venerdì 26 novembre 2021

Di Cristo o del mondo

 


All'erta, vigile nel mondo  

Ma, in conformità con tutto ciò che abbiamo ricordato, Cristo manda i cristiani nel mondo, esortandoli di stare molto attenti, di essere oranti e vigili, "perché non entrino in tentazione" (Mt 26,41) cioè che non cedano alle lusinghe dell'effimero e che non soccombano alla persecuzione del mondo. Non sarebbero quindi in grado di adempiere alla loro nobile missione, ed essi stessi sarebbero persi per il mondo. Il fascino del mondo secolare non si riferisce, di per sé, al peccato del mondo, ma piuttosto alla fragilità della carne, che il peccato indebolisce la tendenza dell'uomo alla vita eterna e rende morbosa la sua dipendenza dai beni visibili. Sebbene sia anche vero che il secolare, quando il mondo peccaminoso o nemico, opposto al Regno, tende di per sé a distogliere il cuore dell'uomo da Dio.


In questo senso, Cristo avverte i cristiani che il seme del Regno, seminato nei loro cuori, non deve essere soffocato dalle spine del mondo secolare, cioè dalle preoccupazioni del mondo, dalle ricchezze e dai piaceri della vita. (Mt 13,22; Mc 4,19; Lc 8,14). 

È vero che né il matrimonio, né il possesso di buoi o di terra, impediscono di accettare l'invito del Regno.

Ma è anche vero che è più facile per i poveri, che non hanno nessuna di queste cose, accettare l'invito del Signore: "i poveri", storpi, ciechi e zoppi", che non sono trattenuti da ciò che manca loro (Lc 14,15-21).

Ed è qui che si trova il pericolo delle ricchezze. Ecco perché il Signore dice: "guai ai ricchi" (6,24). (6,24), perché sa quanto facilmente le loro ricchezze temporali, e così vengono a mancare all'Eterno e al loro vicino temporale bisognoso, che possono avere alla loro porta.

Il ricco, soffrendo nell'altro mondo, si ricorderà, quando non avrà più rimedio, che in questo ha ricevuto i suoi beni; mentre il povero, l'uomo povero, si ricorderà, quando non avrà più rimedio, che ha ricevuto i suoi beni in questo, mentre il povero Lazzaro ha sofferto dei mali in questo mondo, e nell'altro si rallegra per sempre (16,19-26). 

Quanto è difficile per chi ha ricchezze entrare nel regno di Dio" (Mc 10,23), ma è impossibile per coloro che vi si dedicano, perché "non è possibile servire Dio e mammona" (Mt 6,24 +6,19-21))


-La persecuzione del mondo peccaminoso è l'altra modalità fondamentale di tentazione per i cristiani. E prevedendolo con certezza, Cristo manda i suoi discepoli nel mondo "come pecore in mezzo ai lupi". Perciò, dice loro, siate saggi come serpenti e innocui come colombe. Attenzione a uomini" (Mt 10,16-17). 

 

Così vediamo da tutto questo che, sia per la sua affascinante attrazione che per la sua costante persecuzione, il pericolo del mondo è un fatto certo della fede.

Ed è per questo che, come vedremo, Cristo concede ai suoi discepoli due vocazioni fondamentali.

Alcuni saranno chiamati a vivere nel mondo, ma con tutta la vigilanza e l'allerta spirituale, e altri saranno chiamati a lasciare il mondo, con una rottura più o meno marcata con le forme di vita secolari. Entrambi, in modi diversi, sono destinati a trasformare e salvare il mondo con la potenza di Cristo.

PADRE JOSE MARIA IRABURU

IL COMBATTIMENTO CRISTIANO

 


La lotta cristiana non è esteriore ma interiore. 

Abbiamo dunque detto che l’apostolo Paolo ha affermato che  noi lottiamo contro i capi delle tenebre e le potenze spirituali del  male che abitano nei cieli, e abbiamo anche provato che questo  spazio aereo prossimo alla terra si chiama cielo; bisogna credere che noi combattiamo contro il diavolo e i suoi angeli, i quali godono  dei nostri turbamenti. Lo stesso Apostolo infatti in un altro passo  chiama il diavolo principe della potenza dell’aria 17. Sebbene il  passo dove dice: Gli spiriti del male che occupano gli spazi celesti 18, si possa intendere diversamente, di modo che egli non ha detto  che sono gli stessi angeli prevaricatori negli spazi celesti, ma  piuttosto noi, dei quali in altro passo dice: La nostra dimora è nei  cieli 19, affinché noi stabiliti negli spazi celesti, cioè camminando nei  precetti spirituali di Dio, combattiamo contro gli spiriti del male che  tentano di distrarci di là. Perciò bisogna cercare di più in che modo  possiamo combattere e vincere contro quelli che non vediamo,  affinché gli stolti non pensino che noi dobbiamo combattere contro  l’aria.


È necessario domare il proprio corpo. 

Pertanto lo stesso Apostolo insegna dicendo: Io non combatto  per così dire battendo l’aria, ma castigo il mio corpo e lo riduco in  servitù, affinché predicando agli altri, per caso non sia io riprovato 20. Quindi aggiunge: Siate miei imitatori come anch’io lo sono di  Cristo 21. Perciò bisogna intendere che anche lo stesso Apostolo  abbia trionfato in se stesso delle potenze di questo mondo 22, come  aveva detto del Signore di cui si professa imitatore 23. Imitiamo  dunque anche noi lui, come ci esorta e castighiamo il nostro corpo e  riduciamolo in schiavitù, se vogliamo vincere il mondo. Poiché  questo mondo ci può dominare per mezzo dei piaceri illeciti e le  vanità e la pericolosa curiosità, cioè quelle cose che allettano gli  amanti dei piaceri temporali con dannoso piacere in questo mondo  e li costringono a servire al diavolo ed ai suoi angeli: se abbiamo  rinunziato a tutte queste cose, riduciamo il nostro corpo in  schiavitù. 


Anzitutto sottomettersi a Dio "con buona volontà e sincera carità". 

Ma affinché nessuno chieda in che modo dobbiamo  sottomettere il nostro corpo a schiavitù, si può facilmente capire e  può avvenire se sottomettiamo a Dio per prima noi stessi con  buona volontà e sincera carità. Infatti ogni creatura voglia o non  voglia è soggetta a un solo Dio e suo Signore. Ma di ciò siamo  ammoniti, a servire al Signore Dio nostro con tutta la volontà. 

Poiché il giusto serve liberamente, l’ingiusto invece serve in catene.  Tutti però servono alla divina Provvidenza; ma alcuni obbediscono come figli e con essa fanno ciò che è bene, altri poi sono legati  come schiavi e di essi avviene ciò che è giusto. Così Dio  onnipotente, Signore di tutte le creature, il quale creò tutte le cose,  com’è scritto, assai buone 24 le ha ordinate in modo che riesca del  bene dalle cose buone e dalle cose cattive. Ciò che si fa con  giustizia è fatto bene. Giustamente i buoni sono beati e  giustamente i cattivi pagano le pene. Dio dunque ricava il bene e  dai buoni e dai cattivi, poiché fa tutto con giustizia. Buoni sono  coloro che con tutta la loro volontà servono a Dio; i cattivi servono  per necessità: nessuno sfugge infatti alle leggi dell’Onnipotente. Ma  altro è fare ciò che la legge comanda, altro è sopportare ciò che la  legge comanda. E quindi i buoni agiscono secondo le leggi, i cattivi  soffrono secondo le leggi. 

