Gesù ha detto: “Non sono venuto a te perché ne eri degna. Non ti lascerò perché non lo sei”.
Stamattina sono andata a Messa. È stato un periodo par-ticolarmente difficile, con irrequietezza, situazioni di lavoro stressanti e astiose discussioni tra mio marito e me. Ciò fa seguito ad una Quaresima terribilmente dura. Sono andata in chiesa e ho dato uno sguardo alla Prima Stazione della Via Crucis, pensando alla Quaresima che avevo appena portato a termine fra le sofferenze e com-mentando sarcasticamente, rivolta a Gesù, che era troppo presto per rimettere via le Stazioni della Croce. La cosa è stata accolta da un placido silenzio. Ho vomi-tato vari altri commenti di autocommiserazione. Non ne sono venuti commenti di rimando.
Cominciando a sentirmi la lagnosa che ero, ho fatto la Comunione. Gesù ha cominciato a parlare, dicendomi che ero come una bambina che andava in bicicletta per la prima volta. Lui, come ogni buon genitore, mi aveva accompagnata correndo dietro di me. Aveva lasciato la presa da me per un minuto. Per l’esattezza, era stato un giorno è mezzo. Ciò era a mio beneficio, per farmi eser-citare a mantenere il mio equilibrio spirituale. Non mi aveva mai abbandonata e non mi avrebbe lasciata en-trare in zone pericolose. Era stato con me per tutto il tempo. Questo pensiero mi ha fatta sentire piccola pic-cola, pensando all’ultimo giorno e mezzo di mie non tanto pacifiche reazioni a vari fattori di stress e diffi-coltà. Sì, le aveva udite, le imprecazioni.
Tornando alla bici: Lui non mi avrebbe lasciata cadere, anche se io avevo l’impressione di star cadendo. Co-minciavo a cadere – penso io – e Lui mi afferrava. La sensazione di perdere l’equilibrio e di pericolo mi aveva spaventata. Come una bambina malferma, non voglio che mi si lasci andare. Neanche per un attimo. Lui mi ha assicurato che ero amata, anzi, amatissima, e che per un certo tempo non mi avrebbe più lasciata a me stessa. Ho detto come una zotica: “Quindi ho fallito il test”. Lui ha replicato: “Non era un test. Era esercizio. E tu non hai fallito. Ti sei esercitata. Io sono con te. Ti sto insegnando. E tu stai imparando. Sii gioiosa. Io non ti lascerò mai”.
“Sta’ dalla Mia parte, la parte della pace”.
Mi si strugge il cuore. Amo talmente Gesù, che è diffi-cile comunicare con Lui soltanto in questo modo. Vo-glio stare con Lui. Questa sofferenza può essere terri-bile. Non mi piace. Non sono una tagliata per soffrire. Ma la nostalgia per Gesù, benché sia uno struggimento, non la cambierei con nulla. Voglio che diventi più in-tensa. Non capisco completamente che cosa stia succe-dendo. O perché stia succedendo. Ho passato quasi un anno ad aver paura per il fatto che ero tanto indegna. Lui mi ha assicurato che non sbaglia, e che mi conosce, e che ha scelto di venire a me in questo modo per varie ragioni, principalmente per prepararmi a compiere la Sua opera. Posso essere a mio agio nella mia indegnità, purché io stia facendo del mio meglio. Ora, ciò sembra semplice, e un semplice pensiero. È stato solo il don a liberarmi da tale orribile senso di trepidazione. Temevo che tutto questo fosse solo nella mia immaginazione, o peggio, una qualche sorta di interferenza demoniaca.
Ho confidato in Gesù per tutto il tempo, e ho confidato nella Madonna perché mi proteggesse. Vorrei precisare che in nessun momento ho sentito enorme ansia. Mi sentivo serena, solo perplessa.
