sabato 20 giugno 2026

LA PEDAGOGIA DELLO SPIRITO SANTO

 


LE GRANDI LEGGI

DELLA PEDAGOGIA DIVINA


"Cercatemi e vivrete".

(Amos 5,4) "Mi troverete, quando mi cercherete con tutto il vostro cuore. Allora sarò trovato da voi"(Ger 29,13-14)


Lo Spirito Santo educatore delle anime


2) L'educazione delle nostre anime è preveniente rispetto a qualsiasi nostro merito. È una grazia eccellente di Dio. Nella misura in cui, attraverso gli eventi della vita in cui Dio passa e agisce, siamo il suo oggetto, è che andiamo, soprattutto, percependo quanto essa sia benefica. Per grazia di Dio, "Sono quello che sono", dirà San Paolo che, più degli altri senza dubbio, aveva sperimentato la frequenza e la giustezza dei suoi interventi. San Tommaso d'Aquino, facendo eco a questa parola dell'apostolo, insiste sulla gratuità assoluta delle attitudini divine: "L'idea di merito si trova esclusa dalla nozione stessa di grazia: essa supera la portata della nostra natura" 4.

La gratuità nel dono di sé, il disinteresse che non sa pensare a sé, o a guadagno e interesse meschino, non costituiscono tratti della fisionomia del vero educatore? L'amore per il bambino, che controlla la sua vita e il suo devotamento, viene profondamente alterato se offuscato, per quanto poco sia, da vedute egoistiche. Il dono di sé, nell'opera dell'educazione, non attende retribuzione. Che importa se un giorno il bambino sarà ingrato, se dimenticherà il suo benefattore, se gli volterà le spalle, come se il passato per lui si fosse dissipato? Fin dall'inizio, è stato previsto. Non sarà il dono di sé, una rinuncia al riconoscimento, un'accettazione anticipata di prove molte volte dilaceranti che costituiscono la vera grandezza della vocazione dell'educatore? Chi l'abbracciasse senza la volontà di eliminare qualsiasi prospettiva interessata, lavorerebbe con un cuore di mercenario. Per essere educatore è necessario possedere un cuore abnegato, purificato da tutte le scorie dell'egoismo. Servire con un cuore "donato".

Ideale così elevato, che riveste la vocazione dell'educatore di autentica bellezza, si trova raramente nell'essere umano, sempre soggetto alle debolezze della sua natura. Esita essa, a volte, nel lasciarsi vincere da esigenze così moleste, recalcitra di fronte a sacrifici sempre rinnovati, i cui risultati raramente si percepiscono. Ma, ciò che è raro tra gli uomini, si trova in pienezza nello Spirito Santo che è, per questo, educatore incomparabile, maestro nell'arte di condurre le anime e plasmarle secondo le sue volontà.

La liturgia ha espresso tutto ciò in termini densi, che lo caratterizzano interamente: Egli è il "Donum Dei Altissimi" 5, il dono di Dio Altissimo. La donazione che lo Spirito Santo fa di sé, nell'educazione delle anime, è sovranamente gratuita e liberale. Spara da sé stesso le sue munificenze, le sue luci, i suoi impulsi segreti, senza che nulla possa obbligarlo ad agire così; può darsi infinitamente, e si dà, di fatto, senza ritirarsi per sé alcun vantaggio. Così, possiamo affermare che solo Lui è "assolutamente liberale, perché non agisce per utilità sua ma unicamente a causa della sua bontà" 6.

È questo il principio che spiega più profondamente l'opera educatrice dello Spirito Santo. Basta dire che, consegnati alle sue mani, possiamo essere certi di non smarrirci; ciascuna delle sue interventi proverrà da un amore che mai si smentisce. L'esame attento dei suoi processi di educatore rivela, passo per passo, quanto si giustifica questa affermazione e a quali mani abili il Padre ha affidato i suoi figli, per condurli gradualmente al compimento totale nella grazia e alla qualità di adulti nella fede, che per loro ha ambizionato lo stesso Padre.

L.J. CALLENS, O.P.


CONTEMPLA E PREGA MARIA

 


QUANDO IL MAESTRO PARLA AL CUORE

-dettati di Gesù al sacerdote 

 Padre Courtois-


Se sapessi quanto è bello il sorriso della Vergine! Se potessi vederlo, non fosse altro che per un istante, tutta la tua vita ne rimarrebbe illuminata! E' un sorriso di bontà, di tenerezza, di accoglienza, di misericordia; è sorriso d'amore. Ciò che non puoi vedere con gli occhi del corpo, puoi percepirlo con gli occhi dell'anima, attraverso la fede.

Chiedi spesso allo Spirito Santo di far scaturire nel tuo pensiero questo sorriso ineffabile, che è l'espressione della « tutta amante » e dell'Immacolata. Il suo sorriso può guarire le pene e medicare le piaghe. Esso esercita un influsso penetrante nei cuori più chiusi e proietta una luce indicibile negli spiriti più ottenebrati.

Contempla questo sorriso in tutti i misteri della sua vita. Contemplalo nella gioia del cielo, in unione ai beati, che vi trovano una delle più limpide sorgenti di allegrezza.

Contemplalo attraverso la fede, poiché essa è vicina a te. Vedila mentre ti guarda. Guardala che ti sorride. 

Ti aiuterà lei col suo sorriso, poiché il suo sorriso materno è una luce, una forza, una fonte viva di carità.

Anche tu, sorridile come meglio sai. Lascia che io le sorrida attraverso te. Partecipa al mio sorriso per lei.

Confidati a lei. Sii sempre più delicato verso di lei. Sai ciò che lei è stata per te nel corso della tua infanzia e nella tua vita sacerdotale.

Lei ti sarà vicina nella tua vita in declino e nell'ora della morte; verrà a cercarti e ti presenterà a me lei stessa, che è per eccellenza la Vergine della Presentazione.

Comunica spesso ai sentimenti del cuore di Maria. Esprimi a modo tuo ciò che provi.

C'è un tuo modo personale ed incomunicabile di interpretare le disposizioni d'animo di mia Madre. Esse diventano davvero tue senza cessare di essere sue. In realtà, è il medesimo Spirito che ispira, anima, amplifica e tu servi da accompagnamento alla melodia unica e ineffabile che sgorga dal cuore di mia Madre.

Vieni a rifugiarti presso la Vergine. Lei saprà accarezzare la tua fronte meglio di chiunque e saprà dare valore alla tua stanchezza. Con la sua materna presenza ti aiuterà a salire progressivamente dietro di me la strada della Croce.

Tu darai certamente ascolto al suo triplice appello: penitenza, penitenza, penitenza, fatto in vista di una trasfigurazione spirituale più fulgente. Per crucem ad lucem.

Soprattutto, vivi nella pace, non forzare il tuo talento. In unione a lei, accogli nel miglior modo possibile la grazia del momento presente: così la tua vita, per quanto oscura agli occhi di molti, sarà feconda a profitto di una moltitudine.

Non tralasciare di metterti spesso sotto l'azione congiunta dello Spirito Santo e della Vergine e chiedi a essi di accrescere il tuo amore!

Partecipa ai miei sentimenti verso mia Madre, sentimenti fatti di delicatezza, di tenerezza, di rispetto, di ammirazione, di fiducia totale e di veemente riconoscenza.

Se lei non avesse accettato di essere ciò che è stata, che cosa avrei potuto fare io per voi? Nella creazione ella è davvero la proiezione fedele della bontà materna di Dio. Lei è tale quale l'abbiamo concepita, tale quale potevamo desiderarla. Se sapessi quanto sono incantevoli le sue iniziative! Lei è l'incanto di Dio fatto donna.

Unisciti a me per parlarle, per chiederle aiuto per te, per gli altri, per la Chiesa, per la crescita del mio corpo mistico.

Pensa alla sua gioia nella gloria del cielo, dove non dimentica nessuno dei suoi figli sulla terra. Pensa alla regalità materna di Maria. La sua regalità, tutta spirituale, si esercita sulla terra per ogni uomo; ma diventa efficace solo nella misura in cui viene vitalmente accettata.

