mercoledì 3 giugno 2020

Ogni giorno la provvidenza di Dio sorge prima del Sole.



Esempi di vita



Madre Angelica

Nacque nel 1923 a Canton (Ohio), Usa. I suoi genitori divorziarono, quando aveva 6 anni. A partire da allora, visse sola con sua madre, soffrendo la fame ed il freddo e sopravvivendo con lavori occasionali. Oltre a questo, sua madre aveva problemi di depressione, che a volte la portavano a volersi suicidare. Per questo, da piccolina dovette guadagnarsi la vita per poter sopravvivere ed aiutare sua madre, e tutto questo influenzò negativamente sui suoi risultati scolastici. Racconta: “Non ricordo di aver avuto una vera amica durante la mia fanciullezza. Non avevo né un alberello di Natale, né una bambola, né amiche!(56) Ricordo quando mettevo pezzi di cartone nella suola delle scarpe perché mia madre non si accorgesse che non servivano più. Ma il cartone non dura molto e dovevo camminare per più di tre miglia in aree innevate per arrivare a scuola”(57).
A venti anni accadde il fatto decisivo della sua vita. Una signora, Rhoda Wise, che era stata protestante, si convertì alla fede cattolica, mentre si trovava gravemente malata in un ospedale cattolico. I medici le dissero che aveva un cancro in fase terminale e dovette tornarsene a casa; ma, dopo pochi giorni, le apparvero Gesù e Santa Teresina del Bambin Gesù, che la guarirono miracolosamente. Ciò che attirò l’attenzione di Rita Rizzo (il vero nome di Madre Angelica) fu il sapere che aveva le stimmate o ferite di Cristo, pienamente visibili sul suo corpo. I segni erano simili a quelli di San Francesco d’Assisi(58).

Il giorno 8 di febbraio del 1943 sua madre la condusse da questa signora affinché pregasse per lei, poiché da molto tempo aveva dei forti dolori allo stomaco senza che i medici potessero trovare rimedio. La signora Rhoda Wise le diede una preghiera da recitare, chiedendo l’intercessione di santa Teresina. E disse:

“Pregammo la novena. Nove giorni di preghiera e, alla fine, domenica 27 gennaio, accadde qualcosa. A mezzanotte soffrii il peggior dolore di stomaco della mia vita. Era come se mi avessero rivoltato da dentro a fuori. Alla mattina mi alzai e mi preparai per andare alla messa delle undici e mezza. Poi il mio cuore ebbe un tuffo. Immediatamente, mi resi conto di non aver alcun dolore di stomaco. Come se non ci fosse mai stato un problema prima. Ero guarita. Non avevo dubbi. Da quel giorno ad oggi, non ho più avuto altri dolori di stomaco. Dio aveva fatto un miracolo. Senza alcun dubbio, questo fu il giorno in cui incontrai Dio. Fu la prima volta che riconobbi la partecipazione attiva di Dio nella mia vita(59).
Sentire che Dio mi aveva scelta e mi aveva trattato in un modo preferenziale, provocò in me un drammatico cambiamento ... Mi innamorai di Dio ed iniziai ad avere una vera sete di lui. La mia vita cambiò da quell’istante... Un giorno del 1944, mentre meditavo in chiesa, un pensiero attraversa la mia mente. Era un semplice fatto, come se avessi avuto la totale certezza che sarei diventata suora... Cosa? Suora? Non lo potevo credere! Non mi piacevano le suore ... La convinzione che dovevo seguire questa vocazione era molto forte(60).

Il maggior ostacolo per entrare in convento era la madre. Ma, dopo averci pensato bene e aver parlato con le suore francescane di clausura di Cleveland, decise di andarsene da casa per seguire la sua vocazione. Nella lettera a sua madre le diceva: “Qualcosa accadde in me dopo la mia guarigione. Cosa fu esattamente? Non lo so. Mi innamorai completamente di Nostro Signore. Vivere nel mondo questi ultimi diciannove mesi è stato molto difficile per me... Ricorda che apparteniamo prima a Dio e poi ai nostri genitori. Siamo suoi figli. Chiedo la tua benedizione per poter raggiungere le vette che desidero. Ti amo molto”(61).

Nel convento fu sul punto di essere rimandata a casa a causa di un difetto congenito che aveva nella colonna, che le procurava dolori alle vertebre. Questo problema era peggiorato per uno scivolone sul pavimento bagnato. Dovettero operarla, anche a rischio che rimanesse paralitica per tutta la vita.
Quando usci dall’ospedale, arrivò con due protesi ortopediche e due stampelle. Fino ad oggi ha una protesi ortopedica permanente nelle gambe e cammina con una stampella; ma, nonostante le sue limitazioni fisiche ed i suoi dolori alla colonna, continua a lavorare e fa il possibile per portare Cristo fino agli estremi angoli del pianeta. Le sorelle dicono che lei nasconde il dolore in modo ammirabile e si meravigliano perché non prende pillole contro il dolore. Offre tutto a Gesù con amore.

La manifestazione dell’amore e della provvidenza di Dio nella sua vita è stata continua. Quando iniziò a costruire il monastero a Birmingham dove vive ora, dedicato all’adorazione perpetua, non aveva risorse, ma Joe Bruno, proprietario di alcuni supermercati, le inviava tutti i giorni gli alimenti. Al principio disse che l’avrebbe fatto per il primo anno, ma ha continuato a farlo per molti anni. Lei dice: “Questo fu un regalo diretto da Dio. Fu una sorpresa caduta dal cielo. E Dio benedisse Joe Bruno. All’inizio aveva 13 supermercati. Ora è proprietario di 65 supermercati e 50 farmacie. Dopo molti anni, qualcuno gli domandò se continuava a rifornire di alimenti le suore francescane e lui rispose che non sarebbe stato un buon affare smettere di farlo”(62).
Ma i debiti cominciarono e le religiose fecero ricorso al loro padrone e Signore, a Gesù Sacramentato, esposto nell’Ostensorio giorno e notte. Con l’aiuto di benefattori, i debiti per la costruzione furono pagati in 5 anni.

