PREGHIERE DI LUISA PICCARRETA CHE SI TROVANO NEI SUOI SCRITTI
“In tutti i momenti, in tutte le ore voglio sempre amarti con tutto il cuore.
In tutti i respiri della mia vita, respirando Ti amerò; in tutti i palpiti del mio cuore, amore, amore (io) griderò; in tutti i movimenti del mio corpo, solo l’Amore abbraccerò.
Solo d’amore voglio parlare, solo l’amore voglio guardare, solo l’amore voglio ascoltare, sempre all’amore voglio pensare.
Solo d’amore voglio bruciare, solo d’amore (mi) voglio consumare, solo l’amore voglio gustare, solo l’amore voglio contentare.
Di solo amore voglio vivere e nell’amore voglio morire; in tutti gli istanti, in tutte le ore, tutti all’amore voglio chiamare.
Sola e sempre con Gesù ed in Gesù sempre vivrò, nel suo Cuore m’inabisserò ed insieme con Gesù, col suo Cuore, Amore, Amore, Ti amerò”. (Vol. 10°, 28.11.1910).
Il giornale, Il Tempo (15 aprile e 9 giugno 1975) parlava già di 50.000 messe nere celebrate ogni anno a Parigi, circa 136 ogni giorno e qualcosa di simile in altre città.
E’ il principale atto di culto della Chiesa di Satana, fondata il 30 aprile 1960 dallo zingaro Anton
Szandor La Vey. Nel 1972 contava già più di 10.000 iscritti.
E’ il rito centrale della Chiesa di Satana, un complesso assurdo, patologico, diabolico “una sintesi di idiozie, di malvagità e aberrazioni mentali”.
Sulla falsa riga della Messa anteriore alla riforma di Paolo VI, in lingua latina, francese o inglese. E’ celebrata sopra un corpo femminile nudo col crocifisso a rovescio e un
calice pieno di liquore.
Prima era celebrata da un prete apostata, ora con Ostie consacrate e pagate. Viene evocato, invocato Satana, cantato il Gloria e il Sanctus in onore del dio dell’Inferno. Alla
fine il celebrante butta l’Ostia sul pavimento, la calpesta con tutto l’odio e parodie oscene.
A un certo punto, pare, si nota la presenza di Satana per accettare l’omaggio di adorazione dei suoi devoti. L’esperienza convertì una giovane che si fece suora.
Nella sua opera The Satan Seller (1972), Mike Warnke, ex-supremo Pontefice della setta, racconta il suo proselitismo con la droga, sesso e danaro soprattutto tra universitari per conquistarli
al satanismo.
“Tanto più presto e grande darò la pace dopo l’ora della prova, quanto più numerosi, tra le torme dei folli, saranno i giusti travolti nel comune castigo,
non per la loro punizione, ma per la vostra redenzione. Il Bene, per fiorire, ha sempre bisogno delle lacrime dei Santi e degli olocausti dei redentori. Beati questi Cristi che voi ignorate, questi purificatori dell’aria
inquinata dalle vostre colpe” (Quad. ‘43, p. 564).
“O voi, precursori di Cristo, antitesi dei precursori dell’Anticristo che preparano, nel suo nome, il tempo della desolazione, preparatemi le vie col vostro olocausto. I
procursori dell’Anticristo hanno vesti di dignità umana. I precursori del Figlio di Dio hanno lo stesso trono del loro Re; la croce, il dolore che redime e salva, specialmente ora in cui bisogna vincere il male.
Per salvarsi, il mondo ha bisogno di eroiche vittime di carità per preparare col loro esempio, sacrificio, il ritorno del Signore” (Quad. ‘43, p. 24).
1. Per i Santi, dunque, l'inferno è una terribile realtà e non una favoletta per bambini! In pratica è il tragico fallimento di creature, che, create per la felicità e la vita eterna, si ritrovano - e per di più eternamente - nell'infelicità più totale. Uno sciagurato fallimento, e per di più irreparabile, nessuno più può annullare o modificare. Come si fa a vivere lontano da Dio, nel fuoco e in mille altri tormenti?... E come si fa a vivere, sapendo che questa tremenda situazione sarà sempre così, senza mai mai mai mutare?... Mistero sconcertante! Alle barzellette e ironie sciocche, i Santi oppongono descrizioni che fanno fremere di terrore e di spavento. Ed essi, senza dubbio, sono infinitamente più credibili di tutti gli sciocchi che popolano il mondo. Credibili per la loro santità che è dirittura di anima e di mente, che mai si presterebbe ad ingannare qualcuno. E credibili per il favore che godono presso Dio, che si serve volentieri di loro per operare meraviglie e inviare agli uomini i suoi messaggi di salvezza e di misericordia. Se si riflettesse un pochino soltanto, molto probabilmente tanti sfuggirebbero a questo supremo e definitivo fallimento della vita.
2. Per tutti i Santi, passati qui in rassegna, l'inferno è l'esatto opposto del paradiso. L'inferno è il carcere di eterna ira, dove si sprofondano cavernose prigioni, si estendono orrendi deserti e si scorgono smisurati laghi rigurgitanti di mostri paurosi, orribili. Là dentro si dibattono esseri discordi e disperati, vi ferve cioè l'eterna e terribile discordia dei dannati. In cielo invece si gode la gioia e si adora l'Altissimo dentro giardini ricchi di bellissimi fiori e di frutta squisiti che comunicano la vita. E qui tutto è gioia, ordine, bellezza, incanto per gli occhi e per l'anima. Qui regna l'unione dei Santi eternamente beati. Ed è questa la ricompensa data da Dio ai suoi fedeli servitori.
