mercoledì 24 settembre 2025

“Extollens vocem”

 


ROSARIO

 nella eloquenza di 

VIEIRA


ESTOLLENS VOCEM


E se questa voce o questa preghiera vocale del Rosario si alza così tanto, ed è così alta, quando diciamo: “Qui es in coelis”: chi potrà dichiarare abbastanza bene l'altezza, non solo inaccessibile, ma tremenda, dove si alza e risale la stessa voce, quando con essa la lingua mortale osa pronunciare “Pater noster”? Il grande San Pietro Crisologo, le cui parole, per antonomasia, sono state definite oro, salendo un giorno sul pulpito di Ravenna, dove, come suo arcivescovo, era spesso visto, iniziò in questo modo: “Hodie quod audituri estis, stupent Angeli, ”miratur coelum, pavet terra, caro non fert, auditus con capit, non attingit mens,tota non potest sustinere creatura, ego dicet·e non audeo, tacere nonpossum" (14). Ciò che porto oggi a predicare, e ciò che dovrete ascoltare (dice Crisologo) è un caso che stupisce gli Angeli, che spaventa il cielo, che fa tremare la terra, che fa rabbrividire le carni; è un caso che non entra nelle orecchie, che non raggiunge la comprensione, che non ha spalle per sostenerlo tutta la macchina delle creature, e che io non oso dire, né posso tacere: “Dicere 11011 audeo, tacere non ·possum”.

Aiutami, divino Demostene. E che esordio è questo così insolito? Che caso così nuovo, così inaudito; così tremendo per la terra, così spaventoso per il cielo, e per gli uomini, e così stupendo per gli Angeli? È ancora più grande di quanto ho rappresentato, e più grande di quanto si possa esagerare, né immaginare.

 Equal è? È (conclude il grande teologo ed eloquente oratore) che la lingua umana può osare dire a Dio: “Pater noster”. Poiché Dio aveva detto: Padre nostro, questa voce così breve, questo nome così amorevole, è quel tuono che fa tremare il cielo e la terra, lo stupore degli Angeli, lo sgomento degli uomini, l'orrore di tutte le creature? Sì. E se avessimo la comprensione per capire ciò che diciamo, quando guardiamo in alto, dove si eleva la nostra voce, “Extollens vocem”; prima di pronunciarla, dovremmo tacere e dire come Crisologo: “Dicere non audeo” .

Anche dopo che Cristo ci ha comandato di pregare con queste parole, anche dopo che Sua Maestà ci ha concesso questa licenza e il suo amore questa fiducia, guardate il rispetto, la sottomissione, la modestia e il sacro timore con cui lo fa la Chiesa Cattolica: “Praeceptis salutaribus moniti, et divina institutione formati, audemus dicere, Pater noster”. Grazie, Signore, per il tuo precetto, ammoniti dalla tua dottrina e istruiti nella forma della tua divina istituzione, osiamo dirti: cosa? “Pater noster”. Così che invocare Dio con il nome di nostro Padre è una cosa così alta, così sublime, così superiore a ogni capacità umana, che anche dopo essere stati istruiti, ammoniti e obbligati con un precetto a pregare con queste parole e a invocare Dio con questo nome, la Chiesa lo chiama audacia: “Audemusdicere”. Una tale audacia che, se non fosse un precetto, sarebbe la più grande arroganza; e se non fosse fede, la più grande superbia. Così lo intendeva Sant'Agostino quando diceva: “Non ergo hic arrogantia est, sed fides; non superbia, secl devotio”. Invocare Dio con il nome di Padre nostro è grazia e dottrina del suo stesso Figlio: quindi non è arroganza, ma fede; quindi non è superbia, ma devozione. Ma una fede e una devozione così elevate, che la superbia di Lucifero si è precipitada dal cielo, solo perché ha compreso che doveva esserci un uomo che chiamasse Dio Padre. E questa altezza, da cui è caduto, è la stessa a cui noi ci eleviamo: molto alta, quando diciamo: "Qui es in coelis"; ma immensa e infinitamente più alta, quando diciamo: "Pater noster". 

E perché? La differenza è manifesta. Perché quando diciamo "Qui es in coelis", la nostra preghiera sale al cielo fino al trono di Dio; ma quando diciamo "Pater noster", la stessa preghiera sale in Dio fino al seno del Padre. Il seno del Padre è il luogo del suo Unigenito Figlio: "Unigenitus qui est in sinu Patris"; e dove il Figlio ha il seggio per natura, ha voluto che noi avessimo l'accesso per grazia; e che allo stesso Padre, di cui egli è Figlio, noi dicessimo con verità: "Pater noster". Così ci insegna con tutta questa specialità, non meno che l'Apostolo San Paolo: "Non enim accepistis spiritum servitutis iterum in timore, sed accepistis spiritum adoptionis filiorum in quo clamamus: Abbá Pater". L'Apostolo ci esorta a vivere secondo la dignità del nostro stato, non con spirito di timore e servile, come quelli della vecchia Legge, ma con spirito di amore e filiale, come nati nella Legge della grazia: avvertendo (dice) che Dio vi ha elevato al posto del suo stesso Figlio adottandovi come tali, come ben si mostra nella fiducia con cui le nostre voci dicono, o noi diciamo a voce alta, Padre nostro: "In quo clamamus: Abbá Pater". 

Prima di tutto notate il Pater e il Clamamus: il clamamus, che è proprio della preghiera vocale, e il Pater, che è la prima voce del Rosario. Ma se Mosè, Giosuè, Davide, Elia, Eliseo e altri ancora pregavano, e pregavano lo stesso Dio che noi invochiamo, in che consiste questa differenza o eccellenza della nostra preghiera, che San Paolo tanto sottolinea in confronto alla sua? Consiste, come dichiara lo stesso Apostolo, nel fatto che nella nostra preghiera chiamiamo Dio Padre: "In quo clamamus: Abbá Pater". Nella vecchia Legge, né in Dio era conosciuto il nome di Padre, né il Padre aveva comunicato agli uomini l'adozione di figli. Entrambe le cose ha fatto Cristo. Ha fatto conoscere il nome del Padre: "Pater, ego manifestavi nomen tuum hominibus"; e ha dato agli uomini la grazia di poter essere figli dello stesso Padre: "Dedit eis potestatem filios Dei fieri"; e per questo quelli della vecchia Legge, come servi, pregavano Dio come Dio, e noi della Legge della grazia, come figli, preghiamo Dio come Padre.

