lunedì 26 luglio 2021

La battaglia continua 4

 


DA MEDITARE: ALCUNI TEMI DEL VATICANO II 


1) Concezione “latitudinarista” ed ecumenica della Chiesa:

 La concezione della Chiesa come “popolo di Dio” si incontra ormai in numerosi documenti ufficiali: gli Atti del Concilio “Unitatis Redintegratio”, “Lumen Gentium”, il nuovo Diritto Canonico (C. 204), la lettera del Papa Giovanni Paolo II, “Catechesi tradendae” e l’allocuzione nella chiesa anglicana di Canterbury, il Direttorio ecumenico “ad totam Ecclesiam” del Segretariato per l’Unità dei Cristiani. Da detta concezione spira un significato latitudinarista e un falso ecumenismo. Alcuni “fatti” palesano tale concezione eterodossa: le autorizzazioni per la costruzione di sale destinate al pluralismo religioso, l’edizione di Bibbie ecumeniche, che non sono più conformi all’esegesi cattolica, le cerimonie ecumeniche, come quella di Canterbury. Nell’“Unitas Redintegratio” si insegna che la divisione dei cristiani «è per il mondo motivo di scandalo ed ostacola la predicazione del Vangelo a tutti gli uomini… che lo Spirito Santo non si rifiuta di servirsi delle altre religioni come strumenti di salvezza». Il medesimo errore è ripetuto nel documento “Catechesi tradendae” di Giovanni Paolo II. Nello stesso spirito, e con affermazioni contrarie alla Fede tradizionale, Giovanni Paolo II, nella cattedrale di Canterbury, il 25 maggio 1982, dichiara che: «la promessa del Cristo ci ispira fiducia che lo Spirito Santo sanerà le divisioni introdotte nella chiesa fino dai tempi dopo la Pentecoste», come se l’unità del CREDO non fosse mai esistita nella Chiesa. Il concetto di “Popolo di Dio” induce a credere che il Protestantesimo non è altro che una forma particolare della medesima religione cristiana. Il Concilio Vaticano II proclama «una vera unione nello Spirito» con le sètte eretiche (“Lumen Gentium”, 14), «una certa comunione, ancora imperfetta con esse» (“Unitatis Redintegratio”, 3). Questa unità ecumenica contraddice l’Enciclica “Satis Cognitum” di Leone XIII, il quale insegna che «Gesù non ha fondato una Chiesa che abbraccia più comunità che si rassomigliano genericamente, ma che sono distinte e non legate da un vincolo che formi una Chiesa unica». Ugualmente questa unità ecumenica è contraria all’enciclica “Humani Generis” di Pio XII che condanna l’idea di ridurre ad una qualsiasi formula la necessità di appartenere alla Chiesa Cattolica. È contraria anche all’Enciclica “Mystici Corporis” del medesimo Papa, che condanna la concezione di una Chiesa pneumatica, la quale costituirebbe il legame invisibile tra le comunità separate nella fede…». 

2) Governo collegiale-democratico della Chiesa: 

Dopo aver scosso l’unità della Fede, i modernisti contemporanei s’adoprano a scuotere l’unità di governo e la struttura gerarchica della Chiesa. La dottrina, già suggerita dal documento “Lumen Gentium” del Concilio Vaticano II, sarà ripresa esplicitamente dal nuovo Diritto Canonico (C. 336): dottrina, secondo la quale il collegio dei Vescovi unito al Papa gode allo stesso modo del potere supremo nella Chiesa e ciò in modo abituale e costante. Questa dottrina del doppio potere supremo è contraria all’insegnamento e alla pratica del Magistero Ecclesiastico, specialmente nel Concilio Vaticano I (Dz. 3055) e nell’Enciclica di Leone XIII “Satis Cognitum”. Solo il Papa ha tale potere supremo, ch’egli comunica, nella misura in cui lo ritiene opportuno e in circostanze straordinarie. A questo grave errore si collega l’orientamento democratico ecclesiale, risiedendo i poteri nel “Popolo di Dio” com’è sancito nel nuovo Diritto. Questo errore giansenista è condannato dalla Bolla “Auctorem Fidei” di Pio VI (Dz. 2602). La tendenza a far partecipare la “base” all’esercizio del potere si ravvisa nell’istituzione del Sinodo e delle Conferenze Episcopali, nei Concili presbiterali e pastorali, e nella moltiplicazione delle Commissioni Romane nazionali, così come in seno alle Congregazioni religiose (vedi ad hoc Concilio Vaticano I, Dz 3161- Nuovo Diritto Canonico, ca. 447). La degradazione della autorità della Chiesa è al fonte dell’anarchia e del disordine che oggi vi regnano dappertutto. 

3) I falsi diritti naturali dell’uomo: 

La dichiarazione “Dignitatis humanae” del Vaticano II afferma l’esistenza di un falso diritto naturale dell’uomo in materia religiosa, contrariamente agli insegnamenti pontifici che negano formalmente una simile bestemmia. Così Pio IX, nell’enciclica “Quanta cura” e nel “Sillabo”; Leone XIII, nelle encicliche “Libertas praestantissimum” e “Immortale Dei”; Pio XII, nella locuzione “Ci riesce” ai giudici cattolici italiani, negano che la ragione e la Rivelazione fondino un simile diritto. Il Vaticano II crede e professa, in maniera assoluta, che «la Verità non può che imporsi con la forza propria della Verità», il che si oppone formalmente agli insegnamenti di Pio VI contro i giansenisti del Concilio di Pistoia (Dz. 2604). Il Concilio arriva alla assurdità di affermare il diritto di non aderire alla Verità e di non seguirla; di obbligare i Governi civili a non fare più discriminazioni per motivi religiosi, stabilendo l’uguaglianza giuridica tra le false e la vera religione. Tali dottrine si fondano su un falso concetto della dignità umana, derivante dagli pseudo filosofi della Rivoluzione Francese, agnostici e materialisti, che sono già stati condannati dal San Pio X nel documento pontificio “Notre Charge Apostolique…”. 

4) Concezione protestante della Messa: 

La nuova concezione della Chiesa, secondo la definizione data dal Papa Giovanni Paolo II nella Costituzione preliminare al nuovo Diritto, comporta un cambiamento profondo nell’atto principale della Chiesa che è il Sacrificio della Messa. La definizione della nuova ecclesiologia dà esattamente la definizione della nuova Messa: vale a dire un servizio e una comunione collegiale ecumenica. Non si può meglio definire la nuova Messa, la quale, come la nuova Chiesa conciliare, è in rottura profonda con la Tradizione e il Magistero della Chiesa. È una concezione più protestantica che cattolica, la quale spiega tutto ciò che è stato indebitamente esaltato e tutto ciò che è stato sminuito. Contrariamente agli insegnamenti del Concilio di Trento nella XXII sessione, contrariamente all’Enciclica “Mediator Dei” di Pio XII, si è esagerato il ruolo dei fedeli nella partecipazione alla Messa e sminuito il ruolo del sacerdote, diventato un semplice “presidente”. Si è esagerato il ruolo della Liturgia della Parola e sminuito il ruolo del Sacrificio propiziatorio. Si è esaltata la “cena” comunitaria e la si è laicizzata, a spese del rispetto e della fede nella “Presenza Reale” della transustanziazione. Sopprimendo la lingua sacra, si è pluralizzati all’infinito i “riti”, profanandoli con apporti umani (creativismo) o pagani, e si sono diffuse false traduzioni, a spese della vera fede e della autentica pietà dei fedeli. Eppure, i Concili di Firenze e di Trento avevano pronunciato “anatemi” contro tutti questi cambiamenti e affermato che la nostra Messa risaliva, nel Canone, ai tempi apostolici. I Papi S. Pio V e Clemente VIII hanno insistito sulla necessità di evitare cambiamenti e mutamenti, conservando perpetuamente questo rito romano consacrato dalla Tradizione. La desacralizzazione della Messa, la sua laicizzazione comportano la laicizzazione del Sacerdozio alla maniera protestante. La Riforma liturgica di stile protestante, è uno dei più grandi errori della Chiesa conciliare ed è una delle più dannose per la Fede e la Morale. 

