domenica 21 dicembre 2025

Il declino degli esseri umani deriva dalla loro mancanza di fede! - L'uomo che non crede in Dio muore e non porta più alcun frutto.

 


VI CHIEDO DI PREGARE PIÙ CHE MAI, AFFINCHÉ PIÙ DEI MIEI FIGLI POSSANO RITROVARE LA FEDE.


"Caro figlio, io sono Maria, tua madre.

Il Sentiero verso il Cielo è un Sentiero difficile, e per arrivarci richiede molta disciplina. Questa disciplina deve essere unita a quella di Mio Figlio Gesù attraverso questo PREGHIERA E COSTANZAÈ così che l'essere umano che è stato creato dall'Amore si unisce al suo Creatore.

Attraverso questa Vita di Dio in lui, assorbe la Luce della Verità e si lascia condurre dallo Spirito Santo.

Chi crede nella Divina Volontà di Mio Figlio, andare avanti nella fede e non avere nulla da temere; al contrario, diventa una guida per i suoi fratelli e sorelle.

Il declino degli esseri umani deriva dalla loro mancanza di fede. 

L'uomo che non crede in Dio muore e non porta più alcun frutto.

Il " SAP "chi lo mantiene nella Verità è il Fuoco d'Amore;e questo Fuoco proviene dal Dono di Mio Figlio sulla Croce per la redenzione dei suoi peccati.

Non dobbiamo mai dimenticare che l'essere umano non essendo altro che polvere, è solo attraverso la Divinità di Mio Figlio infusa in lui che diventa un essere a somiglianza di Dio.

La sua umanità deve scomparire per far posto alla Divinità del suo Creatore.

La volontà umana hanessun valore in sé, ed è per questo che l'uomo deve allontanarsi da tutto ciò che riguarda la propria volontà, proprio come quello che riguarda la sua soddisfazione personale e tutto incentrato sul suo ‘’ IO ‘’  PERCHÉ NON APPARTIENE ALLA VOLONTÀ DIVINA.

L'uomo deve diventare SANTO come il suo Creatore, ed è così che gli si aprono le Porte del Cielo.

Oggi, vi chiedo di pregare più che mai, affinché più Miei figli possano trovare la fede.

Grazie caro figlio per aver ascoltato. benedico te e tutti coloro che ti sono cari. '

Maria, tua Madre che ti riempie di tutto il Suo Amore

Robert Brasseur 

UN DONO per i consacrati al mio Cuore Immacolato

 


Suor Chiara Scarabelli 


PER LA TERZA VOLTA L'ANGELO DELLE TENEBRE 


Agosto 1953 

Una sera mi ero messa da poco a letto e stavo pregando. Ad un certo momento sentii un piccolo rumore nella cella, ma non ci faci caso. Dopo poco sento come una mano posata sulla testa. Mi impressionai. Allungai il braccio per accendere la luce, ma non la trovai. Mi spaventai. Mentre ero lì, che non sapevo cosa fare, sentii la voce del giovane che avevo visto le due volte precedenti, che mi diceva:  

- Non temere, sono io, l'angelo del Signore.  

Allora guardai: era proprio lui! Egli proseguì:  

- Non avere paura, vengo per il tuo bene. Perché non mi hai ascoltato? Sii buona, ascolta il mio consiglio, altrimenti ti pentirai quando sarà troppo tardi. Se continui così non farai che ingannare! Confessa che questa storia è stata tutta una tua illusione e non pensare più a queste cose.  

Ero titubante e piena di paura, ma mi ricordai di quello che mi aveva detto il Padre. Volevo prendere l'acqua santa che tenevo sul comodino accanto al letto, ma ebbi paura. Allora presi il Crocifisso che tenevo sempre sul petto e alzandolo dissi:  

- "In nome di Cristo e della Vergine Immacolata, va’ via di qua!" 

Egli fece una smorfia, con voce severa disse:  

- Maledetta tu e chi ti ha suggerito questa cosa: me la pagherai! Se non ci fosse "Lei" ti strozzerei!  

Diventò come un carbone acceso e fuggì lasciandosi dietro come una scia di fuoco, che durò alcuni minuti.  

Le lascio immaginare, Padre dell'anima mia, il terrore che provai. Mi prese ancora più forte il timore che tutto quello che c’era stato tra me e la cara Mamma fosse veramente illusione mia. Quale tormento! Non riuscivo più a dormire per la paura. Allora decisi di chiamare di nuovo quel Padre e gli raccontai tutto. Dopo aver ascoltato mi disse  

- Questa è la rabbia del demonio! Ora sono ancora più convinto che ti ha parlato veramente la Vergine santa per dare quel suo dono all'umanità, come pegno del suo amore di Mamma per la salvezza delle anime. Non avere paura!  

- Padre, temo tanto!  

- No, sta' serena! Ti assicuro che la Vergine non permetterà che Satana ti faccia del male. Non sei forse nel suo cuore?  

- Sì, Padre, mi aiuti lei perché io mi sento tanto piccola e povera!...  

E lui:  

- Abbi fiducia e vivi il tuo abbandono totale in Lei che ti ama con cuore e tenerezza materna!  


L'ANGELO DELLE TENEBRE GETTA LA MASCHERA 


Ecco, sono qui, ora me la pagherai! 

Novembre 1953 

 

In quel periodo c'era in uno dei due dormitori pericolo di cedimento, per lo spostamento delle travi, e fummo perciò costrette a ritirarci tutte nell'altro. Ci eravamo perciò accordate di dormire in due per ogni cella, con un piccolo paravento a separazione dei letti.  

Qui è avvenne il colpo più grosso. Quella sera io ero già a letto, così pure la sorella vicina, e mi sembrava che lei già avesse preso sonno. Non so il perché, ma non ero capace di dormire. Dopo circa un'ora, mi sentii chiamare da una voce che mi impaurì dicendo: 

- Ecco, io sono qui: ora me la pagherai!  

Aprii gli occhi e mi vidi davanti quel giovane che diceva di essere l'angelo del Signore. Solo Dio sa quale fu lo spavento che provai!, solo Dio lo sa. (...) Egli mostrava di volersi avvicinare al mio letto (...)  

Non so, caro Padre mio, se può immaginare quello che provai! Fuggire non potevo... Quanta angoscia avvertii dentro di me...! Mi vidi perduta e, senza volerlo, mi misi a chiamare aiuto. La sorella si svegliò chiedendomi se mi sentissi male. Subito si è avvicinò al mio letto, vedendomi tremare dalla paura mi chiese:  

- Che cosa hai?  

Le risposi: 

- Per carità; butta acqua santa, che c'è il demonio! Prega la Vergine Santa che allontani da me questo mostro, mi sento morire!  

La poverina, si mise a fare segni di croce con l'acqua benedetta e recitare l'Ave Maria. Non so spiegare quello che avvenne. So che quel giovane si trasformò in un mostro ributtante e fuggì urlando, facendo tremare la stanza.  

Avendo chiesto alla sorella che dormiva nella stessa cella con me, se avesse visto qualche cosa, mi rispose:  

- No, però sentivo che succedeva qualche cosa che non sapevo s piegarmi. (…). 

