lunedì 7 dicembre 2020

Io ti avevo piantato come vigna pregiata, tutta di vitigni genuini; come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda?

 

LIBRO DEL PROFETA GEREMIA 

Ecco ancora un’altra prova della bontà del Signore verso il suo popolo e una ulteriore prova dell’abbandono che il popolo ha fatto del suo Signore.

Io ti avevo piantato come vigna pregiata, tutta di vitigni genuini. Come mai ti sei mutata i tralci degeneri di vigna bastarda?

Quanto Geremia esprime in un solo versetto, Isaia lo rivela attraverso il suo cantico della vigna. Questa vigna per il Signore è vera delusione.

Voglio cantare per il mio diletto il mio cantico d’amore per la sua vigna. Il mio diletto possedeva una vigna sopra un fertile colle. Egli l’aveva dissodata e sgombrata dai sassi e vi aveva piantato viti pregiate; in mezzo vi aveva costruito una torre e scavato anche un tino.

Egli aspettò che producesse uva; essa produsse, invece, acini acerbi. E ora, abitanti di Gerusalemme e uomini di Giuda, siate voi giudici fra me e la mia vigna. Che cosa dovevo fare ancora alla mia vigna che io non abbia fatto? Perché, mentre attendevo che producesse uva, essa ha prodotto acini acerbi?

Ora voglio farvi conoscere ciò che sto per fare alla mia vigna: toglierò la sua siepe e si trasformerà in pascolo; demolirò il suo muro di cinta e verrà calpestata. La renderò un deserto, non sarà potata né vangata e vi cresceranno rovi e pruni; alle nubi comanderò di non mandarvi la pioggia.

Ebbene, la vigna del Signore degli eserciti è la casa d’Israele; gli abitanti di Giuda sono la sua piantagione preferita. Egli si aspettava giustizia ed ecco spargimento di sangue, attendeva rettitudine ed ecco grida di oppressi.

Guai a voi, che aggiungete casa a casa e unite campo a campo, finché non vi sia più spazio, e così restate soli ad abitare nella terra. Ha giurato ai miei orecchi il Signore degli eserciti: «Certo, molti palazzi diventeranno una desolazione, grandi e belli saranno senza abitanti». Poiché dieci iugeri di vigna produrranno solo un bat e un homer di seme produrrà un’efa.

Guai a coloro che si alzano presto al mattino e vanno in cerca di bevande inebrianti e si attardano alla sera. Il vino li infiamma. Ci sono cetre e arpe, tamburelli e flauti e vino per i loro banchetti; ma non badano all’azione del Signore, non vedono l’opera delle sue mani. Perciò il mio popolo sarà deportato senza che neppure lo sospetti. I suoi grandi periranno di fame, il suo popolo sarà arso dalla sete. Pertanto gli inferi dilatano le loro fauci, spalancano senza misura la loro bocca. Vi precipitano dentro la nobiltà e il popolo, il tripudio e la gioia della città. L’uomo sarà piegato, il mortale sarà abbassato, gli occhi dei superbi si abbasseranno. Sarà esaltato il Signore degli eserciti nel giudizio e il Dio santo si mostrerà santo nella giustizia. Allora vi pascoleranno gli agnelli come nei loro prati, sulle rovine brucheranno i grassi capretti.

Guai a coloro che si tirano addosso il castigo con corde da tori e il peccato con funi da carro, che dicono: «Faccia presto, acceleri pure l’opera sua, perché la vediamo; si facciano più vicini e si compiano i progetti del Santo d’Israele, perché li conosciamo».

Guai a coloro che chiamano bene il male e male il bene, che cambiano le tenebre in luce e la luce in tenebre, che cambiano l’amaro in dolce e il dolce in amaro.

Guai a coloro che si credono sapienti e si reputano intelligenti.

Guai a coloro che sono gagliardi nel bere vino, valorosi nel mescere bevande inebrianti, a coloro che assolvono per regali un colpevole e privano del suo diritto l’innocente. Perciò, come una lingua di fuoco divora la stoppia e una fiamma consuma la paglia, così le loro radici diventeranno un marciume e la loro fioritura volerà via come polvere, perché hanno rigettato la legge del Signore degli eserciti, hanno disprezzato la parola del Santo d’Israele. Per questo è divampato lo sdegno del Signore contro il suo popolo, su di esso ha steso la sua mano per colpire; hanno tremato i monti, i loro cadaveri erano come immondizia in mezzo alle strade.

