lunedì 9 febbraio 2026

Regina della Famiglia



La preghiera più gradita 

Alla domanda di Adelaide quale fosse la preghiera a lei più gradita, la Vergine rispose: "L'Ave Maria". 
La risposta data dalla Madonna alla piccola veggente, può forse meravigliare qualcuno che, portato dall'abitudine di dire la  preghiera imparata a memoria fin dall'infanzia, corre il rischio di non vederne il valore, la profondità. L'Ave Maria, la preghiera mariana per eccellenza, è composta dal saluto angelico  (Lc 1,28), dalla benedizione di Elisabetta (Lc 1,42) ed è completata nella seconda parte da una supplica "Santa Maria" che è  popolare-ecclesiale. 

"Gioisci piena di grazia, il Signore è con te". Le prime parole dell'angelo, più che un saluto, come siamo abituati a considerarle noi, sono un invito alla gioia, nota caratteristica di  ogni annuncio messianico, sia del Vecchio che del Nuovo Testamento. Ciò spiega il turbamento di Maria. Si comprende che  essa si preoccupi del senso di quelle parole, che essa domandi,  come dice espressamente San Luca, che cosa significhino quelle  parole: il Messia sta per venire; il messaggio di gioia, rivolto già  alla Figlia di Sion, oggi è comunicato a lei. Che vuoi dire? Che  cosa si vuole da lei? Quale compito le è riservato? Le parole  "piena di grazia" indicano che Maria è stata e rimane oggetto privilegiato delle premure di Dio, ricolma della sua grazia e,  come indica il seguito, beneficiaria di un favore unico, quello di  essere stata scelta a preferenza di tutte le altre vergini, come  Madre di Dio. 

Le parole "il Signore è con te" preparano l'annuncio del concepimento verginale; rivelano l'amore incomparabile con  cui Dio ha circondato Maria chiamandola ad essere la Madre  del Figlio suo. Egli è con lei come con nessun'altra creatura.   

"Benedetta sei tu fra le donne e benedetto è il frutto del ventre tuo". Elisabetta esprime così in due formule parallele la  benedizione con cui l'angelo Gabriele aveva salutato Maria. Essa  esalta Maria mettendola al di sopra di tutte le figlie degli uomini.  E mostra di conoscere, prima ancora che la sua cugina le abbia  detto qualcosa, che Maria è la Madre del Messia: al bambino che  sta per nascere dà l'appellativo di Signore, che gli attribuiva uno  dei salmi messianici più conosciuti (Sal 110). Elisabetta dice che Maria con la sua fede e la sua obbedienza generosa e coraggiosa  alla parola di Dio, è un segno della benevolenza di Dio verso tutti gli uomini. Viene alla mente Abramo che obbedisce a Dio, e per  questo suo atto di fede eroica, viene giustificato e in lui saranno  benedette tutte le genti. Maria è modello di fede, di abbandono a  Dio, e mostra a tutti noi la fecondità di questa totale  appartenenza a lui. 
"Santa Maria". L'espressione "santa Maria" manifesta la natura di Maria, che partecipa della natura di Dio in modo speciale, di colui che è per natura propria santo. La santità di Maria  riguarda la sua vita terrena, il cammino sulla via dello Spirito, e  la sua vita ora, nel regno di Dio, dove è gloriosa perché partecipa  della gloria di Dio. Proclamare "santa Maria" è atto di culto verso  Dio largitore di ogni dono e verso Maria che ha fatto fruttificare i  doni ricevuti. La santità di Maria è un modello per la Chiesa. Ma  la Donna di Nazareth è soprattutto modello per la famiglia chiesa  domestica. 

"Madre di Dio prega per noi peccatori". Per venire in questo mondo Dio ha scelto la mediazione di una donna. Egli ha voluto avere una madre come tutti noi. Maria è Madre di Dio  fatto uomo; è Madre di Cristo, del Cristo totale, capo e membro e  quindi della Chiesa e di tutti noi. Chiediamo a Maria di pregare  per noi che ci lasciamo vincere dal fascino del male, perché  siamo deboli e timorosi di fare chissà quale fatica nel seguire il  Signore e di perdere la nostra libertà se accettiamo Dio nella  nostra vita, mentre solo in lui troviamo la piena realizzazione. 
"Adesso e nell'ora della nostra morte". Chiediamo l'aiuto di Maria, adesso, ora, nella durezza della lotta per il Regno al quale  siamo chiamati, per potere perseverare nel cammino di fede. La  fedeltà episodica, l'entusiasmo di un impulso sono facili. Ma la  validità del nostro essere discepoli del Signore si misura sulla  tenuta della fedeltà, verso Dio, verso se stessi e le altre persone.  Questa fedeltà non può limitarsi a dire no al peccato, ma deve  essere un impegno quotidiano per la costruzione del Regno di  Dio in noi e negli altri. Chiediamo a Maria l'aiuto perché ogni momento della nostra vita sia un atto di fedeltà, di  lode a Dio fino all'ora della nostra morte, fino all'ingresso  nell'eternità. 

Severino Bortolan

domenica 8 febbraio 2026

L’alto valore della giusta preghiera

 


Il Padre Nostro


Tutto ciò per cui chiedete la Mia Benedizione sarà per la vostra benedizione. Quando venite al Padre come figli e Mi domandate, Io non chiudo il Mio Orecchio, ma vi provvedo secondo questa richiesta. E questo vi deve essere una salda certezza, che Io vi odo, che Io inchino sempre il Mio Orecchio a voi e gioisco di parole amorevoli, che il vostro cuore dice, anche se la vostra bocca rimane chiusa. E così vi guido anche su tutte le vie che percorrete, e guido sempre tutto in modo che sia per la vostra benedizione. Non sapete quale effetto di Grazia ha l’intimo contatto con Me, che stabilite con Me in una preghiera nello Spirito e nella Verità. Con questo intimo legame rendete possibile, che la Mia Forza d’Amore possa fluire dentro di voi, che dà all’anima una portentosa spinta verso l’Alto, che l’aiuta al suo sviluppo come un raggio di acqua fresca fa diventare un bocciolo un fiore. L’anima ha bisogno di questo apporto di Forza, ma non può esserle fornito quando la porta del cuore è chiusa, che è sempre il caso, finché l’uomo si isola da Me. Deve aprirsi volontariamente, e questo avviene appunto tramite il collegamento con Me nella preghiera. Ogni intima preghiera significa l’unificazione con Me, perché Io bado ad ognuna di queste preghiere. Ma se una richiesta spirituale è il contenuto della preghiera, allora si riversa la Mia Corrente di Grazia in ultramisura sul figlio Mio e l’anima ha fatto un grande passo verso l’Alto. Perché la Mia Forza non rimane senza effetto, anche se questo effetto non è evidente per voi uomini. Quanto facile potrebbero rendere gli uomini la trasformazione del loro essere mediante la giusta preghiera! Una preghiera nello Spirito e nella Verità è la via diretta verso di Me, che procura all’uomo ciò di cui ha bisogno: la Mia Forza d’Amore. Allora può eseguire tutte le richieste che Io gli pongo, affinché maturi, allora potrà svolgere il lavoro sulla sua anima e non avrà più bisogno di temere nessuna debolezza, perché può assicurarsi sempre di nuovo l’apporto di Forza nella preghiera, e non rimarrà sulla via, ma raggiungerà la meta. Ma chi prende sul serio di formare la sua anima così che Io la possa accogliere nel Mio Regno? Che possa sostare vicino a Me, per essere inesprimibilmente beata? Soltanto l’uomo che si rivolge a Me nell’intima preghiera. E salgono poche preghiere a Me, e perciò soltanto pochi uomini raggiungono anche la meta sulla Terra. Che voi possiate pregarMi, che possiate avvicinarvi al Padre come figli e chiederGli l’Aiuto, è un Regalo di Grazia, che tutti voi uomini valutate troppo poco, anzi sovente lo disdegnate, perché potete eliminare tutte le vostre debolezze tramite la preghiera. Se dunque avete la seria volontà di giungere in Alto, da Me, allora tramite la preghiera avete anche la sicura garanzia di raggiungere la vostra meta, perché ogni richiesta per il vostro bene spirituale, trova l’esaudimento, perché è ciò che Io voglio sentire da voi: il desiderio di Me. Ma vi aiuto anche nella miseria terrena, perché anche questo vi ho assicurato, se lo credete saldamente e senza dubbio. Perciò potete approfittare in ogni tempo della Grazia della preghiera, Io Mi aprirò sempre a voi, appena pregate nello Spirito e nella Verità, appena Mi presentate le vostre miserie e preoccupazioni nel fiducioso dialogo con Me. E non attenderete invano l’esaudimento delle vostre richieste, perché un Padre, il Quale ama i Suoi figli, dona loro ciò che desiderano, se soltanto non nuoce al bene dell’anima. Perché non deluderò mai un figlio che si affida totalmente a Me.

 Amen

15. agosto 1956

IL CRISTO E L' ANTICRISTO

 


Antioco e Nerone figure dell'ultimo Anticristo. 


