giovedì 20 agosto 2020

EPISTOLA ENCICLICA SULLA DEVOZIONE DEL SANTO ROSARIO. Papa Leone XIII



Papa Leone XIII

 Venerabili Fratelli: Salute e Benedizione Apostolica.

IL supremo apostolato che ci è affidato e le difficili circostanze che stiamo attraversando. Ci avvertono in ogni momento o ci esortano imperativamente a vegliare sull'integrità della Chiesa con tutta la maggiore cura, maggiori sono le calamità che la affliggono.
Per questo motivo, mentre ci adoperiamo al massimo per difendere i diritti della Chiesa con ogni mezzo e per prevenire e respingere i pericoli che la minacciano e la assalgono, impieghiamo la massima diligenza nell'implorare l'assistenza dell'aiuto divino, con il cui unico aiuto le nostre cure e cure possono avere successo.
E crediamo che nulla possa condurre più efficacemente a questo fine che renderci propizi attraverso la pratica della religione e della pietà alla grande Madre di Dio, la Vergine Mana, che è quella che può portarci la pace e dispensare la grazia, posta com'è da il suo Divin Figlio al culmine della gloria e del potere, per aiutare con il sollievo della sua protezione agli uomini che tra fatica e pericolo si stanno dirigendo verso la Città Eterna.
Per questo, e in prossimità della solenne ricorrenza che richiama gli innumerevoli e numerosi benefici che la devozione del Santo Rosario di Maria viene riportata al popolo cristiano, vogliamo che questa devozione sia oggetto di particolare attenzione nel mondo cattolico nell'anno in corso. che per intercessione della Vergine Madre otteniamo dal suo Divin Figlio un fortunato sollievo e la fine dei nostri mali.
Per lo stesso motivo abbiamo pensato, Venerabili Fratelli, di indirizzarvi queste lettere, affinché, conoscendo il Nostro scopo, possiate esaltare con la vostra autorità e con il vostro zelo la pietà dei popoli affinché la adempiano scrupolosamente.
In tempi critici e angoscianti è sempre stata la cura primaria e solenne dei cattolici rifugiarsi sotto l'egida di Maria e rifugiarsi nella sua bontà materna; Ciò dimostra che la Chiesa cattolica ha sempre e giustamente riposto tutta la sua fiducia nella Madre di Dio. Infatti, la Vergine, libera dalla macchia originale, scelta per essere la Madre di Dio e associata all'opera di salvezza del genere umano, gode di un favore presso suo Figlio e gode di un potere così grande come mai prima d'ora. né gli uomini né gli angeli hanno potuto e non potranno ottenerlo. Pertanto, poiché è estremamente dolce e piacevole per loro concedere il loro aiuto e assistenza a tutti coloro che lo chiedono, c'è da aspettarsi certamente che accoglieranno calorosamente le preghiere che la Chiesa universale rivolge loro.
Ma questa pietà, così grande e così piena di fiducia nella Regina del Cielo, non ha mai brillato più brillantemente di quando la violenza degli errori, lo straripamento dei costumi o gli attacchi di potenti avversari sembravano mettere in pericolo la Chiesa di Dio.
La storia, antica e moderna, e le celebrazioni più memorabili della Chiesa rievocano le preghiere pubbliche e private rivolte alla Beata Vergine, nonché gli aiuti da Lei concessi; e anche in molte circostanze la pace e la tranquillità pubblica, ottenute per sua intercessione. Da qui quegli eccellenti titoli di Aiutante, Benefattore e Consolatore dei cristiani; Regina degli eserciti e Dispenser di Vitoria e della pace, con la quale è stata accolta.
Tra tutti i titoli , è particolarmente  degno di nota quello del Santissimo Rosario, con il quale sono stati perennemente consacrati gli illustri benefici che gli deve il cristianesimo.
Nessuno di voi ignora, Venerabili Fratelli, quanti guai e amarezze causarono alla Santa Chiesa di Dio alla fine del XII secolo gli eretici albigesi, i quali, nati dalla setta degli ultimi manichei, riempirono il sud della Francia con i loro perniciosi errori, e tutti gli altri paesi del mondo latino, portando ovunque il terrore delle loro armi, diffondono ovunque il loro dominio con lo sterminio e la morte.
Contro tali terribili nemici, Dio ha suscitato nella sua misericordia il famoso Padre e fondatore dell'Ordine Domenicano.
Questo eroe, grande per l'integrità della sua dottrina, per l'esempio delle sue virtù e per il suo lavoro apostolico, si sforzò di combattere i nemici della Chiesa cattolica, non con la forza o le armi,  ma con la fede più solida. nella devozione del Santo Rosario, che era stato il primo a diffondersi e che i suoi figli avevano condotto ai quattro angoli del mondo, aveva previsto, in effetti, per ispirazione divina, che tale devozione avrebbe messo in fuga i nemici, come una potente macchina da guerra, e confuso la loro audacia e la sua folle empietà. Ciò era giustificato dai fatti. Grazie a questo modo di pregare, accettato, regolarizzato e messo in pratica dall'Ordine di Santo Domingo, la pietà, la fede e l'armonia hanno cominciato a mettere radici, e i progetti e gli artifici degli eretici sono stati distrutti; molti perduti tornarono sulla retta via e la furia dei malvagi fu frenata dalle armi cattoliche impugnate per resistere.
Battaglia di Lepanto

