domenica 1 marzo 2026

Gesù in Acrabis e in Silo - Secondo le visioni della Beata Anna Caterina Emmerick -

 


LA VITA DI GESÙ CRISTO E 

DI SUA MADRE SANTISSIMA 

(Dalla Seconda Festa dei Tabernacoli 

fino alla Prima Conversione di Maria Maddalena) 


Gesù in Acrabis e in Silo


Gesù fu accolto nella cerimonia fuori da Akrabis, poiché gli abitanti attendevano il suo arrivo. I tabernacoli di rami verdi erano posti a una certa distanza oltre la città, e in uno dei più grandi e belli, Gesù compì la consueta pulizia dei piedi e l'offerta di rinfreschi. Akrabis era piuttosto un luogo ampio, a circa due ore dal Giordano. Aveva cinque porte, ed era attraversato dalla strada tra Samaria e Gerico. I viaggiatori in questa direzione dovevano passare per Akrabis, di conseguenza, era fornito di viveri e altre necessità. Fuori dalla porta da cui Gesù arrivò, c'erano molte locande per l'alloggio delle carovane. I tabernacoli furono eretti davanti a ciascuna delle cinque porte, poiché ogni quartiere della città aveva la propria porta.

Il giorno seguente, Gesù fece un giro della città, visitò tutti i sacrari, e diede istruzioni qua e là. La gente osservò molte usanze proprie di questa festa, ad esempio, si prendeva un sorso al mattino, e il resto del cibo era riservato ai poveri. Le loro attività durante il giorno erano interrotte da canti e preghiere, e le istruzioni erano date dai Saggi. Queste istruzioni furono impartite oggi da Gesù. Nel suo andare e venire, fu accolto e scortato da bambini e bambine che portavano ghirlande di fiori. Anche questo era una delle loro usanze. I residenti dei quartieri andavano talvolta dai propri tabernacoli a quelli dei vicini, sia per ascoltare le istruzioni che per partecipare a un intrattenimento. In tali occasioni andavano in processione, portando ghirlande come faceva la scorta di Gesù.

Le donne erano impegnate in vari tipi di occupazioni nei tabernacoli. Alcune sedevano ricamando fiori su lunghe strisce di stoffa, altre facevano sandali con il pelo spesso di capre e cammelli. Attaccavano il loro lavoro alla cintura come si fa con il lavoro a maglia. Le suole erano provviste di un supporto come un tallone davanti e dietro, anche con punte affilate, per aiutare a salire la montagna. Il popolo diede a Gesù un'accoglienza molto cordiale, ma i dottori della Legge non erano così ingenui come i loro fratelli a Ennon e Socoth. Erano, in verità, cortesi nei modi, ma si riservavano un po'.

Da Akrabis Gesù andò a Silo, distante solo un'ora in linea retta verso il sud-ovest, ma poiché la strada prima scendeva verso la valle e poi saliva per la montagna, la distanza diventava di circa due ore. Gli abitanti di Silo, come quelli di Akrabis, si riunirono nelle tende fuori dalle porte della città. Anche loro sapevano dell'arrivo di Gesù e lo stavano aspettando. Lo videro lui e i suoi compagni da lontano, salendo per il sentiero tortuoso che portava alla loro città. Quando videro che non stava dirigendo i suoi passi verso la porta più vicina ad Akrabis, ma stava andando verso la città più a nord-ovest, quella che portava da Samaria, inviarono messaggeri ad annunciare il fatto al popolo di quel quartiere. Questi ultimi lo accolsero nel loro tabernacolo, gli lavarono i piedi, e presentarono i rinfreschi tradizionali. Si diresse immediatamente verso l'alto centrale della città, dove un tempo l'Arca dell'Alleanza aveva riposato, e insegnò all'aperto dalla sedia di un insegnante molto lavorata in pietra. Anche qui c'erano tabernacoli e case di intrattenimento, in cui tutto ciò che era necessario nel primo era cucinato in comune. Gli uomini svolgevano questo compito, ma mi sembravano essere schiavi e non veri ebrei.

Il giorno seguente fu uno dei più solenni della festa, anche se non so se ciò che vidi fosse una consuetudine puramente locale o una pratica diffusa. Uno dei dottori della legge ogni anno in questo giorno tiene una cattedra del professore, un sermone castigatorio, al quale nessuno dei suoi ascoltatori osa offrire la minima contraddizione. Principalmente con lo scopo di tenere questo sermone Gesù era venuto oggi qui. Tutti gli Ebrei, uomini, donne, giovani, fanciulle e bambini si erano riuniti per ascoltarlo. Erano arrivati in processione dai loro tabernacoli diversi, portando festoni e ghirlande di foglie tra le varie divisioni e classi. Il professore della cattedra, sotto un baldacchino decorato con fogliame, un'eminenza coronata su terrazze. Gesù insegnò fino a mezzogiorno. Parlò della misericordia di Dio verso il suo popolo, delle ribellioni di Israele e della bassezza, delle punizioni in attesa di Gerusalemme, della distruzione del Tempio, dell'attualità della grazia, l'Ultima che veniva loro offerta. Disse che se gli Ebrei avessero rifiutato quest'ultima grazia, mai fino alla fine dei tempi come nazione ne avrebbero ricevuta un'altra e che una punizione molto più terribile sarebbe caduta su Gerusalemme di quanto mai si fosse sperimentato. Tutto il discorso era calcolato per ispirare paura. Tutti ascoltavano in silenzio e terrore, poiché Gesù chiaramente significava, come spiegò le profezie, che Lui stesso era colui che avrebbe portato la salvezza. I farisei del luogo, che non erano di molta considerazione e che, come quelli di Akrabis, avevano accolto Gesù con uno spettacolo di reverenza ipocrita, rimasero in silenzio, anche se pieni di stupore e irritazione. La gente, tuttavia, applaudì e cantò le lodi di Gesù. Gesù parlò anche degli scribi, delle loro distorsioni delle Sacre Scritture, delle loro false interpretazioni e aggiunte.

Quella notte, uno spettacolo pubblico si tenne nei tabernacoli dell'eminenza. Ma Gesù non vi fu presente. Scese ai tabernacoli dei poveri, dove li consolò e li istruì. Ogni volta che non c'erano farisei a spiare le sue azioni, le folle si affollavano intorno a Gesù, si inginocchiavano ai suoi piedi, gli rendevano omaggio, confessavano i loro peccati e facevano conoscere i loro bisogni. Egli li consolò e diede loro consigli. Era uno spettacolo commovente vedere tutto ciò accadere nell'oscurità della notte tra i tabernacoli, da cui brillava un raggio debole e tremolante. Non si vedevano luci a causa del progetto, le lampade erano state coperte da paralumi, e il bagliore giallo che gettavano illuminava il fogliame verde, i frutti e la gente in modo piuttosto strano alla vista. Dall'alto di Silo, molti luoghi potevano essere chiaramente visti, e ovunque brillava la luce splendente della festa dei tabernacoli, mentre il suono del canto proveniva da lontano e da vicino. Gesù non compì alcuna guarigione qui. I farisei mantennero il loro atteggiamento ostile, e la gente sembrava avere paura. Qui, come ad Akrabis, il canto dei farisei, quando seppero dell'arrivo di Gesù, fu: "Quale nuova dottrina ci porterà ora? Cosa pensa di fare qui?"


