venerdì 17 giugno 2022

Quali ostacoli impediscano di ricavare tutto il frutto che si dovrebbe dalla devozione al S. Cuore di Gesù

 


LA DIVOZIONE AL S. CUORE DI N. S. GESÙ CRISTO

Siccome la devozione al S. Cuore di Gesù è sommamente utile, facile,  ragionevole e solida, sono poche le persone di soda virtù che non la  gustino, poche che non la pratichino; ma non tutte sentiranno l’amore  ardente verso Gesù né le vere dolcezze che Gesù fa provare a quelli che  l’amano, per quanto questi favori speciali siano frutto della devozione al  S. Cuore di Gesù Cristo. Tutto ciò che impedisce il progresso delle anime  nella perfezione fa da ostacolo alle grazie grandi che questa devozione ci  procura; e questo ostacolo che pochi riescono a superare dissecca, per così  dire, la vena delle grandi grazie e fa sì che Dio si comunichi  confidenzialmente solo a pochi. 

Già da parecchio tempo ci lamentiamo che nelle pratiche di devozione  non si sentano più quelle dolcezze celesti che gustavano i Santi, é che  sebbene non siano proprie della santità, servono però a formare i Santi. 

Non proviamo che aridità, tiepidezza e nausea nelle pratiche di pietà;  nessuna consolazione, nessuna soavità nella preghiera, nessun  ‘sentimento devoto alla Comunione e alla Messa; freddezza e noia in tutto  ciò che dovrebbe formare il nostro piacere più grande e ogni nostra  premura maggiore. 

E allora? 

Cerchiamo di acquietarci con dire che la santità non consiste nella  devozione sensibile. È vero, sì, che si può essere grandi Santi senza la  devozione sensibile, ma fino a tanto che siamo sempre vili e imperfetti, è da  credere che Dio, per punirci della nostra viltà, ci privi delle dolcezze interne  e delle consolazioni spirituali, che pure servirebbero a renderci più  coraggiosi e a portarci a maggior perfezione. 

La via della perfezione non è oggi diversa da quella per cui passarono i  Santi. Tutti infatti confessano che non si può immaginare un diletto più  grande di quello che si sente nel servizio divino, dove si è ricolmati di tanta  soavità da rendere deliziose le fatiche più grandi; che ignorano che cosa sia  la nausea e la malinconia; che ciò che sembra più spaventoso è causa di  una gioia così pura e perfetta, che i casi più sinistri della vita non riescono  a turbarla. Essi accertano che persino le prove più terribili in cui Dio li  mette hanno la loro dolcezza e consolazione, e che soltanto il peccato  potrebbe turbare la pace di cui fruiscono; inoltre che Dio ispira, loro una  fiducia così illimitata nella sua misericordia che nemmeno le loro stesse  mancanze li inquietano. 

Questi sentimenti non sono di alcuni soltanto, ma li hanno provati  tutti i veri Servi di Dio in ogni tempo, età, qualità e d’ogni nazione e  condizione; ciò pure hanno confermato in punto di morte, quando si è più  sinceri. 

Chi potrebbe sospettare che persone sì sagge, persone di probità e di  virtù universalmente conosciuta abbiano voluto ingannarci e si siano esse stesse ingannate? Dinanzi a un numero così prodigioso di testimoni  irreprensibili, che parlano tutti per esperienza e con tanta uniformità per  tanti secoli continui, può un uomo, ancorché fornito di poco ingegno,  dubitare della verità d’un fatto così assodato? Da che viene allora che fra  tante persone che oggi fan professione di pietà e seguono, a quanto pare, le  orme di tutti questi Santi, così poche siano quelle che ricevono le stesse  grazie? Senza dubbio perché pochissime hanno una virtù veramente  temprata. 

La santità non sta nella devozione sensibile, è vero; ma non è men  vero che il gaudio interno e la pace imperturbata ad ogni contingenza della  vita, la sottomissione perfetta alla volontà di Dio e la dolce fiducia nella  misericordia di Lui, il che forma appunto la devozione sensibile, sono state  sempre l’eredità di tutti i Santi e lo sono ancora di tutti i veri servi di Dio.  S’è già visto che la devozione al S. Cuore di Gesù ha vera dolcezza,  ossia che il frutto di questa devozione è l’amore ardentissimo e tenerissimo  verso Gesù, accompagnato dalla gioia interna, dalle consolazioni celesti,  dalle dolcezze, dalla pace inalterabile, superiori ad ogni immaginazione, e  che sono altrettanti doni inseparabili dall’amore perfetto di Gesù. 

Ora dobbiamo spiegare gli ostacoli che ne impediscono il frutto. Essi  possono ridursi a quattro: 1) Grande tiepidezza nel servizio divino; 2) gran  fondo d’amor proprio; 3) superbia segreta; 4) alcune passioni che non si  ebbe cura di mortificare al principio della propria conversione. 

Da questi quattro capi, come da quattro funeste sorgenti, scaturiscono  tutti i difetti e le imperfezioni che ritardano tante anime nel progresso della  pietà, che fanno fallire i disegni più belli e le risoluzioni più generose, che  infine rendono infruttuose le pratiche più sante della devozione. 

 

§ l. La tiepidezza. 

Essendo la devozione al S. Cuore di Gesù una continua pratica  d’amore ardente, è chiaro che la tiepidezza n’è uno degli ostacoli maggiori e  ne impedisce ogni frutto. Benché il Figlio di Dio senta orrore infinito per il  peccato, però non l’ha del peccatore; lo chiama, lo cerca, prova  compassione di lui: ma il Cuore divino non può tollerare l’anima tiepida. 

Dio volesse che voi foste freddi o caldi, ci dice l’amabile Salvatore, ma  siccome siete tiepidi, vi rigetterò dalla mia bocca. Il Cuore di Gesù cerca  delle anime pure e suscettibili dell’amor suo; il S. Cuore è sempre generoso  e vuole anime capaci di ricevere i suoi favori e di giungere al grado di  perfezione a cui le destina: ora questo non si verifica in quell’anima che  vive nella tiepidezza. L’anima tiepida si trova nello stato di cecità causata  dalle passioni che la tiranneggiano, dalla dissipazione continua in cui si  trova, la quale le impedisce, di rientrare in se stessa, dalla moltitudine dei  peccati veniali ch’essa commette, e dalla privazione delle grazie celesti, che  le attira la sua resistenza. 

Questo accecamento conduce alla coscienza falsa, sotto il cui riparo  l’anima, che pure frequenta i Sacramenti, si trattiene per molti anni in  peccati considerevoli, ma che la passione le nasconde o travisa, perché  essa non ha la forza di correggersene. 

Si troveranno qualche volta dei religiosi o dei secolari, che si  professano devoti, nutrire avversioni segrete, gelosie avvelenate, affezioni  pericolose, uno spirito aspro e mormoratore dei loro Superiori, una base  d’amor proprio e di superbia che si riversa su quasi tutte le loro azioni, e  altri simili difetti nei quali se ne stanno tranquilli, persuadendosi  falsamente o sforzandosi di persuadersi che non ci sia troppa colpa in ciò,  e cercando ragioni per scusare dei mancamenti che Dio non cessa di  condannare come peccati gravi, e che essi stessi condanneranno in punto  di morte, quando la passione non impedirà di vedere le cose come sono in  realtà. 

Ciò che rende questo stato anche più pericoloso e costringe Gesù  Cristo a rigettare dal Suo Cuore un’anima tiepida, è ch’essa si trova in  qualche modo disperata, perché la tiepidezza non guarisce quasi mai.  Siccome i peccati commessi da un’anima tiepida non sono quei peccati  grossolani e scandalosi che fanno orrore a chi è alquanto timorato, ma  sono assai spesso puramente interni e non avvengono se non nel cuore,  così sfuggono facilmente alla riflessione d’una coscienza poco sensibile e  all’anima poco attenta a se stessa. Perciò, non conoscendo la gravezza del  suo male, essa non si dà premura di rimediarvi, mentre un gran peccatore,  che facilmente comprende i suoi disordini, è più in grado d’esserne tocco e  di sentirne orrore. In questo senso N. S. dice ch’è più preferibile esser  freddo che tiepido. 

Le pratiche di devozione più solide sono inutili per un’anima che si  trova in questo stato infelice, sia che il poco profitto che ricava dai più  santi esercizi di pietà le tolga il desiderio di servirsene, sia che avendo fatto  il callo a questi, ne sia meno impressionata; e intanto le grandi e terribili  verità della fede, che stupiscono con la loro novità e scuotono con la loro  efficacia i peccatori più grandi, non impressionano quasi più il suo spirito,  perché essa n’è stata tanto spesso e inutilmente colpita. 