Io compio miracoli soltanto dove si eseguono le sue direttive, come a Cana: « Fate tutto quello che egli vi dirà ».

Nella misura in cui si è fedeli al suo influsso e ai suoi appelli, la mia voce è ascoltata e si attua ciò che io chiedo. Così non cessiamo dal lavorare insieme, perché tutti gli uomini collaborino a espandere un po' più di vero amore sulla terra.

Maria ti aiuterà a non dimenticare mai l'Unico Necessario, a non ingombrarti di cose inutili, a non confondere l'accessorio con l'importante, a saper fare le scelte più feconde. Ella è sempre presente, pronta ad aiutarti, a ottenerti, con la sua intercessione, gioie e fecondità per gli ultimi anni della tua vita quaggiù. 

Ma ciò avverrà quanto più avrai fiducia nella sua tenerezza e nella sua potenza.

Vivi nell'azione di grazie verso di lei. Quando mi ringrazi, unisciti al suo Magnificat, che ella non cessa di cantare con tutte le fibre del suo cuore e che vorrebbe prolungare in tutti i cuori dei suoi figli.

Chiedi sempre di più quella fede chiara, luminosa e calda ch'ella già ti ha ottenuto, ma che deve crescere fino al momento del nostro incontro.

Pensa all'istante in cui la vedrai nello splendore della sua gloria eterna. Come ti rimprovererai di non averla abbastanza amata e filialmente circondata!

Poiché lei si è data tutta intera, senza indugio, senza riserva, senza ripresa, io mi sono donato tutt'intero a lei e lei ha potuto darmi al mondo.

L'incarnazione non è soltanto l'inserimento del divino nell'umano, è l'assunzione dell'umano da parte del divino.

In Maria si è verificata, in modo glorioso, l'assunzione della sua umanità a opera della mia divinità. Era conveniente che, in corpo e anima, ella fosse assunta grazie a me in una gioia che compensava infinitamente i suoi dolori generosamente offerti in spirito di collaborazione alla mia opera redentrice. 

Nella luce divina, Maria vede tutti i bisogni spirituali dei suoi figli: vorrebbe aiutare tanti ciechi a riacquistare la vista della fede, tanti paralitici della volontà a ritrovare l'energia e il coraggio necessari per donarsi a me, tanti sordi ad ascoltare i miei appelli e a rispondere con tutto il loro essere. Ma non lo può fare se non nella misura in cui aumentano le anime di preghiera, che la supplicano di intercedere per l'umanità barcollante.

Tu sei uno dei suoi figli privilegiati. Agisci sempre più, verso di lei, come un figlio affettuoso e devoto!

Maria è la Tutta Bella, la Tutta Buona, la Potenza supplichevole. Più conoscerai lei, più ti avvicinerai a me.

La sua dignità è unica. Non sono forse io la carne della sua carne, il sangue del suo sangue? Non è forse lei la proiezione ideale del Padre sulla creatura umana, il riflesso della bellezza e della bontà divine?

Va' a lei più filialmente, con immensa fiducia. Chiedile tutto ciò di cui senti bisogno, per te e per il mondo: dalla pace nei cuori, nelle famiglie, tra gli uomini, tra le nazioni, fino al materno sostegno per i poveri, gli infermi, gli ammalati, i feriti, i morenti...

Affida alla sua intercessione misericordiosa i peccatori.

Abbi un'anima di fanciullo nei suoi confronti. Stringiti a lei, rannìcchiati in lei. Sono tante le grazie che potresti ottenere per te, per il tuo lavoro e per il mondo, se la pregassi più spesso e se ti sforzassi di vivere maggiormente sotto il suo influsso. 

Vi sono certi approfondimenti nella vita interiore che sono le conseguenze dei raggi che io faccio emanare da mia Madre e di cui beneficiano soltanto coloro che sono fedeli nel ricorrere a lei.

Di questi tempi, molte anime si lasciano condurre in vicoli ciechi o per certe scorciatoie, verso paludi in cui la loro vita diventa sterile, poiché non fanno ricorso sufficiente all'aiuto tanto potente e provvidenziale di Maria. Credono, poverette, di poter fare a meno di lei, come se un bambino potesse privarsi, senza inconvenienti, della sollecitudine materna. Eppure Maria non può far nulla per loro se non le chiedono di intervenire. E' legata dal rispetto della loro libertà, ed è necessario che dalla terra salga verso di lei un appello pressante alla sua intercessione.

Che cosa puoi fare, da solo, di fronte all'immensità del lavoro: tanti uomini da evangelizzare, tanti peccatori da convertire, tanti preti da santificare! Tu ti senti povero e sprovveduto. Chiedi, allora, unendoti a mia Madre, con intensità e perseveranza. Molti cuori saranno toccati, rinnovati, infiammati. 

È compito suo facilitare, proteggere, intensificare la tua intima unione con me.

Unito a lei, sei unito profondamente a me.

È Maria che continua a intercedere per te e a intervenire, più spesso di quanto tu non veda, in tutti i dettagli della tua vita spirituale, della tua vita laboriosa, della tua vita sofferente, della tua vita apostolica. 

Attualmente la Chiesa è in crisi. Cosa normale, dal momento che mia Madre non è più abbastanza invocata dai cristiani. Ma, per l'appunto, se tu e tutti i fratelli che hanno realizzato una volta nella loro vita l'importanza della sua mediazione, si mettessero a pregarla ardentemente a nome di quelli che non ci pensano, questa crisi si trasformerebbe presto in apoteosi. 

Convinciti che la mia potenza non è diminuita: come nei secoli passati, posso suscitare grandi santi e grandi sante che meraviglieranno il mondo; ma voglio aver bisogno della vostra collaborazione, che permetta a mia Madre, sempre vigilante sulla miseria del mondo, di intervenire... come a Cana. 

La progressiva spiritualizzazione dell'umanità non avviene senza contraccolpi, né senza qualche rottura. 

Eppure il mio Spirito è sempre presente. Ma per pedagogia, per attenzione al vostro contributo umano, per quanto minimo, egli non può esercitare il suo influsso se non in collaborazione con la sua Sposa, la vostra madre, Maria.

Le feste della Vergine Maria sono le feste di nostra Madre, la mia, la tua e quella di tutto il genere umano. 

Contemplala interiormente nella sua ineffabile bellezza di Immacolata che dice « sì » alla volontà del Padre, e di Trasfigurata, nella gloria della sua Assunzione.

Contemplala nella Bontà profonda, essenziale, esistenziale della sua Maternità divina e umana, della sua Maternità universale.

Contemplala nella sua Onnipotenza supplichevole che attende il tuo appello e quello di tutti gli uomini alla sua intercessione.

Contemplala nella sua squisita e delicata intimità con le tre Persone della Santa Trinità: figlia perfetta del Padre, sposa fedele dello Spirito Santo, madre devota del Verbo Incarnato fino al totale oblio di se stessa.

Lei t'ha condotto a me. Lei ti ha presentato a me, così come non cessa, lungo tutta la tua vita, di proteggerti, fino a quando, nel giorno benedetto della tua morte, ti offrirà a me nella luce della gloria.


Il Mistero del Cuoco che Consigliava i Papi – San Carlo da Sezze


 

IL CUORE DEL PADRE

 


La Provvidenza

Noi designamo specificamente col nome di Provvidenza la sollecitudine con la quale Dio governa il mondo e insieme ciascuno di noi. L'atto con il quale è stato creato l'universo continua, in quanto Dio continua a mantenere il mondo nell'esistenza; e si completa con un'azione esercitata in favore dello sviluppo e dell'evoluzione di tutte le creature. Nella Provvidenza bisogna riconoscere anzi tutto un volto paterno, il Padre chino sui suoi figli. La Provvidenza, infatti, non è un'amministrazione che s'interessi più alle cose che alle persone, né un governo che consideri i sudditi in modo confuso e generico, senza curarsi concretamente di ciascun individuo. Essa è essenzialmente la vigilanza di un Padre che s'interessa a ciascuno come a tutti e che riesce a tener conto, nel governo di tutto l'insieme, della situazione di ciascun individuo in particolare. Inoltre la Provvidenza non dev'essere concepita come un prolungamento e un complemento dell'opera creatrice, ma più ancora come un completamento dell'opera di redenzione. Il Padre che ha offerto la salvezza a tutta l'umanità, sacrificando per essa il Figlio, usa tutti i mezzi per mettere gli uomini in condizione di approfittare individualmente di quella salvezza e di ricevere la vita divina che fu loro meritata a prezzo di un così gran sacrificio. Nella sua provvidenza il Padre persegue dunque uno scopo ben determinato: fare di ogni uomo il proprio figlio, infondendogli con la grazia la vita di Cristo e avviandolo a vivere in sempre maggior pienezza questa vita divina, così da potergli concedere una felicità eterna più completa.

