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giovedì 28 ottobre 2021

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Parole della Madre e del Figlio, di benedizione e di lode reciproca e per la grazia 

concessa alla Madre per quelli che sono in Purgatorio e in questo mondo. 


Capitolo Cinquantesimo 

La Madre parlava al Figlio, dicendo: Benedetto il nome tuo Figlio mio, benedetto 

senza fine con la tua Divinità, ch'è senza principio e senza fine. Tre cose meravigliose 

sono nella tua Divinità: cioè la potenza, la sapienza, la virtù. La tua potenza è come fuoco 

ardentissimo, davanti al quale qualunque cosa per quanto immutabile e solida diventa 

strame secco, che si cambia in fuoco. La tua sapienza è come un mare, che è insondabile 

per l'immensità e quando ribolle e trasborda copre valli e monti; così la sapienza tua non 

può essere abbracciata e capita. Oh, come hai creato con sapienza l'uomo e lo ponesti 

sopra ogni tua creatura! Oh, come sapientemente assegnasti gli uccelli all'aria, le bestie 

alla terra, i pesci al mare e a ciascuno assegnasti il tempo suo e l'ordine! E come 

meravigliosamente a tutti dai la vita e la togli! Con quanta sapienza dai la saggezza agli 

stolti e la togli ai superbi. La tua virtù è come la luce del sole, che risplende in cielo e di 

questo splendore riempie la terra: così la virtù tua abbonda in ogni senso ed ogni cosa 

riempie. Perciò sii tu benedetto, Figlio mio, che sei il mio Dio e il mio Signore. 

Rispose il Figlio: Madre mia carissima, le tue parole sono dolci per me, perché 

provengono dall'anima tua. Tu sei come aurora che sorge nella chiarità. Tu risplendesti su 

tutti i cieli e la tua luce ed il tuo chiarore sono superiori a tutti gli Angeli. Con il tuo chiarore 

hai attirato a te il Sole vero, cioè la mia Divinità. Infatti il Sole della mia Divinità venendo a 

te si fissò in te, e per il suo calore sei stata più di tutti accesa nella mia carità. Per il suo 

splendore sei più di tutti illuminata dalla mia sapienza. Per mezzo tuo sono state spazzate 

le tenebre della terra e sono stati illuminati tutti i cieli. Nella mia verità dico che la purezza 

tua, a me gradita più di tutti gli Angeli, attrasse in te la mia Divinità, perché fossi 

infiammata dallo Spirito, per il quale mi racchiudesti nel tuo grembo, vero uomo e vero Dio, 

da cui l'uomo è stato illuminato e gli Angeli letificati. Perciò benedetta sii tu dal Figlio tuo 

benedetto. Per questo non c'è tua richiesta che non sia da me esaudita e, per te, tutti 

quelli che invocano misericordia, con volontà di emendarsi, avranno grazia. Perché come 

il calore procede dal sole, così per te sarà data ogni misericordia. Tu sei infatti quasi 

sorgente sovrabbondante, da cui ai miseri sgorga la misericordia. 

Risponde ancora la Madre al Figlio suo: Sia tua, Figlio mio, ogni virtù e gloria. Tu sei 

il mio Dio e la misericordia è tutto il bene che ho da te. Tu sei come un seme, che pur non 

seminato tuttavia cresce e fa frutto, dove cento e dove mille. Da te infatti proviene ogni 

misericordia, la quale per essere infinita è anche ineffabile e bene può essere indicata col 

numero centenario, nel quale è come la perfezione: da te infatti è ogni progresso e ogni 

profitto. 

E il Figlio alla Madre: Ben mi assomigliasti, o Madre, a un seme che non veniva 

seminato e tuttavia crebbe, perché quando venni in te con la Divinità e con la mia umanità, 

non fu per commistione di seme e tuttavia crebbi in te, da cui procedette la misericordia 

per tutti, bene hai detto. Ora dunque che, con le dolcissime parole della tua bocca, attiri da 

me misericordia, chiedimi quel che vuoi e l'avrai. 

Rispose la Madre: Figlio mio, giacché ho trovato misericordia presso di te, chiederò 

misericordia per i miseri. Quattro luoghi ci sono. Il primo è il cielo, ove sono gli Angeli e le 

Anime dei Santi, che non hanno bisogno se non di te e in te infatti hanno ogni bene. Il 

secondo è l'inferno e quelli che l'abitano son pieni di malizia ed esclusi da ogni 

misericordia. Perciò nessun bene può mai loro occorrere. Il terzo luogo è il Purgatorio ove 

hanno bisogno della misericordia, perché afflitti per tre ragioni. Sono turbati nelle orecchie, 

non udendo altro che dolori di pene e miserie. Nella vista, altro non vedendo che la propria 

miseria. E sono afflitti nel tatto, dal calore d'un fuoco insopportabile e dalla grave pena. 

Concedi loro, Signor mio e Figlio mio, per queste mie preghiere, la tua misericordia. 

Rispose il Figlio: Volentieri per te concederò loro una triplice misericordia. Anzitutto, il 

loro udito sarà alleviato, la loro vista mitigata, la loro pena sarà resa più leggera e mite; 

inoltre tutti quelli che d'ora in poi si troveranno nella pena massima del Purgatorio, 

verranno alla media e coloro che si troveranno nella media verranno alla più leggera e 

coloro che si troveranno già nella pena più leggera passeranno al riposo. 

Rispose la Madre: Lode e onore a te, Signor mio. E subito soggiunse al Figlio: Il 

quarto luogo è il mondo e quelli che l'abitano hanno bisogno di tre cose: della contrizione 

dei peccati, della soddisfazione, della fortezza per fare il bene. Rispose il Figlio: Chiunque 

avrà invocato il tuo Nome e nutrirà in te speranza col proposito di emendarsi, avrà queste 

tre cose e poi il Regno dei cieli. È tanta infatti la dolcezza nelle tue parole, che io non 

posso rifiutarti quel che chiedi, perché altro non vuoi che quel ch'io voglio. Tu infatti sei 

come una fiamma, la quale fa luce e arde, e dalla quale si accendono i lumi spenti e quelli 

che mai furono accesi prendono vigore; così per la tua carità, che mi rapì il cuore ed a te 

m'attrasse, risorgeranno quelli che per i peccati sono morti e si rafforzeranno nella mia 

carità coloro che sono tiepidi come nerofumo. 

lunedì 13 settembre 2021

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Ecco come da piccolo che è, aumenta e cresce il peccato fino alla dannazione. 

Parole del Creatore alla Sposa, come Egli sia disprezzato dagli uomini, i quali non 

pensano a quello che fece per carità, parlando per bocca dei Profeti e anche soffrendo per 

essi, né curandosi dell'ira sua, manifestata con severi castighi contro gli ostinati. 


