IL MALEFICIO
Il maleficio è, come dice la parola, «fare il male» a un’altra persona servendosi dell’intervento del demonio.
Nel linguaggio popolare il maleficio prende diversi nomi, i principali dei quali sono fattura, iettatura o jella, stregoneria: fattura in quanto la presenza e l’efficacia demoniaca è legata a determinati oggetti opportunamente preparati, iettatura in quanto la presenza stessa di una persona ritenuta malefica porta male a colui che le sta vicino o comunque ha rapporti con lei, stregoneria perché il diavolo agisce sempre tramite un suo prossimo collaboratore che prende il nome di stregone o di strega.
Il maleficio è sempre opera del demonio che si serve dell’opera di un uomo o di una donna. Se mancasse l’intervento diabolico non si potrebbe parlare di maleficio nel vero senso della parola. Ma esiste realmente il maleficio? E possibile? E controllabile alla scienza ed esperienza umana?
In questo campo è necessaria molta cautela. Se in tutto ciò che si riferisce alla demonologia — come si è detto — la prudenza non è mai troppa per la facile confusione che si fa tra natura e preternaturale, questa prudenza deve essere ancora maggiore nei casi di presunto o di vero maleficio. Il maleficio tocca, o può toccare, un numero maggiore di persone che non l’infestazione o la possessione diabolica e, inoltre, è molto facile attribuire a una causa preternaturale — Dio o demonio o anima dei morti - quello che lì per lì, su due piedi, non è possibile, o per ignoranza o per credenza popolare o per pigrizia di ulteriori ricerche, attribuire a una causa naturale. Ciò specialmente negli ambienti dove, per mancanza di un’istruzione religiosa adeguata, è più estesa la superstizione. La credenza nel maleficio è oggi più diffusa che in altri tempi proprio per
l’intensificarsi dei culti satanici e della superstizione in se stessa.
Sarebbe dunque semplicistico ed errato vedere l’influsso diabolico in tutto ciò che a prima vista esula dall’andamento normale delle cose, ma sarebbe falso e antiscientifico anche negare a priori, senza approfondire la cosa, la possibilità dell’intervento diabolico e, nel nostro caso, del maleficio.
Il maleficio è quindi, in teoria, una realtà non solo possibile ma anche esistente e operante, realtà per nulla in contrasto né con l’uomo né col demonio né con Dio. Episodi di vero maleficio sono sempre esistiti nel passato, sia nel mondo pagano prima del cristianesimo, fino ai nostri giorni. Sceverando quello che poteva essere un inganno di persone astute, sempre esistite nel mondo, o frutto di poteri occulti inerenti alla persona — l’uomo e la psiche lasciano molti punti ancora aperti allo studio e alla scienza — ci sono altri fatti che non possono essere spiegati che con un evidente intervento di origine diabolica.
Perché il demonio si presti a questi giochi è facile capirlo da quanto siamo venuti dicendo finora. Il demonio odia l’uomo e tutte le volte che può fare del male all’oggetto del suo odio non manca di prestarsi con gioia e con sollecitudine. Egli vuole arrivare al male contraffacendo i mezzi e i metodi usati da Dio per fare il bene. Dio usa segni sensibili, i sacramenti e i sacramentali, per fare arrivare all’uomo la sua grazia, e attraverso essi Dio riceve dall’uomo quel culto e quell’adorazione che gli sono dovuti. Il demonio, scimmiottando Dio, si serve di mezzi materiali per far arrivare all’uomo il male e per ottenere da lui quella specie di culto e di venerazione che gli è stata sempre a cuore e che ha sempre tanto evidentemente cercato.
Il maleficio prende diversi nomi dagli effetti che sì vogliono ottenere: è amatorio se intende suscitare o amore o odio per una persona, è venefico se intende colpire una persona con malattia o con morte, è possessivo se intende far entrare il demonio nel corpo di una persona, arrivare cioè alla vera possessione diabolica. E questo il maleficio peggiore, e anche il più riconoscibile. Abbiamo già visto questa forma di maleficio nei due ragazzi indemoniati di UIfurt e in Magda, la cui possessione cominciò appunto con maledizione e scongiuro lanciati contro di loro da una persona che li odiava, o odiava la loro famiglia.
Sono due i modi coi quali il maleficio può colpire la vittima, diretto e indiretto: diretto quando il materiale usato per il maleficio è messo a contatto con la persona, indiretto quando l’azione malefica è esercitata a distanza. Nel primo caso il materiale preparato — sangue, feci, polvere di ossa umane, o di gatto, o di rospo — è fatto ingerire alla persona mescolandolo coi cibi o con le bevande, o messo a contatto con la sua persona inserendolo nei vestiti o nel letto. Nel secondo caso invece o si usano cose appartenenti alla vittima — capelli, ritagli di unghie, frammenti di vestito — oppure oggetti o animali nei quali, per magia, è stata trasferita la personalità dell’individuo a cui si vuoi fare del male: gli animali più spesso usati sono rospi, gatti, polli, e gli oggetti sono o fotografie del paziente, o figurine di creta, di cera, di stoffa che lo raffigurano, o il cuore di un animale, quasi sempre di pollo. Di questi oggetti si serve lo stregone, o la strega, o la fattucchiera, per arrivare fino alla vittima ricercata, e questo precisamente in quattro modi: per infissione, per putrefazione, per distruzione e per annodamento.