Un giorno, un sacerdote carismatico si presentò al monastero per pregare per la Madre malata. Trascorsa una settimana non si era notato alcun cambiamento come risultato della preghiera di quel sacerdote. Pochi giorni dopo, si ammalò di una forte influenza e si mise a letto, sentendosi male. Lei racconta: “Ero rannicchiata nel mio letto con la mia Bibbia. Per qualche ragione avevo deciso di leggere il Vangelo di san Giovanni a voce alta e subito mi sentii piena di Spirito Santo: era un’esperienza totalmente nuova... Tutti i sintomi dell’influenza erano scomparsi. Avevo sentito la presenza piena di Dio nella camera. Era un sensazione impossibile da descrivere e che potrebbe paragonarsi alla storia dei primi frati francescani che erano stati toccati dallo Spirito e coperti dal potere di Dio. Era come se Dio stesse dicendo: - Ti sto preparando per qualcosa di speciale e unico. - Sentivo un potere incredibile. Ero rinnovata e pronta per ascoltare le indicazioni di Dio”(63).

Una volta terminato il monastero, iniziò a pubblicare dei foglietti di dottrina cattolica per animare i cattolici nella loro fede, ma decise di avere una propria tipografia per ribassare i costi e tutte le sorelle si dedicarono nelle loro ore di lavoro a produrre foglietti religiosi. Riuscivano a stampare 25.000 libretti al giorno e circa sei milioni l’anno. Le sorelle lavoravano da tipografe, con un giro d’affari che superava di 120.000 dollari. Tutto era stato ottenuto con l’aiuto di benefattori. La provvidenza di Dio vegliava su di loro.

Madre Angelica dice per esperienza: “Prima di tutto, Dio si incarica sempre di pagare i debiti, quando lavoriamo per lui. Fino ad ora non ci è mai venuto meno. Possiamo fare il suo lavoro e avere anche il tempo per pregare cinque ore tutti i giorni”(64).
I libretti della Madre erano distribuiti in tutti gli Stati Uniti e in 37 paesi tradotti in francese, spagnolo, e vietnamita. Il lavoro delle sorelle era favoloso e Dio provvedeva a tutte le spese. Il nome di Madre Angelica iniziava a farsi sentire da tutte le parti, infatti, la chiamavano per essere intervistata nelle varie emittenti di radio e televisione. E Dio le ispirò di convertire il garage del monastero in uno studio televisivo per registrare dei programmi, che poi sarebbero stati inviati a differenti canali. Sapeva che i costi erano eccessivi per le sue possibilità, ma confidava nel suo sposo Gesù e, chiedendo prestiti iniziò a comperare le prime attrezzature di quella che poi sarebbe diventata la stazione televisiva Eternal Word Television Network (catena di televisione Parola eterna, EWTN). Dice: “Pensavo di avere già molta carne al fuoco con la costruzione del monastero e della tipografia. Ma, quando saltò fuori la televisione, mi resi conto che cosa significava realmente attraversare tempi difficili. Ma Dio continuò aumentando la nostra fede, passo dopo passo. Vedevamo lui in ogni sforzo e vedevamo come la sua provvidenza faceva prodigi(65).

Ebbi una paura terribile quando feci il primo ordine di attrezzature televisive. Quando vidi il prezzo e vidi l’impossibilità di pagare queste somme astronomiche, mi sentii schiacciata dalla responsabilità. Non si può immaginare quante volte presi il telefono per annullare l’ordine, ma ogni volta accadeva qualcosa e non lo facevo. Una volta, una compagnia era disposta a farmi credito solo con la mia firma senza aver bisogno di un garante... Una delle mie definizioni della fede è avere un piede in aria, l’altro per terra, e una sensazione di malessere allo stomaco! Io prendo il Maalox, un antiacido. Qualcuno, una volta, mi sfidò dicendo che, se fossi realmente una persona di fede, non avrei bisogno di prendere il Maalox. Io gli risposi che il mio stomaco non sa che ho fede.
L’attrezzatura televisiva, valutata per più di centomila dollari, iniziò ad arrivare al monastero. Questa somma era apparentemente impossibile da pagare. Poi, cominciarono ad accadere cose inesplicabili. La ditta che doveva montare le luci nello studio ridusse il prezzo da 48.000 a 14.000 dollari. Le camere da ripresa, valutate 24.000 dollari, furono pagate con una donazione acquisita durante un viaggio. Così trovavo la forza per continuare ad andare avanti”(66).

Per il 1986 i costi operativi erano più di 360.000 dollari al mese. Ma la preghiera della Madre e delle sorelle, con la collaborazione di laici impegnati, fecero in modo che i prodigi continuassero a succedere senza interruzione. In quell’anno, la catena EWTN arrivava a 300 sistemi di cavi e distribuiva il segnale a più di nove milioni di case.
Un’altra delle sue grandi opere è stata la fondazione della maggior emittente di radio privata di onda corta con l’aiuto finanziario dei coniugi Piet e Trude Derksen, che le portarono, in un primo momento, per questo progetto due milioni di dollari. E Madre Angelica ci dice convinta:
“Se non siamo disposti a rasentare il ridicolo, Dio non può fare miracoli... Nostro Signore, tramite la sua divina provvidenza, rese possibile la EWTN da un garage convertito in studio con le tecnologie più moderne. Per mezzo di questa tecnologia, siamo potuti arrivare a milioni di persone e case. E ora persone che non hanno mai ascoltato la Parola di Dio possono sintonizzarsi su EWTN, anche dai luoghi più remoti... La provvidenza di Dio ci segue e ci protegge dal momento in cui ci alziamo alla mattina fino al momento in cui andiamo a letto. Imparai a confidare negli avvenimenti del momento presente, poiché Dio frequentemente fa miracoli e cose impossibili con piccole ispirazioni, che molto facilmente potrebbero passare inosservate o ignorate per la loro insignificanza”(67).

