martedì 3 marzo 2026

Osservate bene: Se nella vostra casa regna la bestemmia, tutto deperisce

 


IL CURATO D'ARS 
SAN GIOVANNI MARIA BATTISTA VIANNEY 


Per la conversione d'Ars

Era forse possibile che Dio fosse servito - devotamente, nella santificazione del giorno del Signore, mentre l'osteria faceva concorrenza alla chiesa? Il Curato d'Ars comprese che per riempire l'una doveva vuotare l'altra. Nel secolo precedente l'osteria era stata considerata come un luogo di libertinaggio 11, e tale continuava a considerarla ancora il Curato d'Ars; non era forse là che i formavano le coppie per la danza e che gli uomini dimenticavano il loro dovere? Egli prese di mira tosto il suo nemico e nella sua indignazione, senza finzione, non misurò sempre le parole:  

L'osteria - diceva, traducendo un pensiero di S. Giovanni Climaco, certo nell'intento di essere più efficace - è la bottega del demonio: è la scuola ove l'inferno vende ed insegna la sua dottrina, è il luogo ove si vendono l’animo, ove si rovinano le economie domestiche, ove la salute si altera, le dispute cominciano e gli assassinii si commettono 12. 
 
E non sono risparmiati i bevitori, ai quali il Curato d'Ars con un realismo in cui freme la collera, con apostrofe in cui stanno gli ardori della vera eloquenza, dimostra che si mettono al di sotto delle bestie 13.  

Ma se i bevitori sono trattati in questo modo, che cosa ne sarà degli osti? L'abate Vianney prese di mira soprattutto le due bettole che si trovavano al centro del villaggio. A lui poco importava che fossero tenute da persone influenti sul povero popolo e le stigmatizzò senza né timori, né vani riguardi: 

Gli osti - disse - rubano il pane di una povera donna e dei suoi bimbi, dando vino a questi bevitori, che approfittano della domenica per spendere tutto quello che durante la settimana hanno guadagnato 14. Il sacerdote non può assolvere, senza pericolo di dannazione per sé, gli osti che danno da bere agli ubriachi durante la notte o durante i divini uffizi 15. Ah! il demonio non li tormenta molto gli osti: li disprezza e sputa su di essi!... 16  

 Queste espressioni energiche fecero più impressione sui terrieri, che le sentivano che sugli osti, che non venivano alla  chiesa se non molto di raro. Ma questo importava poco, ed il predicatore andò diritto al suo scopo, finché non vide ridursi la clientela che prima frequentava l'osteria. Un oste venne a dire al suo Curato che «per lui era la rovina». L'abate Vianney gli diede del denaro, e lo persuase a chiudere l'osteria: ben presto si vide quest'uomo diventato un cristiano esemplare 17. L'altro sfidò per qualche tempo ancora gli anatemi del santo Curato, ma infine chiuse anch'esso la sua osteria e cercò un'altra occupazione. Così il Curato Vianney aveva ottenuto che «non ci fossero più osterie attorno alla chiesa» 18. 
 
In seguito, anche le altre due osterie, situate alla estremità del paese, finirono per scomparire. Il buon Parroco di Fareins, Abate Dubouis, parlando di questo risultato, diceva apertamente: «Questa fu una delle più grandi vittorie del santo Curato d’Ars» 19. Ma il desiderio del denaro rende tenaci, e si videro ancora ben sette botteghe sorgere nel piccolo villaggio; anche queste però dovettero chiudersi molto presto, perché pesava su di esse la maledizione di un Santo. «Vedrete - aveva profetizzato il Servo di Dio - quelli che stabiliranno qui delle botteghe, si rovineranno» 20.
  
Questa lotta senza tregua produsse risultati insperati, e dapprima diminuì la piaga del pauperismo: «In Ars - osservò il maestro Pertinand - vi erano pochi disgraziati; col togliere le osterie, il Curato Vianney aveva soppresso la causa principale della miseria» 21. 
 
Quando, più tardi, verranno forestieri ad Ars, sorgeranno per vera necessità dei modesti alberghi per riceverli. Nel 1858 ve ne saranno cinque 22, ed allora il Curato sarà ben lontano dall'opporsi; anzi egli stesso farà venire da Màcon uno dei suoi giovani parrocchiani, Francesco Pertinand, fratello minore del maestro, obbligato dal suo padrone, un pasticciere, a lavorare anche alla domenica, affidandogli in Ars la direzione di un'osteria quanto mai nota ai pellegrini 23

Se le osterie fossero state luogo di onesto sollievo, alle quali si andasse senza offendere il Signore, il Curato Vianney le avrebbe lasciate esistere e prosperare. La bestemmia invece, sempre cattiva e colpevole, non poteva in alcun modo essere giustificata e per la sua anima, rispettosa del nome del Signore, divenne qualche Cosa di assolutamente insopportabile 24. Nella sua parrocchia egli aveva la tristissima sventura di udire la bestemmia uscire perfino dalle labbra dei fanciulli, che appena sapevano recitare il Pater noster25 - Non ha mai parlato di questo argomento senza piangere, quantunque lo trattasse di spesso nella sua predicazione e nei suoi catechismi. Ai bestemmiatori minacciava i peggiori castighi di Dio in questa vita e nella vita futura.
  
 Ma non è un miracolo straordinario - diceva - che una casa ove si trova un bestemmiatore non sia schiacciata sotto la folgore e colpita da ogni sorta di mali? Osservate bene: Se nella vostra casa regna la bestemmia, tutto deperisce 26.  
 
 Così riprendeva la bestemmia con severità e senza timore, ed approfittava di tutti i mezzi e di tutte le circostanze per ispirarne ai fanciulli ed ai giovani il più profondo orrore. 

 Ci ricordiamo - ha scritto Mons. Convert - di avere udito la seguente narrazione da un sacerdote venerando, che nei primi anni della sua vita pastorale era venuto ad Ars, con un fanciullo di dodici o quattordici anni: 
 
Tanto il Sacerdote che il fanciullo si erano confessati dal Santo Curato.  

- Farai la Comunione alla mia Messa - disse il prete al fanciullo.  

- No, rispose questi, non posso.  

- Perché?  

- Il signor Curato non mi ha dato l'assoluzione per questa volta, perché avevo bestemmiato il santo Nome di Dio 27.  
 
 L'abate Vianney prese poi di mira anche le imprecazioni ed ogni specie di giuramento, con tale zelo che anche le espressioni puramente volgari. - Egli non temeva di denominarle dal pulpito con il loro vero nome, - scomparirono a poco a poco dal linguaggio di Ars. Al posto di queste si intesero sulle labbra dei contadini di Ars il Pater e l'Ave, e parole come queste: Quanto è buono Dio! Dio sia benedetto!  

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Canonico FRANCESCO TROCHU 


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