Scusi, Padre dell'anima mia, se le ho raccontato tutto questo. Mi sono fatta violenza solo per ubbidire (…). 

a cura di Mons. Luigi Molinari 


sabato 20 dicembre 2025

Vero Cristianesimo

 


Come misurate, sarà misurato a voi


Un cristiano credente deve anche vivere secondo la sua fede, cioè nella successione di Gesù Cristo, il Quale ha vissuto per gli uomini una Vita d’Esempio sulla Terra e quindi pretende anche la fede nella Sua Opera di Redenzione, per essere anche riconosciuto da Lui come cristiano. La Dottrina cristiana dev’essere vissuta dal cuore, perché è l’amore che Cristo richiede dagli uomini, un amore, che è senza proprio profitto e perciò agisce anche in modo salvifico, che è pronto a portare sacrifici, un amore, che Gesù ha dimostrato agli uomini con la Sua Morte sulla Croce. Essere un vero cristiano significa quindi formare il suo essere interiore nell’amore nella fede in Cristo, perché senza la fede in Lui l’uomo non è capace di questo cambiamento dell’essere. Può bensì credere in Lui e ciononostante non camminare nell’amore. Ma allora è solamente una fede formale, una fede d’intelletto, che lascia bensì valere un’Esistenza dell’Uomo Gesù e forse anche la Sua morte sulla Croce, che però non so nulla sul Significato del Sacrificio che l’Uomo Gesù ha portato per i prossimi, perché avrà la comprensione per questo solamente, appena si esercita nell’amore, perché solo allora il suo spirito gliene dà la giusta comprensione attraverso il cuore. 

Perciò “essere cristiano” significa come primo vivere nell’amore, ed allora l’uomo si dichiara anche per Gesù Cristo come Redentore del mondo. Un uomo senza amore disinteressato però non è mai un cristiano, anche se si spaccia come tale davanti al mondo, perché nel concetto Cristianesimo non si tratta mai della fede nell’Esistenza di Gesù, si tratta del fatto che l’uomo viva così, come ha vissuto Gesù Cristo sulla Terra, per poter portare il nome ‘cristiano’ con ragione. Per questo nel mondo non c’è più un vero cristianesimo, malgrado chiese e dottrine di fede, perché manca lo Spirito di Cristo. Gli uomini non sono redenti, perché Gesù Cristo non può più agire, dove non c’è più l’amore. 

L’amore si è totalmente raffreddato fra gli uomini. Se povero, se ricco, se alto, se basso, a tutti manca la cosa più importante del cristianesimo, l’amore. Gli uomini non approfittano più dell’’Opera di Redenzione di Gesù, si mettono al di fuori di coloro per i quali Gesù Cristo è morto sulla Croce; vedono bensì la Croce, perché non possono negare Gesù Cristo come Uomo e la sua morte sulla Croce. Per loro però è diventato del tutto insignificante, sono soltanto delle parole suonanti senza senso e forza, perché solo l’amore dischiude la comprensione, ma l’amore è morto. Per questi uomini Gesù Cristo è morto inutilmente sulla Croce e malgrado ciò, si chiamano cristiani. 

Nessuno di loro si chiarisce il significato, nessuno di loro si sforza d’essere un vero cristiano e molti cristiani guardano con disdegno dall’alto in basso su un uomo, perché nei loro occhi sono pagani o infedeli, perché non fanno parte di una chiesa o comunità ufficiali. Per tutti costoro ci sarà una volta un risveglio terribile, quando saranno deceduti non redenti dalla Terra e devono rendere conto sul loro modo di vivere, quando il grado dell’amore è così basso, che nessun bagliore di Luce lo accompagna nel suo ingresso nel Regno dell’aldilà. Solo allora devono cercare il Redentore dell’umanità e difficilmente Lo troveranno, perché non avevano una vera fede in Lui, senza Lui però non possono mai diventare beati. 

Oh, se voi uomini sapeste, che cosa vi siete giocati su questa Terra attraverso la vostra tiepida predisposizione d’animo sulle cose più importanti, se sapeste, quanto amaramente vi dovrete pentire una volta. Senza amore non potete mai diventare beati, quindi dovete percorrere come veri cristiani la vostra via sulla Terra, dovete seguire Lui, cioè osservare i Suoi Comandamenti e solo allora la vostra fede in Lui sarà viva, solo allora dichiarate Gesù Cristo davanti al mondo, Lo rappresenterete e redenti da Lui potete dare la giusta spiegazione anche ai prossimi, che e perché Egli dev’essere riconosciuto, che e perché senza la Redenzione attraverso Gesù Cristo non esiste nessuna eterna Vita e perché davanti a Dio viene valutata solamente la vera vita nello Spirito di Gesù, ma non quella secondo il cristianesimo portato in vista esteriore, che in Verità non è nessun cristianesimo. 

Amen

5. dicembre 1952

Gesù e Dion - Ven. Anne Catherine Emmerick

 


Secondo le visioni del  

Ven. Anna Caterina Emmerick 


LA VITA DI GESÙ CRISTO E DELLA SUA SANTISSIMA MADRE

(Dalla fine della prima Pasqua alla prigionia di San Giovanni Battista)


Gesù e Dion


I pagani, ai quali Gesù aveva guarito i figli, chiesero a Gesù dove dovessero dirigersi ora, poiché non volevano più adorare il loro idolo. Gesù parlò loro del battesimo e che per ora dovessero rimanere fermi lì e aspettare. Parlò di Dio, come di un Padre a cui bisogna offrire in sacrificio le proprie passioni, dato che non ha bisogno di alcun altro sacrificio: se non quello dei nostri cuori. Quando Gesù parlava ai pagani, diceva più chiaramente che agli ebrei che Dio non ha bisogno dei nostri sacrifici. Li esortava alla penitenza, alla gratitudine per i benefici e alla compassione per i miseri. Nella città degli ebrei celebrò la festività del sabato, partecipò a un banchetto e poi iniziò il digiuno a causa dell'adorazione del vitello d'oro, che si celebrava l'otto di Tisri, poiché il sette, che era il vero giorno, cadeva quell'anno di sabato. Gesù abbandonò questa città nel pomeriggio. I pagani, i cui figli aveva guarito, tornarono a ringraziare Gesù davanti alla loro città. Gesù li benedisse e camminò con dodici discepoli attraverso il deserto, a sud di Gadara; poi, su una montagna fino a un ruscello che scende dalla montagna di Betharamphta-Julias, dove ci sono fonderie di metalli. C'erano tre ore di cammino da Gadara fino all'albergo vicino al fiume dove entrò Gesù con i suoi discepoli. Gli ebrei che vivevano lì erano occupati con la raccolta di frutta e furono istruiti da Gesù. C'era anche lì un gruppo di pagani che raccoglieva fiori bianchi da alcuni arbusti di siepe e insieme grossi insetti e scarafaggi. Quando Gesù si avvicinava a loro, si ritiravano, mostrarsi schivi. Mi fu insegnato che raccoglievano quegli scarafaggi per il loro dio Beelzebub che avevano a Dion. Ho visto questo idolo seduto sotto un grosso albero davanti alla porta della città. Aveva forma di scimmia, con braccia corte e gambe sottili, e sedeva come gli uomini. La sua testa era appuntita con due corna attorcigliate come fasi di luna; il suo volto spaventoso con un naso molto pronunciato. Il mento era incavato, e la bocca grande come quella di una bestia, il corpo snello e intorno al ventre come un grembiule, le gambe lunghe e sottili con artigli sulle dita. In una mano aveva un recipiente sopra un bastone e nell'altra una figura simile a una farfalla che usciva dalla larva. Questa farfalla sembrava in parte uccello e in parte insetto disgustoso, ed era brillante e variopinta. Intorno alla testa aveva una corona di insetti disgustosi e vermi volanti: uno teneva l'altro; e sulla fronte e in mezzo alla testa appuntita c'era un insetto più grande e più ripugnante. Erano brillanti e di vari colori, ma di forme disgustose, e velenosi, con ventri gonfi, piedi, artigli, pungiglioni e spine. Quando Gesù si avvicinò a questi pagani che raccoglievano insetti per l'idolo, tutta quella corona si disfece come un oscuro sciame di insetti, che si rifugiarono nei buchi e nei nascondigli del luogo, e si videro ogni genere di figure di spiriti immondi che si nascondevano come scarafaggi nei buchi del suolo. Erano gli spiriti immondi che venivano adorati nei corpi di quegli insetti disgustosi. 