Capitolo Quarantaquattresimo 


Io sono il Creatore di tutto, il Signore. Io feci il mondo e il mondo mi ha disprezzato. 

Sento come una voce dal mondo, quella di un'ape regina la quale raccoglie il miele. Difatti 

come l'ape regina, quando vola, subito torna a terra ed emette voci roche e soffocate, così 

odo come una voce soffocata nel mondo che dice: Non m'importa che cosa avvenga poi. 

E tutti dicono: Non ci importa. 

Davvero all'uomo non importa, né considera quello che io ho fatto per amore, 

parlando per bocca dei Profeti, predicando io stesso e soffrendo per lui. Non si cura di 

quel che fece la mia ira, castigando i cattivi e i ribelli. S'accorgono d'essere mortali, sono 

incerti dell'ora, e non se ne curano. Odono e vedono la mia giustizia, applicata per i 

peccati, al Faraone, ai Sodomiti; quella che usai con i Re e gli altri Principi e che ogni 

giorno permetto nelle guerre e in altre tribolazioni: e tutto questo per loro è oscuro. 

Perciò come api regine svolazzano dove vogliono. Volano a volte infatti, come 

saltellando, perché s'alzano con la superbia loro e subito s'abbassano quando tornano alla 

loro lussuria e gola. Raccolgono anche il dolce, ma per se stessi e terra terra, perché 

l'uomo lavora e raccoglie per l'utile del corpo, non dell'anima; per l'onore terreno, non per 

quello eterno. Mutano quell'utile temporale in pena, che a nulla loro giova, in eterno 

supplizio. Perciò, per le preghiere della Madre mia manderò la mia voce a quelle api, dalle 

quali sono segregati gli amici miei, i quali non sono nel mondo se non col corpo; la mia 

voce chiara, che annunzierà la misericordia. E se l'ascolteranno, si salveranno. 

sabato 14 agosto 2021

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Parole del Figlio alla Sposa, che dicono come l'uomo ascende da un piccolo bene al Bene perfetto e da un piccolo male al sommo supplizio. 


Capitolo Quarantatreesimo 


Il Figlio di Dio diceva: Da poco bene proviene spesso una grande ricompensa. Il dattero ha un odore meraviglioso e nel suo frutto ha un osso. Se posto in terra fertile, ingrossa e dà frutti e diventa un grande albero. Ma se è posto in terra secca, inaridisce. È troppo secca di beni quella terra che si diletta nel peccato. In essa se si getta il seme della virtù, non germina. Fertile invece è la terra di quell'anima che riconosce il suo peccato e geme e se ne pente. In essa, se si getta il seme del dattero, cioè la severità dei miei giudizi e della mia potenza, s'affondano nell'anima tre radici. La prima, il pensiero di nulla poter fare senza il mio aiuto e perciò il ricorso a me nella preghiera. La seconda è cominciare a dare anche una piccola elemosina per il mio nome. La terza, il distacco da tutti gli affari suoi, per servire a me. Poi comincia l'astinenza, il digiuno e il rinnegamento della volontà propria e questo è il tronco dell'albero. Poi crescono i rami della carità, quando attira al bene tutti quelli che può. Poi cresce il frutto, quando comunica anche agli altri quello che sa e tende con tutta devozione a rendermi onore più che può. Questo è il frutto che io gusto. 

Così dunque da un piccolo bene si sale al perfetto; quando s'affonda la radice con una piccola devozione, cresce il tronco con l'astinenza; si moltiplicano i rami con la carità; ingrossa il frutto con la predicazione. Similmente da un piccolo male decade l'uomo alla estrema maledizione e al sommo supplizio. Non sai tu qual è per le cose che germinano e crescono, il danno più grave e oneroso? Certamente, il piccolo che sta per nascere col parto e non può nascere e muore nelle viscere materne. E ne soffre e muore la stessa madre, che – assieme al figlio – il padre porta al sepolcro e getta a marcire nella fossa. 

Così fa con l'anima il diavolo. L'anima viziosa è infatti come sposa del demonio, del quale segue in tutto la volontà, che dal diavolo quasi concepisce, quando si compiace del peccato e ne gode. Come infatti la madre da un piccolo seme, ch'è un po' di liquido, concepisce e fruttifica, così fa un gran frutto al diavolo l'anima che si diletta nel peccato. 

Poi si formano le membra e si rafforza il corpo, quando s'aggiunge peccato a peccato e aumentano ogni giorno. A questo punto la madre si gonfia e vorrebbe partorire, ma non ne è capace. Perché, consumata la natura nel peccato, viene a noia la vita, volentieri vorrebbe peccare di più e non può, né le è permesso dal Signore. C'è allora la paura di non poter compiere la propria volontà, manca la forza e la gioia di vivere. Dovunque dolori e preoccupazioni. 

Si rompono allora le acque (il ventre), quando sopraggiunge la disperazione di poter fare alcun bene. E si muore, quando si bestemmia e si rimprovera Dio giudice e si è condotti così dal padre diavolo al sepolcro dell'inferno, dove è sepolto in eterno con la putredine e il figlio della colpa. 

martedì 27 luglio 2021

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Parola di esortazione della Vergine alla sposa ad amare il Figlio suo sopra tutte le cose e 

come nella gloriosa Vergine siano tutte le virtù e grazie. 


Capitolo Quarantaduesimo 

Diceva la Madre: Ebbi tre cose io, con le quali piacqui al Figlio mio. L'umiltà, per cui 

nessuna creatura, né uomo, né angelo, fu di me più umile. Ebbi poi l'obbedienza, con la 

quale attesi ad obbedire in tutto al Figlio mio. Infine una speciale carità. 

Perciò dal Figlio mio sono stata tre volte onorata. Dapprima infatti sono stata fatta più 

onorabile degli Angeli e degli uomini, perché nessuna virtù c'è in Dio, che non sia anche in 

me, sebbene Egli sia la sorgente e il creatore di tutto. Io sono la creatura sua, cui 

concesse in preferenza la grazia sua. Secondariamente, a motivo dell'obbedienza ottenni 

tanto potere, che non c'è peccatore così malvagio che si volga a me con cuore pentito e 

volontà d'emendarsi e non ottenga il perdono. Infine per la carità Iddio mi è tanto vicino 

che chi vede Dio vede anche me e può in me vedere la divinità e umanità come in uno 

specchio e me in Dio. 

