mercoledì 22 giugno 2022

Gli attacchi terribili che Padre Pio ha ricevuto dai demoni [e come si è difeso].

 


Quali inganni e punizioni Padre Pio riceveva dai demoni e come si difendeva.

I demoni hanno come attività centrale la tentazione per gli esseri umani, per indurli a peccare, allontanarsi da Dio e infine condannarsi.

Ma con alcune persone si arrabbiano di più, producendo tutti i tipi di punizioni.

Come con Padre Pio, che fu accusato dai demoni di rubare a persone che avevano posseduto o avevano sotto la loro influenza.

Alcuni esorcisti lo invocano nei loro esorcismi per aiutarli, e hanno sentito i demoni ammettere che Padre Pio gli ha dato più problemi di San Michele Arcangelo, perché ha portato via più anime in suo potere.

È che senza essere un esorcista, Padre Pio liberò molti di coloro che stavano per confessarsi, attraverso un mini esorcismo mentale, come usava Sant'Alfonso.

A volte finiva con una benedizione speciale e a volte rimproverava il diavolo ad alta voce e gli chiedeva di andarsene, come vediamo fare Gesù.

Padre Pio ha avuto un'intensa lotta con i demoni per tutta la vita e lo hanno attaccato in molti modi, senza riposo.

Qui parleremo di come i demoni attaccarono Padre Pio, cosa gli fecero, come scoprì gli inganni dei demoni e come fece per respingere gli attacchi.

Come la maggior parte dei nostri abbonati sa, San Padre Pio è uno dei santi più famosi e amati del nostro tempo.

E ha avuto una delle vite più soprannaturali mai registrate nella storia moderna.

Quando era molto giovane soffrì di una terribile malattia, iniziò a vivere intense esperienze spirituali.

Allora la gente lo vedeva levitare e cadere regolarmente in stati di estasi.

Ricevette le stimmate della passione di Cristo nelle mani, nei piedi, nel fianco e nella spalla, che furono invisibili tra il 1911 e il 1918, e poi visibili per 50 anni, e giorni prima che la sua morte scomparisse miracolosamente.

Le stimmate sanguinavano ma non lo infettavano mai, e emanavano anche un dolce aroma di fiori.

Poteva leggere le anime delle persone durante la confessione.

Viene raccontato il caso di un matematico che si è confessato con lui senza dirgli la sua professione, e quando gli ha chiesto quante volte aveva fatto il peccato di cui parlava, è stato vago, allora Padre Pio gli ha detto "sei un matematico, esci dal confessionale e torna quando sai quante volte l'hai fatto".

Aveva anche il dono della bilocazione, cioè di essere in due luoghi contemporaneamente, e sono stati molti i testimoni che lo hanno visto fuori da San Giovanni Rotondo, da dove non è mai partito come frate.

E una volta disse: "Posso fare tre cose contemporaneamente: pregare, confessare e andare in giro per il mondo".

Comunicava con i suoi figli spirituali a distanza attraverso gli aromi.

E ricevette un certo numero di anime del purgatorio che vennero da lui per salire rapidamente al cielo con le preghiere del santo, al punto che uno disse che nella sua vita aveva visto più morti che vivi.

Padre Pio godette di incredibili visioni celesti fin dalla sua giovinezza, ma avrebbe anche subito forti attacchi demoniaci.

Padre Gabriele Amorth, un suo figlio spirituale, che era un importante esorcista romano, disse che Padre Pio aveva demoni come veri nemici e violenti.

Lo tormentavano nei modi più raccapriccianti e occasionalmente lo frustavano lasciandolo contuso e sanguinante.

Uno dei primi contatti che ebbe con i demoni avvenne nel 1906.

Non riusciva ad addormentarsi quella notte a causa dell'enorme caldo estivo e sentì i passi di qualcuno proveniente da una stanza vicina.

Pensava che anche Fray Anastasio non riuscisse a dormire e voleva parlare per un po'.

Si avvicinò alla finestra e cercò di chiamare il suo compagno ma non riusciva a parlare.

E sul davanzale di una finestra vicina, vide una forma mostruosa che usciva fumo dalla sua bocca.

E sentì una voce che diceva: "Lui è, è lui", e poi scomparve.

Da lì il diavolo gli sarebbe apparso nei costumi più svariati per confonderlo.

A volte gli appariva come un brutto gatto nero, o sotto forma di un altro animale congestionante aggressivo.

Altre volte i demoni venivano come ragazze giovani, nude e provocanti, eseguendo danze oscene, per mettere alla prova la castità del giovane sacerdote.

Ma gli apparvero anche come sua Guida Spirituale, come Provinciale dell'Ordine dei Cappuccini, come Papa Pio X, l'Angelo Custode, come San Francesco o come la Madonna.

E a volte non vedeva nessuno, ma lo disturbavano con rumori assordanti e lo coprivano di saliva.

E si è sbarazzato di questi attacchi invocando il nome di Gesù.

Il suo più grande pericolo era quando il diavolo cercava di ingannarlo sotto forma di uno dei suoi superiori o di una persona sacra come il Signore, la Vergine o San Francesco.

E come ha fatto a discernere il diavolo da un'apparizione reale di una persona vivente o dal cielo?

Disse che una certa timidezza si notava quando la Vergine o il Signore gli apparivano, seguita da un senso di pace quando la visione era sparita.

Ma quando il diavolo gli apparve come una persona sacra, provocò un immediato sentimento di gioia e attrazione, ma in seguito fu sostituito da rimorso e tristezza.

Una volta Satana cercò di ingannarlo andando da Padre Pio fingendosi penitente nel confessionale.

Un giorno, mentre ascoltava le confessioni, un uomo venne al confessionale, alto, bello, vestito con una certa raffinatezza, ed era gentile ed educato.

Cominciò a confessare i suoi peccati, che erano di ogni genere: contro Dio, contro l'uomo e contro la morale.

