domenica 1 dicembre 2019

GESU’ OSTIA



LA «PRESENZA» IN NOI


La preparazione, il ringraziamento, le disposizioni e le condizioni per la Comunione

Quando qualche persona ci comunica che verrà a trovarci, ci prepariamo a riceverla. Curiamo il nostro aspetto, mettiamo in ordine il luogo dell'incontro, facciamo cioè il possibile per accogliere, nel migliore dei modi, l'ospite in arrivo.
Più l'ospite è importante, maggiore è il nostro impegno. Più l'ospite è una persona a noi cara, maggiore è il desiderio di incontrarlo.
Proviamo per un attimo a pensare se dovessimo, un giorno, ricevere nella nostra casa una grande personalità.
II tempo dell'attesa, da interminabile diventerebbe paurosamente insufficiente. Sicuramente sposteremmo di continuo la data dell'incontro: l'ansia e l'emozione renderebbero i preparativi ancora più lunghi! Ebbene, si tratta solo di un ospite terreno, di una creatura di questo mondo, di un essere umano come noi. La vita del cristiano è arricchita da incontri ben più preziosi! Con la Comunione, infatti, riceviamo l'Ospite divino nella casa della nostra anima. E sarà la misura del nostro coinvolgimento nella preparazione, a determinare la fruttuosità dell'incontro.
Lasciamoci, a tal proposito, consigliare dall'ascetico autore de "L'Imitazione di Cristo":
«[ ...] Ecco, Noè, uomo giusto, lavorò cent'anni nella costruzione dell'arca, per salvarsi con pochi; e come potrò io, solo in un'ora, prepararmi a ricevere con religioso timore il costruttore del mondo?
Mosè, il tuo grande servo, a te particolarmente caro, costruì un'arca con legni non soggetti a marcire e la rivestì d'oro purissimo, per riporvi le tavole della legge; ed io, putrida creatura, oserò ricevere con tanta leggerezza te, autore della legge e datore della vita?
Salomone, il più sapiente dei re d'Israele, edificò, con un lavoro di sette anni, un tempio grandioso a lode del tuo nome; ne celebrò la dedicazione con una festa di otto giorni e con l'offerta di mille vittime pacifiche, e collocò solennemente, tra gioiosi suoni di tromba, l'arca dell'alleanza nel luogo per essa predisposto. E come ti introdurrò nella mia casa, io, infelice, il più miserabile tra gli uomini; io che, a stento, riesco a passare devotamente una mezz'ora? E fosse, almeno, una volta, una mezz'ora trascorsa degnamente!
[...] Eppure c'è un abisso tra l'arca dell'alleanza, con le reliquie che custodisce, e il tuo corpo purissimo, con le sue indicibili virtù; tra i sacrifici legali di allora, simbolo dei sacrifici futuri, e il tuo corpo, vittima vera, che porta a compimento tutti gli antichi sacrifici.
[...] Se allora si viveva in così grande devozione; se di quel tempo restò il ricordo delle lodi date a Dio davanti all'arca dell'alleanza, quanta venerazione e quanta devozione devono essere ora in me, e in tutto il popolo cristiano, alla presenza del sacramento, nella comunione del corpo di Cristo, cosa più sublime di ogni altra?» (Lib. IV; cap. 1).
Il discorso prosegue, ma adesso è Gesù che si rivolge direttamente a colui che si appresta a riceverlo:
«[ ...] Se vuoi che io venga a te e rimanga presso di te, purificati dal "vecchio lievito" e purifica la dimora del tuo cuore. Caccia fuori tutto il mondo e tutto il disordine delle passioni; sta' "come il passero solitario sul tetto" e ripensa, con amarezza di cuore, ai tuoi peccati. Colui che ama prepara al suo amato il luogo migliore e più bello: da questo si comprende l'affetto di chi riceve la persona cara.
Sappi tuttavia che, per questa preparazione - anche se essa durasse un intero anno e tu non avessi altro in mente - non potresti mai fare abbastanza con le tue sole forze. È soltanto per mia benevolenza e per mia grazia che ti viene concesso di accostarti alla mia mensa: come se un povero fosse chiamato al banchetto di un ricco e non avesse altro modo per ricambiare quel beneficio che nell'umiliarsi e rendere grazie.
Fa' dunque tutto quello che è nelle tue possibilità, fallo con molta attenzione, non per abitudine, non per costrizione; ma con timore, venerazione e amore ricevi il corpo del tuo amato Signore Dio, che si degna di venire a te. Sono io che ti ho chiamato; sono io che ti ho comandato di fare così, sarò io a supplire a quel che ti manca. Vieni ed accoglimi.
Se ti concedo la grazia della devozione, siine grato al tuo Dio; te la concedo, non già per il fatto che tu ne sia degno, ma perché ho avuto misericordia di te. Se non hai questa devozione, anzi ti senti piuttosto arido, insisti nella preghiera, piangi e bussa, senza smettere finché non avrai meritato di ricevere almeno una briciola o una goccia della grazia di salvezza.
Sei tu che hai bisogno di me, non io di te. Sono io che vengo a santificare te e a farti migliore, non sei tu che vieni a dare santità a me. Tu vieni per ricevere da me la santità, nell'unione con me; per ricevere nuova grazia, nel rinnovato, ardente desiderio di purificazione. "Non disprezzare questa grazia"; prepara invece il tuo cuore con ogni cura e fa' entrare in te il tuo diletto» (Lib. IV; cap. 12).
