mercoledì 7 ottobre 2026

CHE NESSUNO SI APPROPRI LA CARICA DI SUPERIORE


AMMONIZIONI


IV. CHE NESSUNO SI APPROPRI LA CARICA DI SUPERIORE


              1 Dice il Signore: «Non sono venuto per essere servito ma per servire». 2 Coloro che sono costituiti in autorità sopra gli altri, tanto devono gloriarsi di quell’ufficio prelatizio, quanto se fossero deputati all’ufficio di lavare i piedi ai fratelli. 3 E quanto più si turbano se viene loro tolta la carica che se fosse loro tolto il servizio di lavare i piedi, tanto più mettono insieme per sé un tesoro fraudolento a pericolo della loro anima.

S. Francesco d’Assisi


O Cristo, che doni la gioia

 


Nell'Eucaristia ti mostri a noi come Signore trionfante, proprio come un tempo sei apparso improvvisamente, risuscitato, in mezzo ai tuoi discepoli.

Fa' traboccare su di noi la gioia che hai portato agli uomini all'alba della tua risurrezione.

Questa gioia, contenuta in sovrabbondanza nella tua presenza eucaristica, diffondila nel mondo e falla sbocciare nei nostri cuori.

Poiché essa ha trionfato delle tristezze dell'agonia e della morte, fa che superi in noi ogni dolore, ogni angoscia, ogni malinconia

Poiché possiede una forza sovrana, irresistibile, fa' che rinnovi in noi, al di sopra di tutte le nostre debolezze, l'entusiasmo della tua vittoria.

Poiché è la festa dell'eternità già inaugurata nella tua presenza terrena, fa' che regni in noi senza fine, per condurci alla felicità dell'altra vita.

Rendici felici nonostante noi stessi, felici, nonostante i nostri disinganni e le nostre stanchezze, o piuttosto felici per causa loro, poiché son proprio essi che permettono alla tua gioia di sostituirsi alla nostra.

Rendici felici di guardarti, felici di possederti, felici di rimanere accanto a te.

Rendici felici del tuo trionfo, felici del tuo amore, felici molto semplicemente della tua presenza.

 

Io sono il solo, unico vero Dio!

 


Sono Gabriele.

Myriam e Lilly, avrete amore.

Come i fiori del campo nulla vi mancherà, come gigli candidi sarete nelle mani del Signore Gesù Cristo.

Egli vi annuncia che carità e amore sono il frutto della Sua gloria.

Dio non abbandona mai i Suoi figli: sarete amate e sarete in carità e amore, il Signore Gesù Cristo sarà con voi che sarete le sue ancelle, e servirete il Signore Iddio Gesù Cristo con tutto il vostro cuore, con tutta la vostra anima e con tutte voi stesse, nel corpo e nell’anima.

Sarete come Lui vi vuole, ardenti di amore e di carità per il prossimo. Egli è Colui che vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco, Colui che vi forgerà a sua immagine e somiglianza, Egli è Colui che regnerà come aveva promesso.

Gesù è il Re dei re, il solo, l’unico, il vero Dio d’amore, il Cristo Gesù, il Crocifisso. Vuoi tu credere che il Crocifisso è il tuo Dio?

“Sì!”.

Allora, il Cristo, il Crocifisso, Amore infinito, regnerà per l’eternità con amore. Io sono il solo, unico vero Dio!

Sono Gabriele, come Angelo del Signore Gesù vengo a voi e vi guiderò per Suo comando all’amore del Padre celeste che è nei Cieli. Sono con voi per Suo ordine e Suo amore infinito.

Siate caritatevoli nell’amore di Gesù Cristo. Lui presto sarà di ritorno sulla Terra e sarà pace e amore infinito com’è su nel Cielo! Cielo e Terra si uniranno all’unisono, in amore, e sempre solo amore sarà.

Nulla vi mancherà, nulla vi nuocerà nel cammino che porta al Cielo, perché Lui è l’unico e vero Dio d’amore, Padre e Creatore dell’Universo e vi amerà per l’eternità.

Siate sempre con amore e carità. Vi benedico dal Cielo in nome di Dio Padre Onnipotente, il Re dei re, il Cristo Crocifisso.

Gabriele.

29 gennaio 2003

Luce fra genti siate.

 


Sei la Mia ancella, Io ti scelsi quando non avevi nulla.

Sarete con Me voi che amate veramente; sarete le radici della Mia gioia infinita, voi che dovete amare, siate salde nell’amore che vi chiederò, ancora un poco e Io vi chiederò.

Luce fra le genti siate. Come Io vi voglio dovrete brillare nell’amore del Padre Divino. Come leoni sarete forti, sarete lampade ad illuminare le genti, occhi per vedere dove andare; sarete come fiori del campo, la vostra bellezza per amare, la vostra purezza per chiamare.

La carità e l’amore non vi mancheranno perché sarò con voi nel cammino e sarete lucciole! Sì! Amore sarete, lucciole, quelle che si fanno vedere nel buio, nel buio brillerete come al mattino. Sì! Sarete come vuole il Signore Iddio.

Sarete con Me fino alla fine dei tempi, il Mio Spirito sarà con voi e sarete illuminate su tutto, il tempo è ormai alle porte, presto, molto presto, non passeranno anni, non passeranno mesi che Io non sia tra voi; sarò con voi prima che voi sappiate che sono con voi. Io sono con voi e voi siete con Me. Gesù vi dice: Io sono con voi e voi non ve ne accorgete, come gli Apostoli che vissero con Gesù e non se ne resero conto fino alla fine della Sua vita terrena. Dopo, quando Egli si presentò in spirito e carne, Risorto, allora credettero.

Voi, cosa aspettate a credere? Lui tornerà e si manifesterà in Spirito e Carne, ma voi già Lo conoscete come Spirito e vi manderà alla Sua missione perché avvenga quello che Lui vuole.

Quando tornerà sulla Terra in forma umana sarete prese dalla Sua visione. Sarete meritevoli di ciò che Lui chiede, perché vi metterà in condizioni di merito e sarete nel Suo amore sempre, non abbiate mai dubbi!

Myriam e Lilly, ora andate alla marcia della pace nel mondo, Dio è sempre con voi, amatevi sempre come Lui vi ama, il resto verrà da sé.

Vi benedico nel nome del Signore Nostro Gesù Cristo, andate nella pace del Signore.  

 Ciao, Gabriele.

26 gennaio 2003

Colle del Buon Pastore

Quali sono i contenuti mancanti del Terzo Segreto?

 


Il Mistero dell’Iniquità


Si negano i dogmi!

Forse questo spiegherebbe perché ci troviamo di fronte alla  negazione dei dogmi. Prendiamo il Sillabo degli Errori di Papa Pio IX, che  consiste in una condanna solenne e definitiva. Leggiamone il paragrafo  6; esso è conforme ai criteri stabiliti nel Codice di Diritto Canonico del  1983 per un pronunciamento infallibile che non sia esattamente solenne  come una definizione dogmatica, ma sufficientemente tale e abbastanza  definitivo da avere una nota teologica d’infallibilità. In questo paragrafo  possiamo leggere la condanna nei confronti della dottrina della libertà  religiosa, e la descrizione che ne viene fatta coincide quasi parola per  parola col testo che venne promulgato dal Concilio Vaticano Secondo  come verità. Si tratta di un’inversione radicale della dottrina! Eppure  ci è stato ripetuto più e più volte, che nel Concilio Vaticano Secondo  non v’è nulla che contraddica il dogma, non v’è nulla che contraddica  la dottrina della Fede, ma che tutto deve essere interpretato secondo la  tradizione. 

