domenica 6 settembre 2020

Padre Pio morì di dolore vedendo la setta conciliare



di Francesco Lamendola

C’è una cosa che tutti, o quasi tutti, i devoti e gli ammiratori di san Pio da Pietrelcina sanno, ma che nessuno, o quasi nessuno, osa esprimere ad alta voce. Potremmo esprimerla mediante una serie di domande: perché padre Pio, temperamento sereno e affettivo per natura, appariva così spesso turbato e sofferente? Perché quel velo di malinconia posato quasi costantemente sul suo sguardo buono? Che cosa provocava in lui quelle tristezze improvvise, quegli sbigottimenti e quei silenzi carichi di preoccupazione? Insomma: che cosa rendeva il suo viso tanto angosciato, quasi una maschera di dolore? È facile rispondere: la sofferenza fisica legata alla sua condizione di stigmatizzato. E si può aggiungere: l'amarezza per la persecuzione cui venne, per decenni, sottoposto, e i malevoli sospetti che avvelenarono la sua esistenza terrena. Ancora: il suo ardente misticismo, il suo spirito ascetico, che lo spingevano a identificarsi con la Passione del Signore, in particolare ogni volta che celebrava la santa Messa (e che, con lui, poteva durare anche tre ore, tanto era rapito in estasi, smarrendo la nozione del tempo.
San Pio da Pietrelcina: la sua non fu una morte naturale: morì di crepacuore per ciò che stava accadendo nella Chiesa, si offrì in olocausto, vittima innocente per le colpe dei cattolici apostati!

I più audaci si spingono ad ammettere che egli si era offerto a Dio in olocausto, che aveva offerto le sue sofferenze quale riparazione per i peccati degli uomini e per intercedere per la loro salvezza. E senza dubbio ciascuna di queste risposte contiene una parte di verità. Nessuna, però, a nostro modesto parere, coglie pienamente nel segno: la risposta più precisa non è nessuna di queste. La risposta più esauriente è questa: egli soffriva atrocemente, nel profondo dell’anima, perché presentiva che tempi terribili si stavano avvicinando non solo per tutta l’umanità, che si stava allontanando sempre più da Dio, ma specialmente per la santa Chiesa, nella quale una setta scellerata stava tramando per impossessarsene, allo scopo preciso e diabolico di sovvertirla dall’interno. E come avrebbe potuto non averne piena consapevolezza, proprio lui, che, oltre alle visioni e alla vicinanza spirituale con il Signore, aveva sperimentato su di sé, per gran parte della sua vita, la malevolenza, la perfidia, la calunnia e la persecuzione sistematica, spietata, da parte dei suoi stessi superiori, e con il benestare, o con la colpevole indifferenza, delle più alte sfere ecclesiali? 
Il monsignore massone Annibale Bugnini con Paolo VI

Quando poi venne il Concilio Vaticano II; quando venne la cosiddetta riforma liturgica, in realtà una rivoluzione ideata ed effettuata dall’arcivescovo massone Annibale Bugnini, con la tacita o esplicita copertura di Paolo VI; quando alla vera religione cattolica iniziò a sostituirsi una nuova e falsa religione, la religione modernista e conciliare, che ignorava o rifiutava quasi tutto della Tradizione e che, come il protestantesimo, metteva al centro l’uomo e riduceva la fede a una relazione soggettiva e sentimentale fra l’uomo e Dio, egli vide confermati i suoi timori e comprese che il veleno dell’eresia, che da decenni strisciava entro il corpo della Chiesa per farsi strada fino al suo vertice, era arrivato sino al cuore della Sposa di Cristo e che la perfida setta stava riuscendo nel suo intento, sfruttando, come cavallo di Troia, un falso spirito di conciliazione con il mondo, e sbandierando parole come ecumenismo, dialogo interreligioso e libertà religiosa, che fino a quel momento avevano avuto, nella teologia e nella dottrina cattolica, un significato diametralmente opposto. E per avere chiaro ciò che egli pensava del Concilio e di tutte le sue strombazzate novità, sia sufficiente questo: che egli chiese e ottenne, fino all’ultimo giorno della sua vita di poter seguitare la celebrazione della santa messa secondo il vecchio rito e  non secondo il novus ordo di Paolo VI. Ebbene noi pensiamo che il vedere, unico o quasi unico in mezzo ai ciechi, il male che avanzava a grandi passi; il vedere lo spettacolo miserevole di una turba di chierici irresponsabili che accoglievamo festanti tutte le innovazioni, fin le più bislacche e repulsive, come altrettanto doni dello “spirito”, ma non si sa bene di quale spirito, non certo dello Spirito Santo; il vedere la colpevole imprudenza e e il generale ottenebramento che faceva scambiare la resa al mondo della Chiesa per l’inizio di una nuova e straordinaria stagione di evangelizzazione, abbia fatto sanguinare il cuore del santo frate di Pietrelcina e abbia affrettato la sua morte.
San Pio da Pietrelcina soffriva atrocemente, nel profondo dell’anima, perché presentiva che tempi terribili si stavano avvicinando non solo per tutta l’umanità, che si stava allontanando sempre più da Dio, ma specialmente per la santa Chiesa, nella quale una setta scellerata stava tramando per impossessarsi, allo scopo preciso e diabolico di sovvertirla dall’interno!

