giovedì 20 agosto 2020

LIBRO DEL PROFETA GEREMIA



Commento teologico

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Anche l’Apocalisse va letta secondo questo schema di benedizione e di maledizione, di vita e di morte, di edificazione e di distruzione. Se l’uomo sceglie il male come sua regola di comportamento, mai potrà produrre bene. Non distruggerà solo se stesso, ma l’umanità e anche la creazione, fatta buona, molto buona dal suo Creatore.

 E vidi, quando l’Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, e udii il primo dei quattro esseri viventi che diceva come con voce di tuono: «Vieni». E vidi: ecco, un cavallo bianco. Colui che lo cavalcava aveva un arco; gli fu data una corona ed egli uscì vittorioso per vincere ancora.

Quando l’Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che diceva: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra e di far sì che si sgozzassero a vicenda, e gli fu consegnata una grande spada.

Quando l’Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che diceva: «Vieni». E vidi: ecco, un cavallo nero. Colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii come una voce in mezzo ai quattro esseri viventi, che diceva: «Una misura di grano per un denaro, e tre misure d’orzo per un denaro! Olio e vino non siano toccati».

Quando l’Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni». E vidi: ecco, un cavallo verde. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli inferi lo seguivano. Fu dato loro potere sopra un quarto della terra, per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra.

Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso. E gridarono a gran voce: «Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e veritiero, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue contro gli abitanti della terra?».

Allora venne data a ciascuno di loro una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli, che dovevano essere uccisi come loro.

E vidi, quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, e vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come un sacco di crine, la luna diventò tutta simile a sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come un albero di fichi, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i frutti non ancora maturi. Il cielo si ritirò come un rotolo che si avvolge, e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. Allora i re della terra e i grandi, i comandanti, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: «Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall’ira dell’Agnello, perché è venuto il grande giorno della loro ira, e chi può resistervi?» (Ap 6,1-17).

Dopo questo vidi quattro angeli, che stavano ai quattro angoli della terra e trattenevano i quattro venti, perché non soffiasse vento sulla terra, né sul mare, né su alcuna pianta.

E vidi salire dall’oriente un altro angelo, con il sigillo del Dio vivente. E gridò a gran voce ai quattro angeli, ai quali era stato concesso di devastare la terra e il mare: «Non devastate la terra né il mare né le piante, finché non avremo impresso il sigillo sulla fronte dei servi del nostro Dio».

E udii il numero di coloro che furono segnati con il sigillo: centoquarantaquattromila segnati, provenienti da ogni tribù dei figli d’Israele: dalla tribù di Giuda, dodicimila segnati con il sigillo; dalla tribù di Ruben, dodicimila; dalla tribù di Gad, dodicimila; dalla tribù di Aser, dodicimila; dalla tribù di Nèftali, dodicimila; dalla tribù di Manasse, dodicimila; dalla tribù di Simeone, dodicimila; dalla tribù di Levi, dodicimila; dalla tribù di Ìssacar, dodicimila; dalla tribù di Zàbulon, dodicimila; dalla tribù di Giuseppe, dodicimila; dalla tribù di Beniamino, dodicimila segnati con il sigillo.

Dopo queste cose vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle loro mani. E gridavano a gran voce: «La salvezza appartiene al nostro Dio, seduto sul trono, e all’Agnello».

E tutti gli angeli stavano attorno al trono e agli anziani e ai quattro esseri viventi, e si inchinarono con la faccia a terra davanti al trono e adorarono Dio dicendo: «Amen! Lode, gloria, sapienza, azione di grazie, onore, potenza e forza al nostro Dio nei secoli dei secoli. Amen».

Uno degli anziani allora si rivolse a me e disse: «Questi, che sono vestiti di bianco, chi sono e da dove vengono?». Gli risposi: «Signore mio, tu lo sai». E lui: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide nel sangue dell’Agnello. Per questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di loro.

Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi» (Ap 7,1-17).

Quando l’Agnello aprì il settimo sigillo, si fece silenzio nel cielo per circa mezz’ora.

E vidi i sette angeli che stanno davanti a Dio, e a loro furono date sette trombe. Poi venne un altro angelo e si fermò presso l’altare, reggendo un incensiere d’oro. Gli furono dati molti profumi, perché li offrisse, insieme alle preghiere di tutti i santi, sull’altare d’oro, posto davanti al trono. E dalla mano dell’angelo il fumo degli aromi salì davanti a Dio, insieme alle preghiere dei santi. Poi l’angelo prese l’incensiere, lo riempì del fuoco preso dall’altare e lo gettò sulla terra: ne seguirono tuoni, voci, fulmini e scosse di terremoto.

I sette angeli, che avevano le sette trombe, si accinsero a suonarle.

Il primo suonò la tromba: grandine e fuoco, mescolati a sangue, scrosciarono sulla terra. Un terzo della terra andò bruciato, un terzo degli alberi andò bruciato e ogni erba verde andò bruciata.

Il secondo angelo suonò la tromba: qualcosa come una grande montagna, tutta infuocata, fu scagliato nel mare. Un terzo del mare divenne sangue, un terzo delle creature che vivono nel mare morì e un terzo delle navi andò distrutto.

Il terzo angelo suonò la tromba: cadde dal cielo una grande stella, ardente come una fiaccola, e colpì un terzo dei fiumi e le sorgenti delle acque. La stella si chiama Assenzio; un terzo delle acque si mutò in assenzio e molti uomini morirono a causa di quelle acque, che erano divenute amare.

Il quarto angelo suonò la tromba: un terzo del sole, un terzo della luna e un terzo degli astri fu colpito e così si oscurò un terzo degli astri; il giorno perse un terzo della sua luce e la notte ugualmente.

E vidi e udii un’aquila, che volava nell’alto del cielo e che gridava a gran voce: «Guai, guai, guai agli abitanti della terra, al suono degli ultimi squilli di tromba che i tre angeli stanno per suonare!» (Ap 8,1-13).

