domenica 24 maggio 2026

Il dilemma di Giuseppe

 


Maria 

Al mio ritorno a Nazareth, il problema era diventato evidente. Giuseppe, che era rimasto perplesso dalla mia partenza improvvisa, ora poteva vedere che avevo concepito un bambino. Non parlammo. Egli diventò silenzioso e si ritirò da me. Che cosa mai potevo aspettarmi? Era un uomo giusto e, ai suoi occhi, avevo commesso adulterio. Egli, che aveva pensato che fossi la più pura fanciulla in tutto il mondo, ora mi vedeva come un’adultera ed era l’unico che sapeva che il bambino non era suo. 

Il piano di Dio 

Ho notato come Dio aveva organizzato tutto. Aveva aspettato per il nostro fidanzamento e che tutti a Nazareth venissero a conoscenza del nostro rapporto. Dopo di che, avremmo potuto vivere insieme come marito e moglie. Quella era una decisione privata. La coppia era libera di iniziare la propria vita coniugale quando lo avesse scelto. Agli occhi di tutti a Nazareth, eravamo stati insieme prima di partire e adesso ero incinta di tre mesi. Dio aveva coperto e nascosto il mistero da tutti. Giuseppe, però, era nel mezzo. 

Abbiamo parlato poco in quei giorni e il mio silenzio confermava soltanto ciò che pensava, che ero incinta di un altro uomo. Non potevo dire nulla. Il cielo doveva svelare il mistero. Le mie parole sarebbero sembrate assurde. 

In attesa con fede 

Quindi, ho aspettato con fede, la mia prima grande prova. Ho compreso le conseguenze. 

Avrebbe potuto lapidarmi o mi poteva rilasciare in silenzio. Non ho mai dubitato di Giuseppe. Non ho mai pensato neppure per un momento che mi avrebbe uccisa (e con me il Messia). Giuseppe apparteneva a Dio, e ora comprendevo perché Dio lo aveva scelto. Un altro uomo, meno sensibile al divino, avrebbe agito in fretta e con rabbia. Giuseppe si muoveva lentamente e in grazia. 

La decisione di Giuseppe 

Poi è arrivato il momento. Non dimenticherò mai quelle parole, “Sono venuto per portarti a casa mia. Cominciamo la nostra vita coniugale, come avevamo concordato”. Al momento, non sapevo cosa fosse successo fino a quando mi disse: “Conosco la pienezza del mistero. Ciò che è stato concepito in te viene dallo Spirito Santo. Chiameremo il bambino “Gesù”, egli infatti salverà il suo popolo dai suoi peccati.” Questo veniva da Dio. Aveva anche rivelato a Giuseppe lo stesso nome per il bambino che Gabriele mi aveva detto. 

Ha continuato: “Maria, tu sei benedetta fra le donne. Tu sei tutta pura e tutta santa, scelta da Dio Altissimo per essere sua madre e tutte le generazioni ti chiameranno beata. Io sono il protettore del mistero, chiamato da Dio a essere visto come il padre di Gesù, perché egli deve provenire dalla casa di Davide. Sarò sempre fedele a te, sapendo che hai creduto alla parola di Dio e concepito con la sua potenza. Ora, cominciamo a prepararci per la sua nascita, come qualsiasi altra coppia”. 

Il mistero era completato. Per mano di Dio, anche Giuseppe era ora racchiuso tra le mura del piano di Dio e ho potuto attendere con ansia il giorno in cui avrei partorito questo bambino. O lettore, attendi i tempi di Dio. Credi nei suoi piani. Fidati che egli organizzerà tutto in modo che tu possa compiere la sua volontà. Tutto si muoverà verso quell’obiettivo, se non ti frapponi alle vie di Dio. 

Commento: La storia completa di Dio che rivela il mistero a Giuseppe è raccontata in Matteo 1:18-25. 

27 marzo 2012 


Oltre le frontiere dell’impassibilità

 


Quando il tuo intelletto, nell’ardente desiderio di Dio, comincia poco alla volta come ad uscire dalla carne, e riesce a scacciare tutti i pensieri causati dai sensi o dalla memoria oppure dal temperamento, via via raggiungendo la pienezza della riverenza e della gioia, puoi allora ritenere di esserti avvicinato ai confini della preghiera. 


Compassione e soccorso dello Spirito Santo  

Lo Spirito Santo, che ha compassione della nostra debolezza, viene a visitarci pur se ancora non siamo purificati. Nel caso in cui trovi che il nostro intelletto lo prega anche soltanto col desiderio della verità, Egli viene su di esso e dissipa tutta la torma dei ragionamenti e dei pensieri che l’accerchia, volgendolo all’amore della preghiera spirituale.  

 

La scienza spirituale purificatrice  

Mentre gli altri fanno nascere nell’intelletto ragionamenti o pensieri o speculazioni per via dei mutamenti del corpo, Dio invece agisce al contrario: viene direttamente sull’intelletto per conferirgli – come a Lui piace – la scienza; e attraverso l’intelletto placa l’intemperanza del corpo.  

EVAGRIO PONTICO


Amate l’umiltà e abbiate un cuore mite quando vedete gli errori del vostro prossimo.

 


Apparizione di San Padre Pio l'11 maggio 2026


San Padre Pio appare avvolto da una luce meravigliosa e recita con noi l'Ave Maria. Nella registrazione fatta con il cellulare si sente la sua voce originale che pronuncia «Benedetta sei tu…». Abbiamo sentito la sua voce originale per la prima volta nel febbraio di quest'anno.

Il Padre mi dice che ora devo ascoltare ciò che mi dice.

M.: «Sono pronto, ascolto».

«Cari amici del Signore, abbiate fiducia in Lui, abbiate fiducia in Gesù! Egli vi ama infinitamente! Ricordate: nessun sacrificio è grande quanto il Suo! È un sacrificio d’amore, un sacrificio del Suo amore supremo, poiché Egli si è donato per voi. Pregate intensamente per la pace! Vi prego vivamente: riponete tutta la vostra fiducia in Gesù! I salvatori mondani non meritano la vostra fiducia, quindi state all’erta. Amate l’umiltà e abbiate un cuore mite quando vedete gli errori del vostro prossimo. Pregate per loro e portateli nel Cuore di Gesù con la vostra preghiera. Sono venuta da voi dal Cielo per darvi consolazione e per dirvi: chi ama il Signore osserva i Suoi Comandamenti! Vi ho mostrato due perle del cielo: questa è la Parola di Dio, la Sacra Scrittura e il Catechismo della Chiesa Cattolica. Queste due perle sono perle celesti e vi proteggono da ogni errore! L’uomo ama fare di testa sua, cerca di essere come Dio e questa è una grande tentazione. L'uomo vuole fare meglio e cade nelle tombe piene di immondizia e di corruzione, invece di guardare a Dio e alla Sua Santa Volontà. Le vostre richieste, le vostre preghiere le porto al Signore. Rimanete fedeli al Signore, guardate a Lui, perché Egli non agirà contro la vostra volontà; poiché il libero arbitrio è un grande dono del Padre che è nei cieli.”

San Padre Pio ci saluta e più tardi ci benedirà insieme al sacerdote. Diverse persone avvertono un profumo di incenso.

