domenica 10 novembre 2019

PARADISO



 Dio Padre: Coraggio, Miei piccoli cari, perché il Mio Grande Regno sarà presto vostro. 


Miei cari figli, quando Io creai il mondo, volli condividere la Mia Esistenza con ciascuno di voi. Il Mio Amore allora fu diviso e fu così che il mondo divenne una cosa sola in Me. I Miei angeli gioirono alla fondazione del Mio nuovo Regno ed il Mio Amore si diffuse oltre il Mio Reame, poiché desideravo che così fosse. 

Quando il Mio Amore fu respinto, seppi che il Mio Dolore sarebbe giunto al colmo, non appena avessi rinnovato la Terra per porre fine al peccato. Il Mio Tempo nel quale tutti vivranno secondo la Mia Volontà, è vicino. La Mia Santa Volontà sarà presente nel cuore dei Miei figli. Tutti saranno di nuovo felici. Fino a questo Grande Giorno, l‟uomo dovrà sopportare molto dolore a causa del peccato che ha creato questo genere di separazione da Me. 

Finché esisterà il peccato, l‟uomo dovrà subire delle prove inflittegli da colui che Mi odia. Egli, il maligno, si presenterà come se vi amasse, come se avesse cura di voi e continuerà ad influenzare ognuno di voi, fino a quando manderò Mio Figlio a raccogliervi tra le Sue Sacre Braccia. Siate coraggiosi, Miei piccoli cari, perché il Mio Grande Regno sarà presto vostro e vivrete, insieme alle vostre famiglie, secondo la Mia Santa Volontà. Quando la Mia Divina Volontà sarà compiuta fra di voi, il mondo, composto dal Cielo e dalla Terra, diventerà una cosa sola. Quando saremo una cosa sola, non ci sarà più né dolore né pena, perché il peccato sarà completamente sradicato. 

Il vostro Eterno Padre, 

Dio l‟Altissimo. 

21 Luglio 2014



Il centenario della nascita di don Divo Barsotti



Don Divo Barsotti, del quale quest’anno si celebrano i cento anni dalla nascita (1914-2006), pur essendo stato prolifico pensatore e scrittore, non viene citato dalla maggioranza dei teologi. Per quale ragione?
Seppure apprezzato dalle più alte gerarchie ecclesiastiche a lui contemporanee, questo monaco mistico fu un “grillo parlante” che non ebbe paura di mettere, pubblicamente, il «dito nella piaga»: la volontà di molti uomini di Chiesa di abbracciare il mondo. Pietro Zovatto, autore dell’introduzione al libro del monaco toscano L’attesa. Diario: 1973-1975 (San Paolo, pp. 266, € 17.00) scrive:
«Anche il Concilio Vaticano II, e più precisamente nella costituzione Gaudium et spes, non sfugge all’ambiguità nel determinare il rapporto chiesa-mondo e si lascia sfuggire un’occasione unica, quella di portare la Croce al centro dell’assise conciliare. Forse i padri conciliari opinavano di non prendere di petto l’orientamento prevalente del “processo della storia” in corso verso la mondanità, mentre proprio questo “ipostatizzare la vita del mondo” (20.7.1974) è come legittimare il rifugio dell’uomo in un luogo dove non si trova che l’assenza di Dio, nella “vanità di ogni valore creatoLo Spirito Santo sempre ha assistito la sua Chiesa, e il Concilio Vaticano II nel cambiare tutto, a cominciare dalla pietas con il “culturalismo liturgico”, fa quasi un atto di accusa allo Spirito Santo che fino agli anni Sessanta non avrebbe assistito la sua Chiesa in modo adeguato» (pp. 15-16).
L’attesa è il quindicesimo Diario di don Barsotti, in esso emergono osservazioni, riflessioni, considerazioni schiette e genuine, chiare manifestazioni di un’anima che cerca la santità propria ed è assetato di santità altrui, alla quale attingere… ma l’orizzonte è alquanto spoglio. Infatti, il 14 maggio 1975 scrive: «Chiaravalle milanese. Ho ascoltato stasera P. Leclercq. Anche i più grandi uomini quando non sono dei santi non fanno che rivelare la loro povertà» (p. 228).
Jacques Leclercq (1891-1971), moralista e sociologo, canonico e professore all’Università di Lovanio, tese a una teorizzazione del diritto naturale che, pur ispirata al tomismo, soddisfacesse le istanze della cultura contemporanea; ma don Barsotti non ha mai desiderato soddisfare le necessità della filosofia, della teologia e della cultura contemporanee, bensì quelle dell’anima, centro della vita terrena ed eterna di ogni individuo.
I source: «Vuoto. Non si può costruire sull’acqua, né l’albero cresce e vive senza radici. Questo ci sembra oggi la Chiesa. (…) Sono legato da innumerevoli impegni che danno solo l’impressione della vita e non fanno in realtà che assicurare la morte. La scuola in seminario a giovani che non ascoltano e non si interessano; predicazione a sacerdoti, a religiosi, a suore che ascoltando hanno compiuto il loro dovere per poter continuare poi la loro vita, per mascherare così a loro stessi il deserto e il silenzio di Dio. Mio Dio, liberami da questo inganno; fammi vivere» (p. 223).
Egli si scaglia contro l’orgoglio e la superbia, contro l’antropocentrismo, contro tutto ciò che impedisce al Cristianesimo di esprimere la sua dirompente forza, ovvero la sua «passione»: senza passione, intesa sia come amore e sia come calvario, non si vive, ma si muore. «Come si salverà il mondo? Tutto sembra precipitare nel caos e nella morte. (…) La Chiesa si disfà. Che cosa ci chiede Dio per collaborare alla salvezza del mondo? Null’altro, ci sembra, che l’obbedienza e la fede, ma costano più di un martirio di sangue» (p. 221).
L’autore ci rivela tutto il suo dolore e questa sua immane angoscia, sia spirituale che intellettuale, è così alta da preferire ad essa un martirio di sangue. Eppure ci pare di intravvedere uno spiraglio di speranza: i grandi santi della Sposa di Cristo sono riusciti, da soli e con la Grazia del Signore, ad edificare la Città di Dio anche nel mondo: «Perché ci si agita tanto per quanto si fa, per come si governa la Chiesa, per quello che non si fa e si vorrebbe che fosse fatto?.. non solo i santi del medioevo potevano vivere la loro unione con Cristo e con la Chiesa senza occuparsene troppo, ma perfino i santi della Controriforma non erano, non sono stati mai eccessivamente turbati per quanto si faceva a Roma. Chi ne fu turbato non fu Ignazio ma Lutero» (p. 31). I santi, in fondo, non si preoccupano, ma si occupano di costruire là dove si distrugge.

