LEGGENDA PERUGINA
( COMPILAZIONE DI ASSISI )
45. Sempre in quei giorni e nello stesso luogo, dopo che Francesco ebbe composto le Laudi del Signore per le sue creature, dettò altresì alcune sante parole con melodia, a maggior consolazione delle povere signore del monastero di San Damiano, soprattutto perché le sapeva molto contristate per la sua infermità. E poiché, a causa della malattia, non le poteva visitare e consolare personalmente, volle che i suoi compagni portassero e facessero sentire alle recluse quel canto.
In esso, Francesco si proponeva di manifestare alle sorelle, allora e per sempre, il suo ideale: che cioè fossero un solo cuore nella carità e convivenza fraterna, poiché quando i frati erano ancora pochi, esse si erano convertite a Cristo, dietro l’esempio e i consigli di lui, Francesco. La loro conversione e santa vita è gloria ed edificazione non solo dell’Ordine dei frati, di cui sono pianticella, ma anche di tutta la Chiesa di Dio.
Perciò, sapendo Francesco che le sorelle, fino dai primordi, avevano condotto e conducevano una vita dura e povera, sia per volontà propria sia per necessità, il suo animo si volgeva con sentimenti di pietà e amore verso di loro. Perciò in quel canto le pregava perché, dal momento che il Signore le aveva riunite da molte parti nella santa carità, nella santa povertà e nella santa obbedienza, continuassero a vivere e morire in queste virtù.
E raccomandava specialmente che, usando le elemosine che il Signore inviava loro, provvedessero con saggia discrezione, con gioia e gratitudine alle necessità dei loro corpi, e che le sorelle sane portassero pazienza nei travagli che duravano per curare le ammalate, e queste fossero pazienti nelle infermità e privazioni che pativano.
Traduzione di VERGILIO GAMBOSO

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