Sant'Agostino

CONFIDENZE DI GESÙ AD UN’ ANIMA BAMBINA PER QUESTO NOSTRO TEMPO - Te lo ripeto: è Gesù che parla

 



(27 dicembre 2019) 

Te lo ripeto: è Gesù che parla: 

“Pregate, pregate, pregate davanti alla mia Croce, Io vi difenderò perché è a Me che voi siete ricorsi con animo sincero, vero e    pronto alla battaglia...  

Molti si chiedono perché tanti avvertimenti, perché tante profezie... Prima della mia venuta sulla terra ho inviato decine e decine di profeti, figli di profeti, santi patriarchi…, e dimmi: chi li ha ascoltati? Chi ha fatto veramente quello che Io mandavo a dire? Le cose non sono cambiate. Mia Madre per mio Volere è venuta a parlare con voi negli ultimi 750 anni, in forma differente, con parole preparatorie, di avvertimento, di richiamo e di minaccia. Dimmi, l’uomo è cambiato realmente? Perché Io dovrei avvisare del mio castigo? Eppure la mia Misericordia lo richiede; non pensiate che siano solo chiacchiere, fareste un irrimediabile errore! Non avviserò, ci sarà un dolore fortissimo nelle anime che sarà solo un richiamo, ma non un avvertimento. Continuerete a non sapere né il giorno né l’ora, ma vi assicuro che Io sono fedele alle mie divine parole. Molti sono venuti e molti verranno dicendo tante cose personali per confondere e sconcertare.  

Volete un segno della verità? Quando ciò che udite o leggete non vi susciterà paura e preoccupazione, ma gioia e attesa piena di speranza, allora sì che la profezia viene dalla mia Divina Volontà    e potete esserne certi... 

In un attimo tutto sarà trasformato, questo sappiatelo, non aspettate profezie specifiche di tempi e modi e luoghi. Credete a quel che vi dico; sarà un batter d’occhio, ma che nell’Eternità sarà tremendo e grandioso. Pochi possono capire, sto preparando con mia Madre figli prediletti, forti, saggi e pronti al martirio. Da molto tempo, la mia Chiesa istituzionale sta crollando su sé stessa. Non aspettate chissà cosa per convincervi di questo. Credetemi, Io so cose che voi non immaginate né sopportereste per un solo momento.  

Papa vero e papa falso: chi degli apostoli pensava che Giuda    mi avesse tradito? Nessuno fino alla fine, eppure era perduto. Chi sa veramente chi sia il Vicario che ora mi rappresenta? Chiacchiere e chiacchiere; solo Io so chi è e cosa farà. E l’altro, chi è? Quello che ha fatto lo ha voluto lui o l’ho ordinato Io? E perché? Lo sapete? No, non lo sapete, vi arrovellate per scoprirlo, ma avrete sempre  una mezza verità.  

Basta, basta; passate il tempo a leggere la mia Parola, a recitare  il Rosario, a fare le Ore della mia Passione, ad andare alla mia Celebrazione, e vi ordino, per chi vuole ascoltare, di confessarvi d’ora in poi tutte le settimane... 

Il prossimo anno non sarà un anno, sarà un tormento! Non sarà fatto questo o quello nelle vostre vite, sarà dolore e pianto per la mia Chiesa. Non pensate ai vostri affari, che se non ci fossi Io nulla si realizzerebbe. Ho bisogno del vostro dolore per la mia Sposa, un dolore silenzioso fatto di orazione profonda. Piangete su Gerusalemme: ecco è circondata da nemici furiosi, fuori e dentro. Povera città sul Fiume! Era la mia eredità, ma si è trasformata in scorie putride: Io non avevo una casa mia, non avevo comodità, andavo di paese in paese e di città in città, spesso non mangiavo e non dormivo. Perché la mia Sposa è così ricca? Perché ha più tesori che amore? La frusterò perché si sottometta.   

Rimanete intorno ai pochi sacerdoti fedeli a Me e a mia Madre.  

Attenzione, ci saranno sacerdoti che si dimostreranno zelanti con tutto quello che è mio, ma attenzione, se non amano veramente mia Madre, fuggite da loro, sono demoni...  

Volete una parola su ciò che avete davanti? Ebbene, sappiate: martirio... martirio... dell’anima, della mente, della fede, della carità, della speranza, dell’umiltà, della mansuetudine..., del corpo! 

Io sarò sempre con i miei eletti e grazie a loro molte cose saranno abbreviate e altre eliminate. 

Gioite ed esultate in Me, la vostra liberazione è vicina.   

Pace, pace, vi lascio la mia pace. Rimanete in silenzio e non siate violenti, prepotenti, arroganti; non vogliate fare la vostra volontà, ma fate e vivete nella Mia.  

Vi benedico con mia Madre, amatela, invocatela.” 

 

LEGGENDA PERUGINA

 


( COMPILAZIONE DI ASSISI )


PREDICE AI PERUGINI LA GUERRA CIVILE

35. In altra occasione, Francesco predicava nella piazza di Perugia a una grande folla ivi  adunata. Ma ecco dei cavalieri perugini irrompere armati in piazza in groppa ai loro  cavalli, così da sconvolgere la predicazione. E nonostante le proteste degli uomini e  delle donne che ascoltavano attenti il discorso, quegli arroganti non la smettevano.

Francesco allora, rivolgendosi ai disturbatori con animo vibrante, disse: «Udite e cercate  di capire quello che il Signore vi preannunzia per bocca di me, suo servo. E non state a  dire: Quello là è uno di Assisi!». Il Santo disse questo perché tra assisani e perugini  c’era un odio grande. E seguitò: «Il Signore vi ha resi grandi e potenti sopra tutti i vostri  vicini. E per questo motivo dovete essere più riconoscenti al vostro Creatore, e  mantenervi umili non solo davanti a Dio onnipotente, ma anche nei rapporti con i vostri  vicini. Purtroppo, il vostro cuore si è gonfiato di arroganza e, invasati dall’orgoglio e  dalla potenza, voi devastate le terre dei vostri vicini e molti ne ammazzate. Ora io vi  dico che, se non vi convertite subito a Dio e non riparate ai danni compiuti, il Signore,  che nessuna ingiustizia lascia impunita, a maggiore vendetta e castigo e disonore vostro,  vi farà insorgere gli uni contro gli altri. Scoppiata la discordia e la guerra civile, patirete  tali tribolazioni quante i vostri vicini non potrebbero infliggervi».

Invero, Francesco nelle sue predicazioni non taceva i vizi del popolo che offendevano  pubblicamente Dio e il prossimo. Il Signore gli aveva dato tanta grazia che tutti quelli  che lo vedevano o udivano, piccoli o grandi che fossero, nutrivano per lui uno  straordinario timore e rispetto a causa dei grandi carismi ch’egli aveva ricevuto da Dio.  Per cui, anche quando venivano rimproverati da lui, pur vergognandosene, ne restavano  edificati. E qualcuno si convertiva al Signore perché il Santo, preoccupato per la sua  situazione, pregava intensamente.

Pochi giorni dopo, Dio permise che tra nobili e popolo esplodesse un conflitto. Il popolo  cacciò dalla città i cavalieri, e costoro con l’aiuto della Chiesa, devastarono molti  campi, vigneti, frutteti del popolo, facendo loro tutti i malanni possibili. A sua volta il  popolo guastò le campagne, vigneti e frutteti appartenenti ai nobili. Così i perugini  patirono una punizione più grave di quelle da loro inflitte ai vicini. E così si realizzò alla  lettera la predizione fatta da Francesco.

Traduzione di VERGILIO GAMBOSO

MIO DIO, TI ADORO E TI AMO!

