mercoledì 3 giugno 2020

IL PURGATORIO NELLA RIVELAZIONE DEI SANTI



Dov'è il Purgatorio?

Ecco tracciata a grandi tocchi la storia del culto dei morti; dal  che risulta che le sentenze del Concilio di Trento, la Tradizione  cattolica e le rivelazioni dei Santi sono concordi nello stabilire  in modo irrefragabile la credenza del Purgatorio. Ora si  presenta l'altra questione importantissima del luogo ove il  Purgatorio si trovi. La Chiesa non si è mai pronunziata su  questo argomento, lasciando i teologi liberi nelle loro opinioni.  Vedremo quello che pensano i mistici, c'intratterremo sulle  rivelazioni dei Santi; intanto riportiamo una interessantissima  pagina del prof. Chollet (I nostri defunti; P. II, cap. II). “Fuor di  dubbio il Purgatorio è luogo di prigionia e può dirsi pure che  l'anima vi è in certo modo incatenata. Di fatti il Purgatorio è un castigo fatto di fuoco probabilmente materiale; ed ogni materia  occupa dello spazio. Di più l'anima è preda di questo fuoco e vi  è abbandonata per divina potenza ne può sfuggirne fino al  momento della sua completa purificazione. Tuttavia essa  conserva dei contatti col mondo esteriore. Vedremo più tardi,  che il fuoco della divina giustizia, sebbene terribile e materiale  realtà, è fornito di qualità che lo fanno ben differente da quello  che consuma il legno arido o rende liquido il metallo  arroventato. Sopratutto è fenomeno che appartiene al di là, vale  a dire ad un ordine materiale diverso da quello del nostro  mondo sensibile. Al modo stesso che i corpi risuscitati, sia  degli eletti che dei reprobi, sebbene corpi veri rivestiranno  delle qualità assolutamente diverse da quelle della vita  presente, così pure il fuoco che tormenterà questi ultimi  possederà un carattere speciale. Chi impedisce d'altronde di  considerare il fuoco del Purgatorio come una materia avente  analogia nelle sue qualità spirituali con quelle dei corpi  glorificati? E se così è, questo fuoco non potrebbe avere come  appunto i corpi glorificati, come il corpo eucaristico del  Salvatore, una localizzazione diversa da quella dei corpi  terrestri?”

«Oltre a ciò non è punto necessario supporre riunito in una sola  massa ardente tutto il fuoco che tormenta le anime; non v'è  nessuna necessità di sostenere che il fuoco che purifica l'anima  di Pietro abbia a trovarsi nel luogo stesso e insieme a quello  che purifica l'anima di Paolo. Questo fuoco si apprende  all'anima e la chiude fra le sue vampe; l'anima col suo senso  misterioso è avviluppata dentro questo ardore; ma perché non  potrebbe ella allo stesso tempo che vi è imprigionata raggiare  al di fuori, e vedere intorno a sé? Quel fuoco d'altronde non è  assegnato, come pare, ad un luogo fisso. Aderente all'anima, la  segue in ogni moto, l'invade tutta del suo misterioso ardore e  con lei si trasferisce, a guisa di fornace accesa nel cuore, che il suo ardore diffonde in tutto l'organismo, circola nelle vene e  nelle arterie, irraggia nei nervi e nei muscoli, in qualunque  luogo divora la sua preda.

Se così è, il Purgatorio parrebbe piuttosto uno stato che un  luogo; e lo stato delle anime giuste ma non del tutto purificate,  sarà simile alla condizione dolorosa dei figli che hanno offeso  il padre e son privi per qualche tempo di vederne l'aspetto; al  supplizio di cuori amanti, straziati dal rimorso delle offese che  rammentano fatte al padre amato. Nello stesso modo sarà il  castigo del fuoco. L'anima trascinerà seco il suo supplizio,  come l'augellino ferito dal piombo micidiale, porta seco infissa  nel fianco la morte e corre l'aria con volo doloroso. Essa non  avrà perduto perciò ogni contatto con questo mondo, come non  l'ha perduto col cielo.

