venerdì 24 aprile 2020

L'AMORE DELLA SOLITUDINE E DEL SILENZIO



L'Imitazione di Cristo 

1.     Cerca il tempo adatto per pensare a te e rifletti frequentemente sui benefici che vengono da Dio. Tralascia ogni cosa umanamente attraente; medita argomenti che ti assicurino una compunzione di spirito, piuttosto che un modo qualsiasi di occuparti. Un sufficiente spazio di tempo, adatto per dedicarti a buone meditazioni, lo troverai rinunciando a fare discorsi inutilmente oziosi e ad ascoltare chiacchiere sugli avvenimenti del giorno. I più grandi santi evitavano, per quanto possibile, di stare con la gente e preferivano stare appartati, al servizio di Dio. E' stato detto: ogni volta che andai tra gli uomini ne ritornai meno uomo di prima (Seneca, Epist. VII, 3). E ne facciamo spesso esperienza, quando stiamo a lungo a parlare con altri. Tacere del tutto è più facile che evitare le intemperanze del discorrere, come è più facile stare chiuso in casa che sapersi convenientemente controllare fuori casa. Perciò colui che vuole giungere alla spiritualità interiore, deve, insieme con Gesù, ritirarsi dalla gente. Soltanto chi ama il nascondimento sta in mezzo alla gente senza errare; soltanto chi ama il silenzio parla senza vaneggiare; soltanto chi ama la sottomissione eccelle senza sbagliare; soltanto chi ama obbedire comanda senza sgarrare; soltanto colui che è certo della sua buona coscienza possiede gioia perfetta.   
  
2.     Però, anche nei santi, questo senso di sicurezza ebbe fondamento nel timore di Dio. Essi brillarono per straordinarie virtù e per grazia, ma non per questo furono meno fervorosi e intimamente umili. Il senso di sicurezza dei cattivi scaturisce, invece, dalla superbia e dalla presunzione; e , alla fine, si muta in inganno di se stessi. Non sperare di avere sicurezza in questo mondo, anche se sei ritenuto buon monaco o eremita devoto; spesso, infatti, coloro che sembravano eccellenti agli occhi degli uomini sono stati messi nelle più gravi difficoltà. Per molte persone è meglio dunque non essere del tutto esenti da tentazioni ed avere sovente da lottare contro di queste, affinché non siamo troppo sicure di sé, non abbiamo per caso a montare in superbia o addirittura a volgersi sfrenatamente a gioie terrene. Quale buona coscienza manterrebbe colui che non andasse mai cercando le gioie passeggere e non si lasciasse prendere dal mondo! Quale grande pace, quale serenità avrebbe colui che sapesse stroncare ogni vano pensiero, meditando soltanto intorno a ciò che attiene a Dio e alla salute dell'anima, e ponendo ben fissa ogni sua speranza in Dio! Nessuno sarà degno del gaudio celeste, se non avrà sottoposto pazientemente se stesso al pungolo spirituale. Ora, se tu vuoi sentire dal profondo del cuore questo pungolo, ritirati nella tua stanza, lasciando fuori il tumulto del mondo, come sta scritto: pungolate voi stessi, nelle vostre stanze (Sal 4,4). 
Quello che fuori, per lo più, vai perdendo, lo troverai nella tua cella; la quale diventa via via sempre più cara, mentre reca noi soltanto a chi vi sta di mal animo. Se, fin dall'inizio della tua venuta in convento, starai nella tua cella, e la custodirai con buona disposizione d'animo, essa diventerà per te un'amica diletta e un conforto molto gradito.   
  
3.     Nel silenzio e nella quiete l'anima devota progredisce e apprende il significato nascosto delle Scritture; nel silenzio e nella quiete trova fiumi di lacrime per nettarsi e purificarsi ogni notte, e diventa tanto più intima al suo creatore quanto più sta lontana da ogni chiasso mondano. Se, dunque, uno si sottrae a conoscenti e ad amici, gli si farà vicino Iddio, con gli angeli santi. E' cosa migliore starsene appartato a curare il proprio perfezionamento, che fare miracoli, dimenticando se stessi. Cosa lodevole, per colui che vive in convento, andar fuori di rado, evitare di apparire, persino schivare la gente. Perché mai vuoi vedere ciò che non puoi avere? "Il mondo passa, e passano i suoi desideri" (1Gv 2,17). I desideri dei sensi portano a vagare con la mente; ma, passato il momento, che cosa ne ricavi se non un peso sulla coscienza e una profonda dissipazione? Un'uscita piena di gioia prepara spesso un ritorno pieno di tristezza; una veglia piena di letizia rende l'indomani pieno di amarezza; ogni godimento della carne penetra con dolcezza, ma alla fine morde e uccide. Che cosa puoi vedere fuori del monastero, che qui tu non veda? Ecco, qui hai il cielo e la terra e tutti glie elementi dai quali sono tratte tutte le cose. Che cosa altrove potrai vedere, che possa durare a lungo sotto questo sole? Forse credi di poterti saziare pienamente; ma a ciò non giungerai. Ché, se anche tu vedessi tutte le cose di questo mondo, che cosa sarebbe questo, se non un sogno senza consistenza? Leva i tuoi occhi in alto, a Dio, e prega per i tuoi peccati e per le tue mancanze. Lascia le vanità alla gente vana; e tu attendi invece a quello che ti ha comandato Iddio. Chiudi dietro di te la tua porta, chiama a te Gesù, il tuo diletto, e resta con lui nella cella; ché una sì grande pace altrove non la troverai. Se tu non uscirai e nulla sentirai dal chiasso mondano, resterai più facilmente in una pace perfetta. E poiché talvolta sentire cose nuove reca piacere, occorre che tu sappia sopportare il conseguente turbamento dell'animo. 