Non appena si cade nella tiepidezza non si pensa ad altro che a se  stesso, si è in continua ricerca di ciò che reca piacere, nasce una  delicatezza che si raffina talvolta sulle persone più sensuali, un amor  proprio che, non essendo indebolito dagli oggetti estranei, è tanto più forte,  in quanto si rinchiude in se stesso e si applica interamente  nell’immaginazione d’una vita comoda e tranquilla. 

Facilmente si scorge che un’anima in questo stato, insensibile alle  verità più terribili della salute eterna, lo è ancor più alle dimostrazioni  manifeste dell’amore che Gesù ha per noi, è troppo lontana dalle  disposizioni necessarie alla devozione del S. Cuore di Gesù per ricavarne  profitto. 

I segni per poter conoscere se siamo in questo pericoloso stato di  tiepidezza, sono gli effetti ordinari che esso produce in un’anima tiepida: 1)  Grande negligenza, in tutti gli esercizi spirituali, disattenzione nelle  preghiere, confessioni senza emenda, Comunioni senza preparazione,  fervore e frutto. 2) Dissipazione continua dello spirito quasi mai attento a  sé e a Dio, ma diffuso indifferentemente su ogni sorta d’oggetti e occupato  in mille inezie; 3) Brutta abitudine di compiere le azioni senza nessuno  spirito interno, ma per capriccio o per abitudine, quasi nessuna facendone in cui non vi abbiano parte la passione, l’amor proprio e il rispetto umano;  4) Pigrizia nell’acquisto delle virtù del proprio stato; 5) Disgusto delle cose  spirituali, e sopratutto indifferenza per le grandi virtù. 

Il giogo di Gesù Cristo comincia a sembrare pesante, gli esercizi di  pietà si fanno gravosi, le massime del Vangelo su l’odio di se stessi,  sull’amore della Croce e delle umiliazioni, sulla necessità di farsi violenza,  di camminare per la via stretta, sembrano inconcepibili. Si trova  insopportabile l’esercizio continuo della modestia, della mortificazione, del  raccoglimento interno; infelice la vita delle persone solidamente virtuose,  quasi insopportabile la pratica della virtù. 

Un sesto effetto della tiepidezza consiste in una coscienza insensibile  alle piccole cose; non ci si commuove più per le infedeltà ordinarie né per le  ricadute e ci si lascia andare facilmente a commettere ogni sorta di peccati  veniali a occhi aperti e deliberatamente. 

Ma quanto è da temere che questo difetto di delicatezza di coscienza,  questa facilità a ricadere sempre negli stessi peccati e a confessarsene  senza mai correggersi, questa negligenza, disprezzo delle cose piccole,  indifferenza per le grandi virtù, incostanza negli esercizi di pietà, questo  ondeggiare perpetuo tra il fervore e il rilassamento, non siano chiari segni  d’una fede morente, d’una carità quasi estinta! Quanto è da temere che  questo stato infelice di tiepidezza non ci conduca a poco a poco a quello  dell’indurimento e dell’insensibilità! 

Questo stato infelice è tanto più pericoloso quanto meno si conosce e  non se ne temono affatto le conseguenze funeste; eppure non c’è nulla di  più ordinario. Così chi non sentirà la dolcezza della devozione al Sacro  Cuore di Gesù, chi praticandola non ne caverà frutto alcuno, ha gran  motivo di temere che non sia proprio questo l’ostacolo che causa loro tale  disgusto e impedisca loro di far profitto nei più santi esercizi di pietà. 

Siccome la causa funesta di questo infelice stato di tiepidezza deriva di  solito da un gran fondo d’amor proprio, il mezzo che daremo nel capitolo  seguente per soffocarlo o almeno per mortificarlo, servirà di rimedio  all’anima tiepida, perché la vera mortificazione è inseparabile dal fervore. 

Ciò che abbiamo detto intorno alla tiepidezza è stato cavato in parte  dal «Ritiro Spirituale» secondo lo spirito e il metodo dì S. Ignazio, scritto dal P.  Nepveu d. C. di G., a cui fa a proposito aggiungere queste riflessioni, 

1) E’ strano che ci siano persone religiose le quali dopo esse state così  generose da abbandonare cose tanto grandi per Iddio, preferiscono in  Religione privarsi delle grazie più grandi di Dio, anziché lasciare certe  coserelle che le arrestano e le fanno strisciare per tutta la vita sulla via  della pietà, impedendo loro di gustare la gioia e le dolcezze ineffabili che  godono quelli i quali servono Dio con fervore.  

2) Non è meno strano che persone le quali hanno compiuto grandi  sacrifici per assicurarsi la salute eterna e meritarsi una morte dolce e  tranquilla, per mancanza di un po’ di generosità muoiano piene di  rincrescimento e di turbamento, dopo avere avuto per molto tempo il  timore della morte. 

3) Che cos’è che ci arresta? Non è possibile che nella Religione non si  abbiano spesso buoni desideri, ma stupisce che non si mettano in  esecuzione per non so quale pusillanimità di cui le persone secolari non ci  crederebbero capaci. Noi avevamo talvolta cominciato sì bene a servire  Iddio; pretendevamo allora d’ingannare gli uomini? Se Dio era veramente il  motivo della nostra conversione, perché, rimanendo lo stesso motivo, non  siamo noi perseveranti?  

4) In verità: o i Santi hanno fatto troppo, o noi non facciamo  abbastanza per diventar santi. Ma, si dirà, per vivere come vissero i santi  bisognerebbe, essere santi. Piuttosto diciamo: bisogna farsi santi, e  solamente come son vissuti i Santi si può sperare di esserlo.  

5) Per ammassare dei beni che lasceremo agli altri, non ci sembra mai  troppo o troppo lungo il tempo che lavoriamo; così per acquistarci fama nel  mondo: e per il cielo, per la felicità eterna crediamo d’aver sempre tempo  che basti. Un bel carattere, si dice, un bell’ingegno, una persona di buone  disposizioni non può risolversi a menare vita perfetta. E da quando in qua  le più belle doti naturali, che pure sono sempre state di grande aiuto per  giungere alla virtù più sublime, sono diventate un ostacolo alla santità?  

6) È un grande errore il supporre che ci sia una età o uno stato che  sia poco adatto per la virtù più sublime. Ma che diranno costoro quando si  mostri loro una moltitudine di Santi d’ogni età e condizione, che si son fatti  grandi Santi in ogni stato, in qualsiasi impiego? Né soltanto l’esempio di  questi ci sarà di condanna un giorno, ma ci condanneremo noi stessi; e  mentre noi pretenderemo di scusare la nostra tiepidezza e la nostra viltà  con la scusa della nostra condizione, età ed impieghi, ci si farà vedere che  in quella stessa età, in quegli stessi impieghi, in quella stessa condizione,  abbiamo avuto più a soffrire e ci siamo affaticati per il mondo più di quello  che Dio richiedeva da noi per il Cielo.  

7) Non c’è nessuno sì stolto che osi dire o voglia far credere che, dopo  avere speso dieci anni nello studio delle scienze umane, si stimerebbe felice  di saper tanto, quanto aveva imparato nei primi sei mesi che s’era messo a  studiare: eppure ci sono persone che fanno professione di vita devota, cioè  che si propongono come scopo principale di arrivare alla perfezione, le  quali dopo dieci o venti anni di studio e di pratica della sublime scienza  della salute, non si vergognano di dire, né rincresce loro che si creda, che  esse sarebbero davvero felici se avessero quel fervore, quella mortificazione  e quella santità che avevano sei mesi dopo la loro perfetta conversione a  Dio. 

È vero che esse procurano di stordirsi, per dir così, con la dissipazione  al di fuori e coi piaceri insipidi di una vita infingarda, ma presto o tardi  arriveranno alla morte, e quali saranno i loro sentimenti in quel punto?  

8) Siamo noi persuasi davvero delle grandi verità della nostra  Religione? Se non crediamo, facciamo anche troppo, ma se crediamo non  facciamo certo quanto basta. 

Di che si tratta dunque? 

Si parla tanto di salvezza, di anima, d’eternità. È poi vero che io sono  al mondo per salvarmi? È poi vero che Gesù s’è fatto uomo solo perché  questo deve essere di tutti gli uomini l’unico negozio, che solo meriti la  nostra attività, che solo la richieda interamente e che solo da essa  dipenda? È vero che perduto questo, è perduto tutto; che tutto si rischia se  ci mettiamo in pericolo di non riuscire in esso, e, che se si vive nella  tiepidezza ci mettiamo quasi nella necessità di non riuscire? Non è forse  vero che qui si tratta dell’eternità?Non si sarà ingannato Dio quando ci  disse che tutto il resto non conta nulla?, Avrebbe forse Dio male impiegato  le sue cure e la sua provvidenza, riferendo tutto a ciò? Vale tanto poco Dio,  che pure comprende ed è in tutte le cose, da esserci tanto indifferente il  perderlo? Perché tanti pianti, perché tanti e sì crudeli pentimenti  nell’inferno, se il bene che i dannati hanno perduto meritava sì poco  d’essere cercato? E perché quel fremito al solo pensiero dell’eternità, se è  cosa da poco essere eternamente infelice? 