3. Per tutti i Santi l'inferno è qualcosa di sì orrido da superare ogni umana immaginazione. In esso vi regna - come si deduce dall'insieme delle visioni - il mostruoso, tutto ciò che fa paura e atterrisce (l'arido deserto, abissi senza fondo, mostri, serpenti, ecc.). Le pene dei dannati, quelle del danno e del senso, - inesprimibili e tali da non poter trovare, per esse, paragoni o analogie - sono presentate in tutta la loro crudezza in una certa varietà che, però non crediamo porti danno agli elementi essenziali che, come si è detto, sono in perfetta e totale sintonia con la Rivelazione. Qui interessano soprattutto i contenuti delle visioni con tutte le conclusioni e conseguenze che se ne possono trarre. Tutti parlano di fuoco e di altri orrendi castighi. Esse sono quelle elencate dalla Menendez e che si ritrovano, più o meno in tutte le altre apparizioni, e cioè: La perdita di Dio: la pena che costituisce propriamente 1'infemo, I continui rimorsi di coscienza, La consapevolezza che quella sorte non cambierà mai, Il fuoco che penetra l'anima senza annientarla, un fuoco puramente spirituale acceso dall'ira di Dio, L'oscurità continua e un fetore soffocante, La compagnia continua di Satana, La disperazione con l'odio a Dio, e con le imprecazioni, le maledizioni, le bestemmie. I dolori che vi si soffrono sono spaventosi e intollerabili. Al confronto i dolori più atroci della terra, come dice la stessa S. Teresa "non sono nemmeno da paragonarsi con quanto allora ho sofferto, specialmente al pensiero che quel tormento doveva essere senza fine e senza alcuna mitigazione. Ma anche questo era un nulla innanzi all'agonia dell'anima. Era un'oppressione, un'angoscia, una tristezza così profonda, un così vivo e disperato dolore che non so come esprimermi. Dire che si soffrano continue agonie di morte è poco..." (S. Teresa d' Avila).
Ma il supplizio maggiore è il fuoco e la disperazione interiore, che non si sa descrivere.
4. Tutti parlano pure dei supplizi riservati ad alcuni vizi. "Queste sono pene che tutti i dannati soffrono - aggiunge la Menendez ci sono tormenti particolari per le varie anime che sono i tormenti dei sensi. Ogni anima con quello che ha peccato viene tormentata in maniera tremenda e indescrivibile. Ci sono delle orribili caverne, voragini di tormenti, dove ogni supplizio si differenzia dall'altro". S. Teresa parla, in merito, di "spaventosissimi castighi". Ogni vizio ha i suoi castighi particolari. C'è chi accusa le mani che hanno rubato, o la lingua e gli occhi con i quali hanno peccato. Tra le pene del dannato ci sono ancora quelle inflitte dallo stesso satana e dai diavoli. Perché? Perché il dannato, consapevolmente o inconsapevolmente, li ha scelti in vita e li ha serviti come suoi signori e padroni. E il diavolo, il maligno per essenza, non può dare e non sa dare che umiliazioni e sofferenze. Stando così le cose viene da chiedersi: come è possibile che ci sia chi adori il diavolo e ad esso si appoggi? È pazzesco confidare nel proprio acerrimo nemico che vuole solo la dannazione eterna di tutti. Come è ugualmente incomprensibile che si possa diffidare di Dio, che ha dato mille prove del suo amore, e che per salvare l'uomo dalla schiavitù di satana e dal rischio tremendo dell'inferno, si è incarnato e ha dato il proprio sangue in riscatto.
5. In piena conformità al Vangelo e al Magistero della Chiesa, in tutte le visioni si insiste sull'eternità dell'inferno e sulla disperazione che la certezza di tale terribile realtà provoca nei dannati. Nessuna mitigazione, quindi, o evasione, tanto meno una loro soppressione. Purtroppo alla unanimità espressa dai Santi sulle verità dell'inferno, non sembra che vogliano sempre adeguarsi teologi, letterati e opinionisti anche di grido. Anche se, ad onore del vero, è, forse, la stessa grandezza del mistero che spinge a "sognare" uscite e soluzioni impossibili. A riguardo scelgo solo due esempi. Il primo riguarda i dannati all'inferno. Tutti i Santi vedono innumerevoli dannati all'inferno. Vari di loro anzi affermano di averli visti cadere nell'abisso. Così, per es., S. Veronica Giuliani: "La montagna viva era un clamore di maledizioni orribili. Essa era l'inferno superiore, cioè l'inferno benigno. Infatti la montagna si spalancò e nei suoi fianchi aperti vidi una moltitudine di anime e demoni intrecciati con catene di fuoco. I demoni, estremamente furiosi, molestavano le anime le quali urlavano disperate. A questa montagna seguivano altre montagne più orride, le cui viscere erano teatro di atroci e indescrivibili supplizi. E in quell'abisso, ella vide precipitare una pioggia di anime... ". S. Giovanni Bosco vede precipitare nell'inferno giovani da lui conosciuti, ecc. Non potendosi negare l'esistenza dell'inferno - una verità così chiaramente espressa dalle Scritture e dai Santi -, si è ipotizzato che esso sia vuoto. L'inferno, perciò, di cui tante volte ha parlato soprattutto il Signore in persona, non sarebbe che uno spauracchio da non prendere troppo sul serio o uno spaventapasseri che fa paura solo agli ignari e ingenui! È chiaro che, con tutto il rispetto e la stima che abbiamo soprattutto per i teologi, preferiamo credere ai Santi che, prescindendo anche dalla concordanza con le Scritture, sono, come già detto, immensamente più credibili degli stessi grandi teologi e letterati. Altro esempio riguarda l'eternità dell'inferno e delle sue pene. Tutti i Santi citati ci parlano di eternità delle pene con l'esclusione anche di qualsiasi attenuazione. Ed ecco che, oggi, anche dopo la condanna dell'apocatastasi di Origene, viene a dirci il contrario il Maritain in un volumetto dell'età senile dal titolo Le Cose del cielo, a cura di Nora Possenti Ghiglia, ediz. Massimo, Milano. I dannati nell'inferno - dice il Maritain - lavorano a costruire edifici che crollano a causa delle loro divisioni e odi. "Essi faranno delle città nell'inferno, delle torri, dei ponti, vi condurranno battaglie... nel male stesso manifestano i doni e le energie ontologiche di cui la creatura non sarebbe sprovvista se non quando cessasse di essere" (p. 77). C'è il fuoco, ma "poiché l'anima resta rivolta contro Dio e fissata nell'odio, il fuoco non le serve a nulla e le brucia eternamente" (p. 75). Eternamente di sicuro, dal momento che le anime sante protestano contro l'eternità dell'inferno. Il nostro amore, questo amore che (Dio) ci ha dato, come potrebbe essere soddisfatto di vedere Dio odiato senza fine, e senza fine bestemmiato da esseri usciti dalle sue mani? Vedere il crimine aggiungersi al crimine? E tra i maledetti ce n'è di quelli che amiamo [...]