martedì 6 gennaio 2026

Novena del Santo Natale

 


1 - Inizio della narrazione. Novena del Santo Natale

Incomincio. Una novena del Santo Natale, circa l’età di diciassette anni 32, mi preparai alla festa del Santo Natale praticando diversi atti di virtù e mortificazione e specialmente onorando i nove mesi che Gesù stette nel seno materno, con nove ore di meditazione al giorno, appartenente sempre al mistero dell’Incarnazione. 


2 - Prima ora 

Come per esempio, in un’ora mi portavo col pensiero nel [5] Paradiso e mi immaginavo la SS. Trinità: il Padre che mandava il Figlio sulla terra, il Figlio che prontamente ubbidiva al volere del Padre, lo Spirito Santo che vi consentiva. La mia mente si confondeva nel mirare un sì grande mistero, un amore così reciproco, così eguale, così forte tra Loro e verso gli uomini, e poi l’ingratitudine degli uomini e specialmente la mia, che vi sarei stata non un’ora, ma tutto il giorno. Ma una voce interna mi diceva: “Basta; vieni e vedi altri eccessi più grandi del mio amore”. 33 33 - Nel “Quaderno di memorie dell’infanzia” dice: “...Circa l’età di 12 anni... incominciai a sentire  la voce interna di Gesù, specie nella Comunione”.  


3 - Seconda ora 

Quindi la mia mente si portava nel seno materno e rimanevo stupita nel considerare quel Dio sì grande nel cielo, ora così annichilito, impiccolito, ristretto, che non poteva muoversi e quasi neppure respirare. La voce interna mi diceva: “Vedi quanto ti ho amato? Deh, dammi un po’ di largo nel tuo cuore, togli tutto ciò che non è mio, che così mi darai più agio a potermi muovere ed a farmi respirare”. Il mio cuore si struggeva; gli chiedevo perdono, promettevo di essere tutta [6] sua, mi sfogavo in pianto. Ma però, lo dico a mia confusione, che ritornavo ai miei soliti difetti. O Gesù, quanto siete stato buono con questa misera creatura!  

 

4 - Conclusione della Novena 34  

E così passava la seconda ora del giorno, e poi via, via, il resto, ché dirlo tutto sarebbe troppo seccante. E questo lo facevo, quando in ginocchio e, quando me ne era impedito dalla famiglia, anche lavorando. Poiché la voce interna non mi dava né tregua né pace, se non facevo quel che voleva, quindi il lavoro non mi era d’impedimento per fare quel che dovevo fare. Così passai i giorni della novena. Mentre giunse la vigilia mi sentivo più che mai accesa d’insolito fervore e vi stavo sola nella stanza, ed eccomi che mi si fa dinanzi il Bambinello Gesù, tutto bello, sì, ma tremante, in atto di volermi abbracciare, ed io mi alzai e corsi per abbracciarlo, ma nell’atto di stringerlo mi scomparve; e questo si ripeté per ben tre volte. Restai tanto commossa ed accesa, che non so spiegarlo. Ma però dopo qualche tempo [7] non ne feci tanto conto; non feci motto a nessuno e di tanto in tanto vi cadevo nelle solite mancanze. Sebbene la voce interna non mi lasciò mai più, in ogni cosa mi riprendeva, mi correggeva, mi animava; in una parola, fece per me il Signore come un buon padre, ché il figlio cerca di sviare dal dritto sentiero e lui che usa tutte le diligenze, le cure, per ritenerlo, in modo da formare il suo onore, la sua gloria, la sua corona. Ma, o Signore, troppo ingrata Vi sono stata! 

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