L'Anticristo sarà al sommo empio, e vorrà come vedremo più innanzi far apostatare i Cristiani dalla loro Religione: ora egli in ciò fu a capello prefigurato nel re Antioco. La Scrittura in poche parole ci descrive questo scellerato, essa lo chiama radice peccatrice: radia peccatria: perchè da lui come da empia radice germinarono tutti i vizi, come ben lo provarono le sue azioni. Avendo costui ingiustamente occupato il regno di Siria, coll'esclusione di Demetrio figliuolo di Seleuco, al quale spettava il regnare: alcuni iniqui e faziosi figliuoli di Israele misero su molti altri dicendo. Andiamo e facciamo lega colle nazioni circonvicine: imperocchè poscia chè noi ci siamo appartati da esse non abbiamo veduti se non disastri. Ed avendo quei approvato tal cosa, un certo Giasone fratello al Sommo Pontefice Onia, il quale agognava avidamente il Sacerdozio del fratello, e voleva scavalcarlo dal medesimo si recò da Antioco, ed avendogli offerto molto denaro, ottenne dal medesimo il governo di Gerusalemme, colla facoltà di vivere secondo i costumi de Gentili. Ed essi abolito il segno della circoncisione, abbandonarono il testamento santo, e si venderono al mal fare (I. Macab. 1). 

Quando Antioco avendo di già espugnate le città forti dell'Egitto, e saccheggiatone tutto il paese, arrivò a Geruselemme con un poderoso esercito. Ed entrato arrogantemente nel luogo santo, si prese l'altare d'oro, ed il candelabro colle lampade, e tutti i vasi colla mensa di proposizione, e le coppe e i turiboli d'oro, e il velo e le corone e l'ornato d'oro, che stava sulla facciata del tempio, e fece tutto in pezzi. E preso l'argento e l'oro ed i vasi preziosi, e portati via i tesori nascosti, che ritrovò, dato il sacco ad ogni cosa se ne ritornò al suo paese; avendo trucidata molta gente ed avendo parlato con superbia. Et fecit caedem hominum, et locutus est in superbia magna. E grande fu il lutto in Israele ed in tutto il paese; ed i principi ed i seniori gemevano; e i giovani e le fanciulle erano senza fiato; e si commosse la terra per pietà de' suoi abitatori, e tutta la casa di Giacobbe fu nell'obbrobrio. Et factus est planctus magnus in Israel, et in omni loco eorum. Et ingemuerunt principes et seniores; vir gines et iuvenes infirmati sunt. Et commota est terra super abitantes in ea, et universa domus Iacob induit confusionem (I. Madab. 1). 

Nè di ciò contento, di lì a due anni, mandò il sopraintendente pelle città di Giuda, il quale arrivò a Gerusalemme con una turba immensa d'uomini. E parlò alla gente parole buone, ma con inganno, e quei si fidarono delle medesime. Ma ei all'improvviso assali i cittadini, e ne fece gran macello e trucidò moltissima gente. E spogliata la città vi mise il fuoco; e ne distrusse le case e le mura all'intorno; e menò schiave le donne e tolse inoltre i ragazzi ed i bestiami. E cinta la città di David di muraglia forte, ne fece una fortezza; e vi mise entro gente malvagia, la quale fu un gran flagello, come quella che se ne stava quivi in agguato contro del tempio; e divenne un cattivo diavolo per Israele; e spargevano il sangue innocente attorno al luogo santo e contaminarono il santuario, Et factum est hoc ad insidias santificationi, et in diabolum malum in Israel; et effuderunt sangui nem innocentem per circuitum santificationis, et contaminaverunt santificationem. E per causa di loro fuggirono gli abitanti di Gerusalemme, e il suo santuario restò in abbandono, e le sue feste solenni si cangiarono in lutto, e i suoi sabbati in obbrobrio (I. Macab. 1). 

Oltre a ciò spedì lettere per tutto il suo regno affinchè tutto il popolo avesse una sola religione, quella dei Greci, e rinunziasse ciascuno alla propria, nel che fu da suoi sudditi vili tostamente e ciecamente ubbidito. Et scripsit rea Antiochus omni regno suo, ut esset omnis populus unus; et relinqueret unusquisque legem suam. Et consenserunt omnes gentes secundum verbum regis Antiochi. E mandò il re i suoi messaggieri a Gerusalemme, i quali proibirono che si facessero i sacrifizi e gli olocausti al tempio di Dio; ed impedirono che si santificasse il sabbato e le solennità. E ordinò che si profanassero i luoghi santi, e che si ergessero altari e templi e idoli e si immolassero carni di porco e bestie immonde. (I. Macab. 1).

E non circoncidessero i propri figliuoli, e si contaminassero con ogni sorta d'immondezze e di abominazioni, affinchè si dimenticassero della legge di Dio, e tutti conculcassero i precetti di Dio. Ed ai quindici del mese di Casleu fece porre sopra l'altare del tempio di Dio l'idolo di Giove, al quale pure fece erigere altari in tutte le parti, ed in tutte le città di Giuda. E chiunque non obbedisse al comando del re Antioco fosse messo a morte. Queste cose scrisse a tutto il suo regno, e prepose principi al popolo, che li obbligassero a far le medesime. Et quicumque non fecisset secundum verbum regis Antiochi mo rerentur. Secundum omnia verba hac scripsit omni regno suo; et praeposuit principes populo, qui ha c fieri cogerent (I. Macab. 1). 

A quel tirannico decreto ubbidirono anche non pochi del popolo di Dio, e davanti alle porte delle case, e per le piazze abbruciarono incensi agli idoli, e facevano sacrifizi a Giove. Ma molti degli altri stabilirono di non mangiar cibi immondi, ed elessero di morire, e non vollero violare la santa legge di Dio, e venivano spietatamente uccisi. Et multi de populo Israel definierunt apud se, ut non manducarent immunda et elegerunt magis mori, quam cibis co inquinari immundis: et noluerunt infringere legem Dei sanctam, et trucidati sunt. Infra costoro meritano special menzione una madre co' suoi sette figliuoli. Essendo stati presi e volendoli il re a forza di frustate e di nerbate costringerli a mangiar delle carni di porco in disprezzo della legge, il primogenito guardandolo coraggiosamente gli disse: che cerchi tu o che vuoi sapere da noi? Noi siam pronti a morire piuttosto che trasgredire le leggi paterne dateci da Dio. Quid quaeris, et quid vis discere a nobis? parati sumus mori, magis quam patrias Dei leges prae varicari. (II. Macab. VII). 

A quelle parole sdegnato il re comandò che si mettessero sul fuoco le padelle e le caldaie di bronzo: e quando esse furono bollenti ordinò che gli fosse tagliata la lingua, e gli fosse strappata la pelle dal capo, e gli fossero troncate le estremità delle mani e dei piedi a vista degli altri fratelli e della madre. E quando fu ridotto ad una assoluta impotenza ordinò che lo accostassero al fuoco e spirante tuttora fu arrostito nella padella, nella quale fu lunga mente tormentato. Ma la madre ed i fratelli a quello spettacolo non che venir meno si esortavano a vicenda a morir con fortezza. Cum cruciaretur cacteri una cum matre invicem se hor tabantur mori fortiter (II. Macab. VII). 

Morto il primo fu introdotto il secondo e strappatagli la cotenna dal capo lo interrogavano se volesse mangiare prima di essere tormentato nelle altre parti. Ed ei rispose tosto e forte: nol farò: non faciam. Venne perciò tormentato come il primo, e vicino a spirare guardando fisamente Antioco sì gli parlò. Tu, o uomo iniquissimo, distruggi noi nella vita presente: ma il Re dell'universo risusciterà per la vita eterna noi, che muoiamo per le sue leggi. Dopo questo fu straziato il terzo, il quale alla prima istanza mettendo fuori la lingua ed offerendo le mani disse: Dal cielo ebbi in dono queste cose, ma per amor delle leggi di Dio io le disprezzo, perocchè ho fidanza che mi saranno rendute da lui. E il re ed i suoi ministri ammiravano il coraggio di costui, che per cosa da niente avea i tormenti. Ita ut rea, et qui cum ipsoerant, mirarenturadolescentis animum, quod tamquam nihilum duceret cruciatus. E dopo questo tormentavano il quarto, e stando già per morire esclamò. Ella è cosa molto buona l'essere uccisi dagli uomini colla speranza in Dio di essere da lui nuovamente risuscitati: ma per te non havvi alcuna risurrezione alla vita. Potius est ab hominibus morti datos spem expectare a Deo, iterum ab ipso resuscitandos; tibi enim resurrectio ad vitam non erit (II. Macab. VII). 

