venerdì 5 settembre 2025

MESSAGGIO N. 17 SAN MICHELE ARCANGELO - GENERATO NEL GREMBO MATERNO DELLA VERGINE MARIA DI GUADALUPE

 


MESSAGGIO N. 17 SAN MICHELE ARCANGELO


GENERATO NEL GREMBO MATERNO DELLA VERGINE MARIA DI GUADALUPE


Io, San Michele Arcangelo, Principe delle Milizie Celesti, vengo in nome della Vergine Maria di Guadalupe, per parlarvi della sua protezione materna.

In questi tempi di grande apostasia, confusione, mancanza di valori, perversione, degrado morale e false ideologie con basi eretiche e sataniche, la Santa Madre del Cielo non abbandona i suoi figli, li ama con tutto il suo cuore.

L'amore di una madre per i suoi figli qui sulla terra non è paragonabile all'amore che lei ha per ognuno dei suoi figli, per questo è la Regina della Pace e Corredentrice, perché il Verbo Incarnato è stato accolto, è cresciuto e maturato nel suo grembo e viene a darvi più indicazioni attraverso di me.

Mi ha chiesto di elencare i più importanti passo dopo passo:

1.- Per arrivare a Gesù Cristo, bisogna farlo attraverso di lei; lei è la via che conduce le pecorelle ferite e confuse al Cuore del suo amato Figlio Gesù Cristo.

2. Il Cuore di Maria è così ampio che potrebbe accogliere tutta l'umanità, eppure ci sono tanti che non ascoltano i suoi pressanti richiami, per questo le sue immagini piangono lacrime di sangue in tutto il mondo.

3. Una madre terrena non sbaglia quasi mai con i suoi figli, perché ha l'istinto materno che Dio le ha dato naturalmente; ha un senso più sviluppato di qualsiasi altra donna che non sia stata madre; questo dono le è stato dato da Dio nella maternità.

Immaginate la maternità della Vergine Maria, quale senso non deve avere questa Madre del Cielo, per proteggere i suoi piccoli figli? Per questo parla, si manifesta, piange e gioisce con tutte le piccole pecore che le danno un sì, e che lei amorevolmente prende in braccio e le porta a suo Figlio Gesù Cristo.

Il suo senso materno è molto grande, è per questo che accoglie nel suo grembo tutti i suoi piccoli figli. Quale protezione più grande si può avere di quella di una madre amorevole?

Lei dà le armi e le linee guida da seguire in questi tempi finali, per questo vi invita a pregare il Rosario ogni giorno; cibo che vi darà la forza di andare avanti in tutte le prove che vi aspettano.

Il Rosario è l'arma che distruggerà Satana, per questo Lei lo diffonde in tutto il mondo.

Voi siete figli della luce ed essa vi nutrirà con il suo latte materno, che è la parola di suo Figlio nei Vangeli; non mancate di leggerli, sono insegnamenti pratici che vi porteranno su un terreno solido.

5. Maria è Corredentrice di tutta l'umanità, perché per mezzo di lei è nato Gesù Cristo, e se lei non avesse dato il suo Fiat allo Spirito Santo, l'opera di redenzione e la nascita di Cristo non avrebbero avuto luogo.

Il peccato è entrato nell'umanità attraverso una donna, Eva, e la salvezza è entrata nell'umanità attraverso una donna, la Beata Vergine Maria.

Lei, dando il suo Fiat ha cambiato la storia del mondo, e non solo ospita nel suo grembo Gesù Cristo, ma tutta l'umanità.

Per mezzo di Lei e dello Spirito Santo, il Verbo Incarnato venne al mondo e dimorò nel suo grembo per nove mesi di gestazione; gli stessi nove mesi che i suoi figli rimarranno e rimarranno nella preparazione spirituale, nella veglia, nella preghiera, affinché si sviluppino a poco a poco come Apostoli degli Ultimi Tempi, per essere anime guerriere, pronte per la battaglia finale, generati come Gesù Cristo, nel grembo di Maria, pronti per essere la luce delle nazioni.

Questi apostoli del tempo della fine stanno per nascere nella luce, nell'illuminazione delle coscienze, nella conversione e nella trasformazione, cambiando il loro cuore umano in quello di Maria, Gesù o San Giuseppe, dando così il via alla nascita delle primizie che condurranno i loro fratelli attraverso il deserto verso il Nuovo Millennio.

Gli apostoli degli ultimi tempi stanno per nascere a nuova vita, dopo essere stati generati e essersi sviluppati nel grembo della Vergine Maria, oggi apriranno i loro occhi alla nuova realtà spirituale, che li renderà fedeli testimoni di Cristo Gesù nelle tenebre.

Figli del Padre che testimonieranno Dio con la loro vita; saranno nutriti dal latte materno della Madre del Cielo, e io, San Michele Arcangelo, verrò a nutrirli personalmente con il Corpo di Cristo.

Soldati di Cristo, pronti a nascere presto a vita nuova in Cristo Gesù, trasformati dallo Spirito Santo in otri nuovi.

Apostoli degli ultimi tempi, preparati dalla Vergine Maria, istruiti da me e unti dallo Spirito Santo, pronti per la battaglia finale al suono delle trombe inizierà, e noi grideremo all'unisono: Chi è come Dio! Nessuno come Dio!

Siete stati portati poco a poco, passo dopo passo, a questo destino finale. Era un processo: si veniva scelti; e si era neonati, poi bambini fino a diventare adulti.

Voi non ve ne rendete conto, ma siete diversi dagli altri, portate il seme di Dio nei vostri cuori e i suoi insegnamenti, i suoi doni e carismi incorporati nelle vostre anime, menti e spiriti.

Sono pronti ad andare a predicare la buona notizia di Cristo alle nazioni.

La Madonna li ha scelti, li ha preparati, e oggi manca solo l'ultimo passo, la trasformazione di quel seme in un albero frondoso, pieno di frutti, di doni straordinari, di carismi e soprattutto di un cuore trasformato.

Apostoli degli ultimi tempi, Maria come Corredentrice di tutta l'umanità, ha instillato la sua fiamma d'amore in tutti voi e non si spegnerà mai, perché questa fiamma d'amore infiammerà tutta l'umanità e verrà il trionfo dei Cuori Uniti di Gesù e Maria.

Apostoli degli ultimi tempi, precursori della seconda venuta di Cristo Gesù, io, San Michele Arcangelo, vi esorto a preparare le vostre armi per la battaglia.

La cosa principale è il rosario, la preghiera, il digiuno, le opere di misericordia e l'amore di Dio e del prossimo.

Apostoli dei Tempi Finali, queste sono quasi le istruzioni finali, rimangono pochissime questioni; alla fine di queste la battaglia inizierà presto, quindi date il vostro Fiat alla Madre del Cielo e alla Santa Trinità e seguite le mie istruzioni, che io, Principe delle Milizie Celesti, sono venuto a darvi attraverso Lore, la mia messaggera di questi Tempi Finali; il suo compito è importante, pregate per lei.

Io, Principe delle Milizie Celesti, vi schiero sul campo di battaglia.

Queste sono quasi le ultime istruzioni, quindi mancano pochi secondi alla terza chiamata.

Pronti miei guerrieri, al suono delle trombe tutto avrà inizio.

Chi come Dio!

Nessuno come Dio!

 25 agosto 2016


Il Mistero della Corona di Spine - LA SINAGOGA INCORONATA DI SPINE

 


Il mistero della corona di spine

di un padre passionista

1879


CAPITOLO XIII

LA SINAGOGA INCORONATA DI SPINE


   «Ogni albero si riconosce dai suoi frutti. Non si raccolgono fichi dai rovi, né si vendemmia uva dai cespugli di more» [Lc 6, 44].


Abbiamo appreso da San Bernardo che il nostro Signore Divino fu coronato di spine dalla sua crudele matrigna, la sinagoga ebraica. “Coronavit eum noverca sua corona spinea.” Dobbiamo riflettere sul fatto che, per sua natura e forma, questa corona diffonde le sue spine appuntite in due direzioni opposte. Alcune spine divergono naturalmente verso l'interno del cerchio e trafiggono l'adorabile Capo del nostro Signore. Altre si protendono verso l'esterno per punire e respingere tutti i suoi nemici malvagi. Tra i nemici del nostro Salvatore, la sinagoga ebraica si è sempre dimostrata la più malvagia e la più ostinata. Non possiamo quindi sorprenderci nel vederla intrappolata e torturata nel roveto spinoso che lei stessa ha piantato e coltivato... Perché, come dice San Paolo, «ciò che l'uomo semina, quello raccoglierà». [Gal. 6: 8] Inoltre abbiamo udito la voce della verità eterna dichiarare che: «Gli uomini non raccolgono fichi dalle spine, né raccolgono uva dai rovi. Ogni albero si riconosce dai suoi frutti».

1. Ogni albero è conosciuto dai suoi frutti. I pregiudizi religiosi sono generalmente profondamente radicati nella mente umana. Il motivo è che i sentimenti religiosi hanno origine da fonti superiori alla natura umana e tendono a un fine soprannaturale. I veri sentimenti della vera religione sono infusi da Dio nel cuore dell'uomo, mentre i pregiudizi religiosi sono ispirati e alimentati dalla malizia del diavolo. Sin dalla sua orribile caduta, Lucifero non ha mai smesso di suscitare e perpetuare l'odio religioso nella mente dei suoi ingannati, siano essi angeli caduti o uomini. Ha causato la prevaricazione dei nostri genitori, Adamo ed Eva, e ha provocato dissensi religiosi tra i loro figli diretti, che da allora si sono perpetuati nella società umana. Questa è stata l'origine di tutti gli scismi, le eresie e l'idolatria nel mondo religioso.

Non potremo mai deplorare abbastanza l'antagonismo esistente tra le diverse sette religiose dei tempi moderni. Una riflessione un po' più lucida e calma dimostrerebbe che tutta questa animosità deriva da alcune divergenze di opinione su alcuni dogmi religiosi di fede e, in alcuni casi, tra le sette, questa differenza si limita a mere questioni di disciplina ecclesiastica e alla forma di governo della Chiesa. Tutte queste denominazioni cristiane sono tuttavia unite nei principi fondamentali della religione cristiana. Credono nel dogma della rivelazione e nell'ispirazione divina della Bibbia. Credono nella caduta originaria dell'uomo, nel mistero dell'Incarnazione, nella misericordia dell'espiazione del nostro Salvatore, nell'istituzione della religione cristiana per la salvezza eterna dell'umanità. In breve, quasi tutte le sette cristiane si uniscono nel recitare la formula generale della fede cristiana contenuta ed espressa nel Credo degli Apostoli. Tuttavia, nonostante tutti questi punti di contatto uniformi e i forti legami di unione, siamo purtroppo tenuti separati da pochi punti di differenza nella fede o nella disciplina.