Chi si è maggiormente avvicinato a questo segreto della vita di Padre Pio, che poi tanto segreto non era perché il santo non nascose quel che pesava del cosiddetto rinnovamento conciliare, ma che è sempre stato politicamente scorretto rendere esplicito, è il giornalista Antonio Socci, il quale individua il “punto di rottura” fra Padre Pio e la “nuova” chiesa che avanza nelle indignate e scomposte reazioni di una parte del clero e del mondo cattolico all’enciclica Humanee vitae del 25 luglio 1968 - il santo cappuccino sarebbe morto appena qualche mese dopo, il 23 settembre - e che scrive nel suo libro Il segreto di Padre Pio (Milano, Rizzoli, 2007, pp. 259-260):
Le stesse circostanze della morte del frate stigmatizzato potrebbero celare un mistero, un’offerta di sé che riguarda proprio il Papato. Infatti la situazione della Chiesa, in quell’autunno 1968, era cupissima. Proprio dieci giorni prima di morire, il 12 settembre 1968, il Padre indirizza una lettera pubblica a papa Paolo VI.
L’evento è del tutto insolito e va compreso. Mai Padre Pio aveva fatto una cosa simile. Quali ne erano le ragioni? Principalmente la terribile crisi che stava esplodendo nella Chiesa. Il postconcilio, come ebbe a dire Paolo VI, si rivelò essere, anziché l’alba di un giorno radioso, una giornata buia e tempestosa. Soprattutto con la pubblicazione dell’enciclica “Humanae vita”, sulla crescita demografica del mondo e sulla morale sessuale, esplose tutta la carica di ribellione al papato che stava covando dentro la Chiesa, anche tra teologi e pastori.

San Pio da Pietrelcina diede a don Luigi Villa la sua benedizione e il mandato spirituale di condurre le sue pericolose indagini per smascherare i pastori felloni, come Bugnini!

E sempre lo stesso Socci, nel suo libro successivo I segreti di Karol Wojtyla (Milano, Rizzoli, 2008, pp. 98-100; 101):
Padre Pio, con quel gesto clamoroso della lettera, corse in difesa del papato e della Chiesa minacciata da una delle crisi peggiori della sua storia. Questo spiega l’eccezionalità della sua iniziativa.
Padre Pio invitò l’ordine cappuccino a essere vicino al Santo Padre, poi offrì le sue quotidiane preghiere e sofferenze “quale piccolo, ma sincero pensiero” dell’ultimo” dei suoi figli, in riparazione delle tante sofferenze inflitte al papa che penava “per le sorti della Chiesa, per la pace del mondo, per le tante necessità dei popoli, ma soprattutto per la mancanza di obbedienza di alcuni, perfino cattolici”.
A questo proposito lo ringraziò per la “parola chiara e decisa” pronunciata con la “Humane vitae” e solennemente scrisse: “Riaffermo la mia fede, la mia incondizionata obbedienza alle Vostre illuminate direttive”. Chiedendo infine la sua apostolica benedizione per sé, i confratelli, per i figli spirituali, i gruppi di preghiera e le iniziative di carità.
Non era solo un incoraggiamento Padre Pio si offriva ancora, e stavolta in modo definitivo, come vittima in difesa del Papa e della Chiesa in un momento drammatico della sua storia. E infatti così immolò la sua vita come aveva chiesto fin dalla sua consacrazione sacerdotale (dopo 50 anni esatti di crocifissione come gli era stato predetto). Infatti, dieci giorni dopo quella lettera a Paolo VI, trascorso il 50°anniversario delle sue stimmate (il 20 settembre), Padre Pio morì improvvisamente.
Il senso di quella morte offerta si coglie dalle parole di Paolo VI, il 15 febbraio 1970: “La Chiesa anch’essa ha bisogno di essere salvata da qualcuno che soffre, da qualcuno che porta dentro di sé la Passione di Cristo”.
Una figlia spirituale del cappuccino come Cleonice Morcaldi ha testimoniato che già un prelato vaticano, subito dopo la morte del frate, le disse: “Padre Pio è morto di crepacuore per quel che succede nella Chiesa di Dio”. E altri testimoni hanno aggiunto le considerazioni drammatiche che il santo faceva sullo smarrimento del mondo ecclesiastico “Negli ultimi giorni della vita un fatto lo faceva soffrire: ‘Si tace di fronte al male! Non si parla più dell’aldilà; non esistono più i Novissimi!’”.(…)
Non possiamo sapere da quanti mali il sacrificio di padre Pio abbia protetto la Chiesa e il papa. Di sicuro in quegli anni l’assalto al papato e alla Chiesa fu tale che si poteva temere potesse veramente prevalere. Del resto è stata la Madonna in persona, apparendo alla mistica Luigina Sinapi, figlia spirituale di padre Pio di cui è in corso il processo di beatificazione, a svelare il senso e il valore del sacrificio di padre Pio  in quel tempo: “Ci voleva una grande vittima  nei momenti attuali della Chiesa”.
San Pio era letteralmente angosciato per la deriva modernista della Chiesa cattolica, apparsa in tutta la sua drammatica evidenza dopo la pubblicazione della Humane vitae. Era il 1968 e cominciavano a spuntare, come funghi velenosi dopo la pioggia, i primi frutti del Concilio! 

