sabato 27 giugno 2020

DIO E IL CREATO



TRINITÀ E CREAZIONE  

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Questo testo ha su molti altri il vantaggio di prolungare la dottrina della processione delle creature con una dottrina delle «missioni» divine. Si parla di missione, è chiaro, per esprimere l‘invio (in latino: (missio) del Figlio da parte del Padre, o dello Spirito da parte del Padre e del Figlio, mediante il dono della grazia accordato alle creature razionali… Per il momento è sufficiente sapere che è l‘operazione dello Spirito in mezzo alle creature che permette il ritorno dell‘opera all‘Artefice. Incontriamo qui per la prima volta, ma la ritroveremo spesso, una opzione tomasiana fondamentale che traduce esattamente la sua visione del mondo: malgrado la differenza di livello tra il dono dell‘essere e quello della grazia, Tommaso non vede nessuna rottura in due parti: è lo stesso Dio che prende l‘iniziativa di questi due tipi di doni nell‘unità del suo piano di salvezza per il mondo:  

«Vi sono due modi di considerare la processione delle persone nelle creature. In primo luogo in quanto essa è la ragione dell‘uscire dal Principio, ed è questa la processione dei doni naturali nei quali sussistiamo; in tal modo Dionigi può affermare nei Nomi divini che la saggezza e la bontà divine procedono nelle creature . . ».  

I «doni naturali» corrispondono a ciò che chiamavamo poco fa il livello della natura; si tratta del fatto di esistere, che l‘uomo condivide con tutto ciò che è, ma che nel suo caso riveste una nobiltà particolare, dato che egli è dotato di un‘anima intelligente e libera. E proprio un dono divino, ma ciò non è sufficiente per permettere il ritorno della creatura razionale verso Dio e nemmeno per spiegarlo, perciò Tommaso continua:  

«Questa processione può ancora essere osservata in quanto è la ragione del ritornare al fine, ma soltanto nei doni che ci uniscono da vicino al Fine ultimo, cioè Dio, e che sono la grazia santificante[per questa vita] e la gloria[per la vita futura]...».  

Per fare comprendere ciò, Tommaso usa un paragone con quanto accade nel processo di generazione naturale. Non si potrà dire di un bambino che è unito con suo padre nel possesso della stessa specie umana fin dal momento in cui egli è concepito; ciò non potrà verificarsi che al termine dell‘atto generatore, cioè quando il bambino è diventato a sua volta persona umana. Allo stesso modo, nelle diverse partecipazioni alla bontà divina che noi conosciamo, non vi è unione immediata a Dio mediante i primi doni che egli ci fa (cioè il fatto di sussistere nell‘essere naturale); questa unione non si realizza se non mediante i doni ultimi che ci permettono di aderire a lui come nostro fine. Per questo diciamo che lo Spirito Santo non è dato immediatamente con l‘essere della natura, ma soltanto con i doni santificanti che procurano la nostra nascita secondo l‘essere di grazia 129 .   Se i testi che parlano direttamente della creazione sottolineano a giusto titolo il ruolo decisamente centrale dell‘esemplarità dell‘Immagine e dell‘efficienza del primo Principio che permettono di valorizzare il ruolo del Verbo incarnato, in quello che commentiamo ora è evidentemente io Spirito che passa in primo piano, poiché è per esso e mediante i suoi doni che la creatura sarà resa effettivamente capace di raggiungere l‘Esemplare. Detto altrimenti, nell‘immediato prolungamento della Trinità creatrice, Tommaso ci parla della Trinità divinizzatrice. Al centro della sua teologia, la Trinità è subito messa in relazione esplicita con la dottrina della creazione e della salvezza. A Tommaso piace questa scorciatoia e la riprende in un testo della Somma anch‘esso molto illuminante:  

«La conoscenza delle persone ci era necessaria per due ragioni. La prima era quella di farci pensare in modo giusto circa la creazione delle cose. Infatti affermare che Dio ha fatto tutto per mezzo del suo Verbo, significa rigettare l‘errore secondo il quale Dio ha prodotto le cose per necessità di natura, e porre in lui la processione dell‘Amore significa dimostrare che se Dio ha prodotto delle creature, non è perché ne abbia avuto bisogno, néper nessun‘altra causa esterna a Lui: èper amore della sua bontà» 130 .Si riconosce qui ciò che fondava la messa in guardia circa una possibile confusione sull‘origine dello schema circolare, ma si nota anche che l‘idea di Dio che Tommaso si fa non è meschina. Egli sa per esperienza che nel nostro mondo nessun essere agisce se non in vista di un fine, in vista d‘acquisire qualcosa o di arrivare ad un risultato — detto altrimenti, in modo interessato —. Ma quando si tratta dell‘Al di là di tutto, è chiaro che il suo agire non può essere motivato dall‘acquisizione di qualcosa che gli mancherebbe. Occorre dunque concludere che la creazione del mondo da parte di Dio non ha altro motivo che quello di comunicare la sua propria bontà, la sua propria perfezione. Poiché non gli manca assolutamente niente, Dio solo può agire in maniera perfettamente disinteressata 131 . Veniamo così a comprendere quanto sarebbe erroneo sopravvalutare l‘uso del vocabolario neoplatonico. Se vi è somiglianza, al massimo essa è materiale. Ci troviamo in pieno pensiero cristiano e la nascosta debolezza dello schema emanatista è qui corretta in modo radicale. Se Dio crea mediante il suo Logos, la sua Parola (Gv 1, 3) è un‘attività di pensiero riflesso, non un‘emanazione naturale. È «attività d‘Artista e non proliferazione della Sostanza» 132 .  In un primo tempo, la rivelazione della Trinità ci permette di comprendere rettamente il perché della creazione, eppure Tommaso gli riconosce un altro motivo, secondo lui ancora più importante:  «La seconda ragione, e la principale, era quella di darci una vera nozione della salvezza del genere umano, salvezza che si compie tramite l‘incarnazione del Figlio e il dono dello Spirito Santo».  Questo mettere in relazione la creazione e la salvezza, l‘origine del mondo e la sua realizzazione finale nella beatitudine — si riconosce qui il piano della Somma — mostra a che punto, in questa prospettiva, il corso intero del tempo è immerso per così dire nel seno della Trinità:  la uscita-creazione e il ritorno-divinizzazione sono inglobati nel ciclo eterno delle processioni divine. Per riprendere un‘espressione ben coniata da uno dei suoi migliori commentatori, «la rivelazione concreta del mistero della Trinità è come avvolta nella rivelazione dell‘economia della salvezza e in quella delle origini del mondo» 133 . 

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di P.Tito S. Centi  e P. Angelo Z.

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