5) La libera diffusione degli errori e delle eresie: 

La situazione della Chiesa, messa in stato di ricerca, introduce, in pratica, il “libero esame” protestante, risultato della pluralità dei “credo” all’interno della Chiesa.

a - Le filosofie moderne, anti-scolastiche, esistenzialiste, anti-intellettualistiche, sono insegnate nelle università cattoliche e nei Seminari maggiori.

 b - L’umanesimo è favorito dal bisogno delle autorità ecclesiastiche di fare eco al mondo moderno, considerando l’uomo il fine di tutte le cose. 

c - Il naturalismo - l’esaltazione dell’uomo e dei valori umani - fa dimenticare i valori sopranaturali della Redenzione e della Grazia. 

d - Il modernismo evoluzionista causa il rigetto della Tradizione, della Rivelazione, del Magistero di 20 secoli. Non esiste più la Verità immutabile, né dogma.

e - Il socialismo e il comunismo - il rifiuto da parte del Concilio di condannare questi errori è stato scandaloso e ha fatto legittimamente credere che oggi il Vaticano sarebbe favorevole a un socialismo o ad un comunismo più o meno cristiano. 

L’atteggiamento della Santa Sede durante questi ultimi 15 anni, sia al di là che al di qua della cortina di ferro, conferma questo giudizio. Infine, gli accordi con la Massoneria, con il Consiglio ecumenico delle Chiese e con Mosca, riducono la Chiesa allo stato di prigioniera, la rendono del tutto incapace di compiere liberamente la propria missione. Sono dei veri tradimenti che gridano vendetta al cospetto di Dio, come gli elogi rivolti all’eresiarca più scandaloso e più nocivo alla Chiesa. È tempo che la Chiesa ricuperi la libertà di realizzare il Regno di Nostro Signore Gesù Cristo ed il Regno di Maria SS. senza preoccuparsi dei suoi nemici! 

sac. dott. Luigi Villa 

 


Vi manca la purezza, la lealtà e il coraggio!

 


Bambina Mia. Mia cara bambina. Buon giorno. Scrivi, figlia Mia e ascolta ciò che Io, il tuo Santo Padre Celeste, oggi ho da dire ai figli della terra:

Dichiaratevi per Mio Figlio il vostro Gesù, perché il tempo della preparazione presto finirà e ciascuno di voi che NON ha trovato Gesù e Dio vostro Padre Celeste, che vi ama moltissimo, si perderà a causa del diavolo perché: soltanto chi segue Gesù sarà accolto nel Mio Regno Celeste, chi invece segue i teologi e le guide della chiesa che non sono fedeli alla Parola di Dio, andrà perduto alla sequela del Mio avversario.

Figli Miei. Dovete svegliarvi e comprendere che la vostra vita terrena è soltanto un periodo di preparazione alla vita eterna. Immaginatevela come una scuola. Nella scuola siete preparati alla vita futura, alla vita- adulta. Imparate le tabelline, l’ABC, un lavoro, le lingue per comunicare con gli altri: venite preparati. La vostra vita terrena ha la stessa funzione, essa è come una scuola, in cui voi vi preparate alla vita futura: la Vita Eterna.

Usate bene dunque la vostra vita e preparatevi! Non sprofondate nelle bugie e nelle tentazioni del diavolo, perché egli vi ha annebbiato e così influenza gli avvenimenti del vostro mondo. Voi correte dietro a cose passeggere invece che seguire Gesù! Voi accumulate beni terreni invece di lasciarvi donare quelli eterni! Voi correte qua e là senza avere una vera meta, perché vi siete smarriti, siete prigionieri delle trappole del maligno e non volete e non sapete come fare a liberarvi, quando invece sarebbe così facile perché la via è Mio Figlio!

Figli Miei. Miei amatissimi figli. Intraprendete la via verso di ME, vostro Padre Celeste, che vi amo moltissimo e fuggite le tentazioni e le trappole del diavolo. Egli vuole soltanto rubare la vostra anima in modo che Io, vostro Padre Creatore soffra. Io infatti, piango per ogni figlio che non trova la via di casa verso di Me e il Mio dolore è grandissimo quando vedo quanti di voi si trovano (ancora) sulla cattiva strada.

“Se oggi il mondo finisse neanche un terzo della popolazione mondiale, sarebbe degna di entrare nel Mio Nuovo Regno. Io potrei donare questa grazia soltanto a un decimo di tutte le persone, che al momento sono qui sulla terra, perché vi manca la purezza, la lealtà e il coraggio di stare dalla Mia parte, il vostro Gesù, di vivere secondo i Miei insegnamenti e di seguirMI incondizionatamente.”

Figli Miei. Purificatevi, perché Mio Figlio è pronto per voi! Continuate a pregare e pregate sentitamente perché la vostra preghiera serve alla conversione, che è ancora molto necessaria! Siate completamente con Gesù il Mio Santo Figlio e non perdetevi nelle esteriorità! L’esteriorità è piena di trappole e reti di cattura e il diavolo non aspetta altro che vi cadiate dentro.

Dichiaratevi dunque completamente per Gesù, incamminatevi decisi verso di LUI! EGLI vi guiderà, vi salverà e v’innalzerà nel Suo Nuovo Regno, non appena verrà il momento opportuno.

Resistete e pregate figli Miei. Io, vostro Padre Celeste, ve ne prego con profondo amore. Amen. Così sia.

Vostro Padre Celeste.

Creatore di tutti i figli di Dio e Creatore di tutto ciò che è. Amen.

ottobre 2014

 


domenica 25 luglio 2021

In questo modo vi tiene prigionieri e”immobili”!

 


Figlia Mia. Mia cara figlia. Eccoti qui. Per favore comunica oggi, ai figli della terra, quanto segue:

Le piaghe che vi saranno mandate servono “per scuotervi” in modo che possiate convertirvi e vedere in quale tempo vivete!

Tutto è scritto nel Sacro Libro del Padre, guardate dunque in faccia alla realtà e non abbiate paura, perché C’È ANCORA TEMPO PER LA CONVERSIONE!!

Usate questo tempo e dichiaratevi più velocemente possibile per Mio Figlio, il vostro Gesù, perché molto presto il tempo della preparazione sarà finito e allora VOI DOVRETE ESSERE PRONTI!

Figli Miei. Non abbiate mai paura, perché la paura viene solamente dal diavolo. Egli vi tiene prigionieri e “immobili”, ma chi corre verso Gesù, chi GLI regala il suo SÌ e si abbandona completamente a LUI sarà liberato dalla paura!

Egli si sentirà sollevato, proverà gioia e DIVENTERÀ’ SEMPRE PIÙ FELICE perché Gesù si prenderà cura di lui e“allontanerà” ciò che NON viene dal Signore e dal Padre! Il diavolo perderà ogni tipo di potere su di lui e la sua anima- egli stesso- sarà elevato e non andrà perduto!

Figli Miei. Liberatevi ora dal “circolo vizioso” della vostra esistenza e dichiaratevi! Soltanto Gesù è la via per raggiungere il Padre! DonateGLI la vostra vita e ci si occuperà di tutto, perché LUI si prenderà cura di voi! Amen. Così sia.

Convertitevi e dichiaratevi ora e non aspettato più a lungo perché molto presto non avrete più chance\scelta.

Con profondo materno amore,

La vostra Mamma Celeste che vi ama moltissimo.

Madre di tutti i figli di Dio e Madre della Salvezza.

Amen.

7 ottobre 2014

ONORE AL CROCIFISSO

 


L'AUSTRIA E LA CROCE.

Il 2 giugno 1935, si celebrarono a Vienna solenni cerimonie in memoria del P. Marco d'Aviano.

Investiva nei loro feudi i principi cristiani, e col quale egli, sovrano tedesco, volle governare il suo impero.

