martedì 7 aprile 2026

IL BUONDI’ A GESU’ SACRAMENTATO

 


Oh mio Gesù, dolce Prigioniero d'amore eccomi a Te di nuovo, Ti lasciai col dirti addio, ora ritorno col dirti buondì.

Mi bruciava l'ansia di rivederti in questo carcere d'amore per darti i miei anelanti ossequi, i miei palpiti affettuosi, i miei respiri infuocati, i miei desideri ardenti e tutto me stesso, per trasfondermi tutto in Te e lasciarmi in Te in perpetuo ricordo e pegno del mio amore costante verso di Te.

Oh! Mio sempre amabile Amore Sacramentato sai, mentre son venuto per darti tutto me stesso, son venuto pure per ricevere da Te tutto Te stesso. Io non posso stare senza una vita per vivere e perciò voglio la tua, a chi tutto dona, tutta si dona, non è vero Gesù? Quindi oggi amerò col tuo palpito, d'amante appassionato, respirerò col tuo respiro affannoso in cerca di anime, desidererò coi tuoi desideri immensurabili la gloria tua ed il bene delle anime. Nel tuo palpito Divino scorreranno tutti i palpiti delle creature, li afferreremo tutti e li salveremo, non faremo sfuggire nessuno, a costo di qualunque sacrificio, sia pure che ne portassi tutta la pena.

Se Tu mi caccerai mi getterò più dentro, griderò più forte per perorare insieme con Te la salvezza dei tuoi figli e dei miei fratelli. Oh! Mio Gesù, mia vita e mio tutto, quante cose mi dice questa tua volontaria prigionia? Ma l'emblema con cui ti vedo tutto suggellato e le catene poi che tutto avvincono forte forte l'amore, le parole anime e amore, pare che Ti fanno sorridere, Ti debilitano e Ti costringono a cedere a tutto, ed io ponderando bene questi tuoi eccessi amorosi, starò sempre intorno a Te ed insieme con Te coi miei soliti ritornelli: anime ed amore.

Perciò voglio tutto Te stesso questo oggi, sempre insieme con me nella preghiera, nel lavoro, nei piaceri e dispiaceri, nel cibo, nei passi, nel sonno in tutto e son certa che non potendo nulla da me ottenere, con Te otterrò tutto e tutto ciò che faremo servirà a lenirti ogni dolore e raddolcirti ogni amarezza e ripararti qualunque offesa e compensarti di tutto e ad impetrare qualunque conversione, sia pure difficile e disperata.

Andremo mendicando un po' d'amore da tutti i cuori per renderti più contento e più felice, non è buono così o Gesù? Oh! Caro Prigioniero d'amore, legami con le tue catene, suggellami col tuo amore. Deh! Fammi vedere il tuo bel volto. Oh Gesù quanto sei bello! 1 tuoi biondi capelli riannodano e santificano tutti i miei pensieri, la tua fronte calma, anche in mezzo a tanti affronti mi rappacifica e mi mette nella perfetta calma, anche in mezzo alle più grandi tempeste alle tue stesse privazioni, ai tuoi "picci" che mi fanno costar la vita. Ah! Tu lo sai ma passo innanzi, questo Te lo dice il cuore che Te lo sa dire meglio di me. Oh! Amore, i tuoi begli occhi cerulei sfavillanti di luce Divina mi rapiscono al cielo e mi fanno dimenticare la terra, ma ahimé, con mio sommo dolore, il mio esilio si prolunga ancora. Presto, presto, oh Gesù sei bello oh Gesù mi par di vederti in quel Tabernacolo d'amore, la beltà e maestà del tuo volto m'innamora e mi fa vivere in cielo, la tua bocca graziosa mi sfiora i suoi baci cocenti ad ogni istante. La tua voce soave mi chiama ed invita ad amarti ogni momento, le tue ginocchia mi sostengono, le tue braccia mi stringono con legame indissolubile ed io a mille a mille stamperò i miei baci cocenti sul tuo volto adorabile.

Gesù, Gesù, sia uno il nostro volere, uno l'amore, unico il nostro contento, non lasciarmi mai solo che sono un nulla ed un nulla non può stare senza del tutto.

Me lo prometti o Gesù? Pare che mi dici di sì.

Ed ora, benedici Me, benedici tutti ed in compagnia degli angeli e dei santi, e della dolce Mamma e di tutte le creature, ti dirò: Buondì o Gesù, buondì.

Della Serva di Dio Luisa Piccarreta


SARETE MESSI ALLA PROVA E PURIFICATI NEL CORPO, NELL'ANIMA E NELLO SPIRITO, PROPRIO COME L'ORO VIENE MESSO ALLA PROVA NEL FUOCO!

 


L'appello di Gesù, il Buon Pastore, al Suo gregge!


«Così dice il Signore:

La pace nei vostri cuori verrà scossa, così come la pace del mondo.

Raccoglietevi in preghiera, perché si avvicinano i giorni della grande battaglia spirituale.

La tribolazione sarà così grande da scuotere non solo il creato, ma anche l'anima dei Miei figli. 

Gli uomini si chiederanno: «Che cosa sta succedendo? Perché abbiamo persola pace nello spirito? Signore, vieni a salvarci, non nascondere il Tuo Santo Volto al Tuo popolo fedele! Figli Miei, è necessaria la vostra trasformazione spirituale, affinché possiate entrare nella Mia nuova creazione. Il vostro corpo, l'anima e lo spirito devono essere purificati affinché possiate entrare, puri da ogni macchia di peccato, nella Gerusalemme Celeste.

Quando il Mio Santo Spirito sarà allontanato dai Miei Templi, a causa della grande abominazione, tutti coloro che si allontaneranno dalla preghiera e da Mia Madre, andranno persi. Perché, essendo allontanati dalle Mie Case, se il vostro spirito non è rafforzato dalla preghiera, dal digiuno, dalla penitenza, se non è unito a Mia Madre attraverso la recita del Santo Rosario, sarà facile preda del Mio avversario.

Ricordate ciò che dice la Mia Parola: Ci sarà un'angoscia così grande come non ce n'è stata dall'inizio del mondo fino ad ora, né mai più ce ne sarà (Matteo 24, 21).