LA PRESENZA REALE




DIO E' LA'!
Veramente il Signore è in questo luogo, e io non lo sapevo.
Genesi, XXVIII, 16.

Per ben giudicare di una famiglia, bisogna vedere se vi è osservata la legge del rispetto. Quando i figli, i servi sono obbedienti e rispettosi, potete dire: Ecco una famiglia buona e felice. Il rispetto, l'onore reso ai genitori è la religione della famiglia, come il rispetto al sovrano e ai suoi rappresentanti è la religione della società. Notate che non si domanda di onorare le qualità, ma la dignità che viene da Dio.

Ora, a Nostro Signore noi dobbiamo il rispetto, qual nostro primo dovere; rispetto spontaneo, non ragionato, che procede come d'istinto da un senso speciale, da un'impressione. Gesù dev'essere onorato dappertutto ove si trova, giusta la sua dignità di Uomo-Dio: al suo Nome deve piegarsi ogni ginocchio in Cielo, in terra e negli abissi infernali. In Cielo gli Angeli stanno prostrati innanzi alla sua Maestà e lo adorano tremebondi: il luogo della gloria di Nostro Signore è quello pure in cui gli si tributa il maggior rispetto.
Su questa terra gli elementi obbedivano a Nostro Signore: il mare si calmò al suo cenno, sostenne i suoi piedi, lo adorò; il sole, gli astri lo piansero nella sua morte, gli resero onore, mentre gli uomini lo maledicevano.
Nell'inferno i dannati tremano sotto la giustizia del Giudice dei vivi e dei morti.

II. - Sul rispetto verso Nostro Signore non si fanno ragionamenti: quando si annunzia la Corte, il Re, tutti si levano istintivamente. Quando passa il Sovrano, tutti salutano: è un moto spontaneo di rispetto e di deferenza; chi non ha più questo sentimento o vuole distruggerlo negli altri non è più un uomo.
Quanto i cattolici debbono arrossire del loro poco rispetto alla presenza di Nostro Signore! E parlo del rispetto più elementare.
Andate in una sinagoga: se parlate o se il vostro contegno è sconveniente, vi mettono alla porta. Se volete entrare in una moschea, prima vi fanno scalzare.
E dire che tutti quest'infedeli non hanno niente di reale nei loro templi, e noi abbiamo tutto! Il loro rispetto è pure tanto più grande del nostro. Nostro Signore potrebbe dire che il demonio è più onorato di lui. Ed ha ragione di ripetere il lamento: Ho nutrito dei figli ed essi mi hanno disprezzato. Domando alle madri se sarebbero contente di essere pubblicamente disconosciute dai loro figli. Perché dunque fare a Nostro Signore quello che ci ferirebbe tanto sul vivo? Perché, Quando si tratta dell'onore di Gesù Cristo, siamo meno suscettibili che per la nostra piccola dignità?
Nulla di più falso e funesto. La nostra dignità non è che un piccolo riflesso di quella di Dio, e tollerando che si manchi di rispetto a Nostro Signore, si distrugge il fondamento del rispetto dovuto a noi stessi. Poveri noi, se Gesù ci punisse, come meritiamo, delle nostre mancanze di rispetto!
Eliodoro fu flagellato dagli Angeli per avere profanato il tempio, ma qui vi è ben più che il tempio. Allorché dunque entriamo alla presenza di Nostro Signore offriamogli innanzi tutto l'omaggio del nostro rispetto; siamo colpevoli se la leggerezza e la negligenza precedono in noi tale sentimento.
Sì, i nostri peccati più gravi contro la fede sono appunto queste mancanze di rispetto.

III. - Chi ha la fede sa e pensa dove va: va in chiesa, da Nostro Signore Gesù Cristo. Ed entra dicendo, con S. Bernardo, a tutte le sue occupazioni: Restate qui, ho bisogno di andare dal mio Dio per riconfortarmi.
Fate dunque così: voi sapete quanto tempo dovete restare in chiesa; ebbene lasciate frattanto in disparte ogni altra cosa. Siete venuto solo per pregare e non per occuparvi dei vostri affari. Se le preoccupazioni e le distrazioni vi tormentano, senza turbarvi mandatele alla porta: mettetevi nell'attitudine dell'ammenda onorevole, state con rispetto; tenetevi meglio e fate così vedere a Nostro Signore che detestate le vostre distrazioni: se non col raccoglimento interno, col vostro contegno voi professate ancora la vostra fede nella sua divinità e presenza, e sarebbe molto quand'anche non faceste altro.
Osservate una santa persona quando viene alla chiesa. Vi entra senza preoccuparsi di quelli che già vi sono; dimentica tutto per non vedere altro che Nostro Signore. Alla presenza del Papa non si pensa guari ai Vescovi o ai Cardinali. E in Cielo i Santi non si trattengono ad ossequiarsi tra loro. A Dio solo tutto l'onore e tutta la gloria. Resta dunque inteso: in chiesa non v'è che Nostro Signore.
Entrati, state un momento in riposo: il silenzio è il più gran segno di rispetto; ed il rispetto è la prima disposizione per la preghiera. La maggior parte delle nostre aridità nel pregare e delle mancanze di devozione vengono dall'aver mancato di rispetto a Nostro Signore entrando in chiesa, o dal restarvi meno convenevolmente.
Orsù, dunque, formiamo una inviolabile risoluzione di tenerci in questo rispetto tanto naturale: è un punto che non ha bisogno di ragionamento. Forse che Nostro Signore dovrebbe provare la sua Reale Presenza ogni volta che entriamo, o mandarci un Angelo per dirci ch'Egli è là? Sarebbe troppo deplorevole, ma per molti, ahimè! quanto necessaria!