Tutti i peccati erano molto gravi e lasciavano disorientato il sacerdote, che gli rispondeva con la Parola di Dio, l'esempio della Chiesa e la morale dei Santi.

Ma l'enigmatico penitente gli rispose parola per parola, giustificando i suoi peccati, con estrema abilità e cortesia.

Ha giustificato tutte le azioni peccaminose, facendole sembrare abbastanza normali e naturali, persino comprensibili a livello umano.

Raccontò peccati spaventosi contro Dio, la Madonna e i Santi, che lasciarono Padre Pio sbalordito.

E la sua sottigliezza e malizia gli hanno fatto chiedere chi è? Da che mondo proviene?

Ha cercato di guardarlo in modo più dettagliato per leggere qualcosa sul suo viso, concentrandosi anche su ogni parola che ha detto, cercando di capire qualche indizio sulla sua identità.

Ma improvvisamente ebbe un'illuminazione interiore e riconobbe chiaramente chi era.

E con tono imperativo le disse: "Dì che Gesù viva e che Maria viva!"

E non appena pronunciò questi potenti nomi, Satana scomparve all'istante lasciando dietro di sé un fetore insopportabile.

padre Pierino racconta che un giorno Padre Pio era nel confessionale, nascosto da due tende, mentre è seduto su una panchina a leggere il breviario.

E all'improvviso apparve un bell'uomo, con piccoli occhi neri, capelli storti, giacca scura e pantaloni a righe, che non rispettava la coda per confessarsi con Padre Pio e non appena il penitente precedente uscì entrò nel confessionale.

E dopo pochi minuti vide quell'uomo sprofondato nel terreno con le gambe divaricate.

sulla sedia del confessionale, dove Padre Pio era seduto, non vide più lui se non Gesù, biondo, giovane e bello, che fissava l'uomo caduto a terra.

E poi vide Padre Pio che si fondeva con Gesù.

E lo sentì dire che il prossimo penitente si sarebbe confessato e il penitente precedente non si vedeva più, era scomparso.

Il diavolo alternava questi inganni con punizioni fisiche.

Lo tirava fuori dal letto, si tirava fuori la camicia e lo puniva lasciandolo visibilmente contuso.

A volte lo trascinavo fuori dalla camera da letto.

Ma diceva di sapere che Gesù, la Madonna, il suo Angelo Custode, San Giuseppe e San Francesco sono sempre con lui, assistendolo quando li invoca.

E c'è un caso che testimoni hanno raccontato dell'aiuto che ha ricevuto dalla Madonna.

Una donna posseduta si avvicinò al confessionale di Padre Pio per grattargli il viso in bella vista.

Allora il santo gli gridò: "Nel nome di Dio, va'!"

E la donna continuava a urlargli: "Ti farò pagare! Ti farò pagare!"

Altri frati presero la donna e iniziarono un esorcismo.

Più tardi quella notte i frati furono svegliati da un rumore incredibile, come se la grande porta della chiesa stesse sbattendo la porta.

sentirono Padre Pio gridare: "Fratelli! Fratelli!"

Corsero nella sua cella e videro Padre Pio a terra, sanguinante dal viso e un cuscino reclinabile sotto la testa.

Il giorno dopo Padre Pio si presentò con il volto contuso, gli occhi neri e la donna apparve dicendo:

"Ah, mi sono vendicato di quel miserabile vecchio!"

E continuava a dire: "Oh, quel cuscino! Quel cuscino!"

nell'esorcismo che seguì, la donna disse che di notte era stata al piano di sopra per vedere il vecchio che odiava così tanto e cominciò a punirlo, ma la Dama Bianca la fermò.

E il cuscino trovato sotto la testa di Padre Pio era stato messo lì dalla Vergine Maria in modo che non fosse ulteriormente danneggiato nella sua caduta.

Ebbene, fin qui quello che volevamo parlare delle lotte che Padre Pio aveva con i demoni, che a volte usavano l'inganno e altre volte la punizione fisica.

Fine di un Periodo di Salvezza ed Inizio di uno nuovo

 


