venerdì 5 luglio 2019

AVVISI DALL’ALTRO MONDO



Bonaventura Meyer

HO VISTO LA CHIESA DI SAN PIETRO 

(Visione della venerabile Suora Anna Caterina Emmerich, raccontata ad un pellegrino negli anni 1819-1820) 

«Ho visto un numero infinito di persone, che erano occupate a demolire la Chiesa di San Pietro. Però ne ho visto pure altre, che la riedificavano. Si profilavano linee di collegamento di operai manovali attraverso tutta la terra, ed io mi meravigliai della coerenza. I demolitori strappavano via pezzi interi e vi erano specialmente molti membri di sette e rinnegati. Come secondo ad un piano e un ordine, c’era della gente che demoliva, portando grembiuli bianchi con orlo azzurro e tasca e le loro cazzuole stavano nella cintura. Il resto era vestito di abiti di ogni genere e tra loro c’era della gente importante e nobile in uniforme, che però non lavorava, ma marcava solo sulle mura con la loro cazzuola, dove e come gli operai dovrebbero demolire. 

Alle volte però, quando non sapevano subito come demolire, si avvicinavano, per essere sicuri, ad uno di loro, che aveva un grande libro, come se ci fosse tutto il piano della costruzione e della demolizione. Allora marcavano di nuovo con precisione un posto con la cazzuola, e presto era demolito. Questa gente rovinava con tutta calma ed esattezza... 

Vedevo il Papa in preghiera. Era circondato da falsi amici, che facevano sovente il contrario di quello che lui ordinava. Ho visto un laico, un tipo piccolo in piena azione contro la Chiesa. 

Mentre la Chiesa veniva demolita da una parte, si cominciava a ricostruirla dall'altra, ma senza fretta. Vedevo molti sacerdoti, e uno andò, senza lasciarsi disturbare, proprio tra i demolitori e ordinò di fermarsi e di ricostruire. Vedevo altri sacerdoti pregare pigramente il loro breviario e portare magari una pietrina come grande rarità sotto il mantello o porgerla ad altri. Sembrava che tutti non avessero alcuna fiducia, nessuna voglia, nessuna direttiva e di non sapere di che cosa si trattava. Era una miseria». 

Dal principio di agosto fino alla fine di ottobre 1820, Anna Caterina Emmerich era in preghiere unite ad intercessioni per il Santo Padre, a cui seguì una vasta visione: 

«Vedo nuovi martiri, non di adesso, ma nel futuro; ma li vedo già affollarsi. 
Vedevo - continuava - gente che demoliva continuamente la grande Chiesa e vedevo una bestia orribile, sorta dal mare con loro. Essa aveva una coda come un pesce e gli artigli come un leone e molte teste, che stavano alla rinfusa intorno ad una grande testa come una corona. Il suo muso era grande e rosso. 
Era macchiata come una tigre ed era del tutto familiare coi demolitori. 
Giaceva spesso in mezzo tra essi mentre lavoravano; essi andavano pure da lei nella caverna, nella quale alle volte si nascondeva. Frattanto vedevo qua e là attraverso tutto il mondo gente buona e devota, e specialmente sacerdoti che venivano torturati, incarcerati ed oppressi ed avevo l’impressione, che essi sarebbero diventati i nuovi martiri. Quando la Chiesa era già quasi demolita, tanto che rimanevano ancora solo il coro e l’altare, vidi questi demolitori penetrare nella chiesa, e qui trovarono una grande magnifica donna. Pareva come se fosse incinta, perché andava soltanto lentamente; i nemici erano molto spaventati di questo, e la bestia non poteva fare alcun passo. Essa allungò il suo collo furiosamente verso la donna, come se la volesse ingoiare. La donna però si volse e cadde sul suo viso. Vedevo ora la bestia fuggire di nuovo verso il mare, ed i nemici correvano disordinatamente e confusi; vedevo infatti in lontananza avvicinarsi sulla terra e anche nel cielo da ogni parte intorno alla chiesa dei grandi cerchi». 

Il 10 agosto essa riferì: «Vedo il Santo Padre in grande tribolazione. Egli abita un altro palazzo e lascia solo pochi fidati con sé. Se il cattivo partito conoscesse la sua grande forza, esso sarebbe già scatenato. Io temo che il Santo Padre dovrà subire ancora grandi tribolazioni prima della sua fine. Vedo la Chiesa nera eretica in crescenza e di cattivo influsso sui sentimenti. La pena del Santo Padre e della Chiesa è veramente così grande, che bisogna supplicare Dio giorno e notte. Mi è stato dato l'incarico di pregare molto per la Chiesa e per il Papa... Sono stata condotta questa notte a Roma, dove il Santo Padre è ancora nascosto, in grande tribolazione, per sfuggire a cattive richieste. Egli è molto debole e completamente estenuato da afflizione, preoccupazione e preghiera. Egli è nascosto specialmente perché non può più fidarsi di molti. Ma c'è un vecchio, ingenuo, molto devoto sacerdote con lui che gli è amico, e che, essendo così ingenuo, hanno stimato che non valeva la pena di allontanarlo dalla sua vicinanza. Quest’uomo ha però molte grazie da Dio. Egli vede e si accorge di molto e lo comunica fedelmente al Santo Padre. 
In questa maniera egli è messo in guardia contro colui, che finora aveva fatto tutto, e non farà più niente. Il Papa è così debole, che non può più camminare da solo». 

1 ottobre: «La Chiesa - si lamentò - è in grande pericolo; devo su ordine chiedere ad ognuno che viene da me, un "Pater noster" per questa intenzione. 
Bisogna supplicare che il Papa non abbandoni Roma, ne risulterebbe un danno immenso. Bisogna supplicare, che egli riceva lo Spirito Santo». 

4 ottobre: «Quando ho visto questa notte, in una visione del Papa, San Francesco che portava la Chiesa. Vidi appresso la Chiesa di San Pietro portata sulle spalle da un piccolo uomo, che aveva le sembianze di ebreo. Sembrava molto pericoloso. Maria stava sul lato nord della Chiesa e stendeva proteggendo, il suo mantello. Il piccolo uomo pareva stramazzare. I dodici, che io vedo sempre come nuovi apostoli dovrebbero aiutarlo a portare; ma venivano un po’ troppo lenti. Egli sembrava già cadere a terra, quando vennero infine tutti e lo sostennero, e molti angeli lo aiutarono. C’era solo ancora il pavimento e la parte posteriore, il resto era stato demolito dalla setta segreta e dai servi stessi della Chiesa. Trasportarono la Chiesa in un altro posto ed era come se parecchi palazzi cadessero come campi di spighe davanti a loro. 

Quando vidi la Chiesa di San Pietro nel suo stato di demolizione e come tanti sacerdoti lavoravano pure all’opera di distruzione, senza che l’uno avesse voluto farlo pubblicamente davanti all’altro, ne sentii tanto dolore che gridai violentemente a Dio che abbia misericordia. E vidi il mio sposo celeste davanti a me come un giovane ed egli parlò a lungo con me. Egli diceva, che questo portar altrove la Chiesa significava che apparentemente essa cadrebbe completamente; ma che riposava su questi portatori e risorgerebbe di nuovo da loro; che anche se rimanesse solo un unico cattolico, la Chiesa potrebbe vincere di nuovo, perché essa non è basata sull’intelletto e sul consiglio degli uomini. Egli mi mostrò poi come mai erano state in decrescenza le anime vittime per la Chiesa. Mi fu pure mostrato, che non c’erano quasi più cristiani nel vecchio senso. Sono molto afflitta per questa immagine». 