Questa deplorevole differenza ha costituito per oltre trecentocinquanta anni un muro di separazione tra cattolicesimo e protestantesimo nella Chiesa cristiana, e per oltre mille anni tra la nostra fede e lo scisma greco e russo. Come possiamo noi cristiani sperare di trovare sentimenti di simpatia religiosa nella mente e nel cuore della sinagoga ebraica, essenzialmente e diametralmente opposta all'idea stessa e alla natura della religione cristiana? ... L'ebraismo e il cristianesimo sono incompatibili nell'insieme dell'idea religiosa. La sinagoga, almeno in linea di principio, sarà sempre contraria alla Chiesa cristiana. Gli ebrei si aspettano che il Messia venga in futuro con grande potere e gloria per restaurare il loro dominio materiale perduto sulla terra. Noi cristiani crediamo e siamo tenuti a credere che il Messia e Redentore universale dell'umanità sia venuto sulla terra diciannove secoli fa in estrema povertà, profonda umiltà, morendo su una croce in eccessive sofferenze. «Noi predichiamo Cristo crocifisso, agli ebrei uno scandalo, ai gentili una follia. Ma per quelli che sono chiamati, sia ebrei che greci, Cristo è potenza di Dio e sapienza di Dio». [1 Cor. 1: 23] Ma lo spirito orgoglioso e la mente ostinata degli ebrei non vogliono credere a questo fatto, e preferiscono attendere Colui che il mondo cristiano crede fermamente e pienamente essere venuto quasi duemila anni fa. Invano facciamo appello alle promesse e alle profezie che essi sono tenuti a conoscere e a credere nell'Antico Testamento. Si rifiutano di ascoltare il racconto riportato nel Nuovo Testamento dei molteplici e stupendi prodigi che hanno preceduto la Nascita, accompagnato la Vita, la Morte e la gloriosa Resurrezione del nostro Divino Redentore. San Paolo, dopo la sua miracolosa conversione dal giudaismo, indirizzò una magnifica epistola agli Ebrei in cui dimostra, al di là di ogni possibilità di contraddizione, la venuta del Messia, la Sua morte e risurrezione, la natura imperfetta del giudaismo, la sua necessaria abrogazione e l'eccellenza superiore della religione cristiana. Ma tutto invano. Il fatto grandioso e stupendo della Chiesa cattolica, che si erge come un'enorme montagna davanti alle nazioni della terra, con più di quattrocento milioni di credenti e fedeli, è trattato dall'ebreo presuntuoso come una folle illusione e un'orribile idolatria. A suo parere, noi cristiani siamo peggiori dei pagani anatematizzati, mentre egli si considera il vero israelita e l'unico adoratore privilegiato del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe. Purtroppo egli è vittima di un fatale inganno, ma finché questo inganno criminale continuerà a dominare la sua mente, non possiamo aspettarci che egli guardi con favore al cristianesimo. Al contrario, in virtù dei suoi principi errati, vi si opporrà con forza, perché l'ammissione della verità e della realtà della religione cattolica comporta l'inevitabile abrogazione del giudaismo.

2. C'è un altro ostacolo pratico sulla via della conversione della razza ebraica. La loro ammissione della verità del cristianesimo richiede necessariamente la loro fede nella divinità di Gesù Cristo e in tutti i misteri della sua incarnazione, nascita, vita, passione, morte e resurrezione. Dovrebbero riconoscere che i loro antenati, diciannove secoli fa, respinsero empiamente il Messia, lo perseguitarono con estrema crudeltà, lo fecero flagellare come uno schiavo, lo coronarono di spine come re dell'ignominia e del dolore, lo preferirono a Barabba, un assassino, chiesero a Pilato la sua crocifissione, il governatore romano, lo hanno deriso e bestemmiato durante la Sua agonia sulla croce, dove alla fine è morto. Gli ebrei, prima della loro conversione, dovrebbero studiare e imparare la storia del cristianesimo e deplorare la cecità volontaria dei loro predecessori nel perseguitare crudelmente tutti gli apostoli e i discepoli del nostro Divino Signore, lapidando a morte Santo Stefano e uccidendo il santo apostolo San Giacomo. Dovrebbero condannare lo spirito di odio e persecuzione con cui la loro razza ha animato i cristiani per diciannove secoli. Infine, dovrebbero riconoscere i propri errori e deplorare amaramente la loro precedente ostinazione nel rifiutare la religione cristiana. Tutto ciò richiede un miracolo di grazia che deve essere ottenuto attraverso una profonda umiltà e una fervida preghiera.

Per dimostrare che nelle nostre affermazioni sugli ebrei come collettività non siamo stati e non siamo animati da fanatismo religioso, dovremo fornire alcuni fatti storici autentici.

 3. «Gli uomini non raccolgono fichi dalle spine», dice nostro Signore. L'illustre cardinale Baronio, eminente tanto nella pietà e nella cultura quanto nella dignità, nei suoi voluminosi annali della Chiesa ha spesso occasione di condannare il comportamento degli ebrei nei confronti dei cristiani. Nelle loro sinagoghe vengono istruiti dai loro rabbini e nelle loro case dai loro genitori ad anatematizzare e maledire Gesù Cristo come un idolo abominevole. Vengono esortati a commettere questa empietà ogni volta che passano davanti a una chiesa cristiana o vedono in qualsiasi luogo la Sua sacra immagine. Chi scrive queste righe ha ripetutamente sentito confermare questo fatto da un sincero e fidato convertito dall'ebraismo, della tribù di Levi. Gli era stato insegnato ad agire in questo modo fin dall'infanzia ed era stato esortato a questa pratica dalle parole e dall'esempio del padre ebreo, che invariabilmente pronunciava una maledizione quando passava davanti a una chiesa cattolica o davanti all'immagine del nostro Salvatore crocifisso, sputando con disprezzo contro di esse quando non era osservato.

Non soddisfatti delle parole blasfeme, passano a fatti ancora più orribili. Baronio racconta che in molte occasioni gli ebrei si sono resi colpevoli di terribili sacrilegi contro il nostro Divin Signore nel Sacramento della Santa Eucaristia. Egli afferma che nella città di Berytus, o Beiroot in Fenicia, gli ebrei inchiodarono su una croce un'immagine del nostro Divin Salvatore dalla quale sgorgò una prodigiosa quantità di sangue. Molto celebre è il fatto testimoniato dal grande Patriarca di Alessandria, Sant'Atanasio, davanti ai padri del concilio generale di Nicea che si tenne in quel periodo, quando gli ebrei trafissero con delle frecce una figura di legno del nostro Signore crocifisso, dalla quale sgorgò miracolosamente una tale quantità di sangue che fu distribuito a molte chiese cattoliche in diverse parti del mondo. “Fuit tanta sanguinis copia, ut ditaret omnes ecclesias.” [Baron. Ann. 787. N. 23]

Siamo ben lontani dall'approvare qualsiasi persecuzione contro gli ebrei o, in effetti, contro qualsiasi altra classe di uomini, semplicemente per le loro opinioni religiose private, quando la loro condotta non è lesiva della moralità pubblica e non disturba la pace della società. Non c'è dubbio, tuttavia, che gli ebrei, quando sufficientemente forti, hanno spesso provocato in diversi paesi e in vari momenti la giusta indignazione di Dio e degli uomini. Qui potremmo ora descrivere la loro attuale condotta in Europa, e più in particolare nell'Impero austriaco e in Italia, dove esercitano una potente influenza attraverso il loro mammona di iniquità e attraverso la stampa. La politica pubblica dell'Austria, grazie alla connivenza di ministri anticattolici e di funzionari infedeli di stampo massonico, è modellata in modo da promuovere gli interessi materiali degli ebrei ricchi e favorire i loro pregiudizi anticristiani. In Italia, e più in particolare a Roma, con la loro proverbiale ingratitudine, questi uomini sono i nemici più accaniti e attivi del Papato, dal quale i loro antenati sono sempre stati protetti e favoriti. Ma per varie ragioni preferiamo lasciare che sia la storia a parlare in relazione agli eventi passati.

 4. Dopo la morte dell'imperatore Costantino il Grande e dei suoi tre figli, il loro indegno parente Giuliano, un empio apostata della fede cristiana, fu elevato al trono imperiale. La ragione e l'esperienza dimostrano che l'apostasia dal cristianesimo perverte la mente, corrompe e inasprisce il cuore dell'uomo più di qualsiasi altro crimine pubblico. Giuliano era dotato di molti talenti naturali e possedeva notevoli qualità per il governo. Ma la sua scandalosa apostasia e i suoi orribili sacrilegi li avvelenarono alla radice e ne fecero appassire tutti i rami. All'inizio della sua esaltazione alla dignità imperiale, ottenuta con il voto unanime e il braccio forte e coraggioso dei suoi fedeli sudditi cristiani, Giuliano finse ipocritamente moderazione e declamò a parole ogni intenzione di interferire con i loro diritti religiosi e politici. Ma non appena si trovò saldamente insediato sul trono, con consumata malizia cercò con ogni mezzo sleale e indiretto di minare la fede e di scavare le fondamenta stesse della religione cattolica. Egli ripristinò e incoraggiò con grande zelo il culto pagano in tutto il suo vasto dominio. Questo ingrato miserabile licenziò dal servizio militare quei fedeli e coraggiosi ufficiali cattolici che si rifiutarono di seguire il pernicioso esempio della sua apostasia. Giuliano escluse dalle scuole pubbliche tutti i professori cattolici, che erano molto numerosi e intelligenti, sostituendoli con insegnanti pagani. Le scuole cattoliche libere furono da lui proibite e i figli di genitori cattolici furono obbligati, dalle sue leggi empie e tiranniche, a ricevere la loro istruzione da maestri pagani o eretici. I più eminenti patriarchi e vescovi cattolici furono banditi dalle loro sedi e dalle loro chiese, e ministri ariani eretici vi furono introdotti con la forza militare o con la brutale violenza delle folle, incoraggiati e sostenuti dai suoi satrapi imperiali e dai suoi servitori in carica.

