sabato 27 giugno 2020

La santità sacerdotale



Una vita con Nostro Signore ed una scuola di carità


Durante gli anni di seminario, i seminaristi hanno la grazia insigne di vivere sotto lo stesso tetto di Nostro Signore Gesù Cristo. Di conseguenza possono avvicinarlo come facevano Maria e Giuseppe, nel silenzio, nel raccoglimento, nello spirito di preghiera che deve regnare in seminario. Nelle loro orazioni, nei canti liturgici, in tutte le loro cerimonie, imparano a conoscerLo e ad amarLo sempre un po’ di più. Lo avvicinano in modo particolare anche tramite i sacramenti che ricevono, il sacramento della penitenza e quello dell’Eucaristia. Rispetto agli altri fedeli hanno anche il vantaggio di potersi dedicare più a lungo alle Scritture, a tutto l’insegnamento della Chiesa, per capire meglio il posto che Nostro Signore deve occupare nella loro vita74.Così devono ringraziare Dio che offra loro queste grazie e che li abbia scelti per essere suoi intimi amici75.

Se si avvicinano a Nostro Signore, è per portarLo al mondo. Sono chiamati ad essere missionari per natura, per essenza, perché il sacerdote porta Colui che è la luce delle nostre intelligenze, il calore dei nostri cuori ed il motore delle nostre volontà.

Questa luce, deve innanzitutto risiedere nella loro intelligenza con il sapere che acquisiscono in seminario. Tuttavia, hanno da acquisire non soltanto la scienza ed una fede profonda in Nostro Signore Gesù Cristo, unica salvezza del mondo (secondo Lc 2, 30-31), come ha proclamato il vecchio Simeone, ma hanno ugualmente bisogno di infiammare i loro cuori con la carità di Nostro Signore Gesù Cristo.

La carità si acquista con degli sforzi costanti e con una preghiera assidua rivolta a Nostro Signore. Noi non possiamo sperare di ricevere tutte le grazie che ci trasformano nella carità di Nostro Signore senza pregare, senza fare orazione, senza domandarle a Nostro Signore Gesù Cristo.

Ecco perché i seminaristi amano raccogliersi in cappella vicino a Nostro Signore, per domandarGli le grazie e tutte le virtù che sono espressione di carità.

Così, saranno la luce del mondo, non solo con le parole, ma anche con l’esempio. E’ proprio quello che dicono le preghiere delle ordinazioni che li avvicinano poco a poco al sacerdozio.

 Con il loro esempio devono essere la luce del mondo. Devono irradiare le virtù di Nostro Signore Gesù Cristo, mostrarle al mondo. Ora, per riuscirvi, il cammino è lungo e forse faticoso e difficile. I seminaristi devono allora ricordarsi quel capitolo di san Paolo ai Corinti che elogia la carità (1 Cor 13). Dovrebbero conoscere a memoria le caratteristiche della carità menzionate da san Paolo: la carità è paziente, la carità sopporta tutto, crede tutto, gioisce quando è proclamata la verità. Noi dobbiamo avere questa carità nei nostri cuori per rappresentare veramente ciò che Nostro Signore Gesù Cristo è venuto a portare al mondo76.

I seminaristi sono in seminario per preparare la loro vita eterna e quella di coloro ai quali saranno inviati. La vita eterna consiste nel conoscere Dio e Colui che Egli ha mandato, Nostro Signore Gesù Cristo (Gn 17,3). Ecco perché Nostro Signore Gesù Cristo è l’oggetto di tutti i loro studi, di tutti i loro sforzi in seminario. E’ tutto lì. Gesù Cristo è la grande rivelazione per noi, rivelazione cominciata quaggiù in terra con il catechismo, con i sacramenti, con la preghiera, e soprattutto con la santissima Messa, con la santa Comunione. La Rivelazione sarà al suo apice quando vedremo Dio in Cielo. Noi prepariamo quaggiù questa visione che ci renderà felici per l’eternità77.

Mons. Marcel Lefebvre

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