Vi chiedo: Siate capaci di vedere, credere ed amare Dio.

 


Messaggio della Regina del Rosario dato a Gisella il 27 gennaio 2026

Figli miei, cari amori miei, grazie per essere uniti nella preghiera e grazie per aver accolto la mia chiamata nel vostro cuore. Figli miei, sento molti dei vostri cuori battere all’unisono, sentite la mia presenza! Come desidero ardentemente, abbracciarvi tutti con amore,  ma avete il libero arbitrio e dovete essere voi a prendere questa decisione, nessuno potrà violentare il vostro cuore e la vostra anima. Figli, questo è il tempo di Grazia! Saranno tante, per ognuno di voi ma non ciò che pensate, non così eclatanti ma piccole Grazie che Dio vi dona ogni giorno. Vi chiedo: Siate capaci di vedere, credere ed amare Dio. Ora vi lascio con la mia benedizione materna, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amore infinito. Coloro che amano così sono di grande utilità, perché prendono per sé tutte le sofferenze e lasciano che gli altri, senza soffrirne la pena, ne traggano vantaggi.

 


[I cattivi amori] sono un vero inferno, e non c’è da affannarsi a dirne male, perché non si può esprimere adeguatamente neppure il più piccolo dei danni che arrecano. Noi non dobbiamo, sorelle, neanche pronunziarne il nome, né pensare che esistano in questo mondo, né prestare orecchio ad esse sia che se ne parli per scherzo o sul serio, né consentire che davanti a noi si svolgano conversazioni o racconti di tal genere di affezioni. 

Non servono a nulla di buono e anche solo udirne parlare può essere dannoso. Le affezioni a cui mi riferisco sono quelle lecite, quelle che, come ho detto, abbiamo l’una verso l’altra, o per i parenti o per le amiche. Tutto l’amore consiste nel temere che la persona amata muoia; se ha male alla testa, a noi sembra di aver male all’anima; se la vediamo nelle tribolazioni, sfuma – come si dice – la nostra pazienza, e così via.

L’amore spirituale è ben diverso. Quantunque per la nostra umana fragilità si provi subito un primo moto di sensibilità naturale, la ragione, poi, considera se le prove di quell’anima giovano alla sua perfezione, se per esse si arricchisce in virtù e come le sopporta; si prega, pertanto, Dio di darle pazienza e di aiutarla ad acquistare meriti con quelle prove. Se la si vede rassegnata, non si prova più alcuna pena, anzi si provano letizia e consolazione. E anche se si preferirebbe soffrire al posto suo piuttosto che vederla soffrire, purché le si potesse dare tutto il merito e il guadagno della sofferenza, non per questo se ne ha inquietudine e turbamento.

Torno ancora a dire che questo amore ricorda e imita quello che ebbe per noi Gesù, amore infinito. Coloro che amano così sono di grande utilità, perché prendono per sé tutte le sofferenze e lasciano che gli altri, senza soffrirne la pena, ne traggano vantaggi. 

Pertanto, chi gode della loro amicizia avanza moltissimo nella via della perfezione. E tenete per certo che o gli altri cesseranno dal trattarli – con un rapporto di particolare amicizia, intendo dire – oppure essi otterranno dal Signore che vadano per la loro stessa via, come già ottenne santa Monica per sant’Agostino, visto che è questo il cammino per arrivare alla patria comune. Tra amici non regge il cuore usare infingimenti; se vedono, quindi, che uno dei due devia dal giusto cammino o che commette qualche errore, glielo dicono subito. Non riescono a fare altrimenti. E, poiché non potranno mai cambiare a questo riguardo né cercano di far ricorso a lusinghe né di dissimulare loro nulla, o gli altri si emenderanno o romperanno l’amicizia, perché non potranno sopportare tutto questo, non essendo cosa da sopportare. L’amicizia vera implica, infatti, una guerra continua dall’una e dall’altra parte. Queste anime sante sono distaccate dal mondo intero e non badano se Dio vi sia servito o no, dedite solo a servirlo esse stesse fedelmente, ma non possono farlo nei confronti dei propri amici. Nulla sfugge ai loro occhi, ne vedono anche i più piccoli difetti. Io sostengo che portano una croce ben pesante.

S. Teresa d’Avila


Santa Faustina lo aveva previsto: La Grande Croce apparirà in cielo


 

Quanti sono i sacerdoti che allontanano i miei figli prediletti, sono scettici e vivono nell’ipocrisia e questo mi fa soffrire tanto!

 


Messaggio di Gesù 24 gennaio 2026


Figli miei, pregate il Santo Rosario con devozione. Figli miei, pregate per il comunismo che sembra addormentato, ma si risveglierà con tutta la sua potenza. Vedi, in questo momento vado a trovare i miei cari sacerdoti, amati figli e fratelli. Quante volte chiedo di salvare le anime, ma sono pochi i disposti, spesso pensano a loro stessi, alle loro sofferenze umane ma non pensano che Io sia lì pronto a dare tutto quello che gli serve, ma loro devono portarmi anime. Quanti sono i sacerdoti che allontanano i miei figli prediletti, sono scettici e vivono nell’ipocrisia e questo mi fa soffrire tanto! Non si chiedono perché Io ho scelto quelle anime come messaggeri. Vi chiedo,  non bevete solo la coppa del piacere fino alla fine, ma amate la Croce e la sofferenza per Me, così potrete camminare sulla strada della santità, abbiate coraggio e non siate stolti, rinnovate i vostri voti. Parlate di Me e predicate il Vangelo. Pregate per la Chiesa che sta vivendo la sua passione e per questi figli prediletti che credono più alla scienza che a Me, l’unico Salvatore. Vi chiedo ancora, non offendete mia Madre, Lei che è l’unica dopo di Me, amatela e onoratela. La pace del mondo dipende dalla santità dei suoi figli e della Chiesa. Vi dono la mia pace


Il vostro Gesù.

Prestare attenzione al Medio Oriente? Come ingannerà l’Anticristo Israele?


 

GESU’ SACRAMENTATO “Le mie vere Ostie…”

 



Ma non son contento ancora.

