venerdì 19 settembre 2025

Le Rivelazioni sono la Manifestazione dell’Amore di Dio

 


La ritrasformazione nell’amore


Il Mio Amore non vi mette limitazioni ed il Mio Amore per voi Mi induce anche a rivelarMi a voi, perché ciò che Io amo, lo voglio possedere. Ma posso prendere in Possesso solamente ciò che viene liberamente a Me ed affinché si aspiri liberamente a Me, devo anche Essere riconosciuto come desiderabile. Dovete riconoscere Me Stesso come l’eterno Amore, come vostro Padre, il Quale vi ha creato nel Suo Amore. Perciò Mi devo rivelare a voi. Tutto ciò che vi viene comunicato su di Me, deve sperimentare la sua conferma tramite le Mie Rivelazioni, altrimenti non è vero e tutte le Promesse che Io vi dò o vi ho dato, si devono adempiere. E così vi ho anche dato la Promessa di rimanere con voi fino alla fine del mondo. E se volete una dimostrazione della Mia Presenza, allora dovete badare alle Mie Rivelazioni, dovete credere che Io Sono con voi fedelmente secondo la Mia Promessa ed allora non vi sarà nemmeno più improbabile, che Io vi parlo nel Mio ultragrande Amore che vuole darvi un segno per conquistare il vostro amore. Siete proceduti da Me, non potete negare una Potenza creativa, un Padre il Quale vi ha chiamato in Vita. Ed ora dovete anche credere che vi appartiene tutto il Suo Amore, dovete credere che Egli vi ha creato, per rimanere in collegamento con voi sempre ed in eterno. Dovete credere che l’Essere Che vi ha creato nel Suo Amore, E’ anche oltremodo saggio e creandovi ne ha anche collegato uno scopo, che non siete solo dei prodotti di un umore, ma che siete destinati ad una alta ed altissima meta e che perciò il vostro Creatore non riposa prima, finché non avete raggiunto la meta della vostra destinazione, che quindi non lascia inosservato nessuna delle Sue creature e che l’accompagna con la Sua Provvidenza su tutte le sue vie. Dovete credere che il Suo Amore Paterno vi segue anche, quando tendete all’abisso, ma che vi viene sempre sulla via e Si dà a riconoscere a voi, che siete quindi sempre assisiti dal Mio Amore, anche se non Lo riconoscete. Ma Io voglio che impariate a riconoscerMi, e guido i vostri pensieri (occhi) costantemente al Mio Agire ed Operare, a tutte le Mie Opere di Creazione, a tutto ciò che vi dimostra un Creatore e Conservatore. Dapprima cerco di risvegliare in voi la fede in Me come Creatore, per poi soltanto manifestarMi come l’eterno Amore, per poi rivelare Me Stesso a voi attraverso la Mia Parola, attraverso il Mio Discorso che dimostra Me Stesso a voi come Padre e vi annuncia anche la Mia Volontà. Perché solo attraverso l’esaudimento della Mia Volontà dimostrate anche il vostro amore per Me ed ora venite liberamente a Me e posso prendere possesso di voi per la Mia ultragrande Gioia e rendervi beati in eterno. Voglio solo la vostra Beatitudine, perché vi appartiene tutto il Mio Amore, ma trovate la via verso di Me soltanto, quando vi viene data la conoscenza da Me Stesso, sulla vostra meta ed il vostro compito terreno. E perciò vi giungono continuamente le Rivelazioni in forme più diverse. Ogni Rivelazione dimostra Me, ma se posso Essere presente in voi e rivelarMi a voi attraverso la Mia Parola, allora siete già notevolmente venuti vicino a Me, allora il Mio Amore vi ha afferrato e non vi lascia mai e poi mai più cadere.

Amen

22. gennaio 1954

ISTRUZIONI MARIANE

 


FONTI E PRINCIPI PER LO STUDIO DI MARIA  


I PRINCIPI SUI QUALI SI BASA LO STUDIO DI MARIA. - Oltre alle fonti, è necessario dare uno sguardo, sia pure rapido, ai principi direttivi dello studio di Maria. Questi principi fondamentali sono cinque: uno primario e quattro secondari.  

a) Il principio primario. - Il principio primario sul quale si basa tutta la dottrina mariana è questo: «Maria SS. è la Madre universale, sia del Creatore che delle creature». Essendo Madre sia del Creatore che delle creature, Ella sta come in mezzo, fra il Creatore e le creature, congiungendoli. Dando infatti al Creatore la vita naturale delle creature, Ella diede alle creature la vita soprannaturale del Creatore. Questa missione materna e mediatrice è essenzialmente una missione regale, una missione cioè che rende Maria SS. Regina di tutto l'universo.  

In vista di questa singolare missione materna, mediatrice e regale, Iddio ha concesso alla Vergine SS. privilegi del tutto singolari, e la Chiesa tributa alla Vergine un culto tutto singolare, il culto di iperdulia.  

b) I principi secondari. - Oltre questo principio primario, vi sono quattro principi secondari, chiamati: principio di singolarità, principio di convenienza, principio di eminenza e principio di analogia o somiglianza con Cristo.  

Incominciamo dal primo: il principio di singolarità. Esso si può enunciare così: «Data la singolarità della missione alla quale la Vergine SS. venne da Dio destinata, si deve necessariamente concludere alla singolarità dei privilegi necessari o convenienti per attuare una  tale missione». Ed è giusto. Alla singolarità del fine deve corrispondere, logicamente, la singolarità dei mezzi. La Vergine SS., quindi, fu una creatura, una donna del tutto singolare, con privilegi singolari, dal primo fino all'ultimo istante della sua esistenza terrena. «Ella ­ disse con frase potente il Card. de Bérulle - è un universo, che ha un suo centro e i suoi movimenti differenti; un impero che ha le sue leggi e il suo stato a parte». «È un cielo nuovo, una terra nuova» (10). Ella è - direbbe S. Anselmo - la «donna mirabilmente singolare e singolarmente mirabile»: «Foemina mitabiliter singularis et singulariter mirabilis» (11). Mirabilmente singolare all'inizio, ossia, nello stesso istante della sua esistenza; mentre, infatti, tutti, senza eccezione, in quel primo istante vengono imbrattati dalla colpa originale, privi della grazia, nemici di Dio, avvolti nelle tenebre del peccato, la Vergine SS., ed essa sola, in vista appunto della sua singolare missione di Madre del Creatore e di Mediatrice delle creature, fu del tutto immune dalla colpa, piena di grazia, amica di Dio, avvolta dai raggi della luce divina. Mirabilmente singolare nel corso della sua esistenza; mentre, infatti, tutte le altre donne diventano madri cessando di essere vergini, questa donna singolare diventa madre rimanendo vergine, unendo il figlio col giglio; mentre tutte le altre donne generano nel dolore, questa donna singolare generò il suo Figlio nel gaudio più ineffabile; mentre tutte le altre donne dànno alla luce soltanto un uomo, sia pur grande, questa donna singolare diede alla luce un Dio; ... mentre tutte le altre donne hanno a sé soggetti degli uomini, questa donna singolare ebbe a sé soggetto un Dio: «Et erat subditus illis»; mentre tutte le altre donne avversano i dolori e la morte dei loro figli, questa donna singolare bramò il dolore e la morte del suo proprio Figlio, sperimentandoli vivamente riflessi in se stessa, per l'eterna salvezza dell'uomo.  

Mirabilmente singolare all'inizio e nel corso della sua vita terrena, la Vergine SS. lo fu anche al termine della medesima; mentre, infatti, il corpo di tutti gli altri mortali va inesorabilmente a marcire nel gelido buio di una tomba, il corpo verginale di questa mirabile donna fu trasferito glorioso, insieme all'anima, in quel regno beato «che solo amore e luce ha per confine», ove venne coronata Regina della terra e del Cielo.  