IV. - Voi dovete a Nostro Signore il rispetto esterno, la preghiera, per dir così, del corpo, che nulla vi è di meglio per aiutare la preghiera dell'anima.
Vedete con quale accuratezza la Chiesa ha regolato anche i minimi particolari del culto esterno. Ella sa che questa preghiera è gloriosissima per Gesù Cristo. Ce ne ha dato l'esempio egli stesso pregando in ginocchio; e la tradizione ce lo mostra in atto di pregare colle braccia in croce e levate verso il cielo. Gli Apostoli ci hanno conservata questa maniera di pregare ed il sacerdote vi si conforma nella Santa Messa.
Invero non dovrà nulla a Dio il nostro corpo, che da lui ha ricevuto la vita e vive dei suoi benefizi di ogni istante? Bisogna dunque farlo pregare con la sua postura piena di rispetto.
Le posture trascurate ammolliscono l'anima, mentre al contrario un contegno mortificante la fortifica e la sostiene; non dico che dobbiate soffrire per una posizione troppo incomoda, ma certo ci vuole un contegno grave. Non abbiate mai alla presenza di Dio atteggiamenti familiari, che dispongono alla mancanza di rispetto. Amate, siate teneri ed affettuosi, non mai familiari. Le aridità, le mancanze di devozione provengono quasi tutte dall'irriverenza del contegno. Se siete in viaggio o fate preghiere di vostra scelta in casa vostra, mettetevi in quella posizione che vi darà meno incomodo; ma alla presenza di Nostro Signore dovete far che adorino anche i vostri sensi.
Ricordatevi quanto Iddio fosse severo a questo riguardo nell'antica legge e per quali minuziose preparazioni dovevano passare i Leviti. Iddio voleva far loro sentire la loro dipendenza e disporli a ben pregare.
La nostra pietà è come moribonda, perché non abbiamo questo rispetto esterno. So bene che non dobbiamo dal gran timore tremare innanzi a Dio e paventare di venire alla sua presenza; ma tanto meno dobbiamo mostrare quasi un disprezzo.
Noi ci dispensiamo da quel contegno grave che ci aiuta a pregare, perché vogliamo soddisfare la nostra sensualità. Crediamo di non star bene in salute: oh, come spesso c'inganna l'immaginazione! Se passasse il Papa, la nostra pretesa indisposizione non c'impedirebbe di stare in ginocchio. E quand'anche fossimo veramente indisposti, eh, non temiamo tanto il patire che ci apre le ali della preghiera; almeno, anche allora, il nostro contegno sia fermo e corretto.
I secolari, se non si sentono bene, si mettano a sedere, in maniera composta, però; non si corichino sulle loro sedie. Non prendete di quelle positure che rilassano l'anima e non la dispongono alla preghiera.
Noi religiosi stiamo sempre in ginocchio: è il vero atteggiamento dell'adoratore. Se siamo troppo stanchi, leviamoci in piedi; è ancora una positura rispettosa: a sedere, non mai. Siamo i soldati del Dio dell'Eucaristia. Se il nostro cuore non brucia d'amore, il corpo almeno attesti la nostra fede, il nostro desiderio di amare e di compiere il nostro dovere.
Dunque, lo stesso nostro corpo preghi, adori! Formiamo tutti senza eccezione la corte del Re Gesù! Pensate che il Padrone è là: inchiodatevi questo pensiero nella mente. Attenti a Nostro Signor Gesù Cristo! Vere Dominus est in loco isto: veramente il Signore è in questo luogo!

di San Pietro Giuliano Eymard

giovedì 23 aprile 2020

Il malvagio ha proiettato i suoi piani e le sue strategie del male per culminare nel pieno e totale asservimento dell'umanità entro l'anno 2030.