Alla preparazione per ricevere il Sacramento, deve seguire un adeguato raccoglimento, necessario per ottenere una grazia maggiore.
"L'Imitazione di Cristo" conclude con le parole di Gesù rivolte a chi si è comunicato: «Guardati dal molto parlare; tieniti appartato, a godere del tuo Dio. Tu possiedi colui che neppure il mondo intero ti potrà togliere.
Io sono colui al quale devi darti interamente, così che tu non viva più in te, ma in me, senza alcun affanno» (Lib. IV; cap. 12).
Che luminosi ammaestramenti! Ci fanno capire la nostra piccolezza di fronte alla grandiosità di quello che è certamente l'atto più importante nella giornata del credente.
Un'adeguata preparazione, però, non deve rimanere fine a se stessa, ma essere una delle innumerevoli fasi che costituiscono la continua crescita del cristiano. Bisognerebbe cioè vivere - giorno dopo giorno - l'attesa dell'Ospite Divino, come se la sua presenza fosse in noi permanente.
Qualcuno, allora, potrebbe dire: «Non mi comunico perché non ne son degno!». E questa frase si sente spesso.
A questo proposito, così interviene Sant'Alfonso Maria de' Liguori: «Ho detto: colla disposizione conveniente, non già colla degna, perché se bisognasse la degna, e chi mai potrebbe più comunicarsi? Solo un altro Dio sarebbe degno di ricevere un Dio. Intendo conveniente quella che conviene ad una misera creatura vestita dell'infelice carne di Adamo. Basta che la persona, ordinariamente parlando, si comunichi in grazia, e con vivo desiderio di crescere nell'amore verso Gesù Cristo».
Anche San Giovanni Bosco, in una pubblicazione in cui esorta all'assiduità nella Comunione, così risponde a quegli interrogativi che potrebbero esserne d'ostacolo: «Taluno dirà: io sono troppo peccatore. Se tu sei peccatore procura di metterti in grazia col Sacramento della Confessione, e poi accostati alla Santa Comunione, e ne avrai grande aiuto. Un altro dirà: mi comunico di rado per avere maggior fervore. È questo un inganno. Le cose che si fanno di rado per lo più si fanno male. Altronde essendo frequenti i tuoi bisogni, frequente deve essere il soccorso per l'anima tua. Alcuni soggiungono: io sono pieno di infermità spirituale, e non oso comunicarmi sovente. Risponde Gesù Cristo: Quelli che stanno bene non hanno bisogno del medico: perciò quelli che sono maggiormente soggetti ad incomodi loro è mestieri essere sovente visitati dal medico. Coraggio adunque, o cristiano, se tu vuoi fare un'azione la più gloriosa a Dio, la più gradevole a tutti i santi del cielo, la più efficace per vincere le tentazioni, la più sicura a farti perseverare nel bene, ella è certamente la santa Comunione».
Padre Pio da Pietrelcina scrive ad una figlia spirituale: «Io penso che la santissima Eucaristia sia il gran mezzo per aspirare alla santa perfezione, ma bisogna riceverla col desiderio e coll'impegno di togliere dal cuore tutto ciò che dispiace a colui che vogliamo alloggiare».
Il decreto "Sacrosancta Tridentina Synodus" della Congregazione del Concilio del 16 dicembre 1905, mettendo ordine nelle discussioni dei teologi, indica le disposizioni necessarie, le disposizioni e condizioni utili per comunicarsi, tuttora vigenti.
Le disposizioni necessarie (cioè quelle senza cui non si ottiene l'effetto del Sacramento) sono: lo stato attuale di grazia santificante e la retta intenzione.
Le disposizioni e condizioni utili (cioè quelle che aumentano la fruttuosità della Comunione, e che la loro mancanza non ne svuota totalmente gli effetti) sono: l'assenza di peccati veniali, una preparazione e ringraziamento, infine il consiglio del confessore, che si rende opportuno - sotto forma di direzione spirituale - soprattutto nell'uso della Comunione quotidiana.
L'Eucaristia opera in funzione della natura del soggetto che la riceve. La sua azione, quindi, può essere nulla, sminuita o completa.
Ecco un tracciato schematico per chi intende accostarsi con profitto alla Comunione, le cui linee potrebbero sembrare scontate, ma che è bene ricordare:
- Essere battezzati.
- Sentire la propria appartenenza alla Chiesa.
- Accettare questo Mistero, credendo fermamente nella presenza vera, reale, sostanziale di Gesù Cristo nel Sacramento dell'altare.
- Vivere gli insegnamenti evangelici.
- Esaminare se stessi, ed eventualmente riconciliarsi con Dio mediante la Confessione.
- Essere digiuni da almeno un'ora (l'acqua e le medicine non rompono il digiuno).
- Concentrarsi sull'imminente incontro con Gesù, lasciando da parte ogni tipo di distrazioni.
- Evitare che la Comunione diventi un'abitudine.
Questi punti sono intrecciati con un unico filo, quello dell'amore. Senza amore, risulterebbe tutto vano.
Ingrediente essenziale dell'amore è il desiderio. È il desiderio di mangiare e bere, infatti, che rende più trepidante l'attesa e più gustosi il cibo e la bevanda.
E, una volta nutriti e dissetati, la volontà non può non disporsi in un atteggiamento di gratitudine, più o meno profondo a seconda della sensibilità di ognuno.