Un altro principio secondario è il cosiddetto principio di convenienza. Può venire enunciato così: «Si debbono attribuire alla Vergine SS. tutte quelle perfezioni che convengono realmente alla dignità di Madre universale, purché abbiano qualche fondamento nella rivelazione e non siano contrarie alla fede e alla ragione». Iddio, infatti, quando elegge ad una missione, dà anche tutte quelle grazie che rendono idonei alla medesima. Quel che è solito fare con tutti, lo fece con maggior ragione nei riguardi di Maria, rendendola non solo Madre sua e Mediatrice nostra, ma degna Madre sua e nostra. L'arricchì quindi di tutti quei doni e privilegi che la resero degna della sua singolare missione.  

Un terzo principio: il principio di eminenza. Può enunciarsi così: «Tutti i privilegi di natura, di grazia e di gloria concessi da Dio agli altri Santi, li dovette concedere in qualche modo anche alla Vergine SS. Regina dei Santi».  

Qualsiasi creatura, anzi, tutte le altre creature messe in suo confronto sono come un atomo di fronte all'universo. Ella le supera tutte, appartenendo in qualche modo all'ordine ipostatico, ordine supremo, smisuratamente superiore all'ordine della grazia al quale appartengono le creature ragionevoli; e all'ordine della natura, al quale appartengono tutti gli enti privi di ragione. In essa quindi si trova mirabilmente adunato tutto ciò che di bello, di buono e di grande noi vediamo sparso in ciascuna creatura, in tutte le creature prese insieme. Cantò egregiamente il divino Poeta: «In te s'aduna - quantunque in creatura è di bontade» (Par. 33, 21). Tutte le grazie, quindi tutti i privilegi concessi ai Santi, furono anche concessi, in qualche modo, almeno in modo equivalente, alla Regina dei Santi, a meno che non siano incompatibili con la sua particolare condizione. Scrisse bene S. L. G. da Montfort: «Dio Padre fece una massa di tutte le acque, e la chiamò Mare (in latino «Maria»); e fece del pari una massa di tutte le grazie, e la chiamò Maria» (Trattato, n. 25).  

«Come nel formare il mare - scrisse il P. Segneri - Egli volle che quivi si radunassero tutti i fiumi: Congregentur aquae in locum unum (Gn.I), così nel formare Maria radunò in un cuore tutte le doti che son divise fra gli altri; cuore che come il mare non ridonda per tale pienezza, non redundat (Eccl. I); perché queste doti medesime non eccedono il loro ampio letto, ch'è l'uffizio ch'Ella sostiene» (Il divoto di Maria c. 3).  

Un quarto principio: quello di analogia o di somiglianza con Cristo. Suole enunciarsi così: «Ai vari privilegi dell'umanità di Cristo, corrispondono nella Vergine SS. analoghi privilegi».  

Fra tutte le creature Ella è colei che più si avvicina al prototipo  di ogni perfezione, a Cristo. Ella - per dirla col divino Poeta - è «la faccia che a Cristo - più s'assomiglia» (Par. 32, 85). Ed è facile comprenderlo. La luna è simile al sole, riflettendone i fulgidi raggi. E Maria, nel mistico firmamento della Chiesa, non è forse l'argentea luna che riflette e trasmette alla terra i raggi del sole di giustizia, Gesù? Ella è la Vergine bella «di sol vestita». La madre assomiglia, per legge naturale, al Figlio. E Maria non è forse la vera Madre di Cristo? ... Tanto più che ogni figlio degno di questo nome, gode immensamente nel rendere partecipe, nella più larga misura possibile, la madre sua, di tutti i suoi beni. La compagna in un lavoro, in una impresa, assomiglia sempre al compagno. E Maria non è stata forse l'indivisibile - compagna di Cristo in tutta l'opera della nostra salvezza? La sposa è simile allo sposo, essendo l'aiuto simile a Lui, «adiutorium simile sibi» (Gen.2,18). E la Vergine SS. non fu forse la sposa di Cristo nella rigenerazione soprannaturale dell'umanità? La Regina è simile al Re, poiché su di essa viene spontaneamente a riflettersi tutto il regale fastigio. E la Vergine SS. non è forse la Regina del regno di Cristo? ...  

Tutto ciò a priori. Ma anche a posteriori si giunge alla medesima conclusione. E difatti, quanta somiglianza v'è tra Cristo e Maria! Predestinato in modo tutto singolare il Figlio, predestinata in modo tutto singolare la Madre. Preconizzato dai Profeti il Figlio, preconizzata anche la Madre. Vivamente atteso e sospirato dai secoli il Figlio, vivamente attesa e sospirata dai secoli la Madre. Mediatore il Figlio, Mediatrice la Madre. Redentore il Figlio, Corredentrice la Madre. Onnipotente per natura il Figlio, onnipotente per grazia la Madre. Immacolato il Figlio, Immacolata la Madre. Vergine perpetuo il Figlio, Vergine perpetua la Madre. Pieno di grazia il Figlio, «et vidimus Eum plenum gratia» (Gv.1,14), piena di grazia la Madre: «Ave, gratia plena» (Lc.1,28). Mite ed umile di cuore il Figlio, mite ed umile di cuore la Madre. Poverissimo di beni terreni e straricco di beni celesti il Figlio, poverissima di beni terreni e straricca di beni celesti la Madre. Trafitto il Figlio nel corpo dai chiodi durante la sua tremenda Passione, trafitta la Madre nell'anima dalla spada del dolore durante la sua non meno tremenda Compassione. Singolarmente esaltato il Figlio, per il suo abbassamento, con la sua gloriosa Ascensione, singolarmente esaltata la Madre, pel suo abbassamento, con la sua gloriosa Assunzione in anima e corpo al Cielo. Alla destra del Padre s'asside il Figlio, alla destra del Figlio s'asside la Madre, acclamata da tutta la corte celeste. Come Cristo, anche Maria è un prodigio,  anzi, un triplice prodigio: nell'ordine della natura, della grazia e della gloria. Giustamente cantava il celebre Lodovico Antonio Muratori:  

«Chi di veder desia - quai sappia fare alti prodigi Iddio - miri l'Uomo­Dio e dopo Lui Maria». Data questa mirabile somiglianza, noi siamo in diritto di concludere che, come Gesù disse: «Chi vede me, vede anche il Padre mio», così la Vergine SS., fatte le debite proporzioni può ripetere: «Chi vede me, vede anche il Figlio mio!»  

P. G. Roschini O. S. M. 


La pienezza della maternità o della paternità spirituale può arrivare solo quando sei unita a Me come Mia Madre sotto la Croce.

 


La pienezza della maternità o della paternità spirituale può arrivare solo  quando sei unita a Me come Mia Madre sotto la Croce. Quando condividi con  Me la Mia Offerta per il riscatto dei Miei figli.  

La Mia paternità, che salva tutti coloro che vogliono riceverla, si è realizzata  attraverso il Mio Sacrificio della Croce – per il martirio del Sangue.  

La maternità della Mia Mamma si è realizzata per il martirio del Cuore e la co- offerta di Sé.  

Per guidare gli altri, bisogna fare ciò che Maria ha fatto e trovarsi dove  Ella si trovava al momento dell’accomplimento dell’Opera della Salvezza.  

Guidare gli altri non significa predicare. È offrirsi per loro con Me. È una  preghiera perseverante e lo sforzo delle rinunce in loro intenzione. È amare Dio in  loro e rimanere con loro nel Mio amore.  

La prossimità fisica non è necessaria, ma è necessaria una prossimità e una  preoccupazione spirituale dettate da un puro amore che si abbandona tra le  Mie braccia.  

Sappi che i progressi dei tuoi figli spirituali sono sempre condizionati dai  tuoi progressi nel tuo amore verso di Me: da un amore sacrificiale costruito sul  rinuncia a sé.  