 Nel scrivere queste righe verso la fine del XIX secolo, non sappiamo bene se stiamo copiando le cronache della quarta era del cristianesimo o se stiamo raccontando la condotta dei moderni governi apostati in Europa e in molte parti dell'America. La somiglianza tra i due ritratti è così sorprendente che l'illusione è naturale e quasi inevitabile. L'ipocrita empietà di Giuliano nei confronti della religione e la sua politica astuta e tirannica contro le scuole cattoliche sono imitate molto da vicino da troppi governi civili moderni. La fine sarà simile alla sua. Alcuni re e imperatori hanno già scoperto questa verità attraverso una triste esperienza, che dovrebbe servire da monito tempestivo ad altri potentati e governi che abusano del loro potere opprimendo la coscienza e violando i sacri diritti dei loro fedeli sudditi cattolici. Ma torniamo al nostro punto principale.

Uno dei disegni più maliziosi e diabolici dell'imperatore apostata Giuliano era quello di inventare qualche mezzo per frustrare l'adempimento delle profezie fatte in diverse parti dell'Antico Testamento, e più recentemente confermate dal nostro Divin Signore nel Vangelo, riguardo alla totale distruzione del famoso tempio di Gerusalemme.

Il santo profeta Daniele predisse questa distruzione, e la sua causa principale, con le seguenti parole chiare ed esplicite: «Dopo sessantadue settimane Cristo sarà ucciso; e il popolo che lo rinnegherà non sarà suo. E un popolo con il suo capo [i Romani sotto Tito] che verrà, distruggerà la città e il santuario, e la sua fine sarà desolazione; e dopo la fine della guerra, la desolazione designata... E nel tempio ci sarà l'abominio della desolazione e la desolazione continuerà fino alla consumazione e alla fine». [Dan 9: 26] Il nostro Divino Signore confermò questa profezia, che Egli stesso aveva originariamente ispirato, con un linguaggio esplicito e positivo, come testimoniano tre dei quattro evangelisti. San Matteo dice: «Gesù, uscito dal tempio... I suoi discepoli vennero a mostrargli gli edifici del tempio; ed egli disse loro: “Vedete tutte queste cose? In verità vi dico che non resterà qui pietra su pietra che non sarà diroccata”». [Mt 24, 1]

Giuliano era quindi determinato a rendere nulla questa straordinaria profezia, tentando così di negare la divinità di Gesù Cristo. Con questo abile stratagemma di saggezza umana, il filosofo imperiale apostata presumeva di smascherare la presunta impostura di Gesù di Nazareth e, di conseguenza, la falsità della religione cattolica. Se Giuliano fosse riuscito nel suo piano abilmente concepito, ciò avrebbe senza dubbio rappresentato un duro colpo per il cristianesimo. Nell'anno 361, l'imperatore apostata riunì le persone più importanti e influenti tra gli ebrei e parlò loro con finta compassione per la condizione politica e religiosa del loro popolo. Li esortò a tornare in Palestina, a ricostruire il loro famoso tempio a Gerusalemme e a ristabilire il loro antico culto pubblico, promettendo loro la sua generosa collaborazione per portare a termine rapidamente l'opera. Gli ebrei accolsero la garanzia con gioia inesprimibile e ne furono così euforici che, affluendo da tutte le parti del mondo a Gerusalemme, cominciarono, nel loro odio inestinguibile contro i cristiani, a disprezzarli e insultarli, uccidendone diversi, bruciando e demolendo le loro chiese e minacciando di sterminarli molto presto con la collaborazione dell'imperatore. Questo mostro imperiale ordinò al suo tesoriere reale di fornire il denaro e tutto il necessario per l'impresa. Radunò gli operai più abili provenienti da ogni parte dell'impero e nominò come supervisori persone di altissimo rango, mettendo a capo il suo intimo amico Alipio, che in precedenza era stato prefetto o governatore in Britannia [Inghilterra]. Gli ebrei di entrambi i sessi aderirono all'impresa con grande entusiasmo. Le donne ebree si spogliarono dei loro ornamenti più costosi, d'oro e di gioielli, per contribuire alle spese della costruzione. Aiutarono a scavare il terreno e trasportarono i detriti e la terra nei loro grembiuli e nelle gonne dei loro abiti. Tutto era ormai pronto per iniziare la costruzione del tempio. Con enorme fatica e spesa erano stati raccolti immensi cumuli di pietre, mattoni, legname e altri materiali. Le vecchie fondamenta del tempio furono rimosse, contribuendo così inconsapevolmente al compimento letterale e perfetto della profezia del nostro Divino Signore, che essi avevano empia presunzione di smentire e rendere illusoria. Erano tuttavia destinati a scoprire, a loro spese e con profonda umiliazione, che «non c'è sapienza, non c'è prudenza, non c'è consiglio contro il Signore».

Quando questi uomini perfidi iniziarono a scavare le fondamenta per il nuovo tempio che intendevano costruire, e migliaia di operai indaffarati lavorarono fino a tarda notte, al loro ritorno al lavoro la mattina seguente, scoprirono che un miracoloso terremoto durante la notte aveva ributtato nelle trincee tutta la terra rimossa il giorno precedente. Alipio, commissario imperiale e governatore della provincia, profondamente deluso ed eccitato da questi misteriosi eventi, sollecitò e incitò i lavoratori a continuare, quando, improvvisamente, delle orribili palle di fuoco uscirono dalle fondamenta, bruciandole e distruggendole. Gli operai fuggirono terrorizzati e sconvolti. Una volta sospesi i lavori, i fuochi miracolosi cessarono. Ma non appena gli ebrei tentarono di riprendere il lavoro, le fiamme divamparono più violente che mai. Saltarono sopra gli immensi cumuli di legname e di legno di ogni tipo accumulati nelle immediate vicinanze e provocarono un terribile incendio. Il calore del fuoco era così intenso da spaccare le pietre più grandi, fondere tutto il ferro e distruggere le migliaia di vanghe, picconi, asce e tutti gli attrezzi utilizzati nel lavoro. Un terribile turbine sparse le ceneri ardenti in ogni direzione; la calce e la sabbia preparate in immensi cumuli furono spazzate via e i materiali pesanti e sciolti furono miracolosamente dispersi e portati via da una forza invisibile. Spaventosi tuoni e lampi accecanti terrorizzarono tutti gli ebrei e i pagani, mentre confermarono meravigliosamente la fede e risvegliarono la speranza dei cristiani. Questi due effetti opposti divennero ancora più emozionanti quando apparvero delle croci miracolose perfettamente formate sugli abiti dei perfidi ebrei e degli ostinati pagani che indugiavano nei pressi del luogo dell'edificio previsto nella vana speranza di poter presto riprendere le loro imprese empie. Queste croci miracolose erano così mirabilmente eseguite da superare in arte ed eleganza qualsiasi dipinto o ricamo mai visto da occhi umani. Invano questi ebrei ostinati tentarono di lavarle via dai loro abiti: più si sforzavano di rimuovere da essi il segno della salvezza, più questo diventava chiaro e, inoltre, quando cambiavano un abito per lavarne un altro, le croci miracolose si formavano su entrambi.

Quella stessa sera apparve sopra Gerusalemme una croce luminosa grande quanto quella vista da Costantino e dal suo intero esercito sopra la città di Roma, che brillava intensamente ed era accompagnata da un alone o cerchio di luce, simile a un bellissimo arcobaleno, emblema di speranza per l'avvicinarsi della pace e della tranquillità per i fedeli cristiani perseguitati. In questa occasione memorabile si verificarono altri prodigi, che sono stati riportati da numerosi e affidabili scrittori cristiani, ebrei e pagani. Concludiamo con San Gregorio Nazianzeno: «Cosa potrebbe esserci di più appropriato per chiudere questa scena straordinaria, o per celebrare questa decisiva vittoria cristiana sulla perfidia ebraica e sull'empietà pagana, se non la miracolosa apparizione della croce trionfante, circondata dal simbolo eroico e dalla gloriosa corona della conquista?». [San Gregorio Nazianzeno, Drat. 4, 8, 9] Così gli ebrei e i loro empì protettori e complici furono severamente puniti da Dio per i loro malvagi tentativi contro la religione cattolica. Abbiamo tuttavia altri fatti da raccontare.

4. «Da un rovo non si raccolgono uva». Il cardinale Baronio afferma che intorno all'anno 982 una terribile pestilenza stava devastando le regioni orientali dell'Europa e dell'Asia Minore. Gli abitanti dell'antica città di Sparta, nella loro terribile afflizione, privi di aiuto umano, ricorsero alla preghiera e implorarono l'assistenza del Cielo. Mandarono anche una delegazione da un eremita molto santo, chiamato Nicon, chiedendogli di visitare la loro città desolata. Egli accolse molto gentilmente i messaggeri e promise di esaudire la loro richiesta e di ottenere la cessazione della pestilenza, se avessero promesso di bandire dalla loro città gli ebrei che contaminavano le loro pratiche e i loro riti religiosi. I delegati riconobbero il loro errore, promisero di obbedire alle indicazioni del servo di Dio e la pestilenza cessò immediatamente dopo l'espulsione degli ebrei dalla loro città e dal loro territorio.

Benedetto Fernandez, nei suoi commenti al trentacinquesimo capitolo della Genesi, racconta che Nostro Signore apparve a Simone Gorney, persona di eminente santità e dottrina. In questa visione il servo di Dio vide il nostro benedetto Salvatore orribilmente flagellato alla colonna e coronato di spine. Il Signore gli disse: «Nel regno del Portogallo il re, i principi e le persone più importanti esaltano, onorano e arricchiscono coloro che mi hanno così crudelmente flagellato e profondamente disonorato. Chi oserebbe ospitare, nutrire e accudire nella propria casa un traditore che ha picchiato e ferito gravemente il proprio re con un pesante bastone e che si rifiuta ostinatamente di riconoscere la sua dignità e autorità regale? Chi potrebbe essere così perverso e sleale da dorare tutto il bastone insanguinato con cui il re è stato barbaramente colpito e ferito a morte? Sicuramente quest'uomo dovrebbe essere severamente punito e la sua casa dovrebbe essere rasa al suolo. Ecco come i miei nemici vengono onorati, esaltati e arricchiti in Portogallo. È per questo motivo che sono costretto a punire il re e il regno". La visione profetica si realizzò ben presto. L'esercito portoghese fu completamente sconfitto in Africa dai Mori, il re Sebastiano fu ucciso, il regno fu ridotto sull'orlo della rovina e della desolazione. Tutte queste punizioni furono inflitte da Dio al regno del Portogallo perché gli ebrei erano favoriti e onorati in esso. «Omnes in Lusitania judaicae nation is homines honorati et florentes viverent» [Paciuchellus De Pass. D. N. Lib. 3. Discuss. 6].

