processo giudiziario, vien portata  dinanzi la sua vittima esanime. - Pentirmi? Mai! - Vergognarmi? Mai! 

Però non potevo neppure resistere sotto gli occhi di Dio, da me rigettato. Non 

mi rimaneva che una cosa: la fuga. Come Caino fuggi dal cadavere di Abele, così l'anima  mia fu spinta via da quella vista di orrore. 

Questo fu il giudizio particolare: l'irivisibile Giudice disse: « Via da me! ». Allora la mia  anima, come un'ombra gialla di zolfo, precipitò nel luogo dell'eterno tormento. 

CONCLUDE CLARA 

La mattina, al suono dell'Angelus, ancora tutta tremante per la notte spaventosa, mi alzai e  corsi per le scale nella cappella. 

Il cuore mi pulsava fin sulla gola. Le poche ospiti, inginocchiate vicino a rne, mi  guardarono; ma forse pensarono che fossi così eccitata per la corsa fatta giù per le scale.  Una signora bonaria di Budapest, che mi aveva osservata, mi disse dopo sorridendo: 

- Signorina, il Signore vuole essere servito con calma, non di corsa! 

Ma poi si accorse che qualcosa d'altro mi aveva eccitato e mi teneva ancora in agitazione.  E mentre la signora mi rivolgeva altre buone parole, io pensavo: Dio solo mi basta! 

Sì, egli solo mi deve bastare in questa e nell'altra vita. Voglio un giorno poterlo godere in  Paradiso, per quanti sacrifici mi possa costare in terra. Non voglio andare all'inferno!


LA FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

 


DIARIO SPIRITUALE DI ELISABETTA SZANTÓ 1961-1981 

2 maggio 1962 

Ho portato al Padre X. le comunicazioni scritte, ma mi è stato detto che il Padre, ammalato, aveva subito una grave operazione e non si poteva parlare con lui. Con il cuore colmo di tristezza ho pensato che la Fiamma d'Amore della Santa Vergine veniva di nuovo ostacolata. Il Signore Gesù così mi ha parlato: "Mia piccola carmelitana ... non aver paura, il Mio Santo Cuore sarà riposo costante per te. Lo senti, non è vero? Quando hai questa percezione già riposi. L'Amore fa sì che i cuori nell'unione battano l'uno per l'altro senza tregua. Resta nel Mio Amore e porta anche gli altri vicino a Me! Tu sai che sono così pochi quelli che mi seguono tanto che con facilità si può dare un colpo d'occhio al nostro piccolo campo; tengo sott'occhio questo esiguo gruppo, ma mi duole molto il cuore per gli assenti. Persevera tu, affinché Io non abbia un'amara delusione".  

Mi implorava così che la mia anima ardeva addirittura per Lui ... Il giorno dopo nel mio cuore è penetrata una sensazione angosciosa che ha diminuito le mie forze fisiche. Il Signore Gesù ha preso a parlare: "Soffri con Me, figlia mia!" Una volta, a mezzogiorno, mentre camminavo in Varosmajor, quartiere residenziale di Budapest, il Signore Gesù ha incominciato inaspettatamente a parlare e mi ha pregato con molta tristezza di scrivere le sue lamentele: "Figlia mia, Io sono il mendicante del Paese. Non mi vogliono dare occupazione mentre hanno vietato ogni mendicità nel Paese. Solo Io mendico. Senza mangiare e senza bere, cammino da via in via, da casa a casa, da paese in città, nel rigido inverno, nell'afa d'estate, nel vento sibilante, sotto la pioggia diluviante. Nessuno mi domanda dove vado in così pietosa condizione. Io, con i capelli arruffati, intrisi di sangue, con i piedi screpolati per il continuo correre dietro a voi, con le mani sempre tese per chiedere aiuto, vado da cuore a cuore e ricevo appena un po' di elemosina. Chiudono subito le porte del loro cuore e posso dare dentro soltanto una guardatina.  