E preso il quinto lo martoriavano; ed egli mirando il re disse: avendo tu tra gli uomini potestà, benchè tu sii uomo corruttibile, tu fai quel che ti piace: non creder però che la nostra stirpe sia abbandonata: ma abbi pazienza e vedrai la potestà grande di lui, e come egli tormenterà te e la tua stirpe. Dopo questo fu condotto il sesto e questo presso il morire disse: guardati dal vanamente ingannarti; perocchè noi per nostra colpa sopportiamo questo, avendo peccato contro il nostro Dio : ma tu non credere che abbia ad essere senza castigo l'ardimento, che hai di combattere contro Dio. Tu autem ne existimes tibi impune futurum, quod contra Deum pugnare tentaveris. E la madre oltre modo ammirabile veggendo sette figliuoli, che nello spazio di un sol giorno perivano di buon animo ciò sopportava per la speranza, che avea in Dio; e piena di sapienza a uno a uno li esortava unendo alla tenerezza di donna un coraggio virile. E diceva loro: io non so in qual modo veniste ad essere nel mio seno: perocchè non fui io, che diedi a voi e spirito e anima e vita. Ma il Creatore del mondo che stabili la generazione dell'uomo e a tutte le cose diede il principio, renderà egli di bel nuovo a voi per sua misericordia e spirito e vita, perchè voi adesso per amore delle sue leggi non curate voi medesimi (II. Macab. VIl). Antioco, stimandosi vilipeso, restandovi tuttora il più giovane, non solamente lo esortava colle parole ad abbandonare la sua legge, ma con giuramento gli prometteva di farlo ricco e beato e che lo avrebbe tenuto infra i suoi amici: e non piegandosi punto alle sue esigenze, chiamata la madre, la consigliava a salvare dalla morte quell'unico figlio, che le rimaneva. Ma essa deridendo il tiranno inchinatasi sopra di lui sì gli parlò: figliuol mio, io ti chieggo, che tu guardi il cielo e la terra e tutte le cose che vi si contengono, e sappi che e quelle cose e l'umana progenie creò la dio dal niente così avverrà che tu non temerai questo carnefice. Avea appena finito di parlare, che il giovanetto incoraggiato dalle parole materne disse: chi aspettate? Io non obbedisco al comando del re ma al precetto della legge data a noi da Mosè: quem sustinetis? non obedio pra cepto regis, sed praecepto legis, quae data est nobis per Moysen (II. Macab. VII). 

E tu inventore di tutti i mali contro gli Ebrei, seguì egli, non fuggirai la mano di Dio: tu, o scellerato, il più reo di tutti gli uomini, non ti lusingare inutilmente con vane speranze infuriando contro i servi di Dio. Io ad imitazione de' miei fratelli fo sacrifizio dell'anima e del mio corpo in difesa della legge de' padri miei, pregando Dio, che tanto più presto si plachi col nostro popolo, e che tu tra i tormenti e le percosse abbia a confessare che egli solo è Dio. Allora il re ardendo di sdegno esercitò la sua crudeltà sopra di questo più che sopra gli altri, ed ultima uccise anche la madre. Iddio lo castigò in prima quell'uomo senza viscere, con un grandissimo dolore nelle medesime; e poi con una caduta dal carro pella quale se gli slogarono tutte le ossa; da ultimo con vermi sì schifosi che gli uscivano dal corpo, dei quali egli stesso non poteva sopportarne il fetore. Vedendosi castigato disse: è cosa giusta l'essere soggetto a Dio, e che il mortale non si faccia simile a lui: ed oppresso dalla tristezza e dai rimorsi dicendo: ora mi ricordo dei mali che ho operati in Gerusalemme: nunc reminiscor mulorum, que feci in Ierusalem dispe rato mori (II. Macab. VII). 

L'Anticristo sarà un mostro infame odioso ed abborrito, ed in ciò fu già prefigurato da un altro mostro, l'imperatore Nerone ho detto. Costui, pervenuto al regno per le male arti di sua madre, sul principio del medesimo fu buono, ed era sì mite che piangeva quando era costretto a condannare alcuno alla morte. Ma poco tempo si conservò in siffatte disposizioni, e divenne sì crudele che si dilettava di tormentare le bestie, e molte ne strangolava colle sue proprie mani. Dalle bestie la sua barbarie in breve passò a suoi sudditi e si mise ad ucciderne molti d'ogni condizione non risparmiando nemmeno i senatori, più nemmeno la sua madre. Che anzi divenne così scellerato da non poter più resistere all'idea fissa d'un delitto. Ascoltiamo un'autorità niente sospetta: Uno dei tratti del carattere di Nerone, scrive il Renan, era di non poter resistere all'idea fissa di un delitto. L'incendio di Troia, nel rappresentarsi il quale ei godeva sin dall'in fanzia, lo tormentava terribilmente. Uno dei pezzi che fece rappresentare nelle sue feste era l'Incendium d'Afranio, dove si vedeva sopra la scena un grande braciere. In uno de' suoi accessi di furore egoistico contro il destino esso esclamò: Fortunato Priamo, il quale ha potuto vedere co' suoi proprii occhi il suo impero e la sua patria perire in una sol volta! In un'altra circostanza sentendo citare un verso greco del Bellerofonte di Euripide il quale significava: 

Me morto possano la terra ed il fuoco confondersi!

Oh no! diss'egli: ma ben piuttosto me vivente. (L'ANTIC. Cap. 6. P. 144) (1). 

Avendo perciò questo mostro una notte fatto incendiar Roma per godere dal suo palazzo di quello spettacolo, ed essendo perciò venuto in obbrobrio a tutti, per torsi quell'infamia ne incolpò i cristiani. Laonde fattine prendere tosto molti, chi, scrive Tacito, vestiti da fiere faceva divorar dai cani; chi ordinò che fossero crocifissi; altri volle abbruciati; e non pochi riservò affinchè servissero di fanali la notte ne suoi giardini.   

E quasi ciò fosse ancora poco di ordine, che chiunque nel suo regno si fosse professato per cristiano come convinto nemico dell'uman genere, senza difesa venisse tosto condannato nel capo. Merita di essere conosciuto questo veramente Neroniano decreto, al quale potrà ispirarsi l'Anticristo. Quisquis christianum se esse confitetur, is tamquam generis humani con victus hostis, sine ulteriore sui defensione capite plectitor. Iddio però non lasciò vivere più a lungo quel mostro: imperocchè raunatosi il senato lo depose dall'impero, ed ordinò che nudo fosse condotto per la città con una forca conficcata nel collo, e che fosse flagellato finchè morisse. Il che saputo da quel vile, travestito sen fuggi a nascondersi in una spelonca, ed essendo cercato dai soldati, vedendo come non potesse omai più celarsi, nell'età di anni trentadue s'uccise dicendo: vissi vergognosamente, perirò più turpemente ancora! Dedecorose vivi, turpius peream! 

Si Nerone è una bella figura dell'Anticristo, come lo furono del pari Antioco, Nabucodonosor e Faraone, ma non ne è punto la realtà, per chè se vi è della concordanza tra l'uno e l'altro, vi è pure, come vedremo innanzi molta discrepanza. E se è verità di fede l'esistenza dell'Anticristo lo è pure che deve ancor venire e venire alla fine del mondo, ma nel senso che abbiamo già detto e che esporremo anche meglio più innanzi. Ascoltiamo Paolo: Vi preghiamo, o fratelli, per la venuta del Signor nostro, che non vi lasciate si presto smuovere dai vostri sentimenti (passati), nè atterrire, quasi sia imminente il di del Signore. Nessuno vi seduca in alcun modo: imperocchè ciò non sarà se prima non sia seguita la ribellione e non siasi manifestato l'uomo del peccato (l'Anticristo). Ora voi sapete quello che lo rattiene affinchè sia manifestato a suo tempo. Imperocchè egli già lavora il mistero dell'iniquità, e allora sarà manifestato quell'iniquo l'arrivo del quale sarà per operazione di Satana. Ne quis vos seducat ullo modo: quoniam nisi venerit discersio primum, et revelatus fuerit homo peccati. Et nunc, quid detineat scitis, ut re veletur in suo tempore. Nam misterium iam ope ratur iniquitatis. Et tunc revelabitur ille iniquus cuius est adventum secundum operationem Satanae. (II. Thes. lI.) 

Lo stesso insegnano i Padri. Qui mi limito a citarne alcuni dovendo riferire gli altri più innanzi. Isidoro scrive: Chiamasi Anticristo, perchè verrà contro il Cristo. E Gregorio Papa sopra quelle parole del capo 15 di Giobbe: Innalzò contro Dio la sua mano, e si rinforzò contro l'Onnipotente, corse contro di lui con collo alto, e si armò di una superba cervice; scrive: Queste cose s'intendono meglio del capo degli iniqui, cioè dell'Anticristo, il quale si dice rafforzarsi alzando la mano contro Dio. Il che ei farà alla fine del mondo. Teten dit adversus Deum manum suam, et contra Omni potentem roboratus est. Cucurrit adversus eum collo erecto, et pingui cervice armatus est. Haec de ipso iniquorum capite, scilicet Antichristo, a pertius sentiuntur, qui contra Deum manum erigens roborare dicitur. Quod ille in fine mundi acturus est. (In lob. 15). E Giovanni Damasceno dice: in ispecial maniera si chiamerà Anticristo colui, Che verrà alla catastrofe del mondo. Peculiari ae praecipuo modo Antichristus ille dicitur, qui sub mundi catastrophen venturus est. (Lib. 4. c. 27). 