Con tutto ciò non si calma la sua ira e la sua mano resta ancora tesa. Egli alzerà un segnale a una nazione lontana e le farà un fischio all’estremità della terra; ed ecco, essa verrà veloce e leggera. Nessuno fra loro è stanco o inciampa, nessuno sonnecchia o dorme, non si scioglie la cintura dei suoi fianchi e non si slaccia il legaccio dei suoi sandali. Le sue frecce sono acuminate, e ben tesi tutti i suoi archi; gli zoccoli dei suoi cavalli sono come pietre e le ruote dei suoi carri come un turbine. Il suo ruggito è come quello di una leonessa, ruggisce come un leoncello; freme e afferra la preda, la pone al sicuro, nessuno gliela strappa. Fremerà su di lui in quel giorno come freme il mare; si guarderà la terra: ecco, saranno tenebre, angoscia, e la luce sarà oscurata dalla caligine (Is 5,1-30).

È questo il frutto dell’idolatria: riesce a trasformare la natura più elevata, eccellente, vera, santa. Quando l’idolatria entra in un cuore, è la perversione.

Ora il Signore chiede a Israele il perché del suo cambiamento, della sua degenerazione. Come mai ti sei mutata in tralci degeneri di vigna bastarda?

Perché da questa somma bontà è venuta fuori una così grande degenerazione? A cosa essa è dovuta? Non certo da parte del Signore. Egli fa solo cose buone.

La risposta Israele la può offrire al Signore solo accusandosi di essere reo di tradimento, abbandono. La sua idolatria ha fatto tutto questo.

Lo ripetiamo. L’idolatria non è un fatto casuale, occasionale, è pura scelta di Israele. Nel deserto non vi erano idoli. È stato lui a costruirselo.

Anche l’idolatria in Samaria non è un fatto casuale. È stato Geroboamo a volerla. È stato lui a costruirsi i vitelli. Perché lo ha fatto?

Perché Israele non si recasse più in Gerusalemme per adorare il vero ed unico Signore. Lo scisma politico è stato reso scisma religioso.

Roboamo andò a Sichem, perché tutto Israele era convenuto a Sichem per proclamarlo re. Quando lo seppe, Geroboamo, figlio di Nebat, che era ancora in Egitto, dove era fuggito per paura del re Salomone, tornò dall’Egitto. Lo mandarono a chiamare e Geroboamo venne con tutta l’assemblea d’Israele e parlarono a Roboamo dicendo: «Tuo padre ha reso duro il nostro giogo; ora tu alleggerisci la dura servitù di tuo padre e il giogo pesante che egli ci ha imposto, e noi ti serviremo». Rispose loro: «Andate, e tornate da me fra tre giorni». Il popolo se ne andò.

Il re Roboamo si consigliò con gli anziani che erano stati al servizio di Salomone, suo padre, durante la sua vita, domandando: «Che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo?». Gli dissero: «Se oggi ti farai servo sottomettendoti a questo popolo, se li ascolterai e se dirai loro parole buone, essi ti saranno servi per sempre». Ma egli trascurò il consiglio che gli anziani gli avevano dato e si consultò con i giovani che erano cresciuti con lui ed erano al suo servizio. Domandò loro: «Voi che cosa mi consigliate di rispondere a questo popolo, che mi ha chiesto di alleggerire il giogo imposto loro da mio padre?». I giovani che erano cresciuti con lui gli dissero: «Per rispondere al popolo che si è rivolto a te dicendo: “Tuo padre ha reso pesante il nostro giogo, tu alleggeriscilo!”, di’ loro così:

“Il mio mignolo è più grosso dei fianchi di mio padre. Ora, mio padre vi caricò di un giogo pesante, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io vi castigherò con flagelli”».

Geroboamo e tutto il popolo si presentarono a Roboamo il terzo giorno, come il re aveva ordinato dicendo: «Tornate da me il terzo giorno». Il re rispose duramente al popolo, respingendo il consiglio che gli anziani gli avevano dato; egli disse loro, secondo il consiglio dei giovani:

«Mio padre ha reso pesante il vostro giogo, io renderò ancora più grave il vostro giogo; mio padre vi castigò con fruste, io vi castigherò con flagelli».

Il re non ascoltò il popolo, poiché era disposizione del Signore che si attuasse la parola che il Signore aveva rivolta a Geroboamo, figlio di Nebat, per mezzo di Achia di Silo. Tutto Israele, visto che il re non li ascoltava, diede al re questa risposta:

«Che parte abbiamo con Davide? Noi non abbiamo eredità con il figlio di Iesse! Alle tue tende, Israele! Ora pensa alla tua casa, Davide!».

Israele se ne andò alle sue tende. Sugli Israeliti che abitavano nelle città di Giuda regnò Roboamo. Il re Roboamo mandò Adoràm, che era sovrintendente al lavoro coatto, ma tutti gli Israeliti lo lapidarono ed egli morì. Allora il re Roboamo salì in fretta sul carro per fuggire a Gerusalemme. Israele si ribellò alla casa di Davide fino ad oggi.