7 ottobre: «Quando attraversai Roma con Francesco ed un Santo, vedemmo un grande palazzo (Vaticano); stava in fiamme dall’alto in basso. Ero molto timorosa che gli abitanti potessero bruciare, nessuno cercava di spegnere; ma quando ci avvicinammo, le fiamme si spensero, e la casa era nera e bruciacchiata. Attraversammo molte magnifiche sale e arrivammo dal Papa, Egli sedeva nell’oscurità e dormiva su una grande sedia; era molto ammalato e privo di forze, non poteva più camminare. 

Vedo la Chiesa tutta isolata, come completamente abbandonata. È come se tutti la sfuggano. Tutto intorno a lei è in lite. Dappertutto vedevo grande miseria e odio, tradimento cd esasperazione, inquietudine, abbandono e cecità completa». 

«Vidi la Chiesa dì San Pietro che era demolita fino al coro e all’altare maggiore. Michele discese corazzato e armato nella Chiesa e si opponeva con la spada contro molti cattivi pastori, che volevano penetrarvi. 

Già era portata via tutta la parte anteriore, soltanto il Santissimo c’era ancora! Vidi allora una donna magnifica. Essa camminava attraverso la grande piazza davanti alla Chiesa, Aveva raccolto il suo mantello sulle due braccia e si elevò silenziosamente in alto. Ed eccola stare sulla cupola e stendere largamente il suo mantello protettore sopra tutta l’area della Chiesa, che riluceva come oro. I demolitori avevano appena dato un po’ di tregua. Ora volevano riprendere, ma non potevano avvicinarsi in nessuna maniera al mantello protettore dì Maria! 

Dall’altra parte però sorse un'immensa attività dei costruttori. Venne molta gente giovane e forte, ecclesiastici e laici, vennero donne e bambini. Vennero anche uomini molto vecchi, storpiati e ignoti. E la costruzione venne finita. 

Vidi ora un nuovo Papa arrivare con una processione-. Era molto più giovane e severo del suo antecessore. Venne ricevuto con grande solennità. Era come se dovesse consacrare la Chiesa, ma sentivo una voce, che non era necessaria una nuova consacratone, perché il Santissimo era rimasto al suo posto. Doveva essere una doppia grande festa della Chiesa, un giubileo generale e la ricostruzione della Chiesa. Prima che il Papa cominciasse la festa, aveva già preparato la sua gente, che espulse dalla adunanza, senza opposizione, una quantità di sacerdoti superiori e minori. E vidi che abbandonavano arrabbiati e brontolando l’assemblea. E si prese al suo servizio gente tutta diversa, ecclesiastici ed anche laici. Poi cominciò la grande festività nella Chiesa di San Pietro». 

30 dicembre: «Di nuovo vidi la Chiesa di San Pietro con la sua grande cupola. 
Michele stava lassù, splendente in veste color sangue con una grande bandiera di guerra in mano. Sulla terra c’era una grande lotta. I verdi e gli azzurri combattevano contro i bianchi, e questi bianchi, che avevano una spada rovente con loro, parevano soccombere completamente: ma tutti non sapevano perché combattevano. La Chiesa era tutta di color rosso sangue. Più la lotta durava e tanto più il colore rosso sangue scomparve dalla Chiesa, ed essa divenne sempre più trasparente. L’angelo invece scese e si avvicinò ai bianchi ed io lo vidi ripetutamente davanti a tutti i gruppi. Allora un coraggio miracoloso si impadronì di essi, non sapeva donde venisse; era lui, che lottava contro i nemici e questi fuggirono in tutte le direzioni. La spada rovente sopra i bianchi era ora sparita. Durante la lotta gruppi di nemici passavano continuamente da loro e una volta una quantità numerosissima. Sopra ai combattenti apparivano nell’aria anche schiere di santi, che indicavano e facevano segni con le mani, tutti diversamente, ma però di spirito unisono. 

Quando l’angelo fu disceso dal tetto della Chiesa, vidi sopra di questo nel cielo una croce splendente dalla quale pendeva il Salvatore, dalle cui ferite si spargevano fasci luminosi sulla terra. Le ferite erano rosse come portali lucenti con il centro giallo sole. Non portava una corona di spine; ma da tutte le ferite alla testa partirono raggi orizzontali nel mondo. I raggi partenti dalle mani, dalle costole e dai piedi, avevano i colori dell’arcobaleno, partivano finissimamente ed anche raggruppati verso paesi, città, case, attraverso tutta la terra. Li vedevo qua e là, lontani e vicini, cadere su ogni genere di credenti ed assorbire anime, che scorrevano su uno di questi raggi di colore nella ferita del Signore. I raggi della ferita laterale fluirono come un immenso fiume sulla Chiesa sottostante. La Chiesa ne risplendeva tutta, e attraverso questo fascio di raggi vidi la più gran parte di anime entrare nel Signore. 

Ma vidi anche sospeso nel cielo un cuore rosso e risplendente. dal quale una via radiosa bianca conduceva nella ferita laterale, e dalla quale un’altra via radiosa si spandeva sopra la Chiesa e molte regioni; e questi raggi assorbivano moltissime anime, che entravano attraverso il cuore e la via di luce nel lato di Gesù. Mi venne detto che questo cuore era Maria. 

Quando la lotta sulla terra fu terminata, la Chiesa e l’angelo, che adesso spariva, erano diventati bianchi e lucenti. Anche la croce spariva e al suo posto stava una donna alta e lucente sulla Chiesa e stendeva largamente il suo mantello dorato e splendente sopra di essa. Sotto la Chiesa comparvero l’Umiltà e la Riconciliazione vicendevole. Vidi avvicinarsi vescovi e pastori, che si scambiavano libri, e le sètte riconobbero la Chiesa per la vittoria miracolosa e per le luci della rivelazione, che avevano visto essi stessi risplendere su di lei. Queste luci venivano dai raggi della polla del lago, che 
era da Giovanni. Quando vidi questa fusione di luci, un profondo sentimento del Regno di Dio s’impadronì di me. Sentii uno splendore ed una vita superiore nella natura e una santa commozione in tutti gli uomini, come al tempo della vicina nascita del Signore e sentii la vicinanza del Regno di Dio così che ero costretta ad andargli incontro a giubilare». 

Non perdetevi negli eccessi, ma vivete una vita con Dio.



Maria Madre di Dio

Molti dimenticano completamente di possedere una dignità e si lasciano andare all’alcool, al sesso e a tutto ciò che diverte. Vi rendete ridicoli, ma poiché non possedete freni inibitore, non ve ne accorgete e vi degradate.

Non perdetevi negli eccessi, ma vivete una vita con Dio.

Voi fate cose completamente ripugnanti, annebbiati dall’alcool e guidati dalle opinioni altrui. Tutto ciò che vi fa sentire male dopo averlo fatto, ciò non viene da Dio. Quindi svegliatevi, miei cari figli. Non seguite il diavolo. Non perdete la vostra dignità e restate lontani dall’alcool.

Egli si occupa di ognuno dei Suoi figli, ma voi glie Lo dovete permettere.