Presentemente, invece, nel secolo XX, una corrente pagana scende dal Nord e vorrebbe insinuarci disgusto contro la Croce, dicendola antieroica; vorrebbe strapparla dagli altari e dai campanili, additarla alle beffe del mondo e ridurla soltanto a segno di disprezzo. No: ciò non sarà mai e poi mai! Noi non rinunciamo alla Croce di Cristo, e, in nome del Crocifisso, esclamiamo con Marco d'Aviano: Fugite, partes adversae!

Cattolici Austriaci! imparate dalla vostra storia, attingete da essa la salda fiducia in Dio, che, in questi tempi difficili, a dispetto di tutti i pusillanimi, alla fine dovranno vincere sempre le grandi idee della Fede Cattolica, e che queste idee, sia pure dopo gravi dolori, trionferanno sempre sulla bruta violenza delle potenze anticristiane». (Il Galantuomo. Almanacco della S. E. I. di Torino, 1936).

A base di tutte le guerre vi è sempre un errore contro la Fede, che solo da Satana, maestro di menzogna ed eterno seduttore degli uomini, può provenire. Per trionfare di tali errori o riappianare le vie della pace turbata, il cristiano non ha che da impugnare con salda fiducia le armi indefettibili del suo «Credo» e della sua «Croce».


SAN PIO V IL PONTEFICE DELLE GRANDI BATTAGLIE

 


IL DIPLOMATICO 


Nello stesso tempo Massimiliano esprimeva calorosamente all'ambasciatore di Sassonia la sua simpatia per i protestanti, e gradiva la proposta dell'elettore Augusto che lo eccitava a “sbarazzarsi di tutte le relazioni coi preti, e a sfidare apertamente il frate che regnava a Roma”. L'imperatore aveva fatta al nunzio un'accoglienza cosi fredda che il duca di Baviera sentì il bisogno di rimproverargli la sua sgarbatezza: “Non è una vergogna, gli disse, vedere come gli ambasciatori turchi sieno accolti in Germania con segni di grande rispetto, mentre si suscitano mille difficoltà per dare udienza al nunzio della Santa Sede?”. 

   Massimiliano comprese che il Papa non avrebbe mai permesso il matrimonio d'un re cattolico con una principessa, che se la intendeva col protestantesimo; e sapeva pure che Filippo II non si sarebbe mai ribellato al veto del Santo Padre. Egli infatti aveva già tentato con occulte proposte di staccarlo dalla Santa Sede, ma non aveva ricevuto che uno sdegnoso rifiuto, da lui stesso definito “pillola amara”. 

   Il re di Spagna, come se raccogliesse già dalle mani tremanti dell'imperatore la signoria dell'Europa caduta ormai sotto il suo protettorato, con un tono fiero e mordace gli fece le proprie rimostranze. Egli si meravigliava che Massimiliano avesse fatto al principe d'Orange l'onore di inviare un arciduca, suo fratello, a intercedere in favore del ribelle alla corte di Madrid, e giudicava una simile condiscendenza come mancanza di tatto. Tuttavia, soggiungeva, nulla produceva in lui tanta meraviglia e si cattiva impressione quanto il suo atteggiamento sleale verso la Chiesa; e lo supplicava di non lasciare le vie battute dai suoi antenati, e in loro nome gli ingiungeva di adempiere il proprio dovere. 

   Tuttora ferito da questa umiliazione, l'imperatore si studiò di far dimenticare al Papa e al re le sue maniere di procedere tanto ambigue. Con una disinvoltura, cosi bene confacente al suo carattere incostante, copri i cattolici di tenerezze riserbate prima ai luterani. Poi, assicurando Filippo II della sua fedeltà, fece chiamare il Nunzio e lo ricevette con gran magnificenza davanti a tutti gli ufficiali della corona. 

Per fortuna la Santa Sede aveva un nunzio forte e intelligente, destro e risoluto, Giovanni Francesco Commendone, vescovo di Zante. “La corte romana, scrive Fléchier, non ebbe mai un diplomatico più dotto, più attivo, più disinteressato e fedele. Egli dovette intraprendere i negoziati più importanti in tempi difficilissimi”. Godette la fiducia di Giulio III, Paolo IV e Pio IV, e la meritò concludendo trattati vantaggiosi con Venezia e i principi italiani, con missioni felicemente riuscite in Fiandra, Inghilterra e Portogallo, e per aver preso parte principalissima al Concilio di Trento. 

   Pio V, che anche prima d'esser Papa aveva apprezzate le belle doti del Commendone, lo confermò nelle diverse sue missioni, e volle servirsi ordinariamente di lui per la soluzione di conflitti che richiedevano un plenipotenziario molto abile. Lo inviò in qualità di legato in Germania e in Polonia, ove degli scaltri intriganti si lusingavano di avere o di prendere il comando della situazione 6 . 

   Il carattere di questo cardinale era però per molti aspetti diverso da quello di Pio V. Il Commendone era senza dubbio virtuoso, pio, aveva un giudizio chiaro, un animo risoluto che andava sino alle ultime conseguenze delle cose, e nei disegni di riforma della Chiesa dimostrava il suo stesso zelo e il suo stesso amore. Ma se era fermo nell'esigere rispetto per la disciplina e nel rivendicare i diritti della S. Sede, usava nei suoi atti più dolcezza e amabilità. Poeta nei suoi anni giovanili, egli aveva conservato nel tratto una soavità che, senza diminuire la forza di quanto esigeva, gli attirava molte simpatie. Mentre Pio V amava di tenersi, per dir cosi, sulle montagne, il Commendone discendeva volentieri su punte meno alte, cercando i mezzi conciliativi. Del resto, agile e nobile insieme, non restava impigliato in nessun affare, e si trovava a suo agio in tutte le corti, ove, guadagnando sì subito l'affetto dei principi, lasciava alla sua partenza bella fama d'integrità, di abilità e di dignitosa affabilità. 

   E' dovere di giustizia rendere omaggio a questo savio collaboratore di Pio V, e bisogna riconoscere che la diplomazia pontificia ebbe in lui un prezioso ausiliare. Quest'elogio corrisponde alla stima che il Papa aveva di lui. Quando egli ritornava dalle sue delicate missioni, riceveva da Pio V dei grandi onori. Il Pontefice accettava spesso i suoi consigli. 

   Il legato scoprì subito i sentimenti di Massimiliano. Ma, siccome nella Dieta di Asburgo aveva potuto vincere le esitazioni dell'imperatore, preferì credere che fosse sincero, e per il momento non volle richiedere da lui che delle facili assicurazioni.  

   Anche Pio V non s'ingannò su questo repentino cambiamento di Massimiliano; le dispute già avute con lui non facevano che confermarlo nella sua opinione. Giudicò tuttavia più conveniente adottare il metodo di condotta del suo legato, e prestar fede alle dichiarazioni imperiali. 

   Un riavvicinamento tra la S. Sede e l'impero avrebbe imposto soggezione ai popoli agitati dalla Riforma, incusso timore ai principi tedeschi, e sconvolto i loro disegni di una confederazione ostile alla Chiesa. Inoltre, il matrimonio del re di Spagna con la figlia dell'imperatore riannodava i vincoli, alquanto allentati, che univano una volta i due grandi Stati cattolici, e permettevano al Papa di effettuare il più ardente dei suoi sogni, l'assalto generale contro i turchi. Pio V in concistoro notificò al Sacro Collegio le buone notizie ricevute dal Commendone, e disse che in pegno della sua benevolenza concedeva a Filippo Il la dispensa per il matrimonio colla nipote. 

La stessa moderazione lo persuase a non rivendicare gli antichi diritti della Santa Sede sul nuovo ducato di Prussia. 

Si sa che i cavalieri dell'Ordine Teutonico un tempo amministravano quella regione a nome della S. Sede; ma nel 1526 il Gran Maestro Alberto di Brandeburgo rinnegò la fede, dispose a suo piacere dei domini a lui affidati, e, spergiuro ai suoi voti, avendo sposata a Konigsberg la figlia del re di Danimarca, eresse la Prussia in ducato ereditario. Il suo regno sconvolto da civili, contese e dispiaceri domestici ebbe fine nel 1568. 