Voglio unirmi alla tua Divinità e questo mio nulla lo sperdo in Essa e così Ti do il Tutto:

Ti do il tuo Amore per ristorare le tue amarezze;

Ti do il tuo Cuore per ristorarti delle nostre freddezze, incorrispondenze, ingratitudini e poco amore delle creature.

Ti do le tue armonie per rinfrancarti l’udito dagli assordamenti che ricevi con le bestemmie.
Ti do la tua bellezza per rinfrancarti delle bruttezze delle anime nostre quando ci infanghiamo nella colpa.

Ti do la tua purità per rinfrancarti delle mancanze di rettitudine d’intenzione e del fango e del marciume che vedi in tante anime.

Ti do la tua immensità per rinfrancarti delle volontarie strettezze in cui si mettono le anime.
Ti do il tuo ardore per bruciare tutti i peccati e tutti i cuori, affinché tutti Ti amino e nessuno più Ti offenda.

Insomma,
Ti do tutto ciò che sei Tu per darti soddisfazione infinita, amore eterno, immenso ed infinito.

Voglio entrare nel tuo interno e darti, o Gesù, palpiti per palpiti, respiri per respiri, affetti per affetti, desideri per desideri. Intendo tuffarmi nella tua santissima Intelligenza e, facendo scorrere tutti questi palpiti, respiri, affetti, e desideri nell’immensità della tua Volontà, intendo moltiplicarli all’infinito.

Voglio, o mio Gesù, formare onde di palpiti per fare che nessun palpito cattivo si ripercuota nel tuo Cuore e, così lenire tutte le tue interne amarezze.

Intendo formare onde di affetti e di desideri, per allontanare tutti gli affetti e i desideri cattivi che potrebbero menomamente contristare il tuo Cuore.

Intendo ancora, o mio Gesù, formare onde di respiri e di pensieri, per allontanare qualunque respiro e pensiero che potrebbe menomamente dispiacerti.

Starò bene in guardia, o Gesù, affinché nulla più Ti affligga e aggiunga alle tue pene interne altre amarezze.

O mio Gesù, fa’ che tutto il mio interno nuoti nell’immensità del tuo; così potrò ritrovare amore sufficiente e Volontà sufficiente per far che non entri nel tuo interno amore cattivo, né volontà che potrebbe dispiacerti. (Cfr. Le Ore della Passione di N.S.G.C. - 18a Ora)

Serva di Dio LUISA PICCARRETA


Preghiera per un infermo

 


O pietoso Gesù, Medico Divino che ci offrite come rimedio delle nostre infermità il Sangue Preziosissimo che sgorga dalle Vostre Sante Piaghe; volgete il Vostro sguardo misericordioso a questo povero infermo, che ripone in Voi solo la sua speranza, fate brillare nell'anima sua un raggio di ardente amore, di rassegnazione e di santa gioia, e risanate il suo corpo affranto dal dolore. Gesù Buono, che piangeste teneramente sull'amico Lazzaro e lo strappaste al sepolcro; Gesù, che commosso alle lacrime della vedova di Naim, le restituiste, in pieno vigore, il già morto figliuolo; Voi, che tutto pietà ed amore, rendeste al paralitico l'uso delle membra, ai ciechi la vista, a tutti gl'infermi la salute, stendete ora le Vostre mani Onnipotenti, piagate dall'amore, su questo povero ammalato e, per la Vostra acerba Passione, per i Dolori e l'intercessione di Maria Madre nostra, pronunziate la prodigiosa parola: "Sorgi e cammina!" O Gesù, se questa grazia non è d'ostacolo al nostro vantaggio spirituale, non ce la negate; non vedete, o Dolce Redentore, che Maria, da noi supplicata, si associa alle nostre preghiere?! E' una Madre amorosissima che supplica il Divin Figlio delle sue compiacenze, per il misero figlio dei suoi Dolori!! Esauditela per la Bontà del Vostro Cuore! O Gesù, Dio di Misericordia, quegli che Voi amate è infermo "ma dite una sola Parola e sarà guarito". Eterno Padre, per le Piaghe SS. di Gesù, sanate l'anima ed il corpo di questo povero ammalato. Gesù mio, perdono e misericordia ecc.


Non vedete il mondo com’è cambiato! Nulla tornerà come prima se l’umanità non mi ascolta.

 


Messaggio di Gesù dato a Gisella, 20 gennaio 2026

Amata e fratelli miei, grazie di essere nella preghiera. Non vedete il mondo com’è cambiato!  Nulla tornerà come prima se l’umanità non mi ascolta. Figli, tutti o quasi tutti, chiedete segni.  Quando camminavo sulla terra, molti furono i segni che ho dato eppure molti hanno gettato questo dono. Adesso la storia si ripete! Tanti sono i segni che dò all’umanità eppure non vengono accettati, vengono ridicolizzati, insultati. Sorella mia, quanto fai per spiegare che senza di me non può esserci ordine!  E cosa hai ricevuto?  Ricorda che a te rimane il dono e a loro il mio sdegno. Quanto amo quelli che mi cercano e mi vogliono conoscere! Vi lascio con la pace del cuore e nelle vostre case.

Il vostro Gesù

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


Gravi errori 

Prima di fare alcune considerazioni sulla deposizione di  Adelaide, non posso non rilevare gli errori compiuti nel corso del  processo: 

a) Una bambina di 10 anni non è moralmente e giuridicamente soggetto atto a giurare. 

b) Secondo il Codice Pio-Benedettino (can. 1648) e il Nuovo Codice di Diritto Canonico (can. 1478), i minori possono stare in giudizio soltanto tramite i loro genitori o i tutori o i  procuratori, salvo il disposto del paragrafo 3, il quale recita: "Ma  nelle cause spirituali e connesse alle spirituali se i minori hanno  raggiunto l'uso di ragione, possono agire e rispondere senza il  consenso dei genitori o dei tutori, anzi personalmente se hanno  compiuto i 14 anni di età; se non li hanno ancora compiuti, per il  tramite di un curatore costituito dal giudice". 
Adelaide aveva 10 anni, quindi non poteva agire personalmente. 

c) Da come si è svolto l'interrogatorio, Adelaide non è stata trattata come una testimone che doveva dire quanto  sapeva, ma come un'imputata di menzogna continuata in una  questione che interessava il bene pubblico. 
Secondo il Codice Pio-Benedettino ed il Nuovo Codice di  Diritto Canonico ogni imputato ha diritto di un avvocato difensore. Invece, nella prima seduta, di cui tratto, mancava anche  monsignor Bramini, chiamato dal vescovo di Bergamo, nel 1946,  a far parte della commissione teologica, in qualità di avvocato  difensore delle apparizioni, e nominato membro del tribunale  apposito costituito l'otto maggio 1947. Forse la sua assenza, seguita a breve scadenza di tempo dalle dimissioni, trova la sua spiegazione nelle divergenze fondamentali sorte tra  lui e la commissione, sui principi aspiratori e sul metodo seguito  nell'indagine dei fatti di Ghiaie. 
Nella relazione, o meglio nel verbale della seduta, non si  accenna alla sua assenza, anzi si dice che tutti i membri del tribunale sono presenti. Monsignor Bramini doveva essere presente e qualunque fosse il motivo della sua assenza, non si  doveva iniziare il "processo canonico" senza di lui. 