È come prendere le 95 tesi di Lutero e dire: “non c’è alcuna eresia,  qui, ma dobbiamo interpretarle secondo la tradizione”. Si tratta di un’affermazione assurda. Non voglio inoltrarmi troppo nell’argomento,  tuttavia, perché ne ho già parlato approfonditamente nel mio libro The  Suicide of Altering the Faith in the Liturgy [“Il suicidio nell’alterare la  Fede nella Liturgia”], dove ho esaminato la storia della Chiesa e spiegato  come la Tradizione e le Sacre Scritture siano del tutto incompatibili  con l’insegnamento della libertà religiosa e dell’ecumenismo portato  avanti dal Vaticano II. Abbiamo quindi sia la condanna del Vangelo  sia quella della Tradizione, nonché quella – fortissima – contro  l’ecumenismo, fatta da Papa Pio XI nella sua lettera enciclica Mortalium  animos. In essa, Papa Pio XI affermava che l’errore dell’ecumenismo  è talmente pericoloso che potrebbe distruggere la Chiesa dalle sue  stesse fondamenta. Tuttavia, sin dal Vaticano II, ci è stato detto che la  Chiesa ha un impegno irrevocabile nei confronti dell’ecumenismo, per  salvaguardare l’unità. Si tratta proprio del disorientamento diabolico di  cui parla il Terzo Segreto di Fatima. 


Il disorientamento diabolico, ad ogni livello 

 Suor Lucia disse che il disorientamento diabolico avrebbe colpito la  gerarchia della nostra Chiesa a tutti i suoi livelli, anche i più alti. Basta  prendere la lettera enciclica di Papa Giovanni Paolo II, Ut unum sint,  e vedremo chiaramente come questo disorientamento abbia colpito la  gerarchia ai livelli più alti, persino il Vicario di Cristo in terra, Papa  Giovanni Paolo II. È stato Papa Wojtila, infatti, ad aver dichiarato che  la Chiesa ha un impegno irrevocabile nei confronti dell’ecumenismo.  Il problema, purtroppo, è che l’ecumenismo è in realtà la minaccia  più grande per la Chiesa: è stato creato dai nemici più feroci e mortali  della Chiesa, proprio con lo scopo di distruggerla. L’ecumenismo è il  più grande ostacolo all’unità, tuttavia ci viene detto che dobbiamo promuoverlo proprio per la salvaguardia dell’unità! 


Il fondamento Divino per l’Unità

 Per comprendere quanto sia assurda l’idea che l’ecumenismo possa  favorire l’unità, dobbiamo solo considerare quali sono i vincoli d’unione,  cioè in che cosa consiste realmente quest’unità. Esistono tre vincoli  d’unità: quello della Fede, quello dei Sacramenti e quello del Governo  Ecclesiastico. Secondo la formula di San Paolo: “Un solo Signore, una  sola Fede, un solo Battesimo”. (Ef. 4:5)

 Esiste un’unica Fede, quella Cattolica, al di fuori della quale non v’è  salvezza. Come disse il Concilio Vaticano Primo, al di fuori di quella Fede  non v’è salvezza. Esiste un’unica e sola religione istituita dal Signore – la  religione Cattolica. Nessun’altra religione è stata istituita divinamente.  Ecco perché non v’è salvezza al di fuori della Fede Cattolica, perché si  tratta della Fede divina e Cattolica. 


La Grazia è necessaria per la salvezza eterna

 Semplici dottrine umane non possono ottenere la salvezza,  perché non hanno il potere di conferire la grazia, visto che questa può  arrivarci solo per mezzo della Fede e dei Sacramenti, grazie al potere  sovrannaturale del Signore per mezzo della Fede, e la grazia che  riceviamo dal Signore Onnipotente e dai Suoi Sacramenti portatori di  salvezza. Non vi può quindi essere comunione tra la Chiesa Cattolica  e una qualsiasi altra religione. Solo ove esistano tutti e tre i vincoli di  Fede, Sacramenti e Governo della Chiesa vi è unità. 

Padre Paul Kramer

martedì 6 ottobre 2026

Gesù le mostrò il Suo Volto e le affidò una missione — Maria Pierina De Micheli


 

BABILONIA ...sarà completamente bruciata dal fuoco.

 


BABILONIA AMA IL LUSSO


Un'altra importante caratteristica di Babilonia, che ci aiuterà a identificarla, è che ama il lusso (Apocalisse 18:7,9,14). Infatti, ne è dipendente. Si coccola con ogni acquisto immaginabile con cui può gratificare la sua anima. Forse le sue case sono piene di ogni tipo di ninnolo e decorazione. Possiamo immaginare che i suoi "carri" siano lucidi e nuovi.

Senza dubbio, la sua attenzione è costantemente rivolta a se stessa, cercando come possa soddisfare più pienamente il costante prurito per maggiore comfort e agio. Questo probabilmente include attività come sempre più vestiti, sempre più gioielli (Apocalisse 17:4) e una ricerca senza fine dei cibi e delle bevande più fini. Possiamo speculare che passi molto del suo tempo a fare shopping e a provare nuovi ristoranti e bar o negozi di tè e caffè. Probabilmente gli intrattenimenti occupano gran parte del suo tempo. Ogni tipo di film, evento sportivo, teatro o festa potrebbe essere al centro della sua attenzione. Potrebbe persino essere vero che nuove auto, articoli sportivi, barche, ATV, motoslitte, camper, moto d'acqua e molti altri oggetti simili consumino una parte considerevole del suo reddito disponibile.

È probabile che la persona media nell'ultima Babilonia viva a un livello che, fino a tempi molto recenti, era riservato solo a re e nobili. Forse gli abitanti di Babilonia possono comprare quasi ogni tipo di cibo o bevanda che il loro cuore desidera. Non ci può essere dubbio che le case degli abitanti di Babilonia siano piene di ogni tipo di comodità, lusso e persino stravaganza. I loro televisori sono grandi e i loro divani comodi. I loro armadi non sono mai abbastanza grandi per contenere tutti i vestiti che vi hanno stipato. Hanno i loro "servi" elettronici per lavare i vestiti e i piatti.

Sempre più spesso, invece di dover cucinare i propri pasti, cenano in ristoranti dove vengono serviti. Se potessero desiderare qualcosa, semplicemente saltano sul loro "carro" e in pochi minuti i loro desideri sono soddisfatti. Vivono in modo regale sotto ogni aspetto.

Forse pensate che io stia andando troppo lontano nelle mie ipotesi riguardo al carattere di Babilonia. Ma la Bibbia ci dice chiaramente che Babilonia vive "lussuosamente" (Apocalisse 18:7). Nel nostro mondo di oggi, vivere "lussuosamente" deve significare vivere esattamente come abbiamo descritto. Qualcosa di meno non sarebbe all'altezza. Lei deve essere l'epitome dell'autocompiacimento.

David W. Dyer


Tacere, soffrire ed offrire

 


Dice Maria:

“Figli miei, voi sapete bene che siete i miei bambini e, come tali, molte volte chiedete ciò che non è bene per voi. Vi prego dunque: siate perseveranti nella preghiera, e se non otterrete ciò che chiedete, saranno date a voi altre consolazioni ben più importanti.

A voi, mie figlie, che piangete la perdita non fisica ma morale dei vostri mariti, voglio dare un prezioso consiglio. Voi vedete e sapete che i vostri consorti hanno lasciato il tetto coniugale per allacciare altre relazioni e ciò vi tormenta, anche perché vi manca quell’aiuto materiale che, pur se necessario, non è però tutto.

Io vi prego di tener presente la responsabilità che voi avete di loro e come soprattutto vi deve preoccupare la loro salvezza eterna. Voi siete legate ai vostri mariti da un legame indissolubile a cui dovete tener fede.

Questa situazione di peccato da parte loro vi deve preoccupare moltissimo e dovete chiedere insistentemente al Signore la loro conversione. Se voi farete come vi ha insegnato il mio divin Figlio, se cercherete cioè prima i beni dell’anima e poi quelli del corpo, tutto vi sarà dato in sovrappiù.

Ora mi rivolgo a quanti altri, con tanta pazienza, devono sopportare persone dal carattere difficile o affette da penose tare.