   Dei sette figli avuti dalla sua prima moglie, sei morirono in tenera età. Dalla sua seconda moglie, principessa di Brunswick, ebbe una figlia cieca e un figlio, Alberto Federico, che spinto dalla sua follia a tavola gettava il vasellame sul viso dei convitati. 

   Con la morte del duca Alberto sembrò giunto il momento propizio, per rimettere la Chiesa in possesso dei suoi privilegi. 

   Alcuni amici fedeli consigliarono il Papa a ricorrere alla mediazione di Massimiliano e del re di Polonia, Sigismondo II Augusto. Ma Pio, che teneva l'occhio rivolto piuttosto agli interessi religiosi, comprese che una vittoria territoriale andava praticamente a discapito spirituale, e sacrificò la sovranità pontificia nella speranza di ricondurre quelle popolazioni traviate in seno alla Chiesa. I suoi rappresentanti, per ordine ricevuto, si contentarono di protestare platonicamente alla Dieta di Lublino contro l'ingiusta spoliazione. 

   Il popolo, che temeva invece un atto energico, ammirò il disinteresse del Papa, e lasciò cadere molti pregiudizi che aveva verso di lui. Questa diplomazia soprannaturale ottenne una ricompensa immediata: la città luterana di Danzica permise il ritorno dei domenicani, che, aiutati ben presto da altri missionari, ottennero in quella provincia molte conversioni.  

*** 

Card. GIORGIO GRENTE 

GUARIGIONE FISICA

 


GESÙ, per amor nostro, hai preso su di Te i nostri peccati e le nostre infermità e sei  morto in Croce per salvarci e guarirci, per darci la vita.  

Gesù, crocifisso, sei sorgente di ogni grazia e benedizione. Ora alziamo a Te il nostro  sguardo e la nostra preghiera per la guarigione nostra e di tutti i nostri infermi.  

Gesù, abbi pietà di noi.  

Gesù, hai sofferto sul capo per la corona di spine e sulla faccia per gli schiaffi e gli  sputi.  

Per questi tuoi dolori guariscici dal mal di capo, emicranie, artrosi cervicale, ulcere e  da ogni malattia della pelle. Gesù, abbi pietà di noi.  

Gesù, hai sofferto agli occhi bagnati di sangue e li hai chiusi morendo per noi.  

Per questi tuoi dolori guariscici dalle malattie agli occhi. Dà la vista ai ciechi.  

Gesù, abbi pietà di noi.  

Gesù, con la voce morente hai pregato il Padre di perdonare i tuoi uccisori e con  l'udito quasi spento hai accolto la preghiera del buon ladrone. Per questo tuo amore  tra sofferenze, guariscici dalle malattie alle orecchie, al naso, alla gola. Dà la parola  ai muti e l'udito ai sordi.  

Gesù, abbi pietà di noi. 

Gesù, ti hanno inchiodato mani e piedi alla Croce.  

Per questo crudele dolore guariscici da paralisi, artrosi, reumatismi, dalle malattie alle  articolazioni e alle ossa. Fa' camminare gli zoppi. Risana gli handicappati.  

Gesù, abbi pietà di noi.  

Gesù, nelle tre ore di agonia hai sofferto la sete, il soffocamento e poi sei spirato 

emettendo un alto grido, come pazzo d'amore per noi.  

Per questi tuoi estremi dolori guariscici dalle malattie ai  bronchi, ai polmoni, ai reni, alla mente e da ogni tumore e  malattia strana. Solleva gli agonizzanti.  

Gesù, abbi pietà di noi.  

Gesù, ti hanno perforato con una lancia il costato, mentre il tuo  corpo già morto era coperto di piaghe e di sangue.  

Per il tuo Cuore trafitto e per il tuo Sangue versato fino 

all'ultima goccia, guariscici dalle malattie al cuore, al seno, allo stomaco, all'intestino,  alla circolazione del sangue e da emorragie. Chiudi ogni nostra ferita.  

Gesù, abbi pietà di noi.  

GESÙ, ti preghiamo per i malati qui presenti o presenti nelle nostre intenzioni:  familiari, parenti, amici, conoscenti.  

Chiediamo la guarigione per il loro bene e per le necessità della loro famiglia.  

In questo momento ti raccomandiamo in particolare... (dire mentalmente i nomi, o a  voce bassa, o a voce alta perché l'attesa di uno sia la preghiera di tutti). 

Te li raccomandiamo per l'intercessione della Vergine Maria che era accanto a Te  sotto la Croce.  

Desideriamo la guarigione perché cresca la nostra fede, si estenda sempre più il tuo  Regno attraverso segni e prodigi. Gesù, se è volontà del Padre che le malattie  rimangano, in questo momento le accettiamo. Sul tuo esempio vogliamo accettare la  nostra croce con amore.  

Ma ti chiediamo la forza di sopportare ogni dolore e di unirlo al tuo grande dolore per  il bene nostro, delle nostre famiglie, della Chiesa, del mondo.

Grazie, Gesù, per quello che farai per noi e per i nostri infermi, perché siamo convinti  che qualsiasi cosa farai sarà sempre una grande benedizione per tutti noi.  

Sappi che arriverà ciò che nessuno si aspetta, i tempi si stanno rincorrendo e velocizzando. Questo è il tempo peggiore che sta vivendo l’umanità,

 


Trevignano Romano, 24 luglio 2021

Rimini

Figlia mia, sappi che arriverà ciò che nessuno si aspetta, i tempi si stanno rincorrendo e velocizzando. Cara figlia mia, questo è il tempo peggiore che sta vivendo l’umanità, tante persone stanno soffrendo, ma soprattutto chi non conosce Dio. La guerra spirituale è ancora aperta, ma chi sarà fedele non deve temere nulla. Dico ai miei figli di luce che il male non potrà toccarli, quindi siate gioiosi e tranquilli perché la provvidenza vi arriverà senza esitare. Sappiate che questo è il momento della scelta tra  il bene il male, che la vostra decisione sia per il bene e quindi per la vita eterna. Figli miei, vi dico: tutto questo male terminerà, satana sta approfittando delle anime più deboli e più fragili, ma quando mio Figlio arriverà, tutto sarà nuovo e rinnovato. Testimoniate che la fede è gioia, amore e unità. Ora vi benedico nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Io vostra Madre sono con voi.

VITA DI CRISTO

 


LE TRE SCORCIATOIE DALLA CROCE  

Immediatamente dopo il battesimo, il Nostro Signor Benedetto si ritrasse in solitudine. Il deserto sarebbe stato la Sua scuola, al modo stesso ch’era stato la scuola di Mosè e di Elia. Il ritiro prepara all'azione; e allo stesso fine, più tardi, se ne sarebbe servito Paolo. A qualsiasi consolazione umana Gesù aveva rinunziato perché «stava con le fiere». E per quaranta giorni non mangiò nulla.  

Poiché il fine della Sua venuta era di combattere contro le forze del male, il Suo primo scontro non fu una discussione con un umano dottrinario, ma una contestazione col principe del male in persona.  

«Gesù venne condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato dal diavolo» (Matt. 4: 1)  

La tentazione fu una preparazione d'ordine negativo al Suo ministero, mentre il battesimo era stato una preparazione d'ordine positivo. Nel battesimo, Egli aveva ricevuto lo Spirito e la conferma della Propria missione; nelle tentazioni, ricevette il vigore che si produce direttamente dalla prova e dal cimento. Da un capo all'altro dell'universo sta scritta una legge: che nessuno sarà mai incoronato se prima non avrà lottato. Sopra la testa di coloro che non combattono, nessuna aureola di gloria sta sospesa. I banchi di ghiaccio che galleggiano sulle fredde correnti del Nord non meritano la nostra riguardosa attenzione, appunto perché sono banchi di ghiaccio; ma se dovessero galleggiare senza liquefarsi sulle calde correnti del Gulf Stream, allora ci ispirerebbero rispetto e meraviglia; e di essi, se lo facessero per uno scopo precipuo, potremmo dire che hanno un carattere.  