Le sette Contemplazioni del Mistero dei Sangue di Gesù



O Dio, vieni a salvarmi. Signore, vieni presto in mio aiuto
Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo. Come era nel principio e ora e sempre nei secoli dei secoli. AMEN
Trinità amabilissima, ti presentiamo il Sangue divino dell'Agnello immacolato, un giorno tutto sparso ed ora tutto misteriosamente racchiuso nell'Ostia santa.
Ricordatene, Signore, per l'esaltazione della tua Chiesa, per la santificazione dei Sacerdoti, per la salvezza del mondo, per la nostra fedeltà perseverante. Per Cristo nostro Signore.
R. AMEN

Prima contemplazione:

LA CIRCONCISIONE DI GESÙ

"Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere Dio tuo e della tua discendenza dopo di te...
Sia circonciso tra voi ogni maschio" (cf Gen 17, 7.10).
"Quando furono passati gli otto giorni prescritti per la circoncisione, gli fu messo nome Gesù" (Lc 2,21).
Dopo otto giorni dal Natale di Gesù, ancora nella squallida grotta di Betlemme, puntualmente e fedelmente S. Giuseppe, il giusto, si accinge ad imprimere nel Figlio divino il sacro sigillo della circoncisione.
È compreso di alta riverenza, mentre per fedeltà alla Legge compie il delicatissimo religioso ufficio come padre legale di Gesù; e sparge le prime gocce di quel Sangue divino che un giorno, versate in abbondanza dalla croce, redimeranno il mondo. Egli conosce il valore di quelle stille e con spirito sacerdotale le offre all'Altissimo entro il calice vivo del suo Cuore.
Maria, in disparte, contempla adorando e si offre insieme al suo tenero Agnello per la grande immolazione redentrice.
Il Bambino, comprimendo nel cuore i palpiti dell'amore infinito, ripete al Padre celeste: "Non hai voluto sacrificio e olocausti; mi hai preparato un corpo. Ecco, io vengo per compiere, o Dio, la tua volontà".
Raccogliamo religiosamente le prime gocce del preziosissimo Sangue di Gesù e offriamole al trono dell'Altissimo: rappresentano la primizia di quel Sangue che sarà versato dal nostro Redentore nella sua passione per la nostra salvezza (da una meditazione).
Gesù viene circonciso, comincia a effondere il suo sangue. Con la circoncisione entra nell'alleanza di Abramo e al tempo stesso ne inaugura il compimento nel suo sangue.
(Silenzio contemplativo)

V/. Ci hai redenti, Signore, con il Sangue dell'Agnello
R/. A cui si deve gloria, onore e benedizione nei secoli.

Seconda contemplazione

L’AGONIA DI GESU’ NELL'ORTO DEGLI ULIVI

"Uscito, se ne andò, come al solito, al monte degli Ulivi. Anche i discepoli lo seguirono. Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate per non entrare in tentazione». Poi si allontanò da loro quasi un tiro di sasso e inginocchiatosi, pregava: «Padre, se vuoi, allontana da me questo calice! Tuttavia, non sia fatta la mia, ma la tua volontà». Gli apparve allora un angelo dal cielo a confortarlo.
In preda all'angoscia, pregava più intensamente; e il suo sudore diventò come gocce di sangue che cadevano a terra" (Lc 22,39-44).
È giovedì, l'ora del Getzemani.
Avviciniamoci a Gesù, al suo Cuore buono, e ascoltiamo il suo palpito angoscioso in quella notte dolorosa, in cui si vide tradito da Giuda, rinnegato dal suo Pietro, abbandonato dai suoi cari Apostoli che teneramente amava.
Cerchiamo di penetrarlo, di intenderlo profondamente questo palpito di amore e di dolore di Gesù Cristo, per consolarlo e riparare. Pensiamo spesso, molto spesso, all'angoscia mortale di Gesù, che lo fece sudare sangue. Prendiamo posto vicino a Lui su quella zolla purpurea irrorata dal suo prezioso sangue, prostriamoci in profonda adorazione quali sue consolatrici.
È il massimo dovere di una sposa fedele far sue le pene, le sofferenze, le agonie dello Sposo che ama. Gesù ci vuol mettere a parte del suo calice. Accettiamolo serenamente, per condividere con Lui le angosce della sua amarissima passione.
L'anima più amante s'immerga nel Sangue preziosissimo del suo Dio e sempre più verrà a conoscenza del palpito angoscioso del suo Cuore divino.
(dagli ammaestramenti della Serva di Dio).
Gesù prega perché sia fatta la volontà del Padre e suda sangue. Questa la volontà del Padre: che tutta la sua persona sia vita donata per la redenzione del mondo, vita effusa, e copiosamente attinta al Calice della salvezza.

(Silenzio contemplativo)

V/. Ci hai redenti, Signore, con il Sangue dell'Agnello
R/. A cui si deve gloria, onore e benedizione nei secoli.

Terza contemplazione

LA FLAGELLAZIONE DI GESÙ

"Pilato, presa dell'acqua, si lavò le mani davanti alla folla: «Non sono responsabile, disse, di questo sangue. Vedetevela voi!» E tutto il popolo rispose: «Il suo sangue ricada sopra di noi e sopra i nostri figli». Allora rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò ai soldati perché fosse crocifisso" (Mt 27,24b-26).
All'uscire dal Getzemani, Gesù, pur pallido ed estenuato, appariva di una bellezza e maestà da farlo emergere fra tutti. Anche i più indifferenti e ostili non riuscivano a sottrarsi al suo fascino.
Era come un'irradiazione della sua Divinità, che per essenza è amore.
Di quella sacrosanta Umanità, quale scempio si fece nella crudelissima flagellazione! Quanto umiliante e spasmodica fu quella violenta carneficina... Gesù, senza un miracolo, avrebbe dovuto morirne.
I flagellatori, dopo aver ridotto tutta una piaga quella dolce Vittima con un'incomposta furia di crudelissimi colpi, non desistettero se non quando la videro cadere stremata nella pozzanghera del suo sangue.
Tutto questo mise al colmo anche le sofferenze del Cuore di Maria.
Mentre Gesù offriva il suo Sangue, univa alla sua l'offerta di tutte quelle anime generose che, lungo i secoli, sulle orme della Madre sua, avrebbero accettato l'immolazione con la stessa carità e gli stessi fini (DMMC).
Gli uomini non lesinano i colpi e questo li porta dinanzi a Gesù imbrattato dal sangue della flagellazione. "Il suo sangue ricada su di noi e sui nostri figli...": parola blasfema e parola profetica; ogni uomo troverà la salvezza proprio in quel sangue, abbondante abbastanza da ricadere su ogni figlio nato sulla terra per lavarlo da ogni peccato.

(Silenzio contemplativo)

V/. Ci hai redenti, Signore, con il Sangue dell'Agnello
R/. A cui si deve gloria, onore e benedizione nei secoli.

Quarta contemplazione

GESÙ È CORONATO DI SPINE E SCHERNITO

"Allora i soldati del governatore condussero Gesù nel pretorio e gli radunarono attorno tutta la coorte. Spogliatolo, gli misero addosso un mantello scarlatto e, intrecciata una corona di spine, gliela posero sul capo, con una canna nella destra; poi, mentre gli s'inginocchiavano davanti, lo schernivano: «Salve, re dei Giudei!».
E sputandogli addosso, gli tolsero di mano la canna e lo percuotevano sul capo. Dopo averlo così schernito, lo spogliarono del mantello, gli fecero indossare i suoi vestiti e lo portarono via per crocifiggerlo" (Mt 27, 28-31).
Guardiamo al Figlio di Dio fatto Uomo nella sua passione: si è assoggettato a tale immolazione da venir trattato come oggetto di ogni disprezzo.
Sotto questa tempesta di umiliazioni e di dolori, il suo sguardo non si turba ma rimane dolce, sereno, tranquillo.
In quell'ora Egli ebbe presenti ciascuno di noi e si donò totalmente e si offrì a morire per farci vivere la sua vita di grazia.
Considerando l'amore dello Sposo divino, che ha sparso tutto il suo Sangue per noi, sorgerà nelle anime amanti il desiderio di imitarlo. (dagli ammaestramenti della Serva di Dio).
Capo di Gesù oltraggiato, destino del Salvatore schernito e non riconosciuto, Redentore semplicissimo, come il suo Sacramento.

(Silenzio contemplativo)

V/. Ci hai redenti, Signore, con il Sangue dell'Agnello
R/. A cui si deve gloria, onore e benedizione nei secoli.