Il mio risveglio delle coscienze vi aprirà la mente e vi preparerà per i giorni del grande Armageddon. Figli Miei, se al vostro ritorno in questo mondo trascurerete la preghiera e continuerete nella vostra tiepidezza spirituale, vi assicuro che correrete il rischio di perdervi. Vi avverto di tutto questo, figli Miei, affinché fin da ora vi prepariate spiritualmente per quei giorni di angoscia e afflizione nello spirito, necessari per la vostra purificazione. SARETE MESSI ALLA PROVA E PURIFICATI NEL CORPO, NELL’ANIMA E NELLO SPIRITO, COME SI METTE ALLA PROVA L’ ORO NEL FUOCO. Fuoco di purificazione spirituale che trasformerà il vostro corpo, l’anima e lo spirito, affinché possiate entrare nella nuova creazione ed essere chiamati popolo eletto di Dio!

Saranno i giorni del grande raccolto, in cui il grano sarà separato dalla zizzania e rimarrà il grano maturo, mentre la zizzania sarà gettata nel fuoco. Preparatevi, dunque, figli Miei, perché si avvicinano i giorni in cui sarà raccolta la messe. Già i mietitori sono pronti a venire a mietere e a raccogliere il grano. Già la scure è alla radice dell’albero e ogni albero che non dia buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco, dove arderà per tutta l’eternità. Fate della preghiera, del digiuno e della penitenza la vostra forza. Indossate la vostra Armatura Spirituale mattina e sera e siate pronti, come buoni soldati, per la grande battaglia spirituale che vi darà la libertà e vi renderà meritevoli di abitare il Paradiso della Gerusalemme Celeste.

Vi lascio la Mia Pace, vi do la Mia Pace. Pentitevi e convertitevi, perché il Regno di Dio è vicino.

Il vostro Maestro, Gesù, il Buon Pastore di tutti i tempi.

Fate conoscere i Miei messaggi a tutta l’umanità.”

20 marzo 2013

Enoch

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


Don Italo Duci smentisce padre Lini 

Don Italo, il 2 novembre 1946, con una dichiarazione  scritta smentisce quel padre Lini più volte citato nella relazione  del Locatelli. 
Egli scrive: 

"A proposito della lettera di P. Lini, in relazione ai fatti  delle Ghiaie, scritta in data 8 dicembre 1944, posso dichiarare  quanto segue: 

1. Per quanto abbia pensato non mi fu dato di ricordare i dialoghi che P. Lini dice che ho avuto con lui. 

2. Esaminando la mia condotta di riserbo tenuta nella questione delle Ghiaie non posso ammettere le puntate tendenziose  di P. Lini a mio riguardo. 

3. Non mi sembra fuori posto che anch'io abbia potuto avere un'opinione circa i fatti che si svolgevano alle Ghiaie,  specie alla sera del 21 maggio, dopo nove giorni di avvenimenti.  Ad ogni modo il giudizio attorno ad essi era riservato alla  competente autorità ecclesiastica e ad essa doveva rivolgersi  anche il P. Lini. 

4. Sembra quasi che P. Lini desiderasse da me una smentita dei fatti, ma a questo io non ero autorizzato. Posso dire anzi che lo  stesso vescovo non sentì il coraggio di smentire. Difatti il 20  maggio al parroco che chiedeva consigli (se non era il caso di  smentire, ecc.) S.E. sia per la semplicità di Adelaide, che in quella  mattina aveva visto, sia per i fatti che avvenivano, rispose:  "Lei stia appartata, stia nel riserbo, ma lasci andare, la Madonna ci  penserà". 

5. Per il clero sia secolare che regolare e sia per i religiosi, durante i giorni delle cosiddette apparizioni, vigeva una proibizione emanata dalla Curia di recarsi sul luogo. 

6. Il compito di illuminare o distogliere i fedeli dal credere non spettava a P. Lini, ma solamente alla competente autorità. 

In fede, D. Italo Duci". 

Padre Lorenzo Lini partecipa la prima volta alle apparizioni il 19 maggio 1944. Di lui don Luigi Cortesi scrive: 

"P. Lini partito colla convinzione che "il soprannaturale si  sente", come mi diceva in un colloquio, non rilevò in Adelaide  segni speciali, che potessero avvertirlo dell'inizio e della fine  della visione, e negò che visione ci fosse stata, in quella sera...  Sennonché, cosiffatta deposizione isolata, che meritava accurate  indagini, si trovò contraddetta dalle testimonianze di tutti coloro che  assistettero da vicino alla visione" (v. Storia dei fatti di Ghiaie, S.E.S.A., Bergamo 1944, pp. 69-70). 

Padre Lorenzo non è uno psicologo e lo si vede dalle  domande che fa ad Adelaide e dal modo con cui gliele porge. Non solo non è un teologo, ma non sa nemmeno che il soprannaturale, appunto perché è tale, non si può né vedere, né toccare, né  sentire. Il Cortesi stesso ammette che la sua testimonianza è  smentita da tutti quelli che erano vicini ad Adelaide durante  l'apparizione, e tra questi, quella sera, vi era la dott. Maggi e in  seguito ci saranno altri medici che affermeranno l'autenticità  dell'estasi di Adelaide.

Severino Bortolan

lunedì 6 aprile 2026

Brividi: ciò che hanno appena scoperto sotto il Monte del Tempio ha lasciato gli esperti senza parole


 

Tiepidezza – Debolezza della volontà - Cedere nella preghiera

 


La debolezza della volontà degli uomini


Più l’uomo è tiepido, più forte è da temere l’influenza da parte dell’avversario. Allora non offre né resistenza, ne tende verso la Forza di Dio, e quindi si trova nel più grande pericolo di diventare debole e di soccombere. Deve sempre tenersi davanti agli occhi, che la risalita verso l’Alto è faticosa e che un cedimento della forza della sua volontà ha molto facilmente per conseguenza un regresso, che richiede di nuovo un sforzo per poter essere recuperato. L’avversario è attento, cioè non perde nessun momento di debolezza dell’uomo, ma questo deve essere proprio attento, affinché non esponga la sua anima al pericolo di venire oppressa dall’avversario. E perciò deve pregare con più fervore, più si sente debole. Ma se comincia anche ad intiepidirsi nella preghiera, il potere dell’avversario è grande. E malgrado ciò non può essergli risparmiata la lotta contro questo potere. Ha bensì a sua disposizione degli esseri spirituali, ma il loro aiuto deve essere richiesto, perché senza l’invocazione non possono diventare attivi. E l’uomo tralascia sovente anche questa invocazione nelle ore della debolezza di volontà, ed allora è esposto senza protezione al potere dell’avversario. Egli stesso deve combattere la battaglia contro di lui, che sovente è molto difficile. Ed è sempre il cedimento nella preghiera, che fa paralizzare la sua forza di volontà. Più sovente e più intimamente l’uomo si collega con Dio, meno è esposto alle influenze del nemico, perché ambedue insieme, la Forza da Dio ed il potere dell’avversari, non possono diventare attivi. Ma la Forza di Dio è sempre più forte ed esclude ogni agire di forze maligne. Nelle ore di miseria, della tiepidezza e debolezza di volontà è sufficiente una intima chiamata per il Sostegno da parte di esseri buoni, ed all’agire di tali forze viene posto un Alt. Nell’uomo deve essere presente soltanto la volontà per il bene, e presto anche l’intimità della preghiera aumenterà, e l’uomo sarà sfuggito al pericolo.