Ma la temiamo molto questa infelicità, mentre ci diamo poco pensiero  d’evitarla, e vivendo in quella tiepidezza e indifferenza in cui stiamo, si  chiama forse pigliarsene molto fastidio?  

9) Se avessimo cura di fare spesso tali riflessioni, ci vergogneremmo di  vivere tiepidamente, d’essere negligenti nel servizio di Dio, e prenderemmo  subito la risoluzione d’amare Gesù. Ma purtroppo! Le facciamo queste  riflessioni, ci commuovono, e dopo poco cerchiamo di distrarci, quasi  infastiditi della nostra cognizione e commozione, simili, come dice  S. Giacomo, a quell’uomo che getta gli occhi sul suo viso naturale, che vede  riflesso nello specchio, e dopo averlo guardato se ne va e subito dimentica  come egli era. (Jac. 1, 23). 

 

§ 2. L’amor proprio. 

Purtroppo è vero che sono poche le persone che non agiscano per  amor proprio, e la sola differenza tra le persone spirituali e quelle che non  lo sono sta in ciò, che in queste l’amor proprio opera senza maschera, e in  quelle è meno visibile e più mascherato. Chi volesse prendersi il fastidio di  riflettere sui veri motivi della maggior parte delle azioni che sembrano  meno difettose, vi scoprirebbe cento giri e rigiri dell’amor proprio che ne  ostacola tutto il frutto, essendone egli il motivo più potente. 

Di tutte le pratiche della virtù, non piacciono né si approvano se non  quelle che fanno comodo. Il pretesto specioso di conservarsi la salute, che  si crede sempre necessarissima per la gloria di Dio, ingombra la mente di  mille cure. Ci custodiamo, ci abbiamo riguardo, e quasi ogni mortificazione  ci sembra o indiscreta o poco adatta alla nostra età o condizione. 

Prendiamo per illusioni i pensieri e i desideri che Dio ci manda di  tanto in tanto, di attendere seriamente alla perfezione, e procuriamo di  persuaderci che Dio non richieda da noi tanta santità, ancorché ci abbia  fatto grandissime grazie o ci abbia posti in una vita che non richiede se  non grandi Santi. Ci lusinghiamo di possedere un vero desiderio di lasciar  tutto e di intraprendere tutto, non appena ci sarà manifesta la volontà di  Dio: e Dio ha un bel picchiare in fondo al nostro cuore con le sue ispirazioni, e invano Dio parla per bocca d’un Direttore, d’un Padre  spirituale, per mezzo delle riflessioni che facciamo, dei lumi che riceviamo,  degli esempi che vediamo e che lodiamo noi stessi. Non si conosce la voce,  di Dio quando è contraria all’amor proprio, perché la verità è che, non la  volontà di Dio prendiamo per regola della nostra condotta, ma la nostra  inclinazione e l’amor proprio vogliamo che siano la regola della volontà dì  Dio. 

Da che deriva che ci sono tante persone che non sono mai più  inquiete, malinconiche, sensibili, mai di umore più cattivo che quando  sono più raccolte, e sembrano più occupate a rendersi perfette? Ciò che le  tiene inquiete sono i lumi che ricevono nell’orazione e le ispirazioni che Dio  manda loro, perché non s’accordano coll’amor proprio di cui sono piene. 

A quanto pare esse vorrebbero, per potersi applicare con serietà a  santificarsi, che la via della perfezione non avesse nessuna difficoltà,  oppure che Dio le ricolmasse di dolcezze e di consolazioni interne prima  ancora di aver fatto il primo passo nella via della perfezione. Intanto  siccome la vita di tali persone si mostra ben regolata e la loro condotta  irreprensibile, esse hanno la disgrazia di andar sempre strisciando e di  languire in questo stato, senza mai correggersi di un solo difetto. 

Per noi forse sarebbe più utile esser privi affatto di certe virtù, con le  quali ci aduliamo; ché almeno riconosceremmo la nostra povertà e miseria;  ma quel po’ che ne possediamo non giova ad altro che a renderci ogni  giorno più imperfetti. 

Ci contentiamo d’un’esteriorità composta, d’una modestia naturale o  finta, d’una virtù apparente, ch’è piuttosto frutto d’educazione anziché di  grazia; e poiché ci vediamo al sicuro da quei rimproveri che si tirano  addosso i meno regolati nella vita, ci pare d’aver molta virtù, perché  nascondiamo parecchi difetti. 

Ci facciamo dunque una devozione secondo l’umore, il carattere e il  capriccio nostro. E si trovano troppi Direttori deboli e compiacenti che  approvano questo sistema, sul quale gira tutta la vita; ed ecco perché ci si  rende insensibili agli esempi, alle riflessioni e alle verità che commuovono i  peccatori più grandi. Non è da meravigliarsi se, pieni d’amor proprio, si  cercano dappertutto i propri comoducci, né si vuol mancare di nulla col  pretesto d’essere pronti a lasciar tutto; e se pure qualche cosa si lascia, lo  facciamo il più delle volte per ingannare noi stessi con questa pretesa  mortificazione, e per godere tranquillamente cento altre cose che ci stanno  più a cuore e di cui non vogliamo privarci. 

Non si agisce il più delle volte che per sentimento e inclinazione, solo  affezionati a quelli verso cui si prova simpatia, e nulla rifiutando ai sensi, o  se si mortificano in qualche cosa, è solo in quelle che recano meno fastidio,  oppure quando la mortificazione ci porta qualche onore. Vogliamo compiere  opere buone, ma con la soddisfazione della scelta di quelle che faremo.  Quindi viene che dei minimi obblighi, impostici dal nostro stato, sentiamo  disgusto, mentre ci attirano tanto quelle occupazioni più penose, che sono  di nostra scelta o ci pongono nella necessità di esimerci dagli obblighi più  ordinari del nostro stato. Consideriamo l’infermità negli altri come una  Prova, come un dono di Dio; ma non appena Dio ci fa questo dono, eccoci  inquieti, malinconici, impazienti e ansiosi: non è che la malattia ci renda  tali, ma è che in essa noi ci mostriamo veramente quel che siamo, perché ci mancano i motivi e i mezzi che ci dava la salute, per dissimulare il nostro  amor proprio. 

Dalla stessa sorgente, cioè dall’amor proprio, hanno origine i desideri  sterili e i disegni chimerici di cui si pasce uno spirito naturalmente  orgoglioso, e di cui si nutre l’amor proprio. Infatti ci proponiamo dei metodi  di vita che si vorrebbero mettere in pratica in certe occasioni, e poi come se  avessimo assicurato la nostra conversione e la nostra santità, non ci diamo  più pensiero di emendarci delle imperfezioni. Persuasi inoltre che per farsi  Santi è assolutamente necessaria la mortificazione, rigettiamo le croci che  ci si offrono con la scusa che son troppo piccole, ma in verità perché son  troppo vicine, e aneliamo alle croci più grandi solo perché le vediamo più  lontane. 

Ci nutriamo intanto di vane fantasie, riposiamo su questa esteriorità  composta, sulle buone opere che ci piacciono e nelle pratiche di devozione  in cui siamo esattissimi; e come ebbri di lodi vane e insipide fatteci dagli  adulatori, pieni il capo di una virtù di cui non abbiamo che il nome, alla  fine di una lunga vita ci troviamo senza merito, e spesso con non altro  sentimento che d’un vano e sterile desiderio d’essere anche allora quegli  uomini dabbene, ch’eravamo quando incominciò la nostra conversione.  

Ecco le conseguenze dell’amor proprio dalle quali sì pochi vanno  esenti. Quanto siamo da compiangere che alleviamo un nemico tanto più  pericoloso, quanto è più sottile, e di cui meno diffidiamo! 

Ora è chiaro che Gesù Cristo non riconoscerà mai per veri amici del  suo Cuore quelli che amano solo i propri comodi, e che, non amando che  se stessi, sono tentennanti a occuparsi per lui. Ciò Egli ha detto  espressamente delineando il carattere dei suoi veri servi: — Invano, Egli  dice, uno si crederà d’essere mio discepolo perché ha lasciato per amor mio  i beni, i parenti e gli amici, se non rinunzia anche a se stesso, adhuc autem  et animam suam. Bisogna farsi violenza, combattere le passioni, soffocare o  almeno mortificare in tutto l’amor proprio, se si vuole, essere davvero suoi  discepoli. 

Non c’è vero amore di Gesù dove non c’è vera mortificazione. 