Il giorno seguente, al mattino, Gesù arrivò nella città ebraica di Oi6n, che è molto più piccola della parte pagana della stessa città, che è meglio edificata sulla pendice della montagna e ha vari templi. Questa città degli ebrei è completamente separata da quella pagana. Nella parte dove entrò Gesù erano già in gran numero costruite le capanne per le feste dei Tabernacoli, e in una di esse fu ricevuto dai sacerdoti e dagli anziani, con il lavaggio dei piedi e un rinfresco, come di consueto. Si diresse subito verso i molti malati lì presenti nelle capanne. I discepoli aiutavano a mantenere l'ordine. C'erano malati di ogni genere, storpi, muti, ciechi, idropici, gotosi. Guarì molti di loro, esortandoli tutti. C'erano alcuni che erano sostenuti con stampelle a tre piedi; altri, che si appoggiavano a queste stampelle senza mettere i piedi a terra. Poi andò anche dove c'erano le donne malate, sedute, sdraiate o in piedi, più vicino alla città, in una lunga capanna che era stata costruita su una pendice della montagna, a forma di una terrazza. Questi posti erano coperti di erba molto fine e delicata che pendeva dall'alto come fili di seta e su questo verde avevano messo tappeti. C'erano lì donne con flusso di sangue, a distanza, velate, e altre malinconiche, con volti tristi e pallidi. Gesù parlò a loro, pieno d'amore, a tutte. E le sanava una dopo l'altra, e dava loro vari avvisi per migliorare certe mancanze e fare la dovuta penitenza. Sanò anche e benedisse molti bambini che le madri gli portavano. Questo lavoro durò fino al pomeriggio e si concluse con una gioia generale. Tutti i malati guariti, portando le loro stampelle e barelle, si misero in ordine cantando allegramente, pieni di contentezza, accompagnati dai loro parenti, conoscenti e servitori, ed entrarono in città con Gesù e i suoi discepoli in mezzo a loro. È indescrivibile l'umiltà e la serietà affettuosa di Gesù in queste occasioni. I bambini e le donne andavano davanti cantando il salmo 40: Beatus qui intelligit super egenum et pauperem. 

Si diressero alla sinagoga e ringraziarono Dio. Poi ci fu un banchetto sotto un tetto di piante e rami, che consisteva in frutta, uccelli, favo di miele e pani tostati. All'inizio del sabato si diressero tutti in abiti di penitenza alla sinagoga: iniziava il grande giorno della riconciliazione degli ebrei. Gesù fece un'esortazione alla penitenza e parlò dell'inutilità delle purificazioni solo corporali, mentre non si purificava l'anima. Alcuni ebrei si flagellavano sotto le loro ampie vesti attorno ai fianchi e alle gambe. Anche i pagani di Dione avevano una festa con incredibile quantità di incensi e si sedevano su seggi che emanavano sotto specie di incenso che, accesi, riempivano l'ambiente di fumo e profumo. 

Ho visto la festa della riconciliazione che si celebrava a Gerusalemme; le molte purificazioni dei sacerdoti, le loro lunghe preparazioni e digiuni, i sacrifici, l'aspergere con sangue e l'accensione degli incensi, e anche il capro espiatorio, scelto tra due: uno veniva sacrificato mentre l'altro veniva gettato nel deserto; a questo si legava qualcosa alla coda, dove c'era fuoco. Nel deserto veniva spaventato e cadeva nell'abisso. In questo deserto, che si estende al di fuori del Giardino degli Ulivi, ci fu anche Davide. 

Ho visto che il Sommo Sacerdote era molto rattristato e turbato: avrebbe desiderato che qualcun altro facesse il suo lavoro ed entrò con grande timore nel Santuario. Raccomandò al popolo di pregare molto per lui. Anche il popolo era persuaso che il sacerdote dovesse avere su di sé una grave colpa e temeva che gli sarebbe accaduta qualche disgrazia nel Santuario. Lo tormentava la coscienza di essere colpevole della morte di Zaccaria, padre di Giovanni Battista, e la sua colpa stava incubando nel suo genero, che condannò Gesù. Non era Caifa: credo fosse suo suocero Anna. Nel Santuario non c'era più il mistero nell'Arca dell'Alleanza: c'erano solo vari recipienti e vasi. L'area dell'alleanza era nuova e di forma diversa dalla prima; anche gli angeli erano diversi e sedevano circondati da tre bande con un piede sollevato e l'altro caduto di lato; la corona era ancora tra di loro. Dentro c'erano varie specie di unguenti e profumi di incenso. Ricordo che il Sommo Sacerdote offriva incenso e aspergeva con sangue; che prese un vaso del santuario, e che, ferendosi a un dito e facendo uscire sangue, lo mescolava con acqua e poi lo dava da bere a una fila di altri sacerdoti. Era una specie di santa comunione. Ho visto che il Sommo Sacerdote fu colpito da Dio; era molto debilitato e malato di lebbra. Si creò una grande confusione nello stesso tempio. 

Fino ad allora una lettura molto commovente di Geremia nel tempio, mentre vedevo molti quadri della vita dei profeti e dell'abominazione del culto degli idoli in Israele.


Preghiera di Rassegnazione alla Volontà di Dio

 


IO CREDO, mio Salvatore, che Tu conosci esattamente ciò che è meglio per me. Credo che Tu mi ami più di quanto io ami me stesso; credo che Tu sei perfettamente saggio nella Tua Provvidenza e onnipotente nella Tua protezione. Mio Signore, aspetterò da Te la Tua guida e, quando la otterrò, agirò in armonia con essa, con semplicità e senza paura. Prometto che non sarò impaziente, qualora fossi da Te trattenuto nell’oscurità e nella perplessità; né mai mi lamenterò o mi inquieterò qualora occorressi in qualche disgrazia o mi trovassi in ansietà.

John Henry Newman

Dico al peccatore pentito che la tua fiducia nella mia misericordia dovrebbe essere più grande della tua paura della mia giustizia.


Messaggio di Nostro Signore a Jennifer


8 dicembre 2025

Figlia mia,

Chiedo ai miei figli: dove riposa il vostro cuore? Riposa nel vostro Salvatore nella mangiatoia? Avete abbandonato il vostro cuore dal ricevere la verità e lo avete consegnato a un mondo che cerca di massacrare gli innocenti? Vi dico, figli miei, state cercando vostra madre affinché vi guidi a suo figlio? Portate a vostra madre le intenzioni del vostro cuore e attraverso le vostre preghiere, lei vi porterà a suo Figlio come un tempo portò il Salvatore del mondo. È attraverso mia madre che sono stato portato nel mondo e ora lei riporterà il mondo a suo Figlio, perché io sono Gesù.

Figli miei, la Messa è il bene più grande per l'anima al momento della morte, perché essa si trova faccia a faccia con l'Eucaristia, poiché io sono Gesù. Voi rendete onore a mia madre ogni volta che vi arrendete alla verità, perché lei ha portato la Divina Misericordia nel suo cuore, nel suo grembo, e lei è testimone del sacrificio di suo Figlio in ogni Messa celebrata in tutto il mondo. Figli miei, durante la consacrazione e l'elevazione dell'ostia, quando vengono pronunciate le parole “Per lui, con lui e in lui” al mio Padre, è allora che io vengo consumato attraverso le mani consacrate del mio Figlio Prescelto per portare al mio Padre il sacrificio perfetto di suo Figlio. Il mondo è testimone del Calvario ad ogni Messa.