Devo ritirarmi umilmente e le mie grazie restano ammucchiate nel Mio Cuore. Figliola mia, chiedi molto anche per gli altri. Tu addirittura mi obblighi ed Io debbo ringraziarti per la tua fedeltà. Ti meraviglia tutto questo, non è vero? Non ti stupire, ogni tuo piccolo sacrificio addolcisce la mia smisurata tormentosa sete. Non vivere nessun attimo senza sacrificio. Figlia mia, ti devo dire che recentemente ho invitato tante anime alla mia particolare imitazione, ma solamente pochissime capiscono ciò che Io voglio da loro. Nelle tue preghiere includi incessantemente queste persone e fai sacrifici per loro affinché il mio gruppo espiatorio, che cerco di formare, freni così la mia giusta collera. Mia Madre, che mi supplica, ha potuto trattenerla fino ad ora perché la Sua Fiamma d'Amore obbliga anche Me".  

Durante l'adorazione, il Signore Gesù mi ha parlato così: "In ogni battito del tuo cuore sia presente il pentimento dei peccati. In ogni respiro aspira il Mio Amore e trasmettilo poi al tuo prossimo". Il 2 maggio 1962, la suora che è stata messa vicino a me, ha chiesto quale sensazione ho provato quando, al posto del Signore, mi ha svegliata l'angelo custode. Io allora non ho saputo rispondere. Ora che il Signore non mi ha fatto più sentire la sua voce, inizio a parlare senza poter udire. Ho chiesto a Lui: "Mio dolce Gesù, molte cose mi hai fatto capire e, con il tuo suggerimento, ho potuto anche scriverle. Ma, da quando non mi hai fatto più udire la tua voce, hai avvolto nel silenzio la mia anima. Adesso l'intelletto comprende, ma io non so esprimermi con parole".  

Mentre ero così in silenzio inginocchiata davanti al Signore, nei miei occhi spirituali si è formata un'intensa luce. Dagli abbaglianti scintillii si dipartivano minuscoli, piccoli e grandi granelli brillanti che scintillavano dappertutto. Erano più piccoli della polvere, ma anche questi luccicavano con portentosi sfavillii. Frattanto il Signore mi ha permesso di capire perché non ho potuto trovare parole adatte ad esprimermi. I piccoli ma portentosi granelli scintillanti, hanno svegliato in me la percezione della potenza creatrice del Signore. Quel giorno, era martedì, ho iniziato le comunioni spirituali per i miei figli; li ho raccomandati alla protezione della Santa Vergine, ma non sono riuscita a terminare nemmeno una delle comunioni. Ora che il Signore Gesù mi ha privata non solo delle sue parole, ma anche della sua presenza, mi ha invasa una grande aridità. In silenziosa immobilità mi sono inginocchiata. Mi sono venute in mente le parole dette dal Signore: "Nell'aridità spirituale un Pater Noster e un'Ave Maria sono più fruttiferi di quelli detti quando l'anima esulta di gioia nella grazia". Richiamando alla memoria le parole del Signore riguardanti l'aridità spirituale, una grande pace ha placato l'anima mia. Mentre ero inginocchiata in silenzio, è iniziata la devozione di maggio, cioè la recita delle litanie alla Vergine, ma non avevo ancora sperimentato che la preghiera comunitaria dispone a così meravigliosa devozione. Sono rimasta nel silenzio e, nonostante tutti i miei sforzi, non è sgorgata una preghiera dalle mie labbra. Allora il maligno mi ha aggredita e ha incominciato a tormentarmi. Non sono riuscita in nessun modo a liberare i miei pensieri dal suo potere. Prima mi ha invasa una grande paura, simile ad una sensazione così terrificante come se egli mi volesse assalire, ma qualcosa glielo impediva ... Per poco sono rimasta in ginocchio con la mente annebbiata. Intirizzita dalla paura, ho pensato: "Prima che il maligno mi prenda completamente in suo possesso, andrò dal Padre Superiore e lo implorerò perché preghi per me".  