. "No, noi non cesseremo mai, continueremo a pregare e a gridare per il Sangue del Salvatore, ah!, senza avere, lo sappiamo bene, il minimo diritto di essere esauditi, e lasciando solamente la follia dell'amore esalare da noi liberamente, gratuitamente" (p. 78). Maritain spera che Dio cambi la volontà dei dannati "fissata nel male in virtù dell'ordine della natura in maniera assoluta e immutabile", con un "miracolo". Per farla breve, ogni dannato viene "perdonato (sempre dannato ma perdonato)" e così "lascia i luoghi bassi, viene fuori dal fuoco, è trasportato nel limbo. Egli gioirà, benché rimanga ferito, di quella felicità naturale" di cui godono i bimbi morti senza battesimo, "e che è ancora un inferno rispetto alla gloria" (p. 79). "Il fuoco dell'inferno resta eterno in se stesso, continua a bruciare senza fine (...) ma coloro che vi erano stati immessi ne sono stati tratti fuori per miracolo" (p. 80). Resta per Maritain, che "questi perdonati sono dei perduti. Non sono stati salvati, non sono riscattati"; solo, "la loro anima è tratta fuori dalla pena del senso in quanto causata dal fuoco" (ibidem). Commenta il Blondet: "Spero si capisca l'enormità di quel che viene qui elucubrato. E che si veda la radice torbida di quella malattia del cattolicesimo che - in mancanza di migliori approfondimenti - s'è chiamata buonismo, e di cui Maritain è stato uno dei massimi diffusori". Il buonismo che è una forma del sentimentalismo, rivela qui che la radice di ogni sentimentalismo è la sensualità, il materialismo sensuale. Maritain infatti suppone che il destino dei dannati possa essere migliorato sottraendoli al fuoco; è il dolore fisico, la "pena del senso" quello che per lui pesa davvero. La pena del danno, è qualcosa che si può sopportare, non è vero? Tutto ciò è ovviamente insensato. Se, come dice Maritain, "la giustizia di Dio è la sua pazienza" (p.74), ossia se fosse vero che Dio "soffre che delle creature formate a sua immagine lo rifiutino... eternamente", sarebbe più coerente ipotizzare che, per porre fine alla propria sofferenza, Dio concedesse anche ai dannati la salvazione, ossia la visione di sé; perché il `fuoco' non è che un ‘simbolo’ del dolore della mancata visione: anche se un simbolo radicalmente concreto, che realmente brucia ogni fibra dell'essere umano, anima e corpo. Ma pretendere la salvazione finale dei dannati è palesemente eretico, e Maritain se ne astiene". Come si vede, proprio perché le visioni dei Santi qui presentate, non sono immaginazione o pura fantasia, offrono tutte un quadro sostanzialmente identico dell'inferno, perché riflettono verità oggettive. Ciò che le Sacre Scritture, i Santi Padri ci dicono sinteticamente o anche velatamente, viene qui squadernato e approfondito nei suoi particolari, anch'essi differenti solo in dettagli che non distruggono affatto una omogenea visuale d'insieme.
Miei amati, dietro la pace illusoria e gli apparenti sforzi di pace, si nasconde il governo unico che verrà imposto dai potenti del mondo. Con l'istituzione del governo
unico, l'umanità in generale si ritroverà alla mercé dei capricci degli alti governanti, s’imporrà una moneta unica e una sola religione.
“ L’uomo morto è un essere vivo: Dio non è Dio dei morti, ma dei vivi; perché tutti vivono per lui (Luca 20, 38). L’anima vola invisibilmente presso il corpo, ed i luoghi dove amava trovarsi. Se è morta nei peccati, non può disfarsi dei loro legami ed ha un grande bisogno delle preghiere dei vivi e soprattutto della Chiesa di Cristo. Preghiamo, così, sinceramente per i morti, questo beneficio immenso è per loro più grande della beneficenza per i vivi ”.
Figlia mia, io sono il tuo Dio, il tuo Salvatore, scrivi.Sono venuto con il mio amore per darvi un altro messaggio che viene dal mio Cuore Paterno al vostro.Sono venuto per parlarvi perché conosciate la verità e perché diate tutto ai miei figli che non conoscono la verità che viene dal cielo sulla terra.Molti si spaventeranno perché non hanno mai sentito quello che sono venuto a dire attraverso di voi, figlia mia, che ho scelto.Tutto vi sarà detto perché un Padre ama parlare ai Suoi figli e voi siete graditi ai Miei occhi, così qui Io Sono per darvelo.Perché tutto vi è dato?Perché molti non riconoscono il mio grande amore per coloro che ho scelto dal grembo della loro madre.
Sì, figlia mia, quello che sono venuto a dire a tutti è che molto presto verrò a prendere tutti coloro che mi servono e metterli in un luogo sicuro, perché ciò che verrà ai miei figli sarà una tristezza immensa, che farà impazzire molti.Non temere, figlia mia, non sei sola, perché ti ho sempre dato i miei segni perché tu potessi vedere che non sei abbandonata, perché un Padre vuole dare tutto a chi Lui sceglie, tu non sarai mai abbandonato.Sì, cara figlia, il mio gregge è disperso, ho bisogno di riunirli e portarli in un luogo sicuro dove il male non verrà a contaminare coloro che credono in me e mi rispettano con amore.
