lunedì 13 aprile 2026

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


La prof. Agata Sidlauskaitè 

 Il prof. Don Luigi Cortesi invitò a Bergamo la prof. A. Sidlauskaitè, per uno studio supplementare su Adelaide Roncalli.  La professoressa soggiornò presso la fanciulla, nel convento di  Gandino (Bergamo) delle Suore Orsoline, a più riprese, nei mesi  di luglio, agosto e settembre 1944. 

Dall'osservazione prolungata, la Sidlauskaitè trasse una conferma ai risultati della relazione di padre Gemelli, come  risulta da ciò che scrive il Cortesi stesso, alle cui ansie la professoressa rispondeva sempre in modo pacato ma ferma: "Vuoi  forse ch'io dica che Adelaide è un'anormale, quando è più normale di...?" (v. Il problema delle apparizioni di Ghiaie, p. 116). 

Il Cortesi non riferisce per intero la frase, ma sarebbe interessante conoscere il secondo termine di paragone. 


Dott. Giulio Loglio 

 Al giudizio di padre Agostino Gemelli e della sua assistente prof. A. Sidlauskaitè, aggiungo quello non meno importante, sotto certi aspetti, del dott. Giulio Loglio, medico condotto  di Bonate Sopra (Bergamo), il quale partecipò a varie apparizioni  e potè controllare direttamente l'estasi di Adelaide. 

Il dott. Loglio, nella relazione inviata, il 30 settembre 1944, al vescovo di Bergamo scrive: 

"... Conosco la famiglia Roncalli da circa 18 anni, come  robusta, buona e brava famiglia di operai. Poche le malattie sofferte dai numerosi membri della famiglia e di nessuno di essi ho mai notato alcun sintomo di alterazioni psichiche, d'isterismo od  epilessia. 

Gli otto figli viventi, sani e robusti, furono allevati con sani  criteri di educazione ed economia domestica, compatibili con i  modesti guadagni del padre, operaio del linificio di Ponte S.  Pietro, che , se non si rifiutò di bere qualche bicchiere di vino,  specie alla domenica, non si abbandonò però mai agli eccessi. La  madre, è madre esemplare; cura amorevolmente i figlioli senza  tanti pietismi e li educa cristianamente, ma senza bigottismo. 

L'Adelaide, nata il 23 aprile 1937... non si ammalò che di pertosse e di morbillo... 

È sempre vissuta al Torchio Sotto, gruppo di tre cascinali  della frazione Ghiaie di Bonate Sopra e non si allontanava da  casa che per recarsi a scuola od in chiesa alla domenica. Solo lo  scorso inverno ha assistito ad una rappresentazione di Fatima,  data al teatro-oratorio. È di carattere taciturno e per l'ambiente in  cui è vissuta, un po' timido, di sviluppo psichico un po' tardo, ma  è difficilmente impressionabile, (ricordo la sua indifferenza per  la folla che la circondava implorando e vociando), e di forte  volontà. (Il 31 maggio, quando venne colta da forti dolori  addominali, il prof. Cazzamalli gentilmente le offrì una pasticca  di laudano disciolta in acqua zuccherata. Essa, pur non sapendo  che si trattava di una medicina, si rifiutò di prendere quanto le  veniva offerto e volle che tutti quanti quelli che la circondavano,  ne bevessero un po'. Esaurita, ne fu soddisfatta). Non è neppure  dotata di fantasia facile nelle fanciulle; essa ripete quanto sa, od  ha studiato a memoria, senza alterare una parola ed il significato,  e se non sa tace. Sebbene fin dall'inizio avessi avuto sentore delle  apparizioni della Vergine alla piccola Adelaide, io ho assistito la  prima volta la fanciulla il 20 maggio c.a. '' 

Il dott. Loglio continua descrivendo ciò che osservò durante le apparizioni cui assistette, e poi, fa a se stesso tre  domande alle quali risponde. 

Io riporto, ora, solo la prima domanda e la risposta. Egli scrive: 

"È apparsa veramente la Vergine alla Roncalli? Da indagini esperite anche da illustri psichiatri mi risulta che la Roncalli  Adelaide fu riconosciuta sana di mente e immune da isterismo.  Non poteva essere ipnotizzata, perché l'ipnotizzato non compie  alcun movimento volontario, ciò che invece faceva di frequente  la bambina durante le visioni, sia cambiando la posizione delle  mani, sia ravviandosi i capelli, né avverte quegli stimoli che  invece avvertì la Roncalli (pizzicotti e piena percezione con  successiva risposta alla domanda rivoltale); non poteva simulare  perché sebbene di carattere forte, non lo poteva mai essere al  punto di affermare di avere delle apparizioni per ben 13 volte (e  sulle prime ci buscò anche degli scapaccioni dal padre e dalla  madre); né avrebbe sopportato certamente l'allontanamento dalla  casa, tanto trambusto, tante noiose indagini, e nelle sue visioni  sarebbe stata assai più sollecita, né avrebbe potuto avere su di  esse tutti i particolari che ebbe, indi, dopo pochi giorni,  dichiarare terminate le visioni. 

Sono quindi convinto che effettivamente la Vergine sia apparsa". 

Il dott. G. Loglio termina così: "Quanto sopra ho sentito il dovere di riferire alla E.V. Rev.ma quale medico e quale cattolico, sebbene non troppo fervente. 

Della E.V. Rev.ma, dev.mo dott. G. Loglio". 

In merito al giudizio espresso dal dott. G. Loglio, sullo  sviluppo psichico un po' tardo di Adelaide, credo opportuno  rilevare che la bambina dava questa impressione anche ad altri  che non avevano dimestichezza con lei. Ciò accadde in un primo  tempo, anche alla dott.ssa E. Maggi, la quale dovette ricredersi,  quando con l'aumentare della confidenza, Adelaide le apri la sua  mente, tutt'altro che tonta e tarda, come la Maggi stessa scrisse  nella sua relazione. 

Inoltre faccio notare che il dott. Loglio non si limita a giu- dicare, come medico, le condizioni psicofisiche di Adelaide, ma  va più in là del limite che altri si imposero, e dice: per me le  apparizioni sono vere. 

La sua convinzione personale, fondata su osservazioni  obiettive e considerazioni di carattere razionale, è lecita anche  dal punto di vista etico, almeno fino a quando non vi sia una  aperta e motivata sconfessione delle apparizioni, da parte dell'autorità ecclesiastica. 

Severino Bortolan

domenica 12 aprile 2026

IL LIBRO DEGLI ATTI: PERCHÉ LA CHIESA MODERNA LO HA DIMENTICATO?


 

La scintilla divina – Giusto rapporto verso Dio

 


La scintilla d’amore di Dio nell’uomo 


Voi tutti portate in voi la scintilla divina, che vuole essere la vostra guida nella vita terrena, se soltanto gli concedete il diritto, se glielo rendete possibile che si possa esprimere e istruirvi. Nessun uomo dipende da sé stesso, ogni uomo può aspettarsi il Mio Sostegno. Ognuno deve soltanto collegarsi con Me ed agirò poi sull’uomo attraverso il Mio spirito. Voi siete bensì collegati con Me sin dal principio, appunto attraverso quella scintilla spirituale, che voi ospitate dentro di voi e che è una Parte del Mio Sirito di Padre, cioè voi siete costantemente in contatto con Me. Ma esso si mantiene in silenzio, finché non vi affidate coscientemente alla sua guida, finché vi tenete separati da Me in pensieri e nel vostro essere. E così dipende da voi stessi, se vi sentite come parte di Me, se stabilite il giusto rapporto con Me, il rapporto di un figlio verso il Padre o della creatura verso il suo Dio e Creatore, dipende da voi, se vi lasciate guidare e consigliare da Me. Già riconoscendo di essere sottomesso a Me come vostro Creatore dall’Eternità, è un passo di avvicinamento a Me, che vi condurrà certamente anche là, perché Mi riconoscete e tendete verso Me come vostro Padre; perché allora permettete già alla Mia scintilla spirituale in voi, che agisca su di voi, che vi avverte ed ammonisce di non fare il male e di fare il bene. Allora posso già parlare con voi attraverso lo spirito, appena voi Mi riconoscete. E le Mie Parole diventano poi sempre più amorevoli, l’influenza del Mio Spirito di Dio genererà sempre più amore, più voi riconoscete in Me vostro Padre ed ora seguite anche obbediente la voce interiore come Miei figli, che vuole istruirvi davvero solo a vostro vantaggio. Il contatto con Me esiste comunque sempre e continuamente, ma che ve ne rendiate conto, dipende da voi stessi. Appena i vostri pensieri si rivolgono a Me nella preghiera, voi stabilite coscientemente il contatto con Me, ed ora posso agire in voi mediante il Mio Spirito. E così nessuno nella Creazione si trova isolato da Me, se lui stesso non compie questo isolamento. Se egli stesso si distoglie da Me, si crede libero da ogni legame con il Potere che lo ha creato, allora egli è anche isolato, e non viene influenzato da Me. Allora la scintilla divina sonnecchia in lui, non si annuncia in nessun modo, perché la libera volontà dell’uomo non viene toccata. L’uomo non viene condizionato nella sua predisposizione verso Me, egli stesso deve stabilire il legame, se vuole sperimentare la benedizione di un tale collegamento, che conduce irrevocabilmente alla perfezione.

