giovedì 1 ottobre 2026

Il Purgatorio e il Paradiso - L'Eucaristia e la pena del danno

 


CHI MORRA’ VEDRA’…


La pena del danno, per tutte le anime, e specialmente per le più vicine alla gloria, è immensamente temperata dall'Eucaristia, che è la presenza velata di Gesù. Per questo da tante rivelazioni sappiamo che quando si celebra la Messa per un'anima, essa non soffre o per lo meno è grandemente refrigerata, proprio per la presenza di Gesù sull'Altare. Celebrandosi la Messa per lei, e applicandola Dio all'anima penante, quando non c'è un ostacolo di giustizia che lo impedisca, l'anima ritorna quasi come pellegrina di amore sulla terra dove si celebra, si unisce alla Chiesa militante, partecipa al suo ineffabile tesoro Eucaristico, e si trova con immenso amore vicina a Gesù, adoratrice amorosissima, attraverso il velo dell'Ostia santa, di Gesù, suo amore e sua vita. Nessuna creatura della terra è adoratrice Eucaristica come un'anima purgante che partecipa ad una Messa celebrata per lei, o che si unisce per il suffragio all'adorazione della Chiesa per Gesù Sacramentato.

  Ne abbiamo un esempio bellissimo in una rivelazione di S. Geltrude.

  A questa Santa apparve, appena dopo morta, una Religiosa deceduta nel fiore dell'età, e nel bacio del Signore, dopo una vita passata in continua adorazione verso il SS. Sacramento. Le apparve tutta sfolgorante di luce celeste, inginocchiata davanti al Divino Maestro, che faceva partire dalle sue piaghe gloriose cinque raggi infiammati, che andavano a toccare dolcemente i cinque sensi della pia Suora. Ciononostante, sembrando la fronte di questa come offuscata da una nube di profonda tristezza, S. Geltrude, piena di meraviglia, domandò al Signore come mai, mentre Egli favoriva la sua serva in modo tanto speciale, questa sembrava che non godesse di una gioia perfetta. Gesù rispose: « Fino ad ora quest’anima fu giudicata degna di contemplare solamente la mia umanità glorificata e le mie cinque piaghe in considerazione della sua devozione verso il mistero Eucaristico, ma non può essere ammessa alla visione beatifica a cagione di alcune macchie leggerissime da lei contratte nella pratica della Regola».

  E poiché la Santa intercedeva per lei, Gesù le fece conoscere che senza numerosi suffragi, quell'anima non avrebbe potuto terminare la sua pena. La defunta medesima fece cenno a S. Geltrude di non voler essere liberata, prima di avere soddisfatto al suo debito. L'amore che aveva per Dio, le faceva desiderare di comparirgli davanti tutta pura. L'amore che in vita aveva avuto a Gesù Sacramentato, le faceva contemplare la Divina Umanità di Lui, come l'aveva contemplata velata nell'Ostia Santa.

  Ecco un altro esempio che ci dimostra come la Divina Eucaristia attenua nelle anime purganti la pena del danno, e la separazione da Dio.

  Il giorno di tutti i Santi una giovane di rara virtù e modestia, vide comparirle davanti l'anima di una dama di sua conoscenza, morta poco tempo prima, la quale le fece conoscere come essa soffrisse bensì la sola privazione di Dio, ma che questa privazione era per lei così intensa, che le procurava un tormento indicibile. In tale stato le si fece vedere più volte, e quasi sempre in Chiesa, poiché, non potendo contemplare Dio a faccia a faccia nel Cielo, cercava di trovare refrigerio alla sua pena, contemplandolo almeno sotto le specie Eucaristiche.

  Sarebbe impossibile riferire a parole con quale slancio di adorazione, e con quale umile rispetto, rimanesse quell'anima davanti alla Sacra Ostia. Quando assisteva al divino Sacrificio, nel momento dell'elevazione il suo volto s'illuminava in tal modo, che sembrava un Serafino. La giovanetta dichiarava di non aver visto mai uno spettacolo più bello. Ogni volta che la fanciulla si comunicava, l'anima della matrona l'accompagnava alla Sacra Mensa, e rimaneva poi accanto a lei per tutto il tempo del ringraziamento, per godere della sua felicità innanzi a Gesù Sacramentato vivente in lei.

Sac. Dolindo Ruotolo


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