Figli miei, dico al peccatore pentito che la tua fiducia nella mia misericordia dovrebbe essere più grande della tua paura della mia giustizia. Vieni a me durante la Messa, vieni al Calvario e non rinunciare alla tua eternità per seguire le vie del mondo. La tua eredità al regno risiede nell'Eucaristia. Tu sei il più grande benefattore del piano divino quando cerchi la volontà di mio Padre. Venite, figli miei, venite al presepe. Andate davanti a Me in adorazione tre volte prima della Solennità della mia Santissima Madre e pregate per le sue intenzioni e chiedetele di portare a suo Figlio tutto ciò che consuma il vostro cuore. Venite a me alla Messa e permettetemi di guarirvi attraverso l'Eucaristia, perché io sono Gesù e la mia misericordia e la mia giustizia prevarranno.


UN DONO per i consacrati al mio Cuore Immacolato

 


LA TUA MAMMA NON PUÒ INGANNARE... 


"sono io, in carne e ossa, tocca le mie mani..." 


8 maggio 1953 

Mentre era notte e stavo pregando davanti al santo Tabernacolo, più col cuore che con la bocca, sempre tormentata dal dubbio di essere un’illusa, mi vidi davanti, come le altre volte, la dolce Mamma Maria, tutta avvolta nella luce. Si avvicinava me e sorridendo mi diceva:  

- Piccola mia, coraggio, non temere!  

La tua Mamma non può ingannare: sono io, in carne e ossa. Tocca le mie mani: sono una creatura umana come te, anche se vengo dal cielo! É il Signore che mi ha dato questa missione, per il bene di tutti i miei figli che abitano sulla terra. Parla pure con quel Padre che vuoi chiedere come confessore: te lo permetto io! Vedrai che capirà che sono io a parlarti. Il mio avversario vuole tormentarti e vuole impedire che io, la Vostra mamma, dia questo dono per il bene e la salvezza delle anime. Parlagli pure senza paura e credi alla sua parola.  

- Perdonami, Mamma, i miei dubbi! So che sei tanto buona, ma, conoscendo la mia povertà e piccolezza, temo sempre di me stessa!  

- Ti ripeto, non temere! Sta’ serena. Ti benedico.  

Quanta gioia e pace lasciò nel mio cuore la dolce Mamma anche questa volta! (…) 


PENSO CHE SIA PROPRI O LEI, LA MADONNA 


20 giugno 1953 

In giugno decisi di domandare, in carità di potermi confessare con quel Padre di cui ho parlato. Dopo pochi giorni venne. Io esposi con semplicità ciò che mi aveva detto l'angelo del Signore, la prima volta e anche la seconda. Il confessore stette a pensare un poco, poi mi chiese:  

- In che cosa ha mentito?  

Allora mi feci coraggio e confidai tutto quello che la Mamma del cielo mi aveva, detto, ciò che voleva da me, e la lotta che avevo dentro di me, da tre anni, per il timore di essere "illusa". Egli stette un poco a pensare. Mi fece alcune domande, poi mi disse:  

- Penso che ad apparirle sia proprio Lei, la Madonna, che vuole portare a termine quello che Gesù ha chiesto a suor Consolata Betrone. Stia tranquilla, lo dico in nome di Dio.  

Allora mi feci coraggio e chiesi:  

- Quel giovane che mi dice di essere l'angelo del Signore, ha detto che tornerà ancora. Mi fa tanta paura! Come devo comportarmi?  

Rispose: 

- Ascolta quel che ti dice, se vedi che insiste nel farti ammettere che hai mentito, prendi l'acqua benedetta e aspergendolo digli: "In nome di Dio e della Vergine Santa va via di qua". Poi mi saprai dire come si è comportato, per capire se è Satana o l'angelo del Signore.  

Alle parole del Padre mi misi serena e tranquilla. Però questa serenità fu ben presto turbata da colui che diceva di essere l'angelo del Signore.  

"Suor Chiara Scarabelli

a cura di Mons. Luigi Molinari 

venerdì 19 dicembre 2025

„Io voglio che diventiate beati...“

 


La nostra Patria spirituale I: La vita nel Regno di Luce


Io voglio che diventiate beati. La Mia meta non è la beatitudine terrena, perché la vita terrena è soltanto breve, misurato all’Eternità. Ma vi deve essere destinata una eterna Vita nella Beatitudine e questa Vita eterna deve essere il premio per vostra conferma sulla Terra. Sulla Terra non vi deve sembrare più niente desiderabile, il vostro sguardo deve essere rivolto alla Vita dopo la morte, e se potete rinunciare a tutto a cuore leggero, siete maturi per l’Eternità.

Il cuore deve poter staccarsi dal terreno, non per costrizione, ma dovete poter sacrificare liberamente ciò che vi è caro sulla Terra, dovete aspirare con tutto il cuore e con tutta l’anima ciò che appartiene al Regno spirituale, a dei beni che vi vengono negati dal mondo terreno, che nessuno vi può offrire che Io Solo, e che Io vi offro, perché vi voglio rendere beati. Imparate a stimare i beni spirituali e disdegnare i beni terreni, e siatene certi che vi lascio pervenire dei beni terreni di ciò che avete bisogno, per poter esaudire il vostro compito terreno. Datevi totalmente a Me, ed Io provvederò a voi in ogni modo, terreno e spirituale, e non vi lascerò languire, ma per diventare beati, la vostra anima necessita dapprima di Cibo spirituale, che le assicura la Vita nell’Eternità. 

Voi uomini mettete al primo posto i bisogni terreni e credete di non poter sussistere senza ultratimorosa preoccupazione. Ma Io so che vi manca molto di più il provvedimento spirituale, e voi stessi dovete aspirare a questo, perché non posso costringervi ad accettarlo per via della libera volontà. Cibi e bevande terreni mantengono il vostro corpo soltanto per breve tempo, e non possono mai prolungarvi la vita terrena, quando Io vi richiamo dalla Terra. Ma il Nutrimento spirituale vi assicura una Vita eterna. E quello che avete una volta ricevuto come Nutrimento spirituale, non passerà mai più, non diventerà mai inutile; lo portate con voi nell’Eternità e su questo edificate la vostra vita. 

Per poter vivere eternamente nella Beatitudine, dovete anche eseguire un’attività che rende felice e perciò avete bisogno di un capitale con il quale potete lavorare, che potete distribuire ai bisognosi, avete bisogno di una ricchezza spirituale che non si diminuisce, ma che aumenta costantemente, più ne date. Ed Io vi voglio dare questa ricchezza spirituale, affinché diventiate eternamente beati. Ma lo potete accogliere solamente, quando siete di cuore totalmente vuoto, dove i Miei Tesori possono espandersi, perché i tesori spirituali non vanno d’accordo con i tesori terreni, un cuore non può ospitare ambedue, e sta a voi liberamente, per quali beni volete tenere libero il vostro cuore. 

Se Io vi voglio ora amare e rendervi beati, devo anche come saggio Padre consigliare ed aiutare i Miei figli, a pulire la loro cameretta del cuore da un bene inutile, che respinge i veri tesori e ne rende impossibile la ricezione. E così vi voglio aiutare a staccarvi da ciò che vi offre il mondo, di ciò che il vostro cuore desidera ancora, ma che vi è d’ostacolo per la Vita eterna. E perciò considerate tutti i fallimenti terreni come un mezzo d’Aiuto da Parte Mia, di staccarvi dal mondo e dai suoi beni apparenti, riconoscete in questo la Mia Provvidenza, che è soltanto per la vostra meta finale, di fare di voi degli esseri liberi, oltremodo felici, che nell’Eternità non conoscono più nessun dispiacere e nessuna preoccupazione, ma che sono sempre soltanto beati e vivono, cioè sono ininterrottamente attivi nell’agire nell’amore. Io voglio che diventiate beati, Io voglio potervi provvedere con il Nutrimento spirituale, perché ne avete bisogno per la Vita eterna. 