Ma come mai, domanderà alcuno, Paolo dice che il mistero dell'iniquità operava già sino da' suoi giorni? Ecco il modo. Siccome se tu getti un carbone in mezzo alle legna esso principia tosto la sua azione sebbene più tardi avvampi solo in pubblico e clamoroso incendio, così l'iniquità principiò in Nerone per divampare poi nell'Anticristo. Laonde acutamente sopra queste parole scrivea Teofilatto: Per quelle parole il mistero d'iniquità già opera Paolo intende Nerone, il quale era una figura dell'Anticristo. Imperocchè era immondo, e voleva essere chiamato Dio. Bellamente perciò l'appella mistero, imperocchè Nerone non camminò a pertamente contro Dio, come farà ei, nè senza vergogna e rossore. Ma quello che vuol dire è ciò: priachè fosse il tempo dell'Anticristo, se ne trovò un altro non molto inferiore, qual meraviglia perciò se vi è già l'Anticristo? Misterium enim iam operatur iniquitatis: Neronem hic intelligit Apostolus, qui erat figura Antichristi. Etenim immundus erat, ac Deus quaerebat nomi nari. Pulchre autem misterium dicit: non enim palam Nero adversus omnem Deum incedit, ut ille, neque citra ruborem et verecundiam. Quod autem dicit est huiusmodi: Priusquam instaret tempus Antichristi, inventus est alius non multo inferior: quid igitur. mirum, si iam Antichristus est? Nessuno adunque si lasci ingannare dalle chiacchere di un moderno precursore dell'Anticristo, di Renan ho detto, le quali hanno nemmeno il merito della novità, che vorrebbe personificarlo in Nerone. No nessuno ci creda, l'Anticristo sarà un grande mentitore, lo stesso è de' suoi precursori, i quali appunto perchè lo dicono di già venuto, bisogna crederlo ancora da venire, e bisogna sospettare che sia presto per giugnere!!

***

DEL PADRE VIATORE C0MBA


La Mia Sofferenza è universale. Oggi, il Mondo intero si trova sul Golgota.

 


È la Mia Consacrazione



GESÙ: Chi vede Me, vede il Padre Mio. Chi vede il vostro Papa attualmente nel suo Amore e nella sua Fede profonda per la Mia Santa Chiesa, vede Me nel Mio Dolore e nella  Sofferenza segreta della Mia Santa Croce.


La Mia Sofferenza è universale. Oggi, il Mondo intero

si trova sul Golgota.


È il grande Silenzio. È l’ora in cui il velo sta per squarciarsi. È l’ora in cui la Terra non può più bere il sangue dei Miei martiri: sangue di tutte le vittime innocenti che hanno riempito il Ciborio del Mondo intero dopo la sua origine.


L’Oblazione sta per terminare. Il canto degli Angeli accompagna già la Consacrazione.


SILENZIO! Dio viene a unire il Suo Sangue a quello di tutte le vittime innocenti o pentite, dopo la Creazione del primo uomo sulla Terra. Guardate tutte queste Croci che salgono al Mio seguito e che si sono ricoperte di sangue generosamente a causa Mia in vista della Redenzione finale e totale. Benedite il vostro Dio Fedele che accompagna tutti i suoi figli nella Gioia della Croce e nei secoli dei secoli. Amen. Per rassomigliarMi, bisogna vivere la Mia Vita.


Non cercate come imitarMi, sono Io che vi scelgo. Venite e seguiteMi. Sulla Mia Santa Croce, il Mio Corpo divino si spezzava:  già allora, per ciascuno di voi, Io Mi dividevo. Sì, Io vi ho amati fino a morirne! Sareste pronti, voi, tra di voi, ad amarvi così? Voi, che Io ho consegnato alla Mia Santa Mamma (“Donna, ecco Tuo figlio!”). Guardando Giovanni, Io ho visto tutti i Miei Preti fedeli, e, in loro, tutti i membri della Mia Santa Chiesa. Voi eravate lì, voi tutti!


Presto ognuno comprenderà che non c’è che un solo Dio, Unico e Vero, e che Egli vi ama con tutto il Suo Cuore. Il Mio sguardo si è unito a quello della Mia Santa Madre che, guardandoMi, vedeva il Padre mentre riceveva l’Offerta Santa del Suo Divin Figlio. In quello stesso momento, la Mia Santa Madre ricevette tutti i figli del Padre, per custodirli vicino al Suo Cuore Immacolato, nella Sua Divina Maternità, là dove Io stesso fui concepito.


O MARIA, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a voi.


Lei Sola può partorirvi a Somiglianza del Suo Adorabile Figlio, perché Ella è Figlia del Padre, Madre del Figlio, Sposa dello Spirito Santo. Sì, ascoltate la Mia voce che, davanti alla vostra propria Croce, vi grida:

“Figlio, ecco tua Madre che viene a te

per donarti la Mia Vita al fine di rassomigliarMi

e vivere per sempre nella Mia Eternità,

vicino al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo,

e con Maria, la Mia Santa Madre,

la Divina Immacolata Concezione.”

Io sono il tuo Dio,l’Eterno.

Amen.


Ed ecco che tutto precipita


2 marzo 2005


J.N.S.R.

CUORE VOLTO VERSO IL PADRE

 


CAPITOLO PRIMO  

CUORE VOLTO VERSO IL PADRE  


L'umiltà fondamentale,

Nel suo zelo per la gloria del Padre, Cristo non permette che gli omaggi degli uomini si fermino su di lui. Al giovane ricco che si commosse alla vista della sua bontà e corse a prostrarsi davanti a lui, chiamandolo "Buon maestro", Gesù risponde attribuendo al Padre la gloria di tutta la bontà: "Nessuno è buono se non Dio". Non vuole che quel ragazzo, vittima di un abbaglio, gli attribuisca in modo esclusivo la bontà divina, perché se si manifesta agli uomini come Dio, lo fa come Figlio del Padre, di un Padre da cui ha ricevuto tutto. La sua risposta appare persino impregnata di una certa vivacità, come se avesse ricevuto uno shock che lo obbligasse a fare immediatamente una riparazione per alleviare il suo cuore. L'adorazione del giovane che voleva trattarlo come un nuovo Dio, a discapito dell'antico, toccò la corda più sensibile: la sua totale devozione al Padre. Gesù ama il Padre "in eccesso" e non può consentire che gli venga sottratto il minimo omaggio.

Qui traspare l'umiltà di Cristo. Siamo abituati ad ammirare la sua umiltà nei confronti dei suoi discepoli e degli uomini in generale, quell'umiltà di cui il lavaggio dei piedi è diventato un simbolo. Tuttavia, questa umiltà verso gli uomini non è altro che la conseguenza di un'umiltà più profonda e più essenziale verso il Padre. Un'umiltà tanto più impressionante quanto è quella di un Dio fatto uomo. Se potessimo immaginare la venuta di un Dio sulla terra, avremmo naturalmente pensato che dovesse presentarsi a noi come il Maestro unico e supremo, farci conoscere la dottrina di cui sarebbe autore e far convergere legittimamente sulla sua stessa persona tutto il culto religioso e tutta l'adorazione dell'umanità. Non mancherebbero mai filosofi che pretendessero che l'umiltà non si addicesse a questo Dio vivente tra gli uomini: perché, direbbero, l'umiltà è la virtù caratteristica della nostra condizione di creature. È la virtù di un essere che non esiste per se stesso e che tutto deve ricevere dal Creatore: nell'ordine morale, traduce la sottomissione ontologica propria in relazione a Dio. Se il Creatore, se Dio fosse venuto in questo mondo, non dovrebbe partecipare a questa dipendenza delle creature, né quindi alla loro umiltà. Solo lui avrebbe il diritto di non essere umile, e persino il dovere di non esserlo; perché dovrebbe comportarsi come l'Essere Supremo. Ecco come saremmo tentati di rifiutare l'umiltà di un Dio incarnato. La Rivelazione, però, ci offre una realtà ben diversa: tutta la vita di Cristo, Dio e Creatore, è intessuta di umiltà e in essa riposa, raggiungendo persino il punto spiegato da San Paolo: tutta l'Incarnazione redentrice si riassume nell'annichilimento e nell'obbedienza. Colui a cui riconosceremmo il diritto di essere completamente egocentrico, si dona a noi in uno spirito del più radicale altruismo. Appare, non come venuto per iniziativa propria o per un decreto sovrano della sua volontà, ma come l'inviato di un altro. Non dice ai suoi discepoli che lui stesso ha elaborato e concepito nel suo genio illuminato la dottrina che porta; un altro gli ha comunicato i suoi insegnamenti. Da un altro ugualmente gli è venuto il potere straordinario testimoniato dai suoi miracoli. Lungi dal cercare di imporsi, sia per la sua personalità, sia per la sua originalità, per suscitare la fede, fa appello al mandato ricevuto da un altro. Anche se è Dio, e prima di tutto perché è Dio, Cristo ritiene che nel suo caso, molto più che in quello delle creature tra le quali viveva, l'io fosse odioso. Il suo io si è nascosto, è scomparso dietro quello di un altro: un Dio fatto uomo è più meravigliosamente umile degli uomini.