Amen

26. ottobre 1954

L’anima sperimenta che non è capace di niente senza Gesù e che a Lui deve tutto. Gesù, il vero Direttore spirituale, la istruisce su come fare nello stato di oscurità e abbandono, nella preghiera, nella Comunione e nelle visite a Gesù nel SS. Sacramento

 


Mi ricordavo ancora di tutte le grazie, le parole, le correzioni, i rimproveri. Vedevo con occhio chiaro che tutto l’operato fin qui, tutto, tutto, era stato opera della sua Grazia e che di me non restava altro che il puro niente e l’inclinazione al male; toccavo con mano che senza di Lui non sentivo più l’amore così sensibile, quei lumi così chiari nella meditazione, in modo che vi stavo le due o tre ore, ma però facevo quanto più potevo per fare quello che facevo [35] quando me lo sentivo, perché in me sentivo ripetere quelle parole  (“Se mi sarai fedele verrò per premiarti; se ingrata, per castigarti”). 

Così passavo, quando due giorni, quando quattro, più o meno, come a Lui piaceva. L’unico mio conforto era riceverlo in Sacramento. Oh, sì, certo, lì lo trovavo, non potevo dubitare, e ricordo che poche volte non si faceva sentire, perché tanto lo pregavo e ripregavo ed importunavo, che mi contentava, ma però non amoroso e amabile, ma severo. 45 

Dopo che passavo quei giorni in quello stato detto di sopra (specialmente se gli ero stata fedele), me lo sentivo ritornare dentro di me, mi parlava più chiaramente, e siccome nei giorni passati non avevo potuto concepire dentro di me una parola né sentire niente, così ora venivo a conoscere che non era la mia fantasia, siccome molte volte prima dicevo –tanto che di quanto detto fin qui non dicevo niente né al Confessore né ad altra anima vivente–; io però [36] facevo quanto più potevo per corrispondergli, ché altrimenti mi faceva tanta guerra, che non trovavo pace. Ah, Signore, sei stato tanto buono con me, ed io così cattiva ancora! 

Seguitando ciò che avevo cominciato, me lo sentivo dentro di me, lo abbracciavo, me lo stringevo, gli dicevo: “Amato Bene, vedi quanto mi è riuscita amara la nostra separazione”, e Lui mi diceva: “È niente ciò che hai passato, preparati a prove più dure. Perciò sono venuto, per disporre il tuo cuore e fortificarlo. Adesso mi dirai tutto ciò che hai passato, i tuoi dubbi e timori, tutte le tue difficoltà, per poterti insegnare il modo come portarti nella mia assenza”. 

Quindi gli facevo la narrazione delle mie pene, dicendogli: “Signore, vedi, senza di Voi non ho potuto far niente bene. La meditazione l’ho fatta tutta distratta, brutta, tanto che non avevo coraggio di offrirvela. Nella Comunione non ho potuto stare le ore intere, come quando Vi sentivo; mi vedevo sola, [37] non trovavo con chi poter intendermela, tutta mi sentivo vuota. La pena della vostra assenza mi faceva provare agonie mortali, la natura voleva sbrigarsi subito per sfuggire quella pena, tanto più che mi pareva che non facevo altro che perdere tempo. Il timore, ancora, che Voi tornando mi castigaste, perché non ero stata fedele..., quindi non sapevo che fare. E poi, la pena che Voi siete continuamente offeso e che non sapendo quando fare, come prima mi insegnavi, quegli atti di riparazione, quelle visite al Santissimo Sacramento, per le diverse offese che Voi ricevete, dunque, ditemi un po’, come dovevo fare?” 

E Lui, benignamente ammaestrandomi, diceva: “Tu hai fatto male nello stare così disturbata. Non sai tu che Io sono Spirito di pace? E la prima cosa che ti raccomando è di non funestare la pace del cuore. Quando nell’orazione non puoi raccoglierti, non voglio che pensi a [38] questo o a quell’altro, come è e come non è. Facendo così, tu stessa chiami la distrazione. Invece, quando ti trovi in quello stato, la prima cosa è che ti umili, confessandoti meritevole di quelle pene, mettendoti come un umile agnellino nelle braccia del carnefice, al quale, mentre lo uccide, lambisce la mano. Così tu, mentre ti vedrai percossa, abbattuta, sola, ti rassegnerai alle mie sante disposizioni, mi ringrazierai di tutto cuore, mi bacerai quella mano che ti percuote, riconoscendoti indegna di quelle pene; poi mi offrirai quelle amarezze, angustie, tedi, pregandomi che li accettassi come un sacrificio di lode, di soddisfazione delle tue colpe e di riparazione delle offese che mi fanno. Facendo così, la tua orazione salirà innanzi al mio trono come un incenso odorosissimo, ferirà il mio Cuore, ti attirerai nuove grazie e nuovi carismi; il demonio, vedendoti umile e rassegnata, tutta inabissata nel tuo nulla, non avrà forza di avvicinarsi. Eccoti che dove tu credevi [39] di perdere, farai grandi acquisti. 

A riguardo della Comunione, non voglio che ti affligga che non sai stare. Sappi che è un’ombra della pena che soffrii nel Getsemani. Che sarà quando ti farò partecipe dei flagelli, delle spine e dei chiodi? l pensiero delle pene maggiori ti farà soffrire con più coraggio le pene minori. Quindi, quando nella Comunione ti troverai sola, agonizzante, pensa che ti voglio un poco in compagnia nell’agonia dell’orto. Dunque, mettiti vicino a Me e fa un confronto tra le tue e le mie pene. Vedi: tu sola e priva di Me, ed o anche solo e abbandonato dai più fidi amici, che addormentati se ne stanno, e fin dal mio Divin Padre lasciato solo; poi, in mezzo a pene acerbissime, circondato da serpi, da vipere, da cani arrabbiati, quali erano i peccati degli uomini e dove erano anche i tuoi, che facevano la loro parte, che mi pareva che mi volevano divorare vivo. l mio Cuore fu preso da tali strettezze, che me lo sentivo come se stesse [40] sotto un torchio, tanto che sudai vivo sangue... Dimmi, quando tu sei giunta a soffrire tanto? Dunque, quando ti trovi priva di Me, afflitta, vuota da ogni consolazione, ripiena di tristezze, di affanni, di pene, vieni vicino a Me, asciugami quel sangue, offrimi quelle pene in sollievo della mia amarissima agonia. Così facendo troverai il modo come poterti trattenere con Me dopo la Comunione. Non è che non soffrirai, perché la pena più amara che possa dare alle anime mie care è il privarle di Me, ma tu, pensando che con quel tuo penare darai sollievo a Me, sarai anche contenta. 

Per le visite ed atti di riparazione, tu devi sapere che tutto ciò che feci nel corso dei trentatré anni, dacché nacqui finché morii, lo sto continuando nel Sacramento dell’altare. Perciò voglio che mi visiti 33 volte al giorno, onorando i miei anni e insieme unendoti con Me nel Sacramento, [41] con le mie stesse intenzioni, cioè di riparazione e di adorazione. Questo lo farai in tutti i tempi; il primo pensiero della mattina subito voli innanzi alla custodia, dove sono per amor tuo, e mi visiti l’ultimo pensiero della sera; mentre dormirai la notte, prima e dopo il pasto, in principio d’ogni tua azione, camminando, lavorando”. 

Mentre così mi diceva, mi vedevo tutta confusa e, non sapendo se potevo riuscire a farle, gli dissi: “Signore, Vi prego di starvi insieme, finché prenda l’abitudine di farle, ché conosco che con Voi tutto posso, ma senza di Voi, che posso fare io, miserabile?” 

E Lui benignamente soggiungeva: “Sì, sì, ti contenterò. Quando mai ti ho mancato? Per la tua buona volontà, voglio che qualunque aiuto tu vuoi te lo dia”. E così faceva. 

Luisa Piccarreta


Dirti: Padre!