Solo allora arrivano i miracoli delle conversioni e delle guarigioni  interiori, libere da attaccamenti umani.

 Alice Lenczewska, 1.IX.1989 

EXTOLLENS VOCEM

 


ROSARIO

 nella eloquenza di 

VIEIRA


ESTOLLENS VOCEM

Considerando dunque in primo luogo l'altezza della Maestà, a cui presentiamo le nostre petizioni, e cominciando (per maggiore chiarezza) da dove inizia il Rosario; qual è la sua prima voce? La prima voce del Rosario è: "Pater noster, qui es in coelis" (2): Padre nostro che sei nei cieli. È una voce che sale dalla terra al cielo, e al cielo dove si trova Dio, vediamo se è alta e altissima: "Extollens vocem"? Noi non facciamo caso a questa che sembra una banalità; ma il più grande maestro di preghiera, che fu Davide, ne fa grande osservazione: "Voce mea ad Dominum clamavi, et exaudivit me de monte sancto suo" (3). Davide era un grande contemplativo, ma in questa occasione (quando fuggiva da suo figlio) pregò vocalmente. Questo significa, "Vocea mea", preghiera vocale. E ciò che è molto significativo, è che questa sua voce uscendo dalla valle di Cedron, per dove camminava, fosse udita sul Monte Tabor, la gloria, dove Dio ha il trono della sua Maestà: "De coelo, et sublimi throno gloriae suae", commenta Sant'Atanasio. Il cielo, dove Dio ha il trono della sua Maestà, non è uno dei cieli che vediamo, ma un altro cielo sopra questi quasi infinitamente più elevato e sublime: perciò non dicono: "Qui es in coelo", ma "Qui es in coelis". Della stessa frase si servì Cristo, quando disse che gli Angeli che assistono sulla terra nella nostra guardia vedono sempre Dio, che è, non nel cielo, ma nei cieli: "Semper vident faciem Patris, qui in coelis est" (4). E combinando un Testo con un altro, è una prerogativa veramente ammirevole, che dove arrivano gli Angeli con la vista, arrivino gli uomini con la voce. La sfera della voce è senza confronto più limitata di quella della vista. Ma questo si intende della voce con cui parliamo, e non della voce con cui preghiamo. La voce con cui parliamo difficilmente si estende a tutta questa Chiesa, e la vista ha una sfera tanto più grande e alta, che arriva al firmamento dove vediamo le stelle. Tuttavia, la voce con cui preghiamo, non solo arriva al firmamento che vediamo, che è il cielo delle stelle, ma al medesimo empireo, che non vediamo, che è il cielo di Dio. Il cielo che vediamo è il cielo della terra; il cielo dove si trova Dio, è il cielo del cielo: "Coelum coeli Domino" (5). E questo è ciò che ponderava e ammirava Davide nella voce della sua preghiera: "Voce mea ad Dominum clamavi, et exaudivit me de monte sancto suo". 

Ma da qui si vede, che l'altezza di questa voce è ancora più meravigliosa in coloro che pregano il Rosario. Davide dice che clamò e gridò con la sua voce: "Voce mea ad Dominum clamavi": e nel Rosario non è necessario clamare, né ancora suonare. Anna, madre di Samuele, fu un'eccellente figura di coloro che pregano il Rosario. Di lei dice il Testo sacro, che moltiplicando le preghiere, si vedevano solo muovere le labbra, ma la voce non si udiva in alcun modo: "Cum multiplicaret preces coram Domino, tantum labia illius movebantur, et vox penitus non audiebatur" (6). Lo stesso accade qui puntualmente. Anna moltiplicava le sue preghiere; e chi prega il Rosario, le moltiplica anch'esso, perché ripete molte volte la stessa preghiera. Ad Anna si vedevano solo i movimenti della bocca, ma la voce non si udiva; e voi pregate il vostro Rosario con una voce così interiore (e perciò più devota che né quelli che sono molto vicini vi sentono, né voi stessi vi sentite). E quando voi non udite la vostra stessa voce, essa è così alta, e sale così in alto, "Extollens vocem", che arriva dove si trova Dio: "Qui es in coelis". 

Non mancherà però chi dica, che questa circostanza di pregare Dio, mentre è nel cielo, sembra una cerimonia superflua, e non solo non necessaria, ma nemmeno conveniente. Commentando Sant'Agostino queste parole, che nel suo tempo non erano ancora del Rosario, ma erano le stesse, dice così: "Non dicimus Pater noster, qui es ubique, cur, et hoc verum sit, sed Pater noster, qui es in coelis". Dio, per la sua immensità, è ovunque, e non solo con noi, ma in noi, in qualsiasi luogo ci troviamo. Quindi non è necessario invocare Dio mentre è nel cielo, poiché lo abbiamo anche sulla terra; tanto più che invocarlo nel cielo, sembra allontanare Dio da noi, e pregare da lontano, quando sarebbe più conveniente e più conforme all'affetto della devozione farlo da vicino. Non è più conveniente parlare con Dio, dove lui è, e noi siamo, che dove lui è, e noi non? Lo stesso Davide, così grande maestro di quest'arte, chiedeva a Dio che la sua preghiera arrivasse molto vicino al suo divino sguardo: "Appropinquet deprecatio mea in conspectu tuo" (7). E il Rosario, prima che le Ave Maria convertite in rose gli dessero questo nome, si chiamava il Salterio della Vergine; perché quello di Davide si compone di cento e cinquanta Salmi, e quello della Signora di un numero altrettanto di saluti angelici. Dunque se Davide, nel suo Salterio, chiede a Dio che la sua preghiera arrivi molto vicino a lui, "Appropinquet deprecatio mea in conspectu tuo"; come noi, nel Salterio della Vergine, ci poniamo così lontani da Dio, o Dio così lontano da noi, quanto va dalla terra al cielo: "Qui es in coelis"?

Dico che il nostro dettame non è diverso, se non lo stesso di Davide. E perché? Perché quanto più colui che ora si allontana da Dio, tanto più la sua preghiera si avvicina a lui. La preghiera e colui che prega, si pongono davanti a Dio, come in due bilance: e quanto più colui che prega si umilia e si allontana, tanto più la preghiera si innalza e si avvicina: lui più lontano per rispetto, e lei più vicina per accettazione. Due uomini andarono al Tempio a pregare, dice Cristo, un Fariseo e un Pubblicano. Il Fariseo, come Religioso di quel tempo, si avvicinò molto all'altare e al Sancta Sanctorum, e lì rappresentava a Dio le sue buone opere. Il Pubblicano, al contrario, si mise molto lontano, "Stans a longe"; e senza osare alzare gli occhi al cielo, si batteva il petto e chiedeva perdono dei suoi peccati. Questa fu la differenza tra i pregatori e le preghiere: e qual è stato il risultato? "Descendit hic justificatus ab illo". Colui che si avvicinò molto all'altare e a Dio, la sua preghiera rimase molto lontana, perché fu riprovata; e colui che si mise molto lontano, "Stans a longe", la sua preghiera si avvicinò molto a Dio, perché fu accettata. Lui lontano per rispetto, e la sua preghiera vicina per gradimento: lui lontano per reverenza, e lei vicina per accettazione: "Non audebat appropinquare, ut Deus ad eum appropinquaret": dice il venerabile Beda. E questo è ciò che facciamo fin dall'inizio del Rosario. Anche se Dio è ovunque, non lo invochiamo da vicino, mentre assiste sulla terra per immensità, ma da lontano, e molto lontano, mentre presiede nel cielo per Maestà: "Qui es in coelis"; e quanto più, come è ragione, ci umiliamo, tanto più la voce della nostra preghiera si innalza: "Extollens vocem". 

