venerdì 22 maggio 2020

L'ultimo Papa canonizzato



IL PESO DELLA PARROCCHIA 

Ma la sacra predicazione non era la sola occupazione, a cui si applicasse il  nostro Don Giuseppe. Anche senza di questa le sue giornate erano piene ed  intense, le quali divennero ancora più intense di lavoro quando, circa il 1863,  Don Costantini, per una ostinata malattia di petto che lo tormentava da tempo  era costretto a rimanere inoperoso per una buona parte dell'anno. 
Allora il giovane Cappellano sentì gravare sopra le sue spalle tutto il peso  della Parrocchia. 
Amministrava con premura i Sacramenti. Nei giorni festivi e alla Domenica,  specialmente, confessava senza contare le ore, spiegava il Catechismo ai  fanciulli, la Dottrina Cristiana agli adulti. 
Ogni giorno attendeva a consolare miserie, a richiamare al dovere, a  comporre dissidi, ad alimentare la pace nelle famiglie, ad incitare tutti al  bene. E pensava anche alla scuola di canto sacro che egli aveva istituito per un maggiore decoro delle sacre funzioni, a dare lezioni di grammatica a quei  giovanotti che sentivano inclinazione allo stato sacerdotale (76) a farsi  sapientemente fanciullo con i fanciulli per tenerli lontani dal male, e, come se  non avesse altre occupazioni, non ricusava di sostituire perfino il maestro  della scuola elementare del villaggio (77). 
E poi venivano le giornate ardenti di sacrificio e di fede, nelle quali si  consumava nel preparare i fanciulli alla prima Comunione, nel promuovere la 
Comunione frequente, nell'eccitare il popolo ad una più intensa devozione  verso la SS.ma Eucaristia, di cui egli stesso dava continuo esempio non solo  per il modo, con il quale celebrava la Santa Messa, ma anche tutte le volte  che esponeva solennemente alla adorazione dei Parrocchiani il SS.mo  Sacramento. 
 “In quei momenti — testimoniava un vecchio del paese — assumeva un  espressione quasi sovrumana. Con le mani congiunte a preghiera, teneva gli  occhi sempre fissi nel SS.mo Sacramento, e, quando dava la Benedizione, da  tutta la sua persona spirava un sentimento di fede così viva che edificava e  stupiva. Vi era in lui qualche cosa di straordinario” (78). 

Vi erano ancora gli ammalati, gli infermi, i moribondi. 
Premuroso, perché questi non mancassero di nulla, specialmente se poveri, li  visitava anche più volte al giorno, e, chiamato di notte, accorreva al loro letto  come se avesse le ali ai piedi. Non badava a stenti, non curava strapazzi, non  guardava ad inclemenza di stagioni, a strade impervie, ne a distanze di luoghi  (79): si sacrificava sino all’esaurimento delle sue forze. I Tombolani  ricordano di averlo veduto qualche volta cadere in deliquio (80). 
— “Guarda qui — diceva un giorno ad una giovane popolana, indicando con  l'indice della mano le proprie scarpe — Ho le suole tutte consumate a forza  di andare a visitare il tuo vecchio nonno infermo” (81). 
E con quanta passione, con quanta commovente tenerezza assisteva e  confortava i moribondi! Li incoraggiava al passo estremo con parole che  avevano la dolcezza della rassegnazione cristiana, ne calmava le ansie, li  consolava con la visione delle speranze immortali e non si distaccava dal loro  fianco se non quando li avesse veduti morire sotto i propri occhi e non li  avesse accompagnati con la sua preghiera fino sulle soglie dell'eternità (82). 

Tutta la responsabilità della Parrocchia gravava sopra di lui, ma nessun'ombra di abbattimento o di tristezza sopra il suo volto. Nei suoi occhi  brillava sempre una vivida luce di gioia, di letizia e di felicità, perché sapeva  di lavorare non per una gloria terrena, ma per una gloria ben più alta: la  conquista delle anime (83). 
I Tombolani erano meravigliati della sorprendente attività del loro  Cappellano e si domandavano come potesse resistere sotto il peso di una  fatica così continua, così spossante e senza respiro. 
Non sapevano che il loro giovane Cappellano aveva nel cuore la potenza di  quelle divine energie che moltiplicano le forze per il lavoro. 

Il Beato Pio X, del Padre Girolamo DAL GAL Ofm c.

Commento all‟Apocalisse



Venerabile Servo di Dio Bartolomeo Holzhauser 

Capitolo Primo 
Versetto 1. 

Rivelazione di Gesù Cristo, la quale Dio gli diede per indicare ai suoi servi le cose che debbono accadere tra breve, e che egli fece conoscere con l‟invio del suo Angelo al suo servo Giovanni. 