Grande testo nella stessa persona del Figlio, e con intelligenza poco osservata, e per avventura non conosciuta. Quattro volte pregò Cristo nella sua Passione, ma non con gli stessi termini. Tre volte pregò Dio come Padre, e una volta come Dio. Nell'Orto come Padre: "Pater, si possibile est" (19): quando lo pregava sulla croce come Padre: "Pater, dimitte illis" (20): quando finalmente spirò, come Padre: "Pater, in manus tuas commendo spiritum meum" (21). Tuttavia, quando si lamentò di vedersi abbandonato e lasciato, non chiamò Dio Padre, ma Dio, e Dio ripetutamente: "Deus meus, Deus meus, ut quid dereliquisti me?" (22) Poiché se Cristo, se il Figlio dell'Eterno Padre in tante altre occasioni lo invocò con il nome di Padre, come ora non lo chiama Padre, ma solo Dio? Maggiore dubbio ancora e più nuovo. A tutte le altre preghiere in cui Cristo usò il nome di Padre, tutte fa riferimento il Testo sacro, sia greco che latino, nella stessa lingua volgare; e solo questa, in cui il Signore usò il nome di Dio, legge l'Evangelio nella lingua ebraica: "Ell, Eli, Lamma sabacthani" (23). Qual è dunque la ragione di una e dell'altra differenza, entrambe così particolari e così notevoli? La prima (torno a dire) perché solo in questa preghiera Cristo chiama Dio Padre? La seconda, perché solo questa preghiera si scrive nella lingua ebraica? Dirò. Cristo Redentore nostro sulla croce, come chi attualmente stava pagando per i peccati di tutto il genere umano, rappresentava nella sua Persona i due popoli, di cui lo stesso genere umano si componeva - il giudaico e il gentile. E come Dio in quell'ora lasciava e allontanava da sé il popolo giudaico, perciò Cristo, mentre rappresentava lo stesso popolo, si lamentava di vedersi abbandonato: "Ut quid dereliquisti me"? Così espone questo Testo Teofilatto, e credo che tutti i dotti comprenderanno che è il senso più proprio e più letterale di esso: "Ut quid dereliquisti me, id est, meum genus, meum populum, qui secundum carnem mihi cognati sunt". E da qui rimangono finalmente risposte entrambe le nostre questioni. La prima si riferisce solo a questo Testo nella lingua ebraica; perché Cristo in quell'occasione rappresentava il popolo giudaico abbandonato e in suo nome si lamentava. E la seconda di pregare allora a Dio come Dio, e come Padre; perché quelli dello stesso popolo, per quanto santi e fervorosi fossero, non parlavano a Dio come Padre, ma come Dio. È precisamente tutto ciò che diceva S. Paolo. Loro, perché vivevano alla legge dei peccatori, "In spiritu servitutis", pregavano a Dio come Dio; noi che viviamo in spirito di figli, "In spiritum adoptionis filiorum", preghiamo a Dio come Padre: "In quo clamamus: Abbá, Pater". E notate ancora una volta la parola, clamamus: che non solo significa voce, ma voce molto alta e levata. Perché quella grande altezza, dove mai poterono arrivare le preghiere e le voci dei maggiori Patriarchi, per essa cominciamo noi oggi con la prima preghiera, e la prima voce del Rosario: "Extollens vocem".

 

 


La vita non è importante per loro, si sono dimenticati che la vita è un Dono di Dio.

 


MESSAGGIO DI SAN MICHELE ARCANGELO
A LUZ DE MARIA

22 SETTEMBRE 2025


IO VENGO A VOI PER ORDINE TRINITARIO.


CONTINUATE A NON COMPRENDERE IL LAVORO DEL MALE SUL POPOLO FEDELE ALLA TRINITÀ SACROSANTA E ALLA NOSTRA REGINA E MADRE.


State venendo trattati come dei lattanti, al fine di indebolirvi, da coloro che vogliono portarvi a dividervi, come figli della Trinità Sacrosanta e figli della Nostra Regina e Madre.

 

Popolo di Dio, andate avanti senza dare retta alle banalità, né a coloro che vogliono farvi del male.

 

Il demonio desidera dividere i figli di Dio per cercare di vincere, voi andate avanti senza paura, procedete perché IO, SAN MICHELE, CON LE MIE LEGIONI CELESTI HO RICEVUTO L’ORDINE DIVINO DI PROTEGGERVI, DI PROVVEDERE A VOI E DI MANTENERVI UN CUORE DI CARNE E PIÙ FEDELI A DIO E ALLA NOSTRA REGINA E MADRE.

 

Continuate il vostro cammino senza fermarvi, siate fedeli a Dio e la Fede non verrà mai meno.
In questo momento sono tante le persone che stanno vivendo in modo abitudinario, perché si sono lasciate possedere da satana e dagli spiriti maligni che li hanno ridotti così, perché continuano a rimanere lontani dalla Trinità Sacrosanta e dalla nostra Regina e Madre.

 

La mancanza di voglia di vivere, non proviene da Dio
Il desiderio di vivere nei conflitti, non proviene da Dio
Continuare ad essere contro i fratelli, non proviene da Dio
La critica costante, non proviene da Dio
L’incapacità di chiedere perdono, non proviene da Dio
Martirizzare i fratelli, non proviene da Dio
L’ira non proviene da Dio
Il desiderio di mortificare i fratelli, non proviene da Dio
Il sentirsi superiori, non proviene da Dio
Il linguaggio inappropriato, non proviene da Dio
Le dipendenze, non provengono da Dio
Non riconoscere i propri errori, non proviene da Dio
Negarsi la conversione, non proviene da Dio
Le calunnie e le diffamazioni, non provengono da Dio
L’essere possessivi, non proviene da Dio.

 

Figli del Nostro Re e Signore Gesù Cristo, state attenti perché sono arrivate le malattie create in laboratorio, che vengono diffuse nell’aria, quindi prestate attenzione ai primi segni di alterazione del vostro organismo.

 

L’umanità sta vivendo la guerra, non solo la guerra delle armi, ma anche quella batteriologica, quella dei virus e delle emanazioni nucleari.
A questo sono giunti coloro che operano sia su un fronte che sull’altro, la vita non è importante per loro, si sono dimenticati che la vita è un Dono di Dio.

 

Amato Popolo di Dio, io vi allerto per Volontà Trinitaria, voi dovete mantenervi uniti alla Nostra Regina e Madre e a noi, che siamo i Messaggeri di Dio, perché il tempo ha accelerato e pochi se ne sono accorti.

 

Continua l’attività del sole che sta inviando grandi eruzioni solari in direzione della terra, che causeranno gravi conseguenze alla tecnologia mondiale.

 

Amati di Dio questo è il momento della purificazione e la risposta dei figli di Dio è la Fede, la preparazione spirituale e materiale.

 

Amati di Dio, resterete sbalorditi di fronte a quello che avete ignorato, sarete invasi dal terrore quando vedrete nell’alto qualcosa di sconosciuto, ma che vi era stato annunciato in anticipo.

 

PREGATE FIGLI DI DIO, RITORNATE SULLA VIA SICURA, COSICCHÈ NON VI DISPERIATE.
AMATI, TORNATE A DIO, NON VIVETE LONTANI DA DIO, TORNATE A DIO. LA NOSTRA REGINA E MADRE VI STA ASPETTANDO PER MANTENERVI SOTTO LA SUA PROTEZIONE E PER TENERVI PER MANO CON LA SUA MANO BENEDETTA.