Chiunque infatti vede Dio, vede tre Persone. La Divinità poi mi prese anima e corpo e 

mi riempì d'ogni virtù, talmente che non c'è virtù in Dio che non risplenda in me, sebbene 

lo stesso Dio sia Padre e datore di tutte le virtù. Come infatti avviene che in due corpi, 

assieme uniti, quel che riceve uno l'abbia anche l'altro, così fece Dio con me. Così non v'è 

dolcezza che non sia in me. Come chi avendo il più, ne fa parte a un altro. L'anima mia e il 

mio corpo sono più puri del Sole e più chiari d'uno specchio. E come in uno specchio si 

vedrebbero, posto che fosse possibile, le tre Persone, così nella purità mia si può vedere il 

Padre e il Figlio e lo Spirito Santo. Io difatti ho avuto il Figlio nel mio grembo con la 

Divinità. Così Egli è visto in me, Dio-uomo, come in uno specchio, perché sono stata 

glorificata. Perciò, sposa del Figlio mio, studiati di imitare la mia umiltà e non amare altri 

che il Figlio mio. 

lunedì 14 giugno 2021

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Parole della Madre alla sposa, che spiegano l'eccellenza del Figlio suo e come Cristo sia 

più crudelmente messo in croce dai nemici cattivi cristiani che non lo fosse da parte dei 

Giudei e che, perciò, essi saranno più aspramente e più dolorosamente puniti. 


Capitolo Trentasettesimo 

La Madre diceva: Il Figlio mio possedette tre beni. Nessuno, come Lui, ebbe un 

corpo tanto delicato, composto di due nature ottime, cioè divinità e umanità e così puro 

che, come in un occhio tersissimo non c'è alcun neo, così neppure nel suo corpo poteva 

trovarsi deformità alcuna. Il secondo bene era che mai peccò. Difatti gli altri figli portano i 

peccati dei parenti e quelli propri. Egli invece non peccò mai e portò i peccati di tutti. Il 

terzo era che alcuni muoiono per Iddio e con maggior premio, Egli moriva tanto per i 

nemici suoi che per me e gli amici suoi. Ma quando i suoi nemici lo misero in croce, gli 

fecero quattro cose. Per prima, lo coronarono di spine. Poi gli piagarono con i chiodi le 

mani e i piedi. Poi gli dettero il fiele. Infine gli ferirono il costato. 

Ma io mi lamento ora che il Figlio mio più dolorosamente è crocifisso dai suoi nemici, 

che sono ora nel mondo, che non facessero allora i Giudei. Infatti, sebbene la divinità sia 

impassibile e non possa morire, tuttavia essi lo crocifiggono con i propri vizi. Come infatti 

un uomo sarebbe giudicato e condannato per l'offesa e per la lesione fatta all'immagine 

d'un suo nemico, anche se l'immagine non ne soffrisse, per la cattiva volontà d'offendere 

si riterrebbe effettuata, così i loro vizi, con i quali crocifiggono spiritualmente il Figlio mio, 

sono più abominevoli e più gravi di quelli di coloro che lo crocifissero nel corpo. 

Ma tu forse potresti chiedermi: come lo crocifiggono? Sì. Lo pongono dapprima sulla 

croce da loro preparata, quando non si curano dei precetti del loro Creatore e Signore e lo 

disprezzano quando Egli li ammonisce, per mezzo dei servi suoi, a servirlo e, 

disprezzandolo, fanno quel che loro piace. Crocifiggono poi la mano destra, quando 

chiamano giustizia l'ingiustizia, dicendo: Il peccato non è così grave né così nemico di Dio 

come suol dirsi, né Dio punisce alcuno eternamente, ma l'ha minacciato per intimorirlo. 

Perché infatti lo avrebbe redento, se avesse voluto perderlo? E non badano che il minimo 

dei peccati, se l'uomo se ne compiace, basta al supplizio eterno. E giacché Dio non lascia 

impunito nessun minimo peccato, come nessun minimo bene senza ricompensa, perciò 

sarà sempiterno il supplizio, perché sempiterna è la loro volontà di peccato che il Figlio 

mio vede nel cuore e reputa come eseguita. Avendone infatti la volontà, così anche 

l'eseguirebbero, se glielo permettesse il Figlio mio. 

Gli crocifiggono poi la mano sinistra, quando cambiano la virtù in vizio, ostinandosi 

nel peccato e dicendo: « Se avremo detto una volta, alla fine: “Pietà di me, o Dio”, è tanta 

la divina misericordia, che otterremo perdono ». Questo non è virtù; è voler peccare e non 

emendarsi, è volere il premio senza la fatica, senza che ci sia contrizione di cuore, con la 

quale emendare volontariamente, compatibilmente con la debolezza o altro impedimento. 

Infine gli crocifiggono i piedi, quando si dilettano nel fare il peccato e mai pensano 

all'amara passione del Figlio mio, né mai lo ringraziano dall'intimo del cuore, dicendo: O 

quanto fu dolorosa la tua passione, o Dio, grazie e lode a te per la tua morte! Mai esce 

questo dalla loro bocca. 

Lo coronano poi di derisioni, quando deridono i miei servi e ritengono inutile servire a 

Dio. Gli danno del fiele quando godono ed esultano nel peccato. E non pensano mai 

quanto sia grave e molteplice. Gli feriscono il fianco, quando vogliono ostinarsi nel 

peccato. 

Dico davvero a te e potrai dirlo agli amici miei che costoro sono più ingiusti nel 

giudicarlo, più crudeli dei suoi crocifissori, più impudenti di quelli che lo vendettero e si 

deve a loro maggior castigo che a quelli. Pilato sapeva bene che il Figlio mio era 

innocente e non degno di alcuna morte: tuttavia, quasi contro la propria volontà, condannò 

il Figlio mio alla morte perché temette la perdita del potere e la ribellione dei Giudei. Ma 

che avevano da temere costoro, se lo avessero servito? e se lo avessero onorato, che 

avrebbero perduto mai del proprio onore e della propria dignità? Perciò saranno essi 

giudicati più rigorosamente e sono peggiori di Pilato davanti al Figlio mio, perché Pilato lo 

giudicò per la richiesta e la volontà degli altri, con qualche timore; questi invece lo 

giudicano per volontà propria e senza alcun timore quando lo disonorano col peccato, da 

cui potrebbero astenersi. Ma non se ne astengono, né si vergognano del peccato 

commesso, perché non pensano che sono indegni dei benefici di Colui al quale non 

servono. 

Sono peggiori di Giuda, perché Giuda, tradito che ebbe il Signore, capì ch'era Dio e 

che aveva gravemente peccato contro di Lui e s'impiccò, disperato, affrettandosi 

all'inferno, ritenendosi indegno di vivere. Ma questi conoscono bene il loro peccato e vi si 

ostinano, non provandone alcun dolore. E vogliono con una certa qual violenza e potenza 

prendere il regno dei cieli, ma non con le opere; pensano di averlo con vana presunzione, 

mentre a nessuno sarà dato se non a chi avrà operato e sofferto qualcosa per Iddio. 