Compito assai difficile, per il fatto che il Padre rispetta la libertà umana e che nella realizzazione del suo piano grandioso deve ad ogni istante far fronte a delle opposizioni, alle ribellioni del peccato, a tutti i capricci di volontà troppo spesso instabili. Il compimento dei suoi progetti divini é per così dire costantemente messo in pericolo dall'atteggiamento indipendente di molti uomini, che rifiutano di conformarvisi e preferiscono i loro interessi e vantaggi ai doni che loro offre il Padre. Anche coloro che hanno la buona volontà di collaborare col Padre sanno per esperienza di essere soggetti a molte debolezze e di deludere di frequente le speranze che il Padre aveva riposto in loro. Eppure, nonostante tante contraddizioni e deviazioni provocate dalla malizia e dalla fragilità umane, il Padre continua nell'attuazione del suo disegno. Noi non possiamo capire come il suo rispetto scrupoloso della libertà umana si accordi con .la sovranità con cui egli guida ogni cosa allo scopo prefisso. È un mistero: e tuttavia è un fatto che il Padre riesce a conciliare quello che a noi sembra inconciliabile. Egli non fa violenza ai suoi figli, anche se si rendono colpevoli dei falli più gravi; non li costringe a ritornare a lui nei loro smarrimenti; e tuttavia è lui in definitiva che li conduce, con mano dolce e ferma ad un tempo, è lui che guida la nostra esistenza per la nostra più grande felicità.

Misurandosi con la libertà che ci ha dato e con gli abusi che ne facciamo, il Padre dispone di due punti di vantaggio. Innanzi tutto egli si presenta a noi col suo amore paterno, e su questo conta per attirarci a sé e ottenere che ci conformiamo alla sua volontà. Se si vieta di costringerci o di farci violenza, egli impiega però un ardore più vivo nel sollecitare la nostra adesione col fascino del suo amore, e il suo appello benevolo fa risuonare instancabile nel profondo dei nostri cuori. Le attenzioni molteplici della sua Provvidenza attestano la sua bontà verso coloro che lo offendono, lo dimenticano e si disinteressano di lui; egli è ininterrottamente presente nella vita di coloro che vorrebbero sottrarsi alla sua presa, e si serve di ogni occasione per rinnovare il suo invito, per farsi di volta in volta più persuasivo.

Poi, quando il suo amore ha ottenuto la risposta che egli si attendeva, il Padre usa della sua onnipotenza per rimediare al passato e rimettere a nuovo una esistenza umana. Gli basta un istante per cambiare il significato di tutta una vita, per renderla, da miserabile che era, bella e ammirevole. La vita del ladrone crocifisso insieme a Cristo era stata un susseguirsi di rapine e forse di delitti; ma l'ultimo istante ha trasformato ogni cosa. Il Padre celeste ha offerto a quest'uomo la testimonianza più commovente del suo amore divino: Cristo in croce. Segretamente il Padre l'aveva attirato verso il Figlio suo, e il ladrone aveva ceduto a quell'attrazione « Gesù, ricordatevi di me quando sarete giunto nel vostro regno ». Questa conversione dell'ultimo istante, che faceva del ladrone un santo autentico, illumina retrospettivamente tutta la sua vita. La Provvidenza aveva avviato quest'uomo verso una conclusione inaspettata, che riparava d'un sol tratto il passato e gli restituiva il suo vero significato. Nell'intenzione di Dio, le gravi colpe da lui commesse erano già, a sua insaputa, dirette verso il momento supremo del pentimento e del perdono, allo scopo di far maggiormente risplendere questo perdono e di porre in una luce più viva la generosità della misericordia divina.

Se non conoscessimo questa conclusione, potremmo giudicare quella del ladrone una vita mancata. Ora, quante vite umane possono svolgersi in misura analoga, apparentemente sepolte nel vizio e insozzate dai peccati più gravi, ma la cui vera conclusione ci é ignota! Se al Padre celeste basta un istante per ristabilire la situazione più compromessa e se un impulso di buona volontà gli permette di trasformare un ladrone in un santo, possiamo ben pensare che molte esistenze, in cui la grazia divina pareva urtarsi contro un'opposizione irriducibile e la Provvidenza fallire nei suoi tentativi, siano terminate col trionfo della misericordia paterna.

L'episodio del buon ladrone ci mostra con quanta cura il Padre avesse vegliato sul corso di un'esistenza e l'avesse guidata verso il suo momento decisivo, e testimonia della sua abilità nel fare di una linea spezzata una linea retta, nel raddrizzare tutte le deviazioni e tutte le curve.

Dobbiamo osservare come questa vigilanza paterna, che si é manifestata e resa più visibile all'ultimo momento, si fosse di fatto esercitata durante tutto il corso dell'esistenza. Una delle caratteristiche della Provvidenza é data infatti dalla cura meticolosa con cui essa interviene ad ogni istante, usando tutti i mezzi e tutte le circostanze per indirizzare una vita umana al suo fine.

Quando cerchiamo di raffigurarci il regno della potenza divina sul nostro universo, noi ammettiamo senza difficoltà che Dio governa l'insieme del mondo e che, possedendo un'assoluta sovranità, interviene là dove meglio gli aggrada. Ma di fronte all'affermazione che anche i minimi particolari della nostra esistenza sono regolati dal supremo Signore di tutte le cose rimaniamo perplessi. Poiché il Creatore ha imposto in precedenza leggi alle forze della natura, non può lasciare che quelle leggi producano il loro effetto

in un'armonia di cui egli stesso ha fissato i termini e i limiti? Non si può dire semplicemente che il mondo e l'umanità evolvono secondo regole inerenti alla loro natura, e che perciò i particolari della nostra vita quotidiana non presuppongono un intervento particolare di Dio, benché esso possa aver luogo in certe circostanze straordinarie o in eventi di grande importanza?

Parlare così significherebbe sottovalutare la Provvidenza. Se questa fosse unicamente la continuazione o il mantenimento dell'energia creatrice di Dio, potremmo limitarla alla funzione di conservare le leggi della natura senza intervenire in modo particolare nei fatti della vita umana. Ma, come abbiamo visto, la Provvidenza consiste nella sollecitudine del Padre celeste che vuole farci beneficiare della redenzione. Essa si esercita non soltanto nel campo delle leggi naturali, ma essenzialmente nell'ordine soprannaturale, cioè sul piano della grazia. Ora, in quest'ordine la nostra esistenza deve compenetrarsi della vita divina, la quale comporta delle relazioni filiali con Dio in un'intimità di ogni istante, che tutto avvolge e nulla vuol lasciare fuori della sua presa. Per questo la Provvidenza si interessa in maniera particolare a tutti gli aspetti della vita umana e all'atmosfera che la circonda. Sollecito nel favorire in tutto il progresso spirituale degli uomini, il Padre fa sentire dovunque la perfezione del suo amore paterno e, pur lasciando che le leggi della natura seguano in linea generale il loro corso, egli ne accompagna lo svolgimento con costante vigilanza.