Il quinto angelo suonò la tromba: vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso; egli aprì il pozzo dell’Abisso e dal pozzo salì un fumo come il fumo di una grande fornace, e oscurò il sole e l’atmosfera. Dal fumo uscirono cavallette, che si sparsero sulla terra, e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare l’erba della terra, né gli arbusti né gli alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. E fu concesso loro non di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il loro tormento è come il tormento provocato dallo scorpione quando punge un uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte fuggirà da loro.

Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. Avevano capelli come capelli di donne e i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il torace simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali era come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto. Avevano code come gli scorpioni e aculei. Nelle loro code c’era il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Abaddon, in greco Sterminatore.

Il primo «guai» è passato. Dopo queste cose, ecco, vengono ancora due «guai».

Il sesto angelo suonò la tromba: udii una voce dai lati dell’altare d’oro che si trova dinanzi a Dio. Diceva al sesto angelo, che aveva la tromba: «Libera i quattro angeli incatenati sul grande fiume Eufrate». Furono liberati i quattro angeli, pronti per l’ora, il giorno, il mese e l’anno, al fine di sterminare un terzo dell’umanità. Il numero delle truppe di cavalleria era duecento milioni; ne intesi il numero. E così vidi nella visione i cavalli e i loro cavalieri: questi avevano corazze di fuoco, di giacinto, di zolfo; le teste dei cavalli erano come teste di leoni e dalla loro bocca uscivano fuoco, fumo e zolfo. Da questo triplice flagello, dal fuoco, dal fumo e dallo zolfo che uscivano dalla loro bocca, fu ucciso un terzo dell’umanità. La potenza dei cavalli infatti sta nella loro bocca e nelle loro code, perché le loro code sono simili a serpenti, hanno teste e con esse fanno del male.

Il resto dell’umanità, che non fu uccisa a causa di questi flagelli, non si convertì dalle opere delle sue mani; non cessò di prestare culto ai demòni e agli idoli d’oro, d’argento, di bronzo, di pietra e di legno, che non possono né vedere, né udire, né camminare; e non si convertì dagli omicidi, né dalle stregonerie, né dalla prostituzione, né dalle ruberie (Ap 9,1-21).

E vidi un altro angelo, possente, discendere dal cielo, avvolto in una nube; l’arcobaleno era sul suo capo e il suo volto era come il sole e le sue gambe come colonne di fuoco. Nella mano teneva un piccolo libro aperto. Avendo posto il piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, gridò a gran voce come leone che ruggisce. E quando ebbe gridato, i sette tuoni fecero udire la loro voce. Dopo che i sette tuoni ebbero fatto udire la loro voce, io ero pronto a scrivere, quando udii una voce dal cielo che diceva: «Metti sotto sigillo quello che hanno detto i sette tuoni e non scriverlo».

Allora l’angelo, che avevo visto con un piede sul mare e un piede sulla terra, alzò la destra verso il cielo e giurò per Colui che vive nei secoli dei secoli, che ha creato cielo, terra, mare e quanto è in essi: «Non vi sarà più tempo! Nei giorni in cui il settimo angelo farà udire la sua voce e suonerà la tromba, allora si compirà il mistero di Dio, come egli aveva annunciato ai suoi servi, i profeti».

Poi la voce che avevo udito dal cielo mi parlò di nuovo: «Va’, prendi il libro aperto dalla mano dell’angelo che sta in piedi sul mare e sulla terra». Allora mi avvicinai all’angelo e lo pregai di darmi il piccolo libro. Ed egli mi disse: «Prendilo e divoralo; ti riempirà di amarezza le viscere, ma in bocca ti sarà dolce come il miele». Presi quel piccolo libro dalla mano dell’angelo e lo divorai; in bocca lo sentii dolce come il miele, ma come l’ebbi inghiottito ne sentii nelle viscere tutta l’amarezza. Allora mi fu detto: «Devi profetizzare ancora su molti popoli, nazioni, lingue e re» (Ap 10,1-11).

Poi mi fu data una canna simile a una verga e mi fu detto: «Àlzati e misura il tempio di Dio e l’altare e il numero di quelli che in esso stanno adorando. Ma l’atrio, che è fuori dal tempio, lascialo da parte e non lo misurare, perché è stato dato in balìa dei pagani, i quali calpesteranno la città santa per quarantadue mesi. Ma farò in modo che i miei due testimoni, vestiti di sacco, compiano la loro missione di profeti per milleduecentosessanta giorni». Questi sono i due olivi e i due candelabri che stanno davanti al Signore della terra. Se qualcuno pensasse di fare loro del male, uscirà dalla loro bocca un fuoco che divorerà i loro nemici. Così deve perire chiunque pensi di fare loro del male. Essi hanno il potere di chiudere il cielo, perché non cada pioggia nei giorni del loro ministero profetico. Essi hanno anche potere di cambiare l’acqua in sangue e di colpire la terra con ogni sorta di flagelli, tutte le volte che lo vorranno. E quando avranno compiuto la loro testimonianza, la bestia che sale dall’abisso farà guerra contro di loro, li vincerà e li ucciderà. I loro cadaveri rimarranno esposti sulla piazza della grande città, che simbolicamente si chiama Sòdoma ed Egitto, dove anche il loro Signore fu crocifisso. Uomini di ogni popolo, tribù, lingua e nazione vedono i loro cadaveri per tre giorni e mezzo e non permettono che i loro cadaveri vengano deposti in un sepolcro. Gli abitanti della terra fanno festa su di loro, si rallegrano e si scambiano doni, perché questi due profeti erano il tormento degli abitanti della terra.

Ma dopo tre giorni e mezzo un soffio di vita che veniva da Dio entrò in essi e si alzarono in piedi, con grande terrore di quelli che stavano a guardarli. Allora udirono un grido possente dal cielo che diceva loro: «Salite quassù» e salirono al cielo in una nube, mentre i loro nemici li guardavano. In quello stesso momento ci fu un grande terremoto, che fece crollare un decimo della città: perirono in quel terremoto settemila persone; i superstiti, presi da terrore, davano gloria al Dio del cielo.