(Fonte: Cristina Siccardi, Corrispondenza Romana, 28 maggio 2014)

ESERCIZIO DI PERFEZIONE E DI VIRTÙ CRISTIANE



Della stima e del prezzo in che abbiamo da tenere le cose spirituali. 


Da mostrarsi nelle parole e nelle opere.

Or questo prezzo e questa stima della perfezione e delle cose spirituali appartenenti ad essa vorrei che molto davvero s'imprimesse nei cuori di tutti, e specialmente dei religiosi; e che a ciò l'un l'altro ci aiutassimo ed eccitassimo, non solo colle parole, trattando spesso di questo nei nostri ragionamenti e conversazioni ordinarie; ma molto più con l'esempio delle nostre opere; sicché in esse venga a conoscere il principiante, e il proficiente, ed ognuno, che quelle cose, delle quali si fa conto nella religione, sono le spirituali; cioè, che uno sia molto umile, molto ubbidiente, molto dato al ritiramento e all'orazione; non che sia molto dotto, né gran predicatore, né dotato d'altri doni naturali ed umani; siccome ce lo dice il nostro S. P. Ignazio nelle Costituzioni: «Dal bel principio bisogna che tutti sappiano questo, e si vadano allevando con questo latte, acciocché subito ciascuno ponga gli occhi ed il cuore, non a riuscire un gran lettore, o un grande predicatore, ma a riuscire molto umile e molto mortificato, vedendo che questo è quello che si stima e di cui si fa molto conto nella religione, e quello a che si applicano coloro che, disingannati già di certe cose, sono oramai rimasti persuasi di quel che conviene; e che questi sono gli amati e stimati da tutti, così superiori, come inferiori» (Const. p. 10, § 2; Summ. reg. 16; Epitome n. 847, § 2). Non voglio dire che ci abbiamo da dare alla virtù per essere amati e stimati, ma sì bene che, vedendo che questo è quel che si stima e di che si fa più conto nella religione, la persona s'accorga e venga a conoscere e a dire: questo senza dubbio è il meglio; questo è quello che mi conviene; per questa via camminerò bene: voglio darmi alla virtù e cercar davvero il mio profitto; ché tutto il rimanente senza questo è vanità. 

ALFONSO RODRIGUEZ 

Preghiera per la guarigione







Signore, guardami con occhi di misericordia,
possa la tua mano guaritrice poggiare su di me,
Possano i tuoi poteri vitali scorrere in ogni cellula del mio corpo
e nelle profondità della mia anima,
purificando, purificando, riportandomi alla completezza
e forza per il servizio nel tuo regno.
Amen.

PADRE PIO DA PIETRELCINA



L'EPISTOLARIO 


Contenuto e sua importanza 

Pare che padre Pio rispondesse, a voce o per iscritto, alquanto infastidito a tali richieste del direttore, ma padre Benedetto insiste: "Tu ti lamenti; ma lo so che sai di non dirmi alle volte tutto, perché lo lasci supporre e perché lo suppongo. Farai bene però a rivelarmi sempre l'intimo, come accennai nella mia penultima, essendo un tuo dovere e un mio diritto conoscere. 
Almeno ogni tanto è necessario un resoconto sommario, ma esauriente e distinto. 
Non ignori quanto sia utile alla direzione avere l'anima spiegata davanti e saperne la storia successiva. Quel che non si dice è perduto e Dio non ne ha piacere. Ricorda sempre bene questo" (26 3 1921). 
Se questo saggio consiglio del direttore fosse stato messo in pratica da padre Pio, certamente l'epistolario sarebbe ricco di maggiori esperienze mistiche ed il profilo divino della spiritualità spunterebbe con tratti ancora più abbondanti  e significativi. Ma ciò non è da imputarsi a nessuno. Il fenomeno ha una spiegazione nella natura stessa della cosa. Mentre è relativamente facile mettere in evidenza la condotta dell'anima nel suo sforzo per raggiungere la mèta dell'unione con Dio, è assai difficile - e a volte anche impossibile - dichiarare le intime e misteriose relazioni di Dio con le anime da lui scelte per innalzarle ad un elevato grado di perfezione, servendosi d'un "linguaggio umano senza perdere il loro senso profondo e celeste" (18 4 1912). 
Le esperienze vissute at contatto con la divinità non hanno limiti né frontiere e si muovono in orizzonti indefiniti ed ultraterreni. I mistici di tutti i tempi hanno lottato sempre con l'insufficienza del vocabolario per esprimere le loro mistiche elevazioni e la straordinaria esperienza dell'unione con Dio. Le idee ed i pensieri oltrepassano i limiti della parola e della penna.  
Anche per padre Pio fu una continua sofferenza il non riuscire ad esprimere "coll'umano linguaggio" i profondi arcani e gli effetti sorprendenti delle sue intime comunicazioni con Dio. Con amarezza confessa che dopo essersi sforzato di "dir qualcosa balbettando", si accorge "di essersi allontanato dalla verità dei fatti" (17 10 1918).  
"Questo linguaggio vi sembrerà arabo [...]. Se questo linguaggio lo trovate oscuro, padre mio, io dichiaro apertamente che non saprei spiegarmi più chiaro, salvo che Gesù non volesse venire in mio soccorso. O padre, chi potrebbe di queste cose adombrare fedele immagine? [...]. Di queste cose [le visioni immaginarie] l'anima riesce in qualche modo ad esprimersi, ma preferirebbe di chiudersi in un perfetto mutismo, perché le fa male ché nell'esprimersi si vede la grande distanza che passa tra la cosa vista, e che tiene presente, e ciò che lei vale ad esprimere. Le pare che si nobili soggetti vengono tanto malamente trattati" (20 6 1913).  
Per la medesima ragione soffre, perché vorrebbe dire tante cose ai direttori spirituali, "tutte di Gesù", "non per altro se non per sapere che sia questo stato in cui di continuo l'anima sta" (20 6 1913); ma è costretto a rinunciarvi, perché "non so esprimermi" (21 3 1912); e perché "mi veggo quasi nell'assoluta impossibilità di poter esprimere l'operazione del diletto" (12 1 1919), e "non riesco a dire nulla, non ostante tutti i miei sforzi" (16 6 1921). 
La descrizione al direttore del fenomeno della ferita d'amore del 23 agosto 1912 è interrotta proprio perché "sono affatto impotente - dice - a potermi esprimere. Ci credete? l'anima vittima di queste consolazioni, diventa muta" (26 8 1912).  
Non riuscendo a superare queste difficoltà, preferiva trattenersi e parlare a voce coi direttori, "la parola scritta non mi soddisfa, non sempre si presta a tutto, specie per chi troppo viva sente essere la sua trafittura là, in fondo al suo cuore" (18 9 1915). In conclusione "per me è una grande disgrazia il non sapere esprimere e mettere fuori tutto questo vulcano sempre acceso che mi brucia e che Gesù ha immesso in questo cuore così piccolo" (20 11 1921).  
Pur non avendo saputo "mettere fuori" quel "vulcano sempre acceso", che bruciava il suo cuore "così piccolo" e pur non essendo le sue lettere trattati di spiritualità, tuttavia esse contengono una dottrina abbondante e sicura, e soprattutto una ricchissima esperienza mistica, sostenuta, illuminata e guidata da principi solidamente ortodossi; proiettano nuova luce sulla sua personalità sotto il profilo spirituale; rischiarano o, meglio, riscoprono il "mistero" della sua vita e della sua attività; svelano o fanno intravedere le radici profonde del suo fecondo e inesauribile apostolato, e mostrano le linee maestre o, meglio, i contorni, i tratti caratteristici d'un autentico figlio della croce, d'un efficace cooperatore alla salvezza delle anime ed alla restaurazione del regno di Dio nel mondo.  
Attraverso questa lettura edificante s'intravede un'anima in tensione permanente di piacere al Padre che è nei cieli si delinea il dramma d'una debole creatura in costante e quotidiana lotta contro il nemico d'ogni bene, scoperto o in agguato, si seguono distintamente le tappe dell'itinerario doloroso d'una vittima pienamente consapevole degli impegni della sua offerta incondizionata e generosa.  
Noi crediamo di poter dire con fondamento che le lettere di padre Pio sono pagine di un diario meraviglioso di un'anima privilegiata, brani d'un'autobiografia singolarissima, dove si descrivono con candore ed ingenuità i colloqui dell'anima con il suo Diletto; con forza e realismo raccapricciante le lotte con satana; con espressioni crude i tormenti interiori di un'anima in continua, affannosa e dolorosa ricerca di Dio.  
Frequenti sono le pagine traboccanti di dolore e amarezza, che traducono, in termini approssimativi, aspetti inediti o poco noti della vita dolorosa del Calvario che conduce alle delizie dell'unione trasformante del Tabor.  
Né difettano pagine poetiche, che sembrano dettate da un letterato, ma che in fondo sono soltanto l'espressione umana, calda, nitida di una meravigliosa realtà intensamente vissuta e deliziosamente gustata.  
 