Abbiamo appena detto: umile perché è Dio. Effettivamente, l'umiltà di Gesù è così essenziale, che si trova inscritta nella sua filiazione divina. Generato dal Padre, non è il Verbo nella posizione di chi ha ricevuto tutto? E non consiste l'atteggiamento eterno del Verbo nel dimenticarsi di sé per glorificare il Padre, e contemplare senza sosta la sua grandezza e la sua bontà? Da sempre il Figlio si rallegra di dovere tutto al Padre, di scomparire ai propri occhi per fissare il suo sguardo sul volto paterno. In quest'atteggiamento del Verbo, Gesù traduce semplicemente i suoi sentimenti e altri gesti umani.

JEAN GALOT 


PREGHIERA ALLA MADONNA

 


"Ricordati e rammentati, dolcissima Vergine, che tu sei mia Madre e che io sono tuo figlio; che tu sei potente e che io sono poverissimo, timido e debole.

Io ti supplico, dolcissima Madre, di guarirmi in tutte le mie vie e azioni.

Non dirmi, Madre stupenda, che tu non puoi, poiché il tuo amatissimo Figlio ti ha dato ogni potere sia in cielo che in terra.

Non dirmi che tu non sei tenuta a farlo, poiché tu sei la Madre di tutti gli uomini e particolarmente la mia Mamma.

Se tu non potessi, io ti scuserei dicendo: è vero che è mia Mamma e che mi ama come suo figlio, ma non ha mezzi né possibilità. Se tu non fossi mia Mamma, io avrei pazienza e direi: ha tutte le possibilità di aiutarmi, ma ahimé, non è mia Madre e quindi non mi ama.

Ma invece no, o dolcissima Vergine, tu sei la mia Mamma e per di più sei potentissima: come potrei scusarti se tu non mi aiutassi e non mi porgessi soccorso e assistenza?

Vedi bene, o Mamma, che sei costretta ad ascoltare tutte le mie richieste.

Per l'onore e per la gloria del tuo Gesù, accettami come tuo bimbo, senza badare alle mie miserie e ai miei peccati. Libera la mia anima e il mio corpo da ogni male e dammi tutte le virtù, soprattutto l'umiltà. Fammi regalo di tutti i doni, di tutti i beni e di tutte le grazie che piacciono alla SS.ma Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo. Amen.

S. Francesco di Sales


Il demonio esiste, ma è stato creato da Dio ed è soggetto ai Suoi Ordini.


Messaggio di Nostra Signora del Preziosissimo Sangue a Padre Thomas Mac Smith


“Figli miei, questi sono tempi in cui riflettere sulla necessità del pentimento e della purificazione dell'anima. Cittadini degli Stati Uniti, voi riposate molto comodamente. Ci sono persone di buon cuore negli Stati Uniti, ma ce ne sono altre che non hanno la Grazia di Dio, perché hanno fatto del loro potere un Dio. Per favore, pregate per loro. Recitate la preghiera dell'Offerta di Vita.

Sono compiaciuta di come questa chiesa si sia collegata con il Venezuela. Lì si sta distribuendo un'immagine con la mia effigie sul davanti e il nome di questa chiesa sotto, e la preghiera dell'Offerta di Vita sul retro. I Misteri di Dio Padre, nei Suoi Piani, si stanno ora rivelando. Ci saranno molti miracoli in questo luogo; ho sempre amato molto questa zona per la fede dei suoi antenati e per la vostra fede.

Ho chiesto alla gente in Venezuela di realizzare la Mia Immagine di Nostra Signora del Preziosissimo Sangue, alta 5 piedi e 2 pollici, in legno, da collocare nel Páramo Los Torres, accanto alla Croce di Mio Figlio, e che questa montagna sia consacrata a Me, per fermare il comunismo che sta cercando di impadronirsi dell'America Latina. Vi prometto che se pregherete come pregano loro lì, il Mio Cuore Immacolato trionferà.

Vi amo moltissimo, benedico i rosari e tutto ciò che avete con voi; pregate di più, dedicate un po' più del vostro tempo a Dio e a Mio Figlio nell'adorazione del Santissimo. Fate una buona confessione; recitate il Rosario da ora fino alla Pasqua di Resurrezione, affinché possiate sperimentare la gioia totale della Resurrezione, poiché questa è la grande speranza dell'essere umano, risorgere nell'ultimo giorno, e voi lo farete. Verrò nelle vostre case durante la notte e vi benedirò.

Dio Padre ha mandato due legioni di Angeli per proteggerci dagli attacchi di Satana durante la Messa di Guarigione. Il demonio esiste, ma è stato creato da Dio ed è soggetto ai Suoi Ordini.

Guardate dentro i vostri cuori e chiedete a Dio di darvi l'amore che Egli ha per voi, affinché lo sentiate nella vostra anima e possiate sperimentarlo e donarlo agli altri. Chiedete a Dio per questa intenzione, per i vostri matrimoni, per i vostri figli e, soprattutto, chiedetelo per i vostri sacerdoti. Voi qui siete benedetti e protetti da Mio Figlio Gesù. Se non pregate, Dio Padre non interverrà contro la furia della natura contro alcuni luoghi di questo Paese.

Dio Padre, che ha istituito il Sacramento del Matrimonio, non può accettare atti sessuali commessi al di fuori del matrimonio, né l'omosessualità.

Vi amo molto, proprio come il Padre. Egli ama ogni anima e desidera che andiate a Lui, vi aspetta fino all'ultimo respiro. Quindi, amate le anime. Siate apostoli. Siate mistici nelle vostre case affinché possiate salvare la Terra. Grazie per aver ascoltato il mio appello! 

22 marzo 2007

Regina della Famiglia



Rimedi ai mali della famiglia: preghiera e  penitenza 

La Vergine Maria rivolge l'invito a pregare e a fare penitenza per tre volte, volendone in questo modo, sottolineare l'importanza. Trattandosi di apparizioni che hanno per oggetto la  famiglia, dobbiamo intendere il suo invito a pregare e a fare  penitenza soprattutto per la famiglia. L'una e l'altra stanno  assieme e portano l'uomo al cambiamento del cuore. La Vergine  chiede a tutti la conversione come condizione per capire e attuare  il suo messaggio sulla famiglia. La Vergine ci dice che la preghiera deve venire dal cuore. Se esso è lontano da Dio, l'espressione della preghiera è vana. Il cuore è la dimora dove sto, è  il nostro centro irraggiungibile dalla ragione e dagli altri, solo lo  Spirito Santo di Dio può conoscerlo. È il luogo della decisione,  che sta nella profondità delle nostre facoltà psichiche. È il luogo  della verità, dove scegliamo la vita o la morte. È il luogo  dell'incontro con Dio. 
La preghiera del cristiano è azione di Dio e dell'uomo; è  un dono di Dio e da parte nostra una risposta al dono.  Presuppone uno sforzo. La preghiera è una lotta contro se stessi e  contro le tentazioni di Satana che vuole distoglierci da essa.  Pregare è una necessità vitale. Niente vale quanto la preghiera.  Essa rende possibile ciò che è umanamente impossibile, facile  ciò che sarebbe difficile per le nostre deboli forze. 
La Madonna è venuta a Ghiaie come maestra di preghiera: appare sempre con la corona del rosario; prega con la bambina;  le insegna a pregare bene, cioè col cuore; la invita a pregare per i  peccatori, gli ammalati, per il Papa, per la pace. 
La Vergine ci insegna a tenere in grande considerazione la preghiera dei bambini. Le sue parole si impressero così bene  nella memoria e nell'animo di Adelaide, che già dalle prime sere,  dopo essere passata indifferente tra la folla che la chiamava ed  acclamava, avvicinando il ditino di una mano alle labbra e  tenendo con l'altra mano la corona del rosario, invitava tutti al  silenzio e alla preghiera. 
Adelaide, durante e dopo le apparizioni, fino ad oggi, pregò sempre con grande impegno ed ebbe un singolare amore all'Eucaristia. 
La penitenza intesa come rinuncia al mondo, dominio della volontà sulle passioni, è necessaria perché tutti i membri della  famiglia possano adempiere la loro missione, quali la fedeltà  coniugale, la generosità nel dare la vita, la costanza e la pazienza  nell'educare i figli. 

Severino Bortolan

sabato 7 febbraio 2026

Dichiarazioni di veggenti e profeti

 


Il Futuro diventa Presente


Udite ciò che lo Spirito di Dio vi annuncia: I veggenti e profeti sono eletti da Me Stesso, perché a loro spetta un grande ed importante compito: di dare Comunicazione agli uomini del Giudizio del mondo in arrivo, e di ammonirli a prepararsi.