In questo periodo di Salvezza non si svolge più alcuna svolta spirituale. Gli uomini hanno perduto la fede in Me ed anche se il Mio Vangelo viene portato ancora in tutto il mondo, saranno comunque solo sempre pochi che l’accettano. Ma sempre di più cadranno coloro la cui fede è solamente una fede formale e che hanno bisogno soltanto di un colpetto per gettarla via del tutto quando viene preteso da loro una decisione di fede. E’ un piccolo gregge che ha una fede viva, che stabilisce nel cuore un collegamento con Me – sono solo pochi uomini che Mi frequentano, come figli frequentano il loro padre, che avranno per questo anche in ogni tempo il Mio Aiuto quando sono nel bisogno, e che poi rappresenteranno anche Me vivamente perché sono convinti interiormente, cioè hanno una fede viva. E questo numero non crescerà molto. Ma la lotta di fede che viene condotta ovunque, che nei suoi inizi è anche riconoscibile già ovunque, diminuirà solamente il numero dei fedeli, perché allora ognuno sarà pronto a cedere Me per un guadagno terreno, e non avranno il coraggio di lottare per Me perché a loro manca la fede viva. E così la Terra alla fine non adempirà più lo scopo di servire alle anime degli uomini alla maturazione spirituale. Ed il percorso terreno della maggior parte degli uomini è inutile, perché non apporta alle anime la maturità per la quale soggiornano sulla Terra. Ma lo sviluppo dello spirituale deve continuare. E per questo la Terra deve venire preparata nuovamente, affinché possa rimanere e diventare la stazione scolastica dello spirituale come era la sua destinazione. E per questo il periodo di Salvezza è alla fine, ed inizia una nuova epoca. Nuove Creazioni accolgono lo spirituale che è stato ostacolato nel suo sviluppo, che richiede però una dissoluzione delle Creazioni affinché lo spirituale legato diventi libero e possa venire nuovamente formato. E così anche gli uomini devono contare su una imminente fine e coloro che hanno fallito sulla Terra devono di nuovo venire relegati nelle Creazioni, nella dura materia sulla nuova Terra. E quando gli uomini si dedicano a delle speranze che la disposizione d’animo spirituale degli uomini su questa Terra possa ancora cambiare, che loro arrivino alla fede in Gesù Cristo e la Sua Opera di Salvezza, e conducano in questa fede una nuova vita con sensi e tendenze spirituali, allora questi rimarranno pensieri di desideri di alcuni pochi, che non si avvereranno mai. Il Mio avversario è al potere perché gli uomini stessi glie lo hanno accordato; il suo agire aumenterà talmente che deve venire legato che già per questo deve venire una fine, affinché gli venga impedito il suo agire, altrimenti nessun uomo potrebbe più diventare beato. Ed a questo tempo è stato accennato dall’inizio del periodo di salvezza. Possano sembrare a voi uomini questi annunci ancora lontani ma una volta anche il futuro diventa presente, questo vi deve venire detto sempre di nuovo. E per questo deve venire anche una svolta spirituale, però non più su questa Terra, ma in un mondo di pace e di beatitudine. Inizierà una nuova epoca di sviluppo con uomini spiritualmente elevati, che Io ho rimossi come fedeli nella fede da questa Terra e che ricondurrò di nuovo alla nuova Terra. Ed allora sarà subentrata una svolta spirituale e gli uomini vivranno di nuovo in pace e accordo – in costante unione con Me, loro Dio e Padre, e con gli esseri beati nel Mio Regno. Per questo tempo regnerà di nuovo l’amore sulla Terra, il Mio avversario non potrà più interferire sugli uomini della nuova Terra, perché sarà legato per un tempo infinitamente lungo – finché gli uomini stessi gli scioglieranno di nuovo le catene e gli renderanno così possibile il suo intervenire. Ma prima regnerà lungo tempo di pace e di beatitudine.

Amen

26 novembre 1960

Cristianesimo vissuto - Docilità e virilità.

 


Cristianesimo vissuto

Che cosa occorre a colui che vuole essere umile discepolo del divin  Maestro? Due cose: docilità e virilità. 

Docilità per accettare, virilità per agire:

pieghevolezza nell’accettazione, energia nell’azione; bisogna  ascoltare, e seguire: ecco le condizioni dell’umiltà. Ascoltare anzitutto  gl’insegnamenti di Dio ed accettare le sue disposizioni, poi seguire la  linea del dovere e praticare le virtù richieste. Bisogna pertanto che la  docilità preceda e la virilità segua. Mai in nessuna scuola si fanno seri  progressi in altra maniera.

Senza la virilità, la docilità non sarebbe che un lasciar correre e  degenererebbe facilmente in codardia e in scipitaggine. 

Senza la docilità, la virilità non sarebbe che orgoglio e condurrebbe  fatalmente ad ogni sorta di sviamenti. Unisci queste due cose, sii  dolce e forte: dolce davanti a Dio, forte per mezzo di lui contro te  stesso. Sii pieghevole sotto la mano di Dio, energico ed inflessibile  contro ogni altra azione. Diventa sul serio un discepolo pratico e  praticante del divino Maestro. Pratico, tu vedi che bisogna saper  esserlo; poiché le lezioni di Dio sono tutti e singoli gli avvenimenti,  con cui egli ti conduce. C’è forse qualche altra cosa così pratica e  positiva? Ed è questo che bisogna saper comprendere; e per  comprenderlo, è necessario essere pratico. Ma bisogna anche saperlo  fare, ed è per questo che bisogna esser praticante.

Delucidiamo anche questo con degli esempi. Tu hai degli amici, ne  hai senza dubbio parecchi e sono veri amici. Hai anche dei nemici: e  chi non ne ha?

Tu li hai perché Dio lo vuole e così dispone; perché se non lo  volesse, non li avresti. Presso i tuoi amici trovi consolazioni e sono  dolcissime. Dai tuoi nemici ti vengono delle desolazioni e sono  amarissime.

Devi forse detestare gli uni e godere degli altri? Se fai così, vivi da  pagano e da pubblicano, non da cristiano. Per essere cristiano, devi  servirti delle pene degli uni e delle gioie degli altri, a fine di sviluppare  le tue virtù; poiché pene e gioie non sono in realtà e non debbono  essere altro che strumenti di virtù. Dio ti procura degli amici e dei nemici, come ti procura i successi e i rovesci, la salute e la malattia,  le lodi e gli affronti, la fortuna e il disagio, come ti procura tutte le  cose; vale a dire, in vista del tuo sviluppo, nell’ordine della tua  vocazione, per la tua gloria. 

Se lo scopo della tua vita continua ad essere la ricerca del tuo  piacere, continuerai anche a vedere nel tuo amico soltanto una fonte  di gioie, e nel tuo nemico una sorgente di noie; continuerai a godere  dell’uno e a detestare l’altro, secondo l’interesse molto meschino ed  utile del tuo benessere; continuerai a non comprendere nulla in fatto  di vita, ad abusare di tutto ed a vegetare da egoista. 

Ma dal momento in cui la gloria di Dio orienta definitivamente il tuo  movimento vitale, sia il piacere che la contraddizione diventano degli  strumenti e tu ti servi di tutto quello che Dio ti procura, per  promuovere la sua gloria e compiere il tuo dovere. 