Per le anime dei non credenti



O Gesù Mio, aiuta i Tuoi poveri figli 
che sono ciechi alla tua promessa di salvezza. 
Ti supplico, con l’aiuto delle mie preghiere e sofferenze, 
di aprire gli occhi dei non credenti, in modo che possano vedere il Tuo 
tenero amore e correre tra le Tue sacre braccia per la protezione. 
Aiutali a vedere la verità e chiedere perdono per tutti i loro peccati, 
in modo che possano essere salvati ed essere i primi a oltrepassare  
le Porte del Nuovo Paradiso. 
Prego per queste povere anime tra cui uomini, donne e bambini  
e Ti esorto ad assolverli per i loro peccati. 
Amen. 

sabato 30 novembre 2019

DI COLORO CHE VANNO TRA I SARACENI E GLI ALTRI INFEDELI



REGOLE ED ESORTAZIONI


              1 Dice il Signore: «Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi. 2 Siate dunque prudenti come serpenti e semplici come colombe».
              3 Perciò qualsiasi frate che vorrà andare tra i Saraceni e altri infedeli, vada con il permesso del suo ministro e servo.
              4 Il ministro poi dia loro il permesso e non li ostacoli se vedrà che sono idonei ad essere mandati; infatti dovrà rendere ragione al Signore, se in queste come in altre cose avrà proceduto senza discrezione.
5 I frati poi che vanno fra gli infedeli, possono comportarsi spiritualmente in mezzo a loro in due modi. 6 Un modo è che non facciano liti o dispute, ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio e confessino di essere cristiani.
              7 L’altro modo è che quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio perché essi credano in Dio onnipotente Padre e Figlio e Spirito Santo, Creatore di tutte le cose, e nel Figlio Redentore e Salvatore, e siano battezzati, e si facciano cristiani, poiché, se uno non sarà rinato per acqua e Spirito Santo non può entrare nel regno di Dio.

S. Francesco d’Assisi

L'ultimo Papa canonizzato



Papa San Pio X è stato canonizzato dopo l'uscita di questo libro da Papa Pio XII;  
cfr. la di lui allocuzione che inizia con le parole "Haerent animo" del  29 maggio 1954. 


Capitolo I. UMILE PRELUDIO (2 giugno 1835 - 18 settembre 1858) 

DUE SPOSI CRISTIANI 

Dalla chiesa parrocchiale di Riese — piccolo villaggio della Diocesi di Treviso (1) — il 3 Giugno 1835 usciva, fatto cristiano, con il nome di Giuseppe — un nome bello e significativo — un pargoletto, il quale, attraverso ad eventi preparati dalla mano di Dio, doveva salire sul trono più alto della terra e cingere la Tiara dei Successori di Pietro. 
Era nato il giorno innanzi da Giovanni Battista Sarto e da Margherita Sanson: due cuori senza macchia con un passato intemerato e pieno di onore (2).  
Giovanni Battista Sarto era cursore del Comune con il misero stipendio di 50 centesimi al giorno e Margherita Sanson esercitava il mestiere di sarta che aveva appreso da fanciulla nella sua natia Vedelago (3).  
Possedevano una povera casetta, qualche magro campicello e le braccia per santificare con il lavoro la loro tranquilla povertà. Ma, in compenso, avevano una ricchezza impignorabile: una fede semplice e profonda che trasmettevano religiosamente ai loro figlioli mano mano che venivano ad allietare la loro unione stretta nel nome santo del Signore (4). 
Erano due sposi cristiani di antica tempra che sentivano la responsabilità della loro missione e ne esercitavano i doveri nella silenziosa accettazione del volere di Dio, giorno per giorno, contenti del poco, senza invidiare nulla a nessuno. 