Non stiamo predicando una crociata, né desideriamo fomentare alcuna persecuzione contro gli ebrei: ma riportiamo fatti storici che dimostrano che Dio ha punito, e continua a punire, la perfidia malvagia di questo popolo, che ha rifiutato il suo Messia e lo ha perseguitato fino alla morte sulla croce. Crediamo che tra gli ebrei ci siano molti individui ben disposti; tuttavia, la loro ostinazione nell'errore e la natura del loro credo religioso li rendono nemici naturali del cristianesimo. Inoltre, poiché percepiscono che l'essenza stessa e la vita del cristianesimo autentico si trovano solo nella Chiesa cattolica, per istinto logico essi, come classe, odiano profondamente la nostra santa religione. Se non ci perseguitano apertamente, si schierano comunque sempre dalla parte dei nostri nemici. Dai loro antenati hanno imparato a usare contro di noi tre armi che hanno impiegato con successo fatale contro il nostro Divino Signore e Maestro: l'ipocrisia, la calunnia e il denaro. Il Signore li rimproverava spesso per la loro ipocrisia; le loro calunnie contro di Lui sono ben note; sicuramente hanno corrotto con il denaro Giuda che Lo ha tradito e i soldati che hanno assistito alla Sua gloriosa Resurrezione. Gli stessi mezzi sono utilizzati dai loro successori al giorno d'oggi. Gli ebrei moderni non solo rifiutano con caratteristica ostinazione di credere nel loro Messia crocifisso, ma nei diversi paesi cristiani come l'Italia, l'Austria, la Germania, la Francia, sono nemici molto attivi e accaniti della Chiesa cattolica. Non si nota abbastanza che quasi tutti gli ebrei influenti sono membri delle peggiori società segrete esistenti, di cui sono l'anima e la vita. Gli ebrei, almeno in Europa, hanno il monopolio del telegrafo, della stampa e delle transazioni finanziarie. Attraverso il telegrafo e la stampa diffondono calunnie contro la Chiesa, il Papa e i suoi ministri, amici e sostenitori più fedeli. Sopprimono maliziosamente dalla conoscenza pubblica tutto ciò che può essere favorevole alla religione cattolica. Attraverso il loro potere finanziario, corrompono i governi e assumono Giuda contro Gesù Cristo e la Sua Santa Fede. Come i loro antenati, con i loro intrighi ipocriti e le loro grida sediziose, costrinsero il governatore romano Pilato a confermare ed eseguire la loro sentenza di morte contro il nostro benedetto Signore, così gli ebrei più potenti e influenti dei giorni nostri stimolano e sollecitano i Pilati moderni, al potere civile, a opprimere e perseguitare il Suo Vicario a Roma e tutti i fedeli cattolici. Questi sono fatti noti che non possono essere contraddetti. Noi cattolici, tuttavia, che soffriamo a causa della loro malvagità, ci sforzeremo di imitare la mitezza e la carità del nostro Salvatore crocifisso; perdoneremo la loro ignoranza e pregheremo Dio per la loro conversione: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno». Possano questi moderni Saulo diventare Paolo. Possa la Madre Immacolata del nostro benedetto Redentore moltiplicare i miracoli della grazia, per la rapida conversione degli ebrei; come ha fatto misericordiosamente a Roma con il giovane Ratisbonne. Amen.


OFFERTA DI AZIONI QUOTIDIANE

 


PADRE ETERNO, in virtù della Tua generosità e amore, ti chiedo
accetta tutte le mie azioni, e che Tu moltiplichi il loro valore a favore di ogni
Anima nel Purgatorio. Per mezzo di Cristo Nostro Signore. Amen.

Liberatevi dall'orgoglio e cercate l'umiltà.

 


 Nostra Signora delle Sierra


Gesù

Figli miei,

ascoltate bene, popolo mio, e comprendete la gravità dei vostri peccati. Il vostro mondo è corrotto e senza coscienza. La mia pace e il mio amore, che ho donato liberamente come fonte di guarigione, sono stati gravemente trascurati e ignorati.

Cosa devo fare allora, popolo mio, per riportarvi al pentimento? Se porto l'oscurità, vedrete la luce? Se tolgo l'aria, da dove apparirà il respiro della vita? Voi non mi sfidate, figli miei, ma imponete a voi stessi fardelli indebiti.

Io sono Colui che vi conforta. Asciugherò tutte le lacrime e darò alle vostre anime una tranquilla serenità. È solo una questione di scelta, la vostra scelta.

I segni dei tempi diventano sempre più evidenti, ma molti sono accecati dall'autostima e dall'indulgenza dell'orgoglio. Liberatevi dall'orgoglio e cercate l'umiltà. Sono venuto nel vostro mondo come Salvatore, ma umile Dio/Uomo, quindi voi, mie pecorelle, dovete scegliere di lasciare questo mondo come uomini e donne umili che cercano solo la perfezione della Mia Divinità nelle vostre anime.

Vi concedo ancora un po' di tempo per scegliere. AscoltateMi mentre vi chiamo per nome, poiché Io, il vostro Gesù, vi ascolterò nella vostra ora finale per concedervi misericordia. Voi siete il mio popolo che Io amo.

Ricevete la mia benedizione in questo giorno: tendete le vostre mani a Me e Io vi solleverò dalle profondità della disperazione.

6 ottobre 1997 


APPARIZIONI DELLA MADRE DI DIO IN VENEZUELA



Maracaibo (1988-_?_)


L’influenza diabolica nella Musica Rock

Uno dei mezzi utilizzati dal Diavolo per colpire la gioventù, così ci   dice la Vergine Maria, è la musica moderna, la televisione e il cinema. Maria richiama i genitori alla continua vigilanza su tutto ciò che interessa i loro figli, ed in particolare sulla musica rock che, come Lei ci dice con grande chiarezza, “…è una musica satanica”…A questo scopo la Vergine Maria richiama ogni padre e ogni  madre  a  consacrare sempre i loro figli al suo Cuore Immacolato e  al  Sacro  Cuore del suo Divin Figlio Gesù, perché facendo questo  atto  di  devozione e di fede, essi invocano la protezione  dei  Sacri  Cuori  sulle loro famiglie.
“Ogni volta che cantate queste canzoni, voi invocate e lodate Satana senza saperlo; egli si fa beffe di Dio per mezzo vostro”.

Alcuni famosi esecutori del rock moderno, sono  noti  per  trasmettere  alle folle dei messaggi subliminali. La Santa Vergine Maria  ha  menzionato per nome a José-Luis alcuni cantanti  e  gruppi  musicali  quali autori di canzoni nocive. Questi gruppi, come Lei ci dice, trasmettono “…dei messaggi subliminali che provengono dal nemico, il maligno. Fate attenzione, figlioli miei, perché Satana è molto astuto, e vuole portare via le vostre anime all’Inferno, e la musica rock è uno dei mezzi che utilizza a questo scopo”.
Tuttavia il messaggio che la Vergine Maria ci indirizza è di prudenza. Certamente ci domanda di non ascoltare più il rock, ma ciò si applica anche a tutte le musiche che spingono alla violenza, all’odio, al vizio, delle musiche che, come dice Lei, “…vi incatenano alla schiavitù del male”, e che a causa della loro stessa natura intossicano i fans, al punto che questi non possono più liberarsene.
I concerti del cosiddetto “Hard rock” si sono rivelati, per la maggior parte, delle messe nere o dei rituali malefici, nascosti con la disinvoltura dello show-business.
La Madre di Gesù ci spiega che Satana sorride di piacere ascoltando e vedendo questi “concerti” odiosi e nefasti, e che là trova la sua gioia, una gioia prodotta da quella musica che induce tutti coloro che sono disposti a prestarvi l’orecchio a lasciarsi manipolare dalle tentazioni criminali, imposte con forza ai loro spiriti indifesi. La Vergine Maria, prosegue, avverte l’uomo che Satana è come un ladro abile ed astuto, che attira verso di sé le sue prede, dopo avergli rubato la coscienza, la vita e l’anima. Tuttavia la Madre di Cristo ci assicura che non dobbiamo avere paura di lui:
“Satana è come un cane rabbioso che, legato, abbaia rabbiosamente, ma che se non vi avvicinate a lui, non vi può mordere”.

giovedì 4 settembre 2025

Centro dall’Eternità di Luce e Forza

 