Si potrebbe giudicare non degno della grandezza di Dio il fatto di vegliare sui minimi particolari della nostra esistenza, su cose che giudichiamo noi stessi senza importanza. In realtà, agli occhi dell'Essere infinito quelle cose apparirebbero assai più infime di quanto non appaiano ai nostri occhi se in quell'Essere non avessimo un Padre. Anche i minimi particolari concernenti il figlio rivestono agli occhi di un padre una grande importanza, per il fatto che egli ama suo figlio. Così per il fatto dell'imenso amore che il Padre celeste ci ha votato, nulla vi è nella nostra vita che lo lasci indifferente. È questo che Cristo ha espressamente dichiarato con le parole: « I capelli della vostra testa sono tutti contati ». Che vi è di più trascurabile di un capello? Eppure ogni minimo particolare della nostra esistenza è oggetto di speciale sollecitudine da parte della Provvidenza.

Anche le cose più piccole di una vita umana sono dunque regolate da un affetto paterno al quale nulla sfugge. Non esiste nella nostra esistenza il puro caso, cioè eventi dovuti alla semplice concomitanza di cause materiali, e meno ancora la cieca fatalità dell'azione inesorabile, come se la sovranità divina si servisse della tirannia delle forze naturali per imporsi con una irresistibile pressione: dietro le circostanze più insignificanti e più fortuite della nostra vita si nasconde l'azione di una bontà superiore che ha tutto disposto misteriosamente e minuziosamente: tocco paternamente delicato nel quadro banale della nostra esistenza quotidiana.

Una volta ammesso il principio che la Provvidenza governa la vita umana fin nei dettagli, rimane ancora da rispondere ad un'obiezione, che viene sollevata di frequente contro la bontà divina. Se il Padre celeste dispone ogni evento per il nostro bene, come mai tante sventure si abbattono sul mondo? Gli uomini di buona volontà ne sono colpiti quanto gli altri; peccatori induriti godono apparentemente in pace i beni di questo mondo, mentre persone di condotta esemplare sono colpite da prove terribili in ciò che hanno di più caro. Si ha a volte l'impressione che la sventura si accanisca contro gli innocenti di una vera e propria persecuzione; certe prove sono così dolorose che generano scoraggiamento e disperazione e distolgono le anime da Dio invece di ricondurvele. Di fronte a un tale spettacolo si è tentati di dire che il mondo va male, che l'ingiustizia vi si manifesta con troppa insolenza, mentre gli sforzi di chi vuol fare il bene sono imbrigliati e paralizzati. E ci si chiede perché tante sofferenze affliggano gli uomini, così da farli a volte dubitare dell'amore divino.

Osserviamo innanzi tutto che sarebbe una risposta insufficiente a questo problema cruciale tentare di sottrarre la responsabilità del Padre celeste per ciò che riguarda la sofferenza umana, imputandola unicamente ai nostri peccati. È vero che il peccato è stato all'origine del dolore mandato agli uomini; ma resta il fatto che è stato ēffettivamente mandato dal Padre. Vi è un'unica cosa che il Padre si rifiuta positivamente di volere e che si limita a permettere per il rispetto che porta alla nostra libertà: il male morale, il peccato. Ma il dolore è un'altra cosa: egli ce lo manda, lo pone nella nostra vita. Perché?

A questa domanda si deve rispondere dimostrando che il dolore proviene veramente da una bontà paterna. In certi casi una simile giustificazione è accettabile, perché le sofferenze si presentano come un elemento essenziale dell'opera educatrice del Padre. Egli si serve della sofferenza per elevare le anime, per farle uscire dal loro confortevole egoismo e spingerle ad una maggiore generosità. Si comprende così che egli ritenga di dover scuotere l'inerzia o l'indurimento di taluni, mettendoli in guardia con i suoi avvertimenti contro i pericoli cui sono esposti per la loro cattiva condotta.

Si tratta della funzione educatrice che il Padre ha esplicato nei riguardi del popolo ebreo, cercando di distoglierlo dai suoi smarrimenti e dalle sue infedeltà con prove e con minacce. Egli assumeva il volto dell'ira per sottolineare la gravità delle offese ricevute, e faceva sentire il vigore della sua collera. Ma nello stesso tempo annunciava il suo proposito finale di misericordia e di perdono: l'ira era passeggera, la misericordia doveva durare per sempre. L'ira era dunque ispirata e comandata dalla bontà, che,voleva manifestarsi in modo tanto più luminoso dopo il biasimo per le colpe commesse e in modo tanto più saggio nei confronti di volontà divenute migliori. Tutto l'Antico Testamento è la storia di questa educazione lenta e difficile data dal Padre a Israele, sua creatura.

Il Padre continua questa opera educatrice nei confronti di ogni uomo, di ogni cristiano. Con l'esperienza del dolore egli insegna agli uomini che il senso della vita non consiste nel massimo godimento dei beni terreni e sconvolge tutte le illusioni di un egoismo avido facendolo clamorosamente fallire. Senza l'allarme del dolore, che scuote gli inerti e risveglia coloro che si adagiano in una tranquillità soddisfatta, gli uomini inseguirebbero un ideale di piacere e di quieto vivere, che impedirebbe lo sviluppo della loro vita spirituale e religiosa. Il Padre celeste interviene soprattutto in quelle esistenze che sono sotto il segno del peccato, con avvertimenti che possono parere brutali, ma la cui violenza ha il fine di provocare un cambiamento di rotta. I suoi colpi crudeli fanno sentire quale punizione potrebbero meritare i peccati commessi, e inducono l'uomo a riflettere, a riconoscere le proprie colpe, ad offrire un'espiazione attraverso le prove che Dio gli manda.

Le sofferenze che il Padre ci infligge sono dunque uno strumento della sua azione paterna. Seppure possano esteriormente apparire indici dell'ira o della severità divina, soprattutto nei riguardi di taluni uomini, esse non sono in realtà che gli strumenti d'una ferma bontà, che vuole innanzi tutto il bene dei figli e che desidera con ogni mezzo assicurare loro la vita eterna. Se un dolore passeggero può condurci alla felicità definitiva, se una fermezza nella bontà si sostituisce ad una compiacente indulgenza che ci sarebbe nociva, noi dobbiamo essere riconoscenti al Padre, come un figlio divenuto adulto ringrazia il padre dell'educazione ricevuta, anche se a volte gli é sembrata dura e pesante.

Ma non è tutto: la ragione fondamentale della condotta del Padre sta altrove. Se il dolore dovesse essere un semplice avvertimento a coloro che camminano sulla via del peccato o nelle illusioni dell'egoismo e offrir loro una possibilità di conversione e di espiazione, esso sarebbe inviato dalla Provvidenza divina in proporzione dei peccati degli uomini. Ma noi sappiamo che in questo mondo i più duramente colpiti dal dolore non sono i peccatori maggiormente colpevoli. Anzi, si ha spesso l'impressione del contrario; e la Scrittura ci offre l'esempio di Giobbe, modello di onestà e di pietà e tuttavia oppresso dalle sventure più crudeli, quasi che il dolore gli fosse inflitto proprio in ragione della sua innocenza. Il dolore non é dunque commisurato alla colpevolezza e non può, di conseguenza, essere considerato una semplice risposta divina ai peccati commessi.

Il Padre destina il dolore ai suoi figli per unirli il più strettamente possibile all'opera di redenzione compiuta dal Figlio suo. Il dolore quaggiù non é necessariamente il retaggio del peccatore, é anche il retaggio di Cristo, l'innocente per eccellenza. Se il Padre aveva designato a soffrire colui che era il suo Figlio diletto, condividere questo destino non é indice della sua riprovazione, ma del suo amore. Come aveva guidato l'esistenza di Gesù verso il dramma del Calvario, espressione massima della sua offerta e del suo amore, egli guida la nostra vita con la croce per portare al massimo la nostra generosità. E si deve riconoscere che nella vita di molti uomini il dolore é stato l'occasione di un magnifico slancio, a volte di un autentico eroismo, che ha stimolato all'estremo il coraggio e il dono di sé. Se il dolore innalza l'uomo, esso dev'essere considerato una grazia, un favore dovuto alla benevolenza del Padre.