San Michele Arcangelo

Ecco! L'umanità ha raggiunto un posto di vertice nella sua storia e tutti voi fratelli e sorelle del Signore e Salvatore, il vostro Redentore, siete chiamati in questo momento ad ascoltare questo importantissimo messaggio.
È giunto il momento in cui il malvagio e i suoi servi hanno tracciato una linea nella sabbia dei tempi, e il malvagio ha sfidato il Padre celeste e suo Figlio e tutti gli Angeli e i Santi nel suo ultimo tentativo di schiavizzare tutta l'umanità.
Il malvagio ha proiettato i suoi piani e le sue strategie del male per culminare nel pieno e totale asservimento dell'umanità entro l'anno 2030.
Segna chiaramente quest'anno, poiché è l'anno della battaglia finale e dell'ultima posizione del demone e dei suoi seguaci. Il demone stesso ha fatto la sua sfida per superare tutto ciò che è buono e tutto ciò che c'è da Dio e per distruggerlo in un'eternità di dannazione con il malvagio stesso e tutta l'umanità consumata nei fuochi dell'inferno. Tali sono i suoi piani e la sua sequenza temporale per raggiungere i suoi obiettivi demoniaci.
Il Padre celeste permetterà al malvagio di non procedere oltre da questa data. Sebbene il malvagio agisca in modo da schiavizzare tutti voi attraverso i suoi servi qui sulla Terra, non avrà successo, poiché il Padre celeste non permetterà a Satana, a Lucifero, a Moloch oa nessuna delle somme di teste di serpente che il male uno rappresenta interferire ulteriormente con il piano di Dio per l'umanità.
L'anno scelto di satana - 2030 - non dovrebbe sorprendere nessuno di voi che sia stato a conoscenza del lavoro dei servi di satana qui sulla Terra. Hanno chiaramente annunciato il loro anno per conquistare e schiavizzare il mondo attraverso i loro piani demoniaci per l'umanità. Si sono mascherati in modo da ingannarti attraverso il loro nuovo ordine mondiale ma sono stati esposti ora e continueranno ad essere esposti mentre ci avviciniamo all'anno scelto da Satana per asservire totalmente l'umanità.
Ora che sai che il piano di satana è stato completamente esposto, ora devi sfidare il malvagio e i suoi seguaci. Non aspettare fino a domani, perché è il tuo lavoro di potenti guerrieri di preghiera e come seguaci di Cristo che influenzeranno la sconfitta e la rovina di satana e dei suoi seguaci.
Quindi devi iniziare oggi a pianificare la tua strategia e la strategia delle tue famiglie per lavorare per sconfiggere tutto il male nel mondo mentre ci avviciniamo all'anno e all'agenda del malvagio.
Grazie a Dio ... la vittoria sarà tua e la sconfitta sarà quella del malvagio e dei suoi servi!
Non sottrarti al riconoscimento degli eventi che stanno accadendo nel tuo mondo che puoi identificare come opera di satana, dei suoi servi e del loro nuovo ordine mondiale, poiché come puoi già discernere, il loro ordine è fomentare confusione e caos e per ingannare l'umanità nel seguire le loro vie.
Molti di voi hanno già il dono del discernimento per riconoscere il lavoro di satana e il suo cosiddetto nuovo ordine mondiale, quindi quelli di voi che hanno questo dono devono esercitarlo informando e istruendo gli altri che sono influenzati dal piano globale di satana che è solo un pretesto per irretire tutti voi entro la data e l'anno che Satana ha scelto - 2030 - un anno che andrà in infamia per il malvagio e i suoi servi.
Sarà anche un momento di Grande Trasformazione e un nuovo inizio per l'umanità. Ma il viaggio sarà pericoloso e pericoloso per i seguaci di Tuo Signore e Salvatore, il Redentore, Gesù Cristo.
Le tue potenti preghiere e il tuo invito all'azione porteranno alla sconfitta del malvagio e dei suoi servi. Questa è la promessa del Padre celeste per tutti i figli di Dio.

Grazie a Dio!

Ned Dougherty  3 ottobre 2019

OGGI LI PERDONO, SIGNORE!



PREGHIERE DEL PERDONO 


OGGI LI PERDONO, SIGNORE! 

Perdono la mia COMUNITA' RELIGIOSA, i fratelli e le sorelle della mia congregazione per  il male che mi hanno fatto... Perdono i miei fratelli SACERDOTI per ogni opposizione,  mancanza di accordo... 

OGGI LI PERDONO, SIGNORE. 

Gesù, aiutami a perdonare i miei COMPAGNI DI LAVORO che mi disgustano e mi  rendono la vita impossibile... perdono coloro che mi caricano del lavoro che dovrebbe  essere svolto da altri.. Li perdono per i loro pettegolezzi, per il rifiuto di collaborazione...  per i loro tentativi di scalzarmi dal mio posto di lavoro. 

LI PERDONO, SIGNORE. 

Anche i miei VICINI hanno bisogno di esser perdonati per il chiasso che fanno, per la  trascuratezza verso la proprietà, per i loro cani che infastidiscono, perché non mettono la  spazzatura negli appositi bidoni... per i loro pregiudizi... perché creano discordia nel  vicinato... non mi rivolgono la parola, bisticciano e mi portano rancore. 

OGGI LI PERDONO. 

Signore Gesù, ti imploro oggi perché Tu mi conceda la grazia di perdonare LA PERSONA  CHE MAGGIORMENTE MI HA FERITO IN TUTTA LA MIA VITA... Dammi, Signore la  capacità di perdonare il mio peggior nemico, quello al quale ho detto che non lo avrei mai  perdonato... quello al quale mi costa moltissimo accordare il mio perdono. Grazie Gesù,  perché mi stai liberando dal male che deriva dal non perdonare. Fa', che lo Spirito Santo  mi riempia della sua luce, perché siano illuminate tutte le aree della mia mente che si  trovano ancora immerse nell'oscurità. 

Don Leonardo Maria Pompei

I Dieci Comandamenti



Alla luce delle Rivelazioni a Maria Valtorta

Il Quinto Comandamento: “Non uccidere”. 


E oggi, che cosa ci direbbe? 

E ancora, per finire questa riflessione sul Quinto Comandamento, vi riporto un’ulteriore forte esortazione/supplica di Gesù e vi invito a chiedervi che se negli anni 40 Gesù fu costretto ad essere così duro con i suoi figli di allora, che cosa dovrebbe dire oggi a noi che ben peggiori di loro siamo diventati?  