CHI ERA CARLO ACUTIS? Il giovane la cui vita lo ha condotto alle porte della canonizzazione


 

«L’ultima lotta sarà di odio puramente satanico. Chi infierisce su un suo simile in nome della Fede o della patria è contrario alla Carità e perciò a Dio. Non maledirò i mandati a combattere poiché ho insegnato l’ubbidienza alle autorità. Ma il mio anatema è già detto, ed empirà di tuono il firmamento nel giorno del Giudizio, per coloro che sotto un bugiardo manto di patriottismo e di difesa della Fede, si arrogano diritto di predare e uccidere per servire se stessi».

 


Dice Gesù: 

«…Tornate a Dio. Lo dico ancora una volta. Sopra gli interessi individuali, e anche nazionali, vi è un interesse più alto: quello di Dio. Ed è quello che dovrebbe avere sempre la precedenza. Se ciò fosse, non cadreste negli errori e nei delitti, individuali o nazionali che siano, in cui cadete, poiché l’interesse di Dio non è fatto di cose malvagie ma sante. E dove è santità non è errore e delitto. 

Non solo, operando come fate, spingete Dio a punirvi nei vostri campi, nelle vostre mandre, dandovi fame e siccità, ma precludete l’effondersi dai Cieli di una rugiada ben più datrice di vita della rugiada della notte che copre di perle gli steli dei prati e fa crescere messi e fieni. È la rugiada della grazia nei cuori che voi impedite vi venga data. È Cristo che non può operare in voi. 

Inutile dire: “I cieli piovano sulla terra il Giusto”. Egli è sceso una volta, ma voi siete rimasti, e sempre più siete divenuti, terre sterili e selci aride. Chiusi siete nei vostri spiriti fasciati di carne e sangue, uccisi dalla carne e dal sangue, e il Salvatore non può entrare a salvarvi. 

Eppure verrò. Verrò instancabilmente e singolarmente a tentare le porte dei cuori, e dove troverò chi mi apre entrerò a farvi dimora di pace. Verrò, perché tuttora sono il Desiderato dai giusti della Terra e dai santi per la Terra, verrò ad assumere il mio Regno per la mia seconda venuta e per mio trionfo finale. 

Attirerò a Me il mondo dei viventi dello spirito e convergeranno a Me razze e nazioni per vedere la mia gloria che si incorona di una croce. Fluirà la Pace, poiché sono il Signore della pace, fluirà come fiume di latte sul mondo a verginizzarlo di candore dopo tanto sangue che grida in tutti i continenti a Dio il suo dolore d’essere stato tratto dalle vene per mano dei fratelli. 

Il sangue, da Abele al giorno del mio morire, Io l’ho lavato da questa Terra col mio Sangue. Ma dopo, il delitto dell’odio umano, che è frutto satanico, ha nuovamente resa immonda la Terra, e non vi è zolla del pianeta vostro che non abbia conosciuto il sapore del sangue. Da queste zolle inzuppate di sangue umano sale un miasma che vi fa sempre più ferini. Non vi è che il mio potere che possa purificare ciò che vi circonda e ciò che avete nell’interno vostro. E quando l’ora sarà verrò a mondare voi e la Terra dall’odio umano perché sia presentabile a Dio coi suoi viventi. 

L’ultima lotta sarà di odio puramente satanico e allora non vi sarà che Satana e i suoi figli ad odiare. 

Ora odiate tutti. Anche i santi fra voi odiano più o meno il nemico e il vicino. E ciò agevola le opere di Satana e ostacola le opere di Dio nei singoli o nelle nazioni. 

Non abbiate moto di rancore o sprezzo, voi che siete a Me più cari, almeno voi. Sono morto per tutti, ricordatevelo. Italiani, francesi, inglesi, spagnoli, tedeschi o romeni, sono ugualmente tinti del Sangue mio. Vi ho cementati tutti al ceppo della Vite divina col mio Sangue. 

Perché odiarvi dunque? 

Non divisioni di razze, non divisioni di culti giustificano il vostro rancore. 

Io solo sono il giudice. Chi infierisce su un suo simile in nome della Fede o della Patria è contrario alla Carità e perciò a Dio. Non maledirò i mandati a combattere poiché ho insegnato l’ubbidienza alle autorità. 

Ma il mio anatema è già detto, ed empirà di tuono il firmamento nel giorno del Giudizio, per coloro che sotto un bugiardo manto di patriottismo e di difesa della Fede, si arrogano diritto di predare e uccidere per servire se stessi. 

Non agitate uno stendardo in cui non credete. Non pronunciate difesa di ciò che in cuore sprezzate. 

Non dite: “Sono il difensore di Dio e della Patria, della causa di Dio e della Patria”. Mentite. Siete voi per i primi che attentate a questa e a Quello e che nuocete non a Dio, superiore ai vostri attentati, ma alla Patria. Cominciate a difendere Dio in voi e la Patria in voi, e non barattate Fede e Patria per un piatto di venti o per trenta denari maledetti. 

Distruttori e mentitori. Adulteri della Fede e della Patria. Derisori della vostra dottrina e della vostra mente, perché dite una cosa e ne fate un’altra, perché sapete che ciò che fate è male e lo fate lo stesso, perché sposate una idea o la Fede e poi la tradite per un basso amore, perché mentite a voi e agli altri, perché distruggete ciò che altri hanno coltivato per darvelo in retaggio. 

O crudeli, che distruggete anche l’opera di Dio e uccidete il tempio del vostro corpo, nel quale è un’anima morta, e il tempio di Dio, poiché nelle chiese non sono più che troppo rari i fedeli e i ministri “vivi”! 

Che valgono i vostri riti fatti con anima morta? Non ricordate che a Dio vanno offerte ostie vive, perfette e prime? E voi offrite gli avanzi, gli sciancati, i morti? Morti poiché ciò che toccate con l’anima morta lo uccidete, sciancati perché ciò che date a Dio con l’anima malata rendete deforme, avanzi perché a Lui serbate ciò che vi supera dopo esservi impinguati per vostro godere. 

Tornate a Dio. Tornate al Cristo. Sacerdoti, tornateci per divenire “sacerdoti”. Avete bisogno della sua consacrazione, di quest’olio che stilla dal Sacerdote eterno. Siete in troppi ridotti a lampade prive d’olio, ed i fedeli si smarriscono perché non hanno luce nelle tenebre. Portate la Luce ad essi. Io sono Luce del mondo. Ma non potete portarmi se non mi avete in voi.» 

DA: I QUADERNI DEL 1943 


Premessa del Padre 38 - Parte 3, Messagio di Giovanni nel luogo santo

 


Il 04.05.2023 nel luogo santo

Messaggio di Giovanni

Figlia Mia. Io, il tuo Giovanni, sono venuto qui oggi per dirti quanto segue e per istruire te e i figli del tempo finale.

Figlia Mia. Il santo Angelo del Signore e Creatore Mi mostrò molte immagini raccapriccianti ma anche di quelle speranzose, si immagini, situazioni e avvenimenti belli, figlia Mia. Egli disse:

“Giovanni, Mio amato figlio. Comunica ai figli della terra alla fine dei tempi quanto il Padre gioisca per tutti i figli di Dio veramente fedeli.

Sono coloro, Mio amato figlio, che amano sinceramente Gesù.

Solo grazie ad essi, Mio amato figlio, c’è ancora speranza e luce in questo mondo -del -tempo finale!

Senza di loro, Mio amatissimo figlio, tutto sarebbe disperato e orribile.