Il solo modo che abbiamo di dimostrare il nostro amore è di compiere una scelta: le sole parole non bastano. Ecco perché alla prova originaria cui fu sottoposto l'uomo furono poi sottoposti tutti gli uomini; e perfino gli angeli han subito una prova. Nessun merito ha il ghiaccio d'esser freddo, né il fuoco d'essere caldo: soltanto coloro che hanno la possibilità di scegliere possono andar lodati per le azioni che compiono. È appunto attraverso la tentazione, e lo sforzo ch’essa comporta, che il carattere si rivela in tutta la sua profondità. Dice la Scrittura:  

«Beato l'uomo che sopporta la prova, perché quando sarà stato provato riceverà la corona della vita, promessa da Dio a coloro che lo amano» (Giacomo 1: 12)  

I baluardi dell'anima appaiono in tutta la loro possanza quando possente è pure il diavolo cui essi hanno resistito. La presenza della tentazione non implica necessariamente l'imperfezione morale da parte di colui che viene tentato, ché, se così fosse, il Nostro Divin Signore non sarebbe stato tentato. L'intima tendenza al male, qual è quella innata nell'uomo, non è una condizione necessaria all'assalto di una qualche tentazione. A Nostro Signore le tentazioni vennero unicamente dal di fuori, e non già dal di dentro, come il più delle volte accade a noi. Nella prova ch'ebbe a subire Nostro Signore non era in pericolo la perversione degli appetiti naturali, ch'è una tentazione propria a tutti gli altri uomini: il pericolo era bensì rappresentato dall'invito a Nostro Signore a rinunziare alla Sua missione divina, al Suo operato messianico. La tentazione che viene dal di fuori non indebolisce necessariamente il carattere, ché anzi, quando è vinta, offre alla santità l'occasione di accrescersi. Sicché, dato ch'Egli era per essere l'Esempio, doveva insegnarci il modo di conseguire la santità attraverso la sconfitta della tentazione.  

«Poiché appunto per essere stato provato lui e avere sofferto, per questo può venire in aiuto a quelli che sono nella prova» (Ebrei 2: 18)  

Il che è illustrato nel carattere di Isabella in Misura per Misura:  

«Altro è venir tentati, altro cadere».  

Peccaminoso era il tentatore, ma Colui che veniva tentato era innocente. L'intera storia del mondo gravita intorno a due persone: Adamo e Cristo. Adamo, cui era stata data una condizione da conservare, soccombette, e, perdendosi, perdé il genere umano: perché ne era il capo. Quando un governante dichiara la guerra, la dichiarano anche i cittadini, sebbene non facciano, individualmente, una dichiarazione esplicita. Cosicché, quando Adamo dichiarò guerra a Dio, la dichiarò anche l'uomo.  

Con Cristo, adesso, tutto di nuovo era in pericolo: si ripeteva la tentazione di Adamo. Se Dio non avesse assunto natura umana, non sarebbe stato possibile tentarLo. Sebbene le Sue nature, la Divina e l'umana, fossero unite in una sola Persona, la Natura Divina non era diminuita da quella umana, né questa passava la misura a séguito dell'unione con la Natura Divina. Egli poté essere tentato in quanto aveva natura umana. Se intendeva farsi in tutto simile a noi, doveva subire l'esperienza umana di resistere alla tentazione. Ecco perché, nell'Epistola agli Ebrei, ci si rammenta quanto intimamente vincolato all'umanità Lo avessero fatto le prove da Lui affrontate:  

«Non abbiamo infatti un Sommo Sacerdote che non possa compatire le nostre debolezze, ma invece è stato provato in tutto a somiglianza di noi, salvo il peccato» (Ebrei 4: 15)  

È nei disegni di Dio il perfezionare mediante la prova e la sofferenza le creature da Lui amate, ché soltanto portando la Croce è possibile conseguire la Risurrezione. E il diavolo aggredì appunto codesto aspetto della Missione di Nostro Signore. Le tentazioni, infatti, miravano a distogliere Nostro Signore dal compito Suo di salvezza mediante il sacrificio; cosicché, invece della Croce intesa come mezzo di conquista delle anime, Satana Gli suggerì tre scorciatoie per guadagnarsi il favore popolare: una di ordine economico, una seconda basata sui prodigi, e una terza di natura politica. Pochissimi sono coloro che oggigiorno credono nel diavolo; il che serve mirabilmente lo scopo del diavolo. Perché egli s'ingegna di far circolare la notizia della sua morte. L'essenza di Dio è l'esistenza, tanto ch'Egli si definisce: «Io sono Colui che è». L'essenza del diavolo è la menzogna, tanto ch’egli si definisce: «Io sono colui che non è». Poco da fare danno a Satana coloro che non credono in lui: son già dalla sua parte.  

Le tentazioni dell'uomo sono piuttosto facili da analizzarsi, per. ché rientrano sempre in una di queste tre categorie: o riguardano la carne (lussuria e gola), oppure la mente (orgoglio e invidia), oppure l'amore idolatra delle cose (cupidigia). Sebbene per tutta la vita l'uomo sia bersaglio di queste tre specie di tentazioni, esse variano d'intensità a seconda degli anni. Nella giovinezza, difatti, l'uomo è spesso tentato nel senso dell'impurità ed incline ai peccati della carne; nell'età media, la carne si fa meno urgente, e cominciano a predominare le tentazioni della mente, come l'orgoglio e la brama del potere; nell'autunno della vita, è probabile che si affermino le tentazioni nel senso dell'avarizia. Vedendo avvicinarsi il termine della vita, l'uomo si sforza di bandire i dubbi relativi alla sicurezza eterna, ossia alla salvezza, tesoreggiando i beni terreni e raddoppiando la propria sicurezza economica; un'esperienza psicologica acquisita che coloro che da giovani hanno ceduto alla lussuria sono il più delle volte quelli che da vecchi peccano di avarizia. I buoni non sono tentati allo stesso modo dei malvagi, e il Figlio di Dio, che si era fatto uomo, non fu tentato neppure allo stesso modo d'un uomo buono. Le tentazioni di un alcoolizzato a «ritornare al suo vomito», per dirla con la Scrittura, non sono le stesse tentazioni d'un santo a peccare d'orgoglio, quantunque, s'intende, non siano meno reali. Per comprendere le tentazioni cui venne sottoposto Cristo, occorre tener presente che al battesimo conferitoGli da Giovanni, quando Colui che non aveva peccati s'era identificato coi peccatori, i cieli s'erano aperti e il Padre Celeste aveva dichiarato Cristo il Figlio Suo Diletto. Indi Nostro Signore aveva asceso il monte e digiunato per quaranta giorni, trascorsi i quali, dice il Vangelo, «ebbe fame», che è espressione tipicamente eufemica. Satana allora Lo tentò con la scusa di aiutarLo a trovare una risposta a questa domanda: qual era il modo migliore per adempiere il Suo alto destino fra gli uomini? Il problema era di conquistare gli uomini. Ma come? Satana ebbe un'idea satanica, cioè trascurare il problema morale della colpa, con relativa necessità di espiazione, e puntare unicamente sui fattori mondani. Tutt'e tre le tentazioni di Satana mirarono a distogliere Nostro Signore dalla Croce e, di conseguenza, dalla Redenzione. Più tardi Pietro avrebbe tentato Nostro Signore al medesimo modo, ragion per cui sarebbe stato chiamato «Satana».  

La carne umana di cui Egli si era rivestito non era incline all'ozio, ma alla battaglia. Satana vide in Gesù un eccezionale essere umano, che sospettò fosse il Messia e il Figlio di Dio, talché fece precedere ciascuna delle tentazioni da un «se» condizionale. E, infatti, se fosse stato certo di parlare a Dio, non avrebbe cercato di tentarLo. Ma se Nostro Signore fosse stato soltanto un uomo scelto da Dio per operare la salvezza, allora egli avrebbe fatto tutto quanto era in suo potere per indurLo ad adottare nei confronti degli umani peccati sistemi ben diversi da quelli che avrebbe scelti Dio.