È vero, come ponderava Sant'Agostino, che per l'efficacia di questa preghiera bastava pregare Dio sulla terra, ma per la dignità no. Perché Dio sulla terra è solo per presenza come immenso, nel cielo è per Maestà come Altissimo. Questa fu la differenza che considerò e distinse il Prodigio nella sua preghiera: "Peccavi in coelum, et coram te": peccai contro il cielo e alla tua presenza. E perché quel giovane, già ben compreso, fece questa differenza di luogo in luogo e di Dio a Dio? Perché sulla terra riconosceva la sua presenza, e nel cielo contemplava la sua Maestà. Nel "coram te", confessava la presenza offesa; nel "peccavi in coelum" la Maestà lesa. E come Dio sulla terra è solo per presenza come immenso, e nel cielo per Maestà come Altissimo: "Tu solus Altissimus in omni terra"; perciò il divino Autore di questa divina preghiera, affinché conoscessimo il modo di pregare altissimo, che ci insegnava, ci ordinò di pregare a Dio, non in quanto è per presenza in ogni luogo, ma in quanto è per Maestà nel cielo dei cieli: "In coelis". Il Pubblicano che pregò bene, ma a modo della Legge antica, dice l'Evangelista, che nemmeno osava alzare gli occhi al cielo: "Nolebat nec oculos ad coelum levare": mentre il Maestro Divino della Legge della grazia, non solo vuole che alziamo gli occhi e le mani al cielo, ma che fin dall'inizio della nostra preghiera la presentiamo nel cielo dei cieli davanti al Divino accoglimento, e che dove Dio assiste per Maestà come Altissimo, là la nostra preghiera entri con fiducia, e là salga e si innalzi la nostra voce: "Extollens vocem".


Donati completamente ai Designi Divini, non mettete nulla da parte vostra, ciò che dovete mettere davanti al Nostro Dio è la vostra volontà totale.

 


Rosario – Messaggio UNICO


Messaggio della Santissima Vergine Maria a J. V.


14 agosto 2025

Parla la Santissima Vergine Maria.

Preparate, miei piccoli, per gli eventi che devono accadere, vi abbiamo già promesso che coloro che sono con il Cielo saranno protetti, perché Noi proteggiamo coloro che possono essere chiamati veri figli di Dio. Che tristezza per il Cielo che siano così pochi quelli che reagiscono a questo Amore così grande del Nostro Dio! Come si pentiranno le anime quando arriveranno, dopo la loro morte, a presentarsi davanti alla Divinità, là nel Regno dei Cieli, per essere giudicate! Comprenderanno il tempo perso, comprenderanno tanta tradimento che l'essere umano ha causato a Mio Figlio Gesù Cristo e, con ciò, anche al Nostro Padre Dio e Creatore.

Miei piccoli, voi che siete con Noi, sentite dentro di voi come si stanno sviluppando gli eventi, perché Mio Marito, Lo Spirito Santo d'Amore, vi ha dato quella Grazia di farvi conoscere ciò che segue; certamente, non con lussi di dettagli, perché non sopportereste, in un dato momento, tanto male che cadrà sulla Terra e sugli uomini. Ma ringraziate lo Spirito Santo d'Amore che vi lascia sapere tutte queste cose, un po' prima che accadano.

Certamente, siete stati preparati per anni per questi momenti che si stanno per sviluppare, siete forti, sopporterete la prova, perché siete stati preparati per questo, ma deve ancora esserci una grande parte di voi, in questione dell'Amore verso i vostri fratelli, perché, come vi è stato detto, non perché una grande parte dell'umanità sarà eliminata, queste anime saranno condannate. Se pensaste così, non sareste scelti del Regno, perché nel vostro cuore non può esserci gioia, quando c'è tanta tristezza intorno a voi, e specialmente, in Noi, nel Cielo, che cerchiamo il vostro bene, ma ci fa male il male con cui agisce la maggior parte degli esseri umani.

D'altra parte, sì, vi chiedo di rallegrarvi perché siete stati scelti per iniziare una nuova generazione dentro di voi, con lo Spirito Santo d'Amore. Vi farà sapere ciò che verrà, ma molto poco, come vi ho detto, non con lussi di dettagli, affinché cresca in voi un grande amore per i vostri fratelli, che dovranno soffrire molto, per non aver avuto dentro di sé, ciò che è la vita nella Grazia, ciò che è la vita d'Amore che vi ha dato Nostro Padre e che Mio Figlio Gesù Cristo ha confermato con la Sua venuta sulla Terra.

Vi è stato insegnato molto su ciò che deve venire, ma ci sono anche molte anime, o che non credono o che non gli importa ciò che deve venire, e che, certamente, nel momento della grande prova, si pentiranno di aver scelto il cammino del male e di non aver cercato di essere nel bene, che, essendo nel bene, vi sentite colmi dell'Amore del Nostro Dio.

Quanto si perdono le anime che non hanno scelto il cammino del bene! È così bello, è così grande l'Amore del Nostro Dio. Quando arriva fortemente alle Nostre anime, e dico, quando arriva, è quando vi rendete conto che avete bisogno di qualcosa di più di ciò che normalmente avete, ma che non vi riempie più, avete bisogno di quella forza amorosa che dovete chiedere, miei piccoli, perché non avete idea di che cosa sia quella bellezza spirituale, che certamente verrà data con la Pentecoste che tutta l'umanità vivrà. Certamente, ci saranno anime che non saranno pronte né vorranno essere pronte per quella bellezza spirituale, pregate per loro, perché, ricordate che il libero arbitrio ferma e opacizza tutta Luce che possa venire dal Cielo verso di loro.

Certamente, Nostro Dio, insisterà sempre affinché l'anima cambi, scelga, con insistenza, ma confidate. Nonostante la sua negazione, confidate nella preghiera, la preghiera uscita dal cuore fa miracoli, e voi siete ora, in questi tempi, per fare miracoli, perché salverete innumerevoli anime, che sono i vostri fratelli, e che hanno anche il diritto di vivere nel Regno dei Cieli o di avere un forte e buono cambiamento, per vivere questi tempi belli di cambiamento.

Quanto Amore, quanto Amore, versa Nostro Dio su di voi! Quante bellezze vedrete! Quanto pentimento avranno le anime buone, che con quel pentimento riceveranno più benedizioni da parte del Nostro Dio! Le anime pentite, le anime dolenti nei loro peccati riceveranno grandi benedizioni: un Amore profondo del Nostro Dio.

Meditate, meditate da soli, sia davanti al Santissimo, sia a casa vostra davanti a un'immagine del Nostro Dio, meditate, perché la preghiera vi porterà profondamente, al cuore del Nostro Dio.

Avete bisogno di crescere di più nell'Amore, donatevi completamente ai Disegni Divini, non mettete nulla da parte vostra, ciò che dovete mettere davanti al Nostro Dio è la vostra volontà totale, che Lui entri in voi, che Lui vi porti dove Lui vuole portarvi, perché voi non sapete scegliere ciò che è buono per la vostra anima. Lui, nella Sua Divina Volontà, vi porterà verso la perfezione dell'Amore. Lasciatevi, lasciatevi muovere dal Nostro Dio e presto arriverete alla Santità a cui siete tutti chiamati.

Che l'Amore della Santissima Trinità si riversi su ciascuno di voi. Amen.


Dove regna il Divin Volere l’anima chiama Iddio insieme nel suo operare. L’offerta a Dio delle proprie azioni la purifica e la disinfetta.

 


Dal Vol. 21 - 3 Marzo 1927

Dove regna il Divin Volere l’anima chiama Iddio insieme nel suo operare.
L’offerta a Dio delle proprie azioni la purifica e la disinfetta.