Ed ecco quello che io dico essere un vero discepolo, un discepolo  pratico e praticante del divino Maestro. Sii tale alla sua scuola e farai  progresso. Sarete miei veri discepoli, se resterete fedeli ad ascoltare  la mia parola, disse il Salvatore

François de Sales Pollien

AI Sacro Cuore di Gesù

 


O Cuore di Gesù, a te raccomando in questa notte l'anima e il corpo, affinché dolcemente in te riposino. E poiché durante il sonno non potrò lodare il mio Dio, tu degnati di farlo per me, in modo che quanti saranno i battiti del mio cuore in questa notte, tante siano le lodi che tu darai alla santissima Trinità. Amen.

 


Pregate tanto, perché la terra è un deserto immenso e dove ci sarà l’acqua, questa causerà molti danni.

 


Trevignano Romano, 21 giugno 2022

Cari figli, grazie per essere qui nella preghiera e per aver piegato le vostre ginocchia.  Figlia, devi dire ai sacerdoti che la loro confusione è tra il cuore e la bocca, così stanno portando la confusione tra i miei figli e ancora non capiscono che la transustanziazione del pane e del vino, avviene con la Consacrazione e la discesa dello Spirito Santo che trasforma in corpo e sangue e divinità. Figli miei, pregate tanto, perché la terra è un deserto immenso e dove ci sarà l’acqua, questa causerà molti danni. Figli, i miei angeli cantano il loro lamento perché mio Figlio Gesù è straziato dal dolore, pregate e amate il mio Gesù e ricordate che è morto per voi e per liberarvi dal peccato. Il Vescovo di Roma sarà attaccato proprio da coloro che lo sostengono. Ora vi benedico, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, amen.

Mezzi per superare gli ostacoli che impediscono di ricavare tutto il frutto che si dovrebbe dalla devozione al S. Cuore di Gesù

 


LA DIVOZIONE AL S. CUORE DI N. S. GESÙ CRISTO 

È cosa certa che la tiepidezza, l’amor proprio, l’orgoglio segreto o altra  passione di cui si è negletta la mortificazione, sono le sorgenti principali dei  difetti e gli ostacoli più grandi che c’impediscono di ricavare il debito frutto  dalla devozione al S. Cuore di Gesù. La nostra carità è debole e languida,  alleviamo in noi stesi i nemici più pericolosi, mentre di fuori il demonio ci  tenta, il mondo ci attrae. Gli oggetti ci lusingano, le occasioni ci  circondano, gli esempi ci trascinano. Perciò se non stiamo sempre sulla  difensiva e non chiudiamo le porte dei sensi a questi nemici che ci  assediano, presto si renderanno padroni del nostro cuore. 

È strano, dice un gran servo di Dio, con quanti nemici si deve  combattere quando ci risolviamo a farci santi: pare che ogni cosa si  scateni; il demonio coi suoi inganni, la natura con la resistenza che oppone  alle nostre buone aspirazioni, le lodi dei buoni, i motteggi dei malvagi, le  sollecitazioni dei tiepidi, gli esempi di quelli che sono stimati devoti e non lo  sono. Se Dio ci visita, è da temere la vanità, se si ritira, l’abbattimento; al  maggior fervore può succedere la disperazione. Ci tentano gli amici con la  condiscendenza che siamo soliti di avere verso di loro, gl’indifferenti col  timore di disgustarli. Nel fervore c’è da temere l’indiscrezione, nella  moderazione la sensualità, dappertutto l’amore proprio. 

Che faremo dunque? 

Tanto più che la santità non consiste nel rimanere fedeli per un giorno  o per un anno, ma nell’essere costanti e nel crescere fino alla morte. 

Ci serviremo dei mezzi che i Santi tutti e Gesù stesso ci assicurano  essere i più efficaci per indebolire e distruggere l’amor proprio e la superbia  segreta, che sono l’origine di tutti gli impedimenti. 

Questi mezzi sono la mortificazione e l’umiltà. Bisogna scegliere una  delle due, o non aver giammai l’amore perfetto di Gesù, o essere veramente  umili e interamente mortificati. 

 

§ 1. La vera mortificazione. 

La mortificazione è, talmente necessaria per amare con verità Gesù  Cristo, ch’Egli stesso l’insegnò per prima a quelli che vogliono essere suoi  discepoli, e senza di essa non c’è da sperare di diventar mai discepoli di  Lui. Chi vuol venire dietro a me, dice l’amabile Salvatore, rinneghi se stesso,  prenda la sua croce e mi seguiti: chi non porta la sua croce e non odia se stesso, non può essere mio discepolo, e non è degno di me. Perciò i Santi  tutti nessun altro segno più sincero danno di pietà solida che la  mortificazione perfetta. S. Ignazio a chi gli lodava la virtù sublime di  qualcuno chiedeva subito: — È assai mortificata questa persona? —  volendo far intendere con ciò che la vera mortificazione è inseparabile dalla  vera pietà, non solo perché non c’è nessuna virtù che possa durare a lungo  senza la mortificazione generale e costante, ma anche perché senza di  questa non esiste affatto la vera virtù. 

Ci sono due modi di mortificarsi; uno esterno, che consiste solo nella  macerazione del corpo, l’altro interno, ed è propriamente la mortificazione  dello spirito e del cuore: tutti e due sono necessari per giungere alla  perfezione, e l’uno senza l’altro non potrebbe durare a lungo. I digiuni, le  veglie, i cilizi e altre simili mortificazioni del corpo sono mezzi potenti per  diventare veramente spirituali e veramente perfetti, e quando si usano con  discrezione, servono mirabilmente a fortificare la natura sempre fiacca  verso il bene e vivamente portata al male; inoltre servono a rintuzzare gli  assalti, a evitare le insidie del nemico comune, a impetrare finalmente dal  Padre delle misericordie gli aiuti necessari a tutti i giusti, specialmente ai  principianti. 

È vero che la santità non sta nelle penitenze esterne, e queste non  sono incompatibili con l’ipocrisia; ma ciò non si verifica nella mortificazione  interna, ch’è sempre un indizio, certo di vera pietà, e perciò è anche più  necessaria dell’esterna e nessuno a ragione può esimersene. È essa una  violenza continua che bisogna farsi per acquistare il regno dei Cieli. 