 


Per le mani della Madonna, con la Tua grazia e il Tuo aiuto, accetto da Te, o Signore, fin d'ora spontaneamente qualsiasi genere di morte, come a Te piacerà di mandarmi e Ti domando la grazia di non aver paura della morte e di perdonarmi tutti i miei peccati.

L'accetto in unione con il sacrificio che Tu, o Gesù, Sommo ed Eterno Sacerdote hai fatto di Te stesso sulla croce e che ora rinnovi su tanti Altari. Intendo offrirTi la mia morte nello spirito delle Sante Messe che saranno in quel momento celebrate e Ti offro i Tuoi meriti infiniti per pagare i miei peccati e la pena del Purgatorio.

Salvato dal Tuo Sangue, per i Tuoi meriti e per quelli della Tua Divina Madre, ti chiedo la stessa misericordia usata al buon ladrone, la grazia cioè di entrare subito con te in Paradiso e di avere subito la perfetta visione beatifica di Dio. Amen.

Ti ringrazio, Gesù mio! 

(Madre Margherita Maria Guaini)


LOCUZIONE CON LA VERGINE SANTISSIMA E CON DIO PADRE.

 


Carbonia 24-11-2021 ore 16.14 –

Locuzione con la Vergine Santissima e con Dio Padre.

   La Vergine Santissima.

Vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo….. supplicate il ritorno anticipato di Gesù.

Figli miei, questa missione così dolorosa per voi, così sacrificata, diventerà felicità eterna nella Nuova Era; la vostra vita avete donato al Signore e il Signore vi ricompenserà.

Con tanta gioia e amore Gesù vi guida, abbiate amore per Colui che ha donato la propria vita per la vostra salvezza.

Figli miei, continuate questa missione, presto arriverete a incontrare Gesù, conoscerete il Volto del vostro Signore Gesù Cristo, Lo abbraccerete a voi, entrerete in Lui per sempre. Egli vi terrà nel suo Petto, vi donerà i doni dello Spirito Santo e voi sarete rinnovati in Lui, sarete in Lui in questa missione che dovrete continuare per recuperare tutte quelle anime che si sono perdute e riportarle al vostro Signore Gesù Cristo.

Questa è l’ultima Missione in salvezza, Figli miei:
“Missione in amore e carità”.

Gesù, nella sua grande misericordia ha permesso questo per la salvezza del suo Popolo: … strapperà a Satana i suoi Figli, ….neanche uno ne lascerà nelle sue mani.
Avanti! L’Inferno si svuoterà a causa degli eletti!

   Dio Padre.

Grande è il mio Cuore, in Esso ricovererò tutti i miei Figli, li terrò stretti a Me, …ho pianto troppo, troppo grande la mia sofferenza per la perdita di molti Figli.

Oh Satana, Satana maledetto, perché hai fatto questo? Perché hai rovesciato ogni cosa buona per trasformarla in male? …Oh! …Peccato! Peccato! Peccato!
Lucifero, …hai organizzato tutto questo, la colpa è tua, hai rovinato le cose più belle rendendole mostruose. Eri l’angelo più bello del Paradiso, eri la mia gioia, ti amavo tantissimo, proprio tu Mi hai tradito! Mi hai portato via i miei Figli, i miei Angeli, …sei riuscito a corromperli e trascinarli via con te, ma Io te li strapperò via, li riporterò a Me, …povero e maledetto sarai per sempre.

Ah Figli miei! … che dolore! …che dolore in Me! Soffro come Padre e come Dio Creatore, …ho tanto amato la mia creatura! …Io l’ho creata con le mie mani, con il soffio della mia bocca gli ho dato vita! …Poi, tu, Lucifero, maledetto angelo, Mi hai tradito, hai rovinato la bellezza che era nei miei Figli.

Figli miei oggi state attraversando la stessa situazione, il Male vi sta corrompendo, vi sta trascinando lontano da Me, voi non aprite gli occhi, non fate tesoro della storia antica, di tutto quello che in precedenza è successo, non leggete le Sacre Scritture che Io vi ho lasciato quale insegnamento perché non ricadeste negli stessi errori.

Figli miei, voi che siete a conoscenza del passato, siete in una condizione peggiore di quella di allora! …Voi Mi state tradendo con cognizione di causa! Mi tradite consapevoli di ciò che vi sarebbe accaduto, … dove vi avrebbe portato questa vostra ribellione a Me.

A breve soffrirete le pene dell’Inferno perché l’Inferno avete scelto al mio posto, …Io Sono il Dio dell’Amore! Sono il Dio Creatore! Io posso tutto Figli miei, ma voi non avete voluto Me, avete preferito colui che è diventato mio nemico, colui che vi ha illuso di darvi benessere e portarvi alle mie Altezze, …“essere come Me, dio sulla Terra!”.

Figli miei avete sbagliato tutto, avete percorso una via che non dovevate percorrere, le porte dell’Inferno sono aperte, vi risucchieranno con Satana, pochi potranno salvarsi; secondo il mio volere saranno riportati a Me, a causa degli eletti verranno soccorsi, Mi chiederanno perdono si prostreranno a Me e supplicheranno la mia misericordia.

Addio Lucifero, rimarrai solo, incatenato nell’Inferno per sempre! Griderai aiuto, ma Io ho già chiuso le mie orecchie come facesti tu con Me nel mio Paradiso, quando Io ti supplicai di non cadere in quell’errore, … ma, tu Mi snobbasti pensando di essere all’altezza di Me.

Addio! Addio a tutti voi che avete rinunciato alla vita per scegliere la morte.

Questo Colle a breve sarà ricolmo di ogni bene e ogni grazia di Dio, i miei Figli avranno i doni dello Spirito Santo, saranno chiamati e mandati in tutto il mondo a redimere coloro che si sono perduti e recuperarli.

Ecco, Io sono con voi, oggi sono qui con Maria SS., … qui é presente la SS. Trinità, …tutto il Cielo danza ormai su questo Luogo sacro. Presto vedrete le meraviglie di Dio!

Figli miei, avete avuto tanta pazienza, e senza mai vedere siete andati avanti tra pietre e rovi, avete percorso questa chiamata per arrivare a questo Luogo Sacro, dove Io qui, darò tutto quello che voi avete dato a Me, …il centuplo vi restituirò Figli miei, vi farò entrare subito in una dimensione nuova dove riceverete i doni dello Spirito Santo.

Avanti! Il Cielo è con voi, prega con voi, i miei Angeli vi custodiscono. Siete entrati in un tempo ormai doloroso, Io mando i miei Angeli per la vostra protezione. Non sciupate questo dono che Io vi sto dando Figli miei, non cadete nel peccato, non seguite i suggerimenti del Maligno per non cadere nelle sue grinfie.

Abbiate sempre occhi vigili per le situazioni che vi girano attorno e orecchi per ascoltare la mia Voce.

Vi sto chiamando Figli miei,

 …vi sto chiamando a conversione vera,
                                                        a cambiare vita,
                            essere un unico amore con il vostro Cristo Redentore.

Amen.

Padri del deserto

 


Vita n. 2

La vita di Antonio

di Atanasio, vescovo di Alessandria


La vita e la conversazione del nostro santo padre Antonio: scritta e inviata ai monaci in terra straniera dal nostro padre tra i santi, Atanasio, vescovo di Alessandria. Il vescovo Atanasio [1] ai fratelli in terra straniera.

