domenica 21 novembre 2021

IL PROBLEMA DELL'ORA PRESENTE ANTAGONISMO TRA DUE CIVILTA'

 


Delasuss, Henri; 

Il problema dell'ora presente. Antagonismo tra due civiltà  

(I Parte - Guerra alla civiltà cristiana) 


LA FRAMASSONERIA SOTTO L'ASSEMBLEA NAZIONALE 

Giammai reazione più forte e più manifesta uscì dalle viscere della nazione, come quella del 1871.  Gambetta che avea in mano il potere fece il possibile e l'impossibile, dapprima per ritardare le  elezioni, poi per rendersele favorevoli. 

Ecco alcuni dispacci molto significativi: 

Gambetta a Jules Favre. - Io insisto più che mai a considerare le elezioni generali come funeste alla  Repubblica. Io mi rifiuto di accettarle e di darvi corso. 

Delegazione di Tours a Parigi. - Gli elettori sarebbero probabilmente reazionari. Ciò è pieno di  pericoli, Gambetta al Prefetto della Rochelle. - È necessaria un'assemblea repubblicana. Fate tutto quello che  prescriveranno le elezioni. 

Challemel-Lacour (Rhône). - L'Assemblea sarà malvagia, se nominata senza pressione  repubblicana, ecc., ecc. 

Malgrado questa pressione, l'Assemblea nazionale fu cattolica e partigiana della monarchia. Si sa  ciò ch'essa fece. 

Giammai più crudele disinganno succedette ad una sì grande speranza. Il paese vide, senza  rimpianto cadere, il 4 settembre 1870, un regime che per la terza volta avea compromesso la sua  esistenza. Ma nelle elezioni dell'8 febbraio 1871, manifestò la sua poca fiducia nella Repubblica che  era stata proclamata senza di lui. Mandò a Bordeaux per comporre l'Assemblea nazionale una  considerevole maggioranza di deputati ben noti pei loro sentimenti cattolici e realisti. 

Il primo atto dell'Assemblea nazionale fu di chieder preghiere in tutte le chiese "per supplicare Iddio  di calmare le nostre discordie civili e di mettere un termine ai nostri mali". Tre soli deputati si  opposero a questa proposta. Quindi dichiarò di utilità pubblica "la costruzione d'un tempio sul colle  di Montmartre, conforme alla domanda fatta dall'Arcivescovo di Parigi", vale a dire per essere  dedicato al Sacro Cuore come ex-voto di espiazione, di preghiera e di speranza. Essa volea rialzare  il paese umiliato ed abbandonato, e ne dimandava i mezzi a Dio, obbedendo in ciò al suo mandato e  a' suoi propri sentimenti. 

Si deve rifare l'esercito. La legge che lo riorganizza prescrive che ogni domenica e ogni festa sarà  lasciato ai soldati un tempo sufficiente per adempiere i loro doveri religiosi. I cappellani d'armata  sono ristabiliti e non più vincolati ai reggimenti, ma, ciò che è meglio, alle guarnigioni e ai campi.  Dopo l'armata, l'insegnamento. Il Consiglio superiore della pubblica istruzione è riformato. La  Chiesa ottiene il suo posto nella persona dei vescovi. Poco dopo si dichiara libero l'insegnamento  superiore, e si ricostituiscono le Università cattoliche. 

Poi vengono le Commissioni amministrative degli Stabilimenti di carità: ospizi, ospedali, uffici di  beneficenza sono riorganizzati; il parroco è chiamato a sedere a fianco del sindaco. 

La libertà del bene non è più ostacolata. Non solamente si ricostituisce la società di S. Vincenzo de'  Paoli, ma si fondano nella città circoli d'operai, si moltiplicano nelle campagne i patronati e  l'istruzione religiosa prepara dovunque generazioni cristiane. 

Come mai sì nobile slancio potè essere arrestato, e poi converso in senso opposto? Molti membri  dell'Assemblea nazionale non erano fatti per gl'intrighi del parlamentarismo, e si lasciarono  abbindolare da chi pensava di condurli là dove andar non voleano. Molti eziandio aveano la mente  ingombra di mezze verità del cattolicismo liberale, sovente più funeste, al dire di Pio IX, che gli  errori manifesti. Thiers che, da giovane avea giurato sul crocifisso di odiare la monarchia,(1) e che,  da vecchio, avea ambito di governare la Francia e regnare sopra di essa, s'impadronì ben presto  della direzione dell'Assemblea nazionale. 

Era mestieri fin da principio scongiurare il pericolo d'una ristaurazione monarchica nella persona  del conte di Chambord; questo principe, così cristiano e francese, era in pari tempo così fermo nel  suo programma di governo che non v'era speranza che rinnovasse il fallo commesso da Luigi  XVIII. Tutte le forze della Rivoluzione, tutti i suoi partiti diversi, cominciando dal liberale cattolico,  lavorarono non per un accordo positivo, ma ciascuno per proprio conto, ed a modo suo, per  escluderlo dal trono de' suoi padri. Fu in primo luogo la Comune, protetta da Bismarck, abilmente  sfruttata, nelle prime ore, dal Thiers, e sostenuta dalla framassoneria. Essa volle con un sol colpo e  colla violenza, alla foggia del 93, ciò che si fa oggigiorno in una maniera più sicura e più durevole  in nome della legge. Il 26 aprile 1871, cinquantacinque loggie, più di diecimila framassoni, condotti  dai loro dignitari, vestiti delle loro insegne, si recarono in processione sugli spalti delle mura per  piantarvi le loro bandiere e al palazzo municipale per salutare il potere rivoluzionario. Il F... 

Tiriforque avea detto ai comunardi: "La Comune è la più grande rivoluzione che sia mai stato dato  al mondo di contemplare", e ne adduceva la ragione che essa era "il nuovo tempio di Salomone",  vale a dire la realizzazione del concetto massonico dell'organizzazione sociale. Quel membro della  Comune che fu incaricato di rispondergli disse: "Noi sappiamo che lo scopo della vostra  associazione è identico a quello della Comune, la rigenerazione sociale". 

In ciascuna delle nostre rivoluzioni, si fanno udire le medesime parole, col medesimo scopo da  raggiungere e verso il quale non si cessa di camminare, per vie ora dirette, ora indirette, cioè:  l'annientamento della civiltà cristiana a profitto d'una civiltà opposta. Lo ripeteva brutalmente agli  ostaggi Raoul Rigault: "Sono 1800 anni che ciò dura: bisogna che finisca". 

Vinta la Comune, alla violenza successe l'intrigo. Thiers si diè a tutt'uomo e subito a disgregare la  maggioranza realista dell'Assemblea, a sollevare ogni sorta di diffidenze tra le persone che tutto  dovea conciliare ed unire. 

Intanto il popolo, vedendo che gli uomini gli venivano meno, inalzava la voce a Dio. Si  moltiplicavano i pellegrinaggi ai santuari di S. Michele e della Salette, di Paray-le-Monial e di  Lourdes; per tutte le vie risuonava questo grido al Sacro Cuore: "Salvate Roma e la Francia!" Il 24  maggio 1873, l'Assemblea nazionale riprese possesso di se stessa; ma il paese non era più quello di  due anni prima quando gemeva sotto la mano vendicatrice di Dio. La propaganda rivoluzionaria,  ripresa da Thiers e da' suoi agenti, faceva di giorno in giorno progressi nelle elezioni parziali; e  d'altronde, i cattolici aveano provocato Enrico V a dichiarazioni di cui si servirono per allontanarlo  definitivamente dal trono.(2) 

Dal canto suo, Bismarck, grande dignitario massone, non dissimulò punto, come lo provarono i  dibattiti del processo del conte d'Arnim, suo ex-ambasciatore a Parigi, la sua viva opposizione alla  dinastia tradizionale. Egli è certo che nel 1872, le società segrete si concertarono in tutta l'Europa  per impedire l'avvenimento di Enrico V. Quindici giorni dopo la sua morte, il 9 settembre 1883,  molti framassoni si riunirono alla loggia degli Ospitalieri di Saint-Ouen, e il F... Cuénot vi bevette  "alla salute della morte di Enrico V". Questo brindisi fu coperto di applausi e di risa. Subito dopo, il  medesimo Cuénot bevette alla salute di Bismarck. 

Il 28 ottobre 1873, Mons. Dupanloup avea scritto ad un ministro protestante, il de Pressensé: "È mia  profonda convinzione che i mali della Francia, se fallisce ciò che si prepara,(3) faranno stupire il  mondo; noi cadremo di sventura in sventura fino all'abisso. La maledizione dell'avvenire e della  storia peserà su coloro che potendo rimettere. il paese su basi secolari nella stabilità, nella libertà e  nell'onore, avranno intralciato quest'opera e precipitata questa sventurata Francia, nel momento  stesso che con uno sforzo supremo stava per salvarsi, sul pendio fatale in cui è trascinata, da quasi  un secolo, di catastrofe in catastrofe. Quale tristezza e qual rimorso per certuni costretti a dire: Vi fu  un giorno, un'ora in cui si sarebbe potuto salvare la Francia, in cui il nostro concorso sarebbe stato  decisivo, e noi non abbiamo voluto darlo!"(4) 

Sappiamo bene di quali persone Mons. Dupanloup intendeva parlare co' suoi rimproveri, su chi  volea far cadere la terribile responsabilità di aver rifiutato il proprio concorso alla salvezza della  Francia, e di essersi così meritate le maledizioni dell'avvenire; ma noi dubitiamo che la storia si  associ al pensiero che ha ispirato questi rimproveri e si mostri d'accordo col prelato. Checchè ne sia,  la profezia doveva avverarsi; noi fummo fin da quel momento lanciati sul pendio fatale e corriamo  verso l'abisso. 