L'efficacia e la potenza di quella preghiera furono sperimentate nel XVI secolo, quando gli innumerevoli eserciti dei turchi erano alla vigilia dell'imposizione del giogo della superstizione e della barbarie a quasi tutta l'Europa. Per questo il Sommo Pontefice Pio V, dopo aver ravvivato in tutti i Principi cristiani il sentimento di comune difesa, cercò nella misura in cui era in suo potere di rendere i cristiani propizi all'Onnipotente Madre di Dio e di attirare su di loro il suo aiuto. invocandola attraverso il Santo Rosario. Questo nobile esempio che a quei tempi era offerto alla terra e al cielo, unì tutte le menti e persuase tutti i cuori; in modo che i fedeli cristiani decidano di versare il loro sangue e sacrificare la loro vita per salvare la religione e il paese,
Per questo lo stesso Santo Pontefice, in segno di gratitudine per un così illustre beneficio, volle che il ricordo di quel memorabile combattimento fosse consacrato con una festa in onore di María de las Victorias, e poi Gregorio XIII  sanzionò detta festa col nome di Santo Rosario. .
Allo stesso modo, nel secolo scorso, sono state ottenute importanti vittorie sui turchi a Temesvar, in Ungheria e Corfù, ottenute nei giorni consacrati alla Beata Vergine e dopo la fine delle preghiere pubbliche del Santo Rosario. Ciò spinse il nostro predecessore Clemente XI a decretare  per la Chiesa universale la festa del Santissimo Rosario.
Quindi, una volta che è stato dimostrato che questa formula di preghiera è gradita alla Beata Vergine e così appropriata per la difesa della Chiesa e del popolo cristiano, da attirare ogni tipo di benefici pubblici e privati, non sorprende che molti di I nostri predecessori si sono dedicati a promuoverlo e raccomandarlo con elogi speciali.
Urbano IV ha assicurato che il Rosario portava ogni giorno vantaggi al popolo cristiano; Sisto V ha detto che questo modo di pregare cede al maggior onore e gloria di Dio, e che è molto conveniente per allontanare i pericoli che minacciano il mondo;  Leone X dichiarò di essere stato istituito contro gli eresiarchi e le eresie perniciose, e Giulio III lo definì la lode della Chiesa. San Pio V ha detto anche del Rosario: “che con la propagazione di queste preghiere i fedeli hanno cominciato ad eccitarsi nella preghiera e sono diventati uomini diversi da quello che erano; che le tenebre dell'eresia furono dissipate e che la luce della fede risplendette nel suo splendore ”.  Infine, Gregorio XIII ha dichiarato: "Quel San Domenico aveva istituito il Rosario per placare l'ira di Dio e implorare l'intercessione della beata Vergine Maria".
Ispirati da questo pensiero e dagli esempi dei Nostri predecessori, abbiamo ritenuto opportuno stabilire solenni preghiere, innalzandole alla Beata Vergine nel suo Santo Rosario, per ottenere da Gesù Cristo uguale aiuto contro i pericoli che ci minacciano. Vedete, Venerabili Fratelli, le difficili prove a cui la Chiesa è sottoposta ogni giorno; La pietà cristiana, la morale pubblica, la fede stessa, che è il bene supremo e il principio di tutte le virtù, sono tutte minacciate ogni giorno dai pericoli maggiori.
Non solo sai quanto sia difficile questa situazione e quanto ne soffriamo, ma la tua pietà ti fa anche provare la nostra amarezza; perché è molto doloroso e deplorevole vedere così tante anime salvate da Gesù Cristo, strappate alla salvezza dal turbine di un secolo perduto e precipitate nell'abisso e nella morte eterna.
Nel nostro tempo abbiamo bisogno dell'aiuto divino tanto quanto nel tempo in cui la grande domenica innalzò il vessillo del Rosario di Maria, per curare i mali del suo tempo. Quel grande Santo, illuminato dalla luce celeste, intravide chiaramente che, per guarire il suo secolo, nessun rimedio poteva essere efficace quanto attirare gli uomini a Gesù Cristo, che è la via, la verità e la vita, spingendoli a rivolgersi a la Vergine, alla quale è concesso il potere di distruggere tutte le eresie.
La formula del Santo Rosario è stata composta in modo tale da San Domenico, che in essa i misteri della nostra salvezza concordano per il loro ordine successivo, e in questa materia la meditazione si mescola e si intreccia con il Saluto Angelico una preghiera eiaculatoria a Dio, Padre di Nostro Signore Gesù Cristo.  Noi, che cerchiamo un rimedio per mali simili, abbiamo il diritto di credere che, vedendo la stessa preghiera che è servita a Santo Domingo per fare tanto bene, possiamo anche vedere scomparire le calamità che affliggono il nostro tempo.
Per questo motivo non solo eccitiamo vivamente »tutti i cristiani a dedicarsi pubblicamente o privatamente e insegnare alle loro famiglie a recitare il Santo Rosario ea perseverare in questo santo esercizio, ma vogliamo anche che il mese di ottobre di quest'anno sia interamente consacrato al Regina del Rosario
Con la presente decretiamo e ordiniamo che in tutto il mondo cattolico la festa del Rosario sia celebrata solennemente nell'anno in corso con splendore e sfarzo, e che dal primo giorno del prossimo ottobre fino al secondo giorno del successivo novembre, almeno cinque dozzine del Rosario si recitino in tutte le Chiese curiali e, se quelle ordinarie lo riterranno opportuno, in altre Chiese e cappelle dedicate alla Beata Vergine, aggiungendo le litanie lauretane. Auguriamo anche che le persone partecipino a questo pio esercizio, e che in esse si celebri il santo sacrificio della Messa, oppure il Santissimo Sacramento sia esposto all'adorazione dei fedeli, e con esso si impartisca la benedizione.
E dove a causa delle circostanze ciò non è possibile, cerca di sostituire i templi con la massima frequenza e con l'aumento delle virtù cristiane.
Nella grazia di coloro che praticano ciò che è disposto, e per incoraggiare tutti, apriamo i tesori della Chiesa, e tutti coloro che assistono alla recita pubblica del Rosario e delle Litanie nel tempo sopra indicato, e pregano secondo la nostra intenzione, ne concediamo sette alti e sette quarantene di indulgenze ogni volta. E vogliamo che coloro che, legittimamente impediti di fare tali preghiere in pubblico, le facciano in privato, godano della stessa grazia.
E a coloro che, al tempo prescritto, praticano almeno dieci volte in pubblico, o di nascosto se pubblicamente per giusta causa, non possono avvicinarsi alla Santa Comunione le preghiere indicate, e debitamente purificate le anime, li lasciamo liberi da tutto. espiazione e di tutte le pene sotto forma di indulgenza plenaria.
Concediamo anche la piena remissione dei loro peccati a coloro che, o il giorno della festa del Santissimo Rosario, o negli otto giorni successivi, purificando le loro anime mediante la confessione, si avvicinano alla Mensa Sacra e pregano in un tempio, come la nostra intenzione, a Dio e alla Beata Vergine, per i bisogni della Chiesa.
Agite allora, venerabili fratelli! Quanto più ti interessa onorare Maria e salvare la società umana, tanto più devi dedicarti a incoraggiare la pietà dei fedeli verso la Beata Vergine, accrescendo la loro fiducia in lei.
Ci consideriamo parte dei piani provvidenziali affinché in questi tempi di prova per la Chiesa il culto della Beata Vergine fiorisca più che mai nella stragrande maggioranza del popolo cristiano.
Possa Dio che, esaltate dalle nostre esortazioni e infiammate dai tuoi appelli, le nazioni cristiane cerchino, con crescente fervore, la protezione di Maria:  che si abituino sempre più a recitare il Rosario,  a quel culto di cui avevano l'abitudine i nostri antenati pratica, non solo come rimedio sempre presente per i loro mali, ma come ornamento della celeste pietà cristiana Il patrono della razza umana ascolterà audaci preghiere
ed egli concederà facilmente ai buoni il favore di vedere aumentare le loro virtù, e ai ribelli il favore di ritornare al bene e di ritornare sulla via della salvezza. Otterrà che il Dio vendicatore dei delitti, incline alla clemenza e alla misericordia, restituisca al mondo cristiano e alla società, dopo aver deviato d'ora in poi ogni pericolo, la tanto desiderabile calma.
Incoraggiati da questa speranza, supplichiamo Dio per l'intercessione di Colei nella quale ha posto la pienezza di ogni bene, e la preghiamo con tutte le nostre forze, di elargire abbondantemente a voi, Venerabili Fratelli, i suoi celesti favori. E come pegno della nostra benevolenza,
Con tutto il cuore diamo a voi, al vostro clero e ai popoli affidati alle vostre cure la Benedizione Apostolica.