Amen

20. maggio 1948

LA VITA QUOTIDIANA DI UNA LUNGA ESISTENZA

 


Dal 1889 al 1941 Marie-Julie conobbe una vita relativamente nascosta e pacifica: vita di preghiera e di sofferenza, con qualche visita di amici, ed assai amareggiata da lutti inevitabili. 

Se il mondo la conosce meglio completamente dimenticata – vi sono alcuni amici e parenti che si cambiano con il tempo… Continuano ad andare a visitarla per edificarsi e chiedere consigli, così scrivono il contenuto delle sue estasi. 

Ma il tempo delle grandi rivelazioni è praticamente terminato. Ciò che dicono i fratelli Charbonnier e gli scrittori del tempo eroico, sembra dimenticato, nascosto da qualche parte o può darsi distrutto… Ma Dio veglia misteriosamente su ciò che deve essere rivelato, un giorno! 

Verso il 1892 il papà di Marie-Julie – terminato il suo compito che era di ridare i Sacramenti a sua figlia – si spense dolcemente come S. Giuseppe… Nell’ombra e nel silenzio. 

Ecco la descrizione, un po’ di tempo dopo la morte di suo padre. 

 

L’atmosfera della CASA di Fraudais. 

“L’atmosfera è carica di umidità, la luce penetra dalla porta aperta della povera dimora di famiglia… che fa cerchio attorno al fuoco della cucina… Unico spazio per 4 persone. La mamma è qui, con le mani attive… Fila… Il papà è piegato in due, i piedi appoggiati alla pietra del focolare: sembra che porti sulle sue spalle il peso degli anni e del duro lavoro. 

Egli riflette – segue il silenzio… Il contadino è poco comunicativo… Sulla sua testa un berretto bianco… Sembra un veterano del Grande Esercito. 

Suo figlio Charles è qui. Rimasto infermo, non si sposerà. 

“Davanti alla porta d’entrata c’è il letto dove dorme Angela, la sorella di Marie-Julie. E’ colpita da un male che la porterà lentamente alla morte.” 

Marie-Julie non scende mai dal letto – nella cameretta preparata per lei, molto vicina ‘la sua cella’ separata dalla grande stanza da una porta a vetri. 

Sua sorella più giovane Jeanne è sposata e mamma di una femminuccia e di un maschietto. Abita vicino a casa – ora demolita. 

Suo figlio e suo genero moriranno nella Grande Guerra del 1914. 

Angela, la confidente di Marie-Julie, morirà a 40 anni, nel 1900, dopo aver sofferto per lungo tempo – atrocemente ma con la più completa rassegnazione – di un tumore che ‘gonfiava il suo petto’. 

“La mia piccola sorella Angela, diceva un giorno Marie-Julie ad alcuni visitatori. E’ ammalata da 14 anni ma è molto paziente.” 

Il 9 febbraio 1940 Marie-Julie riceve dal cielo un grande annuncio “Ricordati che conservo intatto il corpo di tua sorella in terra.” 

Rimane la vecchia mamma. Maria Rosa Boya, la donna forte, la contadina robusta che è riuscita, meglio degli altri, a dare ai suoi figli un profondo spirito di FEDE. 

Vivrà fino all’età di 79 anni e 5 mesi. Negli ultimi tempi molto anziana non lascerà mai la sua poltrona di paglia; seduta vicino al fuoco sia dentro che fuori la porta, secondo la stagione…. 

Lasciava entrare i visitatori, che dolcemente e senza pubblicità ritrovano il sentiero verso la Fraudais, venendo spesso da lontano. 

Mamma Jahenny morirà nel gennaio del 1908. 

Nel giugno del 1914 Marie-Julie riceve una rivelazione che annuncia l’inizio della Grande Guerra… Rimane triste, d’una tale tristezza che è notata anche dal curato P. Lequeux… Ne domanda la causa. Marie-Julie RIVELA il pericolo imminente che colpirà la cristianità. 

Alla fine del racconto il curato di Blain, sconvolto, si mette in ginocchio vicino alla donna in lacrime, ed insieme pregano per ottenere una attenuazione alla prova. 

Qualche settimana dopo l’armistizio dell’11 novembre 1918, il Signore dice a Marie-Julie: 

“Se il mio popolo non torna e non mi riconosce come Sovrano e Signore, riaccenderò allora la mia giustizia, ci saranno alcune conversioni ma non di quelli che per primi dovrebbero confessare le loro infedeltà ed il loro disprezzo nei confronti della mia PERSONA DIVINA… Se il mio popolo non mi riconosce, colpirò ancora… Non posso accontentarmi di così poche azioni di grazie. 

Nel 1922 Marie-Julie perde suo fratello Carlo, che muore a causa di una congestione polmonare, dopo sette o otto giorni di malattia. 

Comincia a camminare penosamente in casa… Curò suo fratello. Cosa fare per lui? Questa morte le causò un grande dolore. 

Rimane sola con la sua domestica. L’ultima persona che per amore la serviva. Ha una sola mucca che deciderà poi di vendere. 

E’ la signora Petit, il cui figlio viveva a Parigi e verrà a trascorrere le vacanze a Fraudais…  

Il 26 febbraio, mercoledì delle ceneri, Marie-Julie… si sentì mancare. Il dottore dice che si tratta di influenza. Ma il 2 marzo si alza per molte ore e partecipa alla recita del S. Rosario e delle CINQUE PIAGHE… ma il giorno dopo chiede di isolarsi verso mezzogiorno. Cade in una sonnolenza intercalata da qualche parola. Mormora: “Voi andate avanti come potete”. 

La signorina Nodè le dice: “Non dimenticate, Marie-Julie che voi siete stata un mezzo tra Cielo e Terra: tra Dio e le anime.” 

L’ammalata tace, poi in un soffio: “Sì! Sì, un mezzo di unione che non si cancellerà mai!” 

E poco dopo queste parole, aggiunge: “Da lassù vi manderò belle croci d’oro!” 

Quando verso le 8 Don Morice, che era in ritardo, arriva per darle il sacramento dei malati, Marie-Julie non parla più. La testa leggermente inclinata non si muoveva più. 

Il 4 marzo 1941 verso le 10 e 25, qualche sospiro, piccoli movimenti delle labbra… Se ne è andata! 

Quando le indossarono l’abito di S. Francesco, si notò che aveva il piede sinistro sul destro come Cristo sulla Croce. 

Rimarrà più di 4 giorni esposta sul letto funebre. Si dice che il cadavere per ben 75 ore rimase caldo e conservasse la sua abituale mobilità fino alla sepoltura. 

Si portò la sua bara nella chiesa di Blain per 14 ore sabato 9 marzo con un tempo di pioggia e tempesta. 

Le circostanze dell’occupazione e le condizioni del tempo impedirono alla folla di andare a salutarla… Ma c’erano gli amici fedeli… Per lei niente Santa Messa, fu una sepoltura rapida, COME PER IL SUO CELESTE SPOSO… il Venerdì Santo. 

Il 17 marzo, durante la sua definitiva sepoltura nella tomba attuale… vi furono deposti cinque fiori di camelia, simbolo delle cinque piaghe. 

Marie-Julie Jahenny. 


(Rinnoverei tutte le cose a partire da qui, con questa mia figlia)

 


Messaggio ricevuto l'8 dicembre 2025


Mia cara figlia, scrivi: Io sono il tuo Dio, il tuo Salvatore. Sono venuto con il Mio Amore per darti un altro messaggio che viene dal Mio Sacro Cuore al tuo. Voglio che tu scriva tutto ciò che sono venuto a dire per la Gloria e l'Onore di Dio. Ciò che sono venuto a darti ha tutto al suo posto, perché il tempo stabilito è vicino. Voglio che tu dia tutto a Mio figlio [l'amico di Maria in Turchia], perché deve ascoltare attentamente tutto ciò che sono venuto a dare qui. Egli è il Mio prescelto, e nessuno può cambiare questo titolo o questa chiamata che ho fatto con lui, e voglio che tutti lo accettino come Mio figlio prescelto di questi tempi finali insieme a te, figlia Mia.