La vita di Madre Angelica, con i suoi sei dottorati honoris causa e premi nazionali e internazionali, è un monumento della provvidenza di Dio. Dio fa miracoli secondo la misura della nostra fiducia in lui. Madre Angelica ebbe l’audacia di credere fino al punto di rendersi ridicola per Dio e Dio premiò la sua fiducia. La provvidenza di Dio la prese per mano fin dalla sua più tenera infanzia nonostante le sofferenze che ha dovuto sopportare.
Come abbiamo detto, ha fondato il convento dove risiede con la speciale finalità di adorare perpetuamente Gesù sacramentato. Ha fondato la prima e principale catena televisiva cattolica del mondo via cavo, che emette 24 ore al giorno programmi cattolici in diverse lingue a 170 paesi. Ha fondato una casa editrice cattolica, con la sua tipografia, per promuovere tutti i tipi di letteratura cattolica in differenti lingue ed ha anche fondato la maggior emittente di radio privata ad onda corta affinché il messaggio cattolico possa essere ascoltato in qualsiasi parte del mondo. In tutte le sue opere brilla come una continua luce la divina provvidenza, che continua a dirci come Gesù: Chi crede in me, compirà le opere che io compio e ne farà di più grandi (Gv 14, 12).

Lettere di Sant'Agostino



LETTERA 3 

Scritta all'inizio del 387. 

A. risponde a Nebridio che, ignorando molte cose, non può essere  chiamato felice (n. 1). La vera felicità (n. 2); più che il corpo si  deve amare l'anima (n. 3-4). Una questioncella grammaticale (n.  5).


AGOSTINO A NEBRIDIO 


La felicità esclude l'ignoranza. 

1. Resto incerto se io debba considerarlo effetto di non so quale tuo  "blandiloquio", per così dire, oppure se la cosa stia veramente in  questo modo: è infatti accaduto all'improvviso e non ho ancora  chiarito abbastanza fino a che punto vi si debba credere. Tu attendi  di sapere di che si tratti. Che cosa pensi? Tu mi hai quasi convinto,  non che io sia beato (giacché un tale bene è possesso esclusivo del  sapiente), ma certo quasi beato: come diciamo di uno che è "quasi  uomo", paragonandolo alla immagine perfetta dell'uomo quale lo  concepiva Platone, o diciamo "quasi rotonde" o "quasi quadrate" le  cose che vediamo, sebbene siano molto lontane dal somigliare alle  figure che pochi competenti vedono con gli occhi della mente. In  verità ho letto la tua lettera al lume della lucerna, quando avevo già  cenato; era vicino il momento di andarmi a riposare, ma non a  dormire: e infatti, disteso nel letto, ho riflettuto a lungo tra me e  me ed ho fatto, io Agostino, questi discorsi con Agostino: È dunque  vero quello che pensa Nebridio, cioè che io sono felice? No di certo: giacché neppure lui osa negare che io sia ancora stolto. E se anche  agli stolti potesse toccare una vita beata? È difficile: quasi che la  stoltezza fosse una piccola miseria o vi potesse essere qualche altra  miseria oltre ad essa. Perché dunque a lui è parso così? Forse che,  dopo aver letto quei miei scritti, ha osato credermi anche sapiente?  Non è così temeraria l'allegria, per quanto sia sfrenata, soprattutto  in una persona che ben sappiamo con quanta ponderatezza proceda  nelle sue considerazioni. È così, dunque: ha scritto quello che  pensava mi avrebbe fatto molto piacere, poiché anche a lui ha fatto  molto piacere tutto ciò che io ho messo in quello scritto; ed ha  scritto in preda alla gioia, senza preoccuparsi di quello che  conveniva affidare ad una penna trasportata dall'allegria. Che cosa  sarebbe capitato, se avesse letto i Soliloqui ? La sua gioia sarebbe  molto più grande e tuttavia non troverebbe un appellativo più  elevato da darmi di quello di beato. Ha dunque avuto troppa fretta  di spendere per me il nome più alto, e non si è riservato nulla da  attribuirmi quando fosse più allegro. Vedi gli effetti dell'allegria! 

In che consiste la felicità. 

2. Ma dov'è questa vita beata dove, dove mai? Oh, se consistesse  nel rigettare la dottrina di Epicuro sugli atomi! Oh, se consistesse  nel sapere che in basso non vi è nulla ad eccezione del mondo! Oh,  se consistesse nel sapere che i punti all'esterno di una sfera  nuotano più lentamente del suo centro ed altre cose di questo  genere che noi parimenti conosciamo! Ora invece, come ed in che  grado posso essere beato io che non so perché il mondo sia grande  così, mentre l'essenza delle figure che lo compongono non  impedirebbe affatto che fosse più grande quanto si vuole? Oppure  come non mi si obietterebbe, anzi non saremmo costretti ad  ammettere che i corpi sono divisibili all'infinito, così da potersi  ricavare come da una data base un numero determinato di  corpuscoli in una determinata quantità? Perciò, mentre non si  ammette che esista un corpo che sia il più piccolo possibile, come  possiamo ammettere che ne esista uno grandissimo, tanto che non  ve ne possa essere uno più grande? A meno che non abbia un  grande valore quello che dissi una volta in gran segreto ad Alipio:  poiché il numero intelligibile cresce all'infinito, ma non decresce  all'infinito (infatti non è possibile scomporlo oltre la monade), al  contrario il numero sensibile (che altro è infatti il numero sensibile  se non qualcosa di materiale, vale a dire la quantità dei corpi?) può  diminuire all'infinito ma non può crescere all'infinito. E per questo forse a ragione i filosofi pongono la ricchezza nelle cose intelligibili,  la povertà in quelle sensibili. Che cosa v'è infatti di più miserabile  che poter diminuire all'infinito? E quale ricchezza più grande che  crescere quanto vuoi, andare dove vuoi, tornare indietro quando  vuoi e fin dove vuoi ed amare grandemente ciò che non può  diminuire? Infatti chi comprende tali numeri, ama nulla tanto  quanto la monade. E non è strano, dato che è grazie ad essa che si  arriva ad amare tutti gli altri. Ma ciononostante perché mai il  mondo è grande così? Avrebbe infatti potuto essere o più grande o  più piccolo. Non lo so: in realtà è così. E perché è qui piuttosto che  là? Neppure di ciò si deve far questione, altrimenti si dovrebbe fare  sulla posizione di qualsiasi cosa. Soltanto questo mi turbava molto,  cioè che i corpi fossero divisibili all'infinito. Al che si è forse dato  una risposta con la teoria della proprietà contraria del numero  intelligibile. 

