giovedì 23 aprile 2020

Regina della Famiglia



La deposizione di Adelaide 

Adelaide, qua e là, non appare ordinata nelle risposte, ma  ciò è dovuto al modo con cui venivano poste le domande, che  insistono sulla rappresentazione, nel teatrino della parrocchia, delle apparizioni di Fatima e sull'influsso che l'ambiente può  avere esercitato su di lei. 
L'interrogatorio concentrato sulla prima apparizione, si  muove secondo la tesi della dipendenza delle apparizioni di  Ghiaie da quelle di Fatima, sostenuta dal parroco di Presezzo,  don Luigi Locatelli, dal prof. Don Luigi Cortesi e dal prof. E  Cazzamalli. Ciò non meraviglia perché ai membri della commissione teologica, e quindi ai giudici del tribunale, erano stati  dati i libri scritti dal Cortesi sulle apparizioni. 
Le risposte di Adelaide sono chiare, precise e confermano  l'apparizione. Adelaide ha detto la verità, la stessa che ha ripetuto per lungo tempo senza mai contraddirsi, negli innumerevoli  interrogatori subiti. Ma i giudici del tribunale contestano la sua  deposizione con in mano il terzo volume del Cortesi: Il problema  delle apparizioni di Ghiaie, e il famoso biglietto della  ritrattazione scritta, fattole scrivere da don Cortesi due anni  prima. Essi aspettano che Adelaide dica un'altra "verità", affermata dal Cortesi e da loro fatta propria. 
La bambina sostiene strenuamente la verità detta; ricorre ai  vari "non ricordo", "l'ho detto per scherzo", pur di salvarla;  infine si chiude nel silenzio. 
Si ripete quello che è avvenuto due anni prima con il Cortesi: la difesa accanita della verità e poi la negazione. 
Adelaide, bambina di 10 anni, è sola. Come ho già rilevato, mancava monsignor Bramini, che poteva esserle di aiuto in  quel grave momento. Essa incalzata da ogni parte, si trova in una  situazione dalla quale non sa come uscire. È confusa, frastornata, ha paura. Si sveglia in lei soprattutto la paura del peccato e dell'inferno che don Cortesi ha fatto entrare nella sua  mente di bambina semplice e credente, tanto più che parla sotto  giuramento. 
Suor Bernardetta dell'Immacolata, a cui era affidata in  particolare la custodia della bambina, nella seconda seduta del tribunale attestò che Adelaide dopo l'interrogatorio della prima  seduta, disse alle aspiranti: "Oh! Che paura! Erano cinque  sacerdoti. Ma non posso dire niente perché mi hanno fatto giurare". 

Suor Bernardetta dell'Immacolata aggiunse: "Dalla suora  del dormitorio ho saputo che nella notte seguente all'interrogatorio, nel sonno ha pianto; e la suora alzatasi l'ha scossa, ma la  bambina non si è svegliata e si è calmata. La bambina ha delle  notti agitate in seguito a forti emozioni della giornata". 
In quel momento, Adelaide non si sentì di dire ai giudici  chi era il responsabile principale della ritrattazione scritta e di  altre negazioni. Ma si poteva chiedere tanto ad una bambina,  nella condizione in cui si trovava? 
La paura ha indotto alla negazione anche l'apostolo Pietro; cosa ben più grave sotto ogni aspetto, delle ritrattazioni di  Adelaide. 
Essa ha capito che non può dire la verità, perché si trova  dinanzi a dei giudici che non l'accettano. Allora rassegnata dirà  quello che essi vogliono che dica, e così farà nelle sedute  seguenti del tribunale: dà sempre le stesse risposte, usa le stesse  parole, come un automa. Ne è la riprova anche la distorta interpretazione di ciò che Adelaide afferma, a proposito del biglietto  da lei scritto sotto dettatura di don Cortesi. La bambina dice: "Lo  scritto me lo ha dettato lui. Mi dettava come in classe e io  scrivevo. Io capivo le parole e le scrivevo". Questa è la prima  versione ed è quella vera. Subito dopo interviene monsignor  Cavadini che controbatte la testimonianza della bambina leggendole il terzo libro del Cortesi a pag. 229, in cui egli sostiene  che Adelaide ha scritto spontaneamente la ritrattazione. 
Monsignor Cavadini fornisce alla bambina la seconda versione, cioè le dice: "Don Cortesi ti aiutò a scrivere in italiano ciò  che tu dicevi in dialetto bergamasco". E Adelaide ripete la  seconda versione in assoluto contrasto con la prima. 
Nel testo del verbale non leggiamo le parole suggerite da  mons. Cavadini, perché solitamente vengono riportate solo le risposte di Adelaide. Tuttavia, che questa fosse  l'interpretazione delle parole di Adelaide fatta da mons.  Cavadini, appare evidente dall'interrogatorio fatto a suor  Bernardetta dell'Immacolata, nella seconda seduta del tribunale.  Mons. Cavadini chiede alla suora se la dettatura della lettera  possa interpretarsi nel senso che lei (Adelaide) diceva in  bergamasco e don Cortesi traduceva in italiano... Mons. Cavadini  non accetta la testimonianza di Adelaide, nel suo genuino senso  letterale e ne dà un'interpretazione che le fa dire il contrario. 
Il dettato non è mai stato una traduzione da una lingua  all'altra. Io ricordo quando nella scuola elementare scrivevo il  dettato: la maestra leggeva un testo in lingua italiana e noi dovevamo scriverlo tale e quale nel quaderno. Questo era ed è il dettato. E tale era il senso della parola dettato anche per la bambina  Adelaide Roncalli nel 1947, tanto più che aggiunse, per maggior  chiarezza, se ce ne fosse stato bisogno: "mi dettava come in  classe e io scrivevo. Io capivo le parole e le scrivevo". È manifesta, da parte di alcuni giudici almeno, la determinazione di non  tenere in minima considerazione la testimonianza della veggente,  per privilegiare sempre quella del Cortesi, quando bisognava fare  il contrario. 
Adelaide si comporta pressappoco come Massimino  Giraud, il veggente della Salette, il quale diede a don Raymond,  coadiutore del santo Curato d'Ars, la risposta che gli era abituale  ogni volta che si metteva in dubbio la sua veracità: "Se volete,  mettete pure che io non abbia visto nulla". 

Severino Bortolan

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