Son peggiori anche dei suoi crocifissori, perché quando essi videro le opere buone 

del Figlio mio, che cioè risuscitò i morti, guarì i lebbrosi, pensavano fra loro: Costui fa cose 

straordinarie e insolite, getta a terra chi vuole con una parola sola, conosce i nostri 

pensieri, fa quello che vuole. Se avrà il suo processo, soggiaceremo tutti al suo potere e 

saremo suoi sudditi. Perciò lo crocifissero per invidia, per non sottometterglisi. Se infatti 

avessero saputo che era il Re della gloria, mai lo avrebbero crocifisso. Questi invece 

vedono ogni giorno le sue opere, le sue grandi meraviglie, godono dei suoi benefici, odono 

come va servito e sanno come andare a Lui, ma pensano fra sé: Se bisogna lasciar tutte 

le cose temporali, se bisogna fare la sua volontà e non la nostra, questo è grave e 

insopportabile. Perciò disprezzano la sua volontà, perché non sia al di sopra della loro, 

crocifiggono il Figlio mio per ostinazione, aggiungendo, contro la loro coscienza, peccato a 

peccato. 

Essi son peggiori dei crocifissori, perché i Giudei lo fecero per invidia e perché non 

sapevano che fosse Dio; questi invece sanno che è Dio e per propria malizia e 

presunzione, a causa della loro cupidigia, lo crocifiggono in ispirito più dolorosamente, che 

non quelli nella carne, perché questi sono stati redenti e quelli non lo erano ancora. 

Perciò, mia Sposa, obbedisci al Figlio mio e temilo, perché come è misericordioso, Egli è 

anche giusto. 


martedì 20 aprile 2021

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Risposta del Signore all'Angelo che prega per la Sposa, affinché le sia concesso di patire 

nell'anima e nel corpo. Considerazione sul fatto che i più perfetti siano i più tribolati. 

Capitolo Trentaseiesimo 

All'Angelo che pregava per la Sposa del suo Signore, il Signore rispose: Tu sei come 

un soldato del Signore, che non depose mai l'elmo per fastidio né per paura distolse mai 

gli occhi dalla battaglia. Tu sei stabile come un monte e ardi come fiamma. Tu sei così 

puro, che in te non c'è macchia. Tu chiedi misericordia per la mia sposa, sebbene tu 

sappia e veda tutto in me e, tuttavia perché lei ti ascolti, dì tu quale misericordia chiedi per 

lei. È triplice infatti la misericordia. 

La prima è quella con cui è punito il corpo e si perdona all'anima, come al mio servo 

Giobbe, afflitto d'ogni dolore nella carne, ma con l'anima salva. La seconda misericordia è 

quella che perdona all'anima e libera il corpo dalla pena, come quel Re che fu immerso in 

tutti i piaceri e nessun dolore soffrì mentre visse, né nell'anima, né nel corpo. La terza 

misericordia è quella che punisce il corpo e l'anima, sicché abbiano a patire nella carne e 

nel cuore, come accadde a Pietro e Paolo e ad altri Santi. 

Son tre infatti gli stati fra gli uomini nel mondo. Uno riguarda quelli che cadono in 

peccato e poi si alzano: permetto che costoro talvolta siano tribolati nel corpo, perché si 

salvino. Il secondo è di quelli che molto volentieri vivrebbero in eterno pur di peccare 

sempre e con la volontà tutta dedita al mondo e se talvolta fanno per me qualcosa lo fanno 

al fine d'accrescere e migliorare le loro cose temporali: a questi non vien data pena per il 

corpo e neppure grande dolore per il cuore, ma sono lasciati in preda e potere della 

propria volontà, perché ricevano la loro mercede per il minimo bene fatto per me e siano 

tormentati in eterno, poiché eterna essendo la volontà di peccato, eterna ne è anche la 

pena. Il terzo stato riguarda coloro che temono più di peccare e offendere la mia volontà 

che qualsiasi altra pena; e preferirebbero piuttosto una eterna pena insopportabile, che 

provocare consapevolmente la mia ira. A questi è concessa la tribolazione del corpo e del 

cuore, come a Pietro, a Paolo e ad altri Santi, affinché qualunque peccato abbiano 

commesso nel mondo, nel mondo sia emendato. Ovvero sono purificati nel tempo a 

maggior gloria e ad esempio degli altri. 

Questi tre tipi di misericordia io usai in questo regno con tre persone a te note. 

Ordunque! Angelo mio servo, quale misericordia chiedi per la mia sposa? Ed egli disse: 

Quella dell'anima e del corpo, affinché qualunque cosa ella faccia qui, sia emendata in 

questo mondo e nessuno dei suoi peccati venga al tuo giudizio. 

Rispose il Signore: Avvenga come tu vuoi. 

Poi disse alla sposa: Tu sei mia, perciò faccio con te come a me piace; non amare nulla 

quanto me. Purificati perciò sempre e ognora dal peccato, col consiglio di quelli ai quali ti 

ho affidata. Non nascondere alcun peccato, non lasciarne alcuno impunito, né stimarne 

alcuno leggero, nessuno da trascurare. Tutto quello che infatti tu avrai trascurato, te lo 

ricorderò io e ti giudicherò. Nessun peccato tuo, da te punito in vita con la penitenza, 

apparirà al mio giudizio. Di quelli poi per i quali non si è fatta penitenza o saranno purificati 

nel Purgatorio o con altro mio segreto giudizio, a meno che non siano qui soddisfatti ed 

emendati. 

martedì 2 marzo 2021

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Come la Sposa vedeva adornata la dolcissima Vergine Maria d'una corona e d'altri preziosi ornamenti e come S. Giovanni Battista ne spiega alla Sposa il significato. 


Capitolo Trentunesimo 


La Sposa vedeva la Regina del cielo, la Madre di Dio, con una preziosa corona sulla testa e i capelli stesi su forcina di grande bellezza. La tunica era d'oro, brillante di indicibile splendore, e il mantello di color ceruleo, cioè del colore del cielo sereno. 

E siccome la Sposa era rimasta grandemente ammirata a tale magnifica visione ed era restata per l'interno stupore come sospesa, improvvisamente le apparve il beato Giovanni Battista che le disse: Ascolta attentamente ciò che questo significa. La corona significa che la Regina è Signora e la Madre del Re degli Angeli. I capelli tirati, che è la Vergine purissima e immacolata. Il mantello celeste, che tutte le cose temporali erano per lei come morte. La tunica d'oro significa che arse di carità e fu fervorosa internamente ed esternamente. 

In quella corona poi il Figlio pose sette gigli e fra quei gigli pose sette pietre. Il primo giglio è la sua umiltà. Il secondo giglio è il timore. Terzo è l'obbedienza. Quarto la pazienza. Quinto la maturità. Sesto la mitezza, perché è proprio dei miti dare a tutti coloro che chiedono. Settimo giglio è la misericordia nelle necessità. In qualunque necessità si troverà, l'uomo che la invocherà con tutta l'anima, sarà salvo. Fra questi splendidi gigli il Figlio ha posto sette pietre. 