Ogni cosa al suo posto, ma voglio che sappiate che lui è un figlio speciale per le cose della Mia Chiesa, dove molti non sanno perché. Ho già detto che lui è Mio figlio affinché possa far crescere tutto, perché l'ho scelto nel grembo di sua madre, e non c'è nulla di sbagliato, ma accettate ciò che dico, perché Io Sono. Nulla di ciò che sono venuto qui a dare a questa figlia proviene dal Mio nemico. Quando verrà il momento, vedrete cosa farò con questi miei figli eletti, perché nulla è impossibile per me, che do tutto per amore. Voglio che vediate che tutto viene da me, che faccio tutto per amore, e renderò nuove tutte le cose a partire da qui con questa mia figlia, che darà tutto ciò che le mando per la mia Chiesa Rimanente.

Tutto deve essere fatto, e loro non avranno nulla da dire sul fatto che sia giusto o meno, perché la Mia Chiesa è una sola, e non ce ne saranno altre. Non voglio progetti per nulla di ciò che sono venuto a dare qui, perché è stato attraverso la Mia Cena e la Mia morte che ho sofferto, nulla è venuto dai Miei Sacerdoti, perché vogliono sempre apportare cambiamenti e così poi tutto va storto. Tutto ciò che sono venuto a dare uscirà da qui, loro non avranno nulla da fare, perché la Mia firma sarà apposta qui sul Mio documento, così che loro non dovranno fare nulla. Ho dato tutto qui a questi figli: il Mio Cireneo e la Mia figlia Maria de Jesus, qui loro non avranno nulla da fare o da cambiare con ciò che sono venuto a dare.

Ho dato tutto qui affinché non possiate scambiare nulla, nemmeno la Mia Eucaristia, affinché tutti vedano il segno della Mia presenza qui. Voglio che vediate tutto ciò che darò solo per Amore, con questa figlia Maria de Jesus e Halil Ibraim.

Io Sono Colui che Sono, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.


Il problema del male

 


ASIRIO-BÀBILONIA


La dose del bene e del male nella storia varia con le ci­vilizzazioni, e anche il sentimento che se ne ha.

Ciò che si chiama civiltà è l'insieme di uomini riuniti in città in condizioni di vita che permettono lo sviluppo delle conoscenze, delle produzioni utili e delle arti.

Ci sono note due grandi civiltà primitive, abbastanza difficili da collocare nel tempo l'una rispetto all'altra. Entrambe risalgono a circa 4000 anni prima di Cristo. Una, prospera, sulle rive del Nilo; l'altra occupa la Mesopotamia, raggruppando i sumeri, un popolo piuttosto enigmatico, ma già civilizzato, nelle regioni fertili e vaste che bagnano il Tigri e l'Eufrate, gemelli che equivalgono al "grande fiume d'Egitto".

Parleremo prima di quest'ultimo paese, la cui civiltà ci interessa tanto più quanto è imparentata con quella da cui proveniamo come cristiani. L'antica Caldea è un territorio comune all'ebraismo primitivo e alle popolazioni di Babilonia, Ninive e Assur. Il primo re conosciuto della storia assiro-babilonese, il re Sargon, di origine semitica, aveva sotto il suo scettro la città di Abramo, Ur, che presto sarebbe diventata il centro della nuova civiltà, così sviluppata in seguito.

Nonostante la sua remota antichità, questa fase della vita umana ci è molto nota, grazie a circa ventimila tavolette incise che raccontano i fatti più antichi e le più antiche usanze del paese relative alla vita civile e religiosa. Il re Assurbanipal, intorno al 650 anni prima di Cristo, fu colui che prese l'iniziativa di costituire questa preziosa biblioteca. Esiste, inoltre, il celebre testo, tradotto dal nostro compagno e amico Padre Vicent Scheil, e conservato al Louvre con il nome di Codice di Hammurabi. Per noi, si tratta di qualcosa di più di un codice. Sotto forma di precetti, ci informa su tutta la vita assiro-babilonica e, particolarità capitale per noi, in relazione al bene e al male.

Sin dal suo primo periodo storico, Babilonia si lascia intravedere come una civiltà già avanzata. La famiglia ha basi solide e usanze piuttosto pure. L'organizzazione dello Stato comprende servizi molto definiti che si mantengono insieme per legami di un carattere sia civile che religioso. Si è riflettuto sulla vita e sulla morte, e nonostante il carattere superstizioso delle credenze, si hanno del bene e del male, per lo meno considerati in sé stessi, idee piuttosto corrette. L'errore si trova nel lato delle cause.

Tutti i mali dell'esistenza si trovano personificati, e si cerca di esorcizzarli mediante incantesimi appropriati secondo la loro specie. La febbre, il mal di testa, la gastralgia, il reumatismo, sono entità reali, quasi viventi, a cui si esorta a allontanarsi o a cui si obbliga mediante operazioni magiche. Allo stesso modo si combatte la cattiva sorte, e i fantasmi, che sono scomparsi e di cui si teme sempre perché sono tristi. Contro la malizia dei maghi, c'è ciò che si chiama combustione, perché nel corso della cerimonia il simulacro del mago viene gettato nel fuoco.

La morte è temuta dai vivi per il suo morso e le sue conseguenze. I defunti costituiscono una città senza gioia, nel paese delle ombre, la grande terra, la terra senza ritorno nella parte inferiore del globo. E questo a condizione di essere stati sepolti, senza di che vagano erranti e non trovano riposo. Il morto desidera anche cibo. Se si trascura questo aspetto, si vendica con apparizioni terrificanti, e a volte con vere possessioni.

Tra tali abbandonati è dove si reclutano quelli che si chiamano Malvagi, cioè i geni malvagi. Di essi si contano sette grandi categorie, ognuna divisa in due gruppi che occupano il cielo e la terra. Distribuiscono malattie e piaghe. Vengono paragonati all'uragano scatenato e viene attribuito, in blocco, l'origine del male sulla terra e nel cielo stesso dove causano le eclissi.

Tuttavia, questi geni non sono dei, e non sono quindi da cui dipendono in primo luogo i beni e i mali. Gli dei sono i Baal. Il mondo infernale ha il suo baal, il suo signore, che è il dio Nergal. Il cielo possiede anche il suo baal, il dio Anu, e la terra e gli aerei hanno per sovrano il dio Bel, baal per eccellenza a causa della sua prossimità con gli uomini. È il dio dei mortali, mentre Nergal è quello dei morti, e Anu quello degli immortali.

Ci sono dei ambigui nella loro natura, capricciosi di carattere, che tanto presto versano benefici quanto servizi. Così Adra, il dio delle tempeste devastanti, ma anche del vento buono e delle piogge fecondanti. Sono uniti a questi dei dai legami del terrore e da quelli del riconoscimento.

Attraverso la magia si cerca di disfare i cattivi disegni degli dei inferiori, mentre la preghiera e la lode sono rivolte agli dei buoni con una fiducia filiale. Si crede nella misericordia del cielo, il che non esclude il timore riverenziale, ma il costante spavento che provano alcuni popoli nei confronti della Divinità. Qui, come tra gli ebrei, temere è adorare e mostrarsi fedeli.

C'è un destino che si attribuisce a ciascuna persona. Sono gli dei a fissarlo, sia per un anno, sia per l'intera vita. Questo si decide in consiglio di dei o per il ministero speciale di Anu, di Bel, di Éa, di Marduk. La sorte di ciascuno è scritta da Nabù, il dio della scrittura, sulle "tavole del destino" che pendono dal collo di Marduk e mediante le preghiere e i sacrifici si può ottenere la modifica di questi decreti. L'idea della provvidenza è profondamente ancorata nell'anima babilonese. Il popolo in collettività, i gruppi, gli individui, si sentono sotto una paternità e con essa rivendicano la protezione contro i mali della vita.