 Il secondo «guai» è passato; ed ecco, viene subito il terzo «guai».

Il settimo angelo suonò la tromba e nel cielo echeggiarono voci potenti che dicevano: «Il regno del mondo appartiene al Signore nostro e al suo Cristo: egli regnerà nei secoli dei secoli».

Allora i ventiquattro anziani, seduti sui loro seggi al cospetto di Dio, si prostrarono faccia a terra e adorarono Dio dicendo: «Noi ti rendiamo grazie, Signore Dio onnipotente, che sei e che eri, perché hai preso in mano la tua grande potenza e hai instaurato il tuo regno. Le genti fremettero, ma è giunta la tua ira, il tempo di giudicare i morti, di dare la ricompensa ai tuoi servi, i profeti, e ai santi, e a quanti temono il tuo nome, piccoli e grandi, e di annientare coloro che distruggono la terra».

Allora si aprì il tempio di Dio che è nel cielo e apparve nel tempio l’arca della sua alleanza. Ne seguirono folgori, voci, scoppi di tuono, terremoto e una tempesta di grandine (Ap 11,1-19).


Il linguaggio può cambiare, il genere letterario anche, rimane la parola del Signore nella sua semplicità che è quella della Genesi: Nel giorno in cui tu ne mangerai, certamente dovrai morire”. L’uomo mangia, entra in un processo di morte. 

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MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI

PIO IX



1849-1861: TRA RIVOLUZIONE E RESTAURAZIONE


La restaurazione pontificia.

Il 12 aprile 1850, accolto dal tripudio popolare, Pio IX fece il suo rientro nella Città Santa dove, nel ventennio successivo, oltre al ruolo di Capo della Chiesa universale, avrebbe esercitato quello di sovrano dello Stato Pontificio. «Non si udiva più - ricorda il visconte di Arlincourt - il grido funesto delle sedizioni: "Evviva Pio IX!". Il popolo, con l'ammirabile istinto che è di lui proprio quando non si lascia traviare esclamava: "Evviva il Papa! Evviva il Santo Padre!"» 28.

Le condizioni in cui il Papa riprende in mano il governo pontificio sono gravi, a cominciare dalla situazione delle finanze, lasciate dal governo repubblicano in stato fallimentare. Coadiuvato dal cardinale Giacomo Antonelli 29, nuovo segretario di Stato, il Pontefice intraprende nei suoi Stati una politica di miglioramento economico e di importanti riforme amministrative 30. Il censimento del 1853 presenta su una superficie di 41.295 chilometri quadrati una popolazione di 3.124.668 anime, 76 per chilometro quadrato. Lo Stato Pontificio assume così, sotto il profilo demografico, il terzo posto dopo i regni di Napoli e di Sardegna.

Pur senza ricorrere a inasprimenti fiscali, il bilancio, che nel 1850 registrava più di due milioni di deficit, è riportato al pareggio. Un rapido sguardo al complesso dei lavori pubblici intrapresi a partire dal 1850 smentisce la leggenda dell'arretratezza dello Stato della Chiesa: in questo periodo vengono risanate le paludi di Ostia e dell'Agro Pontino; arginati i corsi d'acqua in tutto lo Stato Pontificio; intrapresi lavori portuali e costruiti fari moderni ad Ancona, Civitavecchia, Anzio, Terracina; migliorate e aumentate le linee ferroviarie e le strade nazionali con la costruzione o il rifacimento di una ventina di importanti viadotti, come quello monumentale fra Albano ed Ariccia; ampliate le linee del servizio telegrafico, tanto che nel 1860 tutti i principali centri del territorio pontificio saranno collegati tra di loro. Mentre le ferrovie, con varie linee, raggiungono ormai Roma, si cominciano a studiare in questo periodo nuovi sistemi di trasporto urbano: accanto alle vetture private e alle carrozze a nolo, appaiono i primi servizi con i cavalli 31. Rilevanti progressi vengono fatti anche nel settore industriale, che vede sorgere e svilupparsi fonderie e officine meccaniche; opifici per filatura, tintura e tessitura di cotone, seta e lana; cartiere, raffinerie di zucchero, brillato di riso; industrie del legno, chimiche, cementifere, che forniscono le materie prime lavorate o semilavorate ad un fiorente artigianato, tecnicamente e moralmente sostenuto dalle tradizionali congregazioni 32. Il governo pontificio è inoltre il primo in Italia, con Firenze, Parma e Modena, a introdurre i francobolli postali nel gennaio 1852.

Fitta è a Roma l'assistenza caritativa e ospedaliera: il più grande ospedale della città, con 1.600 posti letto è il Santo Spirito che ospita un insegnamento di clinica medica e attraverso un apposito banco esercita anche operazioni finanziarie 33. Le cifre relative al complessivo numero di letti e degli ammalati variano nelle fonti, ma arrivano a circa cinquemila, con una proporzione quindi di circa tre per cento per abitante 34. Descrivendo la situazione del popolo romano in questo periodo, Fiorella Bartoccini scrive: «il nutrimento sicuro creava gente fisicamente bella e soprattutto alimentava una mentalità particolare: essa viveva con fatalismo, giorno per giorno, con una naturale semplicità di costumi e una naturale tendenza alla speranza, e viveva con realismo ogni momento dell'esistenza, ripudiando prospettive e programmi astratti e, soprattutto, di lontana e teorica soluzione» 35.

Questi successi si devono in larga parte all'Antonelli, «sagace amministratore», come riconosce Martina 36, apprezzato dal Pontefice, se non per la sua santità, per la sua fedeltà e per la sua concretezza. Una frase spesso citata rivela il fondo dell'anima del segretario di Stato, in cui scetticismo e idealismo si intrecciano senza la luce soprannaturale che caratterizza l'anima di Pio IX 37: «Noi siamo finiti! Siamo finiti! Se per la speranza di salvarci incominciamo a cedere questo e poi quello, ci sarà chiesto sempre di più: oggi consegneremo il pastorale, domani ci spoglieremo del piviale, finalmente ci toglieremo e doneremo il Triregno, e con tutto questo non ci salveremo. Dacché dobbiamo finire, anziché cadere in camicia nella fossa, meglio è scomparire quali siamo, con i grandi ideali e con tutte le forme della nostra passata grandezza» 38.