L'Assemblea nazionale fece delle buone e belle cose, ma non era dessa che le doveva fare, perché  non poteva assicurarne né la difesa né la durata. Ad essa unicamente spettava il dovere di ricostituire l'autorità, di lasciar venire l'augusto suo rappresentante a riprendere il suo posto alla  nostra testa. 

Essa non lo fece perché molti de' suoi membri erano più o meno bacati di modernismo, vale a dire  imbevuti delle idee moderne, dei principii dell'89. 

"L'essenza del modernismo - dice Charles Perrin - è la pretesa di eliminare Dio dalla vita sociale.  L'uomo, secondo l'idea moderna, essendo Dio a se stesso, signore e sovrano del mondo, fa d'uopo  che nella società tutto si faccia da lui e con la sola autorità della legge ch'ei detta. Questo è il  modernismo assoluto che è in contraddizione radicale coll'ordine sociale fondato dalla Chiesa,  secondo il quale la vita pubblica e la vita privata miravano al medesimo. fine, e dove tutto si faceva  direttamente o indirettamente in vista di Dio e sotto la suprema autorità del potere istituito da Dio  per reggere l'ordine spirituale. 

"Vi è un modernismo temperato che non fa apertamente guerra a Dio, e che, in qualche guisa, viene  a patti con lui. Senza negarlo né combatterlo, gli assegna, ponendolo nel diritto comune, il posto che  può occupare in mezzo agli uomini. Con questa tattica, pur conservando le apparenze d'un certo  rispetto, pone Dio sotto il dominio e la tutela dello Stato. Questo modernismo temperato e  circospetto è il liberalismo d'ogni gradazione e d'ogni tinta ". 

Si può dire con altrettanta verità: è il massonismo, come vedremo più tardi. 

"Secondo le circostanze - continua Charles Perrin - la Rivoluzione piega da una parte o dall'altra,  ma resta sempre la stessa quanto alla sua pretesa fondamentale: la secolarizzazione della vita sociale  in tutti i suoi gradi e sotto tutte le sue forme. 

"Che strana illusione! quale contraddizione singolare è quella di lusingarsi di dare al nostro tempo  qualche stabilità; pur accettando in un grado qualunque, in una maniera od in un'altra, per quanto  possa essere attenuata, l'idea di modernismo".(5) 

Enrico V avea manifestato la sua ferma risoluzione di regolare tutte le questioni politiche e sociali  del tempo, non secondo il modernismo, ma secondo il cristianesimo. Egli avea così formulato il suo  sovrano pensiero: Far rientrare Dio da padrone nella società, affinché egli potesse regnare da re.  Questa frase offese i cattolici liberali; e quelli che non erano infetti di modernismo, o non lo erano  che in piccola dose, n'ebbero paura, e la paura li rese esitanti e perplessi. Davanti a queste esitazioni  la Rivoluzione pigliò ardire e finì col mettersi al suo posto. 


Note al capitolo 19 

(1) Nel 1849, Michel de Bourges ricordò il fatto nel 15° banco dell'Assemblea nazionale: "Noi  giurammo, Thiers ed io, odio alla monarchia con questa circostanza assai pungente: Thiers teneva il  crocifisso quand'io giurava ed io lo teneva quando Thiers giurò odio alla monarchia". Era in una  vendita di Carbonari, se la polizia non interveniva; e se ci fosse intervenuta, era una riunione  d'amici, per festeggiare un laureato. 

La Provence, giornale d'Aix, ricordò lungamente questi fatti nel suo n° del 1° dicembre 1872,  allorché Thiers era Presidente della Repubblica, e che, in questa città, molti amici sorvegliavano  diligentemente tutto ciò che si scriveva di lui. Non venne alcuna smentita. 

(2) "L'Assemblea - dice Samuel Denis nella sua Histoire contemporaine, t. IV, p. 647 - era  composta in gran parte di liberali che erano per giunta cristiani ferventi e convinti". Le quali parole  nel senso dello storico non sono un biasimo, tutt'altro: questo IV volume è tutto rivolto a giustificare  questi cattolici liberali e a rigettare su Enrico V lo scacco subito dalla monarchia. 

(3) Una monarchia parlamentare contrassegnata dalla bandiera tricolore. 

(4) Pubblicato dal marchese de Dreux-Brézé, Notes et Souvenirs per servire alla storia del partito  realista, 1872-1883, pp. 167-168. 

(5) Le Modernisme dans l'Eglise, secondo le lettere inedite di Lamennais. 

Ci sarà un fallimento economico, e che in seguito ci sarà la grande Pentecoste d'amore, e che tutti i cristiani vivranno allora in Comunità.»

 


«Mi diverto con i progetti degli uomini;  la mano destra prepara miracoli e il mio nome sarà  glorificato in tutto il mondo. Più la terra sarà ostile a tutto ciò che è soprannaturale, più  Io Mi  compiacerò a schiacciare l'orgoglio degli empi; il fatto sarà tanto più ammirevole che  straordinario. Al posto e al luogo del trono della bestia saranno innalzati due troni gloriosi:  quello del Sacro Cuore di Gesù e quello del Cuore immacolato di Maria.       

Si riconoscerà che né il potere umano, né i demoni, né il genio dell'industria metteranno fine  alla guerra, ma questa si concluderà soltanto quando la riparazione sarà realizzata.

Abbi coraggio! poiché il regno di Dio si avvicina. Incomincerà con qualcosa così imprevisto che  inaspettato.»

«La Francia cadrà molto in basso, più basso delle altre nazioni,  a causa del suo orgoglio e  dei cattivi capi che avrà scelto. Avrà il naso nella polvere. Non ci sarà più nulla. Ma nella sua  angoscia si ricorderà di Dio. Allora griderà verso di lui, ed è la Santa Vergine che verrà a  salvarla. La Francia troverà allora la vocazione di figlia maggiore della chiesa, sarà il luogo della  più grande effusione dello Spirito Santo, ed invierà di nuovo missionari in tutto il mondo.»

Philippe, un pensionato del Foyer de Charité de Châteauneuf-de-Galaure, annuncia: Ho  incontrato personalmente Marthe tre volte, ed ho inteso con le mie orecchie il padre Finet dire:

«Marthe Robin profetizza che ci sarà un fallimento economico, e che in seguito ci sarà la  grande Pentecoste d'amore, e che tutti i cristiani vivranno allora in Comunità.»

L'ARMA DELLA PREGHIERA - METTERE DIO ALL'OPERA

 


II. METTERE DIO ALL'OPERA

"Poiché da tempi remoti gli uomini non hanno udito, né percepito con l'orecchio, né l'occhio ha visto un Dio all'infuori di te, che operi per colui che lo attende"-Isaia 64:4.

L'affermazione espressa nel titolo di questo capitolo non è che un altro modo di dichiarare che Dio si è posto di sua iniziativa sotto la legge della preghiera e si è obbligato a rispondere alle preghiere degli uomini. Egli ha ordinato la preghiera come un mezzo con cui Egli farà cose attraverso gli uomini che pregano, che altrimenti non farebbe. La preghiera è una specifica nomina divina, un'ordinanza del cielo, con la quale Dio si propone di realizzare i suoi graziosi disegni sulla terra e di eseguire e rendere efficiente il piano di salvezza.

Quando diciamo che la preghiera mette Dio all'opera, è semplicemente per dire che l'uomo ha in suo potere, tramite la preghiera, di muovere Dio ad operare a modo suo tra gli uomini, modo in cui non opererebbe se la preghiera non fosse fatta. Così, mentre la preghiera muove Dio ad operare, allo stesso tempo Dio mette la preghiera ad operare. Poiché Dio ha ordinato la preghiera, e poiché la preghiera non ha un'esistenza separata dagli uomini, ma coinvolge gli uomini, allora logicamente la preghiera è l'unica forza che mette Dio all'opera negli affari della terra attraverso gli uomini e le loro preghiere.

Che queste verità fondamentali riguardanti Dio e la preghiera siano tenute a mente in tutte le allusioni alla preghiera e in tutte le nostre letture degli episodi di preghiera nelle Scritture.

Se la preghiera mette Dio all'opera sulla terra, allora, per lo stesso motivo, l'assenza di preghiera esclude Dio dagli affari del mondo e gli impedisce di operare. E se la preghiera muove Dio ad operare negli affari di questo mondo, allora l'assenza di preghiera esclude Dio da tutto ciò che riguarda gli uomini, e lascia l'uomo sulla terra come semplice creatura delle circostanze, in balia del destino cieco o senza aiuto di alcun tipo da parte di Dio. Lascia l'uomo in questo mondo con le sue tremende responsabilità e i suoi difficili problemi, e con tutti i suoi dolori, pesi e afflizioni, senza alcun Dio. In realtà la negazione della preghiera è una negazione di Dio stesso, perché Dio e la preghiera sono così inseparabili che non possono mai essere separati.