Figli miei, il paradiso è la meta da raggiungere e conquistarlo richiede che si debba soffrire, se anche il mio Gesù per aprirvene la porta si è lasciato crocifiggere. Sia questo il vostro programma: tacere, soffrire ed offrire.

Voi vi lamentate perché vi fanno soffrire? Ma non è in tutto il mondo così? E non fate tutti soffrire il Signore che vi ricolma continuamente di beni?

Tutta la vita è un continuo mancare di confidenza, di delicatezza, di fiducia e di bontà col vostro Dio, Creatore e Signore di ogni cosa. Sappiate accettare e riparare con le vostre sofferenze le ingratitudini di coloro che rifiutano di amare, di credere, di perdonare e che, vivendo una vita in modo non cristiano, offendono acerbamente il loro Dio.

Sappiate che l’amore vince sempre e che, se saprete tacere e amare, presto o tardi si capirà il vostro cuore e vi si verrà incontro. La generosità cristiana insegna a non chiedere nulla per sé ma tutto per gli altri. Sappiate dunque dimenticare voi stessi per chiedere unicamente che i vostri familiari possano raggiungere quella vita eterna dove non entrano nè i disonesti, nè gli ubriaconi, nè i cattivi, ma dove in perfetta armonia, tutti trasformati, vi amerete in Dio.

Figli, vi benedico tutti e v’invito a solennizzare la festa della Misericordia del mio Gesù. Egli vi coprirà col manto della sua misericordia e vi trasformerà in Lui. Io intanto vi vado preparando e con tutto il mio affetto materno vi stringo al mio cuore e vi faccio miei.

Volete sapere ciò che dovete fare per la festa del mio Gesù? Ebbene, estinguete la sete che lo divora. Egli cerca le anime, desidera espandere la sua misericordia su di loro perdonando i loro peccati e attirandole a sé. Portate dunque a Lui molte anime. Non vi costi nessun sacrificio, aumentate le vostre preghiere, trasformate in preghiera il compimento del vostro dovere.

Siate i buoni samaritani, siate i buoni pastori. La vostra assiduità nella ricerca delle anime sarà la migliore attestazione d’affetto.

Accogliete il suo “sitio” pronunciato dall’alto della croce e fate che possa tramutarsi nell’altra espressione rivolta al buon ladrone: “Oggi stesso sarai con me in paradiso”. Sì, oggi stesso, poiché tutti i giorni un numero sterminato di anime passa alla vita eterna e ogni giorno può essere una conquista per il mio Gesù o una perdita, una conquista per il demonio o una perdita. Dipende in gran parte da voi, dall’intensità del vostro amore che vi fa agire e pregare e pensare nel senso che vi ho detto, affinché ogni giorno tutti coloro che muoiono siano salvi.

Oggi è un terremoto, domani un’altra catastrofe, oggi un’epidemia, domani un crollo: sono tutti richiami per gli uomini perché vivano in grazia. Sono richiami per voi a quell’opera di solidarietà e di salvezza a cui v’invita la croce, la Chiesa e la vostra vocazione di cristiani.

Figli miei, sono la Madre della Misericordia: io vi benedico e vi aiuto.”

Carmela Negri Carabelli

UNA "BELLA SIGNORA" A LA SALETTE

 


STORIA DELLA COMMOVENTE APPARIZIONE DI MARIA SSMA. IN LACRIME


CAPITOLO PRIMO

UNA "BELLA SIGNORA" A LA SALETTE



"La Salette", un'immensa e bellissima conchiglia, il cui bordo non è altro che l'imponente dispiegarsi delle altissime cime della catena delle Alpi, il cui fondo, pieno di rilievi, è fatto di prati, torrenti, paesini con il getto della torre della piccola e vetusta chiesa parrocchiale. In quel bordo c'è un'unica breccia, attraverso la quale si esce per andare al villaggio e decanato di Corps, diocesi di Grenoble, sud-est della Francia, a circa 70 chilometri, in linea d'aria, dal confine italiano.

A Corps nacque il 27 agosto 1835, Maximino Giraud, e il 7 novembre 1831, Melania Calvat. Quest'ultima, fin dall'età di 8 anni, lavorava come pastorella fuori da Corps. Maximino era anche pastore, ma non si conoscevano. Si incontrarono, per la prima volta nella vita, il giovedì pomeriggio, 17 settembre 1846, lassù in alto sui monti, nel territorio di La Salette (1).

Il giorno seguente, incontrandosi nuovamente, fecero più ampia conoscenza e giocarono "a ritagliare, con i loro coltellini, quadratini nell'erba" (2). La mattina del sabato, il grande giorno, 19 settembre 1846, dopo aver scalato le ripide e molto scoscese pendici, di nuovo si trovavano a badare naturalmente al loro bestiame, ma giocando e chiacchierando. Al suono delle "Ave Maria", verso mezzogiorno, il padrone di Maximino gli ordinò di portare subito le mucche a bere. "Vado a chiamare la piccola Melania e andiamo". E andarono guidando il bestiame fino a una fonte, sul versante nord di un terreno pianeggiante, chiamato Plaaalto, a circa 1800 metri di altitudine. Dopo che le mucche ebbero bevuto, alla Fonte dei Buoi, le fecero attraversare il piccolo ruscello chiamato Sézia e le lasciarono sulle rocce dei Gargas, monte di 2.200 metri.

Salendo una cinquantina di metri più in alto, andarono a sedersi vicino al Sézia, vicino a una sorgente, la Fonte dei Romei, e mangiarono pane con formaggio, bevvero acqua fresca e, caricando le loro bisacce, scesero fino alla Fonte allora secca e lì, sdraiati sull'erba del valloncello, contrariamente al loro solito, si addormentarono. Non si è mai saputo per quanto tempo dormirono i pastorelli.


Le Apparizioni 

Il primo a svegliarsi fu Melania che, piuttosto preoccupata, chiamò: "Ragazzo, andiamo a vedere dove sono le nostre mucche". Salirono in fretta il pendio fino al Plualto e videro, vicino, le mucche, ruminando, placidamente sdraiate. Rassicurati, stavano scendendo per prendere le loro bisacce, quando Melania esclamò: "Ragazzo, guarda quella luce!" "Dove?" "Laggiù in basso".

Allora entrambi videro, riempiendo il burrone, un globo enorme, di un raggio di tre o quattro metri, molto più luminoso del sole. Questo, tuttavia, splendeva nel firmamento senza una nuvola.

Ecco che il globo, aprendosi, lascia apparire, secondo l'espressione dei veggenti, una "Bella Signora" ancora più brillante del globo, seduta sulle stesse pietre su cui, poco prima, si erano seduti loro, con i gomiti appoggiati sulle ginocchia, il volto nascosto nelle mani, il corpo curvato in avanti sotto il peso della sofferenza, i piedi nel letto della Fomubaha, sembrava piangere. Erano circa le due o tre del pomeriggio, ora in cui, nell'inno dei primi vespri di Nostra Signora dei Dolori, si canta: "Oh! quante lacrime inondano il volto della Vergine Madre!"

Una visione così inaspettata e straordinaria spaventò enormemente i piccoli pastori, specialmente la paurosa Melania, che alzando le braccia, gridò: "Mio Dio!" - Massimino, invece, più coraggioso, disse: "Prendi il tuo bastone, Melania, io ho il mio e se ci farà qualcosa, le darò un colpo."

La "Bella Signora" si alza, ritira le mani dentro le ampie e lunghe maniche, posa il braccio destro sopra il sinistro, avanza un po' e, con voce dolcissima, chiama: "Venite, miei figli; non abbiate paura, sono qui per raccontarvi una grande novità".

- Attirati irresistibilmente da parole così materne, essi corrono e si posizionano di fronte alla "Bella Signora": Melania alla sua sinistra e Massimino alla sua destra; e "così vicini, che una persona, dissero loro, non potrebbe passare tra noi e Lei". Il cagnolino venne, si sdraiò ai piedi di Massimino e si addormentò.