Quinta contemplazione

GESÚ SALE AL CALVARIO PORTANDO LA CROCE

"Essi allora presero Gesù ed egli, portando la sua croce, si avviò verso il luogo del cranio, detto in ebraico Golgota" (Cv 19,17).
Leggiamo nel gran libro del Crocifisso che cosa è costata a Dio la nostra anima: gli è costata tutta la sua passione, fino alla morte di croce.
Il Crocifisso dobbiamo averlo sempre scolpito nel nostro cuore, per corrispondere al suo amore con tutta la forza del nostro amore.
Il Sacrificio sanguinoso del Figlio di Dio che dona tutto se stesso al Padre, gli atroci tormenti che ha subito, ci dicano quanto è grande, sublime l'anima nostra e come è necessario che sappiamo custodirla nella grazia del Signore, che operiamo in modo da renderla sempre più pura, limpida, trasparente.
Dio ci ha tanto amato da dare tutto il suo Sangue per ciascuno di noi.
Immergiamoci in quel Sangue preziosissimo per fortificarci e impostarci in quella linea di fedeltà che possa dargli il massimo compiacimento.
Sappiamo valerci di questo mezzo di purificazione, di trasformazione, di immersione nella luce. (Dagli ammaestramenti della Serva di Dio).
Prima le percosse, i gesti violenti, e poi la sofferenza da portare, gli omicidi e poi il lutto di cui nessuno parla ma che pure sanguina. "Gesù stesso si caricò della croce", dice l'evangelista Giovanni. Se anche c'era un Cireneo, la croce era di Gesù.
Il sangue effuso e il sangue che continua a scorrere, lungo il cammino che porta al Monte di Dio, la montagna dell'alleanza.

(Silenzio contemplativo)

V/. Ci hai redenti, Signore, con il Sangue dell'Agnello
R/. A cui si deve gloria, onore e benedizione nei secoli.

Sesta contemplazione

LA CROCIFISSIONE E MORTE DI GESÙ

"Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria di Cleofa e Maria di Magdala. Gesù, allora, vedendo la Madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre: «Donna, ecco il tuo figlio!». Poi disse al discepolo: «Ecco la tua madre!». E da quel momento il discepolo la prese nella sua casa.
Dopo questo, Gesù, sapendo che ogni cosa era stata ormai compiuta, disse per adempiere la Scrittura: «Ho sete». Vi era lì un vaso pieno di aceto; posero perciò una spugna imbevuta di aceto in cima a una canna e gliela accostarono alla bocca. E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo spirò" (Gv 19,25-30).
Il Figlio di Dio incarnato, con la sua Umanità gloriosa, sta davanti alla Divinità, Re dell'universo e pontefice eterno, con i sigilli splendenti delle cinque piaghe gloriose dalle quali, nella crocifissione, scaturì il sangue della nostra salvezza.
Queste cinque piaghe sono i cardini dell'universo. Da esse sgorgano continuamente la grazia e la misericordia sui redenti, e sono sempre attive, perché Gesù, per la vita delle anime, continua, sebbene misticamente attraverso i Misteri Eucaristici, la sua immolazione, la sua offerta di propiziazione e impetrazione.
Ma per la remissione delle orribili colpe delle quali la terra è allagata, è ancora necessaria una continuazione dell'immolazione cruenta, e questa il Signore la continua nel suo Corpo Mistico, in quelle anime fedeli e amanti che, come la Madre sua, cooperano all'opera redentrice (DMMC 19.4.1938).
Gesù sulla croce, immobile per versare tutto il suo sangue. Una Madre e un discepolo a fissarlo, testimoni del suo dono totale ed invitati ancora a seguire il Maestro, accogliendolo e rigenerandolo.
Si grida di sete perché il respiro sta venendo meno, si grida perché Dio torni ad ascoltare la voce dell'umanità sfinita. Ed ecco, meraviglia: Colui che perde la vita è Colui che la dona!
I presenti porgono un po' di aceto e Gesù offre il Respiro di suo Padre perché ognuno possa gridare "Abbà! Padre! ".

(Silenzio contemplativo)

V/. Ci hai redenti, Signore, con il Sangue dell'Agnello
R/. A cui si deve gloria, onore e benedizione nei secoli.

Settima contemplazione

LA FERITA AL COSTATO DI GESÙ

"Vennero dunque i soldati e spezzarono le gambe al primo e poi all'altro che era stato crocifisso insieme con lui. Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Chi ha visto ne dà testimonianza e la sua testimonianza è vera ed egli sa che dice il vero, perché anche voi crediate. Questo infatti avvenne perché si adempisse la Scrittura: «Non gli sarà spezzato alcun osso». E un altro passo della Scrittura dice ancora: «Volgeranno lo sguardo a colui che hanno trafitto»" (Gv 19, 32-37).
... Ho visto aprirsi un luminoso orizzonte nel quale campeggiava la splendida figura del Risorto con le sante piaghe splendenti.
Da quella del sacro costato (dalla quale sulla croce uscirono sangue ed acqua) pareva sgorgare un'impetuosa e larga corrente d'acqua viva, che si volgeva ad irrigare la Chiesa.
Mi è stato dato di poter ammirare la meravigliosa purificazione e rinnovazione che veniva ad operarsi sulle anime nostre.
Oh, quel cuore è veramente la sorgente dell'acqua viva che purifica e disseta, comunicando alle anime la stessa vita divina! (DMMC 15.5.1951).
Che la vita di Gesù sia interamente donata è mostrato emblematicamente dal suo cuore aperto. Ne scaturiscono sangue ed acqua, segreto e forza della Chiesa, mistero dei Sacramenti. Offerto completamente per essere ricevuto, per nutrire e divenire sorgente di comunione col Padre.

(Silenzio contemplativo)

V/. Ci hai redenti, Signore, con il Sangue dell'Agnello
R/. A cui si deve gloria, onore e benedizione nei secoli.


Serva di Dio Madre Maria Costanza Zauli

DEVOZIONE AL PREZIOSISSIMO SANGUE



Il SS. Sacramento sia il centro del nostro cuore. E' la mistica cella vinaria, ove Gesù Cristo rapisce e a sé chiama i nostri affetti. Prosiegua pure a trovare il Paradiso in terra nel SS. Sacramento... (Cr. 3 f. 232). Dice S. Agostino che G. Cristo istituì questo Sacramento sotto le specie di pane e di vino per dinotare che, siccome il pane si fa di molti granelli... i quali si uniscono in uno ed il vino di molti grappoli d'uva, così di molti fedeli che si comunicano... si fa un corpo mistico. (Did. fase. 16 pag. 972). La divozione al Divin Sangue ognora più mi anima alle glorie del Crocifisso. (L. 5 pag. 329). Il Crocifisso sia il nostro libro; quivi leggiamo per operare... allegramente fra le croci! (L. 2 pag. 932). In questo libro apprendiamo l'umiltà profonda, la pazienza invitta, e la soave industriosa carità, onde chiamar anime all'amor suo. (L. V. pag. 243). Il Crocifisso è per noi un albero mistico di salute. Beata quell'anima che se ne sta sotto l'ombra di questa pianta e va raccogliendo da essa frutti di santità e di paradiso. (L. IV. pag. 89). Ahimé! vedere Gesù Crocifisso sulla croce vittima di carità e continuare a peccare? Vederlo esangue e tutto piaghe e incrudelire contro di Lui? (Pred. pag. 464). La croce è una gran cattedra. Vi dice Gesù: la croce vi ricorda che io fino all'ultima stilla ho versato il mio Sangue! (Pred. pag. 356). Ma che leggeremo nei forami delle piaghe di Gesù Crocifisso, se non che essere Gesù la mistica pietra ripercossa dalla verga... per cui noi abbiamo a torrenti quelle mistiche acque che simboleggiano le divine grazie provenienti dal Divin Sangue?... (Pred. ivi).

NEGLI SCRITTI DI SAN GASPARE

Voi siete stati creati per l’Eternità e chi viene a Me, avrà la Vita Eterna.