A SCUOLA 

In questo ambiente così caldo di fede, dove mattina e sera risuonava la preghiera in comune e dove l'esempio persuasivo di Giovanni Battista Sarto e di Margherita Sanson era continua scuola di domestiche virtù, il nostro Beato crebbe sano, pieno di vita, al sicuro da ogni pericolo di deviazioni. 
Di ingegno pronto ed intuitivo, imparò presto a leggere ed a scrivere, ad assistere come chierichetto ai sacri riti della Parrocchia ed a frequentare assiduamente la spiegazione del Catechismo e della Dottrina Cristiana, distinguendosi tra tutti i suoi coetanei (5). Nello sguardo dolce e riflessivo aveva la chiarezza del suo cielo, sul volto aperto e gioviale gli rideva una luce che incantava, nell'anima fervida e serena gli fioriva il sentimento delle cose di Dio, nato in lui con la stessa vita (6). 
A queste belle doti di mente e di cuore si accoppiava in lui un carattere forte e vivace. Unico difetto: era facile allo scatto dell'ira. Ma sopra di lui vigilava la mamma con i suoi fermi rimproveri; vigilava anche il maestro della scuola, Francesco Gecherle, con l'opportuno avvertimento e con quella bacchettina di non grata memoria, di cui usava generosamente, perché considerata allora come uno dei più efficaci mezzi educativi (7). Ma, sopra tutto, vigilava lui stesso con lo sforzo continuo della sua volontà repressiva: i moti impulsivi della sua esuberante vivacità cedevano presto il posto alla ragione, conchiudendosi in un'umile scusa o in un cordiale sorriso (8). 

“VOGLIO FARMI PRETE”! 

Terminate le due prime classi elementari — le uniche che a quei tempi esistessero a Riese — dal Cappellano Don Luigi Grazio incominciò ad apprendere i primi elementi della lingua latina, mentre il Parroco Don Tito Fusarini — dignitosa figura di sacerdote — lo preparava al Sacramento della Cresima che ricevette il I “Settembre 1845 nell'antica cattedrale di Asolo dalle mani di Mons, Giovanni Battista Sartori-Canova, Vescovo Titolare di Mindo (9). 
Cresima e Comunione — ma, sopra tutto, la Comunione — servirono mirabilmente a sviluppare nel piccolo Giuseppe Sarto l'inclinazione che egli sentiva per lo stato sacerdotale, il quale nella sua mente prendeva ogni giorno contorni più chiari, più precisi, più definiti. 
Non confidava, forse, spesso alla madre che voleva essere prete? 
La buona Margherita che, con il suo sapiente intuito di una madre cristiana, leggeva nel cuore del suo Bepi (10), “andava orgogliosa al pensiero di avere un figliolo prete e le pareva già di vederlo sacerdote” (11). 
Ma non così Giovanni Battista Sarto. 
La famiglia cominciava a crescere, le difficoltà aumentavano, le ristrettezze divenivano sempre più angustianti. Lo stipendio dei suoi 50 centesimi al giorno, tante volte misurato e ricontato, era sempre lì inalterato ed i suoi campicelli, perché quasi ogni anno decimati dalla siccità o battuti dal flagello della gragnuola, rendevano poco. 
Prete quel suo figliolo, sul quale egli aveva già fatto i suoi calcoli per raddoppiare il suo misero stipendio per venire in aiuto della famiglia? 
Fu tentato di dire di no. Ma la sua fede, la sua Margherita e la parola persuasiva del suo Parroco vinsero presto la sua incertezza, e, chinato il capo, conchiuse: 
— Se Dio lo vuole, se lo prenda! (12) 
— Bravo, Battista! — esclamò soddisfatto Don Tito Fusarini, il quale, senza perdere tempo, avviò subito il fanciullo alle scuole ginnasiali di Castelfranco Veneto. 

***

Il Beato Pio X, del Padre Girolamo DAL GAL Ofm c.

“FIGLIO, NON DIMENTICARE LE LACRIME DI TUA MADRE!” (Siracide 7, 27)



"Mamma, perché piangi ?" 