Al risanamento economico e sociale si accompagna in questo ventennio una fervida opera di rinascita culturale. Il 6 aprile 1850, mentre Pio IX è ancora in viaggio verso Roma, appare a Napoli il primo numero della «Civiltà Cattolica» 39. La rivista, alla quale collaborano i migliori scrittori della Compagnia di Gesù, è sorta per desiderio del pontefice e costituirà il suo principale sostegno teologico, recando un contributo decisivo alla redazione del Sillabo, alla realizzazione del Concilio Vaticano I e all'opera di restaurazione della filosofia tomista che avrà poi il suo coronamento sotto il pontificato di Leone XIII 40. La redazione è assicurata da un manipolo di scrittori di forte personalità intellettuale quali i padri Luigi Taparelli d'Azeglio, Carlo Maria Curci, Matteo Liberatore, Antonio Bresciani, ufficialmente istituiti, nel febbraio 1866, come «collegio degli scrittori della Civiltà Cattolica». Il suo successo è immediato: la tiratura della rivista passa rapidamente da quattromila a seimila copie, fino a raggiungere dopo quattro anni quasi tredicimila esemplari. «Il Signore - riconosce il padre Roothan, generale della Compagnia - ha veramente benedetto l'opera con un successo superiore a quanto si sarebbe potuto aspettare» 41.

Vanno ricordati infine gli importanti progressi fatti dalle scienze storiche e archeologiche, soprattutto grazie alla protezione e agli aiuti accordati a Pietro Ercole Visconti e a Giovanni Battista de Rossi: il primo preposto agli scavi delle antichità classiche, il secondo a quella cristiana.

L'opera più importante, a cui Pio IX dedica tutte le sue forze, è però la lotta contro il processo di secolarizzazione della società del suo tempo. Per un trentennio egli si batte per difendere i diritti della Chiesa in Europa, in America e in Asia 42. La premessa di questa azione missionaria può essere considerata uno dei primi gesti compiuti al ritorno da Gaeta: il ristabilimento della gerarchia episcopale in Inghilterra con la bolla Universalis Ecclesiae del 29 settembre 1850 43, con cui egli costituisce tredici diocesi riunite sotto il nuovo arcivescovo di Westminster, Nicola Wiseman 44 creato nel tempo stesso cardinale.

Nell'antitesi tra "Roma" e "Londra" il teologo Giacomo Margotti vede rinnovarsi l'antagonismo agostiniano tra le "due città": «Il preteso risorgimento d'Italia evocato ai giorni nostri è tutto qui: liberare Roma dal Cattolicesimo per ritornarla all'antica grandezza pagana, raffigurata in Londra» 45. A questo primo atto di sfida di Pio IX all'Inghilterra protestante e massonica che sotto la guida del "trio" Palmerston, Russell, Gladstone 46, avrebbe rappresentato uno dei suoi principali nemici, si possono ricollegare i tre grandi gesti pubblici del suo pontificato: la definizione dell'Immacolata (1854), la proclamazione del Sillabo (1864) e la celebrazione del Concilio Vaticano I (1870).

