domenica 19 luglio 2026

Una nuova croce di Luisa: rimettere sempre il cibo e allo stesso tempo patire la fame. Il Confessore le vieta di continuare nello stato di vittima

 


Ciò mi costò molto in principio, specialmente [117] per le obbedienze che mi dava il Confessore. Non so come, voleva che prendessi il chinino e mi aveva data l’ubbidienza che, quante volte avessi rovesciato, altrettante volte dovevo ritornare a prendere il cibo. Ora, il chinino mi stuzzicava l’appetito e delle volte sentivo ben bene la fame; prendevo il cibo e appena preso, e delle volte nell’atto stesso di prenderlo, dai continui urti di vomito ero costretta a rimetterlo e rimanevo con la stessa fame di prima 83. La parola “povera”, che Gesù mi aveva detto, non mi faceva ardire di chiedere niente ed io stessa avevo vergogna di chiedere. Pensavo tra me: “Che dirà la famiglia? Mo’ ha vomitato ed ora vuole mangiare? Se mi danno qualche cosa la prendo, se no il Signore ci penserà”.  

Così me la passavo, contenta di poter offrire qualche cosa al mio caro Gesù. Questo però non durò molto tempo, ma circa [118] quattro mesi. Un giorno il Signore mi disse: “Ripeti la domanda, che ti dia l’ubbidienza di non prendere il chinino e di non farti prendere il cibo tante volte, che o gli darò lume”. 

Così venne il Confessore e glielo dissi, e lui mi disse: “Per non mostrare singolarità, d’ora in poi voglio che prenda il cibo una sola volta al giorno”, e sospese anche il chinino. Così restai più quieta   e mi passò la fame, ma però non cessò il vomito; quella sola volta che prendevo il cibo ero costretta a rimetterlo.  

Il Signore delle volte mi diceva di chiedere l’ubbidienza di non mangiare, ma il Confessore non mi ha dato mai questa ubbidienza; mi diceva: “Fa niente che vomiti, è un’altra mortificazione”. 

Io però lo dicevo al Signore e Lui mi diceva: “Voglio che tu faccia la domanda, ma con santa indifferenza voglio che tu stia a ciò che ti dice l’ubbidienza”.  

E così continuai a fare. [119] Quando furono passati circa quaranta giorni, da me presi da quella parola che disse il Signore (“per un certo dato tempo”) e che io così avevo detto al Confessore, e le sofferenze continuavano a sorprendermi ogni giorno e lui era costretto a venire tutti i giorni, il Confessore incominciò a darmi l’ubbidienza di non dovere più stare in quello stato e mi soggiungeva che se fossi caduta nelle sofferenze, lui non ci sarebbe più venuto. Da parte mia mi sentivo prontissima a fare l’ubbidienza; specialmente la natura voleva liberarsi da quello stare continuamente nel letto, che per quanto bello fosse, era sempre letto. Quel doversi assoggettare a tutti, anche nelle cose più ripugnanti e necessarie alla natura, ed essere costretta a dirle agli altri è un vero sacrificio. Quindi la natura fece il suo ufficio e tutta si consolò nel sentirsi dare questa ubbidienza. [120] L’anima mia era pronta a fare l’ubbidienza e pronta a stare nel letto, se il Signore così avesse voluto, perché avevo incominciato a sperimentare quanto era stato buono con me e che la vera rassegnazione sa cambiare la natura alle cose e l’amaro lo converte in dolce. 

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83 - Nei primi tempi, il vomito avveniva ogni tre o quattro giorni; ma in seguito si produceva ogni volta che mangiava. Pochi minuti dopo aver mangiato, come in un singulto rimetteva tutto intatto e gradevole alla vista. Da quando rimase definitivamente nel letto, Luisa visse in massima parte della Santa Eucaristia e dello stesso cibo di Gesù: la Divina Volontà. Alcuni raccontano che visse totalmente priva di cibo e bevande durante tutto quel tempo, ma ciò non corrisponde a verità. Nel Volume XI (29.9.1912) Luisa scrive: “…Sono rimasta impensierita, pensando al mio stato,  ché prima prendevo pochissimo cibo ed ero costretta a rovesciarlo ed ora ne prendo di più e non rovescio…”, e lo attribuisce a mancanza di mortificazione e a suo difetto, ma, Gesù le dice, è perché, dopo averla purificato e distaccato dalle cose terrene “Io la restituisco alla vita ordinaria, perché voglio che i miei figli prendano parte alle cose da Me create per loro amore, secondo la mia Volontà, non secondo la loro. Ed è solo per amore di questi figli, che sono costretto a nutrire gli altri”. (Lo stesso si vede nel Vol. XII, 12.8.1918, dove parla del suo continuo rimettere che tanto la mortifica). 


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