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« […] Dice Isaia 87 : “Dove devo percuotervi ancora se aggiungete altre prevaricazioni?” E aggiunge la descrizione di un corpo straziato, che hanno applicata a Me nell’ora della Passione. 
Ma non sono Io, siete voi i così ridotti dal vostro peccare. E se Io ero tutto piaghe e lividure, lo ero solamente perché in quel momento ero quale voi siete ora, giunti alla maestria nel peccare. 
Le opere della vostra mente (il capo) sono opere malate. Ben difficilmente il vostro pensiero è retto. Corrotti e mangiati dalla triplice concupiscenza, non potete che generare pensieri malati. Le vostre azioni e le vostre opere portano il segno delle vostre malattie mentali spirituali. I vostri sentimenti sgorganti da un cuore malato quanto la mente, sono ancor più arsi da libidine e superbia. Chiamarli sentimenti è improprio: sono meno ancora di sensi credetelo o uomini affamati di sensualismo e di egoismo. Il vostro motore non è più l’amore. È l’interesse, la soddisfazione, l’orgoglio. Profanatori di voi stessi, asservite le membra e gli organi ai vostri desideri malati. 
Dove è lo spirito vostro? Nel carnaio dove imputridiscono le cose che muoiono. Quanto spazio per il vostro spirito vi ho dato! E voi il vostro spirito lo depravate a volere la galera e lo pervertite a opere da galera, e con esso tutto voi. L’un l’altro vi rovinate e non vi è balsamo per le vostre piaghe, perché coloro che quel balsamo vi darebbero sono da voi conculcati e uccisi. 
Venite a Me qualche volta ancora. E perché ci venite? Per farmi complice delle vostre azioni assassine? Dio non si presta ad uccidere. Venite per paura d’essere uccisi? E allora perché uccidete? Non giova presentarmi offerte quando oltre la mensa monda Io vedo grondare sangue dalle vostre mani, marciume dai vostri cuori, e sopra il mormorio bugiardo delle preci odo sibilare i pensieri malvagi che pullulano nelle vostre menti. 
Falsi cristiani, mi fate ribrezzo. Vicini al mio altare mi sembrate dei Giuda. Non è vendendo i fratelli, non è rubando, non è uccidendo, non è mentendo, non è fornicando, non è corrompendo che si può dire di essere miei fedeli. Io ve l’ho detto con le mie estreme parole 88 di Maestro - e, anche fra voi, quando uno è in agonia non mente mai - che cosa si deve fare per essere miei amici ed avere presso di sé il Padre mio e vostro. Vi ho detto d’esser puri, buoni, caritatevoli, ubbidienti, vi ho detto di credere alla mia Parola e seguire i miei ammaestramenti, vi ho detto di rimanere uniti a Me per non morire. 
Avete voi fatto questo? No. E ne morite. Io torco lo sguardo da voi perché siete per Me altrettanti discepoli traditori. E se è vero che avrei voluto redimere anche l’Iscariota, perché sono il Tutto Amore, non è meno vero che, quando me lo sono visto vicino alla Mensa 89 e vicino nell’Orto dopo avere già conchiuso l’infame mercato, tutto in Me si è sollevato di ribrezzo. 
Non vi chiudo le porte della Vita e della Pace. Ma nel regno della Vita e della Pace non devono circolare esseri impuri. Tuffatevi nelle cisterne benedette in cui la porpora del mio Sangue vi renda candide le macchiate stole. Tuffatevi nelle fiamme dell’Amore sacrificando i vostri sconci amori ad un amore che vi renda degni della vostra origine e della vostra mèta. Io mi sono distrutto per fare di Me fuoco di purificazione per i peccati degli uomini. 
Vogliate non peccare. Vogliatelo solo. Il resto lo farò Io che vi amo divinamente. Ditevelo: “Non vogliamo peccare”. E cercate di non farlo.  
Come malati da tremenda malattia, ormai superata, giorno per giorno vedrete cadere la febbre del male e aumentare le forze della salute. Vi tornerà il gusto a ciò che è buono e giovevole. La serenità, che ora invano cercate attraverso i vostri divertimenti osceni e le vostre occupazioni spietate di egoismo, rifluirà in voi attraverso la giustizia e la compassione da voi nuovamente esercitate. L’esser buoni, o figli, rifà l’anima simile a quella del bimbo: fiduciosa, ilare, leggera, in pace. 
Il regno dei Cieli, Io l’ho detto 90 , è di chi si fa simile ai bimbi. Ma avrete un anticipo di quel regno beato anche sulla terra se verrete al Padre con l’anima tornata innocente, poiché Dio ama i pargoli, e davanti ad un’anima che sa farsi pargola per amor suo e torna pura, onesta, amorosa, fedele, apre le dighe della Misericordia facendone fluire torrenti di grazie. 
Il mondo che muore ha bisogno di questo lavacro di Misericordia per detergere tutte le sozzure e tutto il sangue e ricoprirsi di beni per i bisogni degli uomini. 
Non è la ferocia che dà pane e ricchezza. Credetelo. Manca alla ferocia la benedizione divina, e dove essa manca anche se seminate grano nasce cicuta e se allevate agnelli vi si mutano in iene. 
No, figli. Tornate al Signore e Dio ripeterà per voi, tornati alla dimora, il miracolo 91 della manna antica. Nulla è impossibile a Dio e nulla è impossibile all’uomo che vive in Dio.» […] 
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a cura del Team Neval 