***

Venerabile Mons. FULTON J. SHEEN 

Crimini governativi e menzogne della stampa

 


Il Mistero dell’Iniquità


L’insabbiamento dell’11 settembre

Il governo degli Stati Uniti vuol far credere alla gente che il calore  di un incendio ordinario, originatosi dentro l’edificio, abbia causato l’espansione uniforme dei materiali di cui era composto quest’ultimo,  in modo da farlo crollare su se stesso, entro il suo stesso perimetro,  praticamente in modo istantaneo! Si tratta di una cosa manifestamente impossibile. Così come accaduto per le torri, l’acciaio fuso bruciò sotto  l’edificio 7 a più di 1100 °C, e continuò a bruciare ancora per settimane. Fin da subito, prima ancora che venisse avviata una qualsiasi forma  d’indagine, ed anzi persino prima che avvenisse l’effettivo crollo dell’edificio,  venne annunciato dai canali d’informazione dei media corporativi che  l’edificio, indebolito a causa degli incendi e del danno strutturale, era  crollato. Secondo i primi resoconti, la FEMA457 affermò che le fiamme  avevano causato il crollo, ma “come queste abbiano causato il crollo è  sconosciuto.” Quando il NIST pubblicò i suoi rapporti, nel 2008, riportò  che “gli incendi generati dal carburante non hanno giocato alcun ruolo  nel crollo del WTC 7” e che “a parte far iniziare gli incendi nel WTC 7, il  danno ricevuto dal crollo del WTC 1 ha avuto poca influenza sul crollo  del WTC 7,” portando quindi alla conclusione che il crollo del WTC 7  “è stato il primo caso al mondo di crollo totale di un grattacielo causato  principalmente dalle fiamme.” Se si crede ad una cosa simile, non si  hanno problemi a credere che il crollo di quell’edificio è stato in realtà  causato da streghe, folletti o alieni venuti da Marte.458 Quando venne  messo di fronte alle innumerevoli prove di una demolizione controllata  (tra l’altro visibili chiaramente dalle immagini video), il governatore  Thomas Keane della Commissione sull’11 Settembre, ha risposto  seccamente ai suoi interlocutori: “non abbiamo riscontrato alcun segno  delle prove di cui state parlando.” Non è una sorpresa, quindi, il fatto  che l’ex analista della CIA Ray McGovern abbia definito quella sull’11  settembre una “commissione d’insabbiamento”.459

Barry Jennings, coordinatore per le emergenze della l’Autorità per  Edilizia Abitativa di New York, ha fornito la sua testimonianza oculare  delle esplosioni nel WTC 7 che sarebbero avvenute prima ancora  del crollo delle due torri, e dell’improvvisa e misteriosa evacuazione  dell’edificio poco prima di quelle esplosioni. Jennings ha parlato  in diretta alla televisione, quell’11 settembre, e successivamente  ha rilasciato un’intervista, un anno prima di morire in circostanze  misteriose (il 19 agosto 2008), pochi giorni prima dell’ultima versione  rilasciata dal NIST sul crollo del WTC 7. 

Alle 6:47 della mattina dell’11 settembre 2001, l’edificio era stato  messo sotto “stato di osservazione” per delle prove, una condizione  che avrebbe dovuto durare per otto ore. Durante questo “stato di  osservazione”, tutti gli allarmi antincendio sarebbero stati ignorati.  Barry Jennings e Michael Hess (un procuratore della città) erano  stati convocati dal Centro di Gestione delle Emergenze al 23° piano  dell’edificio. A Jennings e Hess venne detto di “uscire immediatamente”  dal palazzo, dopo che avevano trovato deserto l’ufficio dell’EMC.  Quando stavano per raggiungere il sesto piano, Jennings affermò d’aver  sentito una “secca esplosione” che era avvenuta “ai piani inferiori sotto  di me” e che subito dopo “cominciai a sentire numerose esplosioni di  ogni tipo.”460 Intervistato in diretta televisiva, quell’11 settembre, Hess  affermò: “la luce è andata via,”461 insieme ad un’altra persona (Jennings)  “siamo scesi fino al sesto piano,” e che li era avvenuta “un’esplosione”.  Quando raggiunsero quella che era stata la lobby solo qualche minuto  prima, Jennings affermò di aver dovuto passare sopra diversi cadaveri  nella hall dell’ingresso, che era “completamente distrutta.”462 Jennings  aveva testimoniato dinanzi alla Commissione sull’11 Settembre, ma la  Commissione non ne ha fatto menzione alcuna nei suoi rapporti. 

Poco dopo l’ultima spiegazione del NIST sul crollo improvviso del  WTC 7, la BBC ha mandato in onda un programma che cercava di  gettare discredito sulla testimonianza di Barry Jennings. La trasmissione  si concentrava nel far sembrare le affermazioni di Jennings come  inattendibili o non credibili, cercando di dare l’impressione che quel  giorno Jennings in realtà fosse solo nell’edificio, e non accompagnato  da Hess. Tuttavia, la BBC non ha fornito alcuna spiegazione sul perché  avesse riportato la notizia e le presunte ragioni del crollo del WTC 7,  ben 20 minuti prima che quell’edificio crollasse effettivamente.463

Nel documentario 9/11 Chronicles: Truth Rising, si possono  ascoltare le voci dei poliziotti mentre avvertono gli impiegati di  allontanarsi dall’edificio: “Andate via, l’edificio sta per scoppiare!” Uno  dei primi ad intervenire sulla scena fu Kevin McPadden, il quale affermò  d’aver sentito il conto alla rovescia della demolizione dalla radio di un  rappresentante della Croce Rossa: “Sentii 3, 2, 1 e poi boom, boom,  boom, boom, boom…”

Larry Silverstein, il magnate che possedeva il complesso del World  Trade Center, ammise alla televisione che avevano deliberatamente  demolito l’edificio.464 Successivamente cambiò la sua versione dei fatti,  per renderla omogenea a quella ufficiale, secondo la quale il crollo  fu dovuto agli incendi e all’indebolimento strutturale causato dai  detriti caduti dalle torri gemelle, e non il risultato di una demolizione  controllata. È comprensibile che sia stato costretto a cambiare versione,  visto che un edificio non può venire minato con cariche esplosive  dal giorno alla notte, specialmente quando sta andando a fuoco.465 

No, la demolizione dell’Edificio 7 era stata chiaramente programmata in anticipo perché avvenisse l’11 settembre  assieme a quella delle Torri Gemelle.

Quel pomeriggio dell’11 settembre, il Sindaco di New York, Rudolf  Giuliani, davanti alle telecamere della ABC ammise che: “ci è stato  detto che il World Trade Center stava per crollare”, salvo poi ritrattare  quelle sua parole, negando di averle mai dette, malgrado fossero state  registrate e mandate in onda in tutto il paese. All’attivista Sabrina  Rivera, che l’incalzava sull’argomento, Giuliani ha infatti negato le sue  parole pronunciate l’11 settembre: “non sapevo che le torri stessero per  crollare.” Ma allora Giuliani ha mentito l’11 settembre o ha mentito  a Sabrina Rivera?466 La risposta è ovvia: il Sindaco Giuliani è stato  costretto a mentire per poter coprire un crimine. Egli sapeva, come da  sua stessa ammissione, che le torri stavano per crollare, ma non avvertì  nessuno né ordinò che il WTC venisse evacuato – quindi ha mentito  contraddicendo se stesso e negando ciò che aveva detto alla televisione  nazionale l’11 settembre 2001. Ad oggi, il governo degli Stati Uniti  continua ostinatamente ad affermare che l’edificio 7 e le torri gemelle  – tre solidi edifici in cemento armato – siano crollati su se stessi nello  stesso giorno, in modo simmetrico e a caduta libera, e che tutto questo  sia dovuto a dei semplici incendi: una cosa mai accaduta prima (e mai  più ripetutasi) nella storia dell’architettura moderna. Tutti e tre i crolli  mostrano caratteristiche tali da farli associare immediatamente a delle  esplosioni controllate: 1) una nuvola piroclastica, 2) un crollo simmetrico,  3) molteplici esplosioni e lampi di luce – tutti segni caratteristici ed  inequivocabili di una demolizione controllata. Eppure il NIST ha  escluso sistematicamente ogni prova che indicasse una demolizione  controllata, al fine di poter fornire una propria ricostruzione ipotetica e  contraffatta di quegli eventi, un vero e proprio doppelgänger, una sorta  di versione sdoppiata e fantasmagorica che replica in maniera artefatta  le fisionomia reale dell’evento, al quale poi fornisce tutta una serie  di dettagli scientifici col solo scopo d’ingannare l’opinione pubblica.  Mettendo da parte tutte le numerose e documentate prove di una  demolizione controllata, il NIST ha esplicitamente e categoricamente  escluso quelle che ha definito “ipotesi alternative, che suggeriscono che  le torri del WTC siano state distrutte da demolizioni controllate per  mezzo di cariche esplosive,”467 ed ha avuto la faccia tosta di affermare  che il crollo del WTC 7 è stato “il primo caso al mondo di crollo totale  di un grattacielo causato principalmente dalle fiamme.”