d) Viene interrotta l'udienza, i membri del tribunale escono dalla sala e la bambina viene interrogata dal solo presidente del tribunale e non si sa in quale veste, se di confidente, di  testimone o di giudice. 

e) La negazione di Adelaide nella prima seduta non è provata giuridicamente, perché la bambina parla solo con monsignor Merati, il quale la lascia partire, senza che essa faccia la  ritrattazione di ciò che prima aveva affermato, dinanzi al tribunale nuovamente radunato. 

f) L'udienza aperta ufficialmente da tutto il tribunale, si  chiude in forma privata con la "sentenza" di mons. Paolo  Merati, il quale decide per tutti. 

A questo punto il tribunale poteva dire di aver finito i suoi  lavori, tanto più che nella persona del suo presidente aveva scoperto la "verità", come si capisce dalle parole dello stesso monsignore che afferma: "Ho lasciato andare la bambina dicendo  che il Signore la benedirà perché ha detto la verità". Queste  parole spiegano l'esito della prima seduta e delle altre svolte  nell'intero "processo canonico". 

Severino Bortolan 

sabato 28 febbraio 2026

La concessione di Dio della lotta di fede

 


L’Anticristo 


A causa di disposizioni mondane gli uomini giungono in conflitti animici più grandi e questo tempo non è molto lontano. Verranno spinti ad una aperta presa di posizione verso la loro fede, e Dio permette questo, perché è necessario, che gli uomini si confrontino con una questione che riguarda il bene della loro anima e che finora non hanno considerato. Egli permette che vengano oppressi dal potere terreno, che arrivino in situazioni di miseria per via della fede, affinché decidano chiaramente come stanno verso la loro fede. Egli lascia ad ogni uomo la libertà, cioè da Parte di Dio nessun uomo viene costretto a riconoscerLo, se non lo ammonisce la voce interiore di rimanere fedele a Dio e si sente costretto da questa voce interiore di confessarLo davanti al mondo. Dio lascerà bensì parlare questo ammonitore ed avvertitore interiore là, dove regnano ancora dei dubbi, se l’uomo è di volontà troppo debole. Egli assisterà tutti coloro che sono ancora indecisi, Si rivelerà a loro e con la buona volontà riconosceranno Dio ed adempiranno la Sua Volontà e l’uomo saprà, come si deve decidere, perché lo aiutano poi anche degli esseri di Luce che lo assistono e dirigono bene i suoi pensieri. Ma molti uomini getteranno anche ciò che per loro dovrebbe essere la cosa più preziosa, la fede in Gesù Cristo come divino Redentore. Si decideranno senza riflettere per il mondo e portano le loro anime in grave miseria. E Dio avverte ancora prima costoro, mentre Egli Stesso va incontro a questi mediante i Suoi strumenti, mentre fa loro conoscere la Forza della fede e quindi fornisce anche dimostrazioni straordinarie che possono condurre loro alla fede, se non sono del tutto contro Dio. E per questo Egli concede di nuovo la lotta contro la fede, fa in modo che assuma delle forme che contrassegnano la scelleratezza degli uomini, perché Lui Stesso Si vuole esprimere in questo tempo affinché siano salvati ancora quegli uomini che hanno soltanto bisogno di una grande scossa per diventare credenti. Egli perciò non impedirà al potere terreno, quando procede apertamente contro gli uomini che confessano Dio. Perché ora gli uomini verranno costretti alla decisione e questa è oltremodo importante per le anime, dato che determina la sorte dell’anima nell’Eternità, se si risveglia alla Vita o cade alla morte, quando decede da questo mondo. Ed affinché gli uomini si decidano nel modo giusto, Dio cerca ancora di guidarli alla conoscenza, Egli cerca di influenzarli mediante servi terreni e spirituali che li assistono, se sono incerti sul da farsi. Ma Dio non costringe la loro volontà e perciò è necessario che gli uomini vengano spinti alla decisione da parte terrena e così è garantita la libertà del loro agire.

Amen

9. luglio 1944

IL SEGRETO DI ARONNE CHE OGNI CREDENTE DOVREBBE CONOSCERE! (UN POTENTE MISTERO RIVELATO)


 

La Verità non ha bisogno d'orpelli, è schietta e genuina come l'acqua. Bisogna avere questo carattere di semplicità in tutto se si vuole piacere al mio Cuore.

 


SUPREMO APPELLO


La Verità non ha bisogno d'orpelli, è schietta e genuina come l'acqua. Bisogna avere questo carattere di semplicità in tutto se si vuole piacere al mio Cuore. Ispiratevi anche in questo alla Madre mia; non troverete mai complicazioni in Lei, mai « forme » se non quelle volute dalle convenienze e tendenti esse stesse a semplificare per l'uso generale che le ha consacrate - il discostarsene allora sarebbe singolarità. Come è bella la vita della Madre mia! E' uno specchio limpido in cui il Padre mio trova le sue compiacenze ed Io mi effondo liberamente. Ogni complicazione è un ostacolo al mio Amore, una limitazione alle mie effusioni, una « umanità ». Quando un'anima si dà a Me subito si semplifica; è un bisogno per lei di liberarsi di tante surperfluità, come ingombri inutili che inceppano l'Amore.


Figli miei, non tutto potrà essere come da progetto umano e se non lasciate agire a Dio, tutto diventerà difficile, perché alcuni eventi potranno sfuggire al vostro controllo.

 


Messaggio della Regina del Rosario, dato a Gisella, 17 gennaio 2026.

Figli miei, grazie per essere uniti nella preghiera e per avere ascoltato la mia chiamata nel vostro cuore. Figli miei benedetti, abbiate fede, la fede forte che è l’unica vostra salvezza. Affidarsi a Dio, significa avere la possibilità di fare tutto ciò che dovrete fare anche quando sembra non esserci soluzioni. Figli miei, non tutto potrà essere come da progetto umano e se non lasciate agire a Dio, tutto diventerà difficile, perché alcuni eventi potranno sfuggire al vostro controllo. Figli miei, quando l’angelo annunciò la mia maternità, ero smarrita e impaurita, non avrei potuto fare nulla, tranne aver fede, ed è grazie alla fede che ho portato a compimento la volontà di Dio, non sono entrata nell’amaro agire, ma ho detto il mio Sì, fatelo anche voi e non disperatevi. Ora, vi lascio con la mia benedizione materna nel nome del Padre, del figlio e dello Spirito Santo.