Ho visto che il Padre E. si allontanava attraversando la chiesa, però non ho avuto la forza di muovermi. Non mi sono potuta muovere nemmeno dopo giacché mi opprimeva l'impressione di essere posseduta dal demonio e di non aver quindi posto alcuno in quel luogo santo. Il demonio mi ha ordinato di uscire dalla chiesa, ma io vi sono rimasta a lungo. Ancora non sapevo come avrei potuto liberarmi da lui. Uscita fuori, il maligno che mi seguiva, ha incominciato a conversare con me molto umanamente: "Ritorna in seno alla famiglia! Non devi insistere per essere una privilegiata! Vedi come ciò ti stanca e ti rende avversa alla vita! Tutta la tua esistenza è stata una lotta, riposa finalmente! Già è così breve questa vita, perché corri tanto? Perché vuoi trasmettere i tuoi pensieri sciocchi? Non credere che gli altri facciano attenzione a te! Questo ti piacerebbe, vero? Fermati e pensaci, vedrai che ho ragione io. Quando comincerai a scoprire ciò, mi sarai pure grata per averti salvata da tanti guai..." 

Ho gioito allorché, arrivata davanti al portone di casa i nipotini mi attendevano offrendomi la loro amabilità e allegria; ciò mi ha resa serena e tranquilla. Quando, però, più tardi sono andata nella mia nuova dimora, il maligno ha continuato a disturbarmi. Irrompeva di nuovo su di me, mentre, con tutta la mia forza, volevo respingerlo. Con tanta energia mi sono gettata nella contemplazione, ma egli continuava a sconvolgere i miei pensieri. Ho fatto l'esame di coscienza e non riuscivo in alcun modo ad allinearmi con le mie riflessioni. Ho pensato che, prima di diffondere la Fiamma d'Amore, avrei dovuto riflettere a lungo perché l'orgoglio che il maligno mi aveva messo davanti, mi aveva molto preoccupata. Sono andata a riposare in compagnia dei miei gravi scrupoli. Ogni celeste appoggio si era interrotto e nella notte buia solo l'inquietudine pesava su di me. Come sarebbe stato bene ora sentire la voce dolce del Signore! Che cosa avrebbe Egli detto per tutto questo? ... In questi giorni ho avuto molte e gravi tentazioni. Il maligno voleva raggirarmi in tutti i modi. 

PADRE PIO E IL DIAVOLO

 


Gabriele Amorth racconta... 

E poi c'è il “caso” di Angelo Battisti; una storia sconcertante, che offre il senso preciso  della durezza della battaglia ingaggiata da entrambe le parti. L’analogia con il libro di  Giobbe ci si offre, precisa e puntuale. Come durante l’esistenza del monaco si era cercato di  colpirlo, direttamente, anche per via obliqua, eliminando le persone che gli erano vicine,  così possiamo leggere che tutto fu tolto a Giobbe: figli e averi. La drammatica storia della  possessione diabolica di Angelo Battisti assume il sapore di una vendetta consumata  nell’impotenza di aggredire il vero nemico, ormai nella pace divina. «Il demonio ha attaccato Angelo Battisti, che era uno dei collaboratori di Padre Pio. Pezzo grosso della Segreteria di Stato; il primo amministratore e il primo presidente della “Casa Sollievo della Sofferenza”. Fu attaccato dopo che si era messo in pensione, e quindi negli ultimi suoi sette anni di vita. Sono sempre in relazione con sua moglie, ci sentiamo abbastanza spesso, ed è lei che mi ha autorizzato a raccontare questa storia, citando sia suo marito sia il parroco, non esorcista ma grande carismatico, don Fattoni, che l'ha liberato. Quel sacerdote poi e morto in concetto di santità; e mi ha autorizzato a raccontare il caso. E io dicevo al mio maestro: padre Candido, ma come è possibile! Lei gli ha fatto tanti anni di esorcismi, e non è successo nulla. 

Arriva questo qui, e in quattro e quattr’otto te lo libera. Eh, don Amorth! Rispondeva, c’è chi semina, e chi raccoglie. E il Signore che decide». 

Il caso di Angelo Battisti “esplose” un Natale, e si presentò con uno degli indizi più  “classici”: un’avversione inspiegabile, radicale, per tutto ciò che era sacro. Tanto più  sbalorditiva se si pensa alla vita della vittima.  