I. Gli autori son per lo più soliti premettere ai loro libri titoli e iscrizioni tali che coloro, nelle cui mani i loro scritti pervengono, siano invogliati a prenderli e leggerli. Così, e con forza di gran lunga maggiore, fa la Divina Sapienza nel presente libro dell‟Apocalisse, di cui nel verso iniziale indica: 
1. L‟iscrizione e titolo del libro. 
2. La sua autorità. 
3. La facoltà del Superiore. 
4. Lo scopo della pubblicazione del libro. 
5. Il contenuto del libro. 
6. La volontà del Re di permetterlo. 
7. La brevità del tempo. 
8. Il modo di chi rivela. 
9. Il nome dell‟autore. 
10. Infine la persona che assiste. 
II. Con le parole Rivelazione di Gesù Cristo si accenna qui al primo e secondo punto, con cui s‟indica al lettore il titolo, e di che genere sia questo libro, ossia la rivelazione dei segreti e dei misteri celesti, compiuta non da un uomo e Re terreno, che può mentire o sbagliarsi, ma da Gesù Cristo, che non può, né ingannare, né ingannarsi. Da cui si deduce la dignità somma e l‟autorità in- finitamente degna di questo libro. 
III. Dio Uno e Trino concesse a Cristo - inferiore al Padre nella Sua Umanità - il permesso di pubblicare questo libro dell‟Apocalisse, in modo che, a mo‟ di manifesto regio, siano rese note in modo chiaro ai fedeli devoti e studiosi di esso (che ci sono, furono, o saranno nella Chiesa Cattoli- ca) le tribolazioni che Dio ha permesso che dall‟eternità accadessero nel presente regno della Chiesa Militante di Cristo, per metterli alla prova e aumentarne la gloria, in modo da esser premuniti con lo scudo della debita prescienza contro tutte le avversità presenti e future, esserne consolati nel transi- torio tempo delle nostre tribolazioni (a confronto dell‟eternità) e poter sopportarle con forza, assorti nel beneplacito e permesso della divina volontà, che non può essere annullato, come si deduce dalle parole: che Dio gli diede per indicare ai suoi servi le cose che debbono accadere tra breve. 
   IV. Il modo con cui Cristo Signore rivelò a San Giovanni tutto questo, fu il modo più perfetto, che nessun profeta poté mai prima sperimentare. Consistette invero in tre cose, ossia:  
1. la visione per immagini;  
2. la piena comprensione dei misteri; e  
3. l‟assistenza di un Angelo che lo istruiva.  
Il che accadde a S. Giovanni mentre scriveva il libro dell‟Apocalisse, come si ricava dalle par o- le: e fece conoscere con l‟invio del suo Angelo (S. Michele) al suo servo Giovanni, ossia mandò il suo Angelo (S. Michele) che in rappresentanza di Cristo, come un ambasciatore del Re, apparendo a San Giovanni Evangelista, gli mostrò i misteri di Dio sia riguardo alla Chiesa militante sulla terra, che a quella trionfante nei Cieli, e lo ammaestrò visibilmente, istruendolo con una piena compren- sione sui misteri che rivelava. 
 V. Vers. 2. Il quale ha dato testimonianza al Verbo di Dio e alla testimonianza di Gesù Cristo in tutto quello che vide. S‟indica con queste parole l’autorità dello scrittore, che non fu altri che San Giovanni Evangelista, il discepolo che Gesù amava più di tutti, che ha dato testimonianza al Verbo di Dio, quanto alla sua nascita nell‟eternità, dicendo: In principio era il Verbo e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio (S. Giovanni, I, v. 1). Riguardo all‟Incarnazione temporale di Gesù dice invece: e il Verbo si è fatto carne e abitò in mezzo a noi, e vedemmo la sua gloria ecc. Aggiunge perciò e alla testimonianza di Gesù Cristo, ossia riguardo a Gesù Cristo, in tutto quello che vide, vivendo con Lui, nel compimento dei miracoli, nella Sua morte e resurrezione, infine, nel- la persecuzione del Vangelo. Giovanni inoltre diede la medesima testimonianza durante la persecu- zione dell‟Imperatore Domiziano, professando e predicando con fortezza tra i tormenti che Gesù Cristo Crocifisso è vero Figlio di Dio e Figlio dell‟uomo. 
   VI. Vers. 3 Beato chi legge e chi ascolta le parole di questa profezia, e serba le cose che in essa sono scritte: poiché il tempo è vicino. Qui s‟attira l‟attenzione dei lettori sull‟utilità di questo Libro, che consiste nel conseguimento della beatitudine eterna. Beato chi legge, quanto ai Dottori, che hanno il compito d‟ammaestrare gli altri alla giustizia e al timore del Signore secondo il tenore di questa profezia, menzionando le punizioni ivi ricordate e confortando i fedeli a sopportare le av- versità per amore di Cristo e in vista del premio della vita eterna. Beati coloro che insegnano agli altri la giustizia, brilleranno come stelle nell‟eternità senza fine. E chi ascolta, come discepolo, studioso e uomo più semplice, le parole di questa profezia, credendo e conservando nel cuore la via della giustizia e della pazienza di Cristo, come si legge: E serba le cose che in essa sono scritte, ossia sopportando con pazienza fino alla fine le fatiche e i travagli. Beato, infatti, l‟uomo che sopporta la tentazione, poiché dopo la prova riceverà la corona di vita, che Dio promise a coloro che lo amano. Il tempo, infatti, è vicino, ossia passa in fretta, come dicesse: la fatica della sopportazione è breve, ma eterno è il premio della beatitudine. L‟Apostolo S. Paolo ai Romani, infatti, dice: I pati- menti del tempo presente non hanno proporzione colla futura gloria che si manifesterà in noi (VIII, 18). 

***
Traduzione dal latino di Nicola Dino Cavadini

GESU’ AL CUORE DELLE MAMME



Non essere strana e capricciosa Sii luce, amore e vita. Non può avvenire né deve avvenire mai che i tuoi figli ti sentano come diminuita. Non devi far nulla che possa farti credere fuori sesto, nulla di strano, di violento, di capriccioso. Se tu lasci un po' me per aver cura del tuo sposo, dei tuoi figli, amandomi in loro, io sono contento.

don Dolindo Ruotolo

Papa João Paulo II




AMERICA, FERMATI, QUANTO ORRORE PORTI AL MONDO, TU PORTERAI L’ECONOMIA MONDIALE A ZERO.