La preghiera tocca tre diverse sfere dell'esistenza: quella divina, quella angelica e quella umana. Mette all'opera Dio, mette all'opera gli angeli e mette all'opera l'uomo. Mette le mani su Dio, sugli angeli e sugli uomini. Che meravigliosa portata c'è nella preghiera! Mette in gioco le forze del cielo e della terra. Dio, gli angeli e gli uomini sono soggetti a questa meravigliosa legge della preghiera, e tutti hanno a che fare con le possibilità e i risultati della preghiera. Dio si è talmente sottomesso alla preghiera che, per sua stessa nomina, è indotto ad operare tra gli uomini in un modo in cui non opera se gli uomini non pregano. La preghiera si aggrappa a Dio e Lo influenza ad operare. Questo è il significato della preghiera quando riguarda Dio. Questa è la dottrina della preghiera, altrimenti non c'è nulla nella preghiera.

La preghiera mette Dio all'opera in tutte le cose per cui si prega. Mentre l'uomo nella sua debolezza e povertà aspetta, confida e prega, Dio intraprende l'opera. "Perché da vecchi gli uomini non hanno sentito, né non è stato percepito dall'orecchio, né l'occhio ha visto un Dio all'infuori di te, che opera per colui che ti aspetta".

Gesù Cristo si impegna con la forza della preghiera. "Qualunque cosa chiederete nel mio nome", dice, "io la farò, affinché il Padre sia glorificato nel Figlio. Se chiederete qualcosa nel mio nome, lo farò". E ancora: "Se rimanete in Me e le mie parole rimangono in voi, chiederete ciò che vorrà e vi sarà fatto".

A nessun'altra energia è affidata la promessa di Dio come a quella della preghiera. Da nessun'altra forza dipendono i propositi di Dio come da quella della preghiera. La Parola di Dio si dilunga sui risultati e sulla necessità della preghiera. L'opera di Dio si ferma o avanza come la preghiera mette in campo la sua forza. Profeti e apostoli hanno sollecitato l'utilità, la forza e la necessità della preghiera. "Ho posto delle sentinelle sulle tue mura, o Gerusalemme, che non si daranno pace né di giorno né di notte. Voi che nominate il Signore, non tacete e non dategli riposo, finché egli non stabilisca e non renda Gerusalemme una lode sulla terra".

La preghiera, con i suoi antecedenti e accompagnatori, è la sola e unica condizione del trionfo finale del Vangelo. È la sola e unica condizione che onora il Padre e glorifica il Figlio. Pregare poco e male ha indebolito la potenza di Cristo sulla terra, rimandato i risultati gloriosi del suo regno e ritirato Dio dalla sua sovranità.

La preghiera mette l'opera di Dio nelle sue mani e la mantiene lì. Essa guarda a Lui costantemente e dipende da Lui implicitamente per promuovere la Sua causa. La preghiera non è altro che la fede che riposa in, agisce con, si appoggia e obbedisce a Dio. Ecco perché Dio la ama così bene, perché mette tutto il potere nelle sue mani e perché stima così tanto gli uomini di preghiera.

Ogni movimento per il progresso del Vangelo deve essere creato e ispirato dalla preghiera. In tutti questi movimenti di Dio, la preghiera precede e assiste come condizione invariabile e necessaria.

In questa relazione, Dio rende la preghiera identica in forza e potenza a se stesso e dice a coloro che sulla terra pregano: "Voi siete sulla terra per portare avanti la mia causa. Io sono in cielo, il Signore di tutti, il Creatore di tutti, il Santo di tutti. Ora, qualunque cosa abbiate bisogno per la mia causa, chiedetemela e io la farò. Modella il futuro con le tue preghiere, e tutto ciò di cui hai bisogno per le provviste presenti, comandami. Io ho fatto il cielo e la terra e tutte le cose in essi. Chiedi in gran parte. Spalanca la tua bocca e Io la riempirò. È la Mia opera che stai facendo. Riguarda la Mia causa. Sii pronto e pieno nella preghiera. Non diminuire il tuo chiedere, ed Io non esiterò né diminuirò nel dare".

Ovunque nella Sua Parola Dio condiziona le Sue azioni alla preghiera. Ovunque nella Sua Parola le Sue azioni e il Suo atteggiamento sono modellati dalla preghiera. Citare tutti i passi della Scrittura che provano la relazione immediata, diretta e personale della preghiera con Dio, sarebbe come trasferire intere pagine della Scrittura a questo studio. L'uomo ha relazioni personali con Dio. La preghiera è il mezzo divinamente designato attraverso il quale l'uomo entra in contatto diretto con Dio. Per sua stessa ordinanza, Dio si tiene vincolato ad ascoltare la preghiera. Dio concede il suo grande bene ai suoi figli quando essi lo cercano lungo la via della preghiera.

Quando Salomone chiuse la sua grande preghiera che offrì alla dedicazione del Tempio, Dio gli apparve, lo approvò e stabilì i principi universali della sua azione. In 2 Chron. 7:12-15 leggiamo come segue:

"Il Signore apparve a Salomone di notte e gli disse: "Ho ascoltato la tua preghiera e ho scelto questo luogo per me, per una casa di sacrifici.

"Se io chiudessi il cielo e non piovesse, se ordinassi alle cavallette di divorare il paese, se mandassi la peste tra il popolo, se il mio popolo, chiamato per nome mio, si umiliasse, pregasse, cercasse il mio volto e si convertisse dalle sue vie malvagie, allora io ascolterei dal cielo, perdonerei il suo peccato e guarirei il suo paese. Ora i miei occhi saranno aperti e le mie orecchie attente alla preghiera che viene fatta in questo luogo".

Nei Suoi propositi riguardanti gli ebrei nella cattività babilonese (Geremia 29:10-13)

Dio afferma i Suoi principi infallibili:

"Poiché così dice il Signore, che dopo settant'anni compiuti, a Babilonia, io vi visiterò ed eseguirò la mia buona parola nei vostri confronti, facendovi tornare in questo luogo. Poiché io conosco i pensieri che ho verso di voi, dice il Signore, pensieri di pace e non di male, per darvi una fine attesa. Allora mi invocherete, e andrete a pregarmi, e io vi ascolterò. E mi cercherete e mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore".

Nella terminologia biblica preghiera significa invocare Dio per le cose che desideriamo, chiedere cose a Dio. Così leggiamo: "Invocami e io ti risponderò e ti mostrerò cose grandi e potenti che tu non conosci" (Geremia 33:3). "Invocami nel giorno della difficoltà e io ti libererò" (Salmo 50:15). "Allora tu chiamerai e il Signore ti risponderà; tu griderai ed egli dirà: "Eccomi"" (Isaia 58:9).

La preghiera si rivela come un'applicazione diretta a Dio per qualche bene temporale o spirituale. È un appello a Dio affinché intervenga negli affari della vita per il bene di coloro per i quali preghiamo. Dio è riconosciuto come la fonte e la sorgente di ogni bene, e la preghiera implica che tutto il suo bene è custodito da lui per coloro che lo invocano in verità.

Che la preghiera sia un'applicazione a Dio, un rapporto con Dio e una comunione con Dio, emerge con forza e semplicità nella preghiera dei santi dell'Antico Testamento. L'intercessione di Abramo per Sodoma è un'illustrazione impressionante della natura della preghiera, del rapporto con Dio, e mostra il lato intercessorio della preghiera. Il proposito dichiarato di Dio di distruggere Sodoma si trovò di fronte ad Abramo, e la sua anima dentro di lui fu molto commossa a causa del suo grande interesse per quella città predestinata. Suo nipote e la sua famiglia risiedevano lì. Quel proposito di Dio deve essere cambiato. Il decreto di Dio per la distruzione degli abitanti di questa città malvagia deve essere revocato.

Non era un'impresa da poco quella di Abramo quando concepì l'idea di supplicare Dio di risparmiare Sodoma. Abramo si propone di cambiare il proposito di Dio e di salvare Sodoma con le altre città della pianura. Era certamente un lavoro molto difficile e delicato per lui quello di esercitare la sua influenza presso Dio a favore di quelle città condannate, in modo da salvarle.

Egli basa la sua supplica sul semplice fatto del numero di uomini giusti che potevano essere trovati a Sodoma, e si appella all'infinita rettitudine di Dio per non distruggere i giusti con i malvagi. "Che sia lontano da te uccidere i giusti con i malvagi. Il giudice di tutta la terra non farà forse il giusto?" Con quale profondo auto-abbandono e riverenza Abramo entra nella sua alta e divina opera! Stava davanti a Dio in solenne soggezione e meditazione, e poi si avvicinò a Dio e parlò. Avanzò passo dopo passo nella fede, nella richiesta e nell'urgenza, e Dio esaudì ogni sua richiesta. È stato ben detto che "Abramo smise di chiedere prima che Dio smettesse di concedere". Sembra che Abramo avesse una visione ottimistica della pietà di Sodoma. Difficilmente si aspettava, quando intraprese questa faccenda, che finisse in un fallimento. Era molto serio, e aveva tutti gli incoraggiamenti per insistere sul suo caso. Nella sua richiesta finale pensava sicuramente che con Lot, sua moglie, le sue figlie, i suoi figli e i suoi generi, aveva le sue dieci persone giuste per il cui bene Dio avrebbe risparmiato la città. Ma ahimè! Il conteggio fallì quando arrivò la prova finale. Non c'erano dieci persone giuste in quella grande popolazione.