Racconta don Gabriele Amorth: “Era un caso di possessione tremenda. Pensi, un uomo che faceva la comunione tutti i giorni! Erano ancora in vigore le vecchie regole, per il digiuno prima della comunione: non si poteva assumere nulla, neanche un bicchiere d’acqua, dopo la mezzanotte, se si voleva prendere l’eucaristia la mattina seguente. Ad Angelo Battisti capitava con una certa frequenza di lavorare in Segreteria di Stato molto tardi la sera, e di rientrare a casa dopo la mezzanotte, e andava a letto senza cena e senza prendere niente per poter fare la comunione il giorno dopo. Dopo la possessione, niente più preghiere, non ha mai più messo piede in chiesa. La prima volta che si è rifiutato di andare a messa era il giorno di Natale. E se la signora Vittoria provava a dirgli qualche cosa sull’argomento, e invitarlo, rispondeva brusco: vattene! Lasciami stare! Vattene via!». 

L’aggressione diabolica contro il collaboratore di Padre Pio non si limitò alla sfera  spirituale e religiosa. «Per un periodo divenne cieco. Fu visitato da ventotto oculisti, e non riuscirono a trovare nulla; da un punto di vista fisico, organico, i suoi occhi erano a posto. 

C’era il demonio all’origine di quel disturbo. Cieco completamente. Non si muoveva dal letto, dalla camera, non voleva vedere nessuno, capitò anche a me, di fargli degli esorcismi. Sulla poltrona, era calmissimo. Nessuna reazione, niente di niente. Dopo l'esorcismo magari avevamo anche un breve colloquio, simpatico, normale. Ma durante la preghiera non accadeva niente. Dopo, però diceva alla moglie: hai chiamato l'esorcista? Vedrai adesso che cosa ti capita! Ed era lei che pagava: cadute inspiegabili, un braccio rotto... ne ha avuti di tutti i generi, di guai. Povera donna! Ne ha viste di tutti i colori». In quel periodo Padre Pio era già  scomparso da tempo. «Angelo Battisti è stato liberato negli anni Ottanta. Il demonio s'è vendicato, e il Signore non è intervenuto a impedirlo, perché gli ha fatto fare il Purgatorio. 

Meglio farlo in terra che nell'altra vita. Certo il caso di Angelo Battisti è un caso rarissimo. Ne ho avuto un altro, un medico svizzero, che anche quello, pur essendo posseduto dal demonio, non dava la più piccola reazione. Diceva ogni tanto: ma vattene via! Lasciami in pace! Allora la moglie e il medico amico, non riuscivano a capire che cosa avesse, perché avesse deciso di punto in bianco di mettersi a letto, di non voler vedere più nessuno, di cacciare via tutti, di non pregare più. Nessun medico ci capiva niente. Questo medico amico, che tutti i giorni lo andava a trovare, diceva: ma che cosa potrà mai avere? Ha chiamato padre Candido, e si è visto che si trattava di una vera possessione diabolica. Ad Angelo Battisti il demonio impediva di pregare; però non dava nessuna reazione durante l'esorcismo. Poi un giorno finalmente Angelo Battisti, dopo un esorcismo, è tornato a casa e ha detto semplicemente alla moglie: “Se n'è andato". Lui ne era cosciente, di questa presenza maligna. “Se ne è andato." É vissuto ancora pochi giorni, ed è morto con tutti i conforti della religione, libero». 

MARCO TOSATTI 

La santità sacerdotale

 


La talare: un segno di sacrificio

Voi che state per indossare la talare, ricordate le parole che pronuncerà il vescovo fra qualche istante: “Rivestitevi di Cristo100”. La vostra talare, quindi, è immagine di tutte le virtù di Nostro Signore di cui dovete rivestirvi: virtù di penitenza, di austerità, di semplicità, di distacco dalle cose di questo mondo, ed anche di attaccamento a Nostro Signore Gesù Cristo, alla sua Croce101.

Voi porterete le vostre sofferenze, le vostre prove con Nostro Signore, come la santissima Vergine Maria. Voi ne sarete felici e ci troverete delle grandi consolazioni. La Croce, è la nostra speranza102. Sì, la Croce di Nostro Signore è la nostra speranza. Perché? Perché la Croce di Gesù Cristo conduce alla Resurrezione, alla vita eterna. Nostro Signore non è venuto ad insegnarci altro. E’ venuto a dirci che la vera vita non è quella di quaggiù, che la vera vita è nell’eternità103!