Quando tutto Israele seppe che era tornato Geroboamo, lo mandò a chiamare perché partecipasse all’assemblea; lo proclamarono re di tutto Israele. Nessuno seguì la casa di Davide, se non la tribù di Giuda.

Roboamo, giunto a Gerusalemme, convocò tutta la casa di Giuda e la tribù di Beniamino, centoottantamila guerrieri scelti, per combattere contro la casa d’Israele e per restituire il regno a Roboamo, figlio di Salomone. La parola di Dio fu rivolta a Semaià, uomo di Dio: «Riferisci a Roboamo, figlio di Salomone, re di Giuda, a tutta la casa di Giuda e di Beniamino e al resto del popolo: Così dice il Signore: “Non salite a combattere contro i vostri fratelli israeliti; ognuno torni a casa, perché questo fatto è dipeso da me”». Ascoltarono la parola del Signore e tornarono indietro, come il Signore aveva ordinato.

Geroboamo fortificò Sichem sulle montagne di Èfraim e vi pose la sua residenza. Uscito di lì, fortificò Penuèl.

Geroboamo pensò: «In questa situazione il regno potrà tornare alla casa di Davide. Se questo popolo continuerà a salire a Gerusalemme per compiervi sacrifici nel tempio del Signore, il cuore di questo popolo si rivolgerà verso il suo signore, verso Roboamo, re di Giuda; mi uccideranno e ritorneranno da Roboamo, re di Giuda». Consigliatosi, il re preparò due vitelli d’oro e disse al popolo: «Siete già saliti troppe volte a Gerusalemme! Ecco, Israele, i tuoi dèi che ti hanno fatto salire dalla terra d’Egitto». Ne collocò uno a Betel e l’altro lo mise a Dan. Questo fatto portò al peccato; il popolo, infatti, andava sino a Dan per prostrarsi davanti a uno di quelli.

Egli edificò templi sulle alture e costituì sacerdoti, presi da tutto il popolo, i quali non erano discendenti di Levi. Geroboamo istituì una festa nell’ottavo mese, il quindici del mese, simile alla festa che si celebrava in Giuda. Egli stesso salì all’altare; così fece a Betel per sacrificare ai vitelli che aveva eretto, e a Betel stabilì sacerdoti dei templi da lui eretti sulle alture. Il giorno quindici del mese ottavo, il mese che aveva scelto di sua iniziativa, salì all’altare che aveva eretto a Betel; istituì una festa per gli Israeliti e salì all’altare per offrire incenso (1Re 12,1-33).

Un uomo di Dio, per comando del Signore, si portò da Giuda a Betel, mentre Geroboamo stava presso l’altare per offrire incenso. Per comando del Signore quegli gridò verso l’altare: «Altare, altare, così dice il Signore: “Ecco, nascerà un figlio nella casa di Davide, chiamato Giosia, il quale immolerà su di te i sacerdoti delle alture, che hanno offerto incenso su di te, e brucerà su di te ossa umane”». In quel giorno diede un segno, dicendo: «Questo è il segno che il Signore parla: ecco, l’altare si spezzerà e sarà sparsa la cenere che vi è sopra». Appena sentì la parola che l’uomo di Dio aveva proferito contro l’altare di Betel, il re Geroboamo tese la mano ritirandola dall’altare dicendo: «Afferratelo!». Ma la sua mano, tesa contro quello, gli si inaridì e non la poté far tornare a sé. L’altare si spezzò e fu sparsa la cenere dell’altare, secondo il segno dato dall’uomo di Dio per comando del Signore. Presa la parola, il re disse all’uomo di Dio: «Placa il volto del Signore, tuo Dio, e prega per me, perché mi sia resa la mia mano». L’uomo di Dio placò il volto del Signore e la mano del re gli tornò com’era prima. All’uomo di Dio il re disse: «Vieni a casa con me per ristorarti; ti darò un regalo». L’uomo di Dio rispose al re: «Anche se mi darai metà della tua casa, non verrò con te e non mangerò pane né berrò acqua in questo luogo, perché così mi è stato ordinato per comando del Signore: “Non mangerai pane e non berrai acqua, né tornerai per la strada percorsa nell’andata”». Se ne andò per un’altra strada e non tornò per quella che aveva percorso venendo a Betel.