Dato presso San Pietro a Roma, il 1 settembre 1883, anno sesto del Nostro Pontificato.

ut fideles inveniatur

L'ora decisiva sta arrivando



Regina del Rosario e della Pace a Edson Glauber  - 15 agosto 2020


Pace, miei amati figli, pace!
Figli miei, gioite con la vostra Madre Immacolata, elevata al cielo in corpo e anima. La mia glorificazione nei cieli è l'anticipazione della gloria di ciascuno di voi e di tutti coloro che sono fedeli al Signore fino alla fine e che vivono in questo mondo, dedicandosi alla gloria del suo regno d'amore e compiendo il suo Divino Volere.
La mia immacolata e gloriosa presenza nel mondo è il grande segno dell'amore di Dio per te. Non temere le prove e le sofferenze che dovrai sopportare per amore di mio Figlio. Sarai in grado di sopportare tutto con amore e fede. Il mio Divin Figlio vi ha già concesso le grazie in anticipo quando sono venuto dal cielo per benedirvi nelle mie apparizioni avvenute tra voi in tutti questi anni passati, quando vi ho concesso tante benedizioni e grazie dal cielo.

Beati coloro che hanno creduto senza aver visto e che hanno accolto queste benedizioni e grazie con la poca fede e l'amore dei loro cuori. Non saranno delusi o abbandonati dal Signore nei momenti di difficoltà, perché non hanno abbandonato il Signore, né me, la loro Madre Celeste, nei momenti di dolore, prove e attacchi contro la mia opera d'amore. Ma guai ai miscredenti, guai a coloro che hanno perso la fede e sono stati ingrati, rigettando, perseguitando e distruggendo le sante opere di Dio con le loro parole e il loro cattivo esempio. Un giorno saranno davanti al Signore faccia a faccia, e quel giorno sarà terribile.

Ricordate, figli miei: molti sono chiamati, ma pochi sono scelti, perché molti non credono e non hanno fede nel loro cuore. Le mie parole dette qui si adempiranno, e quando saranno compiute molti miscredenti piangeranno amaramente per il tempo perduto e chiederanno perdono e misericordia quando vedranno che molti credenti saranno portati via [1]Poiché i messaggi di Edson (per non parlare di quelli di tutti i veggenti autentici che parlano dei tempi imminenti) si riferiscono ripetutamente ai fedeli sulla terra che sopportano i castighi imminenti, questo messaggio chiaramente non dovrebbe essere preso come un riferimento alla comprensione comune di "The Rapture , "Un insegnamento prevalente in alcuni circoli evangelici in cui, prima che inizino le tribolazioni, tutti i" veri credenti "nel mondo vengono miracolosamente e istantaneamente portati in cielo, solo per essere riportati sulla terra una volta che i tempi della prova sono finiti. di unirsi al Signore davanti ai loro occhi, e questi miscredenti rimarranno nel mondo per essere puniti dal grande castigo che verrà su di loro, scendendo violentemente dal cielo per punire i peccatori. Pregate, pregate, pregate, perché l'ora decisiva sta arrivando.

Vi benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Amen!

FUGGITA DA SATANA



MICHELA


La mia lotta per scappare dall'Inferno



Una sfida con Dio

Di questioni religiose continuavo a occuparmene ben poco. Qualche volta mi era capitato di conoscere qualcuno che faceva parte di un gruppo ecclesiale e che mi aveva invitato a uno dei loro incontri. Avevo però trovato noiose tutte quelle riflessioni che facevano su Gesù Cristo e su come ci si dovesse comportare per vivere secondo il Vangelo. Gli dicevo: «Voi parlate una lingua che non conosco, perché la mia è la lingua del lavorare e dei soldi. Incontrarsi per leggere e discutere cose spirituali è una perdita di tempo, e io non ho tempo da sprecare in questo modo». Non faceva proprio per me, anche se ogni tanto sentivo nel cuore qualche interrogativo sul senso dell'esistenza. Ma poi con il sesso, la droga e l'alcol tacitavo ogni questione.