I cattolici usciti da lotta ferocissima si volgeranno verso la Croce trionfante. Sarà la Roma di Cristo che parlerà. Verrà chi vi insegnerà il perdono. Non piegatevi mai a credere un superuomo un misero uomo.

 


Dice Gesù: 

«Spingiamo insieme lo sguardo nei tempi che, come placida alba successa a notte di bufera, precederanno il Giorno del Signore. Tu non vi sarai più. Ma dal luogo del tuo riposo ne gioirai, perché vedrai prossimo a finire il combattimento dell’uomo e già il dolore affievolirsi per dare ai viventi tempo di ritemprarsi per l’ultima breve convulsione della Terra, prima di udire il comando che la aduna in tutti i suoi viventi e in tutti i suoi avuti, dal tempo di Adamo in poi. 

Già te l’ho detto73. La mia Chiesa avrà il suo giorno di osanna prima dell’estrema passione. Poi verrà l’eterno trionfo. 

I cattolici - e tutto l’orbe conoscerà allora la Chiesa Romana, perché il Vangelo risuonerà dai poli all’equatore e da un lato all’altro del globo, come una fascia d’amore, andrà la Parola - i cattolici, usciti da lotta ferocissima di cui questa è unicamente il preludio, sazi di uccidersi e di seguire brutali dominatori, dalla sete di uccidere insaziabile e dalla violenza insuperabile, si volgeranno verso la Croce trionfante, ritrovata dopo tanto loro accecamento. Sopra tanto fragore di stragi e tanto sangue udranno la Voce che ama e perdona e vedranno la Luce, candida più del giglio, che scende dai Cieli per istruirli ai Cieli. 

Come una marcia di milioni e milioni di tribù, gli uomini andranno col loro spirito verso Cristo e porranno la loro fiducia nell’unico ente della Terra in cui non è sete di sopraffazioni e voglia di vendetta. 

Sarà Roma che parlerà. Ma non la Roma più o meno grande e durevolmente grande che possono ottenere dei capi-popolo. Sarà la Roma di Cristo. Quella che ha vinto i Cesari, li ha vinti senza armi e senza lotte, con un’unica forza: l’amore; con un’unica arma: la Croce; con un’unica oratoria: la preghiera. 

Sarà la Roma dei grandi Pontefici che in un mondo, oscurato dalle invasioni barbariche e inebetito dalle distruzioni, ha saputo conservare la civiltà e spanderla fra gli incivili. Sarà la Roma che ha tenuto testa ai prepotenti e per bocca dei suoi santi Vegliardi ha saputo prendere la parte dei deboli e mettere l’aculeo di una spirituale punizione anche in quelli che in apparenza erano refrattari a qualsiasi rimorso. 

Non potete fra voi, o popoli diversi, giungere a durevole accordo. Avete tutti le stesse aspirazioni e gli stessi bisogni, e come piatto di bilancia il peso della buona parte dell’uno va a detrimento dell’altro. Vivete per avere sempre la parte maggiore e vi uccidete per questo. È un’alterna vicenda che si fa sempre più grave. 

Ascoltate la voce di chi non ha sete di dominio e vuole regnare, in nome del suo Re Santissimo, unicamente sugli spiriti. Verrà quel giorno in cui, disillusi degli uomini, vi volgerete a Colui che è già più spirito che uomo e dell’umanità conserva quel tanto necessario a farvi persuasi della sua presenza. Verrà dalla sua bocca, che Io ispiro, la parola simile a quella che Io vi direi, Io, Principe della Pace. Vi insegnerà la perla preziosissima del perdono reciproco e vi persuaderà che non vi è più bell’arma del vomere e della falce che ferisce le glebe per renderle opime e che taglia le erbe per farle più belle. Vi insegnerà che la fatica più santa è quella che si compie per procurare un pane, una veste, una casa ai fratelli, e che solo amandosi da fratelli non vi è più conoscenza di veleno d’odio e di torture di guerre. 

Figli, iniziate la marcia verso la Luce del Signore. Non andate oltre brancolando fra le tenebre cieche. 

I miei prediletti alla testa, vincendo ogni umano timore poiché Io sono con voi, o più cari al mio Cuore, gli altri trascinati dall’esempio dei miei santi, iniziate questo novello Esodo verso la nuova Terra che Io vi prometto e che sarà la vostra stessa Terra, ma mutata dall’amore cristiano. 

Separatevi da coloro che sono degli idolatri di Satana, del mondo e della carne. Senza sprezzo separatevene. Lo sprezzo non giova. Rovina senza giovare. Ma separatevene per non essere contagiati da loro. Amateli di un amore di redentori, mettendo fra voi e loro la vostra fede nel Cristo come un baluardo. 

Non siete abbastanza forti per potere vivere in mezzo ad essi senza pericolo. Troppi secoli di decadimento spirituale sempre più forte vi hanno indeboliti. Imitate i primi cristiani. Sappiate vivere nel mondo ma isolati dal mondo in forza del vostro amore per Dio. 

E non piegatevi mai a credere un superuomo il misero uomo che non differisce dai bruti perché come essi ha tutta la sua parte migliore nell’istinto: unica cosa che non faccia di lui peggio di un bruto. Il Profeta dice: “Lasciate dunque l’uomo che ha lo spirito nelle narici”74 3. Voglio che interpretiate 4 in questo senso la frase. L’animale privo di respiro altro non è che spoglia immonda. L’unica sua vita è nel respiro. Chiuse le narici a questo soffio, cessa di esistere e diviene una carogna. 

Vi sono molti uomini che non sono superiori ad esso, non avendo altra vita fuorché quella animale che dura per quanto dura in loro il respiro. Lo spirito è morto, lo spirito fatto per i Cieli. Giusto è dunque dire che vi sono uomini che hanno per spirito il respiro delle loro narici dai quali è meglio stare spiritualmente lontani, perché l’alito di Satana, e della bestialità che esce da loro, non intacchi la vostra umanità e la renda simile alla loro. 

Pregate per essi, o voi benedetti. Ciò è carità. E poi basta. Le parole non entrano nei chiusi alla Parola. E non lo crediate eccelso colui che fuma e soffia la sua prepotenza e la sua superbia dalle narici come belva furente. Eccelso è solo colui che ha vivo lo spirito ed è perciò figlio di Dio. Gli altri sono povere cose la cui elevazione fittizia è destinata a gran crollo e la cui memoria non sopravvive altro che come memoria di scandalo ed orrore.» 


DA: I QUADERNI DEL 1943 


Figli, non vedete le guerre che si allargano? Il tempo non ha più stagioni, i terremoti si fanno sentire sempre più forti, i vulcani di tutto il mondo che eruttano, guerriglie ovunque. Cosa volete vedere ancora,....