“Chi vuole considerare mia Madre dolente sul Calvario si rivolga a Me ed Io, che vissi quelle ore terribili, volentieri darò luce e compassione per Colei che volle assistere alla mia morte. 
M’aveva seguito, come poteva, nella via che conduceva al luogo del mio martirio e quando ci potemmo vedere fu, per Lei e per Me, una trafittura immensa. L’accompagnarono fin sotto il Calvario, ma non subito poté avvicinarsi alla mia Croce. Comunque, la sua vita era più che mai dipendente dalla mia ed Ella sentiva di morire lentamente, stretta da una morsa crudele. I battiti del suo Cuore s’illanguidivano sempre più e il dolore l’aveva come impietrita. Povera mia Mamma, quanto l’ho fatta soffrire! Non volevo che mia Madre restasse lontana a vedermi; perciò feci in modo che le fosse stato possibile avvicinarsi alla mia Croce. Ero Dio, ma soffrivo come Uomo e come tale ho desiderato la vicinanza di mia Madre. Tanto più che ciò corrispondeva al mio disegno divino di renderla partecipe eccezionale della mia Passione. Così poté cooperare con Me e con Me concorrere alla salvazione del genere umano. Già era degna di essere partecipe della mia opera di redenzione, ma facendola sostare sotto la mia Croce, le ho voluto conferire il riconoscimento di questa mia scelta. 
Dunque, mia Madre si era avvicinata a Me ed Io potevo scorgerla dietro il velo di sangue che mi teneva le palpebre quasi del tutto chiuse. Pur essendo vicinissimo a morire, il mio Cuore di Figlio ebbe un palpito tutto speciale per quella povera Madre che mi aveva secondato divinamente per tutta la vita. Stavo per partire dalla terra e come potevo non salutare Colei che Mi generò, Colei che trepidò con Me e che stava offrendo veramente tutta se stessa per Me e per voi? 
Voi sapete quale fu il mio addio. Il mio addio fu una sostituzione di Me stesso con voi, tramite Giovanni. Ella comprese ed accolse, con immensa riconoscenza, in luogo del Figlio unico ed insostituibile, una moltitudine di figli che avrebbe curato e seguito con lo stesso amore che aveva avuto per Me. Maria gradì il dono perché veniva da Me, morente, e perché Giovanni sarebbe stato il ricordo vivo mio, quando dopo un po’ l’avrei lasciata. Inoltre Giovanni era anche un altro simbolo, quasi una corona alla Madre dei gigli, e ciò Maria intese subito con gratitudine. 
Addio, Mamma, addio; ma non passerà molto che ci rivedremo ed allora non sarai più mesta, come ora. Mamma, addio. Ti lascio a guardare la mia Chiesa nascente, che vorrai nutrire come un tempo nutristi Me. Addio, Madre dolorosa, addio. Vado al Padre e torno, come dissi, e Ti preparerò un trono lucente e maestoso. Oggi Mi vedi nell’umiliazione, ma presto ti estasierai per la mia gloria. Madre, addio. Il mio primo sguardo fu per te ed ora anche l’ultimo  è a te riservato. Mamma, addio...” 

Pablo  Martín  Sanguiao

ATTO DI RIPARAZIONE PER IL DELITTO DELL’ABORTO



O Dio, nostro Padre, che nel tuo infinito amore per noi, vuoi che tutti gli uomini siano salvi, con la fede e l’amore della Chiesa che porta nel suo cuore di Madre il “Desiderio del Battesimo” per tutti i bambini del mondo, desidero esprimere questa sua carità, battezzando nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo tutti i bambini che oggi saranno uccisi nel grembo delle loro madri con l’aborto. 
   Con questo atto di fede e di carità intendo con tutta la Chiesa: 1- Offrire, per le mani immacolate di Maria Ss.ma, con il sangue di Gesù, quello di tutti i bambini uccisi con l’aborto, implorando per il sacrificio della loro vita, pietà e misericordia per l’umanità. 2 – Riparare il grave delitto dell’aborto che, mentre sopprime la vita del concepito, lo priva della grazia del Battesimo. 3 – Pregare per la conversione di tutti gli operatori  e collaboratori dell’aborto, orribile delitto “che, sottoscrive la condanna dell’uomo, della donna, del medico, dello Stato”. (Giovanni Paolo II). 4 – Pregare per la conversione di quanti, con i potenti mezzi della comunicazione sociale, sostengono, giustificano e difendono questo gravissimo peccato, disconoscendo l’insegnamento di Cristo e il Magistero della Chiesa. 5 – E infine, per invocare misericordia su quanti, ingannati e sedotti da questi mezzi potenti, si allontanano dall’amore di Dio Padre.     
    Si reciti il Credo, il Padre Nostro e l’Ave Maria.

Beata Elisabetta della Trinità



 Dopo la Comunione, possediamo tutto il cielo nella nostra anima, eccetto la visione.

Chi è don Luigi Villa?