Il mondo e le immagini fisiche. 

3. Ma aspetta un istante; vediamo che cos'è questo non so che, che  mi viene in mente: certamente si dice che il mondo sensibile è  immagine di non so quale mondo intelligibile. Ora è singolare quello  che vediamo nelle immagini riflesse dagli specchi. Infatti per quanto  grandi siano gli specchi, non rendono le immagini più grandi di  quello che sono i corpi, per quanto piccolissimi, messi loro davanti.  Negli specchi piccoli invece, come nelle pupille degli occhi, anche se  si mette davanti ad essi un gran volto, si forma un'immagine  piccolissima, proporzionata alla misura dello specchio. Dunque è  possibile diminuire anche le immagini dei corpi, usando specchi più  piccoli, ma non si può aumentarle usando specchi più grandi. Qui  senza dubbio c'è sotto qualcosa, ma adesso bisogna dormire. E  infatti non è cercando che appaio beato a Nebridio, ma forse  scoprendo qualcosa. E che cos'è questo qualcosa? È forse quel  ragionamento che son solito accarezzare come mio particolare e di  cui son solito rallegrarmi molto? 

Si deve amare più l'anima che il corpo. 

4. Di che cosa siamo composti? D'anima e di corpo. E di queste due  parti qual è la migliore? L'anima, evidentemente. Che cosa si loda  nel corpo? Nient'altro, vedo, che la bellezza. Che cos'è la bellezza  fisica? La giusta proporzione delle parti, accompagnata da una certa  vaghezza di colorito. Questa forma leggiadra è migliore dove è vera o dove è falsa? Chi oserebbe porre in dubbio che sia migliore dove  è vera? Orbene, dove è vera? Nell'anima, naturalmente. Quindi  l'anima si deve amare più del corpo. Ma in quale parte dell'anima si  trova questa verità? Nella mente e nell'intelligenza. Che cosa  offusca l'intelligenza? I sensi. Bisogna dunque resistere ai sensi con  tutte le forze dell'anima? È evidente. E se le cose sensibili ci  dilettano troppo? Si faccia in modo che non ci dilettino. Come si fa?  Abituandoci a farne a meno e a desiderare cose migliori. E se  l'anima muore? Allora anche la verità muore, o l'intelligenza e la  verità non s'identificano, oppure l'intelligenza non ha sede  nell'anima, oppure può morire una cosa in cui ha la sua sede  alcunché d'immortale: ma che nessuna di queste eventualità possa  verificarsi già è detto nei miei Soliloqui ed è sufficientemente  dimostrato; ma per non so quale abitudine ai mali siamo atterriti e  titubanti. Infine, anche se l'anima è soggetta alla morte, il che vedo  assolutamente impossibile, tuttavia in questo periodo di riposo ho  sufficientemente accertato che la vita beata non consiste nel  godimento delle cose sensibili. Forse per queste e simili ragioni  appaio al mio Nebridio, se non beato, almeno quasi beato. Potrei  sembrarlo anche a me: che cosa ci perdo o perché dovrei rifiutare  la buona stima? Questo mi dissi; poi, come al solito, mi misi a  pregare e m'addormentai. 

Una questioncella di prosodia. 

5. Ecco quanto mi è piaciuto di scriverti. In verità mi allieta il fatto  che tu mi ringrazi se non ti nascondo nulla di ciò che mi viene in  bocca e sono contento di piacerti così. Con chi dunque dovrei  scherzare più volentieri che con colui al quale non posso dispiacere?  E se poi è in potere della fortuna che un uomo ami un altro uomo,  vedi quanto sia fortunato io che godo tanto dei favori della fortuna  e, lo confesso, desidero che tali beni mi crescano copiosamente. Ma  i sapienti più autentici, che soli è lecito chiamare beati, non hanno  voluto né che si temessero i beni della fortuna né che si  desiderassero (cupi o cupiri? veditela tu). E questo è venuto a  proposito. Desidero infatti che tu mi dia chiarimenti su tale  coniugazione; giacché, quando coniugo verbi di questo tipo, sono  molto incerto. Cupio, infatti, come fugio, sapio, iacio, capio, sono  verbi affini; ma non so se l'infinito sia fugiri o fugi, sapiri o sapi. 
Potrei propendere per iaci e capi, se non temessi che mi prendesse e mi gettasse a suo capriccio, dove gli aggradi, chi riuscisse a  convincermi che una cosa è iactum e captum, un'altra fugitum, cupitum, sapitum. Così pure ignoro parimenti se queste ultime tre  forme si debbano pronunciare con la penultima lunga ed accentata oppure non accentata e breve. Vorrei indurti a scrivere una lettera  più estesa; mi auguro di poterti leggere un po' più a lungo. Giacché  non sono in grado di dire appieno quanto mi faccia piacere leggerti. 

VI INVITO ALLA PREGHIERA, UNITI COME UNA COSA SOLA.



La forza della preghiera è un’arma preziosissima per i Miei figli: è scudo che protegge, ancora che tiene l’anima in un porto sicuro, è bastone per mantenersi stabili, è acqua per i momenti di deserto, è tranquillità, fiducia che aumenta la fede per lavorare nella vigna di Mio Figlio. 

Ogni preghiera è ascesa spirituale che vi aumenta l’energia, vi somministra vitalità, vi dà coraggio di fronte ad ogni avversità. La preghiera fa in modo che l’essere umano si immerga nella sintonia del Cosmo e fa sì che l’uomo sia il ricettore delle benedizioni esistenti in tutto il creato. 