 


Messaggio della Regina del Rosario dato a Gisella 13 gennaio 2026

Figli, grazie per aver risposto alla mia chiamata, nel vostro cuore. Figli miei, spesso uso dei termini come “adesso, imminente, Fatima è su di voi” questo vi crea il problema di capire quando accadrà tutto ciò che è stato predetto. Figli, Io ho cercato di prepararvi in questi anni, spiegando ciò che accadrà, ma voi cercate tempi e date, ma vi dico piuttosto, fatevi trovare pronti soprattutto tenete pronti i vostri cuori. Figli miei, schieratevi come veri soldati, vivete ogni giorno come se fosse l’ultimo. Figli, non vedete le guerre che si allargano? Il tempo non ha più stagioni, i terremoti si fanno sentire sempre più forti, i vulcani di tutto il mondo che eruttano, guerriglie ovunque. Cosa volete vedere ancora, il demonio vi mette nella testa di continuare a vivere nel peccato e nelle frivolezze; alcune volte ascoltate più lui e vi fate trascinare nel fango del peccato. Ora vi benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

 


INTERCESSIONE 

(mezzana – offerta – volontà di Dio) 

 

L’intercessione, ovvero il porsi in Gesù suo sposo tra Dio e i peccatori, è il cuore della missione di Veronica. Contemplando Gesù nel suo dono d’amore, lei sente che non può seguire altra strada. La sua vita sarà, allora, un’offerta continua. 

 

79- Capivo che il tentatore non voleva che si pregasse per la conversione dei peccatori: ed io presi animo e non tralasciai niente. 

Stavo un poco ed andavo ai piedi di Gesù crocefisso, e di cuore mi esibivo per mezzana fra Lui e i peccatori. Una volta il detto Crocifisso mi disse con voce sensibile: Mia sposa, mi son grate queste carità che fai a quelli che stanno in mia disgrazia, perciò ti confermo per mezzana, come tu brami. Tutto ciò avvenne il terzo anno del Noviziato. (D I, 37) 

 

80- Il Signore vuole che questa sofferenza la applichi per i bisogni della Santa Chiesa, specialmente, per la pace fra Principi Cristiani. Ho compreso che Dio è molto offeso, per questa disunione, e sembrava che mi dicesse: Che badi? Perché non ti offri per il mio onore? Le penitenze, le sofferenze, le preghiere dell’anime mie dilette, sono quelle che mi rubano le grazie di mano. Che fai? che pensi? (D III, 71) 

 

81- Il Signore pare che mi porga la grazia in mano e la voglia fare, subito. È tanto grande il suo amore verso di noi, che non ci può negare niente; ma vuole che gli chiediamo tutto secondo il suo santo volere; e sia talmente unito il nostro volere col suo, che noi non riconosciamo più, che cosa sia volontà nostra. Quando Dio ci trova senza questa volontà, ci fa ogni grazia.. Così mi è parso di capire, questa notte. (…)Dio ha tal grande gusto di farci le grazie, perché esse sono quelle che dispongono l’anima alla vera conoscenza di Dio ed alla vera conoscenza del nostro niente. La divina grazia lascia sempre nell’anima segni di umiltà, e ci fa penetrare la nostra indegnità a riceverla. E, con quanta attenzione, l’anima dovrebbe disporsi! 

 Prima di chiedere qualche grazia, bisogna che noi ci stacchiamo, con l’affetto, da tutto, e che siamo tutti intenti ed attenti a fare la volontà di Dio. Allora, tutte le grazie di Dio, sono, per così dire, in nostro potere; perché Dio, donandoci il suo volere, noi possiamo con fiducia, andare a Dio. Così sempre, con questo suo volere, noi non volgiamo altro che quello che Egli vuole; e tutti posti qui, Dio, che è tutto amore e carità, non ci può negare le sue grazie. Vuole poi che le stesse grazie poste in noi, siano accompagnate dalla nostra cooperazione. (D III, 49) 

 

82- Dio ha messo un velo agli occhi, viene alla cieca per prendermi; ma è tutto occhi, che vede bene chi sono, e mi dice: Sì, sì, che pensi? 

Voglio prenderti, non occorre fuggire; sei nelle mie mani, vado cercando ingrati; una sei tu; che dici? Qui sì che rimango attonita; mi sento presa da Dio, non so come. Mi mette lacci e legami indissolubili del suo divino amore, non posso uscire da queste mani; sento che mi abbraccia con il braccio della divina misericordia; mi chiama per sua sposa, per sua diletta, mi fa capire che vuole compiacermi in tutto ponendo nelle mie mani i tesori infiniti dei suoi santissimi meriti; vuole che io con essi negozi, traffichi i beni infiniti per tutte le anime: Oh Dio mio, Tu sei impazzito di queste anime nostre! e Tu, Mamma cara, fai altrettante pazzie verso di noi! E Lui pare che mi dica: Sì ti voglio pazza, ma pazza d’amore. (D V, 133) 

 

83- Ho continuato a pregare. Mi è parso di avere avuto un certo lume sopra sulle offese che si fanno a Dio, la qual cosa mi ha portato non poca pena. O ingratitudine, o ingratitudine delle creature, quanto sei grande e abominevole davanti a Dio! È stato tale il sentimento che ho avuto sopra questo punto, che, non solo metterei la mia vita e spargerei il mio sangue per la salvezza dei peccatori, ma bramerei di avere mille e milioni di vite, se, potessi, per metterle tutte tra Dio e il peccatore, affinché non restasse offeso un tanto Bene. (D V, 74) 

santa Veronica Giuliani,


Preghiera per la scelta dello stato

 


Nel momento più decisivo della mia vita, eccomi ai Vostri Piedi, o mio dolce Gesù, per scegliere alla pura luce che emana dalle Vostre Sante Piaghe, lo stato di vita a cui mi avete destinato. So, o buon Gesù, che sbagliando sentiero arrischierei la mia felicità temporale ed eterna; perciò non voglio prendere alla leggera una decisione di tanta importanza; ma depongo nelle Vostre Sante Piaghe i miei desideri, i miei progetti d'avvenire, pregandovi ad inclinare il mio cuore a ciò che vedete essere migliore per me. Voi siete il mio Padre amorosissimo, le Sante Piaghe che avete voluto soffrire per me l'attestano; Voi conoscete e volete il mio vero bene, o Gesù, al Vostro Cuore pieno di Divina tenerezza abbandono il mio avvenire; disponete tutte le cose in modo, che io possa abbracciare quello stato a me più profittevole, per il tempo e per l'eternità. Maria SS. Immacolata, Madre mia, ottenetemi questa grazia per i Meriti delle Sante Piaghe del Vostro dolce Gesù.