Incontri con Padre Pio

In quegli anni, don Villa continuò la sua attività di predicatore e conferenziere. 
Nel 1956, tenne una serie di conferenze ai laureati di Bari, dove, dopo un pranzo a base di pesce, ebbe un’intossicazione a causa delle vongole nella pasta-asciutta. 
Informato il suo amico don Berniche era cappellano militare all’aeroporto di Bari, don Villa fu prelevato da alcuni avieri, che lo portarono nel reparto infermeria dell’aeroporto, dove fu curato dal Colonnello medico, rimanendovi fino a guarigione.
Prima di lasciare Bari, don Berni volle che don Luigi lo accompagnasse a San Giovanni Rotondo. Arrivati sul posto, don Berni gli chiese di aspettarlo, mentre andava all’albergo “Santa Maria”, per prenotare il pranzo.
Don Villa, allora, andò a pregare nella chiesetta del Convento. 
La chiesa era vuota e lui si inginocchiò in uno dei banchi. Ad un tratto, percepì una presenza e si girò; al suo fianco, vi era un uomo giovanile, straordinariamente bello, che gli chiese: «Lei vuole incontrare Padre Pio?».
«No!», rispose don Villa, ma l’altro insistette: «Vada, vada pure, Padre Pio la sta aspettando!».
Don Villa si rivolse verso la persona che gli aveva appena parlato, ma, al suo fianco, non vi era più nessuno. La persona che aveva pronunciato quelle parole era scomparsa!
Allora, entrò nel convento e salì fino al luogo della cella di Padre Pio; sentì un profumo intenso di fiori e lo comunicò ad un frate che stava passando, il quale disse: «Buon segno, buon segno!», dicendogli, poi, che Padre Pio sarebbe presto tornato in cella. 
Durante l’attesa, don Villa scrisse su un suo taccuino 12 domande che intendeva porre al frate. Dopo poco, egli vide aprirsi la porta che era in fondo alla scala della sacrestia. Appena entrato, Padre Pio lo guardò (era in fondo allo stretto corridoio, ad una ventina di metri) e disse: «Che fa, qui, padre Villa?», poi, si incamminò fino alla sua stanzetta, N° 5, dove entrò con i due medici che l’avevano seguito. Ma dopo pochi minuti, usciti i medici, Padre Pio chiamò don Luigi e lo fece entrare nella sua cella. Qui, rispose alle sue 12 domande e gli parlò per oltre una mezz’ora, dandogli un incarico: dedicare tutta la sua vita per difendere Chiesa di Cristo dall’opera della Massoneria, soprattutto quella ecclesiastica.
Don Villa rimase perplesso, e disse: «Ma io non sono preparato per un tale impegno; inoltre dovrei essere protetto da un Vescovo. Padre Pio lo interruppe e gli disse: «Va dal Vescovo di Chieti e Lui ti dirà il da farsi».
Due giorni dopo, don Villa partì da Bari e si recò da mons. Giambattista Bosio. Il Vescovo gli chiese: «Perché sei qui?». Don Luigi rispose: «Perché Padre Pio mi ha detto di venire da Lei» e gli chiarì i motivi. 
Alla fine, mons. Bosio gli disse: «Questo è impossibile, perché un Vescovo ha autorità solo nella sua diocesi, e il tuo programma è ben più ampio! Comunque, poiché questo te lo ha detto Padre Pio, che io non ho mai né visto né conosciuto, io andrò a Roma per una chiarificazione».
Infatti, Mons. Bosio si recò dal Segretario di Stato, il cardinale Domenico Tardini per parlargli dell’incarico che don Villa aveva ricevuto da Padre Pio. Il Cardinale si dimostrò subito contrario, dicendo che un tale compito era riservato solo ai vertici della Chiesa, e non a un semplice sacerdote. Tuttavia, per aver udito che tale progetto partiva da Padre Pio, disse che ne avrebbe parlato al Santo Padre.
E così fece. 
Quando mons. Bosio tornò dal cardinale Tardini, questi gli riferì che Pio XII aveva approvato l’incarico affidato da Padre Pio a don Villa, ponendo, però, due condizioni: don Luigi doveva laurearsi in teologia dogmatica; inoltre, doveva essere affidato alla direzione del card. Alfredo Ottaviani, Prefetto del Sant’Ufficio, del card. Pietro Parente e del card. Pietro Palazzini.
Questi Cardinali dovevano guidarlo e metterlo al corrente di tanti segreti della Chiesa, pertinenti a questo suo mandato papale.
Mons. Bosio trasmise a don Villa le “condizioni” di Pio XII, ma, da parte sua, ne aggiunse un’altra: «Io accetto l’incarico di essere il tuo Vescovo, ma ti dico: non avere mai nulla a che fare con Montini!»!
Colpito dalla durezza di queste parole, don Villa chiese: «Ma chi è Montini?».
Mons. Bosio rispose: «Ti faccio un esempio: io sono da questa parte del tavolo e tu dall’altra. Da questa parte, c’è mons. Giambattista Montini; dall’altra parte, il resto dell’umanità!».
Da notare che le famiglie Montini e Bosio erano entrambe residenti a Concesio (vicino a Brescia). Quindi, la famiglia Bosio conosceva bene Montini!
Dopo questo, mons. Bosio, con decreto del 6 maggio 1957, segretamente incardinò don Villa, nella diocesi di Chieti.