La preghiera realizza quel miracolo che fa confluire verso l’uomo queste benedizioni, portandolo ad amare Dio sopra ogni cosa e a dare valore agli appelli del Cielo. 
E’ questa la ragione per la quale vi chiamo costantemente alla preghiera, affinché l’obbedienza cresca ogni giorno di più nei Miei. 

PARTE 2: P. Michel Rodrigue - Avventure a Medjugorje e i messaggi principali di Maria



Essendo un professore di seminario esperto in molti campi (psicologia, teologia dogmatica, teologia pastorale, teologia pratica) e avendo studiato dottrine della Chiesa e documenti della Chiesa riguardanti la Vergine Maria e approvato le apparizioni mariane, p. Michel non credeva a Medjugorje. La Vergine Maria, per quanto ne sapeva, non era mai apparsa e aveva dato messaggi coerenti per così tanto tempo e in quel modo.
Ma p. Michel non ha mai parlato contro le presunte apparizioni di Medjugorje, e invece ha tenuto per sé i suoi dubbi. Il giorno in cui l'Iraq ha invaso il Kuwait nel 1990, la Madonna gli apparve e gli chiese di pregare, dicendo che questa invasione poteva iniziare una terza guerra mondiale, ma la preghiera poteva evitarlo. Fr. Michel le promise che avrebbe pregato per questa intenzione. Poiché la Vergine Maria appariva diversa da come era abituata a vederla, e non aveva familiarità con il modo in cui appariva ai veggenti di Medjugorje, chiese: "Chi sei?"
Lei rispose: "Io sono la regina della pace". Quindi aggiunse: "Vorrei che tu andassi a Medjugorje".
Le disse: "Ma non ho i soldi per andare."
Lei sorrise e poi svanì.
Il giorno successivo ha ricevuto un assegno di $ 3000 per posta da un pagamento dovuto e che non si aspettava. Anche con le tensioni politiche ed etniche nella regione, con la Jugoslavia in quel momento in rovina come paese, con la guerra sospesa nell'aria, p. Michel aveva completa fiducia nella Beata Madre e non aveva paura di viaggiare lì.
Poco dopo p. Arrivò Michel, uno dei sacerdoti francescani gli chiese: "Parli francese?"
"Sì."
“Riesci a sentire confessioni in francese? Perché non abbiamo nessuno ".
"Sì, nessun problema." Fr. Michel ha continuato a sentire la confessione, dopo la confessione, dopo la confessione, dopo la confessione. Alla fine, disse al Signore: "Devo andare in bagno!" Poi qualcuno è venuto e l'ha aiutato a fare una breve pausa in bagno. "Grazie, Signore. Oh, grazie, Signore. "
Tornò e sentì la confessione, dopo la confessione, dopo la confessione, dopo la confessione. .
"Padre, ho fame", ha detto. Immediatamente qualcuno venne alla porta confessionale: "Ho un panino per te, padre."
"Grazie!"
Più tardi aveva bisogno di un drink, quindi ha chiesto a Dio per uno, e qualcuno gli ha immediatamente portato una bottiglia.
"Oh, ho ricevuto così tante grazie lì", p. Michel ha condiviso. “Un giorno a Medjugorje, stavo camminando sul marciapiede e disse:“ Signore, vorrei un tuo segno. Sì, mamma Mary, dammi un segno. Vorrei avere una stola, una verde reversibile con il rosso. E preferisco averne uno con un calice. Subito dopo aver dato loro tutte le mie richieste, sono passato dal ristorante dove qualcuno ha chiamato: "Padre, padre!"
Ho guardato oltre e ho detto: "Io?"
"Si!"
Non l'avevo mai visto prima in vita mia. Quindi sono entrato.
Disse in inglese: "Padre, ho un regalo per te."

"Un regalo per me?" E mi ha regalato una scatola con una stola, verde sul lato, rossa sull'altro lato e con l'immagine di un calice su di essa - tutto ".