Quindi verrò tranquillamente, in modo che non se ne accorgano, perché il diavolo vuole distruggerti, ma non permetterò che questo accada.Coloro che vogliono accompagnarvi devono prepararsi, perché molto presto tornerò come un fulmine, in modo che essi non pasticcino con quelli che voglio salvare dalla presa di Satana.Ora state attenti, non voglio che i vostri cuori siano turbati, ma preparatevi, perché il vostro rifugio è pronto ad accogliervi e chi vuole andare deve prepararsi perché tutto è pronto.Figli Miei, per coloro che non lo sanno, ci sarà una grande tribolazione nella Mia Chiesa che non potete immaginare, il Nuovo Ordine Mondiale è pronto ad attaccare tutti i Miei figli.
Non avete tempo Miei figli perché la bestia nera è pronta ad agire, pronta a portarvi via tutto ciò che avete e a lasciarvi senza nulla, nemmeno nulla da mangiare, perché quello che vogliono fare è darvi il marchio della bestia. Allora dovrete prendere voi stessi il marchio se non fate quello che vi sto dicendo, perché tutto è pronto per loro per darvi quello che vuole (Satana), allora sarete portati a essere macellati, portati al boia come un animale. Figli miei, vi amo e voglio portarvi fuori da questo mondo in un posto sicuro, ma dovete aprire gli occhi in modo che il nemico non vi prenda di sorpresa perché sta già agendo e poi dovrete fare tutto quello che vi dice di fare.
Devi stare attento e fare tutto quello che ti è stato detto di fare (in questi messaggi). Tutti sono chiamati, ma ognuno di voi è libero di scegliere. Io mi sono dato sulla croce, ma non tutti quelli che dicono: Signore, Signore. entreranno nel Regno dei Cieli perché se il diavolo ti coglie può mettere le cose nella tua testa in modo che tu non abbia la possibilità di pentirti, perché solo allora (per pentimento) posso darti tutto perché tu possa entrare nel luogo permesso. Dovete purificarvi dai vostri peccati e purificarvi, perché io vi amo, ma sono un Padre che vuole amare tutti con il suo Cuore. È tempo di chiedere perdono dei tuoi peccati. Ti ho chiamato, perché tu sappia che Io Sono che Io Sono. Tutti sono chiamati, ma pochi sono scelti.
Il grande dono di Gesù agli uomini d'oggi tramite Vera Grita
23-I-1968
Gesù. Scrivi, figlia mia, quei fiume di parole che sgorga dal mio Cuore! Ecco, il mio Cuore è aperto per voi, per riversare in voi, mie creature dilette, i miei pensieri, i miei desideri. Accoglieteli con umiltà
profonda, con giubilo, con gratitudine. Parlo a tutti i Tabernacoli Viventi che sono nei mondo, a quei Tabernacoli che saranno nel tempo fino all'eternità. Voi siete i miei Templi d'Amore perché voi custodite
l'Amore. Voi mi portate, voi mi donate. No, non i tuoi pensieri per ora, ma i miei, poiché non parlo per ora per te, ma per tutti. Sì, i miei Tabernacoli sono il mio rifugio fra gli uomini, la mia delizia;
ed essi sanno già come custodirmi. Ora Io dico a voi che mi portate: amatemi, amatemi, amatemi perché io ho scelto in voi la mia dimora già da questa terra. Non temete le croci, le aridità, le prove,
poiché queste sono efficaci per la vostra santificazione. Un giorno rinascerete in Me, poiché la vostra anima sarà investita dalla mia Luce, e voi arriverete ad amare col mio Cuore, perché di voi
Io prenderò tutto. Ogni Sacerdote, Tabernacolo Vivente, prepari con pazienza e umiltà altri Sacerdoti a portare Me. Io ispirerò loro, poiché Io scelgo le anime. Essi siano ubbidienti alle mie ispirazioni.
Sto rivolgendomi a d. B. e d. B., ad altri Sacerdoti che portano già Me. P. G. conosce già la sua missione. Voglio che la mia Lega di anime, si estenda anchè fra le anime "consacrate", poiché
è tempo che cresca... P. G. si muove ispirato da Me, e i suoi insuccessi sono per ora la mia gloria. Ma Io gli indicherò la via da seguire, poiché Io e lui siamo insieme.
Cari figli, grazie per aver risposto alla mia chiamata nel vostro cuore. Figlia amata dal cielo, ora devi dire perfettamente ciò che io ti dico: Cardinali e Vescovi, smettete di camminare a testa alta, mentre la Chiesa va in rovina, teologi a me cari, non avventuratevi a cambiare ciò che Gesù ha lasciato scritto, le sue parole vivranno per sempre perché Lui è la via, la verità e la vita, pastori non restate ancorati nell’obbedienza, ma combattete chi vuole aggiungere amore per Satana, non intrigatevi con la massoneria, ma siate a servizio delle anime dei fedeli. Amati miei, presto mio Figlio tornerà ancora una volta, per liberarvi dai vostri peccati. Cosa attendete ancora per convertirvi, volete ancora segni? Invece, io vi chiedo la conversione e la preghiera, prima che il fuoco scenda dal cielo. Pregate per l'Italia, per l'America e per la Sicilia. Vi amo perché voi siete i miei figli. Oggi, Grazie e Benedizioni scenderanno su di voi. Ora, vi benedico nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, Amen”.