Ora abitava a Betel un vecchio profeta, al quale i figli andarono a raccontare quanto aveva fatto quel giorno l’uomo di Dio a Betel; essi raccontarono al loro padre anche le parole che quello aveva detto al re. Il padre domandò loro: «Quale via ha preso?». I suoi figli gli indicarono la via presa dall’uomo di Dio che era venuto da Giuda. Ed egli disse ai suoi figli: «Sellatemi l’asino!». Gli sellarono l’asino ed egli vi montò sopra. Inseguì l’uomo di Dio e lo trovò seduto sotto una quercia. Gli domandò: «Sei tu l’uomo di Dio venuto da Giuda?». Rispose: «Sono io». L’altro gli disse: «Vieni a casa con me per mangiare del pane». Egli rispose: «Non posso tornare con te né venire con te; non mangerò pane e non berrò acqua in questo luogo, perché mi fu rivolta una parola per ordine del Signore: “Là non mangerai pane e non berrai acqua, né ritornerai per la strada percorsa all’andata”». Quegli disse: «Anche io sono profeta come te; ora un angelo mi ha detto per ordine del Signore: “Fallo tornare con te nella tua casa, perché mangi pane e beva acqua”». Egli mentiva a costui, che ritornò con lui, mangiò pane nella sua casa e bevve acqua.

Mentre essi stavano seduti a tavola, la parola del Signore fu rivolta al profeta che aveva fatto tornare indietro l’altro, ed egli gridò all’uomo di Dio che era venuto da Giuda: «Così dice il Signore: “Poiché ti sei ribellato alla voce del Signore, non hai osservato il comando che ti ha dato il Signore, tuo Dio, sei tornato indietro, hai mangiato pane e bevuto acqua nel luogo in cui il tuo Dio ti aveva ordinato di non mangiare pane e di non bere acqua, il tuo cadavere non entrerà nel sepolcro dei tuoi padri”». Dopo che egli ebbe mangiato pane e bevuto, fu slegato per lui l’asino del profeta che lo aveva fatto ritornare. Egli partì e un leone lo trovò per strada e l’uccise; il suo cadavere rimase steso sulla strada, mentre l’asino se ne stava là vicino e anche il leone stava vicino al cadavere. Ora alcuni passanti videro il cadavere steso sulla strada e il leone che se ne stava vicino al cadavere. Essi andarono e divulgarono il fatto nella città ove dimorava il vecchio profeta. Avendolo udito, il profeta che l’aveva fatto ritornare dalla strada disse: «Quello è un uomo di Dio che si è ribellato alla voce del Signore; per questo il Signore l’ha consegnato al leone, che l’ha fatto a pezzi e l’ha fatto morire, secondo la parola che gli aveva detto il Signore». Egli aggiunse ai figli: «Sellatemi l’asino». Quando l’asino fu sellato, egli andò e trovò il cadavere di lui steso sulla strada, con l’asino e il leone accanto. Il leone non aveva mangiato il cadavere né fatto a pezzi l’asino. Il profeta prese il cadavere dell’uomo di Dio, lo adagiò sull’asino e lo portò indietro; il vecchio profeta entrò in città, per piangerlo e seppellirlo. Depose il cadavere nel proprio sepolcro e fecero su di lui il lamento: «Ohimè, fratello mio!». Dopo averlo sepolto, disse ai figli: «Alla mia morte mi seppellirete nel sepolcro in cui è stato sepolto l’uomo di Dio; porrete le mie ossa vicino alle sue, poiché certo si avvererà la parola che egli gridò, per ordine del Signore, contro l’altare di Betel e contro tutti i santuari delle alture che sono nelle città di Samaria».

Dopo questo fatto, Geroboamo non abbandonò la sua via cattiva. Egli continuò a prendere da tutto il popolo i sacerdoti delle alture e a chiunque lo desiderava conferiva l’incarico e quegli diveniva sacerdote delle alture. Tale condotta costituì, per la casa di Geroboamo, il peccato che ne provocò la distruzione e lo sterminio dalla faccia della terra (1Re 13,1-34).

A ben ragione il Signore può parlare di degenerazione, depravazione, trasformazione della natura: da popolo di Dio a popolo degli idoli.

MOVIMENTO APOSTOLICO CATECHESI


ATTO DI OBBLIGO ALLA BEATA VERGINE MARIA

 


Mia regina! Mia madre!

Ti do tutto me stesso, e

per mostrarti la mia devozione,

Ti consacro i miei occhi,

le mie orecchie, la mia bocca, il mio cuore, tutto me stesso.

Pertanto, o madre amorevole,

come sono tuo,

tienimi, difendimi,

come tua proprietà e possesso.

UNA GRANDE STELLA APPARIRÀ ALL’IMPROVVISO, … VERRÀ SUGGELLATA LA PAROLA FATIMA!

 


Maria Santissima, nelle vesti di Madonna di Fatima viene a te per annunciarti la sua prossima venuta.

Nulla è impossibile a Dio! Il suo Progetto Divino è in atto, ora il mondo si accorgerà della sua grande Potenza.

La libertà dell’uomo dipende dalla sua avvicinanza al suo Creatore, tutto ciò che è lontano da Lui si perde nella morte. Dio è Colui che tutto ha creato, tutto è nella sua Persona Trinitaria, EGLI É!

Amati figli, venite al suo richiamo di salvezza, mettete in voi la veste candida,  …abbandonatevi all’Amore, donatevi in amore e fedeltà a Colui che vi ha creati.