Questo è un aspetto che, non a caso, viene sottaciuto dalla maggioranza degli studiosi cattolici, e particolarmente da quelli di area progressista, vale a dire il 90% e più di quanti hanno accesso al grande pubblico mediante le maggiori case editrici, le riviste e le reti televisive: il fatto che san Pio era letteralmente angosciato per la deriva modernista della Chiesa cattolica, apparsa in tutta la sua drammatica evidenza dopo la pubblicazione della Humane vitae. Era il 1968 e cominciavano a spuntare, come funghi velenosi dopo la pioggia, i primi frutti del Concilio. Teologi come Rahner, Küng, Schillebeeckx, sfidavano apertamente il Magistero e pretendevano di modificarlo e di rifarlo ogniqualvolta non si adattava ai loro schemi rivoluzionari. Il papato, in effetti, era già “loro”, perché sarebbe un gravissimo errore di prospettiva storica ritenere Giovanni XXIII e Paolo VI estranei alla rivoluzione modernista e alla penetrazione delle logge massoniche al vertice della Chiesa; e tuttavia i primi papi della nuova era, diciamo pure della nuova religione conciliare, talvolta puntavano i piedi, facevano un po’ di resistenza, come nel caso di Paolo VI con la Humanae vitae nell’ambito della questione demografica e della sfera sessuale; allora subito la setta conciliare si metteva a ringhiare e a mostrare i denti. Lo abbiamo visto, in forme ancor più esplicite e sconcertanti, durante il pontificato di Benedetto XVI, quando non c’erano quasi un atto o sua parola del pontefice che non scatenassero un baccano d’infermo da parte dei teologi e dei vescovi ultraprogressisti, ecumenisti e fautori della “chiesa in uscita”, i quali vedevano in lui un protervo reazionario, un ostacolo sulla via della piena applicazione del Concilio, nonché un fomentatore di odio verso i non cattolici. Si pensi solo alle reazioni di certi prelati tedeschi al discorso di Ratisbona, quando, del tutto in malafede, qualcuno pensò bene di accusare il papa di anti-islamismo e fece in modo che mezzo mondo si mobilitasse contro di lui, a cominciare dalla cancelliera Angela Merkel, che non perse mai un’occasione di puntare l’indice contro di lui, vuoi per un presunto atteggiamento anti-islamico, vuoi per una presunta compiacenza verso i negatori della Shoah, come si vide all’epoca del caso Williamson.
Per avere chiaro ciò che San Pio da Pietralcina pensava del Concilio e di tutte le sue strombazzate novità, sia sufficiente questo: che egli chiese e ottenne, fino all’ultimo giorno della sua vita di poter seguitare la celebrazione della santa messa secondo il vecchio rito e non secondo il novus ordo di Paolo VI!

Ebbene, san Pio vide avanzare la nera marea fangosa: non la previde, la vide e ne stimò tutta la tragica portata; comprese che per la Chiesa si stava avvicinando a grandi passi l’ora del cimento supremo, e che il pericolo mortale stava arrivando dal suo interno, non da fuori; e ne soffrì come di una vera passione, come soffriva fisicamente e moralmente per la Passione di Cristo ogni volta che celebrava il Sacrificio eucaristico. Per questo si offrì in olocausto, vittima innocente per le colpe dei cattolici apostati. La sua non fu una morte naturale: morì di crepacuore per ciò che stava accadendo nella Chiesa. Aveva sopportato la propria persecuzione per tutta la vita, senza protestare; ma non sopportò di vedere che, nella persona del papa, si voleva perseguitare un’altra volta Gesù Cristo. Si ricordi che era un mistico, ma coi piedi ben piantati sulla terra: era bene infornato e possedeva una cultura teologica tutt’altro che scarsa, per cui capiva perfettamente che la setta conciliare stava attuando uno vero e proprio stravolgimento della dottrina; sapeva inoltre che ciò era dovuto a un fattore preciso: la massoneria infiltrata nella Chiesa. Per questo diede a don Luigi Villa la sua benedizione e il mandato spirituale di condurre le sue pericolose indagini per smascherare i pastori felloni, come Bugnini. Ma il male era già troppo avanzato: il B’nai B’rith aveva già imposto la sua agenda al Concilio, e ora era impossibile tornare indietro, ricuperare la giusta prospettiva, non tanto verso il giudaismo, quanto verso il concetto stesso di libertà religiosa, piegato a una terribile falsificazione in nome del dialogo. Noi personalmente abbiamo conosciuto dei vecchi e santi sacerdoti, colti e pieni di carità, che sono morti di crepacuore davanti allo spettacolo della Chiesa occupata e sfigurata da codesti criminali. Siamo persuasi che anche i cardinali Caffarra e Meisner siano morti per lo stesso motivo: di dolore e angoscia, dopo che Bergoglio aveva rifiutato di rispondere loro e perfino di riceverli in privato. E siamo altrettanto convinti che Socci abbia colto nel segno: il grande cuore di san Pio, che aveva affrontato impavido cento battaglie, anche col Diavolo in persona, non resse al pensiero straziante che Satana entrava da trionfatore nella Chiesa…

Del 25 Marzo 2020

Vamos a la playa - Ancora un vescovo blasfemo




El Chino Mañarro… che profuma di pecora.