Totalmente rapiti, poterono allora i felici piccoli pastori contemplare la meravigliosa visione. Melania, attenta, fu più favorita, poiché il ragazzo, intravisto, non riuscì a vedere il volto della Signora. Conforme permette il linguaggio umano, Melania diede la seguente descrizione: "Tutta Lei era solo luce, di altezza regolare, ben proporzionata, volto bianco e bello, un po' allungato, dai tratti fini. Un copricapo molto bianco, le copriva la testa, i capelli, la fronte fino sopra gli occhi, le orecchie e il collo; coronata la "Bella Signora", con un magnifico diadema, di raggi di luce splendenti, adornato alla base con rose di vari colori, dai cui centri emergevano getti luminosi. Il vestito bianco, ricamato di punti luminosi come perle, chiuso fino alla base del copricapo, scende fino a coprire parte dei piedi. È abbastanza ampio da non evidenziare le forme del corpo. Dalla cintura, arrivando fino a un dito sopra l'orlo del vestito, pende un grembiule color oro".

Le copre le spalle uno scialle del colore del vestito, però senza perle, incrociato sul petto, con un nodo dietro, i contorni adornati da una ghirlanda di rose, simili a quelle del diadema, e da una specie di gallone d'oro, della larghezza di tre dita, il cui disegno appare come una catena fatta di anelli non intrecciati, solo giustapposti.

Sul petto, pendente dal collo per una catenina, un crocifisso di circa venticinque centimetri, il cui Cristo risplende più di tutto il resto. Sul braccio della croce, dal lato destro, una tenaglia semiaperta, e dal lato sinistro un martello; tutto ha la lucentezza del più fine oro. Calzature bianche, ricamate di perle, con fibbie d'oro e ghirlande più piccole, però dello stesso stile e tonalità di quelle del diadema.

Si mostrava così afflitta che, secondo i veggenti, sembrava una madre infelice a cui i figli avessero fatto del male, sempre piangendo. "Ho proprio visto scorrere le sue lacrime", affermava Melania. Lei così parlò, in lingua francese: "Se il mio popolo non vorrà sottomettersi, mi vedrò costretta a lasciar cadere il braccio del mio Figlio; è così forte e così pesante, che non posso più sostenerlo. Oh! da quanto tempo soffro per voi! Se voglio che mio Figlio non vi abbandoni, devo pregarlo senza sosta, e voi, di questo non fate caso. Per quanto preghiate, per quanto facciate, non potrete mai ricompensarmi delle penose cure che ho avuto per voi. Vi ho dato sei giorni per il lavoro, mi sono riservato il settimo e non me lo volete concedere. È questo che rende così pesante il braccio di mio Figlio. Quelli che guidano i carri non sono capaci di bestemmiare senza interporre il nome di mio Figlio, il cui braccio, per queste due cose, diventa così pesante. Se il raccolto si rovina è per causa vostra. Ve l'ho mostrato bene l'anno scorso, con le patate; ma non ne avete fatto caso, anzi, trovandole rovinate, bestemmiavate, interponendo il nome di mio Figlio. Continueranno a rovinarsi e per Natale non ce ne saranno più".

Molto impressionato, Maximino esclamò: "Non così tanto, le patate non spariranno tutte senza... sempre Melania, alcune si troveranno."

Sentendo la parola "patate" che lei, nel suo dialetto, chiamava solo "tartufi", si voltò verso Maximino per chiedere chiarimenti, dicendo: "Ah! Non capite però la Bella... aspettate, dialetto, parlerò in un altro modo." (4). Ricominciò nel dialetto della regione con queste parole: "Se il raccolto si rovina..." fino a "non ce ne sarà più"; proseguì nello stesso dialetto: "Se avete grano non dovete seminarlo, perché tutto ciò che seminerete, gli insetti lo mangeranno; e quello che verrà, si ridurrà in polvere quando sarà macinato. Sopraggiungerà una grande carestia, ma prima, i bambini di meno di sette anni saranno colpiti da tremori e moriranno sotto gli occhi delle persone che li terranno in braccio; gli adulti faranno penitenza per la fame. L'uva marcirà e le radici (5) diventeranno cattive." Qui la "Bella Signora" si voltò verso Maximino che, senza notare cambiamenti nel tono della voce, riceve un segreto. Melania non sente nulla, anche se vede il movimento delle sue labbra. Da parte sua lei riceve il suo segreto e Maximino non sente nulla. I segreti furono detti in lingua francese.

Facendosi sentire da entrambi insieme, continuò in dialetto: "Se si convertiranno, le pietre e le rocce diventeranno mucchi di grano e le patate si semineranno da sole nella terra... (6).

Poi chiese loro: "Fate bene la vostra preghiera, miei figli?" - "Oh! No, Signora, non molto" - risposero con franchezza. "Ah! Miei figli, disse Lei, bisogna farla bene, di mattina e di sera: quando non avrete tempo, dite almeno un Padre Nostro e un'Ave Maria e quando potrete dite di più."

"Vanno alla messa solo alcune donne anziane. Gli altri lavorano la domenica, durante tutta l'estate; e in inverno, quando non sanno cosa fare, vanno alla messa solo per schernire la religione. "In Quaresima vanno alla macelleria come se fossero cani" (7).

Fece un'altra domanda: "Non avete mai visto grano rovinato, miei figli?" Maximino rispose subito per entrambi: "Non abbiamo visto, no Signora". - "Ma tu, mio figlio, lo hai visto bene una volta, vicino a Coin (8), con tuo padre. Il proprietario di un terreno disse a tuo padre: 'Venite a vedere il mio grano rovinato'. Siete andati entrambi lì. Avete preso due o tre spighe nelle vostre mani e le avete strofinate e tutto si è disfatto in polvere. Poi siete tornati. Quando eravate a mezz'ora di cammino da Corps, tuo padre ti diede un pezzo di pane, dicendo: 'Prendi, mio figlio, mangia pane ancora quest'anno; non so chi lo mangerà l'anno prossimo, se il grano continua a rovinarsi in questo modo'."

Rispose Maximino: "È vero, mia Signora, ora mi ricordo, poco fa non me lo ricordavo."

Allora la "Bella Signora", tornando a parlare in francese, disse: "Ebbene, miei figli, comunicate questo a tutto il mio popolo!"

Deviando a sinistra, Lei passa davanti ai bambini, attraversa il ruscello mettendo il piede su una pietra e, senza fermarsi, senza voltarsi, ripete in francese: "Ebbene, miei figli, comunicate questo a tutto il mio popolo."

***

Po. Dr. Simio Baccelli, M. S • 


Come chiederMi aiuto per risolvere le vostre preoccupazioni.

 


Mia amatissima figlia, le grazie riversate su di te, ti vengono fornite al fine di renderti più forte per questo lavoro, dandoti maggior fiducia. 

La fiducia in Me, bambini, è molto importante. Sì, ciò porta molta gioia al Mio sacro cuore, quando sento che Mi amate. Tuttavia, è quando veramente confidate in Me e lasciate andare tutte le vostre preoccupazioni, passandole a Me, in maniera che Io me ne possa occupare, che potete sentire solamente un vero senso di pace. Così tanti Miei bambini pregano per delle intenzioni a loro speciali. 

Io le ascolto tutte. Ma voi dovete, quando Mi pregate per qualcosa di molto importante per voi, lasciar andare tutte le vostre paure. Queste, non provengono da Me. Vi sono date di satana, per tormentarvi. Non lo capite questo? Quando avete paura di un qualcosa che sentite stringere attorno alla vostra vita, più ne avete, più il problema s‟inasprisce. 

E‟ solo quando vi fermate e dite: 

“Gesù, ripongo nelle Tue mani, tutte le mie preoccupazioni a riguardo, con fiducia affinché tu possa risolverlo secondo la tua Sacra Volontà”, 

che la vostra mente può raggiungere la pace. Questo è ciò che voglio dire con  fiducia, bambini Miei. 