Madonna del Pino a Giuseppe Auricchia

O AMERICA,

TU CADRAI PERCHE’ NON HAI VOLUTO ASCOLTARE LA PAROLA DEL PADRE



“Cari figli, ho percorso il mondo da un capo all’altro, il mondo non ascolta le Mie Parole; ho messo il mondo in guardia contro le eresie teologiche moderne, che sperimentano il Vangelo e insegnano scientificamente non il bene, ma il male.


Figlio vai, consola la gente, tenetevi pronti, preparatevi con il Santo Rosario, penitenza e digiuno per i tempi duri che verranno.


In questa guerra (parlava della guerra in Iraq, n.d.r.) si diffonderà l’apostasia che moltiplicherà guerre su guerre, accadranno catastrofi nucleari e persecuzione che annunzia il Vangelo (probabilmente parla di Matteo 24,15-24 n.d.r.).


AMERICA, FERMATI, QUANTO ORRORE PORTI AL MONDO, TU PORTERAI L’ECONOMIA MONDIALE A ZERO.

NON OGGI O DOMANI, TUTTE LE NAZIONI DEL MONDO NON AVRANNO PIU’ DENARO PER VIVERE.
GRANDE RIVOLTA VI SARA’ IN TUTTE LE NAZIONI CONTRO DI TE.
RICORDALO, AMERICA, CHE TUTTI I POTENTI DELLA TERRA SONO CADUTI PERCHE’ ERANO SENZA DIO, E TU CADRAI PERCHE’ NON HAI VOLUTO ASCOLTARE L’ACCORATO APPELLO DEL PADRE.


Figli Miei tutti, vi invito a rimanere fortemente nella fede, sicuri nella speranza e nell’ardente carità.


Lasciatevi portare da Me, raccoglietevi tutti nel sicuro rifugio del Mio Cuore Immacolato, che ho preparato proprio per gli ultimi tempi.


O Sacerdoti, Vescovi, religiosi consacrati al Mio Cuore, unitevi con il Mio Papa Giovanni Paolo II (Papa vigente nel 2003 n.d.r.) , raccoglietevi nel cenacolo del Mio Figlio e del Mio Cuore Immacolato, Io sarò sempre con voi.

Leggete insieme a Me I SEGNI DI QUESTO TEMPO, che si realizzano per indicarvi il Ritorno del Mio Figlio nella sua Gloria, che sarà la fine di questi tempi.Grazie di essere venuti, Io vi parlerò ancora l’ultima Domenica di aprile, ora andate alle vostre case, meditate questo messaggio.


Vi benedico nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”


Giuseppe Auricchia

Geremia



Nuovo incontro del re Sedecia con il profeta

14Un giorno il re Sedecia fece venire il profeta Geremia e, presolo da parte vicino al terzo ingresso del tempio, gli disse:
- Voglio farti una domanda e tu non nascondermi nulla.
15Geremia rispose:
- Se ti dico la verità, tu certamente mi farai uccidere; se ti do un consiglio, tu non ne terrai conto! 16Ma Sedecia fece in segreto questo giuramento a Geremia:
- Davanti al Signore vivente che ci ha donato la vita, ti giuro che non ti farò morire né ti consegnerò nelle mani di quegli uomini che cercano di ucciderti.
17Allora Geremia disse a Sedecia:
- Questo è il messaggio del Signore, Dio dell'universo e Dio d'Israele: Se andrai ad arrenderti agli ufficiali del re di Babilonia, tu e la tua famiglia avrete salva la vita e questa città non sarà data alle fiamme. 18Ma se non ti arrenderai, questa città sarà data in potere ai Babilonesi: la distruggeranno col fuoco e anche tu non riuscirai a sfuggire alle loro mani.
19Sedecia rispose:
- Ho paura degli abitanti di Giuda che sono passati dalla parte dei Babilonesi. C'è pericolo che cada nelle loro mani e che mi maltrattino.
20Ma Geremia lo rassicurò:
- No, questo non ti accadrà. Ascolta piuttosto quel che ti dico da parte del Signore e ti andrà tutto bene: avrai salva la vita. 21Se invece rifiuti di arrenderti, senti quel che il Signore mi ha rivelato: 22Tutte le donne rimaste ancora nel tuo palazzo saranno condotte agli ufficiali del re di Babilonia e diranno di te:
'I suoi amici l'hanno ingannato. Si fidava di loro ma l'hanno imbrogliato. I suoi piedi affondano nel fango e gli amici l'hanno lasciato'.
23Le tue mogli e i tuoi figli saranno prigionieri dei Babilonesi e nemmeno tu riuscirai a sfuggire dalle loro mani. Il re di Babilonia ti terrà prigioniero e distruggerà con il fuoco questa città.
24Sedecia raccomandò a Geremia:
- Non far sapere nulla a nessuno di questa conversazione e non correrai nessun pericolo. 25l dignitari di corte verranno a sapere che io ho parlato con te e ti chiederanno quel che mi hai detto. Minacceranno di ucciderti se non racconterai per filo e per segno che cosa ti ho confidato. 26Ma tu risponderai che mi hai supplicato di non mandarti più nella casa di Gionata, per non morire in quella prigione. 27I dignitari andarono effettivamente da Geremia e lo interrogarono. Egli rispose proprio come il re gli aveva ordinato di dire e così lo lasciarono in pace. Infatti la conversazione con il re non era stata ascoltata da nessuno. 28Geremia rimase dunque nell'atrio della prigione fino alla caduta di Gerusalemme.