Padre Paul Kramer

AVETE TRADITO LA VOSTRA ALLEANZA CON DIO.

 


Carbonia 24.07.2021  –  ore 16.41

L’eco della mia Giustizia già risuona in tutto l’Universo. Ho tanto atteso la conversione degli uomini, ho pianto per il loro allontanamento da Me loro Dio Creatore.

Il mio Cuore è tutto una piaga, vedo la fine di molti figli: …abbandonando il vostro Dio Amore avete tradito la vostra alleanza con Lui, con Colui che vi ha creati e vi ha tanto amati e ancora tanto vi ama.

Convertitevi o uomini, il tempo non ha più tempo, la mia Giustizia è a momenti, solleverò a Me i miei eletti e allontanerò dal mio sguardo i traditori.

Amati figli, siete giunti alla fine di una storia, le Sacre Scritture vi raccontano tutti gli eventi, ma voi non credete più in Me e non vi istruite delle Cose di Dio.

La sua Legge e lama tagliente, la sua Parola è Verità, nessun uomo sulla Terra narra la verità, nessun uomo può competere con Dio, né eguagliarsi a Lui.

La guerra fratricida è in atto, gli uomini si scaglieranno uno contro l’altro, Satana gestisce le menti degli uomini. Il flagello è ormai in atto, tutto si compirà in questo tempo, le campane suonano a morte, …il funerale di questa Umanità è in azione.

Amati miei, se non vi convertirete ORA farete la fine che Satana ha già segnato nel suo piano diabolico.

Per la mia misericordia salverò ogni uomo che si inginocchierà a Me, Mi chiederà perdono dei propri peccati e Mi riconoscerà quale Unico e Vero Dio. Bruciate gli idoli che vi siete creati o uomini, rompete gli indugi, essi non potranno darvi nessun bene perché solo Io Sono! Basta figli miei basta! Armatevi di coraggio e dite di no alla Bestia, tornate a Gesù vostro Dio Amore e Salvatore, piegate a Lui il vostro cuore, donategli il vostro tutto perché Egli possa salvarvi.

Le atrocità più grandi avranno inizio a breve, il maledetto Serpente sa che non potrà vincere la battaglia e userà ogni cattiveria sui miei figli.

Abbiate nelle vostre mani l’arma di questi tempi: …il santo Rosario! Pregatelo con forza, dedicatelo alle intenzioni della Santissima Vergine. Ella quale Corredentrice dell’Opera di salvezza ne farà corona di gloria. Sarete tutti vittoriosi in Cristo Gesù perché sarete a Lui guidati da Maria Santissima.

Il risveglio di molti porterà fuori gioco l’avversario, lo indebolirà, perché Io manderò il mio Esercito celeste con a capo san Michele Arcangelo a dargli battaglia, dare il giusto supporto ai miei figli.

Non abbassate la guardia figli miei, questo è il tempo che Gesù chiamerà per nome e donerà di Sé ai suoi.
Faatevi trovare pronti.

Dio salva!

GESU’ OSTIA

 


All’incredulo perché sia meno scettico, e al sacerdote perché sia meno tiepido.

Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte, né si accende una lucerna per metterla sotto il moggio, ma sopra il lucerniere perché faccia luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli. (Mt 5,14-16)


SULLE ORME DI GESÙ OSTIA

 

Sant'Antonio Maria Zaccaria: una voce eucaristica della Controriforma

I primi storici scrivono di lui: «era tutto spirito», «pareva tutto spirito». Basterebbero queste tre semplici parole per capire che ci troviamo di fronte a un uomo che respira, si nutre e vive solo di Dio e per Dio.

Anche noi, ancora oggi, possiamo rendercene conto. Leggendo i suoi sermoni e le sue lettere, non si può non rimanere impregnati della sua spiritualità.

La vocazione di S. Antonio Maria Zaccaria ci appare in tutta la sua pienezza, avendo interiorizzato in modo perfetto il messaggio essenziale del monachesimo: riportare il proprio cuore ad essere abitazione privilegiata ed esclusiva di Dio.

Esorta, in un sermone: «L'uomo, carissimi, è fatto e posto in questo mondo principalmente e solo acciocché vada a Dio, e tutte le altre cose l'aiutano a questo».

Ci troviamo di fronte al fondamento di tutta la vita cristiana, al punto di partenza di ogni itinerario spirituale, giacché uno solo è il fine dell'uomo: Dio. E lo Zaccaria si prepara a percorrere questa via formulando un fermo proposito: «Io voglio vivere spiritualmente, io voglio diventare un medesimo spirito con Dio, io voglio che la cittadinanza mia sia in cielo, io voglio avere Dio sempre nel cuore». E questo gli è possibile a prezzo di: «astinenze - riporta il biografo -, digiuni, veglie ... e soprattutto la meditazione dei misteri divini, che talvolta si protraeva lungo l'arco della notte».

Egli si distacca da tutto ciò che può ostacolare la santità della vita a cui è chiamato. Per unirsi a Dio occorre separarsi da quello che ci allontana da Lui. Questo spiega le sue parole: «Va' libero a Dio e non ti attaccare a cosa alcuna». Ma lo strumento principale della sua trasformazione interiore è l'Eucaristia, che definisce: «Crocifisso vivo».

La Croce e l'Eucaristia sono per lui un tutt'uno, come la suprema testimonianza dell'amore di Dio per l'uomo. Egli, infatti, riconosce una strettissima relazione tra il mistero della Croce e quello dell'Eucaristia: nell'Eucaristia la passione diventa permanente, e Cristo si dà a noi perpetuando il suo sacrificio.

Sottolinea l'azione rigeneratrice e fortificatrice di questo Sacramento, usando parole forti: «Non c'è da meravigliarsi se l'uomo si è intiepidito ed è diventato bestia: è perché non frequenta questo Sacramento. Dunque la conversione più grande che fai verso Dio riguarda proprio questo cibo. Vacci, carissimo, vacci: non esiste cosa che più ti possa santificare, perché ivi è il Santo dei Santi».

Nonostante siano trascorsi più di quattro secoli e mezzo da quando sono state pronunciate, queste parole risuonano di sconcertante attualità. Quante volte veniamo a conoscenza di fatti di cronaca carichi di atrocità, dove l'essere umano si comporta come una bestia, se non addirittura peggio! E la causa è sempre la stessa: il rifiuto dell'uomo ad accogliere Dio nella propria vita.

Lo Zaccaria, con l'incessante preghiera e con la profonda devozione all'Eucaristia, raggiunge uno stato di intimità con Dio, tanto da poter dire: «Una volta gustato lo spirito, ogni realtà carnale diventa insipida».

In tale quadro non ci si stupisce se quest'uomo, che già sulla terra vive assaporando i beni del Cielo, si firma salutando le Angeliche, amate figlie spirituali: «vostro padre in Cristo, anzi vostro Spirito in Cristo». E da uno scritto di una di loro si legge: «Sembrava un angelo in terra...».