Non si ha torto, dunque, a capovolgere la proporzione che saremmo tentati di stabilire tra il peccato e il dolore. Non sono i più grandi peccatori quelli che devono soffrire di più su questa terra, bensì gli amici di Dio, quelli che il Padre ama e considera in modo particolare figli suoi e nei quali vuole imprimere più profondamente l'immagine del Figlio sofferente sulla croce. Nonostante la sua apparenza di punizione, il dolore é un dono reale che deriva dalla bontà del Padre, un dono attraverso il quale l'amore divino ci viene comunicato in maniera più profonda; perché é nel dolore che si impara ad amare più totalmente. Non difetto di generosità dell'amore divino, quindi, ma sguardo d'amore del Padre sul Figlio crocifisso, attraverso il quale egli contempla il nostro volto di figli. La sofferenza, inoltre, non ci permette solo di dare una più larga misura d'amore, ma anche di contribuire alla salvezza e al progresso spirituale degli altri. Essa rende così la nostra vita più feconda e le nostre intenzioni più efficaci, allarga e consolida il nostro campo d'azione nell'ordine invisibile dei meriti. Per mezzo del dolore noi siamo infatti associati all'opera di Cristo per la costruzione dell'umanità nella sua vita spirituale e nella penetrazione sempre più profonda della carità divina. Ogni nostra sofferenza rappresenta un mezzo prezioso per aiutare il prossimo e collaborare al regno dell'amore in questo mondo.

Voler sopprimere la sofferenza significherebbe, dunque, togliere agli uomini una parte essenziale della bellezza e della fecondità della loro vita, un tesoro del loro patrimonio spirituale. Il Padre sa che mandandoci il dolore si espone a lamenti e a ribellioni; ma sa anche che noi lo accoglieremo e che esso ci nobiliterà. Questa sua fiducia in noi, nonostante la nostra debolezza, riposa sul fatto che insieme col dolore egli ci dà la grazia sufficiente per sopportarlo e offrirlo; per cui un giorno, quando saremo pervenuti, grazie alle nostre sofferenze, a una felicità celeste più luminosa, noi lo ringrazieremo.

La Provvidenza va al di là delle nostre vedute umane. Quando siamo tentati di immaginarla come una sollecitudine che si limita a soddisfare i nostri bisogni e i nostri desideri, essa ci conduce arditamente verso cime di difficile ascensione, verso un'opera dagli orizzonti larghissimi, per la quale impiega i mezzi più radicali. Il suo scopo essenziale è di farci partecipare alla sua azione redentrice; mediante la sofferenza, che può essere atroce, ma mai superiore alla nostra capacità di offerta, alimenta e accresce il nostro amore e ne fa beneficiare tutta l'umanità. Il Padre, che non ha esitato a sacrificare il Figlio suo, non ha timore di associare tutti noi a quel sacrificio. La sua bontà é audace, e questa andacia é un omaggio reso agli uomini, giudicati degni di partecipare al dramma eroico del Calvario e, in fine, al gaudio trionfale che la sua generosità paterna farà scaturire infallibilmente dalla croce.

Jean Galot s. j.


Premessa del Padre 42 - Parte 3, Messagio di Giovanni nel luogo santo

 


Il 15.05.2023 nel luogo santo

Messaggio di Giovanni

Figlia Mia. Io, il tuo Giovanni, sono venuto qui per mostrare e dire quanto segue a te e ai figli della terra:

Figlia Mia. Il santo Angelo del Signore e Padre Mi disse le seguenti parole e Mi mostrò queste immagini. Egli disse:” Giovanni, Mio amato figlio. Dì ai figli nel tempo finale che non devono continuamente attendere delle novità. Comunica loro che è tempo di prepararsi. Dì loro che quando tutto comincerà tutto accadrà molto, molto velocemente. Comunica loro che devono essere SEMPRE pronti. Dì loro che non sanno quando sarà il giorno in cui arriverà l’Avvertimento.”

Mi mostrò poi come vivevano i figli del tempo finale e che non erano per nulla consapevoli dell’urgenza del tempo.

La maggioranza si preoccupavano solo del loro benessere. Ammassavano beni materiali, cercavano il continuo divertimento e si preoccupavano poco o per nulla della salvezza della loro anima, cioè non s’ interessavano per nulla delle profezie.

Molti pensavano che sarebbe passata un’eternità prima che accadesse un avvenimento celeste e continuavano ad aspettare con l‘ idea di avere ancora tempo e così non erano realmente preparati.

Altri erano sempre alla ricerca di “cose nuove”. Leggevano e leggevano, cercavano e cercavano e aspettavano sempre altre” novità”. Anche loro non erano veramente preparati.

Molti, molti non volevano sapere nulla di Gesù. Molti di più Gli voltavano le spalle e si unirono consapevolmente o inconsapevolmente al diavolo, ma non erano per nulla preparati per gli avvenimenti che li aspettavano.

Tutti questi e molti altri vissero impreparati l’Avvertimento come uno shock inaspettato. La loro incredulità si trasformò in disorientamento, e molti non riuscivano ad affrontare tutto questo.

Anche per i figli preparati il tempo sembrava non passare, ma pregavano, frequentavano la santa messa e si preparavano in modo sempre più profondo con  i Vangeli e la Parola di Dio.

Era un tempo difficile, perché il diavolo aveva liberato innumerevoli demoni sulla terra e questi attaccavano particolarmente i figli fedeli puri e pieni di luce.

Essi fomentavano sempre più confusione, molti, molti figli non credenti cominciarono a fare il male. Se prima avevano una morale e un’integrità, ora cominciavano a fare le loro ”rivendicazioni” e compivano cose che non corrispondevano ai Comandamenti del Padre.

Il mondo diventava sempre più oscuro.

L’oscurità del diavolo e del suo regno si diffondeva ora a macchia d’olio sulla terra. TUTTI i figli si accorgevano che qualcosa era cambiato, ma non riuscivano a  nominarlo, perché non era loro per nulla chiaro cosa stesse accadendo.

C’erano solo pochi figli che lo sapevano ed erano questi che erano pronti per il Ritorno di Gesù.

Figli, figli avete una sola chance per non cadere nelle grinfie del diavolo e per opporvi ai suoi demoni: GESU’!

Prendete quindi sul serio ciò che oggi Io vi dico, perché ciò che il santo Angelo del Signore e Padre Mi mostrò è quello che voi vivete oggi!

Chi non riconosce questo, sarà preda facile per l’avversario di Gesù.

Preparatevi dunque perché solo chi si è preparato non sarà colto di sorpresa da questi eventi. Sarà pronto e saprà.

Chi invece continua a dormire e lo fa la maggioranza di voi figli della terra, vivrà gli eventi come quando arriva un ladro nella notte e sarà colto di sorpresa, sconvolto e impreparato.

Siate saggi, amati figli. Io il vostro Giovanni ve ne prego:” preparatevi e credete al Signore, perché solo LUI, Gesù Cristo, è la Via per la Gloria. Amen.

Il tuo Giovanni. Apostolo e “prediletto” di Gesù. Amen.

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GESÙ CRISTO È DIO E UOMO? Sì, Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo.

 


SPIEGAZIONE TEOLOGICA DEL CATECHISMO DI S. S. PIO X 


Dal racconto delle nozze di Cana (Gv.2, 1-12) appare evidente che Gesù è vero Dio e vero uomo, Come uomo, siede alla mensa e partecipa al panchetto e mangia e beve, nella misura richiesta dalle necessità della sua natura umana, che ha bisogno di cibo e di bevanda. Come Dio invece, Gesù mette in opera la sua onnipotenza e compie il grande prodigio trasformando l'acqua in ottimo vino.  

 I. Gesù Cristo è vero Dio. - È vero Dio, perché, facendosi uomo non rinunciò alla sua divinità, che è inammissibile. Come Figlio di Dio, Gesù Cristo è perfettamente eguale al Padre, eterno e infinito, come il Padre e lo Spirito Santo.  

