L'incontro più immediato che si fa nel Rosario è con la Madonna, a cui ci si rivolge direttamente con le Ave Maria. San Paolo della Croce, infatti, recitando il Rosario con tutto il suo fervore, sembrava che parlasse proprio con la Madonna, e raccomandava perciò vivamente: «Il Rosario si deve recitare con grande devozione perché si parla con la Santissima Vergine». E del papa san Pio X si diceva che recitava il Rosario «meditandone i misteri, assorto e come assente alle cose della terra, pronunciando le Ave con tale accento che qualcuno ebbe a pensare se egli vedesse in spirito la Purissima che invocava con sì infuocato amore».
Riflettendo, inoltre, che al centro, al cuore di ogni Ave Maria c'è Gesù, si capisce subito che esso, come dice il papa Giovanni Paolo II, «costituisce il baricentro dell'Ave Maria, quasi cerniera tra la prima e la seconda parte», messo ancor più in evidenza dalla breve aggiunta cristologica riferita ad ogni mistero. Ed è appunto a Lui, a Gesù, enunciato in ogni mistero, che noi si va proprio attraverso Maria e con Maria, «quasi lasciando - insegna ancora il Papa - che sia Lei stessa a suggerirlo a noi», facilitando così quel «cammino di assimilazione, che mira a farci entrare sempre più profondamente nella vita di Cristo».
Nel Rosario recitato bene, in sostanza, noi ci rivolgiamo direttamente alla Madonna, con le Ave Maria lasciandoci prendere da Lei perché ci introduca nella sua contemplazione dei misteri divini gaudio si, luminosi, dolorosi e gloriosi. E, difatti, sono proprio questi misteri, dice il Papa, che «ci mettono in comunione viva con Gesù attraverso - potremmo dire - il Cuore della sua Madre». La contemplazione della mente e del Cuore della divina Madre, infatti, è la contemplazione dei santi nella recita del Santo Rosario.
Santa Caterina Labouré, dallo sguardo d'amore intenso con cui guardava l'immagine dell'Immacolata, lasciava trasparire anche esternamente la sua contemplazione mentre recitava il Rosario, pronunciando con dolcezza le Ave Maria. E di santa Bernardetta Soubirous si ricorda che quando recitava il Rosario i suoi «occhi neri, profondi e brillanti, diventavano celestiali. Contemplava la Vergine in spirito; sembrava ancora in estasi». Lo stesso avveniva a san Francesco di Sales, il quale consiglia anche a noi, in particolare, di recitare il Rosario «in compagnia dell'angelo custode». Se imitiamo i Santi, anche il nostro Rosario diventerà "contemplativo", come la Chiesa raccomanda.
Padre Stefano Manelli

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