Dissi a mamma Mary: "Wow!" Come potrei non credere a Medjugorje? È impossibile. Ho continuato a ricevere molti più segni di quello a Medjugorje, te lo assicuro. ”
Una mattina quando p. Michel era in piedi vicino al lato della strada, un'auto si fermò accanto a lui. "Vieni con me", gli disse l'uomo in francese. Abbiamo molto da fare oggi. Faremo colazione. "
"Chi è questo prete?" Fr. Si chiese Michel, “e come fa a sapere che parlo francese? E perché all'improvviso passo la giornata con lui? ”
L'uomo era p. Slavko Barbaric, un sacerdote francescano originariamente inviato a Medjugorje nel 1983 per indagare sulle apparizioni. Divenne un fervente credente e in seguito, il direttore spirituale di molti anni per i sei visionari di Medjugorje. Fino alla sua morte improvvisa sul Monte Krizevac, nel novembre 2000, mentre pregava le Stazioni della Croce, era il pilastro dei pellegrini di Medjugorje. Psicoterapeuta esperto, che parlava molte lingue, organizzava instancabilmente le liturgie quotidiane, parlava in molte lingue, ore di adorazione eucaristica, rosari e libri di preghiera, digiuno, adorazione, Stazioni della Croce e Confessione. In un unico messaggio di Medjugorje, pochi giorni dopo la sua morte, la Madonna disse al visionario Marija che p. Slavko era con lei in paradiso.
Fr. Michel non aveva mai incontrato p. Slavko prima, e non sapeva nemmeno perché p. Slavko sapeva chi era né dove lo stava portando. Fr. Slavko ha guidato p. Michel intorno a Medjugorje, spiegandogli il significato dei vari siti e la storia delle apparizioni. Quindi lo portò in una stanza vicino alla chiesa di St. James Church, dove venivano archiviati tutti i documenti relativi a Medjugorje, compresi i registri di miracoli e messaggi.
"Seguimi", ha detto p. Slavko. Fr. Michel lo seguì in un posto vicino alla canonica. Scesero una rampa di scale che conduceva a una stanza sotterranea, una stanza segreta. C'era un prete che si presentò come p. Petar Ljubicic. Fr. Michel notò che da un lato della stanza era esposta una Bibbia e dall'altro un libro. "Tocca il libro", p. Slavko ha detto a p. Michel, così prese il libro e girò le pagine. Le sue pagine erano come pergamena e non gli sembrava di aver mai toccato nulla sulla terra. "Cosa vedi nelle pagine?"
"Niente", ha detto p. Michel.
Fr. Slavko ha poi spiegato come sono scritti i dieci segreti di Medjugorje sulla pergamena di quel libro e come il visionario Mirjana è stato invitato da Maria a scegliere un sacerdote che avrebbe rivelato ogni segreto al mondo. Ha scelto p. Petar. Dieci giorni prima che accada il primo, Mirjana consegnerà il libro a p. Petar, che sarà quindi in grado di vedere e leggere il primo segreto. Ognuno pregherà e digiunerà per sette giorni. Tre giorni prima che avvenga il segreto, p. Petar lo rivelerà al papa e al mondo. Quindi restituirà il libro a Mirjana, che glielo riporterà dieci giorni prima che avvenga il prossimo segreto. "In un modo o nell'altro, Dio garantirà che il messaggio raggiunga il mondo".
"Il libro viene dal cielo", ha detto p. Slavko. È stato studiato e analizzato da scienziati che hanno affermato che il materiale non esiste sulla Terra.
Fr. Slavko allora disse a p. Michel, "Hai un messaggio per noi?" Il cielo aveva donato a p. Michel un messaggio specifico per la parrocchia di Medjugorje, e in quel momento, ricordò questo messaggio: "Sì, lo so". Fr. Slavko lo sapeva perché Maria di Medjugorje aveva detto al visionario Ivan che p. Michel verrebbe con un messaggio. Fr. Michel impartì il messaggio e p. Slavko l'ha archiviato.
Il giorno prima di p. Michel dovette lasciare Medjugorje, si unì a molte persone nella chiesa di St. James per pregare il Rosario nella chiesa prima dell'apparizione della Madonna alle 17:40. A quel tempo, i visionari si riunivano in una piccola stanza chiamata la stanza dell'Apparizione ogni giorno poco prima che apparisse loro la Madonna. Solo un piccolo numero di persone era autorizzato a entrare nella stanza.
Fr. Michel ha notato che p. Slavko nella parte anteriore della chiesa cominciò a puntare il dito contro qualcosa nella parte posteriore della chiesa. Fr. Michel si guardò intorno per vedere a cosa stava puntando, e tutti girarono la testa per guardarlo di nuovo. "Me?" ha fatto un gesto? Fr. Slavko annuì sì.
Fr. Michel avanzò e fu scortato nella stanza delle apparizioni dove un piccolo gruppo di persone e tutti e sei i visionari pregavano, aspettando che apparisse la Vergine Maria. Quando lo fece Mary, i visionari alzarono improvvisamente lo sguardo e iniziarono a parlare e ascoltarla, impervi di qualsiasi dolore, luci terrene o del mondo che li circondava. Nello stesso momento, p. Michel vide Mary sotto forma di un contorno, che durò per tutta la durata dell'apparizione.
Un altro evento soprannaturale a Medjugorje si è verificato quando p. Di notte Michel passeggiava e sentiva un debole fruscio vicino a lui. Guardò verso il suono per vedere il visionario, Ivan, che camminava e pregava il Rosario, il che era normale, tranne per il fatto che i suoi piedi erano elevati. Non stava toccando il suolo.
Si riconoscevano senza dire una parola. Fr. Michel in seguito chiese a p. Slavko perché i piedi di Ivan non toccavano il suolo. Gli disse che questo perché la Madonna accompagnava Ivan, e insieme stavano circondando Medjugorje con un rosario, pregando per la sua protezione.
Quando scoppiò la guerra in Bosnia nel 1992, Medjugorje fu divinamente protetto. La Serbia ha lanciato alcuni aerei da guerra incaricati di bombardare la chiesa di San Giacomo a Medjugorje, ma mentre i piloti si stavano avvicinando al loro obiettivo, una grande nuvola venne dal nulla, bloccando la loro visione della chiesa e non riuscirono a vedere nulla. Nonostante ciò, hanno lanciato i loro razzi. Miracolosamente, le bombe non hanno fatto esplodere e la chiesa è rimasta intatta.

GESÙ BAMBINO NEGLI SCRITTI DI LUISA PICCARRETA



«Trovandomi fuori di me stessa, mi son trovata col Bambino Gesù in braccio in “Figlia mia, tutte le opere, parole e pensieri delle mezzo a tanta gente e Lui mi ha detto: creature dovrebbero essere suggellati con l’impronta: “Gloria Dei, Gloria Dei”, e tutto ciò  che non è suggellato da questa impronta resta oscurato e come sepolto in tenebre,  macchiato o al più di nessun valore, sicché la creatura non fa altro che far uscire da se  stessa tenebre e cose abominevoli, perché la creatura, non operando per la gloria di Dio, sfugge dal fine per cui è stata creata, resta come sperduta da Dio e lasciata sola a se  stessa. E solo Dio è luce e per Dio le azioni umane acquistano valore. Ora, quale  meraviglia se la creatura, non operando per la Sua gloria, resta sepolta nelle sue stesse  tenebre e non acquista niente dalle sue fatiche, anzi si carica di gravi debiti?”   
Con nostra grande amarezza guardavamo tutta quella gente come sepolta in tenebre.  Onde io, per distrarre da quella amarezza il benedetto Gesù, lo stringevo e baciavo e gli “Dì insieme con me: Do tale potenza alla dicevo, quasi volendo scherzare con Lui: preghiera di quest’anima, da concederle ciò che mi domanda”.
 E Lui non mi dava retta, ed io, volendolo costringere a dire insieme con me, replicavo i baci, gli abbracci e “Dì, dì insieme con me le stesse parole dette sopra”.  
ripetevo: Ho fatto tanto, che mi pare che le abbia detto e mi son trovata in me stessa, meravigliandomi della mia arditezza e pazzia, e mi vergognavo di me ste sa.» (Vol. 7°, 11.09.1906) 

Pablo Martín Sanguiao 

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI



Dov'è il Purgatorio?