Ognuno possiede il proprio dio particolare e invoca il suo patronato. Come l'Angelo Custode cristiano, questo dio funge da intermediario tra il fedele di Babilonia e gli altri dei; guida il suo pupillo nella vita e si occupa, se è fedele, di preservarlo da tutti i mali. L'unione tra loro è così intima che i loro nomi divengono amalgamati. Illí-Duri, nome proprio, significa: Il mio Dio è la mia forza; Illi-Gimbanni: Mio Dio, concedimi la grazia.

In caso di prevaricazione, il dio protettore si ritira e l'uomo diventa preda degli spiriti del male, che "cadono su di lui e lo coprono come un vestito" (settima tavoletta Sürpu). Viene quindi abbandonato alla malattia o ai rovesci, dai quali non potrà liberarsi se non attraverso la preghiera e i sacrifici. E così tornerà il suo dio.

A tal fine, i sacerdoti hanno composto veri e propri "salmi di penitenza", come nel giudaismo. Qui si menzionano i peccati nascosti, come si vede nel Miserere. Infatti, si intende che la confessione è una condizione necessaria per il perdono. Quando un uomo viene a consultare il sacerdote per sapere cosa possa aver attirato su di lui le calamità di cui si lamenta e da cui chiede al cielo la liberazione, il sacerdote procede a un interrogatorio che dimostra come si comprenda in Babilonia la condotta morale.

Si indagano immediatamente le mancanze in relazione agli dei, cioè: il disprezzo o la negligenza nel loro culto, che a vista di tutti, è il primo dovere umano. Dopo di che interroga il paziente su quanto segue: Ha separato il figlio dal padre?—Ha separato il padre dal figlio?—Ha separato la figlia dalla madre?—Ha separato la madre dalla figlia?—Ha separato la nuora dalla suocera?—Ha separato la suocera dalla nuora?—Ha separato il fratello dal suo fratello?—Ha separato l'amico dal suo amico?—Ha separato il compagno dal suo compagno?

E per i peccati di omissione: Ha smesso di liberare il prigioniero, di sciogliere le catene del prigioniero?—Ha detto del prigioniero: Che lo arrestino! Del prigioniero incatenato: Che lo incatenino!—È esistita da parte sua offesa verso il nonno, odio contro il fratello maggiore?—Ha acconsentito in una cosa piccola e non in quella grande?—Ha detto sì invece di no?—Ha detto cose che non sono chiare?—Ha proferito parole di tumulto, frasi oltraggiose?—Ha usato una bilancia falsa?—Ha preso denaro non legittimo e rifiutato denaro legittimo?—Ha oltrepassato il limite giusto?—Ha posto un limite falso?—È penetrato nella casa del suo prossimo?—Si è appropriato della donna del suo prossimo?—Ha versato il sangue del suo prossimo?—Non ha alleviato l'uomo libero nella sua angoscia?—Ha scacciato l'uomo buono lontano dalla sua famiglia?—Ha disperso una famiglia riunita?—Si è rivoltato contro un'autorità?—La sua bocca era giusta, ma il suo cuore falso?—Diceva la sua bocca questo e il suo cuore quest'altro?—È andato a rimorchio del male?—Ha varcato le frontiere della giustizia?—Ha fatto ciò che non era buono?

Ecco, di certo, una morale elevata, e che suppone una vera civiltà. Il male è perseguito in tutti i suoi domini. Il P. Lagrange, commentando questi testi, si trova autorizzato a dire: "Questo diritto si presenta a noi come un vigoroso sforzo della ragione per realizzare la giustizia. Si anticipa di molto tale diritto ristretto, sacerdotale e formalista di Roma, che non raggiungerà tale altezza di umanità se non sotto gli Antonini."

In Assiria-Babilonia, come in ogni parte, nonostante affermazioni tendenziose e fragili, la vita morale è intimamente legata alla vita religiosa. Il male morale, così come viene concepito, appare in contraddizione con la volontà dell'alto e richiede sanzioni da parte delle potenze sovrane. La stessa legge proviene dagli dèi tramite il re. Allo stesso modo, il re ha il compito di "creare il diritto nel paese, annientare il malvagio e il perverso, impedire che il forte opprima il debole". Ma quando il giudice umano è impotente a scoprire l'ingiustizia, sono gli dèi che, attraverso vari mezzi, giudicano in ultima istanza. Sono loro a punire i bugiardi, i falsi testimoni, i perjuri che non sempre possono essere ingannati.

Ecco cosa dice un sacerdote presentando il suo penitente alla divinità: "Malattia, languore, debolezza, sofferenza, si sono abbattuti su di lui. Lamentela e sospiro, oppressione, angoscia, terrore, tremore hanno perseguitato e straziato i suoi desideri. 'Io sono peccatore, ed è per questo che sono malato', è ciò che ha gemito davanti a te". 

In effetti, in questa vita è dove si punisce il male morale. Dopo la morte, la sventura deriva dal fatto che non c'è nessuno a sostenere una pallida esistenza. Si crede, è vero, in una certa vita dopo la morte, ma che dipende molto poco dalla moralità; differisce a seconda che si sia occupati o meno della sepoltura. Questo punto è di grande importanza, perciò ha un grande peso tra i vivi, sia per favorire che per punire. Nei cieli non abitano altro che gli dèi, neppure gli uomini che sfuggono alla morte, come l'eroe del diluvio e sua moglie, che si trovarono trasportati su un'isola lontana, "alla foce dei fiumi". Nessuna sanzione postuma, neppure. Nulla si ode del regno dei morti. "Quando gli dèi crearono l'umanità", dice la ninfa Samitu a Gilgamesh, l'eroe sumero, "stabilirono la morte per quell'umanità e tennero la vita tra le loro mani". 

C'è una pianta della vita che rende immortali; ma è inaccessibile, e se Gilgamesh è riuscito a impadronirsene dopo un lungo e penoso viaggio, gli è stata strappata da un serpente. Si chiede, dunque, agli dèi di essere saziati con giorni e vederli pieni della prosperità della terra: tale è la sanzione del bene. Quella del male sarà una morte prematura o una serie di calamità in proporzione all'offesa. 

Il legislatore invoca gli dèi affinché facciano "scorrere come l'acqua la vita di colui che infrange o modifica indebitamente le leggi" (Codice di Hammurabi, verso XXVI). Si arriva a chiedere che a tale scopo i destini siano cambiati e che il colpevole muoia "in un giorno che non sia quello del suo destino" (Prisma IV, 79). 

Durante la sua vita, il colpevole non sfuggirà alla punizione che merita. La società nel suo complesso avrà ugualmente ciò che le spetta. Quando si onorano gli dèi e regna la giustizia, "due vecchi danzano, i giovani cantano, le donne e le fanciulle si danno in matrimonio, le vedove tornano a risposarsi, si consumano i matrimoni, si generano bambini e bambine e nascono ragazzi. A coloro che hanno peccato e attendono la morte giunge una vita nuova. La fame si soddisfa, il magro ingrassa, gli orti si coprono di frutti, ecc." (Lettera di Adad-schum-utsur a Assurbanipal). E la condotta contraria produce, come è naturale, effetti contrari. 

Per quanto riguarda le sanzioni legali per crimini particolarmente antisociali, sono severe. Gli adulteri colti in flagrante delitto sono gettati in acqua, a meno che il marito perdoni. L'incesto del padre con la figlia comporta l'espulsione dal paese, e se si tratta di una madre con il suo figlio, entrambi i colpevoli vengono bruciati. In generale, la proporzione tra i reati e le pene appare osservata con un grande senso di giustizia. 