Avere fiducia in Me, significa dimostrarmi, da parte vostra, una grande fiducia. Fidatevi di Me. Sono morto per i vostri peccati – per tutti voi, che vivete in questo tempo. Perché non vi fidate di Me? 

Vi amo come nessun‟altra creatura presente in terra. Nessuno può amarvi e vi amerà come Me. Ricordatevelo sempre. Andate in pace e amore, ora. Io sono al vostro fianco mattina, pomeriggio e notte, in attesa di una vostra chiamata. 

Il tuo amatissimo amico e salvatore 

Re della Misericordia, 

Gesù Cristo. 

17 Agosto 2011


GLI ESERCIZI DELLA MORTIFICAZIONE ESTERIORE

 


Coloro che si intendono di agricoltura e di coltiva2ione di alberi da frutta assicurano che se si incide una parola su una mandorla intatta e poi si rimette nel suo nocciolo, si richiude e si salda a perfezione, e si pianta, tutte le mandorle che produrrà l’albero che ne nascerà porteranno scritta la parola incisa nella mandorla piantata.

Non ho mai approvato il metodo di coloro che per riformare l’uomo cominciano dall’esterno: dal contegno, dall’abito, dai capelli. Mi sembra che si debba cominciare dal di dentro: Convertitevi a me con tutto il cuore, dice Dio. Figlio mio, dammi il tuo cuore; e questo perché è il cuore la sorgente delle azioni, per cui le azioni sono secondo il cuore.

Lo Sposo divino invita l’anima e le dice: Mettimi come un sigillo sul tuo cuore, come un sigillo sul tuo braccio. È proprio vero perché chi ha Gesù nel cuore lo ha ben presto anche in tutte le azioni esteriori.

Ecco perché, cara Filotea, prima di tutto, voglio incidere e scrivere nel tuo cuore questo santissimo Motto: VIVA GESÙ; e sono sicuro che in seguito la tua vita, vero albero nato dal cuore, come il mandorlo dal nocciolo, produrrà tutte le azioni, ossia i suoi frutti, segnati dallo stesso motto della salvezza. Quel dolce Gesù, che sarà vivente nel tuo cuore, lo si vedrà nei tuoi occhi ‘ sulla tua bocca, nelle tue mani e persino dai tuoi capelli; e potrai dire sinceramente, sull’esempio di S. Paolo: Vivo sì, ma non più io; è Cristo che vive in me. A dirla in breve, chi conquista il cuore e dell’uomo conquista tutto l’uomo.

Ma proprio questo cuore, dal quale vogliamo cominciare, ha bisogno di essere educato su come darsi una linea di condotta e un comportamento, di modo che non si manifesti soltanto la santa devozione, ma anche una profonda saggezza con altrettanta discrezione. A tal fine eccoti alcuni consigli.

Se sei in condizione di sopportare il digiuno, farai bene a digiunare qualche giorno in più di quelli che comanda la Chiesa; perché, oltre all’effetto ordinario del digiuno, che è quello di liberare lo spirito, sottomettere la carne, praticare la virtù e accrescere l’eterna ricompensa in cielo, il digiuno ci dà modo di dominare i nostri appetiti, e mantenere la sensualità e il corpo sottomessi allo spirito; e anche se i digiuni non saranno molti, il nemico quando si accorgerà che sappiamo digiunare, ci temerà di più.

Il mercoledì, il venerdì e il sabato sono i giorni che i primi cristiani più facilmente consacravano alla astinenza: scegline uno tra di essi per digiunare, secondo quanto ti consiglierà la tua devozione e la discrezione del tuo direttore spirituale.

Ripeto volentieri quanto dice S. Girolamo a Leta: I digiuni lunghi ed esagerati mi indispongono molto, soprattutto se sono effettuati da persone in giovane età. Ho sperimentato che il somarello fiacco cerca di deviare dal sentiero; ossia, i giovani che si ammalano per digiuni eccessivi, si girano facilmente verso le cose delicate. I cervi corrono goffamente in due circostanze: quando sono troppo grassi e quando sono troppo magri. Anche noi siamo molto fragili di fronte alle tentazioni sia quando il nostro corpo è troppo pasciuto, come quando è troppo debole; nel primo caso è presuntuoso nel suo benessere, nell’altro è disperato nel suo malessere; quando è troppo grasso non riusciamo a portarlo, quando è troppo magro lui non porta noi. La mancanza di misura nei digiuni, nelle flagellazioni, nell’uso del cilicio, nelle asprezze rende molte persone incapaci di consacrare gli anni migliori della vita ai servizi della carità; questo avvenne anche a S. Bernardo che si pentì in seguito di aver abusato di penitenze troppo dure; chi ha trattato con troppa durezza il proprio corpo all’inizio, finirà col blandirlo alla fine. Non pensi che se quei tali avessero agito con più senno, se gli avessero riservato un trattamento sempre uguale e -adeguato ai suoi compiti ed alle sue occupazioni avrebbero fatto meglio?

Il digiuno e il lavoro domano e prostrano la carne.

Se il lavoro che fai ti è necessario, o è molto utile alla gloria di Dio, sono dei parere che sia meglio per te affrontare la fatica del lavoro che quella del digiuno; questo è il pensiero della Chiesa che dispensa anche dai digiuni comandati quelli che si consacrano a lavori utili al servizio di Dio -e del prossimo.

C’è chi fa fatica a digiunare, chi invece a servire gli ammalati, un altro a visitare i prigionieri, a confessare, a predicare, consolare gli afflitti, Pregare ed altri esercizi simili: queste ultime fatiche valgono di più di quella del digiuno, perché, oltre a darci ugualmente il dominio sulla carne, in Più ci offrono frutti molto più apprezzabili.

Come principio generale è meglio conservare forze corporali più di quanto serve, che perderne più di quanto è necessario; si può sempre fiaccarle, volendolo; ma non sempre basta volerlo, per recuperarle.

Mi sembra che dobbiamo avere una grande considerazione per la frase che Nostro Signore, Salvatore e Redentore disse ai suoi discepoli: Mangiate ciò che vi sarà presentato Io sono del parere che sia maggiore virtù mangiare senza scelta ciò che ti viene presentato, e nell’ordine in cui ti viene presentato, senza far caso se sia di tuo gusto o meno, che scegliere sempre quanto c’è di peggiore. Perché se anche questo ultimo modo di agire sembra più austero, l’altro denota maggiore mortificazione, perché non ti porta soltanto alla rinuncia al tuo gusto, ma anche alla scelta personale; e mi sembra che non sia una mortificazione da poco piegare il proprio gusto alle circostanze del caso e tenerlo sottomesso alle situazioni fortuite; in Più questo genere di mortificazione passa inosservato, non dà noia ad alcuno ed è di un valore ineguagliabile quanto a buona educazione!

Mettere da parte un cibo per prenderne un altro, piluccare e assaggiare tutto senza mai trovare nulla di ben preparato e a puntino, giocare a fare il misterioso ad ogni boccone. Tutto ciò manifesta un cuore da mollusco, sensibile solo ai piatti e alle scodelle. Ammiro di più S. Bernardo che beve olio per acqua o vino per colpa di altri, che se avesse bevuto assenzio per propria scelta; quello che fece disse chiaramente che non faceva caso a quello che beveva!

E in questa indifferenza a ciò che si mangia e a ciò che si beve si trova la perfezione di questa parola: Mangiate ciò che vi sarà presentato.

Faccio eccezione per i cibi che nuocciono alla salute o che disturbano lo spirito, come sono, per molti, i cibi caldi e le spezie che riscaldano e che gonfiano; o anche certe circostanze nelle quali la natura deve essere sostenuta, per avere la forza di affrontare qualche impegno per la gloria di Dio. Una sobrietà costante e moderata è molto meglio che le privazioni violente fatte di tanto in tanto, intervallate da periodi di grande rilassatezza.