Don Luigi, allora, si iscrisse all’Università di Friburgo (CH) dove si “licenziò” in Sacra Teologia, nel luglio del 1963, laureandosi, poi, all’Università Lateranense, a Roma, il 28 aprile 1971.
Nella seconda metà del 1963, don Villa ebbe il secondo incontro con Padre Pio.
Non appena lo vide, Padre Pio gli disse: «È un bel po’ di tempo che ti stavo aspettando!», e si lamentò della lentezza con la quale don Luigi procedeva nell’incarico affidatogli. 
Alla fine dell’incontro, Padre Pio abbracciò don Villa e gli disse: «Coraggio, coraggio, coraggio! perché la Chiesa è già invasa dalla Massoneria» aggiungendo: «La Massoneria è già arrivata alle pantofole del Papa». (Paolo VI!)

a cura dell’Ing. Franco Adessa

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Bonaventura Meyer


12 Gennaio 1976 

E = Esorcisti 
V = Veroba, demonio angelico dal Coro delle Potenze 


Preoccupazione della Madre di Dio per gli uomini 


E: Ti ordiniamo Veroba nel nome... devi dire la verità, esattamente quello che dice la Madre di Dio! 

V: Perfino i buoni lottano contro i buoni. Una volta non era così. Una volta i buoni stavano uniti. La confusione è ora già incominciata e tende verso il vertice. Ma sarà ancora peggio. 

E: Continua a parlare nel nome...! 

V: Attualmente gli uomini tutto ad un tratto non consultano più così sovente la Sacra Scrittura. É vero che viene interpretata dappertutto diversamente, anzi alterata e combinata altrimenti e trasmessa così come pare e piace a chiunque. Soltanto l’autentica, l’antica, la buona Sacra Scrittura tradizionale dovrebbe essere difesa. Ogni altra cosa è combinazione ed è avvelenata, come si potrebbe dire. 

E: Continua a dire la verità. Parla nel nome della SS. Trinità, di tutti i S. Angeli ed Arcangeli e nel nome dell’Immacolata Concezione! 

V: L’Alta Donna vuole salvare tutti quelli che può salvare. É vero che non si possono salvare in massa le anime giacché il mondo è così corrotto. Ma Essa vuole, ciò malgrado, cercare di fare ancora tutto quello che può. Lei ama i suoi figli, Lei li ama di più di quello che molti avrebbero meritato. 

E: Continua a dire la verità nel nome...! 

V: Se venissimo amati ancora soltanto per una decima parte di un tale amore (geme terribilmente). LEI ama i suoi figli, come soltanto una madre può amarli. Per ciò devono tenersi a disposizione molti buoni, anche laici: tutti devono pregare, ma devono anche soffrire per la salvezza di altre anime, che altrimenti andrebbero perdute o sarebbero ancora di più portate sulla cattiva strada. La confusione è ben terribile e diventerà ancora peggiore. Ma voi dovete compiere tutto quello che vuole Lei! 

E: Che cosa vuole la Madre di Dio, parla nel nome...! 

V: Che voi persistiate su questo via e non deviate un centimetro, anche se il diavolo venisse sui trampoli. 

E: Dì la verità, ciò che devi dire per ordine della Madre di Dio come pure nel nome della SS. Trinità! 

V: Potete consolarvi col Papa che soffre ancora più di voi. Egli vorrebbe da lungo tempo che tutto trovi una fine. Ma deve malgrado ciò continuare a pregare e soffrire. Voi dovete appoggiarlo in ciò. Anche i laici devono prestare il loro aiuto. Proprio adesso ci vuole una migliore comprensione contro ogni altro giudizio. Perché ognuno erede di avere il migliore concetto, anche se è falso. 

E: Continua a dire la verità, Veroba, quello che la Madre di Dio ti ha ordinato! 
Non ti è permesso di mentire! 

V: Se LEI non fosse in cielo... e se le passasse la voglia... ne avrebbe ben presto abbastanza... ma lei ha pazienza. Ha una pazienza smisurata, più di tutti gli uomini insieme... avrebbe... potrebbe... se potessimo ancora averla con noi (geme terribilmente)! Noi dell’inferno però siamo liquidati. Ora non possiamo più far nient’altro che testimoniare per voi. Che miseria, che dobbiamo ancora testimoniare quello che non vorremmo! 

E: Continua a dire la verità! Devi dirlo nel nome della Madre di Dio, Veroba, devi dire la verità! 