La prima pietra è la eccezionalità delle virtù, perché non c'è alcuna virtù in nessun altro spirito o corpo, che Ella non possegga in maniera più eccelsa. La seconda pietra è la perfettissima purità, perché questa Regina del cielo fu così pura che mai si trovò in Lei neppure una macchia di peccato, dall'origine del suo entrare nel mondo fino all'ultimo giorno della sua morte. Né tutti i demoni ne avrebbero potuto trovare in Lei quanto sulla punta d'un ago. Era infatti veramente purissima. Conveniva infatti che il Re della gloria non potesse nascere che in un corpo purissimo e sceltissimo fra tutti gli Angeli e fra tutti gli uomini. La terza pietra è la bellezza di Lei, della quale Dio viene sempre lodato dai suoi Santi, e la gioia dei santi Angeli e di tutte le anime Sante è piena di quella bellezza. 

La quarta pietra preziosa della corona è la sapienza della stessa Vergine Madre, perché Ella, così variamente ornata, è piena della sapienza con Dio ed essa riempie e perfeziona ogni altro di sapienza. La quinta pietra è la fortezza, perché Ella è talmente forte in Dio, che può sconfiggere tutte le altre cose fatte e create. La sesta pietra è il suo splendore, ch'è così brillante che gli Angeli, i quali hanno la vista più chiara della luce, prendono luce da Lei e i demoni non ardiscono mirarla in viso. La settima pietra è la pienezza d'ogni amore e dolcezza spirituale, che in Lei è così colma che non c'è gioia che da Lei non s'aumenti, né diletto che non prenda da Lei e dalla sua visione completezza e perfezione maggiore, perché Ella è piena di grazia più di tutti i Santi. È infatti Lei il vaso purissimo, nel quale discese il pane degli Angeli e nel quale c'è ogni dolcezza e ogni bellezza. 

Queste sette pietre preziose pose il Figlio suo fra quei sette gigli della corona di Lei. 

Onorala e lodala perciò con tutto il cuore, o Sposa del Figlio suo, perché veramente è degna d'ogni onore e lode. 

sabato 2 gennaio 2021

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Parole di immensa carità, da parte dello Sposo alla Sposa, circa il moltiplicarsi dei falsi cristiani. Riferimento alla crocifissione di Cristo e affermazione che, se fosse possibile, Egli sarebbe ancora pronto a morire per i peccatori. 


Capitolo Trentesimo 

Io sono Iddio, che ha creato tutte le cose per gli uomini, perché fosse tutto a loro servizio e profitto. Ma l'uomo abusa a suo danno di tutte le cose create per lui. Inoltre non si cura di Dio e lo ama meno delle creature. I giudei mi inflissero tre specie di supplizi nella mia Passione. Il primo fu il legno, al quale fui affisso, flagellato e coronato. Il secondo fu il ferro, col quale mi inchiodarono mani e piedi. Il terzo, il fiele che mi dettero a bere. Mi bestemmiavano poi come fossi un pazzo, per la morte da me volontariamente scelta e dicevano falsa la mia dottrina. Costoro si sono ora moltiplicati nel mondo e son pochi quelli che mi consolano. 

Mi mettono in croce infatti con la volontà di peccato, mi flagellano con l'impazienza, perché non sanno sopportare per me una parola. E mi coronano con le spine della loro superbia, per cui vogliono essere più in alto di me. Mi feriscono col ferro mani e piedi, gloriandosi del peccato e si ostinano a non temermi. Per fiele mi danno tormenti. Per la Passione, alla quale andai giubilando, mi chiamano bugiardo e falso. In verità, se volessi io potrei sommergere loro e tutto il mondo, a causa dei peccati. Ma, se li sommergessi, coloro che restano mi servirebbero nel timore; e questo non sarebbe giusto, perché l'uomo deve servirmi per amore. Se poi venissi personalmente e mi rendessi visibile tra loro, sopporterebbero gli occhi loro di vedermi e gli orecchi di udirmi? Come può infatti l'uomo mortale vedere l'immortale? In verità, sarei disposto a morire ancora liberamente per amore dell'uomo, se fosse possibile. 

Allora apparve la beata Vergine Maria, alla quale il Figlio disse: Che vuoi tu, Madre mia, mia eletta? E lei: Abbi pietà, o Figlio mio, delle tue creature, per la tua gloria. Ed Egli rispose: Per te, farò ancora una volta misericordia. 

Poi lo Sposo parlava alla Sposa dicendo: Io sono Dio e il Signore degli Angeli. Io sono il Signore della morte e della vita. Io stesso voglio abitare nel tuo cuore. Ecco fin dove ti amo. I cieli e la terra e tutte le cose in essi contenute non possono contenermi; eppure voglio abitare nel cuore tuo, ch'è solo un pezzo di carne. Che dunque potrai temere allora e di che aver bisogno, se avrai in te Dio potentissimo, nel quale è ogni bene? Nel cuore perciò, mio tabernacolo, devono esserci tre cose: un letto, ove riposiamo; una sede, ove sediamo; una luce, da cui siamo illuminati. Vi sia dunque nel tuo cuore il letto per riposare, cioè la quiete, perché tu riposi dai cattivi pensieri e dai desideri del mondo e sempre consideri il gaudio eterno. La sede dev'essere la volontà di restare sempre con me, anche quando ti accadrà d'uscire. È contro natura infatti restar sempre fermi. E sempre sta fermo colui che ha sempre la volontà di stare col mondo e mai di stare con me. La luce, ossia il lume, dev'essere la fede, con la quale tu creda che tutto io posso e che sono onnipotente sopra ogni cosa. 

giovedì 8 ottobre 2020

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia

 


Parole della Vergine alla Figlia, circa due signore, delle quali una si chiama Superbia e l'altra Umiltà. Con essa è indicata la Vergine che in punto di morte viene in aiuto ai suoi devoti. 


La Madre di Dio diceva alla Sposa del Figlio: Vi sono due signore. Una, che non ha un nome particolare perché indegna d'averne. E l'altra che è l'Umiltà e si chiama Maria. 

Sulla prima signoreggia lo stesso diavolo, che la domina. Ad essa diceva un suo soldato: 

O mia signora, son pronto a far tutto, purché giaccia con te una volta. Io sono difatti forte per energie, di cuore generoso, non temo nulla e son pronto anche a morire per te. Ella gli rispose: O mio servo, è grande la carità tua per me. Ma io seggo in alto e non ho che quel solo seggio e ci sono tre porte. La prima è così stretta che qualunque cosa abbia un uomo in corpo, se passa per quella porta tutto si spezza e dissolve. La seconda è così aguzza, che punge fino ai nervi. La terza porta è così infuocata che chiunque vi entra non ha requie dal caldo e si scioglie come bronzo. Ma io sto assai in alto e chi vuole stare con me, poiché dispongo d'una sola sede, precipiterà sotto di me nel grandissimo abisso. Egli rispose: Io darò la mia vita per te, perché a me il cadere non fa nulla. 