Per Lui, il Creatore di tutti i figli di Dio e Creatore di tutto l’essere, sono “ un raggio di luce” SOLO, e ripeto SOLO, questi figli realmente amanti di Suo Figlio, che si fidano di LUI e restano saldi nella fede, che trattengono la Sua mano punente opponendosi all’agire del maligno con la loro preghiera, figlio Mio, con la loro costanza, la loro speranza, il loro fidarsi e supplicare per tutta l’umanità; infatti grazie a loro, alle loro preghiere, al loro sacrificarsi, accettare sofferenze, sacrifici ed espiare, ancora molti si convertono e questo tempo, Mio amato figlio, viene prolungato dal cuore amorevole del Padre finché anche questi figli non ce la fanno più, cioè EGLI corre in loro soccorso prima che il livello di malvagità diventi insostenibile per i Suoi figli veramente fedeli che sono fortemente ancorati nella fede in Suo Figlio.

Poi, Mio amato Giovanni, il Padre interverrà, perché EGLI ama indicibilmente questi figli, talmente profondo è il suo amore paterno, e LUI l’Onnipotente SPERA nella conversione di ancora molte anime, perché EGLI le ha create tutte per puro amore, profondo amore paterno e non desidera e sospira nulla più ardentemente che il ritorno di questi figli e di tutti a LUI, loro Padre e Creatore. Amen.

Comunica dunque questo ai figli del tempo finale, perché “l’aspettare”, diventerà lungo per loro.

Molti, molti cedono, Mio amato figlio, ma questo dipende dal fatto che non si sono veramente preparati. Il Padre concesse a TUTTI i figli un lungo periodo di preparazione, ma solo pochi hanno accettato e preso sul serio la loro preparazioni. Tutti loro si crogiolarono nelle cose terrene invece che impegnarsi per ciò che è importante: la loro preparazione.

I figli sentono, alla fine dei tempi, che qualcosa è “diverso”, ma solo pochi lo ricollegano all’Apocalisse conservata nella bibbia. È il Libro, Mio caro figlio, che viene donato ai figli, affinché si dirigano e si ridonino completamente a Dio il loro Creatore.

Figlio Mio. La fine sarà indicibilmente terribile ma i figli del tempo finale se ne avvedranno solo troppo tardi. Il Padre però provvede e tutti quei figli che accettano, fanno fruttare, e attuano le ultime “chance” per la loro conversione, ritorneranno a LUI, al loro Creatore.

Il Padre mantiene la Sua mano protettrice su tutti quelli che sono realmente abbandonati e fedeli a Suo Figlio. Questo EGLI lo fa in ogni momento, ma verso la fine si osserverà in modo particolarmente evidente.

Comunica tutto questo quindi ai figli del tempo finale, alla fine dei tempi, perché è in gioco la salvezza della loro anima e perché si tratta della realmente più grande” battaglia che mai ci fu sulla terra. Verrà scritta “la storia”, figlio Mio, ma in modo diverso da come pensano i figli della terra.

Questo “avvenimento”, questo evento non è mai avvenuto prima.

Il “Cielo”, Gesù farà tantissimi miracoli, ma i figli della terra continueranno a lasciarsi sedurre e ingannare da coloro che non li amano ma vogliono la loro rovina, i veri figli del Signore Gesù Cristo invece li riconosceranno, capiranno e accetteranno TUTTI gli avvenimenti che il Signore dona loro e a tutti prima che avvenga l’ultimo combattimento e aiuteranno tante tantissime persone , ma troppe sono troppo pigre e tiepide e desiderano riconoscimenti e lusso, la loro comodità è per loro più importante della vita eterna con il Signore e Padre e così divengono tiepide e cedono e il maligno con il suo anticristo ha gioco molto facile con loro.

Veramente “eroici” sono i figli umili perché grazie al loro resistere e alle loro preghiere riescono a fare tantissimo bene. Essi mitigano, cambiano gli eventi perché il Padre ascolta OGNI preghiera che GLI viene rivolta in modo sincero e devoto.

Figlio Mio. Fai conoscere tutto questo ai figli nei tempi della fine. Ti amo molto. Il tuo Angelo del Signore e Creatore. Amen. “

Figlia Mia. Questo è ciò che a Me, il tuo Giovanni, l’Angelo disse e ordinò di riferire. Anche questo è parte della terza parte del libro che tu scrivi per Me e il Padre.

Il tuo Giovanni. Apostolo e “prediletto” di Gesù.

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Il Santo Rosario: è un mezzo di salvezza

 


Noi sappiamo che la Madonna può salvarci non soltanto dalla morte spirituale, ma anche dalla morte fisica; non sappiamo, però, quante volte di fatto, e in che modo, Ella ci abbia salvato e ci salva. Sappiamo con certezza, però, che, per salvarci, Ella si serve anche di un mezzo così semplice come la corona del Rosario. È avvenuto molte volte. Gli episodi sono davvero sorprendenti. Eccone uno che serve a farci comprendere anche l'utilità di avere e di portare con noi, addosso o nella borsetta, in tasca o nell'automobile, la corona del Santo Rosario. È un consiglio, questo, che costa poco, ma può fruttificare molto, anche la stessa salvezza della vita fisica, come insegna il seguente episodio.  

Negli anni della seconda Guerra mondiale, in Francia, in una città del Nord, occupata dai nazisti, i quali perseguitavano gli ebrei per sterminarli, viveva una giovane ebrea, da poco convertita al Cattolicesimo. La conversione era avvenuta grazie soprattutto alla Madonna, come ella stessa diceva. Ed ella aveva, per riconoscenza, una devozione intensissima alla Madonna, nutrendo anche un culto di amore speciale per il Santo Rosario. La sua mamma, però, dispiaciuta della conversione della figlia, restava ebrea ed era decisa a restare tale. Su un punto solo aveva aderito ad un desiderio insistente della figlia, ossia al desiderio di portare sempre nella sua borsetta la corona del Santo Rosario.  

Successe, frattanto, che, nella città dove abitavano la mamma e la figlia, i nazisti intensificarono la persecuzione contro gli ebrei. Per timore di essere scoperti, la mamma e la figlia decisero di cambiare sia il nome che la città dove abitare. Trasferitesi altrove, di fatto, per un buon periodo non subirono alcun fastidio o pericolo, avendo anche eliminato ogni cosa e oggetto che potesse tradire la loro appartenenza al popolo ebreo.  

Ma arrivò, invece, il giorno in cui due soldati della Gestapo si presentarono alla loro casa perché, sulla base di qualche sospetto, dovevano fare una severa perquisizione. Mamma e figlia si sentirono angosciate, mentre le guardie naziste iniziarono a mettere le mani su ogni cosa, decisi a rovistare dappertutto per trovare qualche segno o qualche indizio che tradisse l'origine ebrea delle due donne. Tra l'altro, uno dei due soldati vide la borsetta della mamma, l'aprì e rovesciò fuori tutto il contenuto. Venne fuori anche la corona del Rosario con il Crocifisso, e alla vista di quella corona del Rosario, il soldato rimase di stucco, rifletté per qualche istante, poi prese in mano la corona, si rivolse al compagno e gli disse: «Non perdiamo più tempo, in questa casa. Abbiamo sbagliato a venire. Se portano questa corona nella borsetta, certamente non sono ebrei ...». Salutarono, quindi, chiedendo anche scusa del disturbo, e andarono via.  