Il don mi ha detto, dopo aver pregato su di me: “Il tuo dono non è un’illusione. Gesù è con te. Ti sta chia-mando a vivere da madre e moglie la vita interiore. Vuole anche che tu faccia per Lui qualcosa con le tue mani. Con le tue mani che cosa fai?”. Gli ho detto che scrivevo. Ha annuito e sorriso. “Ecco cosa, è ovvio! Avrei dovuto arrivarci. Vuole che tu scriva con Lui e per Lui”. Ciò mi ha colmata di gioia e sollievo immensi, perché è questo ciò che stavo capendo da Gesù, e fran-camente ero felice di sapere che non mi stavo immagi-nando le cose. Mi ha anche istruita ogni mattino a fare un ufficio scritturistico, che è un insieme predetermi-nato di letture. Mi ha detto che la mia confusione insor-geva perché, nel tentativo di rispondere a questo dono speciale, mi ero messa a leggere vari santi, come avevo fatto sempre, ma più seriamente da quando erano co-minciate le comunicazioni. Mi ha detto che i santi che stavo cercando di imitare erano vissuti in monasteri e conventi, mentre io ero chiamata a vivere nel mondo e in famiglia. Di qui la confusione. Ero andata in giro sen-tendomi in colpa ventiquattrore al giorno perché stavo fallendo, quando in realtà, nel fare il mio dovere unita al mio Gesù, Lo stavo servendo secondo la Sua preziosa volontà. Il don mi ha messa su un cammino stupendo, santo e fiducioso. La mia preghiera a base di Scrittura è potente, ricca e rivelatrice. Gesù con me non lascia nulla al caso. Mi dice quando lavorare al mio libro, os-sia dopo che sono state assolte le necessità della casa e dette le mie preghiere.
Un giorno ho cominciato a lavorare, avendo dimenti-cato di pregare. Lui mi ha fermata e ha detto: “Prega”.
Ho provato a ignorarLo, dato che avevo cominciato in ritardo. Di nuovo è venuta la parola: “Prega. La tua opera bisogna che sia Mia. Per far questo, bisogna che tu inizi con Me”.
Ovviamente, così ho fatto, e ne ho ricevuto una tale gioia e conforto, che ho cominciato a scrivere con cuore leggero e felice. Lui mi istruisce in questo modo, dicendomi spesso quando stare in silenzio, o quando non fare una telefonata. Vorrei che mi dicesse quando smettere di imprecare, ma suppongo che sia una tale ovvietà, che si mette le dita nelle orecchie e cerca di non girare gli occhi all’insù. Stamattina ho sentito la Sua esasperazione quando ho detto: “E così ho fallito”. Se non fosse Gesù, avrebbe girato gli occhi all’insù. Ma la Sua pazienza è sconfinata – siano rese grazie a Dio nostro Padre! Faccio affidamento sulla Sua pazienza. Ne dipendo, e ne abuso quotidianamente.
Secondo la Sua tempistica, ho finito una primissima bozza la mattina che i figli uscivano di scuola per le va-canze di Pasqua. Lui mi ha spiegato che non dovevo tornare a lavorarci su finché non fossero tornati a scuola. Il mio dovere per quei dieci giorni era coi figli. L’ho messa via, ma a un certo punto ho pensato di prenderla e rileggermela. “No”, è stata la risposta. “Questa piccola cosa è una mortificazione. Lasciala stare finché non sia ora”. Mi rendo conto che l’obbedienza è fondamentale, e ho fatto come mi è stato detto. Cerco di obbedire in altre cose.
Durante i litigi con mio marito, Lui mi dice spesso: “Lascialo a Me”. Lì non sono altrettanto obbediente, dato che Lui opera un pochino più lentamente di quanto mi piaccia, quando si tratta di mettere a posto il marito. E come faccio ad essere sicura che il marito stia ascol-tando quando parla Gesù? Forse potrebbe non prestare attenzione quanto me. Perciò dico al marito che cosa penso che Dio voglia che lui sappia, a gran voce, in caso non stia ascoltando. Questo non piace a Dio, e ci devo lavorare sopra.
Dio vuole che io non fumi più. La mia storia d’amore con le sigarette è terminata sette anni fa, ma ne prendo ancora, quelle rare volte. Durante la mia ultima deci-sione di metterle giù e andarmene, ho pregato di fronte al tabernacolo.
Gesù ha detto: “Soffieresti fumo in questo tabernacolo? Io sono con te, dentro di te. Tu Mi porti con te. Non fumare”.