Riflessioni di Giovanna Busolini  

EUCARISTIA



NEL TABERNACOLO GESÙ TI ASPETTA SEMPRE

Il segreto amoroso di Gesù nell’Eucaristia è attendere senza stancarsi la persona amata, se per caso, un giorno, venisse a cercarlo. (18-2-65)

L’Amore infinito non sa di stanchezze, di tradimenti o di oblio. L’Amore è così... ama! (25-10-68) 

Gli anni passano, il mondo si altera, gli uomini cambiano, nascono e muoiono... Gesù resta uguale, aspettando nel tabernacolo senza cambiar né alterarsi. L’Amore infinito è così. Che sicurezza racchiudono i misteri divini, anche se gli uomini, per non gustarli, li profanino! (25-10-68) 

Che realtà così grande è quella di Gesù nel tabernacolo! Come è solo, e che mistero così vivo è per l’uomo che gli si avvicina e lo percepisce! (25-10-68)

Gesù sta nell’Eucaristia per portare tutti noi con Lui al Seno del Padre; ma noi né lo ascoltiamo né lo riceviamo, e così lo deludiamo, non adempiendo il piano divino. (16-10-67)

Signore, ti hanno dimenticato gli uomini... Sono tanto occupati, tanto pieni delle cose...! Non c’è maggiore disprezzo che non apprezzare il bene ricevuto! (1-5-77)

L’Amore eterno che muore per amore in donazione amorosa e si perpetua attraverso la Liturgia nella Chiesa, facendosi Cibo e Bevanda, Prigioniero e Mendico, viene corrisposto, la maggior parte delle volte da coloro che ama, con la sprezzante indifferenza dell’oblio. Terribile ingratitudine che trafigge l’anima di Cristo! (1-5-77)

Quanto dolgono le dimenticanze incoscienti di coloro che amiamo! Si scordano perché il cuore è in altre cose. Colui che ama si sente preso dalla persona amata, in nostalgia amorosa. (1-5-77) 

Gesù, ti senti solo? Ti hanno dimenticato coloro che ami? La loro incoscienza li fece cadere in letargo! Ma Tu attendi senza stancarti, senza andartene, semmai, nel loro oblio, tornassero a ricodarti con nostalgie... (1-5-77)

MADRE TRINIDAD DE LA SANTA MADRE IGLESIA

Giuliana di Norwich (1342 ca - 1416/30 ca): reclusa per amore



Una donna tra i "mistici del Nord" 

 Le "Rivelazioni"
«Vorresti dunque sapere cosa ha inteso il tuo Signore e conoscere il senso di questa rivelazione?  Sappilo bene: amore è ciò che lui ha inteso. Chi te lo rivela? L'amore. Che cosa ti rivela? L'amore.  Perché te lo rivela? Per amore... Così imparai che nostro Signore significa amore» (XVI; c. 86; p.  329). 
«Io non sono buona a motivo della visione, ma solo se amo meglio Dio, e nella misura in cui voi  amate meglio Dio, essa vale più per voi che per me... Sono sicura che ci sono molti che non hanno mai  avuto né rivelazioni né visioni oltre il comune insegnamento della santa Chiesa, e che pure amano Dio  più di quanto non faccia io» (I; c. 9; pp. 154-155). 

Il desiderio 
«Per grazia di Dio e secondo l'insegnamento della santa Chiesa, concepii un forte desiderio di  ricevere tre ferite nella mia vita, e cioè: la ferita di una vera contrizione, la ferita di una genuina  compassione  e la ferita di un intenso desiderio di Dio» (c. 2; p. 139). 
«Con la contrizione siamo resi puri, con la compassione siamo resi pronti, con il vero desiderio di  Dio siamo resi degni. Questi sono i tre strumenti, per quanto capisco, con i quali tutte le anime  giungono al cielo» (XIII; c. 39; p. 215). 

Il servo e il Signore 
«Nel servo è compresa la seconda persona della Trinità, e nel servo è compreso Adamo, vale a dire  ogni uomo... Quando Adamo cadde, anche il Figlio di Dio cadde. Per la vera unione che fu fatta in  cielo, il Figlio di Dio non può essere separato da Adamo, e con Adamo intendo ogni uomo» (XIV; c.  51; p. 249). 
«Io vidi che Dio è contento di essere nostro padre, e Dio è contento di essere nostra madre, e Dio è  contento di essere il nostro vero sposo, e l'anima la sua amata sposa. E Cristo è contento di essere  nostro fratello, e Gesù è contento di essere il nostro salvatore. Queste sono cinque grandi gioie nelle  quali, a quanto capisco, egli vuole che noi ci rallegriamo, gli diamo lode, gli rendiamo grazie, lo  amiamo e lo benediciamo per l'eternità» (XIV; c. 52; pp. 253-254). 

Gesù al centro 
«Il nostro buon Signore mi domandò: "Sei soddisfatta che io abbia sofferto per te?". Io dissi: "Sì,  buon Signore, e ti ringrazio moltissimo; sì, buon Signore, sii benedetto". Allora disse Gesù, il nostro  buon Signore: "Se tu sei appagata, io sono appagato. L'aver sofferto la passione per te è per me una  gioia, una felicità, un gaudio eterno, e se potessi soffrire di più lo farei"» (IX; c. 22; p. 183). 
«Io contemplai l'agire di tutta la beata Trinità, e in questa contemplazione io vidi e compresi queste  tre proprietà: la proprietà della paternità, e la proprietà della maternità, e la proprietà della sovranità,  in un solo Dio... Poiché tutta la nostra vita sta in tre cose: per la prima abbiamo l'essere, per la  seconda abbiamo la nostra crescita, e per la terza il nostro compimento. La prima è la natura, la  seconda è la misericordia, la terza è la grazia» (XIV; c. 58; p. 271). 