Questa signora è la Superbia: chi vuole raggiungerla deve quasi passare per tre porte. Per la prima porta passa chi dà tutto per la lode umana e per l'orgoglio. E, se nulla ha, adopera tutta la sua volontà per cercare come essere lodato ed esaltato. Per la seconda porta passa colui che in ogni suo lavoro ed in ogni azione impiega tempo, pensieri e tutte le sue energie allo scopo della vanità. E se dovesse anche sacrificare la sua carne per ottenerne onore e ricchezze, volentieri lo farebbe. Per la terza porta passa chi non s'acqueta mai e mai tace e tutto arde come fuoco purché giunga ad avere qualche onore e gloria mondana. Ma ottenuto lo scopo, non può a lungo rimanere appagato e cade miserabilmente. E tuttavia la superbia rimane al mondo. 

Io invece – dice Maria – che sono umilissima, siedo in luogo spazioso e su di me non c'è né sole, né luna, né stelle e neppur nuvole, ma soltanto una meravigliosa e ineffabile serenità, che procede dalla sublime bellezza della divina Maestà. Sotto di me neppure c'è terra o pietre, ma una pace inestimabile per la potenza di Dio. Al mio fianco non c'è muro o parete alcuna, ma il glorioso esercito degli Angeli e delle anime Sante. E sebbene io stia tanto in alto, pur tuttavia odo gli amici miei della terra, che ogni giorno piangono e gemono verso di me. Vedo le loro fatiche e il loro profitto, maggiore che in quelli che combattono per la superbia, loro signora. Perciò io li visiterò e li porrò con me, nella mia sede, che è ben larga e può contenere tutti. Ma non hanno ancora potuto raggiungermi, perché due muri li separano ancora da me, attraverso i quali li farò passare per condurli alla mia sede. 

Il primo muro è il mondo, che è stretto: perciò i miei servi saranno nel mondo consolati per mio mezzo. Il secondo muro è la morte: perciò io che sono loro carissima signora e madre, andrò loro incontro e li aiuterò nella morte, affinché abbiano consolazione e refrigerio nella stessa morte e li collocherò con me nella sede del celeste gaudio, perché riposino eternamente in seno all'eterna carità e gloria. 

lunedì 31 agosto 2020

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia



Dolcissima domanda della Madre alla Sposa e l'umile risposta della Sposa alla Madre. 
Replica della Madre alla Sposa circa il profitto dei buoni in mezzo ai cattivi. 

Capitolo Ventiduesimo 

La Madre diceva così alla Sposa del Figlio: Tu sei la sposa del Figlio mio. Dimmi che cosa hai in cuore e che cosa vuoi? 
La sposa le rispose: Tu lo sai bene, Signora, perché sai tutto. 
Allora la beata Vergine disse: Sebbene io sappia tutto, tuttavia dimmelo con le tue parole, davanti a tutti. 
E la sposa: Due cose – disse – temo, o Signora. La prima sono i peccati, che non piango e temo come vorrei. La seconda è che mi rattristo che i nemici del Figlio tuo siano molti. 
Allora la Vergine Maria disse: Per la prima cosa ti do tre rimedi. Il primo è questo: pensa che tutti i viventi, che hanno uno spirito, come le rane e tutti gli altri animali, a volte soffrono dei disagi; il loro spirito però non vive in eterno, ma muore con il corpo. La tua anima invece, e quella di ogni uomo, vive in eterno. Il secondo è questo: Pensa alla misericordia di Dio, che nessun uomo è tanto peccatore che il suo peccato non sia perdonato, se lo chiederà col proposito di emendarsi e con contrizione. Il terzo è questo: pensa quanta sia la gloria dell'anima, che in Dio e con Dio vive senza fine. 
Per la seconda cosa, che cioè i nemici di Dio sono molti, ti do pure tre rimedi. Il primo è questo: considera come il tuo Dio e Creatore è anche il loro Giudice e mai saranno essi i giudici, sebbene Egli sopporti con tanta pazienza la loro malizia durante questa vita. Il secondo è questo: considera che son figli della dannazione e quanto grave e terribile sarà per loro il fuoco eterno. Essi sono i servi pessimi, privati dell'eredità, mentre i figli la riceveranno. Ma allora – dirai tu – non bisogna predicar loro? Sì, certo. Pensa che spesso con i cattivi ci sono i buoni. E i figli di adozione, a volte, si allontanano dal bene, come fece quel figliol prodigo, il quale se ne andò in una regione lontana e visse malamente. Ma essi, pentiti per mezzo della predicazione, ritornano al Padre e saranno tanto più accetti quanto più peccarono. A loro dunque bisogna predicare di più, perché, sebbene il Predicatore vede tutti cattivi, rifletta tuttavia se non vi siano forse, fra quelli, dei tutti figli del mio Signore; predicherà dunque a loro. 
Questo Predicatore avrà un'ottima ricompensa. Il terzo rimedio è questo: considera che i cattivi son tollerati in vita per la prova dei buoni, affinché esasperati dai loro costumi raccolgano il frutto della pazienza, cosa che potrai capire con un esempio. Una rosa è tutta profumata, bella a vedersi, lieve al tatto e tuttavia non cresce se non fra le spine, che pungono al tatto, brutte a vedersi e senza profumo. Così pure i buoni e gli uomini giusti, sebbene miti per la pazienza, belli per i costumi, profumati per il buon esempio, non possono tuttavia progredire ed essere provati, se non in mezzo ai cattivi. Talvolta accade che la spina difende la rosa, affinché non sia colta innanzi tempo; così i cattivi sono occasione per i buoni di non cadere in peccato; a volte sono trattenuti dalla malizia dei cattivi perché non siano guastati dall'euforia o da altri peccati. Così pure il vino non si conserva mai buono della sua bontà, se non nella feccia; allo stesso modo i buoni e i giusti non possono restar virtuosi e far profitto, se non sono provati dalle tribolazioni e dalle persecuzioni dei cattivi. 
Perciò tu sopporta volentieri i nemici del Figlio mio e pensa che Egli è il loro Giudice e che, se fosse per giustizia, dovrebbero essere distrutti tutti e ben potrebbe distruggerli all'istante. Dunque, sopportali finché Egli pure li sopporta. 

lunedì 17 agosto 2020

Le Rivelazioni Celesti di Santa Brigida di Svezia



Parole della Vergine Maria alla figlia contenenti utili ammaestramenti di vita e molte cose 
mirabili sulla Passione di Cristo. 