Voi siete entrati in una nobile rivalità con i monaci d'Egitto per la vostra determinazione di eguagliarli o superarli nella vostra formazione sulla via della virtù. Perché a quest'ora ci sono monasteri tra di voi, e il nome di monaco riceve un riconoscimento pubblico. A ragion veduta, dunque, tutti gli uomini approveranno questa determinazione, e in risposta alle tue preghiere Dio darà il suo compimento. Ora, poiché mi avete chiesto di darvi un resoconto del modo di vivere del beato Antonio, e desiderate sapere come ha iniziato la disciplina, chi e che tipo di uomo era prima di questa, come ha concluso la sua vita, e se le cose che si raccontano di lui sono vere, affinché anche voi possiate portarvi a imitarlo, ho accettato molto volentieri il vostro desiderio, perché anche per me il solo ricordo di Antonio è un grande aiuto. E so che voi, quando avrete sentito, oltre all'ammirazione per l'uomo, vorrete emulare la sua determinazione; visto che per i monaci la vita di Antonio è un modello sufficiente di disciplina. Perciò non rifiutare di credere a ciò che hai sentito da coloro che ti hanno portato notizie di lui; ma pensa piuttosto che ti hanno detto solo poche cose, perché in ogni caso difficilmente possono aver dato - circostanze di così grande importanza in qualsiasi dettaglio. E poiché io, su tua richiesta, ho richiamato alla mente alcune circostanze su di lui, e ti manderò tutto quello che posso dire in una lettera, non trascurare di interrogare coloro che salpano da qui; perché forse quando tutti avranno raccontato la loro storia, il resoconto sarà difficilmente in proporzionalmente ai suoi meriti. Per questo motivo, quando ho ricevuto la tua lettera, desideravo mandare a chiamare alcuni dei monaci, soprattutto quelli che erano soliti stare più spesso con lui, affinché, se avessi potuto apprendere qualche nuovo dettaglio, te lo potessi inviare. Ma poiché la stagione della navigazione stava per finire e il portalettere era urgente, mi sono affrettato a scrivere alla tua pietà ciò che io stesso so, avendolo visto molte volte, e ciò che ho potuto apprendere da lui, perché sono stato a lungo suo assistente e gli ho versato l'acqua sulle mani [2]; in tutti i punti tenendo presente la verità, affinché nessuno possa non credere per aver sentito troppo, né d'altra parte per aver sentito troppo poco disprezzare l'uomo.

I. Devi sapere che Antonio era per discendenza un egiziano: i suoi genitori erano di buona famiglia e possedevano notevoli ricchezze [2a], e poiché erano cristiani anche lui fu allevato nella stessa fede. Nell'infanzia fu allevato con i suoi genitori, non conoscendo altro che loro e la sua casa. Ma quando fu cresciuto e arrivò alla fanciullezza, e stava avanzando negli anni, non poteva sopportare di imparare [2b] le lettere, non curandosi di frequentare altri ragazzi; ma tutto il suo desiderio era, come è scritto di Giacobbe, di vivere da uomo semplice in casa [3]. Con i suoi genitori era solito frequentare la Casa del Signore, e né da bambino era pigro né da grande li disprezzava; ma era sia obbediente a suo padre e a sua madre sia attento a ciò che veniva letto, conservando nel suo cuore ciò che era proficuo in ciò che ascoltava. E anche se da bambino era cresciuto in una discreta ricchezza, non si preoccupava dei suoi genitori per un pasto vario o lussuoso, né questo era per lui fonte di piacere; ma si accontentava semplicemente di ciò che trovava e non cercava altro.

2. Dopo la morte del padre e della madre era rimasto solo con una sorellina: la sua età era di circa diciotto o venti anni, e su di lui ricadeva la cura sia della casa che della sorella. Ora non erano passati sei mesi dalla morte dei suoi genitori, e andando secondo l'abitudine nella Casa del Signore, egli si mise in comunione con se stesso e rifletté mentre camminava su come gli Apostoli [4] avessero lasciato tutto e seguito il Salvatore; e come negli Atti [5] avessero venduto i loro beni e li avessero portati e deposti ai piedi degli Apostoli per distribuirli ai bisognosi, e quale e quanto grande speranza fosse riposta per loro in cielo. Riflettendo su queste cose, entrò in chiesa e, mentre veniva letto il Vangelo, sentì il Signore che diceva al ricco [6]: "Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che hai e dallo ai poveri; poi vieni a seguirmi e avrai un tesoro in cielo". Antonio, come se Dio gli avesse messo in mente i santi e il passo fosse stato letto sul suo conto, uscì immediatamente dalla chiesa e diede i beni dei suoi antenati agli abitanti del villaggio - erano trecento acri [7], produttivi e molto belli - affinché non fossero più un intralcio per lui e sua sorella [8]. E tutto il resto che era mobile lo vendette, e avendo raccolto molto denaro lo diede ai poveri, riservandone però un po' per il bene di sua sorella.

***

di Girolamo  [c.341 - 420. Biblista e Dottore della Chiesa].

Il Segno della Croce nel Cielo

 


Nella Mia Croce, voi vedrete le Mie membra sacre ricoperte del Mio Sangue sparso fino a terra: esso diventa il Fiume della Vita, attraverso il quale oggi voi passate per dare Vita a questo mondo colpevole che continua a lottare contro di Me... 

L’ imperialismo nel disegno di Dio

 


L'Apocalisse commentata da Don Dolindo Ruotolo 


«Quando l'Agnello sciolse il primo dei sette sigilli, vidi e udii il primo dei quattro esseri viventi che gridava come con voce di tuono: «Vieni». Ed ecco mi apparve un cavallo bianco e colui che lo cavalcava aveva un arco, gli fu data una corona e poi egli uscì vittorioso per vincere ancora. 

Quando l'Agnello aprì il secondo sigillo, udii il secondo essere vivente che gridava: «Vieni». Allora uscì un altro cavallo, rosso fuoco. A colui che lo cavalcava fu dato potere di togliere la pace dalla terra perché si sgozzassero a vicenda e gli fu consegnata una grande spada. Quando l'Agnello aprì il terzo sigillo, udii il terzo essere vivente che gridava: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo nero e colui che lo cavalcava aveva una bilancia in mano. E udii gridare una voce in mezzo ai quattro esseri viventi: «Una misura di grano per un danaro e tre misure d'orzo per un danaro! Olio e vino non siano sprecati». Quando l'Agnello aprì il quarto sigillo, udii la voce del quarto essere vivente che diceva: «Vieni». Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l'Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra. Quando l'Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l'altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano resa. E gridarono a gran voce: "Fino a quando, Sovrano, tu che sei santo e verace, non farai giustizia e non vendicherai il nostro sangue sopra gli abitanti della terra?". Allora venne data a ciascuno di essi una veste candida e fu detto loro di pazientare ancora un poco, finché fosse completo il numero dei loro compagni di servizio e dei loro fratelli che dovevano essere uccisi come loro. 

Quando l'Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto. 

Allora i re della terra e i grandi, i capitani, i ricchi e i potenti, e infine ogni uomo, schiavo o libero, si nascosero tutti nelle caverne e fra le rupi dei monti; e dicevano ai monti e alle rupi: Cadete sopra di noi e nascondeteci dalla faccia di Colui che siede sul trono e dall'ira dell'Agnello, perché è venuto il gran giorno della loro ira, e chi vi può resistere?». 

(Apocalisse, capitolo VI) 

Nelle due terribili guerre mondiali del 1914-18 e del 1939- 44, l‟imperialismo ambizioso inondò due volte di sangue la terra, e specialmente la seconda, mossa dalle mire ambiziosissime di due uomini che ebbero per loro divisa: uscire in guerra con tutti e contro tutti, per vincere e instaurare un impero strapotente e dominatore di tutte le nazioni. 