La rivelazione delle Camere degli Cuori Uniti è una scuola di teologia. Se tu ricercassi nelle profondità delle Scritture o nelle vette dello studio teologico, non troveresti un percorso più conciso verso la salvezza culminante nell’unione con la Divina Volontà
La rivelazione delle Camere degli Cuori Uniti è una scuola di teologia
August 28, 2001 – San Tommaso d’Aquino si siede accanto a me (La veggente Maureen) nella cappella. Egli fa segno verso il tabernacolo… “Sia lodato Gesù. Figlia, sono venuto ad aiutarti a comprendere che la rivelazione delle Camere degli Cuori Uniti è una scuola di teologia. Se tu ricercassi nelle profondità delle Scritture o nelle vette dello studio teologico, non troveresti un percorso più conciso verso la salvezza culminante nell’unione con la Divina Volontà. Gesù ha dato al mondo, attraverso di te, similmente una semplice tabella di marcia spirituale. Egli ha appena cominciato a esporre le profondità di questo viaggio. Non potresti mai da te stessa comprendere la complessità di questa rivelazione, ma sono qui per dirti che l’intero viaggio si basa sul fiducioso abbandono attraverso l’amore. Se ti ricorderai di ciò, inizierai a scoprire tutto quello che si oppone a questa massima nel vostro cuore. Poi vedrai gli ostacoli che Satana mette davanti a te che ostacolano il tuo viaggio attraverso queste Sacre Camere. Puoi rendere ciò noto.”
Eppure i Romani si rallegravano di avere affidata la propria città alla protezione di questi dèi. O errore degno di tanta commiserazione! E si adirano con noi quando parliamo così dei loro dèi e non si arrabbiano con i propri scrittori. Pagano anzi per pubblicarli e per di più hanno ritenuto degni di compenso da parte dello Stato e di onori gli stessi insegnanti. Adduciamo come esempio Virgilio. I fanciulli lo leggono appunto perché il grande poeta, il più illustre e alto di tutti, assimilato dalle tenere menti non sia dimenticato con facilità, secondo il detto di Orazio: Il vaso di creta conserverà a lungo il profumo con cui è stato riempito appena modellato 12. Presso Virgilio dunque Giunone, ostile ai Troiani, è presentata mentre dice ad Eolo, re dei venti, per istigarlo contro di loro: Una gente a me nemica naviga il mar Tirreno per portare in Italia i vinti penati di Troia 13. Ma davvero sono stati tanto prudenti da affidare Roma perché non fosse vinta a codesti penati vinti? Giunone però parlava così da donna arrabbiata senza sapere quel che diceva. Ma Enea, chiamato tante volte pio, così narra: Panto di Otreo, sacerdote del tempio di Apollo, con la mano consacrata sostiene i dèi vinti e conduce il nipotino e fuori di sé di corsa si avvicina alle porte 14. Ed Enea fa capire che a lui gli dèi, giacché non dubita di chiamarli vinti, sono stati affidati e non lui agli dèi, quando gli si dice: Troia ti affida le cose sacre e i propri penati 15.
Dunque Virgilio dichiara vinti gli dèi e affidati a un uomo affinché, sebbene vinti, in qualche modo siano salvati. È pazzia dunque il pensare che è stato saggio l'affidare Roma a tali difensori e che è stato possibile saccheggiarla soltanto perché li ha perduti. Anzi l'onorare dèi vinti come validi difensori significa soltanto conservare non buoni numi ma cattivi nomi. Non è saggio dunque credere che Roma non sarebbe giunta a tanta sconfitta se prima non fossero andati perduti ma piuttosto che da tempo sarebbero andati perduti se Roma non li avesse conservati finché le è riuscito. Ciascuno può notare, purché rifletta, con quanta leggerezza si sia presupposto che essa sotto la protezione di difensori vinti non poteva essere vinta e che è andata perduta perché ha perduto gli dèi custodi. Piuttosto sola causa del perdersi ha potuto essere l'aver voluto dèi difensori che sarebbero andati perduti. Non è dunque che i poeti si divertivano a mentire quando venivano scritti in versi quei fatti sugli dèi vinti, ma la verità costringeva uomini saggi a parlar così. Tuttavia questi concetti si devono esporre diligentemente e diffusamente in altra parte. Ora per un po' sbrigherò, come posso, l'argomento già iniziato sugli uomini ingrati. Essi attribuiscono bestemmiando a Cristo i mali che meritatamente hanno subito a causa della propria perversità. Non si degnano di riflettere che sono risparmiati, anche se non credenti, in onore del Cristo. Usano inoltre contro il suo nome per frenesia di empia perversità quella stessa lingua con cui mentitamente adoperarono il medesimo nome per salvare la vita o per timore la fecero tacere nei luoghi a lui dedicati. Così pienamente sicuri in quei luoghi, sono scampati dai nemici per uscirne fuori a lanciare maledizioni contro di lui.
Questa fermezza verso i propri parenti e questo suo distacco, conosciuti in città, gli conciliarono il rispetto e la venerazione dei romani. Il suo governo del resto si ispirava a una scrupolosa equità; e se nel suo sigillo aveva fatto imprimere come divisa il versetto del Salmista 1 : Utinam dirigantur viae meae ad custodiendas iustificationes tuas, non l'aveva fatto per vanagloria; ma l'applicava vegliando all'osservanza esatta del diritto. La sua riputazione di uomo integro era talmente nota, che nessuno avrebbe osato attendere da lui non dico una piccola infrazione alla giustizia, ma neppure la pili leggera transazione con la legge.
Per quel che riguarda la revisione da lui ordinata del processo dei Caraffa, si deve attribuire non già alla idea di voler biasimare la condotta di Pio IV, ma alla rettitudine della sua coscienza. Membro del giurì, chiamato nel 1560 a pronunciarsi sulla loro sorte, dal dibattito aveva ricevuta la penosa impressione che si trattasse d'una causa già risolta in antecedenza. Perciò volle che eminenti giuristi riesaminassero il processo, e gli esponessero apertamente ciò che ne pensavano.
Furono scoperti degli errori giudiziari. Allora Pio V radunò il Sacro Collegio, gli sottopose la relazione dei revisori del processo, e, dopo d aver sentito il parere del cardinali, informò quasi tutti i punti della prima sentenza.
San Carlo Borromeo non manifestò per questo alcun dispiacere, e tanto meno credette di esser preso di mira. Ben lontano dal favorire il rigore di suo zio, l'aveva anzi pregato di soprassedere all'esecuzione. Se non poté impedire la morte violenta del cardo Caraffa, e se, per non dispiacere a Pio IV ereditò i benefizi e la mobilia della povera vittima, poté però ottenere che venisse scarcerato il giovane card. Alfonso, arcivescovo di Napoli.