 27. agosto 1941

Ascoltami - Il Grande Messaggio del Cuore di Gesù per il XX Secolo

 


PRIMA PARTE

Sorella Maria Josefa Menéndez

Religiosa della Società del Sacro Cuore di Gesù


(Manifestazioni degli infiniti tesori della misericordia del Sacro Cuore di Gesù).


La Santissima Vergine sosteneva anche il Piano divino: "La visione del numero incalcolabile di anime perdute per tutta l'eternità", diceva Lei, "di queste anime nessuna può fare un solo atto di amore! ... deve stimolare te, che puoi amare! a far salire incessantemente verso mio Figlio l'eco costante del tuo amore, per soffocare il clamore delle blasfemie di questi infelici!"

Dal principio del suo Noviziato, rivela la sua sete di anime e la comunica a lei. Insegna a lei cosa significa "salvare le anime" e cosa deve fare per questo. Fa sì che si avvii nello spirito della riparazione, che è particolarmente quello della sua vocazione. Un giorno, mostra a lei una "fila interminabile di anime", scrive lei nella sua linguaggio semplice: "Tutte queste anime sono in attesa di te", dice Lei. Da allora, Suor Josefa è sempre, per così dire, nel lavoro e nel soffrire per le anime che il suo Divino Maestro confida a lei.

"Andiamo a occuparci delle anime", dice a lei con un ardore che lei non sa come esprimere. Per le anime, insegna a lei a utilizzare le più piccole azioni della sua vita ordinaria e fa comprendere a lei il valore di un giorno passato in unione con il suo Cuore.

Per le anime, insegna a lei a fare propria la Divina Orazione di Gesù e fa a lei ripetere dopo l'offerta preziosa del suo Sangue e del suo Cuore. Josefa si identifica con la grande intercessione della Messa e del Tabernacolo: Gesù offrendosi a Dio suo Padre per la salvezza del mondo.

Per le anime, chiede a lei penitenza e mortificazioni che lei moltiplica, sotto la vigilanza dell'obbedienza, con disprezzo coraggioso del suo corpo. Per le anime, finalmente, vuole che lei sia vittima e si associa misteriosamente e sensibilmente alle dolori della sua Passione.

"Vuoi la mia Croce?", le chiede molte volte. E durante lunghe ore lei porta questa Croce, il cui peso visibilmente la schiaccia. La Corona di spine si infila nella sua testa che non può quindi appoggiare in nessuna parte, mentre un dolore acuto nel fianco la associa al colpo della lancia che ha aperto quello del Salvatore.

E lei tuttavia continua a lavorare, non si ferma mai. Ma è principalmente la notte che veglia vicino al suo Maestro. Una notte tra altre, Egli appare a lei e Josefa si alza: "Prendi la mia Croce", dice a lei, "i miei chiodi, la mia Corona, sono i miei tesori. Non temo di affidarti, perché sei mia Sposa. Io andrò alla ricerca di anime".

Allora il suo Cuore si dilata e da lui escono fiamme. "Io voglio che tutti Mi conoscano e Mi amano. Andiamo a attirarli alle mie Piaghe. Andrò a cercarli e quando li avrò trovato, ritornerei a prendere la mia Croce."

Questi dolori fisici, tuttavia, sono poca cosa in confronto a quelli dell'anima: Nostro Signore fa comprendere a Josefa qualcosa della sua Agonia sotto il peso dei peccati del mondo e dell'abbandono che gli strappò questo grido: "Dio mio, Dio mio! Perché mi hai abbandonato?" Sostiene quindi il suo coraggio, ripetendole la grande lezione della Redenzione: "Le anime valgono così tanto!" Le ricorda anche il senso dell'Elezione divina: è un invito all'amore che si immola.

"Non dimenticate che le anime che Io scelgo, devono essere vittime con me per il mondo."

La collaborazione costante nell'opera redentrice riempie i giorni e spesso le notti di Josefa. Le anime non le escono dal pensiero e in lei si realizza la parola del Maestro: "Io vivrò in te, e tu vivrai per le anime".

Padre Antônio Paulo Ciríaco Fernandes, S.J.


IL SEPOLCRO VUOTO

 


Signore, che nessun nuovo mattino
venga ad illuminare la mia vita
senza che il mio pensiero
si volga alla tua resurrezione
e senza che in spirito io vada,
con i miei poveri aromi,
verso il sepolcro vuoto dell’orto!
Che ogni mattino sia, per me,
mattino di Pasqua!
E che ogni giorno, ogni risveglio,
con la gioia della Pasqua,
mi giunga anche la conversione profonda,
quella che sappia, in ogni situazione
e in ogni persona, conoscerti
come vuoi essere conosciuto oggi.
Che ogni episodio della giornata
sia un momento in cui io ti senta
chiamarmi per nome,
come chiamasti Maria!
Concedimi, allora, di voltarmi verso di te.
Concedimi di rispondere con una parola,
dirti una parola sola, ma con tutto il cuore:
«Maestro mio!»

Come Cristo sia amaro, più amaro e il più amaro per i malvagi, e come sia dolce, più dolce e il più dolce per i buoni.

 


Le Profezie e le Rivelazioni di Santa Brigida di Svezia


Le parole della Madre alla sposa su quanto siano dolci la Madre e il Figlio l'uno verso l'altro. Come Cristo sia amaro, più amaro e il più amaro per i malvagi, e come sia dolce, più dolce e il più dolce per i buoni.