La talare che indosserete significa sacrificio104. Ormai, con il vostro abito, predicherete il Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Non dovete avere paura di manifestarlo. D’altra parte, questa sarà la vostra consolazione e la vostra gioia, perché è specialmente nel Sacrificio della Messa che troverete la forza di essere dei veri e santi sacerdoti.

 Quando camminerete per le vie dei vostri paesini, delle vostre città, predicherete il Sacrificio di Nostro Signore Gesù Cristo. Oggi più che mai, c’è bisogno di questa predicazione. Mai come oggi, è stata rifiutata la Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. E’ stato distrutto l’altare del Sacrificio, si distrugge la Croce, non si sa più quel che significhi il Sacrificio della Messa.

Proprio per questo, allora, dato che questa idea di sacrificio scompare ovunque dalla vita degli uomini, bisognerà che voi la manifestiate. Gli uomini hanno bisogno della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. La salvezza è nella Croce. Di conseguenza, predicando la Croce con il vostro abito, voi predicherete la salvezza dell’umanità105.

Poiché è la festa della santissima Vergine Maria, rivolgiamoci alla nostra buona Madre del Cielo. Lei è stata veramente cristiana nel senso pieno della parola. Ha seguito Nostro Signore fino alle Sue sofferenze sulla Croce. E’ stata corredentrice, ha condiviso la Passione di Nostro Signore: Madonna della Compassione. Lei dunque ci dà l’esempio della carità misericordiosa, della carità nel sacrificio

Allora, chiediamo alla santissima Vergine Maria di capire sempre meglio il senso della Croce di Nostro Signore Gesù Cristo106.

Lei è stata presente ai piedi della Croce perché ha voluto, con Nostro Signore, vincere il mondo. E’ nel momento in cui Nostro Signore è morto sulla Croce che la vittoria sul demonio è stata definitiva. La santissima Vergine è associata a questa vittoria di Nostro Signore contro il demonio e le potenze delle tenebre e di questo mondo. La santissima Vergine ci aiuterà anche a vincere questo mondo, il demonio e tutto ciò che, in noi, può opporsi all’amore di Nostro Signore Gesù Cristo107.

Mons. Marcel Lefebvre


LA PREGHIERA DI UN AGRICOLTORE A MARIA

 


O Beata Signora dei Campi,
che amavi la terra della tua nativa Galilea,
che guardavi il coltivatore della terra e il pastore del gregge
uscire e tornare da Nazaret,
che vivevi e amavi la gente rurale del villaggio,
guarda in basso con grazia sui campi e sui pascoli di questa
tua terra adottiva.
Rendi le nostre case santuari di Cristo com'era la tua casa.
Rendi i nostri campi fertili e abbondanti nel raccolto.
Aiutaci a comprendere più pienamente la dignità della nostra fatica
e il merito che acquisisce quando viene offerta attraverso di te al tuo Divin Figlio,
Gesù Cristo, che con il Padre e lo Spirito Santo,
vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen.

In mezzo a questa sofferenza il demonio cerca di confondervi, di scoraggiarvi, di togliervi forza, di portarvi al dubbio, alla mancanza di fede. È in questo momento che dovete alzarvi. Alzati, soldato di Gesù, missionario di Gesù!

 


Cari figli,
oggi voglio chiedere allo Spirito Santo di scendere nei nostri cuori, di illuminare tutti i figli qui presenti, in un momento in cui il Brasile e il mondo hanno tanto bisogno di forza, di coraggio, di fede, perché la battaglia non è facile. La battaglia è difficile, la battaglia è grande.

Quest’anno è un anno in cui dobbiamo respirare la grazia di Dio, la presenza del Divino Spirito Santo in noi, per essere forti, coraggiosi e anche vittoriosi. Non scoraggiatevi mai, anche quando la battaglia è pesante, anche quando la via è stretta e su di essa arrivano tutte le sofferenze: spirituali e materiali, le malattie del corpo. La sofferenza dell’anima è la peggiore di tutte: è la mancanza di Dio, la mancanza di fede, la mancanza di accettazione, di comprensione della realizzazione del piano di Dio nelle nostre vite.