Briefing: Loreto? Ecco come ti occulto il miracolo!


SARÀ ABOLITO IL SACRIFICIO QUOTIDIANO E SARÀ ERETTO L’ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE (DN 12,11)



Loreto? Ecco come ti occulto il miracolo!


Cronache da Babele e dintorni
SARÀ ABOLITO IL SACRIFICIO QUOTIDIANO E SARÀ ERETTO L’ABOMINIO DELLA DESOLAZIONE (DN 12,11)
Cari Amici, se da una parte c’è di che gioire per il Decreto ufficiale che allarga all’Urbe e all’Orbe una Memoria Liturgica che non c’era, della Festa della Madonna di Loreto, dall’altra però… attenti all’inganno!! All’occultamento della TRASLAZIONE PRODIGIOSA della Santa Casa, come ha spiegato Aldo Maria Valli.

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Il nuovo decreto sulla Santa Casa di Loreto. Ovvero come ti occulto il miracolo

In vista dell’8 dicembre, apertura del giubileo lauretano indetto per celebrare i cent’anni dalla proclamazione della Vergine di Loreto patrona degli aeronauti, il cardinale Robert Sarah, prefetto della Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, ha firmato un decreto nel quale si afferma: “Il Sommo Pontefice Francesco ha decretato che la memoria facoltativa della Beata Maria Vergine di Loreto sia iscritta nel Calendario Romano il 10 dicembre, giorno in cui vi è la festa a Loreto, e celebrata ogni anno. Tale celebrazione aiuterà tutti, specialmente le famiglie, i giovani, i religiosi, a imitare le virtù della perfetta discepola del Vangelo, la Vergine Madre che concependo il Capo della Chiesa accolse anche noi con sé”.
Il Santuario di Loreto, si legge inoltre nel decreto, ha saputo illustrare “in modo eccellente, nel corso del tempo, non meno di Nazareth in Terra Santa, le virtù evangeliche della Santa Famiglia”. “Nella Santa Casa, davanti all’effige della Madre del Redentore e della Chiesa, santi e beati hanno risposto alla propria vocazione, i malati hanno invocato consolazione nella sofferenza, il popolo di Dio ha iniziato a lodare e a supplicare santa Maria con le litanie lauretane, note in tutto il mondo. In modo particolare quanti viaggiano in aereo hanno trovato in lei la celeste patrona”.
Per i tanti devoti della Madonna di Loreto sembrerebbe una bella notizia, ma così non è. Infatti il decreto elimina la celebrazione liturgica del miracolo riferito alla traslazione della Santa Casa e la sostituisce con la celebrazione di una festa mariana come tante altre. In questo modo ignora la Santa Casa come reliquia, la descrive semplicemente come “Santuario che ricorda l’Incarnazione” e di fatto abroga la celebrazione liturgica della traslazione miracolosa della Santa Casa.
Un decreto “inaspettato e inopinato” lo definisce il professor Giorgio Nicolini, massimo studioso della Santa Casa e del miracolo della traslazione. “È documentato – spiega Nicolini – che questa festa liturgica a Loreto e nelle Marche era celebrata sin dal XIV secolo. La Chiesa, nell’ambito della festa autorizzò anche la celebrazione della traslazione della Santa Casa da parte degli angeli, inserendola nel Martirologio romano già dal 1669, con un decreto di Clemente IX”.
Quella che veniva celebrata il 10 dicembre, quindi, non era una semplice festa mariana, bensì la traslazione miracolosa della Santa Casa. Ovvero, afferma Nicolini, “l’unico miracolo ufficialmente riconosciuto in una celebrazione liturgica dalla Chiesa”.
“Praticamente – continua il professore – questo nuovo decreto annulla secoli di pronunciamenti pontifici e dichiara implicitamente che nei sette secoli precedenti (e comunque ufficialmente a partire dal XVII secolo) tutti i decreti che riconoscevano e autorizzavano il ricordo della traslazione miracolosa non valgono più nulla, e lo stesso riconoscimento dell’autenticità della reliquia della Santa Casa viene ora del tutto occultata se non apertamente negata”.
“Nel decreto, infatti, non si trova più nessun accenno alla Santa Casa in quanto reliquia, né la si identifica con l’autentica casa di Nazareth, ma si parla solo del santuario che ricorda l’Incarnazione. Un ricordo devozionale, non il riconoscimento di un fatto storico. Tanto è vero che le tre pareti della Santa Casa non vengono mai nominate. D’altra parte si tratterebbe solo di ‘alcune pietre’, secondo quanto sostenuto da Francesco di recente. Non solo. Nel decreto si sostiene che le grazie ottenute lungo i secoli nascono dal fatto che i fedeli si sono rivolti all’effige della Madonna presente nella Santa Casa, e non dal fatto che hanno pregato all’interno di una reliquia. Il decreto è insomma ambiguo: la traslazione miracolosa non è negata, ma ignorata, e così, di fatto, la Santa Casa non è più una reliquia”.
“Per i profani e per i fedeli meno informati – dice ancora Nicolini – il fatto che il papa abbia iscritto nel martirologio romano universale la festa della Beata Vergine di Loreto può sembrare una cosa bella. In realtà il cardinale Sarah, con un inganno, ha abrogato la secolare festa della traslazione miracolosa cambiando la natura stessa della ricorrenza. Non più il ricordo di un miracolo, ma una generica devozione mariana. Stupisce che a firmare il decreto sia stato un cardinale come Robert Sarah: solo ignoranza? Possibile che non conosca i decreti di tutti i secoli precedenti? E non si rende conto che, abrogandoli, sconfessa quanto stabilito dai papi precedenti attraverso la stessa congregazione da lui guidata? Il decreto risulta schizofrenico nel rinnegare i pronunciamenti ufficiali precedenti, reiterati per quattro secoli”.
Secondo Nicolini, il decreto è l’atto conclusivo di una vera e propria “apostasia lauretana” incominciata nel 1984 a opera del padre Giuseppe Santarelli, direttore della Congregazione universale della Santa Casa, che ipotizzò un “trasporto umano” di “alcune pietre” della Santa Casa di Nazareth, negando così sia l’integrità della reliquia sia il miracolo della traslazione.
“Il testo del decreto – conclude Nicolini – non mi sembra abbia lo stile di scrittura del cardinale Sarah. È uno stile ambiguo, che dice e non dice, occulta ma non nega, nega ma non lo fa trasparire. Ognuno può trarci una tesi ma anche il suo contrario. Sempre però con l’intento di desacralizzare. Bisogna dirlo: è il tipico stile di papa Bergoglio e della sua cerchia. L’errore grave del cardinale Sarah è averne assunto la paternità. Per parte mia, scriverò una lettera aperta al cardinale, spiegandogli perché ha sbagliato”.