Capitolo 58


La Madre di Dio disse alla sposa: «Considera, nuova sposa di mio Figlio, la sofferenza di mio Figlio, che superò in amarezza la sofferenza di tutti i santi. Proprio come una madre proverebbe il dolore e l’angoscia più amari se vedesse suo figlio essere fatto a pezzi vivo, così anch’io soffrivo per i tormenti di mio Figlio quando vedevo le sue amare sofferenze». Poi si rivolse a suo Figlio, dicendo: «Sia benedetto, mio Figlio, perché tu sei santo, come si canta: “Santo, santo, santo, Signore Dio Sabaoth”. Sia benedetto, perché tu sei dolce, più dolce e dolcissimo! Tu eri santo prima di assumere l’umanità, santo nel mio grembo, e santo dopo aver assunto l’umanità. Tu eri dolce prima della creazione del mondo, più dolce agli angeli, e dolcissimo a me quando hai assunto l’umanità da me».

Il Figlio rispose: «Sia benedetta, mia amata Madre, sopra tutti gli angeli. Proprio come io, in tre modi, sono stato dolcissimo per te, come dicevi poc’anzi, così sono amaro, più amaro e dolcissimo per i malvagi. Sono amaro per coloro che dicono che ho creato molte cose senza motivo e che dicono con disprezzo che ho creato l’umanità per la morte e non per la vita. Che pensiero miserabile e sciocco! Io, che sono il più giusto e virtuoso, avrei creato gli angeli senza motivo? Avrei arricchito l’umanità di tante cose buone se l’avessi creata per la dannazione? Assolutamente no! Ho creato tutte le cose bene e ho dato ogni bene all’umanità per amore mio. Ma essa, tuttavia, ha trasformato tutte le cose buone in male per sé stessa. Non è perché io abbia creato qualcosa di male, ma l’umanità muove la propria volontà in modo diverso da come dovrebbe, e non secondo la legge di Dio, e questo è male.

Ma provo ancora più amarezza per coloro che dicono che ho dato loro il libero arbitrio per peccare e non per fare il bene, che dicono che sono ingiusto poiché condanno alcuni e giustifico altri, e che mi incolpano della loro stessa malvagità perché neghiamo loro la mia grazia. Sono particolarmente amareggiato per coloro che dicono che la mia legge e i miei comandamenti sono estremamente severi e difficili e che nessuno è in grado di osservarli, che dicono che la mia sofferenza non vale nulla per loro, e che quindi la considerano nulla.

Perciò, giuro sulla mia vita, come un tempo giurai per mezzo dei profeti, che mi giustificherò davanti agli angeli e a tutti i miei santi. Coloro per i quali provo amarezza capiranno che ho creato tutte le cose in modo ragionevole e buono per l’uso e l’educazione dell’umanità, e che non esiste nemmeno il più piccolo verme senza una ragione. Coloro verso i quali provo maggiore amarezza capiranno che ho saggiamente dato agli uomini il libero arbitrio per il loro bene. Sapranno anche che sono giusto, poiché concedo il regno eterno agli uomini buoni, ma il tormento eterno ai malvagi. Poiché non sarebbe giusto che il diavolo, che fu creato buono da me ma che cadde per la propria malizia, avesse comunione con i buoni. Anche i malvagi capiranno che non è colpa mia se sono malvagi, ma colpa loro. Perché se fosse possibile, mi assumerei volentieri lo stesso tormento per ogni singolo uomo che un tempo ho sofferto sulla croce per tutti, se così potessero tornare alla loro eredità promessa. Ma la volontà dell’umanità è sempre opposta alla mia. Gli ho dato la libertà di servirmi, se lo desidera, e di ottenere la ricompensa eterna; ma se non lo vuole, dovrà essere tormentato insieme al diavolo e ai suoi seguaci, per la cui malvagità l’inferno è stato giustamente creato.

Ma poiché sono pieno di carità, non voglio che l’umanità mi serva per paura o sia costretta a farlo come un animale irrazionale, bensì per amore di Dio, poiché nessuno che mi serva controvoglia o per paura del tormento potrà vedere il mio volto. Ma coloro verso i quali provo più amarezza comprenderanno nella loro coscienza che la mia legge era la più facile e il mio giogo il più dolce. Proveranno una tristezza inconsolabile per aver disprezzato la mia legge e aver invece amato il mondo, il cui giogo è più pesante e molto più difficile del mio giogo».

Allora la Madre di Dio rispose: «Sia benedetto tu, mio Figlio, mio Dio e mio Signore! Poiché sei stato dolcissimo per me, ti prego affinché anche gli altri possano essere resi partecipi della mia dolcezza!» Il Figlio rispose: « Benedetto sia tu, mia carissima Madre! Le tue parole sono dolci e piene d’amore. Perciò chiunque prenda la tua dolcezza in bocca e la conservi perfettamente ne trarrà beneficio. Ma chi la prende e la sputa via sarà tormentato ancora più amaramente». Allora la Vergine rispose: «Benedetto sia tu, Figlio mio, per tutta la tua misericordia e il tuo amore!»


 

La preghiera, un dialogo da cuore a cuore

 


Gesù dice

Rimanete uniti nel mio amore. Io sono la Radice che sostiene l'albero della vostra vita Io sono la dolce linfa che vi nutre e vi fortifica nel vostro cammino; il vostro albero comincia a fiorire e a dare i primi frutti affinché molti dei miei figli si avvicinino a voi e si nutrano di voi Vi invito a rimanere uniti al legno della croce, albero tagliato grossolanamente, unendo le sue parti per dargli la sua forma. L’albero della vita si trova lì, imparando a sopportare la croce di ogni giorno, cioè le preoccupazioni e le difficoltà del momento Solo in Me troverai la luce, solo in Me troverai riposo. Io sono il rifugio divino per i tuoi dolori Venite a Me e troverete le delizie per il vostro cuore Prostratevi ai miei piedi divini come faceva Maria e bevete della mia saggezza finché il vostro spirito non sarà saziato di Me Guardatemi con amore e sarai radioso e incrociamo i nostri sguardi senza pronunciare parole e facciamo di questo momento un colloquio d’amore in cui le parole sono superflue perché la presenza è la risposta migliore per esprimere sentimenti di gratitudine, di pace e d’amore. Consegnatemi il calice del vostro cuore, vuoto, per riempirvi dei sussurri della mia dolce brezza e donarvi la pienezza. Guardatemi con gli occhi aperti alla fede e senti il mio Cuore che batte per te. Fai di ogni momento di preghiera, momenti veri di adorazione, poiché la preghiera è un dialogo da te a te e da cuore a cuore Sono desideroso di raccogliere le briciole d'amore che mi offrono gli uomini, i brevi istanti che giungono verso di Me nel tabernacolo perché il tempo non glielo permette, poiché le cose del mondo li assorbono. Regalami il tuo tempo, perché il tuo tempo è il mio tempo