Mamma e figlia si guardarono non meno stupite. La corona del Santo Rosario aveva salvato loro la vita! Un segno della presenza della Madonna era bastato a preservarle da un pericolo imminente, da una morte tremenda. Quale non fu la loro riconoscenza verso la Madonna?  

 

Portiamola sempre con noi  

L'insegnamento che ci viene da questo drammatico episodio è semplice e luminoso: la corona del Santo Rosario è un segno di grazia, è un segno di richiamo al nostro Battesimo, alla nostra vita cristiana, è un segno eloquente della nostra fede, e della nostra fede più pura e autentica, ossia la fede nei misteri divini dell'Incarnazione (misteri gaudiosi), della Redenzione (misteri dolorosi), della Vita eterna (misteri gloriosi), e oggi abbiamo avuto anche il dono dei misteri della Rivelazione di Cristo (misteri luminosi).  

Tocca a noi capire il valore di questa corona del Rosario, di comprenderne la preziosità di grazia per la nostra anima e anche per il nostro corpo. Portarla al collo, portarla in tasca, portarla nella borsetta: è sempre un segno che può valere una testimonianza di fede e di amore alla Madonna, e può valere grazie e benedizioni di ogni genere, come può valere anche la stessa salvezza dalla morte fisica. Quante volte e quanto spesso noi - specialmente se giovani - non portiamo addosso o con noi gingilli e oggettini, amuleti e portafortuna, che sanno soltanto di vanità e di superstizione? Tutte cose che per un cristiano diventano soltanto un segno di attaccamento alle vanità terrene, distogliendo dalle cose che valgono agli occhi di Dio. La corona del Rosario è realmente una «catena dolce» che ci lega a Dio, come dice il beato Bartolo Longo, che ci tiene uniti alla Madonna; e se la portiamo con fede, possiamo essere certi che non sarà mai senza qualche grazia o benedizione particolare, non sarà mai senza la speranza, anzitutto della salvezza dell'anima, e magari anche del corpo. 

Padre Stefano Manelli


PREGHIERA PER LA SOLENNITA’ DI PENTECOSTE

 


Gesù, risorto, salito al Padre,
fai eredi della lieta notizia
noi, uomini e donne fragili
dubbiosi e impauriti.
Patiamo la fragilità della nostra finitezza
che, succube dell’orgoglio,
pretende di possedere Dio
nell’attesa del tuo ritorno.

Gesù, risorto, ti fidi di noi
in continua lotta
tra l’entusiasmo passeggero
e la paura di evadere,
perché tu ci chiedi
e affidi una missione
oltre le nostre forze
nel silenzio assordante.

Gesù, risorto, ti allontani da noi
e ci lasci soli.
Ci sentiamo smarriti
traditi ancora una volta
come dopo la tragica croce.
Eppur ci mostri la via
e ci rendi adulti nella fede
per essere simili a te.

Gesù, risorto e asceso al cielo,
da invisibile ti mostri
vivo e presente tra noi
e ora parli con lingue di fuoco
che infiammano i cuori
e li rendi docili
alla brezza che scuote
e ritorna la gioia.

Gesù, risorto e vittorioso,
lo Spirito Consolatore
parla come te e il Padre
e rende forti noi dubbiosi
che non ci sentiamo più soli
ma avvolti dall’amore
diventiamo tuoi testimoni
uomini tra uomini.

Don Pino

Rimanete fedeli a Me e abbiate fiducia e speranza! Non scegliete il peccato, scegliete la grazia

 


Apparizione del Re della Misericordia il 25 aprile 2026


Sopra di noi aleggia una grande sfera di luce dorata, accompagnata da due sfere di luce più piccole, e una luce meravigliosa ci avvolge. La grande sfera di luce dorata si apre e il Re della Misericordia emerge da questa luce. Indossa la Sua grande corona regale dorata, la veste e il mantello del Suo Prezioso Sangue, ricamato con fiori di giglio e rampicanti di giglio. Nella mano destra tiene il Suo grande scettro dorato e nella mano sinistra la Vulgata (Sacra Scrittura). Sulla Vulgata questa volta si vede il fusto di giglio che ho sempre descritto. Il Re della Misericordia ha capelli corti e ricci di colore nero-marrone scuro e grandi occhi blu. Ora si aprono le altre due sfere di luce e da esse escono due angeli in semplici vesti bianche e splendenti, che si inginocchiano davanti al Re della Misericordia. I Santi Angeli prendono tra le mani il mantello regale del Suo Preziosissimo Sangue e lo stendono su di noi. Siamo al riparo nel Suo mantello come in una tenda. Ora, inginocchiati, depongono il mantello davanti al Re celeste. Il Re della Misericordia si avvicina a noi e dice:

«Nel nome del Padre e del Figlio – che sono Io – e dello Spirito Santo. Amen. Miei amati, sono venuto da voi dal cielo – Io, che sono – per vivere nei vostri cuori. Vi amo infinitamente e oggi toccherò i vostri cuori con la Mia grazia, che vi rende sani e santi. Non abbiate paura di vivere la vostra fede, perché Io sono vivo nei sacramenti della Mia Chiesa! Essa Mi annuncia e Io sono la Verità e la Vita. Guardate gli Apostoli, essi Mi hanno annunciato e non è forse oggi la festa di Marco (Nota personale: l’evangelista Marco.) Sono stati in pochi a partire per annunciare Me e la Mia grazia, e Io stesso ho camminato con loro. Rimanete fedeli a Me e abbiate fiducia e speranza! Non scegliete il peccato, scegliete la grazia, scegliete la via del Mio scettro d’oro della misericordia, poiché Io sono il Re della misericordia e la via della Mia misericordia è la via della Mia Santa Chiesa. La mia misericordia si manifesta nei vostri cuori quando vivete nei Sacri Sacramenti, nella mia grazia santificante. Pregate per la pace con tutto il cuore e non desistete dalla preghiera! Non potete immaginare la bellezza e la grazia della preghiera. Quando pregate con il cuore, parlate con il Padre, con Me, il Figlio, con lo Spirito Santo e con la Mia Santissima Madre Maria. Mia Madre Maria è apparsa così spesso sulla terra e prega per voi e in particolare per la Chiesa tedesca. È importante che preghiate per i vostri vescovi. Dove Io vengo annunciato, l’errore, il Diabolos, si allontana – e la grazia della santità cresce.”

Ora, nella Sua mano si apre la Vulgata (Sacra Scrittura) e vedo il capitolo 6 della Lettera ai Romani:

Rom 6

Sul petto del Re della Misericordia vedo ora un'ostia bianca, sulla quale c'è un cuore che batte vivamente, con una ferita sul costato e una fiamma in cima al cuore. Sulla fiamma del cuore vivente vedo scritte in caratteri d’oro le lettere IHS. Il Re celeste porta il Suo scettro al Cuore e esso si trasforma nell’aspersorio del Suo Preziosissimo Sangue; Egli ci asperge e dice:

​«Nel nome del Padre e del Figlio – che sono Io – e dello Spirito Santo. Amen.»

La Sua benedizione si estende anche su tutte le lettere in cui sono contenute le intenzioni di preghiera dei fedeli. Il Re celeste vola verso i figli e dice:

«Saluto cordialmente, dal profondo del cuore, i figli! Tutto il mio amore è per loro. Ho asperso anche i malati e le persone sofferenti e coloro che mi pensano da lontano.»