L‟impero e la sete dell‟impero non è una grandezza per una nazione, ne è il flagello e la morte. 

È un‟elefantiasi, un gonfiore maligno che distrugge le risorse della vita nazionale, riduce in ischiavitù i soggiogatori e i vinti, e costringe le nazioni ad un perenne stato di guerra, aperta o nascosta, che finisce per esaurirle e distruggerle nella immancabile reazione che l‟imperialismo suscita nelle nazioni e negl‟imperi vinti. Dio ha dato ad ogni nazione i suoi confini e i suoi limiti: le più grandi, per la legge dell‟ordine e della carità, debbono sostenere le più piccole, ognuna deve godere la sua indipendenza e deve preoccuparsi del bene delle altre, in modo che dall‟armonia di tutte si conservi al mondo la pace. 

Questa è la legge messa da Dio. 

Il peccato distrugge l‟armonia di questa legge; per esso viene meno, per così dire, la circolazione nel grande organismo delle nazioni, sopraggiunge la congestione in quelle che hanno più abbondanza di mezzi, ed ecco l‟imperialismo, sconvolgente e tracotante che è castigo a se stesso e castigo alle altre nazioni. È una verità che non ha bisogno di essere illustrata; l‟abbiamo vissuta e la viviamo ancora [don Dolindo scrive queste pagine nella prima metà degli anni '40; N.d.R.]. Le crisi tremende dell‟imperialismo servono al Signore per preparare il suo impero di amore nella Chiesa e per la Chiesa; chiudono un periodo di rilassamento e ne aprono un altro di maggiore fervore, per qualche particolare manifestazione della sua carità infinita. 

Ogni epoca della vita della Chiesa comincia e si chiude con questo flagello, com‟è manifesto dalla storia; l‟imperialismo romano, per es., preparò le vie alla sua diffusione nel mondo, la provò e la purificò con le persecuzioni, eliminando dalla sua compagine ogni infiltrazione pagana, e fu la causa vera dello sfasciamento della grande macchina del medesimo impero. 

L‟imperialismo maomettano ebbe la stessa funzione; anch‟esso come quello romano ebbe un arco, cioè ebbe il permesso di combattere e conquistare, disseminò la strage nelle nazioni, e fu di castigo e di purificazione per i fedeli, già rilassati nella loro vita. In questi grandi cataclismi Dio raccoglie amorosamente i suoi eletti, come il padrone del campo raccoglie i frutti buoni che la tempesta stacca dall‟albero; noi non ce ne accorgiamo, ma nell‟eternità vedremo i segnati dal suo amore, e capiremo che senza le tempeste tribolanti essi non sarebbero stati mai salvi. Dio sa quello che fa, e non dobbiamo essere noi a suggerire ad un infinito Amore il modo come governare il mondo e condurre le anime alla salvezza. 

Da " La Sacra Scrittura - L'Apocalisse" di Don Dolindo Ruotolo


La pratica della presenza di Dio: La migliore regola di Vita Santa

 


SECONDA CONVERSAZIONE

L'amore il motivo di tutto. * Una volta nella paura, ora nella gioia. * Diligenza e amore. La semplicità è la chiave dell'assistenza divina. * Affari all'estero come a casa. * Tempi di preghiera e auto-mortificazione non essenziali per la pratica. * Tutti gli scrupoli portati a Dio.


Che era sempre stato governato dall'amore, senza visioni egoistiche; e che avendo deciso di fare dell'amore di DIO il fine di tutte le sue azioni, aveva trovato ragioni per essere ben soddisfatto del suo metodo. Che era contento quando poteva prendere una paglia da terra per amore di DIO, cercando solo Lui, e nient'altro, nemmeno i suoi doni.

Che era stato a lungo turbato nella mente da una certa convinzione di dover essere dannato; che tutti gli uomini del mondo non avrebbero potuto persuaderlo del contrario; ma che aveva così ragionato con se stesso su questo: Non mi sono impegnato in una vita religiosa se non per amore di DIO, e mi sono sforzato di agire solo per Lui; qualunque cosa accada di me, che io sia perduto o salvato, continuerò sempre ad agire puramente per amore di DIO. Avrò almeno questo bene, che fino alla morte avrò fatto tutto ciò che è in me per amarLo. Che questo problema di mente era durato quattro anni; durante i quali aveva sofferto molto.

Che da quel momento aveva trascorso la sua vita in perfetta libertà e gioia continua. Che metteva i suoi peccati tra lui e Dio, per così dire, per dirgli che non meritava i suoi favori, ma che Dio continuava a concederli in abbondanza.

Che, per prendere l'abitudine di conversare continuamente con DIO e di riferirGli tutto ciò che facciamo, dobbiamo dapprima rivolgerci a Lui con una certa diligenza, ma che dopo un po' di attenzione, il Suo amore ci stimolerà interiormente a farlo senza alcuna difficoltà.

Che si aspettava che dopo i giorni piacevoli che Dio gli aveva dato, avrebbe avuto il suo turno di dolore e sofferenza; ma che non era preoccupato per questo, sapendo molto bene che, poiché non poteva fare nulla da sé, Dio non avrebbe mancato di dargli la forza di sopportarli. Quando si presentava l'occasione di praticare qualche virtù, si rivolgeva a DIO dicendo: "Signore, non posso farlo se Tu non mi permetti"; e allora riceveva una forza più che sufficiente.

Che quando aveva fallito nel suo dovere, si limitava a confessare la sua colpa, dicendo a DIO: Non farò mai diversamente, se mi lasci a me stesso; sei Tu che devi ostacolare la mia caduta e riparare ciò che è sbagliato. Che dopo questo, non si diede più fastidio per questo.

Che dobbiamo agire con DIO nella più grande semplicità, parlandoGli con franchezza e chiarezza, e implorando la Sua assistenza nei nostri affari, così come accadono. Che DIO non mancava mai di concederlo, come aveva spesso sperimentato.

Che ultimamente era stato mandato in Borgogna, per comprare le provviste di vino per la società, un compito molto sgradito per lui, perché non era portato per gli affari e perché era zoppo, e non poteva andare in giro per la barca se non rotolandosi sui barili. Che Tuttavia non si preoccupò di questo, né dell'acquisto del vino. Che disse a DIO: era il Suo affare che stava per fare, e che in seguito lo trovò molto ben eseguito. Che l'anno prima era stato mandato in Alvernia per lo stesso motivo; che non sapeva dire come fosse andata la faccenda, ma che era andata molto bene.

Così, allo stesso modo, nel suo lavoro in cucina (al quale aveva naturalmente una grande avversione), essendosi abituato a fare tutto per amore di DIO, e con la preghiera, in ogni occasione, per la Sua grazia di fare bene il suo lavoro, aveva trovato tutto facile, durante i quindici anni che era stato impiegato lì.

Che era molto soddisfatto del posto in cui si trovava ora; ma che era pronto a lasciarlo come il precedente, poiché si compiaceva sempre in ogni condizione, facendo piccole cose per amore di DIO.

Che con lui i tempi fissati per la preghiera non erano diversi dagli altri tempi: che si ritirava a pregare, secondo le indicazioni del suo Superiore, ma che non voleva tale ritiro né lo chiedeva, perché i suoi maggiori affari non lo distoglievano da DIO.

Che conoscendo il suo obbligo di amare DIO in ogni cosa, e sforzandosi di farlo, non aveva bisogno di un direttore che lo consigliasse, ma che aveva molto bisogno di un confessore che lo assolvesse. Che era molto consapevole delle sue colpe, ma non si scoraggiava per esse; che le confessava a DIO e non lo supplicava di scusarle. Quando ebbe fatto ciò, riprese pacificamente la sua solita pratica di amore e adorazione.