Se Giuda, fosse venuto a rifugiarsi nel mio cuore, sarebbe stato perdonato, invece decise di togliersi la vita! Vi dico questo affinché voi riusciate a capire che ogni peccato potrà essere perdonato tramite la confessione

 


Messaggio della Regina del Rosario dato a Gisella 10 gennaio 2026

Figli miei, grazie per essere qui nella preghiera e grazie per aver piegato le vostre ginocchia. Figli miei, Io sono qui oggi, come Madre di Misericordia. Oh! quanto amo i penitenti, coloro che chiedono perdono a Dio, coloro che chiedono la Misericordia. Figli, anche se avete tanto sbagliato nella vita, tornate a Dio ed Io supplicherò mio Figlio per voi. Io sono il ponte tra il cielo e la terra. Se Giuda, fosse venuto a rifugiarsi nel mio cuore, sarebbe stato perdonato, invece decise di togliersi la vita! Vi dico questo affinché voi riusciate a capire che ogni peccato potrà essere perdonato tramite la confessione, mio Figlio Gesù apprezzerà e piangerà non di dolore, ma di gioia, perché un’anima è stata ritrovata! Non temete, non vergognatevi, la potenza di Dio è grande. Ora vi lascio con la mia Santa benedizione, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.Grazie per avermi accolta.

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 

Il processo canonico e la seconda negazione 
***
Prima seduta 


Sono presenti tutti i membri del Tribunale in una sala a  sinistra dell'ingresso principale della Casa del Noviziato delle  Suore della Sapienza (a Bergamo), in via S. Giacomo, 8. Sono le  ore 10.10 del 21 maggio 1947. 
Alle ore 10.15 entra la bambina Adelaide, accompagnata 
dalla superiora, la quale esce subito. 
Il Presidente del Tribunale apre il plico dell'interrogatorio  preparato dal promotore della Fede, mons. V. Cavadini e, dopo  aver fatto giurare la bambina di dire tutta la verità e solo la verità  e di mantenere il segreto su quello che le verrà chiesto, le  propone le singole domande. 
Mi chiamo Adelaide Roncalli di Enrico, nata il 23 aprile  1937. Sono qui dal luglio 1946. Qui mi chiamano Maria Rosa. Il  perché me lo sono immaginato: qui ci sono tante bambine, per  non far capire che sono io... 
Sì, so che cosa è il giuramento, ma non ho mai giurato.  Non mi sono immaginata il perché mi hanno chiamato. Ma  adesso lo penso: cioè, per interrogarmi sulla Madonna. Nessuno  mi ha suggerito nulla. 
Ero andata a raccogliere i fiori, perché per andare nelle  nostre stanze vi era una scala con la statua della Madonna: è la  casa di una detta "Fiura". Nessuno mi aveva detto di andare a  cogliere fiori. Era la prima volta. Andavo con le mie compagne. 
Non mi ricordo come era la statua della Madonna: mi sembra  con le mani giunte. Non so chi l'abbia messa. Delle compagne  una si chiamava Bettina, poi c'era mia sorella Palmina; poi la  Severa, la Giulia. Le altre non le ricordo. Eravamo sette o otto. 

 Era la prima volta che andavamo in quel luogo a cogliere fiori. 

 Sono andata per la mia spontanea volontà: nessuno mi  aveva invitato. Le compagne le ho chiamate io, andavo sempre  insieme a giocare. Alcune erano più anziane di me. La Giulia  aveva 10 anni: faceva la prima con me. Sono venute subito: siccome avevamo la carriola, ci divertivamo con la carriola. 

 No, io non avevo mai sentito. Al teatrino una volta ho  visto i fatti di Fatima; ci sono stati dei lampi e tre pastorelli, ma  non parlavano; solamente si vedeva che avevano paura. Ai  lampi mi sono spaventata. E dal palco è venuto su un fuoco.  C'era sotto una suora che lo faceva venir su. Non so se era vero  o finto; si vedevano delle scintille. Credevo allora che rappresentasse l'inferno e mi sono spaventata. Non mi ricordo quando  fu fatto il teatro; ma era d'estate, perché c'era il sole. Io allora  andavo all'asilo. E poi hanno fatto un'altra recita e c'erano gli  angeli ed anch'io facevo l'angelo. Stavo così, con le braccia  incrociate; non ricordo se avevo le ali. E non mi sono mai  mossa; ed avevo piacere perché anch'io volevo diventare un  angelo. Poi non mi hanno messa più nel teatro perché avevo i  capelli troppo corti: non era perché ero superbietta. Stavo lì proprio ferma perché pensavo: Se diventassi anch'io un angelo!  Non li ho mai visti gli angeli venire a tirarmi le orecchie né a  farmi carezze. Li avevo visti dipinti. 

 Non avevo pensato: pensavo che erano fortunati quei tre  bambini... poi noi non abbiamo giocato a fare gli angeli, ma a  far la maestra e a far le recite di quello che ci capitava. Così  quando eravamo piccole, vedevamo qualcuno morire e fingevamo anche noi di morire. Così una volta sul palco una sembrava morta davvero; ma poi l'ho vista camminare e allora ho  capito che non era morta. 

 Non se n'è parlato. Andavamo nel campo dei pini a  prendere fiori e non pregavamo. Nessuno aveva parlato di apparizioni. Mia mamma mi raccontava delle storie che lei stessa  inventava, ma non mi parlava della Madonna. Eravamo andati  con la carriola e la menavamo un po' ciascuno. Era una carriola  piccola che aveva fatto mio padre. 

 Ho visto una luce che veniva avanti e mi sono spaventata, e dopo a poco a poco ho visto una persona. Era una luce in  forma di ovale. Ho detto tra me: "Cosa è quella luce?". Mi sono  spaventata e mi sono sentita male e non riuscivo più a parlare.  Non ricordo se sono caduta a terra. Ho visto una faccia e il  corpo dentro quella luce. Non so quanto tempo è durata. Era un  po' in alto distante due o tre metri, ma un po' più bassa di questo soffitto (e indica il soffitto della stanza alto pressappoco 4 o  5 metri). Ho visto una Signora. Mi sembra di averla vista vestita  di bianco con il manto celeste, non tanto lungo e la fascia celeste. Aveva delle rose sui piedi, una per piede; non ricordo il  colore. Roselline così un po' più grandi di quei batuffoli che  mettono sulle scarpe. Le mani erano giunte. Non ricordo se  guardava il cielo o me. Era alta un po' più della mia mamma e  più magra. 

 Le compagne mi dissero: "Ti sei sentita male? Dicci che  cosa hai visto. La Madonna?" (mi ha detto una). E io ho detto  che se mi conducevano fino ad un certo punto della strada con  la carriola glielo dicevo. 

Così, spontaneamente ho detto così: per fare aspettare un po'. 