AMATI, MANTENETE ALTE LE DIFESE DEL VOSTRO CORPO, PER UN VOSTRO MAGGIORE BENESSERE.


CONTINUATE A PREGARE PER I VOSTRI FRATELLI CHE NON SI SONO CONVERTITI, MANTENENDO ALTA LA FEDE.


Noi vi proteggeremo.

 

San Michele Arcangelo e le mie Legioni Celesti



AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO
AVE MARIA PURISSIMA, CONCEPITA SENZA PECCATO



COMMENTO DI LUZ DE MARIA


Fratelli,

 

L’umanità deve saper sopravvivere spiritualmente, per poter sopravvivere anche materialmente e fisicamente. Il modo migliore di farlo è quello di rimanere sulla via che porta alla Trinità Sacrosanta e alla Nostra Regina e Madre. È così che si troverà l’antidoto a quello che ci succederà nella vita e questo antidoto è l’amore, non l’amore umano che potrebbe essere un’illusione, ma l’amore che proviene da Dio.

 

Ci stiamo rendendo conto di trovarci in una realtà catastrofica e in grande fermento.
L’immane tragedia dell’uomo è quella di ribellarsi contro Dio e contro i Suoi Comandamenti.

 

In questo momento le malattie sono più che una minaccia, perché possono presentarsi tramite diverse fonti di contaminazione.

 

Ho chiesto al nostro amato San Michele Arcangelo cosa potevamo utilizzare per aumentare le nostre difese immunitarie e mi ha parlato della Guajava, quale grande risorsa per il sistema immunitario, costa poco e si trova in molti Paesi.
Ho cercato il nome scientifico e si tratta della Psidium Guajava*,
che ha un grande valore nutrizionale e medicinale, se ne possono utilizzare anche le sue foglie, i gambi e le radici.
Vi forniremo in seguito le informazioni necessarie sulla Guajava, della quale è meglio non consumare i semi perché sono di difficile digestione.

 

Fratelli, ritorniamo sulla via che ci porta a Dio, non continuiamo a fare quello che più ci piace, ma incamminiamoci sulla via che Dio stesso ci ha indicato nella Sacra Scrittura.

 

Amen.

 

*Psidium guajava (L., 1753), comunemente noto ome guaiavaguava o guayaba, è un piccolo albero appartenente alla famiglia delle Myrtaceae, originario delle Americhe e diffusamente coltivato nelle zone tropicali per il valore commerciale dei suoi frutti.


In Italia viene coltivato in Sicilia.

Le ultime sette parole.



La Settima Parola 


Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito 

Quando Adamo fu cacciato dal paradiso terrestre, dopo essergli stato imposto il castigo del lavoro, vagava in cerca del cibo che doveva guadagnarsi con il sudore della fronte. Durante la sua ricerca, inciampò sul corpo senza vita di suo figlio Abele. Allora lo sollevò, se lo mise sulle spalle e lo depose sulle ginocchia di Eva. Per quanto Adamo ed Eva parlassero al figlio Abele, questi non rispondeva. Non era mai stato così silenzioso in tutta la sua vita. Alzarono allora la sua mano, ma questa ricadde inerte sul grembo della madre. Non aveva mai fatto così il ragazzo. Lo guardarono negli occhi: erano freddi, vitrei, misteriosamente elusivi. I genitori non lo avevano mai visto così passivamente insensibile. Allora si chiesero cosa fosse successo, ma non sapevano darsi alcuna risposta. Ricordarono poi le parole: «Dall’albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti» (Gn 2,17). Quella di Abele fu la prima morte nel mondo. 

I secoli trascorsero nell’irrefrenabile ruota del tempo e il nuovo Abele, Cristo, viene ora condannato a morte dai suoi fratelli della razza di Caino, accecati dalla gelosia. La vita emersa dalle profondità infinite ora si prepara a ritornare a casa. La sua sesta parola era stata retrospettiva: «Tutto è stato compiuto. Ho finito l’opera che il Padre mi aveva dato». In cambio, la sua settima e ultima parola è rivolta verso il futuro: «Nelle tue mani consegno il mio spirito». La sesta parola era per il mondo, la settima era invece per il Padre. La sesta parola era un addio al mondo, la settima segna il suo ingresso nel paradiso. Come quei grandi pianeti che giungono al termine della loro orbita dopo molto tempo e, iniziando nuovamente il loro percorso, sembrano voler salutare colui che ha loro tracciato il cammino, così Gesù, che era venuto dal cielo, ha ora terminato il suo lavoro, ha cioè completato il suo percorso, e ritornando al Padre, che aveva tracciato il cammino della grande opera redentrice, lo saluta dicendo: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». 

Il figliol prodigo ritorna alla casa del Padre. Non è infatti Gesù come il figliol prodigo? Trentatré anni prima aveva lasciato la casa del Padre suo celeste per andare in un lontano paese, che è il nostro mondo. Allora iniziò a spendere le sue risorse spirituali e lasciare che altri ne usufruissero, disperdendo con infinita prodigalità le ricchezze divine della sua potenza e sapienza, distribuendo con liberalità divina il dono del perdono e della misericordia. In questa sua ultima ora, tutte le sue sostanze vengono dissipate tra i peccatori, donando per la redenzione del mondo fino all’ultima goccia del suo sangue. Non c’è nulla di cui egli possa nutrirsi ora, ad eccezione del guscio della derisione e dell’aceto dell’aspra ingratitudine umana. Ora, però, si prepara a ritornare alla casa del Padre e quando è ancora a una certa distanza, può già vedere il suo volto. Allora prorompe con la sua ultima e perfetta preghiera dal pulpito della croce: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito». 

Intanto Maria è lì, ai piedi della croce. Fra poco il nuovo Abele, ucciso dai suoi fratelli, sarà calato giù dal patibolo della salvezza e adagiato sulle ginocchia della nuova Eva. Sarà la morte della Morte! Quando il tragico momento arriverà, a Maria, che ora piange, sembrerà di essere ritornata a Betlemme. Il capo incoronato di spine che non sapeva dove coricarsi ad eccezione del cuscino della croce, sembrerà, nella visione offuscata di Maria, quella testolina che una volta accostava al suo seno, quando stavano a Betlemme. Quegli occhi, al cui affievolirsi addirittura il sole e la luna si erano oscurati, saranno per lei quegli occhietti che la guardavano tra la paglia di una mangiatoia. I piedi inerti, forati dai chiodi, saranno per lei ancora una volta quelli del bambino ai quali furono deposti oro, incenso e mirra. Le labbra, ora riarse e arrossate dal sangue, torneranno a essere per lei quelle labbrucce rubiconde che, tempo addietro, in quella lontana Betlemme, si erano nutrite dell’eucaristia del suo corpo. Le mani, che ora non potevano più portare nulla, ad eccezione di una piaga, le sembreranno di nuovo le piccole mani del fanciullo che a Betlemme non arrivavano a toccare il muso delle vacche. 