MARIA MADRE DELLA VITA



Ave Maria, madre della vita,
ripristinando la salvezza,
tu sconfiggesti la morte e calpestasti il serpente, 
davanti al quale Eva si era presentata a capo eretto
guidata dalla superbia.
Tu lo mettesti sotto i piedi
Quando concepisti dal cielo il Figlio di Dio,
generato dallo Spirito Santo.
Salve, dolcissima e amatissima Madre
Che donasti al mondo tuo Figlio, inviato dal cielo.
Colui che lo Spirito di Dio infuse.
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo.
Colui che lo Spirito di dio infuse.

Santa Ildegarda di Bingen

AMOR PROPRIO



santa  Veronica Giuliani

(demonio – inferno – ingratitudine) 

Questa notte, ho sofferto molto: il tentatore mi voleva inquietare.  Mi metteva davanti tante cose per farmi disperare; mi diceva ero sua  e che non c’è misericordia per me. Io gli ho detto: Certo, che presso  di te, non c’è né misericordia né pietà; ma io confido in Dio; nella  sua carità, nel suo amore e nella sua misericordia. Qui sto salda,  per mezzo dei suoi santi meriti; spero nel suo sangue preziosissimo.  Lui ha cominciato a tentarmi di bestemmia. Voleva che maledicessi  il sangue prezioso di Gesù e tutto quello che ha operato per la nostra  salvezza. Ho riso di gusto di questi suoi insegnamenti; ho preso  l’acqua benedetta e l’ho gettata verso quei fantasmi che stavano qui,  in cella. Subito è sparito via tutto. (D II, 611) 

Silvia Reali 

LA MEDITAZIONE DELLA MISERIA UMANA



L'Imitazione di Cristo

1.     Dovunque tu sia e dovunque ti volga, sei sempre misera cosa; a meno che tu non ti volga tutto a Dio. Perché resti turbato quando le cose non vanno secondo la tua volontà e il tuo desiderio? Chi è colui che tutto ha secondo il suo beneplacito? Non io, non tu, né alcun altro su questa terra. Non c'è persona al mondo, anche se è un re o un papa, che non abbia qualche tribolazione o afflizione. E chi è dunque che ha la parte migliore? Senza dubbio colui che è capace di sopportare qualche male per amore di Dio. Dice molta gente, debole e malata nello spirito: guarda che vita beata conduce quel tale; come è ricco e grande, come è potente e come è salito in alto! Ma, se poni mente ai beni eterni, vedrai che tutte queste cose passeggere sono un nulla, anzi qualcosa di molto insicuro e particolarmente gravoso, giacché le cose temporali non si possono avere senza preoccupazioni e paure. Per la felicità non occorre che l'uomo possieda beni terreni in sovrabbondanza; basta averne una modesta quantità, giacché la vita di quaggiù è veramente una misera cosa. Quanto più uno desidera elevarsi spiritualmente, tanto più la vita presente gli appare amara, perché constata pienamente le deficienze dovute alla corrotta natura umana. Invero mangiare, bere, star sveglio, dormire, riposare, lavorare, e dover soggiacere alle altre necessità che ci impone la nostra natura, tutto ciò, in realtà, è una miseria grande e un dolore per l'uomo religioso; il quale amerebbe essere sciolto e libero da ogni peccato. In effetti l'uomo che vive interiormente si sente schiacciato, come sotto un peso, dalle esigenze materiali di questo mondo; ed è perciò che il profeta prega fervorosamente di essere liberato, dicendo: "Signore, toglimi da queste necessità" (Sal 24,17).   

2.     Guai a quelli che non riconoscono la loro miseria. Guai, ancor più, a quelli che amano questa vita miserabile e destinata a finire; una vita alla quale tuttavia certa gente - anche se, lavorando o elemosinando, mette insieme appena appena il necessario - si abbarbica, come se potesse restare quaggiù in eterno, senza darsi pensiero del regno di Dio. Gente pazza, interiormente priva di fede; gente sommersa dalle cose terrene, tanto da gustare solo ciò che è materiale. Alla fine, però, constateranno, con pena, quanto poco valessero - anzi come fossero un nulla - le cose che avevano amato. Ben diversamente, i santi di Dio, e tutti i devoti amici di Cristo; essi non andavano dietro ai piaceri del corpo o a ciò che rende fiorente questa vita mortale. La loro anelante tensione e tutta la loro speranza erano per i beni eterni; il loro desiderio - per non essere tratti al basso dall'attaccamento alle cose di quaggiù - si elevava interamente alle cose invisibili, che non vengono meno. O fratello, non perdere la speranza di progredire spiritualmente; ecco, ne hai il tempo e l'ora. Perché, dunque, vuoi rimandare a domani il tuo proposito? Alzati, e comincia all'istante, dicendo: è questo il momento di agire; è questo il momento di combattere; è questo il momento giusto per correggersi. Quando hai dolori e tribolazioni, allora è il momento per farti dei meriti. Giacché occorre che tu passi attraverso il "fuoco e l'acqua" prima di giungere nel refrigerio (Sal 65,12). E se non farai violenza a te stesso, non vincerai i tuoi vizi. Finché portiamo questo fragile corpo, non possiamo essere esenti dal peccato, né vivere senza molestie e dolori. Ben vorremmo aver tregua da ogni miseria; ma avendo perduto, a causa del peccato, la nostra innocenza, abbiamo perduto quaggiù anche la vera felicità. Perciò occorre che manteniamo in noi una ferma pazienza, nell'attesa della misericordia divina, "fino a che sia scomparsa l'iniquità di questo mondo" (Sal 56,2) e le cose mortali "siano assunte dalla vita eterna" (2Cor 5,4).   