Che nella sua difficoltà d'animo non aveva consultato nessuno, ma sapendo solo alla luce della fede che DIO era presente, si accontentava di dirigere a Lui tutte le sue azioni, cioè di farle con il desiderio di piacergli, qualunque cosa ne venisse.

Che i pensieri inutili rovinano tutto: che il male comincia lì; ma che dobbiamo respingerli, non appena ci accorgiamo della loro impertinenza per la questione in questione, o per la nostra salvezza; e tornare alla nostra comunione con DIO.

Che all'inizio aveva spesso superato il tempo stabilito per la preghiera, respingendo i pensieri erranti e ricadendo in essi. Che non aveva mai potuto regolare la sua devozione con certi metodi come fanno alcuni. Che tuttavia, all'inizio aveva meditato per un po' di tempo, ma poi questo si era spento, in un modo di cui non poteva dare conto.

Che tutte le mortificazioni corporali e gli altri esercizi sono inutili, ma che servono per arrivare all'unione con DIO per mezzo dell'amore; che aveva ben considerato questo, e trovava la via più breve per andare direttamente a Lui con un continuo esercizio d'amore, e facendo ogni cosa per amor Suo. Che dobbiamo fare una grande differenza tra gli atti dell'intelletto e quelli della volontà; che i primi sono relativamente di poco valore, e gli altri tutto.

Che il nostro unico compito era quello di amare e deliziarci in DIO.

Che tutti i tipi di mortificazione possibili, se fossero privi dell'amore di DIO, non potrebbero cancellare un solo peccato. Che dobbiamo, senza ansia, aspettare il perdono dei nostri peccati dal Sangue di GESU' CRISTO, solo sforzandoci di amarLo con tutto il nostro cuore. Che DIO sembrava aver concesso i più grandi favori ai più grandi peccatori, come monumenti più evidenti della Sua misericordia.

Che i più grandi dolori o piaceri di questo mondo non erano da paragonare a ciò che aveva sperimentato di entrambi i tipi in uno stato spirituale; così che non era attento a nulla e non temeva nulla, desiderando solo una cosa da DIO, cioè che non lo offendesse. Che non aveva scrupoli; perché, disse, quando fallisco nel mio dovere, lo riconosco prontamente, dicendo, sono abituato a farlo: Non farò mai diversamente, se sarò lasciato a me stesso. Se non fallisco, allora rendo grazie a DIO, riconoscendo che viene da Lui.

Ti do il Mio consiglio di Madre afflitta

 


Messaggio ricevuto il 17 novembre 2021 


(Ti do il Mio consiglio di Madre afflitta) 


Scrivi a tutti i Miei figli Mia piccola figlia, tutti sono chiamati alla conversione. Sì, vi invito tutti, vi voglio uniti perché il tempo è breve e la tribolazione è alle vostre porte. Ma non abbiate paura, perché la pandemia sta finendo. Dio sa quando, tutti vogliono la stessa cosa, ma il diavolo sa cosa fare per ottenere ciò che vuole. Voi sapete che Dio ha il suo tempo per ogni cosa, figli miei, quindi fanno le loro cose, ma Dio fa altre cose che sono migliori, in modo che voi sappiate tutto. Lui è in cammino per la purificazione, e questo è un buon segno per prepararvi, affinché Dio vi tolga da questa strada sporca e vi dia pace, affinché pensiate a cose migliori.

Perciò, come Madre, vi invito a prepararvi affinché non soffriate il peggio, perché molti pensano che tutto finisca e basta. Dio vuole purificarvi, quindi dovete fare tutto per porre fine a questo male, e perché questo accada dovete fare una risoluzione affinché Dio non vi punisca come il peggio, cosa che può accadere se non riparate il vostro rapporto con gli altri, che è quello che vogliono se ottengono ciò che vogliono. Vi do il mio consiglio come Madre afflitta, fate tutto perché Dio vi perdoni, vi dia pace e metta fine al male, perché vogliono ancora causare più problemi a tutti i miei figli. Attenti figli miei, se non volete che questo demone prenda più anime per sé.

Ecco perché sono venuta qui a darvi questo AVVISO come Madre afflitta, che non sarà un bene per tutti voi se non fate tutto ciò che vi è stato dato, affinché Dio abbia misericordia dei suoi figli peccatori. Pregate affinché tutto questo finisca, ma vi rimane solo un po' di tempo per pensare ai vostri peccati e chiedere perdono a Dio, affinché non abbiate più difficoltà da ciò che vi è stato dato finora. Questa triste pandemia ha messo fine alla vita di tanti bambini, alcuni si sono uccisi, altri sono morti, e altri non vogliono sapere che Dio esiste nella loro vita e hanno perso la loro fede.

Sì, figli miei, vi invito ad avere più pazienza e più AMORE per le vostre vite e per le vostre anime, perché Dio vi aspetta, per l'eternità, e che il diavolo vada al posto che gli spetta. Guardate, tutto deve finire un giorno, perché Dio vi dia il Paradiso, dovete fare la vostra scelta. Io sono vostra Madre dal Cielo, vi invito a convertirvi prima che tutto accada.

Amen. 

Maria De Jesus Coelho

GENESI BIBLICA EVOLUZIONE O CREAZIONE? CAINO E’ LA CHIAVE DEL MISTERO

 


I Parte della visione: Il primo Pioniere,  “IL CAMPIONE”  

***

La misurazione della statura degli ancestri  


(Nota della curatrice) Il quadro visivo, per ottenere la misurazione degli ancestri, ha 4  successivi spostamenti. Le prime due inquadrature si sovrappongono alla credenza e sono  ancora orientate verso Sud-Est, mantenendo inalterato il 7° orientamento. Le ultime due  si sovrappongono alla portiera da cui si accede alle scale che conducono in cantina e sono  orientate verso Est.Sud-Est (8° orientamento. Il 9° al § 117).  


§ 57 Il quadro visivo con la stessa scena si sposta in breve tempo su quattro sfondi  diversi. Solo ricostruendo con la memoria le sequenze nella loro progressione mi resi  conto del perché: era un modo semplice e sicuro escogitato dal Signore per permettermi  di misurare la statura degli ancestri. a) Lo schermo aveva ancora le dimensioni e la  posizione di prima, occupando lo spazio della vetrina e metà del vano sottostante. In  primo piano primeggiava il maschio. Si vedeva che era maschio, oltre che dai genitali,  anche dalla forma degli orecchi eretti e dalla posizione del torace gonfio più alto del  ventre delle femmine. Una figura massiccia, nera e pelosa, con quegli orecchi molto  grandi, eretti, che sorpassavano l’altezza del cranio di circa 10 o 15 cm. Cranio di  forma depressa, quindi fronte bassa. Arco osseo sopraccigliare quasi verticale, ma non  prominente. Occhio ad orlo delle sopracciglia. Senza naso. Fosse nasali nere scoperte.  

Bocca con labbra nere aperte fino alla radice delle mandibole. Angolo facciale retto.  La mandibola era priva di mento. Il pelo nero, rado, arruffato, che gli copriva tutto il  corpo era come quello che costituiva la sua barba che lasciava scoperta solo la pelle  intorno alle occhiaie e la fronte.  

I capelli neri, arsi, lisci e opachi gli scendevano fin quasi sugli occhi. Spalle larghe,  bacino stretto. Avambracci lunghi, gambe corte. Guardava immobile davanti a sè.  Probabilmente la sua attenzione era rivolta al Ragazzo.  