Roberto De Mattei

Il demonio a volte strumento di Dio



“Prete, hai paura! Perché vieni a perdere tempo. Non vedi che blateri, tu non preghi con fede”. 
“Beh, tu mi dici che soffri molto, vuol dire che la mia povera preghiera ha un certo valore, che conta. Fin dall’inizio non ho mai avuto paura di te, anzi ora mi sento molto più  forte e coraggioso di prima”.  
“Allora sei superbo”!  
“Sì, è vero, ho una natura piuttosto orgogliosa e tu me l’hai risvegliata. Se l’orgoglio mi aiuta a non avere paura, a bastonarti più forte per liberare Tobia, va bene così, mi fa piacere. Io mi sento coraggioso e mi sento più forte di te perché il più Forte di tutti è dalla mia parte e mi sostiene. E poi  anche la Madonna è più forte di te, ti porta via le anime e ti  schiaccerà il capo”.  
“Sono ancora qui e quindi non è vero. Tobia non lo puoi liberare, è mio e io sono il più forte”. “E tu stai attento!”, mi  dice, con aria minacciosa, con la volontà, prima o poi, di farmela pagare.  
“Ma sei sicuro di essere il più forte: io credo che più forte di tutti è Colui che sta sull’altare, guardalo, riconoscilo, apri gli occhi”. 
“Io vedo lo stesso anche senza aprire gli occhi, ma non mi interessa”. 
“Ora ce l’hai sopra il capo, vuoi dirgli che sei tu il più forte? Ah, ora taci, non hai il coraggio; hai paura che ti dia  una botta in testa e ti rimandi all’inferno, al tuo posto!  Non  gli dici neppure che questo giovane è tuo. Sei proprio falso.  Ti direbbe: “Guarda che sono morto io in Croce, l’ho comprato io con il mio Sangue”.  
Aggiungo poi: “Stanco di bastonate, te ne andrai anche  da questo giovane, umiliato, sconfitto, con la coda fra le gambe”.  
“No, io rimango sempre qui perché hanno pagato con il  sangue e me l’hanno comandato, io devo rimanere”. (Sono  molte le ripetizioni del demonio, e di conseguenza anche mie,  perché ci siamo trovati per diverso tempo ogni settimana; anche lui accusa i limiti di memoria). 
“Ma non è possibile vendere una persona a Te per fargli  del male: non è proprietà dei satanici, ma di Cristo. E poi cosa credi di guadagnare nel farlo soffrire? Ci rimetti ancora di  più. Hai fatto morire anche Cristo sulla Croce e ora ne porti le  conseguenze; con il suo Sangue Egli ha pagato e paga per la  salvezza di tutti gli uomini”. 
“Ma l’inferno è pieno di anime”.  
“Tu sei falso, l’inferno è pieno di demoni e vi torturate l’un l’altro la vita; per questo senti il bisogno di uscire per stare un po’ meglio. E poi Tobia ama molto il Signore, prega molto, anche se tu lo torturi. Anche lo portassi al suicidio con la tua violenza morale, il Signore lo salverebbe, perché non sarebbe una scelta libera”.  
“Hai spinto anche il prete con la maledizione a fare materialmente cose che non voleva, nei momenti in cui condizionavi la sua libertà, agivi a nome suo perché tu lo possedevi e per questo ha sofferto molto. Cosa ci hai guadagnato? Lui ha guadagnato molti meriti che gli serviranno per bastonarti, per sostenere altri Tobia nella dura battaglia e al lontanarti da loro”. (Il demonio cerca di contestare, di negare). 
“Anche Tobia con la sofferenza offerta al Signore, salverà  l’anima sua e dei suoi familiari e parenti. Non vedi che sei un  illuso, poco intelligente, non sai fare i conti, non sai leggere il  Progetto di salvezza di Dio”. Il demonio cerca di cavarsela  dicendo:  
“Io non so niente, io non so niente”. 
“Tu te ne andrai cacciato per sempre da Tobia, umiliato e  sconfitto come tante volte ti ha cacciato la Madonna dalle anime, dai suoi figli che ha portato in cielo”.   
“Non è vero, non è vero”!  
“Come non è vero? Me l’hai raccontato tu più volte”.  “Beh, fatti gli affari tuoi e va a farti un giro: questi sono affari miei”.  
“Ti sbagli, questi sono affari miei, perché Tobia è di Cristo e Cristo mi ha mandato ad annunciare il Vangelo e a cacciare i demoni”.   
“Io non so, io non so niente”. 
“Come non lo sai? Mi hai detto che sai tutto il Vangelo a  memoria: vattene tu a fare gli affari tuoi; Tobia è mio perché  è di Cristo”. 
“Quante volte ti devo dire che io non posso andarmene perché mi hanno comandato di stare qui, perché me l’hanno  venduto con patto di sangue”? 
“Allora hai ucciso o fatto uccidere tu suo padre”. Il demonio sghignazza soddisfatto di quello che ha fatto e aggiunge:  “Intanto io sto qui perché sono il più forte”. 
“Sei il più forte finché non arriva uno più Forte di te, quello che ti mette a tacere quando Lo poso sul tuo capo. Sei  il più forte finché Cristo non ti dice: “Vattene nel fuoco eterno”.  
“Sei intelligente, ma non arrivi a conoscere la sapienza di  Dio. Con essa collabori quando Egli ti concede di possedere e far soffrire qualche creatura umana per redimere l’anima sua e  altre persone care. Questo è il sapiente progetto di Dio che tu  non conosci e senza saperlo collabori per la salvezza dei peccatori. Quando sarà la sua ora ti farà correre all’inferno, come  ti è successo molte volte.  
Tu per istinto diabolico rincorri le anime per portartele  all’inferno, ma Colui che è più Forte di te, perché grande nell’amore e infinitamente misericordioso, ti passa avanti e le  porta in cielo. Tu mi dici illuso, ma tu sei tanto più illuso di  me; dici di essere intelligentissimo e poi ti lasci giocare”. 
Il demonio dopo un certo silenzio reagisce così: “Tu sei stupido, stupido, stupido: prete stupido, prete stupido, prete stupido”. 
Tenta di continuare a lungo, per disturbare e interrompere la preghiera, perché è proprio la preghiera a farlo soffrire molto! 

FRATELLO ESORCISTA

Nostro Signore dice che ci sono tre tipi condurre al pascolo o di pastori. I pastori che pascolano sé stessi, quelli che pascolano il gregge per un salario ed i veri pastori, quelli che non tradiscono il Mio Popolo sulla Verità.



Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo, Dato a Discipulo 21 agosto 2018

Parole in lingua…

Nostro Signore dice che ci sono tre tipi condurre al pascolo o di pastori.

I pastori che pascolano sé stessi, quelli che pascolano il gregge per un salario ed i veri pastori, quelli che non tradiscono il Mio Popolo sulla Verità.
Perché quando la Verità verrà dicharata, molti Mi avranno negato. 
Ma Io dissi: Colui che Mi rinnegherà davanti agli uomini… Io lo rinnegherò davanti a Mio Padre che è nei Cieli… Perché avevano orecchi per sentire e non ascoltarono, avevano occhi per vedere e non videro.  
La cecità aveva riempito il loro cuore di superbia e non seppero scoprire il momomento opportuno durante il quale Mio Padre parlava al cuore di tutta l’umanità.

Quando si dichiarerà la Verità, molti apostateranno dalla Fede e Mi lasceranno solo. Quando la verità verrà annunciata, i Miei seguaci saranno pochissimi. E molti Mi tradiranno e Mi negheranno, negheranno di avermi conosciuto.

Si sta effettuando il più grande tradimento, l’Apostasia più grave che ci sia mai stata nella Mia Chiesa, il covo si è riempito di ladri, stanno facendo piani di nascosto. Eseguono i piani in silenzio e nell’oscurità, eliminando il vero profeta ed esiliando il vero sacerdote.
 

​Mani impure danno da mangiare il Mio Corpo e da bere il Mio Sangue ai Miei figli che ancora credono nel più grande Miracolo d’Amore… la Mia Eucaristia… che Io lasciai come segno del Mio Amore e della Mia predilezione.
Tutti gli abitanti della terra, uno per uno, conosceranno la Verità, ma pochissimi saranno i Miei seguaci, perché avranno riempito il loro cuore di superbia, non accetteranno nessuna correzione e lo spirito della menzogna inonderà la loro anima...  