La Forza da Dio


Lo Spirito più grande dell’Infinito, Il Creatore del Cielo e della Terra, il Centro dall’Eternità di Luce e Forza, Si rivela a voi uomini, perché Egli vi ama, perché voi siete della Forza una volta proceduta da Lui, che sono stati esternati come esseri e, dato che avevano una libera volontà, hanno preso una via sbagliata, che li ha portati lontano dal loro luogo di origine. Ma questo più grande e più perfetto Spirito è nella Sua Sostanza Ur Amore, e l’Amore non permette che nulla si perda. Voi uomini potete ora bensì condurre una vita indipendente sulla Terra, potete anche pensare; ma siete senza conoscenza su tutte le connessioni spirituali, voi siete impotenti nel sapere del vostro rapporto verso questo più sublime Spirito perfetto, verso il vostro Dio e Creatore dall’Eternità. E nel Suo ultragrande Amore per tutte le Sue creature Egli Si rivela a loro, quando loro camminano sulla Terra come esseri auto consapevoli, ed Egli li stimola alla riflessione. Egli Si rivolge direttamente agli uomini. Il più grande Spirito dell’Infinito Si abbassa verso le Sue creature, che sono state irradiate da Lui come minuscole scintille di luce da tempi eterni. Perché queste creature hanno perduto la loro luce, si sono distolti volontariamente da Lui ed hanno teso verso l’oscurità. All’uomo può però essere dato chiarificazione secondo Verità, se ha la volontà ad accogliere le Rivelazioni divine, se ha la volontà di ascoltare ciò che il più grande e più perfetto Spirito dell’Infinito gli vuole trasmettere. E voi riceverete poi davvero da questo più sublime Essere perfetto una presentazione, che vi spinge interiormente a cercare un collegamento con Lui, ed imparerete a comprendere il senso e lo scopo della vostra vita terrena, verrete introdotti in un sapere profondo, perché per questo ci vuole soltanto la vostra libera volontà, a seguire questo Essere perfetto, il Quale voi riconoscete come vostra origine, appena la luce della Verità viene accesa in voi. Ed ogni Rivelazione divina è una tale Luce dall’alto, che illumina i vostri cuori e vi riporta le conoscenze perdute che voi possedevate quando voi stessi brillavate ancora come scintille di Luce nella Sua Presenza. Una volta Gli siete stati vicino, ma voi non potevate contemplarLo, perché sareste morti vedendo la Luce e la Forza dall’Eternità, che vi ha creati. (17.03.1962) Ed ora Egli vi è vicino, ed anche se non siete in grado di contemplarLo, Egli vi Si rivela ugualmente, perché Egli vuole che voi Lo riconosciate. Perché Lui ha Compassione della vostra situazione infelice, ed Egli vi vuole aiutare ad arrivare alla beatitudine. Afferratelo, Egli Si rivolge a voi uomini, L’Essere più perfetto, di Cui voi non potete farvi nessuna idea, perché Egli è Tutto in tutto, perché non esiste nulla che non sia stato creato da Lui Stesso, perché tutto è la Sua Forza, L’eterna Fonte dall’Eternità della Forza e della Luce. Voi siete stati irradiati una volta come minuscola scintilla, ma l’Essere più perfetto si occupa di ogni Sua creatura, perché l’Amore illimitato Si collega con lei, e questo Amore si esprime nei confronti degli uomini rivelandoSi, affinché l’uomo prenda conoscenza del suo rapporto ur con questo grande Spirito dell’Infinito, affinché egli stesso cerchi di collegarsi con Lui, affinché ritorni di nuovo alla sua origine. L’uomo ha la facoltà di poter pensare, e per questo Dio Stesso gli Si rivela, perché l’uomo si deve occupare di un sapere che gli viene trasmesso direttamente da Dio. Egli accende all’uomo una luce, che si trova ancora nell’oscurità finché egli è ancora totalmente senza conoscenza su sé stesso, sul suo principio e la sua meta. Egli ha Compassione che le Sue creature camminano nell’oscurità, perché in quest’oscurità non è nemmeno in grado di riconoscere il suo Creatore, il Quale è Amore sin dall’Eternità. Ma quando riconosce il suo Creatore, il Quale vuole essere anche suo Padre, allora Gli porta anche amore. E per questo L’Essere più altamente perfettissimo Si rivela agli uomini, per stimolarli all’amore che viene loro incontro fiammeggiante, appena splende loro una piccola luce che dà loro conoscenza sulla loro origine ur e la loro destinazione sulla Terra. Nell’Amore di Dio la creatura ha avuto la sua origine, l’Amore di Dio insegue la Sua creatura, finché ritorna di nuovo all’Eterno Amore, per essere inesprimibilmente beata nell’unione con Lui. 

Amen

17. marzo 1962

VITTIMA DI ESPIAZIONE PER IL TEMPO DELLA GRANDE CONVERSIONE

 


MARIE des VALLEES 

15.2.1590 - 25.2.1656 - ERMENGARDA HAUSMANN 


Solo di rado Marie des Vallés poté lasciare la casa dove era stata accolta. Se la divina Volontà si opponeva, cento uomini non avrebbero potuto portarla fuori. Se Dio glielo permetteva, essa prendeva parte a faticosi pellegrinaggi a Monte Sant'Angelo e al Santuario di Marie vicino a Caen. Allo scopo Gesù, come egli disse, le prestava «il carro di sua Madre». Ciò vuol dire che essa riceveva una forza soprannaturale per fare quei pellegrinaggi, si manifestava tuttavia la conseguente stanchezza per lo sforzo fatto. 

Appena arrivata, la forza, ora non più utile, la abbandonava, ed ella cadeva a terra completamente sfinita.  

Una particolare predilezione Marie l'aveva per una piccola chiesetta vicina a Coutances, Nostra Signora de la Roquelle (de Rupella, eretta nell'anno 1593 da Monsignor Briroy). Questa idilliaca chiesetta circondata da querce, sorge di fronte alla rocca medioevale della città, invitante e turrita. Una pittura alla parete interna rappresenta al visitatore Marie des Vallées: Essa sta in ginocchio davanti all'altare, che sorgeva allora in quel posto sul quale S. Giovanni Eudes celebra la santa Messa.  

Tuttavia la maggior parte delle grazie Marie le ricevette senza alcun dubbio nel Duomo di Coutances, una delle più belle chiese di Francia in stile gotico normanno, che si erge irta, slanciata verso il cielo, così adatto alla natura «della Santa di Coutances». Anche questa grande cattedrale l'ha percorsa tutta intorno in ginocchio, per la salvezza di un'anima che Dio le aveva raccomandato. Non c'è cosa che non abbia fatto o sopportato per impedire che anche una sola anima perdesse la sua glorificazione, e per le quali si era offerta di patire l'eterno tormento dell'inferno. Poiché Dio le aveva mostrato le anime nell'istante della loro creazione, quando splendenti di luce nella più pura bellezza lasciavano le sue mani. «Ora non meraviglia più», pensava, «che Dio scese dal Cielo per salvare una creatura così bella».  

Marie non abbracciò nella sua vita di sacrificio solo anime di suoi contemporanei, ma anche quelle che, prima dello spuntare del tempo nel quale non ci saranno più peccati, vivranno nel tempo della «Grande tribolazione».  

Un giorno, mentre invocava Gesù «Re del Cielo e della terra», Egli la interruppe duramente: «No, non della terra, perché sulla terra è il peccato che regna. Ma Io eliminerò e distruggerò presto quella mostruosità e regnerò su tutto il mondo». Marie stessa ha predetto questo: «Se io potessi soltanto vivere quando sarà dichiarata guerra al peccato ed esso sarà tolto dalla terra, anche se Dio mi concedesse cento Paradisi, io li lascerei per combattere il peccato e vorrei essere tra i primi che lo distruggono, tanto lo ho in odio. E se il peccato potesse essere punito in me, io mi offrirei di patire tutte le pene possibili ed immaginabili».  

Poiché Dio le aveva parlato di una conversione universale, ella si offrì come vittima di espiazione, e «Dio, scrive san Giovanni Eudes, esaudì la sua preghiera». - «Io vidi», raccontò Marie nel suo linguaggio metaforico, «la Forza su un cavallo bianco, che significa la Verità, che mi diede un voluminoso scritto e mi gridò: «Qui c'è la grande indulgenza, che io ho promesso!» e il Signore mi disse ancora che questa verrà concessa al mondo soltanto dopo un segno grande e pauroso che verrà. Ma non mi ha detto di che segno si tratti».  

Marie vide il peccato come un serpente attorcigliato (peccati dei sacerdoti, dei dominatori, dei popoli), che si mordeva la coda, cioè che si sarebbe distrutto da sé stesso. «Va e annunzia una cosa tre volte tragica», le ordinò il Signore.  

Sono le parole: «Spiritus Domini replevit orbem terrarum». Esse si riferiscono al tempo in cui lo Spirito Santo brucerà e annegherà la terra col fuoco del divino Amore. Perché ci sono tre diluvi, che sono tutti e tre immensamente dolorosi, mandati a portare la distruzione provocata dal peccato. Il primo è quello mandato dall'Eterno Padre che fu un diluvio di acqua, il secondo è quello del Figlio, che fu un diluvio di sangue, il terzo è quello dello Spirito Santo che sarà un diluvio di fuoco.  

Ma questo sarà altrettanto spaventoso degli altri, perché incontrerà molto contrasto e troverà una moltitudine di «legno verde» che stenta ad ardere. Come i due primi diluvi furono annunziati molto tempo prima, così anche il terzo, il cui tempo è presente e noto solo a Dio». Quando, durante la guerra dei contadini di quegli anni una rozza soldatesca incenerì i villaggi e corse veloce, che erano stati gettati dalle finestre anche bambini e sfracellati, Marie pianse; ma Gesù le disse che al tempo della grande prova la sua Misericordia getterà dalla finestra e calpesterà anche i bambini, cioè essa distruggerà tutti i peccati, anche quelli dei bambini. La divina Misericordia, che opererà quel castigo, non sarà tuttavia riconosciuta come tale, perché essa si coprirà col manto della Giustizia.  

MARIE des VALLEES 

 

 


OPERA DEI "TABERNACOLI VIVENTI"

 



Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita


22-IV-1968 (Varazze) Gesù. Pasqua di Resurrezione! Ora tu risorgi con Me alla vita nuova della Grazia, della Sofferenza e dell'Amore. Figlia mia, il mio Amore è cieco: non vede i difetti, le miserie della creatura. È il mio Amore che trabocca, e vuole donare... donare. Ti dono il mio Amore, il mio Cuore ferito, le mie Mani...; porgimi le tue perché le unisca alle mie. Io, Gesù Crocifisso e Risorto, donerà santità alle tue povere mani; le legherà con l'Amore e la Donazione alla Chiesa, a Me. Tu scriverai per la Chiesa, per Me, per le anime. Sì, questa è la Voce di Gesù nello Spirito Santo. Io ti dono questi lumi. Io attiro l'anima a Me affinché tu mi oda. Verranno ancora giorni per te di tristezza, di dolore, affinché la tua anima sia purificata in questo lavacro. Raccogliti nel mio Cuore quale nido d'amore e di conforto e di sollievo. Nell'attesa scrivi per il tuo Gesù. Voglio parlare ai miei Sacerdoti Salesiani perché da essi lo desidero il sorgere e il rifiorire della mia Opera d'Amore. Desidero che essi vengano a conoscenza dei miei Messaggi d'Amore, poiché Io, Gesù, donerò grazie spirituali a quanti mediteranno sulle mie Parole. Essi quindi preghino affinché il Santo Padre vi leghi alla mia Opera d'Amore. Voglio che la mia Effusione d'Amore passi dai Sacerdoti alle anime; voglio che i Salesiani mi donino alla gioventù; voglio far dimora anche in essa, anche se breve; perché chiunque mi avrà portato con spirito d'Amore, di riparazione, di donazione di sé ai fratelli per mio Mezzo, riceverà la Ferita del mio Amore. Quando il "manoscritto" verrà conosciuto dai miei Sacerdoti, lo mi comunicherà a chi voglio per mezzo di te, delle mie mani in te. Poi scomparirai, figlia mia, perché la mia Parola viva. Ora offriti a Me nella mia Immolazione. lo ti ricevo.