 


O Dio così grande, che gioia poterti dire: Padre!

Eppure come sono timido e lento a trarre profitto da questa gioia!

Il nome che Cristo ti ha attribuito e col quale ci ha particolarmente invitati a rivolgerci a te nelle nostre preghiere, io lo pronuncio troppo raramente.

Che tu sia nostro Padre è una verità così stupenda, una grazia così meravigliosa che faccio fatica ad accoglierle!

Malgrado tutto quello che tuo Figlio ci ha raccontato di te, ho ancora paura e rimango sulla soglia di questa verità immensa, non osando immergermi in essa e saziarmene come tu vorresti.

Poiché tu sei così buono, attirami sempre più al tuo cuore paterno, incoraggiami a considerarti davvero come un Padre, a venerarti e ad amarti con cuore filiale!

Fa' trionfare in me la fiducia, affinché mi abbandoni finalmente senza reticenze alla gioia di avere un Padre in cielo! Che io vi attinga conforto nelle difficoltà, e vi trovi sempre uno stimolo all'amore!

Rivolgendomi a te come Padre, che io possa amarti come tu desideri, con tutto il mio cuore, con tutta la mia anima, con tutte le mie forze!


Ecco perché mio Figlio soffre ancora sulla croce: perché queste anime continuano a flagellarlo, a disprezzarlo e ad oltraggiarlo.

 



Julia patisce le sofferenze dellacrocifissione


Testo integrale della 1ettera che Julia mandò nel marzo 1988 a padre Raymond Spies. Aveva già inviato un primo testo che, su sua richiesta, le fu restituito. Julia lo revisionò, correggendolo in alcuni punti. Infatti, aveva fatto la prima stesura in un momento in cui era in preda a grandi sofferenze fisiche. Julia scrive:

"Padre Pha, che doveva incontrarsi (appunto quel giovedì 4 febbraio) con 1��Arcivescovo di Kwangju, é passato prima da Naju e vi ha celebrato una Messa. La sera del 3 febbraio, verso le ore 21,00, la Vergine lasciò il suo posto abituale e si spostò in avanti (verso il lato sinistro della nicchia), rimanendo quindi girata verso la porta.(Fu in questa posizione che padre Spies e Dina trovarono la Vergine, quando entrarono nella sala - cappella; la sala era vuota. Per almeno dieci minuti essi poterono osservare tranquillamente le lacrime che colavano senza sosta.

Padre Spies cominciò a celebrare la Messa verso le 10,50. Padre Pha, mentre indossava i paramenti sacerdotali per celebrare la Messa, si ricordò che la Vergine era rivolta verso la porta. E penso: "Chissà se la Vergine desidera restare in quella posizione? Penso di no; vorrà essere rivolta verso suo Figlio, presente nel ss.mo Sacramento nel corso della Messa. Devo metterla sull��altare, in centro, in avanti, rivolta verso i fedeli? No, poiché volterebbe le spalle a suo Figlio e, inoltre, quel posto é riservato al crocifisso che vi é poggiato. Debbo rimetterLa io stesso al suo posto? No, non sarebbe né cortese né gentile verso la Vergine, dato che, se lo vuole, può tornare da sola al suo posto abituale, allo stesso modo in cui si é spostata in avanti. E, inoltre, sono presenti i responsabili abituali, cioè Julia e Pak Lubino: e a loro che spetta decidere" (Padre Spies mi ha riferito più tardi queste riflessioni che aveva fatto all��inizio della Messa).

A questo punto, il padre decise di cominciare la celebrazione é allora che la Vergine diede la sua risposta per mezzo mio, servendosi proprio di me, così poco dotata. "Padre Spies domandò in seguito a Julia come aveva ricevuto quest��ordine. Julia gli spiego che una voce interiore, forte e chiara, le aveva dettato le parole da dire. Infatti Julia si alzo e, quando il padre arrivo a11��altare, gli disse ad alta voce: "Padre, la Vergine le chiede di rimetterla al suo posto". Padre Spies, impedito dalla sua vista difettosa, dai ceri posti davanti alla statua, e dal centrino che si era spostato con la statua, prego Julia e Pak Lubino di aiutarlo. Si avvicinarono; Lubino spostò i ceri accesi; contemporaneamente al padre, Julia tese le mani verso la statua. Julia aveva spalancato le mani, che teneva chiuse sulle stimmate ricevute pochi giorni prima, il 29 gennaio.

Lanciò un grido di dolore e disse al padre: "Non posso aiutarvi: mi si sono riaperte le ferite e colano sangue". Padre Spies rimise lui stesso a posto il centrino e la statua. La Vergine disse: "Julia! Comunica questo messaggio a padre Pha: posso tornare da sola al mio posto, ma desidero tornarci per mano del padre. D��altronde, non si tratta tanto del mio posto come statua, quanto del mio posto di Madre della Chiesa. Io, che dovrei essere onorata da tutti, mi vedo trattata con disprezzo; siamo arrivati al punto che vengo buttata da parte, tutta sola; la gente mi solleva e mi mette giù come le pare, senza riguardo, e mi volta le spalle. Il mio Cuore ne soffre enormemente. Aiutami. Figlia mia, tu devi aiutarmi con sacrifici accompagnati da sofferenze".

Julia: "Si, Madre! Farò la vostra volontà". Julia scrive: "Quando il padre diede la benedizione alla fine della Messa, io caddi ed entrai in estasi. (Julia entrò in estasi verso le 11,40.Padre Spies, nell��impartire la benedizione finale, 1��aveva vista accasciarsi lentamente. In estasi e supina teneva le braccia stese ai lati del corpo, nella stessa posizione di quelle della statua piangente. Alle 12,00 precise, Julia lanciò un grido lacerante di atroce dolore. In un attimo, il suo corpo prese la forma di Gesù in croce. Cominciarono le sofferenze della crocifissione. Fu atroce per Julia, e fu atroce vederla e udire le sue grida. Padre Spies e tutte le persone che avevano assistito alla Messa presero parte, con dolorosa pietà, pregando e piangendo a dirotto, a quello spettacolo orrendo.

A un certo momento, Julia, che gridava di dolore, con dignità ma in modo orribile a udirsi, subì tre forti scosse: tutto il corpo, pur restando fisso nella stessa posizione, si sposto per tre volte verso il basso, per una lunghezza totale di circa 50-60 cm. Era come se la croce fosse stata conficcata a tre riprese in una buca preparata per accoglierla. La Vergine mi fece vedere molti suoi figli che erano diretti verso 1��inferno perché non avevano amato. "Guarda, figlia mia! Ho scelto con amore numerose anime, ma esse hanno causato molto dolore a mio figlio Gesù per il loro fare irrispettoso e per 1��insolenza con cui hanno tradito i miei messaggi, non tenendone conto e preferendo sé stesse a lui. Ecco perché mio Figlio soffre ancora sulla croce: perché queste anime continuano a flagellarlo, a disprezzarlo e ad oltraggiarlo.

Figlia mia! Oh povere anime peccatrici! Oh poveri figli miei che vanno alla perdizione per colpa della loro ipocrisia. Mio Figlio ha pagato un ben caro sacrificio perché si salvassero i suoi figli che vivono nel peccato. Ma essi vivono nell��indifferenza, senza provare la minima riconoscenza per lui. Spero che tu offrirai ancora più generosamente le tue sofferenze per compiere senza fallo la mia volontà, che é di salvare molte anime.

Mi auguro anche che crediate fermamente che le vostre numerose sofferenze vi accumulano in cielo numerose gioie. Dato che i miei messaggi sono basati sull��amore, le anime, chiunque siano, saranno colmate di misericordia, se faranno penitenza, mettendoli in pratica. Figlia mia! Per ora ricevo consolazione per merito di un��anima piccola e semplice, quella di padre Pha. Infatti, provo gioia nel vedere che mi offre con fervore il suo amore e la sua fedeltà". (Julia nello scrivere "fedeltà" ha usato una parola coreana molto difficile. Quando le é stata chiesta una spiegazione, ha risposto che aveva scritto la parola cosi come l��aveva sentita, ma che ne ignorava il significato. Esistono termini più semplici per indicare la fedeltà, la lealtà). "Figlioletta mia! Sei tu, figlia mia, quella che deve passare attraverso la sofferenza. Vuoi partecipare alle sofferenze del Signore, affinché tutte le anime possano tornargli in seno?".