Pio V, desideroso di riabilitare e punire nello stesso tempo, condannò alla fustigazione o alla morte quelli che avevano fraudolentemente esagerate le colpe dei Caraffa; quindi impose la restituzione dei beni confiscati a questa famiglia, e il ricollocamento dei suoi stemmi in tutti i luoghi dai quali erano stati tolti.
Di più, siccome i romani avevano vituperata la memoria di Paolo IV per le ingiuste attribuzioni dei delitti dei suoi nipoti, era giusto che si rimettesse in onore il suo nome tanto diffamato. Costrinse anzitutto i canonici di San Pietro a riporre nella loro sacristia il busto di Paolo IV, ch'essi in ossequio a Pio IV avevano rimosso, e con un'iscrizione che doveva essere come una riparazione salutò in Paolo IV “un santo vescovo della legge cristiana, un principe molto pio, il padre della patria”.
Fu coniata una medaglia coll'effigie del defunto, e nell'attesa che sul Campidoglio gli fosse di nuovo innalzata una statua, il suo feretro venne trasportato dalla cripta di S. Pietro alla chiesa della Minerva, ove un epitaffio latino attesta tuttora “l'eloquenza, la dottrina, la saviezza, la singolare innocenza e la grandezza d'animo” del pontefice, e a buon diritto lo proclama “difensore intrepido della fede cattolica”.
Ma non soltanto i morti dovevano essere vendicati, anche la virtù dei viventi esigeva una riparazione. Nel 1576 l'ambasciatore di Venezia, Tiepolo, scriveva che Roma “usciva finalmente dalla disistima in cui era caduta”, e questo lo si doveva a Pio V. I felici risultati ottenuti dimostrano che la maniera di agire del Papa cominciava a dare i suoi frutti. Era necessario un braccio vigoroso per togliere gli abusi, che consumavano il succo vitale della Chiesa, e il Papa si mise coraggiosamente all'opera sin dall'inizio del suo pontificato 2 .
Diede un primo colpo alla corruzione morale, facendo allontanare dalla città le donne di costumi leggeri. Un tale decreto fece stupire la Roma gaudente, e gli edili, credendo che il Papa avesse presa quella misura senza la debita riflessione, si azzardarono ingenuamente di far presso di lui dei passi, per farla revocare.
L'accoglienza ricevuta li convinse ben presto del loro errore. Punto nella delicatezza della sua coscienza, Pio V dichiarò netto che se pensavano di eludere i suoi ordini, avrebbe piuttosto trasferito altrove la sua corte, anziché aver l'apparenza di complicità nel libertinaggio.
Quindi, perché si comprendesse che il primo pensiero era la salvezza delle anime, al cui confronto le considerazioni finanziarie non avevano alcun valore, soppresse un buon numero di osterie e taverne che pagavano tassa d'esercizio. Volle tuttavia che una parte di queste rimanesse aperta per i forestieri; ma interdisse ai romani di frequentarle, come occasione di scostumatezza e rovina.
Non volle però che fossero proibiti i giuochi e i divertimenti innocenti, e permise le corse a cavallo, allora assai in voga, mutando solo il luogo della pista, che da piazza S. Pietro, piena dei ricordi di tanti martiri, fu trasferita, sulla via Flaminia, l'attuale Corso.
Sono venuto a chiedere che le persone preghino per i sacerdoti ogni giorno. Lo chiedo perché Satana sta attaccando così tanto il sacerdozio, e così la Chiesa dall'interno. Pregate affinché i sacerdoti siano fedeli alla gerarchia della Chiesa e fedeli a tutti i dogmi di modo che il loro gregge sia unito. Dio allora benedirà le vostre vite
7 giugno 1997 – (Il Curato D’Ars – Patrono dei Sacerdoti Diocesani. Guardo in alto per vedere il Curato D’Ars. Egli dice…) “Vedo che non sei così felice di vedermi. Noi non operiamo nella paura. So che avete paura che vi dirò cose che vi lasceranno aperti alla critica. Vengo soltanto a portare la verità. Da dove comincio? Fede nel Santo Padre, fede nella Presenza Reale nell’Eucaristia, devozione alla Madonna e al Santo Rosario – questi sono i tre punti di forza che un buon sacerdote deve avere. Non c’è nulla qui aperto alla discussione o al compromesso. Questa è la dottrina della Chiesa. Nessuno può essere cattolico a metà. O credi o no credi. La funzione di un sacerdote è quella di portare i sacramenti al popolo. Nulla dovrebbe intralciare ciò. Il sacerdote può cambiare molte anime e situazioni dal pulpito e dal suo stile di vita. Può scoprire il peccato, combattere l’aborto, nutrire gli affamati e rafforzare la fede. Può promuovere la (preghiera in) famiglia del Rosario e gruppi di (preghiera del) Rosario nella sua parrocchia. Può chiedere preghiere contro l’aborto e a sostegno del Santo Padre e della Chiesa. Egli può condurre una vita santa ed esemplare, col non avere paura dell’impopolarità o di essere un segno del sacerdozio nel mondo, non avendo paura di scoprire il peccato. Una vocazione è un dono speciale di Dio. È una chiamata, e all’interno di tale chiamata c’è una grave responsabilità nei confronti dei suoi parrocchiani e della loro salvezza. (Il curato annuisce con il capo a me.) “E’ Allora, È stato così brutto? Avanti (Mi benedice e se ne va).”
La nostra volontà, più guasta dal peccato che tutte le nostre altre facoltà e quindi più imperiosa e arrogante, è sempre pronta a comandare e pochissimo disposta a ubbidire; ci vogliono grandi sforzi ed assidue applicazioni per tenerla soggetta e sottomessa.
Essa ordina ogni cosa senza aspettare gli ordini, la mozione e la direzione nè dello Spirito Santo. nè della carità che sola deve dominare in noi e muoverci soavemente ad assecondare i desiderii di Dio.
