Il CUORE DI MARIA
PRIMA PARTE
LA CONSACRAZIONE
CAPITOLO I
CUORE IMMACOLATO
Anima senza peccato
Il saluto dell'angelo riconosceva nel cuore di Maria una vittoria assoluta sul peccato. Infatti, in quel cuore solo la grazia aveva agito, escludendo da esso ogni macchia e risparmiando tutte le conseguenze del peccato originale. Maria era stata preservata dagli occhi divini da ogni servitù al peccato. Nemmeno Satana aveva potuto presentarsi a lei con le sue seduzioni; le sue preghiere erano rimaste pure, senza mai cedere alle tentazioni, neppure parzialmente o in certi momenti della sua vita. Invano egli avrebbe cercato nell'umanità anime che non fossero state contaminate dal peccato. C'era un'eccezione: in mezzo a questa immensa massa di peccatori si stagliava la figura della Vergine Immacolata. Ciò che aveva cercato invano altrove, Dio lo trovava perfettamente realizzato nel cuore della Vergine. Il demonio non era mai riuscito a offuscare la luce divina che inondava quel cuore, né a gettarvi l'ombra della sua malizia. Come una simile eccezione doveva risplendere agli occhi di Dio, e come il cuore di Maria doveva brillare nella sua purezza intatta in mezzo a tutti i cuori degli uomini peccatori! Fu questo spettacolo, l'unico che conta per colui che scruta il fondo dei cuori, a fissare la determinazione divina.
Lo sguardo divino non percorreva solo l'estensione attuale dell'universo, ma conservava davanti a sé tutto il passato. L'appellativo "piena di grazia" corrispondeva a un fatto molto antico, risalente al primo giorno sulla terra, a quella donna, Eva, che con il suo peccato aveva scatenato la collera di Dio e aveva trascinato l'umanità nella sua caduta. Dio l'aveva espulsa dal paradiso, ma aveva fatto una promessa: la discendenza della donna avrebbe schiacciato la testa del serpente. Quel giorno era sorto con il concepimento di Maria: la donna, in previsione dei meriti di suo Figlio, aveva conquistato una vittoria completa su Satana, perché era stata preservata da Dio dal peccato. In quel momento la promessa divina si era compiuta, riempiendo Maria di grazia, e la collera divina si era placata; d'ora in poi tra la donna e Dio non c'era più inimicizia, era Satana il nemico.
Ora, questa alleanza e questa riconciliazione erano state preparate nel cuore di Maria lungo il corso del tempo. Il saluto angelico "Ave, piena di grazia" era la risposta e la rivalsa di Dio verso il peccato di Eva. Il cuore immacolato di Maria aveva fatto parte del piano divino fin dal momento in cui Eva aveva macchiato il suo; la reazione divina al peccato della prima donna fu volere, prima di proclamare la caduta della peccatrice, la santità vittoriosa di un'altra donna. Vedendo Eva disobbedire e cogliere il frutto proibito, Dio aveva pensato alla Vergine, sua serva perfetta. Ma per realizzare questa creatura unica che il suo amore aveva escogitato in risposta al peccato, decise di lavorare precedentemente le anime umane soggette alla miseria del peccato, e di elevare poco a poco le loro aspirazioni a un livello che permettesse loro di accogliere un'anima così perfetta.
La preparazione si estese per molti secoli. Quando gli uomini non erano ancora capaci di aspirare alla bellezza immacolata di un cuore di vergine e non potevano prevederla né attenderla, Dio non cessava di contemplarla in anticipo. "Piena di grazia", era il suo sogno, nascosto nelle profondità insondabili dei suoi disegni: un sogno divino. La visione di un cuore assolutamente puro come quello di Maria orientava in qualche modo tutta l'azione divina; nel profondo di tutti i cuori umani, ancora sommersi nel peccato, Dio cominciava a formare, in modo ancora lontano e come in abbozzo, ciò che voleva realizzare perfettamente nel cuore di Maria. Introducendo nel mondo i primi richiami della sua grazia, i primi tocchi della sua santità, aveva presente davanti agli occhi la perfezione a cui quella grazia sarebbe giunta. Il cuore di Maria rappresentava il termine del cammino, la cima della salita.