La Terra è in procinto di sfogare tutta la sua collera, il suo ventre è pieno di veleno, l’uomo l’ha nutrita con sostanze tossiche e ora non può più contenerle, il suo seno vomiterà tutto il male infertole dall’uomo malvagio.

Figlioli miei, Io, la vostra Mamma celeste, vi chiedo umilmente di pregare perché Dio intervenga nella sua grande Misericordia a guarire tutto il male creato da Satana.

Mettete ordine in voi, o uomini, siate come Dio vi vuole, scegliete la purezza, abbandonate il peccato. Allontanatevi dai bagliori di questo mondo perché ora succederà la fine di ogni cosa che non appartiene a Dio; … non resterà pietra su pietra, tutto sarà raso al suolo nella grande purificazione che deve avvenire perché Dio possa veder rinascere un’Umanità nuova, santa in Lui.

Fate il giusto discernimento uomini, scegliete di entrare a godere la vita eterna nel gaudio immenso dell’amore.

Il sole è per colpire la Terra con le sue esplosioni, le lingue di fuoco giungeranno sulla Terra che diverrà un rogo.

Aprirò il mio manto per ricoverare in Me tutti i miei figli e metterli al sicuro da questa catastrofe.

Gesù apre il suo Cielo per intervenire a risanare la Terra dalla depravazione. Oggi più che mai l’Umanità cavalca l’onda del male, accetta il peccato, si ribella al suo Dio Creatore. Questo segna la fine di questa storia di male, Dio interviene per portare ordine dove ordine non c’è più.

Amatifigli dell’Amore, eccomi a voi, discendo dal Cielo come una Stella, vengo a darvi tutto il mio aiuto. Lo Spirito Santo discenderà sui miei figli, Io li condurrò alla battaglia, ricchi di Dio, pieni di forza e potenza in Dio, essi saranno gaudenti e vittoriosi nel vittorioso Re.

Scrutate il cielo, una grande Stella apparirà all’improvviso,
 … verrà suggellata la parola FATIMA!

Avanti figli miei, Io sono pronta al mio intervento, voi sarete il mio Calcagno, victoria est!

AVVERTIMENTO


 

"Anziani!"


 

Molti bambini, dopo essersi sposati, visitano ancora i genitori, ma non per amore, ma quando hanno bisogno di favori, come lavare i panni, prendersi cura dei nipoti ... Guarda il Purgatorio che possono ottenere ...


29 novembre 2020


"Anziani!"


- Questo è il Purgatorio?


- Questo è il MIO Purgatorio!


(Sono di fronte a una persona apparentemente lacera, sporca e che "graffia" freneticamente come se fosse punto da milioni d'insetti.)


- E vengo morso da milioni d'insetti! Non mi lasciano solo. Il mio corpo, che sulla terra era così magro, ora è "dolorante" e con ulcerazioni ovunque ...


- Il corpo? O l'anima?


- Qui si soffre come il corpo, cioè come se fossimo con il corpo. Amico, i dolori che gli uomini vivono, o subiscono o sopportano, esistono tutti a causa dello spirito! Quindi se una persona muore, il suo corpo da questo momento in poi non soffrirà più, perché lo spirito, l'anima non è più in lui!

Pertanto, il dolore viene dallo spirito!

Qui sentiamo il dolore come se avessimo il corpo!


(L'anima che mi ha parlato, ha mostrato nel suo discorso rauco, nei suoi gemiti, i dolori strazianti che ha vissuto: urla, urla! E ha parlato di più :)


- Non posso uscire di qui! Questi insetti puzzolenti mi catturano le gambe! E la cosa peggiore è che cresce la voglia di correre e andare alla ricerca di un abbraccio di pace, di amore! Il desiderio cresce sempre di più e sempre di più Sono così, accartocciato, incatenato, ammanettato con ferri incandescenti ... Sarò intrappolato! Ammanettato!


(E le sue grida di dolore, direi, se potesse sentire oltre l'orizzonte!)


- E perché tali sofferenze?


(E mi ha raccontato questa storia):


- Il vecchio era stato ricoverato in manicomio - la famiglia trovava meglio così - perché sarebbe stato libero per i suoi impegni, e poi in manicomio gli anziani sono ben curati, e anche meglio che a casa! Il vecchio iniziò a fermarsi tutti i giorni all'ingresso del manicomio, seduto sulla sua sedia ... Alcuni visitatori gli chiesero:


- Signor João, perché non entra? È così gioioso lì: la gente parla, racconta barzellette, gioca, canta, balla ...


- Sono qui ad aspettare sulla porta, mio ​​figlio che viene a trovarmi.


- Quindi tuo figlio viene oggi? Che carino!


(E con ogni rombo di auto che passava, João irradiava di pura gioia.)