 

3. La superbia segreta. 

La superbia segreta non è ostacolo minore all’amore di Gesù, anzi  sembra che non vi sia ostacolo più grande per la nostra perfezione, e  quindi all’amore ardente verso Gesù Cristo, quanto lo spirito di vanità, da  cui pochi si guardano. Con la pratica della virtù si superano e  indeboliscono tutti gli altri nemici, ma questo s’irrobustisce con quella. Le  nostre stesse vittorie diventano armi di cui si serve il demonio per  superarci, prendendo occasione da esse per ispirarci l’orgoglio. Si può dire  che fra tanti vizi non ce n’è nessuno che più di questo abbia ritardato tante  anime nella via della perfezione più alta, e le abbia fatte precipitare nella  tiepidezza e fino nel disordine. 

Da questo spirito di vanità nasce il desiderio smoderato di far bella  comparsa e la smania eccessiva di riuscire in tutto ciò che si fa. Invano ci tormentiamo l’anima per trovare ragioni che, nel far ciò, noi non vogliamo  se non la gloria di Dio; basta ascoltare la coscienza per capire che noi  cerchiamo soltanto la gloria nostra. 

L’inquietudine smisurata che ci fa temere di non riuscire, la tristezza e  lo scoraggiamento che ci prendono dopo un insuccesso, la gioia e la  dilatazione di cuore che sentiamo per l’onore e per le lodi che ci fanno, son  tutte prove evidenti dello spirito di vanità che ci muove. Esso s’insinua  perfino nell’esercizio delle maggiori virtù. Vogliamo essere mortificati in  sommo grado, vogliamo essere cortesi, onesti, educati, caritatevoli, ma è  molto utile per l’edificazione del prossimo, si dice, che si comparisca tali.  Dalla medesima origine scaturiscono anche tutti gli altri difetti. A poco  a poco ci riempiamo la testa della persuasione d’un preteso merito che non  abbiamo, che se l’avessimo davvero ce lo farebbe perdere la sola idea  d’averlo. Ci piace raccontare le nostre avventure, c’è sempre un episodio  della nostra vita da portare come esempio nell’argomento che stiamo  trattando, e quasi si direbbe che non sia più difetto quel lodarsi  continuamente quando si è conseguita la fama di uomo dabbene. Si vuole  avere la stima e il cuore di tutti, e per questo si preferisce esimersi dai  propri doveri anziché disgustare alcuno e, cosa ancora più strana, si vuole  coprire questa ambizione e vanità col manto specioso dell’onestà, della  carità, della condiscendenza, persuadendosi vanamente che per rendere  agli altri la virtù meno difficile, bisogna fare così. 

Eh, via! La vera pietà ha bisogno di fondare la sua amabilità sulle  mancanze e sui difetti altrui? Insomma si vuol piacere a Dio e agli uomini,  e perciò appunto assai spesso non si piace agli uomini e si dispiace a Dio.  

Hanno la stessa origine la delicatezza in fatto d’onore, i piccoli  raffreddamenti nell’amicizia, le amarezze tanto vicine all’invidia (se pure  non ne hanno affatto la malizia), la pena segreta causata dai buoni  successi altrui. Si trova sempre qualche motivo a cui attribuire la causa  maggiore dei buoni successi. Si cerca di sminuirli, se ne parla  freddamente, si trovano noiosi o adulatori quelli che ne parlano elogiandoli. 

Da che deriva tutto ciò? 

Dall’esser noi pieni di vanità e di superbia. 

Siamo sensibili alla minima parola incivile; al minimo sospetto di  disprezzo crediamo di poterci dispensare dall’usare verso gli altri i doveri  dell’educazione, mentre non perdoniamo loro se mancano a quelli elle  pretendiamo ci debbano avere. E con illusione anche più ridicola,  c’immaginiamo che sia onore di Dio, a cui serviamo, e della virtù sublime,  che ci lusinghiamo d’avere, se mettiamo in mostra davanti a tutti l’ingegno,  i talenti, le nostre belle doti naturali e soprannaturali: e se qualcuno poi  non ci stima né venera quanto ci si attendeva, non basta questo talvolta a  farci subito credere elle quello è un imperfetto, un libertino, che non sa  apprezzare affatto il merito né stimare le virtù? 

E questi non sono ancora tutti gli effetti di tale segreta ambizione: si  vuole il grido, gli applausi, le lodi per ciò che si compie. Ne vedrete alcuni  che si affaticano molto per Iddio, ma non fanno che narrarvi quanto  lavorino: sono sempre in pena, sempre frettolosi, stanchi, oppressi, si  direbbe che invitino tutti ad aver compassione di loro nelle loro fatiche. 

Il vero è che la vanità ha gran parte nelle loro pene: si credono  importantissimi e necessari nella società, e per tali vogliono ben passare.  L’orgoglio si insinua persino nelle cose più umili. 

Talvolta amiamo distinguerci nella pratica di certe virtù e anche in  quella delle opere buone, ma non ci sarebbe pericolo che ci affanniamo più  per vanità che per gloria di Dio? 

Infine, la tristezza eccessiva e lo scoraggiamento che si provano dopo  qualche recidiva nei nostri primi mancamenti, non possono essere mai  conseguenza di coscienza delicata, come credono alcuni, ma solo di  superbia segreta che ci fa credere d’essere più santi di quel che siamo  realmente.  

Insomma passiamo per persone spirituali e tali ci crediamo, ma non ci  regoliamo se non con la prudenza umana palliata sotto il nome di buon  senso, e tutto riferiamo alla regola di questo preteso buon senso, che ci  siamo fatta, per ingannarci senza scrupolo. 

Secondo questa falsa regola pure giudichiamo le cose spirituali, le  operazioni divine e le meraviglie della grazia, approvando solo ciò che fa  comodo al nostro capriccio. Ci serviamo delle grazie di Dio in noi e negli  altri secondo le massime della saggezza umana, e per accecamento strano,  ch’è il castigo delle anime superbe, crediamo appunto di seguire la ragione  e il buon senso, quando più ci allontaniamo dallo spirito di Dio. 

E con tutto ciò ci meravigliamo d’esser privi di consolazioni spirituali,  di sentimenti devoti, dopo dieci o venti anni trascorsi nell’esercizio della  virtù e nella pratica delle opere buone. Ci si lamenta di non progredire  affatto, d’essere sempre ancora imperfetti, che l’uso frequente dei  sacramenti è senza frutto, che s’ignora che cosa sia la devozione sensibile.  La superbia segreta, covata in fondo al cuore, inaridisce, per così dire,  la sorgente delle grazie maggiori, e fa che persone in apparenza tanto  sagge, regolari e riservate, che sono vissute tanto onoratamente e sono  state presentate come l’ideale di quelli chiamati ricchi nel mondo, viri  divitiarum, e che secondo tutti gl’indizi dovrebbero essere cariche di  ricchezze spirituali, queste persone, dico, si trovano in punto di morte con  le mani vuole di opere buone, perché l’amor proprio, l’ambizioncella, la  superbia segreta hanno rapito tutto o tutto corrotto. 

È questo il verme che fa seccare le querce più alte, il lievito che prima  o poi corrompe tutta la massa o almeno la gonfia e riempie di vento. 

È evidente dunque che l’amore di Gesù non può stare insieme con un  vizio a lui tanto opposto. E come potrebbe il Salvatore divino, che volle che  la prima beatitudine, cioè il fondamento della vita spirituale e il primo  passo da muovere nella via della virtù, fosse lo spirito d’umiltà, ch’egli  scelse a preferenza su tutte le altre per farne il suo proprio distintivo, come  potrebbe, ripeto, essere amato molto da quelli che lo somigliano si poco?  L’umiltà sincera di spirito e di cuore costituisce il segno distintivo di  Gesù Cristo: è dunque impossibile essere animati dal Suo Spirito e abitare  nel suo Cuore se non si possiede questo vero spirito di umiltà. 

 

§ 4. Le passioni immortificate.

Il quarto impedimento o la quarta sorgente da cui sgorgano i difetti  che impediscono o soffocano l’amore di Gesù Cristo, e quindi la devozione  al suo S. Cuore, sono certe passioni immortificate a cui si ebbe riguardo, e  che presto o tardi diventano la causa funesta di qualche grande disgrazia.  La maggior parte di quelli che vogliono darsi a Dio e perciò proclamano  guerra mortale a tutti i vizi, si regolano in questa, guerra presso a poco  come Saul in quella ch’egli intraprese per ordine di Dio contro Amalec4. Dio  gli aveva comandato di sterminare tutti gli Amaleciti e di annientare tutto  ciò che loro apparteneva, senza risparmiare nulla. Saul distrusse quel  popolo, ma, mosso a compassione, graziò il re e mise da parte per il  sacrificio tutte le cose più preziose trovate sul campo5. 