§ 58 Alla destra del maschio venivano ad allinearsi le quattro giovani femmine  gravide e la vecchia madre. Avevano tutte gli orecchi sporgenti dai capelli in linea  orizzontale e traballanti ad ogni mossa del corpo. Prima fra le cinque femmine, alla  destra del maschio, si era sistemata quella femmina senza pelo simile ad una donna,  brutta e sproporzionata, che non volevo guardare perché nuda. Era circa 5 cm più  bassa del maschio. A destra di essa ve ne era una seconda nera e pelosa della stessa  altezza, ma di corporatura più magra, smilza; poi una terza simile a quest’ultima ma  un po’ più bassa, quindi una quarta, la più piccola, che guardava lontano dietro la schiera e ripetutamente apriva la bocca emettendo la lingua lunga e appuntita,  condizione necessaria per emettere la voce, segno che la lingua quand’era in riposo  ostruiva lo spazio tra le corde vocali. Compresi che urlava perché faceva  contemporaneamente un gesto con il braccio e con la mano come per invitare  qualcuno. Anche le altre, prima di mettersi in schiera, si erano girate indietro aprendo  la bocca a quel modo.  

§ 59 All’estremità dello schieramento vedevo la vecchia madre, magrissima, col pelo e  i capelli grigi brizzolati, che non aveva il ventre gonfio.  

Vedevo tutti questi protagonisti di semiprofilo. Sembravano lì per ‘una posa  fotografica’.  

§ 60 Altra particolarità che non ho ancora detto è la dentatura. Quando le femmine  aprivano la bocca, vedevo la loro dentatura sana, ma i quattro canini erano un po’  più lunghi degli altri denti. I capelli lisci ma non lucidi, erano neri ma non d’un nero  intenso come quelli del Ragazzo. Sembravano leggermente sbiaditi dal sole. Il pelo  diffuso su tutto il corpo era del tutto simile a quello che anche oggi certi maschi adulti  hanno sul petto o a quello che tutti hanno alla radice degli arti superiori e inferiori. Le  mani erano lunghe, nere, molto magre. Il pollice opponibile era distante dall’indice,  come se la sua parte esposta uscisse all’altezza del polso. Le unghie erano strette,  lunghe, arcuate, colme, robuste. Dal complesso di tali caratteristiche capii che quegli  esseri, dall’espressione più intelligente del cane e più efficienti nel servizio di  qualunque altro animale, erano stati predisposti dal Creatore come ausiliari  dell’Uomo, specialmente nel lavoro agricolo per piantagioni di riso, semina e raccolta  di tuberi ecc... Non avevano la pelle delicata che si screpola a contatto con la terra.  Non si dovevano curvare, come noi, per lavorare perché gambe corte e braccia  lunghe consentivano più lavoro e meno fatica. b) Mentre osservavo le loro  caratteristiche, la scena andava avvicinandosi fino a quando questi personaggi  raggiunsero la grandezza naturale.  

§ 61 c) Nel frattempo il quadro visivo si era abbassato occupando la parte inferiore  della credenza.  

Mi chiedevo il perché di questo spostamento, visto che non cambiava l’orientamento  della scena. Mi venne allora suggerito di osservare come la linea superiore del  quadro si era disposta esattamente al di sotto del livello del quadro precedente, linea  che tagliava esattamente a metà l’altezza delle colonnine che sorreggevano la vetrina.  

A questo punto fui invitato a misurare l’altezza di questi strani protagonisti.  

Ma non potevo dedurre la loro altezza perché la cornice inferiore del video mi  consentiva di vederli solo dalle anche in su e non sapevo se posassero i piedi su un  piano più basso del pavimento della mia cucina.  


(8° orientamento: rivolto verso Est–Sud-Est)  

§ 62 d) Estratta la sedia e giratala verso lo schermo, mi disponevo a sedermi di fianco  allo spigolo del tavolo quando il mio sguardo fu attratto dal chiarore che c’era sul 

vano della portiera delle scale che scendono in cantina, a sinistra guardando la  credenza. Mi sedetti, appoggiando l’avambraccio sinistro sul tavolo, per guardare più  comodamente la scena, tenendo la Bibbia stretta al petto. I protagonisti ancestrali  erano lì: sembravano appena al di là della portiera. Davano veramente l’impressione  che poggiassero i piedi su un gradino più basso della soglia da cui si scendono le  scale. 

§ 63 e) Lentamente il quadro si abbassò ancora, ma questa volta lasciando escluse le  teste, così potei constatare che si posavano sullo stesso livello del pavimento della mia  cucina. Vidi che avevano le gambe molto corte rispetto al tronco: circa un terzo della  loro statura. Allora ho misurato:  

– l’altezza del piano della credenza è di 97,5 cm;  

– l’altezza delle colonnine che reggono la vetrina è di 35 cm;  

– altezza, quest’ultima, da dividere per due (35: 2 = 17,5 cm) poiché questo è il livello  superiore raggiunto dal quadro nella figura c);  

– a questa altezza (17,5 cm) vanno tolti i 5 cm dello spessore della cornice luminosa  del riquadro: 17,5 meno 5 fanno 12,5 cm;  

– questi, aggiunti ai 97,5 cm dell’altezza del piano della credenza, dopo che il quadro  visivo si era spostato sulla sinistra e si era abbassato fino a terra, danno un totale di  1,10 m.  

Questa era l’altezza del maschio che toccava con la testa, nell’immagine precedente,  la cornice superiore del riquadro visivo e con i piedi, in quella successiva, il  pavimento della mia cucina.  

L’altezza delle prime due femmine era minore di circa 5 cm, quindi misuravano m  1,05. Quella delle altre tre, rispettivamente m 0,90 e m 0,80.  

Su quelle gambe corte avevo visto, nelle femmine in movimento, scendere le loro  braccia, anzi le mani, fino quasi sotto il polpaccio che non esisteva come muscolo.  L’avambraccio e la mano erano assai lunghi.  

Mentre li osservavo di semiprofilo, i protagonisti si erano schierati uno a fianco  all’altro e guardavano verso la mia sinistra davanti a loro dove, intuivo, doveva  esserci il Ragazzo che dava ordini.  

Le femmine continuavano a toccarsi il ventre ogni volta che lo faceva quella bianca,  aprendo la bocca e allungando la lingua in lamento.  

Dagli scritti di Don Guido Bortoluzzi 

LA FIAMMA D’AMORE DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA

 