L’abbraccio ai piedi della croce sembra l’abbraccio al lato della mangiatoia . In quella triste ora della morte, che spesso ci fa pensare alla nascita, sembrerà a Maria di ritornare di nuovo a Betlemme. 

Preghiera 

No, Maria, Betlemme non è tornata! Questa non è la mangiatoia, ma la croce; qui non vi è una nascita, ma una morte; questo non è un giorno in cui si gioisce allegramente insieme a pastori e re, ma è l’ora di una morte in compagnia di ladri. No, non è Betlemme: è il Calvario. 

Betlemme è Gesù come tu, madre sua senza peccato, hai saputo darlo al mondo; il Calvario è Gesù come il mondo peccatore ha saputo ridartelo indietro. Qualcosa è intervenuto tra il tuo darlo, presso ima mangiatoia, e il tuo riaverlo, presso una croce: questo qualcosa sono i miei peccati. Maria, questa non è la tua ora, ma la mia; la mia ora di malvagità e di peccato. Se io non avessi peccato, la morte non aleggerebbe ora con le sue oscure ali sopra il suo corpo insanguinato; se non fossi stato pieno di orgoglio, la corona di spine non sarebbe stata mai intrecciata perché lui espiasse al mio posto; se fossi stato meno ribelle nel percorrere la larga via che porta alla distruzione, i suoi piedi non sarebbero mai stati trafitti con i chiodi; se fossi stato più docile alla sua voce di Pastore che mi chiamava per non farmi cadere tra le spine e i cardi, le sue labbra non sarebbero state così riarse; se fossi stato più fedele, le sue guance non sarebbero state infamate dal bacio di Giuda. 

Maria, io mi trovo tra la sua nascita e la sua morte redentrice. Ti avverto, Maria: non pensare che, quando le tue braccia lo abbracceranno, egli sarà bianco come quando venne dal Padre; sarà rosso, poiché viene da me. Fra pochi secondi tuo Figlio avrà consegnato la sua anima al Padre e il suo corpo nelle tue mani. Le ultime poche gocce di sangue stanno cadendo dal grande calice della Redenzione, macchiando il legno della croce e arrossando le pietre, che si spaccheranno inorridite; eppure una sola goccia di questo sangue sarebbe sufficiente per redimere diecimila mondi. Maria, madre mia, intercedi presso il tuo Figlio divino per il perdono dei peccati che hanno cambiato la tua Betlemme in un Calvario. Chiedigli, Maria, in questi ultimi attimi rimasti, di concederci la grazia di non crocifiggerlo più e di non trafiggere più il tuo cuore con sette spade. 

Maria, implora tuo Figlio morente che finché io viva... Maria! Gesù è morto... Maria! 

Mons. Fulton John Seen 

martedì 23 settembre 2025

(Vengo per l'ultima volta, per trasformare la Mia Chiesa)

 



Messaggio ricevuto da Maria de Jesus


8 settembre 2025

Mia cara figlia, scrivi: Io sono il tuo Dio, il tuo Salvatore. Sono venuto con il Mio Amore per darti un altro messaggio che viene dal Mio Sacro Cuore al tuo. Sono venuto per darti tutto affinché tu sappia tutto ciò che darò dal Mio Sacro Cuore al tuo. Voglio che la Verità che sono sempre venuto qui a dare sia conosciuta attraverso di te, perché sei stata scelta da Me. Non c'è nulla che si possa fare, perché l'ho scelto io [l'amico di Maria in Turchia], è stato un dono da parte mia, da parte del tuo Padre che ti ama moltissimo, come il Padre che sono. Posso scegliere chi voglio, e non voglio che si creino ostacoli a nulla di ciò che sono venuto a dare qui attraverso di te, figlia mia, perché la scelta è stata mia, dell'Io Sono, del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Non lasciarti ingannare da nulla di ciò che dico qui a questa figlia, perché tutto ciò che do viene dal Mio Sacro Cuore. Tutti sono chiamati, ma pochi sono scelti. Pertanto, eccomi qui con questa promessa, che ho fatto a Me stesso quando ho conosciuto [per la prima volta] questa figlia, l'ho creata come un Angelo. Pertanto, [lei è] la Mia schiava per questi Tempi Finali, perché uno schiavo dà se stesso completamente, ecco perché la chiamo così, ma non una schiava che causa problemi come fanno alcuni, bensì una schiava che fa ciò che Io voglio per il bene della Mia Chiesa. Li ho scelti per fare tutto ciò che è stato comandato dal Mio Pietro [Apostolo], ed egli farà come Io gli comanderò ora, perché il mondo in cui vivono non può più farlo.

Perciò, voglio dare qui l'ultima Tavola della Legge per la Mia Chiesa Ricordante, perché i Miei figli sono sulla via del dare, dove non c'è altro da fare, perché vogliono solo dare ordini, non sanno che Io ho dato loro una Legge, per essere come Io l'ho data loro alla Mia Santa Cena. Così sarà, figli miei, ascoltate bene, sono venuto qui per dare, e si compirà, sto dando come prima, così sarà! Non ho un'altra morte o un'altra Cena, ma [solo] ciò che vi sto dando qui affinché sappiate che non c'è nulla di simile, perché sto venendo per l'ultima volta, per trasformare la Mia Chiesa in ciò che era. Io sono il Buon Pastore, faccio tutto con il Mio Amore per tutti voi.

Io sono il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Amen.


Le ultime sette parole.



La Sesta Parola 


Tutto è compiuto 

Da tutta l’eternità Dio volle fare l’uomo a immagine e somiglianza del suo Figlio diletto. Dopo aver dipinto i cieli di azzurro e la terra di verde, Dio creò un giardino stupendo, come solo lui poteva fare. Lì vi pose l’uomo, fatto a immagine di suo Figlio. Però, in un modo strano e misterioso, la ribellione di Lucifero riecheggiò sulla terra e l’immagine di Dio nell’uomo si sbiadì e si rovinò. 