Ma questo era vero. Se non salvò Sodoma con la sua preghiera importuna, i propositi di Dio furono fermati per una stagione, e forse se la bontà di cuore di Abramo non avesse sovrastimato il numero di persone pie in quella città devota, Dio avrebbe potuto salvarla se avesse ridotto ulteriormente le sue cifre.

Questo è un caso rappresentativo che illustra la preghiera dell'Antico Testamento e rivela il modo in cui Dio opera attraverso la preghiera. Mostra inoltre come Dio sia mosso ad operare in risposta alla preghiera in questo mondo anche quando si tratta di cambiare i suoi scopi riguardo ad una comunità peccatrice. Questa preghiera di Abramo non era una semplice esibizione, non una cerimonia noiosa e senza vita, ma una supplica sincera, una forte difesa, per assicurare un fine desiderato, per avere un'influenza, una persona con un'altra persona.

Quanto è piena di significato questa serie di notevoli intercessioni fatte da Abramo! Qui abbiamo argomenti per convincere Dio, e suppliche per convincere Dio a cambiare il suo scopo. Vediamo una profonda umiltà, ma anche una santa audacia, perseveranza, e progressi fatti sulla base della vittoria in ogni petizione. Qui abbiamo una richiesta allargata incoraggiata da risposte allargate. Dio rimane e risponde finché Abramo rimane e chiede. Per Abramo, Dio esiste, è avvicinabile e onnipotente, ma allo stesso tempo Egli si sottomette agli uomini, agisce favorevolmente sui loro desideri e concede loro i favori richiesti. Non pregare è una negazione di Dio, una negazione della Sua esistenza, una negazione della Sua natura e una negazione dei Suoi propositi verso gli uomini. Dio ha specificamente a che fare con le promesse di preghiera nella loro ampiezza, certezza e limiti. Gesù Cristo ci spinge alla presenza di Dio con queste promesse di preghiera, non solo con l'assicurazione che Dio risponderà, ma che nessun altro essere se non Dio può rispondere. Egli ci spinge a Dio, perché solo in questo modo possiamo muovere Dio a prendere una mano negli affari della terra, e indurlo a intervenire in nostro favore.

Continua...

Bounds, Edward M.


Molti di voi pregano per anticipare la venuta di mio Figlio Gesù, vi capisco, ma l’ordine di tutte le cose deve essere rispettato,

 


Trevignano Romano 20 novembre 2021

Figli miei, grazie per aver risposto alla mia chiamata nel vostro cuore, vi ringrazio figli miei per avere piegato le vostre ginocchia. Cari figli, molti di voi pregano per anticipare la venuta di mio Figlio Gesù, vi capisco, ma l’ordine di tutte le cose deve essere rispettato, così come la costruzione di una casa che prima dovrà essere vista sul progetto e poi ammirare la bellezza della casa, ecco così è il progetto di Dio che avrà compimento dopo che alcune cose saranno accadute. Questo è il momento dell’anticristo, che presto apparirà. Adesso l’apostasia della Chiesa ha allontanato tanti miei figli dai sacramenti e per chi ha una fede precaria, cade facilmente nell’errore. Figli miei, non abbiate paura se sarete nella vera fede, affidatevi a mio Figlio Gesù che tutto può con la pace effusa. Ora vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, amen.

L'ALDILA’ STUPENDA REALTA’ - Il Paradiso

 


LA MORTE

Prima di iniziare l'argomento del Paradiso, accenniamo alle verità che lo precedono: morte, giudizio, inferno, purgatorio, chiamati «novissimi».

Vogliamo vivere da buoni cristiani e morire della morte dei giusti? Ascoltiamo quello che ci dice la parola di Dio (Eccl. 7,20): «Memorare novissima tua et in aeternum non peccabis», cioè richiamatevi spesso alla memoria i vostri novissimi e non peccherete mai. Incominciamo con la morte, alla quale molti non vorrebbero pensarci mai. Purtroppo, però, sia che vi pensiamo o no, essa è inevitabile per tutti.

Spesso si sente dire con una certa tristezza: «Perché Dio ci fa morire? Perché tronca la vita delle creature uscite dalle sue mani»?

Si risponde: «Dio non crea per distruggere. Egli è la Vita e non poteva volere la morte. Egli è l'Amore e non poteva fare una cosa così dolorosa. Egli ha creato l'uomo per la felicità e per la vita immortale. Perché allora, si obietta, la sofferenza e la morte attanagliano l'umanità? La risposta ci viene data dalla parola di Dio, incisa nella Sacra Scrittura Sap. 2,23): «Dio ha creato l'uomo per l'immortalità; lo fece a immagine della propria natura. La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo».

Satana, ribellatosi a Dio per orgoglio, lo odia. Però, non potendo sfogare il suo odio contro il suo Creatore, lo sfoga contro l'uomo, creatura prediletta da Dio, e verso di lui nutre una grande invidia perché andrà a occupare in Paradiso il posto perduto da lui e dai suoi angeli ribelli. Per questo tenta gli uomini a ribellarsi a Dio, per neutralizzare il suo disegno d'amore verso le creature umane, far perdere loro il Paradiso e renderli suoi schiavi all'Inferno. La prima creatura a essere tentata fu Eva, che, sedotta dalle lusinghe di Satana, disubbidisce a Dio e persuade suo marito Adamo a fare altrettanto. Commettono un peccato gravissimo di orgoglio, di superbia, di ribellione a Dio, chiamato «peccato originale» perché commesso da loro che sono l'origine dell'umanità.

Commesso il peccato originale, ecco echeggiare la voce della Giustizia Divina (Gen. 3,16-19): «II Signore Dio disse alla donna: Moltiplicherò i tuoi dolori e i tuoi parti, con dolore partorirai i figli; sarai sotto la potestà del marito ed egli ti dominerà. Poi disse ad Adamo: Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dal frutto dell'albero, di cui ti avevo comandato di non mangiarne, maledetta sia la terra per causa tua! Con dolore ne trarrai il cibo per tutti i giorni della tua vita... con il sudore della tua fronte mangerai il pane finché tornerai alla terra, perché da essa sei stato tratto: polvere tu sei e in polvere ritornerai!».

Come nei figli si trasmettono i difetti dei loro genitori, così anche in noi, discendenti da Adamo ed Eva, si trasmette la pena del loro peccato: sofferenza e morte.

Dal giorno della condanna della Giustizia Divina contro l'uomo ribelle, noi siamo diventati vittime della fatica, del dolore e della morte. Però verrà giorno, l'ultimo dei giorni, e su quella polvere, in cui si è ridotto il nostro corpo, echeggerà onnipotente il comando della Misericordia Divina: «Sorgete o morti!». Noi risorgeremo. Infatti nel Vangelo (Giov. 5,28-29) Gesù afferma solennemente: «Verrà l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri (cioè tutti i morti), udranno la sua voce (la voce imperativa di Gesù) e ne usciranno fuori: quanti fecero il bene, per una resurrezione di vita, e quanti fecero il male, per una resurrezione di condanna».

La nostra morte perciò non è eterna, ma temporanea, fino alla fine del mondo. Per questo l'Apostolo S. Paolo ci esorta a non piangere come i pagani che non hanno speranza.

Con la morte ha inizio la vera vita, quella eterna. Tanto la Sacra Scrittura, quanto il Magistero della Chiesa insegnano che la salvezza o la dannazione eterna dipendono dalla condizione in cui si trova l'anima al momento della morte. La vita terrena è il periodo dell'unica prova che finisce con la morte, la quale fissa la condizione definitiva della persona: o beata in Paradiso, o sofferente nell'Inferno.

Con la morte l'unica prova è finita e non si ripeterà più, contrariamente a quanti credono erroneamente alla « reincarnazione», teoria che sostiene che le anime, le quali al momento della morte non sono abbastanza purificate, passerebbero in altri corpi, per riprendere quel cammino di purificazione che le conduca alla purificazione finale e alla salvezza.

La teoria della reincarnazione è falsa, infatti il 2° Concilio di Lione (XIV ecumenico-1274) definì che le anime di coloro che muoiono in peccato mortale «subito» discendono all'Inferno. - Il recente Catechismo della Chiesa Cattolica, al numero 1013, dice: «La morte è la fine del pellegrinaggio terreno dell'uomo, è la fine della grazia e della misericordia che Dio gli offre per realizzare la sua vita terrena secondo il disegno divino e per decidere il suo destino ultimo. Quando è "finito l'unico corso della nostra vita (Conc. Ecum. Vat. II - Lumen Gentium, 48), noi non ritorneremo più a vivere altre vite terrente, perché 'È stabilito per gli uomni che muoiano una sola volta (Eb. 9,27)' Quindi non c'è reincarnazione dopo la morte" ».