Nel 1991 ero stata assunta come chef nella cucina di un grande albergo in Liguria. Avevo fatto amicizia con un giovane che veniva a consegnare la carne e incominciai a frequentarlo. Ero convinta che sarebbe stato un ulteriore numero nella mia collezione di uomini, un'altra delle solite esperienze di stagione. Certo, avevo visto la corona del Rosario appesa allo specchietto retrovisore dell'automobile. Più di tanto, però, non ci avevo fatto caso. Dopo due o tre sere che uscivamo insieme, non eravamo ancora finiti a letto. Così gli dissi a bruciapelo: «Luca, ma che aspetti, che ti salto addosso io?». E lui mi spiegò che aveva avuto una vita difficile, ma che da qualche anno si era convertito e che perciò non avremmo avuto rapporti sessuali se non dopo il matrimonio.

Con il passare del tempo scoprii che mi stavo davvero innamorando di lui. Imparavo a guardarlo negli occhi, ad accarezzargli le mani, a comprenderne le emozioni. Con lui tutto diventava un reciproco dono: parlare del nostro lavoro, condividere le cose che ci erano accadute durante la giornata, sognare il futuro insieme. Per la prima volta, quando cambiai città continuai a restare fidanzata con lui, anche se non riuscivamo più a vederci molto spesso.

Una sera però lo vidi più serio del solito. Mi disse che doveva mettermi al corrente di una cosa molto grave: un paio d'anni prima aveva avuto un incidente stradale e nelle trasfusioni gli avevano dato sangue infetto. Le ultime analisi avevano confermato che era diventato sieropositivo. La notizia mi turbò moltissimo. Erano tempi in cui ancora non se ne sapeva granché. Non me la sentii di continuare il nostro rapporto, anche perché avevo il sospetto che all'origine del contagio potesse invece esserci una storia di tossicodipendenza che risaliva ad alcuni anni addietro.

Restai però legata a lui e, quando fu ricoverato in ospedale, andavo spesso a trovarlo. Un giorno mi disse che aveva un grande desiderio: quello di sposarmi. Io lo vedevo peggiorare costantemente. Insieme con il peso (alla fine arrivò a soli 31 chili), si vedeva di settimana in settimana che diminuiva sempre più il tempo della vita: ormai era entrato in Aids conclamato. Fra molte indecisioni, decisi di assecondare il suo desiderio, anche se non avremmo mai potuto vivere insieme il nostro matrimonio.

Nel frattempo avevo un'immensa rabbia dentro e litigavo con i suoi amici cattolici che mi parlavano della tenerezza del Creatore, del suo piano di salvezza per noi, di suo Figlio Gesù che era morto in croce... «Dov'è il vostro Dio?» li provocavo. «Il vostro Dio non mi ha fatto crescere in una vera famiglia, il vostro Dio mi sta togliendo Luca. Dove dovrei riconoscere la sua bontà, quella paternità di cui mi andate parlando?». Più cercavano di convincermi dell'Amore di Dio, più io mi arrabbiavo e bestemmiavo.

A metà settembre avevamo stabilito una data in cui sarebbe venuto in ospedale il sacerdote per celebrare il nostro matrimonio. Mancavano quattro giorni a quel- l'appuntamento, quando mi recai a fare un concorso per entrare in una grande struttura di ristorazione dove avrei dovuto lavorare soltanto sei ore al giorno per sei giorni alla settimana, in modo da avere più tempo per stargli accanto e accudirlo. Alla sera, quando tornai al suo capezzale, scoprii che era morto.

I funerali vennero celebrati dalla sua comunità come se fossero una festa, con canti gioiosi che io non riuscivo a sopportare. Il mio cuore era completamente intriso di odio. Al termine della cerimonia mi sono messa a camminare lungo la spiaggia di questa città di mare, spossata per il peso del mio dolore immenso. Ho guardato verso il cielo e ho lanciato il mio grido di sfida: 

«Dio, Se tu esisti io ti distruggo, ma se tu non esisti passerò la la vita a dire al mondo che tu non esisti». In quell'attimo è cominciata la mia vera guerra.

IL SEGNO DELLA CROCE



Opera della Divina Sapienza per gli Eletti degli ultimi tempi.


Apparirà chiara una scritta, tutti la vedranno: PAX”, Pace, Pace grande. Pace universale; esulti la terra, frema il mare perché il grande Giorno è ormai arrivato.... (27-03-1999)