- Mio figlio è arrivato !!


(Ma le macchine e le macchine sono passate ...)


- E quanto aspetti qui?


- Sette anni!


(Ovviamente, l '“intervistatore” pianse amaramente le stesse lacrime, forse, di João! Mancanti, delusioni, per aver visto suo figlio abbandonarlo, anche se nella vita ha fatto tante cose buone per i suoi figli e li ha amati tanto Almeno, adesso, almeno una visita gli porterebbe conforto, felicità e la certezza dell'amore dei bambini per lui!)


- E cosa c'entra questa storia con te?


- Sono il figlio!


- Amen?


(Questo figlio è morto PRIMA di suo padre! Ora ha bisogno del perdono e delle preghiere di suo padre, per sbarazzarsi di questi orrori e vivere in paradiso!)

Amen!


Cláudio Heckert


www.recadosdoaarao.com.br

domenica 6 dicembre 2020

Chi educa suo figlio senza Dio, lo danneggia. Nel giorno del giudizio finale sarete considerati responsabili di loro e di tutto ciò che è andato storto nella loro vita.



Maria Madre di Dio

Per i vostri bambini è molto prezioso e importante ricevere la prima Santa  Comunione. Chi non è battezzato, e non riceve la Comunione, troverà molto difficile venire a Noi, perché gli mancano le premesse di base per una vita cristiana con Noi, col Mio Santo Figlio Gesù, Dio Padre, i Santi e gli Angeli.

Chi non fa battezzare i suoi figli, commette un grande peccato nei confronti di Dio e danneggia la persona che ama di più: il proprio figlio. Chi non prepara il proprio figlio alla vita con Noi, il Cielo intero, pecca e disturba l'armonia nella vita, che altrimenti questo bambino potrebbe vivere.
Dovete nuovamente far battezzare i vostri figli, dovete prepararli. Questo è il vostro sacro dovere come genitori verso i vostri bambini. Dio Padre vi dona i vostri bambini. Voi dovete restituirli a LUI. Solo allora potranno essere veramente felici.
Chi educa suo figlio senza Dio, lo danneggia. Questo bambino andrà  fuori strada perché voi non gli avete parlato di Noi. Voi riempite con rifiuti i vostri figli con le vostre opinioni e modi di vivere materialisti, egoistici e totalmente infedeli; invece di offrire loro l’unica cosa vera ed eterna: una vita con Dio secondo le SUE leggi.
Come vi permettete di impedire a queste piccole anime di andare al loro Creatore? Volete che crescano senza un senso nella vita? Volete esporli al pericolo di Satana e dei suoi demoni, loro che non sanno come difendersi, visto che crescono inermi e senza spiegazioni su ciò che è fondamentale?Volete addossarvi questa colpa, poiché nel giorno del giudizio finale sarete considerati responsabili di loro e di tutto ciò che è andato storto nella loro vita, perché voi li avete educati, lantano da ciò che è Divino. Volete questo? Volete restare a guardare come coloro che amatepiù di tutto finiscono su brutte strade e non sperimentano la Vita Eterna, perché voi non gliene avete indicato l’esistenza?
Tornate a battezzarli e ridonateli a Dio Padre! Un figlio che è donato a Dio Padre non perirà mai! Lasciate che i vostri bambini ricevano la Santa Comunione e tornate ad andare con loro alla celebrazione della Santa Messa. Insegnate loro di nostro Padre, Dio l'Altissimo, e parlate loro di Gesù. Portateli a LUI e affidate voi stessi e loro a LUI.
Allora, Miei amati figli, avrete di nuovo famiglie felici e bambine che vi rispettano, che si prendono cura di voi quando sarete troppo vecchi, che ci saranno per voi e per altri e che raggiungeranno la Vita Eterna con Dio nel Nuovo Paradiso, poiché chi vive con Dio Padre, chi dona il suo SÌ a Gesù, non andrà  mai perduto.
Così sia.

Il vaccino più sicuro contro il coronavirus

 


24 Novembre 2020

Nelle ultime settimane alcune tra le più importanti case farmaceutiche mondiali hanno annunziato l’imminente produzione di vaccini contro il Covid. Commentando queste notizie, un apprezzato virologo italiano, il prof. Andrea Crisanti, ha rilasciato una dichiarazione di assoluto buonsenso. Alla domanda se oggi farebbe il vaccino, Crisanti ha risposto così: “Normalmente ci vogliono dai cinque agli otto anni per produrre un vaccino. Per questo, senza dati a disposizione, non farei il primo vaccino che dovesse arrivare a gennaio. Vorrei essere sicuro che questo vaccino sia stato opportunamente testato e che soddisfi tutti i criteri di sicurezza ed efficacia. Ne ho diritto come cittadino e non sono disposto ad accettare scorciatoie”.