7 agosto 2007

Gesù dice

La preghiera è il nutrimento che rafforza la vita e lo spirito logorato dal peccato Nutriti quotidianamente bevendo dalla Fonte Divina che è la mia Parola

7 agosto 2007

Agustín del Divino Corazón

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie 


Il ricordo di don C. Vitali nel 40° della morte 

Riporto in parte la commemorazione di don Cesare Vitali, nel 40° anniversario della morte, fatta da don Italo Duci. 
Don Italo scrive: 

"Sono vissuto 15 anni accanto al parroco don Vitali.  Furono per me anni felici perché ebbi piena libertà di lavoro e fiducia. Ringrazio sempre il Signore di essere stato destinato a  Ghiaie subito dopo l'ordinazione accanto ad un parroco che mi è stato di esempio e guida nel mio ministero. È stato con me  paziente e comprensivo, di grande bontà, non mi lasciò mancare  nulla, fu di grande carità e bontà con la mia mamma e sorella e  con due nipotini orfani in un momento di dolore. Non avrei immaginato di succedergli come parroco. Don Cesare Vitali è  nato a Boltiere, il 01-08-1881, da famiglia molto religiosa con 7  figli: due sacerdoti don Cesare e don Alessandro e 5 sorelle. Due  seguirono i fratelli sacerdoti, 3 suore, due nelle claustrali di S.  Benedetto a Bergamo e una nelle Orsoline di Gandino... 
Don Cesare Vitali è stato un sacerdote veramente secondo il cuore di Dio, di grandi virtù umane e soprannaturali: preciso ed  esperto nell' amministrazione, senso raffinato e gusto del bello,  di carattere affabile, buono, allegro e rendeva facile l'apertura dei  cuori e attraente la conversazione. Di animo generoso, fornito di  umiltà, di pietà e di zelo fervente, di volontà costante, di vita intemerata, di delicata sensibilità e semplicità... 
Don Cesare Vitali giunse a Ghiaie da Bonate Sotto, nel  novembre 1917, in aiuto di don Alessandro Locatelli di Sotto il  Monte, canonico della Cattedrale di Bergamo... Don Cesare poté  conoscere bene don Alessandro Locatelli e avere tante  informazioni di Ghiaie. Poté conoscere la sua grande impresa  nella costruzione della chiesa e del campanile. Poté conoscere la  sua grande devozione alla Madonna di Lourdes e alla Sacra  Famiglia a cui aveva dedicato la chiesa costruita con tanto lavoro  suo, dei ghiaiesi e di tanti benefattori e buoni d'Italia. Poté conoscere il suo progetto di formare la parrocchia. 
Don Cesare Vitali si mise al lavoro facendo rivivere le associazioni esistenti, formandone di nuove e un po' alla volta  tutti i rami dell'Azione Cattolica raccomandati dalla Chiesa. 
I giovani, contenti di avere un sacerdote ancora abbastanza giovane che si interessava di loro, accorsero, si lasciarono guidare e organizzare. Col loro aiuto costruì nel 1919 il saloneteatro che servì per attività teatrali, con una filodrammatica che  riscuoteva consenso in paese e fuori e ottenne premi. Questo  salone servì per convegni, conferenze a carattere religioso, sociale, politico e sindacale, e con l'aiuto di bravi oratori  don Cesare potè illuminare la gente sui principi cristiani e le  direttive della Chiesa nel primo e secondo dopo guerra. 
Con questi giovani e l'aiuto di validi dirigenti diocesani fondò il circolo giovanile di A. C. dedicato al can. don Alessandro Locatelli, inaugurato 1'8-12-1919. Fu uno dei primi e più  fiorenti della diocesi. Fu preludio alla fondazione della parrocchia avvenuta nel settembre 1921, approvata all'inizio solo  ecclesiasticamente e nel 1944 anche civilmente. Se non erro,  sulla Vita Diocesana del maggio 1944, che dava le prime notizie  e direttive circa i fatti delle apparizioni, venne pubblicato il  decreto della approvazione civile della parrocchia. Perciò al  momento dei fatti straordinari Ghiaie aveva tutti i carismi di parrocchia autonoma. 
Il parroco don Cesare Vitali per chiamare i fedeli e per allietare le feste, fece installare sul campanile un bel concerto di  5 campane e un po' alla volta completò l'arredamento e alcune  strutture interne ed esterne e tante opere... 
Soprattutto però si occupò della formazione dei parrocchiani con abbondanti istruzioni religiose, con la dottrina per gli  adulti e per i piccoli, con predicazioni straordinarie, missioni al  popolo ed esercizi spirituali per le diverse categorie della popolazione e a scadenze regolari... Organizzò giornate per la santificazione della festa, per la lotta antiblasfema, contro l'alcolismo,  ecc... 

Come fece don Cesare Vitali a compiere tanto lavoro e a realizzare tante opere? 

1) Con la grazia di Dio, profonda vita interiore e tanta preghiera. 

Con un lavoro metodico e costante volontà... Con la sua  costanza e con l'aiuto del vescovo Bernareggi ebbe ragione nella  questione del S. Geminiano, durata oltre 30 anni e risolta dalla S.  Sede a favore delle Ghiaie. Desiderava fare delle Ghiaie comune  autonomo e a questo scopo lavorò molto, come risulta da un  faldone in archivio. Se ciò fosse stato possibile ambiva che Ghiaie fosse chiamato San Geminiano al Brembo, ma ormai il  nome di Ghiaie è passato alla storia per i fatti del 1944... 
Dopo la fondazione della parrocchia pensò all'asilo, per aiutare le mamme occupate negli stabilimenti, nell'educazione e  custodia dei loro piccoli. Dovette faticare e a gradi provvedere  alla costruzione di ambienti per l'asilo e per le Suore Sacramentine di Bergamo, per diffondere la devozione all'Eucaristia e  perché attendessero alla gioventù femminile, al catechismo e al  doposcuola per i ragazzi delle elementari, alla scuola di lavoro e  di taglio per le ragazze. L'asilo fu fondato nel 1928. Comunicando gli ambienti dell'asilo, del catechismo e del doposcuola  con la chiesa, i ragazzi e le ragazze si potevano portare in chiesa per la visita al S.S. Sacramento, per le confessioni, alla domenica  per le funzioni, la benedizione e per l'insegnamento della dottrina  fatto dal parroco ai più grandi..." (v. Comunità di Ghiaie, aprile  1995, pp. 2-4). 