Questa disubbidienza però gli tolse il regno e fu causa della sua  riprovazione e della stia rovina: Pro eo ergo abiecit te Dominus ne sis rex6.  Parecchi seguono l’esempio di Saul nella guerra che combattono  contro i vizi; Dio non voglia che facciano la stessa fine! 

Siamo certo persuasi che Dio richieda da noi il sacrificio completo  delle nostre passioni, e ch’Egli non può tollerare che si risparmi alcun  vizio: in apparenza obbediamo, mettendo a morte, per dir così, tutti i nostri  nemici; ma c’è qualche passioncella predominante che viene risparmiata,  qualche cosettina più cara che non si tocca, e per ingannarci senza  scrupolo, sempre per motivo buono, si lascia dentro il cuore un rifugio a  qualche nemico. Soffochiamo, sì, in noi lo spirito mondano, ma ci piace  vederlo vivere nei figli; portiamo indosso abiti assai modesti, ma vogliamo  che la figlia faccia sempre bella figura con abiti sontuosi; si lascia il giuoco,  ma non le combriccole; freniamo gli scatti d’ira, ma lasciamo vivere  l’ambizione segreta e non so quale gelosia nascosta, che non sappiamo  risolverci a distruggere interamente; mortifichiamo quella continua  divagazione esterna, quel tono mondano che stona tanto in quelli che si  professano amanti di Gesù Cristo, ma conserviamo la libertà di trascorrere  ore ed ore in visite e conversazioni inutili. 

Con questa bella scusa, che bisogna farsi benvolere da ognuno per  guadagnarlo a Gesù Cristo, che la virtù deve rendersi dolce, amabile, grata,  diventiamo a poco a poco come tutti gli altri, e della virtù non resta che il  nome, la vana idea e l’apparenza. 

Ci sono altri di cuore più generoso che infrangono i forti legami che li  tenevano attaccati al mondo, abbandonano i parenti e i beni, rinunziano  anche in qualche modo alla loro libertà, sottomettendosi al giogo  dell’ubbidienza religiosa, ma intanto non si danno affatto pensiero di  rompere i lacci più piccoli, vale a dire di disfarsi di mille piccoli  attaccamenti che non lasciano di inceppare e di ritardare il loro progresso  nella via della perfezione. E che fa se i lacci che ci uniscono alle creature  son piccoli, quando sono tanti e tanti? Ne basta uno solo, per quanto  piccolo, a impedire, se non si vuole romperlo, che si faccia un sol passo  innanzi.  

Finalmente ci sono alcuni abbastanza generosi, risoluti a vincere tutto  e fanno anche degli sforzi, ma non vogliono toccare il loro carattere o  qualche difetto che più s’adatta alla loro inclinazione. E questo solo nemico  risparmiato, questa sola passione non mortificata, questo solo difetto non  corretto, questo solo legame non infranto, li fanno andare strisciando per  tutta la vita e impediscono loro di giungere a quell’alta perfezione a cui  furono chiamati. 

Pro eo ergo abiecit te Dominus ne sis rex. 

Basta una piccola falla ad affondare una nave e col tempo a far cadere  il più bel palazzo; basta una scintilla a provocare un grande incendio;  spesso la morte è conseguenza di una leggera malattia trascurata, e  finalmente sarà sempre vero che a screditare un quadro, per altro ben  dipinto, basta una cattiva pennellata. 

Talvolta ci si meraviglia di trovare persone invecchiate negli esercizi di  pietà, persone di spiritualità consumata, mortificate al massimo grado, e  tuttavia hanno delle grandissime imperfezioni che esse stesse rimproverano  negli altri e di cui però non si correggeranno mai. È perché si rendono  familiari, per dir così, coi loro difetti, li risparmiano fin dalla giovinezza,  lasciano che operi il loro carattere, si fanno facilmente trasportare. Di  continuo si lodano da se stesse sempre per motivo buono e con qualunque  pretesto. Trascurano insomma di divenire perfette in gioventù e si trovano  imperfettissime nella vecchiaia.  

Ecco i grandi impedimenti del puro amore di Gesù Cristo e quindi  della devozione al S. Cuore di Lui. Ecco le origini di tante imperfezioni che  purtroppo si scoprono nelle persone d’apparenza più spirituali;  imperfezioni che però fanno grandissimo torto alla vera pietà, perché  producono una falsa idea della devozione. La pietà solida condanna per  tutto questi difetti; il vero amore di Gesù non tollera affatto le imperfezioni,  la superbia segreta e l’amor proprio, tre sorgenti nefaste, i cui effetti non si  trovano in chi possiede questo vero amore. Frattanto senza il puro e vero  amore di Gesù non si dà devozione soda né virtù perfetta. 

Gridava un gran servo di Dio: «Dio mio, che disordine, che rivoluzione!  Ora siamo allegri, ora tristi; ora cortesi con tutti, domani come tanti ricci  che non si possono toccare senza pungersi. Questo è segno evidente di  poca virtù e che la natura ancora domina in noi, che le nostre passioni non  sono affatto mortificate, perché l’uomo veramente virtuoso è sempre  uguale. Non c’ è pericolo che se per caso noi facciamo del bene non sia  piuttosto per temperamento che per virtù?». 

P. GIOVANNI CROISET S.J.

Atto di consacrazione personale e di riparazione al Cuore di Gesù

 


O Cuore dell'amatissimo mio Gesù, Cuore adorabile e degno di tutto il mio amore, io, acceso dal desiderio di riparare ed espiare le offese sì numerose e tanto gravi a Te fatte, ed anche per non macchiarmi io stesso, per quanto mi è possibile, della colpa di ingratitudine, Ti offro il mio cuore con tutti i suoi affetti, anzi Ti do e consacro tutto me stesso.

O Gesù, amore dell'anima mia, spontaneamente io offro al Tuo Cuore tutto il valore soddisfattorio che potranno avere le preghiere, gli atti di penitenza, di umiltà, di obbedienza e di ogni altra virtù che farò durante tutta la vita, sino all'ultimo respiro: accettali per quanto sia poco e assai misero quello che io Ti offro.

(di San Claudio la Colombière S.J.)


UN ASTRO STA PER COLPIRE LA TERRA!

 


Carbonia, 15.06.2022

Un astro sta per colpire la Terra!

Amata figlia, siamo giunti all’ora sesta, il cancro nel mondo incalza, non posso più attendere, il mio Sacro Cuore gronda sangue, … perdo tanti figli, cadono nelle perfide lusinghe del Demonio!

Sono tanto triste amata mia, il tuo “Sì” fedele Mi conforta, Mi dà sostegno in queste ultime ore di passione.

La Terra sta per esplodere, le sue viscere sono gonfie! L’uomo, nel suo maledetto male ha rovinato il proprio Pianeta.

Pregate o uomini, pregate, … l’arrivo di un tremendo terremoto farà grande distruzione, vi metterà in ginocchio.

Questa Umanità malata subirà ora la sua terribile condanna per aver rinnegato Colui che poteva salvarla.

Grido con tutto il mio Amore la vostra urgente conversione o uomini!

Un astro sta per colpire la Terra!

… pianto e stridore di denti verranno per chi non è tornato a Me, Porto sicuro.

Violenza e terrorismo ormai ricoprono la Terra, il mondo è avvinghiato nella grande maledizione di Satana!

Chi vi donerà soccorso figli miei?

Dico a voi che Mi avete ripudiato!

Poveri uomini, il vostro calvario sarà penoso.

Figli di Gerusalemme, oh voi fedeli al vostro Dio Amore, state pronti al Rapimento, … il mio intervento sarà improvviso, non abbassate la guardia, state vigili, il tempo è giunto, il vostro Dio vi prenderà in Sé e vi donerà di Sé. Amen!

Israele! … eccomi nuovamente a te, il tuo Dio ti parla ancora. Ascoltami o popolo mio, seguimi in fedeltà e amore vero, pròstrati alla mia volontà, … il tuo Dio ti salverà.

Amen!

 


giovedì 16 giugno 2022

Accadrà non appena il Padre Mi darà il Suo segno!

 


Cara figlia. Mia cara figlia. Scrivi e ascolta ciò che oggi Io, il tuo amorevole Gesù, ho da dire a te e ai figli del mondo:

Figli Miei. Amatissimi figli Miei. Intraprendete la via del rimorso e dell’espiazione e preparatevi per la Mia Seconda Venuta perché vi resta soltanto un breve periodo e più velocemente di quanto siate disposti a pensare Io starò di fronte a voi e vi “giudicherò”. Verrò come giudice misericordioso e grazie alla Mia misericordia vi sarà permesso di entrare nel Mio Regno non appena il Padre, il Padre Mio amorevole e pieno di bontà darà a Me, il Suo e vostro Gesù, il Segno per farlo.