Perché durante il tempo in cui Io parlavo hanno chiuso i loro orecchi ed hanno ordinato il silenzio, un silenzio di complicità, un silenzio di tradimento, un silenzio di abbandono della Vera Fede. La carità e la speranza hanno iniziato a raffreddarsi, i cuori sono pieni odio, perché hanno disprezzato il Mio Amore.

Ma i Miei profeti parleranno nuovamente, con lo spirito di Elia e di Enoc
per ricordarvi la Verità nella quale devono permanere i Mie figli fedeli, che
si preserveranno dalla contaminazione e dall’eresia.

Conserverò i loro cuori puri e santi, nella Grazia più pura, più santa e più limpida.

Cari figli, vi invito ad avere coraggio! Amata umanità vi invito a perdere la paura che avete di dire con chiarezza che i tempi si sono accorciati molto in fretta e che ormai non c’è più tempo per molte cose.


Quando vi preparate spiritualmente, confessando i vostri peccati e comunicandovi santamente, sapete che state ricevendo la vita eterna in abbondanza…state ricevendo Me, che Sono il Vero Dio! Io, che do la pace ai cuori che Mi ascoltano e che avranno pace, se obbediranno il Mio Comandamento​ di fedeltà alla Chiesa, di fedeltà alla vera funzione del pastore, perché ci sono molti pastori che pascono il proprio ventre e pascono sé stessi, dimenticando la Verità e tenendo nell’ignoranza il Mio Popolo che dovrebbe essere istruito.


Ah… Mio Resto Fedele, la Grazia, riceverete la grazia se rimarrete fedeli alla Vera Fede, perché l’unico Vero Dio continua ad alimentare la vostra anima ed il vostro spirito, fortificandovi per i tempi finali.

LE GRANDEZZE DI MARIA



INTIMITÀ DELLA VERGINE CON GESÙ, DELIZIOSA E CONTINUA.

In quella guisa che da quattromila anni che il mondo era stato creato non vi era mai stata opera simile al mistero dell'Incarnazione, così da quando il mondo è mondo non v'è stato mai tempo più prezioso di quello in cui il Figlio di Dio incomincia ad essere Figlio dell'uomo e una Vergine diventa Madre di Dio. È questo quel tempo di delizie annunciato dai profeti, in cui il cielo manda la sua rugiada, le nubi piovono il giusto, e la terra irrigata dal cielo si apre per germinare il Salvatore (Is 45,8); è il tempo dell'evento più insigne, più felice e più [100] salutare che mai vi sarà; è il tempo in cui il cielo e la terra concorrono in uno sforzo meraviglioso, per dare il Santo dei santi al mondo che ne ha urgente bisogno: è la pienezza dei tempi secondo gli Apostoli; è il tempo della salvezza dell'universo, tempo in cui il cielo viene dalla terra rapito nella contemplazione e nell'adorazione di meraviglie che si veggono su la terra e non si trovano in cielo. Questo avvenimento così felice, così notevole, così prezioso, si compie in Nazaret, tra Gesù e la Vergine sola, il restante della terra non avendovi nessuna parte. Quanto più sono soli, quanto più grande è la loro solitudine, quanto più è ammirabile, tanto più si trattengono nel soggetto della loro solitudine essendo esso così importante, e tanto più profonda e deliziosa è la loro mutua occupazione.

Gesù è dunque occupato della Vergine, e unicamente per allora, della Vergine; la Vergine è pure tutta occupata di Gesù, e sola sopra la terra è occupata di Gesù. Sola sopra la terra, Maria adora il mistero dell'Incarnazione, e in nome della terra adora quel mistero che è compiuto in terra a pro della terra; solo Maria adora Gesù. Quanto più è sola occupata in un sì grande soggetto, tanto, più è intensa la sua occupazione 48; Ella vi si dedica con tutte le sue facoltà, vi si applica con tutti i suoi sensi, perché è un mistero sensibile e sensibile in Lei; anche la sensibilità deve rendere omaggio a quel Dio che si è reso sensibile 49 a favore della natura umana.

Ad una tale occupazione la Vergine si dedica con tutta l'anima sua. Lo spirito di Gesù che anima il proprio corpicino sì delicato, anima pure con una dolce e santa influenza, per grazia e per amore, lo spirito e il corpo della [101] Vergine. Nello spirito e nel corpo della Vergine lo spirito di Gesù è più potente e più attivo che lo spirito medesimo della Vergine stessa. La grazia infusa nella Vergine, grazia così eminente e così, elevata, attira ed assorbe tutti i suoi sensi, tutte le sue facoltà e tutto il suo spirito in un oggetto così grande e insieme così presente (Gesù), oggetto che a quella grazia si addice con una perfettissima proporzione.

La grazia della Vergine, infatti, non è come la nostra; è una grazia affatto particolare ed a Lei tutta propria; è una grazia che fin dalla sua origine tendeva al mistero dell'Incarnazione come al suo fine, al suo principio e al suo esemplare 50. È una grazia nuovamente infusa, nuovamente accresciuta sino al suo colmo, sino al suo effetto principale nella Vergine, nel compimento del [102] mistero dell'Incarnazione; è una grazia che unisce in modo affatto particolare Gesù alla Vergine e la Vergine a Gesù.

La grazia in generale unisce a Dio, ma quella sorta di grazia particolare, alla Vergine, unisce Dio come incarnato, e la Vergine a Dio incarnato. Questa grazia, così propria di questo mistero opera nella Vergine un effetto proprio e la dà un'applicazione, una unione a Gesù vivente in Lei, così grande, elevata e potente che non la possiamo esprimere.

Così la grazia e la natura concorrono a stabilire nella Vergine una disposizione eminente che rapisce il suo cuore e la sua mente in Gesù suo Figlio e suo Dio. Ma oltre questo movimento di natura e di grazia che è potentissimo, Gesù medesimo che è presente ed è attivo, attira immediatamente, per se stesso, la mente e il cuore della Vergine in tale occupazione. Gesù è presente in Maria, è potente in Lei, opera in Lei: Maria è perfettamente disposta a ricevere tali sante operazioni, ed a riceverle secondo tutta la loro energia e la loro estensione. [103]

E sono queste le primizie dell'azione di Gesù, nella Madre sua. Gesù adunque, volendo che le sue prime operazioni in terra e le sue prime influenze siano per la Vergine, l'attira in se medesimo e in sé la rapisce.               