Il martirio di Maria - SEZIONE III LE FONTI DEI DOLORI DI NOSTRA SIGNORA

 



CAPITOLO I

Il martirio di Maria


SEZIONE III - LE FONTI DEI DOLORI DI NOSTRA SIGNORA


Possiamo ora passare alla nostra terza domanda: quali furono le fonti dei dolori della Madonna? Per fonti non intendiamo esattamente le cause, ma piuttosto le particolari fonti di sentimento nel suo cuore, che diedero ai suoi dolori la loro caratteristica amarezza. Quando una madre perde il suo unico figlio, la perdita è di per sé già abbastanza amara; ma le circostanze le conferiscono un carattere e un'intensità che risvegliano sentimenti particolari nel suo cuore. O era così bello che la perdita sembra ancora più intollerabile, o era così pieno di promesse morali o intellettuali, o è stato portato via così giovane, o c'era qualcosa che, umanamente parlando, avrebbe potuto essere facilmente evitato nella causa effettiva della sua morte, o c'era una speciale combinazione di circostanze familiari che proprio in quel momento hanno reso la sua morte un colpo più grande di quanto sarebbe stato in qualsiasi altro momento; questi e altri simili motivi, che potrebbero moltiplicarsi all'infinito, sono centri di particolare amarezza attorno ai quali il dolore si raccoglie, approfondendosi, ampliandosi, ingigantendosi, inasprendosi, ben oltre la misura della reale afflizione. Eppure tutte queste cose sono per chi è in lutto le realtà più severe, e non sono affatto aggravamenti immaginari o meramente sentimentali. Nel caso della Beata Vergine nulla poteva andare oltre la reale afflizione, a causa di Colui le cui sofferenze erano la causa delle sue. Al contrario, il dolore umano, anche quello di Maria, non poteva eguagliare la vera causa del dolore. Tuttavia, c'erano anche dei punti nel suo cuore in cui i suoi dolori si concentravano più intensamente, le causavano sofferenze più crudeli e pulsavano più violentemente che altrove. Sono questi punti che dobbiamo ora considerare, queste fonti speciali di amarezza perenne, premettendo che, naturalmente, le perfezioni del cuore di Maria sono talmente al di là della nostra comprensione che senza dubbio c'erano molte fonti di acuto dolore per lei che non possiamo apprezzare, forse nemmeno immaginare, e che mentre attraversiamo il terreno che ci è noto non dobbiamo dimenticare tutte le regioni che si trovano oltre, ancora da scoprire, la cui esplorazione sarà forse una delle tante deliziose occupazioni riservate al Paradiso.

La prima di queste fonti era il pensiero che lei non potesse morire con Gesù. Non c'è quasi nessuna madre che in tali circostanze non avrebbe desiderato morire. La morte è meglio della vita per un cuore spezzato; e dove la morte non è una separazione, ma una compagnia ininterrotta, solo una compagnia trasferita dalla terra desolata al seno del nostro Padre Celeste, per quale madre afflitta non sarebbe stata una benedizione oltre ogni mondo? Quanto era incomparabile questo per Maria! Mai un figlio è stato così importante per una madre terrena come Gesù lo era per lei; mai un figlio è stato così buono, bello e caro, mai un figlio è stato così importante. I diritti sia del padre che della madre erano concentrati nell'unico cuore della Vergine Madre; così che Egli era due volte suo Figlio, doppio Figlio. Chi può descrivere il fascino della Sua Sacra Umanità, o come l'amore per Lui abbia messo radici in quel profondo cuore materno? E poi Lui era Dio, e per trentatré anni aveva vissuto in obbedienza a lei, in un'unione d'amore così travolgente che le avrebbe tolto la vita mille volte se Lui non l'avesse impedito, e questo non temperando la dolce veemenza dell'amore, ma rafforzando il suo cuore con la Sua onnipotenza. Se ne stava andando. Il suo sole stava tramontando in un mare rosso di sangue, tra le nuvole più selvagge della vergogna. Non avrebbe mai potuto dimenticare. Il Calvario sarebbe rimasto nel suo cuore fino alla fine. Sarebbe stato uno di quei ricordi che il tempo non avrebbe mai potuto attenuare, uno di quegli orrori che diventano più orribili con il passare del tempo, quando riusciamo ad accettarli senza essere confusi dalla loro eccessiva presenza. Ma anche se non fosse stato così, Gesù se ne sarebbe andato, e perché avrebbe dovuto continuare a vivere? Per cosa valeva la pena vivere? Il sole era stato spento. Era più di una fine di quanto potesse essere la fine del mondo. Era un'oscurità inconcepibile, anzi, poteva sembrare una vera e propria impossibilità: come avrebbe potuto continuare il mondo senza Gesù? Con la chiusura dei Suoi occhi, poteva sembrare che ogni benedizione fosse stata ritirata dalla terra e che un'ombra fredda e gelida avesse avvolto tutta la sua luminosità. Quando i Suoi dolci accenti non si udirono più, sicuramente tutta la natura avrebbe mantenuto un silenzio ininterrotto, a meno che quelle terribili grida della folla impazzita non avessero continuato a moltiplicarsi e a riverberarsi per sempre in tutto lo spazio. La terra avrebbe avuto Pietro; Maria avrebbe avuto Giovanni. Uno sarebbe stato l'apostolo del mondo, l'altro l'apostolo della Madre. Ma Gesù doveva andarsene.

Ma non si trattava solo di perché avrebbe dovuto vivere, bensì di come avrebbe potuto farlo. Esisteva forse la possibilità di vivere senza Gesù? Nessuna, carissima Madre, se non con l'aiuto della Sua onnipotenza! Oh, quanto doveva essere grande il suo amore per accettare la Sua volontà sul Calvario, la Sua volontà che li separasse, la Sua volontà che lei continuasse a vivere per quindici anni mortali di martirio inimmaginabile! Una volta chiese che l'acqua fosse trasformata in vino, e Lui disse che il suo tempo non era ancora giunto; tuttavia, secondo la sua volontà, il miracolo fu compiuto, senza che lei lo chiedesse due volte. Difficilmente avrebbe potuto dimenticarlo sul Calvario. Questi quindici anni erano la Sua volontà, ma cosa sarebbe successo se lei avesse mostrato per un momento la sua volontà che non fosse così? La Madre avrebbe dovuto supplicare a lungo il Figlio morente? Una parola, uno sguardo, sarebbero stati probabilmente sufficienti. Come mai lei rimane immobile? È forse perché ora lo ama più di quanto lo amasse a Cana di Galilea? E rimanere e fare la Sua volontà è un amore più grande che andare con Lui e godere della Sua bellezza. È forse più santa ora di quanto fosse allora? Perché la santità, man mano che cresce, perde sempre più la propria volontà individuale nella volontà di Dio. Entrambe le cose sono senza dubbio vere, ed entrambe sono in larga misura dovute alle sue sofferenze. Ma non è forse piuttosto che lei, come suo Figlio, è scesa nelle profondità della sofferenza, e ne è rimasta incantata, e come Lui brama più sofferenza, nel più divino malcontento anche per gli eccessi del Calvario, così anche lei brama soffrire di più, e Lui le concede ciò che suo Padre non concede a Se stesso, un'altra passione di centottanta lune crescenti e calanti? Bisogna anche ricordare che per la Madonna c'era un dolore particolare nel non morire con Gesù, che noi non possiamo apprezzare, ma solo contemplare da lontano. L'unione con Gesù era così abituale per lei, e di natura così intima e vitale, che era diventata la sua vita; e ora, nell'atto più importante di tutti, non doveva essere unita a Lui. Doveva differire proprio quando desiderava di più assomigliargli. Anzi, era proprio la mancanza di unione che avrebbe comportato la separazione effettiva. Chi può stimare cosa significasse per lei questa assenza di unione? Eppure il suo amore aveva questa prerogativa: soffrire più a lungo di Nostro Signore e sopravvivere a Lui di quasi metà della Sua vita di sofferenza. Nel profondo della sua santità, infatti, scopriamo che mai fu più intimamente unita a Lui che quando Lo lasciò andare senza di lei.

Un'altra fonte di ulteriore amarezza per il dolore di Maria era la consapevolezza che le sue sofferenze aumentavano quelle di Gesù, anzi, che erano tra le peggiori agonie che Egli dovesse sopportare. Non c'era un solo dolore che lei non avrebbe dato il mondo per alleviare. Non c'era una sola nuova umiliazione inflittagli che non le trafiggesse l'anima e la facesse sanguinare interiormente. Man mano che i colpi e le bestemmie, gli insulti, le derisioni e i maltrattamenti si moltiplicavano, ad ogni nuova violenza le sembrava di non poter sopportare altro, come se al mare di dolore bastasse un'altra goccia per irrompere nelle fonti della sua vita e spazzarle via in una terribile inondazione. Eppure doveva sentire che la vista del suo cuore spezzato, sempre davanti a Lui, era più terribile per il nostro Beato Signore della flagellazione, dell'incoronazione di spine, degli sputi o dei colpi. Era stata resa, per così dire, carnefice capo del proprio amato Figlio. Più lo amava teneramente, più si aggrappava a Lui con affetto, più sopportava volentieri i suoi dolori, tanto più profondamente il ferro di essi penetrava nell'Anima di Gesù. Lei sapeva tutto questo; eppure il suo dolore non era sotto il suo controllo. La sua stessa santità lo aumentava mille volte. Era vano cercare di reprimerlo. Lo sforzo stesso era angosciante, e nessuna calma sul volto, nessuna fermezza nell'atteggiamento, nessuna assenza di lacrime negli occhi avrebbero potuto nascondere a Gesù gli abissi segreti del suo cuore immacolato. Chi racconterà la tortura di tutto questo alla sua altruistica devozione?