Julia: "Si, Madre". La Vergine: "Ti prego di patire tutte queste sofferenze per il Papa, i cardinali, tutti i vescovi e i preti, e per la conversione dei peccatori". (Julia conclude la sua lettera con queste parole): "Trovai, come delle bruciature, le sofferenze della croce, quelle della corona di spine e quelle del sacro Cuore, sofferenze per cui mi sembrava di essere trafitta da lance, da frecce, da coltelli affilati. Soffrivo così da circa 25 minuti quando padre Pha, mosso a pietà, mi benedisse. Subito dopo ho cessato di soffrire". (Dopo simili sofferenze, Julia era rimasta completamente senza forze. Parecchie persone dovettero trasportarla. Queste furono le terze sofferenze della croce. La quarta volta, accadde il 27 gennaio 1989 a Naju, durante un��estasi che durò dalle 10,50 alle 11,50. La quinta, dalle 5,00 alle 6,00 del mattino della domenica 29 gennaio; Julia ricevette le cinque stimmate e sei ferite in fronte. La sesta, nello stesso luogo, a Mirinae, nel convento delle suore del cuore di Maria dalle 15,00 precise alle 15,40. Padre Spies vi assistette insieme a due preti coreani, ad alcuni religiosi e ad altra gente: in tutto, circa 70 persone).

4 febbraio 1988

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie


SEGNI E PRODIGI CONFERMANO CHE LE APPARIZIONI SONO VERE 


LA VEGGENTE

Normalità 

Il primo segno di autenticità, va cercato nella personalità della veggente Adelaide Roncalli, nel maggio 1944. 

È una bambina di 7 anni: spontanea, estroversa, più pronta  al gioco ed allo scherzo che allo studio; frequenta la prima elementare. 

Ha una intelligenza normale, scarsa memoria e poca fantasia; è portata piuttosto alle cose pratiche. È semplice, limpida  come le acque dei torrenti, che allora irrigavano la sua terra. 

Adelaide ha i suoi pregi e difetti come tutti i bambini, e  non dimostra nulla di particolare, almeno all'esterno. È una  delle tante, come dirà la mamma, e vive nell'anonimato, in una  numerosa e sana famiglia della campagna bergamasca. 

Durante le apparizioni mantiene spesso una tranquillità  sorprendente. Piange solo quando l'urto della folla pare la travolga, o certi fanatici le strappano gli abiti o addirittura i capelli. 

Tuttavia, anche allora, non perde la sua semplicità e domanda:  "Perché tutti guardano me e non guardano voi?". 

Il celebre pittore Galizzi s'incantava dinanzi a quella bambina innocente che vedeva la Madonna. 

Adelaide è generosa e buona d'animo e mostra la maturità spirituale di chi è capace di perdonare. 

Il Cortesi la definisce così: "È una bambina intelligente, moralmente sana e religiosamente educata". (v. L. Cortesi, Storia  dei fatti di Ghiaie, o.c. pp. 148-149). 

Le affermazioni del professore, in netto contrasto con la  teoria dell'inganno da lui sostenuta, trovano piena conferma in  varie relazioni mediche e testimonianze autorevoli.


Padre Agostino Gemelli 

Gli esperti si sono posti la domanda delle cause del fenomeno straordinario. 

Merita, fra tutti, una particolare attenzione il giudizio di  padre Gemelli, fondatore e rettore dell'Università cattolica di  Milano, Presidente della Pontificia Accademia delle Scienze,  psichiatra e psicologo di fama internazionale. 

Egli comunica al vescovo di Bergamo il risultato del suo  studio: Adelaide Roncalli è una bambina sana, normale; dotata di  intelligenza pratica e buona d'animo. Le visioni che essa dice di  avere avuto non provengono né da una mente malata, né sono  frutto di suggestione o di menzogna. 

Ritengo utile riportare quanto l'insigne maestro afferma  nella sua relazione, in risposta alla teoria dell'inganno, sostenuta  dal prof. Don Luigi Cortesi. 

Padre Gemelli scrive: 

"È da escludersi che si tratti di soggetto anormale in cui la  menzogna dia ragione del racconto delle visioni avute. L'osservazione prolungata di quattro giorni avrebbe permesso, specialmente mediante test mentali, di mettere in luce una tale personalità nel quadro della quale sarebbe in modo evidente e pronto  apparso il desiderio di ingannare o di presentare in maniera  diversa dalla realtà la propria personalità. Lo si può escludere nel  modo più assoluto, anche perché la bambina non ritorna mai  spontaneamente sul racconto delle visioni; interrogata, abbassa la  testa, si fa seria, tace; inoltre tutta la personalità si presenta allo  psichiatra come una personalità dominata dalla spontaneità, dalla  semplicità, dalla immediatezza, ossia da caratteri che non  possono essere imitati da una bambina". 

Ciò che per il Cortesi era la prova della menzogna: la ritrosia di Adelaide a parlare delle apparizioni, per padre Gemelli  era un motivo in più per affermare la sincerità e l'attendibilità del  racconto della bambina. 

Chi conosce la teologia mistica, la storia delle apparizioni  autentiche e la vita dei veggenti, sa che tutti quelli che hanno  ricevuto doni particolari da Dio trovano grande difficoltà a parlarne. Essi amano custodire nel loro cuore il segreto del Re;  conoscono che l'esperienza soprannaturale non si può mai tradurre adeguatamente nel nostro linguaggio umano, perciò  preferiscono tacere. 

Tra i veggenti delle più celebri apparizioni, ricordo Bernardetta di Lourdes e i tre pastorelli di Fatima. 

A Bernardetta costò sempre molto parlare delle apparizioni  e cercò di sottrarsi, quando e come poteva, agli interrogatori, alle  domande non di rado indiscrete, alle visite di persone, -fossero  anche vescovi. 

René Laurentin scrive: 

"Una prova inesauribile, quasi ossessionante, di continuo risorgente, fu quella delle visite. 

Assediata a Lourdes, Bernardetta aveva lasciato il paese  natale con la promessa che tutto sarebbe finito; invece si ricominciò ben presto... 

Un giorno secondo la testimonianza di suor A. Faur, disse alla madre generale: 

 Cara madre, mi farò vedere solo se me lo ordinate in 

virtù di santa obbedienza... 

Quella volta, la superiora non insistette e Bernardetta ottenne soddisfazione. Sembrava temere in particolare le visite  dei vescovi, evidentemente non in quanto tali, ma perché erano i  soli autorizzati a vederla, quindi i più numerosi; inoltre, la  coscienza del loro diritto li rendeva a volte indiscreti: 

 Questi poveri vescovi, (diceva Bernardetta, n.d.r.) farebbero meglio a restare a casa loro" (v. Bernardetta vi parla, Ed.  Paoline, Roma 1983, pp. 516-517). 

Giacinta, Francesco e Lucia di Fatima, quando non potevano sottrarsi fisicamente con la fuga, a chi li cercava per vederli  e interrogarli, rispondevano il meno possibile alle domande. 

Suor Lucia scrive: 

"Siccome Giacinta aveva l'abitudine, negli interrogatori, di chinare il capo e fissare gli occhi per terra e di non dire quasi  niente, praticamente ero sempre chiamata io per soddisfare la  curiosità dei pellegrini. 

Perciò ero chiamata continuamente in casa del parroco,  per essere interrogata da questa o da quella persona, da questo o  da quel prete. Venne una volta a interrogarmi un prete di Torres  Novas. Mi fece un interrogatorio così minuzioso, così pieno di  cavilli, che rimasi con qualche scrupolo di avergli nascosto qualcosa..." (v. o.c., pp. 81-82). 

Giacinta, al tempo delle apparizioni di Fatima, ha la stessa  età di Adelaide e il medesimo comportamento di fronte a chi la  interroga. Tuttavia non è stata accusata di menzogna continuata. 

Francesco non agisce in maniera diversa dalla sorella Giacinta. 

Lucia scrive: 

"Un giorno gli domandai: 

 Perché mai quando ti domandano qualcosa, tu abbassi la  testa e non vuoi rispondere? 

- Perché preferisco che lo dica tu, o Giacinta. Io non ho sentito niente. Soltanto posso dire che ho visto, sì. E se poi dico  qualcuna di quelle cose che tu non vuoi?" (v. o.c., p. 129). 

Lucia scrive ancora: 

"Un giorno eravamo seduti sulla porta della casa dei miei  zii, quando scorgemmo varie persone avvicinarsi. Francesco ed  io, senza perdere tempo, corremmo ognuno in una stanza a  nasconderci sotto il letto... 