Aldo Maria Valli

LA SANTA CASA DI LORETO: LA STORIA MIRACOLOSA


PREGHIERE CHE RECANO LA GUARIGIONE



Aspettati di essere guarito 

Ed ecco una donna, malata di un flusso di sangue da dodici anni, avvicinatasi da dietro, gli toccò il lembo della veste,. -Mt 9:20,  Recentemente il Signore mi ha impressionato di condividere con il popolo di Dio l'importanza di mettere una richiesta sull'unzione.  La parola richiesta significa "ricercare o lo stato di essere ricercati."Significa premere in avanti nonostante gli ostacoli per arrivare in un posto dove vi è l'unzione e aspettare che cada su di te. 
La donna con il problema del sangue pose una richiesta sull' unzione della guarigione e ricevette il suo miracolo. Si aspettava che, una volta che avesse spinto attraverso quella folla, che avesse spinto oltre la delusione di anni di trattamenti falliti, e avesse spinto contro lo stigma di essere immonda, lei sarebbe guarita. . 
Troppo spesso il popolo di Dio non riceve miracoli e guarigione, perché non pone una richiesta  sull' unzione. Essi non insistono perché non si aspettano che accadrà qualcosa di miracoloso. A volte i credenti si lasciano scoraggiare. Fa che ti dica questo: Non permettere che il diavolo ti sottragga la tua guarigione. 
Poni la tua mente su Dio. È necessario spingere attraverso lo scoraggiamento e la frustrazione in modo da non perdere il tuo miracolo.Non permettere a nessuno di fermarti. È necessario fare ressa in mezzo al traffico, fare ressa attraverso il parcheggio, fare ressa attraverso le persone che entrano nella porta, ma non arrabbiarti. Basta che rimani nello Spirito e raggiungi il luogo in cui si trova l'unzione è lo raggiungi e ottieni il tuo miracolo.Proprio come la donna che faceva pressione, raggiunse, e fu guarita toccando la veste di Gesù, anche tu puoi fare pressione, raggiungere e afferrare la tua guarigione. 

DI JOHN ECKHARDT 

Solo se vivete insieme con gli altri nella pace, avete una possibilità di raggiungere l'eternità del Signore!



San Bonaventura

Nessuna indipendenza è buona perché non vivete insieme. Dovete amarvi, condividere e smettere di vivere l'odio attizzato dal male! Se vi confrontate fra voi, non esiste l'odio, invece quando sparlate degli altri allora parlate di loro con odio, rabbia, invidia ed egoismo .
Io il Santo Bonaventura vi dico che questo non è bene! Vi allontanate dal Regno Celeste e fate del male a voi stessi e agli altri. Vivete felici e soddisfatti! Vivete insieme nell'amore e nella gioia! Trovate delle soluzioni INSIEME e non scaricate continuamente la colpa sugli altri!
Io il vostro Santo Bonaventura vi dico che siete un’unità ! Un paese, un mondo -solo se vivete insieme con gli altri nella pace, avete una possibilità di raggiungere l'eternità del Signore! Esiste talmente tanta miseria e odio sulla vostra terra, ma se voi restaste uniti, la miseria sarebbe mitigata e l'odio svanirebbe. Volendo voi avere sempre ragione non è possibile una vita nella pace.
Solo chi vive con Dio accetterà gli altri così come sono perché guarderà gli aspetti positivi che quella persona porta in sé e accetterà con amore tutte gli aspetti negativi, e in questo modo rallegrerà l'altro! Guardate i vostri bambini. Quando sono stanchi, hanno dormito male o sono sovraffaticati allora vi avvicinate a loro e li trattare con particolare amore ed essi CAMBIANO! Avviene lo stesso anche con il vostro prossimo!
Non importa, dove vi troviate sul vostro mondo, di quale nazionalità o religione siate e di che colore sia la vostra pelle, se trattate il vostro prossimo con amore, l'amore vi tornerà indietro e non esisterebbe nessun litigio fra voi ! Purtroppo però siete testoni, ostinati, egoisti ; volete imporre la vostra volontà non quella dell'altro , volete ricambiare il torto subito con la stessa moneta o peggio! STOP! Non dovete comportarvi così! Vi autodistruggete la possibilità di un'eternità nella pace al fianco del Signore!
Danneggiate voi stessi, gli naltri e tutti quelli che amate! Non lo vedete? Siate buoni gli uni con gli altri! Vivete nella pace e nell’amore insieme perché solo il diavolo trae vantaggio dalle vostre discordie! Egli si rallegra per le divisioni che insorgono: nelle famiglie, nelle amicizie, nei paesi…! Egli se la ride perché con ogni sentimento di rabbia nei vostri cuori, voi cadete sempre di più nelle sue grinfie, finchè egli vi cattura completamente e prende possesso del vostro cuore. Una volta che egli è “entrato in voi “incomincia la vostra caduta e la via verso il Padre si offusca con fitta nebbia che vi rende molto difficile trovarla. Vi avvicinate sempre di più all'abisso, e più il diavolo si diffonde nel vostro cuore più voi vi allontanate da vostro Padre.
Vivete quindi insieme pacificamente, siate buoni gli uni con gli altri e aiutatevi invece di litigare! Amatevi invece di combattervi! E occupatevi gli uni degli altri invece di pensare solo a voi stessi! Soltanto lo stare insieme vi avvicinerà al Padre, quelli di voi invece, il cui cuore è dominati dal diavolo, non troveranno la via verso il Padre! Il diavolo prenderà possesso della vostra anima, la ruberà e sarete perduti per sempre.
Così sarà se non siete buoni. Così sarà se non vi convertite a Gesù. Regalate a Lui , l'unico vero Figlio del Signore, il vostro SÌ -e la vostra conversione comincerà, non importa quanto siate profondamente radicati nell'oscurità perché per LUI, il Padre Onnipotente nulla è impossibile e chi dice SÌ a Suo Figlio, non andrà perduto.
Così sia.
Il vostro Santo Bonaventura, che vi ama.