Allora vogliamo supplicare lo Spirito Santo, vogliamo chiedere lo Spirito Santo, vogliamo affidarci allo Spirito Santo per non camminare nell’oscurità, per non camminare nelle tenebre, ma camminare nella luce e nella luce testimoniare. Dare vera testimonianza della nostra fede. Allora oggi vogliamo chiedere a Gesù innanzitutto questa forza che viene dal Cielo, questa forza che viene dall’Alto.

Avete attraversato prove forti in quest’anno. Ma è necessario sempre rivolgere gli occhi a Dio. La Terra è un passaggio, nessuno è qui per sempre, stiamo avanzando verso qualcosa di molto grande, che è la grande vittoria, il trionfo del mio Cuore Immacolato. Sappiamo che il tempo di oggi è un tempo di giustizia, è il tempo in cui ognuno raccoglierà quello che semina. Esistono molte persone che stanno seminando tanta sofferenza, che stanno seminando il dolore, il vuoto, che non hanno la gioia di sentire la presenza di Dio, ma esistono anche molte persone sante che stanno soffrendo molto più di quanto possiate immaginare.

La sofferenza arriva sempre per i santi, nella vita dei santi, perché essi sono più preparati. L’uomo ha bisogno di essere preparato e, quanto più è di Dio, più ha battaglie sulla Terra, ma questa non è una cosa cattiva, è una cosa che ci porta fortezza e ci fa comprendere che Dio sceglie i figli forti, i figli migliori, per vincere questa battaglia. Sono soprattutto le malattie che oggi colpiscono tante e tante persone che hanno un cuore veramente molto benedetto, molto santo.

Per questo dovete avere fede, non dovete scoraggiarvi. Dovete avere una fede bella, una fede grande ed essere sempre consapevoli che Gesù ha sofferto molto più di quanto possiate immaginare, perché Egli è santo. Egli ha sofferto per te che avevi bisogno del perdono, della comprensione, della guarigione, della liberazione, che avevi bisogno di essere un uomo rinnovato, un uomo salvo, un uomo felice. Allora Gesù ha sofferto molto, molto per te. Ma non ha mai smesso di amarti.

Oggi anche tu attraversi una battaglia, il mondo sta attraversando una battaglia, quest’anno è un anno di battaglia, un anno di molte perdite. Quanti di voi piangono per le perdite! Ma è necessario comprendere che Cristo è la Resurrezione. Il miracolo più grande, il miracolo migliore, è ciò che Gesù ci ha concesso: la resurrezione.

Allora la nostra missione qui sulla Terra si inserisce in questa lotta per la resurrezione, in questa lotta per ottenere il Cielo, per ottenere la vita eterna. Perché tutto passa molto velocemente, tutto passa molto rapidamente, la sofferenza è sempre più grande e in mezzo a questa sofferenza il demonio cerca sempre di confondervi, cerca di scoraggiarvi, cerca di togliervi forza, cerca di portarvi al dubbio, alla mancanza di fede.

È in questo momento che dovete alzarvi. Alzati, soldato di Gesù, missionario di Gesù! E proclama l’amore di Gesù Cristo, proclamalo con le azioni, proclamalo con gli atti, con la vita di preghiera! Com’è bello questo momento di preghiera! Uno dei momenti più belli della vostra vita è quando prendete il santo rosario e pregate in comunità, pregate in una famiglia maggiore, perché siete molto vittoriosi. Quando pregate, avete la grazia di vincere il peggiore dei nemici che avete, che è il demonio. La malvagità del demonio oggi è molto grande sulla Terra. È un mondo confuso, è un mondo perso, anche nella fede, nella religiosità, molti sono vuoti, stanno abbandonando le cose di Dio, e le cose di Dio sono sacre.