Stavo offrendo i miei piccoli atti come omaggio d’adorazione e di amore al Supremo Volere, e pensavo tra me: “Ma è proprio vero che [ciò che] fa l’anima che fa la Divina Volontà fa lo stesso Dio?” Ed il mio dolce Gesù, muovendosi nel mio interno, mi ha detto:

“Figlia mia, non Mi senti in te che sto seguendo gli atti tuoi? Dove regna la mia Volontà, tutte le cose, anche le più piccole e naturali si convertono in diletto per Me e per la creatura, perché sono effetto di una Volontà Divina regnante in lei che non sa uscire da sé neppure l’ombra d’infelicità alcuna. Anzi tu devi sapere che nella Creazione il nostro Fiat Supremo stabilì tutti gli atti umani investendoli di diletto, di gioie e di felicità. Sicché lo stesso lavoro non dovea dare nessun peso all’uomo né dargli ombra di stanchezza, perché possedendo il mio Volere possedeva la forza che mai stanca e viene meno. Vedi, anche le cose create sono simbolo di ciò: si stanca forse il sole di dare sempre la sua luce? Certo che no. Si stanca il mare a mormorare continuamente, a formare le sue onde, a nutrire e moltiplicare i suoi pesci? Certo che no. Si stanca il cielo a stare sempre disteso, la terra a fiorire? Certo che no. Ma perché non si stancano? Perché c’è dentro di loro la potenza del Fiat Divino che tiene la forza che non esaurisce mai. Quindi tutti gli atti umani entrano nell’ordine di tutte le cose create e tutti ricevono l’impronta della felicità: il lavoro, il cibo, il sonno, la parola, lo sguardo, il passo, tutto. Ora finché l’uomo si mantenne nel nostro Volere si mantenne santo e sano, pieno di vigore e di energia instancabile, capace di gustare la felicità dei suoi atti e di felicitare Colui che gli dava tanta felicità. Come si sottrasse, cadde malato e perdette la felicità, la forza instancabile, la forza ed il gusto di gustare la felicità degli atti suoi che il Divin Volere con tanto amore avea investito. Questo succede anche tra chi è sano e tra chi è malato: il primo gusta il cibo, lavora con più energia, prende piacere nel divertirsi, nel passeggiare, nel chiacchierare; il malato si disgusta del cibo, non sente forza di lavorare, s’annoia dei divertimenti, l’infastidiscono le chiacchiere. Tutto gli fa male, la malattia ha cambiato la sua natura, gli atti suoi, in dolori.

Ora supponi che il malato ritornasse nel vigore della sua salute, si ripristinerebbe nelle forze, nel gusto di tutto. Sicché la causa della sua malattia è stata l’uscire dalla mia Volontà; il ritornare e farla regnare sarà causa che ritorni l’ordine della felicità negli atti umani e farle prendere la sua attitudine negli atti della creatura. E come offre il suo lavoro, il cibo che prende e tutto ciò che fa, da dentro quegli atti umani si sprigiona la felicità messa in essi dal mio Volere in quei atti e (per) salire al suo Creatore per dargli la gloria della sua felicità. Ecco perciò dove regna la mia Volontà non solo Mi chiama insieme con lei ad operare, ma Mi dà l’onore, la gloria di quella felicità con cui investimmo gli atti umani. Ancorché la creatura non possedesse tutta la pienezza dell’Unità della Luce della mia Volontà, purché offra tutti gli atti suoi al suo Creatore come omaggio ed adorazione, siccome il malato è lui, non Dio, Iddio riceve la gloria della felicità dei suoi atti umani. Supponi un’ammalata che facesse un lavoro oppure un cibo suo lo prendesse ad uno che è sano, questo che gode la pienezza della salute non avverte nulla, né della stanchezza di quel lavoro né lo stento che l’ammalato ha sentito nel farlo né il disgusto di quel cibo che avrebbe sentito se l’avesse preso l’infermo, anzi gode della pienezza della sua sanità, del bene, della gloria e della felicità che gli porterà quel lavoro, e gusta il cibo che le è stato offerto. Così l’offerta delle proprie azioni purifica, disinfetta le azioni umane e Dio riceve la gloria a Lui dovuta, e per contraccambio fa scendere la gloria su colei che offre a Lui le sue azioni”.


Molti demoni sono già stati liberati!

 


11 agosto 2025

Buonaventura: Figlia Mia, tempi duri si avvicinano per la vostra terra e la vostra esistenza terrena, ma non temere e non temete perché in ogni momento provvediamo a voi.

 

Gesù, il tuo e il vostro Gesù, starà sempre con voi e non dovete temere di nulla.

 

La vostra preghiera, amati figli, è molto importante in questo tempo e in questi giorni perché l'anticristo e i suoi servi stanno avanzando ed egli vi opprimerà e tormenterà e sempre più demoni verranno rilasciati per torturarviperseguitarvi, influenzarvi e confondervi, per rendervi malvagi, aggressivi e sempre più meschini e traditori, per farvi adorare l'anticristo e il diavolo, il male, per mettere sotto pressione i figli buoni, fedeli e sinceri e per danneggiarli e corromperli!

 

Gesù: Figli, figli il tempo che vi resta è molto breve solo i figli che sono con Me saranno elevati, ma sta arrivando un tempo veramente oscuro.

 

Io, il vostro Gesù, sarò con voi, però dovete essere forti, perseveranti, fedeli e abbandonati nell'amore a Me, fino alla fine!

 

Madre di DioDì questo ai figli, figlia Mia, perché devono convertirsi a Gesù.

 

Un Angelo del SignoreChi non è con il Signore non sarà preso, soffrirà moltissimo e la sua anima andrà perduta nelle grinfie dell'avversario.

 

Bonaventura: Figli, figli vengono liberati già molti demoni ed essi vi metteranno sotto pressione e tenteranno di rubare la vostra anima. Dovete restare forti e perseveranti perché è appena iniziato. Tutto accadrà velocemente e non avrete tempo per riflettere.

 

Per questo rafforzativi ora nel Signore, Gesù Cristo, perché, se non lo fate diverrete una facile preda per l'anticristo.

 

Andrete perduti nelle sue grinfie, di colui che proviene dall'inferno e Gesù il vostro Salvatore allora non potrà più fare nulla per voi.

 

Madre di Dio: Decidetevi dunque, amati figli, per Gesù, Mio Figlio, perché soltanto LUI è la verità, l'amore e la luce, l'altro invece proviene dall'inferno e vi porterà all’inferno!

 

Io, la vostra Mamma Celeste, sono preoccupata per voi, molto preoccupata, Mia amata moltitudine di figli, perché non vedete il pericolo! Non riconoscete le sue seduzioni! Gli correte dritti nelle braccia SENZA neanche accorgervene!

 

Giovanni: Ma il vostro pericolo più grande è che credete che un cuore apparentemente buono possa bastare e non vedete il pericolo nel pensarla così!

 

Soltanto un cuore, che appartiene a Gesù, sarà elevato, tutti gli altri invece no!

 

Quindi non credete né a quelli che dicono di avere un cuore buono, né credete di poter essere elevati senza convertirvi!

 

Io, il vostro Bonaventura con Maria Maddalena, Giovanni, la Madre di Dio, Dio Padre e Gesù vi avvertiamo!

 

Gesù: Il solo avere un cuore buono non è la via per il Regno Celeste perché chi non è con Me, con il suo Gesù, non Mi conosceràMa soltanto Io sono la via per il Padre e per il Regno Celeste, per questo è importantissimo che voi vi convertiate a Me, al vostro Salvatore, Io Sono, che Mi troviate e rinunciate a tutto ciò che avete messo e adorato al Mio posto!

 

Solo Io sono la via! Soltanto Io!

 

Solo Io sono la speranza! Solo Io!

 

Senza di Me andrete perduti quindi convertiteviamati figli e trovate la via verso di Me, verso il vostro GesùIo SonoAmen.

 

Io vi amo molto.

 

Il tuo e vostro Gesù, con Maria la vostra Mamma Celeste, Maria Maddalena, Giovanni il Padre e Bonaventura. Amen. Molti Santi e molti Santi Angeli sono qui.