sabato 9 novembre 2019

Trattato di Demonologia



L’ANTICRISTO

La figura dell’anticristo nasce nella chiesa negli ultimi anni neotestamentari e deriva in parte dalla tradizione apocalittica del tardo giudaismo, i cui inizi tuttavia risalgono ancora agli anni prima dell’esilio babilonese. Nella figura dell’anticristo prende corpo l’aspetto che negli ultimi tempi prenderà satana stesso125.
L’anticristo, propriamente parlando, non è satana, ma è «l’uomo del peccato», un collaboratore stretto di satana, specialmente negli ultimi tempi del mondo e dell’umanità, tanto da essere spesse volte confuso e identificato con lui. In uno studio di demonologia non può mancare un accenno anche ampio a questo misterioso e sinistro personaggio. La sua apparizione in un futuro non ancora venuto non può essere messa in dubbio. Le testimonianze scritturali del Vecchio e del Nuovo Testamento sono molto esplicite al riguardo tanto che la realtà di lui entra nel bagaglio della verità che il credente deve accettare. Che sia uomo o spirito non ha per il momento importanza. Si sa con certezza che egli è «anti», cioè «contro» qualcuno e qualche cosa, cioè contro Cristo e il suo vangelo. Quando verrà? Non lo sappiamo, ma sappiamo come si presenterà, quali saranno le sue caratteristiche, il suo programma, i suoi metodi, e quali saranno gli effetti della sua venuta. L’atto finale del dramma sarà la conclusione della lotta tra le due città, la Gerusalemme della santità e la Babilonia del peccato, che si concluderà con la vittoria definitiva della prima e la distruzione definitiva della seconda.
Nella Sacra Scrittura troviamo diversi accenni di questo personaggio. Sarà bene richiamarli alla memoria per vedere meglio il fondamento teologico di questa realtà.
Il primo cenno si ha in Daniele, il quale evidentemente non parla ancora di un «anticristo» — non essendoci ancora Cristo — ma ne anticipa il prototipo. Una visione gli fa vedere quattro grosse bestie, un leone, un orso, un leopardo e una quarta bestia «spaventosa, terribile, di una forza eccezionale, con denti di ferro, era diversa da tutte le altre bestie precedenti e aveva dieci corna» (Dn 7,7). Su questo strano animale si fissa l’attenzione del profeta per meglio capirne l’origine e le mosse. Ecco egli vede «spuntare in mezzo a quelle dieci corna un altro corno più piccolo che aveva occhi simili a quelli di un uomo e una bocca che parlava con alterigia» (Dn, 8).
La visione, di per se stessa abbastanza insolita, diventa ancora più terribile e paurosa. Il piccolo corno che diventa parola «per muovere guerra ai santi e per vincerli», attira in modo particolare la sua curiosità e ne domanda la spiegazione a un vecchio lì presente. Il quale dice: «La quarta bestia significa che ci sarà sulla terra un quarto regno diverso da tutti gli altri e divorerà tutta la terra, la stritolerà e la calpesterà» (Dn, 23).
Le dieci corna significano che dieci re sorgeranno, e dopo di loro ne seguirà un altro diverso dai precedenti: «abbatterà tre re e proferirà insulti contro l’Altissimo e distruggerà i santi dell’Altissimo, penserà di mutare i tempi e la legge; i santi gli saranno dati in mano per un tempo e la metà di un tempo. Si terrà poi il giudizio e gli rà tolto il potere, quindi verrà sterminato e distrutto completamente. Allora il regno, il potere e la grandezza di tutti i regni che sono sotto il cielo saranno dati al popolo dci santi dell’Altissimo, il cui regno sarà eterno e tutti gli imperi lo serviranno e obbediranno» (Dn, 25-27).
In questo piccolo corno sia i padri antichi, Ireneo, Teocloreto, Lattanzio, sia i teologi posteriori, Maldonato, Cornelio a Lapide, Calmet, hanno voluto intravedere la figura dell’anticristo. Il corno, arma offensiva e difensiva in diversi animali, è stato interpretato sempre come simbolo di potere e di forza. L’iconografia delle divinità caldee e babilonesi — cioè dell’ambiente in cui viveva e scriveva il profeta Daniele — le rappresenta sempre ornate da corna che spuntano dalla loro tiara proprio per indicare la loro forza. La forza distruttrice dell’anticristo si manifesterà specialmente nella fase escatologica della storia umana, negli ultimi tempi.
Al quadro fosco e pauroso di Daniele fa riscontro la pagina dell’Apocalisse che presenta la visione di una bestia poco dissimile da quella di Daniele e che evidentemente adombra satana: «Vidi salire dal mare una bestia che aveva dieci corna e sette teste, sulle corna dieci diademi e su ciascuna testa un titolo blasfemo. La bestia che io vidi era simile a una pantera con le zampe come quelle di un orso e la bocca come quella di un leone. Il drago le diede la sua forza, il suo trono e la sua potestà grande. Allora la terra intera, presa d’ammirazione, andò dietro alle bestie e gli uomini adorarono il drago perché aveva dato il potere alla bestia e adorarono la bestia dicendo: Chi è similealla bestia e chi può combattere con essa? Alla bestia fu data una bocca per proferire parole d’orgoglio col potere di agire per 42 mesi. Essa aprì la bocca per proferire bestemmie contro Dio, per bestemmiare il suo nome e la sua dimora contro tutti quelli che abitano nel cielo. Le fu permesso di far guerra ai santi e di vincerli, le fu dato il potere sopra ogni stirpe, popolo, lingua e nazione. L’adorarono tutti gli abitanti della terra, il cui nome non è scritto nel libro della vita dell’Agnello immolato» (Ap 13,1-8).
Che la «bestia» sia la figura dell’anticristo è stata l’opinione comune di tutti i commentatori cattolici della sacra Scrittura sia antichi sia più recenti. L’espressione «bestia» vuole indicare il carattere bestiale che al posto di un carattere umano e sensibile è predominante nell’anticristo. 
L’aspetto di pantera, le zampe di orso e la bocca di leone stanno a indicare, secondo i commentatori,il connubio di ferocia e di forza come mezzi di lotta.