Questa è la dottrina rivelata da Dio e insegnata dalla Chiesa, di conseguenza è cosa di somma importanza trovarsi al momento della morte in grazia di Dio.

Nonostante si stia in grazia di Dio, anche per il cristiano la morte mantiene il suo aspetto duro e ripugnante, perché la morte è punizione del peccato. Infatti l'Apostolo Paolo (Rom. 5,12; 6,23) afferma: «Per colpa di un uomo solo, il peccato entrò nel mondo e, a causa del peccato, la morte: e così la morte si è estesa a tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato... La morte è lo stipendio del peccato». Questa pena di un bene già posseduto è una punizione. Il cristiano, però, dietro gli insegnamenti di Gesù, si sforza di superare quanto gliela rende dura e ripugnante con consolanti considerazioni che quasi trasfigurano la morte.

Prima di tutto l'esempio di Gesù Cristo. Se Egli ha voluto sottoporsi alla morte, Lui innocente, quasi per condividere con ciascuno dei peccatori la pena del peccato, da parte nostra l'accettazione della morte è un atto d'amore verso il Cristo. Poiché non ci può essere sacrificio più grande che quello della vita, accettare la morte significa compiere il supremo sacrificio, e così la morte diventa l'atto sommamente espiatorio e sommamente meritorio. Perciò la morte accettata è la testimonianza suprema dell'amore della creatura per il suo Creatore.

Quando poi si pensa che la morte ci pone nella sicurezza assoluta di non poter più peccare e perdersi; ci toglie dall'esilio terreno per collocarci eternamente nella patria celeste, nella patria della pace, della gioia, dell'amore, della felicità eterna, allora si comprende come i Santi guardavano alla morte non solo con accettazione, ma con desiderio e trasporto. Per esempio, S. Teresa del Bambino Gesù, quando ebbe il primo sbocco di sangue, segno della sua tesi avanzata, scrive: «Pensai che forse morivo, e l'anima mia era colma di gioia... la speranza di andare in Cielo mi faceva esultare di letizia».

Certamente non tutti possiamo pretendere di arrivare a questo livello di vita spirituale, cui pochi privilegiati sono portati dalla grazia divina. Tutti però possiamo e dobbiamo arrivare a guardare la morte (senza poter escludere purtroppo la tristezza e la trepidazione per la vita vissuta su questa terra) con serena speranza per la felicità che ci attende nella patria celeste.

Questi due concetti sono bene espressi nel Prefazio dei Defunti, quando dice: «I fedeli che sono rattristati dalla certezza di dover morire, sono però consolati dalla promessa della futura immortalità. Ai tuoi fedeli, o Signore, la vita non è tolta, ma trasformata: e mentre si distrugge la dimora di questo esilio terreno, viene preparata un'abitazione eterna nel Cielo».

Non ci è vietato di piangere né sulla nostra morte, né sulla morte dei nostri cari. Ci è vietato invece di disperarci e di ribellarci. Piangere è della natura, ma essa è sublimata dalla grazia, la quale ci fa rassegnati e speranti. Disperarsi invece è l'agire di chi respinge la fede, la redenzione e Cristo stesso.

Poiché ognuno di noi dovrà morire, sforziamoci di tener presenti queste riflessioni e di esprimere spesso a Dio la nostra volontà di accettare la morte. Specialmente dobbiamo sforzarci di vivere in modo da non temere di morire, poiché quello che rende ansiosa e spaventosa la morte è proprio ciò che ci attende dopo di essa.

Purtroppo ci sono tanti che, dimenticando il fine per cui Dio ci ha creati, vivono come se non dovessero morire mai. Dalla mattina alla sera (e ora nelle discoteche anche la notte) si agitano, si affannano per accumulare denaro e beni terreni, per gustare i piaceri dell'erotismo, per avere tutte le comodità della vita, ecc. Ma ecco che arriva la morte che in un istante strapperà via tutte queste cose, facendo sanguinare il loro cuore nella delusione e forse nella disperazione. Cosa rimane a costoro dei beni terreni? Quello che rimase al fattore del ricco mugik, narrato dallo scrittore russo, Dostoievski, in uno dei suoi romanzi.

« Un ricco mugik (contadino russo benestante), che possedeva grandissime estensioni di terre, chiamò un giorno il più povero dei suoi fattori e gli disse: "Voglio premiare la tua lunga fedeltà. Avrai terra per te, quanto ti basta. Tutto il terreno che domani riuscirai ad attraversare dall'alba al tramonto, sarà tuo! ».

Il povero uomo credette di sognare. Quella notte non dormì per l'ansia. Al primo chiarore dell'alba era già in cammino, per non perdere un solo minuto di un giorno così prezioso. Quante versete (misura russa uguale a m. 1066) avrebbe percorso prima del tramonto? Correva, correva... Non aveva corso così neppure negli anni giovanili. La rugiada irrorava i suoi piedi e una brezza freschissima batteva la sua fronte ardente. A poco a poco il sole saliva. Anche egli ora saliva l'erta scoscesa, gettando avide occhiate su quella terra ubertosa, che sarebbe stata sua e dei suoi figli.

A mezzogiorno, col fianto ansante, con gli occhi stravolti, non volle arrestare la corsa folle, neppure per mangiare un tozzo di pane, o per dissetarsi a una sorgente. Avrebbe perduto mezza verseta di terreno; e si trattava dell'avvenire suo, della sua famiglia, e perfino dei lontani parenti, che avrebbeo avuto la loro parte di tanta fortuna.

Trascorsero altre ore spossanti, finché il cielo imbrunì; l'ombra delle alte piante ormai si allungava. Avanti, avanti!... Ma ora non correva più, camminava trascinando i piedi, premendo forte il cuore... Oh, tra poco, avrebbe dormito, e sulla terra di sua proprietà! Quando l'ultimo raggio del sole morente arrivò ai suoi occhi stravolti dall'immane fatica, egli disse: Basta! Ma i piedi non lo sostennero più, gli occhi non videro più... il cuore, scoppiatogli in petto, aveva cessato di battere. Il povero uomo non si rialzò per godere la terra sua. L'indomani fu scavata la fossa: lunga tre metri, larga uno, profonda due.

Ecco la terra che basta a un uomo!" ».

La morte dovrebbe servire a far riflettere tanta gente che vive e si comporta come se non dovesse mai morire, e che spesso si accapiglia per accumulare beni labilissimi, perché li considera qualche cosa di assoluto, mentre il Signore ci dice (Mat. 8,36 e 16,26): «Che giova all'uomo guadagnare il mondo intero, se poi perde l'anima?». Con queste parole, che hanno suscitato tante conversioni, Gesù ci spinge a un orientamento corretto della vita terrena, per non correre il rischio di perdere la vita eternamente beata.

Il vero cristiano deve considerare la morte come il momento che lo libera dai tanti guai di questa vita terrena; che lo libera da ogni dolore; che lo ricongiunge ai suoi cari che l'hanno preceduto alla Casa del Padre; che l'introduce nel Paradiso: Regno di pace, di gioia, d'amore, di felicità eterna.

Il 3 giugno il Papa Giovanni XXIII lasciava questa terra per sempre. Quando gli fu annunciato che il suo tumore era maligno e che ormai si avvicinava alla fine, egli disse: «Non vi preoccupate per me perché le valigie sono preparate. Io sono pronto, anzi prontissimo a partire». Ai suoi fratelli che piangevano disse: «Non piangete, perché io sto per incontrarmi con papà, con mamma, coi fratelli e le sorelle che mi hanno preceduto nella patria beata». Le sue ultime parole pronunziate nell'agonia furono: «Soffro con dolore, ma con amore... con la morte incomincia una nuova vita, e chi muore vive eternamente».

San Carlo Borromeo, Arcivescovo di Milano, passava spesso davanti a un quadro in cui la morte era raffigurata con una mano armata di falce. Un giorno fece cancellare la falce e ordinò al pittore di mettere, al posto della falce, una chiave d'oro, perché la morte ci apre la porta della vita eterna, della beatitudine celeste.

P. GNAROCAS N.I.


SULL'ORLO DELLA NUOVA GERUSALEMME - Sii gradevole, ricambia il mio amore

 


Sii gradevole, ricambia il mio amore 


27/09 novembre (18:22)  

Gesù dice: 

Miei piccoli: vi sto benedicendo, effondendo grazie. Grazie che vi accresceranno in santità. Grazie che annienteranno le vostre debolezze, i vostri difetti, le vostre miserie e i vostri peccati. 

Tutto quello che vi chiedo è un abbandono, un darvi alla mia Volontà Divina. Chiedo la reciprocità dell'amore. Ti do amore in abbondanza e da molte anime ricevo solo disprezzo, umiliazione e ingratitudine. 

Così siete chiamati a vivere nella gioia della mia presenza, a vivere nella gioia del mio Amore Divino, a vivere nella gioia del compimento della mia Parola. Una parola trasformatrice, liberatrice e guaritrice. 

Vivere nella gioia della rinuncia, dell'abnegazione. 

Vivere nella gioia di camminare come pellegrini in ansia per il cielo. 

Vivete nella gioia di rimanere uniti a Me. 

Vivete nella gioia di unire i vostri cuori al Mio Cuore Divino attraverso l'Ostia Consacrata. 