Questi veggenti e profeti non parlano da sé stessi, ma danno soltanto ciò che annuncia loro il Mio Spirito. Quindi vi giunge direttamente da Me Stesso una Dichiarazione, Che Mi devo servire soltanto di un mediatore per non rendere voi uomini non-liberi nel vostro pensare ed agire. Voi potete quindi crederlo, ma non ne siete costretti. Lo crederete, quando riconoscerete gli annunci di veggenti e profeti di quei mediatori, lo rifiuterete se mettete in dubbio la loro missione. Ma voglio rendere a voi uomini facile di credere a coloro, voglio presentare visibilmente la loro missione facendo accadere gli avvenimenti che loro annunciano, che precedono il Giudizio. Voglio prenderMi cura affinché questi Annunci trovino diffusione. Che gli uomini ne possono prendere conoscenza, e che sperimentino poi anche la conferma di ciò, perché tutto avverrà come l’ho fatto annunciare da veggenti e profeti. Ho bensì avvertiti gli uomini da falsi Cristi e falsi profeti, quando camminavo sulla Terra, ed ho fatto notare, che anche gli inviati del Mio avversario compiranno il loro malefatti, ed ora avverto di nuovo gli uomini di essere catturati dalle sue reti di cattura e di dare credibilità alle sue macchinazioni, perché è all’opera e cerca mediante insolite prestazioni, di risvegliare negli uomini la fede attraverso opere di miracoli di specie materiale, che le “Forze del Cielo” si manifestano. Ma proprio il suo insolito agire nel tempo della fine richiede anche il Mio Agire opposto, che consiste nell’impiegare dei mezzi, che fanno rivivere la debole fede, oppure per far nuovamente sorgere la fede perduta. E questo non può avvenire diversamente se non attraverso la pura Verità, che procede dalla Fonte della Verità, ma che deve giungere a voi uomini attraverso dei mediatori, perché voi stessi non la potete ricevere. E così sottopongo agli uomini ciò che è davanti a loro. E quelli che ho eletto per questo ad essere mediatori tra Me e voi uomini, potete anche riconoscere come veri profeti, alle cui parole potete dare fede. Ed Io Sono anche disposto a darvi una dimostrazione, che parlano su Incarico Mio e vi annunciano ciò che avverrà, mentre faccio molto presto avverare i primi Annunci. E la funzione più importante di quei veggenti e profeti è l’Annuncio della fine, che è per voi uomini della massima importanza e che dovete perciò attendere preparati. E vi deve essere dato ancora un lasso di tempo che può bastare, che salvate la vostra anima dalla rovina. E perciò non indugerò più, confermerò la missione dei Miei veggenti e profeti, ai loro annunci farò seguire il fatto, prima della fine, scuoterò la Terra e Mi manifesterò a tutti gli uomini mediante l’avvenimento della natura, che è sempre di nuovo stato annunciato mediante la Mia Volontà. Perché Io Stesso ho dato a quelli l’Incarico e loro hanno soltanto parlato come mezzi Miei, come Miei rappresentanti sulla Terra, che devono avvertire ed ammonire gli uomini al Posto Mio. Non dovete consideravi al sicuro davanti a tali avvenimenti, che testimoniano di un Potere superiore, dovete temerli e credere che la Mia Parola è Verità, che Io Stesso parlo ed ho parlato attraverso questi e che con certezza andate incontro ad un tempo estremamente difficile, se la Mia Grazia non vi richiama già prima. Vi trovate davanti ad una svolta del tempo e rispetto a questa certezza dovete condurre la vostra vita, sempre in vista ad una fine improvvisa, che però non deve spaventare nessun uomo, che lavora coscientemente su di sé, che pensa più alla sua anima che al suo corpo terreno, perché questo non perderà nulla, ma soltanto guadagnare. 

Amen

5. ottobre 1957

PREGHIERA PER LE FAMIGLIE

 


O Maria, Madre di Dio e Madre nostra, ti presentiamo le nostre famiglie.

Importante è la famiglia per la Chiesa e per il mondo.

O Madre della Famiglia di Nazaret, tu conosci le difficoltà, i problemi, i pericoli di tutte le famiglie.

Tu vedi la crisi che travaglia oggi la famiglia: corruzione, infedeltà, discordie, divorzio, aborto, egoismo...

O Madre e Regina, tieni lontano dalle nostre famiglie questi mali.

Regni sempre nelle nostre case il rispetto e l'amore tra figli e genitori, tra fratelli e sorelle.

Regni sempre nelle nostre case l'amore di Dio e vi fiorisca ogni giorno la preghiera.

O Regina della famiglia, tieni sotto il tuo manto i genitori, gli sposi, i figli, i nonni, e soprattutto i bambini.

Per questo, o Madre di Dio e Madre nostra, prega per noi il tuo Gesù.


Una tempesta solare è in atto, succederà l’inferno sulla Terra.

 


Carbonia 05.02.2026

Creerò un mondo nuovo, metterò i Miei figli a dimorare nella Mia Casa, concederò loro di Me, essi saranno il Mio popolo eletto, quello che Io ho sempre desiderato, il Mio popolo santo!

Miei amati figli, la purificazione è in atto, provvedete a custodirvi in Me, pregate e digiunate dalle cose del mondo, venite a Me come umili servi, donatevi alla Mia santa misericordia, prostratevi davanti al Crocifisso e con cuore contrito chiedetemi perdono dei vostri peccati affinché Io possa assolvervi e mettervi in Me.

La casa del povero della strada è aperta a tutti coloro che si impegneranno nella propria conversione del cuore, per tutti coloro che si ravvedranno e sceglieranno di venire a Me, appartenere a Me.

Siamo giunti alla fine di questa storia, si apre per il Mio popolo un tempo nuovo nella felicità e amore.

Sorridete, oh voi che Mi amate, che Mi seguite con fervente desiderio di Me, bramo farvi Miei, mettervi nella Mia divinità e donarvi a godere del Mio Tutto.

Sono giunti i giorni della fine, il tempo segna la grande tribolazione, non tardate a tornare a Me perché solo in Me trovate la salvezza.

Allontanatevi da chi vi dice che Dio non esiste, perché costoro non Mi appartengono, avranno a soffrire per la loro iniqua scelta di stare dalla parte del Mio avversario, contro di Me.

Miei amati, vengo a portarvi il Mio santo aiuto, non rifiutatemi, ma abbracciatemi al vostro cuore, ditemi che bramate essere Miei, nuovi in Me, sollevati dalla miseria di questo mondo.

Sto tuonando la Mia giustizia, sto per intervenire, …questa Umanità sarà messa a dura prova.

Una tempesta solare è in atto, succederà l’inferno sulla Terra.

Nel Mediterraneo un vulcano è pronto ad eruttare.

L’Italia sarà presa di sorpresa.

L’Argentina patirà molto.

Pregate, non allontanatevi da Me, siate ligi ai Comandamenti di Dio, non mostratevi superbi per non cadere negli artigli del demonio.

Regina della Famiglia



La Madonna avverte che il peccato è il vero  male della famiglia 


Adelaide, nella terza apparizione, vede la S. Famiglia più luminosa delle sere precedenti. La Sacra Famiglia viene presentata come luce, modello di santità per tutte le famiglie. La luce,  l'abbiamo già visto, indica la santità, la vita divina e quelli che  vivono in Dio riflettono la sua luce. 
Adelaide si fa portavoce di quelle persone che le avevano raccomandato di chiedere alla Madonna la guarigione dei figli.  Essa dice: "Dì loro che se vogliono i loro figli guariti devono  fare penitenza, pregare molto ed evitare certi peccati". 
Maria è venuta per richiamare l'attenzione sulla radice di tutti i mali, di tutte le sofferenze. È venuta a chiedere la conversione e ad avvisare, in anticipo, che un male terribile stava per  arrivare, un male che avrebbe intaccato l'origine della vita stessa:  la famiglia. La Madonna completa il messaggio sulla causa del  male dei bambini, il giorno dopo, nella quarta apparizione. 
Adelaide, nel suo diario, scrive: "La Madonna mi fece un sorriso poi con volto addolorato mi disse: "Tante mamme hanno i  bambini disgraziati per i loro peccati gravi, non facciano più  peccati e i bimbi guariranno". 
Il volto della Vergine non è più illuminato dal sorriso che aveva nel primo istante dell'apparizione, mentre guardava quella  bambina sana nello spirito e nel corpo che aveva davanti a sé, ma  è segnato dal dolore alla vista di tutti quei bambini colpiti dalla  malattia a causa dei peccati dei loro genitori. Tanti mali anche  fisici sarebbero risparmiati se non si facessero quei peccati che  dissacrano la famiglia. 
Il messaggio, come ha detto qualcuno in modo semplicistico, non è puerile, né insignificante e tantomeno si riduce al  discorso sulla pace e quindi è da considerare sorpassato. Il  motivo che ha determinato l'apparizione di Ghiaie è la preoccupazione per la famiglia, perché da essa dipende la sopravvivenza  stessa dell'umanità. Perciò il messaggio è più attuale oggi di  allora e se fosse stato accolto ci sarebbero state risparmiate molte  tragedie, avvenute nei 60 anni trascorsi da quel maggio 1944. La Madonna indica nel peccato il veleno che uccide la vita. Il Concilio Vaticano II dice: "Costituito da Dio in uno stato di santità, l'uomo però tentato dal Maligno, fin dagli inizi della  storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando  di conseguire il suo fine al di fuori di Dio... Spesso rifiutando di  riconoscere Dio quale suo principio, l'uomo ha infranto il debito  ordine in rapporto al suo ultimo fine, e al tempo stesso tutto il  suo orientamento sia verso se stesso, sia verso gli altri uomini e  verso tutte le cose create" (Gaudium et Spes, n. 13). 
La nostra società nega in gran parte, l'esistenza del peccato. Si tenta di spiegarlo come una debolezza psicologica,  oppure la conseguenza di una realtà sociale inadeguata. Si è nfiltrata in ambienti di Chiesa una concezione minimalista del  peccato, che richiama la dottrina di Lutero e dei protestanti.  Secondo questa concezione, il peccato si ridurrebbe al divario  esistente tra la santità di Dio e i limiti insuperabili dell'uomo,  posto così in una situazione insanabile di distanza da Dio. Egli  non guarda i peccati dell'uomo, non li prende in considerazione. 
Il suo perdono li copre ai suoi occhi, senza che la situazione dell'uomo cambi. L'uomo non deve pagare nulla, perché Gesù Cristo  ha già pagato per lui. O meglio deve pagare in termini di fede.  Basta che egli si affidi ciecamente alla misericordia di Dio,  smettendo di preoccuparsi troppo dei suoi peccati, anzi credendo  che Dio lo salva anche se egli resta peccatore; lo salva con la  fede. 