La prima cosa sacra per Dio sono i suoi figli. Tutto ciò che esiste: preghiera, Santa Eucarestia, battesimo, confessione, sono per fortificare i figli che Dio ama. Tutto è per amore ai figli! Dio ha lasciato tutto per i figli: la discesa dello Spirito Santo, l’Eucarestia – che è poter vivere con Gesù, i sacramenti. Anche la tua missione – di sacerdote, genitore, missionario, religioso o religiosa – è benedizione di Dio per i figli. Allora Dio ci ha resi una benedizione. Noi siamo una benedizione di Dio! Quando il nemico vuole confonderti con le tenebre, guarda la luce! Sono triste per quei figli che non vogliono vedere la luce, che non vogliono pregare, che non vogliono vivere una domenica santa, che non vogliono avvicinarsi alla Santa Comunione, all’adorazione, all’amore verissimo per la propria famiglia. Ama immensamente il giardino che Dio ti ha dato, che è la tua famiglia. È il giardino di Dio, è il giardino che Dio preserva, è il giardino del quale Dio si prende cura.

In questi tempi il demonio cercherà di confondervi, cercherà di scoraggiarvi, ma quando penserete che sia tutto perso, otterrete il Trionfo del mio Cuore Immacolato. Otterrete il dono più grande della vostra vita, perché Dio è Padre e dobbiamo ricordare che è un Padre buono, un Padre amico, un Padre misericordioso. Allora, quando otteniamo questa misericordia, otteniamo la nostra grazia, l’essere in piena grazia. Quando otteniamo questa misericordia di Dio, otteniamo una vita in piena grazia. Allora il mondo deve ottenere questa grazia.

Quest’anno è arrivata una sofferenza molto grande affinché l’uomo possa incontrare Dio. Perché l’uomo vive molto per la terra, per il mondo, per i piaceri, per le conquiste, ma deve mettere tutto questo al secondo posto. Al primo posto c’è Dio nella tua vita, l’amore di Dio nella tua vita. Perché quando metti Dio al primo posto, metti anche te stesso al primo posto, perché Dio mette sempre i suoi figli al primo posto. E allora metterai la tua famiglia al primo posto, la tua missione al primo posto, la tua vocazione al primo posto. Vivrai ogni giorno qui sulla Terra ringraziando per l’aria che respiri. Se ti sei alzato questa mattina ringrazi, se stai contemplando il pomeriggio ringrazi, se arrivi alla sera ringrazi. Perché voi siete il dono più grande per Dio.

E oggi state vivendo nella misericordia di Dio. Questo mondo ha bisogno di prepararsi molto spiritualmente, perché adesso sono tempi di giustizia. Non è la fine del mondo, ma oggi si compie nel mondo la grande missione dell’amore di Dio, che è la misericordia, la nostra ultima fonte di salvezza, questa fonte alla quale dobbiamo aggrapparci e costruire i pilastri della nostra salvezza.

Allora coraggio, figli, io sono qui presente oggi in corpo e anima, tenendo in mano questo rosario che risplende, affinché il mondo possa risplendere attraverso la vita di preghiera, vincere attraverso la preghiera, svegliarsi attraverso la preghiera, camminare nella vita di preghiera. Una cosa molto bella è che, quando tu preghi, Dio ti fortifica. E quando tu ti fortifichi, hai molta più forza per vincere.

Allora in questo momento la prima cosa da fare è ringraziare Dio. Ringraziamo Dio. Ringraziamo Dio per la nostra vita, per il nostro presente, per il momento che stiamo vivendo, per la prova che stai attraversando. Chiedi a Dio la guarigione, puoi chiedere a Dio questo miracolo, Egli ci ha lasciati pieni di fede per ottenere miracoli e noi possiamo ottenere miracoli. Il miracolo più grande è stare sempre alla presenza di Dio, perché nessuno conosce né il giorno né l’ora in cui può concludere la sua missione su questa Terra. Allora il miracolo più grande è stare alla presenza della grazia di Dio. Allora mettiti alla presenza di Dio, mettiti nella grazia di Dio, offri oggi il tuo cuore a Gesù.

Voi siete qui in questo santuario delle famiglie, della Madre della Pietà, un santuario che è fonte di misericordia. Non dimenticate mai questo. È una misericordia che esce direttamente dal Cuore di Gesù, perché qui voi vivete la provvidenza, l’abbandono, senza paura. Senza paura della miseria, senza paura della fame, senza paura di quello che può arrivare, ma sempre saldi nella fede e fiduciosi, consapevoli che se oggi hai Dio hai tutto. E se hai Dio, per quanto semplice sia la tua vita, essa diventa ricca. Allora ringrazia Dio per questa grazia di poter stare qui in questo santuario in un anno così difficile, per chiedere a Dio di guarire il mondo.