 Vedete il giorno sorgere, il giorno tramontare, la luce splendere per poi lasciare il posto alla notte.
Cosi sarà fino a quando un giorno, all’improvviso ci sarà un cambiamento, ci sarà un cambiamento improvviso; gli uomini diranno: “oh!” stupiti, meravigliati sorpresi!
Accadrà qualcosa di speciale, di molto speciale: un segno, un segno grandioso nel Cielo!
Amati, allora, allora tutto si compirà, non ci sarà più tempo ormai per porre rimedio agli errori, ne per recuperare il tempo passato!
Eletti, amici cari, una grande Croce comparirà nel Cielo in un tempo non lontano, ma sarà tardi per coloro che non l’hanno adorata nel loro cuore pur avendola ogni giorno davanti agli occhi. (Gesù 24-12-98)
E” già stato fissato un giorno, un giorno grande ed unico, un giorno che comincia come uno qualunque, invece sarà completamente diverso....
Una grande Croce comparirà nel Cielo in un giorno assai vicino...(10-10-98)
La farò comparire (la croce) davanti agli occhi di tutti, ognuno la vedrà, vedendola capirà quello che fino ad allora compreso non aveva...
Gesù toglierà la nebbia (agli uomini) e li costringerà ad alzare il capo: tutti vedranno (la croce), figli cari, tutti vedranno e comprenderanno ciò che sta accadendo. Questo processo sarà rapidissimo; chi ha compreso deve dare la sua risposta, chi ha compreso non ha più tempo per indugiare; dopo la risposta generale, ci sarà l’atto conclusivo, anch’esso rapidissimo.... I Miei Messaggi d’Amore devono essere colti in tempo; quando la grande croce che gli uomini non hanno voluto innalzare nel loro cuore, quando la grande croce comparirà nel Cielo per Mia Volontà, allora, allora. Mia Diletta, ci sarà sulla terra grande angoscia, grande dolore per non aver colto in tempo il grande Messaggio. Le genti soffriranno quanto mai nel passato, ed ogni attimo sembrerà un’eternità! (31-01-1998)
 Una grande Croce comparirà nel Cielo in un tempo non lontano, ma sarà tardi per coloro che non l’hanno adorata nel loro cuore pur avendola ogni giorno davanti agli occhi...(24-12-98)
Vi dico, uomini di questo tempo: siate saggi e non stolti, cogliete l’attimo della Misericordia e vivrete; non attendete quello della Giustizia perché perirete tutti... Amata, ho chiamato, ho chiamato più volte, ora però non chiamerò più, ora non ripeterò più il Mio Invito; ripeti a tutti che quando nel Cielo apparirà un grande segno, quello visibile a tutti gli abitanti della terra, allora, allora, sarà troppo tardi!
Sposa cara, dillo e ripetilo, non stancarti di dirlo e ripeterlo: “Quando verrà il segno grandioso in Cielo, quando esso dominerà il Cielo da un capo all’altro della terra, allora sarà troppo tardi per pentirsi e fare penitenza.”...(02-03-1999)
Dovete capire e capire subito; allorché il grande segno comparirà nel Cielo, vi dico che non ci sarà più tempo, vi dico che allora soffrirà molto chi non ha voluto fare la scelta giusta, chi ha atteso troppo per decidere; vi dico che il tempo è giunto, il tempo è questo che state vivendo, non dovete aspettarne altro(03-03-1999)
Se gli uomini di questa generazione non adoreranno la Croce, Io, Io, Gesù, La farò comparire nel Cielo. Immensa, visibile da tutti gli angoli della terra: La farò comparire, ma non ci sarà più tempo: sarà la fine...(05-03-1999)

LA RIVOLUZIONE FRANCESE



LETTERA APERTA AL PRESIDENTE SERGIO MATTARELLA

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«Per dimostrare che i governi cristiani dell’Europa sono a noi sottomessi, noi faremo vedere a uno qualunque di essi la nostra forza (...) col regno del terrore». (Protocollo VII dei Savi di Sion) 

Adam Weishaupt, designato da A.M. Rothscild nel 1776, capo dell’Ordine degli Illuminati di Baviera scrisse: «La grande arte di rendere infallibile una rivoluzione (...) è quella di “illuminare” i popoli. “Illuminarli” significa condurre l’opinione pubblica a desiderare quei cambiamenti che sono l’oggetto della rivoluzione premeditata. (...). (Allo scoppio della rivoluzione), legate le mani a tutti coloro che resistono (...) e distruggete tutto il resto degli uomini che non avrete potuto convincere»1 . Non erano trascorsi 6 anni dalla fondazione dell’Ordine degli Illuminati di Baviera che già, nel 1782, l’abilità del Barone Knigge, n° 2 dell’Ordine dopo Weishaupt, riusciva a dominare il Congresso massonico di Wilhelmsbad, indetto dal Supremo Grande Maestro, Duca di Brunswick. Questo Congresso, rappresentato, in massima parte dalle Logge di Francia e Germania, riuniva i rappresentanti massonici di tutto l’impero britannico, degli Stati Uniti, di tutte le nazioni dell’Europa continentale, dell’impero turco e di tutti i territori coloniali di Francia, Spagna, Portogallo e Olanda. Di questo Congresso, lo storico Nesta Webster scrisse: “Ciò che avvenne in questo terribile Congresso non sarà conosciuto dal mondo esterno (...). Gli storici non hanno dato a questo Congresso l’importanza che ha avuto per la conseguente storia del mondo”2. Il massone martinista conte François-Henri de Virieu testimoniò: “(I segreti del Congresso di Wilhelmsbad) non ve li rivelerò. Posso solo dirvi che tutto ciò è molto più serio di quanto pensiate. La cospirazione è stata preparata in modo tale che sarà per così dire impossibile alla Monarchia e alla Chiesa poterla evitare e superare”3. Il francese Gaston Martin, 31° grado del Rito Scozzese, riconosce: «La Massoneria (…) è stata la vera creatrice di questo caposaldo (Rivoluzione francese), non dei princìpi, ma della prassi rivoluzionaria»4.

Alla Camera dei Deputati, il 1° luglio 1904, il marchese Di Rosambo affermò: “Noi siamo dunque perfettamente d’accordo su questo punto che la Massoneria è stata la sola autrice della Rivoluzione francese …”5. In una circolare della Massoneria si legge: «La Massoneria che preparò la Rivoluzione del 1789 ha il dovere di continuare l’opera sua»6. «Il duca d’Orleans, Filippo-Egalité, già Grande Maestro del Corpo Scozzese, nel 1772, divenne anche Grand’Oriente. I suoi congiurati gli condussero la Madre-Loggia inglese di Francia e due anni dopo, le logge di adozione. L’anno seguente, il Grande Capitolo Generale di Francia si univa al Grand’Oriente e, nel 1781, si concluse una convenzione solenne tra il Grand’Oriente e la Madre Loggia di Rito Scozzese»7. Giova ricordare che non solo Massimiliano Robespierre8, ma quasi tutti i capi della Rivoluzione francese erano massoni e membri della sètta degli Illuminati di Baviera: il duca di Orleans, il Necker, La Fayette, Barnave, il duca di Rochefoucault, Mirabeau, Payne, Fauchet9, Clootz e Talleyrand10; praticamente lo “Stato Maggiore” della Rivoluzione! Dopo la spogliazione del Clero e l’abolizione delle decime, l’Assemblea Costituente francese deliberò l’annullamento di ogni voto monastico, poi venne la Costituzione Civile del Clero che fece nascere la “Chiesa costituzionale”. Il 27 dicembre 1790, l’Assemblea Costituente ottenne la sanzione per il “Giuramento del Clero”, ma i trecento ecclesiastici dell’Assemblea rifiutarono in blocco il giuramento dell’apostasia! Il Papa, con il primo “Breve” del marzo 1791, affermò che la Costituzione Civile del Clero era un caos di scisma e di eresie e, col secondo “Breve” del mese successivo, invalidò i nuovi vescovadi e i nuovi pastori! «Allora, i legislatori ordinarono agli ufficiali municipali di interpellare, ovunque, Vescovi, curati ed ecclesiastici affinché avessero a prestare questo giuramento sotto pena di deposizione. I giorni stabiliti per il giuramento furono i giorni del terrore! Al tempo stabilito, i magistrati, veri despoti, scortati da uomini armati di baionette e di picche, si portavano nelle Chiese e, circondato il ministro dell’altare, gli ordinavano il giuramento o la deposizione. Queste parole, però, significavano il giuramento o la morte!

