martedì 21 aprile 2026

Le grandezze di Gesù - L’Idolatria vinta e distrutta dalla Incarnazione

 


L’Idolatria vinta e distrutta dalla Incarnazione


Questa eresia sì potente non venne domata che dalla Unità potente e adorabile del mistero della Incarnazione. Ci volle un Uomo Dio per bandirla dalla terra, mentre le altre eresie vennero annientate dai Profeti e dagli altri servi di Dio. Dopo che l’Uomo Dio ha vissuto, camminato, parlato sopra la terra, il mondo non ha potuto durarla in quell’errore, ma ha riconosciuto dovunque l’Unità di Dio e l’hanno pure riconosciuta la maggior parte dei sapienti benché privi della luce della Fede e profondamente sepolti nelle tenebre del gentilesimo.

La conoscenza della Unità di un solo Dio nel mondo, prima disonorato dal Paganesimo e dal culto di un numero sterminato di false divinità, è la prima grazia derivata da questo mistero, il quale in sé porta e contiene la vera luce, la luce increata, che dà al mondo la luce e la conoscenza del vero Dio; è la prima verità impressa nella terra del Verbo Incarnato e impressa così fortemente da quel divino carattere della sostanza dell’Eterno Padre, che nulla la può cancellare; è il primo raggio della sua luce diffuso in tutto il mondo, e diffuso sì potentemente dalla nascita di questo vero Sole, che le tenebre dell’errore e del vizio non hanno più potuto oscurare, come avevano fatto prima sotto la Legge di Natura e sotto la Legge scritta, la verità della Unità di Dio, né mai potranno ottenebrarla finché durerà il mondo; è il primo effetto visibile e pubblico nel mondo della onnipotenza della sua Unità della Unità della sua Persona sussistente nella pluralità e diversità di natura. Unità che in un nuovo mistero onora l’Unità della sua Essenza eterna.

Questa luce e conoscenza della Unità di Dio è una grazia sì abbondante e sì estesa, un favore sì potente e sì universale che non si è comunicato soltanto ai fedeli sparsi in tutto il mondo, ma, per riverbero, ne hanno beneficiato anche i nemici del nome cristiano.

Infatti, dopo 1’avvento del Figlio di Dio, i più grandi fautori del Paganesimo ebbero vergogna del loro errore, e affettarono di riconoscere nella diversità delle loro divinità la Unità di un Dio Supremo. Ed anche coloro che in seguito abbandonarono il cristianesimo non abbandonarono più la credenza nella Unità di Dio. E ciò, come per una segreta riserva di potenza, che il Figlio di Dio ha voluto fare in onore della sua Unità, persino in quelle anime infedeli ch’Egli ha abbandonate ai loro errori ed alla propria empietà; così si osserva in tutti i popoli seguaci di Maometto.

Ed è pure per una medesima grazia e potenza, per il medesimo favore, che gli Ebrei, prima tanto proclivi alla Idolatria, furono preservati dal ricadervi appena si avvicinava il tempo felice dell’avvento di Gesù e la sua aurora cominciava a risplendere sul nostro orizzonte. Ed è cosa tanto più notevole che quel Popolo fin dalla sua culla, fin dalla nascita della Legge e della Sinagoga, fu sempre inclinato alla Idolatria, come risulta dal vitello d’oro; sempre ostinatamente vi ricadeva in ciascuna età e in ciascun secolo, come si vede dai Profeti; né gli oracoli divini, né i castighi rigorosi della giustizia di Dio, mai avevano potuto farlo rinsavire.

Eppure, verso l’ultima età del mondo, dopo il ritorno da Babilonia, avvicinandosi il secolo del Messia, gli Ebrei non ricadevano più nella Idolatria, come per un presentimento del felice avvento della vera Luce, che stava per diffondere i suoi raggi nel mondo. La Giudea non è mai più ricaduta in quegli errori dopo che il Figlio di Dio l’ha onorata con la sua nascita e l’ha rischiarata come un sole con la sua presenza.

L’Unità dunque così intima a Dio, così propria alle creature, impressa sì profondamente nel mondo, combattuta così accanitamente dai demoni, difesa così validamente dai fedeli, e così saldamente stabilita, riconosciuta e onorata per effetto del divino Mistero della Incarnazione, doveva pur risplendere in questo mistero, come esso la fece risplendere nel mondo. Perciò Dio ha voluto imprimere quella sua prima e più gloriosa perfezione nella prima e più sublime delle sue opere, facendo sì che fosse opera unica e senza esempio.

Card. Pietro de Bérulle


Nessun commento:

Posta un commento