Se presa con moderazione, la disciplina dà meravigliosi risultati nel risvegliare il desiderio della devozione. Il cilicio domina potentemente il corpo, ma il suo uso abitualmente non è consigliabile agli sposati, alle persone di costituzione delicata, o a quelli che devono sopportare altre grosse fatiche. Tuttavia si può impiegare, volendo, nei giorni forti di penitenza, sempre che il confessore sia d’accordo.

La notte, ciascuno secondo la propria costituzione, deve prendersi il tempo sufficiente per dormire; questo per poter essere pienamente sveglio e fresco di giorno. Si aggiunga che la Sacra Scrittura in cento modi, l’esempio dei Santi e motivi di ordine naturale, ci raccomandano fortemente, come momento più ricco e producente del giorno, il mattino. Oltre a ciò pensa che Nostro Signore viene chiamato Sole che sorge, la Madonna Alba del giorno.

Penso che tutto ciò indichi che è segno di virtù coricarsi di buon’ora la sera per potersi alzare per tempo il mattino. Certamente è il tempo più bello, il più dolce e il meno occupato; anche gli uccelli ci invitano, al mattino per tempo, a lodare Dio; di modo che l’alzarsi presto giova alla salute e alla santità.

Balaam, cavalcando la sua asina, stava recandosi a trovare Balac; ma siccome la sua intenzione non era retta, l’Angelo lo attendeva sulla strada con la spada sguainata per ucciderlo. L’asina, che vedeva l’Angelo, si fermò tre volte rifiutandosi di avanzare; Balaam la prendeva ferocemente a bastonate per farla avanzare; alla terza volta si coricò del tutto sotto Balaam e, per un grande prodigio, parlò e disse: Che cosa ti ho fatto? Perché mi hai già bastonato tre volte? Subito si apersero gli occhi a Balaam che vide l’Angelo, il quale gli disse: Perché hai percosso la tua asina? Se non ti avesse tenuto lontana) da me io ti avrei ucciso e lei l’avrei risparmiata! Rispose allora Balaam: Signore, ho peccato perché non sapevo che ti eri posto contro di me sulla via.

Vedi, Filotea, Balaam ha fatto il male e bastona e percuote la povera asina che non c’entra per nulla.

È quello che avviene spesso nella nostra vita. Guarda per esempio quella donna; cade malato il figlio o i marito, e subito ricorre al digiuno, alla disciplina, al cilicio, come fece Davide in un caso simile, Cara amica, tu percuoti il povero asino, affliggi il tuo corpo, che non ha niente a che fare con il tuo male. Non è lui che ha provocato la spada di Dio contro di te; correggi Piuttosto il cuore che idolatra il marito e che tollera mille vizi nel figlio, e lo conduce all’orgoglio, alla vanità, all’ambizione.

Ci sarà qualche altro che cadrà pesantemente nel peccato di lussuria: il rimorso interiore aggredirà la sua coscienza con la spada in pugno per trapassarla di santo timore; e subito, riprendendo la padronanza del cuore griderà: carne traditrice, corpo traditore, tu mi hai rovinato. E subito infierirà a grandi colpi sulla carne, con digiuni sregolati, discipline senza criterio, cilici insopportabili. Povero te, se il tuo corpo potesse parlare come l’asina di Balaam! Ti direbbe: Miserabile, perché mi percuoti? t contro te, anima mia, che Dio prepara la vendetta; sei tu la criminale; perché mi conduci alle cattive conversazioni? Perché impieghi i miei occhi, le mie mani, le mie labbra nei piaceri? Perché mi turbi con cattive fantasie? Fa buoni pensieri e io non avrò cattivi movimenti, frequenta la gente onesta e lo non sarò agitato dalla concupiscenza. Sei tu che mi getti nel fuoco e poi pretendi che non arda. Mi getti il fumo negli occhi e non vuoi che gli occhi si infiammino.

In questi casi Dio ti dice: Percuoti spezza fendi, strapazza prima il tuo cuore, perché è contro di esso che sono adirato.

Per guarire il prurito non serve molto lavarsi e fare il bagno, quanto piuttosto purificare il sangue e rinfrescare il fegato. Allo stesso modo per sanare i nostri vizi, è bene, sì, mortificare la carne, ma più ancora e necessario purificare i nostri affetti e rinnovare il nostro cuore.

Per chiudere, ricordati di non dare mai seguito a penitenze corporali senza aver avuto il parere favorevole del tuo direttore spirituale.

S. Francesco di Sales


IL CIELO SONO IO

 


Dettato dal Sacro Cuore


Figlioli, il Cielo sono Io, come disse Padre Francesco, e chi mi conosce mi segue nell'amore, costui sta vivendo il Cielo sulla terra con questa intimità divina.

Io vi dico: godere già del cielo eternamente è stare nella Mia presenza e conoscere già senza veli tutta la Mia divinità, godendo di quella felicità incomparabile, perché questa gioia, ormai nulla e nessuno potrà strapparvela, con la presenza piena del Padre, del Figlio e dello Spirito, che è la Trinità in Sé, perciò quegli spiriti creati per adorare in ogni momento e servire l'unico e vero Dio non si sentono degni di questa presenza e tutti coloro che giungono a questa grazia di contemplare lo splendore Divino, l'Amore stesso, si riempiono di tutto ciò che sgorga da Lui per tutti, perché essendo tutti uno nell'Amore diventano quella Luce inaccessibile, il tempo non si conta e sono in gioia costante e mai si separano da quella beatitudine eterna, con quell'unione dei santi del cielo come quelli della terra e coloro che purgando le loro colpe giungono a quell'unione essendo un solo essere. E la gioia che ha il Padre, che ha il Figlio e lo Spirito santo, la hanno quei beati che sono giunti a quella perfezione.

Affinché se ne rendano conto qui quelli che ancora vivono, Io vi dico: guardate la pace, guardate la gioia, la carità, la pazienza e la fede di un'anima che già gode dalla terra di questa unione, perché loro hanno già questa unione, essendo un solo essere nell'Amore.

Maria Mia Madre fu un'anima prediletta, che Ella fu la prima a godere di quel cielo in questa unione perfetta, già sentendo nel suo Cuore il palpito del Mio, poiché quanto più Io crescevo in quel Ventre, più Lei Mi sentiva e presagiva quella beatitudine.

Io vi benedico. Io vi sto aspettando ed è vero che Io sono il più interessato a che tutti godano di questa gioia e di questa unione per sempre, e vi aspetto a braccia aperte ciascuno di voi, ed è gran pena quando un'anima si perde e non gode di ciò per cui Io le diedi la vita. Per essere Santi Io ve la diedi.

30 giugno 1999


Seguendo la croce - La sola erudizione non porterà il successo.

 


La sola erudizione non porterà il successo.


"Non è la scienza a fare i santi, ma il portare la croce nel modo in cui Io l'ho portata." "L'uomo migliorerà forse se si immerge di più in una scienza forzata, piuttosto che lasciarsi guidare dalla scienza soprannaturale, dallo spirito della luce?

La scienza forzata è tutto ciò che il servitore della Chiesa acquisisce, impara e studia con grande fatica e assimila, ma c'è un abisso tra l'erudizione che scaturisce dalla fede e quella forzata. Con tutta questa erudizione, poche anime vengono salvate." "Voi sacerdoti della Chiesa cattolica! Distogliete i vostri occhi e i vostri cuori da coloro che vi predicano solo l'istruzione. È finita con l'istruzione dove manca la fede e la religione. Con parole istruite, altamente erudite, artificiose e ben pronunciate, non metterete più unguento sulle ferite dei cuori umani. Le vostre parole devono provenire da un cuore profondamente credente, con caldo amore per Dio e per il prossimo."


I sacerdoti devono agire eucaristicamente

"Perciò i sacerdoti devono condurre il popolo fedele al mio santo altare, incoraggiare la venerazione del santissimo Sacramento; assicurarsi che le chiese siano sempre aperte ovunque e che i fedeli trascorrano un'ora di silenzio con me."