Ciò premesso, dato che, come si è accennato sopra, siamo in un  campo assai libero, veniamo alle rivelazioni dei Santi. Santa  Francesca Romana ci fa sapere che il Purgatorio non è che uno  scompartimento dell'Inferno, che secondo la Santa sarebbe  diviso in quattro parti, la prima delle quali costituisce il vero e  proprio inferno dei dannati, che trovasi al centro, mentre le  altre parti costituirebbero il Purgatorio, il Limbo dei santi  Padri, e il limbo dei fanciulli morti senza battesimo. La  descrizione di Santa Francesca Romana è conforme alla  opinione di S. Tommaso, secondo il quale il fuoco del  Purgatorio è tutto simile a quello dell'Inferno. Tuttavia non è  escluso che la giustizia divina permetta talvolta che le anime  soddisfino alla pena dei loro falli nei luoghi stessi dove  peccarono o vissero, o si rivelino comunque in determinati  luoghi. Non mancano antiche rivelazioni narrate da S. Gregorio  Magno (libr. 4 Dial. cap. 40 e 55) e da S. Pier Damiani negli  scritti intorno ai miracoli del suo tempo. Noi riferiremo quanto  riporta Mons. Alfredo Vitali, nel suo volumetto Il Mese di Novembre a proposito di un'apparizione di questo genere. «Era  una fredda sera di Novembre del 1894 e il sacerdote D.  Fabiano Battaglini in sulle due ore di notte, dopo le funzioni di  chiesa, faceva ritorno alla sua abitazione sul colle Palatina. Da  più anni egli si occupava dell'Oratorio Notturno nella chiesa di  S. Lorenzo in Fonte sulla via Urbana, ove nel Novembre si  celebrava il devoto esercizio del Mese dei Defunti. « Per fare  ritorno alla sua casa il buon sacerdote doveva percorrere la via  del Colosseo e poi volgere a destra e percorrere la breve  stradicciola che mette sull'area del Tempio di Venere e Roma,  alle spalle della Chiesa di S. Maria Nuova o S. Francesca  Romana. In quell'epoca, al termine della stradicciola, per  entrare nell'area del tempio, si doveva attraversare uno stretto  passaggio tra due bassi muriccioli, uno dei quali, quello di  destra, si prolungava a fianco di un sentiero sassoso che,  dolcemente salendo, portava ad un orto, che ancora esiste, di  prospetto al Monastero di S. Maria Nuova. Costeggiava questo  muricciolo una fila di colonne spezzate ed abbattute, quelle che  ora formano riparo lungo il ciglio della platea del tempio, di  prospetto al Colosseo ed alla via Sacra. Un custode notturno  doveva vigilare, girando, quella zona solitaria e pericolosa;  quindi non era infrequente caso che D. Fabiano trovasse seduto  sopra uno dei due muriccioli l'uomo, cui toccava il turno di  servizio. « Il buon sacerdote, conosciuto da tutto il personale  addetto agli scavi del Palatino, soleva talora intrattenersi per  breve tempo con il custode, scambiare con lui una parola ed  offrirgli una presa di tabacco.   

- Buona sera, D. Fabià - era il consueto saluto d'ogni incontro.  
- Buona sera - la risposta di quella buona pasta d'uomo,  semplice e gioviale.

