venerdì 24 aprile 2020

LA PRESENZA REALE




DIO E' LA'!
Veramente il Signore è in questo luogo, e io non lo sapevo.
Genesi, XXVIII, 16.

Per ben giudicare di una famiglia, bisogna vedere se vi è osservata la legge del rispetto. Quando i figli, i servi sono obbedienti e rispettosi, potete dire: Ecco una famiglia buona e felice. Il rispetto, l'onore reso ai genitori è la religione della famiglia, come il rispetto al sovrano e ai suoi rappresentanti è la religione della società. Notate che non si domanda di onorare le qualità, ma la dignità che viene da Dio.

Ora, a Nostro Signore noi dobbiamo il rispetto, qual nostro primo dovere; rispetto spontaneo, non ragionato, che procede come d'istinto da un senso speciale, da un'impressione. Gesù dev'essere onorato dappertutto ove si trova, giusta la sua dignità di Uomo-Dio: al suo Nome deve piegarsi ogni ginocchio in Cielo, in terra e negli abissi infernali. In Cielo gli Angeli stanno prostrati innanzi alla sua Maestà e lo adorano tremebondi: il luogo della gloria di Nostro Signore è quello pure in cui gli si tributa il maggior rispetto.
Su questa terra gli elementi obbedivano a Nostro Signore: il mare si calmò al suo cenno, sostenne i suoi piedi, lo adorò; il sole, gli astri lo piansero nella sua morte, gli resero onore, mentre gli uomini lo maledicevano.
Nell'inferno i dannati tremano sotto la giustizia del Giudice dei vivi e dei morti.

II. - Sul rispetto verso Nostro Signore non si fanno ragionamenti: quando si annunzia la Corte, il Re, tutti si levano istintivamente. Quando passa il Sovrano, tutti salutano: è un moto spontaneo di rispetto e di deferenza; chi non ha più questo sentimento o vuole distruggerlo negli altri non è più un uomo.
Quanto i cattolici debbono arrossire del loro poco rispetto alla presenza di Nostro Signore! E parlo del rispetto più elementare.
Andate in una sinagoga: se parlate o se il vostro contegno è sconveniente, vi mettono alla porta. Se volete entrare in una moschea, prima vi fanno scalzare.
E dire che tutti quest'infedeli non hanno niente di reale nei loro templi, e noi abbiamo tutto! Il loro rispetto è pure tanto più grande del nostro. Nostro Signore potrebbe dire che il demonio è più onorato di lui. Ed ha ragione di ripetere il lamento: Ho nutrito dei figli ed essi mi hanno disprezzato. Domando alle madri se sarebbero contente di essere pubblicamente disconosciute dai loro figli. Perché dunque fare a Nostro Signore quello che ci ferirebbe tanto sul vivo? Perché, Quando si tratta dell'onore di Gesù Cristo, siamo meno suscettibili che per la nostra piccola dignità?
Nulla di più falso e funesto. La nostra dignità non è che un piccolo riflesso di quella di Dio, e tollerando che si manchi di rispetto a Nostro Signore, si distrugge il fondamento del rispetto dovuto a noi stessi. Poveri noi, se Gesù ci punisse, come meritiamo, delle nostre mancanze di rispetto!
Eliodoro fu flagellato dagli Angeli per avere profanato il tempio, ma qui vi è ben più che il tempio. Allorché dunque entriamo alla presenza di Nostro Signore offriamogli innanzi tutto l'omaggio del nostro rispetto; siamo colpevoli se la leggerezza e la negligenza precedono in noi tale sentimento.
Sì, i nostri peccati più gravi contro la fede sono appunto queste mancanze di rispetto.