Siate dunque pronti per Me e non aspettate. Giungerà l’Avvertimento, il Mio misericordioso Avvertimento, perché grazie alla misericordia Mia e del Padre voi ricevete ancora un’ultima possibilità, ma voi dovete essere pronti e donarMI il vostro SI perché il Mio Avvertimento separerà il grano dalla pula e chi non si è ben preparato non sarà in grado di farne buon uso.

Siate dunque pronti per Me, amati figli del mondo e non aspettate più a lungo. Io, il vostro Gesù vi salverò ma voi dovete donarMI il vostro SI.

Il Mio Regno verrà, siate dunque pronti perché, non appena il Padre Mi darà il Suo segno, questo accadrà. Amen. Così sia.

Non aspettate oltre, invece preparatevi ora. Amen.

Vi amo.

Il vostro Gesù.

Salvatore di tutti i figli di Dio e Salvatore del mondo. Amen.

Vai ora e fai conoscere questo messaggio. Amen.

17 gennaio 2016

Interruzione della carta di credito a livello nazionale: Visa, i clienti MasterCard segnalano problemi ...

 


"Sì, figlia Mia, quello che ti ho portato qui per questa sera è dire al mondo che ci sarà un crollo nelle azioni monetarie del tuo governo– un crollo assoluto che colpirà ogni uomo, donna e bambino negli Stati Uniti e in Canada, e poi, come un serpente, si insinuerà in tutta Europa, finché il mondo non ne vedrà uno grande, depressione massiccia." - Madonna delle Rose, 7 settembre 1985

"... il disastro nel 1920, figli Miei, era nulla in confronto a ciò che accadrà ora. Parlo di una grande depressione che si abbatte sull'umanità". - Gesù, 1 ottobre 1988

I suddetti Messaggi di Nostro Signore e della Madonna sono stati dati a Veronica Lueken a Bayside, New York. Per saperne di più

NJ.com riportato il 10 giugno 2022:

di Christopher Burch

Hai problemi a utilizzare la tua carta per effettuare un acquisto? Non sei solo.

Centinaia di problemi con le carte di credito sono stati segnalati nelle ultime ore, secondo Down Detector.

I clienti Visa e MasterCard hanno segnalato problemi di elaborazione negli Stati Uniti, mentre i clienti Chase hanno segnalato problemi negli Stati Uniti e in Canada.

Le segnalazioni delle interruzioni hanno iniziato a salire intorno alle 12:30 p.m.

I clienti hanno segnalato interruzioni in diversi stati in tutto il paese, come Connecticut, New Jersey, Pennsylvania, Maryland e Kentucky.

Le società di carte di credito che i clienti dicono di dover affrontare questi problemi devono ancora commentare i rapporti.

"O Miei figli degli Stati Uniti, non capite cosa vi aspetta? Il vostro paese, gli Stati Uniti, non ha saputo cosa significa soffrire a causa delle forze distruttive. Figli miei, non sfuggirete alla distruzione che l'Orso del comunismo ha inflitto a molti paesi in Europa e nel mondo. Non potete compromettere la vostra Fede per salvare ciò che è rimasto, perché tutto sulla terra cadrà come macerie con il Castigo. Una palla di fuoco, un castigo, un battesimo di fuoco, si sta dirigendo verso l'umanità. Non riesci a capire?" - Madonna delle Rose, 20 novembre 1978

"Figlio Mio e figli Miei, i giorni diventeranno più bui e ci sarà fame nella vostra terra. Sì, figlia Mia, quello che ti ho portato qui per questa sera è dire al mondo che ci sarà un crollo delle azioni monetarie del tuo governo, un crollo assoluto che colpirà ogni uomo, donna e bambino negli Stati Uniti e in Canada, e poi, come un serpente, si insinuerà in tutta Europa, finché il mondo non ne vedrà uno grande, depressione massiccia. Posso illustrarvi, figli Miei, cosa intendo con questa depressione monetaria.
"Se andassi a desiderare di comprare un piccolo strumento, anche una chitarra, che sentiamo strappare via il derviscio, e la diavoleria, di quella che viene chiamata la Messa musicale, infilata da chitarre, e altre creazioni di satana. Figlia mia, continuerò a dirti, dirai che la chitarra non è un oggetto costoso, ma per comprare questa chitarra porterai una vera cartella, una borsa da notte, figlia mia – mettiamola così chiaramente – di banconote, la tua valuta. Ci vorrà un'intera valigia di carta, carta moneta che non ha più un valore. Presto sarai ridotto al baratto per il tuo cibo.
"Figlia mia, so che sei spaventata da questa parola 'guerra'; ' morte', 'tumulto', 'depressione', ma cosa posso fare se non dirvi la verità. Non posso appianare su di esso, perché sarei accettato come quelli sulla terra che amano gli struzzi, camminano, orgogliosi delle loro conoscenze scientifiche. " - Madonna delle Rose, 7 settembre 1985

La Trinità Empia è stata Risvegliata


12 giugno 2022

Un messaggio del Signore
Gesù Cristo nostro Signore e Salvatore, dice Elohim.

Miei fedeli, state attenti ai tempi, perché quell'ora sconosciuta del mio ritorno è quasi su di voi. Vi invito alla purezza del cuore. Santificatevi, attraverso il pentimento, e venite sotto la mia fonte purificatrice di misericordia, che è riversata per voi. Solo un cuore puro può entrare in Cielo. Nascondetevi nel mio Sacro Cuore. Il regno oscuro della bestia è stato eretto. La trinità empia è stata risvegliata, ed è molto attiva, in questa generazione perversa. I loro piani sono quasi completati e il figlio della perdizione sarà presto rivelato. Vegliate e pregate.
Vorrei che nessuno perisse, ma che la vita fosse eterna. Io sono la vostra unica salvezza. La mia misericordia è per tutti. Così dice il Signore.


Un messaggio dalla Nostra Beata Madre
Dice la nostra Beata Madre, adornata di luce radiosa.

Vi copro con il mio manto, figli miei. Il fuoco e le colonne di fumo oscurano i cieli. Le eruzioni vulcaniche, i terremoti e i mari che imperversano sulla terraferma, si intensificano, in reazione ai disturbi celesti.
Il Mio manto e moltitudini di Angeli coprono i fedeli di mio Figlio, dalle tenebre che presto invaderanno il mondo. Prendere possesso di tutto ciò che non è consacrato al Sacro Cuore di mio Figlio.
Rimanete vigili nelle vostre preghiere, figli miei.
Permettete alla luce, della verità di mio Figlio, di rafforzare la vostra fede. Affinché tu possa sopportare fino alla fine. Non abbiate paura, figli miei. Continuate a guardare al cielo per la vostra redenzione.
Permettete al mio Rosario di Luce di essere la vostra guida. Rivelando il cammino della salvezza, orientando i vostri passi verso mio Figlio. Vieni nel mio abbraccio materno.
Figli miei,
Ricordate sempre le mie promesse e lasciate che le vostre preghiere siano incessanti. Così dice la tua amorevole Madre.


Messaggio di San Michele Arcangelo
Mentre le piume delle ali mi oscurano, sento dire San Michele Arcangelo.

Amato popolo di Dio
Ricevete le grazie urgenti, e le misericordie, che scaturiscono dai Santi Cuori, da Nostro Signore e Salvatore e dalla Nostra Beata Madre.

Popolo di Dio
È molto urgente prepararsi spiritualmente per le tenebre. Ottenete e conservate sempre con voi metalli benedetti e sacramentali. Oggetti di fede che ostacolano l'attività malvagia, che vengono contro di te.
Amati dal nostro Signore e Salvatore, risvegliatevi dal vostro sonno, perché i giorni sono malvagi, ogni momento che passa, l'attività demoniaca peggiora.
Gli scagnozzi di Satana avanzano, con piani di dominio del mondo, che verranno dopo la guerra mondiale.
Il caos, la rabbia e i disordini civili, esploderanno fuori controllo in tutto il mondo, poiché i demoni influenzeranno l'anima umana, che non conosce l'amore di Dio. È molto urgente consacrare voi stessi e i vostri cari al Sacro Cuore di Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore.
Come principe delle schiere celesti, ti copro con le mie ali e ti difendo con moltitudini di Angeli.
Riconoscete i vostri Angeli Custodi e gli Angeli Ministranti con le vostre preghiere.
Pregate l'Angelus e la preghiera dell'Angelo di Fatima.
Popolo di Dio
Non abbandonate il Rosario di Luce della Nostra Beata Madre, che rivela il male che viene contro di voi e acceca i vostri nemici. Pregate incessantemente, con le vostre armi spirituali in mani oranti.

Sono pronto, con moltitudini di Angeli, a difendervi, dalla malvagità e dalle insidie del diavolo, i cui giorni sono pochi. Così dice, il Tuo Vigile Difensore.