 Nella vita terrena Gesù Cristo dimostrò più volte di essere Dio. Nell'annunciazione l'Arcangelo Gabriele dice a Maria Santissima: Ecco: tu concepirai nel seno e darai alla luce un figlio, che chiamerai Gesù. Egli sarà grande; sarà chiamato Figlio dell'Altissimo (perché è realmente Figlio di Dio; il suo non è un nome fittizio); il Signore Iddio gli darà il trono di Davide, suo padre; regnerà eternamente nella casa di Giacobbe e il suo regno non avrà mai fine (Lc 1, 31-34). Nel Battesimo e nella trasfigurazione del Salvatore il Padre Celeste proclamò altamente che Gesù è il suo Figlio diletto, nel quale Egli si compiace. Ora, se Gesù è il Figlio di Dio, è necessariamente Dio come il Padre.  

 Come Dio Gesù Cristo compì numerosissimi miracoli (di cui il Vangelo registra una piccola parte), operando con la sua divina onnipotenza, come quando camminava sulle acque, risuscitava da morte se stesso e la figlia di Giairo, il figlio della vedova di Naim e l'amico Lazzaro.  

 Dopo aver dimostrato con i miracoli la sua divinità, affermò di essere Figlio di Dio. I Farisei, avevano cacciato dalla Sinagoga un cieco dalla nascita, guarito da Lui: Gesù udì che lo avevano cacciato fuori. e, trovatolo, gli domandò: «Tu credi nel Figlio di Dio?» Rispose: «E chi è, Signore, che io creda in lui?» «Lo hai già veduto» aggiunse  73 Gesù; «è colui che parla con te». Allora egli replicò: «Credo, Signore». E, prostratosi l'adorò (Gv.9, 34-41).  

 Davanti a giudici iniqui, decisi a condannarlo, benché sapesse che i giudei avrebbero approfittato della sua risposta per condannarlo a morte, alla domanda del sommo sacerdote: «Io ti scongiuro per il Dio vivo, che ci dica se tu sei il Cristo, Figlio di Dio», Gesù rispose: «Tu l'hai detto; anzi io vi soggiungo: Da questo giorno vedrete il Figlio dell'uomo sedere alla destra dell'Onnipotente e venire sulle nubi del cielo» (Mt 26, 63-65).  

 II .... e vero uomo. - Noi siamo uomini perché abbiamo un corpo e un'anima strettamente uniti. L'anima intelligente e libera si serve del corpo come di uno strumento per compiere le sue operazioni.  

 Gesù Cristo è vero uomo, perché ha assunto un corpo umano da Maria Santissima. Benché concepito in modo soprannaturale e nato fuori delle leggi comuni, quello di Gesù fu un perfetto corpo umano, che si nutrì col cibo e si dissetò con la bevanda, che sentì la stanchezza, che provò tutte le necessità inerenti alla umana natura; sofferse la flagellazione e l'incoronazione di spine, sudò sangue nell'orto degli Ulivi, grondò sangue sotto i colpi dei flagelli e le punture acutissime delle spine, sofferse gli spasimi dell'atroce agonia e le inenarrabili pene di morte sulla croce. Anche dopo la risurrezione Gesù volle dimostrare agli Apostoli l'umana realtà del suo corpo:  

 Apparve in mezzo a loro e disse: «Pace a voi! Sono io, non temete!» Ma essi, turbati e sbigottiti credevano di avere innanzi agli occhi uno spirito. E allora egli soggiunse: «Perché vi turbate? Quali pensieri sorgono nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i piedi: sono proprio io: palpate e osservate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come, vedete che io ho». E così dicendo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma stentando essi ancora a credere per la troppa gioia, disse loro: «Avete qualcosa da mangiare?» Gli offrirono un pezzo di pesce arrostito e un favo di miele. Ed egli li prese e li mangiò alla loro presenza e distribuì loro gli avanzi (Gv.24, 36-44).  

 Gesù Cristo fu vero uomo, perché oltre ad avere un corpo, ebbe pure l'anima umana. La morte in croce avvenne per la separazione dell'anima dal corpo: Gesù, gettando un grande grido, esclamò: «Padre, nelle tue mani raccomando il mio spirito!» E ciò dicendo spirò (Lc 23,45).  

 La divinità e l'umanità in Gesù Cristo sono strettamente congiunte, in un'unione eterna, detta ipostatica o, personale; è sempre la stessa persona di Cristo che fa le azioni umane e divine, proprie della persona del Verbo incarnato. È sempre lo stesso Gesù che nasce in una stalla, soffre la fame e la sete, muore sulla croce ed è sepolto nella tomba scavata nella roccia; che risana gl'infermi, calma la furia del cielo e del mare, che comanda e si fa obbedire dai demoni, che risuscita i morti e se stesso dalla tomba.  

 Riflessione. - In Gesù Cristo la nostra natura è stata elevata a partecipare alla vita intima della Santissima Trinità.  

 ESEMPIO. - Ario. - L'eresiarca Arìo negava la divinità di Gesù Cristo. Immensi furono i danni causati dal suo insegnamento. Scomunicato e cacciato in esilio, per i maneggi e gl'intrighi dei suoi partigiani riuscì a ingannare l'imperatore Costantino, e poté ritornare a Costantinopoli. I suoi seguaci avevano organizzato una grande dimostrazione, che, doveva segnare il suo trionfo sui cattolici. L'ingresso nella capitale doveva essere un'apoteosi. Ario venne infatti condotto con gran pompa per le vie della città. Mentre gustava la gioia del trionfo fu assalito da occulti dolori viscerali e morì poco dopo, soffrendo strazi indicibili. 

Sac. C. T. DRAGONE, P. S. S. P. 


Sii benedetto, Signore

 


Sii benedetto, Signore, perché ci hai donato nella Sindone il segno del tuo amore. Sii benedetto perché ci hai chiamato a venerarla.

Noi ci impegniamo a ricambiare il tuo amore nella fedeltà al Padre e ai nostri fratelli, e ci affidiamo per questo a Maria tua madre che ti guardò crocifisso mentre una spada le trafiggeva l'anima e ora ti contempla nel Regno luminoso, nella gloria a cui noi pure speriamo di giungere. Amen


LA RIVOLTA È VICINA, MOLTO VICINA, MA! NON ABBIATE PAURA!

 


(Messaggio trasmesso a MYRIAM e MARIE: 19 giugno 2026)


IO SONO il Vostro Padre del CIELO: «DIO Onnipotente che vi ama»!

Il popolo francese si sta risvegliando, figli Miei; non ne può più di essere schernito e impoverito. La rivolta è vicina, molto vicina, MA! Non abbiate paura…

IO sono qui con voi, miei amati: DIO d’Amore che vi ama non vi abbandona...

AMEN, AMEN, AMEN

Ricevete, miei amati, la mia Santissima Benedizione: insieme a quella della Beata VERGINE MARIA: la mia tenera e dolce mamma: la Divina Immacolata Concezione, che È tutta pura e santa, e di SAN GIUSEPPE, il suo castissimo sposo:

NEL NOME DEL PADRE,

NEL NOME DEL FIGLIO,

NEL NOME DEL SANTO SPIRITO!

AMEN, AMEN, AMEN!


Credete, figli Miei, credete a tutte le Mie parole… Credete, credete, Miei Amati. Credete in ME, «l’Unico e Vero DIO, Creatore e Salvatore del mondo»!

Andate in PACE, figli Miei: la PACE del vostro Padre del CIELO che vi ama. Amen...

Sia benedetto il nome di DIO nei secoli dei secoli. Sia benedetto... Alleluia, Alleluia, Alleluia...


(Al termine del messaggio ricevuto, abbiamo pregato:)

Abbiamo recitato il Magnificat


La Madre della Salvezza: Solo con l‟Amore di Dio presente nelle vostre anime voi potete diffondere la Sua Parola.

 


PERSECUZIONI

Miei dolci figli, voi non sapete che è stato grazie all‟Amore di Dio per tutti voi che Egli ha permesso a Me, la Madre di Dio, di proclamare la Sua Santissima Parola ad ogni mia apparizione che ha avuto luogo nel mondo. 

È desiderio del mio amato Figlio, Gesù Cristo, che Io mi faccia conoscere, in modo da poter realizzare la conversione alla Verità. E così sarà in tutti i miei santuari, in tutto il mondo, che Dio farà conoscere la Verità fino al Grande Giorno dell‟alba del Signore. Voi tutti dovete unirvi per dare gloria a Dio in tutti i miei santuari, affinché Egli, nella Sua Misericordia, riversi grandi Grazie anche sopra le anime più indegne, poiché sono quelle che Egli ricerca di più. 