3.     Tanto è fragile la natura umana che essa pende sempre verso il vizio. Ti accusi oggi dei tuoi peccati e domani commetti di nuovo proprio ciò di cui ti sei accusato. Ti proponi oggi di guardarti dal male, e dopo un'ora agisci come se tu non ti fossi proposto nulla. Ben a ragione, dunque, possiamo umiliarci; né mai possiamo avere alcuna buona opinione di noi stessi, perché siamo tanto deboli e instabili. Inoltre, può andare rapidamente perduto per negligenza ciò che a stento, con molta fatica, avevamo alla fine raggiunto, per grazia di Dio. E che cosa sarà di noi alla fine, se così presto ci prende la tiepidezza? Guai a noi, se pretendessimo di riposare tranquillamente, come se già avessimo raggiunto pace e sicurezza, mentre, nella nostra vita, non si vede neppure un indizio di vera santità. Occorrerebbe che noi fossimo di nuovo plasmati, quasi in un buon noviziato, a una vita irreprensibile; in tal modo potremo sperare di raggiungere un certo miglioramento e di conseguire un maggior profitto spirituale. 

Jesus Christ you are my life


Siate vigili di fronte al potere delle grandi Nazioni.



NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO


Siate vigili di fronte al potere delle grandi Nazioni. Queste, manipolando la scienza, causano sconvolgimenti e disastri naturali, con le cui conseguenze esse dominano i Miei figli nei momenti di tribolazione, raggiungendo così il loro obiettivo: instaurare un governo unico con il falso desiderio di aiutarvi, ma in realtà allontanandovi dal Mio Cuore con un’unica religione che offre solo dissolutezza e potere terreno.

ALLO STESSO MODO AGIRÀ IL MIO USURPATORE, IMPRIGIONANDO L'AGIRE E OPERARE UMANO NEI SUOI ARTIGLI INFERNALI, DOMINANDO LA COSCIENZA DEI DEBOLI E DI QUELLI CHE DICONO DI AMARMI SENZA ESSERE SINCERI.
02.05.2013

I Dieci Comandamenti



Il sesto Comandamento: “Non commettere atti impuri”. 

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1. Pensiero d'introduzione. Dio volle un seno senza macchia. 

“Dio mi possedette all'inizio delle sue opere”  
(Salomone, Proverbi cap. 8 v. 22.) 
22 agosto 1944. 

Gesù mi ordina: «Prendi un quaderno tutto nuovo. Copia sul primo foglio il dettato del giorno 16 agosto. In questo libro si parlerà di Lei».  
Ubbidisco e copio.


16 agosto 1944. 

Dice Gesù:  
«Oggi scrivi questo solo. La purezza ha un valore tale che un seno di creatura poté contenere l'Incontenibile, perché possedeva la massima purezza che potesse avere una creatura di Dio. 
La SS. Trinità scese con le sue perfezioni, abitò con le sue Tre Persone, chiuse il suo Infinito in piccolo spazio - né si diminuì per questo, perché l'amore della Vergine e il volere di Dio dilatarono questo spazio sino a renderlo un Cielo - si manifestò con le sue caratteristiche: il Padre, essendo Creatore nuovamente della Creatura come al sesto giorno ed avendo una "figlia" vera, degna, a sua perfetta somiglianza. 
L'impronta di Dio era stampata in Maria così netta che solo nel Primogenito del Padre le era superiore. Maria può essere chiamata la "secondogenita" del Padre perché, per perfezione data e saputa conservare, e per dignità di Sposa e Madre di Dio e di Regina del Cielo, viene seconda dopo il Figlio del Padre e seconda nel suo eterno Pensiero, che ab aeterno in Lei si compiacque; il Figlio, essendo anche per Lei "il Figlio" e insegnandole, per mistero di grazia, la sua verità e Sapienza quando ancora non era che un Germe che le cresceva in seno; lo Spirito Santo, apparendo fra gli uomini per una anticipata Pentecoste, per una prolungata Pentecoste, Amore in "Colei che amò". Consolazione agli uomini per il frutto del suo seno, Santificazione per la maternità del Santo.  
Dio, per manifestarsi agli uomini nella forma nuova e completa che inizia l'era della Redenzione, non scelse a suo trono un astro del cielo, non la reggia di un potente.  
Non volle neppure le ali degli angeli per base al suo piede. Volle un seno senza macchia.  
Anche Eva era stata creata senza macchia. Ma spontaneamente volle corrompersi.  
Maria, vissuta in un mondo corrotto - Eva era invece in un mondo puro - non volle ledere il suo candore neppure con un pensiero volto al peccato. Conobbe che il peccato esiste. Ne vide i volti diversi e orribili. Tutti li vide. Anche il più orrendo: il deicidio. Ma li conobbe per espiarli e per essere, in eterno, Colei che ha pietà dei peccatori e prega per la loro redenzione.  
Questo pensiero sarà introduzione ad altre sante cose che darò per conforto tuo e di molti». 
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a cura del Team Neval 