La vera e perfetta umiltà interiore consiste dunque nel sottomettere a Dio la nostra volontà nonché la nostra intelligenza, la quale deve tenersi come morta,
in un'attesa fedelissima e docile delle divine impressioni ed illuminazioni che Dio promette ai suoi figli. In tal modo l'anima sarà veramente umile e sarà tale in ispirito e verità; perché
sarà umile effettivamente e con perfetto sacrificio. In questo stato, l'anima riconoscerà di non essere nulla che valga qualche cosa, di non essere capace di operare nella giustizia e nella santità,
protestando che tutto viene da Dio, tutto dipende da Dio, tutto in noi deve essere operato da Dio.
Conoscere che siamo un niente senza valore, che non sappiamo nulla, che non siamo capaci di nulla e compiacerci in questa vista e in questa conoscenza, ecco il primo grado d'umiltà.
Il secondo grado è di amare la propria viltà, la propria abiezione, il proprio nulla, anche nello spirito degli altri tanto come in noi medesimi, vale a dire, compiacerci di assere conosciuti
come vili, come abietti, come cose da nulla, come. peccato, e di essere stimati tali nello spirito degli altri. Infatti, è proprio d'umiltà di far sì che abbiamo amore, gioia e piacere ad essere conosciuti e stimati da tutti per quel che siamo in realtà; se desideriamo di comparire migliori di ciò che siamo, se cerchiamo di scusare i nostri difetti, siamo ipocriti e impostori.
Dal difetto di umiltà nascono la pena, il dispetto e l'affanno che proviamo quando vengono scoperte le nostre imperfezioni. Da qui quell'agitarci e inquietarci penosamente a riguardo della buona riuscita delle nostre opere, volendo acquistarci presso gli altri, col suo spirito di umiltà. Non sapremo sopportare di essere conosciuti
quali siamo in realtà, ossia come niente e peccato, poiché non siamo altri in noi e da noi fama, considerazione e stima. Non saremo dunque mai capaci di soffrire ciò che G. C. vuole operare in noi medesimi? Fuorché il nulla e il peccato, tutto
in noi è cosa di Dio, se pretendiamo attribuircene anche la minima parte, commettiamo un furto a danno di Dio medesiano.
Noi siamo in tal modo un vero niente, che se Dio ad ogni istante non ci comunicasse l'essere, non vi sarebbe più nulla in noi, non vi rimarrebbe che il niente che è
il nostro fondo e che unicamente ci è proprio. Anzi, se v'è in noi qualche cosa nelle nostre facoltà che non sia corrotta dal peccato, ne dobbiamo rendere grazie a Dio che lo ha operato in noi per la sua bontà: a Lui
ne appartiene tutta la gloria.
Si può dire che noi medesimi abbiamo peccato in Adamo perchè abbiamo in certo qual modo consentito con lui al peccato e siamo stati coinvolti nella sua colpa. Adamo, infatti, era il nostro procuratóre e teneva come nelle sue mani tutte le volontà dei suoi discendenti. Dio con grande bontà l'aveva scelto per essere il nostro rappresentante,
corme l'uomo più perfetto al quale potevamo con la massima ragione affidare l'incarico di trattare con Dio in nostra vece ed in nome nostro. Adamo trattava dunque con Dio a nome di tatto il genere umano; in
tal modo la nostra volontà era unita alla sua e consenziente con la sua.
Oltre questa prima colpa che in questo senso può dirsi opera delle nostre mani, colpa che è la causa di tutto quel semenzaio di mali che pullulano in noi ad ogni giorno
ed ogni ora, come pure di quella corruzione che portiamo in noi, che S. Paolo chiama peccato perchè nasce dal peccato, ci porta al peccato e per la quale quindi, siamo peccato; oltre quel primo peccato cui abbiamo
consentito in Adamo, oltre questa perversità che ci porta continuamente al peccato, noi abbiamo pure commesso moltissime colpe che ci rendono orribilmente deformi.
Ancora una volta, vedo una Grande Fiamma che ho conosciuto essere il Cuore di Dio Padre. Egli dice:
“Quando seguite volontariamente il cammino sul quale vi guido, siete più forti fisicamente, spiritualmente ed emotivamente. Non conduco mai un’anima alla distruzione. Sono il vostro avvocato, non importa quante situazioni i problemi presentano. Pertanto, comprendete la necessità del vostro aver fiducia (in Me). Sono la vostra forza.”
“Sotto tutto il trambusto di questo virus, realizzate che esso è il tentativo di Satana di condurre tutti i popoli e tutte le nazioni ad un Unico Ordine Mondiale. Egli userà ragioni umanitarie per unire le persone in quello che alla fine sarà l’ingresso dell’Anticristo. Guardate cosa sta avvenendo in nome della buona salute. Le chiese sono state chiuse. Gli aborti sono diventati un modo ancora più popolare di mantenere una buona salute. La popolazione degli anziani è l’obiettivo di questo virus potenzialmente letale. Questo è tutto il piano di Satana per creare una dipendenza dai governi e non da Me – il Creatore di tutto il bene. Prestate attenzione a come siete guidati. Seguite il bene – non il male. Abbiate fiducia di Me.”
Leggi Efesini 6:10-14
Per il resto, attingete forza nel Signore e nel vigore della sua potenza. Rivestitevi dell’armatura di Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti. Prendete perciò l’armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e restare in piedi dopo aver superato tutte le prove. State dunque ben fermi, cinti i fianchi con la verità, rivestiti con la corazza della giustizia…
L’origine di ogni cosa è in Colui che tutto ha creato: il cielo e la terra, i mari i fiumi, i monti, le sorgenti, il regno animale e vegetale, tutto Egli ha creato perché fosse buono. Poi un maledetto giorno un angelo si rivoltò al suo Signore e mise male dove tutto era buono. Improvvisamente l’uomo si trovò nudo e sentì sulla sua pelle il sudore e il dolore della sofferenza; la sua vita tramutava da gioia infinita a dolore immenso, tutto veniva nell’angoscia.