Vamos a la playa

Ancora un vescovo blasfemo

di Giacomo Devoto


Quando più di vent’anni fa inaugurammo su questo sito la rubrica “I frutti del Concilio”, che oggi conta più di 300 articoli e segnalazioni, alcuni amici tradizionali, divenuti presto “conservatori”, notarono che eravamo un po’ troppo severi.
Da allora la nostra indignazione non si è affievolita, ma ha subìto inevitabilmente le conseguenze dell’assuefazione. Certe blasfemie che anni fa ci si limitava a chiamare “abusi”, sono diventate così abituali tra i preti e i vescovi moderni che mentre noi continuiamo ad indignarci e a denunciare, tanti cattolici “adulti” le accettano come fossero canonicamente “cattoliche”.
Grazie a Dio ci sono dei cattolici che ancora reagiscono di fronte alla sfrontatezza dei detti preti e vescovi: è il caso di Marco Tosatti che, su segnalazione di un lettore, ci fa conoscere la vergogna di un vescovo – argentino e soprannominato dai suoi fedeli “El Chino Mañarro”, “il cinese mattiniero” – che tratta l’Eucarestia come un passatempo da spiaggia.
Da qui il titolo dell'articolo di Tosatti: Vamos a la playa.

Ecco la nota informativa di Tosatti, seguita dalle foto dell’atto blasfemo, intercalate dal testo dell’articolo di “Adoracion e Liberacion”.



Cari amici d Stilum Curiae, un blog al volo. Un amico mi ha mandato il link di “Adoracion e Liberacion”, un sito che non conoscevamo e a cui vi rimandiamo, per darci notizia di una messa certamente molto particolare celebrata da mons. Oscar Eduardo Miñarro, vescovo ausiliare della diocesi argentina di Merlo-Moreno, nominato nel settembre del 2016 a questo incarico.
Una messa in bermuda, con ragazze in tenuta certamente leggera, una tazza di mate come calice, bottiglietta di plastica per l’acqua minerale, aiutato da un concelebrante con una stola di un evento ecclesiale di Madrid 2011.

Bastano le immagini, no? Buona domenica.

*  *  *

Articolo completo di immagini, pubblicato da “Adoracion y liberacion”

La derisione portata all’estremo

“Messa” del Vescovo Ausiliare di Merlo Moreno durante la GMG su una spiaggia, in panni succinti, con amici e signorine.

di Vicente Montesinos

“Adoracion e Liberacion”,  ha potuto raccogliere alcune immagini, che peraltro sono pubbliche e sono state pubblicate su Instagram e su altre reti sociali da alcuni dei partecipanti al momento aberrante: in cui Mons. Oscar Eduardo Miñarro, Vescovo Ausiliare della diocesi argentina di Merlo-Moreno, nominato a questo incarico da Francesco nel settembre 2016.
In esse si vede il Vescovo come di seguito:



Il Vescovo sta “celebrando” quella che apparentemente dovrebbe essere una “Messa”, in pantaloncini corti, accompagnato da signorine in costume da bagno, e con in terra, sulla sabbia, delle bottiglie di plastica per l’acqua della Messa e una specie di tazza come calice, al suo fianco un presunto concelebrante che indossa una stola della GMG di Madrid del 2011.

A quanto sembra il momento “idilliaco” si sarebbe verificato in occasione della recente Giornata Mondiale della Gioventù a Panama, come un’altra delle conseguenze molto gratificanti di questi eventi.


Se questo è quello che fanno i Vescovi bergogliani con i giovani e le giovani (e i non più giovani) che si recano a questo tipo di eventi, figuriamoci quali e quanti terribili affronti di questo tipo saranno stati fatti a Nostro Signore Gesù Cristo da piccoli gruppi di sacerdoti moderni con i loro giovani.

“Consacrazione” da seduto, in bermuda, con una stola ornata di rose, sulla sabbia della spiaggia.

Il Vescovo con i suoi amichetti e le sue amichette sembrano godere di un momento molto rilassante e molto new-age, in cui alcuni sembrano persino levitare per il piacere mistico, mentre si consuma un così grave affronto a Nostro Signore Gesù Cristo, messo in essere da un presunto successore degli Apostoli.

Un vescovo “consacratore”, un concelebrante seduto accanto a lui sulla sabbia di una spiaggia, un uomo che sembra in trance in costume da bagno, e una donna inginocchiata sulla sabbia in abiti succinti.