Non tutti sono in grado di digiunare, di portare il cilizio, ma non c’è  nessuno che non possa tacere nel caso in cui la passione ci porti a  rispondere, e la vanità a parlare; nessuno c’è che non possa frenare il suo  carattere, i desideri, le passioni. Ecco appunto in che consiste  principalmente la mortificazione interna, per la quale si indebolisce e si  riduce alla ragione l’amor proprio, e per cui mezzo ci si libera dalle  imperfezioni. Invano ci illudiamo d’amare G. Cristo se non ci  mortifichiamo, ché tutti i più bei sentimenti di pietà, tutte le pratiche di  devozione senza la mortificazione perfetta diventano sospette. 

Ci meravigliamo dopo tanti esercizi di pietà e dopo tante Comunioni di  trovarci tanto imperfetti e di sentire tutte le passioni agitarsi nel nostro  cuore; non ci accorgiamo che l’origine di queste sollevazioni dipende  proprio dalla mancanza di questa mortificazione perfetta? 

Bisogna dunque decidersi se si vuole indebolire e distruggere l’amor  proprio, da cui prendono alimento le passioni, bisogna, dico, risolversi a  mortificarsi con generosità e costanza. 

Non basta mortificarsi per qualche tempo e in parte, ma, se si può, in  tutto e sempre con prudenza e discrezione. Se voi date alla natura una  soddisfazione sregolata, basta questa a renderla più fiera, per dir così, e  ribelle di quanto non l’abbiano indebolita cento vittorie riportate su di lei.  La tregua con tali nemici è una vittoria per essi. 

Fratelli miei cari, diceva S. Bernardo, ciò che è tagliato rispunta, ciò  ch’è estinto si riaccende, ciò ch’è assopito si risveglia. Per mantenere lo  spirito interno della devozione bisogna impedire all’anima di diffondersi al  di fuori coll’assieparla tutto intorno di spine, come dice il Profeta. Questo appunto noi non facciamo, e perciò tante tiepidezze, rilassamenti e  mancanze di devozione. Se infatti mortifichiamo la natura in una cosa,  subito la risarciamo col darle un’altra soddisfazione; se ci teniamo raccolti  durante il ritiro spirituale, non appena ne usciamo apriamo tutte le porte  dei sensi agli oggetti che ci possono rendere dissipati. 

La pratica della mortificazione interna, tanto comune ai Santi, è nota  a chiunque desideri veramente la perfezione. Basta prestare attenzione allo  spirito di Dio. L’amore verso Gesù è tanto ingegnoso in questo punto, da  suggerire subito, anche alle anime più rozze, industrie e mezzi tali per  mortificarsi che superano l’ingegno delle persone più dotte, e si possono  considerare come piccoli miracoli. Non c’è nulla che non dia loro appiglio a  contrariare le loro inclinazioni naturali, né tempo o luogo che non sembri  loro adatto per mortificarsi, senza uscire mai dai dettami del vero buon  senso. Basta che si sentano una gran voglia di guardare o di parlare,  perché sì credano in dovere d’abbassare gli occhi o di tacere. Il desiderio di  saper notizie o di conoscere ciò che succeda, si faccia o si dica, è per loro  occasione continua di mortificarsi con tanto più merito, in quanto essa è  più comune e non ha altro testimonio che Dio. In conversazione una  scappata felice, una burla spiritosa possono recare onore, ma possono  anche diventare materia d’un bel sacrificio. 

Non c’è quasi ora del giorno che non ci offra qualche motivo di  mortificazione: si stia seduti o in piedi, non mancherà mai un sito o una  posizione incomoda, senza che nulla apparisca al di fuori. Se cento volte ci  fanno interrompere un’occupazione di molta importanza, cento volte  risponderemo con dolcezza e cortesia, come se non fossimo occupati  affatto. 

Possono ancora essere materia di molta pazienza ad un uomo di soda  virtù il cattivo umore d’una persona con cui si trova, i difetti d’un servo,  l’ingratitudine d’un uomo beneficato. 

Finalmente gli incomodi propri del luogo, della stagione e delle  persone, sopportati in modo da far credere che non li avvertiamo, sono  occasioni di mortificarsi, piccole sì, ma la mortificazione in queste piccole  occasioni non è piccola, anzi è di grande merito, e si può dire che le grazie  maggiori e la santità più sublime dipendono, di solito, dalla generosità che  mettiamo nel mortificarci costantemente nelle piccole occasioni. Non è  davvero piccola mortificazione il non trascurare nessuno degli obblighi  della Comunità e conformarsi in tutto alla vita comune, senza considerare  affatto le proprie inclinazioni, gli uffici o l’età: questo genere di  mortificazione è tanto più notevole, in quanto è meno soggetto alla vanità  ed è più conforme allo spirito di Gesù Cristo. 

Ma se pure mancassero occasioni esterne di mortificarsi, non mancheranno occasioni interne. 

Senza grande spirito di mortificazione non possiamo conservarci a  lungo modesti, raccolti e riservati. L’onestà, la mansuetudine e la  gentilezza di modi possono essere frutto di educazione, ma il più delle volte  sono indizio di mortificazione continua. E senza questa virtù chi potrà  mantenersi sempre in pace, sempre uguale a se stesso? come potrà  compiere sempre con perfezione quello che fa, ed essere contento di far  sempre in tutto la volontà di Dio? 


§ 2. L’umiltà sincera. 