Il Padre celeste, nella sua infinita misericordia, volle ripristinare nell’uomo la sua antica gloria. Per far sì che il ritratto potesse nuovamente essere fedele all’originale, Dio volle mandare sulla terra suo Figlio, secondo la cui immagine egli aveva fatto l’uomo: in questo modo la terra avrebbe potuto vedere di nuovo come Dio aveva voluto che l’uomo fosse. Nella realizzazione di quest’opera, l’Onnipotenza divina poté far uso, come solo Dio poteva fare, di quegli elementi che erano serviti nella sconfitta, trasformandoli in strumenti di salvezza. Nell’economia divina della Redenzione, gli stessi tre strumenti che avevano cooperato alla nostra caduta furono usati per la nostra redenzione. Al posto dell’uomo disobbediente, Adamo, egli pose l’uomo obbediente, Gesù; al posto della donna orgogliosa, Eva, egli pose un’umile vergine, Maria; al posto dell’albero nel mezzo del giardino, egli pose l’albero della croce. La Redenzione era ora completa. Il lavoro che il Padre gli aveva dato era stato compiuto. Così siamo stati comprati e pagati a caro prezzo. Siamo stati riscattati grazie a una battaglia in cui non furono usate le cinque pietre che servirono a David per uccidere Golia, ma le cinque piaghe, le orribili ferite inflitte sulle mani, sui piedi e nel costato di Gesù; una battaglia in cui non fu usata un’armatura luccicante sotto i raggi del sole di mezzogiorno, ma la carne appesa come uno stendardo rosseggiante sotto un cielo tenebroso; una battaglia il cui grido non era: «Schiaccia e uccidi», ma: «Padre, perdonali»; una battaglia in cui non furono usate delle punte d’acciaio, ma gocce di sangue; una battaglia in cui il perdente fu colui che uccise il nemico. Ora questa battaglia era terminata. Durante le ultime tre ore, Gesù si era occupato delle cose del Padre. L’artista aveva dato l’ultimo tocco al suo capolavoro e, con la gioia dei forti, gridò il canto del suo trionfo: «Tutto è compiuto». 

Il suo lavoro era giunto a compimento, ma il nostro? Solo Dio può permettersi di usare quella parola, noi no. Il lavoro di acquisire la vita divina per l’umanità è terminato, ma la distribuzione dei suoi meriti continua. Egli ha compiuto l’opera di riempire i serbatoi della vita sacramentale con le fonti del Calvario, ma l’opera di lasciare che essa inondi le nostre anime non è ancora terminata. Egli ha costruito le fondamenta, noi dobbiamo edificarci sopra. Egli ha terminato l’arca, ha aperto il suo lato con la lancia, si è vestito con il manto del suo preziosissimo sangue, ma ora noi dobbiamo entrare.  

Il Signore è alla porta e bussa, ma la maniglia è solo dal nostro lato e solo noi possiamo aprirla. Gesù ha operato la consacrazione, ma spetta a noi fare la comunione. Solo da noi dipende il compimento dell’opera che ci è stata affidata, dalla nostra capacità di adeguarci alla sua vita, diventando altri “Cristi”. Infatti, il suo venerdì santo e la sua passione non potranno giovarci se non prendiamo la sua croce e lo seguiamo. 

Il peccato è l’impedimento più grande al compimento di quest’opera, e finché regnerà il peccato nel mondo Cristo continuerà a essere crocifisso nei nostri cuori.  

“Vidi il Figlio di Dio passare incoronato di una corona di spine. / «Ma non è già stato tutto compiuto, Signore?», gli chiesi, / «...e tutta l’angoscia che hai già sopportato?». / Egli si volse a me con sguardo solenne e disse: «Non hai ancora capito? Guarda, ogni anima è un Calvario e ogni peccato una croce»” (R. A. Taylor). 

Preghiera 

O Gesù! La Redenzione è opera tua, la riparazione è opera mia, poiché riparare significa diventare una cosa sola con te, con la tua vita, la tua verità e il tuo amore. La tua opera sulla croce è terminata, ma il mio lavoro è quello di farti scendere dalla croce, poiché “Ovunque ci sia silenzio attorno a me, di giorno o di notte, un pianto mi fa trasalire. / Esso viene dalla croce... / La prima volta che lo udii corsi fuori a cercare. / Allora trovai un uomo crocifisso su di un trono / che era una croce. / Gli dissi: «Ti farò scendere di lì». / Provai a togliere i chiodi dai suoi piedi ma l’uomo mi disse: / «Lasciali, non posso scendere di qui finché ogni uomo, ogni donna e ogni bambino / verranno insieme e mi faranno scendere». Ma io risposi: / «Non posso sopportare il tuo pianto. / Cosa posso fare per te?». / «Va’ per il mondo», disse lui, / «di’ a tutti quelli che incontrerai che c’è un uomo appeso a una croce»” (E. Cheney). 

Tu sei sulla croce, ma noi dobbiamo farti scendere. Sei rimasto appeso lì per troppo tempo ormai! Attraverso il tuo apostolo Paolo ci hai detto che coloro che ti appartengono crocifiggono la loro carne e la loro concupiscenza. La mia opera allora non sarà compiuta, fino a quando non prenderò il tuo posto sulla croce. Finché non ci sarà un venerdì santo nella mia vita, non potrà esserci il mattino di Pasqua; finché non indosserò il manto del folle, non potrò indossare la bianca tunica della saggezza; finché non ci sarà la corona di spine, non potrà esserci la glorificazione del corpo; finché non ci sarà la battaglia, non potrà esserci la vittoria; finché non ci sarà la sete, non potrò essere accolto al banchetto celeste; finché non ci sarà la croce, non potrà mai esserci una tomba vuota. 

Insegnami, o Gesù, a terminare quest’opera, poiché i figli dell’uomo non possono entrare nella gloria eterna se non attraverso la sofferenza. 

Mons. Fulton John Seen

lunedì 22 settembre 2025

La vera Patria

 