Ogni Pastore era ridotto a non comparire più in pubblico e, spesso, a prender la fuga. Sin d’allora, molti curati perseguitati fuggirono, persino nelle foreste. Si diede loro la caccia come bestie selvagge. Alcuni, in Bretagna, dopo aver errato per giorni e giorni, coperti delle loro ferite, caddero nei boschi, spossati. Ma i loro assassini non cessavano di perseguitarli, se non dopo aver trovato i loro cadaveri tra le boscaglie, mezzo divorati dalle bestie feroci! Quelli di Nimes, distinti per l’asprezza dei loro risentimenti contro la monarchia e contro i cattolici, assecondavano la politica dei rivoluzionari. Sotto pretesto di sterminare l’aristocrazia, sin dal primo anno della rivoluzione, caddero sotto i loro colpi quasi seicento vittime, tra uomini e fanciulli, cittadini di ogni età e di ogni sesso, sulle strade, nelle case, sulle pubbliche piazze. I Religiosi e i preti furono il principale oggetto di questi furori. I Cappuccini, ad esempio, furono assaliti; infrante le porte del convento, fuggirono nei loro dormitori, nelle loro piccole celle, o ai piedi degli altari. Cinque di essi vi furono massacrati! Per supplire alla mancanza di clero, la “nuova chiesa” dello scisma, dell’eresia e dell’empietà, chiamò gli apostati di tutti gli Ordini e quelli che, da tempo, avevano abbandonato la patria per meglio nascondere la loro vergogna. Dal fondo della Germania e dell’Olanda se ne videro giungere, trascinando con sè le loro mogli e i figli dell’apostasia, e stabilirsi nei presbiteri della “nuova chiesa”. Ad essi si aggiunse lo scarto del vero clero e lo scarto dei laici»11. «La libertà di culto, garantita dalla Costituzione francese, fu negata ai cattolici che volevano rimanere fedeli alla loro Religione! Temendo, da principio, di fare dei martiri, e così favorire proseliti al popolo cristiano, Condorcet, invece delle picche, consigliò le verghe! La flagellazione delle donne cattoliche divenne una specie di moda. Accorrevano gli assassini con le verghe alle porte delle chiese cattoliche (...), aspettando e osservando le donne più oneste e quelle che mostravano più attaccamento alla fede (...), somministrando loro le più crudeli battiture per strappar loro la promessa di recarsi alla chiesa costituzionale. (…) Il genio di Condorcet escogitò altri espedienti. S’iniziò a recidere i capelli e le orecchie ai preti e alle donne che persistevano nel non voler riconoscere il pastore costituzionale. (…) Altrove, nell’atto dei Santi Misteri, gli assassini entravano nella chiesa, cacciando e battendo i preti e calpestando i fedeli con i piedi e, rovesciando gli altari, chiudevano i templi che i cattolici avevano preso in affitto e pagato anticipatamente»12. «La rabbia accrebbe il desiderio di liberarsi da quegli antichi pastori, che vedevano sempre seguiti da una gran parte di popolo. (...). Allora, i preti non giurati furono più che mai ricercati; chiunque li seguiva alla Messa o domandava loro i sacramenti, fu reputato, nientemeno, che un nemico della patria. Non bastò più il disturbare e il minacciare i cattolici nelle loro chiese; furono impiegati i mezzi più violenti per trascinarli, loro malgrado, nelle chiese dei pastori costituzionali, specialmente nei giorni festivi e più solenni”13. «A Villeneuve, vicino a Cordes, in Albigeois, due giovani sposi rifiutarono, per il loro matrimonio, il pastore costituzionale. La stessa sera delle loro nozze, gli assassini atterrarono la porta della loro casa. Il marito, credendosi il solo oggetto dei loro furori, se ne fuggì; la sposa, persi i sensi, rimase preda di quell’orda di scellerati. Saziarono essi un’infame passione, ma rimase loro tutta intera la ferocia. Anche con le loro unghie, quali branche di leone, squarciarono il seno di questa vittima; ne gettarono i brani sparsi sul pavimento e la lasciarono attendere una morte che venne, alla fine, a porre termine a così orribili tormenti»14! 

Cos’era, dunque, la “Chiesa costituzionale” di Francia sotto questi nuovi pastori e sotto questi nuovi legislatori? E cos’era quel Governo in cui le autorità costituite lasciavano impuniti i noti autori di ogni indicibile atrocità? Avvenne, soprattutto, all’avvicinarsi della Pasqua e della Pentecoste che i nuovi pastori e i giacobini raddoppiarono i loro sforzi per liberarsi dai preti cattolici. Se si eccettuano alcune città, come Parigi, Amiens e Rouen, in cui le autorità costituite cercavano di mantenere un’apparenza di libertà di culto, il culto cattolico, in quei tempi, non ebbe più la minima tolleranza! Per celebrare la Messa, bisognò erigere altari segreti in remoti appartamenti, e bisognò specialmente evitare la minima apparenza di riunione religiosa. Il più lieve sospetto scatenava perquisizioni! L’avere un altare era considerato un delitto; gli ornamenti, i vasi sacri erano considerati un orribile complotto; i calici e le pissidi, se scoperti, venivano asportati con gravi profanazioni!