Gesù: 
voi siete stati creati per l’Eternità e chi viene a Me, avrà la Vita Eterna. Venite, tutti e amatevi gli uni gli altri, così come Io ho amato voi. Insieme andiamo verso Mio padre, che è anche Vostro Padre. Là dove Io vi conduco, non ci sarà più sofferenza. Nessuno soffrirà la fame o la trisezza. Non esisterà più il dolore; ma solo amore, gioia e santità. Starete bene, così bene da non poterlo neanche immaginare; e troverete l’amore e la gioia come non l’avete mai conosciute prima. 

PAROLE DI CIELO



Si presenta un colloquio ideale, tra Santa Teresa ed un'anima desiderosa d'imitarla.

COMUNIONE

ANIMA
Per riprendere ogni giorno la lotta spirituale, non occorre sentirsi già forti?

S. TERESA
Non dimenticarlo! Questa forza non la devi cercare in te, ma in Gesù! Per concedertela, Gesù vuol darsi tutto a te, facendosi ogni giorno tuo Cibo.
Nella Santa Comunione tu devi stabilire la « fusione » della tua debolezza con la forza divina. Questa forza ti permetterà o di trionfare nella lotta o di umiliarti nella disfatta e di amare sempre. Sí, la Santa Comunione è per essenza la scuola del vero amore, in cui Gesù, trasformandoti sempre più in Lui, ti farà comprendere i segreti del suo Cuore.
Con quale affettuosa sollecitudine tu dovresti andare a riceverlo! Poiché Gesù non discende ogni giorno dal Cielo per starsene nella Pisside, ma per trovare un altro Cielo, il Cielo dell'anima tua, in cui Egli vuole deliziarsi.
Ascolta ciò che disse Gesù a Santa Margherita Alacoque: Figlia mia, il tuo desiderio di possedermi nella Santa Comunione, è tanto penetrato nel mio Cuore, che se io non avessi istituito questo Sacramento d'amore, lo farei ora, per divenire il tuo alimento, per avere la gioia di abitare nell'anima tua e prendermi un riposo amoroso nel tuo cuore! -
Tu sai che il solo peccato mortale non ancora cancellato impedisce di ricevere il Pane di vita. Salvo questo caso, un'anima retta e di buona volontà, per quanto si senta indegna e miserabile; non deve mai allontanarsi dalla Santa Eucaristia, che ha precisamente fra i suoi effetti particolari, quello di rimettere i peccati veniali e di aiutare ad emendarsene.
L'allontanarsi dalla Sacra Mensa sarebbe un far trionfare il demonio, ché desidera privare Gesù d'un tabernacolo che Egli ama. Ricorda ciò che hanno scritto taluni: Quando il demonio è riuscito ad allontanare un'anima dalla Comunione, ha guadagnato tutto e Gesù si rattrista! -
Basterà allora che questa povera anima, fiorellino carezzato da Gesù, le cui radici con l'umiliazione si nutrono di terra, schiuda, o meglio, innalzi la corolla, affinché il Pane degli Angeli, come rugiada divina, venga a corroborarla ed a darle ciò che ancora le manca.
E benché questi effetti d'ordinario non siano sensibili, il Divin Sacramento li produce sempre in un'anima ben disposta.
Ascolta ciò che disse Gesù a Santa Geltrude: « Sí, è bene prepararsi alla Comunione con digiuni, preghiere, veglie ed altri esercizi; io però m'inchino con piú tenera compassione verso quelli che, sprovvisti di questi ornamenti, ricorrono nella Comunione alla mia misericordia, spinti dal vivo sentimento della loro indigenza e fragilità. La mia accondiscendenza è grande! Ma ci sono c'è il desiderio ardente di ricevere si ottiene in gran misura « la grazia del Sacramento senza il Sacramento »; questo accadeva in me nelle dolorose privazioni della Comunione, durante la malattia.
Oh, non temere dunque piú ed abbi confidenza illimitata in Colui che tanto soavemente ti ama!
Se qualche giorno non ti fosse possibile comunicarti, per ostacoli insormontabili, procura di supplire con molte e fervorose Comunioni spirituali.
Anime che non lo possono credere! La Comunione compensa tutte le perdite dell'anima, purché sia ricevuta in istato di grazia.
« Quando, trascinato dalla veemenza del mio Cuore amoroso, io entro con la Comunione in un'anima che non ha peccato mortale, la ricolmo di bene, e tutti gli Abitatori del Cielo, tutti quelli della terra e tutte le anime del Purgatorio risentono nel medesimo istante qualche nuovo effetto della mia bontà. Il gusto sensibile è il minimo dei vantaggi che derivano dal Sacramento Eucaristico; il frutto principale è la grazia invisibile ».

ANIMA
Adesso comprendo sino a qual punto io debba credere all'Amore Misericordioso! Tuttavia, in certi giorni posso essere privata della Santa Comunione; in quel giorno io soffro, perché sono privata di Gesù.

S. TERESA
Hai ragione; ma ti assicuro che, quando c'è. il desiderio ardente di ricevere Gesù, si ottiene in gran misura « la grazia del Sacramento senza il Sacramento »; questa accadeva in me nelle dolorose privazioni della Comunione, durante la malattia.
Oh, non temere dunque piú ed abbi confidenza illimitata in Colui che tanto soavemente ti ama!
Se qualche giorno non ti fosse possibile comunicarti, per ostacoli insormontabili, procura di supplire con molte e fervorose Comunioni spirituali.

D. G. TOMASELLI

Il Sacro Cuore



Conquiste del Sacro Cuore

Montmartre, il «voto nazionale» della Francia

Eppure proprio quella Francia, dalla quale era partito il rilancio della devozione al Sacro Cuore, non aveva ancora compiuto un significativo atto pubblico che esprimesse la propria riconoscenza all’ Amore divino. Sorse pertanto un movimento di opinione che intendeva colmare il vuoto in qualche modo.
Dato che la richiesta al Re Luigi XIV non era stata esaudita e la nazione non si era ancora consacrata, bisognava compiere un gesto di riparazione per le inadempienze della «figlia primogenita della Chiesa». Bisognava almeno erigere quella chiesa votiva al Sacro Cuore richiesta dalle rivelazioni di Paray-leMonial.
Nel 1870, la Francia fu duramente sconfitta dalla Germania, che le aveva sottratto le regioni dell’Alsazia e della Lorena, e il suo Secondo Impero era miseramente crollato. Questa disfatta fu percepita dal popolo come una punizione e si diffuse un certo desiderio di espiazione. Edouard Pie, il dotto e santo vescovo di Poitiers, proclamò: «La Francia ha commesso un crimine nazionale. Facciamo allora al Sacro Cuore una consacrazione, che costituisca una riparazione nazionale, pubblica, e facciamolo regnare su questa terra francese»
Due laici, Legentil e Rohault de Fleury, suggerirono l’idea di costruire una basilica che rappresentasse un «voto nazionale», ossia manifestasse il desiderio del popolo francese di compiere quell’ omaggio che i loro capi si erano rifiutati di rivolgere al Redentore. Nel gennaio 1872 mons. Hippolite Guibert, arcivescovo di Parigi, autorizzò la raccolta di fondi per la costruzione della basilica riparatrice, stabilendone il luogo sulla collina di Montmartre, appena fuori Parigi, dove furono uccisi i martiri cristiani francesi. Il vescovo aggiunse: «Questo santuario del Sacro Cuore diventerà davanti a Dio l’espressione di una supplica popolare affinché i giorni delle nostre prove vengano abbreviati (...) e affinché, dal così sollecito Cuore del nostro adorabile Redentore, scaturisca la nostra rigenerazione spirituale e temporale» 60. L’adesione fu entusiastica e ricevette l’approvazione della stessa Assemblea Nazionale (ossia il Parlamento), che non era ancora dominato da una maggioranza apertamente anticristiana, come accadrà poco dopo. Un gruppo di deputati nel 1873 si consacrarono al Sacro Cuore davanti alla tomba di santa Margherita Maria, impegnandosi a promuovere la costruzione della basilica.
E così, il 5 giugno 1891, l’imponente basilica del Sacro Cuore di Montmartre venne finalmente inaugurata. In essa venne stabilita la perpetua adorazione del Cuore Eucaristico di Gesù.
Sul suo frontale venne incisa questa significativa iscrizione: «Sacratissimo Cordi Christi Jesu, Gallia poenitens et devota» (Al santissimo Cuore di Gesù Cristo, dedicato dalla Francia penitente e devota). 