 

Madre di DioCon la vostra preghiera potete salvare ancora anime, che altrimenti andrebbero perdute. Pregate molto dunque, amati figli. Io vi amo. Amen.

Le ultime sette parole. - Oggi sarai con me nel paradiso



La Seconda Parola 

Oggi sarai con me nel paradiso 

Secondo una leggenda, durante la fuga in Egitto per sfuggire all’ira di Erode, Giuseppe e Maria, con il fanciullo divino, si fermarono in una sperduta locanda. La Vergine Madre chiese alla padrona della locanda dell’acqua per lavare il bambino. La donna allora le chiese di poter bagnare il proprio figlioletto, che era lebbroso, con l’acqua in cui aveva lavato Gesù. Appena il piccolo lebbroso toccò l’acqua che era stata battezzata dalla presenza divina, fu guarito. Il piccolo crebbe, ma divenne un ladro. Il suo nome era Dimas e fu crocifisso a lato del Signore. 

Non sappiamo se durante l’agonia sulla croce Dimas ricordò questa storia della sua infanzia, raccontatagli probabilmente da sua madre, e se questo lo portò a guardare Gesù con favore. Forse il suo primo incontro con il Signore risaliva a quel giorno in cui il suo cuore si era riempito di pentimento nell’ascoltare la storia di un certo uomo che, venendo da Gerico, era stato assalito da malfattori. Oppure possiamo supporre che si rese conto di stare patendo a lato del Redentore quando, voltando il capo, lesse l’iscrizione che portava quel nome: «Gesù», la sua provenienza: «Nazaret», il suo crimine: «Re dei Giudei». 

Comunque siano andate le cose, ora, sull’altare del suo cuore, si era accumulato sufficiente combustibile tanto da trasformarsi in una fiaccola ardente di fede non appena una scintilla cadde su di esso dalla croce di Gesù. Dimas vede una croce, ma l’adora come un trono; vede un uomo condannato a morte, ma lo invoca come un re: «Signore, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Il Signore era stato finalmente riconosciuto per ciò che era! Fra il clamore della folla delirante e il tetro sibilo del peccato universale, in quella terribile e folle rivolta dell’uomo contro Dio, nessuna voce si era elevata in riconoscimento e lode, ad eccezione di quella di un condannato a morte. Era un grido di fede in colui che era stato abbandonato da tutti, ed era solo la testimonianza di un ladro. Se il figlio della vedova di Naim, che era stato risuscitato dai morti, avesse gridato una parola di fede nel Regno di colui che tale Regno stava apparentemente perdendo; se Pietro, che aveva visto il suo volto risplendere come il sole e le sue vesti biancheggiare come la neve sul monte della Trasfigurazione, lo avesse confessato come Signore; se il cieco di Gerico, che aveva riavuto la vista, avesse proclamato la sua divinità, non ne saremmo sorpresi. Perché se solo uno di essi avesse gridato la sua fede, forse i suoi timidi discepoli e i suoi amici si sarebbero rianimati, forse gli scribi e farisei gli avrebbero creduto! Ma in quel momento, quando la morte era ormai prossima e la sconfitta sembrava palese, l’unico, al di fuori del piccolo gruppo ai piedi della croce, che lo riconobbe come Signore del Regno e Capitano delle anime, era un ladro crocifisso alla sua destra. 

Nel momento in cui fu data la testimonianza del ladro, il Signore stava vincendo la più grande battaglia che possa essere vinta e stava emanando da se stesso un’energia molto più grande di quella prodotta da una potente cascata d’acqua; stava infatti perdendo la sua vita e salvando un’anima. In questo giorno, in cui nemmeno Erode, con tutta la sua corte, era riuscito a farlo parlare, né le potenze di Gerusalemme erano riuscite a farlo scendere dalla croce, né le ingiuste accuse in tribunale erano riuscite a fargli rompere il silenzio, in cui nemmeno la folla che lo scherniva dicendo: «Hai salvato gli altri, ora salva te stesso!» era stata capace di ottenere una risposta da quelle labbra di fuoco, ora egli rompe il silenzio volgendosi a quella vita trepidante a suo fianco, e salva un ladro: «Oggi sarai con me nel paradiso». Nessuno prima di lui aveva ricevuto una tale promessa, nemmeno Mosè o Giovanni o Maddalena, nemmeno Maria. 

Era l’ultima preghiera di un ladro, e forse anche la prima . Bussò una sola volta, una sola volta cercò e chiese, ma quell’unica volta mise tutto in gioco per questo, in un’unica volta ottenne tutto. Quando i nostri spiriti si affiancano a Giovanni sull’isola di Patmos, possiamo vedere le bianche schiere delle milizie celesti seguire Cristo nella sua vittoria; quando ci affianchiamo a Luca sul Calvario, vediamo colui che fu il primo di quel corteo trionfante. Cristo, che era povero, morì ricco. Le sue mani furono inchiodate alla croce, eppure fu capace di aprire le porte del cielo e trionfare su di un’anima. Cristo fu scortato al cielo da un ladro. Possiamo veramente dire che questo ladro morì da ladro: rubò infatti il paradiso! 

Dove potremmo trovare una dimostrazione più eloquente della misericordia di Dio? La pecorella perduta, il figliol prodigo, la Maddalena pentita, i ladroni perdonati! Questo è il rosario della misericordia divina. La nostra salvezza preme più a Dio che a noi stessi.  

Un giorno il Signore apparve a san Girolamo e gli disse: «Girolamo, vorrei la cosa a cui tie.ni di più». Allora Girolamo rispose: «Signore, ti darò tutti i miei scritti». Ma il Signore rispose: «Non mi basta». «Ti darò la mia vita di sacrifici e mortificazioni», replicò, ma ancora una volta il Signore rispose: «Non mi basta, Girolamo». «Cos’altro mi rimane da darti, Signore?», si spazientì Girolamo. Allora il Signore gli disse: «Girolamo, dammi i tuoi peccati!». 

Preghiera 

O Gesù! La tua misericordia per il ladrone pentito mi fa ricordare quelle parole dell’Antico Testamento: «Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come la neve. Se fossero rossi come porpora, diventeranno come lana» (Is 1,18). Dalle tue parole al buon ladrone ho capito cosa intendevi dire quando dicesti: «Io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori... Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati... Ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito, che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione». Ora capisco perché Pietro sia stato fatto tuo vicario sulla terra solo dopo essere caduto per tre volte: affinché la Chiesa, di cui è il capo, potesse capire cosa sono la misericordia e il perdono. Gesù, comincio a comprendere che se non avessi mai peccato, non avrei mai potuto invocarti come «Salvatore». Il ladro non è l’unico peccatore. Anch’io lo sono! Ma l’unico Salvatore sei tu. 

Mons. Fulton John Seen

giovedì 18 settembre 2025

Lo scopo dell’esistenza terrena

 