Un altro giorno eravamo seduti a pochi passi dalla loro casa, all'ombra di due fichi che pendono sulla strada. Francesco  si allontanò un po', giocando. Vedendo avvicinarsi varie signore,  corse ad avvisarci. Siccome a quel tempo si usavano dei cappelli  con le tese larghe quasi come un setaccio, pensammo che con un  tale arnese in capo, non ci avrebbero visti e senz'altro salimmo  sui fichi. Appena le signore passarono, scendemmo subito e, in  fuga affrettata, andammo a nasconderci in un campo di  granoturco. 

Questa nostra maniera di scappare ogni volta che potevamo, era pure un motivo dei lamenti del parroco; il reverendo si  lamentava che noi scappassimo, soprattutto dai sacerdoti. Il  reverendo aveva proprio ragione. Ma era perché specialmente i  preti ci interrogavano e reinterrogavano e ci interrogavano ancora. 

Quando ci trovavamo alla presenza di un prete, ci preparavamo già ad offrire a Dio uno dei nostri più grandi sacrifici" (v.  o.c., pp. 87-88). 

Le brevi notizie, tratte dalla vita dei veggenti di Lourdes e  di Fatima, confermano la validità del giudizio di padre Gemelli.  La sua è una conclusione per esclusione, ma di grande valore,  perché porta l'indagine ad un punto molto avanzato. Padre  Gemelli dice: la bambina è credibile. Si parla di giudizio di credibilità, non di giudizio sulla soprannaturalità dei fatti. Questo è il limite che il ricercatore non può superare e padre Gemelli lo  sa, e perciò lascia tale giudizio all'autorità della Chiesa. 

Severino Bortolan 

sabato 11 aprile 2026

Mel Gibson: rivelata l’inquietante profezia della Fine dei Tempi della Bibbia etiope


 

La fede in una continuazione della vita – Conseguenze della vita terrena nell’aldilà

 


La Vita dell’anima continua dopo la morte


La preoccupazione sulla salvezza dell’anima non viene presa sul serio, ma questa deve essere preposta a tutto, perché questo è l’unico scopo della vita degli uomini. E malgrado ciò l’uomo non ne può essere costretto, a lui può sempre e sempre soltanto di nuovo essere presentato che deve prendere su di sè le conseguenze del suo agire sulla Terra dopo la sua vita terrena, che, se non pensa all’anima sulla Terra, egli deve è trascorrere un’esistenza di molte volte più scarsa e tormentosa di quel che può essere la vita terrena più povera e dolorosa. L’uomo vive soltanto nel presente, e crede che questo presente abbia termine con la morte del corpo. E così non provvede nemmeno per il futuro. E proprio soltanto per questo futuro egli è sulla Terra. La fede in una continuazione della vita dopo la morte non può essergli trasmessi per forza, e perciò non possono essergli nemmeno offerte delle evidenti dimostrazioni dall’Aldilà, per non interferire nella sua libertà di fede. Ma se soltanto l’uomo avesse la buona volontà di stare nella Verità, allora gli si farebbe notare il mondo spirituale, perché allora baderebbe ai minimi segni, ed una fede nell’aldilà diventerebbe viva in lui. Ma l’uomo non dà quasi mai valore per sapere qualcosa sul “dopo”. Egli vive sulla Terra ed è soddisfatto di questa certezza, sempre nella premessa che dopo la morte fisica non sa e non percepisce più niente. E non pensa, che soltanto la forma esterna è diventata senza vita, perché lo spirito – la vera vita – è sfuggito da lei. Egli non pensa, che questo non può morire, che è imperituro, che lascia soltanto la sua forma esteriore sulla Terra, per entrare nella vera Patria e non pensa che lui stesso sulla Terra si forma il Regno spirituale, che è corrispondente alla sua vita terrena, che può essere un ambiente senza Luce, sgarbato ed opprimente, oppure raggiante, che rende felice l’anima dell’uomo. Lui non pensa che si ricorda di un pentimento tormentoso della sua vita terrena non utilizzata, dato che non può mai dire, che il sapere su ciò non gli fosse mai stato apportato. Ad ogni uomo vengono conferiti insegnamenti su questo, ma non ogni uomo accetta questi insegnamenti, perché non vuole e la volontà non può essere costretta. Allora pensano soltanto al loro corpo, la loro attenzione è rivolta soltanto al loro benessere, mentre l’anima rimane dimenticata. La miseria dell’umanità è grande, e perciò anche la miseria fisica deve essere così grande, affinché l’uomo entri in sé e si tenga davanti agli occhi la caducità di tutto il terreno ed anche la caducità del corpo, affinché stia poi ancora in modo interrogativo davanti all’Infinità e che ora può venire guidato in un altro pensare. 

Amen

14. ottobre 1941

In una anima umile il demonio non può nulla, poiché l’umiltà è santa ed è gradita agli occhi di Dio.

 


Cari figli, sono la vostra Madre e vengo fin qui per parlarvi del mio amore. Io vi amo e questo amore che ho per voi è eterno. E vi ringrazio per le vostre preghiere. Cari figli, continuate sempre a pregare per gli atei. Io conto ancora sulle vostre preghiere. Pregate, pregate, pregate e preparatevi con la preghiera per il giorno 02 di maggio. In questo giorno, continuo a diramare con abbondanza le Mie grazie su di voi. Vi benedico tutti: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. 

A presto!”

Più tardi sentii la voce della Vergine; questo accadde quando stavo nella mia stanza prima di addormentarmi. La Madre di Dio mi diede un importante e lungo messaggio:

 E’ molto importante pregare insieme. E’ necessario vivere l’amore nelle famiglie. Le famiglie sono distrutte perché manca loro l’amore e perché non lo vivono tra loro. Una famiglia che non vive l’amore non può accogliere Mio Figlio Divino, perché Gesù è l’amore ed Egli desidera vivere nelle famiglie per trasmettere loro il Suo amore. Ma le famiglie Lo rifiutano, poiché si preoccupano solo dei loro interessi e le loro preoccupazioni impediscono che possano sentire Gesù nei loro cuori. 

Cari figli, voi siete famiglia. Voi siete la mia famiglia. Io sono la vostra Madre e Dio è vostro Padre. 

Dio desidera che tutte le famiglie vivano in comunione di amore con Gesù e con i fratelli. Figli miei cari, amatevi tra di voi. Amatevi gli uni gli altri come Gesù vi ama e come Io vi amo. Come già vi dissi: è dal cuore dell’ uomo che Dio raccoglierà tutto quello che di buono egli avrà realizzato durante il percorso della sua vita terrena, dopo la sua esistenza qui sulla terra. Pace, pace, pace: proclamo ancora una volta!... Io desidero la pace tra tutti i cristiani del mondo intero. Cristiani o non cristiani tutti figli miei. Come Mio Figlio Gesù vi disse, ci sono ancora molte pecore che non sono state condotte allo stesso gregge, che non sono dello stesso ovile. Pregate per l’unione di tutti i cristiani. Io sono la Madre di tutti i popoli, Madre di tutta l’umanità; Io sono la Vergine della Pace e del Rosario... Desidero ora parlarvi, miei piccoli, della necessità di preghiera per tutta la Santa Chiesa e specialmente per il Papa Giovanni Paolo II, il rappresentante del Mio Divino Figlio in questo mondo. Gli uomini non vogliono accettare i suoi insegnamenti tanto santi che Mio Divino Figlio pone nelle sue labbra. E’ imprescindibile che tutti ascoltino la sue chiamate alla conversione, alla preghiera, all’unione alla Santa Chiesa e specialmente all’osservanza dei Santi Comandamenti di Dio, come anche agli ordini della Sua Santa Chiesa  che ,ancora una volta vi dico, è quella Cattolica. Pregate, pregate molto per i miei figli prediletti e offrite ogni giorno costanti sacrifici per loro. Il vostro amore per la Sua Chiesa deve essere costante. E’ necessario non diminuire le vostre preghiere per lei. Pregate continuamente Dio per un rinnovo totale della Sua Chiesa e soprattutto perché i ministri di Dio in questo mondo siano inondati dalla luce divina dello Spirito Santo che li guiderà e li illuminerà su come condurre la Sua Santa Chiesa per il cammino del Signore, senza alcuna macchia e senza alcun errore, ma infallibilmente perché fino ad oggi è stata condotta dal Signore per mezzo della luce del Suo divino Spirito. 