Questo sì che è un vescovo di quelli che piacciono a Bergoglio per la sua falsa chiesa! Un vescovo con l’odore di… pecora!

Si osservi il “calice” in questo tipo di elevazione, e i partecipanti pudichi e devoti a questa “Eucaristia marina”.

A quanto pare, inoltre, Miñarro e il… responsabile della Pastorale Giovanile Nazionale (sic!) è così che applicano la pastorale… davvero un piacere essere in carica!

Ed ecco qui il “vescovo”, senza camicia o stola, con il suo “amico” e le sue “amiche”; non si sa se prima o dopo la celebrazione della “Santa Eucarestia”.

In verità… questi sono i vescovi che nomina Bergoglio …i vescovi che vuole Bergoglio, i vescovi che elogia ed esalta Bergoglio… quelli che egli chiama per il lavoro vertiginoso di smantellamento irreparabile di 2000 anni di storia della Chiesa cattolica: un crimine imperdonabile.

Signore, dacci la perseveranza per continuare a lottare contro tutto questo… anche se si tratta di vescovi o di papi!


Mandaci fratelli disposti ad aiutare, a collaborare, a sostenere e a combattere!
La battaglia è grande e gli operai pochi!


Ma sappiamo che con Te vinceremo…

Non staremo zitti e non tollereremo più alcuna derisione di Nostro Signore!


Non vi fate illusioni; non ci si può prendere gioco di Dio.

(Gal 6,7)

febbraio 2019

Un Mondo secondo il Cuore di Dio



LA LIBERTA’ DELL’UOMO 

***

Possiamo anche farci un’altra domanda: chi si d ecide a cercare Dio, lo fa per servire Dio o perché quel servizio gli porta un vantaggio? Non sarebbe ciò una forma di egoismo sottile, che cerca anzitutto la propria felicità, come altri la cercano in altra direzione? Questa felicità dev’essere una conseguenza, non un fine, di quel servizio libero e disinteres- sato al loro Creatore. L’uomo trova la felicità perché ha raggiunto il centro e la ragione della sua esistenza. Non è schiavo di nessuno, neppure di sé stesso; la sua libertà gli viene perché l’amore l’ha fatto schiavo del suo Signore, raggiungendo la meta per la quale è stato creato. Quanto più la creatura eserciterà la libertà in quella direzione, tanto più sarà perfetta sia la libertà come la creatura. Il contrario di quel che fece Lucifero e poi il primo uomo: una ribellione nella quale la libertà non seppe decidersi per la perfezione di sé stessa. Forse che il demonio è più libero per il fatto di voler tutto il contrario di quel che vuole Dio? È molto istruttiva la sua rappresentazione in catene. Forse che le catene gliele ha messe Dio? No, gliele ha messe il suo orgoglio; il demonio è l’eterno incatenato dal suo “amor-proprio”. Gli uomini, quanto più “amano” sé stessi disordinatamente, più vanno assomigliando al demonio. La vera libertà sarà sostituita da una schiavitù satanica, nella quale l’orgoglio li tiene prigio - nieri come in un inferno. 

Il servizio di Dio non deriva da nessun complesso – benché il demonio faccia credere questo agli uomini per farli suoi schiavi – ; il servizio di Dio deriva da un ordine giuridico e razionale reclamato dal diritto, per essere noi sue creature. 
È vero che Dio creò l’uomo libero, ma questa libertà, preceduta dalla conoscenza e dall’amore, gli è stata data affinché riconosca e abbracci liberamente quella dipendenza giuridica e razionale. Il contrario è ribellione, quindi una falsa libertà che tenta di instaurare un ordine antigiuridico. 

Ora ci si può domandare: come può esistere l’esercizio di una libertà, quando esiste un’unica direzione? Questo è radicato nell’essenza stessa della volontà, che tende natural- mente verso il Bene e quando sceglie il male lo fa sotto l’aspetto di bene. La libertà non si decide per un male o per un bene; essa decide tra due realtà che appaiono sotto l’aspetto di bene, benché una di esse non lo sia. Quando l’uomo cerca anzitutto il suo proprio bene, posponendo il Bene, allora, presto o tardi, sperimenterà che si è deciso per il male – questo è agire per “convenienza” – . Solo quando si agisce con una coscienza retta si sperimenta la sensazione di aver operato bene, perché se si è scelto una cosa cattiva, è stato perché in coscienza la si è vista come Bene. La tentazione del demonio al primo uomo in parte era vera: «Sarete come Dio, conoscitori del bene e del male». L’uomo non conosceva il male finché non l’ha sperimentato. I santi hanno conosciuto il male, ma l’hanno superato indirizzando la loro libertà al conseguimento del Sommo Bene. 

