LA LIBERTÀ. FORMA DI AZIONE
IL CARATTERE DELL'ATTO LIBERO
Vivo; ne ho esperienza. Impulsi interni e influenze esterne si realizzano in me attraverso processi i più vari. In questi processi si manifestano – prescindendo dall'oggetto – differenze essenziali.
Alcuni di essi – come le operazioni organiche, i movimenti involontari che corrispondono a circostanze favorevoli o nocive, la costrizione nelle sue molteplici forme, tutto ciò che in noi è routine – obbediscono alla necessità. In essi ciò che è attivo non sono propriamente io, ma qualcosa di anonimo in me stesso e intorno a me: il mio sistema organico-psichico, l'ambiente naturale e sociologico, la situazione storica, tutto ciò che si muove senza alcun intervento da parte mia. Tali azioni mi "appartengono" solo in senso ristretto. Dovrò sopportarne serenamente le conseguenze, perché si svolgono attorno a me, nella realtà del mio essere e nell'ambito della mia vita; tuttavia, non posso né voglio considerarle in quel senso ultimo che mi rende veramente loro autore.
Osservo, però, in me stesso altri processi, nei quali sono "io" realmente ad agire. Allora sento che sono io stesso il vero punto di partenza di un fatto che si deve chiamare con più rigore: azione. Questa procede da me, e non semplicemente come è prodotto un movimento meccanico a partire dal centro impulsore della macchina, né come la crescita di una pianta dal suo germe, o come un sentimento nato da una tensione interiore. In questi casi si tratta semplicemente di una trasformazione di impulsi esterni, della manifestazione di una disposizione organica, o del fiorire di un'emozione psichica. Al contrario, le attività a cui ci riferiamo prima rappresentano un autentico inizio. Una tale azione presuppone, senza dubbio, i suoi elementi – energie, sostanze, oggetti, strumenti – ma proviene sempre da un vero inizio, ha un'origine interiore. Si produce perché io voglio produrla, perché la faccio uscire da me stesso, perché sono io il suo vero autore.
Conseguentemente, l'atto libero mi appartiene in modo particolare, e realizzandolo possiedo anche me stesso in modo particolare. Tale azione non passa semplicmente attraverso di me; procede da me. E non è cresciuta solo fuori di me, ma ha in me, propria e realmente, il suo principio, di modo che sono stato io il vero signore del suo inizio. Nella sua esecuzione non sono stato la causa iniziale, ma l'autore; non sono un agente anonimo, che in questa qualità si rimanda ad altri agenti anonimi antecedenti, ma sono io, esistente in me stesso, persona cosciente di sé, avendo potere su se stesso (1). Nell'azione libera, l'atto mi appartiene in modo unico; ma è in essa, simultaneamente, che appartengo a me stesso. L'atto libero è la forma essenziale in cui realizzo l'"io", la mia qualità di persona. Qui è necessario sottolineare – con vista a ulteriori riflessioni – che l'"io" capace di libertà è reale.
Secondo la concezione criticista, si distingue da un lato la sfera della realtà, che possiede il carattere di natura, e che perciò nulla ha a che fare con la libertà, e si muove esclusivamente sotto la forma di necessità; dall'altro lato, la sfera della libertà, esigita dalla natura della legge morale, ma senza realtà per la conoscenza intellettuale. L'uomo, come essere reale, appartiene alla natura. È un semplice individuo bio-psichico e, in quanto tale, è allo stesso livello del cristallo, della pianta e dell'animale. L'uomo non è "io", persona libera, se non nel mondo non reale della norma e dell'intenzione morale. Questa spiegazione, però, rappresenta una fuga dal vero problema. Si tratta di sapere precisamente come è che l'"io" reale, con la sua libertà reale, si situa nel mondo reale. Ora il mondo non è costituito solamente dal substrato materiale del processo fisico-chimico, come avviene nel regno minerale, o dal supporto anonimo dei processi biologici, come avviene nell'individuo animale e vegetale, ma è costituito anche dalla persona libera, con capacità di agire. L'"io" si manifesta nell'atto libero; ma non ha in esso la sua origine, né è solo in quell'atto che esso esiste.
L'attualismo interpreta questa relazione in tal forma, che la persona non sarebbe presente se non nell'atto libero. Avremmo in quel caso un atto senza agente, nell'ambito del quale sorgerebbe l'"io" – il che è, nel campo del finito, lo stesso controsenso che, nel campo dell'infinito, concepire lo spirito assoluto a realizzarsi nel processo cosmico.
Ora il primo elemento non è l'atto; è l'essere: in questo caso, la persona che è. Da questa procede l'atto. Chi porta con sé originariamente il carattere di libertà è l'uomo come persona, cioè l'uomo che appartiene a se stesso (1). L'atto libero è il modo secondo cui la persona realizza il suo essere ordinato alla libertà.
ROMANO GUARDINI

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