Quando parliamo della guarigione, non pensare solo all’epidemia, pensa ai cuori. Esiste una peste che sta cercando di distruggere non il corpo ma l’anima, il cuore, e questa peste è il peccato. Allora chiedi questa guarigione interiore. Gesù ci dice che quando otteniamo il miracolo della guarigione interiore, otteniamo anche la guarigione fisica, del corpo. Allora la prima grazia che dobbiamo chiedere a Gesù oggi è la guarigione interiore. A che serve all’uomo ottenere la guarigione dall’epidemia se continua ad avere questo cuore indurito, lontano da Dio, lontano dalla grazia, lontano dalla preghiera, lontano dall’amore, senza vivere la felicità vera?

Il mondo è molto malato, figli. Non è una malattia del corpo, ma dell’anima. Una malattia per la quale la Madre di Dio viene dal Cielo per aiutarvi in questo momento. È una malattia dell’anima. “È mille volte meglio una ferita nella carne che una ferita nell’anima”: dovete sempre pensare a questa preghiera che Gesù vi ha insegnato in questi tempi di lotta, in questi tempi di battaglia. Allora ringrazia Gesù per questo giorno. Otterrete un grande miracolo da Dio. Chiedete questo miracolo! Siete molto vicini a ottenere questo miracolo. E Dio vi concederà questa vittoria. Basta che tu sia degno di questa vittoria, degno del tesoro che Dio ha riservato per il mondo in questo momento.

Con grande affetto, voglio darvi la mia benedizione.

in questo momento la Madonna benedice tutti

Cari figli,
vi ho benedetti con molto affetto. Benedirvi è una grazia per il mio Cuore Immacolato. Una madre che benedice un figlio è una madre benedetta da Dio. Quando vi benedico, chiedo anche a Gesù di benedirvi. Di benedire questi fiori per la guarigione e liberazione da ogni sofferenza della carne, dell’anima, del cuore, da ogni sofferenza temporale che state vivendo oggi, che sono le epidemie, le pandemie, le malattie, le tribolazioni, le ingiustizie, l’avidità, la mancanza di amore, di fede, di perdono, di umiltà. La mancanza di luce, la mancanza di carità, di fraternità, di condivisione, di unione tra i popoli, tra le nazioni, tra tutte le nazioni. Io chiedo sempre a Gesù di benedire tutta l’umanità, di estendere la sua misericordia, i raggi della sua misericordia sul mondo.

E anche sulle famiglie. Perché arriverà una forte tempesta sulla famiglia, cercando di distruggere le case, cercando di portare le famiglie alla disunione, alla discordia. E Dio vuole l’unione delle famiglie. Chiedi oggi a Gesù la conversione della tua famiglia. La tua famiglia è il giardino di Dio. Prenditi cura di questo giardino. Permetti che questo giardino sia un giardino pieno di luce. Per questo, chiedi allo Spirito Santo di illuminarti, di fortificarti, di darti coraggio. Tutti voi che state attraversando battaglie, tutti voi che state affrontando le difficoltà del dolore, che Dio vi dia molta forza in questo momento, figli. È questo che supplico a Dio: forza per voi. Affinché otteniate questo tesoro che Dio ha riservato per l’umanità qui sulla Terra. È un tesoro bellissimo, e dovete essere degni, trasformati e santificati per ottenerlo.

Che il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo siano con voi sempre, benedicendovi, in questo pomeriggio così bello del giorno del Signore e in tutti i momenti della vostra vita.

Restate nella pace, figli.
Ecco la Serva di Dio, che oggi fa gli auguri anche a tutti i festeggiati, quelli che sono qui presenti e quelli che non sono qui, ma che desiderano ottenere dal Cielo una grazia molto speciale.

Per la Santa Chiesa, per tutto il clero, sacerdoti, religiosi, religiose e per tutte le famiglie: che Dio vi conceda molta pace.

Ecco la Serva del Signore, Maria l’Immacolata Concezione, Madre della Pietà. Il Signore mi chiama.

8 - 11 - 2020

CHIAMA MARIA

 


Se pensi di dover amare di più Dio, chiama Maria.