La figura dell’anticristo appare più evidente, cioè spogliata del simbolismo che caratterizza i testi diDaniele e dell’Apocalisse, nella seconda lettera di san Paolo ai tessalonicesi — l’attuale Salonicco in Macedonia. Nella comunità cristiana di Tessalonica si era sparsa l’idea dell’imminente fine del mondo, la così detta «parusìa», con conseguente animazione e paura tra i cristiani, e san Paolo li rianima dicendo che la parusìa deve essere necessariamente preceduta da due fatti, l’apostasia e l’anticristo: «Ora vi preghiamo, fratelli — scrive l’apostolo — riguardo alla venuta del Signore nostro Gesù Cristo e alla nostra riunione con lui, di non lasciarvi così facilmente confondere e turbare né da pretese ispirazioni, né da parole, né da qualche lettera fatta passare come nostra, quasi che il giorno del Signore sia imminente. Nessuno vi inganni in alcun modo. Prima infatti dovrà avvenire l’apostasia e dovrà essere rivelato l’uomo iniquo, il figlio della perdizione, colui che si contrappone e s’innalza sopra ogni essere che viene detto Dio o è oggetto di culto, fino a sedere nel tempio di Dio, additando se stesso come Dio» (2 Ts, 2,1-4).
Continuando il discorso san Paolo determina meglio 1uando e come si presenterà «l’uomo iniquo, ilfiglio della perdizione»:«Il mistero dell’iniquità è già in atto, ma è necessario che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene. 
Solo allora sarà rivelato l’empio, e il Signore Gesù lo distruggerà col soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta, l’iniquo, la cui venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni e prodigi menzogneri, e con ogni sorta di empio inganno per quelli che vanno in rovina, perché non hanno accolto l’amore della verità per essere salvi. E per questo Dio invia loro una potenza d’inganno perché essi credano alla menzogna e così siano condannati tutti quelli che non hanno creduto alla verità, ma hanno acconsentito all’iniquità» (2 Ts 2,6-11).
Abbiamo voluto abbondare nella citazione dei testi scritturali per meglio accentuare la certezza, fondata sulla rivelazione divina, dell’esistenza futura dell’anticristo, che non deriva certamente né da fantasia né da leggenda. Da queste tre testimonianze bibliche, Daniele, Apocalisse, san Paolo, è facile per noi dedurre ciò che del futuro anticristo si può ritenere certo, ciò che è probabile e ciò cheè da escludersi come insicuro e non vero. Cominciamo da quest’ultimo punto per poi risalire ai due primi.
Non è possibile determinare né la nazionalità, nè il nome, né il quartier generale e il tempo nel qualesi manifesterà l’anticristo. Tutti questi punti sono stati oggetto di esame, di ipotesi, di affermazioni che, non avendo nessun fondamento nella Sacra Scrittura, sono necessariamente rimasti al livello di ipotesi.
L’anticristo, secondo alcuni, sarebbe di nazionalità giudaica, della tribù di Dan, anzi, a un certo momento sarebbe accettato dagli ebrei come il vero Messia.
Come si chiamerà l’anticristo? San Giovanni nell’Apocalisse lo indica in un modo molto misterioso— e per noi incomprensibile — nel numero 666: «Faceva sì che tutti, piccoli e grandi, ricchi e poveri, liberi e schiavi ricevessero un marchio sulla mano destra e sulla fronte; e che nessuno potesse comprare o vendere senza avere tale marchio, cioèil nome della bestia o il numero del suo nome. Qui sta la sapienza. Chi ha intelligenza calcoli il numero della bestia; essa rappresenta un nome d’uomo. E tal cifra è seicentosessantasei» (Ap 13,16-18).
Presso gli antichi, ebrei, fenici, greci, e altri popoli non esclusi i romani — la numerazione romana, come si sa, è basata sull’alfabeto — ogni lettera dell’alfabeto, secondo la sua posizione, aveva un valore numerico. La numerazione distinta dall’alfabeto è di origine araba. Il numero di un nome è il totale delle sue lettere. Il 666 dell’Apocalisse è stato interpretato, in base all’alfabeto ebraico, col nome di Cesare-Dio, e in base all’alfabeto greco Cesare-Nerone. Più tardi nel 666 si è voluto vedereMaometto e altri persecutori della chiesa. Recentemente il numero è stato applicato a Hitler, a Staline ad altri, però convincendo solo quelli che volevano essere convinti126.
Quando verrà? Tutti i testi citati si riferiscono a un futuro talvolta prossimo talvolta remoto. Stando a san Paolo pare che si tratti di un tempo piuttosto vicino: «Il mistero dell’iniquità è già in atto ma bisogna che sia tolto di mezzo chi finora lo trattiene» (2 Ts, 2,6). Quale sia l’ostacolo che impedisceall’anticristo di agire non si sa. Gli interpreti sono ricorsi a molte ipotesi, ma non avendo un’adeguata spiegazione in san Paolo, il quale parlava ai tessalonicesi probabilmente già al correntedi questo ostacolo, tutte queste ipotesi hanno poca probabilità di verità.
Anche san Giovanni, che nelle sue lettere usa per primo il nome di «anticristo», pensava che fosse già venuto nel mondo: «Questa è l’ultima ora. Come avete udito che deve venire l’anticristo, di fattoora molti anticristi sono apparsi» (1 Gv 2,18).
«Molti falsi profeti sono apparsi nel mondo: questo è lo spirito dell’anticristo che, come avete udito,viene, anzi è venuto nel mondo» (1 Gv, 4,3).
Quale il suo quartiere generale? Secondo il maggior numero di interpreti tra i quali Ippolito, Sulpizio Severo, Rabano Mauro, Bellarmino, Lessie, Cornelio a Lapide, sarà Gerusalemme, e precisamente il suo tempio. Altri però, con lo stesso fondamento dei primi, pensano che la sede sarà Roma.
Ciò che maggiormente interessa, però, sono le cose certe che si possono affermare e ritenere sulla personalità e attività dell’anticristo.
L’anticristo sarà un uomo, una persona umana, non un mito creato dalla fantasia come ha voluto dire l’apostata Renan, né tanto meno una setta, o un movimento, o un partito ateo, o un periodo di persecuzione. Sarà una persona umana che si manifesterà in tempi eccezionalmente critici della storia. Non sarà satana in persona, ma una persona distinta, anche se molto legata a satana e da lui guidata.
L’anticristo sarà dotato di un grande potere di seduzione, aggiunto a un complesso di altre qualità personali superiori al comune: «La sua venuta avverrà nella potenza di satana, con ogni specie di portenti, di segni, di prodigi menzogneri» (2 Ts, 2,9). Molti saranno ingannati dalle sue parole e dai suoi prodigi, il suo influsso si estenderà a tutto il mondo interessando tutti i popoli e in breve tempo il suo impero diventerà gigantesco. Questo impero avrà come primo e unico obiettivo la distruzione del regno di Dio e della