Ecco tracciata a grandi tocchi la storia del culto dei morti; dal  che risulta che le sentenze del Concilio di Trento, la Tradizione  cattolica e le rivelazioni dei Santi sono concordi nello stabilire  in modo irrefragabile la credenza del Purgatorio. Ora si  presenta l'altra questione importantissima del luogo ove il  Purgatorio si trovi. La Chiesa non si è mai pronunziata su  questo argomento, lasciando i teologi liberi nelle loro opinioni.  Vedremo quello che pensano i mistici, c'intratterremo sulle  rivelazioni dei Santi; intanto riportiamo una interessantissima  pagina del prof. Chollet (I nostri defunti; P. II, cap. II). “Fuor di  dubbio il Purgatorio è luogo di prigionia e può dirsi pure che  l'anima vi è in certo modo incatenata. Di fatti il Purgatorio è un castigo fatto di fuoco probabilmente materiale; ed ogni materia  occupa dello spazio. Di più l'anima è preda di questo fuoco e vi  è abbandonata per divina potenza ne può sfuggirne fino al  momento della sua completa purificazione. Tuttavia essa  conserva dei contatti col mondo esteriore. Vedremo più tardi,  che il fuoco della divina giustizia, sebbene terribile e materiale  realtà, è fornito di qualità che lo fanno ben differente da quello  che consuma il legno arido o rende liquido il metallo  arroventato. Sopratutto è fenomeno che appartiene al di là, vale  a dire ad un ordine materiale diverso da quello del nostro  mondo sensibile. Al modo stesso che i corpi risuscitati, sia  degli eletti che dei reprobi, sebbene corpi veri rivestiranno  delle qualità assolutamente diverse da quelle della vita  presente, così pure il fuoco che tormenterà questi ultimi  possederà un carattere speciale. Chi impedisce d'altronde di  considerare il fuoco del Purgatorio come una materia avente  analogia nelle sue qualità spirituali con quelle dei corpi  glorificati? E se così è, questo fuoco non potrebbe avere come  appunto i corpi glorificati, come il corpo eucaristico del  Salvatore, una localizzazione diversa da quella dei corpi  terrestri?”

«Oltre a ciò non è punto necessario supporre riunito in una sola  massa ardente tutto il fuoco che tormenta le anime; non v'è  nessuna necessità di sostenere che il fuoco che purifica l'anima  di Pietro abbia a trovarsi nel luogo stesso e insieme a quello  che purifica l'anima di Paolo. Questo fuoco si apprende  all'anima e la chiude fra le sue vampe; l'anima col suo senso  misterioso è avviluppata dentro questo ardore; ma perché non  potrebbe ella allo stesso tempo che vi è imprigionata raggiare  al di fuori, e vedere intorno a sé? Quel fuoco d'altronde non è  assegnato, come pare, ad un luogo fisso. Aderente all'anima, la  segue in ogni moto, l'invade tutta del suo misterioso ardore e  con lei si trasferisce, a guisa di fornace accesa nel cuore, che il suo ardore diffonde in tutto l'organismo, circola nelle vene e  nelle arterie, irraggia nei nervi e nei muscoli, in qualunque  luogo divora la sua preda.

Se così è, il Purgatorio parrebbe piuttosto uno stato che un  luogo; e lo stato delle anime giuste ma non del tutto purificate,  sarà simile alla condizione dolorosa dei figli che hanno offeso  il padre e son privi per qualche tempo di vederne l'aspetto; al  supplizio di cuori amanti, straziati dal rimorso delle offese che  rammentano fatte al padre amato. Nello stesso modo sarà il  castigo del fuoco. L'anima trascinerà seco il suo supplizio,  come l'augellino ferito dal piombo micidiale, porta seco infissa  nel fianco la morte e corre l'aria con volo doloroso. Essa non  avrà perduto perciò ogni contatto con questo mondo, come non  l'ha perduto col cielo.

Ciò premesso, dato che, come si è accennato sopra, siamo in un  campo assai libero, veniamo alle rivelazioni dei Santi. Santa  Francesca Romana ci fa sapere che il Purgatorio non è che uno  scompartimento dell'Inferno, che secondo la Santa sarebbe  diviso in quattro parti, la prima delle quali costituisce il vero e  proprio inferno dei dannati, che trovasi al centro, mentre le  altre parti costituirebbero il Purgatorio, il Limbo dei santi  Padri, e il limbo dei fanciulli morti senza battesimo. La  descrizione di Santa Francesca Romana è conforme alla  opinione di S. Tommaso, secondo il quale il fuoco del  Purgatorio è tutto simile a quello dell'Inferno. Tuttavia non è  escluso che la giustizia divina permetta talvolta che le anime  soddisfino alla pena dei loro falli nei luoghi stessi dove  peccarono o vissero, o si rivelino comunque in determinati  luoghi. Non mancano antiche rivelazioni narrate da S. Gregorio  Magno (libr. 4 Dial. cap. 40 e 55) e da S. Pier Damiani negli  scritti intorno ai miracoli del suo tempo. Noi riferiremo quanto  riporta Mons. Alfredo Vitali, nel suo volumetto Il Mese di Novembre a proposito di un'apparizione di questo genere. «Era  una fredda sera di Novembre del 1894 e il sacerdote D.  Fabiano Battaglini in sulle due ore di notte, dopo le funzioni di  chiesa, faceva ritorno alla sua abitazione sul colle Palatina. Da  più anni egli si occupava dell'Oratorio Notturno nella chiesa di  S. Lorenzo in Fonte sulla via Urbana, ove nel Novembre si  celebrava il devoto esercizio del Mese dei Defunti. « Per fare  ritorno alla sua casa il buon sacerdote doveva percorrere la via  del Colosseo e poi volgere a destra e percorrere la breve  stradicciola che mette sull'area del Tempio di Venere e Roma,  alle spalle della Chiesa di S. Maria Nuova o S. Francesca  Romana. In quell'epoca, al termine della stradicciola, per  entrare nell'area del tempio, si doveva attraversare uno stretto  passaggio tra due bassi muriccioli, uno dei quali, quello di  destra, si prolungava a fianco di un sentiero sassoso che,  dolcemente salendo, portava ad un orto, che ancora esiste, di  prospetto al Monastero di S. Maria Nuova. Costeggiava questo  muricciolo una fila di colonne spezzate ed abbattute, quelle che  ora formano riparo lungo il ciglio della platea del tempio, di  prospetto al Colosseo ed alla via Sacra. Un custode notturno  doveva vigilare, girando, quella zona solitaria e pericolosa;  quindi non era infrequente caso che D. Fabiano trovasse seduto  sopra uno dei due muriccioli l'uomo, cui toccava il turno di  servizio. « Il buon sacerdote, conosciuto da tutto il personale  addetto agli scavi del Palatino, soleva talora intrattenersi per  breve tempo con il custode, scambiare con lui una parola ed  offrirgli una presa di tabacco.   