Il secondo mezzo consiste nell’umiltà sincera. Gesù Cristo, dice  S. Agostino, non ci dice: Imparate da me a far miracoli, ma imparate da me  che sono dolce e umile di cuore, per farei comprendere che senza umiltà  non c’è vera pietà. Noi certo siamo ben persuasi della necessità di questa  virtù, ma la difficoltà sta nel sapere in che consiste la vera umiltà. Molti si  credono veramente umili quando sentono bassamente di sé, ma se non  sono contenti che gli altri abbiano di loro lo stesso concetto, essi s’illudono.  Non basta riconoscere d’essere privi di ogni virtù e di merito, bisogna  crederlo ed essere contenti che lo credano anche gli altri. Il primo passo da  farsi per l’acquisto di questa virtù deve essere nel chiederla a Dio con  istanza, quindi di persuadersi con riflessioni serie e frequenti su noi stessi  della nostra povertà e delle nostre imperfezioni. 

Giova molto ad umiliarci il ricordo di ciò che fummo e il pensiero di ciò  che potremmo diventare. Le persone veramente buone pensano poco agili  altri, tua s’occupano soltanto delle proprie imperfezioni; quelle veramente  umili noti si scandalizzano di nulla, perché conoscono, assai bene la  propria debolezza, e si scorgono così vicine al precipizio ed hanno tale  paura di cadervi, che non si stupiscono s’altri vi cadano. Meno parliamo di  noi e più ci conformiamo alla vera umiltà. I discorsi affettati per cui  vorremmo far credere che ci stimiamo poco, il più delle volte servono per  attirarci le lodi. 

Il segno più sicuro di umiltà sincera è quello di prediligere in modo  speciale chi ci disprezza, di non sfuggire alcuna umiliazione che ci si  presenti; di non compiacerci in pensieri e progetti inutili sull’avvenire, che  servono solo a nutrire in noi la superbia segreta; di non parlare mai in  propria lode, di non lamentarci mai di tutto ciò che Dio permette che ci  avvenga, e non permettere che gli altri ci compiangano; di scusare le colpe  del prossimo e di non turbarci delle nostre cadute; di essere in tutto  deferenti verso gli altri; di non pigliare a fare mai nulla se non con  diffidenza di noi stessi, e di stimar poco quel che facciamo; finalmente di  pregar molto e di parlar poco. 

Chi conosce sé per un miserabile non vede nessuna cattiveria nel  disprezzo degli altri verso di lui, perché sa che è giusto. L’umile, per quanto  lo trattino male, crede che gli si renda giustizia. Non mi stimano gli  uomini? Hanno ragione; sono d’accordo col giudizio di Dio e degli angeli.  Chi aveva già meritato l’inferno riconosce che il disprezzo gli è dovuto. 

Non diciamo che si debba accettare con piacere sensibile l’umiliazione,  ché il disprezzo naturalmente dispiace; ma il non lamentarsi affatto, tacere  nel disprezzo, ringraziarne Iddio, e pregarlo anche per quelli di cui Egli si è  servito per umiliarci, per quanto la natura ripugni a sottomettersi, ecco i  contrassegni certi di umiltà sincera, senza cui noti c’è nessuna virtù.  Dentro e fuori di noi, dice S. Paolo, stanno dei nemici che ci tendono  insidie per tutto. L’amore dell’umiltà, dell’abiezione, della vita oscura e  nascosta è una grande medicina a tanti mali. Non c’è pace se non nell’oblio  di se stessi, e chi vuol diventare perfetto deve risolversi a dimenticare  persino gl’interessi spirituali per non cercare che la sola gloria di Dio. 


§ 3. Gioia e dolcezze inseparabili dalla pratica della mortificazione e dell’umiltà. 

Non c’è vera devozione senza mortificazione completa, generosa e  costante, né senza umiltà sincera. Ma come si può parlare d’umiltà e di  mortificazione continua senza sgomentare le persone che vorrebbero amare  ardentemente Gesù Cristo? 

Alla sola proposta sì poco confacente, non si freme subito fin dal  principio? E chi potrà mirare, Senza sentirsi respingere indietro, una via  seminata di croci? Non è forse la vita più infelice che ci sia, questa, di  dover contrariare in tutto le proprie inclinazioni naturali, di ricusare ai  sensi ogni soddisfazione non puramente necessaria, di vivere ritirati, di  vivere nel silenzio senza ricercare la stima degli uomini, senza  commuoversi alle loro lodi, né affliggersi ai loro disprezzi? Ma intanto tutti  coloro che menano una tale vita si protestano pienamente felici. Il mondo  dice che una tale vita è insopportabile, ma Gesù invece dice ch’essa è  dolce, agevole, piena di gaudio e di consolazione. Il mondo lo dice, cioè chi  non sa niente, ma dicono il contrario quelli che hanno provato. 

S. Francesco di Sales chiama una tale vita la soavità delle soavità;  S. Efrem, nella pratica d’una vita sommamente mortificata, colmo di  consolazioni interne, gridava: «Basta, mio Dio, basta! non mi opprimere di  benefici, frena la tua liberalità, se non vuoi ch’io muoia, perché le delizie  ineffabili ch’io provo hanno la forza d’uccidermi!». S. Francesco Saverio,  scrivendo dal Giappone ai Gesuiti d’Europa, diceva: «Io sono in un paese  dove si è privi di ogni cosa agevole alla vita, quanto al resto però provo  tante consolazioni interne, che c’è pericolo ch’io perda la vista dal continuo  piangere d’allegrezza». 

Tanti milioni di Santi che noi confessiamo essere stati sapienti e  sinceri, sì sono forse data la parola per affermare tutto il contrario di ciò  che pensavano e provavano? 

Ammesso che secondo i mondani nell’esercizio della mortificazione  continua si sia infelici, come si spiega allora che quelli che vediamo più  mortificati sono sempre più contenti? Perché non si trovano sulla terra  altre persone che siano in perfetta letizia e in perfetta felicità se non quelle  che sono più mortificate? Se la vita mortificata non produce davvero questa  gioia inalterabile, con quale artificio tali persone si mantengono fino alla  morte in una dolcezza e in una pace, che nessuna occorrenza della vita può  alterare? 