Miei piccolini, il Rosario sia la vostra arma. La vostra Madre del cielo insiste tanto sulla preghiera quotidiana del Santo Rosario, poiché è per mezzo di questa umile preghiera che noi distruggeremo tutta l’astuzia e la superbia del dragone infernale. Diffondete tra tutti i vostri fratelli la preghiera del Santo Rosario, insegnate loro che non sanno pregarlo bene e con amore. Io sono la Signora del Rosario. Il Rosario è il segno della mia presenza materna in mezzo a voi. Sappiate che dove si pregail Rosario Io, vostra Madre Celeste, mi faccio presente e lì resto per diffondere sopra i miei cari figli, innumerevoli grazie dal Mio Cuore Immacolato. Quanto mi piacerebbe che i miei piccolini, tutti loro, si consacrassero al Mio Cuore Immacolato e al Sacro Cuore del Mio Divino Figlio Gesù.  E’ necessario che diffondiate, tra tutti i vostri fratelli, la devozione ai nostri Sacri Cuori. I nostri Sacri Cuori distruggeranno, con le fiamme ardenti del purissimo amore, tutto il male che satana ha sparso in questo mondo tra i miei figli peccatori. I nostri Sacri Cuori trionferanno figli miei, siate sicuri di questo e saranno tutti felici coloro che saranno dentro a questi nostri Cuori. La loro allegrezza sarà talmente grande che niente in questo mondo potrà eguagliarla. La loro allegrezza sarà totale così come Mio Divino Figlio ha promesso. Quando lo Spirito Santo avrà acceso tutti i cuori con il fuoco del Suo amore, allora tutta l’umanità arderà del santo desiderio di volere Dio al di sopra di tutte le cose e tutto ciò che è del mondo non avrà più spazio nei  cuori perché, solo Dio sarà l’unico e vero tesoro. Pregate, pregate, pregate chiedendo al Divino Santo Spirito che diffonda sopra di voi la luce, perché tutti siano rinnovati dalla Sua grazia santificante. Figli miei, è necessario che non vi lasciate abbattere dalle insidie del nostro avversario. Egli è molto astuto e sagace. Restate in pace e vivete la pace e mai sarete strumenti dei quali egli si servirà per realizzare i suoi malefici piani. L’uomo che sta in pace con Dio suo creatore non darà mai opportunità a satana di venire a tentarlo. Bisogna che i miei figli sappiano che la miglior arma per vincere tutta la superbia del nemico nelle tentazione è l’umiltà. In una anima umile il demonio non può nulla, poiché l’umiltà è santa ed è gradita agli occhi di Dio. Fu nell’umiltà della sua Madre Celeste e nella sua piccolezza che Dio pose i suoi occhi e la scelse per essere la Madre del Suo Divino Figlio. Vedete figli, quanto è grande e importante l’umiltà agli occhi di Dio. Voi dovete vivere questa virtù ogni giorno della vostra vita: dovete essere piccoli, semplici, non aspirare a cose grandi e non voler essere importanti agli occhi degli altri, ma dovete chiedere di essere coloro che servono il prossimo. Il Mio Divino Figlio, nel Suo Vangelo, sempre vi ha esortato a vivere il sevizio verso il prossimo e verso i più bisognosi. Egli essendo Dio, il creatore di tutte le cose, ci insegnò che il primo passo per l’uomo che vive in sintonia con le opere di Dio è praticare l’umiltà nel servizio al prossimo, mediante la preghiera al Padre supplicando per avere  la forza, la luce, la grazia del  Suo Divino Spirito, affinché il suo lavoro sia gradito a Dio. Figli miei, Io vostra Madre vi amo molto. Il Mio amore è immenso, tanto immenso quanto tutta l’estensione dell’universo. Questo amore immacolato è per tutti voi. Se voi desiderate essere miei e di Mio Figlio Gesù dovete ascoltare tutto quello che vi ho chiesto in questo mio santo messaggio di conversione. Mettetelo in pratica. Vivetelo cari figli, vivetelo. Io, Maria, la Vergine Madre di Dio e la Vergine della Pace vi benedico: nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen!”

03/03/96

Itapiranga 

Regina della Famiglia

 


Apparizioni a Ghiaie 


La relazione del pittore Galizzi 

 

Il pittore Giovan Battista Galizzi, di Bergamo, aveva ricevuto l'incarico dal prof. Don Luigi Cortesi, di dipingere un quadro con la Madonna, secondo le indicazioni di Adelaide Roncalli. 

Il pittore sull'origine del quadro e sui suoi contatti con 

Adelaide scrive: 

"Non appena venni a conoscenza degli avvenimenti straordinari delle Ghiaie di Bonate volli recarmi sul posto per  rendermi conto personalmente dello svolgersi dei fatti. Prima di  ogni cosa, mi impressionò lo spettacolo dell'enorme concorso di  folla, la quale, per la presenza di parecchi ammalati mi richiamò  quella che seguiva Gesù (vidi una donna alzarsi dalla barella, ma  non conobbi i particolari e gli sviluppi del fatto). Non mi fu  possibile per la grande ressa avvicinare sul posto l'Adelaide nel  momento della visione, cosa che ottenni invece in seguito con  agio, e in varie riprese, sia presso l'Istituto delle RR. Suore  Orsoline a Bergamo e a Gandino, sia nel mio studio. 

Questi incontri si resero necessari perché il Rev. Don Cortesi mi aveva affidato l'incarico di dipingere un quadro con la  Madonna, secondo le indicazioni di Adelaide. Dal canto mio  desideravo vivamente di tentare di fissare sulla tela l'immagine  della Madonna, secondo la visione della bambina; così accettai  con gioia l'incarico escludendo a priori l'idea di qualsiasi vantaggio personale presente o futuro. 

Posso dichiarare, senza minima esitazione, che fin dal  primo incontro con l'Adelaide, ebbi la netta e chiara sensazione  di trovarmi di fronte a una bambina sana di mente e di corpo,  sensazione che in seguito divenne sicurezza anche perché venne  confermata poi pienamente dal Prof. Cazzamalli, in occasione di  una visita che si fece insieme a Gandino alla bambina, in  compagnia anche di Don Cortesi e della dott. Maggi di Pontida,  che ci ospitò nella propria auto. Erano pure presenti alcuna Suore  dell'Istituto e tutte queste persone possono confermare il giudizio  favorevole dato allora dal Prof. Cazzamalli. 

Fra le varie apparizioni che Adelaide veniva descrivendo  (per verità assai sobriamente) io fermai la mia attenzione su una  delle ultime, nella quale la Madonna appariva sola, e la scelsi a  soggetto del quadro per il motivo che essendo Essa la protagonista di tutte le visioni, mi parve conveniente fissare su di Lei il  mio studio; e d'altro canto presentava attributi originalissimi, che  la rendevano inconfondibile con qualsiasi immagine finora fallo. 

Ho notato la particolarità della visione della Madonna  sospesa nel vuoto, senza alcun appoggio né di alberi né di nubi o  di rocce, in contrasto con le immagini che Adelaide doveva  conoscere. Riguardo a tutti gli altri particolari: corona del rosario  bianca, rose bianche ai piedi, fascia alla vita, del medesimo  colore dell'abito, ampiezza delle maniche, ecc. essi furono da me  eseguiti dietro precise indicazioni di Adelaide, la quale approvò  dapprima il bozzetto e collaudò poi nel mio studio il quadro  ultimato. 

Riguardo al fatto della attendibilità o meno di quanto la  bambina asseriva delle sue visioni, ad un'altra cosa io diedi molta  importanza: per ragioni tecniche di impostazione, era per me  esenziale fissare i rapporti coloristici del quadro ossia stabilire se  l'immagine dovesse staccare luminosa su fondo di tono più  scuro, o viceversa essere in tono più basso rispetto al fondo  luminoso. A questa domanda che formulai in modo semplice per  farmi intendere bene da lei, precisò che la Madonna era avvolta  in uno splendore luminoso. Aveva anche precisato che la  Madonna era vestita di rosso, col manto verde; cosa questa che a  me creava non poco imbarazzo dal lato artistico per la difficoltà  di armonizzare tra di loro questi colori. 

Pensai allora di far scegliere da lei stessa da una grande  scatola di pastelli di tutte le gradazioni di tinte, quelli che più si  avvicinassero ai colori da lei visti. Con mia sorpresa, mentre mi  sarei atteso la scelta del rosso e del verde più sgargianti, secondo  il gusto popolare, scelse un rosso pallidissimo ed un verde caldo  sbiadito, segnandomeli sopra un foglio di carta bianca; e questo  alla presenza di Don Cortesi e di altre persone. Sul momento la  cosa mi sembrò quasi una contraddizione, ma ripensandoci  durante l'esecuzione del quadro, mi resi conto che il rosso e il  verde, invasi dello splendore da lei visto, dovevano  necessariamente presentarsi attenuati secondo i colori dei pastelli  da lei scelti. Ragionamento che Adelaide non avrebbe potuto certamente fare. 