III. - Chi ha la fede sa e pensa dove va: va in chiesa, da Nostro Signore Gesù Cristo. Ed entra dicendo, con S. Bernardo, a tutte le sue occupazioni: Restate qui, ho bisogno di andare dal mio Dio per riconfortarmi.
Fate dunque così: voi sapete quanto tempo dovete restare in chiesa; ebbene lasciate frattanto in disparte ogni altra cosa. Siete venuto solo per pregare e non per occuparvi dei vostri affari. Se le preoccupazioni e le distrazioni vi tormentano, senza turbarvi mandatele alla porta: mettetevi nell'attitudine dell'ammenda onorevole, state con rispetto; tenetevi meglio e fate così vedere a Nostro Signore che detestate le vostre distrazioni: se non col raccoglimento interno, col vostro contegno voi professate ancora la vostra fede nella sua divinità e presenza, e sarebbe molto quand'anche non faceste altro.
Osservate una santa persona quando viene alla chiesa. Vi entra senza preoccuparsi di quelli che già vi sono; dimentica tutto per non vedere altro che Nostro Signore. Alla presenza del Papa non si pensa guari ai Vescovi o ai Cardinali. E in Cielo i Santi non si trattengono ad ossequiarsi tra loro. A Dio solo tutto l'onore e tutta la gloria. Resta dunque inteso: in chiesa non v'è che Nostro Signore.
Entrati, state un momento in riposo: il silenzio è il più gran segno di rispetto; ed il rispetto è la prima disposizione per la preghiera. La maggior parte delle nostre aridità nel pregare e delle mancanze di devozione vengono dall'aver mancato di rispetto a Nostro Signore entrando in chiesa, o dal restarvi meno convenevolmente.
Orsù, dunque, formiamo una inviolabile risoluzione di tenerci in questo rispetto tanto naturale: è un punto che non ha bisogno di ragionamento. Forse che Nostro Signore dovrebbe provare la sua Reale Presenza ogni volta che entriamo, o mandarci un Angelo per dirci ch'Egli è là? Sarebbe troppo deplorevole, ma per molti, ahimè! quanto necessaria!

IV. - Voi dovete a Nostro Signore il rispetto esterno, la preghiera, per dir così, del corpo, che nulla vi è di meglio per aiutare la preghiera dell'anima.
Vedete con quale accuratezza la Chiesa ha regolato anche i minimi particolari del culto esterno. Ella sa che questa preghiera è gloriosissima per Gesù Cristo. Ce ne ha dato l'esempio egli stesso pregando in ginocchio; e la tradizione ce lo mostra in atto di pregare colle braccia in croce e levate verso il cielo. Gli Apostoli ci hanno conservata questa maniera di pregare ed il sacerdote vi si conforma nella Santa Messa.
Invero non dovrà nulla a Dio il nostro corpo, che da lui ha ricevuto la vita e vive dei suoi benefizi di ogni istante? Bisogna dunque farlo pregare con la sua postura piena di rispetto.
Le posture trascurate ammolliscono l'anima, mentre al contrario un contegno mortificante la fortifica e la sostiene; non dico che dobbiate soffrire per una posizione troppo incomoda, ma certo ci vuole un contegno grave. Non abbiate mai alla presenza di Dio atteggiamenti familiari, che dispongono alla mancanza di rispetto. Amate, siate teneri ed affettuosi, non mai familiari. Le aridità, le mancanze di devozione provengono quasi tutte dall'irriverenza del contegno. Se siete in viaggio o fate preghiere di vostra scelta in casa vostra, mettetevi in quella posizione che vi darà meno incomodo; ma alla presenza di Nostro Signore dovete far che adorino anche i vostri sensi.
Ricordatevi quanto Iddio fosse severo a questo riguardo nell'antica legge e per quali minuziose preparazioni dovevano passare i Leviti. Iddio voleva far loro sentire la loro dipendenza e disporli a ben pregare.
La nostra pietà è come moribonda, perché non abbiamo questo rispetto esterno. So bene che non dobbiamo dal gran timore tremare innanzi a Dio e paventare di venire alla sua presenza; ma tanto meno dobbiamo mostrare quasi un disprezzo.
Noi ci dispensiamo da quel contegno grave che ci aiuta a pregare, perché vogliamo soddisfare la nostra sensualità. Crediamo di non star bene in salute: oh, come spesso c'inganna l'immaginazione! Se passasse il Papa, la nostra pretesa indisposizione non c'impedirebbe di stare in ginocchio. E quand'anche fossimo veramente indisposti, eh, non temiamo tanto il patire che ci apre le ali della preghiera; almeno, anche allora, il nostro contegno sia fermo e corretto.
I secolari, se non si sentono bene, si mettano a sedere, in maniera composta, però; non si corichino sulle loro sedie. Non prendete di quelle positure che rilassano l'anima e non la dispongono alla preghiera.
Noi religiosi stiamo sempre in ginocchio: è il vero atteggiamento dell'adoratore. Se siamo troppo stanchi, leviamoci in piedi; è ancora una positura rispettosa: a sedere, non mai. Siamo i soldati del Dio dell'Eucaristia. Se il nostro cuore non brucia d'amore, il corpo almeno attesti la nostra fede, il nostro desiderio di amare e di compiere il nostro dovere.
Dunque, lo stesso nostro corpo preghi, adori! Formiamo tutti senza eccezione la corte del Re Gesù! Pensate che il Padrone è là: inchiodatevi questo pensiero nella mente. Attenti a Nostro Signor Gesù Cristo! Vere Dominus est in loco isto: veramente il Signore è in questo luogo!

di San Pietro Giuliano Eymard

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