Poi il Re della Misericordia desidera da noi la seguente preghiera:

O mio Gesù, perdona i nostri peccati, preservaci dal fuoco dell’inferno, conduci tutte le anime in Paradiso, specialmente quelle che hanno più bisogno della Tua misericordia.

Re della Misericordia, donaci la grazia della santità e della guarigione. Effondi la grazia della pace in tutti i cuori. Amen.

Il Re della Misericordia ci dice:

«Vedo che alcuni cuori sono ancora macchiati e mi rallegro quando posso incontrarvi nel sacramento della Santa Confessione, la riconciliazione con Me. Abbiate coraggio, vivete in Me in modo nuovo e vivete nella Mia grazia! Sono venuto da voi dal cielo perché vi amo e rimango con voi, se lo volete! Addio!»

Il Re della Misericordia torna nella luce e gli Angeli Santi fanno lo stesso. Tutti scompaiono.

Sievernich


Matilde Oliva con Gesù è andata all'inferno

 


Matilde Oliva Arias veggente del Signore Gesù Cristo della Divina Misericordia, Garagoa, Colombia


Vengo per darti un messaggio, in modo che tu possa pronunciarlo ovunque tu vada e credere senza vedere", "Alcuni lo derideranno, ma altri riconosceranno la mia voce, capiranno il mio messaggio e mi seguiranno ".


***

Ho visto persone di tutte le classi ed età votare soldi nell'aria e intorno a loro, persone che muoiono di fame. E chi sono questi e perché vanno all'inferno? E io dissi:"

 Sono tutti quelli che sprecano soldi per ciò che non funziona, sono loro che comprano cose inutili, sono loro che fanno feste per i loro gusti, invitano solo chi può portargli qualcosa o invitarli ad un'altra festa. Sono tutti quelli che hanno sprecato l'acquisto di troppe cose e le hanno lasciate danneggiate nei loro frigoriferi invece di darle via. E non fanno mai opere di misericordia, pensano solo a se stessi mentre in giro per il mondo muoiono di fame. Pregate, pregate perché si convertano e non andate nel luogo della punizione ".

 Ho visto giovani che avevano dispositivi nelle orecchie, non chiedono quali dispositivi perché non li conosco, collegati a una radio, camminavano come sonnambuli. Scorpioni, rospi e morte sono entrati in loro attraverso questi dispositivi.

E chiedi chi sono? E io dissi:

"Sono tutti coloro che ascoltano musica satanica, rock, musica metal e sono diventati adoratori del diavolo che li conduce alla propria morte e fanno perdere loro il senso della vita, sono tutti coloro che entrano nel culto satanico, discoteche o Loro si rinchiudono nelle loro case ascoltando quella maledetta musica ad alto volume, per loro la vita non ha senso, né lo studio né altro. Diventano pigri e indisciplinati. La povera giovinezza va in perdizione, non c'è più innocenza in chi ha più di 4 anni. Maledette TV e musica li hanno pervertiti e il loro cuore accecato si sta allontanando da me. Pregate, pregate, in modo che io possa salvarli, perché viaggiano come mosche verso i morti. Pregate, pregate che abbandonino tutto e non raggiungano il luogo di punizione da loro scelto.


Vidi uomini e donne di ogni tipo, camminare all'indietro, e un demone li trascinava e mentre camminavano inciampavano sugli altri facendoli cadere. Chiedi chi sono. E io dissi:

 “Sono tutti quelli che mi seguivano sulla via del paradiso, ma le difficoltà, gli inciampi, lo scoraggiamento, i problemi con gli stessi gruppi, mi hanno fatto abbandonare, e oggi stanno andando all'inferno, e loro prendi altri.

È difficile che questi tornino da me. Poiché ha un demone che li ferma, questo demone alla fine li consegnerà a Satana e riceverà più orgoglio per aver sconfitto uno dei miei. Pregate, pregate per loro, poiché il mio cuore è continuamente ferito, per questi nuovi ebrei che non vogliono soffrire per me. 

Ho visto uomini e donne di diverse età e classi, colpendosi il petto con un coltello, hanno lottato per rimuovere uno spettro umano, dal seno all'inguine.Quando si picchiavano le ferite sanguinavano mentre un demone gli urlava contro, tu hai sofferto molto a causa sua, dagli di più, dagli di più, non perdonarlo, non perdonarlo! Quindi chiedi: Chi è il Signore e chi sono quelli che sono nel petto?

 Il Signore mi ha detto:

“Sono tutti quelli che non hanno mai perdonato la colpa dei loro fratelli, portano rancore, odio, risentimento, litigi, pensando di essere gli unici a soffrire. Le persone che indossano sul petto sono i loro presunti nemici. E per l'eternità delle eternità, lo avranno sul petto come punizione. Pregate, pregate, affinché perdonino, come io perdono, perché se non perdonano le colpe dei loro fratelli, il Padre mio non perdonerà neanche loro ".


Ho visto uomini e donne di tutte le età, le loro mani sanguinavano e quando li guardavano urlavano terrorizzati. E un demone li ha tagliati con una spada, li ha fatti passare attraverso e attraverso, senza renderli nulla. Chiedi chi sono, Signore? Egli ha detto:

 “Sono tutti gli assassini, i rapitori, i ladri, sono tutti coloro che hanno tolto la vita a qualcuno, fisicamente, psichicamente e spiritualmente. Sono quelli che, potendo salvare una vita, non l'hanno fatta, grida il loro sangue, dalla terra al cielo. Io do la vita e la prendo quando voglio, nessuno al di fuori di DIO può togliere la vita, non un bambino, nemmeno un vecchio, nemmeno un malato, solo DIO li ha. Chi lo fa attende la più grande punizione e tormento, nel lago di zolfo dove il verme non muore e il fuoco non si spegne. Pregate, pregate, perché ci sono molti che sono vivi e possono pentirsi, figlia mia prega, soprattutto per i dottori ”. 

Continua


sabato 23 maggio 2026

GIONA E IL GRANDE PESCE: Se a NINIVE NON c'era il Mare, dove è stato SPUTATO GIONA?


 

L’Immortalità dell’anima

 


La fede in una continuità della vita dell’anima dopo la morte


La dottrina dell’immortalità dell’anima è inammissibile per molti uomini, perché usano la misura del mondo – caduco. Sulla Terra non esiste nulla che abbia consistenza, tutto è soltanto passeggero secondo l’opinione di questi uomini, quindi credono, di non fare nessuna eccezione di questa legge della natura. Il corpo terreno decade proprio così, cioè, apparentemente si dissolve e passa; ma l’uomo non riflette, che l’apparente passare è soltanto un mezzo per una nuova formazione. Con qualche riflessione dovrà riconoscere che tutto il terreno serve a qualche scopo ed egli osserverà, che persino le Creazioni più insignificanti sono in un certo collegamento e quindi non sono senza scopo. Se ora una tale Opera di Creazione passa, allora innumerevoli altre Creazioni assumono in loro i resti della prima e quindi servono a queste e continuano a vivere nelle nuove Creazioni. Deve soltanto osservare seriamente un cambiamento esteriore, allora deve anche ammettere, che la vita interiore non può passare. E questa vita interiore deve concedere almeno anche all’uomo, deve rendersi conto, che l’anima dell’uomo, la vita dei sentimenti, non è da finire arbitrariamente, che questa vita dei sentimenti è il vero senso per ogni incorporazione. La forma esteriore non serve a nulla, se non viene riconosciuto il nucleo interiore da parte dell’umanità.