DIARIO SPIRITUALE DI ELISABETTA SZANTÓ 1961-1981 


28 settembre 1962 

Era il giorno di astinenza da dedicare in suffragio delle anime del purgatorio, ma io l'ho offerto soprattutto per le anime sacerdotali. Il Signore Gesù mi ha fatto conoscere che non può fare resistenza alle preghiere della Santa Vergine. Così dicendo ha occupato con questo pensiero tutta la mia mente: "Figliola mia, vuoi sapere come ti premio perché tu plachi il mio grande desiderio per le anime? D'ora in poi le anime dei sacerdoti, dopo il digiuno chiesto da Me, si liberano dal purgatorio all'ottavario della morte. E chiunque osserva questo digiuno ottiene la grazia per una anima penante nel purgatorio (purché in ogni caso, si tratti di persona deceduta in stato di grazia)". Tra le lacrime ascoltavo le sue parole pronunciate con solennità e misericordia che ci assicuravano il modo di poter aiutare le anime purganti con grande efficacia. Quando mi ha comunicato di nuovo questa grande misericordia, sono stata colta da tremore in tutta la persona e, avviandomi verso casa dopo la S. Messa, ho sentito ancora sussurrare nella mia anima: "Anche Io vengo con te, resto con te tutto il giorno ed insieme invochiamo la misericordia dall'Eterno Padre". Con profonda adorazione ho detto: "Mio adorato Gesù, è una grande grazia supplicare l'Eterno Padre con te e con le tue labbra!" Mentre camminavo verso casa, con l'anima immersa in adorazione per Lui, il cuore, sotto questo influsso, ha iniziato a battere tanto forte che per poco non crollavo ... Allora, rivolgendomi all'adorato Gesù, ho espresso la mia aspirazione che al più presto si fosse fatta conoscere la sua grande misericordia e che il suo desiderio fosse avvertito interiormente dal maggior numero di anime. Il Signore mi ha chiesto di scrivere, ancora a parte, come si possono aiutare le anime del purgatorio. Per mio mezzo ha chiesto l'astinenza per le anime penanti dei sacerdoti che possono essere così liberate dal purgatorio all'ottavo giorno dalla loro morte (astinenza severa con solo pane ed acqua per quel giorno). 

LIBERAZIONE - Sulla Confessione

 


UNA FORTUNA

Se ci fosse una fata che, appena chiamata ricostruisse d'un colpo un palazzo distrutto o facesse rinverdire un giardino seccato, chi non la chiamerebbe? Se ci fosse un medico che guarisse tutte le malattie o un chirurgo che facesse con esito certamente positivo tutte le operazioni, quale ammalato non ricorrerebbe a lui, a costo di andare in capo al mondo e di vendersi tutto per pagare le spese?

Eppure questo medico che ti guarisce tutte le malattie che ti affliggerebbero e renderebbero infelice per tutta l'eternità, c'è; e nessuno vuole ricorrere a lui: è il confessore.

- Si può essere sicuri?

- L'ha detto Gesú la sera della resurrezione apparendo agli apostoli: « Ricevete lo Spirito Santo; a coloro ai quali rimetterete i peccati saranno loro rimessi; a coloro ai quali li ritenete saranno ritenuti». (Gv. 20,23).

Non ci può essere sicurezza maggiore.

- Che c'entra questo con la confessione?

- Tutto. Infatti il sacerdote non può assolvere secondo le sue simpatie o antipatie, ma secondo le disposizioni del penitente. È perciò che il penitente deve confessare a lui i suoi peccati ed eventualmente rispondere alle sue domande. Cosí anche il penitente resta sicuro d'essere stato perdonato e si tranquillizza; altrimenti resterebbe nel dubbio.

- Non poteva Gesú disporre qualcosa di piú leggero?

- Cosa ci potrebbe essere di piú leggero per un imputato per essere assolto dal giudice dai suoi reati, che confessarglieli, chiedendogli di perdonarlo? Come ne sarebbero felici tutti gli imputati e tutti i condannati! Ascolta: « Naaman, capo dell'esercito del re Aram, era un personaggio autorevole presso il suo signore e stimato, perché per suo mezzo il Signore aveva concesso la vittoria agli Aramei. Ma questo uomo prode era lebbroso. Ora bande aramee in una razzia avevano rapito dal paese d'Israele una giovinetta, che era finita a servizio della moglie di Naaman. Essa disse alla padrona: "Se il mio signore si rivolgesse al profeta che è in Samaria certo lo libererebbe dalla lebbra". Naaman andò a riferire al suo signore: "La giovane che proviene dal paese d'Israele ha detto cosí". Il re di Aram gli disse: "Vacci! Io invierò una lettera al re d'Israele". Quegli partí, prendendo con sé dieci talenti d'argento, seimila sicli d'oro e dieci vestiti. Portò la lettera al re di Israele, nella quale si diceva: "Ebbene, insieme con questa lettera ho mandato da te Naaman, mio ministro, perché tu lo curi dalla lebbra". Letta la lettera, il re d'Israele si stracciò le vesti dicendo: "Sono forse Dio per dare la morte o la vita, perché costui mi mandi un lebbroso da guarire? Sí, ora potete constatare chiaramente che egli cerca pretesti contro di me". Quando Eliseo, uomo di Dio, seppe che il re si era stracciate le vesti, mandò a dire al re: "Perché ti sei stracciate le vesti? Quest'uomo venga da me e saprà che c'è un profeta in Israele". Naaman arrivò con i suoi cavalli e con il suo carro e si fermò alla porta della casa di Eliseo. Eliseo gli mandò un messaggero per dirgli: "Và, bagnati sette volte sul Giordano: la tua carne tornerà sana e tu sarai guarito". Naaman si sdegnò e se ne andò protestando: "Ecco, io pensavo: certo, verrà fuori, si fermerà, invocherà il nome del Signore suo Dio, toccando con la mano la parte malata e sparirà la lebbra. Forse l'Albana e il Papar, fiumi di Damasco, non sono i migliori di tutte le acque d'Israele? Non potrei bagnarmi in quelli per essere guarito?" Si voltò e se ne partí adirato. Gli si avvicinarono i suoi servi e gli dissero: "Se il profeta ti avesse ingiunto una cosa gravosa, non l'avresti forse eseguita? Tanto piú ora che ti ha detto: Bagnati e sarai guarito". Egli, allora, scese e si lavò nel Giordano sette volte, secondo la parola dell'uomo di Dio, e la sua carne ridivenne come la carne di un giovinetto; egli era guarito ». (2 Re 5,1-14).

Se Dio ti avesse imposto delle condizioni anche durissime per perdonarti i tuoi peccati, come andare a piedi in capo al mondo o pagare una grandissima multa, tu non l'avresti fatto per salvarti dalla morte eterna e andare in Paradiso? Perché non fare una cosa tanto facile quale la confessione?

- Non basta che, pentito chieda perdono a Dio, sia pure rivolgendomi al cielo, o a un quadro sacro?

- Se uno ti deruba o ti ferisce e poi, pentito o per non andare in galera vuole essere perdonato da te, le condizioni del perdono chi deve metterle: lui o tu?

- Evidentemente io.

- È Gesú che ha stabilita la confessione, come già ti ho detto. L'ha fatto per amore; per darci la certezza del suo perdono. Una notte mi viene a trovare un uomo, ora da molti anni morto, e, soli, a quattr'occhi mi dice:

- Posso parlare?

- Se lo crede.

- Sono sicuro che lei non parlerà?

- Amico mio, non sono venuto io a casa sua per estorcerle un segreto. Se si sente sicuro di me parli; se non si sente sicuro non parli.

- Parlerò. Fino ad oggi siamo stati due soli a saperlo: io e Dio. Da stanotte saremo in tre: io, Dio e lei. Dieci anni addietro ammazzai in campagna un amico e scappai lontano. Il giorno dei funerali accorsi da lontano, piansi piú degli altri, organizzai il funerale. A nessuno mai venne in testa che fossi stato io l'uccisore. Da dieci anni non dormo: sono ricco, ancora giovane, sposato, pieno di salute. Sono infelice. Può Dio perdonarmi?

- Amico mio, quell'uomo aveva famiglia?

- Moglie e due figli piccoli.

- Bisogna che lei mantenga quella famiglia come se fosse sua, finché i ragazzi cresceranno e saranno in grado di mantenersi. Se lei fa questo Dio la perdona; se non lo fa Dio non la perdona.

- Le giuro che lo farò.

Gli diedi l'assoluzione e la penitenza. Da quel giorno quell'uomo acquistò la pace.

Di Padre Ildebrando A. Santangelo