Quale tenerezza! Quale amore! Quali favori di un tal Figlio verso una tal Madre, e di una tal Madre verso un tal Figlio, e nel principio del loro amore e del loro mutuo godimento! È un'estasi continua perché l'oggetto che rapisce è sempre presente alla potenza che ne viene rapita, e sempre agisce. Così avviene in cielo dove l'oggetto è sempre presente e sempre visto; così avviene dello stato di Maria, perché per Lei l'oggetto è sempre presente, sempre sensibile e sempre l'attira.

La Vergine non è assorta in una semplice, estasi passeggera e transitoria; ma è fissata in uno stato di rapimento permanente di cui l'oggetto è continuo, e sempre capace di rapirla. Noi non siamo capaci su la terra di uno stato simile, ma la Vergine ne è capace; né dobbiamo giudicare di Lei Secondo ciò che siamo noi. Quella sorta [104] di grazia singolare di cui Maria è insignita, la dispone ad un tale stato e a cosa più grande ancora, poiché la dispone ad essere Madre di Dio. La sua vita è elevata, né va soggetta alla debolezza dei sensi e della mente umana rispetto alle cose sante e celesti. Maria è tanto elevata che in Lei non v'è quella sproporzione tra la natura e la grazia, la quale nelle estasi delle anime più sante su la terra cagiona la debolezza e la perdita dei sensi. La Vergine anzi è confermata nella forza e nella potenza della grazia celeste che comporta i più grandi sforzi senza nessun indebolimento; vive della vita della terra e insieme nei celesti rapimenti; le sue estasi divine sono perenni, ma dalle sue occupazioni divine Ella non risente nessun indebolimento nella vita umana (nessuna sospensione nell'uso dei sensi) 51

CARD. PIETRO DE BÉRULLE

A che serve il Papa?




Monsignor Gaume

Preghiera per chiedere a Dio la Divina Sapienza




Dio dei Padri,
Signore misericordioso,
Spirito di verità!
Io, povera creatura,
prostrata dinanzi alla tua divina Maestà,
sono consapevole di trovarmi in estremo bisogno
della tua divina Sapienza,
che ho perduto con i miei peccati.
Fiducioso che manterrai fedelmente
la promesssa di dare la Sapienza
a quanti te la domanderanno,
senza esitare,
te la chiedo oggi
con viva insistenza
e profonda umiltà.
Manda a noi, Signore, questa Sapienza,
che è sempre presente dinanzi al tuo trono
e racchiude tutti i tuoi beni.
Essa sostenga la nostra debolezza,
illumini le nostre menti,
infiammi i nostri cuori,
ci insegni a parlare ed agire, a lavorare e soffrire con te.
Diriga i nostri passi
e colmi le nostre anime
delle virtù di Gesù Cristo
e dei doni dello Spirito Santo.
Padre misericordioso,
Dio di ogni consolazione!
Per la bontà materna di Maria,
per il sangue prezioso del tuo diletto Figlio,
per il tuo immenso desiderio
di comunicare i tuoi beni alle creature,
ti chiediamo il tesoro infinito
della tua Sapienza.
Ascolta ed esaudisci questa mia preghiera.
Amen.


(Luigi Maria Grignion de Montfort)


MI NASCONDERÒ PER UN POCO AL MONDO



Figli cari, verrà il momento nel quale Io non ci sarò più visibilmente sulla terra; non per questo figli, sarò lontano da voi, sarò invece vicina, vicina come sempre; il mondo non vedrà il Mio Volto, il mondo non sentirà la Mia Voce ma Io sarò sempre accanto ai Miei amatissimi...(La Madonna 24-02-1999)
Mi nasconderò per un poco al mondo, affinché il mondo mi cerchi e capisca di aver bisogno di me,,,
Che accadrà all’umanità quando Dio non sarà per un poco il Padre previdente, ma si allontanerà per un istante da essa... Per un attimo vi parrà che la terra sia rimasta priva del suo Creatore, priva dell’amore Divino...(21-08-98)
I Doni verranno ritirati, le Grazie non scenderanno più in tale modo, la gioia si cambierà in tristezza, l’allegria in pianto; nel grande benessere il mondo mi ha respinto, mi ha girato le spalle: proviamo a vedere che cosa farà nella grande tribolazione,.. Ciò che in tanti anni non è accaduto accadrà in pochissimo tempo; ecco, l’uomo si avventerà contro l’uomo, il fratello contro il fratello, le famiglie saranno separate e gli affetti infranti. Questo accadrà perché Io, Io Gesù lascerò fare e non contrasterò il procedere del male fino al momento culminante, allorché il terribile avversario sarà incatenato e non potrà più nuocere a nessuno... (30-12-1998)
II nemico Mio agirà con forza perché gli uomini lo hanno voluto ed Io lo permetto: si sappia che senza il Mio Assenso egli nulla potrebbe fare, è uno schiavo che ottiene molto li dove c’è grande debolezza ma nulla dove c’è la Mia Potenza. La sua forza è sempre nella debolezza dell’uomo, chi lo vuole respingere lo respinge. Lo schiavo maledetto cercherà di sferrare i più duri colpi contro chi Mi serve con amore e fedeltà (Gesù 09-09-98)


Opera della Divina Sapienza per gli Eletti degli ultimi tempi.

Moneta del popolo TASSE ZERO!