Il Regno spirituale è ben tutt’un'altra regione che il regno terreno e ci vuole una forte volontà per tendere verso quel Regno, quando l’uomo si trova ancora in mezzo al mondo. Sono due regni del tutto diversi e un regno sembra escludere completamente l’altro. Ma più la volontà è seria di entrare nel Regno spirituale e di rimanervi, più questo Regno acquisterà realtà e la percezione può rafforzarsi sempre di più che il Regno spirituale è la vera Patria, che la terra è soltanto qualcosa di passeggero di breve durata, che l’uomo attraversa solamente per giungere nella sua vera Patria. Sul momento all’uomo apparirà irreale la regione spirituale, e dovrà ripetutamente lottare, dovrà usare violenza, per sfuggire per breve tempo ai pensieri del mondo e di volare nel mondo spirituale. Ma gli riuscirà, se questa è la sua seria volontà, però una cosa deve esistere in lui: La tendenza per Dio e da ciò deve scaturire una Vita d’Amore Allora l’anima dell’uomo è già radicata nel Regno spirituale, perché il vero Amore proviene da Dio e riconduce a Dio, il Cui Regno non è di questo mondo. Ma ci deve essere il giusto Amore nell’uomo, l’Amore per Dio e per il prossimo. Perché finché l’uomo vive ancora nell’amore dell’io, sarà anche più legato con il regno terreno ed allora un mondo “spirituale” gli pare incredibile, questo mondo spirituale gli è così lontano che e non riesce a stimolarlo ed a cercarne un collegamento. Il Regno spirituale appare reale all’uomo fin dove Lo domina e per quanta forza con la quale influenza i suoi pensieri quindi, per tutto ciò il grado d’amore è determinante. Ma ne potrà essere convinto, egli può muoversi di più nel Regno spirituale che in questo mondo, quando in lui si è infiammato l’amore, che è dedicato a Dio ed al prossimo. Ed allora l’uomo è anche in grado di affermare con convinzione questo Regno spirituale nei confronti del prossimo, perché egli stesso ne è del tutto convinto, e manifesterà anche ripetutamente ciò che muove il suo interiore. Lui rappresenterà il Regno spirituale come unico degno a cui tendere e cercherà di stimolare il prossimo, di tendere anche lui a questo Regno, di mettere all’ultimo posto il mondo terreno senza valore, di considerare questo mondo sempre come temporaneo e di badare di più a ciò che non passa mai. E l’uomo troverà molto più facilmente la pace interiore quando rimane legato con il Regno spirituale e tende già sulla terra a questa meta. L’uomo non troverà mai la piena felicità tramite il mondo terreno, perché anche lui impara a conoscere la transitorietà di questo mondo e la sua vita rimarrà insoddisfatta, quando chiede sempre soltanto di beni terreni e si accontenta dell’adempimento di desideri terreni, perché la sua anima sente che cerca altro per essere felice. La sua anima non si accontenterà con ciò che le può offrire il mondo, potrà percepire la vera Beatitudine soltanto quando le vengono offerti dei beni dal Regno spirituale. Soltanto allora ha messo il piede sul suolo del Regno spirituale, soltanto allora ha trovato la vera Patria, soltanto allora riconosce il Regno spirituale come la sua Patria e soltanto allora sa, che questo Regno è reale, e che non le può più essere tolto, una volta arrivata nella Patria, quando è ritornata nella Casa del Padre, da cui una volta è uscita. 

Amen

27. giugno 1960

E a noi, chi ci innalzerà da terra? I dittatori crocifissori? Può darsi!

 


A tal punto la politica si è impossessata della vita da credere, impertinentemente, che la destra e la sinistra dipendono solo dal concetto filosofico condiviso da questo o quell'uomo. Questo assunto estingue tutte le luci della religione. Esso implica l'idea che l'uomo vive soltanto su un piano orizzontale e può muoversi solamente verso destra o sinistra. 

Avessimo occhi meno "materiali", vedremmo che ci sono altre due direzioni cui può rivolgersi un uomo che abbia un'anima: le direzioni verticali di "sopra" o di "sotto", in "su" e in "giù", in "alto" e in "basso".  

Entrambe sono configurate nella Crocifissione di Nostro Signore. Perfino i crudeli che Lo crocifissero sapevano che erano queste le direzioni che contavano. Sicché Gli gridarono: "Scendi giù, e noi crederemo!".  

In un modo o in un altro, quel grido è stato raccolto, e va diffondendosi nel mondo d'oggi: 

"Abbasso la religione!" "Abbasso il capitale!" "Abbasso i sindacati!" "Abbasso i reazionari!" "Abbasso i progressisti!".  

Non ci siamo forse dilaniati abbastanza? Possiamo costruire un mondo intero, con la parola "abbasso"? O che forse non c'è altro grido nel nostro vocabolario?  

Forse che Cristo, il Nostro Condottiero, non ce ne ha dato un altro: "Ed io, quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a Me"?  

"Innalzato da terra!" 

E a noi, chi ci innalzerà da terra? I dittatori crocifissori? Può darsi!  

Ma dove saremo innalzati? Sulla Croce, che prelude al sepolcro vuoto della Resurrezione: sulla Croce di Cristo Redentore!  

Ascoltate questa parola: "innalzato" e spargetela nel mondo!  

Innalzatevi dall'odio di classe; innalzatevi dall'invidia; innalzatevi dall'avarizia; innalzatevi dal margine del mondo; innalzatevi oltre le "inquiete orbite degli astri"; INNALZATEVI - INNALZATEVI - INNALZATEVI A DIO! 

(Fulton J. Sheen, da "Characters of the passion") 


Sono stato mandato dal Padre mio nel mondo per portare la salvezza a tutti voi.

 


«Ti do la mia pace, fratello Melvin, e a tutti i miei fratelli e sorelle che vivono in tutti i paesi del mondo. Sono stato mandato dal Padre mio nel mondo per portare la salvezza a tutti voi. Sapete che il Paradiso era chiuso a tutti voi a causa del peccato di Adamo ed Eva. Solo un Messia, un Salvatore, poteva venire nel mondo e offrire un sacrificio degno con il Suo sangue che potesse togliere i peccati e aprire il Paradiso per voi. Io sono questo Messia, questo Salvatore. Per mostrare agli Apostoli che ero veramente il Figlio di Dio, ho portato tre di loro sulla cima di un'alta montagna e lì mi sono trasfigurato davanti a loro. Mosè, colui che diede i 12 Comandamenti e stipulò l'Antica Alleanza, era con Me insieme a Elia, il grande profeta che profetizzò molto su di Me, parlando persino della Mia morte. Questi grandi uomini dell'Antico Testamento erano ben noti agli ebrei e svolsero un ruolo importante nel preparare la Mia venuta nel mondo.

Anche il mio Padre Celeste parlò di me durante la Trasfigurazione. Riconobbe che ero il suo Figlio prediletto e disse ai tre apostoli di ascoltarmi. Tutto ciò che accadde lì sulla montagna è una lezione per tutti voi. Non dubitate che io sia il vostro Salvatore, venuto per rendervi gli amati del Padre. Io sono il vostro unico Salvatore. Vi amo".

28 Luglio 2011

Padre Melvin

Sta arrivando il tempo del raccolto, allora raccoglierai i frutti che hai seminato.

 


Seguendo la croce 


"Non preoccuparti, Mio servitore, sta arrivando il tempo del raccolto, allora raccoglierai i frutti che hai seminato. Ma voi, figli miei, siate diligenti nella preghiera, vigili su voi stessi, sulle vostre cattive inclinazioni, non scoraggiatevi, andate avanti con coraggio, sostenete i miei servi, camminate mano nella mano con loro“. ”Ma voi, figli miei fedeli, restate uniti, sostenete i sacerdoti con sacrifici, espiazioni e sofferenze". "È per diffondere il Regno di Cristo nel mondo, e ciò che non potete dare in doni, sostituitelo con preghiere ferventi, lacrime di pentimento e sofferenze di espiazione.“ ”Così devono fare i Miei servitori quando i giudizi punitivi si abbattono sul Mio popolo."

«Molti saranno ancora salvati grazie alla preghiera delle anime devote che voglio risvegliare in gran numero.

Lì potranno attingere forza e ristoro e così sostenere il sacerdozio con coraggio e fiducia in Dio». «Ci devono essere uomini che difendono i miei diritti, che si sacrificano per la mia Chiesa». «Dovete essere aiutanti visibili della Chiesa, sostegni visibili della Chiesa».