Shelley Anna

Padri del deserto

 


Vita n. 2

La vita di Antonio

di Atanasio, vescovo di Alessandria


15. Ma quando dovette attraversare il canale Arsenoitico [8] - e l'occasione fu la visita dei fratelli - il canale era pieno di coccodrilli. E, semplicemente pregando, vi entrò, e tutti loro con lui, e passò in sicurezza. Tornato nella sua cella, si applicò agli stessi nobili e valorosi esercizi; e con frequenti conversazioni aumentò l'entusiasmo di quelli che erano già monaci, suscitò nella maggior parte degli altri l'amore per la disciplina, e in breve tempo, per l'attrazione delle sue parole, le celle si moltiplicarono, ed egli le diresse tutte come un padre. 

16. Un giorno, quando si era allontanato perché tutti i monaci si erano riuniti a lui e chiedevano di ascoltare le sue parole, parlò loro in lingua egiziana come segue: Le Scritture sono sufficienti per l'istruzione, ma è bene incoraggiarsi l'un l'altro nella fede, e incitarsi a vicenda con le parole. 

Perciò voi, come figli, portate ciò che sapete a vostro padre; e io, come maggiore, condivido con voi la mia conoscenza e ciò che l'esperienza mi ha insegnato.  Questo, in particolare, sia l'obiettivo comune di tutti: non cedere una volta iniziato, né svenire nelle difficoltà, né dire: Abbiamo vissuto a lungo nella disciplina; ma piuttosto, come se iniziassimo ogni giorno, aumentiamo il nostro impegno. Perché tutta la vita dell'uomo è molto breve, misurata dai secoli a venire, per cui tutto il nostro tempo è nulla rispetto alla vita eterna. Nel mondo ogni cosa è venduta al suo prezzo, e l'uomo scambia un equivalente con un altro; ma la promessa della vita eterna si compra per un nonnulla. Infatti è scritto: "I giorni della nostra vita in essi sono sessantacinque anni e dieci, ma se sono in forze, quarantacinque anni, e ciò che è più di questi è fatica e dolore [10]. "Se dunque vivremo quattrocento anni o anche cento nella disciplina, non regneremo solo per cento anni, ma invece di cento regneremo per i secoli dei secoli. E anche se abbiamo combattuto sulla terra, non riceveremo la nostra eredità sulla terra, ma avremo le promesse nei cieli; e dopo aver deposto il corpo che è corrotto, lo riceveremo incorrotto.

17. Perciò, figlioli, non scoraggiamoci e non pensiamo che il tempo sia lungo o che stiamo facendo qualcosa di grande, "perché le sofferenze di questo tempo presente non sono degne di essere paragonate alla gloria che sarà rivelata a noi [11]". Né pensiamo, guardando il mondo, di aver rinunciato a qualcosa di importante, perché tutta la terra è molto piccola rispetto a tutto il cielo. Perciò, se anche ci capitasse di essere signori di tutta la terra e di rinunciarvi, non sarebbe nulla di degno di essere paragonato al regno dei cieli. Infatti, come se un uomo disprezzasse una dracma di rame per guadagnare cento dracme d'oro, così se un uomo fosse signore di tutta la terra e vi rinunciasse, ciò che rinuncia è poco e riceve il centuplo. Ma se nemmeno tutta la terra ha lo stesso valore dei cieli, chi ha rinunciato a qualche ettaro non lascia nulla; e anche se ha rinunciato a una casa o a molto oro non deve vantarsi né essere di cattivo umore. Inoltre, dovremmo considerare che, anche se non vi rinunciamo per amore della virtù, quando moriremo li lasceremo dietro di noi - molto spesso, come dice il Predicatore [12], a coloro che non desideriamo. Perché allora non dovremmo non rinunciarvi per amore della virtù, per poter ereditare anche un regno?  Perciò, che il desiderio di possesso non si impossessi di nessuno, perché che vantaggio c'è ad acquisire queste cose che non possiamo portare con noi? Perché non acquisire piuttosto quelle cose che possiamo portare via con noi: prudenza, giustizia, temperanza, coraggio, comprensione, amore, benevolenza verso i poveri, fede in Cristo, libertà dall'ira, ospitalità? Se le possediamo, troveremo che da sole ci preparano un'accoglienza nella terra del cuore mite.


Saranno fatti proclami per questo Nuovo Ordine Mondiale

 


7 giugno 2022

Un messaggio dal Signore
Gesù Cristo nostro Signore e Salvatore, dice Elohim.

Poiché è giunto il tempo, un grande scossone si abbatterà sui malvagi, anche su coloro che camminano ciecamente nella luce, su tutti coloro che sono stati precondizionati e conformati a dimorare nel regno oscuro di Satana. I miei avvertimenti vengono ignorati e respinti. Ascoltate e ascoltate la mia chiamata sul vostro cuore.
Confidate in me, rimanete nel mio amore e rifugiatevi nel mio Sacro Cuore.
Il tempo è vicino, confidate in me, non confidate nelle vie di questo mondo, che sta passando nelle tenebre, per non vedere mai la vera luce del mio amore, perché hanno rifiutato la mia verità, e credono nelle dottrine dei demoni.
Miei cari, ora è il momento di aggrapparvi a Me, la vostra unica salvezza. Vorrei che nessuno perisse. Ti amo. Non ti ho abbandonato.
Così dice il Signore.


Messaggio di San Michele Arcangelo
Mentre le piume delle ali mi oscurano, sento dire San Michele Arcangelo.

Possano le benedizioni che scaturiscono dal Sacro Cuore, del nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo, riposare su ognuno di voi, mentre camminate nella luce dell'Amore di Dio.

Popolo di Dio
È molto urgente tornare alla preghiera, preparando i vostri cuori per un incontro, con Nostro Signore e Salvatore, che presto seguirà le calamità della tribolazione. Un inizio di dolori, che i quattro cavalieri dell'apocalisse hanno portato avanti, farà soffrire l'umanità.

SARANNO FATTI PROCLAMI PER QUESTO NUOVO ORDINE MONDIALE,
come l'anticristo entra nel luogo santo. L'umanità sarà sottomessa dalle vaccinazioni, che si sono mescolate con la presenza malvagia, del caduto. Mentre tutte le somiglianze della normalità svaniscono, il marchio della bestia emergerà sotto falsi pretesti. Un marchio da comprare e vendere, un marchio che verrà sotto l'apparenza di convenienza.

È MOLTO URGENTE PREPARARE LE VOSTRE PROVVISTE, confidando in Nostro Signore e Salvatore per i vostri bisogni.
Uno spirito di paura e di panico si abbatterà sull'umanità, inducendola a riporre la sua fiducia in un falso messia, che verrà sotto una bandiera di falsa pace.
Un deterioramento delle anime avrà quindi luogo, poiché riceveranno le menzogne e gli inganni dell'anticristo.
Popolo di Dio
Siate coraggiosi, nell'armatura di Dio, brandendo le vostre armi spirituali in mani oranti. Non abbandonate il vostro incarico, pregate il Rosario di Luce della Madonna, che espelle le tenebre.
Sono pronto, con moltitudini di Angeli, a difendervi, dalla malvagità e dalle insidie del diavolo, i cui giorni sono pochi. Così dice il tuo vigile difensore.

 Shelley Anna

AMARE SE STESSI… ACCETTANDOCI!

 



L’amore a se stessi è uno dei Comandamenti più grandi e ce lo sentiamo ripetere tante volte: Ama il prossimo tuo come te stesso” (Mt 22,37-40). Un incitamento a considerare l’altro proprio come un altro noi stessi! Non come un fratello, un parente, un amico, ma proprio come me stesso!

Tutto questo è grande e meraviglioso perché siamo stati pensati, amati, creati dal buon Dio e quello che siamo piace al Signore! È questo il fulcro, il motivo fondante per amarsi: non per vanagloria, non per noi stessi o perché ci sentiamo importanti o, tanto meno, perché siamo compiaciuti di quello che siamo, ma unicamente perché concepiti dalla mente di Dio per essere il Suo Capolavoro! Un capolavoro unico, originale, da cui può scaturire, con il Suo aiuto, il Suo Progetto marcato e distinto da tutti gli altri! Il nostro Carlo Acutis ce lo ricorda dicendo: “Non siamo delle fotocopie, ma degli originali!”. Sì, siamo unici e irripetibili, per cui dovremmo essere sempre super impegnati a cercare di aiutare a sviluppare, attraverso la preghiera e l’adesione alla Grazia, quanto il Buon Dio ha ideato per noi! 

Amare se stessi… ossia amare l’Arte Divina che troviamo nella nostra persona e nella nostra interiorità… Andiamo a cercare quelle qualità di cui il Signore ci ha fatto dono e scopriremo di quanta bellezza interiore ci ha ornati, nonostante le nostre scelte a volte sbagliate, i difetti che non vengono contrastati abbastanza, le carenze di amore, le mancanze più o meno pesanti fatte proprio a Lui, nostra Bontà Infinita! 