Al grado di spiritualità ch'egli ha raggiunto, vuole condurre pure tutti i suoi discepoli, ogni uomo; e non è facile. Non dimentichiamoci che lo Zaccaria vive nel tempo della piena riforma luterana e anglicana, in cui la Chiesa Cattolica attraversa un periodo di profonda crisi. Ma lui, giovane medico di Cremona, nonostante la bufera protestante, a ventisei anni diventa sacerdote: è il 1528.

Vuole difendere la fede cattolica e rinnovare una società non meno in crisi della Chiesa. La sua proposta è semplice: l'imitazione di Cristo. Tutti i cristiani, a qualunque stato appartengano, devono promuovere l'opera di rinnovamento.

Per attuare questo programma istituisce i "Barnabiti", le "Suore Angeliche" e la "Congregazione dei Coniugati".

Per quei tempi è una vera e propria rivoluzione: le Angeliche sono donne consacrate all'apostolato, e i Coniugati sono uomini e donne sposati, chiamati alla vita ascetica e all'apostolato. Si tenga presente che in tale periodo la religiosità femminile è solo claustrale, e i laici sono tenuti fuori da ogni attività della Chiesa.

Per le tre Famiglie, S. Antonio Maria Zaccaria sceglie San Paolo come maestro di dottrina, modello di vita e di apostolato. Nasce così un movimento spirituale di Vangelo vissuto, con una concreta vita di pietà e di devozione fondata sulla meditazione e applicazione della Parola di Dio. L'impegno comune non è la riforma delle istituzioni ecclesiastiche, ma la riforma dell'uomo interiore: bisogna rinnovare prima se stessi, per poter in seguito rinnovare gli altri.

E qual è l'inesauribile forza rinnovatrice per eccellenza, se non l'Eucaristia: simbolo vivente della Croce?

Per tale motivo, il fondatore e i suoi discepoli danno un nuovo e forte impulso alla vita sacramentale, tutta centrata sulla celebrazione dell'Eucaristia.

Con culto solenne celebrano la festa del Corpus Domini. Commemorano la passione e morte di Cristo con l'uso di suonare rintocchi di campane alle ore tre pomeridiane del venerdì. Sono i Barnabiti gli iniziatori, nella loro forma più solenne, delle 'Quarantore': l'adorazione pubblica del SS. Sacramento, esposto sull'altare.

Tale pratica trae origine dalla prassi liturgica di conservare in un'urna, nella settimana santa, le specie eucaristiche, richiamando i fedeli ad adorare, come avrebbero fatto le anime pie che avessero potuto vegliare il sepolcro di Cristo nelle quaranta ore intercorse dal venerdì santo al mattino del primo giorno dopo il sabato, ch'è l'alba della risurrezione.

L'iniziativa dei Barnabiti ha luogo nel duomo di Milano e, a turno, nelle chiese della città, per poi diffondersi in tutta l'Italia settentrionale.

S. Antonio Maria Zaccaria e i suoi primi discepoli «ebbero il merito - scrivono gli storici di oggi - di togliere l'Eucaristia da altari squallidi, da sagrestie indecorose, da bugigattoli senza luce, dov'era spesso abbandonata». Trasmettono ai loro contemporanei, distratti e intiepiditi nella fede e che si accostano ai Sacramenti uno o due volte all'anno, l'invito a una Comunione frequente.

Col suo messaggio, lo Zaccaria esorta tutti a ritornare all'Eucaristia, perché è la sorgente della vita, il centro della fede e dell'amore.

Per questo i biografi lo proclamano un 'santo eucaristico'. Eucaristicamente vive anche chi gli sta accanto e lo segue. Una suora angelica testimonia che il suo Ordine ha ricevuto «la grazia singolare della fame e sete del sacro Pane di vita». Sono mirabili le parole di un'altra angelica, Paola Antonia Negri (guida carismatica dei tre collegi, dopo la prematura morte del fondatore, avvenuta all'età di trentasei anni), con le quali incita a perseverare sulla strada già tracciata: «Voi, anime dilettissime, desiderose di correre di virtù in virtù, cibatevi pure spesso delle carni immacolate e sante di questo Agnello, affinché vi transustanziate tutte in lui, facendo l'anima vostra divina, così come egli si fece partecipe della nostra umanità, impastando la sua divinità con la nostra carne».

Anche nel cuore di chi non l'ha conosciuto, S. Antonio Maria Zaccaria trapianterà il suo amore appassionato per Gesù Ostia, come in S. Alessandro Sauli (1534-1592), uno dei più grandi interpreti della tradizione eucaristica dell'Ordine dei Barnabiti, fedele collaboratore del santo arcivescovo di Milano, card. Carlo Borromeo, e futuro vescovo di Pavia. Anche lui viene definito un 'santo eucaristico': con un limpido argomentare traccia una vera e propria dottrina sull'Eucaristia, fatta propria nella vita di tutti i giorni.

Secondo il suo pensiero, l'uomo - ch'è carne e spirito - necessita del duplice alimento: materiale e spirituale. Ma mentre il corpo ha bisogno di una pluralità di cibi, «all'anima è sufficiente il solo Cristo». Sono cinque i benefici di questo Sacramento: antidoto contro il peccato, fonte di energie spirituali, accrescimento di virtù, guarigione interiore, divinizzazione. Perciò va «frequentato» e «preparato» con intensa devozione. Ne sostiene la frequenza della pratica quotidiana, come Sant'Agostino: «Se il pane è quotidiano, quotidiana sarà anche l'Eucaristia». Ma alla mensa eucaristica si va «non santificati, ma per santificarci», riprendendo un'espressione di S. Bonaventura. La presenza di Cristo nell'Eucaristia, infatti, ci trasforma: Cristo, prima di riceverlo, ci invita a purificarci; mentre lo riceviamo, suscita amore; dopo averlo ricevuto, ci unisce a Dio. Per questo motivo l'Eucaristia viene chiamata anche Comunione.

Come Dio inviò il diluvio d'acqua, nell'Antico Testamento, così Cristo, nel Nuovo Testamento, riversa un «diluvio di fuoco» che si manifesta nel mistero della Cena. E il «diluvio di fuoco» consiste nelle fiamme dell'amore che purifica.

Questa è in sintesi la dottrina eucaristica di S. Alessandro Sauli, un discepolo che accoglie e trasmette quell'eredità che S. Antonio Maria Zaccaria lascia a tutti i suoi figli, con le parole: «Tocca a voi, ora, essere la mia lettera, essere il mio scritto! Che vedendo voi, sentendo voi, si possa leggere, si possa capire cosa avevo nell'animo, l'amore totale per la riforma»; riforma che vuol dire: rivoluzione interiore, rinascita in Cristo dell'uomo, della collettività, delle istituzioni.

CHE I FRATI DI NIENTE SI APPROPRINO, E DEL CHIEDERE L’ELEMOSINA E DEI FRATI INFERMI

 


REGOLA BOLLATA

(1223)

[90]              1 I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcuna altra cosa. 2 E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà ed umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia. 3 Né devono vergognarsi, perché il Signore si è fatto povero per noi in questo mondo. 4 Questa è la sublimità dell’altissima povertà quella che ha costituito voi, fratelli miei carissimi, eredi e re del regno dei cieli, vi ha fatto poveri di cose e ricchi di virtù. 5 Questa sia la vostra parte di eredità, quella che conduce fino alla terra dei viventi. 6 E, aderendo totalmente a questa povertà, fratelli carissimi, non vogliate possedere niente altro in perpetuo sotto il cielo, per il nome del Signore nostro Gesù Cristo.

[91]              7 E ovunque sono e si incontreranno i frati, si mostrino familiari tra loro reciprocamente 8 E ciascuno manifesti con fiducia all’altro le sue necessità, poiché se la madre nutre e ama il suo figlio carnale, quanto più premurosamente uno deve amare e nutrire il suo fratello spirituale?

[92]              9 E se uno di essi cadrà malato, gli altri frati lo devono servire come vorrebbero essere serviti essi stessi.

S. Francesco d’Assisi