Non sono solo quelli ben istruiti nel campo dei Santi Vangeli che Egli, mio Figlio, desidera che vengano a me. No, ciò riguarda anche coloro che provano un gran vuoto nel loro cuore e per quanto essi cerchino la pace interiore, non sono in grado di trovarla. Molte persone cercano la felicità, la pace e la gioia in questa vita e raramente le trovano. Esse non potranno mai trovare la vera pace, finché non riusciranno a trovare l‟amore. Solo l‟amore per gli altri potrà condurvi vicino a Dio, perché senza l‟amore non troverete mai la Presenza di Dio. 

Vi chiedo, cari figli, di venire a me, la Madre della Salvezza, per chiedermi di pregare affinché Dio vi ricolmi del Suo Amore. Quando reciterete questa preghiera, Io chiederò a mio Figlio di rispondere alla vostra invocazione. Cercate l‟amore e mostrate tutto l‟amore che avete nei vostri cuori per gli altri ed infine condividetelo. Quando lo farete, mio Figlio vi riempirà con così tanto amore che poi sarete pronti a condividerlo tra di voi. L‟amore sradica l‟odio. Se provate qualche forma di odio per un altro essere umano, allora dovete invocare mio Figlio, Gesù Cristo, per liberarvi da questa infestazione. 

Crociata di Preghiera (159) Supplica per l‟Amore di Dio: 


Oh Madre della Salvezza, ti chiedo di intercedere in mio favore quando supplico per ottenere l’Amore di Dio. Riempi la mia anima, che é un vaso vuoto, con l’Amore di Dio, cosicché quando è traboccante, si spanda sopra quelle anime verso cui Io faccio fatica a mostrare compassione. 

Per la Potenza di Dio, Io chiedo di essere liberato da ogni sentimento di odio che posso covare verso coloro che tradiscono tuo Figlio. 

Rendi umile il mio spirito e ricolmami con la generosità d ’animo, affinché io possa seguire gli Insegnamenti di Cristo e diffondere il Suo Amore in ogni situazione della mia vita. 

Amen. 


Si parla dell‟Amore come se fosse facile sentirlo, ma per molti questo richiede una grande umiltà priva di ogni egoismo. Senza umiliarvi davanti a Dio, voi non sentirete il Suo Amore. E senza l‟Amore di Dio, non potrete essere fecondi. Solo con l‟Amore di Dio nelle vostre anime, voi potrete diffondere la Sua Parola. 

Senza il Suo Amore, le parole che voi pronunciate nel Suo Nome, saranno sterili e prive di vita. 

La vostra amata Madre, 

La Madre della Salvezza. 

8 Luglio 2014

venerdì 19 giugno 2026

LE 7 TROMBE DELL'APOCALISSE: Cosa ACCADE Quando il 7° ANGELO Suona la Tromba?


 

Essi non prevarranno mai contro la Mia Chiesa.

 


Mia dilettissima figlia, il Mio Spirito è totalmente presente nella Mia Chiesa sulla terra in questo momento, poiché i miei nemici si ribellano ferocemente contro di essa. Essi possono flagellare il Mio Corpo che è la Mia Chiesa; possono riversare sdegno sulla Vera Parola di Dio; possono deridere le Vie del Signore, ma non prevarranno mai contro la Mia Chiesa. La Mia Chiesa è costituita da coloro che proclamano la Vera Parola di Dio e che provvedono i Sacramenti al popolo di Dio, come stabilito dai Miei Apostoli. Solamente coloro che rimangono Leali ai Miei Insegnamenti, alla Mia Parola, al Mio Corpo ed al Santo Sacrificio della Messa, come fu ordinato da Me, possono dire di appartenere alla Mia Chiesa. La Mia Chiesa, così com’è ora, verrà schiacciata; i suoi edifici abbattuti oppure occupati; frattanto i Miei servitori consacrati saranno gettati per le strade, dove dovranno mendicare, mentre la pratica del Sacrificio della Santa Messa sarà abolita. Malgrado ciò, la Mia Chiesa rimarrà intatta, anche se diverrà un piccolo resto di ciò che fu una volta. 

Lo Spirito Santo di Dio guiderà la Mia Chiesa attraverso le turbolenze che dovrà affrontare, ed in tal modo la Verità sopravvivrà. Ogni Mio nemico cercherà di distruggere la Mia Vera Chiesa, che in seguito verrà sostituita con una falsa. Verranno create nuove scritture, nuovi sacramenti e molte altre bestemmie nel Mio Santo Nome. Nonostante tutto, la Mia Chiesa che è il Mio Corpo ed i Miei leali seguaci , rimarranno uniti come una cosa sola in una Santa Unione con Me. Poi, quando sembrerà che essa sia stata distrutta e rasa al suolo, la brace della Mia Chiesa tremolerà ancora, fino al giorno in cui Io ritornerò. Quel giorno, quando la Mia Chiesa risorgerà rinnovata e raggiante d’immensa gloria e il mondo intero proclamerà che essa è l’unica Vera Chiesa, la Nuova Gerusalemme, ogni uomo giusto berrà dalla sua coppa. Come tutto era nel principio, così sarà alla fine. Ogni vita esistente, creata da Dio sarà rinnovata, proprio come lo fu quando il Paradiso venne creato per il genere umano. 

Il Mio Spirito è vivo e non potrà mai morire poiché Io Sono la Vita Eterna, il datore di tutto quello di cui l’uomo ha bisogno, per vivere una vita in cui non c’é posto per la morte. Abbiate sempre fiducia nel Potere di Dio, qualunque cosa voi vediate nel mondo, possa anche sembrare ingiusta, crudele, iniqua ed a volte, terrificante. Il Mio Potere avvolgerà il mondo ed il Mio Amore riunirà tutti coloro che hanno amore nei loro cuori. Io metterò al bando tutto il male e quando la Mia Pazienza si esaurirà, getterò via tutti i Miei nemici. Io Sono qui! Io non sono andato via! Io, ora vi guido in questo spinoso cammino verso il Mio Glorioso Regno. Una volta giunto quel giorno, allorché annuncerò la Mia Seconda Venuta, tutte le lacrime saranno lavate via. Tutto il dolore perverrà ad una fine inaspettata ed al suo posto, vi sarà l’amore, la pace e la gioia che solo Io, Gesù Cristo, vi potrò portare. 

Perseverate Miei piccoli cari. Pregate, pregate, pregate affinché l’amore possa sopravvivere nel mondo e perché la pace sia portata a tutti quei poveri innocenti che soffrono e che sono sparsi per il mondo, nei paesi dilaniati dalla guerra. Tutti i figli di Dio appartengono a Me ed Io amo ogni anima, ogni nazione e ogni peccatore. Vi faccio Dono delle Mie Crociate di Preghiere, affinché recitandole voi Mi aiutiate a salvare quante più anime sia possibile. 

Andate in pace e amore. 

Il vostro Gesù. 