Al di fuori delle sanzioni previste e giustificate, il re è considerato benevolo. Quando il male assume un carattere arbitrario e si crede sovrumano, è opera di geni privati e superiori ai mortali, ma inferiori agli dèi, come quelli che menzionavamo poco fa. 

C'è, tuttavia, in Babilonia come in Giudea, una maledizione temibile. Ai tempi del re Xisouthros, che regnò 64.806 anni, secondo le cronache primitive, gli dèi fecero perire l'umanità per un diluvio in punizione dei suoi crimini. Ma questo cataclismo non può essere attribuito a una malanimo del cielo: è una sanzione morale che implica una nascosta intenzione di indulgenza e di rinnovamento.

Inoltre, non temiamo di dire che, in un simile fatto, ci sia stata qualche distrazione attribuibile non alla Divinità suprema, ma a Eulil, consigliere degli dei. Ishtar, irritata contro di lui per tale fatto, vuole impedirgli di prendere parte al sacrificio di Uta Napishtin, il Noè babilonese. «Che gli dei accorrano all'offerta—dice lei—; ma che Eulil non venga all'offerta» poiché non ha riflettuto: ha prodotto il diluvio e ha fatto soffrire la mia gente per la distruzione.» «È forse che ha creato le genti affinché, come i pesciolini, riempiano il mare?» Éa, da parte sua, si confronta con l'autore della calamità in questi termini: «Oh, tu, il prudente tra gli dei, l'eroe, come non hai riflettuto e hai causato il diluvio?»

In questa religione, che glorifica in modo molto speciale le forze del bene, si lascia spazio per i disordini della sensualità e i capricci più crudeli. L'impura Ishtar, personificazione del pianeta Venere, nonostante sia chiamata la Benevola, è meno lubrica e temibile. È influenzata dai due sessi; maschio, come divinità del mattino, femmina, come dea della notte. Presiede sia alla guerra che alla voluttà. È sorella di Shamasch, dio della luce, e di Ereshkigal, dio dei luoghi infernali. Ha innumerevoli amanti e trascina gli uomini con le sue seduzioni. Perciò, è una dea esigente: reclama le primizie della verginità; organizza la prostituzione, distribuendo i suoi fedeli in tre categorie per le quali ha conservato l'uomo e lo ha consegnato nelle sue mani. 

Esiste lì una specie di manicheismo latente: forze del bene e forze del male si combattono, come in quasi tutti i popoli antichi. Determinate divinità puniscono eccessi che altre favoriscono: Marduk è il dio dell'ordine; a lui si attribuisce anche la creazione, per eccellenza: quella dell'umanità. È il vincitore del Caos. Ma di fronte a lui si trova Tiamat, dio della confusione e del male. È che in questi regimi dove la religione è tutto, la vita vuole avere la sua rappresentazione celeste per intero. L'unificazione nel bene è un progresso riservato al futuro. 

La vittoria sul male, sia nella vita privata che in quella pubblica, è attribuita agli dei tramite il clero e i riti, contenendo questi una forte dose di magia. La prima classe nel clero è quella dei coniugatori che scacciano gli spiriti perversi e rendono propizi gli dei. Tra di loro, il Kalú ha come missione di calmare mediante i canti gli dei irritati. Un altro si occupa dei malati e dei peccatori, ed è credenza che se tutti i riti vengono realizzati con un cuore fedele, «il male non si avvicinerà». Inoltre, nella fondazione del tempio, e questa volta a beneficio degli adoratori, si introduce un simbolo profilattico la cui azione sarà permanente anche se ignorata. 

Secondo le idee babiloniche, l'umanità possiede una missione sulla terra: mantenere il culto degli dei e procurare la realizzazione delle loro volontà. In caso di fedeltà a questo programma, si devono aspettare tutti i beni. Se si manca a essi, possono seguire grandi calamità, come testimonia il diluvio «che cambia tutto in fango», o anche le epidemie, la siccità, la fame, ecc. 

Si offrono, naturalmente, sacrifici nei templi con vista alla prosperità pubblica, in pace e in guerra. Ce ne sono di speciali a beneficio dei capi. Esistono anche per i privati, con vista al loro conforto o alla purificazione della loro coscienza. L'animale sacrificato è, allora, il sostituto del paziente, e si chiede agli dei, o agli spiriti, che «carne per carne» sangue per sangue e cuore per carne». 

Si sarà osservato che, nella nostra analisi, non abbiamo distinto tra Assiria e Babilonia, anche se si tratta di due popoli e di due territori. È che le due civiltà non hanno differenza essenziale.

L'Assiria si estende a nord di Babilonia e occupa la Mesopotamia e la parte più elevata della sua pianura. La sua superficie è grande e la sua storia è altrettanto importante nella civiltà comune. La sua origine, come nazione distinta, risale a oltre il XXV secolo prima della nostra era. La lista dei suoi re ci è nota senza interruzione da Puzur-Ashir» intorno al 2250* fino al crollo dell'impero. La prima delle sue capitali è Assur; la seconda, Ninive. Queste due città, che possono essere paragonate in importanza a Babilonia, entrano più di una volta in conflitto con essa, specialmente durante il regno di Teglatfalasar, uno dei suoi re più potenti, che, inoltre, ha la saggezza di preparare alleanze e unire strettamente entrambe le civiltà.

Lunghi periodi di guerra coprono questa storia, come quella della maggior parte dei suoi contemporanei; ma si possono anche riscontrare costruzioni, grandi piantagioni, fondazioni di città, cultura e vita religiosa. I nomi emergenti di Salmanasar, Teglatfalasar, Sargon, Sennacherib, Assurbanipal, sotto il cui regno l'Assiria raggiunge il suo apogeo di civiltà e gloria, a trenta anni dalla caduta (607 o 606). Aggiungiamo, per Babilonia, Hammurabi, Merodaq-Baladan, Nabucodonosor, Nabonassar, Assarhaddon, ecc., che sono grandi sovrani. Sfortunatamente, tutti i regni sono segnati da una crudeltà spaventosa, e non si riferiscono al carattere particolare degli uomini, ma a quello delle idee dominanti: che è ciò che ci riguarda.

Come coronamento delle imprese militari, si verificano eccessi che sembrano normali e si ripetono di guerra in guerra e di regno in regno. Impalano, scuoiano vivi, accumulano teste, tagliano mani, piedi, nasi, labbra e orecchie. Si cavano gli occhi a migliaia e in cerimonia solenne; si strappano lingue per una parola che non è piaciuta; si distruggono città e si riducono intere popolazioni a una sorte orribile. Anche gli stessi alberi non vengono risparmiati; vengono abbattuti e si fanno con essi vaste pire, dove a volte si precipita tutta la gioventù di una città. Di tutto ciò si vantano nei loro annali, perché tali sono i segni della gloria e tali le usanze della regione e dell'epoca. È triste, e si comprendono queste parole del profeta Nahum (m. 16), che annuncia la rovina di Ninive: «Tutti quelli che sentiranno parlare di te applaudiranno il tuo destino, poiché su chi non si è fatta sentire la tua malvagità?» (7).


Preghiera per ottenere la Sapienza


SIGNORE GESÙ, insegnami a sedere ai Tuoi piedi come Maria e ad ascoltare la Tua parola. Donami la vera sapienza, quella che ricerca la Tua volontà nella preghiera e nella meditazione, in un rapporto diretto con Te, piuttosto che attraverso la lettura e il ragionamento. Dammi la capacità del discernimento per riconoscere la Tua voce, anche se mi giunge attraverso quella di sconosciuti; fa che io dimori in essa e la cerchi prima di ogni altra cosa, anche se ciò mi obbliga a uscire da me stesso. Rispondimi attraverso la mia mente, quando io Ti venero e mi affido a Te, che sei al di sopra e al di là di essa. 

John Henry Newman