L’arte di amare se stessi è l’accettazione di sé, semplicemente per come si è! In noi, creature umane, ci sono tanti limiti, ma essi sono a loro volta benedizioni da cogliere, gestire e rivalutare perché ci rendono umani e ci tolgono l’illusione di essere come Dio: siamo un impasto di virtù e difetti. Accettiamoci per quello che siamo, non rimaniamo ancorati alla sfiducia verso noi stessi, che porta al disamore di sé e alla depressione, ma puntiamo a far fruttare quelle qualità che il Signore a tutti ha donato, perché null’altro noi siamo se non quell’Opera che Dio ha voluto, pensato, creato e amato e con quello che il Signore ha fatto di noi, abbiamo solo il dovere di guardare al positivo per liberamente amarLo e ringraziarLo!

Impariamo a saper coltivare quel sano amore a se stessi e, al tempo stesso, rendiamo grazie al Signore perché per ciascuno di noi ha delle meravigliose aspettative per completare il Suo Progetto… Occorre per questo far fruttare i talenti, le attitudini, le capacità che il buon Dio ci ha donato per saper essere e dare quanto il Padre ha sognato su ciascuno di noi!

A questo punto desidero precisare però che l’amore a se stessi non è una forma egoistica, ma è quel giusto atteggiamento che ci aiuta a valorizzare ciò che siamo, per metterci in gioiosa sintonia e in relazione con l’altro, fino ad accettare i suoi difetti, i suoi limiti ed errori… Se non impariamo ad amare e a rispettare quello che siamo, come possiamo capire, scusare e amare i nostri simili? Se non saremo capaci di perdonare a noi stessi le tante mancanze che commettiamo, come potremo accogliere, amare e perdonare l’altro? 

La fede ci dice che ogni cosa creata da Dio racchiude in sé un Suo capolavoro: nel momento in cui ce ne accorgeremo, sempre che la nostra sensibilità ce lo permetta, potremo capire che questo riconoscimento porta non solo ad amare noi stessi, ma anche gli altri, con una lodevole aspirazione, quella di amare Dio e inabissarci in Lui, Datore di vita e di pura gioia!

Ecco, riflettiamo: tutto è un Suo Dono… e noi stessi siamo il grande Dono di Dio! Quindi, amarsi molto per amare maggiormente il Signore, perché nell’economia della Grazia tutto è Amore, tutto è Provvidenza, è dono gratuito! Sì, tutto è un Suo Dono perché il Capolavoro del Padre è anche in ogni disabilità, non solo fisica, e in ogni tipo di sofferenza, anche caratteriale…

Il grande salto di qualità è arrivare a riconoscere e ad accettare “ogni nostra disabilità” e “ogni nostro tipo di sofferenza” perché ci consente di vedere con l’ottica della fede che il tutto accolto e offerto per amore, è sicuramente un valore infinito, che può arricchire il nostro capitale del Cielo! 

Amare se stessi… Andiamo a soffermarci e a riflettere sul coraggio stravincente di chi, con convinzione, affronta ogni difficoltà con il fermo proposito di amare tutto, perché estremamente convinto che tutto è Dono…! Amore…! Provvidenza…! Affrontare ogni difficoltà anche quando i doni di Dio, per prepararci la corona di gloria, distruggono, annientano e ci rendono brandelli davanti ai nostri simili… ma Dio è Amore e anche quel brandello percorre la sua strada, arriva ad innalzarsi per diventare preghiera, offerta, riparazione… e nell’annientamento di sé, con Gesù Ostia, tutto accetta, scusa, perdona… per abbracciare meglio anche quanti si trovano sul proprio cammino! 

Umanamente parlando siamo portati ad amarci più facilmente quando abbiamo capacità e talenti, quando riceviamo lode, se otteniamo successi e non altrimenti, ma se comprendiamo che cosa vuol dire “Ama il prossimo tuo come te stesso”, sapremo anche che dobbiamo amarci soprattutto quando non saremo capaci di brillare o non riceveremo apprezzamenti, o magari quando saremo disprezzati in famiglia, sui posti di lavoro, nel giro delle nostre amicizie! Tuttavia, se riusciremo con l’aiuto di Dio ad amarci, nonostante la sofferenza che il nostro ego ci comporta, avremo anche la gioiosa opportunità di offrire al Padre perché i granai del Cielo siano colmi! 

Amando noi stessi, bello è sentire scaturire in noi un canto d’amore verso Dio Creatore, un canto che vuole raggiungere l’Amore Infinito, il solo che può aiutarci a vedere dal lato positivo cose e persone. Nella morsa del dolore succede che possiamo elevarci o cadere molto in basso, ma se con la grazia di Dio impareremo a vedere tutto e tutti in Dio, anche quello che ci dispiace, questo sarà per noi una marcia in più, qualcosa di amabile perché segnato dal Suo Progetto e dalla Sua Volontà da amare e fare nostra sempre di più! Il dolore potrà anche martellarci dentro, ma amando quel capolavoro di Dio che è in noi, tutto può diventare una pedina di lancio per il Cielo, perché il Signore ci educa, ci forgia continuamente, fino a creare in noi quella tempra necessaria per il Suo Progetto! 

Nel comandamento dell’amore sento a largo raggio che il Signore va ripetendo a me e a te: - Ama te stesso prima di amare gli altri ragion per cui non solo dobbiamo amarci per quello che siamo, ma abbiamo il compito di difendere noi stessi dal nostro orgoglio, dal nostro egoismo, dal nostro “Io” che cerca comunque il suo tornaconto! È una dura lotta, ma bisogna affrontarla con le armi della fede, con il credo che professiamo, con l’arma della preghiera e resistere soprattutto quando in noi può subentrare qualcosa di disordinato! 

A questo punto vi lascio, un proposito per questo mese di Giugno: amare noi stessi fino a preferire di fuggire piuttosto che mancare alla legge dell’Amore! Potrebbe succedere che nel fermarci ci ritroviamo a giudicare il nostro prossimo, ad averne ripugnanza o addirittura capaci di sentirci, o mio Dio, superiori agli altri, unicamente per quanto ci hai donato! Occorre tanto impegno per non sminuire l’Azione di Dio con la nostra natura biasimevole, colpevole, malvagia! Anche questo è un purissimo Dono di Dio che ci accompagna soavemente per non permettere di farci imbrattare ed essere i peggiori! Tuttavia si rimane comunque esposti al vento della tentazione, ma amando noi stessi impareremo a fronteggiarla, a vincerla con l’aiuto della preghiera, dei Sacramenti e soprattutto con la Confessione che va a smascherare il nemico che ce la provoca!

Penso che se c’è il suicidio, il rifugio nella droga, la depressione, lo sbandamento dei ragazzi questo è segno evidente della mancanza di Dio in queste vite, con la conseguenza di non avere imparato il grande valore di amare se stessi… Quanta responsabilità abbiamo nel non aver saputo trasmettere quelle basi per favorire una crescita armoniosa ed equilibrata! 

A tutti e a ciascuno sento che il Signore dice: Ama te stesso perché anche questo te stesso, ha dei compiti da svolgere per la mia gloria! Ama e rispetta te stesso e capirai le mie vie e quanto attendo da te. Nessuno può darmi ciò che puoi darmi tu con questo te stesso!

O mio Creatore! Tu ancora crei e nell’umiliazione innalzi e avvinci
a Te, perchè con questo noi stessi possiamo dire: tutto ci è stato
donato perché senza fine possiamo cantare le Tue meraviglie e
la Tua gloria in noi e intorno a noi.

A Te, Vergine Immacolata, chiediamo: - fa’ che quanto noi siamo non diventi pietra di inciampo per nessuno, ma serva unicamente per favorire il Regno di Dio! 


Suor Lina


DONO DI SE’ AL SACRO CUORE

 


O  Gesù, mio Dio e mio Salvatore, che nell'infinita tua carità ti sei fatto mio fratello e sei morto per me sulla croce; Tu che ti sei donato a me nell'Eucaristia e mi hai mostrato il tuo Cuore per assicurarmi del tuo amore, volgi a me in questo momento i tuoi occhi misericordiosi e avvolgimi nel fuoco della tua carità.

Io credo nel tuo amore per me e ripongo in Te tutta la mia speranza. Sono consapevole delle mie infedeltà e delle mie colpe, e domando umilmente il tuo perdono.

A te dono e consacro la mia persona e tutto ciò che mi appartiene, perché - come cosa doppiamente tua - Tu disponga di me come meglio credi per la maggior gloria di Dio.

Da parte mia prometto di accettare volentieri ogni tua disposizione e di regolare ogni mia azione secondo la tua volontà.      

Cuore divino di Gesù, vivi e regna sovrano in me e in tutti i cuori, nel tempo e nell'eternità. Amen.