domenica 4 ottobre 2026

Il nostro maggior male si è, che vogliamo servir Dio a modo nostro, e non a modo suo, secondo la volontà nostra, e non secondo la sua.

 


DIARIO SPIRITUALE

di Anonimo napoletano


" Il nostro maggior male si è, che vogliamo servir Dio a modo nostro, e non a modo suo,  secondo la volontà nostra,  e non secondo la sua.  Quando egli vuole, che siamo ammalati, noi vogliamo esser sani, quando egli desidera che lo serviamo co' patimenti, noi desideriamo di servirlo coll'opere: quando vuole ch'esercitiamo la carità, noi vogliamo esercitare l'umiltà: quando vuol da  noi  la  rassegnazione,  vogliamo  la  divozione,  l'orazione,  o  alcun'altra virtù ; e questo non perché le cose, che noi vogliamo sieno più grate a lui, ma perché  sono  di  più  gusto  nostro.   Questo  è  certamente  l'impedimento maggiore, che noi possiamo porre alla nostra Perfezione: essendo indubitato, che se vorremo esser santi secondo la nostra propria volontà, non lo saremo mai. Per essere veramente santo, convien esserlo secondo la volontà di Dio. " S. Francesco di Sales. 

Conobbe bene questa tanto importante verità S. M. Maddalena de' Pazzi ; e con la guida d'una luce si chiara di tal maniera seppe sottomettere la volontà sua a quella di Dio, che sempre contenta di quanto le accadeva nella giornata, nulla mai bramava di nuovo ; e solea dire, che avrebbe tenuto per difetto notabile il chiedere al Signore alcuna grazia per sé, o per altri con maggior istanza, che con semplici preghiere ; e che godeva e si gloriava di fare la volontà di lui, e ch'egli non facesse la sua. Per fin la santità, e perfezione dell'anima sua desiderava, che fosse non secondo il desiderio suo, ma secondo il volere di Dio. Ond'è, che si avea scritta questa risoluzione: Offerire me stessa a Dio, e volere tutta, e quella sola Perfezione, ch'egli compiace che io abbia, e nel modo e nel tempo ch'egli vorrà, e non altrimenti. Ed una volta favellando con una sua confidente, disse così: Il bene, che non mi viene per questa via della divina volontà, non mi par bene, ed eleggerei anzi di non aver dono alcuno, fuorché quello di lasciar ogni mio volere, ed ogni mio desiderio in Dio, che avere qualunque dono per mio desiderio e volere. Si, si, in me sint, Deus, vota tua, et non vota mea.

E questa era la grazia, ch'ella più frequentemente e più istantemente chiedeva al Signore, che la facesse star sempre sin alla morte subordinata ed interamente sottomessa al suo divino volere e beneplacito: e però non è maraviglia se ella divenne sì santa. Fra gl'istessi Gentili, si son trovati di quelli, che col solo lume della ragione chiaramente compresero questa verità. Plutarco disapprova quella comune preghiera del volgo: Dio ti dia tutto quel bene, che vuoi: no, dicea, si dee dir piuttosto: Dio faccia, che tu vogli quel che vuole egli. E quel che è più. Epitetto lo praticava, poiché diceva: Io son sempre contento di quanto mi accade alla giornata: perché so, che quanto mi avviene, tutto avviene per disposizione di Dio, e son certo, esser meglio quel che vuole Iddio di quel che io possa mai volere. 


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