Riflessioni di Giovanna Busolini  

IL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO



Nel santuario del Cuore, il Sangue della Vita

Nel santuario del tuo Cuore, già immolato per noi, erano i simboli del tuo amore perenne: c'era l'acqua purificatrice e c'era il Sangue della vita.
O gocce misteriose, fluite dalla trafittura del costato del mio Gesù, vi raccolgo con tremore, con devozione, con amore. Vi raccolgo nel mio povero cuore perché abbia purezza e vita; vi raccolgo per tutti gli uomini, chiedendo per tutti redenzione e salvezza; vi raccolgo per le anime del Purgatorio perché ottengano la luce e la beatitudine; vi raccolgo ancora per la anime beate dei Santi perché sia accresciuta, mercé del vostro merito, la loro gloria accidentale.
Vi raccolgo come omaggio ai Misteri della Giustizia e della Misericordia, con quelle intenzioni, con quell'amore, con quella generosità che ebbe Gesù versandovi dopo la sua morte.
La lancia del Centurione è passata di mano in mano; anch'io, Signore, l'ho stretta nell'espressione della mia iniquità manifestata con la freddezza e con l'ingratitudine.
E Tu, pietoso Signore, ogni volta hai corrisposto con l'acqua
della rigenerazione, con il Sangue della tua vita, e, mentre sanavi così le mie infermità, per la trafittura del tuo Cuore, Tu accoglievi le mie miserie, versando in me nuove misericordie.
O Signore Gesù, non più con la lancia del peccato o con quella della infedeltà, ma col tuo Amore fatto mio, con la stessa acqua che zampilla alla vita eterna, con lo stesso Sangue trasformato in mistica fiamma, penetrerò nel tuo Cuore, a cantare le tue Misericordie, a celebrare i Misteri della tua immolazione, a compiervi la mia per Te, per la gloria del Padre, per la gloria della Divinità unita alla Sacra Umanità, simboleggiate nell'acqua e nel Sangue.
O adorabili Misteri del mio Dio!
O armonie della Passione, della grazia, dell'amore, della bontà somma del mio Gesù! q. 14

SR. M. ANTONIETTA PREVEDELLO


Soccorri, Padre dei poveri, l'umanità sofferente!



Al sorgere di questa nuova giornata della mia vita, io, piccola tua creatura, innalzo a Te, mio Dio, un inno di lode e di benedizione, perché Tu sei il mio Dio misericordioso e buono, che soccorri, con sollecitudine paterna, tutti i tuoi figli e li ami tutti, come Tu solo puoi e sai amare!

Io ti chiedo perdono per me stessa e per tutti i tuoi figli che sono nell'errore, nel dubbio, nel rifiuto, nell'ignoranza del tuo amore misericordioso e ti offendono con pensieri, parole e azioni, ti offro, in riparazione dei nostri peccati, dei miei peccati e dei peccati dell'umanità tutta, il Tuo Sangue Preziosissimo, o Gesù Redentore e Salvatore!

Abbi pietà di me, Signore, abbi pietà del mondo intero e di tutte le tue creature; soccorri, Padre dei poveri, l'umanità sofferente, ravviva la fede nel mio cuore e nei cuori dei tiepidi, accendi il lume della fede in coloro che non ti conoscono e non ti amano, converti le creature che mi sono più care, fammi camminare spedita nelle vie della conversione e salva tutti coloro che in Te credono, che ti supplicano, che amano e venerano la Madre tua santissima!

Accogli, Padre, la mia preghiera, prega, mio Gesù, il Padre che è nei cieli, nell'infinito dell'Infinito, con me e per me, accetta e brucia nel tuo amore, o Spirito Paraclito, la mia supplica, presenta, Madre, le mie invocazioni a Dio Uno e Trino!

Trasmetti, Angelo di Dio che sei il mio custode, dall'abisso del mio nulla, il grido supplice del mio cuore al Cuore della Vergine Madre e custodisci nell'umiltà, nella fede, nell'abbandono alla volontà di Dio l'anima mia, che vuole, oggi e sempre, lodare, glorificare, benedire la Trinità Santissima e la Madre di Dio e Madre della Chiesa e di tutti i figli di Dio! Amen!

Una rivolta è pronta, sia all’interno che al di fuori della Chiesa.



Trevignano Romano, 19 maggio 2020

Figli miei, grazie per essere uniti nella preghiera e per aver accolto la mia chiamata nel vostro cuore. Amati miei, evangelizzate e urlate che Gesù sta arrivando per salvarvi. Sono triste perché non ascoltate le mie parole e per il dolore che state causando a mio Figlio Gesù. Figli amati, non affaticatevi perché adesso è il tempo di guardarvi intorno per vedere chi è in Cristo e chi no, questo è il momento che il vostro parlare sia, sì sì o no no! Siate luce del mondo, la vostra luce dovrà essere così forte che chiunque vi riconoscerà. Preparate i rifugi sicuri, preparate le vostre case come piccole Chiese e Io sarò lì con voi. Una rivolta è pronta, sia all’interno che al di fuori della Chiesa. Ora vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen”.

VISITE AL SS. SACRAMENTO E VEGLIE EUCARISTICHE



RELIGIOSA DELLA VISITAZIONE  SANTA MARIA DI CHAMBERY 

  
“Se noi amassimo Nostro Signore, diceva il Santo Curato d'Ars, avremmo sempre presente allo spirito il Tabernacolo dorato, questa casa del buon Dio. Quando siamo in cammino e vediamo un campanile, questa vista deve farci battere il cuore.... noi non dovremmo potervi staccare lo sguardo”. 
  