 4. aprile 1941


L’immortalità dell’anima

La costruzione di un essere umano richiede sempre le stesse parti costituenti, corpo, anima e spirito. Il corpo, l’involucro esteriore, esegue le funzioni che l’anima determina. Quindi il corpo è soltanto l’organo, attraverso il quale viene portata all’esecuzione la volontà dell’anima. Al momento della morte l’anima non ha più bisogno di nessun organo, che le serve come sulla Terra, quindi nell’Opera di Creazione visibile, perché il suo luogo di soggiorno cambia e lei passa in regioni, dove non dev’essere fatto nulla che sia visibile nell’esteriore. Il corpo è diventato caduco, perché era soltanto il mezzo per il corso della via terrena, dove l’anima doveva formarsi a portatrice dello spirito divino.

Lo spirito, la terza parte costituente dell’essere vivente. Sonnecchia bensì in ogni uomo, ma entra in azione solamente, quando la volontà dell’anima gli dà più attenzione che al corpo, quando quindi l’anima non prende troppo sul serio le pretese che a quelle che le pone lo spirito, che significano sempre soltanto la retrocessione dei bisogno terreni. Perché il corpo, l’anima e lo spirito si appartengono, ma possono seguire delle mete separate. L’anima non può più rivolgere la sua volontà alle pretese del corpo, ma le può anche lasciare inosservate ed ora rendere utile la sua volontà allo spirito in sé, ed appunto l’orientamento della volontà determina la sua vita nell’aldilà, cioè lo stato nel quale l’anima dimora dopo la vita terrena, che le può procurare felicità o sofferenza. La vita terrena, le funzioni del corpo, sono solo uno stadio passeggero, nel quale l’anima si trova. L’anima lo spinge ad ogni agire sulla Terra, ma non è proprio da pensare come spenta, quando il corpo non può più eseguire la sua funzione. L’anima ha bensì abbandonato il corpo, perché ora prende dimora in regioni, dove non ha più bisogno dell’involucro esterno. 

Considerare l’anima come pure finita, sarebbe una totale falsa opinione del suo essere, perché l’anima è qualcosa che non può passare. Attraverso la morte corporea dell’uomo non può più determinare le sue funzioni, ma attraverso la mancanza di maturità, cioè quando dà troppa poca considerazione allo spirito in sé, può anche cadere in uno stato di inattività; ma non può giammai “non essere più”, perché lei è qualcosa di spirituale, che è imperituro, mentre il corpo è fatto da una sostanza terrena, da materia, e perciò è sottoposto ad un costante cambiamento, ma alla fine si dissolve nelle sue parti costituenti primordiali, appena l’anima ha abbandonato il corpo. 

Amen

 4. aprile 1941


«Nel tuo lavoro pensa: Questo mi sarà di utilità nell’eternità?».

 


«Finché siamo in questo mondo, bisogna sempre fare sacrifici; facciamoli di buon grado e con gioia; il Signore li terrà tutti in memoria e al momento giusto ci darà una bella ricompensa». C 19, 4; III – 7 – 8

 «Sei gioiosa? Sii sempre allegra, eh? Unisciti intimamente a Gesù, lavora per compiacere solo Lui, sforzati di diventare sempre più santa e così sarai sempre allegra. Viva Gesù!». C 19, 8; idem

«Nel tuo lavoro pensa: Questo mi sarà di utilità nell’eternità?». II – 17– 4

Santa Maria Domingas Mazzarello


VI CHIEDO, FIGLI MIEI, DI PERDONARE: LA MANCANZA DI PERDONO VI RENDONO SCHIAVI!

 


(Messaggio ricevuto da MYRIAM e MARIA il 21 maggio 2026)


IO SONO DIO Onnipotente: IL DIVINO, L'ETERNO, IO SONO!

Voi siete i Miei figli nel mondo: «Dominati dal male», ahimè, molti preferiscono ascoltare la voce melliflua di Satana piuttosto che «quella di DIO»!

Satana mette i Miei figli gli uni contro gli altri, porta violenza, odio: per questo supplico tutti i Miei figli di tornare a ME: DIO Onnipotente: «ad aprire ben largo il loro cuore», affinché IO possa infondere l’Amore: il Mio Amore e la Mia PACE!

Vi chiedo anche, figli Miei, di: perdonare... La mancanza di perdono vi rende schiavi, mentre con ME: DIO Onnipotente: c’è la libertà, c’è l’Amore, la Pace, la gioia.

Pregate, Miei Amati: pregate molto per:

Il mondo che è in grande smarrimento.

Pregate per la FRANCIA

Pregate per la Chiesa dove si sta preparando lo scisma

Pregate affinché IO possa: IO, DIO Onnipotente: salvare tutti i Miei figli che sono lontani da ME!

DIO d’Amore e di Misericordia vi dona la SUA Santissima Benedizione: insieme a quella della Beata VERGINE MARIA: LA Purissima e Santa: La Divina Immacolata Concezione e, San GIUSEPPE, Suo castissimo sposo:


NEL NOME DEL PADRE,

NEL NOME DEL FIGLIO,

NEL NOME DEL SANTO SPIRITO!


AMEN, AMEN, AMEN


IO SONO DIO: RE di tutto l’universo: IL SANTO dei Santi, l’Eterno che vi ama così come siete.


IO SONO. Amen


(Alla fine del messaggio, abbiamo cantato:)

Preghiera del Magnificat

Sia lodato in ogni istante

Vieni a regnare tra noi

ALLA SCUOLA DELL'AMORE - Il dono della Sapienza

 


Il dono della Sapienza


L'intelligenza è anche a servizio dell'amore e vi è un dono che riguarda proprio questo aspetto dell'intelligenza e trasforma tutta la nostra vita in un gusto di Dio; è il dono della Sapienza. Dio per molti è come il nulla; credono in lui, ma egli rimane come estraneo alla loro vita profonda; invece per il dono della Sapienza, particolarmente necessario alla contemplazione, l'anima nostra gode di Dio, lo gusta, lo assapora, è come inebriata da lui, qualche volta si distende nella sua pace; il gusto di Dio può essere dolcezza e pace, può essere gioia; pace e gioia nello Spirito Santo, secondo san Paolo, è il regno di Dio. Tutto questo è il dono della Sapienza.

Come l'uomo gode di un giorno sereno, come gusta dei cibi prelibati, così l'anima si inebria di questa luce che la inonda, si sente come sciogliere da questa pace divina che la penetra tutta. Diceva il santo Curato d'Ars che il cuore dei santi è liquido, non c'è più in esso nessuna durezza; si discioglie la dolcezza di Dio nell' anima in tal modo che l'anima tutta ne rimane come conquistata, posseduta e disciolta. Quanto spesso l'anima prova questo gusto di Dio in sé, non solo nella pace, ma in una sovrumana dolcezza, non solo nella dolcezza, ma in qualche cosa che sembra sciogliere tutta la sua purezza interiore, non ha più nessuna rigidità, diviene malleabile come la cera liquida. È il dono della Sapienza, il sapore di Dio!