Concludendo: io personalmente, dovetti venire alla convinzione che Adelaide deve aver visto veramente la Madonna  ed il ripetuto contatto con questa bambina, ha sempre più confermato questa mia convinzione. Tengo anche a dichiarare che  non l'ho mai avvicinata o interrogata se non in presenza di Don  Cortesi e di altre persone (v. Raschi, o.c., pp. 104-107). 

Don Italo Duci nel suo diario scrive: "Interessante la relazione che fa lo stesso pittore Galizzi, riferendo le descrizioni, le  correzioni che faceva la piccola Adelaide. Il pittore Galizzi si è  confermato sempre più nella convinzione della sincerità di Adelaide e della verità di quanto diceva delle apparizioni, persino  nella scelta di alcuni colori mostrati nella sua tavolozza, per la  lunghezza del manto (della Madonna, n.d.r.) di cui diceva Adelaide non si vedeva la fine, che arrivava fino a Roma. 

Il pittore Galizzi, uomo di grande fede, conservò sempre  grande convinzione nella verità delle apparizioni delle Ghiaie e  di frequente veniva alla cappella a pregare finché le forze glielo  permisero e si soffermava spesso nella casa parrocchiale. 

In una udienza con Pio XII, per la illustrazione dei Vangeli o anche della Bibbia, deve aver parlato delle apparizioni di  Ghiaie.


La lettera del pittore Galizzi a Pio XII 

Ecco il testo: 

"Bergamo 15 agosto 1957 

Beatissimo Padre, 

sono il pittore Giambattista Galizzi di Bergamo che ebbe la  somma grazia di essere ricevuto da Vostra Santità in udienza  privata il giorno 22 giugno scorso per offrirle in omaggio i  volumi della Sacra Scrittura da me illustrati. 

Mentre con animo sentitamente devoto e ancora profondamente commosso, ringrazio la Santità Vostra dell'indimenticabile  udienza e dell'accettazione dell'omaggio, mi faccio premura di  inviare quanto mi avevate richiesto sui fatti di Ghiaie di Bonate  dei quali avevo osato parlare a Santità Vostra. Faccio le mie più  umili scuse se alcuni libri non sono in perfetto ordine, perché  non ve ne sono più in commercio e non mi fu possibile trovarne  altri. 

I libri che invio non rappresentano che un minimo di  quanto fu stampato su quei fatti; tuttavia sembrano i più significativi. 

Oso ancora esprimere alla Santità Vostra che quanto in  udienza ho esposto in merito a questa causa, è il sentimento  notissimo di parecchi Vescovi, di numerosissimi sacerdoti, di  distinte personalità, di schiere di migliaia e migliaia di fedeli che  da anni in disciplina e preghiera attendono una parola autorevole  e delucidativa. 

Ringrazio con profonda devozione la Santità Vostra di  avermi dato questo ambito incarico, e mi prostro umilmente a  esprimere tutta la mia figliale pietà. 

Con profonda devozione 

Giambattista Galizzi". 

(v. Senapa, agosto 2002, pp. 19-20). 


Severino Bortolan 

venerdì 10 aprile 2026

COSA È CADUTO IN IRAN IERI È IN RIVELAZIONE 9 Gesù lo mostrò a Giovanni e li chiamò Cavallet


 

L’apporto delle Rivelazioni - La dimostrazione della realtà del Regno spirituale

 


La via nella Patria spirituale


La necessità del Mio diretto Agire su di voi risulta dal fatto, che la fede in genera si è guastata, che per gli uomini è difficile credere ciò che viene loro insegnato da parte chiesastica e che perciò rifiutano contemporaneamente il vero ed il falso, se non viene loro aiutato in quanto la Verità viene loro trasmessa su vie insolite e loro stessi si possono ora decidere di accettarla oppure di rifiutarla. Gli uomini sono da scusare, quando sono di buona volontà e si urtano agli insegnamenti di fede deformati, che in loro richiamano istintivamente il rifiuto. Ma da sé stessi non sono capaci di giudicare per riconoscere insegnamenti falsi e vero, benché un uomo attivo nell’amore ne può avere il giusto sentimento. Ma il mondo agisce così potentemente sugli uomini, che tutto lo spirituale sembra loro irreale e perciò è necessario di far diventare “realtà” anche lo spirituale, quindi di guidare agli uomini una Comunicazione evidente, una Rivelazione divina, che può far loro credere nel Regno spirituale. Attraverso le Rivelazioni giungono a loro i chiarimenti e questi poi rendono possibile anche un esame della Verità e dell’errore, che camminano l’una accanto all’altro nel mondo, che devono essere riconosciuti. L’apporto delle Rivelazioni è una dimostrazione della realtà del Regno spirituale. Io Stesso Mi prendo Cura degli uomini che vogliono credere, che però dagli insegnamenti della chiesa non vengono cosi toccati da poter credere. Quello che Io esigo dagli uomini di credere, è da accettare per buono con buona volontà e solo poca conoscenza. Quest’ultima la voglio trasmettere a coloro che hanno la buona volontà e se ora ascoltano gli Insegnamenti ed agiscono di conseguenza, impareranno anche a riconoscere e possono credere. Il Regno spirituale non è così irreale, se esiste soltanto un bagliore della conoscenza e diventa sempre più reale, più l’uomo sale nella conoscenza. Io Stesso Mi rivelo agli uomini, Io stabilisco il collegamento con il regno terreno, con l’uomo che porta in sé anche il desiderio di un collegamento con Me. Costui ora Mi serve come mediatore per tutti gli altri uomini che sono bensì in grado di insegnare, che però non fanno nulla per mettersi in collegamento con Forze insegnanti, perché il Regno spirituale per loro non è ancora nessun concetto di realtà. Ma il mediatore può procurare loro una dimostrazione, se la desiderano, il mediatore può guidare al prossimo i risultati spirituali che procedono dal Regno spirituale, che procedono da Me Stesso. E quindi gli uomini ricevono delle Rivelazioni da Parte Mia e ciò che ora credono, è diventato per loro convinzione; ora sanno ciò che è la Verità e ciò che è l’errore, riconoscono che non tutti gli insegnamenti di fede devono essere disimparati, sanno del collegamento ed ora diventano vivi rappresentanti di ciò che per loro è diventato convinzione. Ed appena hanno una volta riconosciuto Me Stesso come l’Origine di tutta la Verità, vorranno parlare anche per Me e guidare pure i prossimi in un sapere che proviene dal Regno spirituale e che è comunque più reale che il sapere terreno. Chi sta una volta nella Luce, non vuole più farne a meno, ma provvederà che la Luce mandi i suoi raggi anche nell’oscurità più profonda, darà del suo sapere, perché lo ha riconosciuto come Verità. 

Amen

13. marzo 1951

L'«Amore», disse a Marie, convertirà i pagani, l'Amor del prossimo degli infedeli e la Giustizia, purificherà la Chiesa.».

 


VITTIMA DI ESPIAZIONE  PER IL TEMPO  DELLA GRANDE CONVERSIONE 


In questo tempo della grande conversione secondo la profezia di Marie des Vallées, Dio esaudirà le sue preghiere e realizzerà la parola della Scrittura: «Io comanderò al sole di dare la luce ai ciechi», dove per Sole si intende Gesù, come ciechi i peccatori, come vista la Grazia. I demoni saranno costretti a cooperare alla distruzione del loro mondo, essi si impossesseranno di coloro che non vorranno convertirsi. San Gabriele avrà un ruolo particolare nella distruzione del peccato; san Raffaele aiuterà i disperati, san Michele porterà le anime a Dio. Pioverà un diluvio di grazie, la terra sarà abitata da Santi, e ci saranno martiri dell'Amore che diventeranno molto più grandi che non i primi.  

Marie dovette recitare le Litanie a Dio Padre sulla piazza maggiore della città, le Litanie a Dio Figlio, inginocchiata nella più grande pozzanghera che poté trovare, quella allo Spirito Santo davanti a un Crocifisso della Cattedrale. Nonostante la meraviglia dei passanti e la derisione dei ragazzi, compassionata e congratulata dalla Madre Celeste, Marie portò a termine tutto questo, affinché al tempo del grande castigo il mondo si converta. La Litania sulla piazza principale chiese la conversione degli Infedeli, quella nella pozzanghera la santificazione del Corpo Mistico di Cristo, la Chiesa, specialmente la conversione dei cattivi sacerdoti; finalmente la terza nella Cattedrale, per il diluvio di fuoco dell'Amore, il torrente di Grazie della grande Conversione.  