L'uomo 
«Io vidi con assoluta certezza che tutte le opere che Dio ha fatto o farà gli erano note e le vedeva fin dall'eternità. E per amore egli ha creato 1'umanità, e per il medesimo amore egli ha voluto diventare  uomo. 
Il dono che riceviamo dopo questo è la nostra fede, nella quale comincia il nostro perfezionamento.  Essa deriva dalla sublime ricchezza della nostra sostanza naturale presente nella nostra anima  sensuale, ed è radicata in noi, e noi in essa, per la bontà naturale di Dio e l'opera della misericordia e  della grazia. E da qui vengono tutti i nostri beni con i quali noi siamo guidati e salvati. 
Perché da qui vengono i comandamenti di Dio, circa i quali dobbiamo comprendere due cose. Una è che dobbiamo conoscere e capire quali sono i suoi comandi, amarli e osservarli. L'altra è che  dobbiamo conoscere quali sono i suoi divieti, per detestare e respingere ciò che egli non vuole. Perché in queste due cose sono comprese tutte le nostre azioni. 
E pure dalla nostra fede vengono i sette sacramenti, che si susseguono secondo l'ordine che Dio ha  stabilito per noi, e ogni specie di virtù. Le medesime virtù che abbiamo ricevuto dalla nostra sostanza, che ci è stata data come natura dalla bontà di Dio, ci vengono pure donate nella grazia per opera della  misericordia, rinnovate dallo Spirito Santo: virtù e doni sono custoditi per noi come un tesoro in Cristo  Gesù» (XIV; c. 57; p. 269). 

Il peccato: inevitabile, ma tutto sarà bene 
«Posso portare ogni cosa al bene, sono in grado di portare ogni cosa al bene, porterò ogni cosa al  bene, voglio portare ogni cosa al bene; e vedrai tu stessa che ogni specie di cosa sarà bene» (XIII; c. 31; p. 199). 
«Dal momento che ho trasformato in bene il danno più grande [il peccato originale], voglio che tu  sappia dedurre da ciò che trasformerò in bene qualsiasi altro male, che di quello è più piccolo» (XIII; c. 29; p. 197). 
«Tanto quanto il suo amore per noi non si spezza a causa del nostro peccato, altrettanto egli vuole che non si spezzi per la stessa ragione l'amore che portiamo a noi stessi e ai nostri fratelli cristiani»  (XIII; c. 40; p. 218). 

Gesù nostra madre 
«Gesù Cristo, che fa il bene contro il male, è la nostra vera Madre: noi riceviamo il nostro essere da lui, dove inizia il fondamento della maternità, con tutta la dolce protezione dell'amore che ne consegue  senza fine. 
Come Dio è veramente nostro Padre, così Dio è veramente nostra Madre. Questo mi fu da lui  mostrato in tutte le rivelazioni, ma particolarmente in quelle dolci parole in cui dice: "Sono io", cioè  "Sono io, la forza e la bontà della paternità, sono io, la sapienza e la gentilezza della maternità, sono io, la luce e la grazia che è tutto amore beato; sono io, la Trinità, sono io, l'unità; sono io, l'alta  sovrana bontà di ogni specie di cosa, sono io che ti spingo ad amare, sono io che ti spingo a  desiderare, sono io, l'infinito compimento di ogni tuo vero desiderio". L'anima è infatti altissima, nobilissima e gloriosissima, quando è umilissima, dolcissima e sommamente mansueta» (XIV; c. 59; pp. 273-274). 
«Una madre può stringere teneramente al petto il suo bambino, ma la nostra tenera Madre Gesù può familiarmente farci entrare nel suo petto benedetto attraverso la dolce ferita del suo costato, e qui  rivelarci in parte la divinità e le gioie del cielo insieme alla certezza spirituale della felicità eterna » (XIV, c. 60; pp. 276-277). 

Nella Chiesa, con Maria, in umiltà 
Gesù stesso «vuole che aderiamo fermamente alla fede della santa Chiesa, trovando in lei la nostra  carissima madre, che ci consola e ci aiuta a capire, in comunione con tutti i beati... E perciò è una cosa  sicura, buona e amabile, il volere con umiltà e con forza essere uniti alla santa Chiesa, nostra madre, che è Cristo Gesù» (XIV; c. 61; p. 280). 
«Nostra Signora è nostra madre; in lei siamo tutti racchiusi e nasciamo da lei in Cristo. Perché lei, che è la madre del nostro salvatore, è la madre di tutti quelli che sono salvati nel nostro salvatore. E il  nostro salvatore è la nostra vera madre, e in lui siamo continuamente generati, e non ci separeremo mai da lui» (XIV, c. 57; p. 249). 
«Lo Spirito Santo guida l'uomo alla confessione perché riveli spontaneamente i suoi peccati, in  semplicità e verità... Poi egli accetta la penitenza che gli viene imposta... E questa è un'umiltà che  piace molto a Dio... Con il massimo amore il nostro buon Signore ci custodisce quando ci sembra di  essere quasi abbandonati e respinti a causa del nostro peccato e quando noi vediamo di aver meritato  questo abbandono. E per l'umiltà che noi ne ricaviamo veniamo elevati a un livello altissimo agli occhi di Dio, per la sua grazia» (XIII; c. 39; p. 214). 