V: Presto Gesù Cristo non sarà più presente nemmeno in tutte le messe. Già adesso questo non è più dappertutto il caso. Ci sono già molti sacerdoti, che non credono più alla presenza reale di Cristo alla consacrazione. É tremendo; ciò non rende più grazie o poche soltanto. Se tutti coloro che si chiamano sacerdoti dicessero in modo corretto la santa messa - la tridentina - allora il mondo sarebbe cambiato d'un colpo. Ma purtroppo non è così. Abbiamo dovuto ricorrere ai cardinali, poi ai vescovi e sacerdoti ed infine ai laici. Un cardinale, vescovo o sacerdote vale sempre ancora mille volte di più di un laico, almeno per noi. 

E: Continua a parlare, Veroba, per ordine della Madre di Dio…! 

V: Se l'alta Donna potesse piangere ancora è vero che lo fa ancora in visioni - se lo potesse ancora in cielo, allora tutta la terra sarebbe bagnata dalle sue lacrime. Lei ha ancora misericordia di questi miseri vermi, ha ancora misericordia e li richiama a ritornare o cerca di ritenerli. Ma gli uomini non ne hanno nessuna voglia, vanno ciecamente nella trappola di queste marionette, che sono soltanto l’insegna nostra e la nostra pubblicità. Ma non ci si crede. 
Questo è a nostro grande vantaggio che non si crede più! 

E: Continua a dire la verità, Veroba, nel nome della Madre di Dio che soffre tanto in cielo, e nel nome dei Santo Padre, Papa Paolo VI! 

V: Perfino Giuda con il suo tradimento orribile non era così malvagio come molti dei sacerdoti dei nostri giorni. Giuda non l'ha fatto tanto di nascosto. 
Egli sentiva che Gesù sapeva della sua colpa. Dopo l'ha confessato e ha buttato i trenta denari nel tempio. Poi disse «Io ho tradito sangue innocente». Lo fa questo ancora un sacerdote dei nostri giorni? Gli odierni sono molto più scellerati. Nessuno di loro confesserebbe, cosa ha fatto di falso. Ma questa è una contaminazione. Essi sono contaminati fino al midollo e ognuno aiuta ancora l’altro, tanto che tutto può essere e rimanere velato. Ma quanto tempo ancora? Quando la cosa si svelerà, noi non avremo più il vantaggio, ma la Chiesa. Quel che la Chiesa ha difeso fino ad oggi, non può più semplicemente mandare a monte dopo centinaia di anni e buttar via come una vecchia scarpa usata o un vecchio vestito, sul quale possono essere cucite delle pezze di ricambio! 

E: Continua a dire la verità nel nome della SS. Trinità! 

V: È triste per l’Alta Donna e per il cielo che ora tanti buoni che Lei ama molto e che starebbero in unione col cielo, siano paralizzati. Molti non sanno più che cosa fare in questa confusione; e si presenta lentamente il pericolo che in seguito si smarriscano. Per questo devo dire io, Veroba: Voi dovete pregare molto di più lo Spirito Santo! Non si può mai pregare troppo lo Spirito Santo. 

E: Dì la verità! Devi dirlo nel nome della Madre di Dio, Veroba, devi dire la verità! 

V: Questo non avrei voluto dirlo! Non voglio più dir niente. 

E: Adesso devi dire quello che tu devi parlare per ordine della Madre di Dio, nel nome della SS. Trinità...! 

V: LEI lascia dire: «Non scoraggiatevi! anche se dei giusti sono ingannati sul conto vostro». Gesù ha predetto: «Verrà il tempo quando ognuno che vi ucciderà crederà di rendere un servigio a Dio», Questo tempo l’abbiamo ora. 
Soltanto che non venite subito uccisi, molti sì, ma non voi. Voi dovete sopportare certe persecuzioni. Ma diventerà ancora peggio. Non durerà dieci anni. Ma noi stessi non lo sappiamo precisamente. Sappiano solo che è vicino. 
Perfino Cristo ha detto; «Voi non sapete né il giorno né l’ora quando arriverà il Figlio dell'Uomo». Ciò vale anche per i castighi di Dio, non soltanto per la fine del mondo. Lo intende anche per i castighi di Dio ed anche per la morte di ogni singolo uomo. L’Avvertimento è incluso dentro il castigo. Esso non sarà leggero. Con l'Avvertimento incominciano i castighi di Dio; questo è già la prima parte. 

E: Dì la verità, Veroba, quello che devi dire e soltanto la verità! 

V: Non durerà più dieci anni. Secondo i nostri calcoli sarebbe ben possibile che l’Avvenimento... Come già detto, noi nell’inferno non lo sappiamo (ringhia terribilmente). I numerosi oranti sono colpevoli che il cielo trattiene ancora i suoi castighi. In fondo è paradosso di pregare ancora. La confusione diventa ancora più grande per il ritardo dell’Avvertimento e del castigo di Dio. Ma voi dovete pregare ugualmente. LEI lo vuole perché con ciò vengono salvate ancora tante anime (urla terribilmente).