Tale era l'amore di Suor Maria-Marta per Gesù Sacramentato. Sempre il suo cuore e i suoi occhi si orientavano verso il Tabernacolo. 
  
Quando con l'aiutante spirituale faceva il trattenimento (3) in giardino presso l'abside della Chiesa parrocchiale, essa non avrebbe giammai consentito di sedere volgendovi le spalle. Nel corso della giornata, tra le occupazioni più assorbenti, il pensiero del Tabernacolo le era abituale. 
  
Nostro Signore l'invitava con insistenza: 
  
“Io ho istituito il mio Sacramento d'amore per essere il compagno dell'uomo, - le diceva questo buon Maestro. - Bisogna dunque pensare continuamente a Me e continuamente parlarmi cuore a cuore! Parlami, Guardami!.... Sarà questa la tua occupazione per l'Eternità! Qui si trova il nutrimento dell'anima, il vero riposo, e l'anima è nel suo centro”. 
  
Comparendole in Croce e mostrandole il Sangue delle sue divine ferite: “Tutti passano e nessuno osserva questo Sangue!.... lo stesso accade del mio Sacramento d'amore, si pensa un istante a Me, poi Mi si dimentica!.... 
  
“Figlia mia, Io sono qui come sono in Cielo.... Io resto nel Tabernacolo per vostro amore, eppure come sono poche le anime che vengono a visitarmi!...”. 
  
La festa del Corpus Domini e il Giovedì Santo con la visita dei Santi Sepolcri, erano giorni salutati con gioia dalla nostra Sorella. Tuttavia, alla sua felicità si univa la pungente sofferenza di vedere Gesù Sacramentato, così poco compreso e così poco amato. I lamenti del Divino Prigioniero la commovevano profondamente: 
  
“Nella Sacra Riserva - le dice - me ne starò silenzioso come nella stalla di Betlemme. Molti accorreranno a visitarmi, gli uni per curiosità, gli altri per vanità. Queste anime mi offendono. Voi dovete risarcirmi col raccoglimento e col silenzio”. 
  
E insisteva su questo dovere di riparazione che permette al Divin Cuore di versare sulle anime le grazie di cui è traboccante: 
  
“Quando Io trovo un cuore che Mi ama e che Mi risarcisce, prendo con lui le mie delizie... Perciò Figlia mia, Io voglio che tu passi in questo santo esercizio le notti e i giorni”. 
  
Sappiamo già come quest'anima privilegiata passava le sue veglie Eucaristiche. Quando per le altre suonava l'ora del riposo, principiava per lei una seconda vita, ignorata dalla Comunità, vita solitaria ai Piedi del Re d'amore. Là Suor M. Marta contemplava, ringraziava e, soprattutto pregava e riparava. 
  
Le sue suppliche s'innalzavano specialmente per i peccatori e le anime del Purgatorio; pareva che si ponesse alla porta del Paradiso per farvi entrare le anime, mediante i meriti delle Sante Piaghe del Salvatore. 
  
Stanchezza, disgusto, angosce, tentazioni diverse, non mancavano durante queste ore di guardia, allo stesso modo che non mancarono nel resto della sua vita. Tuttavia, il più sovente la Serva di Dio vi gustava le tenere finezze dello Sposo Celeste, che la trattava come una seconda Margherita Maria. Nostro Signore, pur tenendo nascosta la sua azione sopra quest'umile Sposa, sembra aver voluto concedere a lei le grazie più rare e più alte... Anche a lei mostrava il Suo adorabile Cuore, fornace ardente... Le toglieva il suo per gettarlo e fonderlo in questo focolare d'amore. 
  
Così - continua la Superiora - Suor Maria Marta si sentì realmente togliere il cuore e provò la sensazione come di un vuoto. Nella sua ingenuità essa ci diceva: “Madre mia, fino a questa mattina io non sapevo che il cuore fosse dal lato sinistro”. Gesù rinnovò più volte questa divino rapimento. 
  
Le veglie Eucaristiche di Suor Maria-Marta, non sempre avevano luogo nella tribuna, ma qualche volta alla porta del Coro, o in un piccolo vano adiacente alla Chiesa del Monastero: “Io ti trovo dovunque, le diceva allora il suo Diletto, non è certo un muro che mi possa impedire di comunicarmi a te”. 
  
Un'altra volta: “Io faccio la breccia nel muro che ci separa, per venire a te come un piccolo Bimbo”. In quella sera Gesù Bambino era di una bellezza tanto meravigliosa, che la notte passò come un lampo in una felicità di Paradiso e l'anima della Serva di Dio si trovò sommersa nell'amore: 
  
“Ora - le annunciò il buon Maestro -, ti fo trovar qui un pieno contento; in seguito ti ci farò trovare solo del disgusto. 
  
“Bisogna che voi otteniate le grazie per mezzo della sofferenza, come i Santi del Cielo le ottengono per mezzo dell'amore”. 
  
Una simile prospettiva non spaventava però Suor Maria-Marta. Non aveva forse scelto per sua porzione di soffrire insieme a Gesù?... Alle sante ebrezze di gioia celeste, essa preferiva la compagnia, del suo Sposo immolato: “Le mie notti con Gesù Crocefisso, sono le più deliziose, in quelle mi sento crescere forza e coraggio, per affrontare le fatiche e le tribolazioni della giornata”. 