Se ciò dipende da finzione, perché i mondani, tanto esperti nell’arte di  dissimulare, non sono riusciti fino ad ora a nascondere le inquietudini e  amarezze loro, benché la maggior parte trascorra la vita nei piaceri e nei  divertimenti? 

La sola virtù, dice S. Agostino, per quanto sembri austera, fa gustare i  veri piaceri; e nel mondo non si dà felicità perfetta, se non per chi lavora  seriamente a santificarsi. Egli libero dal turbamento delle passioni più  crudeli, che tiranneggiano i cattivi, ha durante la vita più dolcezze quanto  meno tribolazioni, e stando soggetto in tutto alla volontà del Signore, gode  quella tranquillità e pace profonda che il mondo non può dare. Questo  dolce riposo della coscienza è frutto ordinario della virtù. 

Quanto più si è avari con Dio, tanto meno si partecipa di questa gioia. 

Che dire dell’unzione segreta con la quale Dio addolcisce il giogo della  sua legge, degli istanti felici in cui si fa sentire dalle anime giuste, della  speranza sì dolce che fa loro pregustare le gioie del cielo, dei raggi di luce  che mostrano la vanità del mondo in un giorno sì bello, delle lacrime di  consolazione che talvolta versano dinanzi al Crocifisso, dove provano un  piacere più puro e più squisito di quello che si prova nelle feste più squisite  dei mondani? Questi piaceri e queste dolcezze interne, superiori ad ogni  immaginazione, sono misteri celati alle anime tiepide, per le quali essi sono  un linguaggio incomprensibile; ma datemi un’anima fervorosa, una  persona veramente umile e mortificata, un cuore compreso d’amore di  Gesù, e capirà, dice S. Agostino, ciò che dico. Da amantem et sentit quod  dico. 

È vero che la perfezione non esclude che si sentano delle volte le prove  della vita; le disgrazie possono produrre nell’uomo giusto un po’  d’agitazione, però non arrivano fino a metterlo nella desolazione, ché trova  sempre una risorsa nella sua virtù. Quando la via larga che battono  gl’imperfetti fosse priva affatto di croci, tutto contribuirebbe a farvene  nascere; mentre sulla strada di quelli che amano ardentemente Gesù  Cristo, qualora ce ne fossero, il cielo e la terra, per dir così, farebbero il  possibile per renderle soavi, perché lo stesso Figlio di Dio vuole portarle  con noi a fine di renderle meno pesanti.  

Da ultimo il pensiero della morte da solo spaventa i gaudenti del  mondo, mentre conforta e rallegra i buoni. Si è mai saputo che qualcuno in  punto di morte, quando si giudica così rettamente delle cose, si sia pentito  d’essersi mortificato e d’aver menato una vita perfetta, anzi che non sia  stato in disperazione se non l’avesse fatto? 

La mortificazione perfetta deve avere degli allettamenti che noi non  conosciamo, perché non siamo perfettamente mortificati. La nostra viltà  non ci fa esserlo abbastanza che per provarne la pena, ma non facciamo  tanto da gustarne le dolcezze. Sembra che non ci fidiamo di quello che ce  ne dicono i buoni e di ciò che Gesù stesso ci promette. Vorremmo ch’Egli ci  pagasse in anticipo e non si vuol capire che quello che costa non è che il  primo passo, cioè che tutta la pena sta nel risolversi a mortificarci. 

Gustate, dice il Profeta, e quindi vedete7. Gli occhi qui c’ingannano, si deve  giudicare dal gusto. Quelli che avevano visto la terra promesso soltanto da  lontano, ne erano spaventati e dicevano ch’essa divorava gli abitanti, ma  chi c’era stato diceva tutto l’opposto, e assicurava ch’era una terra dove  scorreva latte e miele. Facciamo questo sacrificio perfetto almeno per  quindici giorni: — la cosa è di ben poco valore se non merita che sé ne  faccia l’esperienza — e se dopo quindici giorni di mortificazione continua e  perfetta, noi non gustiamo punto quelle dolcezze sperimentate dagli altri,  accetto che si dica, (così un gran servo di Dio) che la vita di chi ama  veramente G. Cristo è fastidiosa, e che il giogo del Signore è pesante. 

C’è da stupirsi che ci voglia tanto a persuadersi ch6 si può essere felici  nella pratica della mortificazione continua, quando si vede ogni giorno  tanta gente inquieta e malcontenta in mezzo ai divertimenti più grandi. Se esistono mali invisibili, è forse impossibile che ci siano delle dolcezze  segrete? Certo ci sono e dipende da noi gustarne. 

Il P. de la Colombière col permesso dei superiori s’era legato con voto  all’osservanza di tutte le regole, e in modo speciale s’era obbligato, a  mortificarsi continuamente in ogni cosa. 

Quelli a cui sembrano un giogo insopportabile i tre voti essenziali dei  Religiosi, che cosa avrebbero pensato di questo gran servo di Dio? Non  l’avrebbero giudicato un infelice? Ecco pertanto che cosa ne scrisse egli  stesso nei suoi Ritiri spirituali, dove a imitazione delle persone sodamente  virtuose e che hanno fatto il proposito di avanzare sempre più nella via  della perfezione, egli notava i sentimenti ispiratigli da Dio e le grazie da Lui  ricevute, per rammentarsi di ringraziarlo ed incitarsi ogni giorno più ad  amarlo:  

«Il sesto giorno, così egli, meditando sul voto particolare che ho fatto,  mi son sentito muovere a grande riconoscenza verso Dio, che mi ha  concesso di fare questo voto. Non m’era mai capitata tanta comodità di  considerarlo così bene. Nel vedermi legato con tante catene a fare la  volontà di Dio ho provato una grande allegrezza. Il pensiero di questo  legame invece di spaventarmi mi rallegra, perché mi sembra che, ben lungi  dal rendermi schiavo, io sia entrato nel regno della libertà e della pace. 