BARBARA WEIGAND


Non obbedire ciecamente

 


A seguito della domanda del 27 novembre 2019 sulle affermazioni talvolta contraddittorie, forse mal espresse o male interpretate, provenienti dai pastori (sacerdoti), dai profeti o dai messaggeri, fa’ che la Tua Parola, Signore, sia uniforme e compresa nello stesso senso in tutti i cuori. Nella Tua bontà, aiutaci, Signore.

Ecco la Parola di Gesù Cristo, ricevuta alle ore 10 di questa mattina:

«La Verità è troppo spesso oggetto di distorsioni, manipolazioni, incomprensioni dovute agli interessi di chi vuole diffonderla e alle capacità limitate o alla chiusura mentale di chi la riceve.

Nella tua riflessione espressa nella preghiera, nel dialogo di questa mattina, hai già, per ispirazione dello Spirito Santo, la risposta alle tue domande.

Riprendiamo:

La carità cristiana è per tutti.

Anche se si sa che il signor o la signora X professano una certa fede o compiono azioni riprovevoli agli occhi del Signore, bisogna pregare per loro, chiedere che siano (convertiti) salvati.

È necessario, per proteggere i nostri cari, informarli delle insidie e delle minacce che queste persone possono rappresentare per il prossimo; occorre quindi metterli in guardia da tali insidie e dal grave rischio di perdere la salvezza o dai pericoli morali, fisici o materiali che derivano dalla loro posizione e/o dal loro discorso. Anche questa è carità cristiana.

D'altra parte, non si tratta di perseguitare chi porta questi «pericoli», ma piuttosto di proteggere i nostri fratelli dalla deviazione dal bene che viene loro proposto.

Non avvertire i nostri figli e i nostri fratelli della verità che conosciamo è una colpa grave;

le sentinelle sul monte, sulle mura, che non forniscono le informazioni corrette, ne porteranno la colpa e subiranno le rappresaglie adeguate a tale colpa. Questo silenzio o questa distorsione della verità costituiscono quindi una menzogna dettata dall’interesse o dalla paura di risultare impopolari e di essere criticati, nonché di perdere quei vantaggi tanto ambiti nella società: denaro, gloria, potere, immagine sociale.

(Ezechiele 33; Geremia 6, 13–17)

Le informazioni riguardanti il signor e la signora X, vicini coinvolti in sette o pratiche dannose e pericolose per l’essere umano e la sua anima, vengono diffuse in certi ambienti e, il più delle volte, si propagano sempre tra persone già informate. L’evangelizzazione, la Buona Novella e l’Amore di Dio devono quindi diffondersi a tutte le nazioni: questo è l’antidoto al male pernicioso che si insedia ovunque e soprattutto nel cuore delle civiltà più agiate.

Quando si tratta di informare su ciò che è il Male, distruttivo per l’uomo, figlio di Dio, la lotta per contrastare queste informazioni è ben organizzata. Si sostiene allora che questi pensieri e queste attività rappresentino l’evoluzione della razza umana, della società, della scienza. Le argomentazioni si susseguono e il disprezzo verso coloro che non seguono questo movimento è generalizzato: vergogna ai piccoli, ai miti e agli umili di cuore! (Luca 16,8)

Quando si tratta di parlare del Bene, di cui fa parte anche la dimensione spirituale nella Volontà Divina, allora si leva, ben organizzata, la persecuzione diretta o indiretta contro coloro che dimostrano o semplicemente dicono la Verità, che è Una sola. Ed è così che si riduce il piccolo residuo.

Rispettare la persona pregando per la sua conversione, sì, bisogna rimanere caritatevoli. Dio vi ascolta. Quella persona per cui pregate, nel vostro cuore e talvolta con uno sforzo sovrumano, è libera di scegliere. Dio l’ha voluto così.

Tuttavia, nei confronti di quelle persone per le quali pregate incessantemente, che ricoprono il ruolo di pastori, guide, responsabili o persino genitori, quando commettono gravi errori non dovete obbedire loro ciecamente e soprattutto non dovete seguirle.

Osservate il linguaggio utilizzato nella società odierna e tutte le decisioni prese, che raramente rispettano l’individuo e che, con arroganza, si oppongono alla Volontà Divina. Siate informati, rimanete nella Fede, nella Speranza e nella Carità.

Il servitore o i servitori della Mia Chiesa, sacerdote o profeti, che proclamano che si debba obbedire alla falsità e seguire l’errore, sono già servitori caduti che rattristano lo Spirito Santo.

Lo ripeto qui e ti chiedo di sottolinearlo:

La Mia Parola è immutabile

Tutti, piccoli e grandi, saranno giudicati in quel Giorno annunciato dell’incontro con Gesù Cristo, preceduto dalla Sua Croce Gloriosa. Nessuno dei figli di Dio potrà sfuggire alla propria realtà, a ciò che è e a ciò che fa. Ciascuno avrà ancora la scelta tra il pentimento sincero e il rifiuto della misericordia.

Preghiamo

Dio Onnipotente ed Eterno, Tu esorti incessantemente i Tuoi figli a rivolgersi a Te, che li ami e li vuoi eternamente felici 

La Tua Parola e le Tue grazie offerte si diffondono in tutto il mondo.

La Tua infinita compassione guida, rassicura e protegge i Tuoi piccoli. Alcuni di loro, ancora nell’ignoranza o nella paura, cercano la Speranza senza osare pronunciare il Tuo Santo Nome. Abbi pietà, Signore, della loro fragilità e dell’oppressione sociale che subiscono senza comprenderla e senza potersi proteggere.

Il caos che regna su tutta la Terra ci precipita verso la fine dei tempi. Il Male si accanisce nel distogliere il Tuo popolo dalla Redenzione conquistata dal Tuo Figlio Salvatore.

Nel Tuo Amore, mio Dio:

Apri i nostri cuori alla sofferenza di questi ignoranti che si lasciano trascinare nel rifiuto della loro Salvezza; fa’ che, attraverso le nostre preghiere e i nostri sacrifici offerti, possano essere raggiunti e salvati.

Apri i nostri cuori alla Misericordia verso coloro che militano nella malvagità e nella distruzione dei propri fratelli, e della propria anima, allontanandoli dalla loro vita eterna. Ascolta le nostre preghiere per loro.

Apri i nostri cuori alla sofferenza di Gesù Redentore e di Maria Corredentrice di fronte alla decadenza di tanti figli di Dio che cedono all’orgoglio e all’odio nella ricerca del potere, e seguono il bugiardo nella sua brama di dominio.


Signore Dio, sii benedetto per l’Amore e la fiducia

che metti nei nostri cuori

in questo tempo così difficile e confuso.

Guidaci nella Carità e nella Verità

per la Gloria di Dio e la Salvezza del mondo.

Che la Forza, dono dello Spirito Santo,

ci mantenga saldi e ci permetta

di condividere e diffondere

il Tuo Amore indefettibile e vivificante

che ci riunisce


ADORAMUS TE DOMINE


Parola di Gesù Cristo ricevuta e trasmessa dalla Sua umile serva Maria Caterina dell’Incarnazione Redentrice

3 dicembre 2019


Quali sono i contenuti mancanti del Terzo Segreto?

 


Il Mistero dell’Iniquità


La parte ancora nascosta

 Esiste certamente una parte del Segreto che non è ancora stata  rivelata. Non sono molte, in effetti, le persone che credono alle parole  del Cardinale Bertone, secondo il quale invece il Terzo Segreto è stato  rivelato integralmente e non esiste più niente da sapere o da pubblicare  a riguardo. Abbiamo l’affermazione dell’Arcivescovo Capovilla, il quale  in un’occasione ha fornito una propria versione dei fatti, salvo poi  cambiarla e dire che non c’era più niente nel Segreto di quanto non  fosse stato già pubblicato. La mia domanda all’Arcivescovo Capovilla  è la seguente: dal momento che le due versioni contrastano con loro,  ha detto la verità a Solideo Paolini, o la sta dicendo adesso? Mi farebbe  molto piacere ricevere una risposta a questa mia domanda, da parte  dell’arcivescovo. 