Oh, l'apparente crudeltà di quell'amore così grande che aveva insistito affinché lei fosse parte integrante e prominente della Sua amara Passione! Quanto bene conosceva la pienezza della grazia che era in lei! Quanto profondamente confidava nell'immensità della sua santità! La vita non era stata priva di gioie per Lui, nemmeno di gioie terrene. Sua Madre era stata un mondo intero di dolcezza per l'Uomo dei dolori; e ora, nel Suo amore per Dio, nel Suo amore per lei, nel Suo amore per noi, Egli trasforma tutte quelle dolci acque in un oceano di amara salinità per Se stesso, e continua a placare la Sua sete da esso incessantemente attraverso i vari misteri della Sua tremenda Passione. Conosceva così bene il suo amore e ne calcolava così bene la forza d'animo, che non esitò a porre su di lei una croce quasi pari al peso della Sua. Ma cosa fosse tutto questo, nonostante l'ardente conformità del suo cuore disponibile, quale intensità di miseria, quale dolore senza pari esso portasse con sé, è al di là della nostra capacità di dirlo. È un mare molto profondo vicino alla riva, quando si tratta dei dolori di Maria.

Ma allora lei deve semplicemente rimanere passiva? Se è Sua volontà che lei prenda parte alla Sua Passione, non può forse pensare che l'affetto del suo amore possa davvero alleviare in qualche modo le Sue sofferenze? Lei è stata troppo vicina al Verbo Incarnato per non comprendere quella strana unione di dolore intenso e gioia intensa, che era lo stato normale della Sua Anima benedetta sulla terra; e nel profondo, più in profondità delle fonti del dolore, il suo amore non potrebbe forse essere una fonte di gioia nel Suo cuore? L'eroica devozione della Madre deve sicuramente essere una consolazione molto commovente per il Figlio. Eppure osiamo supporre che non fosse così. Le analogie della Passione sembrano tutte indicare il contrario. Egli ha escluso dalla Sua natura inferiore la beata beatitudine della visione ininterrotta di Dio. Con un distacco sorprendente, si è spogliato di tutto ciò che avrebbe potuto consolarLo. L'abbandono del Padre era un abisso nel quale Egli intendeva discendere. Difficilmente avrebbe potuto permettere che l'amore di Sua Madre fosse per Lui una consolazione e un sostegno. Difficilmente avrebbe potuto continuare a risplendere su di Lui nella Sua oscurità la più grande gioia terrena che la Sua Sacra Umanità avesse mai conosciuto. Sarebbe in contrasto con la Passione, con quella completa desolazione che Egli diffondeva intorno a Sé, il più vasto e terribile deserto dell'anima che l'uomo avesse mai conosciuto, peggiore intorno a Lui, il Salvatore senza peccato, di quanto fosse la terra senza riparo che si estendeva, con tutte le sue forme inquietanti e le ombre del terrore, davanti al Caino macchiato di sangue e impenitente nel suo rimorso! No! Maria forse non pensava che in quel momento il suo amore potesse lenire il Suo Sacro Cuore. Ma non c'era forse alcun compito materno che lei potesse svolgere nei Suoi confronti? Ahimè! Solo quello che la madre dei Maccabei aveva svolto in passato. Lentamente e fastidiosamente il sangue delle spine gli colava negli occhi; ma lei non poteva raggiungerlo per asciugargli il sangue, Lui che ha il compito speciale di asciugare per sempre le lacrime da tutti gli occhi. Le sue labbra sono secche per la sete, bianche, esangui, screpolate; ma lei non può inumidirle nemmeno per un istante con il suo velo bagnato, anche se il suo sangue d'ora in poi spegnerà ogni giorno le fiamme del purgatorio per mille anime. La sua povera testa senza cuscino, quella bella testa, per lei la più bella delle cose create, - se si appoggia all'indietro le spine si conficcano, se si appoggia in avanti tutto il suo corpo si stacca dai chiodi, - non può tenerla tra le sue mani materne e lasciarlo riposare così per un po' fino alla morte? No! Né per Lui né per lei c'è alcun sollievo. O Madre! Non privarlo di un solo gioiello della Sua perfetta Passione; perché vedi con quanta generosità Egli allarga per te ogni ora i confini del tuo grande mare di dolore! Ma questa è una terza fonte del suo dolore, che lei non può alleviare la Passione di suo Figlio.

Un'altra fonte di peculiare dolore per lei era il fatto di essere stata testimone oculare della Passione. Dalle rivelazioni dei santi apprendiamo che, sebbene fosse assente fisicamente, era presente spiritualmente alle sofferenze del Getsemani e seguiva con la sua anima, con misteriosa e soprannaturale compassione, le varie fasi dell'agonia del nostro Salvatore. Era presente fisicamente alla flagellazione, all'Ecce Homo, lungo la via della Croce e per tutto il tempo sul Calvario. Sembra molto probabile che non fosse nelle case di Anna e Caifa, ma che fosse alle porte e sentisse non solo gli insulti, ma anche i colpi che venivano inflitti a Gesù, e che soffrisse una tortura speciale nella separazione da Lui in quei momenti. Eppure era una cosa terribile per una madre, in particolare una madre dalla sensibilità così raffinata e dall'amore così profondo come Maria, dover seguire il suo unico figlio in ogni fase di quel dramma sanguinoso. Sarebbe stato un martirio terribile se avesse trascorso quelle ore ritirata negli appartamenti delle donne di una casa orientale, sentendo le grida lontane della folla infuriata o ascoltando le tristi notizie che le venivano portate di tanto in tanto. Tuttavia, lì avrebbe potuto raccogliersi meglio per soffrire in silenzio e in pace. Almeno gli altri avrebbero potuto trascorrere il tempo in preghiera senza distrazioni. Ma per lei non era così. Suo Figlio era Dio. Era meglio stare vicino a Lui. Più Dio è vicino, meglio è, sempre, per tutti noi; ma soprattutto per la Madre di Dio. Per quanto fosse indissolubile la sua unione con il Dio invisibile in ogni momento e in ogni luogo, pregava meglio quando vedeva Gesù. Inoltre, non aveva quella distrazione utile che le donne cristiane hanno nelle loro afflizioni. Non era divisa tra il caro Bambino che le veniva portato via e il Dio santissimo che le infliggeva questo colpo. Il suo dolore e la sua religione non prendevano due strade diverse. Il Bambino sofferente e il Dio santissimo erano la stessa cosa. Questa era l'unità travolgente dei suoi dolori. Doveva quindi andare avanti, seguire le orme di Gesù e bagnare i suoi piedi nel sangue che Lui aveva lasciato dietro di sé. Doveva ascoltare il canto feroce delle fruste che fendevano l'aria, contare le frustate e imprimere nel suo cuore la varietà di suoni mortali e nauseanti che producevano quando colpivano questa o quella parte del Suo Sacro Corpo. Doveva vedere il falso re dei Giudei e dei Gentili, Pilato, metà in inutile pietà e metà in spietata derisione, esporlo alla folla, e lei sola adorava la Sua maestà regale quasi fino all'annientamento di se stessa per la violenza del dolore. Doveva sentire il sordo martellare dei chiodi sul Calvario, i cui suoni, attutiti dalla morbida carne delle Sue Mani e dei Suoi Piedi, le trafiggevano l'anima. Doveva ascoltare le sette belle parole pronunciate sulla Croce, come se Lui stesso stesse cantando il proprio canto funebre, con una dolcezza così malinconica da essere sufficiente a strappare la sua anima vivente dal suo corpo debole, logoro e dolorante. Tutto questo era terribile. Eppure lei era una vera madre. Non avrebbe mai accettato che fosse diversamente, nemmeno per un istante. Era una parte della regalità del suo cuore. Tuttavia, era un aggravamento indicibile della sua sofferenza. Era vero che tutto questo le era apparso chiaramente davanti agli occhi, almeno dall'ora della profezia di Simeone. Ma il senso è qualcosa di più della previsione, qualcosa di diverso da essa. I sensi «tradiscono il sostegno che la ragione offre». Interrompono quella tranquillità interiore in cui le visioni più oscure possono possedere l'anima, senza disturbarla. La vista interferisce con quella compostezza che è il nostro atteggiamento di forza nel sopportare i dolori interiori. Essa coglie l'anima alla sprovvista, oppure le impone uno sforzo interiore doloroso per preservarne la guardia. Inoltre, i sensi hanno cose speciali tutte loro nelle immagini, nei suoni e nei tocchi del dolore; e trafiggono la carne, facendola tremare con dolori gelidi, torturando i nervi, congelando e infiammando il sangue a turno, pugnalando il cervello come pugnali e stringendo il cuore convulso come se fosse in una morsa di ferro. Fu questa testimonianza oculare della Passione che rese il martirio di Maria sia nel suo corpo che nella sua anima, e che fu qualcosa di più della dolorosa stanchezza fisica in cui l'eccesso di sforzo mentale lascia il corpo, perché mise ogni membro sul cavalletto e rese ogni pulsazione uno strumento pulsante di dolore.