L'infissione consiste nel pungere con oggetti acuminati, coltelli, spilli, l’oggetto o l’animale o la figurina che rappresenta il paziente con lo scopo di produrre in lui gli stessi effetti e le stesse sofferenze. Ciò che meraviglia, e che sconcerta non poco, è il costatare che il tentativo riesce sempre, o quasi sempre.
La putrefazione rappresenta una malattia improvvisa, la cui diagnosi rimane sconosciuta anche ai medici, che a poco a poco viene a debilitare il paziente senza che egli in nessun modo possa trovare rimedio al suo male, con aggravamento progressivo e inarrestabile fino a portarlo alla morte.
L’oggetto del maleficio in questo caso è seppellito sotto terra e lasciato imputridire lentamente fino a estinzione completa.
La distruzione dell’oggetto è fatta normalmente col fuoco, o con bruciatura unica o con bruciature parziali e successive per ottenere nella vittima una consumazione più lenta e più dolorosa.
L’annodamento o legatura si ha legando e annodando in maniera diversa gli oggetti usati per il maleficio, capelli, strisce di stoffa, fettucce, fazzoletti, criniere di cavallo, penne di gallina. Il nodo sta a indicare gli impedimenti e i legami che tengono prigioniero il paziente. Talvolta questi nodi e trecce si trovano nascosti nei letti, nei materassi e nei cuscini, o in altre parti della stanza abitata dal paziente.
La cosa più sconcertante in questi casi, che alla prima impressione appaiono frutto di fantasia o di mente malata, è che quasi sempre il maleficio è accompagnato dall’effetto desiderato dallo stregone, non solo quando si tratta di tormentare o di far soffrire la vittima ma anche quando il maleficio arriva fino alla sua morte. I casi a conferma di questa conclusione sono molto numerosi e sempre fondati su testimonianze del tutto attendibili.
Tutti possono cadere vittima del maleficio. Lo stregone o la strega, servendosi del demonio, possono far arrivare l’effetto dei loro scongiuri e delle loro fattucchierie a chiunque. Qualche volta però l’effetto della stregoneria non c’è, o perché il demonio non ha mantenuto la sua promessa, o qualche cosa — non potendo lui essere presente dappertutto — gli è sfuggita, oppure perché la vittima designata ha saputo difendersi e prevenire il maleficio con l’uso di oggetti religiosi e benedetti, medaglie, crocifissi, corone del Rosario portati su di sé, o con l’uso dell’acqua benedetta, dei sacramenti e dei sacramentali, come si dice in altra parte di questo lavoro, o infine perché Dio stesso non ha permesso al demonio di infierire sull’uomo oltre il limite e la misura da lui ogni volta stabilita che il demonio mai, per nessun motivo, può oltrepassare.
Quanto è consigliabile e raccomandabile il ricorso e l’uso degli oggetti sacri per preservarsi dagli assalti del demonio, tanto è condannabile la moda degli amuleti e di altre usanze superstiziose così largamente diffuse nel popolo ignorante, specialmente là dove minore è l’istruzione religiosa.
Gli amuleti non solo non preservano dal maleficio, ma lo favoriscono, lo facilitano, lo attirano, gli aprono la strada, aumentando così e rendendo più prossimo quello appunto che si vorrebbe tenere lontano. Il maleficio, come l’infestazione e la possessione diabolica, può essere allontanato. Se
l’infestazione e la possessione, che sono molto più gravi, possono essere superate e eliminate coi mezzi soprannaturali che abbiamo descritto, tanto più lo potrà il maleficio che non raggiunge mai la stessa gravità.
Contro il maleficio abbiamo una duplice terapia, soprannaturale e naturale.
La terapia soprannaturale consiste nel ricordo e nell’uso dei rimedi forniti dalla liturgia, le benedizioni e i sacramentatali, sia quando la presenza diabolica è certa, sia quando è semplicemente dubbia. Le benedizioni date dal sacerdote ai malati portano sempre un beneficio spirituale e fisico che si consiglia non trascurare mai.
La terapia naturale consiste nel togliere gli oggetti e i segni del maleficio. E siccome non sempre è facile individuare quali sono questi oggetti e questi segni — la magia è un’arte occulta che non opera mai alla luce del sole — o scoprire dove sono nascosti, è — secondo la dottrina della chiesa — moralmente lecito ricorrere a uno stregone o a un mago per saperlo o per fargli togliere quegli oggetti. Però a due condizioni: che l’eliminazione del maleficio sia fatta in modo lecito e, secondo, che non sia tolto un maleficio con un altro maleficio, cioè che il male tolto a uno non sia addossato a un altro. Non è lecito fare il male perché ne venga un bene, insegna san Paolo.
La distruzione dei segni malefici non ha un’efficacia infallibile, ma condizionata alla volontà di Dio, dalla quale dipende ogni attività demoniaca. E d’altra parte, il ricorso allo stregone, da farsi sempre con la dovuta prudenza, può avvenire anche nel caso che non risultasse certa l’esistenza del maleficio. Di fronte a una malattia di cui la scienza medica non sa definire la diagnosi, è lecito rivolgersi allo stregone, e al «medicone», che talvolta è dotato di speciali poteri naturali, per averne consiglio o aiuto concreto151.
Paolo Calliari

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