Non si trattava di un messaggio ambivalente, e dopo ciò non ho più fumato, sebbene mi ci corra il pensiero ogni giorno.
Gesù spesso vuole che io mi faccia da parte, in modo che Lui possa operare con qualcuno al quale sto par-lando. Comprendo che a volte è questo che sta avve-nendo, e cerco di quietare la mia anima, in modo che Lui si possa servire di me per parlare ad una persona che potrebbe essere in difficoltà. Amo scrivere con Cristo. La cosa semplicemente avviene e fluisce. Ora sta fluendo, e non ne avverto la fatica. Amo Gesù, e durante i periodi più difficili della Quaresima avverto un senso quasi fisico di riallineamento della mia volontà alla Sua, nonostante le più orrende afflizioni e angoscia spirituali. Non c’è più nient’altro per me. Il mondo mi è or-mai di scarso sollievo. Spesso non c’è conforto reperi-bile su questa terra. Nessuna persona mi può consolare. Nulla. Nessun cibo, nessun agio. Sono sola in mezzo ad una folla, anche di persone di convinzioni simili alle mie. È terribile da provare, ma il frutto è una specie di sensazione che ho di volgere in forza una debolezza spi-rituale o di avventurarmi al buio nella fede. Ti rafforza davvero, e questo adesso lo vedo. Lo detesto – sia ben chiaro. La gente intorno a me deve beneficiarne, però, di questa mia vicinanza a Cristo. Per via di tale sofferenza, ho paura di non potere a volte adempiere ai miei doveri. Ma no, Lui mi dà di poterlo. Si occupa di ogni dettaglio nel più straordinario dei modi. È irreprensibile con me, e come dico, non c’è nient’altro che Lui. Faccio affidamento su di Lui per ogni cosa.
Un pensiero ancora, per oggi. La suora mi ha detto spesso che dovrei registrare alcuni dei pensieri o espe-rienze. La suora vive in Comunità nei paraggi ed è per me una cara amica e consigliera. Lo scrivere, che io vedo come lavoro, viene facile, ma c’era una piccola parte di me che pensava: “Ah, e così adesso Tu vuoi che io faccia questo, oltre a tutto il resto?” (Come fa a sopportarmi?). Così, con l’atteggiamento di chi vuole un invito personale, mi rifiutavo di scrivere. Una volta Gliel’ho domandato direttamente, e Lui ha detto: “Verrà il tempo. Non è adesso”. In seguito ad una bellissima esperienza, ho detto: “Dio, forse questa cosa dovrei metterla per iscritto”. Lui ha sorriso e mi ha fatto capire senza parole che è così che solitamente Lui adempie in noi la Sua volontà: non voleva che io incominciassi un diario spirituale con un atteggiamento cattivo, così mi ha dato il desiderio di farlo; mi ha dato un bisogno ardente di trascrivere queste interazioni; in altre parole, perché resistere? Lui otterrà le cose come le vuole, e io vivo per la Sua volontà, quindi dovrei smet-terla di lamentarmi. Tuttavia esitavo, essendo assorbita dal mio altro lavoro. La suora questa mattina mi ha chiesto di incominciare la cronaca delle esperienze, e francamente, quando parla la suora, io ascolto, e tratto tutto quello che dice come qualcosa a cui devo obbedire. È un’amabile profetessa e direttrice nei miei confronti. Ha detto anche, questa mattina, che devo pregare per ottenere un direttore spirituale.
Devo anche dire che era da oltre un anno che lei mi andava dicendo che sentiva che io dovevo mettermi a fare qualcosa a base di Scrittura. L’avevo abilmente igno-rata, cosa che tendo a fare con molti profeti che Lui mette nella mia vita. Dopo il don, lei stava pregando la mattina seguente, e Dio le ha detto che avevo bisogno di pregare a base di Scrittura. Stavo pregando anch’io quella mattina e pesavo: “Ho davvero bisogno di procurarmi qualche tipo di ufficio di preghiera”. Poco dopo è suonato il campanello della porta, e la suora mi ha porto un breviario quotidiano, assieme a due altri libri di preghiera. A differenza di me, la suora ascolta quando Lui fa una richiesta. Risponde subito. Io sto imparando.
Anne, apostola laica

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