Il Vaticano è sotto l’occupazione massonica

Il Terzo Segreto di Fatima è stato riassunto brillantemente da  Padre Malachi Martin, che ha lavorato in Vaticano e studiato presso il  Pontificio Istituto Biblico. Malachi Martin è stato un uomo di grande  cultura e conoscenza, ed è purtroppo scomparso qualche anno fa. Ha  scritto romanzi, ma anche studi e saggi, come The Jesuits e un libro dal  titolo sconcertante The Decline and Fall of the Roman Church [“Caduta e  declino della Chiesa Romana”]. Questo titolo ci porta vicini al contenuto  del Terzo Segreto, o almeno a parte di esso; non che la Chiesa possa  essere sconfitta completamente o interamente, ma è una cosa predetta  nella Bibbia. Lo si può leggere nel libro delle Lamentazioni (4:12): “Non  credevano i re della terra e tutti gli abitanti del mondo che l’avversario  e il nemico sarebbero penetrati entro le porte di Gerusalemme.” Queste  parole si sono tristemente avverate, al giorno d’oggi, e nel Terzo Segreto  vedremo il culmine di questo mistero dell’iniquità. 

Monsignor Mario Marini, morto a maggio dell’anno scorso, ha  lavorato per quasi quarant’anni in Vaticano. Era un mio carissimo  amico, lo conoscevo da 35 anni. Nel 1996, mentre ero in visita a Roma,  Monsignor Marini – parlando della Curia Romana – mi disse queste  parole, mimandone anche con i gesti: “abbiamo le mani legate; non  possiamo far nulla perché i massoni occupano le posizioni chiave.”  L’ultima volta che lo vidi prima della sua morte, fu a ottobre del 2008,  e in quell’occasione Mons. Marini mi disse: “siamo sotto occupazione  massonica.” 

Quanto si estende quest’occupazione massonica nella Chiesa?  Mons. Marini disse che tutte le posizioni chiave sono occupate dai  massoni. 

Padre Paul Kramer

lunedì 5 ottobre 2026

«Verrà il tempo in cui riavrò un popolo di “vivi” e non di cadaveri. Per i fedeli allo Spirito verrà il Regno dei Cieli».

 


Ezechiele, cap. 37, v. dal 1° al 14°142.

Dice Gesù: 

“Io ti domando come domandò il Signore ad Ezechiele: ‘Pensi tu che queste ossa rivivranno?’ ”. Io, come Ezechiele, rispondo: “Tu lo sai, Signore Iddio”, perché capisco quale è il senso della parola “ossa” usata per dire “uomini”. Comprendo cioè che Gesù non mi chiede se risorgeranno i morti all’ultimo Giorno. Questo è fede, e non v’è dubbio su questo. Ma Egli dà nome di “ossa” a questa povera umanità attuale, così tutta materia e niente spirito. Lo comprendo perché, come le ho spiegato già tante volte, quando Dio mi prende perché io sia il suo portavoce, la mia intelligenza si amplifica e si eleva a una potenza che è molto superiore a quella consentita agli umani. E io “vedo”, “odo”, “comprendo” secondo lo spirito.

Gesù sorride perché vede che ho compreso la sua domanda, e spiega:

«Così è. Ora l’Umanità non è che ossa, che ruderi calcinati, pesanti, morti, sprofondati nei solchi fetidi dei vizi e delle eresie. Lo spirito non è più. Lo spirito che è vita nella carne e vita nell’eternità. Lo spirito che è quello che differenzia l’uomo dall’animale. L’uomo ha ucciso se stesso nella parte migliore. È una macchina? È un bruto? È un cadavere? Sì. È tutto questo.

Macchina, perché compie la sua giornata con la meccanicità di un congegno che opera perché deve operare per forza delle sue parti messe in moto. Ma che lo fa senza comprendere il bello di ciò che fa. Anche l’uomo si alza, si corica, dopo avere mangiato, lavorato, passeggiato, parlato, senza mai comprendere quello che fa nel suo bello o nel suo brutto. Semplicemente perché, privo come è di spirito, non distingue più il bello dal brutto, il bene dal male.

È bruto perché si appaga di dormire, di mangiare, di accumulare grasso sul corpo e riserve nella tana, né più né meno di come fa il bruto che di queste operazioni fa lo scopo della sua vita e la gioia della sua esistenza, e tutto giustifica, egoismi e ferocie, per questa legge bassa e brutale della necessità di predare per essere satollo.

Dopo il Sacrificio, il mio vero Corpo, pur restando vero Corpo, assunse la libera bellezza e potenza dei corpi glorificati, quella che sarà anche la vostra. Quella in cui la materia somiglierà allo spirito con il quale visse e lottò per farsi regina come esso re. E il Corpo fu glorioso come lo Spirito che in esso era divino, non più soggetto a tutto quello che prima lo mortificava, e lo spazio non fu più ostacolo, né ostacolo il muro, né ostacolo la lontananza, né ostacolo l’essere Io qui nel Cielo voi lì sulla terra, perché Io fossi in Cielo e in terra vero Dio e vero Uomo colla mia Divinità, con la mia Anima, col mio Corpo e col mio Sangue, infinito come alla mia Natura divina si conviene, contenuto in un frammento di Pane come il mio Amore volle, reale, onnipresente, amante, vero Dio, vero Uomo, vero Cibo all’uomo, sino alla consumazione dei secoli, e vero gaudio degli eletti per ciò che non è più secolo ma eternità.

Orbene Io dico: “Ecco che Io infonderò in voi, aride ossa, lo spirito, e rivivrete. Farò risalire su voi i nervi e ricrescere le carni e distendere su voi la pelle e vi darò lo spirito e rivivrete e conoscerete che Io sono il Signore”. Sì, che questo Io farò. Verrà il tempo in cui Io riavrò un popolo di “vivi” e non di cadaveri.

Intanto ecco che Io, ai migliori, non morti, ma scheletriti per mancanza del cibo spirituale, do il nutrimento della mia parola. Non voglio la vostra morte per consunzione. Questa è la sostanziosa manna che con dolcezza vi dà vigore. Oh! nutritevene, figli del mio amore e del mio sacrificio! E perché devo vedere che tanti hanno fame, e tanto cibo è per essi preparato dal Salvatore, e ad esso non è attinto per coloro che hanno fame? Nutritevi, rizzatevi in piedi, uscite dai sepolcri. Uscite dall’inerzia, uscite dai vizi del secolo, venite alla conoscenza, venite a “riconoscere” il Signore Iddio vostro.

Ve l’ho detto all’inizio di questa opera e a metà di questa tragica guerra e ve lo ripeto: “Questa è una delle guerre preparatorie dei tempi dell’Anticristo”. Poi verrà l’era dello spirito vivo. Beati quelli che si prepareranno a riceverla.

Non dite: “Noi non vi saremo”. Non voi, non tutti voi. Ma è stoltezza e anticarità pensare a sé soli. Da padri atei nascono figli atei. Da padri inerti figli inerti. Ed essi, i figli vostri ed i figli dei figli, avranno tanto bisogno di forza spirituale per quell’ora! In fondo è legge di amore umano questa di provvedere al bene dei figli e dei nipoti. Non siate da meno, per ciò che è spirituale, di quanto non lo siate per ciò che è di questo mondo, e come date ai figli una ricchezza o vi studiate di darla perché abbiano giorni più lieti dei vostri, adoperatevi a dar loro eredità di forza spirituale, che essi possano lavorare e moltiplicare per averne dovizia quando la grandine delle ultime battaglie del mondo e di Lucifero flagellerà con una ferocia tale l’Umanità di modo che essa si chiederà se l’Inferno non sarebbe migliore.

L’Inferno! Essa lo vivrà. Dopo, per i fedeli allo spirito, verrà il Paradiso, verrà la Terra non terra: il Regno dei Cieli.»

15 aprile 1945