Vivi nella gioia della soglia della Nuova Gerusalemme: una città abitata da uomini nuovi, da uomini posseduti dal mio amore, illuminati dalla mia luce. Una città diversa, una città diversa che deve prima subire la purificazione della terra, un ritorno al primo ordine della creazione. 

Aspetta, aspetta quel grande momento senza paura, senza timore; solo vivendo in santità, in stato di grazia e rimanendo al fianco di mia Madre che è anche tua Madre. 

Vi benedico, miei amati figli: . Amen.

Ieri, oggi e sempre i falsi profeti sono costruttori di valli di ossa aride. Essi non lavorano per la vita, perché non sono soffio della vera Parola del Signore.

 


LIBRO DEL PROFETA GEREMIA

21Fino a quando dovrò vedere segnali e udire il suono del corno?

C’è un momento in cui tutto questo finirà? Tornerà la pace per Gerusalemme? Ci sarà un tempo in cui il popolo sarà nuovamente popolo del Signore?

Fino a quando dovrà vedere segnali e udire il suono del corno? Sono i segnali di guerra. È il corno che chiama all’attacco. Fino a quando questo durerà?

La risposta non è nel Signore, ma nel popolo. Segni e corno dureranno finché durerà l’idolatria in Giuda e in Gerusalemme. Essa attira la morte.

L’idolatria è potentissima calamita. Essa attira in Giuda e in Gerusalemme ogni morte, ogni distruzione, ogni devastazione, ogni desolazione.

L’idolatria rende la buona terra un deserto e il popolo del Signore una valle di ossa aride, senza alcuna vita. Così il peccato riduce un popolo.

Nella visione delle ossa aride è il popolo del Signore che è indicato. Esso potrà essere vivificato se lo spirito della Parola tornerà ad alimentarlo.


La mano del Signore fu sopra di me e il Signore mi portò fuori in spirito e mi depose nella pianura che era piena di ossa; mi fece passare accanto a esse da ogni parte. Vidi che erano in grandissima quantità nella distesa della valle e tutte inaridite. Mi disse: «Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?». Io risposi: «Signore Dio, tu lo sai». Egli mi replicò: «Profetizza su queste ossa e annuncia loro: “Ossa inaridite, udite la parola del Signore. Così dice il Signore Dio a queste ossa: Ecco, io faccio entrare in voi lo spirito e rivivrete. Metterò su di voi i nervi e farò crescere su di voi la carne, su di voi stenderò la pelle e infonderò in voi lo spirito e rivivrete. Saprete che io sono il Signore”». Io profetizzai come mi era stato ordinato; mentre profetizzavo, sentii un rumore e vidi un movimento fra le ossa, che si accostavano l’uno all’altro, ciascuno al suo corrispondente. Guardai, ed ecco apparire sopra di esse i nervi; la carne cresceva e la pelle le ricopriva, ma non c’era spirito in loro. Egli aggiunse: «Profetizza allo spirito, profetizza, figlio dell’uomo, e annuncia allo spirito: “Così dice il Signore Dio: Spirito, vieni dai quattro venti e soffia su questi morti, perché rivivano”». Io profetizzai come mi aveva comandato e lo spirito entrò in essi e ritornarono in vita e si alzarono in piedi; erano un esercito grande, sterminato.

Mi disse: «Figlio dell’uomo, queste ossa sono tutta la casa d’Israele. Ecco, essi vanno dicendo: “Le nostre ossa sono inaridite, la nostra speranza è svanita, noi siamo perduti”. Perciò profetizza e annuncia loro: “Così dice il Signore Dio: Ecco, io apro i vostri sepolcri, vi faccio uscire dalle vostre tombe, o popolo mio, e vi riconduco nella terra d’Israele. Riconoscerete che io sono il Signore, quando aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri, o popolo mio. Farò entrare in voi il mio spirito e rivivrete; vi farò riposare nella vostra terra. Saprete che io sono il Signore. L’ho detto e lo farò”». Oracolo del Signore Dio.

Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, prendi un legno e scrivici sopra: “Giuda e i figli d’Israele uniti a lui”; poi prendi un altro legno e scrivici sopra: “Giuseppe, legno di Èfraim, e tutta la casa d’Israele unita a lui”. Accostali l’uno all’altro in modo da fare un legno solo, che formino una cosa sola nella tua mano. Quando i figli del tuo popolo ti diranno: “Ci vuoi spiegare che cosa significa questo per te?”, tu dirai loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prendo il legno di Giuseppe, che è in mano a Èfraim, e le tribù d’Israele unite a lui, e lo metto sul legno di Giuda per farne un legno solo; diventeranno una cosa sola in mano mia.

Tieni in mano sotto i loro occhi i legni sui quali hai scritto e di’ loro: Così dice il Signore Dio: Ecco, io prenderò i figli d’Israele dalle nazioni fra le quali sono andati e li radunerò da ogni parte e li ricondurrò nella loro terra: farò di loro un solo popolo nella mia terra, sui monti d’Israele; un solo re regnerà su tutti loro e non saranno più due popoli, né saranno più divisi in due regni. Non si contamineranno più con i loro idoli, con i loro abomini e con tutte le loro iniquità; li libererò da tutte le ribellioni con cui hanno peccato, li purificherò e saranno il mio popolo e io sarò il loro Dio. Il mio servo Davide regnerà su di loro e vi sarà un unico pastore per tutti; seguiranno le mie norme, osserveranno le mie leggi e le metteranno in pratica. Abiteranno nella terra che ho dato al mio servo Giacobbe. In quella terra su cui abitarono i loro padri, abiteranno essi, i loro figli e i figli dei loro figli, per sempre; il mio servo Davide sarà loro re per sempre. Farò con loro un’alleanza di pace; sarà un’alleanza eterna con loro. Li stabilirò e li moltiplicherò e porrò il mio santuario in mezzo a loro per sempre. In mezzo a loro sarà la mia dimora: io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo. Le nazioni sapranno che io sono il Signore che santifico Israele, quando il mio santuario sarà in mezzo a loro per sempre» (Ez 37,1-28).


Finché lo spirito della vera Parola di Dio non torna nel popolo morto, esso rimarrà nella morte. Lo spirito della vera Parola è spirato solo dal profeta.

Invece il popolo si lascia nutrire dal falso spirito della parola da un esercito di falsi profeti ed è per questo che è divenuto una distesa di ossa aride.

Ieri, oggi e sempre i falsi profeti sono costruttori di valli di ossa aride. Essi non lavorano per la vita, perché non sono soffio della vera Parola del Signore.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


O Madre di pietà, Vergine santa, ecco ai tuoi piedi il traditore che ricambiando con l'ingratitudine le grazie ricevute da Dio per mezzo tuo, ha tradito te e Dio.

 


O Madre di pietà, Vergine santa, ecco ai tuoi piedi il traditore che ricambiando con l'ingratitudine le grazie ricevute da Dio per mezzo tuo, ha tradito te e Dio. Ma sappi, Signora, che la mia miseria non diminuisce, anzi accresce la mia fiducia in te, perché vedo che aumenta la tua compassione verso di me. Mostra, o Maria, che sei per me la stessa che sei per tutti quelli che ti invocano: piena di generosità e di misericordia. Mi basta solo che tu mi guardi e mi compatisca. Se il tuo cuore mi compatisce, non potrà mancare di proteggermi e se tu mi proteggi, di che posso aver timore? No, non temo niente: né i miei peccati, perché tu puoi rimediare al danno fatto; né i demoni, perché tu sei più potente dell'inferno; né tuo Figlio, giustamente sdegnato con me, perché una tua parola basterà a placarlo. Temo solo che per colpa mia io tralasci di raccomandarmi a te nelle mie tentazioni e così mi perda. Ma questo oggi ti prometto: voglio sempre ricorrere a te. Aiutami a farlo. Considera la bella occasione che hai di soddisfare il tuo desiderio di soccorrere un miserabile quale sono io. O Madre di Dio, io ho una grande fiducia in te. Da te aspetto la grazia di piangere come dovrei i miei peccati e da te spero di ottenere la forza per non ricadervi più. Se io sono malato, tu mi puoi guarire, o celeste guaritrice. Se le mie colpe mi hanno reso debole, il tuo aiuto mi renderà forte. Maria, tutto io spero da te, perché tutto tu puoi presso Dio. Amen. 

di  S. Alfonso M. de Liguori 

 


PREPARATEVI PER L’INCONTRO CHE A BREVE AVRETE CON IL VOSTRO DIO AMORE.

 


Carbonia 19.11.2021 – ore 20.55

Preparatevi per l’incontro che a breve avrete con il vostro Dio Amore.

Amata figlia, il tempo dei dolori è alle porte, scrivi al mio amato popolo.

Figli miei, non sciupate questi ultimi istanti di vita che restano a vostra disposizione, …convertitevi figli miei! Ho il desiderio ardente di abbracciarvi a Me, stringervi forte al mio Petto, cullarvi e cantarvi il mio canto d’amore infinito.

Svegliatevi o uomini, le vostre radici sono in Me! Non siate stolti, abbandonate la Menzogna. Come bimbi desiderosi di amore e pace chiamate il mio Santo Nome in aiuto, non abbiate paura di tornare a Me, Lucifero non può nulla su chi sceglie di tornare al suo Creatore perché i suoi Angeli li custodiranno.