«Quando sono tutto di me stesso, dice altrove, mi sento, per la  misericordia infinita di Dio, in tale libertà di cuore, da provare una gioia  incomparabile. Mi pare che nulla possa rendermi infelice e, in quel tempo  almeno, mi trovo distaccato da tutto; ché sebbene ciò non impedisca ch’io  senta ogni giorno i moti di quasi tutte le passioni, basta però un po’ di  riflessione a calmarli. 

«Spesso ho sentito grande allegrezza interna al pensiero d’essere al  servizio di Dio, e che questo valeva assai più di tutti i favori dei re. Le  occupazioni delle persone mondane mi sono sembrate assai disprezzabili in  confronto di ciò che si fa per Iddio. Io mi sento innalzato sopra tutti i re  della terra dall’onore che ho di essere di Dio. 

«Mi sento crescere sempre più il desiderio di darmi all’osservanza delle  regole e mi compiaccio sopratutto di praticarle: quanto più le osservo  esattamente, tanto più mi sembra d’entrare in libertà perfetta. È certo che  ciò non mi tormenta punto, anzi considero questa cosa come la grazia più  grande ricevuta in vita mia». 

Non c’è dubbio che questo gran Servo di Dio non sia vissuto nella  mortificazione continua di tutte le cose, dopo averne fatto espressamente  voto. Anche nell’ultima sua infermità, quando il male non gli permetteva di  stare a letto, lo si vide passare tutti i giorni parecchie ore seduto su una  sedia senza punto appoggiarvisi, perseverando così nella mortificazione  perfetta fino alla morte. E questa vita mortificata l’ha colmato di tante  consolazioni e di tale allegrezza interna, da fargli confessare che si possono  sentire, ma per nulla esprimere. 

«La visita di Gesù, dic’egli, mi rende la Croce così cara da sembrarmi  che fuori di essa io non possa essere felice. Considero con riverenza quelli  che Dio prova con umiliazioni e avversità di ogni sorta, perché certamente  essi sono i suoi prediletti; e finché starò nelle prosperità, per umiliarmi, non ho che a paragonarmi con loro. Queste parole: — Semplicità,  confidenza, umiltà, abbandono totale, nessuna riserva, volontà di Dio,  Regole — non mi si presentano mai alla mente senza che non v’entrino nel  medesimo tempo, come a me pare, la luce, la pace, la libertà, la  mansuetudine e l’amore». 

L’esperienza di questo gran serve di Dio ci fa vedere che, non solo i  Santi che ci hanno preceduto hanno provato tante dolcezze nell’esercizio  della mortificazione universale e costante, ma che quegli stessi coi quali  viviamo, esperimentano lo stesso, non appena si fanno generosi nel  mortificarsi continuamente. 

P. GIOVANNI CROISET S.J. 

LE CAMPANE SUONANO A MORTE…

 


Carbonia 21.06.2022  –  ore 17.06

(*004 ap.21-06-22)

Le campane suonano a morte…

Una voce urla nel deserto: “Raddrizzate i vostri sentieri!”.

Il Dio della pace e misericordia infinita, invita gli uomini ad abbandonare il Male ed abbracciare il Bene, di stare in perfetto amore.

Le campane suonano a morte, molti moriranno a causa della loro iniquità.

Provvedete a migliorare urgentemente la vostra condotta di vita, o uomini, il Cielo deve intervenire a dire il suo Basta a questa generazione fratricida, si approssima a porre sulla Terra il Sigillo dell’Amore Perfetto.

È giunta l’ora o uomini, uno scampanellio incalzante vi allerterà: … Ecco, è Dio Padre! Egli apre la porta della sua Casa per intervenire a voi o uomini, vi mostrerà la sua Potenza e voi Lo riconoscerete nella sua Maestà infinita.

Tremori sulla terra, … suoni strani dal cielo,

… è l’Avvertimento che si annuncia attraverso segni premonitori.

Dio ha fretta, il suo Ruolo è preponderante nella storia, il suo Basta sarà definitivo.

Invito questa Umanità a tornare a Me suo Dio Creatore: … rinunciate urgentemente al peccato, chiedete perdono al vostro Dio per averlo offeso, perché la nube oscura, gelatinosa e puzzolente, non vi avvinghi a sé.

Eccomi a te Umanità perduta, caduta nelle grinfie del Demonio a causa del tuo allontanamento da Me.

Dove volete andare o uomini, dove? Il vostro tempo è finito, le porte della nuova Terra saranno a voi chiuse, non avrete rifugio in Me, sarete risucchiati dalle fauci del Serpente Antico, il suo stomaco è nel fuoco, … pianto e stridore di denti avrete in eterno.

Piange il Sacro Cuore di Gesù, … piange il Purissimo Cuore di Maria, per l’indifferenza dell’uomo alla propria salvezza.

L’onta della morte è già su di voi o uomini, la vostra spavalderia finirà, il vostro sarcasmo si spegnerà, … pietà, pietà, pietà di voi! Urlo a voi con tutto il mio amore la vostra urgente conversione: … non permettete a Satana di portarvi con sé all’Inferno, fermate questo suo progetto di morte, adoperatevi immediatamente a riordinarvi in Cristo Signore.

E voi, che vi siete ritirati sulle cime dei monti, pensate di esservi messi al sicuro?

Voi! … che non avete obbedito alle richieste del Cielo e avete continuato a pensare e agire di vostro conto, non potrò ascoltare il vostro grido di aiuto!

Avete snobbato il mio richiamo! Avete ascoltato la voce del nemico! Cosa farete quando vi troverete di fronte agli eventi?

I monti si sfarineranno, la grandine porterà il fuoco e il fuoco brucerà ogni cosa.

A buon intenditor poche parole!