Guido Vignelli

PADRE PIO DA PIETRELCINA



Origine

Padre Pio non fu spinto a manifestare per iscritto la sua vita intima e i suoi rapporti con la divinità né dal capriccio né dalla vana compiacenza, né da qualunque altro motivo umano. Anzi se fosse dipeso da lui, nessuno, al di fuori dei confessori e direttori, si sarebbe mai accorto del suo mondo interiore e dei segreti della sua anima. Se ne parlò e ne scrisse fu solo per compiere la volontà di Dio e per soddisfare alle impellenti necessità dello spirito, assetato di luce e di conforto, sempre bramoso di corrispondere fedelmente alla sua misteriosa vocazione, ben consapevole che il Signore voleva servirsi dei suoi rappresentanti per svelargli i suoi divini disegni e il modo concreto di attuarli ed anche per confermarlo sia sulla realtà dei fenomeni che sul modo di comportarsi nei momenti cruciali dell'ascesa verso la cima della perfezione.  
Ha un valore programmatico ciò che egli scriveva già il 1° ottobre 1910 a padre Benedetto: "Mi scriva poiché mi fanno bene i suoi consigli, e mi dica ancora ciò che Dio vuole da questa ingrata creatura". E pochi giorni più tardi: "Se non le dispiace mi scriva, poiché mi fanno tanto bene le sue lettere" (22 10 1910). 
Il desiderio di consigli e l'espressione di gratitudine si riscontrano spesso nelle sue lettere. Ed appunto perché è grande il bisogno che ne sente e notevole il frutto che ne ricava, chiede una corrispondenza frequente e lettere lunghe, soprattutto nei momenti di desolazione e di prove particolarmente intense e sconcertanti: "Sarei poi per pregarvi - scrive a padre Benedetto - che nell'usarmi la carità di scrivermi, aggiungiate ancora l'altra carità di scrivermi assai a lungo" (21 4 1915).  
Lo stesso pensiero e nello stesso giorno esprime anche a padre Agostino:  "Scrivetemi, quando Gesù il vuole, e sempre a lungo; le vostre risposte sui tanti problemi, dubbi e difficoltà io le aspetto come luce di paradiso, come rugiada benefica su pianta assetata" (21 4 1915).  
Si rendeva ben conto delle difficoltà che i suoi problemi procuravano ai direttori, ma non poteva fare a meno di ricorrere ad essi per superare taluni momenti assai complicati:  "Rispondetemi, o padre, oso pregarvi, e subito. Non mi abbandonate, per carità; la mia lampada oscilla, sta per spegnersi. Se è necessario l'alimento, la vostra santa parola e le vostre ardenti preghiere lo facciano per carità. Mi permetto ancora pregarvi di scrivermi e di scrivermi a lungo e non fare come avete fatto ultimamente. In contrario, preferisco l'assoluto silenzio, che voi non lo farete giammai. Mi accorgo che metto a dura prova la vostra pazienza; ma sopportatemi ancora, Gesù ve ne darà eterna ricompensa" (4 8 1915).  
E, quasi con un amabile rimprovero, ritorna sullo stesso argomento il 18 settembre dello stesso anno: 
"Perdonatemi, o mio carissimo padre, volevo imitare la brevità dolorosa di parecchie vostre lettere; me l'avevo proposto,  ma non vi adirate con me, non vi riesco proprio".  
Mentre, però, desiderava lettere lunghe dai suoi direttori, egli era piuttosto breve nei suoi resoconti di coscienza, a meno che non fosse stato espressamente richiesto il contrario. Perciò padre Benedetto per stimolarlo, e come reazione al desiderio di ricevere lettere lunghe, quasi come una minaccia, gli dice "di non esser breve solo quando tu sarai lungo" (18 3 1921).  
Dal canto loro anche i direttori desideravano che padre Pio scrivesse loro più spesso e più a lungo e il motivo di tale esigenza era duplice: da una parte, volevano essere informati tempestivamente dello stato dell'anima, per rendere più efficace la direzione; e dall'altra, anch'essi avevano bisogno dei suoi 
consigli e orientamenti, come si vedrà chiaramente quando ci occuperemo, in questa introduzione, dell'aspetto passivo e attivo della direzione. 
Dalle lettere di padre Benedetto stralciamo alcune testimonianze soltanto. 
Anzitutto, da esperto direttore di spirito, egli ci tiene ad essere regolarmente informato dei bisogni e dei progressi dell'anima, come pure delle esigenze di Dio a suo riguardo. Già dall'inizio della direzione raccomanda al suo diretto: "Scrivimi spesso, anche a costo di non ricevere da me risposta" (1 12 1910). E la stessa raccomandazione ritorna verso la fine del terzo periodo: "Continuo a regolarmi con le supposizioni sullo stato generale del tuo spirito, perché nulla, da mesi, so dei fenomeni interiori: siano pene siano gioie. E poiché le insistenze riescono vane, continuo a rassegnarmi argomentando e arzigogolando con la testa. Usquequo? Desideri che io guidi con particolari direttive, ma dove le briglie?" (16 11 1921; cf. anche la lettera del 18-3 1921).  
Ma la richiesta diventa più accorata e più urgente allorché padre Benedetto sente il bisogno di luce e di conforto nelle lotte del suo spirito. In questi casi non si rassegna facilmente al silenzio e malamente sopporta che padre Pio non sia sollecito nelle risposte: "Ricorda anche tu che mai ti ho lasciato senza risposta anche quando la folla delle occupazioni non mi permetteva di soffiarmi il naso. Poche parole, ma devi rispondere" (29 6 1919). Né gli sembrava ragione sufficiente lo straordinario lavoro di ministero: "Scrivimi a lungo; oso dirlo anche sapendo il tuo grande lavoro. Il giorno per gli altri, la notte per noi" (19 11 1919). E nemmeno lo stato cagionevole di salute: "Dal 18 dicembre al 4 
gennaio vi sono 17 giorni! Quanto altro debbo attendere? Comprendo e compatisco le infermità, ma il silenzio non deve prendere l'aspetto di abbandono" (4 1 1921); "Attendo ansiosissimamente - insiste - . Voglio soccorso di preghiere, di parole, e informazioni sul tuo io invisibile" (4 6 1921).  
E il 1° giugno 1921, non senza un pizzico di invidia spirituale, scriveva:  "Le figlie di santa Anna mi dissero ieri che il tuo tempo è inferiore alle esigenze, e ne ero persuaso; ma non so se la relazione dell'anima tua e della mia abbiano ad aversi tra le ultime, giacché il tuo primo prossimo siamo tu ed io. Ora specialmente che il silenzio sui tuoi fatti interni si è molto prolungato e la mia necessità urgente risorta".  
Erano giustificate queste esigenze dei direttori ed i loro lamenti avevano un qualche fondamento? Il lettore troverà la risposta nell'epistolario. Qui vogliamo ricordare alcuni fattori soltanto, che spiegano e giustificano la condotta di padre Pio circa la frequenza e la lunghezza delle sue lettere ai direttori.  
a ) Spesso il suo abituale stato cagionevole di salute non gli permetteva di sbrigare la corrispondenza tempestivamente e comodamente ed il primo a soffrirne era proprio lui. Frasi come questa ritornano più d'una volta: "Sento in cuor mio un grande desiderio di dirvi tante cose, tutte di Gesù; ma [...] la vista non mi accompagna" (21 3 1912).  
"Sono stato sempre nemico della doppiezza, ed ora mi si accusa che per iscusarmi ho ricorso alla menzogna, solo perché dico la verità di essere quasi impossibilitato a scrivere. Non fu mia intenzione, padre mio, il disubbidirvi nell'aver fatto trascorrere tanto tempo senza scrivervi. A me mi si ordina il 
riposo completo della vista" (21 10 1912).  
"Immagino che lei non è contento della narrazione in generale del mio stato interno, ma, padre mio, la vista mi vuol privare anche di quest'ultimo, cioè di narrarle minutamente il mio stato interno. Iddio sa quanto sconquasso mi porta dopo aver scritto un po'" (31 3 1912).  
Non di rado gli sgorbi di penna rivelano l'agitazione del polso e la mano malferma, specialmente quando scrive tormentato da altissime febbri o da emicranie lancinanti. Tuttavia soltanto una volta si servì d'uno scrivano (26 8 1913).  
b) Si aggiungano le suggestioni e l'intervento di satana, il quale in certi periodi si accaniva contro di lui, anche in modo violento, per ostacolare la regolare corrispondenza con i direttori:  "Era già da assai tempo che avrei desiderato scrivervi; ma barbablù me l'ha impedito. Ho detto che me l'ha impedito, perché ogni volta che mi determinavo a scrivervi, ecco che un fortissimo dolore di testa mi assaliva, che sembrava che lì per lì si fosse per spezzare, accompagnato da un acutissimo dolore nel braccio destro, impossibilitandomi a tener la penna in mano" (9 8 1912). 
"Sapete dove si è appigliato il diavolo? Egli non voleva che nell'ultima mia lettera inviatavi vi fossi tenuto informato della guerra che lui mi muove. E siccome io, secondo il mio solito, non volli dargli ascolto [...], essi (dico essi, perché era più di uno, sebbene uno solo parlasse) mi si buttarono addosso 
maledicendomi e picchiandomi fortemente, minacciandomi di distruggermi, se non mi decidevo a mutare idea riguardo alle nostre relazioni" (14 10 1912; cfr. lett. del 13 12 1912).  
A questo diabolico intervento si collega la curiosa trovata di padre Agostino, della quale ci occuperemo in appresso, di servirsi cioè nella sua corrispondenza del latino, greco e francese. 
c) La frequenza e la lunghezza delle lettere era condizionata anche dalle assillanti occupazioni di ministero, soprattutto a partire dal 1919, quando le folle cominciarono a riversarsi al convento di San Giovanni Rotondo. Padre Pio si scusa presso i direttori, anche se questi - particolarmente padre Benedetto - non credono facilmente a tale impedimento.  
Il 25 agosto 1920 scriveva a padre Agostino: "Cosa dirvi del mio spirito? Troppo lungo sarebbe il dirvelo ed il tempo mi manca. Solo vi prego di pregare e far pregare per me il buon Gesù, affinché si compia su di me sempre e tutta la sua santissima volontà".  
La stessa giustificazione e motivo ritorna in parecchie lettere indirizzate al padre Benedetto, come in questa:  "Il lavoro che mi preme e mi opprime continuamente senza interruzione, sia di giorno che di notte, ed i miei mali fisici, che da più giorni si vanno accentuando [...]. Lavoro sempre sopra dolore ed il lavoro è tanto che non mi dà mai tempo di piegarmi sopra me stesso, ed è un vero miracolo se non perdo la testa" (14 3 1921);  
"Non risposi - spiega allo stesso padre Benedetto - innanzitutto perché non ho avuto un momento libero, sebbene voi, come sempre, non ci credete" (24 12 1921).  
Tali sono alcuni dei motivi principali che spiegano e giustificano il numero e la forma delle lettere della presente raccolta. 
La loro autenticità è fuori dubbio. Sia quelle di padre Pio che quelle dei suoi direttori sono state trascritte dagli autografi, quindi ogni sospetto a riguardo sarebbe infondato. A questo criterio di valore incontrovertibile si aggiunge il criterio interno del contenuto e della dottrina: dalla prima pagina sino all'ultima si riscontra sempre la stessa linea continua, sempre lo stesso personaggio, la medesima ricerca dello stesso ideale, battendo la stessa strada. 