E’ una risposta di totale buon senso, oltretutto coerente con quel principio di precauzione che oggi è tanto invocato per la protezione dell’ambiente e non si capisce perché non debba essere utilizzato nel campo della salute. Il prof. Crisanti non è ostile ai vaccini, ma ritiene giustamente che i comunicati stampa delle aziende farmaceutiche non siano sufficienti a garantire la sicurezza e attende i dati scientifici, che poi le agenzie di controllo verificheranno. Per queste parole prudenti è stato demonizzato dai mass media e da alcuni suoi colleghi.

Crisanti si è difeso con una lettera pubblicata dal Corriere della Sera del 23 novembre, in cui afferma tra l’altro: “I custodi della ortodossia scientifica non ammettono esitazioni o tentennamenti, reclamano un atto di fede a coloro che non hanno accesso a informazioni privilegiate. ‘Il vaccino funzionerà’, tuonano indignati. Io sono il primo ad augurarmelo, mi permetto tuttavia di obiettare che il vaccino non è un oggetto sacro. Lasciamo la fede alla religione e il dubbio ed il confronto alla scienza che ne sono lo stimolo e la garanzia”.

Ho dato spazio a queste dichiarazioni perché sono, mi sembra, la voce del senso comune in un’epoca in cui si smarrisce spesso il buon uso della ragione. Chi come noi, non è né immunologo, né microbiologo, ed è quindi incapace di fare previsioni scientifiche, ma può solo sforzarsi di non rinunciare al buon uso della logica, non può che dare piena ragione al prof. Crisanti. Ma poiché oltre alla ragione è necessario vivere questa pandemia alla luce della fede, possiamo segnalare l’esistenza di un rimedio contro il coronavirus che è in assoluto il più efficace, perché previene non solo i mali del corpo, che tutti temono, ma anche quelli, ben più pericolosi, dell’anima, di cui nessuno parla.


Mi riferisco alla Medaglia miracolosa di cui il 27 novembre ricorre la festa. Fu la Madonna stessa, che quel giorno, nel 1830, apparve a Caterina Labouré, una novizia di 24 anni, a rue du Bac, nella casa madre delle Figlie della Carità, a Parigi. Caterina Labouré ricorda che vide: “formarsi intorno alla SS. Vergine un quadro alquanto ovale, sul quale in alto, a modo di semicerchio dalla mano destra alla sinistra di Maria si leggevano queste parole scritte a lettere d’oro: ‘O Maria, concepita senza peccato, pregate per noi che ricorriamo a Voi’. Allora si fece sentire una voce che mi disse: ‘Fate, fate coniare una medaglia su questo modello; tutte le persone che la porteranno, riceveranno grandi grazie specialmente portandola al collo; le grazie saranno abbondanti per le persone che la porteranno con fiducia…All’istante mi parve che il quadro si voltasse e io vidi il rovescio della Medaglia. Vi era la lettera M (iniziale del nome Maria) sormontata da una croce senza crocifisso che aveva come base la lettera I (iniziale del nome Iesus, Gesù). Più sotto poi vi erano due cuori, uno circondato da spine (quello di Gesù), l’altro trapassato da una spada (quello di Maria). Dodici stelle infine circondavano il tutto. Poi tutto disparve, come qualcosa che si spegne, ed io sono rimasta ripiena non so di che, di buoni sentimenti, di gioia, di consolazione”.

Nel 1832 furono realizzati i primi 1.500 esemplari della medaglietta richiesta dalla Madonna. Da allora le grazie e i miracoli moltiplicarono le richieste: peccatori convertiti, moribondi risanati, pericoli sventati, grazie di ogni genere ottenute. La parrocchia di Notre-Dame des Victoires a Parigi divenne un centro di straordinaria propagazione. Caterina Labouré fu silenziosa apostola della Medaglia miracolosa fino alla sua morte, che avvenne il 31 dicembre 1876. Il totale di medaglie già distribuite a quella data superava il milione. Il frutto più strepitoso della nuova devozione fu la conversione dell’ebreo Alfonso Ratisbonne, a cui la Madonna della Medaglia miracolosa apparve il 20 gennaio 1842, nella chiesa romana di Sant’Andrea delle Fratte.

Nel 1894, Leone XIII, in occasione del cinquantenario delle apparizioni di Rue du Bac, dichiarò autentica la miracolosa conversione del Ratisbonne e concesse la festa della Medaglia, al 27 novembre di ogni anno. Il 27 luglio 1947, Caterina fu proclamata santa da Pio XII e oggi il suo corpo è venerato nella cappella delle apparizioni di rue du Bac, accanto a quella di santa Luisa Marillac, fondatrice con san Vincenzo de’Paoli delle Figlie della Carità


Perché la Madonna ha scelto una semplice medaglia per distribuire le sue grazie? Per la stessa ragione per cui scelse un’umile novizia come destinataria del suo messaggio: per dimostrare che la Provvidenza si serve sempre di strumenti apparentemente insignificanti per abbattere nemici che si credono invincibili. “Dio – dice san Paolo – sceglie ciò che nel mondo è debole per confondere ciò che è forte. Sceglie ciò che per il mondo non ha valore e nobiltà, ciò che non è, per ridurre a nulla ciò che è” (I Cor. 1, 27-29).