Il dolore, che è un male, come conseguenza del peccato, non entrava nella prima economia; ora la libertà non si purificherà se non attraverso il dolore, che è un male relativo, ma apre la via verso il Sommo Bene. Il ribellarsi contro il dolore è un nuovo peccato che fa scendere più in basso l’uomo. La libertà deve accettare il dolore come medicina di salvezza. Se lo rifiuta, sta rifiutando la cura, il che non è altro che ostacolare il ritorno al Paradiso perduto. Per condurci ad esso è venuto il Figlio di Dio e ci ha detto che Lui era la Via per andare al Padre: «Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me». E a quel Padre, che abbiamo perduto nel Paradiso, non potremo tornare se non rassomigliamo al suo Figlio Unigenito. È dentro di Lui che dobbiamo vivere, perché il Padre ci veda attraverso suo Figlio. Vedendoci così identificati, possa Egli esclamare di ciascuno di noi: «Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto». Ma non possiamo stare entro suo Figlio se non percorrendo la via che Egli percorse: «Mio cibo è fare la volontà di Colui che mi ha mandato». La Volontà del Padre stava nella Croce, nel Calvario e nella Morte, per redimerci dai nostri peccati; non che la Volontà del Padre avesse scelto per suo Figlio la croce, il calvario e la Morte; fu l’uomo che fece questa scelta e la giustizia del Padre l’accettò. Rifiutare la croce che la giustizia del Padre stabilisce per ciascuno di noi è rifiutare la “Via” che ci conduce al Padre. Il Figlio Unigenito l’ha percorsa per nostra salvezza; noi dobbiamo percorrerla, non tanto per nostra salvezza, ma perché Lui l’ha percorsa per ciascuno di noi. Che profonde le parole di Gesù, attraverso queste considerazioni: «Io sono la via»! Mai saremmo usciti da noi stessi, neppure con la parte migliore della nostra volontà. Solo l’Amore di Gesù ci tirò fuori dalla condizione di ripiegamento su noi stessi in cui vivevamo, aprendoci la via – «facendo di una via ignominiosa, che gli diedero gli uomini, via di salvezza» – che percorriamo quando, spinti dall’amore, ci decidiamo a seguirlo. L’amore a noi stessi non avrebbe mai accettato il dolore per ritornare al Padre. Ma suo Figlio si fece dolore per ciascuno di noi perché, vedendolo, abbracciassimo il dolore. 

Qui la libertà ha un ruolo di somma importanza, deve decidersi per realtà profonde che le propone la fede, e non lasciarsi soggiogare dalla resistenza di una natura decaduta, utilizzata costantemente dal demonio. Se nel Paradiso l’uomo ha abbracciato il male senza conoscerlo, ora deve abbracciare il dolore, coscientemente, perché nasconde un bene: la sua purificazione e la sua salvezza. Questo è ciò che hanno fatto i santi. Quando, per mezzo del dolore, sarà stato purificato il nostro egoismo, l’anima uscirà dalla sua schiavitù, l’attaccamento a sé stessi, ricuperando la sua autentica libertà: la perfetta scelta del Bene. 

JOSÉ BARRIUSO

Benedetto sia Dio Padre



Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei Cieli, in Cristo.
In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi e immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua Volontà.
E questo a lode e gloria della sua Grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto;
nel quale abbiamo la Redenzione mediante il suo sangue, la remissione dei peccati secondo la ricchezza della sua Grazia.
Egli l'ha abbondantemente riversata su di noi con ogni sapienza e intelligenza, poiché Egli ci ha fatto conoscere il mistero della sua Volontà...: il disegno, cioè, di ricapitolare in Cristo tutte le cose, quelle del Cielo come quelle della terra. ... In Lui, dopo aver ascoltato e creduto la parola della Verità, il vangelo della nostra salvezza, abbiamo ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, caparra della nostra eredità, a lode della sua Gloria. cfr. Ef 1,3-14


Solamente con la preghiera, con il digiuno e con la penitenza, con il sacrificio offerto con il cuore, si riesce a rompere queste catene indistruttibili



Messaggio di Nostro Signore Gesù Cristo ricevuto da Discipulo – il 14 ottobre 2018 – nella Cattedrale di San Luis Potosì

Nostro Signore Gesù dice che la via della Sua Croce è un cammino angusto, attraverso il quale si giunge alla Vita Eterna.

Invece la strada della perdizione è ampia e molti stanno camminando su questa strada. Hanno perso la speranza e la fede e non vivono più per Me, ma per loro sessi, per le comodità e per i piaceri, perché hanno rifiutato Me, che Sono il Dio della Vita ed hanno riposto la loro fiducia nelle cose, nelle persone, negli oggetti che non garantiscono loro la Salvezza Eterna, ma che li incatenano e li intrappolano, talvolta con catene indistruttibili.

Ah… figli Miei, solamente con la preghiera, con il digiuno e con la penitenza, con il sacrificio offerto con il cuore, si riesce a rompere queste catene indistruttibili, perché la forza del sacrificio, del digiuno e della preghiera, hanno grande importanza e valore alla Mia Presenza.

Amati figli Miei, il profeta, colui che ha ricevuto questo Dono per mezzo del Mio Spirito, trasmette fedelmente quello che il Cielo desidera dire ad ogni anima sulla terra ed il sacerdote è colui che spiega il senso del messaggio con parole umane, comprensibili ad orecchi umani.