Pensavo di dire una cosa seria. Io ho fatto per davvero. 

 Mentre ero all'apparizione la prima volta, mia sorellina  mi ha detto che è corsa dalla mamma a dire che l'Adelaide era  morta in piedi. Non mi ricordo di aver detto più tardi, mentre  ero dalle Orsoline, di non aver visto la Madonna alla mamma. E  non ricordo di averlo detto neppure a don Cortesi. E neppure N. B. - Si contesta alla bambina la negazione da lei fatta alla  mamma e si legge la relazione che è in atti. La bambina dichiara  di non ricordare. E soggiunge: 

Forse l'ho detto per scherzo. Alle parole della relazione: 
- È proprio vero che non ho visto la Madonna, ripete: - L'  avrò detto per scherzo. Ma io l'ho vista la Madonna. Allora ho  abbassato la testa spontanea, perché l'avevo detto per scherzo.  E continua a dire che l'avrà detto per scherzo.- Io non ricordo di  aver mandato un biglietto, né alla mia mamma né al vescovo. Io  l'avrò detto che non era vero, ma l'avrò detto per scherzo. 
Il giudice continua a leggere la relazione ed ella soggiunge: 

 In collegio ci stavo volentieri. Credo che mi abbia 
domandato se volevo andare a casa. 
Il giudice continua a leggere e a relativa domanda la bambina aggiunge: 

 La Maria e l' Annunciata non mi hanno detto niente. Io so  che un giorno è venuta la mia mamma a trovarmi e mi ha detto  così, ma io l'ho detto per scherzo. E mi ha chiesto se era vero che  non avevo visto la Madonna, ma io ho detto per scherzo. 
La bambina non ricorda quanto si afferma nella relazione  riguardo alla confessione sua alla mamma nella notte. E a  rispettiva domanda aggiunge: 

 A don Cortesi non ricordo se ho risposto sì o no, se  avevo visto la Madonna. Con don Cortesi avevo confidenza; non  è mai stato duro con me; mi portava le caramelle e anche i confetti,  e una volta, durante le apparizioni mi portò un uovo grande credo  di legno, con dentro i dolci. 
La bambina continua a ripetere che non ricorda se ha detto  a don Cortesi di non aver visto la Madonna. Monsignor Cavadini  legge a pagina 228 del terzo volume di don Cortesi. La bambina  dichiara di non ricordare quanto viene letto. Non ricorda di aver  detto di non aver visto la Madonna neppure alle Suore Orsoline e  continua: 
- Le Suore Orsoline certe volte me le davano, quando dicevo di aver visto la Madonna: per esempio suor Ludgarda; così anche al lavoro,  quando per esempio non avevo l'ago. Allora dicevo che l'avevo vista  anche se mi battevano. Non mi battevano però tanto forte forte.  Me le davano anche quando dicevo di aver visto la Madonna. Non  ricordo di avere detto neppure a suor Rosaria e a suor Michelina. Io  non so se le suore credevano o no se avevo visto la Madonna.  L'ultimo che mi ha interrogato credo sia don Cortesi. 
Monsignor Bramini qualche volta mi ha domandato qualche  cosa, ma non proprio come qui. Non mi ha insegnato cosa dovevo  dire. Io non ricordo che sia stato qui Padre Petazzi: qui non è stato mai  nessuno fuori di mons. Bramini. Il mio parroco è venuto qui un giorno o  due prima che venisse il curato. Il curato è venuto una sera in tempo di  studio a trovarmi, dopo Pasqua. Ho visto una volta il superiore delle  Suore Clarisse di Boccaleone, un cappuccino. 
Le si mostra la lettera: la bambina, sorridendo al vederla  esclama: - È la mia scrittura. Io avevo scritto su un foglio doppio,  ma siccome il primo si è macchiato allora l'ho riscritto sul secondo. Io  non ricordo se questo sia il primo o il secondo: mi pare il primo. L'altro  foglio l'ho dato a don Cortesi: a me sembra di averlo dato a don  Cortesi. Questi fogli li ho scritti in una stanza delle Orsoline in città  bassa: era presente appena don Cortesi. Lo scritto me lo ha dettato  lui. Mi dettava come in classe e io scrivevo. Io capivo le parole e le  scrivevo. 
Monsignor Cavadini legge a pag. 229 del vol. terzo di don  Cortesi. E la bambina soggiunge: - Me la ha dettata lui: io non  sapevo come scrivere. Io gli dicevo le cose in bergamasco e lui mi  dettava in italiano quello che gli dicevo: ma ha messo bene in italiano. 
Monsignor Merati legge la lettera della bambina alla stessa. 
Gliela mostra e la bambina dice: 

 Io ricordo di averla scritta e ho capito quello che ho  scritto. Siccome don Cortesi mi diceva: "Dimmelo, se non è  vero, io non ti faccio niente", io glielo ho detto così. 
A ogni proposta dei giudici di dire la verità, come se fosse  in punto di morte, la bambina resta lungo tempo in silenzio soggiungendo sempre: sì, sì. Monsignor Cavadini domanda: - Hai  scritto anche un'altra volta al vescovo se hai visto o no la  Madonna? 
Visto il silenzio prolungato e imbarazzato della bambina,  (silenzio che dura alcuni minuti nonostante le ripetute insistenze  di dire la verità), monsignor Merati le propone se vuol restare  sola con lui. La bambina accetta volentieri e tutti i membri del  Tribunale escono. Dopo alcuni minuti la bambina esce dalla  sala; i membri si radunano di nuovo in sala e monsignor Merati  riferisce quanto segue: 

 La bambina rimasta sola è di nuovo pregata di dire la  verità, avvertita della gravità davanti a Dio ed alla coscienza, la  bambina dopo alcuni momenti di silenzio titubante, risponde: - La Madonna non l'ho vista, e lo ripete più volte. 

 Allora perché hai scritto un'altra lettera che avresti composto nell'asilo delle Ghiaie durante la tua dimora alle Ghiaie  nelle vacanze del 1946? 
La bambina risponde di non ricordare di averla scritta. Io  aggiungo: - Guarda che in quella lettera dicevi che non era vero  quello che avevi scritto prima al vescovo e che era vero che  avevi visto la Madonna. 
La bambina risponde: - Non ricordo di avere scritto questa 
seconda lettera. Ma io la Madonna non l'ho vista. 

E allora cosa vedevi quando guardavi in cielo? 

Delle nuvole. 

E allora io ho creduto di non insistere più oltre ed ho  lasciato andare la bambina dicendo che il Signore la benedirà  perché ha detto la verità. La seduta è tolta alle ore 11.50. 
Can. Paolo Merati - sac. Cesare Patelli - don Benigno Carrara - can. Vincenzo Cavadini promot. Della Fede - sac. G. B.  Magoni.