Il valore della preghiera 
«La preghiera è una sincera, gratuita e costante volontà dell'anima, unita e legata alla volontà di  nostro Signore mediante la dolce e misteriosa operazione dello Spirito Santo. Nostro Signore in  persona è colui che riceve per primo la nostra preghiera, così mi sembra, e la accoglie con grande  riconoscenza. E con intima gioia la manda in alto, e la colloca in un tesoro dove non perirà mai. È là  davanti a Dio con tutti i suoi santi, continuamente accolta, perenne sostegno in risposta ai nostri  bisogni (XIV; c. 41; pp. 220-221). 
«Nostro Signore si rallegra e gioisce moltissimo per la nostra preghiera: egli la aspetta, la vuole,  perché con la sua grazia essa ci fa simili a lui nella condizione così come lo siamo per natura, e tale è la sua beata volontà. Perché egli dice così: "Prega di tutto cuore, anche se ti sembra di non trarne  alcun gusto, perché è certo cosa vantaggiosa, anche se tu non lo senti. Prega di tutto cuore, anche se non senti niente, anche se non vedi niente, sì, anche se pensi di non riuscirci. Perché è nell'aridità e  nella sterilità, nella malattia e nella debolezza, che la tua preghiera mi è molto gradita, anche se tu  pensi che non ti dia se non uno scarso gusto. E così è ai miei occhi ogni tua preghiera fatta nella fede» (XIV; c. 41; p. 221). 

Conoscenza e libertà - Misericordia e grazia 
«Dobbiamo avere tre specie di conoscenze. 
La prima è che noi conosciamo Dio nostro Signore. 
La seconda è che noi conosciamo noi stessi, cosa siamo per lui nella natura e nella grazia. 
La terza è che noi conosciamo umilmente la situazione del nostro io nei confronti del peccato e della  nostra debolezza. Per quanto capisco, tutta la visione mi fu mostrata perché conoscessi queste tre cose» (XVI; c. 72; p. 303). 
«Egli vuole che vediamo la nostra miseria e che umilmente la riconosciamo. E però non vuole che rimaniamo in questo stato d'animo, né che ci affanniamo troppo nell'autoaccusarci, né vuole che ci sentiamo troppo depressi per il nostro stato di miseria. Ma vuole invece che spostiamo in fretta la  nostra attenzione su di lui» (XVI; c. 79; p. 319). 
«Contemplai la proprietà della misericordia, e contemplai la proprietà della grazia: esse hanno due modi di operare in un unico amore. 
La misericordia è una proprietà piena di compassione, che appartiene alla maternità in un tenero  amore, e la grazia è una proprietà piena di gloria, che appartiene alla regale sovranità nel medesimo  amore. 
La misericordia opera custodendo, sopportando, ravvivando e risanando, e tutto viene dalla  tenerezza dell'amore. E la grazia opera con misericordia, risollevando, ricompensando, superando continuamente quanto meriterebbero il nostro amore e il nostro travaglio, diffondendo largamente e  manifestando la sublime, generosa magnanimità della signoria regale di Dio nella sua meravigliosa  cortesia...» (XIV; c. 48; pp. 235-236). 

La porta del Cuore 
«Con volto ilare il nostro buon Signore guardò dentro il suo fianco e lo contemplò con gioia. E con il suo dolce sguardo guidò la mente della sua creatura attraverso quella stessa ferita dentro il suo  fianco. E là egli mostrò un luogo bello e delizioso, largo abbastanza da contenere tutta l'umanità  salvata perché vi riposasse nella pace e nell'amore. E con questo egli rammentò il preziosissimo sangue e l'acqua preziosa che egli lasciò sgorgare dal suo costato per amore. E in questa dolce contemplazione mostrò il suo cuore beato nettamente spezzato in due e, rallegrandosi, mostrò alla mia mente in modo parziale la sua divinità benedetta, nella misura da lui voluta in quel momento, dando cosi forza alla povera anima perché potesse comprendere ciò che si può esprimere con le parole, cioè  l'amore infinito che non ha principio, è, e sempre sarà» (X; c. 24; pp. 160-161). 

LIBERAZIONE DAI MALI CAUSATI DAL MALIGNO



Gesù, liberaci da tutti i mali causati in noi dagli antenati che partecipavano all'occultismo, allo spiritismo, alla stregoneria, a sette sataniche.
Tronca il potere del maligno che, per colpa loro, ancora pesa sulle nostre generazioni.
Spezza la catena di maledizioni, malefici, opere sataniche che gravano sulla nostra famiglia.
Liberaci da patti satanici e legami mentali con i seguaci di satana.
Tienici sempre lontano da riunioni spiritiche e da ogni attività con cui satana può continuare ad avere dominio su di noi. Prendi sotto il tuo potere qualsiasi area che sia stata consegnata a satana dai nostri antenati.
Allontana per sempre lo spirito cattivo, ripara ogni suo danno, salvaci da ogni sua nuova insidia.
Solo da Te possiamo avere tutti la vita, la libertà, la pace.
Gesù, liberaci da tutti i mali causati dal maligno.

STORIA UNIVERSALE DELLA CHIESA CATTOLICA



DAL PRINCIPIO DEL MONDO FINO AL Dì NOSTRI

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DELL'ABATE ROHRBACHER