Io sono la Regina del Cielo, la Madre di Dio. Ti dissi di aver sempre sul tuo petto la collana. Ora ti mostrerò meglio che io, fin dall'infanzia ascoltando e comprendendo che esiste Dio, fui sempre sollecita e timorata della mia salvezza e obbedienza. Come poi seppi che lo stesso Dio è mio Creatore e Giudice di tutte le mie azioni, Lo amai intimamente e sempre lo temetti e proposi di mai offenderlo né con parole né con azioni. Saputo poi che aveva data la Legge e i Suoi precetti al popolo e che aveva fatto in suo favore tanti prodigi, proposi fermamente di non amar altri che Lui e sommamente penose mi erano le cose mondane. Dopo di che, saputo anche che lo stesso Dio avrebbe redento il mondo nascendo da una Vergine, io L'amai tanto, che non pensavo che a Dio e non volevo che Lui solo. Io mi astrassi, per quanto possibile, dalle conversazioni e dalla presenza dei parenti e degli amici. E tutto quel che potei avere, lo diedi ai poveri. Non mi ritenni che un po' di nutrimento e di vestito. Niente più mi piacque che Dio. 

Desiderai sempre nel mio cuore di esser viva al tempo della Sua nascita e meritare possibilmente di essere la serva della Madre di Dio. Feci anche voto, in cuor mio, di conservarmi vergine e di non possedere mai nulla al mondo. E se Dio avesse voluto altrimenti, si facesse la sua volontà e non la mia, perché credevo che Egli può tutto e non vuole se non ciò che mi è utile e perciò Gli affidai tutta la mia volontà. Giunto poi il tempo in cui le vergini dovevano per Legge essere presentate al Signore nel Tempio, fui anch'io tra loro per obbedienza ai miei genitori, pensando tra me che a Dio nulla è impossibile, e, giacché sapeva che io altro non desideravo e nient'altro volevo che Lui, Egli poteva custodire la mia verginità, se così a Lui piaceva, o altrimenti si compisse in me la sua volontà. Apprese poi nel Tempio tutte le cose da fare, tornai a casa e mi accesi d'amor di Dio più di prima ed ero ogni giorno investita di nuove fiamme e desideri d'amore. Perciò mi ritrassi più del solito da tutti e notte e giorno fui nella solitudine, temendo fortemente di aprir bocca od orecchio a cosa contraria al mio Dio o gli occhi miei a cose dilettevoli. Pur nel silenzio fui presa da timore e da molta ansia che mi accadesse di tacere cose di cui avrei piuttosto dovuto parlare. Stando così perplessa nel mio cuore e riponendo tutta la mia speranza in Dio, subito mi venne di pensare alla grande potenza di Dio, come a Lui servono gli Angeli e tutte le creature, e come la sua gloria è ineffabile e interminabile. E considerando ciò, vidi tre cose meravigliose. Vidi infatti una stella, ma non di quelle che splendono in cielo. Vidi una luce, ma non di quella che risplende nel mondo. Sentii un profumo non come di erbe o cose simili, ma soavissimo e quasi ineffabile, del quale ero tutta ripiena, ed esultavo per la gioia. E subito udii una voce, ma non di bocca umana. E uditala, temetti fortemente al pensiero che potesse essere un'illusione: ma subito apparve davanti a me l'Angelo di Dio, sotto l'espetto di uomo bellissimo ma non in carne, il quale mi disse: Ti saluto, o piena di grazia, ecc. Ciò udito, io cercavo di capire cosa volesse significare e perché mi avesse rivolto quel saluto. Mi sapevo infatti e credevo indegna a qualcosa di simile o a qualcosa di bene. Tuttavia sapevo che a Dio nulla è impossibile. Allora l'Angelo disse: Quello che in te nascerà è Santo e sarà chiamato Figlio di Dio e come a Lui piacerà così avverrà. E tuttavia non credevo di esserne degna, né gli chiesi perché o quando accadrebbe, ma chiesi come accadrebbe, per il fatto che non sono degna d'essere madre di Dio e non conosco uomo. E l'Angelo rispose come già ho detto: Nulla a Dio è impossibile, ma tutto ciò che Egli vuole avverrà, ecc. Udite queste parole dell'Angelo, ebbi un fortissimo sentimento d'essere Madre di Dio e l'anima mia diceva con amore: Eccomi, si faccia la volontà tua in me. A queste parole immediatamente il figlio mio era concepito nel mio grembo con indicibile consolazione dell'anima mia e di tutti i miei sensi. E avendolo in grembo, lo portavo senza dolore, senza aggravio e senza noia del corpo. Mi umiliavo in tutto, sapendo che era l'Onnipotente Colui che io portavo in grembo. Quando poi lo partorii senza dolore e senza peccato, così come lo avevo concepito, fu tanta l'esultanza dell'anima e del corpo che non sentivo la terra ove stavo con i piedi. E come entrò nelle mie membra con gioia di tutta l'anima mia, così ancora nella gioia di tutti i sensi e nel gaudio ineffabile dell'anima ne uscì senza ledere la mia verginità. Vedendo e considerando la sua bellezza, l'anima mia stillava come rugiada per la gioia, sapendo d'essere degna d'un tal Figlio. Quando poi consideravo i luoghi dei chiodi nelle mani e nei piedi, che come avevo udito dai Profeti dovevano essere crocifissi, gli occhi miei si riempivano di lacrime e il cuor mio quasi si spezzava di dolore. E come mio Figlio mi vedeva piangere, si rattristava quasi da morirne. 

Considerando però la potenza della sua Divinità, mi consolavo ancora sapendo che così Egli voleva e così era conveniente e conformai pienamente la mia volontà alla Sua, in modo che la mia gioia era sempre unita a dolore. Venuto il tempo della Passione del Figlio mio, lo catturarono i suoi nemici, percuotendolo in faccia, sul volto e sputacchiandolo. Condotto poi alla colonna, Egli da se stesso si spogliò delle vesti. Da sé poi applicò le mani alla colonna, che i nemici gli legarono senza pietà... Così legato, non aveva niente che lo ricoprisse, ma stava così come era nato, soffrendo la vergogna della sua nudità. Insorsero allora i suoi nemici che, fuggiti gli amici, erano dovunque e ne flagellavano il corpo, mondo da ogni macchia e peccato. Al primo colpo io, che gli stavo più vicina, caddi come morta; poi, ripreso animo, vidi il suo corpo percosso e flagellato fino alle costole, sicché esse si vedevano. E ciò che era più triste, i flagelli, ritraendosi, facevano solchi nelle carni. E mentre il Figlio mio stava tutto sanguinante e lacero, in modo che non v'era più in Lui parte sana né ancora flagellata, uno domandò con animo agitato: « L'ucciderete dunque senza giudicarlo? » E subito lo slegò. Poi il Figlio mio si rivestì e vidi allora le orme dei suoi piedi piene di sangue e conoscevo da questi segni il percorso di mio Figlio. Dovunque andava, infatti, appariva la terra bagnata di sangue. Né essi pazientavano che si rivestisse; ma lo costrinsero e spinsero a far presto. E mentre era condotto come un ladro, il Figlio mio si asciugò gli occhi del sangue. E dopo essere stato giudicato, gli imposero la croce da portare. Dopo averla trascinata un poco, venne uno a sollevarlo e la portò lui.