Il peccato è molto di più che un debito e non è solo un'offesa fatta a Dio ribellandosi al suo dominio. Il peccato incide  sull'essere stesso dell'uomo. Si può capire qualcosa della sua  natura guardando agli effetti che esso produce nel nostro mondo.  Pensiamo alle guerre, alle lotte fratricide, agli stermini che hanno  insanguinato il mondo dai suoi inizi ai nostri giorni; ai genocidi,  alle centinaia di milioni di bambini uccisi con l'aborto, alle forme innominabili di schiavitù anche moderne, alle torture di tipo  fisico, psicologico, morale, a tutte le inutili, stupide sofferenze  inferte dall'uomo all'uomo. Il peccato una volta commesso  dall'uomo sfugge al suo potere. Il peccato prende corpo nella  realtà della vita dell'uomo: nella cultura, nella società, nella  famiglia, nelle tare fisiche, psichiche. Così incarnato nelle cose  che diventano strumento e mezzo d'inquinamento, il peccato si autoriproduce in una catena inarrestabile di disordini e di sofferenze. Pensiamo al caso di una infedeltà grave nella vita  coniugale: esso porta al fallimento della famiglia, quando non  porti ai delitti passionali. Attraverso l'influsso negativo  sull'educazione dei figli, esso prepara nuove famiglie difficili o fallite, in una serie di cui non si riesce a vedere la fine.  I figli delle famiglie divise, separate portano con sé un'eredità di  disadattamento interiore. 
L'uomo è incatenato al peccato. Solo Dio può salvarlo da questa morte, ma non senza condizioni, cioè, non senza la conversione del peccatore. Per questo la Vergine dice ad Adelaide:  "Prega per i poveri peccatori che hanno bisogno delle preghiere  dei bambini". Pare di sentire l'eco delle parole dette dalla  Madonna a Fatima, ai tre pastorelli: "Sacrificatevi per i peccatori  e dite spesso: o Gesù è per vostro amore, per la conversione dei  peccatori". La preghiera dei bambini innocenti e la loro sofferenza sono tra i mezzi più efficaci per contrastare il male e per guarire quelli che lo compiono, per salvare il mondo che si è abbandonato al peccato. 

Severino Bortolan

venerdì 6 febbraio 2026

Riconoscere Dio - La fede nel collegamento con Lui

 


La fede in Dio come Padre amorevole


Pretendo solo poco da voi, soltanto che Mi riconosciate! Perché se lo fate per convinzione intimissima, allora non vi sarà nemmeno difficile entrare nella Mia Volontà. Vi subordinate volentieri alla Mia Volontà, perché riconoscendo Me Stesso rinunciate alla vostra resistenza di una volta, perché riconoscere Me Stesso significa già un rivolgersi a Me, in breve, allora imparate anche ad amarMi. Voglio Essere riconosciuto da voi, e perciò Mi rivelerò anche sempre ad ogni uomo in altro modo, ma a tutti nella vita terrena viene fatto notare un Potere superiore. Tutti potranno riconoscere una determinata Potenza nella loro esperienza, nel loro destino, ma ogni singolo cercherà di spiegare questa Potenza secondo la propria volontà, come agendo arbitrariamente senza qualsiasi connessione con l’uomo. Allora non Mi riconosce come voglio Essere riconosciuto. Oppure anche come una Entità che lo guida nella Sapienza, ecco, Tale Quale voglio Essere riconosciuto. Voglio soltanto, che crediate in un collegamento da voi a Me, che vi sentiate come creature di un Creatore, con il Quale siete indissolubilmente uniti. Finché vi credete totalmente isolati nel Cosmo, siete anche isolati da Me. Perché voi stabilite appunto il collegamento con Me attraverso il riconoscimento di Me Stesso, con il Quale cercate ora anche di unirvi. Che una volta non avete voluto riconoscerMi, benché vi rendevate contro della vostra origine in Me, era la vostra caduta nell’abisso, nell’assenza di conoscenza, quindi nella tenebra. Ed entrate immancabilmente di nuovo nella Luce al momento in cui Mi riconoscete, con il momento del legame che la vostra volontà stabilisce con Me, quando i vostri pensieri fluttuano ad un Essere per voi innegabile, il Quale E’ al di sopra di voi, il Quale vi tiene nel Suo Potere ed Quale dovete la vostra vita. La fede in questo Essere cambierà immancabilmente la vostra volontà, perché è impossibile credere in Me e resisterMi ancora, altrimenti la fede non sarebbe viva ed una fede morta non può essere chiamata fede. Finché Mi resistete ancora e conducete un cammino di vita peccaminoso, senza scrupoli, come succubi del Mio avversario, non credete nemmeno in Me. Ma se nell’uomo c’è una minima paura per una responsabilità, allora ritiene ben possibile l’Esistenza di un Dio, ma per una fede viva, per una convinzione interiore, per lui è ancora una via troppo lunga. Voglio soltanto che Mi riconosciate, che interiormente siate convinti di essere uniti con la Forza che vi ha chiamati in vita. Voglio che crediate in Me. Allora tutte le Mie Rivelazioni saranno per voi di Benedizione, allora presto sperimenterete con evidenza il Mio Amore e la Mia Grazia, che ora imparate ad amarMi, ed allora vi è certa l’unificazione con Me, la prima ed ultima meta della vostra vita terrena, perché Quello che amate, a Ciò tendete, e se tendete a Me, vostro Dio e Padre, raggiungerete anche certamente la vostra meta.

Amen

 27. luglio 1954

Regina della Famiglia



I bambini hanno il diritto di essere amati ed  educati 

I genitori, poiché hanno trasmesso la vita ai figli, hanno l'obbligo grave di educarli. Il diritto-dovere educativo dei genitori è primario rispetto al compito educativo di altri, per l'unicità  del rapporto d'amore che c'è tra genitori e figli. È un dirittodovere insostituibile ed inalienabile. Pertanto non può essere  totalmente delegato ad altri, né da altri usurpato. L'elemento che  qualifica il compito educativo dei genitori è l'amore paterno e  materno, il quale trova nell'opera educativa il suo compimento  nel rendere pieno e perfetto il servizio alla vita. L'amore dei genitori ispira e guida l'azione educativa, arricchendola dei valori  di dolcezza, costanza, bontà, servizio, disinteresse, spirito di  sacrificio che sono il più prezioso frutto dell'amore. Per i genitori  cristiani la missione educativa ha una nuova sorgente nel  sacramento del matrimonio, che li consacra all'educazione  cristiana dei figli, li chiama a partecipare alla stessa autorità e  allo stesso amore di Dio Padre e di Cristo pastore, come pure  all'amore materno della Chiesa, per aiutare i figli nella loro crescita umana e cristiana. 
I genitori condividono la loro missione educativa con altre persone ed istituzioni, come la Chiesa e lo stato. Tuttavia ciò  deve sempre avvenire nella corretta applicazione del principio di  sussidiarietà. Questo implica la legittimità e la doverosità di un  aiuto offerto ai genitori, i quali non sono in grado di soddisfare  da soli ad ogni esigenza dell'intero processo educativo,  specialmente per quanto riguarda l'istruzione e l'ampio settore  della socializzazione. Ogni partecipante all'opera educativa deve  agire a nome dei genitori, con il loro consenso, su loro incarico. I  genitori devono insegnare ai figli i valori della vita umana;  aiutarli a crescere nella libertà e nel distacco dai beni materiali, a vivere una vita semplice ed austera, a considerare che l'uomo  vale più per quello che è che per quello che ha. Devono  insegnare ai figli il senso della giustizia, il rispetto della dignità  di ogni persona, l'amore che si attua nella sollecitudine e nel  servizio disinteressato, soprattutto verso i più poveri e bisognosi. 