A queste veglie, soffuse di consolazione o di dolore, Gesù degnava prendere spesso una parte attiva. Egli tracciava il programma della notte, suggeriva le intenzioni, ovvero interrogava teneramente la Sua Sposa per stimolare l'ardore e provocarne l'amore: 
  
“Che fai costì, Fi glia mia? - Buon Maestro, io sono qui per guardarvi e ringraziarvi. - E Io, riprendeva Gesù, Io sono qui per accordarti nuovi favori!”. 

Dopo averla fatta pregare per parecchie ore e averle accordato un ultimo sguardo d'amore, il Salvatore, tenero come una madre dinanzi alla stanchezza della sua bambina, le comandava verso il mattino, di coricarsi: “Ora basta, tu puoi andare a riposare”. ( 1868). 
  
Questo succedeva di rado, poiché malgrado il lavoro e le sofferenze, l'Ospite del Tabernacolo d'ordinario la voleva compagna della sua solitudine. 
  
Una sera, Suor Maria-Marta era ammalata, estenuata, all'estremo delle sue forze. La On.ma Madre le ordinò di supplicare Nostro Signore ad accordarle salute sufficiente, per disimpegnare il proprio lavoro. Gesù rispose: “Se tu vuoi passare la notte ai miei piedi, la forza ti sarà ridonata”. Autorizzata dalla Superiora e nonostante i brividi dell'esaurimento, la nostra Sorella, aderì alla Divina Volontà... Il giorno dopo le sue forze le erano ritornate con la buona salute. 
  
Il supremo Signore intanto faceva apprezzare alla sua piccola vittima, la grazia di queste esigenze: 
  
“Io ho due lampade che ardono qui davanti a Me, - le diceva una sera - ma quella che guardo con speciale compiacenza sei tu. 
  
“Vedi Figlia mia, quale onore ti faccio tenendoti ai miei Piedi! Tu resti qui per rapirmi il Cuore e tenermi compagnia per tutta la Comunità. 
  
“Tu sei ben fortunata perché io ti dono molto tempo per amarmi. Io ti dò il giorno e la notte; ma ti domanderò altresì ragione di questo tempo...”. 
  
Altri preziosi incoraggiamenti venivano inoltre a ravvivare il fervore di Suor Maria- Marta. Talvolta la voce di Dio Padre si faceva udire dolce, carezzevole: 
  
“Io ti associo ai miei Angeli per adorare mio Figlio e tenergli compagnia”. 
  
E S. Francesco di Sales aggiungeva: “Mi è di grande onore avere una delle mie figlie associata agli Angeli per adorare Gesù e praticare la carità pregando per gli uomini”. 
  
Tra gli Angeli e la nostra Sorella si stabiliva come una mirabile emulazione. 
  
“Noi non abbiamo che i nostri spiriti, e voi avete i vostri corpi, diceva la turba beata, i vostri corpi che glorificano il nostro Dio con ogni loro atto.... i vostri corpi che devono essere come faci ardenti, brucianti e consumantisi in ogni luogo e sempre, al servizio e per amore al nostro buon Signore”. 
  
E' soprattutto ai piedi del Santo Sacramento che la cara adoratrice faceva del suo corpo, come della sua anima, un olocausto d'amore.... , rimanendo in ginocchio, immobile nella contemplazione di Colui che essa unicamente amava. 

Quando poi doveva staccarsi dal suo posto di adorazione, portava in sé i Divini influssi della SS. Eucarestia e ricordava queste parole di Gesù: “Il Ciborio devi portarlo sempre con te”.

DELLE CAUSE DEI MALI PRESENTI E DEL TIMORE DE' MALI FUTURI E SUOI RIMEDI AVVISO AL POPOLO CRISTIANO





DEL CONTE CANONICO ALFONSO MUZZARELLI

21 maggio 2020 – La parte più dolorosa della Mia Passione non è stata la flagellazione



Gesù dice:

“Sono il vostro Gesù, nato Incarnato… La parte più dolorosa della Mia Passione non è stata la flagellazione, la coronazione di spine o anche gli stessi chiodi. Ho sofferto ancora maggiormente per i milioni (di anime) che nel corso dei secoli non avrebbero permesso alla Mia Passione e Morte di fare la differenza nelle loro vite.”

Holy Love

21 maggio 2020 – Questa è l’ora di rimanere saldi nella fede



Ancora una volta, vedo una Grande Fiamma che ho conosciuto essere il Cuore di Dio Padre. Egli dice:

“Questa è l’ora di rimanere saldi nella fede. Siate preoccupati ma non sopraffatti, perché sono con voi. Dobbiamo affrontare ogni conseguenza insieme. Questa è l’ora del coraggio nell’ambiente familiare e nell’unità nella preghiera. Non pensate alla sconfitta, ma alla vittoria. C’è una battaglia da combattere e una vittoria che deve conseguita.”
Leggi Filippesi 2:1-4
Se c’è pertanto qualche consolazione in Cristo, se c’è conforto derivante dalla carità, se c’è qualche comunanza di spirito, se ci sono sentimenti di amore e di compassione, rendete piena la mia gioia con l’unione dei vostri spiriti, con la stessa carità, con i medesimi sentimenti. Non fate nulla per spirito di rivalità o per vanagloria, ma ciascuno di voi, con tutta umiltà, consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il proprio interesse, ma anche quello degli altri.
Holy Love