Un'altra fonte di dolore è da ricercarsi nella sua chiara visione e comprensione del peccato. Non possiamo dubitare che, indipendentemente dalla sua assenza di peccato e dalla magnificenza della sua ragione, il nostro Signore le abbia permesso di partecipare in una certa misura a quella percezione soprannaturale del peccato, della sua estrema malvagità e dell'adorabile odio di Dio nei suoi confronti, che lo contraddistingueva e che di fatto caratterizzava la sofferenza della Passione. Fu la visione del peccato a crocifiggere la Sua anima nel giardino del Getsemani. Fu il peso del peccato a schiacciarlo a terra. Fu il calice dell'ira di Suo Padre, che Egli desiderava così intensamente che gli fosse risparmiato. Leggiamo di Santa Caterina da Genova che svenne quando Dio le mostrò in visione il vero orrore anche di un peccato veniale. Maria non poteva svenire. Era troppo forte, troppo perfetta, troppo completa per debolezze come quelle. Il suo uso della ragione, iniziato al momento della sua Immacolata Concezione e mai interrotto per un solo istante da allora, non poteva essere decorosamente sospeso da alcuna trance o svenimento. Ma dobbiamo necessariamente supporre che, qualunque dono soprannaturale di comprensione del peccato fosse stato concesso a Santa Caterina da Genova o a qualsiasi altro santo, il dono di questo tipo concesso alla Madonna deve aver superato in modo indicibile il loro. Infatti, se consideriamo da un lato il ruolo che la sua profonda visione del peccato ha avuto nella Passione del nostro Beato Salvatore e dall'altro la “comunicazione di attributi”, per così dire, che è avvenuta tra la Sua Passione e la Sua Compassione, non possiamo che supporre che la nostra cara Madonna fosse dotata di una parte non trascurabile della Sua incredibile e travolgente intuizione del peccato. Nessuno stimava come lei l'innocenza immacolata della vittima. Nessuno apprezzò così sinceramente la bellezza e la sublimità della Sua bontà. Nessuno comprese così profondamente l'ingratitudine di coloro che Egli aveva istruito, nutrito, guarito e confortato con tanta generosa pazienza e tanto affetto premuroso. Nessuno sentì più acutamente gli eccessi barbarici di quelle ore crudeli della notte di giovedì e del venerdì mattina. Quando tutti questi pensieri si fusero in uno solo, quale visione le si presentò davanti, della quantità, della varietà, dell'intensità, della malignità del peccato che c'era nella Passione! Ma lei vide più di questo. Vide, in una visione orribile, spaventosa, gigantesca, i peccati del mondo intero sulle spalle curve del suo benedetto Figlio. Ma c'è di più: lei vide fino alle vette della Sua Divinità; vide che era veramente Dio che tutto questo peccato raggiungeva, assaliva, contaminava e uccideva; e allora una luce, come proveniente da un altro universo di cose più divine, irruppe sul peccato della Passione che solo Gesù e lei stessa avrebbero potuto affrontare e sopportare. Oh, se potessimo descrivere meglio com'era questo dolore di luce accecante! Ma è lontano da noi. Potremmo vivere se Dio ci mostrasse il nostro vero io? Abbiamo bisogno di essere immortali prima che arrivi la nostra ora del giudizio. Ma i peccati del mondo intero, il peccato concentrato della Passione, Maria vide tutto questo e morì mille volte interiormente nell'agonia che le fece sopportare.

Non è facile dire quale sia stato il punto più alto, o quale abbia causato la ferita più profonda, nella Passione. Gli strumenti della Passione non erano solo materiali. C'erano lance invisibili, chiodi, martelli, spine e frustate. Erano intellettuali e morali, oltre che fisici. E in tutti e tre questi ambiti gli strumenti di tortura erano numerosi e diversificati. Ognuno di essi colpiva nel vivo. Nessuno di essi merita di essere considerato secondario o inferiore. Ognuno aveva la sua preminenza a modo suo. Tutti raggiungevano vette più alte di quanto i nostri occhi potessero seguire. Ma non è facile dire quale di essi, se mai ce n'è stato uno, abbia raggiunto in Lui vette più alte rispetto agli altri. La Passione fu un eccesso di eccessi. Tutto ciò che le apparteneva era eccessivo. È questo che in gran parte impedisce che essa sia ridotta a una semplice epopea della sofferenza umana, anche indipendentemente dalla considerazione della Sua Divinità. Ma ci sono alcune cose che possiamo concepire come più acute di altre, o che feriscono in punti più sensibili. Ce n'è una in particolare, la cui partecipazione ci fornirà una sesta fonte del dolore di Maria. È l'ingratitudine prevista dei fedeli per la Passione del nostro amato Signore. La Madre della Chiesa, la Regina degli Apostoli, vede tutto questo nel suo cuore. Davanti ai suoi occhi si dispiega un rotolo che racconta di peccati perdonati e dimenticati, di ricadute in peccati mortali, di una sorprendente proliferazione di peccati veniali che pullulano in orde nell'anima e devastano il paradiso di Dio, di negligenze spietate, di imperfezioni sconvenienti, di vite immortificate, consapevolmente immortificate, di avversione per le cose spirituali, di libertà incurante nei confronti dei grandi sacramenti che sono costati così cari a suo Figlio, di menti ristrette, gelosi e sospettosi, dei modi nauseanti e tiepidi della presuntuosa prudenza umana, e di tutta quella triste infinità di pusillanimità, da cui qua e là un santo si erge ma solo in modo appena distinguibile, come una palma nella nebbia di sabbia del deserto. Né era del tutto una visione del futuro: dov'era Pietro? Stava piangendo in qualche grotta fuori dalle mura nel lusso della sua grazia ritrovata? Dov'era Andrea, che doveva essere il modello di tutti gli amanti della Croce? Dov'era Giacomo, nella cui diocesi il suo Maestro era in quel momento crocifisso? C'era l'appassionata Maddalena, c'era il bel cuore di Giovanni, c'era lei stessa, a rappresentare il mondo sul Calvario. Ahimè! Se da quel giorno in poi ogni anima battezzata dovesse essere un santo al pari di un apostolo, quanto sarebbe stata terribile la Passione, e quanto tristemente non ricambiata! Ma se così non doveva essere, sicuramente coloro che amano Gesù dovrebbero amarlo bene. Tutti i salvati dovrebbero essere santi, santi prima di raggiungere il Paradiso, santi che non hanno bisogno di un esodo attraverso il mare di fuoco sotto la terra, santi anche mentre sono sulla terra. Creature tiepide che si aggrappano a Dio con un sacramento occasionale, che si aggrappano alla Chiesa con un giubileo, che oscillano in una sciocca indecisione, come animali ribelli e stupidi, tra il pastore e il mercenario, che danno il loro amore d'amore al mondo e, di tanto in tanto, il loro amore di paura a Dio quando Egli tuona, godendosi la vita, il tempo e la terra in modo insolito, e aggrappandosi all'eternità e al cielo sul letto di morte... - il Crocifisso deve essere il Padre proprio di costoro? Oh, per il cuore generoso ed eroico di Maria questo era uno spettacolo che equivaleva a un'intera Passione! Vide come il caro Cuore sotto quel fianco bianco segnato dal sangue sulla Croce si sentiva nauseato proprio da quella visione, e anche il suo cuore ne soffriva con indescrivibile debolezza e repulsione.

Ma cosa diremo di coloro che dovrebbero essere perduti? Pensate al valore di ogni goccia di sangue! Ma perché parlare di gocce? Lei vi sta scivolando dentro. Le è colato sulle mani mentre stringeva la croce. Giace come una linea rossa tra i piedi della croce e il pilastro della flagellazione. Le radici nodose degli ulivi del Getsemani ne sono macchiate in più punti. Guardate le innumerevoli stelle, sparse come polvere luminosa nella concavità viola della mezzanotte. Una sola striscia le avrebbe redente tutte, se fossero cadute mille volte. E se ci fossero state seimila strisce! Che calcolo dell'infinità della redenzione! E tutto quel sangue e tutte quelle strisce date per ogni anima, ogni anima che avrebbe avuto per sé tutta quell'infinita salvezza, eppure sarebbe stata perduta per l'eternità!

Cristo ha pagato quel prezzo, e poi è stato defraudato del suo valore! Se un'anima, per la quale tutta quella Passione è stata pensata e intenzionalmente subita, e poi con solennità che la creazione non aveva mai visto prima, e con un sacerdozio inconcepibile, offerto da Dio a Dio, se un'anima dovesse perire in eterno, dovesse trionfare con la sua colpa sull'amore del suo Salvatore, dovesse prosciugare gli oceani del Suo Sangue con il calore ardente dell'Inferno, che angoscia per il Sacro Cuore di Gesù! Avrebbe potuto strappargli un grido peggiore di quello che balzò dal cuore appassionato e spezzato di Giacobbe quando il mantello multicolore di Giuseppe, macchiato di sangue, fu mostrato ai suoi occhi. Ma se non fosse solo un'anima, ma milioni e milioni di milioni, che andassero perdute, allora cosa succederebbe? Anzi, se dovesse esserci un dubbio, di cui non potremmo essere sicuri anche se lo credessimo, se tanti credenti adulti siano salvati quanti sono perduti, che cosa succederebbe allora? Ebbene! Egli non si pentì della Croce, mentre vi era appeso. Questo è tutto ciò che possiamo dire. Ma Egli ebbe un'altra crocifissione, invisibile, molto peggiore di quella di legno, ferro, sangue rosso e un titolo beffardo, che noi vediamo. Era la crocifissione di un Cuore già crocifisso, a causa del pensiero delle innumerevoli moltitudini che sarebbero cadute da Lui e si sarebbero perdute e non sarebbero più state membri di Lui, ma si sarebbero allontanate da Lui attraverso l'invidia trionfante e la rabbia di Satana con una crudele separazione, con uno smembramento impotente e irrimediabile. Essi «non spezzarono le sue ossa», ma le ossa della sua Anima furono tutte spezzate da questa crudele Passione interiore. E in questa oscura agonia, in questo calice speciale a parte, anche Maria ebbe la sua parte; e se in quel momento riuscì a distinguere tra ciò che questo pensiero le faceva soffrire perché amava così tanto Gesù e ciò che le faceva soffrire perché amava così tanto le anime, allora vide due abissi separati e spaventosi, nei quali, mezza soffocata dall'angoscia, doveva entrare con orrore ritraente ma non riluttante.

Queste erano le sette fontane dei dolori di Maria, sotto le quali, e alla base di tutte, c'era la grande fonte originaria di tutto, l'incomparabile bellezza divina del nostro amato Signore stesso. Era questa che dava vitalità e intensità a ogni dolore. Era questa che aggravava ogni cosa, ma non poteva esagerare nulla, perché non poteva magnificare nulla a una dimensione maggiore di sé stessa. Neanche lei conosceva tutta quella bellezza. Era incomprensibile, assolutamente incomprensibile in sé stessa. Ma ciò che lei conosceva è incomprensibile per noi, è così al di sopra di noi e al di là di noi. Eppure possiamo pronunciare grandi parole sulla bellezza del nostro Salvatore, e pensare a essa in modo molto più grande di qualsiasi parola, e, quando anche i pensieri falliscono, possiamo piangere, piangere lacrime di sentimento celeste. Possiamo bruciare d'amore e morire della Sua bellezza; tuttavia, anche se così raggiungeremo la casa di Maria, non potremo arrivare alla sua comprensione dell'estrema bellezza di Gesù. C'era un oceano di essa nelle caverne più profonde e insondabili del suo cuore, che di tanto in tanto si riversava in altri mari che si agitavano sopra di essa, rendendoli amari oltre ogni sopportazione.