«Più vi unite strettamente alla Chiesa, più abbondanti saranno le benedizioni. Desidero che i Miei figli seguano la chiamata dei pastori, la voce della Chiesa. Tutto ciò che fa la Santa Chiesa Cattolica, lo fa Dio stesso.“ ”Tutti devono contribuire affinché il Regno di Dio si espanda."

Così parlò il Signore attraverso Barbara Weigand von Schippach, che fu accusata di essersi separata dalla Chiesa cattolica e di aver distrutto la gerarchia cattolica! 


 



Figlioli di Francia, vegliate per non entrare in tentazione nell'ora tenebrosa che si avvicina a voi. Vegliate e pregate.

 


- Figlia, è Maria che ti parla.

- Oh, Madre...

- Sii in pace visto che hai l'Amore di mio Figlio con te. Figlia, il tuo paese oggi mi rifiuta come nessun popolo lo ha fatto nel corso dei secoli, mentre nessun popolo fu più visitato da me, la sua Madre. Figlia, il mio Cuore sanguina oggi.

- Oh Madre, il tuo dolore...

- Figlia, il tuo paese... la Figlia maggiore della Chiesa nata dal Cuore di mio Figlio... la Francia che amo... Ella mi tradisce e il dolore invade il mio Cuore di Madre, poiché io so l'ira divina che si accumula contro di lei, la figlia ora apostata. Sì, oggi nel tuo paese, l'apostasia è consumata. Ma, chi servono, coloro che oggi mormorano il NON SERVIAM di sempre? Oh, la spada dei dolori affonda un po' di più nel mio Cuore di Madre. Le lacrime annebbiano i miei occhi, il dolore mi opprime.

- Madre benedetta, come amarti? Oh il tuo dolore... la tua angoscia di Madre... il tuo Cuore strappato, lacerato dalla lama...

- Il Mio Cuore sanguina. Figlioli di Francia, vegliate per non entrare in tentazione nell'ora tenebrosa che si avvicina a voi. Vegliate e pregate. Fate dovunque notti di adorazione eucaristica in riparazione dei dolori inflitti al mio Cuore materno e al divino Cuore di mio Figlio unito al mio. Che il primo martedì del mese sia prenotato. Incarico ai miei figli sacerdoti di diffondere la mia richiesta ai miei figli. Grazie per rispondere alla mia chiamata per essere forte nei giorni di confusione.

4 maggio 2004

AGNÈS-MARIE

Le ultime sette parole.



La Quinta Parola 


Ho sete 

Fra le cinque parole già meditate, questa è la più breve. A differenza della nostra lingua che riporta due parole, in quella originale è una sola. Nel momento in cui il nostro Salvatore ricapitola il suo sermone, non maledice chi lo sta crocifiggendo, non rimprovera i timidi discepoli ai margini della folla, non disprezza i soldati romani, non incoraggia Maria Maddalena, non pronuncia parole d’amore al suo discepolo amato, né parole d’addio alla sua amatissima Madre. In questo momento non si rivolge nemmeno a Dio! Una sola parola affiora dagli abissi del suo cuore e attraversa le sue labbra riarse: «Ho sete». 

Lui, Dio fatto uomo, che aveva lanciato le stelle nelle orbite dell’universo e le sfere celesti nello spazio, che «appese la terra come un ciondolo al suo polso», dalle cui dita rotolarono i pianeti e i mondi; che disse: «Mio è il mare e i fiumi che scorrono tra le migliaia di valli e le sorgenti che sgorgano tra le innumerevoli colline», proprio Lui ora chiede all’uomo dell’acqua! Ma non chiede acqua terrena, bensì un po’ d’amore. Come se dicesse: «Ho sete... d’amore!». L’ultima parola rivelava la sofferenza dell’uomo senza Dio; questa parola rivela la sofferenza di Dio senza l’uomo. Il Creatore non può vivere senza la creatura, il Pastore senza il gregge, la sete d’amore di Cristo senza l’acqua spirituale dei cristiani. Ma cosa ha fatto Gesù per sentirsi tanto in diritto di chiedere il mio amore? 

Quanto mi ha amato Dio? Se volessi sapere quanto Dio mi abbia amato, allora fate che io lasci risuonare la parola «amore» dalle profondità del suo significato, significato così spesso frainteso. Amore vuole dire prima di tutto dare, e Dio ha dato il suo potere al nulla, la sua luce all’oscurità, il suo ordine al caos: è la Creazione. Amore significa rivelare se stessi a chi si ama, e Dio, attraverso le Scritture, ci ha rivelato la sua natura e le grandi speranze che egli nutre per l’umanità caduta: è la Rivelazione. Amore significa soffrire per chi si ama, per questo si parla di frecce e di dardi d’amore, cioè di qualcosa che ferisce, e ora Dio sta soffrendo per noi sull’albero della croce, poiché «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici». Amore significa anche diventare uno con chi si ama, non solo nell’unità della carne, ma soprattutto nell’unità dello spirito, e Dio ci ha amato tanto da istituire l’Eucaristia, affinché noi possiamo rimanere in lui e lui in noi nell’ineffabile unione del Pane di vita. Amore vuole dire desiderare di rimanere eternamente con chi si ama, e Dio ci ha amato tanto da prometterci una dimora con il Padre, dove regnano una pace e una gioia che il mondo non può dare e il tempo non può portare via: è il paradiso. 

Certamente l’amore si è espresso al massimo. Cristo non avrebbe potuto fare di più per la sua vigna di ciò che ha fatto. Avendo versato tutta l’acqua del suo amore eterno nei nostri poveri e aridi cuori, non ci meravigli che ora sia tanto assetato di amore. Se amare significa reciprocità, allora egli ha tutto il diritto al nostro amore! Perché non rispondiamo? Perché lasciamo che il Cuore divino muoia di sete per l’amore umano? Giustamente egli potrebbe lamentarsi dicendo:  

“Ecco, tutte le cose fuggono da te, / poiché sei tu che ti nascondi da me! / Strane, pietose, futili cose... / Perché ogni piccola cosa può allontanare il tuo amore da me? / «Non vedendo nessuno non voglio affaticarmi per nulla», egli disse. / «L’amore ha bisogno di essere meritato». Come l’hai meritato tu, che fra tutti gli uomini, miseri grumi di argilla, / sei il più meschino? / Ahimè, non lo sai! / Quanto sei poco degno di qualunque amore! / Chi troverai da amare, ignobile come sei? Me, soltanto me” (F. Thompson, The Hound of Heaven). 


Preghiera 

O Gesù! Tu mi hai dato tutto, mentre io non ti ho dato nulla in ritorno. Quante volte sei venuto per raccogliere uva nella vigna della mia anima, eppure hai sempre trovato uva selvatica! Quante volte tu hai cercato, ma non hai trovato nulla; hai bussato, ma hai trovato chiusa la porta della mia anima! Quante volte mi hai chiesto da bere, ma io ti ho dato solo aceto e fiele! 