La rinascita spirituale


Voi stessi vi siete dati il motivo della vostra esistenza terrena, quando vi siete rifiutati di rimanere nella Mia Cerchia di Corrente d’Amore. Eravate degli esseri autonomi, che avevo esternato dal Mio Amore, che però stavano sempre con Me in intimo collegamento e che sono stati anche sempre compenetrati dalla Mia Forza d’Amore. E fino ad allora eravate anche beati, come voi permettevate questa Irradiazione d’Amore. Ma quando voi siete usciti volontariamente dalla Mia Cerchia di Corrente d’Amore, la Mia Forza d’Amore ha perso l’effetto, che significa che siete diventati incapaci di agire, perché per questo necessitate sempre della Mia Forza d’Amore. Ma l’inattività è irrigidimento, l’inattività è paralisi, è uno stato di morte, della totale assenza di vita. E vi siete messi volontariamente in questo stato attraverso il vostro rifiuto d’un tempo contro di Me. E questo stato rimane finché rientrate di nuovo volontariamente nella Mia Cerchia di Corrente d’Amore. Tutti gli esseri una volta decaduti da Me devono passare attraverso questo processo del cambiamento di volontà, per giungere dalla morte di nuovo alla vita. Lo spirituale diventato a Me infedele, che si è indurito in sé mediante il rifiuto della Mia Forza d’Amore, era perciò diventato incapace per ogni attività. E’ stato dissolto mediante la Mia Volontà in innumerevoli particelle, e che venivano avvolti dalla Mia Forza d’Amore e formati in Creazioni delle specie più diverse, in Creazioni, che aiutavano di nuovo lo spirituale ad una attività anche se minima, secondo la Mia Volontà. L’attività è vita, il morto si risvegliava di nuovo lentamente alla vita, ed il grado dell’attività aumentava mediante sempre nuove formazioni dello spirituale legato ora in queste Opere di Creazione. E voi uomini ora siete l’ultima forma, nella quale l’essere una volta caduto deve raggiungere il massimo grado dell’attività e lo può, se usa bene la libera volontà, che ora ha riottenuto. La vostra forma esteriore è contemporaneamente un’Opera di Creazione del Mio Amore, che deve portare a termine il processo: di portarvi la Vita Eterna, che ora non potete più perdere, quando avete compiuto il ritorno da Me. Ma il vostro essere come uomo cela anche in sé un grande pericolo: che voi abusiate di nuovo della vostra libera volontà e così il precedente intero percorso di sviluppo decade, che scendiate di nuovo nell’abisso, che rigettiate di nuovo il Mio Amore e la vostra sostanza spirituale si indurisce di nuovo, che cadiate quindi di nuovo nella morte. L’esistenza come uomo è una incommensurabile Grazia, perché vi viene offerto tutto ciò che può guidarvi alla perfezione. Ma come voi usate questa Grazia, lo determina soltanto la vostra libera volontà. Questa può sempre soltanto venire stimolata o influenzata, ma non viene mai obbligata a muoversi nella giusta direzione. Ma voi uomini dovete sapere, quanto oltremodo importante è la vostra vita terrena, e per questo vi vengono sempre di nuovo chiariti i collegamenti. Vi viene apportato un sapere, direttamente o attraverso i Miei messaggeri, che deve risvegliare in voi una sensazione di responsabilità. Venite sempre di nuovo istruiti mediante la Mia Parola e sentite anche in voi la voce della coscienza. Ma siete liberi come vi predisponete verso quel sapere, siete liberi, se volete accettare le Mie Dirette Rivelazioni. Ma di più anche il Mio ultragrande Amore non può fare, che guidare a voi tali Rivelazioni, che vi danno conoscenza dell’effetto di un giusto cammino di vita, del senso e scopo della vostra vita terrena e della Mia Volontà, il cui adempimento vi garantisce davvero una vita nella Beatitudine. Ma Io non posso obbligarvi a credere nelle Mie Rivelazioni; perché così come una volta Mi avete volontariamente abbandonato, come una volta avete rifiutato il Mio Amore, anche così volontariamente dovete ritornare da Me. Dovete entrare di nuovo volontariamente nella Mia Cerchia di Corrente d’Amore, dovete volere, di essere di nuovo intimamente uniti con Me, ed allora entrerete davvero nella Vita eterna, ritornerete da Me, vostro Padre, e sarete eternamente beati.

 Amen

13. aprile 1961 

Se le persone recitano il Rosario per la conversione dei peccatori. Queste persone saranno liberate dal male.

 



LA RIVELAZIONE DELL’AMORE DIVINO


Strumento dell'Amore di Cristo 


Festa espiatrice e d'azione di grazia 1949: Dio mi rivelò che ha scelto una ragazza che è all'ospedale, come strumento del Suo Amore, per offrire e pregare per la conversione dei peccatori. Egli permise che essa soffrisse per questo motivo, ed Egli la guarirà se essa accetterà la sua missione di riparatrice. In un'altra occasione seppi che una donna gravemente ammalata ritornava a casa dall'ospedale. Suo marito diceva che sarebbe morta. Io mi misi alla presenza della SS. Trinità e domandai se avessi dovuto dirlo a questa persona. Dio mi fece capire che essa lo sapeva già, e pregava. Domandai se dovesse veramente morire, e sentii un "sì"... Domandai se nella Sua misericordia Egli le avrebbe levato la maledizione del peccato, se io glielo avessi chiesto. E Dio disse: " In grazia tua, io sarò misericordioso con lei". 

Io devo essere, per Cristo e i Suoi rappresentanti, uno strumento di cui essi si possono servire secondo il piano della divina Provvidenza. Capivo che la mia missione, con la divulgazione del Rosario nelle famiglie, avrebbe portato la pace. Dio colpirà il Nemico: allora Satana dovrà cedere il suo posto, e gli uomini e tutte le creature glorificheranno Dio. Il Cuore immacolato di Maria trionferà eternamente con il SS. Cuore di Suo Figlio, che è il Re del cielo e della terra. 

29 settembre 1949: Mentre stavo pregando, come di solito, nella mia camera per la conversione dei peccatori, chiesi a Gesù per la prima volta: "Mio Signore e mio Salvatore, leva la maledizione del peccato a tutti coloro che Ti mostrano amore e sottomissione". 

Avevo appena finito di dire questa frase, che sentii nel mio cuore queste parole: "Sia fatto come tu vuoi!" 

Mentre offrivo con nuovo zelo il Sangue di Cristo al Padre celeste, seppi che una donna malata di polmoni, in un sanatorio, dopo aver seguito il mio consiglio e recitato ogni giorno il Rosario per la conversione dei peccatori, era stata guarita e potè così ritornare in famiglia. Fui riempita di gioia profonda. 

Poco dopo venni a sapere che un'altra anima era afflitta da tanto tempo. Pregai Gesù. Egli mi rivelò che era Satana che la faceva soffrire così: si serviva di una persona per nuocere a questa anima. Io ordinai al Nemico, per mezzo di Gesù e per Gesù, di andarsene.

Diedi a questa persona un'immagine di Nostra Signora dei sette dolori, pregandola di recitare il Rosario per la conversione dei peccatori. Le dissi che Dio, con questa sofferenza, l'aveva scelta precisamente per essere strumento del Suo Amore, e le chiesi di pregare per i poveri peccatori. Sentii e vidi questa persona tranquilizzarsi; essa mi ringraziò di tutto cuore. 

Poco dopo seppi che un conoscente aveva perso dei bestiame. Mentre stavo pregando, Dio mi rivelò che il demonio si serve di una persona per nuocere all'altra, e mi rivelò pure che Egli ordina a Satana di ritirarsi, se le persone recitano il Rosario per la conversione dei peccatori. Queste persone saranno liberate dal male. 

Presi gusto a chiedere consiglio a Dio anche per i problemi materiali. Volendo domandarGli di nuovo consiglio per un vantaggio materiale, Egli rimase muto. Avendo paura, pensai: "Tutto ciò non è che illusione?" Pregai Gesù parecchie volte in ginocchio per avere luce e chiarezza. Improvvisamente, sentii queste parole: "Tu non devi ricorrere a Colui che è solo santità per dei problemi materiali. E' solo per la salvezza delle anime che tu puoi ottenere tutto." 

Alle volte venivo assalita da una grande impazienza, poichè non potevo, se non di rado, trovar anime che si offrono come strumento del Suo Amore. Come vorrei poter raggiungere tutti i malati e gli afflitti per essere loro d'aiuto! Se molti pregassero veramente per la conversione dei peccatori, Dio darebbe loro la grazia della conversione. 

2 agosto 1950: Oggi venni a conoscenza di un nuovo caso. Un uomo divenne povero, in seguito a numerose disgrazie che ebbe in famiglia e con il bestiame. Dacchè la sua famiglia recita ogni giorno il Rosario per la conversione dei peccatori, ritornarono la felicità e il benessere. 