I messaggi che Io do attraverso i Miei profeti e strumenti, vanno però direttamente all’anima e al cuore… e ci si attende una risposta nello stesso modo in cui ci si attende una risposta dalla terra, quando viene bagnata dalla rugiada del cielo che la rende fertile e produttiva.

Quando un profeta parla, lo fa nel Mio Nome, ma quando si spiega il senso del Messaggio o dell’avvertimento in modo umano, in cui gli uomini lo possono capire… allora… si realizza esattamente il Mio Piano ed il Piano di Mio Padre, vostro Padre.

Parole in lingua…

La voce del pastore è la voce di colui che spiega con chiarezza ai Miei figli sulla terra, quello che il messaggio e l’avvertimento vogliono dire.

Amati figli Miei, state in allerta e vigili in ogni tempo ed in ogni momento, perché gli eventi tragici che stanno succedendo, uno dopo l’altro, qui sulla terra, sono segnali della fine prossima della storia di una generazione adultera e perversa, che ha tolto la Legge di Mio Padre dal proprio cuore per impiantarvi la sue proprie leggi e le fa come un carico difficile e impossibile da sopportare per le anime docili, pure e limpide, che nella loro coscienza e dentro di loro riconoscono quando il Vero Dio sta parlando ai loro cuori o quando lo spirito della menzogna le tocca e le fa dubitare della Mia Parola.

Si sta perdendo la fiducia in Me ed è per questo che il Mio nemico riesce a intrappolare più anime nella rete sottile delle sue macchinazioni perverse, per portare le anime alla condanna eterna, dalla quale non torneranno mai più.

In Europa, Io ho destinato solo 3 nazioni, per preservare le Vera Fede nel mondo.
Ho dato una discendenza santa e pura, attraverso San Luigi, Re di Francia, una discendenza che raggiungerà i Paesi Bassi dell’Est, il Portogallo, la Spagna e la Francia.

Io Sono il Giusto Giudice di tutte le Nazioni.

Il Mio Giudizio sarà implacabile contro le generazioni colpevoli, quelle che si sono allontanate del Vero culto al Mio Padre Celeste, da quello che è il culto in Spirito e Verità, affinché tutti gli esseri umani vivano nell’amore.

Era necessario che comprendeste Chi è l’Amore!

Io Sono l’Amore Vero disceso dal Cielo, nella Sua Totalità, nella Sua Pienezza. Ricevendo il Mio Corpo ed il Mio Sangue, vi santificate quotidianamente.

Vi amo e vi benedico!

CHIAMAMI PADRE



NELL'UNICO FIGLIO DIVENTIAMO TUTTI FRATELLI

Nell'unico Figlio diventiamo, dunque, tutti fratelli.
Tutti: cioè gli uomini che, senza alcuna distinzione, liberamente accettano di diventare partecipi dell'unica natura divina.
E diventando figli, diventano fratelli, perché acquistano la generazione dal Padre e la comunione col suo unico Figlio.
È dunque questo l'autentico fondamento della cristiana fraternità: la comune dignità di figli.
Siamo tutti fratelli perché diciamo "Padre" alla stessa Persona, e perché il Primogenito, Gesù, ci unisce in Lui in un unico Corpo, in un'unica realtà divina.



"CIO’ CHE SAREMO NON È ANCORA RIVELATO"

Ma non tutto è ancora stato rivelato, e quindi non tutto è ancora evidente.
Occorre fare un arduo passaggio da ciò che è visibile a ciò che è invisibile.
Ogni realtà sensibile è segno di una realtà sopra-sensibile. Occorre fare un balzo nella fede per riuscire a immaginare ciò che è ancora nascosto.
Il Regno di Dio sulla terra, la Chiesa, racchiude realtà divine, ma agli occhi terreni, queste realtà sono ben poca cosa~ Basta pensare all'Eucaristia: che cosa c'è di più umile di quella piccola ostia? Eppure è segno e presenza del Corpo di Gesù!
Noi siamo una realtà fragile e mortale, ma già possediamo una tale dignità che ci farà esplodere di gioia nel momento nel quale essa ci sarà pienamente e definitivamente rivelata. È celebre la frase di J. H. Newman: «Grace is glory in exile. Glory is grace at home» (La grazia è la gloria in esilio. La gloria è la grazia giunta a casa).



"GIÀ" E "NON ANCORA"

Il Padre fa di noi dei figli.
Nati da un padre e da una madre che ci hanno trasmesso le realtà terrene, nel Battesimo siamo rinati a figli delle realtà celesti.
Ora siamo come un feto immaturo, a mezza strada:
-     fra il passato e il futuro,
-     fra le cose che vediamo e quelle che non vediamo,
-     fra il bene e il male,
-     fra il rischio di accogliere il dono divino o di rifiutarlo,
in una lotta perenne con le nostre cattive tendenze e con l'azione di Satana che ci ostacola, con ogni mezzo, nel nostro cammino incontro alla piena e perfetta figliolanza divina.
Non siamo in una posizione né facile né comoda, e per questo soffriamo:
- di incompletezza, perché non abbiamo ancora la maturità definitiva;
di cecità, perché siamo chiusi nelle cose, non vediamo ancora con chiarezza;
di nostalgia, perché abbiamo già nelle vene il sangue di Dio e siamo costretti a sopportare il sangue turbolento e malato di uomini.'


