martedì 7 aprile 2026

CAMBIO DI ROTTA

 


 LIBERAZIONE

Sulla Confessione


Moltissimi hanno disistima della confessione per diversi motivi:

1. Perché molti sacerdoti, oggi, non ne parlano, non la inculcano e non si rendono mai disponibili per le confessioni. Grave è la loro responsabilità dinanzi a Dio. Non cooperano all'opera redentrice di Cristo. Il Signore tantissime volte ha fatto vedere come e quando ci vuole la confessione: ultimamente con i tanti miracoli operati dai due grandi confessori moderni: Padre Pio e Padre Leopoldo, da poco beatificato. Nella confessione si raccolgono i frutti dell'apostolato. Il sacerdote che non vuole confessare, se anche fa apostolato, è simile a chi semina e si rifiuta di raccogliere; è simile al medico condotto che non vuole visitare e curare gli ammalati.

2. Perché la riducono alla recita dei propri peccati; dopo averla cosí ridotta a semplice formalità, l'abbandonano. Quanti non vanno migliorando dopo tante confessioni, confessandosi, ingannano se stessi; credono di venire cosí perdonati, ma restano nei loro peccati.

3. Perché non vedono migliori degli altri coloro che si confessano anche spesso.

Tanti adducono pretesti vari per giustificare le loro ricadute nel peccato. La verità è che un proposito vero non l'hanno mai fatto, e i rimedi adeguati non li hanno mai adottati.

Dice La Rochefoucauld: « Quando uno si mette una cosa in testa, ci riesce sempre. Il difficile è mettersela in testa». Dice s. Agostino: « Vi sono tre generi di ammalati: quelli che non vogliono guarire; quelli che vogliono guarire senza adoperare i rimedi; quelli che vogliono guarire e adoperano i rimedi. Solo questi ultimi possono guarire».

Un giorno si viene a confessare un uomo. Mi dice:

- Purtroppo sono caduto ancora nella bestemmia. Se sapesse ogni volta come me ne pento! Mi viene da sbattermi la testa a un muro.

- Io non credo che lei si voglia veramente correggere, gli rispondo.

- Glielo dico veramente, egli mi replica.

- Allora non occorre che lei si sbatta la testa al muro. Ad ogni bestemmia dia L. 20.000 a un povero.

- Lo farò.

Dopo tre giorni mi porta L. 20.000 e mi dice:

- Purtroppo sono caduto ancora una volta. Ecco le L. 20.000.

- Non le ho detto di portare a me i soldi. Li dia lei stesso a un povero.

- No; li dia lei, perché li conosce meglio.

Da allora sono passati cinque anni. Quell'uomo si confessa sempre da me.

Una bestemmia non l'ha detta piú.

- Come mai?, io un giorno gli dico.

- Veda, egli mi risponde. Prima me ne pentivo veramente; ma ora che debbo toccare il portafoglio ci penso due volte. S. Agostino aveva un amico che teneva un'amante. Il santo cercava in tutti i modi di convincerlo a lasciarla; ma sempre inutilmente. La risposta invariabile era questa:

- Non posso.

Un giorno l'amante ricevette un altro uomo. Quando l'amico di s. Agostino andò a bussarle alla porta, il contendente scese con un bastone e l'assassinò a colpi, lasciandolo mezzo morto. Da quel giorno l'amico dimenticò l'amante e anche la strada. Concluse s. Agostino: « Quod non potuit Dominus, potuit baculus », (cioè: quello che non poté fare il Signore lo fece il bastone). Con simili lezioni certamente si correggerebbero tutti.

Un giorno un giovane maturo, entrando casualmente in una chiesa a Messina dove io tenevo una meditazione, si fermò, ascoltò attento, e, alla fine, colpito dalla grazia di Dio, venne da me a confessarsi.

- Che peccati hai fatto?

- Faccio il prostituto in un albergo femminile di lusso. Interiormente rimasi esterrefatto sentendo i suoi peccati, senza però nulla dimostrare. Alla fine gli dissi:

- Figliolo, i tuoi peccati sono tanti. Gesú però ti perdona. Tu gli prometti sinceramente di non ricadervi?

- Padre lo prometto. Non lo farò piú. Se dovessi farne un altro solo, mi sbatterò la testa a un muro.

Io pensai dentro di me: « Costui resisterà un giorno, massimo due; ma ora è sinceramente pentito e ben disposto ». Cosí gli diedi l'assoluzione.

Dopo oltre sei mesi quel giovane venne a trovarmi, e mi chiese di confessarlo.

- Che peccati hai fatto?

- Forse qualche impazienza. Grazie a Dio nient'altro.

- E di quei peccati?

- Niente, padre. Non glielo avevo detto che non ne avrei fatti piú?

Forse tu riuscirai a correggerti d'un colpo a somiglianza di quel giovane; ma se sei meno forte di quel giovane, e ci metti veramente la buona volontà, pian piano ti correggerai ugualmente. A tal fine ti gioverà moltissimo la confessione frequente.

Perché le tue confessioni siano ben fatte devi vedere se un determinato peccato che, ad es., facevi 10 volte al giorno, o alla settimana o al mese, in seguito lo andrai facendo 9 volte, poi 8, poi 7... fino a eliminarlo totalmente.

Quando non c'è, neanche dopo tanto tempo, una diminuzione dei vari peccati per gli stessi periodi, è segno che le tue confessioni sono malfatte, ossia è segno che non hai avuto vera buona volontà di correggerti. Una regola bellissima che dovremmo imporci tutti, a qualunque livello di vita cristiana siamo, è quella che aveva s. Francesco di Sales:

- Anch'io, diceva il santo, ho i miei difetti; ma non faccio mai pace con essi.

Guai quando dirai a te stesso:

- Che ci posso fare! Sono fatto cosí! Quella per te è la fine, ed è la tua condanna.

Padre Ildebrando A. Santangelo


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