Estratto dal libro: “La banca la moneta e l’usura” di Sua Ecc.za dott. Bruno Tarquini


LA “RELIGIONE”
DELLA BANCA D’ITALIA

Su questo argomento, desta veramente impressione il contenuto di un articolo apparso su “La Repubblica” del 1° giugno 1994, dal titolo di per se altamente significativo: “La religione di Bankitalia”. Questo articolo, scritto con accenti che sembrano davvero ispirati al più cieco fanatismo, dopo aver affermato che la continuità storica dello Stato italiano resta affidata alla Banca d’Italia assai più che alle altre istituzioni, rileva che “la religione della moneta” deve rimanere integra nella sua ortodossia “al servizio di una divinità altamente simbolica – quel biglietto di banca firmato dal Governatore, che personifica il potere d’acquisto del cittadino – ma altresì una divinità che, se fedelmente servita, è dispensatrice di beni, mentre quando viene tradita, si fa implacabilmente vendicativa”; e più oltre che “i Governatori sono i sacerdoti addetti al suo culto”, i quali “se non fossero pienamente indipendenti, e soggiacessero a poteri esterni, la loro qualità liturgica verrebbe meno”. Dunque, la dottrina di Montesquieu non è più attuale, perché accanto al potere legislativo, al potere esecutivo ed al potere giudiziario, nei quali fu frantumato il potere assoluto dei sovrani dopo la Rivoluzione Francese, ce n’é un “quarto”, il potere monetario.
Ma, mentre il potere esecutivo ed il potere giudiziario sono in una posizione di ineliminabile subordinazione (almeno concettuale) rispetto al potere legislativo il potere monetario, invece, non solo dev’essere autonomo, ma addirittura aspira ad occupare e mantenere un ruolo di tutore dello Stato in materia di politica monetaria, tanto da assumere, assecondando la mistica dell’articolo de “la Repubblica”, persino la dignità e l’intoccabilità di una religione, con i suoi misteriosi riti ed i suoi onnipotenti sacerdoti. Si può legittimamente dubitare che questo “quarto potere” abbia le carte in regola con la Costituzione della Repubblica Italiana, o almeno col suo spirito informatore: la nostra Costituzione non brilla certo per sinteticità, poiché, anzi, dopo aver trattato dettagliatamente nella prima parte della posizione del cittadino e, nella seconda, della disciplina della società politica in tutte le sue espressioni, omette qualsiasi accenno, anche solo indiretto, al problema della moneta ed agli enti che ne dovrebbero regolare la politica nell’ambito del sistema economico dello Stato. Quale significato può, pertanto, darsi al silenzio dei costituenti italiani sulla Banca Centrale? Può, di fatto, il nostro Istituto di Emissione riempire questo vuoto costituzionale, pur essendo legittimato da una produzione di leggi soltanto ordinarie, che però non trovano nella Carta Costituzionale alcun titolo che possa giustificare la loro appartenenza all’attuale ordinamento giuridico nazionale, per quanto riguarda sia la posizione di potere assoluto della Banca d’Italia sia il contenuto stesso di quel potere che, come si è visto, stravolge il concetto di proprietà con riferimento alla moneta?
A queste domande è certamente difficile rispondere se non ponendo in evidenza il carattere segreto, misterioso, iniziatico di tutto ciò che circonda il problema della moneta, e che, riesce a far credere al popolo, in tema di moneta, una situazione completamente opposta a quella reale. Tutto ciò è quindi effetto di un vero e proprio disegno, cui presta determinante ausilio, per disonestà o ignoranza, tutto un mondo di politici, di banchieri e di opinionisti, che ha l’unico scopo di tener nascosta la verità. Quella verità che, fin dal 1931, aveva invece denunciato, con accorato vigore, Pio XII con l’enciclica “Quadragesimo anno”, in cui scrisse: «Ciò che ferisce gli occhi è che ai nostri tempi non vi è solo concentrazione della ricchezza, ma anche l’accumularsi di una potenza enorme, di una dispotica padronanza dell’economia in mani di pochi, e questi sovente neppure proprietari, ma solo depositari e amministratori del capitale, di cui essi dispongono a loro grado e piacimento. Questo potere diviene più che mai dispotico in quelli che, tenendo in pugno il denaro, la fanno da padroni: onde sono in qualche modo i distributori del sangue stesso di cui vive l’organismo economico, ed hanno in pugno, per così dire, l’anima dell’economia, sicché nessuno, contro la loro volontà, potrebbe respirare».  “Chiesa viva” NUMERO UNICO *** Gennaio 2014


Egli vi aiuta a superare le paure della vita e ad avere coraggio di fronte alle sfide di questo mondo. Egli vi sostiene nell'ora di grandi sofferenze e vi conforta nel dolore.



Messaggio di Nostra Signora Madre Protettrice degli Afflitti alla Vergine Sovrana



"Cari figli,

Ecco il servo del Signore!

Cari figli, in questo giorno oggi, che è così importante per me e per tutti i miei figli, voglio dirvi che sto supplicando Dio per tutti qui sulla terra in modo che ci possa essere pace tra gli uomini.

Chiedete a Dio la benedizione di guarire per la vostra vita, elevando i vostri pensieri al Signore delle alture in modo che voi possano ottenere un rafforzamento spirituale.

Grazie a Dio per la presenza del vostro Angelo Guardiano, che vi è sempre vicino per guidarvi nel cammino terreno, proteggendovi dai pericoli e incoraggiandovi in ogni momento. Chiedigli di rimuovere da voi le influenze malvagie, mentre tutti qui vagano. Il vostro Angelo Guardiano vi accompagna permanentemente durante il vostro viaggio, ispirandovi sempre verso Dio e il bene qui sulla terra. Egli vi aiuta a superare le paure della vita e ad avere coraggio di fronte alle sfide di questo mondo. Egli vi sostiene nell'ora di grandi sofferenze e vi conforta nel dolore.

(Pausa...)

Pregate per il vostro Angelo Guardiano e percepite la sua presenza per incoraggiarvi ogni giorno nelle decisioni più grandi. Gli angeli vi aiutano in ogni momento e rinnovano in voi amore e speranza, riempiendovi di forza e di gioia.

Che Dio vi benedica e vi conceda la Sua pace!

Ti amo! State tutti in nome della Santa Trinità".