Perché l'anima può vivere una vita di mortificazione? Voi credete alle mortificazioni? lo non ci credo! Quando la mortificazione è veramente tale, Dio non la vuole; il Signore non soltanto vuole, ma ti fa vivere la mortificazione quando ti separa dalle cose, ti rende intollerabili i beni, i piaceri di questo mondo, perché egli subentra in te e ti dona una soavità, una pace e una dolcezza che il mondo ignora.

Non si tratta di rinuncia, Dio non vuole la rinuncia, egli vuole che si scelga lui!

Nella vita spirituale Dio non vuole chi pensa alla rinunzia, perché chi pensa troppo a soffrire, vuol dire che non ama. Che mortificazione si può sentire se si ama? Le mortificazioni non ci sono, c'è soltanto una scelta di Dio, al di sopra di tutto. Che cosa ve ne fate del mondo? Il mondo per voi è sparito all'orizzonte, Dio è il vostro mondo ... Dio è la vostra gioia! ... Ed ecco il «Donum Sapientiae»!

Senza questo dono della Sapienza voi sentireste ancora il rimpianto di quello che avete lasciato, il rimpianto della vostra libertà, di non avere la vostra famiglia, il rimpianto della ricchezza e di non poter disporre dei vostri beni. Come è possibile senza il Donum Sapientiae vivere la povertà, la castità e l'obbedienza come vita di amore? È evidente che i voti religiosi non si vivono senza una partecipazione a questo Donum Sapientiae, che sostituisce ai beni del mondo il Bene infinito di Dio. Chi veramente ha scelto Dio non sente la rinuncia, perché è come avesse rinunciato a dieci lire per avere qualche miliardo.

Così è per l'anima che ha scelto il Signore. Se veramente sceglie Dio, l'anima non trova nessuna mortificazione, ma gode del Bene che ha scelto, gode del Bene che ha ricevuto, Dio stesso; la vita dell'anima religiosa è una vita di pace e di gioia. Agli occhi degli altri può sembrare rinuncia, mortificazione, ma per lei sarebbe mortificazione piuttosto il possedere le cose di quaggiù, come impedimento al possesso di Dio.

Ricordate san Francesco di Assisi? Una volta fu invitato a pranzo dal cardinale Ugolino; accettò, ma prima volle andare a questuare qualche tozzo di pane secco, che poi portò alla mensa del cardinale dicendo: «Questa è l'imbandigione di Dio!». Non so se il cardinale fosse contento dei tozzi di pane secco, ma per san Francesco erano migliori di tutti i manicaretti che il cardinale gli aveva preparato. Poi Francesco deve dormire nel palazzo del cardinale; la mattina si alza e getta via il guanciale dicendo: «Questo guanciale è pieno del demonio»! Egli poteva . dormire solo posando il capo sulla dura pietra, e il guanciale troppo soffice era per lui la mortificazione più grande. Per lui era veramente riposo il fare a meno di tutto, per lui la vera mortificazione erano i beni di questo mondo. Ed è così anche per voi!

Se voi foste necessitate a lasciare il Monastero non provereste pena? Per le persone del mondo sarebbe una gioia, finalmente siamo libere - direbbero - possiamo andare al cinema, possiamo andare a spasso, e per voi sarebbe la maggiore mortificazione; nessuna mortificazione più grande potreste ricevere dallo Stato che la chiusura dei vostri Monasteri; eppure tante volte Dio lo ha permesso. Effettivamente, attraverso la rinuncia, voi non vivete che il possesso di Dio e nel possesso di Dio l'anima vostra gode di una pace che le cose umane non potrebbero dare, gode di una gioia che tutti i beni del mondo non potrebbero sostituire; è la gioia di Dio e l'intimità col Signore: Donum Sapientiae!

Don Divo Barsotti


Pregate e non smettete di pregare; affinché l’Occidente non perda la grazia e la dignità di essere figli di Dio!»

 


Apparizione di San Charbel il 22 aprile 2026


Vedo San Charbel avvolto da una luce meravigliosa e vedo anche altre luci. Da esse emergono santi maroniti: riconosco però solo San Nimatullah Al-Hardini e Santa Rafka. San Charbel tiene tra le mani un giglio rosso e dice:

«Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen. Amici di Gesù risorto! Non lasciate che la fiamma dell’amore per il Signore si spenga nei vostri cuori. Pregate per la pace in Medio Oriente, pregate intensamente! Guardate, sono venuto da voi con la mia sorella spirituale e con i miei fratelli spirituali. Pregate per i cristiani in Medio Oriente, pregate per i cristiani perseguitati! Pregate e non smettete di pregare; affinché l’Occidente non perda la grazia e la dignità di essere figli di Dio!»

M.: «Caro San Charbel, cosa intendi dire? Ma siamo tutti figli di Dio, no?»

San Charbel mi guarda e dice:

«Siete tutti figli di Dio, ma molti scelgono il benessere, si allontanano da Gesù e gettano via la propria dignità!»

M.: «Cosa intendi dire, caro San Charbel?»

San Charbel dice:

«Grazie alla misericordia di Dio puoi sempre tornare al Signore; ma a causa della mancanza di amore, la dignità di figlio di Dio viene calpestata.»

Poi San Charbel mi mostra il giglio rosso che tiene tra le mani e dice:

«Guarda, questo giglio rappresenta i cristiani perseguitati. Se solo sapeste quanto è preziosa e importante la vostra preghiera!»

San Charbel e i suoi amici celesti ci benedicono in seguito insieme al sacerdote. L’apparizione è accompagnata da un profumo orientale di incenso e olio.


SAN NICOLA DI BARI: Il Patrono della Carità che ha ispirato “Babbo Natale”


 

Sofferenze da parte della famiglia. Sommo timore e ripugnanza di Luisa, che gli altri possano accorgersi delle sue sofferenze e di quanto le accade; ma il Signore fa che se ne rendano conto

 


Una sera, mentre si stava a tavola, ed io in questo stato di non potere aprire la bocca, la famiglia si incominciò ad inquietare. Io lo sentivo tanto che incominciai a piangere e per non essere vista mi alzai e me ne andai ad un’altra [67] parte, seguitando a piangere, e pregavo Gesù Cristo e la Vergine SS. che mi dessero aiuto e forza per sopportare questo cimento. Ma mentre ciò facevo, mi sentii incominciare a perdere i sensi. O Dio, che pena, il solo pensare che mi doveva vedere la famiglia, che fino allora non se ne era avvertita. 

In questo mentre, “Signore –gli dicevo–, non permettete che mi vedano”; ed io avevo tale vergogna di essere vista, che non so dire il perché, e cercavo quanto più potevo di nascondermi in luoghi dove non potevo essere veduta. Quando poi ero sorpresa all’improvviso, in modo che non avevo tempo di nascondermi o almeno d’inginocchiarmi (che come mi trovavo, in quella posizione restavo, e potevano dire che stavo a pregare), allora, poi, ero scoperta. Mentre perdetti i sensi, si fece vedere Nostro Signore in mezzo a tanti nemici, che gli recavano ogni sorta d’insulto, specialmente lo pigliavano e lo calpestavano sotto i piedi, lo bestemmiavano [68] e gli tiravano i capelli. Mi pareva che il mio buon Gesù voleva fuggire da sotto quelle fetide piante, e andavo guardando se chissà avessi potuto trovare una mano amica che lo avesse liberato, ma non trovavo nessuno. 