Masnade di assassini, ben sicuri dell’impunità dei loro delitti, e con berrette rosse sul capo, battevano le strade, le pubbliche piazze e le chiese e, con il falso pretesto che ogni oggetto prezioso doveva servire per le spese pubbliche, rubavano a forza, a tutte le persone di ogni sesso e condizione che incontravano, le fibbie, gli orioli, gli anelli e perfino gli orecchini, sino a strapparne le orecchie a chi opponeva resistenza. (...). L’Assemblea nazionale, in fatto di latrocinio, non volle mostrar meno eccellenza di quegli assassini. Essa ordinò, con un decreto sacrilego, che fossero tolti dalle chiese cattoliche tutti i vasi d’oro e d’argento e tutti gli altri sacri arredi, per tradurli in denaro da impiegarsi nelle spese di guerra»15.

«Il sig. Bessin, curato di S. Michele della diocesi d’Evreux, nascose i paramenti e i vasi sacri della sua chiesa. Un gruppo di assassini lo assalì nel suo ritiro e lo condusse davanti ai municipali come un ladro. Il curato acconsentì di rendere palese il luogo del sacro deposito, ma gli assassini richiesero la sua testa! Fu trascinato lungo le strade, percosso con i calci di fucile e, alla fine, trapassato con mille colpi. Poi, tagliarono al suo cadavere le braccia e la testa e, dopo averle portate in trionfo, le gettarono nel fiume. Per lungo tempo i suoi resti furono esposti alla vista del pubblico e ai denti degli animali, prima che si acconsentisse a dar loro sepoltura!»16. «I preti costituzionali, i soli autorizzati alle sepolture, inventarono un nuovo genere di persecuzione. (…) rifiutarono di seppellire chi aveva ricevuto i sacramenti da un prete cattolico, esponendo i loro cadaveri agli oltraggi del popolaccio, il quale scopriva la bara per trafiggere il cadavere con le picche, trascinandolo per le strade, gettandolo poi nel letamaio pubblico, oppure seppellendolo solo a metà»17. Il 26 maggio 1791, l’Assemblea nazionale emanò un nuovo decreto: la deportazione forzata, cioè l’esilio, dei preti che non avevano prestato il giuramento della Costituzione Civile del Clero. «Nella parte meridionale della Francia, a Marsiglia, a Nimes e a Montpellier, il potere esecutivo degli assassini andò crescendo sempre più: con i loro nervi di bue storpiavano e accoppavano preti, fanciulli e anche donne incinte. In quest’ultima città, questi assassini, uccidevano, a colpi di fucile, coloro che vedevano entrare nelle cappelle cattoliche”!18 La passione accecava i costituzionali. A loro serviva qualcosa di più di tutte queste persecuzioni parziali, le quali non li liberavano da quell’episcopato e da quel clero così numeroso e così perseverante nella sua fede. È vero, che un certo numero di Vescovi e di curati era stato costretto ad emigrare dalla patria, ma diverse migliaia di preti, non giurati, erano ancora presenti in Francia. Gli empi volevano liberarsene ad ogni costo! (…) Volevano l’esilio generale del clero. Il Dipartimento della Costa d’Oro stabilì, che tutti i preti non giurati, di sua giurisdizione, fossero rinchiusi nel castello di Dinan (…) I nazionali, ne trovarono ancora, quarantadue, sparsi nei villaggi che, caricati di catene furono gettati in una prigione oscura e con un’aria appestata. (…) Un mese dopo, il dipartimento del Maine e della Loira ordinò a tutti gli ecclesiastici non giurati di portarsi, senza eccezione, nel capoluogo (…) Arrivarono i giovani, poi i vecchi con i loro bastoni, altri ammucchiati sopra delle carrette fino a raggiungere il numero di trecento. (…) Ciò che affliggeva i loro sguardi erano le rovine di chiostri, chiese e di presbiteri; cappelle trasformate in botteghe (...) i quadri lacerati, le statue dei santi mutilate (…) i sepolcri violati, messi sossopra i cimiteri, le ossa disperse, o gettate a pieni carri nel fiume, che le rigettava sulle rive; fanciulli che scherzavano con le spoglie dei trapassati, e qualche volta con le ossa, e fin con la testa del loro padre e della loro madre; le terre sepolcrali destinate ad ingrassare i giardini, con la sostanza dei loro concittadini, dei loro amici e dei loro parenti»19.

«Il tribunale dell’Alta Corte Nazionale di Orleans fu considerato dai giacobini troppo lento e poco sanguinario. Una ciurma di pretesi patrioti forzò le prigioni e condusse a Parigi cinquantasette preti. Ammucchiate tutte queste vittime sopra dieci carri, e circondate da una numerosa guardia, giunsero a Versailles, il 9 settembre, dove le aspettavano i carnefici spediti da Parigi. Era stato fissato il luogo del macello proprio di fronte al palazzo del Re; qui, l’una dopo l’altra, vennero sacrificate tutte le vittime! I municipali di Versailles, allora, si ricordarono di avere anch’essi le prigioni per i preti non giurati!