Quando il Signore una volta ordinò di pregare per la Chiesa, sua Sposa, che era carica della lebbra del peccato, e che doveva lavarsi nel Giordano della Penitenza, Egli promise a questa sua sposa tre grazie particolari (che però non furono promesse a Maria come prossime visioni): La prima era un anello d'oro con una perla fiammante, la seconda il suo cuore, la terza una interpretazione della Sacra Scrittura, come finora non si era mai conosciuta.  

Dopo la grande conversione, per la quale Maria des Vallées si offrì, non ci sarà più che un solo pastore e un solo gregge. Marie vide, in una visione simbolica, come Gesù e la sua Santissima Madre mettevano sul suo letto una donna morta - perché in Marie si rinnovava la Passione del Signore - poi una donna che si era uccisa con un coltello ed una con le mani ed i piedi perforati. L'Angelo del Gran Consiglio (Magni Consilii angelus, lit. di Natale), che è Cristo medesimo, mise legna e carbone sotto le donne per bruciarle, cioè per purificarle con il fuoco, nel grande castigo, e poi risuscitarle e trasformarle in una sola cosa nel tempo della conversione universale. Poiché la prima donna significava le genti morte prima di Gesù, la seconda, la Sinagoga e gli eretici, che si uccidono da sé stessi con la loro infedeltà; la terza, invece, la Chiesa, che è crocifissa dai suoi stessi figli. Sotto quest'ultima non fu messo alcun pezzo di carbone, perché «essa sarà trattata molto più severamente, come per la legna che richiede più tempo per ardere che il carbone, sebbene il fuoco del carbone sia più potente».  

L'«Amore», disse a Marie, convertirà i pagani, l'Amor del prossimo degli infedeli e la Giustizia, purificherà la Chiesa.».  

MARIE des VALLEES 


Le ricchezze di Maria

 


Maria 

Voglio che i miei figli entrino nel mio cuore per scoprire tutte le ricchezze e le benedizioni che Dio vi ha posto. 

Nel grembo materno 

Quando fui concepita senza peccato, il Padre ha posto in me una tale pienezza della vita divina, superiore a quanto qualsiasi altra persona umana avesse mai ricevuto. Anche i grandi santi, come Pietro e Paolo, dopo tutti gli anni di conoscenza e di amore verso Gesù, non hanno avuto al termine della loro vita anche solo una frazione della vita divina che ho avuto fin dal primo momento del concepimento. Anche quando ero nel grembo di mia madre, questa vita si moltiplicava in una maggiore pienezza. Mentre ero ancora nel grembo materno, mi sono resa conto del Padre, del Figlio e dello Spirito con una conoscenza mistica ed esperienziale di gran lunga superiore al più elevato Serafino. Amavo Dio, anche prima della mia nascita, più di tutti gli angeli e tutti i santi insieme. 

Dopo la nascita 

Come ho visto i miei genitori, li ho percepiti nella luce di Dio e li ho amati come Dio li ha amati. Ero così assorta in Dio che ho visto tutto il mondo come la sua creazione e ogni persona umana come Dio la ha amata. 

Anche se il mio corpo era sulla terra, il mio spirito era già giubilante in Dio, mio salvatore. Ogni momento, la vita divina di Dio si moltiplicava in me. Ogni secondo aumentava più di tutti gli altri momenti della mia vita insieme. Sono stata assorbita sempre più in profondità nei segreti di Dio. All’interno di ogni segreto, c’erano milioni di altri segreti. All’interno di ogni attributo, milioni di altre caratteristiche ancora sconosciute. Stavo sperimentando l’infinito, la vita interiore di Dio. 

Vivere la Trinità 

In mezzo a tutte le mie esperienze divine del Padre, c’era un uomo che ha detto: “Io sono la via al Padre”. Molto misteriosamente, lui e il Padre sono uno, entrambi con queste qualità infinite e condividevano pienamente la vita che mi veniva rivelata. Loro due hanno generato una terza persona, una fiamma pura che li univa e completava il mistero. Anche se completo, il mistero allungò la mano verso di me attraverso quell’umanità sacra e mi ha attratto nella fiamma dell’amore di Dio. Questo è successo continuamente. Ogni volta che sono stata immersa in quella fiamma, sono diventata più simile ad essa, assumendo le sue qualità e ricevendo la vita di cui godeva. 

Commento: Maria condivide con noi le sue esperienze mistiche della Trinità. 

23 marzo 2012 

E tu, primo fra i Miei figli, come sei il Mio Vicario, così sarai un novello Cristo nel dolore e nella sorte.

 


Dice Gesù: 

«Troppe volte non “rivolgete gli sguardi” a Colui che è la vostra Provvidenza. Mettete le frange, spesso inutili, ad una cosa, e poi vi dite: “Questa cosa l’abbiamo fatta noi”. 

No. Non ne siete gli autori, anzi spesso ne siete i distruttori perché neutralizzate i frutti che da una opera vengono, quando non distruggete l’opera stessa con le vostre mani e le vostre menti distruttrici. 

Dio vi dà tanto, vi dà tutto quanto vi è utile e necessario per la carne ed il sangue, e per la mente e lo spirito. Voi a questo tutto, specie a quel tutto che è volto alla mente e allo spirito, scavate un “lago”. Oh! sì! Un lago. Ma è lago in cui le acque limpide di Dio stagnano e si corrompono perché messe al contatto di tante altre cose e scoperte a tutte le invasioni. 

Così del sapere, moltiplicato a dismisura, ma non elevato verso Dio, avete fatto un pericolo per voi, così della religione che avete voluto infronzolire di tante inutilità, analizzare con lente umana, profanare volendola spiegare senza riferimento a Dio, avvilire rendendola formula e non forma di vita. 

È sempre lo stesso rimprovero che vi devo fare. Vi siete creduti pari o anche superiori a Dio. E siete caduti in opere non da figli di Dio ma unicamente da animali ragionevoli, i superragionevoli della terra, ma umanamente ragionevoli. Ed è già molto quando siete ragionevoli e vi rispettate al punto di dirvi: “Vediamo di agire pensando al domani”. Il più delle volte pensate unicamente all’oggi e a fare dell’oggi una baldoria per la vostra carne superamata da voi. 

Neppure quando siete fra i tormenti di un castigo uscite da questa vostra euforia malsana. Ma anzi tanto più volete godere e vivere da bruti solo intenti a saziare fame e senso. E fra un godimento e l’altro irridete Dio nel quale più non credete, salvo poi imprecarlo o implorarlo nel momento che soffrite. E perché? Cosa vi attendete? Non è così che si ottiene aiuto da Dio. Io sono per chi è onesto e fedele. 

Anche se debole lo perdono e soccorro. Non sono per gli schernitori e i rinnegatori che sanno prendersi la loro parte e dare ai miei figli solo dolore e tormento. 

E tu, primo fra i miei figli86, fortifica il tuo cuore appoggiando la bocca alla mistica fonte del mio petto squarciato. Come sei il mio araldo, e più che araldo il mio Vicario sulla terra, colui che rappresenta l’Agnello, e dell’Agnello hai cuore e parola, così sarai un novello Cristo nel dolore e nella sorte. 

Quanto dolore è già nel calice che si avvicina! E non ti giova l’averne già tanto bevuto e l’esser vissuto da giusto! Non ti giova perché il dolore lo riempie sempre più quanto più tu ne bevi, perché esso dolore è distillato e munto dalla Forza a noi nemica, la quale non potendo mordere il Cristo morde le carni delle sue creature. E quale creatura più creatura mia di te, che sei mite e giusto, che sei evangelico come il mio Giovanni? 

Come il Prediletto, affìssati nel Cielo fino a farti rapire dall’ardore della contemplazione, perché l’ora del dolore è sempre più vicina ed hai bisogno di esser saturo di contemplazione per poter subire la passione senza piegare. 

Rimani “Luce del mondo” in mia vece, anche se le tenebre ti monteranno addosso per schiacciarti. Anche cadendo tieni alzata la mia Croce che è Luce. Anche morendo fa’ udire la Voce che parla dal Cielo attraverso te, mio Servo esemplare. 

Hai pianto e non è giovato che tu conoscessi il segreto di Fatima. Le tue cure al mondo si sono rivolte contro di te come quelle che si usano ad un ossesso. Ma non importa. Mia Madre è con te ed Io con Lei. 

Noi siamo presso le grandi “voci” e le piccole “voci” che parlano in nome mio e che consumano se stessi perché la Voce del Cristo suoni ancora in questa terra brulicante di demoni. Siate benedetti, grandi e piccoli portatori della Parola. Noi vinceremo contro Satana. Io ve lo dico. E nell’ora della vittoria la mia stessa Luce sarà la vostra luce che vi farà splendenti come nuovi soli». 

DA: I QUADERNI DEL 1943