lunedì 10 giugno 2019

Il Sacro Cuore



Le rivelazioni aS. Margherita Maria Alacoque

«Ecco quel Cuore che ha talmente
amato gli uomini, da non aver risparmiato
nulla, fino ad esaurirsi e consumarsi, per te-
stimoniare a loro il proprio amore»
(Rivelazione del Sacro Cuore a Santa
Margherita Maria, del giugno 1675)


La vocazione alla sofferenza

Santa Margherita Maria Alacoque nacque il 22 luglio 1647 a Lauthecourt, in Borgogna (Francia), da una famiglia benestante e religiosa.
La sua vocazione fu precoce. Nelle sue memorie la santa afferma che, fin da bambina, Dio le fece vedere «la grande bruttezza del peccato, che mi fece tanto orrore, che la minima colpa era per me un insopportabile tormento» 19. A ciò si aggiunse un grande gusto della preghiera e della penitenza, alleato ad una grande pietà per i bisognosi e al desiderio di soccorrerli.
Morto presto il padre, la madre Filiberta affidò la piccola Margherita Maria ad un convento di clarisse. Passeggiando nel silenzio del chiostro e osservando la modestia e lo spirito di preghiera delle suore, avvertì la chiamata alla vita religiosa. A nove anni, ricevuta la Prima Comunione, aumentarono sensibilmente le grazie di orazione e il gusto per il raccoglimento . 
Tuttavia, ammalatasi seriamente, dovette tornare alla casa materna. Qui cominciò un periodo di dura prova. La malattia la colpì per quattro anni, impedendole anche di camminare. Dopo aver fatto un voto alla Madonna, ricuperò la salute. Ma la sua sofferenza solo mutò forma. La madre la affidò ad un cugino che gestiva il patrimonio familiare, ed ella dovette sottomettersi a questo parente, insocievole e insensibile, che le negava anche le cose necessarie. 
Dio permetteva questo, per abituarla alle rinuncie e prepararla ad abbracciare quella vocazione di espiazione che le proporrà anni dopo. Le precoci sofferenze, accettate con esemplare pazienza, la fortificarono sulla strada della santità. Del resto, l’arte del diventare santi sta appunto nel riuscire a raggiungere il midollo della vita, penetrando l’amara scorza della sofferenza.
Già in questo periodo, la santa ricevette grazie mistiche straordinarie. Aveva un rapporto molto familiare con Gesù accompagnato da visioni: «Il Salvatore mi era sempre presente, sotto la figura del Crocifisso o dell’Ecce Homo, carico della sua Croce; questa immagine imprimeva in me tanta compassione e amore della sofferenza, che tutti i suoi patimenti parevano leggeri se paragonati con il desiderio che sentivo di soffrire per conformarmi al mio Gesù sofferente» 20. Più tardi dirà: «Dio mi ha dato tanto amore per la Croce, che non posso vivere un momento senza soffrire: ma soffrire in silenzio, senza consolazioni né sollievi o compassioni; e morire con questo Signore dell’anima mia, sotto il peso di ogni specie di obbrobri, di umiliazioni, di oblii e di disprezzi» 21. 
La sua innocenza non deve però farci pensare che Margherita Maria fosse perfetta fin dall’ inizio; tantomeno farci credere che fosse quella pupattola scialba e tonta, che talvolta ci viene presentata in alcune biografie mielose e infedeli. I testimoni dell’epoca raccontano invece di una ragazza sveglia, spiritosa, portata ai divertimenti, attratta dalla vita in società, ricercata dai giovani come un buon partito. Insomma, una ragazza del suo tempo e del suo ambiente, con i suoi difetti, ma anche con un segreto desiderio che le covava dentro e con la determinazione di realizzarlo; infatti era stata prescelta dalla Provvidenza per una missione speciale.
Vedendola portata per la vita religiosa, la famiglia pensò di affidarla ad un convento delle Orsoline, nel quale viveva una sua cugina materna, alla quale era molto legata. Ma Margherita Maria rifiutò, dando alla cugina una risposta che rivela il suo grande desiderio di perfezione: «Se io entrassi nel tuo convento, lo farei per amor tuo; ma io voglio entrare in un convento nel quale non abbia parenti né conoscenti, per essere religiosa per solo amore di Dio» 22. Questa decisione le fu suggerita da una voce interiore, che l’avvertì: «Non ti voglio lì, ma in Santa Maria», il nome del convento della Visitazione situato a Paray-le-Monial.  
Terminava così il periodo di prova in casa: poteva farsi religiosa visitandina nel convento al quale era destinata dalla Provvidenza. Accettata come novizia il 20 giugno 1671, vestì l’abito religioso il 25 agosto dello stesso anno e fece la professione solenne il 6 novembre 1672 a 25 anni.

Guido Vignelli

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