Severino Bortolan

giovedì 5 febbraio 2026

La spiegazione sulla “scintilla spirituale” e “l’anima”

 


L’anima


Vi viene sempre dato un chiarimento, se lo desiderate, perché il pensare errato può anche portare a dubbi, il pensare errato mostrerà delle lacune, mentre la Verità è la Sapienza senza lacune, che vi dà la Luce che aumenta la vostra conoscenza, affinché impariate a comprendere anche Me ed il Mio Essere, il Mio Agire ed Operare come il più alto e più perfetto Spirito e perciò la vostra fede in Me diventa anche più profonda e più viva, cosa che procura unicamente la Verità. La conduce a voi il Mio Amore, mentre il patrimonio mentale errato è l’opera del Mio avversario, che vuole distruggere in voi la fede in Me. Ed Io vi istruirò sempre nella stessa Verità, vi viene trasmesso questo sapere che coincide sempre e non vi sarà riconoscibile nessuna contraddizione.

Io Sono Spirito di Eternità in Eternità. E da Me è di nuovo proceduto dello spirituale, esseri della stessa sostanza spirituale, che erano perfetti come Me, ma che erano prima creati da Me. Che e perché questi esseri hanno perduto la loro perfezione, ve lo ha sottoposto già molte volte il Mio Amore, affinché vi doveva diventare comprensibile il Mio Piano di Salvezza ed essere risvegliato e fortificato il vostro amore per Me. Quello che si trova nello stato dell’imperfezione, non può però più essere considerato come “divino”; appartiene ad un’altra sfera che quella, nella quale Io Mi trovo, come anche tutto lo spirituale rimasto nella perfezione. Ha assunto un altro essere, è totalmente cambiato in sé, il suo essere è contrario al Mio Essere Ur, e malgrado ciò è e rimane Forza proceduta da Me, che è fluita fuori nell’Infinito ed una volta fluirà anche di nuovo indietro a Me, ma giungerà a Me solamente, quando lo spirituale essenziale è di nuovo nello stato della perfezione. Questi esseri proceduti da Me, che si sono allontanati, allo scopo del loro ritorno alla loro origine, sono stati dissolti in innumerevoli particelle spirituali, in innumerevoli sostanze, alle quali è stata assegnata una destinazione nella Mia intera Creazione, per percorrere ora un cammino che conduce sicuramente di nuovo verso l’Alto, indietro a Me. Ho quindi di nuovo attirato lo spirituale caduto a Me, perché nel suo stato indebolito a causa della sua grande distanza da Me, non avrebbe mai intrapresa questa risalita. Ed ho ottenuto che tutte le particelle appartenenti ad un essere spirituale si ritrovassero di nuovo. Ed ho dato a tutte queste particelle ora una forma esteriore che era adeguata ad adempiere un grande compito: ad indurre l’anima, l’unificazione di quelle particelle spirituali, ad una attività che ristabiliva lo stato primordiale, la perfezione.

Ho vivificato quindi dapprima la forma esteriore morta, il corpo umano, con l’anima, con l’essere spirituale che primordialmente era la Mia immagine, ma da sé stesso era uscito dalla sua costituzione perfetta. Ed affinché ora l’anima giungesse di nuovo alla perfezione, ho lasciato cadere una scintillina della Mia eterna Forza d’Amore in quest’anima. All’anima si è aggiunto qualcosa di divino, che la doveva aiutare sulla via al suo perfezionamento. Una scintilla d’amore ha ora stabilito il collegamento con l’Eterno Amore, che ora deve però essere accesa prima dall’uomo attraverso la propria volontà, che arde bensì in ogni uomo, che può bensì essere attizzata all’ardore più alto, ma come anche soffocato, ma allora ogni collegamento con Me è impossibile, cosa che conduce alla rinnovata relegazione. Questa scintilla spirituale, che è la Mia Parte, è nell’anima umana dall’inizio della sua incorporazione fino alla morte del corpo dell’uomo. 

Se l’anima durante la vita terrena si è unita con il suo spirito, cioè accende la divina scintilla dell’Amore in sé e lascia determinare il suo pensare, volere ed agire da questo spirito d’amore, allora ha anche raggiunto il suo stato primordiale e ritorna a Me, perché la Mia Parte spinge verso di Me, quindi ora deve svolgersi l’unificazione di quest’anima con Me come figlio Mio. Ma se l’anima non ha mai badato a questa scintilla d’amore, se l’ha quindi totalmente soffocata, allora lei stessa ha di nuovo rinunciato alla parte divina, che era la sola che la poteva aiutare alla Vita. Quindi ha di nuovo liberamente scelto la morte, la relegazione nella solida forma, dove ora la divina scintilla spirituale non la può seguire, perché influenza solo l’essere consapevole dell’io, se questa gliene dà la possibilità, ma mai l’essenziale derubato della sua consapevolezza, che nella volontà legata deve fare com’è la Mia Volontà. 

Solo la volontà della libertà permette l’Agire del Mio Spirito, ma quest’ultima lo può anche impedire, per cui l’anima può anche entrare nel Regno spirituale, senza essersi mai resa conto dello spirito in sé. Queste anime sono perciò anche nell’aldilà per un tempo infinitamente lungo nell’oscurità, perché la divina scintilla spirituale non può risplendere, perché si è staccata dall’anima nel momento della morte ed è di nuovo ritornata alla sua Origine. L’essere ora è consapevole del suo io, ma ancora colmo di resistenza, per cui è anche impossibile l’effetto d’amore dello spirito. Perciò è indicibilmente difficile risvegliare alla Vita tali anime dal loro stato morto, ma non è impossibile. Ora guizzano delle scintille d’amore anche in questo Regno, quindi la Mia Irradiazione d’Amore cerca sempre di nuovo di accendere quelle anime e di stimolare la loro volontà di muoversi in questo Raggio di Luce e d’Amore e ad un’anima volenterosa si aggiunge ora anche di nuovo il Mio Spirito, ma ora non agisce più sull’anima dall’interiore, ma dall’esteriore, cioè viene guidata alla conoscenza da parte del mondo di Luce, cosa che però sulla Terra poteva avvenire attraverso la scintilla spirituale attiva in lei, se l’uomo avesse permesso il suo agire. Perciò la risalita nel Regno spirituale è immensamente difficile. 

Ma non può mai essere rinnegato che l’anima sia il vero essere auto consapevole, che una volta è caduto come spirito angelico creato primordialmente. Soltanto, l’anima è ancora “caduta” così a lungo, finché non si è ancora unita con il Mio Spirito, finché in lei non domina il principio dell’amore e non ha di nuovo assunto il suo essere come in principio. La scintilla spirituale nell’uomo, la Parte di Me Stesso, è appunto quell’amore che manca al caduto, ma che viene posta nel cuore dell’uomo come minuscola scintillina e che ora deve da lui stesso essere attizzata ad una fiamma che divampa in alto. L’essere caduto ha rinunciato all’amore ed ha respinto il Mio Amore. Senza amore non potrebbe mai ritornare a Me, ma Io lo voglio riconquistare e perciò metto in quest’anima una scintillina del Mio Spirito Dio, ma che dev’essere accesa nella libera volontà all’ardore più alto. 

L’essere può anche respingere il Mio Amore e malgrado ciò nell’aldilà non viene lasciato senza Aiuto, ma il salire in Alto nel Regno dell’aldilà è diverso che sulla Terra. L’anima non può mai raggiungere il grado che le può procurare la Vita terrena. Ma se si lascia condurre volontariamente dal Mio spirito in sé, se attraverso una vita d’amore risveglia la scintilla spirituale in sé ed ora è anche entrata già in collegamento con Me, Io stesso quindi posso ora agire su di lei, perché non si oppone alla Mia Irradiazione d’Amore e cambia tutto il suo essere e lo adegua al Mio Essere Ur. Nel Regno spirituale non le vengono offerte le stesse possibilità, ma l’anima è aiutata di giungere dall’abisso alla Luce, se non si oppone agli sforzi del mondo di Luce e sprofonda di nuovo nell’abisso più profondo, che significa una nuova relegazione. 

La divina scintilla spirituale in voi è l’amore che sonnecchia in ogni uomo come la Mia Parte e che può essere accesa, ma questo deve avvenire nella libera volontà. Questa scintilla spirituale non ha nessuna forma, ma può colmare tutta l’anima e quindi spiritualizzarla, perché l’anima è lo spirituale una volta caduto, l’essere auto consapevole, che deve di nuovo diventare uno spirito d’angelo, che era in principio.

 Amen

12. marzo 1955