Severino Bortolan

domenica 5 aprile 2026

Così era Gesù prima della creazione — ed è TERRIFICANTE!


 

JRE: La lettera di Lentulo rivela una terrificante verità su Gesù


 

Telecamera riprende attività al cancello sigillato per fermare il Messia — scoperta sconvolgente


 

Mel Gibson “La Bibbia etiope rivela la vera fine dei tempi” – e non lo pensavamo


 

NON MI CROCIFIGGERANNO PIÙ, NON MI CROCIFIGGERANNO PIÙ!

 


(Messaggio ricevuto da MYRIAM e MARIE: 3 aprile 2026)


Non Mi crocifiggeranno più, non Mi crocifiggeranno più!

IO SONO DIO e vengo nella gloria. Vengo nella gloria circondato da tutti i Miei Amati: da tutti i Miei figli che Mi saranno rimasti fedeli: «Fedeli a DIO, fedeli all’Amore»!


AMEN, AMEN, AMEN,


Vi ringrazio, Miei piccoli figli, «per aver recitato insieme il rosario».

Vi do la MIA santissima benedizione insieme a quella della Beata VERGINE MARIA, la Mia dolce mamma che È tutta Pura e Santa: «La DIVINA IMMACOLATA CONCEZIONE» e di San GIUSEPPE, il Suo castissimo sposo:


NEL NOME DEL PADRE,

NEL NOME DEL FIGLIO,

NEL NOME DEL SANTO SPIRITO

AMEN, AMEN, AMEN,


Coraggio, miei amati, «coraggio». Io ho vinto la morte e, con ME, «DIO Onnipotente, voi trionferete sul male»!

Siate nella PACE, figli miei: « LA PACE CHE IO, DIO ONNIPOTENTE, VI DO »!


(( @ a tutti voi,

Questo messaggio è arrivato all’improvviso. Ieri, Venerdì Santo, due persone (la messaggera e un’altra) erano in preghiera, ed è allora che hanno ricevuto questo breve messaggio, ecco perché finisce così bruscamente ) )

Regina della Famiglia



Apparizioni a Ghiaie


Don Italo Duci risponde alle accuse  contenute nella relazione del Locatelli 

Don Italo, il 20 novembre 1946, così scrisse: 
"Il sottoscritto, a proposito della lettera del parroco di Presezzo, del 29/9/44, sente di poter dire quanto segue: 

1. La rappresentazione del dramma di Fatima avvenne nel  dicembre del 1943 e precisamente il giorno  dell'Immacolata e domenica seguente. Due volte in tutto.  Le risorse sceniche furono quelle di un paese di  campagna. 
Pubblicamente si parlò di Fatima nel maggio del 1943. Si è  esposta la storia del Fonseca. Nel maggio del 1944 non si parlò  di Fatima, ma si tenne come argomento le "Massime". 

2. In quanto alla negazione del parroco circa l'avvenuta  rappresentazione posso dire: all'inizio si è negato che  Adelaide fosse presente perché le suore erroneamente lo  avevano affermato. Noi di certo non conoscevamo  Adelaide e tanto meno si poteva sapere se era presente o no. Saputo in seguito che veramente era stata presente ci fu indifferente affermarlo. 

3. Circa il dialogo del parroco delle Ghiaie con quel di Presezzo nulla di preciso posso dire. Ad ogni modo sono certo  che quando il parroco interrogò Adelaide già erano passati  alcuni giorni dal 13 maggio. Adelaide aveva già narrato chissà  quante volte e a quanti le sue versioni. Perciò il quadro delle  visioni già l'aveva in mente e non fu quindi il parroco con il  surriferito dialogo a suggerirglielo. 

4. La famosa Maria del Gusto per chi non la conosce è una delle migliori figliole delle Ghiaie per bontà di vita, per  serietà, per zelo, per rettitudine. Se per chi non la conosceva  può aver lasciato adito a sospetto, per chi la conosce invece è  superiore ad ogni sospetto. 
Lo stesso vescovo, informato di questa diceria, che la  Maria Roncalli fosse la megera non volle credere, anzi la  respinse nettamente dicendo che la Maria Roncalli non era  capace di tanto. 

5. Adelaide è stata tolta dall'ambiente delle Ghiaie per toglierla da una specie di idolatria e perché potesse prepararsi  nella calma alla Prima Comunione. Il parroco ha fatto anche  questo in pieno accordo con il vescovo. 

6. Il parroco di Presezzo dice inoltre "che l'ambiente delle Ghiaie si è sempre presentato angusto... "per chi onestamente"  voleva conoscere la verità. Rispondo: 
a) Chi onestamente avesse voluto conoscere la verità non aveva che adire alla competente autorità, che per mezzo di  appositi delegati si era avocata la causa. 
b) Il clero locale, dato l'enorme lavoro, non poteva soddisfare sempre chi, quasi tutti i giorni, era ad importunarlo. 
c) Il clero locale si accorse che non tutti coloro che interrogavano avevano intenzioni pacifiche e oneste, ma di cogliere  in fallo. Considerò perciò prudenza non parlare troppo, per non  essere interpretato male. 

7. Da parte del clero locale, e di chi per lui, non sono state  mai scritte lettere per provocare il concorso di ammalati. A provocare tale concorso se mai sono state le guarigioni avvenute in quei giorni. Gli ammalati vedevano e sentivano che si ottenevano grazie e senza tanti sofismi e riguardi cercavano di approfittare. Le migliaia di ammalati dei giorni delle apparizioni, del  13 giugno, del 13 luglio non aspettavano certo il nostro invito  per venire. 

8. La preghiera che il parroco leggeva in chiesa in quei giorni è una preghiera che solitamente si recitava indirizzata alla  Madonna di Lourdes, di cui c'è devozione sentita. 