Era dunque una sera di Novembre del 1894 e Don. Fabiano se  ne tornava in casa questa volta in compagnia di un suo conoscente, un buon vecchio, impiegato dell'Ufficio Scavi.  Giunti entrambi al passaggio tra i due muriccioli, trovarono il  custode, che col suo bastone, seduto, passava le sue ore di  guardia. Lo salutarono e, scambiando qualche parola, si  allontanarono alquanto, poi si fermarono, perché lo sguardo di  tutti fu richiamato da una figura bianco vestita, che con passo  lento, il capo chino e i capelli disciolti lungo le spalle,  discendeva dal sentiero che costeggiava l'orto, di cui si è fatto  cenno. Tutti silenziosi osservavano con attenzione, compresi da  una certa meraviglia, la strana figura. Sembrava una donna, ma  la fioca cuce del lontano fanale non ne lasciava discernere i  lineamenti. Essa passò poco discosta dai tre, silenziosa, e  s'incamminò lentamente, come fosse stanca, alla volta delle  colonne, distese lungo il muricciolo; e quando fu presso la  seconda, a breve distanza dai suoi osservatori, alzò in alto le  braccia, accompagnandole con un moto del capo all'indietro e  gridando con accento lungo, doloroso, straziante: « quanto  soffro! » si abbandonò pesantemente sulla colonna. A quel  grido accorsero i tre, e: « Buona donna » dissero tosto, « che  cosa avete ? »... Ma quale fu la loro sorpresa nel non vedere più  alcuno!... La visione era sparita... Il custode allora disse che  altre volte aveva veduto aggirarsi quei fantasma per quei  luoghi, senza porvi mente e senza essere richiamato  all'attenzione da cenno o dà parola alcuna.  In tutti rimase la  persuasione trattarsi di una apparizione di anima del  Purgatorio, e perciò, tanto il sacerdote che i due secolari si  affrettarono a suffragarla con Messe ed altre opere espiatorie.  Questo fu narrato allo scrivente dal medesimo sacerdote, D.  Fabiano Battaglini  (Op. cit., pag. 5 1 segg.).

Alcune volte, specialmente per quelli che muoiono di morte  violenta, sembra che compiasi l'espiazione nel luogo stesso ove  furono uccisi. Le leggende di tutti i grandi campi di battaglia e  di tutti i luoghi nei quali il delitto ha fatto scorrere sangue umano, ci parlano di pianti e di grida ascoltate durante la notte  ed imploranti preghiere e suffragi. Per quanto vogliasi gridare  alla superstizione, non mi par possibile escludere tutti i fatti di  questo genere, che si trovano raccontati nelle storie, tanto più  che buon numero di essi son riferiti da autori seri ed imparziali.  Tritemio, nella sua Cronaca (anno 1058), racconta il fatto di  numerosi soldati che comparivano ad alcuni religiosi sul campo  di battaglia dove erano periti, per implorare suffragi; e in  un'opera più recente, La vita del P. Giuseppe Anchieta,  soprannominato, per il suo zelo, l'Apostolo del Brasile, si parla  d'infelici assassinati che comparivano sulla sponda del lago nel  quale erano stati gettati i loro cadaveri, per ottenere suffragi da  un santo religioso dimorante in quei dintorni. Altre volte infine  la giustizia divina assegna a certe anime un luogo speciale di  espiazione, senza che vi sia altra ragione tranne quella della  volontà di Dio, la quale così permette per ammaestramento dei  vivi o per procurare ai defunti quei suffragi dei quali hanno più  bisogno. Per questo motivo, secondo la testimonianza di S.  Gregorio Magno, il diacono Pascasio avrebbe fatto il suo  purgatorio nei bagni di Capua, dove fu visto dal santo Vescovo  Germano occupato a compiere gli uffici più vili finché non  fosse finito il tempo della sua espiazione. (Dialoghi, libro IV,  cap. 40). Con San Tommaso concluderemo dunque che in  quanto al luogo del Purgatorio nulla è espressamente  determinato nella Scrittura, ma che nondimeno è probabile e  conforme al sentimento dei Santi ed a molte rivelazioni, che  questo luogo sia duplice; il primo vicinissimo all'Inferno, di  modo che il fuoco che in questo tormenta i dannati, in quello  purifica i giusti; il secondo esistente quasi in forza di una  specie di eccezione o dispensa, ed è per questo che noi  leggiamo essere state punite delle anime in differenti luoghi,  sia per ammonimento dei vivi, sia per sollievo dei morti, ai  quali così riesce più facile implorare i nostri suffragi e veder  diminuite le loro pene (III parte in suppl. De Purgatorio, art. 2).

Sac. Luigi Carnino

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