All'inizio dell'anno il figlio unico di buoni genitori era diventato la loro maggiore croce, poichè era malato di mente. Alle volte lavorava, alle volte si sdraiava spossato, altre volte ancora non rispondeva a nessuno, nemmeno ai propri genitori; e restava inerte, gli occhi a terra. Alle volte piangeva così forte che non sapeva nemmeno lui il perchè. Se volevano uscire con lui, anche solo davanti alla casa, lui se ne tornava dentro, dicendo che si voleva ammazzarlo. Il medico non riusciva a curarlo; era necessario, diceva, mandarlo da uno specialista di nervi che avrebbe certamente prescritto di ricoverarlo in una clinica. 

Erano passate alcune settimane da quando ebbi l'occasione di parlare con la madre di questo poveretto. Le dissi che doveva recitare il Rosario per la conversione dei peccatori, che oggi era questa la maggiore preoccupazione della Madonna, e che chiunque L'aiutasse a salvare delle anime, poteva essere sicuro di essere aiutato a sua volta. 

6 agosto 1950: Oggi venni a sapere che questo giovanotto di cui parlai poco sopra, aveva riacquistato la salute di prima, ed ora lavora con gioia nella proprietà del padre. 

Dal momento che nessun medico, nessun mezzo potevano essergli di aiuto, dissi: "L'aiuto umano può essere rifiutato, ma Dio per l'intercessione di Sua Madre, viene in aiuto se noi ci preoccupiamo del Suo Regno. Ora tutta la famiglia recita il Rosario per la conversione dei peccatori. - "Datemi dei malati e degli afflitti! Con essi io voglio salvare il mondo peccatore, causa della rovina". (2). 

NOTA: (2) Dagli esempi sopracitati su preghiere esaudite, non si deve necessariamente dedurre che una guarigione dipenda dalla recita del Rosario. Ciò avviene solo nella misura prevista dal piano della Divina Provvidenza. Non si deve nemmeno pensare che la nostra preghiera non sia stata esaudita, se non si è ottenuto ciò che si desiderava ardentemente. Se noi pregassimo solo secondo queste intenzioni, la nostra preghiera, fatta in questo modo, non è ciò che la Madonna desidera. Ella desidera che si reciti il Rosario per amor di Dio e per la salvezza delle anime. Se noi preghiamo secondo i Suoi desideri, animati da un'intenzione retta, Ella può anche intervenire in nostro favore presso Suo Figlio, ottenendoci aiuto, se questa è la volontà di Dio! Non dobbiamo nemmeno dimenticare che, sotto questo aspetto, la maggior parte delle persone che pregano molto devono anche sopportare delle grandi sofferenze. La sofferenza potrebbe diventare una grande grazia di Dio per molti. Ma non escluderebbe il fatto che, pregando con più insistenza, Dio accordi improvvisamente la salute a un malato. I disegni di Dio sono imperscrutabili. Ma una cosa è certa: sia nella sofferenza che nella gioia noi dobbiamo affidarci alla volontà di Dio, domandandoGli umilmente ciò di cui abbiamo bisogno per adempiere i doveri dei nostro stato e del nostro lavoro. Colui che prega con tali intenzioni camminerà nella vita tenendo dolcemente la mano che Maria gli porge, e camminerà sicuro.

Avendo ricevuto la Comunione in cappella, domandai a Gesù, nel mio intimo, di levare a due persone la maledizione del peccato, cioè la malattia, e di volerle guarire. Gesù mi disse: "Non pregare tanto per le cose terrene! E' la pace che io voglio dare a coloro che Mi amano, che Mi amano nelle Mie Membra". 

1953: Era il venerdì di Nostra Signora dei sette dolori; io stavo scopando la nostra camera. Arrivò una signora fino a casa nostra, e poi voleva tornare indietro. lo pensai: è un'anima malata, che non sa ciò che deve fare. La feci entrare: avevo quasi paura di lei. Sembrava tutta agitata. Mi raccontò delle cose incredibili: era tormentata dal demonio. Io sapevo che il diavolo la torturava, e la Madonna la soccorreva. Le dissi che Maria voleva aiutarla, ma che Ella desiderava che recitasse il Rosario per la conversione dei peccatori; in questo modo avrebbe vinto Satana, e sarebbe stata liberata dal suo influsso maligno. 

Questa signora mi rispose che già pregava moltissimo e assisteva a tutte le Messe che si celebravano nel convento. Le dissi di risparmiare un po' le proprie forze, poichè i suoi nervi erano malati. Bastava che assistesse ad una Messa, e che recitasse la sera, per amore della Madonna, il Rosario per la conversione dei peccatori. Me lo promise. La rividi due settimane più tardi. Era felice, e mi assicurò che la Madonna l'aveva aiutata. 

Poco dopo venne un'altra persona. Mi raccontò che la signora sopracitata le aveva raccontato che era venuta da me con i suoi grandi affanni e che era stata aiutata dalla Madonna. Essa mi disse che questa signora era stata veramente aiutata, poichè aveva degli squilibri mentali, e che ora era guarita. 

Le gambe di un'altra persona erano malate, e c'era da temere che presto non potesse più camminare. La pregai di fare ciò che voleva la Madonna: Ella l'avrebbe aiutata se avesse recitato il Rosario per la conversione dei peccatori. Ritornò poco dopo, dicendo che le sembrava che il Signore non fosse contento di lei, ma lei non sapeva esattamente il perchè. Non pareva che la sua salute migliorasse. Pregai Gesù e Maria, e mi sembrò che Gesù in me le dicesse di santificare meglio la domenica. Glielo scrissi, ed essa confessò che effettivamente il suo negozio era aperto la domenica, e che il direttore non le avrebbe certamente permesso di chiuderlo, mentre egli teneva aperte le sue succursali in altre località. Io le dissi di chiedergli se le avesse permesso di chiuderlo, poichè essa sapeva che Dio non voleva che si guadagnasse del denaro la domenica. Il direttore le diede il permesse. Da quel momento essa osservò il riposo festivo e recitò il Rosario. Da allora sono passati circa sette o otto anni, ed essa continua a star bene. 

La mia storia andò di bocca in bocca, e si raccontarono delle cose sbagliate sul mio conto. Nel mese di luglio venne anche il mio confessore, e mi disse di tacere per quello che riguardava le rivelazioni. Obbedii subito. Ma molti trovarono che non era giusto. Ora posso condurre delle anime a Gesù, poichè quelle che parlano di me in senso negativo, o mi calunniano, io le metto nelle S. Piaghe di Gesù, pregandoLo di perdonar loro. Prego pure Maria, la mia buona Madre, di metterli tutti sotto la Sua protezione, poichè essi sono i miei fratelli in Gesù Cristo, di cui Satana si vuole servire per denigrare o mettere in ridicolo il Rosario per la conversione dei peccatori. Ora io sono contenta di poter soffrire qualcosa di più. 

DAGLI APPUNTI DI MARIA GRAF – SUTER

Cancella dal Tuo libro, Signore Misericordioso, tutti gli innumerevoli atti peccaminosi che ho commesso contro di Te.

 


Concedimi, o Dio, in questo momento, la grazia di confessare i miei peccati dinanzi a Te, e di pentirmene sinceramente. Cancella dal Tuo libro, Signore Misericordioso, tutti gli innumerevoli atti peccaminosi che ho commesso contro di Te. Perdona le mie distrazioni nella preghiera, le mie omissioni, i peccati che ho deliberatamente commesso andando contro coscienza. 

Dammi occhi per riconoscere ciò che è giusto, cuore per seguirlo, forza per metterlo in pratica. Fa che in tutto io possa procedere nell’opera di santificazione e compiere sempre la Tua volontà di modo che, tramite la Tua grazia, possa finalmente accedere alla gloria del Tuo Regno eterno, per Gesù Cristo Nostro Signore.

Oxford 1828

John Henry Newman