9. Completamente infondato il dire che alle Ghiaie si ordinavano quadri. I testi sotto indicati possono avere riferito di un  quadro che tuttora si conserva in casa parrocchiale; quadro che non è stato ordinato, ma bensì regalato. D. Francesco Ripamonti, citato come teste per quanto sopra, ha affermato di non  aver detto precisamente come il parroco di Presezzo gli fa dire,  sia a riguardo della preghiera, che del quadro. Perciò viene  spontaneo il dire: se i testi citati da quel di Presezzo hanno il  valore di quello citato a proposito dei quadri, ecc. la relazione  non solo appare priva di serietà, ma ancora di onestà. 

2° Punto 

1. Per i colloqui avuti con Adelaide posso dire che ella ha ben chiara nella mente l'idea delle visioni avute. Posso dire  anche che ne parla con trasporto e con sicurezza. 
2. La deposizione della Boccardini, a riguardo di Catì, non dice nulla, perché non indica necessariamente che le visioni  siano state inventate. Chi le avrebbe inventate? Chi ne avrebbe  avuta la capacità di dirigerle così bene? L'autorità civile, cui  davano noia, sarebbe riuscita a scoprire il trucco e chissà che  finimondo. Invece dovette masticare amaro perché non aveva  proprio nessun appiglio, non aveva prove. 

3. Quel di Presezzo dice che non si può essere stati a contatto col soprannaturale senza esserne trasformati. Questa osser- vazione non mi sembra giusta, perché l'uomo potrebbe anche  resistere alla grazia, come di fatti avvenne in alcuni casi. E poi  fosse anche vera questa affermazione non dice nulla nel caso  nostro, perché Adelaide è un'anima in cui la grazia si manifesta. 
Il parroco di Presezzo ci presenta Adelaide non solo con  dei difetti, ma anche cattiva, anzi in certi punti più che cattiva.  Queste dicerie che da due anni in qua circolano sono risultate  una vera calunnia. Posso dire di aver conosciuto Adelaide nel  luglio scorso, nei suoi dieci giorni di permanenza in famiglia.  La sua vita mi ha meravigliato al punto di dire: con che coraggio si è osato dire tanto male di questa bambina, con che  metodo la si è trattata. Questa povera bimba mi ha dato l'impressione di un'anima già incamminata alla perfezione. Nei  mesi di permanenza presso le suore della Sagesse Adelaide ha  dato mirabile prova di essere un'anima orientata verso l'alto,  che già ha dato l'addio alle cose del mondo, che ha sete del soprannaturale, che lo intuisce. Che meraviglia porti con sè  difetti quando c'è lo sforzo di emendarsi'? 

4. A proposito delle visioni, medici ed altre persone competenti depongono diversamente dal parroco di Presezzo e di P.  Lini. 

5. A riguardo della pace a me sembra di aver udito sin da principio la condizione di preghiera e penitenza. 

6. I fenomeni solari innanzi alla serie innumerevole di testimonianze giunte anche da regioni lontane dovranno essere  vagliati con serietà. Il parroco di Presezzo mostra di essere  all'oscuro di tanti fatti che persone serie affermano di avere  visto coi loro propri occhi nel sole. 

7. Il parroco di Presezzo nega che vi siano state vere guarigioni. Le guarigioni avvenute sono moltissime ed ancor oggi  alla distanza di quasi tre anni ci vengono segnalati casi di guarigioni avvenute in quei giorni. Spetterà alla competente autorità  giudicarle. 

8. Il parroco di Presezzo per l'accorrere di folla paragona il fatto delle Ghiaie al caso Teresa Marra ed alle false veggenti di Belluno. Ma il caso delle Ghiaie è totalmente diverso. La  folla dei due casi surriferiti non è nemmeno da paragonarsi alla  folla delle Ghiaie di quei giorni. Inoltre, nei due casi surriferiti  vi era una specie di trucco che non tardò a scoprirsi ed a far  cadere tutto. Alle Ghiaie, nonostante le opposizioni, nulla è  caduto. L'accorrere di folla alle Ghiaie non mi è parso cosa  ordinaria, sia per la maniera, per il numero, per la qualità, per la  distanza. Gli stessi tedeschi ammisero in questo dello straordinario. (Questo me lo ha affermato Don Raggi di Bologna che  venne alle Ghiaie, il 7 luglio 1944, con l'ambasciata tedesca per  informazioni). 

Un fenomeno strano, che si riscontrava in chi arrivava alle  Ghiaie in quei giorni, era un senso di attrattiva per cui si sentivano spinti a venire. Si narra anche di persone venute per scherzare, per cogliere il trucco, che invece se ne tornarono conquistate. 

9. Le folle qui convenute, oltre al motivo della pace, ebbero anche altri motivi squisitamente spirituali. Un giovane  soldato giunto qui, la prima domenica di agosto 1944, ancora  digiuno alle 16, dopo essersi comunicato, disse che il motivo  principale della sua venuta era la conversione del babbo. Giunse  da Tarvisio ed era ammalato di tubercolosi. 
L'affluenza dei pellegrini dal maggio 1944 ad oggi non è  mai totalmente cessata, anzi in certe date assume l'aspetto dei  primi giorni. 

10. Riguardo al bene spirituale: 
Negare questo per chi ha vissuto quelle giornate alle  Ghiaie sarebbe un delitto. Questa terra per parecchi mesi non  risuonò che di canti sacri e di preghiere. Le vie che conducevano al paese per mesi videro passare vere processioni di folle  col Rosario in mano o al canto di laudi sacre. Quanti cuori induriti nel peccato in questo luogo furono colpiti dalla grazia! 

11. Inconvenienti e disordini. 

A detta di molte persone serie e degli stessi incaricati di  quei giorni, i disordini avvenuti furono un nulla in confronto di  quelli che potevano avvenire. Gli stessi tedeschi (mi riferì D.  Raggi di Bologna) portavano innanzi come fatto straordinario  questo: nonostante la nostra diposizione di forze fosse grande fu  inferiore al fabbisogno, tuttavia non successe nulla. 
Più che dalle Ghiaie gli sfruttatori di cui parla quel di Presezzo provennero dal di fuori non esclusi i paesi vicini. 
Il parroco di Presezzo termina la sua relazione dicendo che  ciò che avvenne alle Ghiaie non veniva da Dio. Devo notare che  il suddetto parroco scrisse questa conclusione alla fine del  settembre 1944. Ora alla distanza di quasi tre anni, la commissione costituita per l'esame dei fatti, credo non abbia dato una  simile conclusione. E perché? Forse perché un qual senso di  serietà ha riscontrato nei fatti, oppure perché hanno bisogno di un  esame oggettivo e coscienzioso. Se non da Dio ma da altre cause  provengono i fatti delle Ghiaie, con certezza se ne indichi  l'origine. Ad ogni modo è questo un quesito spettante alla competente autorità ecclesiastica. A noi non resta che attendere e  pregare, contenti se una volta di più potremo cantare le meraviglie della Madre di Dio e della Madre nostra Maria S.S.   