Mentre ciò vedevo, io non facevo altro che piangere sulle pene del mio Signore; avrei voluto andare in mezzo a quei nemici; chissà che potessi liberarlo, ma non ardivo. Gli dicevo: “Signore, fatemi parte delle vostre pene. Deh, potessi sollevarvi e liberarvi!” 

Mentre ciò dicevo, quei nemici, come se avessero inteso, se ne vennero contro di me, ma tanto arrabbiati, ed incominciarono a percuotermi, a tirarmi i capelli, a calpestarmi... Io avevo tanto timore; soffrivo, sì, ma dentro di me ero contenta 56, perché vedevo dare al Signore un po’ di tregua. Dopo, quei nemici scomparirono e restai sola col mio Gesù. Io cercai di compatirlo, ma non ardivo di dirgli niente; e Lui, rompendo il silenzio, mi disse: “Tutto ciò che tu hai [69] visto è niente a confronto di quelle offese che continuamente mi fanno; è tanta la loro cecità, l’ingolfamento nelle cose terrene, che giungono a divenire non solo crudeli nemici miei, ma anche di sé stessi. E siccome il loro occhio è fisso nel fango, giungono perciò a disprezzare l’eterno. Chi metterà un riparo a tanta ingratitudine? Chi avrà compassione di tanta gente che mi costa sangue, che vive quasi sepolta nel lezzo delle cose terrene? Deh, vieni con Me, e prega e piangi insieme per tanti ciechi che sono tutto occhi per ciò che sa di terra e poi disprezzano e calpestano le mie grazie sotto i loro immondi piedi, come se fossero fango. Deh, sollevati sopra tutto ciò che è terra, aborrisci e disprezza tutto ciò che a Me non appartiene e non ti facciano più impressione gli insulti che ricevi dalla tua famiglia, dopo che mi hai visto tanto soffrire, ma ti stia solo a cuore [70] il mio onore, le offese che continuamente mi fanno e la perdita di tante anime. Deh, non lasciarmi solo in mezzo a tante pene che mi straziano il cuore! Tutto ciò che tu soffri adesso è poco in confronto a quelle pene che soffrirai. Non te l’ho detto sempre, che quello che voglio da te è l’imitazione della mia vita? Vedi un po’ quanto sei dissimile da Me; perciò fatti coraggio e non temere”. 

Dopo questo, ritornai in me stessa e allora avvertii che ero circondata dalla mia famiglia, e piangevano e stavano tutti in pensiero, e avevano tale timore che si replicasse quello stato, specialmente se ancora morivo, che fecero quanto più presto poterono per ricondurmi a Corato, onde farmi osservare dai medici. Non so dire il perché, ma sentivo tale pena al pensare che dovevo essere visitata dai medici, che molte volte piangevo e mi lamentavo col Signore dicendogli: “Quante volte, o Signore, Vi ho pregato che mi [71] facciate patire di nascosto! Era questo il mio solo e unico contento, e adesso anche di questo sono priva! Deh, dimmi, come farò? Voi solo potete aiutarmi e sollevarmi nella mia afflizione. Non vedete quante ne dicono? Chi la pensa in un modo e chi in un altro, chi vuol farmi applicare un rimedio e chi un altro; sono tutto occhio sopra di me, in modo che non mi danno più pace. Deh, soccorretemi in tante pene, ché mi sento mancare la vita!” 

E il Signore benignamente soggiunse: “Non volerti affliggere per questo. Quello che voglio da te è che ti abbandoni come morta fra le mie braccia. Fino a tanto che tu hai aperti gli occhi per guardare ciò che faccio o e ciò che fanno e dicono le creature, o non posso liberamente operare su di te. Non vuoi fidarti di Me? Non sai tu il bene che ti voglio e che tutto ciò che permetto, o per mezzo delle creature o per parte dei demoni o direttamente da Me, è per tuo vero bene e non [72] serve ad altro che a condurre l’anima allo stato a cui o l’ho eletta. Perciò voglio che ad occhi chiusi ti stia fra le mie braccia, senza guardare ed investigare questo o quell’altro, fidandoti interamente di Me, e lasciami liberamente operare. Se poi vuoi fare l’opposto, ci perderai tempo e verrai ad opporti a ciò che voglio fare di te.  

A riguardo delle creature, usa profondo silenzio, sii benigna e sottomessa con tutti; fa che la tua vita, il tuo respiro, i tuoi pensieri ed affetti siano continui atti di riparazione che plachino la mia Giustizia, offrendomi insieme le molestie delle creature, che non saranno poche”. 

Dopo questo feci quanto più potetti per rassegnarmi alla Volontà di Dio, sebbene molte volte ero messa in tali strettezze da parte delle creature, che delle volte non facevo altro che piangere.  

Giunse anche il tempo di farmi visitare dal medico, e giudicò non essere altro che un fatto nervoso, onde ordinò medicine, distrazioni, passeggi, [73] bagni freddi e raccomandò alla famiglia che mi guardassero bene, quando ero sorpresa da quello stato 57, perché, diceva loro, “se la movete, la potete spezzare, ma non aggiustare”; perché io, quando ero sorpresa da quello stato, restavo impietrita. 57 - È ciò che lei chiama “il suo solito stato”.  

58 - Vuol dire: “ero controllata dappertutto e più spesso se ne rendevano conto”.  

59 - I sintomi fisici di Luisa riflettevano il suo stato mistico di vittima. Non erano sintomi di una patologia fisiologica. È un fatto confermato tutto il tempo in cui Luisa visse nel letto, definitivamente dal 1887 fino alla morte, il 4 Marzo 1947. Verso il 1930 fu esaminata dal P. Domenico Franzé, O.F.M., teologo e medico, su incarico del vescovo. Restò pienamente convinto della santità di questo “strumento di grazia” e notò che le condizioni fisiche di Luisa sfidavano le leggi della natura. «A me che sono un medico –osserva P. Franzé– fa semplicemente meraviglia il fatto che nella paziente io non abbia riscontrato piaga alcuna di decubito o altra erosione della pelle, in una persona costretta a stare immobilizzata a letto per sì lungo periodo di anni». 

Onde si suscitò una guerra da parte della famiglia, mi impedivano di andare in chiesa, non mi davano più quella libertà di starmene sola; ero guardata per ogni dove e più spesso se ne accorgevano 58. Molte volte mi lamentavo col Signore, dicendogli: “Mio buon Gesù, quanto si sono aumentate le mie pene! Anche delle cose a me più care, quali sono i Sacramenti, sono priva. Non ci avevo mai pensato che dovevo giungere a questo. Ma chi sa dove andrò a finire? Deh, dammi aiuto e fortezza, ché la natura viene meno”. 

Molte volte si degnava di dirmi qualche parola. Ora mi diceva: “Sono Io in tuo aiuto: di che temi? Non ti ricordi che anch’o soffrii [74] da parte di ogni specie di gente? Chi la pensava su di Me in un modo e chi in un altro. Le cose più sante che Io facevo erano giudicate da loro difettose e cattive, fino a dirmi che ero un indemoniato, tanto che mi guardavano con occhi torvi. Mi tenevano in mezzo a loro, ma di malo umore, e macchinavano tra loro quando al più presto avrebbero potuto togliermi la vita, ché la mia presenza si era resa per loro intollerabile. Dunque, non vuoi tu che ti faccia simile a Me, facendoti soffrire da parte delle creature?”