Oh uomo! … perché non ti ravvedi e torni a Me?
Inginocchiati a Me implorando il mio perdono perché tutto ti sia riaperto alla bellezza del mio Regno?
Oh uomo! … tu continui a sfidare la mia Potenza?
Spogliati della tua superbia, perché mai vincerai contro di Me. Io Sono, o uomo, e tu, chi sei? …Polvere eri e polvere tornerai!
Svegliati, o uomo, non proseguire nella via della perdizione,
rinnova il tuo andare, abbandona la corruzione, rinuncia a Satana,
rivestiti di luce e aspira alla vita eterna.
Oggi il tuo Dio Creatore volge ancora a te il suo sguardo perché tu possa risollevarti, … ti dona la possibilità di tornare alla vita.
Credi, figlio mio, in quello che Io ti dico, nulla perderai se oggi, tornerai pentito a Me, … se Mi dirai il tuo sì sincero piegandoti al mio volere. Io sono Amore, o uomo, per amore vi ho creati e amore voglio da voi, voglio la vostra eterna felicità non la vostra sofferenza.
Quanto a questo mio dire, sappiate che dovete rimediare adesso perché le cateratte dei cieli ormai si aprono per la discesa del Figlio dell’Uomo. Questa Umanità sarà sorpresa: … chi è stato fedele a Me avrà la mia ricompensa nella Città eterna dell’Amore, mentre il resto sarà colpito dal mio braccio e messo in condizioni di pena, una grande tribolazione verrà per tutti coloro che non Mi riconosceranno, che ancora Mi rinnegheranno.
Siamo ormai alla Pentecoste, mettetevi puri, o uomini, spogliatevi dei vostri peccati perché è tempo di cose nuove in Cristo Signore, … è tempo di rinverdire ogni ramo secco. Giunge un tempo nuovo, la nuova Primavera per i figli di Dio e il grande castigo per i traditori.
Dio interviene in questo tempo, l’ora si è spenta come la pace e l’amore su questa Terra.
Ecco, l’Angelo della Pace sta per manifestarsi a voi per darvi l’annuncio del mio ritorno. Non siate spavaldi, ascoltate la sua voce perché egli parlerà per Me. Non perdete questa occasione, purificatevi perché Dio possa trovarvi tutti suoi.
Per ora vi dico che il tempo è finito, che l’aurora boreale si affaccia alla Terra! Che l’arcobaleno avvolgerà Maria coi suoi raggi colorati e l’accompagnerà a voi per donarvi l’aiuto, … la possibilità di salvarvi.
Tutto è pronto, l’ostacolo siete voi tutti che ancora non vi avvicinate a Me, voi che ancora bramate le cose del mondo perché affascinati dal Demonio. Ma è giunta l’ultima ora, quella della scelta. Abbiate la forza di sollevarvi da lui rinunciando alle sue seduzioni, la vita eterna vi attende nella felicità e nell’amore, desiderate beneficiarne.
Avanti figlioli, nulla è ancora perduto! Avanti, attendo il vostro ravvedimento a Me, chiamatemi in vostro aiuto e verrò a voi, non abbiate paura di dire no a Satana, lui ha già perso la sua battaglia contro di Me, lui sa che Io sto per intervenire e che per lui non ci sarà possibilità di vittoria.
Schieratevi dalla parte del vostro Dio Creatore per trovare la salvezza.
Aprite i vostri cuori a Colui che vi ha creati, prostratevi al suo richiamo d’amore e salvezza, dopo questo richiamo verrà una grande sofferenza.
Convèrtiti, o uomo! Convèrtiti ora, perché questa è l’ora che il tuo Dio ti attende a Sé.
Tienti pure in umiltà alla mia presenza, ma non sia disgiunta la filiale confidenza e la speranza volonterosa di migliorare.
Il tuo stato è penoso, lo so, ma ti è pur necessario e serve ai miei fini misericordiosi. Se l'amor proprio riceve qualche sferzata riconosce meglio la sua miseria
e per un po' di tempo non osa più alzare la testa.
Invece di lasciarti abbattere, riproponi ancora di comportarti bene per l'occasione prossima, confidando in Me e nella mia grazia. Ricomincia da capo, ricomincia sempre! Ho pazienza
con tutte le anime, ne ho anche con te.
Non dubitare mai di me e non aver paura di me dopo una colpa. Io sono così: dove non c'è volontà decisa di fare il male, perdono subito e non cesso di amarla
tanto quell'anima. Tollero tutto, purché Mi amiate.
Va avanti con generosità, nonostante le tue involontarie cadute: Io rivesto la tua anima della finezza nel mio divino servizio: voglio comunicare la delicatezza dei Santi a mio
riguardo, che li faceva dimenticare se stessi, per non scostarsi dal pensare a Me.
Allora l'amor proprio scompare e vi divampa il mio amore; e così tutte le tue pene svaniscono, anche se capisci di non servirmi con sufficiente fedeltà, e il cuor
rimane libero e felicissimo.
Fatti con l'umile giudizio su te stessa un bel turibolo, gettaci le tue colpe e accendile con tutti i tuoi desideri di bene: il fumo aromatico del tuo pentimento sarà gradito
al mio Cuore Divino.
Tutta la serie dei tuoi innumerevoli difetti bruciali nel fuoco del mio amore. Ti ripeto: non amarli, i tuoi difetti, combattili, piangili! Ma non diffidare di Me...
Chi mi porta più miserie, più debolezze e peccati da bruciare, se mosso però dalla sincera contrizione e dall'umiltà, viene accolto da Me come se conducesse
un carro carico di gioielli preziosissimi.
Le mancanze, se sono frutto di disattenzione e di fragilità, non sono da paragonarsi a una sola colpa commessa con malizia avvertita. Perciò per te, che sempre sei carica
di debolezze, voglio avere un'indulgenza speciale. Cadi mentre non vuoi cadere, poi piangi e intenerisci subito il mio Cuore divino, che è tutto bontà.