La Madonna, nell’apparizione del 27 novembre a S. Caterina Labouré, poggia vittoriosamente i suoi piedi sul globo, il mondo, e un altro globo più piccolo lo tiene nelle mani e lo offre a Dio. Se glielo offre è perché Le appartiene. Maria, Mediatrice di tutte le grazie, corredentrice del genere umano, è anche Regina del Cielo e della terra. Il mondo appartiene a Lei e non ai leader del mondialismo. C’è un ordine mondiale che è santo, ed è il suo.

Pio XI, il 19 luglio 1931, in occasione del processo di Beatificazione di Caterina Labouré, accennando ai mali che affliggevano la Chiesa, disse: “In questi giorni risplende la Medaglia miracolosa, come per richiamarci in modo visibile e tangibile che alla preghiera tutto è permesso, anche i miracoli, e soprattutto i miracoli. In ciò sta la specialità magnifica della Medaglia miracolosa, e noi abbiamo bisogno di miracoli. È già un gran miracolo che i ciechi vedano… ma vi è un altro miracolo che dobbiamo domandare a Maria Regina della Medaglia, ed è che vedano quelli che non vogliono vedere…”.

La Medaglia miracolosa va benedetta e poi portata addosso, preferibilmente al collo. I suoi devoti non solo la portano al collo o nell’abito, ma la seminano, nelle proprie case, nei luoghi del dolore e in quelli del peccato, ovunque può essere diffusa.

La Medaglia miracolosa, portata con fiducia da tanti cattolici in tutto il mondo, continua ancora oggi la sua straordinaria missione ed è un portentoso vaccino contro i mali del nostro tempo. L’ultimo grande miracolo che le chiediamo è la dissipazione delle tenebre del caos, che avvolgono il mondo in cui viviamo.

Roberto de Mattei     
tramite Radio Roma Libera

O Madre Immacolata, conducici al Cielo, infiammaci dell'Amore Divino,

 


O Vergine Immacolata,
Madre di Dio e Madre nostra:
Regina del Cielo e della Terra,
Mediatrice di ogni grazia!
Tu per mezzo del quale risplendi tutto lo splendore
e la magnificenza della Trinità!
O Fonte di Luce!
O Luce di tutte le luci!
O splendente Luminosità della Luce Eterna!
O immacolato Specchio della Divina Maestà!
O Finestra sulla Natura Divina!
O Portale che si apre all'Eternità!
O benedetta Porta del Cielo!
O Porta attraverso la quale ha brillato la Luce degli uomini!
O Porta del Sommo Re!
O Orizzonte dal quale è sorto il Sole della Giustizia!
O Promontorio sopra l'Oceano della Divinità!
O Torre di Guardia davanti all'ardente Maestà di Dio!
O Stella del mare!
O Stella del Cielo, che solo ha schiacciato tutte le Stelle
cadute dal Cielo!
O Stella del Mattino, che ha meritato di usurpare il nome della prima Stella caduta!
Tu che ora guardi la meravigliosa abbondanza della Visione Divina,
come l'Uno più vicino al Volto di Dio di tutte le creature!
Gioisci O Tu, che hai portato la Chiarezza della Luce Eterna!
Gioisci, o gloriosa e mistica Città di Dio!
Gioisci, o Tu, che sei più glorioso del Sole,
più bella della Luna,
che risplendono più d'oro dell'alba,
più luminosi delle stelle.
Gioisci, o Madre dell'Agnello, luce della Città
Dio, che ti ha fatto brillare per sempre con la Sua incomparabile Luce!
Gioisci, o Vergine Immacolata,
che tieni la Luce di Dio nelle palme delle Tue mani,
che vedi il Bambino Gesù,
la Luce Eterna,
in mirabile gloria per l'eternità!
Gioisci, o Santissima Vergine,
perché è per Te che tutti gli Angeli del Cielo
e tutti i Cori degli Eletti
si sono
illuminati e riempiti di splendore incomparabile!


O Madre Immacolata,
conducici al Cielo,
 infiammaci 
dell'Amore Divino, fa '
risplendere su di noi quella stessa luce di gloria
che guardi per sempre!

Vediamo cosa Tu vedi e Lo guardi nella Trinità,
affinché possiamo condividere per sempre la pienezza della gioia del tuo Cuore!
 Cosi sia!
Cosi sia!

Amen.