Dio non solo fissava questo termine con il suo sguardo, ma lo attendeva. Attendeva che il sogno diventasse realtà. Si direbbe che in lui ci fosse una santa impazienza di vedere finalmente apparire Maria. Un'impazienza tanto più viva quanto più il peso del peccato ritardava l'opera divina nelle anime. Era così difficile elevarle a un livello superiore, purificarle dalle loro impurità! Dio vedeva succedersi le generazioni umane, che si trasmettevano l'una all'altra l'eredità del peccato. Anche gli uomini ebbero coscienza di quel peso che schiacciava l'umanità, e quando San Paolo volle descrivere lo stato del mondo prima della redenzione di Cristo, riprese le enumerazioni che la letteratura del suo tempo aveva reso comuni. Ecco come descrive quegli uomini peccatori: "pieni di ogni ingiustizia, di malvagità, di stoltezza, di malizia; respirando solo invidia, dispute, inganni, malignità; diffamatori, detrattori, nemici di Dio, ingiuriosi, orgogliosi, arroganti, ingegnosi nel male, ribelli ai genitori, insensati, sleali, senza cuore, senza pietà." (Rom. 1, 29-31). Se il mondo gli appariva sotto un simile aspetto, come sarebbe agli occhi di Dio? Se già agli occhi degli uomini tanta malvagità causava ripulsa, che impressione doveva causare questo mondo a colui che discerniva tutte le miserie nascoste, e vedeva il fondo delle anime? Perché accanto ai vizi pubblicamente manifesti, c'erano tutte le malvagità segrete, e non di rado dietro una facciata di virtù, si nascondeva un'ipocrisia inconfessabile, di quelle ipocrisie che Gesù, assetato di verità e di sincerità, denunciò in modo così energico. Testimone di tanti orrori e di tante miserie, delle quali nessuna gli sfuggiva, e che erano tutte di natura da provocare allo stesso tempo una giusta collera e un'immensa pietà, Dio aveva fretta di poter finalmente riposare il suo sguardo su un cuore immacolato, su una creatura le cui apparenze fossero irreprensibili e la cui personalità intima gli offrisse solo uno spettacolo di purezza. Dopo tanta tristezza accumulata dallo sviluppo crescente del peccato nell'umanità, Dio sospirava per quella gioia che preparava per sé. Anche quella che un tempo portava il nome di Maria, la sorella di Aronne, aveva avuto un moto di rivolta seminando l'ostilità contro Mosè, la cui autorità voleva soppiantare. Si era levata contro di lui pretendendo di essere anche lei interprete della volontà divina; Dio manifestò la ripugnanza per il suo peccato colpendola con la lebbra, dalla quale fu liberata solo mediante un'espiazione pubblica (Num. 12, 1-15). Disgustato di vederla smarrirsi così nell'orgoglio e nella ribellione, Dio desiderò più vivamente la donna che avrebbe ricevuto totalmente, senza alcuna riserva, il suo divino amore.
E quando suscitava nell'Antico Testamento alcune belle figure di donne che annunciavano la bellezza di Maria e la sua missione liberatrice, prendeva ancora più gusto per suscitare infine questa bellezza suprema; perché per quanto belle fossero, quelle figure rimanevano tuttavia molto al di sotto dell'ideale. Si trovavano ancora offuscate dall'ombra del peccato. In nessuna di esse, né in Debora, né in Giuditta, né in Ester, Dio poteva trovare un cuore immacolato. C'era molto di grandioso in quelle eroine, ma ciò che Dio cercava era un'anima tutta semplice, di aspetto comune, ma il cui interno fosse un santuario. Il cuore immacolato della Vergine fu quindi il termine di una lunga attesa. Con quale vibrazione di entusiasmo il Signore deve aver creato ciò che aveva progettato da tanto tempo, e con quale amore deve aver contemplato, dopo tante generazioni di peccatori, la purezza perfetta! È quella vibrazione che riecheggia ancora nella parola dell'angelo: "Rallegrati, piena di grazia!" Dio possedeva d'ora in poi una creatura che poteva contemplare senza provare collera né tristezza, e nella quale il suo sguardo poteva compiacersi indefinitamente. Il cuore di Maria, specchio della perfezione divina, offre finalmente un riposo allo sguardo di Dio, a quello sguardo che durante secoli e secoli aveva sondato il cuore degli uomini, senza poter mai dilettarsi in essi senza riserve. Esso soddisfa l'aspirazione e l'impazienza di Dio.
JEA N GA LOT, S.J.

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