TRATTATO DELLO SPIRITO SANTO



« Dopo il peccato, il mistero dell' Incarnazione fu creduto con una fede esplicita, non solamente quanto all' Incarnazione del Verbo, ma ancora quanto alla passione ed alla resurrezione, che doveano liberare l'uomo dal peccato e dalla morte. Altrimenti gli uomini non avrebbero anticipatamente figurata la passione di Gesù Cristo mediante sacrifìci, tanto innanzi che dopo Mosè. I più istruiti conoscevano perfettamente il significato di questi sacrifizi. Gli altri credendo questi sacrifizi istituiti dallo stesso Dio, aveano per mezzo loro una conoscenza velata del futuro Redentore. Questa conoscenza più oscura nei remoti tempi, divenne più chiara via via che il Messia si avvicinava.

 « Se si tratta dei pagani, la rivelazione del mistero dell' Incarnazione fu fatta ad un gran numero. Testimone fra gli altri, Giobbe, che dice: Io so che il mio Redentore è vivo. Testimone la Sibilla citata da sant'Agostino. Testimone quell’ antica tomba romana, scoperta sotto il regno di Costantino e dell'Imperatrice Irene, in cui trovossi un uomo che aveva una lamina d'oro sul petto con questa iscrizione: Cristo nascerà da una vergine, ed io credo in lui. 0 sole, tu mi rivedrai sotto il regno di Costantino e $ Irene. Se vi ebbero di quelli che furono salvati senza questa rivelazione, non lo furono però senza la fede del mediatore. Certo, essi non ebbero la fede esplicita, ma ebbero quella implicita nella divina Provvidenza, credendo che Dio fosse il liberatore degli uomini, con mezzi ad esso noti e manifesti a coloro, che il di lui spirito avea degnato ammaestrarne.1 » 

Trovasi inoltre in tutte le epoche e sotto tutti i climi, l’uso dei sacrifizi, delle purificazioni, delle adorazioni, delle preghiere conservate presso i popoli pagani come presso gli Ebrei. Chi potrebbe affermare che ognuno di questi atti, manifestazione di una fede qualunque, non avesse in ogni circostanza una relazione più o meno compresa, tra l’espiazione del peccato in generale e il peccato originale in particolare? Non trovasi egli scritto del centurione Cornelio tuttora pagano, che le di lui preghiere e le sue elemosine erano accette a Dio?  Parlando ai pagani del tempo suo, sepolti nella più rozza idolatria, Tertulliano non dice ad essi: « Nella prosperità voi fissate i vostri sguardi al Campidoglio, ma nell’avversità, voi gli alzate al cielo, dove sapete che risiede il vero Dio? » Sarebb’egli pure di una necessità invariabilmente assoluta, che il fanciullo fosse nato per trar benefìcio dalla fede dei suoi genitori? « È vero, risponde un gran teologo, che in nessun luogo si legge che tali sacrifizi siano stati-offerti o ricevuti per i bambini tuttora nel seno materno. Cosi in virtù di un ordine provvidenziale, legalmente stabilito, nessun bambino prima di nascere, non ha mai ottenuto con sacrifizi esteriori, la remissione del peccato originale. Parecchi hanno ricevuto questa grazia per uno special privilegio, come Geremia e san Giovan Batista. Tuttavia non dobbiamo disapprovare nè le preghiere, nè i voti, nè le buone opere esterne dei genitori, per i loro figli nati o da nascere, e che si trovano in pericolo di morte. Imperocché Iddio non ha incatenato la sua onnipotenza ai sacramenti. 

« Possono essi dunque pregare, affinchè egli si degni nell’infinita sua misericordia condurli al battesimo, o rimetter loro il peccalo originale. Allora Iddio che è infinitamente buono, potrà salvarli. Ciò sarà non in virtù di una legge, ma unicamente per grazia. Perciò, senza una rivelazione, non bisogna affermare eh’ essi sieno salvi, e il corpo loro non deve essere sepolto in terreno sacro,1 » Fin dove si estendeva e fin dove si estende ancora questa possibilità della salute per gli infanti sopraccitati, come per gli altri, mediante le preghiere, le opere buone, i sacrifizi, la fede, insomma, de’genitori tuttora idolatri? Chi può ancora qui rispondere? Tutti questi dubbi e altri pure che possono, senza offendere l'insegnamento cattolico, essere risoluti nel senso della misericordia, permettono di diminuire, forse infinitamente più che non si creda, il numero dei soggetti, e soprattutto delle vittime eterne dello Spirito maligno. Se ella ne avesse bisogno, questo solo basterebbe per giustificare, agli occhi di ogni uomo imparziale, l'infinita sapienza, e l'infinita bontà dell'eterno amatore delle anime, specialmente di quelle dei bambini.1

Monsignor GAUME