Scegliete in fretta la via del ritorno al Padre vostro che è nei Cieli, … non tardate, il temporale si sta scatenando su tutta la Terra, giorni tremendi e bui vi attendono.

Preparatevi, o uomini, per l’incontro che a breve avrete con il vostro Dio Amore.

Siamo giunti alla fine di un tempo antico, tutto cambierà all’improvviso, le porte della Nuova Era si stanno aprendo per gli eletti di Dio, fatevi trovare tra questi figli.

L’obbedienza ai Comandamenti di Dio è basilare, non si possono accettare regole contrastanti, Dio, il Creatore, ha dato delle Regole ben precise, la sua Legge è Una ed è per sempre. Chi vuole entrare nella vita eterna deve attenersi alle Leggi di Dio. Satana è riuscito a mettervi in contrasto con i Suoi regolamenti, vi ha fatto desiderare di divenire voi padroni della vostra vita, ma è un inganno, l’uomo appartiene a Dio in quanto Sua creatura.  Quando Dio creò l’uomo lo fece a Sua Immagine e Somiglianza, lo ricolmò di beni celesti, poi, un giorno, un seme malvagio si posò nel cuore di molti e germogliò il male.

La Battaglia è tra il Bene e il Male, Lucifero si è messo contro il Dio Creatore per superbia. Cacciato dal Paradiso fu rovesciato sulla Terra e con lui i suoi seguaci, …iniziò così la sua sfida a Dio, una vendetta che mai potrà avere vittoria perché Dio è il Creatore.

Questo sia chiaro agli uomini:  … chi si mette contro il suo Creatore ha già segnato la sua fine all’Inferno.

Ravvedetevi figli miei, non tardate, il buio è già su di voi. Amen.

 


IL PIANO DIVINO: LA NUOVA GERUSALEMME E I DUE TESTIMONI

 


Una spiegazione della Genesi, dei Vangeli e dell'Apocalisse

Da un'anima


PARTE PRIMA

Il peccato avviene quando non riusciamo ad amare Dio sopra ogni cosa e il prossimo come se stessi nel momento presente.  Questi sono i due più grandi comandamenti che provengono dalle labbra divine di Dio stesso, come mostrato nella Sacra Scrittura.  Questi due Grandi Comandamenti d'Amore sono il fondamento di tutta la legge celeste, compresi i Dieci Comandamenti.

Solo quattro persone umane sono state create immacolate, senza alcun peccato nell'anima e nel corpo.

Sono Adamo ed Eva, Gesù Cristo e la Beata Vergine Maria.

Adamo fu creato direttamente dalla mano di Dio, il suo corpo formato dall'argilla della terra e la sua anima creata dal soffio di Dio, lo Spirito Santo.  Quindi, in modo molto diretto, Adamo era un figlio di Dio Padre.

Eva fu creata dal fianco di Adamo - il suo corpo formato dalla sua costola, che era ritenuta dagli antichi ebrei il "cuore" di una persona.  Quindi, letteralmente, Eva fu creata dal cuore di Adamo.  Eva non fu creata dalla testa o dal piede di Adamo, per poter dominare su di lei, ma dal lato di Adamo, perché Dio desiderava che fossero partner uguali ma complementari nella vita, camminando fianco a fianco nel matrimonio.  L'anima di Eva è stata creata dallo Spirito Santo, come tutte le anime umane.

Così, da Adamo, che significa "uomo", uscì la prima donna, Eva, che significa "madre di tutti i viventi".  Adamo ed Eva sono i primi genitori dell'intera razza umana - una famiglia umana che Dio ha voluto creare e con cui condividere tutte le delizie del cielo come Suoi figli.

Nella pienezza dei tempi (2.000 anni fa), Gesù Cristo uscì come concezione miracolosa da una donna, Sua Madre, la Beata Vergine Maria.  Gesù Cristo significa letteralmente "Dio salva l'Unto".   "Maria" ha molteplici significati, ma il significato primario è "Amore".

La Beata Vergine Maria fu concepita immacolatamente dai suoi anziani genitori, Gioacchino e Anna, che appartenevano alla famiglia di Davide.  La sua concezione fu scelta da Dio per essere immacolata in base ai meriti futuri di Suo Figlio, Gesù Cristo, che era sia Uomo che Dio Figlio.  Così, in un modo molto particolare, la Beata Madre fu salvata da questa unica, singolare grazia.  Veramente, quindi, la Beata Madre fu la più benedetta di tutti da Dio e la più grata a Lui per il Suo grazioso dono.

Così, in modo molto vero, Adamo ed Eva condivisero l'uno il corpo e il sangue dell'altro.  Così anche Gesù e Sua Madre condivisero l'uno il corpo e il sangue dell'altro.

Il settimo giorno della Creazione, Dio si riposò dalla Sua opera di creazione.  Come entrò Dio nel Suo riposo?  Unendo misticamente i cuori di Adamo ed Eva in matrimonio, benedicendoli e dicendo loro di essere fecondi e moltiplicarsi.  Il sabato rappresenta questa prima alleanza di Dio con il suo popolo, che si basava sul sacramento del matrimonio.

La Madre è stata una serva molto fedele del Signore.  Gesù Cristo fu il frutto della Sua fedeltà al Signore, perché è dal Cuore amoroso della Madre che venne il "Fiat" che fu il Suo "sì" a Dio, quando Le fu chiesto dall'arcangelo Gabriele se avrebbe permesso a Dio di incarnarsi come Uomo nel Suo grembo immacolato.

La Madre era fidanzata con Giuseppe, ma non avevano ancora consumato il loro matrimonio, perché erano ancora nella fase delle nozze.  Così, Gesù poté incarnarsi come Uomo nel suo grembo, la Nuova Arca dell'Alleanza tra Dio e l'uomo, perché era libero da ogni macchia di peccato.

Allo stesso modo, Adamo ed Eva furono uniti in matrimonio da Dio, ma non avevano ancora consumato il loro matrimonio.   Fu nella loro fase nuziale che il diavolo li tentò e il peccato e la morte entrarono nel mondo.

Così, mentre dal grembo di Eva esce il peccato originale che macchia tutta la vita umana sulla terra, è nel grembo di Maria che tutta la Creazione torna ad essere feconda per coloro che credono in Suo Figlio, Gesù.

All'Annunciazione, quando Maria dà il Fiat, i Cuori di Gesù e di Maria diventano allora per sempre misticamente uniti attraverso lo Spirito Santo.  Così, in modo molto vero, Maria diventa la Figlia Amatissima di Dio Padre, la Madre Benedetta di Dio Figlio e la Sposa Amatissima dello Spirito Santo.

Dio è conosciuto come la Santissima Trinità.  Dio è Trino: un Signore in tre persone: Dio Padre e Dio Figlio che si amano infinitamente per tutta l'eternità attraverso lo Spirito Santo.

All'inizio, la Creazione fu fatta perfettamente da Dio e Adamo ed Eva vivevano nel Giardino dell'Eden.

Nel giardino dell'Eden, Dio diede ad Adamo due comandamenti da seguire:

Il primo comandamento era di "custodire" il giardino.  "Custodire" ha due significati: uno, curare il giardino e due, proteggere il giardino dagli intrusi.

Il secondo comandamento era di non mangiare dall'albero della conoscenza.

Adamo ed Eva non riuscirono ad osservare entrambi questi comandamenti di Dio.  Fallendo allora, tutta la Creazione si ruppe nel peccato e la morte entrò nel mondo.

È così che il peccato e la morte entrarono nel mondo:

Il vero amore è disinteressato e sacrificale.  Il vero Amore è l'unico Amore che esiste in Cielo e nella Santissima Trinità.

All'inizio, Dio permise che Adamo ed Eva fossero messi alla prova, perché il Vero Amore può essere veramente dimostrato solo quando è donato liberamente tra le persone.  Dio desiderava che Adamo ed Eva amassero liberamente Lui e l'un l'altro come avviene in Cielo.

Nel giardino dell'Eden, Satana - che significa "nemico di Dio" - si avvicinò ad Eva, che era vicino all'albero della conoscenza, mentre Adamo era in un'altra parte del giardino.  Questo è noto a causa del modo in cui satana si rivolse ad Eva, che era al tempo singolare di "tu" e non al tempo plurale di "tu".

In questo modo, satana non rispettava l'ordine di relazione che era stato ordinato da Dio affinché Adamo fosse il padre della famiglia umana - satana invece parlava prima ad Eva, che era subordinata ad Adamo, che era il capo rappresentativo.  Così, fin dall'inizio, Satana ha lanciato il suo attacco alla struttura della famiglia e al modo di vivere della famiglia.

Si sa anche che satana non era mascherato nel suo aspetto.  Infatti, la stessa parola che si riferisce a satana nel Libro della Genesi, il primo libro della Sacra Bibbia, è usata solo un'altra volta nella Sacra Scrittura, cioè nel Libro dell'Apocalisse, l'ultimo libro della Sacra Bibbia.  Nella Genesi, la parola per satana è tradotta come "serpente".  Ma nell'Apocalisse, la parola per satana è tradotta come "drago".