chiesa cattolica. La strategia di questa lotta contro Dio è già stata adottata, in parte, da tutti i persecutori che sono passati nella storia e si presenterà ancora una volta immutato: proscrizione dell’insegnamento cristiano e obbligo d’insegnare l’errore in tutte le scuole. L’istruzione è il presupposto della fede —Jìdes ex auditu, dice san Paolo, la fede viene dalla predicazione —. Senza fede non c’è morale, senza fede e senza morale non c’è religione. L’opera e lo scopo dell’anticristo non sarà un ritorno al paganesimo antico, che pure era una religione — errata finché si vuole, ma,tuttavia religione — ma sarà la distruzione e il soffocamento di qualunque forma religiosa, l’appiattimento completo della fede e della morale. Una scuola senza Dio diventa facilmente, anzi conseguentemente, una scuola contro Dio.
L’anticristo pretenderà di farsi passare per dio, esigerà, ed otterrà, l’adorazione. A questo tendono i miracoli e i prodigi che accompagneranno le sue parole, capaci di ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti: «Sorgeranno falsi cristi e falsi profeti e faranno segni e portenti per ingannare, se fosse possibile, anche gli eletti» (Mc 13,22).
Quanto durerà il dominio dell’anticristo? Non molto tempo. Dio interverrà e lo distruggerà per sempre:«Il Signore Gesù lo distruggerà col soffio della sua bocca e lo annienterà all’apparire della sua venuta» (2 Ts, 2,8).
«Ma la bestia fu catturata e con essa il falso profeta che aveva operato quei portenti... Ambedue furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo. Tutti gli altri furono uccisi dalla spada e tutti gli uccelli si saziarono delle loro carni» (Ap 19,20-21).
Accanto a queste affermazioni certe comunemente accettate dall’insegnamento della chiesa, ce ne sono altre che si presentano probabili, ma non completamente sicure.
La prima riguarda l’accettazione da parte degli ebrei dell’anticristo come vero messia, al quale essi presterebbero un valido aiuto per l’instaurazione del suo regno nel mondo. L’affermazione si basa sulle parole che Gesù disse agli ebrei del suo tempo:«Io sono venuto nel nome del Padre mio e voi non mi ricevete; se un altro venisse nel proprio nome lo ricevereste» (Gv 5,43).
La maggioranza dei Padri della Chiesa dà a queste parole il senso sopra indicato. San Tommaso d’Aquino osserva che molti ciarlatani che nel passato si sono presentati come messia sono stati sempre bene accolti dagli ebrei e che le parole di Gesù si possono applicare ai falsi profeti di tutti i tempi, ma anche con tutta probabilità all’anticristo in accordo coi padri e teologi che l’hanno inteso in questo senso. Ora, «tenuto conto dell’enorme potere finanziario degli ebrei che aumenta giorno per giorno — scrive il padre Denis Fahey — dei loro intrighi, dei tentativi riusciti di occupare i posti di comando nei governi di tutto il mondo, della loro mutua collaborazione da un capo all’altro del mondo, non si ha difficoltà a pensare che essi sarebbero in grado di contribuire a fondare e a rassodare il formidabile impero dell’anticristo»127.
Alcuni fatti storici lo confermano. Simon Mago si era presentato come messia e molti ebrei ci credettero (At 7). Altri fatti del genere sono citati da Giuseppe Flavio128. I due fratelli Léman, francesi, convertiti dall’ebraismo e diventati sacerdoti nella Congregazione di Nostra Signora di Sion, in un’opera sull’anticristo, ricordano 25 falsi messia apparsi nella storia che furono accolti confavore dalla nazione giudaica, e concludono: «Non una volta, non molte volte, ma ben venticinque volte i nostri avi hanno sbagliato nei loro calcoli: avevano rifiutato di riconoscere il vero messia, sono stati spinti a vederlo dove egli non era»129.
E in questo senso che si ritiene poter essere gli ebrei al presente e in futuro i più efficaci e convinti sostenitori e difensori dell’anticristo, come lo sono stati in passato per tutti i movimenti eversivi precedenti. Naturalmente non tutti gli ebrei accetterebbero l’anticristo come messia. Per molti di essi, come afferma Baruch Levy scrivendo a Carlo Marx, «il popolo eletto, considerato nel suo insieme, sarà esso stesso il suo proprio messia»130, e piuttosto — come è stato detto da diverse parti — il messia atteso è già arrivato e precisamente il 28 febbraio 1790, anno della rivoluzione francese, quando fu promulgata la dichiarazione dei diritti dell’uomo che dava loro i diritti civili nei paesi cristianità 131.
Un’altra opinione puramente probabile riguarda la durata dell’impero dell’anticristo, che secondo Daniele è limitato: «I santi gli saranno dati in mano per un tempo, più tempi e la metà di un tempo» (Dan 7,25), dove la parola «tempo» corrisponde a «anno». Secondo l’Apocalisse invece è limitato a «quarantadue mesi» (Ap 13,5), quindi a tre anni e mezzo. Che il potere dell’anticristo sia temporaneo è cosa certa, ma che sia limitato a così breve tempo è soltanto probabile. Francesco Suarez mette in dubbio che l’anticristo possa mettere in atto tutto il male che gli è attribuito in soli tre anni e mezzo, anche tenendo conto degli anni della preparazione e del rassodamento del suo potere. I tre anni e mezzo, probabilmente, si riferiscono soltanto al suo insediamento sul trono132.
La venuta dell’anticristo è, come si è detto, strettamente collegata con la fine del mondo, un tema che interessa tutti, di cui molto si parla e di cui ogni tanto falsi profeti anche recentemente — si pensi ai così detti testimoni di Geova — non sempre ritenuti falsi, preannunciano l’imminenza. La chiesa ha sempre usato la massima prudenza nel parlare della fine del mondo, specialmente per ciò che riguarda il tempo, e quindi anche del tempo della venuta dell’anticristo.
Concludiamo il nostro lungo discorso con le parole del decreto del concilio Lateranense V radunato a Roma nel 1516 dal papa Leone X: «Comandiamo a tutti coloro che esercitano il ministero della predicazione che non osino mai, né nelle prediche nè in altra maniera, fissare la data dei futuri mali o dell’anticristo o del giudizio universale ma che si attengano a quanto dice la Verità divina: “Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha riserbato alla sua scelta” (At 1,7). Pertanto coloro che avessero avuto l’audacia di fare nel passato simili affermazioni, hanno mentito, danneggiando così anche la predicazione di coloro che hanno predicato con saggezza affermando la verità».