Quante volte, o Gesù, ho temuto di possederti, perché sapevo che avere te significava non avere altra cosa. Io dimentico che, avendo il fuoco, dovrei dimenticare la scintilla; avendo il sole del tuo amore, dovrei dimenticare la candela del cuore umano; avendo la pienezza della tua gioia, dovrei dimenticare la parzialità delle gioie terrene. O Gesù, la mia è la triste storia di non saper ricambiare cuore per cuore, amore per amore. Al di sopra di tutti i doni che può avere l’uomo, dammi il dolce dono di essere compassionevole con te. 

“ Io sono una pietra e non una pecorella, per questo posso stare ai piedi della tua / croce, o Cristo, / e contare, goccia dopo goccia, / il tuo sangue che scende lentamente senza piangere! / Non così ti amarono quelle donne che con grande dolore si abbandonarono al lamento; / non così ti amò Pietro che rinnegandoti versò lacrime amare; non così ti amò il ladrone che pentitosi si sciolse in lacrime di compassione; / non così il sole e la luna che nascosero il loro volto dietro un cielo privo di stelle. / Che orrore di impenetrabile oscurità nel mezzo del giorno! / Solo io non provo nulla. / Ma tu non ci badare / e cerca la tua pecorella, / tu che sei il vero Pastore del gregge. / Tu che sei più grande di Mosè, voltati, guardami, / e ancora una volta colpisci la roccia” (Ch. Rossetti). 

Mons. Fulton John Seen

domenica 21 settembre 2025

Motivazione dell’opera di trasformazione

 



La Trasformazione della Terra


Vi verrà sempre più comprensibile che un potente cambiamento deve arrivare, il quale guarda sia la vita spirituale che anche materiale degli uomini. Perché questi sono giunti ad una condizione dove soltanto un portentoso intervento può causare dei successi – e questo portentoso intervento di Dio verrà e porterà anche con sé un cambiamento spirituale. Perché tutto è uscito dall’Ordine, lo sviluppo spirituale degli uomini è giunto ad un punto fermo e si constata in molti casi anche una retrocessione, e con ciò la terra non adempie più il suo scopo e perciò deve avere una trasformazione. L’Ordine stabilito da Dio deve essere di nuovo ristabilito; ad ogni cosa spirituale viene di nuovo assegnato il suo luogo di soggiorno, che corrisponde al suo grado di maturazione e sviluppo. E particolarmente gli uomini devono di nuovo adeguarsi al giusto Ordine, se devono una volta raggiungere il loro scopo, diventare perfetti, come è la loro destinazione. Se voi uomini poteste prendere una visione del caos che attualmente regna sulla terra sia spiritualmente che anche terreno, voi stessi potreste intravedere una via d’uscita soltanto in un potente cambiamento – ma voi siete soprattutto di spirito ottenebrato e non conoscete assolutamente nulla sul vostro vero scopo d’esistenza. E questo fa già parte della bassa condizione spirituale, perché non fate nulla per procurarvi una piccola luce del perché voi camminate sulla terra. Voi rifiutate persino i vostri prossimi, che vogliono accendervi su questo una luce. Tutto è uscito dall’Ordine, perché la libera volontà dell’uomo rovescia ogni Ordine divino e questo ha per conseguenza che tutto lo spirituale che si trova ancora nello sviluppo non procede, perché viene impedito dagli uomini nel servizio – ma si sviluppa verso l’alto soltanto attraverso il servizio. E per questo l’Ordine divino deve di nuovo venire ristabilito, tutto deve di nuovo inserirsi in queste leggi. Gli uomini devono di nuovo vivere liberamente nell’Ordine divino, e loro aiuteranno poi anche di nuovo lo spirituale che è legato nelle opere della Creazione ad adempiere il suo compito di servizio, l’impiegheranno in modo determinante, affinché lo spirituale giunga lentamente in alto. Chi è di spirito luminoso – chi ha risvegliato, tramite una vita d’amore, lo spirito in sé alla vita, costui riconosce lo stato di bisogno ed ha anche piena comprensione per la futura opera di trasformazione, che fra breve si consumerà sulla terra, perché egli sa che tutto lo spirituale si trova in mezzo al processo di rimpatrio e che questo ora è stato bloccato e quindi ci vuole urgentemente un avvenimento, affinché questo processo possa essere continuato e promettere di nuovo successo. Ora il tempo, che allo spirituale era stato concesso per il suo sviluppo è trascorso, e perciò tutto ciò che è naufragato nello stato della libera volontà, deve riprendere il percorso di sviluppo dall’inizio corrispondente al suo grado di maturazione. E tutto lo spirituale, che si trova ancora nello stato del dovere, intraprenderà nuove formazioni, sempre secondo il suo grado di maturazione. Questo determina una totale trasformazione della terra, una fine di ogni vita su di lei, un dissolvimento di ogni forma materiale esteriore, che teneva ancora legato lo spirituale ed una totale nuova formazione – una creazione di nuove Creazioni su una nuova terra. E questa nuova terra sarà di nuovo anche abitata da uomini e cioè da coloro che sono venuti sulla vecchia terra per la maturazione, che rimasero fedeli al loro Dio e Creatore, persino nei più forti confronti tramite l’avversario di Dio, che nella fede per Lui hanno perseverato fino alla fine, . finché son stati prelevati, per essere condotti come stirpe della nuova razza umana della nuova terra. Davanti a questa portentosa trasformazione vi trovate voi uomini ora, e vi viene ripetutamente detto che vi dovete preparare a questo, affinché non apparteniate a coloro che devono fare l’esperienza del destino del nuovo bando nelle creazioni della nuova terra. E se si trova in voi soltanto ancora una scintilla di fede in un Dio e Creatore, allora pregate Lui, affinché Egli voglia risparmiarvi da questo destino, ed Egli ascolterà certamente la vostra preghiera e l’adempirà. Ma se voi non volete credere questo, cioè, se non siete convinti della fine che sta arrivando, allora fate i conti con questa possibilità e conducete poi il vostro modo di vivere corrispondente ai comandamenti divini ed in verità, voi non ve ne pentirete. Perché molto velocemente passa il tempo, che vi rimane fino alla fine – e voi potete e dovete sfruttare ancora bene questo tempo, se soltanto non respingete in voi il pensiero che vuole ricordarvi ripetutamente a ciò che vi viene comunicato tramite i prossimi. Vivete dunque così come se fosse l’ultimo giorno ed in verità, non sarete perduti. Badate a tutto ciò che passa nel mondo ed intorno a voi ed a riconoscere persino soltanto la soluzione, che porta a tutto un rinnovamento come indovinata, che deve essere creata una nuova terra sulla quale lo sviluppo spirituale possa di nuovo continuare con giusto successo. 

Amen

7. settembre 1963