Frattanto mentre il Figlio mio si avviava al luogo della Passione, alcuni lo percossero sul collo, altri in faccia. E fu colpito sì fortemente e violentemente che sebbene io non vedessi l'autore, udivo però chiaramente il rumore delle percosse. Quando giunsi con Lui al luogo della Passione, vidi ivi preparati tutti gli strumenti per la sua morte. E il mio Figlio, arrivato, si spogliò da sé delle sue vesti, mentre i servi dicevano fra loro: « Queste vesti sono nostre, non le riavrà, perché è condannato a morte. » Stando poi il Figlio mio com'era nato a corpo nudo, accorse qualcuno a portargli un velo ed Egli internamente contento ne coprì le intimità. Dopo, i crudeli carnefici lo presero e lo distesero sulla croce. Per prima crocifissero la mano destra allo stipite, dove già c'era il foro per il chiodo; perforarono la mano nella parte dov'era più dura. Tirando poi con una fune l'altra mano, la confissero allo stesso modo allo stipite. Poi crocifissero il piede destro e sopra vi misero il sinistro, con due chiodi, sicché i nervi e le vene si tendevano e si spezzavano. Ciò fatto, gli posero la corona di spine così fortemente che punse l'adorabile capo del Figlio mio, si riempirono gli occhi di quel sangue scorrente, si ostruirono le orecchie e si imbrattò tutta la barba. E mentre era così sanguinante e piagato alla mia dolorosa presenza gemente, guardò con quegli occhi insanguinati Giovanni, figlio di mia sorella, ed a lui mi raccomandò. Allora udii alcuni affermare che il Figlio mio era un ladro, altri che era un mentitore, altri che nessuno più di lui era degno di morte; e all'udire queste cose mi si rinnovava la pena. 

Ma, come ho detto, appena gli fu infisso il primo chiodo, io al primo colpo caddi svenuta come morta, mi si oscurò la vista, mi tremavano le mani e i piedi e non ripresi i sensi prima che fosse tutto crocifisso. Alzatami, vidi il Figlio mio miserabilmente appeso e io, Madre mestissima e costernata, a malapena resistetti al dolore. Il Figlio mio poi, vedendo me e i suoi amici piangere inconsolabili con flebile voce, alzò la voce al Padre suo e disse: Padre, perché mi hai abbandonato? Quasi a dire: Non v'è alcuno, se non tu, Padre, che abbia compassione di me. Allora gli occhi suoi parvero semimorti, le sue guance smunte, smarrita la faccia, la bocca aperta e la lingua insanguinata, il ventre, come privo di viscere, attaccato al dorso. Tutto il corpo era pallido ed emaciato per la gran perdita di sangue; le sue mani e i suoi piedi erano irrigiditi distesi e allungati sulla forma della croce; la barba e i capelli erano tutti intrisi di sangue. Mentre il Figlio mio era piagato e livido, solo il cuore gli reggeva, perché forte e sano di costituzione. Dalla mia carne infatti aveva preso un corpo mondissimo e di ottima complessione. La sua pelle tanto tenera e fragile, che mai era stata lievemente toccata, spillava subito sangue. E così vivido era il sangue, che poteva scorgersi sotto la purissima pelle. Giacché era di forte fibra e natura, nel suo corpo piagato combattevano la vita e la morte. Difatti il dolore dalle membra e dai nervi del corpo piagato a volte saliva al cuore, c'era sanissimo e immacolato e lo riempivano di strazi e di sussulti. Altre volte dal cuore lo strazio scendeva alle membra piagate e così ne ritardava con amarezza la morte. In mezzo a tanti dolori, il Figlio mio guardò ai suoi amici che piangevano e avrebbero preferito soffrir loro quelle pene col suo aiuto o soffrire un inferno eterno piuttosto che vederne straziato lui. Il dolore, che gli proveniva dalla sofferenza degli amici, superava ogni amarezza e tribolazione che Egli poté sopportare nel corpo e nell'animo, perché li amava teneramente. Perciò, a motivo della troppa sua umana angoscia, esclamò al Padre: O Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito. Come ebbi udito ciò, a me, sua afflittissima Madre, tremarono tutte le membra, con grande amarezza. E tutte le volte poi che quella voce mi ritornava alla mente, era come se risuonasse ancora nel mio orecchio e fosse attuale. Mentre poi all'avvicinarsi della morte gli si spezzava il cuore per i violenti dolori, tutte le membra tremarono ed Egli, sollevato appena il capo, lo reclinò. Si vedevano la bocca aperta e la lingua sanguinante. Le mani si rilassarono alquanto sulla loro piaga e il peso del corpo cadde maggiormente sui piedi. Le dita e le braccia in qualche modo si allungavano e la schiena aderiva fortemente allo stipite della croce. Allora alcuni mi dissero: Maria, il Figlio tuo è morto. Altri soggiungero: È morto, ma risorgerà. E mentre tutti parlavano, venne un tale che con la lancia lo ferì nel costato così violentemente, che per poco non lo trapassò da parte a parte. E ritraendosi, la lancia apparve con la punta rossa di sangue. Allora, vedendo ferito il cuore del mio carissimo Figlio, mi sembrò che quasi fosse stato ferito il mio. Fu poi deposto dalla croce ed io lo ricevetti in ginocchio, come fosse un lebbroso, tutto pieno di lividi. I suoi occhi erano chiusi, colmi di sangue; la bocca era gelida come la neve; la barba ispida, il viso contratto, le mani ritratte verso l'ombelico. Com'era stato in croce, così lo ricevetti sulle ginocchia, rattrappito in tutte le sue membra. Poi lo deposero in un lenzuolo pulito. Ed io col mio ne astersi le piaghe e le membra. E gli chiusi gli occhi e la bocca, che morendo gli erano restati aperti. Poi lo posero nel sepolcro.

O quanto volentieri mi sarei posta viva col Figlio mio, se questa fosse stata la sua volontà. Ciò fatto, venne il buon Giovanni e mi condusse a casa sua. Ecco, figlia mia, che cosa patì per te il Figlio mio.