Parte seconda -  FATTI

I principi dottrinali che in base alla Sacra Scrittura, agli insegnamenti del magistero ecclesiastico e alle conclusioni dei teologi e degli studiosi che si sono interessati di demonologia, abbiamo tentato di esporre in forma succinta nei capitoli precedenti, vengono ora riproposti, diciamo così, di riflesso, sotto un’altra forma, quella dei fatti che hanno dato origine e in certo senso ragione e motivazione ai principi stessi. In questa seconda parte abbiamo così la continuazione, non l’interruzione, dello stesso tema, lo sviluppo dello stesso studio, la comprova concreta delle conclusioni alle quali eravamo arrivati nella prima parte del libro.
Nella prima parte il tema fondamentale era il diavolo, la sua esistenza, la sua persona, la sua opera, il suo programma. In questa seconda parte è ancora il diavolo al centro del nostro studio. A prima vista può sembrare che l’interesse principale verta sui personaggi che sono al centro dei fatti qui narrati. No. Il protagonista dei fatti è sempre il diavolo. Noi lo dobbiamo tenere sempre presente senza perderlo di vista.
Sotto un certo aspetto questa seconda parte è la più attraente e la più interessante per il lettore. La narrazione di un fatto, soprattutto se storicamente accertato, dice più della sua spiegazione teorica e scientifica. L’uomo, che in fondo rimane sempre un po’ bambino con la curiosità del bambino, ama più vedere coi suoi occhi e toccare con mano quello che avviene intorno a lui che concentrarsi e sforzarsi a capire perché quel tale fenomeno esiste, e come quel fenomeno può essere inteso e interpretato. Anche l’interpretazione del fatto evidentemente è necessaria e poco servirebbe elencareepisodi e fatti che non avessero, o dei quali non si potesse evidenziare con chiarezza il significato.
Per questo pensiamo che le due parti, la prima che tratta dei principi dottrinali, e la seconda che tratta dell’applicazione, o se vogliamo della comprova dei principi, si completano e si integrano a vicenda, tanto che l’una non potrebbe fare a meno dell’altra.
Vorremmo dire di più: nel nostro tempo caratterizzato dal materialismo e dalla secolarizzazione, dalla strana allergia per tutto ciò che è sacro o in qualche modo collegato col sacro e col divino, la lettura di queste scene di diabolica malizia è più che mai adatta a risvegliare la fede nell’esistenza e nel terribile influsso di questi spiriti di perdizione che vagano nel mondo e a infondere una salutare paura del peccato e del tentatore che fa ogni sforzo per indurre l’uomo al peccato.
L’autore si rende pienamente conto della delicatezza e dell’importanza del tema che sta trattando. I fatti qui citati devono essere riferiti su una linea di perfetta serietà e obiettività, senza aggiunte arbitrarie che ne alterino o ne modifichino la sostanza, e senza mutilazioni che inducano il lettore a conclusioni contrarie alla vera realtà dei fatti.
Per questo sarà sua cura corredare ogni episodio di tutte quelle testimonianze storiche, cronologiche e geografiche, coi nomi precisi e possibilmente con riferimenti biografici dei diversi protagonisti, in modo che il lettore sia il più possibile convinto di procedere su un terreno sicuro, di avere davanti a sè fatti concreti realmente avvenuti e non episodi creati dalla fantasia dell’autore. Toccherà poi a lui, al lettore, dare degli stessi fatti una spiegazione e un’interpretazione plausibile, anche se eventualmente diversa e indipendente da quella dell’autore.
Gli episodi qui riferiti presentano, è chiaro, molti aspetti identici o per lo meno affini fra loro, il che renderebbe inutile la ripetizione, ma nello stesso tempo anche altri aspetti differenti che si ritrovano in alcuni e non in tutti e che servono a completare il ritratto che dobbiamo tener presente del protagonista, il demonio. Pensiamo perciò che tutti e cinque questi episodi meritino di essere fatti conoscere, con tutte le garanzie umane di credibilità e veridicità, perché il lettore meglio possa conoscere il tema che stiamo trattando.
Un’ultima osservazione importante: l’autore, attenendosi scrupolosamente al decreto di Urbano VIII e del papa Leone XIII Officiorum, dichiara di voler dare ai fatti qui narrati un valore puramente storico e una fede puramente umana, non dogmatica, e di lasciare al magistero della chiesa il giudizio definitivo sulle rivelazioni e sugli altri fenomeni che fossero in essi contenuti.
Abbiamo sotto mano una diecina di episodi di possessione diabolica, tutti storicamente e criticamente certi, tutti avvenuti in questi ultimi cent’anni, che sarebbe bene far conoscere al pubblico. Per brevità tuttavia ci limitiamo a soli cinque che ci sembrano i più significativi sotto l’aspetto scientifico, disposti in ordine cronologico: i bambini di Illfurt, Alsazia, 1864-69; Germana Cele, NatalSudafrica, 1906-1907; l’indemoniata di Phot-Diem, Viet Narn, 1924; l’indemoniata di Chumatien, Cina, 1926; Magda N.N., Germania 1940-45.
L’autore si accontenta di presentare questi fatti così come sono allo stesso modo che il chef di un ristorante presenta i suoi piatti al cliente. Tocca al cliente scegliere i piatti che vuole. Vorrei dire anch’io con papa Dante: Or ti riman, lettor, sopra il tuo banco dietro pensando a ciò che si preliba, s’esser vuoi lieto assai prima che stanco: messo t’ho innanzi, ornai per te ti ciba. Par. 10,22-25.

Paolo Calliari