Don Italo Duci".


Severino Bortolan

Alleluia! Alleluia! I Suoi lo hanno visto risorto. Lodiamo il Signore, Lui è in noi.

 


LA SANTISSIMA VERGINE MARIA


RIMANETE NEL MIO CUORE.

Ogni uomo è stato liberato dalla morte che provoca il peccato ed elevato, nella sua libera volontà, ad avere l'opportunità della Vita Eterna nel giorno della luce perenne, per questo i figli di Dio, certi che la Fede non sia vana, si sforzano di vivere ed operare nella Divina Volontà, aspirando alla Vita Eterna. 

Come Madre desidero che godiate della Vita Eterna pertanto, in questa Settimana Santa, ogni giorno vi Ho dato le armi per poter essere figli migliori della Trinità Sacrosanta e affinché conviviate nell’amore con i vostri fratelli, in quanto senza amore non siete nulla. (1 Cor. 13, 1-3)


Alleluia! Alleluia!

I Suoi lo hanno visto risorto.

Lodiamo il Signore, Lui è in noi.

Cantiamo un canto nuovo,

A Lui la gloria che viene data per il bene di tutti.

Che tutta la Creazione Lo lodi! Egli è il Potere.

È seduto alla destra del Padre e

verrà a saziare la mia sete


La mia anima lo reclama, è il suo Salvatore      

Le mie labbra gli dicono di cuore,    

che non posso negare l'amore e la speranza     

Ti prego in ogni momento, Signore,       

durante la notte il mio essere teme di separarsi da Te,         

sia il mio sogno il Tuo riposo e che io       

non mi allontani dal volto del mio amato


La mia anima è assetata di Te, mio Salvatore    

Io vivrò alla tua ombra, non temerò più       

Tu sei in me, non c'è più chi ci separi      

Guarda in quest'anima che è un tempio per Te,     

ogni mio passo, sia un'offerta per Te

Amen


sabato 4 aprile 2026

Mel Gibson: “La Bibbia etiope descrive Gesù con dettagli incredibili e non è quello che pensi”


 

Mel Gibson scopre nella Bibbia etiope ciò che Gesù fece nei 3 giorni prima di risorgere


 

LA FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA



 DIARIO SPIRITUALE DI ELISABETTA SZANTÓ 1961-1981 


10 novembre 1962 

Oggi il dolce Salvatore mi ha parlato a lungo ed ha detto quanto Gli fa piacere una piccola, insignificante anima che si abbandona a Lui. "Ti ricordo di nuovo un episodio della tua vita quando ancora lavoravi nella fabbrica e, siccome facevi un lavoro di responsabilità, per riuscire a farlo bene, hai imparato con grande fatica. Sapevi e sentivi che, nonostante la tua premura, non avresti avuto un grande risultato e il tuo esame non sarebbe riuscito (un corso di sorvegliante della qualità). Come madre di sei figli, caricata di mille pensieri e stanchezza, lavoravi e studiavi dibattendoti. Ti sei meravigliata, non è vero, che hai conseguito tu la migliore pagella? Allora non pensavi ancora a Me, ma la mia mano era già nel tuo lavoro quando, dalle immense quattro macchine automatiche, che lavoravano con quattro rocchette, dovevi prendere dagli operai il materiale prodotto in pochi minuti e hai dovuto prestare tanta attenzione perché non ci fosse stato lo scarto. In mezzo alle macchine, il macchinista sorvegliava di continuo il loro retto funzionamento, perché non era ammesso nemmeno un centesimo di millimetro di deviazione. Ti ricordo queste cose perché, come vedi, sei andata avanti non con la tua sapienza, ma con il tuo lavoro coscienzioso ed assiduo. Vicino a te, Io, come macchinista, sorvegliavo affinché non uscisse nemmeno un centesimo di millimetro di scarto. Come ho già detto, tra noi non dovrebbe esserci nemmeno lo spazio di un capello".  

Dopo, il Signore ha portato il mio pensiero ad un altro posto di lavoro: "Quando hai ispezionato la durezza del materiale hai dovuto farlo con grande attenzione; quel materiale era più duro del consentito e quindi hai dovuto metterlo da parte. L'hanno riportato nella fonderia e l'hanno fuso di nuovo. Anche Io, ogni qual volta fondo di nuovo le anime dure nel crogiolo del Mio Amore, non voglio ci sia scarto. Figlia mia, sopporta che abbia fuso tante volte anche te nelle fiamme del Mio Amore. Ho fatto questo perché solo rielaborandoti più volte, posso rispondere alle esigenze del Mio Cuore". In un altro momento il Signore Gesù ha detto così: "Guarda come nei campi un maestoso albero di pere, dà ombra rinfrescante e frutti succulenti ai poveri viandanti stanchi. Tu non puoi diventare un albero così maestoso. Sii il mio piccolo girasole e gira verso di Me i tuoi semi oleosi che si maturano sotto i raggi del sole divino. Vuoi che i tuoi semi oleosi siano più pieni? Accetta ogni sacrificio che ti offro perché i tuoi semi possano produrre tanto profitto. Vuoi che lo possa spremere i tuoi semi oleosi? Se sì, anche questo si può ottenere solamente compiendo sacrifici. Queste gocce che sono state pressate dalle sofferenze, cadono nelle lampade vuote delle anime, le quali si accendono con la Fiamma d'Amore di Mia Madre e per la sua luce vedranno la strada che porta a Me. Queste gocce di olio che ho spremute dalle tue sofferenze, unite con i miei meriti, cadono sulle anime di coloro che non hanno ancora lampade. Essi cercheranno meravigliati la causa di questo cambiamento e troveranno la via della salvezza." (Si riferisce ai non cristiani che non posseggono ancora la lampada della vera fede.)