EPISTOLARIO primo 

Ti adoro e ti benedico



Benedetto Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, 
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale 
nei cieli in Cristo (Ef 1,3).


Signore Gesù, che ci ami 
e ci hai liberati dai nostri peccati 
con il tuo Sangue, 
ti adoro, ti benedico 
e a te con viva fede mi consacro.
Con la forza del tuo Spirito 
m’impegno a fare di tutta la mia esistenza, 
animata dalla memoria del tuo Sangue, 
un servizio fedele alla volontà di Dio 
per l’avvento del tuo Regno.
Per il tuo Sangue versato 
in remissione dei peccati, 
purificami da ogni colpa 
e rinnovami nel cuore, 
perché risplenda sempre più in me 
l’immagine dell’uomo nuovo 
creato secondo giustizia e santità.
Per il tuo Sangue, 
segno di riconciliazione con Dio e tra gli uomini, 
rendimi docile strumento di comunione fraterna.
Per la potenza del tuo Sangue, 
prova suprema della tua carità, 
dammi il coraggio di amare te e i fratelli 
fino al dono della vita.


La gente ha smarrito l‟amore nella propria vita perché non Mi venera più



Mia amatissima figlia, nei prossimi anni, gran parte della sofferenza vissuta dagli uomini, sarà quella dello spirito. 

La sofferenza spirituale sarà avvertita non solo dai Miei seguaci, i quali rimangono fedeli alla Parola di Dio, ma da tutti gli uomini, a prescindere da quello in cui credono. Satana ed i suoi demoni, dal grado più elevato fino al più basso della gerarchia, vagano per il mondo, diffondendo l‟odio tra i figli di Dio. L‟odio ha afferrato il genere umano e si può percepire in molti modi. Quando Satana tenta un‟anima avvolgendola di odio, lo fa mediante la creazione di un sentimento di gelosia nella persona più vulnerabile, e questo si trasforma presto in odio. 
L‟odio si sta diffondendo e colpisce ogni età. 

Lo spirito d‟amore e carità, che una volta era presente nel cuore degli uomini, si è indebolito; questo significa che l‟amore, il quale un tempo univa insieme comunità, nazioni e paesi, è venuto meno. La gente ha smarrito l‟amore nella propria vita perché non Mi venera più. Io, Gesù Cristo, sono stato dimenticato. Le persone sono talmente occupate a trattare questioni mondane che hanno creato, per sé stesse, un‟esistenza molto solitaria. Una volta che l‟amore non è più presente nella vostra vita, gran parte di voi si inaridisce ed appassisce come una pianta avvizzita. 

Dio è Amore e quando l‟amore è presente nel mondo, vi è una maggiore armonia e pace. 
L‟opposto dell‟amore è l‟odio, che viene dal diavolo. Se consentirete all‟odio di riempire i vostri cuori, vi avvelenerà interiormente e crescerà come un cancro fino a quando non vi divorerà. L‟odio distrugge le vite e crea terribili divisioni. Esso avvelena la vostra anima; crea profonda infelicità nelle anime di coloro che gli permettono di dettare qualsiasi loro azione. L‟odio si diffonde da un‟anima all‟altra molto rapidamente poiché, una volta che ci si impegna in una discussione con una persona piena di odio, esso fa presa su di voi inducendovi ad ascoltare ogni spiegazione fornita allo scopo di giustificarlo. 