1 Settembre 2014


PREGHIERA PER LA SCOMPARSA DI UNA PERSONA CARA

 


OH GESÙ, UNICO CONFORTO NELLE ORE ETERNE DEL DOLORE, UNICO CONFORTO E SOSTEGNO NELL’IMMENSO VUOTO CHE LA MORTE PROVOCA TRA LE PERSONE CARE! TU, SIGNORE, CHE I CIELI, LA TERRA E GLI UOMINI HANNO VISTO PIANGERE IN GIORNI MOLTO TRISTI; TU,

SIGNORE, CHE HAI PIANTO SPINTO DALL’AFFETTO PIÙ TENERO SULLA TOMBA DI UN AMICO PREFERITO; TU, OH GESÙ! CHE TI SEI COMPIACIUTO DEL LUTTO DI UNA FAMIGLIA DISTRUTTA E DEI CUORI CHE IN ESSA GEMEVANO SENZA CONSOLAZIONE; TU, PADRE

AMATISSIMO, COMPIACITI ANCHE DELLE NOSTRE LACRIME. GUARDA, SIGNORE, COME SANGUE DELL’ANIMA ADDOLORATA, PER LA PERDITA

DI COLUI CHE È STATO UN PARENTE CARISSIMO, UN AMICO FEDELE, UN CRISTIANO FERVOROSO. GUARDA, SIGNORE, COME UN TRIBUTO SINCERO CHE TI OFFRIAMO PER LA SUA ANIMA, AFFINCHÉ TU LA PURIFICHI NEL TUO SANGUE

PREZIOSISSIMO E LA PORTI AL PIÙ PRESTO IN CIELO, SE ANCORA NON TI GODE LÌ! GUARDALE, SIGNORE, AFFINCHÉ TU CI DIA FORZA, PAZIENZA E ACCETTAZIONE DELLA TUA DIVINA VOLONTÀ IN QUESTA TERRIBILE PROVA CHE TORMENTA L’ANIMA! GUARDALE, O DOLCE, O MOLTISSIMO MISERICORDIOSO GESÙ!

E PER LORO CONCEDICI CHE NOI, CHE QUI SULLA TERRA ABBIAMO VISSUTO LEGATI DA FORTISSIMI LEGAMI D’AFFETTO, E ORA PIANGIAMO L’ASSENZA MOMENTANEA DELLA PERSONA AMATA, CI RIUNITIAMO DI NUOVO ACCANTO A TE IN CIELO, PER VIVERE

ETERNAMENTE UNITI NEL TUO CUORE. AMEN.


Gesù sollecita Luisa ad offrirsi come Vittima perpetua, in continuo stato di sofferenza, per risparmiare gli uomini da nuovi meritati castighi, specialmente da una guerra, e per preparare così la via a nuove grazie di santificazione per lei

 


Ricordo che una mattina, dopo la Comunione, mi disse il Signore: “Figlia, sono tante le iniquità [94] che si commettono, che la bilancia della mia Giustizia sta per traboccare da fuori. Ora sappi che pesanti flagelli verserò sopra gli uomini, specialmente una fierissima guerra, in cui farò strage della carne umana. Ah, sì –proseguì quasi piangendo–, o ho dato il corpo agli uomini, affinché fossero tanti santuari dove dovevo andare e deliziarmi in essi. Loro invece    li hanno cambiati in cloache di marciume e ne è tanto il fetore, che mi costringono a stare lontano da essi. Vedi la ricompensa che ricevo a tanto amore e a tante pene che ho sofferto per loro? Chi mai è stato trattato come Me? Ahi, nessuno! Ma quale ne è la causa? È il troppo bene che li voglio. Perciò proverò coi castighi”. 

Io mi sentivo spezzare il cuore per il dolore; mi pareva che tante erano le offese che gli facevano che, per sfuggire, voleva nascondersi in me, quasi per trovare un rifugio. Sentivo pure [95] tale pena ché gli uomini dovevano essere castigati, che mi pareva che non quelli, ma io stessa dovevo soffrire; anzi, mi pareva che se io avessi potuto, mi sarebbe riuscito più sopportabile soffrire io tutti quei castighi, anziché vedere soffrire gli altri. Cercai di compatirlo quanto più potetti e con tutto il cuore gli dissi: “O Sposo Santo, risparmiate i flagelli che la vostra Giustizia tiene preparati! Se la molteplicità delle iniquità degli uomini è grande, vi è il mare immenso del tuo Sangue, ove potete seppellirle, e così la vostra Giustizia resterà soddisfatta. Se non avete dove andare per deliziarvi, venite in me; Vi do tutto il mio cuore, acciocché Vi riposiate alquanto e Vi deliziate con esso. È vero che anch’io sono una sentina di vizi, ma Voi mi potete purificare e fare quale Voi mi volete. Ma, deh, placatevi! Se è necessario il sacrificio della mia vita, oh, quanto volentieri Ve lo farei, purché vedessi le stesse tue [96] immagini risparmiate”. 

E il Signore, spezzando il mio parlare, riprese a dirmi: “Proprio qui ti volevo! Se tu ti offri a soffrire, non già come fino a questo punto, di tanto in tanto, ma continuamente, ogni giorno, per un certo dato tempo, o risparmierò gli uomini. Vedi come farò: ti metterò in mezzo tra la mia giustizia e le iniquità delle creature e, quando la mia giustizia si vedrà ripiena delle iniquità, in modo da non poterle contenere, e sarà costretta a mandare i fulmini dei flagelli per castigare le creature, trovando te in mezzo, invece di colpire loro, resterai tu colpita. n questo solo modo potrò contentarti e risparmiare gli uomini; diversamente, no”. 

Io restai tutta confusa; non sapevo che dirgli. La natura faceva la sua parte, si spaventava e tremava, ma vedevo il mio buon Gesù che attendeva una risposta, se accettavo o no. Allora, vedendomi quasi costretta a parlare, gli [97] dissi: “O divinissimo Sposo mio, da parte mia sarei pronta ad accettare, ma come si rimedierà da parte del Confessore? Se non ci vuole venire di tanto in tanto, come può essere possibile che venga ogni giorno? Liberatemi da questa croce, che ci vuole il Confessore per liberarmi, e allora tutto sarà combinato tra me e Voi”. 

Allora il Signore mi disse: “Va’ dal Confessore e domandagli l’ubbidienza, se vuole; gli dirai tutto ciò che ti ho detto e starai a ciò che lui dice. Vedi, non sarà solamente per il bene delle creature, che voglio queste sofferenze continue, ma anche per tuo bene. n questo stato di sofferenze purificherò ben bene l’anima tua, in modo da disporti a formare con Me un mistico sposalizio, e dopo questo darò l’ultima trasformazione, in modo che diventeremo tutti e due come due ceri che, messi sul fuoco, uno si trasforma nell’altro e se ne forma uno solo: così trasformerò Me in te [98] e tu resterai crocifissa con Me. Ah, non saresti tu contenta, se potessi dire: lo Sposo è crocifisso, ma anche la sposa è crocifissa. Oh, sì, non c’è nessuna cosa che da Lui mi renda dissimile?” 

Onde, quando potetti parlare col Confessore, gli dissi tutto ciò che il Signore mi aveva detto. Quella parola che il Signore mi disse, “per un certo dato tempo”, (senza notificarmi il tempo preciso che dovevo stare continuamente a soffrire) fu presa da me per una quarantina di giorni, più o meno, mentre ora sono circa dodici anni che continuo a stare 75. Ma sia sempre benedetto Iddio, siano adorati sempre i suoi imperscrutabili giudizi.  

Io credo che se il Signore benedetto mi avesse fatto capire con chiarezza la durata del tempo che dovevo stare a letto, la mia natura si sarebbe molto spaventata e difficilmente si sarebbe assoggettata (sebbene ricordo che sono stata sempre rassegnata; ma non [99] conoscevo allora la preziosità della croce, come il Signore mi ha fatto conoscere nel corso di questi dodici anni), e il Confessore non si sarebbe adattato a darmi l’ubbidienza. Onde così dissi al Confessore: per una quarantina di giorni il Signore voleva che mi desse l’ubbidienza di stare continuamente a soffrire, dicendogli tutto il resto. Con mia sorpresa, perché io lo credevo impossibile, il Confessore mi disse che, se era veramente volontà di Dio, lui mi dava l’ubbidienza e che in realtà non era che non potesse venire, ma piuttosto un po’ di rispetto umano. 

L’anima mia molto si rallegrò, acciocché potessi contentare il Signore e così risparmiare le creature, ma la natura molto se ne afflisse nel sentirsi data questa obbedienza, tanto che per qualche giorno fui molto contristata. Anche l’anima lo sentiva molto, a pensare che dovevo stare tanto tempo senza poter ricevere Gesù in Sacramento, [100] solo ed unico mio conforto. Delle volte mi sentivo una guerra tanto fiera in me, che io stessa non sapevo che cosa mi era avvenuta; molte cose vi aggiungeva pure il demonio, ma il mio buon Gesù rimediò a tutto, ed ecco come eseguì.