Gli assassini, dopo il macello dei prigionieri di Orleans, si recarono sul luogo e si fecero aprire la prigione. Il curato di S. Niccolò fu chiamato per primo. (…) Ad un tratto, un colpo di mazza, scaricatogli sul capo, lo stese a terra. Le picche e le sciabole degli altri assassini finirono di ucciderlo. Alcuni ufficiali della municipalità accorsero per salvare le altre vittime, ma era troppo tardi. I loro sforzi non fecero che accrescere la rabbia dei carnefici. Tanta fu questa rabbia, che il beccamorto, incaricato di seppellirli, diceva di aver fatto fatica a riunire le loro teste, le loro viscere e le loro membra sparse dappertutto!»20. «Quando giunsero i primi assassini alla Forza (prigione), vi erano ottocentocinquanta prigionieri. Risparmiate le femmine e gli assassini, a condizione che si mettessero al servizio della rivoluzione, tutti gli altri, in numero di oltre seicento, furono scannati! Alla Forza e nelle pubbliche carceri le stragi si succedevano con una rapidità prodigiosa e che durarono, senza interruzione, più di ventisei ore! Alla Forza, addirittura, il macello aveva avuto inizio il giorno 2 ottobre verso sera e, con interruzioni di brevi intervalli, fu protratto sino al 5 ottobre inoltrato. Non deve, perciò, meravigliare se molte persone abbiano stimato a dodicimila 12.000 il numero totale delle vittime. Il legislatore Louvet non credette di esagerare facendo salire questo numero a 28.000! Non avrei mai creduto che le tigri fossero abbastanza tigri, i démoni abbastanza démoni e la rabbia abbastanza rabbia, per poter indurmi a credere agli orrori di Piazza Delfina! In questa piazza, il popolo aveva acceso un gran fuoco sul quale furono arrostite molte persone; uomini e donne! Tra le vittime, fu trascinata la contessa Chevres di Perignan con le sue due figlie; furono tutte e tre spogliate nude, unte con olio su tutto il corpo ed arse a fuoco lento! Le penetranti grida di queste infelici erano soffocate dai canti e dalle grida di giubilo di quei cannibali che danzavano intorno al fuoco! La primogenita di queste dame, che non aveva ancora quindici anni, supplicava, per grazia, che le fosse tolta la vita per essere liberata da quell’orribile supplizio. Verso di lei si avventò un giovane che le sparò un colpo di pistola al cuore. La plebaglia ne fu così sdegnata che, afferrato quel giovane, lo gettò nel fuoco gridandogli che era necessario che soffrisse lui il tormento al posto della giovane che aveva ucciso! Quando la contessa fu arrostita, vi furono condotti sei preti. Gli assassini tagliarono un pezzo della carne della contessa Chevres e l’offrirono a quei preti perché lo mangiassero! Questi chiusero gli occhi e nulla risposero. Allora, il più anziano di questi Sacerdoti, uomo di sessant’anni, venne spogliato e arrostito! Il popolo disse agli altri preti che, forse, avrebbero gustato di più la carne di un prete che quella di una contessa! Ad un tratto, i cinque sacerdoti si abbracciarono e, tutti insieme, si gettarono in mezzo alle fiamme. Si sforzarono i barbari di trarli dal fuoco al fine di prolungare i loro tormenti, ma essi erano già soffocati dal fumo e dalle fiamme!

Ma la rivoluzione non aveva ancor visto il fondo dell’orrore e dell’empietà! Il lunedì sera del 3 settembre, alle ore dieci, un tale di nome Filippo, abitante nella strada del Tempio, si recò al club dei Giacobini di cui era membro. Costui portava con sé un’ampia cassetta. Salì sulla tribuna e tenne un lungo discorso sul patriottismo, concludendo che ogni patriota, il quale ai vincoli del patriottismo preferisce quelli del sangue e della natura, deve essere riguardato come un aristocratico. Egli soggiunse che ogni Giacobino doveva disfarsi dei suoi amici e dei suoi più stretti parenti, se questi non pensavano da patrioti. A queste parole, egli aprì la sua cassetta; estrasse le teste di suo padre e di sua madre, che egli aveva recise perché – disse – non era riuscito a persuaderli ad ascoltar la Messa di un prete costituzionale! La sala risuonò di lunghi e rumorosi applausi….»21.

«Centotrentotto tra Vescovi e Arcivescovi, 64.000 tra Curati e Vicari, condannati ad abbandonare le loro Sedi, le loro Parrocchie, oppure a prestare il giuramento dello spergiuro e dell’apostasia; tutti gli ecclesiastici, tutti i Religiosi dell’uno e dell’altro sesso, privati del patrimonio della Chiesa cacciati dai loro asili; i templi del Signore cambiati in vaste prigioni dei suoi ministri; trecento dei suoi Preti massacrati nello spazio di un sol giorno, in una sola città; tutti gli altri Pastori, fedeli al loro Dio, sacrificati o cacciati via dalla loro patria, e cercando raminghi, attraverso mille pericoli, un qualche rifugio presso nazioni estere; tale è lo spettacolo che la rivoluzione francese ha presentato al mondo!»22.  

“Chiesa viva”   ***  Giugno  2020 


“Signore, insegnaci a pregare!”



PREGHIERE  DI  LUISA  CHE  SI  TROVANO  NEI  SUOI  SCRITTI 

Onde dopo stavo pregando, tutta abbandonata nel Volere di Gesù e, quasi senza pensare ho  detto:

 “Amor mio, tutto nel tuo Volere: le mie piccole pene, le mie preghiere, il mio palpito, il mio  respiro, tutto ciò che sono e posso, unito a tutto ciò che sei Tu, per dare la debita crescita alle  membra del Corpo Mistico”.  (Vol. 13°, 11.01. 1922). 

a cura di D. Pablo Martín

Vengo per riconciliarli, per cercarli, per dare loro fede, che è scomparsa nel rumore e nel fragore di un risveglio atomico che è quasi sul punto di esplodere.



“…Vengo per riconciliarli, per cercarli, per dare loro fede, che è scomparsa nel rumore e nel fragore di un risveglio atomico che è quasi sul punto di esplodere. Il Mio messaggio è di fede, amore e speranza. Più di tutto esso deve portare riconciliazione fra i popoli e le nazioni. Questa è la sola cosa che può salvare questo secolo dalla guerra e dalla morte eterna…”

1984, messaggio della Madonna a Maria Esperanza Bianchini, Betania Venezuela