- Buona sera, D. Fabià - era il consueto saluto d'ogni incontro.  
- Buona sera - la risposta di quella buona pasta d'uomo,  semplice e gioviale.

Era dunque una sera di Novembre del 1894 e Don. Fabiano se  ne tornava in casa questa volta in compagnia di un suo conoscente, un buon vecchio, impiegato dell'Ufficio Scavi.  Giunti entrambi al passaggio tra i due muriccioli, trovarono il  custode, che col suo bastone, seduto, passava le sue ore di  guardia. Lo salutarono e, scambiando qualche parola, si  allontanarono alquanto, poi si fermarono, perché lo sguardo di  tutti fu richiamato da una figura bianco vestita, che con passo  lento, il capo chino e i capelli disciolti lungo le spalle,  discendeva dal sentiero che costeggiava l'orto, di cui si è fatto  cenno. Tutti silenziosi osservavano con attenzione, compresi da  una certa meraviglia, la strana figura. Sembrava una donna, ma  la fioca cuce del lontano fanale non ne lasciava discernere i  lineamenti. Essa passò poco discosta dai tre, silenziosa, e  s'incamminò lentamente, come fosse stanca, alla volta delle  colonne, distese lungo il muricciolo; e quando fu presso la  seconda, a breve distanza dai suoi osservatori, alzò in alto le  braccia, accompagnandole con un moto del capo all'indietro e  gridando con accento lungo, doloroso, straziante: « quanto  soffro! » si abbandonò pesantemente sulla colonna. A quel  grido accorsero i tre, e: « Buona donna » dissero tosto, « che  cosa avete ? »... Ma quale fu la loro sorpresa nel non vedere più  alcuno!... La visione era sparita... Il custode allora disse che  altre volte aveva veduto aggirarsi quei fantasma per quei  luoghi, senza porvi mente e senza essere richiamato  all'attenzione da cenno o dà parola alcuna.  In tutti rimase la  persuasione trattarsi di una apparizione di anima del  Purgatorio, e perciò, tanto il sacerdote che i due secolari si  affrettarono a suffragarla con Messe ed altre opere espiatorie.  Questo fu narrato allo scrivente dal medesimo sacerdote, D.  Fabiano Battaglini  (Op. cit., pag. 5 1 segg.).

Alcune volte, specialmente per quelli che muoiono di morte  violenta, sembra che compiasi l'espiazione nel luogo stesso ove  furono uccisi. Le leggende di tutti i grandi campi di battaglia e  di tutti i luoghi nei quali il delitto ha fatto scorrere sangue umano, ci parlano di pianti e di grida ascoltate durante la notte  ed imploranti preghiere e suffragi. Per quanto vogliasi gridare  alla superstizione, non mi par possibile escludere tutti i fatti di  questo genere, che si trovano raccontati nelle storie, tanto più  che buon numero di essi son riferiti da autori seri ed imparziali.  Tritemio, nella sua Cronaca (anno 1058), racconta il fatto di  numerosi soldati che comparivano ad alcuni religiosi sul campo  di battaglia dove erano periti, per implorare suffragi; e in  un'opera più recente, La vita del P. Giuseppe Anchieta,  soprannominato, per il suo zelo, l'Apostolo del Brasile, si parla  d'infelici assassinati che comparivano sulla sponda del lago nel  quale erano stati gettati i loro cadaveri, per ottenere suffragi da  un santo religioso dimorante in quei dintorni. Altre volte infine  la giustizia divina assegna a certe anime un luogo speciale di  espiazione, senza che vi sia altra ragione tranne quella della  volontà di Dio, la quale così permette per ammaestramento dei  vivi o per procurare ai defunti quei suffragi dei quali hanno più  bisogno. Per questo motivo, secondo la testimonianza di S.  Gregorio Magno, il diacono Pascasio avrebbe fatto il suo  purgatorio nei bagni di Capua, dove fu visto dal santo Vescovo  Germano occupato a compiere gli uffici più vili finché non  fosse finito il tempo della sua espiazione. (Dialoghi, libro IV,  cap. 40). Con San Tommaso concluderemo dunque che in  quanto al luogo del Purgatorio nulla è espressamente  determinato nella Scrittura, ma che nondimeno è probabile e  conforme al sentimento dei Santi ed a molte rivelazioni, che  questo luogo sia duplice; il primo vicinissimo all'Inferno, di  modo che il fuoco che in questo tormenta i dannati, in quello  purifica i giusti; il secondo esistente quasi in forza di una  specie di eccezione o dispensa, ed è per questo che noi  leggiamo essere state punite delle anime in differenti luoghi,  sia per ammonimento dei vivi, sia per sollievo dei morti, ai  quali così riesce più facile implorare i nostri suffragi e veder  diminuite le loro pene (III parte in suppl. De Purgatorio, art. 2).

Sac. Luigi Carnino