Una volta che i cristiani, hanno permesso all‟odio di infestarli, non devono mai soccombere ad esso facendo uso del Mio Santo Nome, né incitare gli altri ad alcun genere di odio nei confronti di un altro essere umano. Dovete chiederMi di liberare la vostra anima dall‟odio, poiché se gli consentirete di prendere in consegna la vostra anima, non vedrete mai il Mio Volto. 

Fate uso del tempo che vi è stato concesso, per amarMi di più, dal momento che se voi Mi amerete veramente, questo amore verrà ricambiato; di conseguenza sarete incapaci di prendere parte a qualsiasi tipo di dialogo in cui l‟odio è presente. 

AmateMi e troverete più facile amare gli altri. Se odiate un‟altra persona, voi non Mi conoscete. 

Il vostro Gesù 

27 Novembre 2014



giovedì 4 luglio 2019

Parlate con Dio e riceverete una risposta



Maria Madre di Dio

Parlate con Dio e riceverete una risposta. Pregate per il dono dello Spirito Santo e sperimenterete la chiarezza in voi. Pregate Gesù di guidarvi e ascoltate il vostro cuore. La vostra ragione viene così manipolata, che per voi è difficile trovare in autonomia una risposta alle domande che vi impegnano nel profondo. 

Solo Dio è la Via che porta a tutte le risposte. Solo Gesù, Mio figlio, vostro fratello, può accompagnarvi su questa via.


IL PREZIOSISSIMO SANGUE E' IL PREZZO DELLE ANIME



Il Ven. Buonsignore Caccinguerra, amico e compagno di S. Filippo Neri, era entusiasta di questa devozione. Un giorno, mentre si lamentava al pensiero che i pagani, gli ebrei e i musulmani non potessero approfittare del Sangue del Salvatore, nostro Signore gli apparve col Sangue sgorgante dal suo costato e gli disse: "E' per tutti e per chiunque ne vuole".
Quando lo stesso S. Filippo Neri istituì a Roma la visita alle sette chiese, intendeva offrire al fedeli la possibilità di una devozione alle sette principali effusioni del Sangue di Gesù e assegnò una effusione speciale di quel Sangue a ognuna di quelle sette chiese.

CHIEDETE E VI SARÀ DATO



Quando preghi il Signore e gli chiedi qualche grazia - di ordine spirituale, soprannaturale, materiale, terreno - per essere sicuro di ottenere quello che chiedi o, più in generale, la grazia di cui hai più bisogno (secondo la sapienza e la misericordia di Dio), abbi nella mente e nel cuore queste parole del Signore: "Chiedete e vi sarà dato; cercate e troverete; bussate e vi sarà aperto; perché chiunque chiede riceve, e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto. Chi tra di voi al figlio che gli chiede un pane darà una pietra? 0 se gli chiede un pesce, darà una serpe? Se voi dunque che siete cattivi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro che è nei cieli darà cose buone a quelli che gliele domandano!" (Mt 7, 7-11).

ADAMO E LA SUA VITA NELL’UNITA’ DEL SUO CREATORE E PADRE



dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta la PFDV

E l’amore di Dio Creatore verso la sua creatura non ha limiti: Iddio nel creare l’uomo gettò in lui il germe  dell’Eterno Amore.  (Volume 15 - Giugno 28, 1923)

[…]  (Gesù:)  “Nel creare l’uomo io gettai in lui tanti germi d’amore:  nella sua intelligenza, negli occhi, nella parola, nel cuore, nelle mani, nei piedi, in tutto ci misi il germe dell’amore, ed io dovevo lavorarlo da fuori;  ed insieme con me misi tutte le cose create per far uscire questo germe, crescerlo a seconda che io volessi.  Questo germe, essendo messo da un Dio Eterno, era eterno anch’esso;  sicché l’uomo contiene in sé un eterno amore, ed un eterno Amore gli va sempre incontro per ricevere il contraccambio dei germi del suo eterno amore gettato nell’uomo, e dargli nuovo ed eterno amore, perché io volevo essere dentro dell’uomo come germe, e fuori come lavoratore, per formare in lui l’albero del mio eterno amore.  Perché che gioverebbe all’uomo avere l’occhio pieno di luce, e non avesse una luce esterna che lo illuminasse?  Resterebbe sempre all’oscuro;  sicché per godere l’effetto della luce ci vuole la luce interna dell’occhio e la luce esterna del sole che lo illumina. Così della mente: se non avesse la parola che manifesta il pensiero, la vita dell’intelligenza morrebbe e sarebbe senza frutto, e così di tutto il resto.
Amai tanto l’uomo, che non solo gettai questo germe in lui del mio Eterno Amore, ma lo misi sotto le onde del mio Eterno Amore che è sparso in tutto il creato, per farlo germogliare in lui e travolgerlo tutto nel mio Eterno Amore.  Sicché se la luce del sole splende nel suo occhio, gli porta l’onda del mio Amore;  se prende l’acqua per dissetarsi, il cibo per nutrirsi, gli portano l’onda del mio Eterno Amore;  se la terra si stende sotto i suoi piedi e resta ferma per dargli il passo, gli porta l’onda del mio Amore;  se il fiore olezza il suo profumo, se il fuoco sprigiona il suo calore, tutti gli portano il mio Eterno Amore.  Ma questo non basta, io vi sto insieme lavorando dentro e fuori per assestare, confermare e suggellare tutte le mie similitudini nell’anima dell’uomo, affinché Amore Eterno gli do ed Amore Eterno Mi dà.  Sicché anche la creatura mi può amare con eterno amore perché ne contiene il germe; ma con sommo mio dolore l’uomo soffoca questo germe, ed allora succede che ad onta che il mio amore lo tiene sotto le sue onde, [l’uomo] non sente la luce che gli porta il mio amore, perché lui avendo soffocato il germe è restato cieco; ad onta che brucia non si riscalda, e per quanto beva e mangi, né si disseta né si nutre; dove non c’è il germe non c’è fecondità”.


PREGHIERA PER CHI E’ COINVOLTO NELL’ABORTO



Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Padre Celeste, vengo davanti a Te con profondo dolore e contrizione.
Ho infranto le Tue sante leggi e disobbedito ai Tuoi Comandamenti.
Ho fatto del male al più indifeso dei Tuoi figli, un bambino nel grembo materno.
Oh, mio Dio, ti chiedo umilmente perdono
e chiedo anche a mio figlio (questi figli…) di perdonarmi.
Padre Celeste, depongo questo bambino innocente (questi bambini innocenti…)
fra le tue amorevoli braccia e chiedo alla Beata Vergine Maria e a S. Giuseppe
di prendersi cura di questo piccolo (questi piccoli…).
Confidando nelle parole del Tuo Divino Figlio
- "qualunque cosa chiediate al Padre in Mio Nome, Egli ve la darà" -,
ti chiedo, nel nome di Gesù, Salvatore di tutta l'umanità, di avere misericordia di me, peccatore.
Riversa su di me le Tue grazie e il Tuo amore,
affinché possa avere la forza di redimere la mia vita
in base ai Comandamenti e alle Tue sante leggi.
Non usare questo sangue innocente contro di me.
Dove il peccato è abbondato, possa la Tua grazia sovrabbondare, inondando il mondo intero
con la Tua misericordia e il Tuo amore, per la gloria della Santissima Trinità. Amen.

LA VERGINE MARIA



negli scritti di Luisa Piccarreta

L’unica intenzione di Maria il giorno della Passione 

“Figlia mia, mia Madre uscì nel giorno della mia Passione solo per poter incontrare e sollevare il suo Figlio. Così l’anima veramente amante, in tutto il suo operare, la sua intenzione è solo quella di incontrare il suo Amato diletto e sollevarlo dal peso della sua croce…” (8°, 12-1907)