Così, satana apparve ad Eva come il serpente-drago che è - una bestia demoniaca non mascherata, brutta, oscura e malvagia. satana è il diavolo.

Nello scambio tra Eva e Satana, si sa che Eva cercò di difendere prima Dio e i suoi comandamenti.  Ma, poiché i due comandamenti sono stati dati solo ad Adamo e non direttamente ad Eva, lei si confonde nelle sue risposte a Satana.

Inoltre, nel momento in cui Eva ha parlato a Satana, sappiamo che Adamo è ora al suo fianco nel giardino.  Questo è noto perché il tempo plurale di "voi" è ora impiegato da Satana quando si rivolge a Eva e Adamo nella sua prossima dichiarazione: "Voi certamente non morirete!  No, Dio sa bene che nel momento in cui ne mangerete i vostri occhi si apriranno e sarete come dei che sanno cosa è bene e cosa è male".

Si sa anche che quando Satana dice le parole: "Certamente non morirete", sta mentendo loro.  In primo luogo, egli sa che mentre essi possono non morire immediatamente una morte "fisica", le loro anime saranno certamente morte a Dio e alla Sua grazia vivente, lo Spirito Santo.

In secondo luogo, quando Satana dice le parole: "Voi certamente non morirete", sta anche lanciando una velata minaccia ad Adamo ed Eva.  Con le sue parole, Satana sta implicando che se non mangiano dall'Albero della Conoscenza, li ucciderà.

Quindi, in quel momento, Adamo aveva una scelta.  Ad Adamo fu detto direttamente da Dio di "tenere" il giardino libero da intrusi.  Ma, in quel momento, con Satana in piedi davanti a lui nella sua forma non mascherata di dragonserpente, Adamo non era disposto a sacrificare la sua vita per la sua sposa, Eva, e tutta la loro posterità.  Adamo temeva di morire, anche se c'era un Albero della Vita nel giardino ed era disponibile per lui, e avrebbe potuto pregare Dio per un aiuto.

Sia Adamo che Eva hanno peccato prima nel pensiero.  Adamo peccò in amore perché temeva per la sua vita.  Eva peccò nell'amore prima con l'impurità del pensiero, essendo attratta da ciò che il frutto poteva offrirle.  Ella dubitò e mancò di fiducia nella Parola di Dio.

Poi, Adamo ed Eva peccarono con le loro azioni.  Adamo non riuscì a seguire il primo comandamento emanato da Dio.  Adamo peccò con un "peccato di omissione", proprio nel momento in cui Eva mangiò il frutto, perché non riuscì ad amare Dio e la sua sposa più di se stesso.  La sua inazione fu una decisione contro Dio.  Ha fallito nell'amore. Allo stesso modo, Eva fallì con la sua azione di non seguire il secondo comandamento emanato da Dio mangiando il frutto dell'albero della conoscenza.  Così, mentre inizialmente cercò di difendersi nel giardino, alla fine cedette alle tentazioni del diavolo.

Così, alla fine, non aveva molta importanza se Adamo mangiò il frutto dell'Albero della Conoscenza.  Il grande peccato di Adamo era già compiuto quando Eva mangiò per la prima volta il frutto.  Il peccato e la morte entrarono nel mondo in quel preciso momento attraverso entrambi.  Così, quando Adamo mangiò il frutto dopo, fu puramente per motivi egoistici, cioè per ricevere la conoscenza che Eva avrebbe potuto ottenere mangiandolo.

Così, per redimere tutta l'umanità dal peccato originale e dalla morte, Dio scelse di incarnarsi come uomo in Gesù Cristo, attraverso il grembo immacolato della Beata Vergine Maria.

È così che Gesù Cristo vince i peccati dell'umanità e la morte:

Poiché Gesù Cristo era sia Uomo che Dio Figlio, Egli poté offrire Se stesso come Offerta e Sacrificio Perfetto a Dio Padre, riscattando tutte le anime dalle tenebre e dal maligno.   

Egli stesso, Gesù portò su di sé tutto il salario e gli effetti del peccato - la morte - per tutta l'umanità.  Così, per tutti quei figli di Adamo che avrebbero creduto volentieri nella Sua Misericordia e nel Suo Amore, Gesù sarebbe stata la loro Offerta davanti a Dio Padre, sostituendo la Sua Sofferenza, che è un Sacrificio Eterno, al posto di quella che sarebbe stata la loro sofferenza eterna all'inferno.

Gesù amerebbe, al posto di Adamo che ha fallito nell'amore, la sua sposa e tutta la sua posterità.

Così, mentre Adamo temeva la morte e non riuscì a pregare Dio nel Giardino dell'Eden, nella notte in cui doveva essere tradito, Gesù pregò Dio Suo Padre e abbracciò la Volontà di Dio per ciò che doveva avvenire nel Giardino del Getsemani.  Gesù andò volentieri alla Sua Morte sulla Croce per la Sua Sposa, la Chiesa, e la Sposa dello Spirito Santo, la Beata Vergine Maria.

Gesù, il "frutto" del grembo della Beata Vergine Maria, diventa il "frutto" appeso alla Croce, il nuovo Albero della Vita.

Allo stesso modo, la Beata Madre supera i peccati di Eva.  Maria rimase pura e immacolata in ogni cosa, sia nel pensiero che nell'azione, durante tutta la sua vita.

Gesù e Maria hanno entrambi adempiuto perfettamente tutti i comandamenti di Dio.  I loro cuori si unirono misticamente per sempre all'Annunciazione, mentre Gesù soffriva fisicamente, mentalmente e spiritualmente la Passione e la Crocifissione, Maria si unì misticamente alle sofferenze di Suo Figlio, partecipando a tutti i Suoi Dolori come a Sé stessa per il bene dell'umanità.

Per i meriti delle preghiere di Maria, Gesù fu in grado di portare la Croce sul sentiero del Calvario e sopportare la sofferenza e la morte della Crocifissione sul Golgota, che significa "cranio" ed è tradizionalmente conosciuto come il luogo dove furono sepolte le ossa di Adamo.  Con la sua sola fede, Maria mantenne anche viva la speranza nel mondo alla sua morte, perché mentre gli altri apostoli abbandonarono suo figlio, lei sola credette per l'umanità che egli sarebbe risorto nella risurrezione.

Così, attraverso le preghiere d'amore di Maria per la Redenzione di tutta l'umanità da realizzare attraverso il Suo Divino Figlio, Gesù, Dio fu in grado di agire nella Sua Misericordia nel mondo.  Il continuo "Fiat" di Maria fu la Luce della Speranza nel mondo così oscurato dalla caduta di Adamo ed Eva.

Veramente allora, e giustamente, Gesù Cristo è il Nuovo Adamo e la Beata Vergine Maria è la Nuova Eva. Come figli caduti di Adamo ed Eva, la loro carne e il loro sangue scorrono nei nostri corpi.  Così, tutti noi ereditiamo il peccato originale - il nostro stato decaduto - nel concepimento e la tendenza al peccato dai nostri primi genitori. Tuttavia, Gesù e la Sua Beata Madre, Maria, sono i genitori "spirituali" di tutti i figli della Luce adottati da Dio Padre.  Data all'umanità ai piedi della Croce, la Beata Madre è davvero la Madre di tutti i figli di Dio Padre.  Inoltre, dalla Fonte del Cuore di Suo Figlio sulla Croce, il Suo Preziosissimo Sangue e l'Acqua Viva sgorgano per coprire tutti noi.

Nel Sacramento del Battesimo, possiamo nascere di nuovo con l'Acqua Viva dello Spirito Santo che pulisce ognuno di noi dalla macchia del peccato originale.  Attraverso il Sacramento della Confessione, il Preziosissimo Sangue di Gesù continua a redimerci dai nostri peccati, che è la morte dell'anima, e ci rafforza contro la nostra tendenza al peccato nel nostro cammino quotidiano di vita.

Inoltre, attraverso la Santa Eucaristia, il Preziosissimo Corpo e Sangue di Nostro Signore, Gesù Cristo, e, in un certo senso, di Nostra Signora, la Beata Vergine Maria, scorre nei nostri corpi, restituendoci alla nuova vita in Dio. 

È attraverso la frequente ricezione della Santa Eucaristia che diventiamo più "simili a Cristo", poiché riceviamo il Suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità nelle nostre anime, resi sempre più simili alla Sua immagine amorosa di figli di Dio.  Attraverso la Santa Eucaristia, siamo anche rafforzati nel nostro amore per Dio sopra ogni cosa e per il prossimo come se stessi.

Infine, si sa che nel Libro dell'Apocalisse, alla fine dei tempi, siamo invitati alla Grande Resurrezione e alla tavola del banchetto del Signore nella Sua Grande Festa di Nozze, tra Lui e la Sua Sposa, la Chiesa.  Questa è la Buona Novella (Vangelo) di Gesù Cristo.  La Nuova Gerusalemme, l'unità tra il Cielo e la terra, avverrà attraverso il pieno riconoscimento dei Cuori Uniti di Gesù e Maria in tutti i cuori dell'umanità.  Infatti, in quel momento, tutti i cuori saranno resi uniti in Dio e nel Suo Vero Amore.